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/aprile/2026
2 editoriale/1
Costruire sicurezza e resilienza per il futuro di Massimo Angelo Deldossi
3 editoriale/2
Piano Casa: un passo. Ora servono le fondamenta di Alessandro Scalvi
4 racconti d’impresa Finiture e isolamenti a garanzia di pregio, efficienza e sicurezza degli edifici

13-17
Riflettere sui dati di una filiera in crescita

41 duecentocinque
Infrastrutture e mobilità: nasce l’osservatorio provinciale
Rivista bimestrale del Collegio
Costruttori Edili di Brescia e provincia anno 8 - numero 2
Editore: C.E.R. srl Unipersonale Via Ugo Foscolo, 6 - Brescia
Direttore responsabile
Adriano Baffelli
Redazione e Direzione
ANCE Brescia - Collegio Costruttori Edili di Brescia e provincia Via Ugo Foscolo, 6 - Brescia
Comitato di redazione
Adriano Baffelli, Fabio Rizzinelli, Alessandro Scalvi, Francesca Scolari

42 futuro edile
L’impresa di costruzioni tra Bim e IA
44 fondazione campus
Bper Banca entra nella compagine sociale di Fondazione Campus
Edilizia Brescia
47 contest
Fotografiamo il futuro: premiati gli scatti vincitori
8 fotonotizia Ponte di Palazzolo
10 ritratti di cantiere
Precisione, pazienza e passione nelle finiture di cantiere
19 conservazione
Progetti e interventi per la conservazione del costruito
20 conservazione
Archi, volte e «artificiosi ritegni»
Recupero e riqualificazione degli immobili storici tra tutela e valorizzazione
24 economia
L’edilizia entra in una nuova fase: la strada resta in salita e le prospettive 2026/2027 sono positive
34 duecentocinque
In Valcamonica per fare rete e crescere, con orgoglio
37 duecentocinque
“Modello Friuli” paradigma per il settore delle costruzioni
48 indagine Costruzioni tra crescita e nuove sfide
52 storia per il domani
Cento anni di Istituto per case popolari in Brescia: da Iacp e Aler
57 gruppo giovani
Edilizia: giovani e donne protagonisti del cambiamento
58 enti bilaterali
Cassa Edile:
80 anni di welfare e legalità
Prevenzione oncologica femminile
Scuola, Its e imprese: insieme per la filiera formativa 4+2
Formazione continua: i seminari su sostenibilità, digitale e lavoro transnazionale
63 ance
Ance informa
26 incontri
Giorgio Maione
Conosciamo l’assessore regionale lombardo all’Ambiente e Clima di Adriano Baffelli

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Ance Brescia
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Massimo Angelo Deldossi Presidente Ance Brescia
L’adattamento ai cambiamenti climatici rappresenta oggi una delle sfide più urgenti e condivise per territori, istituzioni e sistema produttivo. L’intensificarsi di fenomeni meteorologici estremi e l’esposizione crescente delle comunità a rischi naturali richiedono un cambio di prospettiva: non basta reagire, bisogna prevenire, pianificare e costruire con maggiore consapevolezza. In questo contesto, il settore delle costruzioni e il contributo delle imprese edili riveste un ruolo centrale. Non si tratta solo di perseguire obiettivi di sostenibilità ambientale, ma di rafforzare la capacità dei territori di anticipare e gestire i rischi, rendendo gli edifici e le infrastrutture più resilienti. L’adattamento diventa così parte integrante della rigenerazione urbana e della gestione del patrimonio edilizio esistente. Un investimento in sicurezza, durabilità e qualità della vita. Tematiche ricorrenti nelle iniziative che coinvolgono la nostra Associazione, impegnata a sostenere le imprese in scelte consapevoli che guardano a una responsabilità condivisa verso le comunità e le future generazioni.
Il 2026 ricorre un anniversario particolarmente significativo. Sono passati cinquant’anni dal terremoto del Friuli del 1976, una tragedia che segnò profondamente il Paese ma che rappresentò anche un punto di svolta nella cultura della ricostruzione e nella consapevolezza del rischio sismico. L’esperienza friulana dimostrò come la capacità di reagire con rapidità, responsabilità istituzionale e forte coinvolgimento delle comunità locali possa trasformare una crisi in un percorso di rinascita fondato sulla qualità del costruire.
Brescia, in quegli anni, fu protagonista di una solidarietà straordinaria. L’allora Collegio edile bresciano rispose con immediata concretezza: operai, costruttori, professionisti e impiegati furono inviati sul posto, e materiali e attrezzature furono acquistati e spediti con rapidità. La stessa Cassa edile contribuì, raccogliendo tra le maestranze fondi per oltre 40 milioni di lire.
La memoria dei grandi eventi sismici resta un richiamo costante alla vera sfida: costruire con consapevolezza per ridurre i rischi di domani, unendo sviluppo, sicurezza e qualità urbana, promuovendo rigenerazione, miglioramento sismico ed efficientamento degli edifici. In questo percorso, Ance Brescia svolge un ruolo di guida e indirizzo fondamentale. L’Associazione promuove una cultura della prevenzione che mette al centro la qualità del costruire, sostenendo la diffusione di buone pratiche, l’aggiornamento continuo delle imprese e il dialogo con le istituzioni per orientare le politiche verso una visione di lungo periodo. La qualificazione delle realtà del settore diventa quindi un elemento decisivo: significa garantire competenze certificate, processi affidabili, rispetto delle normative e capacità di adottare soluzioni efficaci, a tutela della sicurezza collettiva.
Le imprese Ance Brescia sono consapevoli della responsabilità che ricoprono: innovazione tecnologica, nuovi materiali, digitalizzazione e competenze professionali permettono oggi di realizzare costruzioni più sicure, sostenibili e resilienti. Ma per trasformare queste potenzialità in risultati concreti servono politiche pubbliche stabili, strumenti di incentivazione efficaci e programmazione di lungo periodo orientata alla prevenzione. Investire nella sicurezza del costruito non è solo una scelta tecnica: è un impegno verso le comunità. Significa proteggere le persone, valorizzare il territorio e costruire fiducia nel futuro, attraverso un settore delle costruzioni sempre più qualificato, responsabile e protagonista dello sviluppo.


Alessandro Scalvi Direttore Ance Brescia
Il 30 aprile il Consiglio dei Ministri ha approvato il Piano Casa 2026. Dieci miliardi di euro, centomila alloggi in dieci anni, tre assi di intervento: recupero del patrimonio Erp inutilizzato, razionalizzazione delle risorse per l’housing sociale, apertura ai privati con la formula del partenariato e della convenzione. Va riconosciuto come un atto atteso, un segnale di attenzione verso un’emergenza che il Paese si trascina da anni senza risposta organica.
Un segnale, però, non è una cornice. E questa distinzione non è retorica. È la differenza tra un intervento che produce effetti strutturali e uno che tampona l’emergenza senza cambiare il contesto d’origine. L’Italia non ha ancora una legge sulla rigenerazione urbana che renda giuridicamente praticabile ed economicamente conveniente intervenire sull’esistente. Le norme in materia sono frammentate e spesso risalenti a decenni fa: chi vuole operare sul costruito affronta iter imprevedibili, incertezze interpretative, procedure che cambiano da ente a ente. Senza quella cornice, il rischio reale è che il Piano Casa finisca per essere l’ennesima occasione mancata.
Vi è poi una chiamata all'azione per gli enti locali. Il Piano prevede che fino a 4,8 miliardi per la rigenerazione urbana possano essere redistribuiti ai Comuni. Ma le risorse valgono nella misura in cui trovano dall’altra parte un’amministrazione pronta: con una mappatura aggiornata del patrimonio inutilizzato, con progettualità sviluppate e procedure capaci di rispettare i tempi che gli investitori si attendono. Arrivare impreparati a questa finestra non sarebbe semplicemente un’occasione persa: sarebbe una scelta di cui rispondere.
C’è poi un terzo nodo, sul quale è necessario essere espliciti. Un piano casa di questa portata - apertura ai privati, commissari straordinari, procedure semplificate - genererà domanda. E ogni volta che il mercato si apre, ritorna la domanda: chi può costruire? E ancora: su quali basi viene valutata la qualificazione di un’impresa edile? Il sistema non garantisce risposte adeguate. Le soglie di accesso al mercato sono inesistenti, in quanto non distinguono chi è strutturato, competente e in regola da chi porta offerte che reggono solo perché occultano l’inosservanza delle norme: salari compressi e noncuranza della sicurezza nei cantieri. Tali operatori risultano più competitivi non perché migliori, ma perché scaricano i costi del rispetto delle regole sui lavoratori e sulla collettività. Chi invece rispetta i contratti, versa i contributi e investe sulla sicurezza, paga questa distorsione tre volte: sul piano economico, nell'impossibilità di essere competitiva ed infine a livello reputazionale, perché le condotte irregolari inquinano l’immagine dell’intero comparto. Leale concorrenza significa che due imprese si confrontano stesso piano: Ccnl applicato, sicurezza garantita, contribuzione versata. Quando questo non accade, non si è di fronte a efficienza di mercato ma a dumping sociale. Ance Brescia si impegna su questi temi tramite il Protocollo per la legalità, Check, il Decalogo per la sicurezza nei cantieri. Tuttavia, gli strumenti volontari hanno un limite intrinseco: raggiungono solo chi è già disponibile a seguirli. Il legislatore deve affrontare con serietà una riforma della qualificazione delle imprese edili: criteri più stringenti, verifiche sostanziali, conseguenze reali per chi opera irregolarmente. Se si apre un mercato, va aperto a chi se lo merita. Brescia e la sua provincia saprà cogliere questa opportunità. Ma chiediamo, con la stessa chiarezza, che il lavoro venga completato: legge sulla rigenerazione urbana, amministrazioni reattive, una riforma della qualificazione, un mercato che premi chi costruisce bene nel rispetto di tutti. Un passo è stato fatto. Le fondamenta restano da gettare.

L’azienda Fiammetti Srl combina esperienza artigianale e aggiornamento tecnologico per la qualità del risultato finale
Garantire pregio, efficienza e sicurezza agli edifici richiede competenza, materiali di qualità e attenzione ai dettagli. Finiture curate, sistemi di isolamento performanti e soluzioni costruttive affidabili non solo migliorano l’aspetto estetico degli spazi, ma ne aumentano il comfort, la durabilità e le prestazioni energetiche. In un contesto edilizio sempre più esigente, con normative rigorose e aspettative crescenti su estetica e funzionalità, la qualità delle finiture e la corretta esecuzione degli interventi diventano elementi fondamentali per la riuscita di ogni progetto. A portare avanti competenze tecniche avanzate nel settore delle finiture e delle lavorazioni specialistiche in edilizia ci sono imprese storiche come la Fiammetti Srl di Pompiano che ha costruito una lunga esperienza nel settore delle finiture e delle lavorazioni specialistiche in edilizia, affiancando imprese, progettisti e committenti nella realizzazione di interventi di ristrutturazione, riqualificazione e nuove costruzioni. “I valori che perseguiamo ogni giorno sono la trasparenza, il rispetto per il cliente e la capacità di onorare

gli impegni – dichiara Daniele Fiammetti, titolare dell’azienda –. Crediamo anche fermamente nella soddisfazione dei nostri collaboratori valorizzandoli come parte integrante di ogni realizzazione ‘firmata’ dalle loro mani”. Fondata alla fine degli anni Settanta, l’azienda ha sviluppato le competenze necessarie per affrontare cantieri civili, commerciali e industriali, con interventi che spaziano dalle finiture tradizionali alle soluzioni più innovative. Un lungo percorso che ha consentito alla società di sviluppare un know-how approfondito, necessario per affrontare lavorazioni di varia complessità, dai cicli di finitura più tradizionali alle soluzioni tecniche più avanzate. La gamma delle attività svolte riflette la volontà di combinare esperienza artigianale e aggiornamento tecnologico. Gli intonaci – realizzati secondo le tecniche tradizionali ma con materiali moderni – rappresentano una parte fondamen-


Trasparenza, rispetto per il cliente e capacità di onorare gli impegni sono i valori che perseguiamo ogni giorno
tale dell’offerta tecnica: formati da un legante che ingloba sabbia selezionata, possono essere a base di calce, calce-cemento, gesso o argilla, e sono applicati in strati successivi per uniformare, proteggere e rifinire le superfici murarie in modo durevole e performante. Il primo strato (rinzaffo) funge da ponte di adesione, quello intermedio da scheletro strutturale e quello finale (intonachino) da finitura estetica, con possibilità di applicare rasature o sistemi colorati di pregio secondo le esigenze progettuali. Parallelamente, l’azienda cura con attenzione gli aspetti della decorazione architettonica, intesa come componente estetica che arricchisce gli spazi interni ed esterni. Le decorazioni in gesso per interni e in malta per esterni riflettono una tradizione artigianale italiana che si è evoluta nel tempo, privilegiando oggi stucchi lisci, cornici, rosoni e gusci che personalizzano gli ambienti senza ap -
pesantirli. La realizzazione di cornici, rosoni, capitelli o elementi decorativi può avvenire direttamente in cantiere, con l’uso di dime e maestranze specializzate, oppure attraverso un catalogo di elementi prefabbricati pronti per la posa, sempre coordinati con il progetto architettonico su cui si interviene. All’interno di questa ampia prospettiva di lavorazioni, un ruolo sempre più rilevante è giocato dall’isolamento termico a cappotto, che integra le finiture con prestazioni energetiche elevate: il rivestimento esterno dell’involucro edilizio con pannelli isolanti permette di migliorare l’efficienza energetica dell’edificio, riducendo dispersioni e contribuendo al comfort interno. Questo approccio, combinato con sistemi di protezione passiva antincendio basati su intonaci spruzzati specifici, consente di ottenere resistenze al fuoco certificate su acciaio, calcestruzzo fino a classi elevate, nel










pieno rispetto delle normative di sicurezza vigenti. Gli interventi realizzati dall’azienda negli anni recenti illustrano bene questa capacità di coniugare competenze tecniche e attenzione estetica. Oggi a Barbariga, per esempio, è in corso un lavoro di isolamento termico a cappotto completato con finitura in intonachino, mentre a Brescia l’azienda è impegnata nella formazione di contropareti, tramezze e controsoffitti in cartongesso all’interno di un appartamento residenziale, dove cura dei dettagli e precisione esecutiva sono requisiti irrinunciabili per il risultato finale. A Roncadelle invece sta realizzando tramezze interne per la suddivisione di un capannone fra uffici e area officina, con la documentazione fotografica delle varie fasi, mentre a Verolanuova si procede alla costruzione di tramezze EI120 con la relativa protezione dei passaggi
Gli interventi recenti dimostrano la capacità dell’azienda di coniugare competenze tecniche e attenzione estetica
tecnici, in un intervento che risponde alle esigenze antincendio e di compartimentazione degli spazi. Anche nel campo delle soluzioni modulari e in cartongesso la società ha consolidato competenze distintive: dalla suddivisione degli spazi interni alla creazione di controsoffitti tecnici, fino all’inserimento di elementi di design come lame di luce o nicchie, il lavoro con materiali leggeri permette di coniugare rapidità di posa, flessibilità progettuale e prestazioni acustiche e termiche apprezzabili. Grazie all’impiego di materiali di ultima generazione e alla continua attenzione all’evoluzione delle tecniche applicative, i risultati ottenuti coniugano estetica, funzionalità e prestazioni nel tempo. Nel suo operare quotidiano, la Fiammetti Srl mantiene una filosofia che fa perno su professionalità, competenza e attenzione ai dettagli, valori che l’hanno accompagnata fin dalla fondazione e che le permettono di affrontare ogni nuovo progetto con rigore e spirito di innovazione. Lungo un percorso che ha visto l’azienda consolidarsi come realtà di riferimento nel panorama delle finiture edilizie nella provincia di Brescia e nelle aree limitrofe, ogni intervento – dalla fase progettuale alla realizzazione esecutiva – è pensato per soddisfare requisiti tecnici stringenti e aspettative estetiche complesse, confermando l’importanza di un approccio integrato tra tecnica, estetica e durabilità delle opere.

PROSEGUONO SECONDO PROGRAMMA
I LAVORI PER IL NUOVO PONTE SUL
FIUME OGLIO LUNGO LA SP BS 573 A PALAZZOLO SULL’OGLIO, INTERVENTO STRATEGICO PROMOSSO DALLA
PROVINCIA DI BRESCIA PER RAFFORZARE
IL COLLEGAMENTO TRA BRESCIA E BERGAMO. L’OPERA, REALIZZATA
DA FACCHETTI COSTRUZIONI CON SOICO E LMV, SOSTITUIRÀ L’ATTUALE STRUTTURA CON UN’INFRASTRUTTURA
PIÙ MODERNA, SICURA E DURATURA, GARANTENDO SEMPRE LA CONTINUITÀ DEL TRAFFICO. IL NUOVO PONTE SARÀ
AFFIANCATO A QUELLO ESISTENTE, CHE VERRÀ DEMOLITO SOLO A FINE LAVORI, PREVISTA PER IL 2027. UNA VOLTA CONCLUSO, L’INTERVENTO OFFRIRÀ UN ATTRAVERSAMENTO PIÙ EFFICIENTE E SOSTENIBILE PER L’INTERO SISTEMA VIARIO INTERPROVINCIALE.

Intervista a Larisa Cirmanu, tinteggiatrice e cartongessista in Pavoni Spa
Arrivata in Italia poco più di due anni fa, Larisa Cirmanu, 51 anni, originaria di Mileștii Mici (Romania), ha costruito il suo percorso professionale nel settore edile con determinazione e continuità.
Dopo aver maturato esperienza sia nel
Paese d’origine sia in Italia, dal gennaio 2025 lavora in Pavoni Spa, dove è impegnata nei cantieri dedicati alle finiture civili. Un lavoro fatto di precisione, pazienza e attenzione ai dettagli, che Larisa racconta con semplicità e orgoglio.
Cosa l’ha portata in Italia e qual è stato il suo percorso fino ad arrivare a Pavoni Spa?
Mi sono trasferita in Italia per raggiungere mio figlio e vivo qui da due anni e due mesi. È stata una scelta importante, sia dal punto di vista personale sia professionale, perché mi ha permesso di costruire una nuova vita qui. Ho sempre lavorato come tinteggiatrice, sia nel mio Paese d’origine sia in Italia, quindi ho potuto continuare nel mio mestiere anche dopo il trasferimento. Con il tempo ho acquisito esperienza e sicurezza, fino ad arrivare all’opportunità di entrare in Pavoni Spa nel gennaio 2025. Oggi posso dire di trovarmi molto bene in questa realtà.
Come è iniziato il suo percorso nel mondo dell’edilizia?
Mi sono avvicinata a questo lavoro seguendo mio marito, che già lavorava nel settore. All’inizio è stato un modo per avvicinarmi a questo ambiente, ma poi ho iniziato a imparare concretamente le attività e a fare esperienza sul campo. Con il tempo questo lavoro è

diventato una parte importante della mia vita, tanto che non ho più cambiato strada. È un mestiere che conosco bene e che negli anni è diventato anche una passione.
Di cosa si occupa oggi nei cantieri e quali competenze servono per svolgere bene questo lavoro?
Attualmente mi occupo soprattutto di stuccatura e tinteggiatura nei cantieri di finiture civili. Sono attività che svolgo insieme alla squadra, perché il lavoro in cantiere è sempre un lavoro di gruppo. Per fare bene questo mestiere è fondamentale avere precisione e pazienza, perché ogni dettaglio conta per ottenere un buon risultato finale. È importante anche saper utilizzare correttamente gli strumenti e avere attenzione per la qualità del lavoro che si realizza ogni giorno.
Ha incontrato difficoltà nel suo lavoro, anche legate alla lingua? Nel lavoro in sé non incontro particolari difficoltà, perché è un’attività che svolgo da tanti anni e nella quale mi sento sicura. Per quanto riguarda la lingua, all’inizio può essere un ostacolo, soprattutto per i termini tecnici che si usano in cantiere. Tuttavia, quando non capisco qualche parola o espressione, posso
Trasferitasi in Italia per ricongiungersi alla famiglia, Larisa Cirmanu ha trovato nei cantieri il luogo in cui trasformare anni di esperienza in una professione solida e appassionante


contare sull’aiuto del caposquadra, che mi spiega e mi supporta. Inoltre, lavoro con colleghi che parlano bene l’italiano e anche la mia lingua, e questo facilita molto la comunicazione quotidiana.
Come si trova con i colleghi e con l’azienda?
Mi trovo molto bene sia con i colleghi sia con l’azienda. In cantiere è importante poter contare su un buon rapporto con le persone con cui si lavora, perché il lavoro di squadra è fondamentale. C’è collaborazione e disponibilità reciproca, e questo rende l’ambiente di lavoro positivo e più semplice da affrontare ogni giorno.
Cosa le piace di più del suo lavoro?
La cosa che mi dà più soddisfazione è vedere il lavoro finito, tutto in ordine e ben fatto. È il momento in cui si può davvero apprezzare il risultato dell’impegno e della fatica. Sapere di aver contribuito a realizzare qualcosa di concreto e visibile è molto gratificante.
Riesce a conciliare lavoro e vita privata?
Sì, riesco a conciliare bene il lavoro con la vita privata. Con una buona organizzazione è possibile gestire entrambi gli aspetti, trovando un equilibrio che permette di dedicare tempo sia al lavoro sia alla famiglia.
Secondo lei, quale contributo possono dare le donne nel lavoro in cantiere?
Penso che le donne possano dare un contributo importante, soprattutto per

l’attenzione e la precisione che mettono nel lavoro. In attività come quelle di finitura, questi aspetti sono fondamentali e possono fare davvero la differenza nel risultato finale.
Le piacerebbe vedere più donne nel settore edilizio?
E cosa potrebbe aiutarle ad avvicinarsi a questo mondo?
Sì, mi piacerebbe vedere più donne lavorare nei cantieri. Credo che sia un settore in cui anche le donne possono fare bene. Per favorire questo ingresso sarebbe importante superare alcuni stereotipi e pregiudizi e dare la possibilità di provare concretamente questo lavoro, così da capire davvero cosa comporta.
Consiglierebbe questo mestiere ad altre donne e ai giovani in generale?
Sì, lo consiglierei, perché è un lavoro che può dare molte soddisfazioni. Il settore dell’edilizia offre anche opportunità di crescita per chi ha voglia di imparare e impegnarsi. Ai giovani direi di mettersi in gioco e di fare esperienza, perché è così che si impara davvero questo mestiere. Come vede il suo futuro professionale?
Mi vedo ancora in questo lavoro, perché è quello che ho sempre fatto e che conosco meglio. È un’attività che mi piace e che mi dà soddisfazione, quindi penso di continuare su questa strada anche in futuro.



Presentata l’edizione che commenta il quinquennio 2020-2024 dell’Analisi economico-finanziaria delle imprese edili bresciane




’LAnalisi economico-finanziaria delle imprese edili bresciane, frutto del lavoro congiunto di Ance Brescia, Ordine dei commercialisti e Camera di Commercio di Brescia, rappresenta uno strumento di lettura strutturato dell’evoluzione recente del comparto delle costruzioni. Come sottolineato nelle prefazioni dei presidenti delle tre realtà promotrici, anche per l’edizione che esamina il quinquennio 2020–2024, lo studio ha l’obiettivo non solo di descrivere il settore, ma di offrire una chiave interpretativa utile a comprenderne i profondi cambiamenti e a supportare decisioni più consapevoli da parte degli operatori. Il volume si configura infatti come un riferimento per analizzare un settore che continua a svolgere un ruolo centrale nell’economia del territorio, ma che è attraversato da trasformazioni significative legate al contesto normativo, agli incentivi e alle dinamiche di mercato. Il rapporto è stato presentato pubblicamente in occasione di un confronto tra imprese, istituzioni, realtà del credito e professionisti, evidenziando la necessità di rafforzare la capacità di lettura e governo dei cambiamenti in atto nel settore delle costruzioni.
Un settore eterogeneo: struttura, dimensione e attività La fotografia attuale del settore e le dinamiche che lo interessano sono state oggetto di un confronto ospitato nell’auditorium dell’Associazione dei costruttori edili Brescia che, presentando i risultati emersi dallo studio, ha approfondito modelli organizzativi e soluzioni bancarie quali leve strategiche per lo sviluppo d’impresa. A prendere la parola per approfondire questi temi, Alberto Pelizzari, vicepresidente della Banca Valsabbina e Marina Puricelli, docente della SDA Bocconi School of Management.
Uno degli elementi più rilevanti dello studio riguarda infatti l’analisi comparativa dei modelli organizzativi e di business. Il settore presenta tre cluster principali


Dall’analisi emerge chiaramente come l’edilizia bresciana non sia un comparto omogeneo, ma un sistema articolato in tre ambiti distinti — costruzione di edifici, ingegneria civile e lavori specializzati — ciascuno con proprie logiche operative, fonti di redditività e profili di rischio.

prima
a
Alberto Pelizzari
Sopra, il dialogo tra Marina Puricelli e Alberto Pelizzari, moderato da Adriano Baffelli
In basso, il Comitato Tecnico-Scientifico che ha curato l'indagine e la stesura del volume
di attività, differenziati per attività, dimensione e logiche gestionali. I tre sottocampioni, considerati sulla base dei bilanci depositati dalle società di capitali e distinti per codice Ateco, evidenziano come l’edilizia bresciana non sia un comparto omogeneo: i settori F41 (Costruzione di edifici), F42 (Ingegneria civile) e F43 (Lavori di costruzione specializzati) rappresentano infatti ambiti economici e organizzativi distinti, ciascuno con proprie logiche operative, fonti di redditività e profili di rischio. Questo risultato conferma come il settore non possa essere interpretato come un sistema unitario, ma piuttosto come l’intreccio di tre modelli imprenditoriali distinti, tra loro interconnessi nelle dinamiche operative ma guidati da logiche di governance profondamente diverse.
L’analisi mette in evidenza, inoltre, come il sistema delle imprese edili bresciane sia tutt’altro che uniforme. A fine periodo si contano oltre 17.000 imprese, con una forte concentrazione nei lavori di costruzione specializzati (circa il 69%), seguiti dalla costruzione di edifici (30%) e, in misura residuale, dall’ingegneria civile. Dal punto di vista organizzativo, prevalgono ancora le imprese individuali (oltre il 56%), ma emerge con chiarezza un processo di progressiva strutturazione, testimoniato dalla crescita delle società di capitali. Anche la dimensione economica delle
Composizione per comparti di attività del settore delle costruzioni bresciano a fine 2025
imprese conferma questa polarizzazione: la grande maggioranza si colloca nelle fasce di fatturato più basse (sotto 1 milione di euro), mentre solo una quota molto ridotta raggiunge dimensioni medio-grandi.
Questo assetto evidenzia un sistema produttivo caratterizzato da una base ampia di piccole imprese e da un numero limitato di operatori più strutturati, in grado di concentrare occupazione e capacità produttiva.
Dalla lettura complessiva emerge un settore in trasformazione, nel quale dimensione, attività e organizzazione rappresentano variabili decisive per la competitività. Il passaggio da un sistema diffuso e frammentato a uno più strutturato appare già in atto, ma richiede un ulteriore rafforzamento degli assetti organizzativi e dei modelli di business. In questo quadro, il volume si configura non solo come un’analisi del presente, ma come uno strumento utile per accompagnare le imprese verso una maggiore consapevolezza strategica e una più solida capacità di affrontare le sfide future.
Evoluzione recente e prospettive
Nel periodo 2020–2024 il settore ha attraversato una fase di forte espansione, sostenuta dagli incentivi fiscali, seguita da un progressivo riassestamento. A fronte di una riduzione del numero di
Composizione per organizzazione giuridica del settore delle costruzioni bresciano a fine 2025 - ATECO2025
F 41 Costruzione di edifici residenziali e non residenziali
1%
F 42 Ingegneria civile 68,8%
F 43 Lavori di costruzione specializzati
imprese, si registra una crescita dell’occupazione, segnale di un processo di selezione e consolidamento verso operatori più strutturati. Questa fase impone alle imprese una crescente capacità di adattamento: il contesto normativo, le richieste del mercato e le trasformazioni economiche rendono necessario un continuo aggiornamento dei modelli organizzativi e gestionali. Il volume evidenzia come la solidità delle imprese non dipenda solo da fattori economici, ma dalla capacità di dotarsi di strutture organizzative adeguate, proporzionate alla dimensione aziendale. Un’organizzazione efficace richiede chiarezza nei ruoli, controllo dei processi e capacità di monitorare la situazione economico-finanziaria, oltre alla possibilità di intercettare tempestivamente segnali di crisi. In questo senso, anche nelle realtà di piccole dimensioni diventa fondamentale formalizzare funzioni e responsabilità, introducendo strumenti minimi di gestione e controllo. Inoltre, fattori di trasformazione del settore quali la transizione sostenibile richiedono un cambiamento strutturale che sta ridefinendo regole tecniche, condizioni di accesso al mercato e standard di qualità attesi lungo l’intera filiera. Nel comparto edilizio, la sostenibilità coincide sempre più con la capacità di coniugare prestazioni ambientali, sicurezza e organizzazione del lavoro, tracciabilità dei materiali, conformità normativa e affidabilità gestionale, in un quadro dove l’attenzione alle emissioni, all’efficienza energetica e alla circolarità delle risorse diventa progressivamente un requisito ordinario. Da questo punto di vista, la transizione assume una dimensione economico-finanziaria molto concreta: imprese capaci di governare i dati Esg, anche in modo essenziale ma ordinato, risultano

Il settore delle costruzioni
è destinato a mantenere un ruolo centrale nella crescita economica, nonostante le criticità
più affidabili, comparabili e “leggibili” da parte del sistema creditizio e del mercato. In altri termini, la sostenibilità diventa una variabile di bancabilità, influenzando non solo la reputazione dell’impresa, ma anche l’accesso a opportunità e risorse necessarie per competere e investire nel medio periodo. Nel dialogo con le banche, i dati che assumono maggiore rilevanza per il settore delle costruzioni sono quelli che meglio rappresentano la capacità dell’impresa di controllare i propri impatti e, soprattutto, di presidiare i rischi connessi all’operatività. Si tratta di informazioni che possono essere raccolte con strumenti relativamente accessibili, purché integrate in una logica di continuità e verifica. Il dialogo Pmi–banche in termini di sostenibilità sposta l’attenzione dal concetto astratto di “responsabilità” alla capacità concreta di misurare, controllare e dimostrare. Per il settore delle costruzioni, non è una trasformazione burocratica: è un passaggio verso una gestione più industriale dell’impresa edile, nella quale dati e procedure diventano strumenti per migliorare affidabilità, competitività e accesso alle opportunità di crescita.

Il volume dell'Analisi economicofinanziaria raccoglie la sintesi dell’indagine condotta dal Comitato Tecnico-Scientifico composto dai funzionari di Ance Brescia Enrico Massardi, Angelo Grazioli, Andrea Piccinali e Michela Ranza e, in rappresentanza dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Brescia, da Simona Cherubini, Francesco Chiarelli, Davide Felappi, Tommaso Fornasari, Mario Gaburri, Federico Gobbini, Francesco Landriscina, Luca Lazzari, Elena Maggi e Diego Rivetti, nonché della funzionaria statistica Maria Elena Russo.
Per sfogliare il volume dell’Analisi economico-finanziaria delle imprese edili bresciane 2020-2024:



Lo studio fornisce una chiave interpretativa utile a comprendere le trasformazioni che hanno attraversato l’edilizia bresciana in una fase caratterizzata da forti discontinuità e cambiamenti strutturali che hanno inciso profondamente sull’organizzazione e sulla gestione delle imprese. L’auspicio è che questa analisi possa costituire una base per riflessioni strategiche e decisioni consapevoli, accompagnando le imprese del territorio in una fase di transizione che richiede visione, competenze e capacità di evoluzione continua.
Massimo Angelo Deldossi presidente Ance Brescia

Monitorare l’andamento del settore edile nella nostra provincia significa conoscerne i dati numerici, non solo per rendicontarne il contributo portato al territorio confrontandolo con gli altri settori, ma anche per comprenderne le trasformazioni, determinate dai cambiamenti indotti da un quadro sempre più vario e complesso di interventi legislativi ed accadimenti macroeconomici che comportano, per le imprese, la necessità di un continuo adattamento al sistema.
Patrizia Apostoli presidente Ordine dei Dottori commercialisti ed Esperti contabili di Brescia

Complessivamente, sia pur in presenza di problematiche riguardanti la crescita dei prezzi dei materiali da costruzione, l’incremento dei costi energetici e, soprattutto, la perdurante difficoltà nel reperire figure tecniche e operai specializzati, il settore delle costruzioni è destinato a mantenere un ruolo centrale nella crescita del nostro sistema economico.
Roberto Saccone presidente Camera di Commercio di Brescia



Il Centro di ricerca sui beni architettonici e paesaggistici dell’UniBs promuove un approccio integrato al recupero e alla rifunzionalizzazione del patrimonio edilizio

Il Centro di ricerca per lo studio, la conservazione e il recupero dei beni architettonici e paesaggistici dell’Università degli Studi di Brescia ha ripreso con determinazione lo scorso anno le attività di ricerca che dal 1990 lo impegnano sul fronte della conservazione e del recupero. In collaborazione con Ance Brescia, l’Ordine degli Ingegneri, l’Ordine degli Architetti PPC e la Soprintendenza, il Centro ha promosso di recente incontri dedicati al recupero, alla valorizzazione e alla rifunzionalizzazione del patrimonio edilizio esistente. L’obiettivo: ragionare su come intervenire sul costruito storico secondo un approccio integrato, che metta in relazione storia delle tecniche architettoniche, restauro architettonico e tecnica delle costruzioni, offrendo a professionisti e operatori del settore strumenti di lettura e intervento consapevoli e aggiornati.«La conservazione del costruito esistente richiede oggi competenze sempre più integrate e una forte consapevolezza del comportamento strutturale degli edifici storici e delle nuove esigenze funzionali», sottolinea il professor Giovanni Plizzari, presidente del Centro Studi e professore di Tecnica delle Costruzioni dell’Università degli studi di Brescia. «La conoscenza del costruito storico e delle tecniche di intervento – evidenzia Massimo Angelo Deldossi, presidente di Ance Brescia – è oggi un tema strategico per il settore delle costruzioni, chiamato a confrontarsi sempre più con il patrimonio esistente e con le sfide della sicurezza e della sostenibilità. Nell’ambito del ciclo di incontri promossi dal Centro Studi – che hanno coinvolto la Soprintendenza Ar-
cheologia belle Arti e Paesaggio per le provincie di Bergamo e Brescia, nella persona di Anna Maria Basso Bert, responsabile area Patrimonio architettonico, e l’Università degli Studi di Brescia, dal professore emerito Ezio Giuriani, alle professoresse Elisa Sala, Carlotta Coccoli e Barbara Scala – riprendiamo sulla nostra rivista, in una serie di appuntamenti successivi, gli aspetti principali emersi durante le giornate di approfondimento dedicate ai temi volte e archi, murature portanti, impalcati lignei e coperture lignee. Partiamo con un primo contributo della dottoressa Elisa Sala del Dicatam (Dipartimento di Ingegneria civile, Architettura, Territorio, Ambiente e di Matematica) sulle tecniche costruttive e sull’arte edilizia di archi e volte tra forme, materiali e utilizzo.

di Elisa Sala, Università degli Studi di Brescia
Tra le soluzioni costruttive, l’arco e la volta rappresentano un dispositivo strutturale capace di tradurre in forma visibile l’equilibrio delle forze. La loro diffusione non è legata soltanto a ragioni formali, ma alla possibilità e alla consapevolezza — almeno inizialmente guidata dalla pratica — di sfruttare in modo efficace le proprietà della muratura. Tale principio, sebbene formalizzato a partire dal Settecento, era già compreso in forma empirica dagli antichi costruttori, che ne traducevano il funzionamento in regole geometriche e proporzionali. Le prime applicazioni dell’arco a conci, per esempio, mostrano una chiara consapevolezza del comportamento statico della struttura, giungendo a essere inserite in soluzioni con ideali piedritti infiniti, quali canalizzazioni fognarie, cinte murarie o tombe ipogee, proprio per gestire efficacemente il comportamento spingente di tali dispositivi.L’equilibrio dell’arco a conci si fonda, infatti, sulla trasmissione delle forze tra gli elementi radiali che ne costituiscono la ghiera, a partire dal concio in chiave. La risultante delle spinte generate dall’arco — detta funicolare o poligonale dei carichi o delle pressioni — presenta una componente verticale, stabilizzante, e una orizzontale, ribaltante; quest’ultima tende a rovesciare i piedritti, rendendo necessario un adeguato dimensionamento degli stessi. Già Vitruvio, nel De Architectura (I sec. a.C.), ricorda quanto sia importante per la stabilità definire correttamente lo spessore dei piedritti, poiché essi sono investiti da forze che «spingono le imposte». In verità, le acquisizioni teoriche successive dimostrano come, almeno nel caso di un arco a tutto sesto, la spinta venga rilasciata in corrispondenza al piano delle reni, posto all’incirca a 30° rispetto a quello dell’imposta. La stabilità delle strutture antiche veniva ricercata attraverso il mantenimento di rapporti proporzionali tra le parti. Lo spessore da assegnare al piedritto era guidato dalla forma dell’arco adottata e calibrato in relazione all’ampiezza della luce, come si apprezza nella ‘Regola di Blondel’, nota anche come ‘Regola gotica n.1’, un precetto di epoca medievale (François
Derand, L’Architecture Des Voûtes…, Sebastien Cramoisy, Paris 1643). Tale norma, che per l’arco a tutto sesto prescrive uno spessore del piedritto pari alla quarta parte della luce, evidenzia un principio fondamentale: la dimensione della spalla è inversamente proporzionale alla freccia dell’arco. A parità di luce, lo spessore del sostegno verticale di un arco a tutto sesto sarà minore rispetto a quello di un arco a sesto ribassato e maggiore se confrontato con quello necessario a reggere un arco a sesto acuto. La regola richiamata ben interpreta lo spessore dei piedritti a sostegno di archi acuti e quello dei contrafforti delle volte a crociera gotiche, come verificato da Santiago Huerta nei casi della cattedrale di Gerona (Catalogna) e della Sainte-Chapelle a Parigi. Scostamenti evidenti si riscontrano, invece, nelle fabbriche rinascimentali, come emerge sia dall’analisi della trattatistica — si pensi agli scritti di Vignola, Palladio o Scamozzi — sia dal rilievo del costruito storico, dove si registrano spessori pari anche alla metà della luce degli archi. La pratica rinascimentale, inoltre, era guidata dall’applicazione di indicazioni solo apparentemente formali, dettate dagli ordini architettonici. Questi non definivano soltanto il linguaggio, ma determinavano intrinsecamente verifiche proporzionali, rimandando a specifici rapporti modulari tra le parti e includendo, per esempio, anche il problema della snellezza dei piedritti. In ambiente gotico, invece, il tema dello spessore della ghiera e della snellezza limite della spalla vengono affrontati, il primo, con la ‘Regola gotica n. 2’, riconducibile al Libro de arquitectura (o Manuscrito de Hernán Ruiz) della metà del XVI secolo,



e, il secondo, da Rodrigo Gil de Hontanon (1500–1577) nel suo Tratado de Arquitectura, trascritto da Simon García. Quanto considerato fino a questo momento si è basato su criteri proporzionali, mentre un altro parametro essenziale finora trascurato è il carico effettivo sostenuto dalle strutture voltate. Palladio è tra i primi a cogliere compiutamente questa complessità: nella perizia per la Loggia di Brescia, pur partendo da rapporti proporzionali, verifica la stabilità considerando l’entità dei carichi in gioco e introducendo implicitamente il ruolo delle azioni stabilizzanti (Scrittura di Andrea Palladio e di Gian Antonio Rusconi sulla Loggia di Brescia, 18 luglio 1562, trascritta in Baldassarre Zamboni, Memorie intorno alle pubbliche fabbriche più insigni della città di Brescia, Pietro Vescovi, Brescia 1778, pp. 137-139:138).
Si chiude questo breve scritto ricordando come l’analisi dell’apporto dei costruttori antichi, l’osservazione del costruito storico e la conoscenza delle tecniche architettoniche e delle qualità materiche possano offrire solidi riferimenti per orientare le modalità di intervento attuali. Nel caso delle strutture arcuate, tali conoscenze invitano, infatti, a interrogarsi sul punto in cui le spinte vengono effettivamente rilasciate e a predisporre, ove necessario, dispositivi quali contrafforti e archi rampanti; a riflettere sui materiali e sui carichi da essi generati, così da collocare correttamente pesi stabilizzanti o introdurre opportuni alleggerimenti; fino a rispondere a spinte eccessive mediante l’inserimento di catene, ossia quegli «artificiosi ritegni» di cui parla Bernardo Antonio Vittone nel primo volume delle Istruzioni elementari (1760).
La stabilità delle strutture antiche veniva ricercata attraverso il mantenimento di rapporti proporzionali tra le parti


Due giornate di studio a Brescia hanno affrontato il tema del recupero degli immobili storici – pubblici, privati ed ecclesiastici – come leva di sviluppo e rigenerazione urbana, mettendo a confronto aspetti normativi, responsabilità e opportunità operative.
“Il loro recupero – afferma Massimo Angelo Deldossi, presidente di Ance Brescia – non è solo un tema di tutela, ma anche una straordinaria opportunità di rigenerazione urbana. Serve un dialogo costante tra mondo giuridico, professionisti e imprese per rendere gli interventi più chiari, sostenibili e realizzabili. Recuperare e riqualificare significa preservare la memoria dei luoghi, ma anche restituire funzionalità e valore agli edifici. In questo le imprese del settore delle costruzioni giocano un ruolo centrale e determinante nel garantire un futuro al patrimonio storico edilizio”. Promossi da Ugci (Unione Giuristi Cattolici Italiani), Futura Città e Ance Brescia, con il patrocinio di Eseb (Ente Sistema Edilizia Brescia) e degli Ordini professionali di architetti, geometri, ingegneri, gli incontri hanno riunito magistrati, accademici e professionisti per analizzare il quadro normativo che regola i beni vincolati, i procedimenti autorizzativi e le forme di collaborazione tra pubblico e privato. Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo del vincolo storico-culturale, che, sebbene spesso percepito come limite, può rappresentare una leva di qualità, così come alle responsabilità connesse agli interventi e alle conseguenze degli abusi edilizi. “La complessa disciplina a cui sono sottoposti gli immobili interessati da un vincolo storico culturale è finalizzata alla valorizzazione degli stessi, ma non può portare ad essere la causa della loro inutilizzabilità” dichiara il magistrato del Tar Lombardia e presidente dell’Unione Giuristi Cattolici di Brescia, Silvana Bini. “La tutela del patrimonio storico culturale parte dal controllo sugli interventi di recupero, in un’ottica di leale collaborazione tra enti pubblici e di proporzionalità degli eventuali interventi sanzionatori. La presenza del vincolo non può comportare limitazioni così stringenti da impedire anche quelle innovazioni che sono necessarie per un più sicuro e comodo utilizzo da parte dei proprietari”. La seconda giornata ha ampliato il confronto alle prospettive urbanistiche e al riuso del patrimonio esistente, con un focus sugli immobili di interesse religioso e sulle nuove forme di collaborazione tra istituzioni, enti ecclesiastici e soggetti privati. Il dibattito si è concluso con una tavola rotonda dedicata al futuro della città di Brescia, evidenziando il valore strategico del patrimonio costruito per lo sviluppo urbano, culturale e sociale. L’iniziativa ha confermato l’importanza del dialogo tra mondo giuridico, accademico e professionale per coniugare tutela e valorizzazione, favorendo il riutilizzo del patrimonio esistente e aprendo a nuove prospettive di collaborazione sul territorio.
Approfondire il quadro normativo e le prospettive tra vincoli, responsabilità e opportunità di sviluppo per il territorio


di Roberto Ragazzi

Il ciclo dei bonus edilizi si chiude e il settore delle costruzioni entra in una nuova fase. Dopo tre anni di crescita eccezionale sostenuta dagli incentivi fiscali - il Superbonus in primis - l’edilizia lombarda, e quella bresciana in particolare, affronta ora una stagione più ordinaria. I dati restano positivi, ma il ritmo rallenta e riemergono alcune fragilità strutturali del comparto: dalla carenza di manodopera qualificata, alla volatilità dei costi dei materiali acuita in questi mesi, fino ai tempi lunghi della burocrazia.
I dati del settore per il 2025.
I numeri, per ora, mostrano ancora un ciclo espansivo. Secondo le rilevazioni di Unioncamere Lombardia, Ance e Banca d’Italia, nel 2024 il volume d’affari delle imprese delle costruzioni lombarde era cresciuto del 4,1%, segnando il quarto anno consecutivo di incremento. Nel 2025 la dinamica si è fatta più moderata, ma resta positiva: nel terzo trimestre il fatturato registra ancora un +4,1% su base annua, mentre nel primo semestre l’aumento è stato del +2,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel sistema economico regionale l’edilizia continua a rappresentare una componente rilevante: circa il 9,5% degli investimenti complessivi e il 6% dell’occupazione. Se si restringe lo sguardo alla provincia di Brescia, il peso della filiera appare ancora più eviden-
te. Sul territorio operano 18.703 imprese del comparto, con oltre 46.400 addetti e un valore della produzione che supera i 7 miliardi di euro. Una filiera ampia e articolata che comprende imprese artigiane, aziende strutturate, studi di progettazione, fornitori di materiali e servizi tecnici.
Brescia si distingue inoltre per la forte domanda di edilizia produttiva e logistica, riflesso diretto della sua vocazione industriale. Nei distretti della Val Trompia, della Franciacorta e della Bassa bresciana molte imprese continuano a investire nell’ampliamento e nell’efficientamento degli stabilimenti. È proprio questo segmento - capannoni e infrastrutture per la produzione - a sostenere oggi una parte importante del mercato, compensando in parte il rallentamento del comparto residenziale.
I nodi strutturali che affliggono il settore
Il primo vero cambio di scenario riguarda infatti le ristrutturazioni. Con la progressiva uscita di scena del Superbonus 110% si è conclusa la fase di crescita

straordinaria che aveva caratterizzato il triennio 2021-2023. Molte imprese avevano dimensionato la propria organizzazione su quei volumi di lavori e ora si confrontano con un mercato più tradizionale, dove la competizione sui prezzi torna a farsi più intensa. Secondo una recente analisi partendo dalle banche dati dei “bonifici parlanti” realizzata da Il Sole 24 Ore a livello nazionale, i proprietari nel 2025 hanno speso 10,7 miliardi in meno per i lavori di ristrutturazione e risparmio energetico agevolati da Fisco.
La mancanza di manodopera
Accanto alla fine degli incentivi il settore deve affrontare il nodo della carenza di manodopera qualificata. Muratori specializzati, carpentieri, tecnici di cantiere e operatori impiantistici sono sempre più difficili da trovare. Il settore ha un’età media elevata e fatica ad attrarre giovani. A Brescia una risposta a questa criticità arriva dal lavoro dell’Ente sistema edilizia Brescia (Eseb), che rappresenta uno dei principali centri di formazione del comparto. I percorsi per
operatore e tecnico edile, affiancati da programmi post diploma realizzati con gli Its, combinano formazione teorica ed esperienza diretta in cantiere, con l’obiettivo di preparare figure professionali in grado di affrontare le evoluzioni del settore.
Il caro materiali affossa i margini Altro fronte critico riguarda l’andamento dei costi dei materiali. Negli ultimi mesi le imprese bresciane segnalano nuovi aumenti su diverse componenti della filiera. Secondo le rilevazioni raccolte da Ance Brescia, il cemento ha registrato rincari fino al 10%, mentre il bitume puro ha raggiunto punte del +30%. I conglomerati bituminosi utilizzati per gli asfalti segnano incrementi medi del 18%, mentre il gasolio è salito del 25%. Rialzi più contenuti ma diffusi riguardano anche isolanti (+5%) e manti bituminosi sintetici (+3%).
Il presidente di Ance Brescia, Massimo Angelo Deldossi, ha più volte richiamato l’attenzione su questo tema: “L’aumento improvviso dei costi, spesso legato alle tensioni internazionali sulle materie prime, rischia di comprimere i margini delle imprese, soprattutto nei cantieri aggiudicati con prezzi fissati mesi prima”. Un ulteriore fattore di rallentamento resta la burocrazia. Permessi edilizi, iter autorizzativi e vincoli urbanistici continuano a rappresentare uno dei principali ostacoli agli investimenti immobiliari. Le prospettive per il 2026-2027
Nonostante queste criticità, le prospettive per il medio periodo restano positive. Il biennio 2026-2027 potrebbe aprire una nuova fase di opportunità per il comparto. Il primo motore sarà rap -
Dopo tre anni di crescita eccezionale sostenuta dagli incentivi fiscali, l’edilizia entra oggi in una nuova fase: più ordinaria, ma con prospettive positive nel medio periodo
presentato dagli investimenti pubblici. In Lombardia sono previsti numerosi interventi legati a infrastrutture ferroviarie, edilizia scolastica, riqualificazione urbana e sanità territoriale, cantieri che garantiranno lavoro alle imprese almeno fino al 2027 grazie anche al Pnrr. Il secondo fronte è quello della rigenerazione urbana. Le città italiane - Brescia compresa - possiedono numerose aree industriali dismesse che possono essere trasformate in nuovi quartieri residenziali, poli produttivi innovativi o spazi per servizi. Un’altra grande opportunità riguarda la transizione energetica degli edifici. L’Italia possiede uno dei patrimoni immobiliari più vecchi d’Europa e la direttiva europea sulle “case green” spingerà interventi diffusi di efficientamento energetico. Infine, l’effetto del Piano Casa nazionale. Secondo recenti stime, l’attuazione del programma potrebbe attivare tra 80 e 120 milioni di euro di investimenti pubblici nei prossimi cinque anni sul territorio provinciale, cifra destinata a crescere grazie all’effetto moltiplicatore dei capitali privati.


LA NOMINA DI GIORGIO MAIONE AD ASSESSORE REGIONALE DELLA LOMBARDIA SI COLLOCA ALL’INIZIO DELLA XII LEGISLATURA, QUANDO IL PRESIDENTE ATTILIO FONTANA HA FORMATO LA NUOVA GIUNTA DOPO LE ELEZIONI DEL 2023, DOVE AVEVA CONQUISTATO UN SEGGIO CONSILIARE NELLE LISTE LOMBARDIA IDEALE – PRESIDENTE FONTANA. CON DECRETO DEL 10 MARZO 2023, MAIONE È STATO INCARICATO DELLA DELEGA AD AMBIENTE E CLIMA, ENTRANDO NELLA SQUADRA DI GOVERNO REGIONALE CON RESPONSABILITÀ SU AMBITI STRATEGICI COME QUALITÀ DELL’ARIA, E LA TUTELA DELLE ACQUE. NELL’ATTIVITÀ REGIONALE, MAIONE HA IMPOSTATO UNA LINEA ORIENTATA A CONIUGARE SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE E SVILUPPO ECONOMICO, PROMUOVENDO INTERVENTI PER IL MIGLIORAMENTO DELLA QUALITÀ DELL’ARIA, LA RIDUZIONE DELLE EMISSIONI E IL SOSTEGNO A TECNOLOGIE E INFRASTRUTTURE VERDI. TRA GLI ASPETTI PIÙ RILEVANTI DEL SUO MANDATO VI È ANCHE IL RAFFORZAMENTO DELLA DIMENSIONE INTERNAZIONALE DELLE POLITICHE AMBIENTALI LOMBARDE: NEL 2024 È STATO, INFATTI, NOMINATO VICEPRESIDENTE EUROPEO DELLA RETE GLOBALE “REGIONS4”, CHE RIUNISCE GOVERNI REGIONALI IMPEGNATI NELLA LOTTA AL CAMBIAMENTO CLIMATICO E NELLA TUTELA DELLA BIODIVERSITÀ. NEL COMPLESSO, LA SUA AZIONE AMMINISTRATIVA SI CARATTERIZZA PER UN APPROCCIO PRAGMATICO ALLE POLITICHE AMBIENTALI, VOLTO A INTEGRARE INNOVAZIONE TECNOLOGICA, INVESTIMENTI PUBBLICI E COLLABORAZIONE TRA ISTITUZIONI, IMPRESE E CITTADINI.
di Adriano Baffelli
L’economia circolare nelle costruzioni è una realtà industriale sostenuta con convinzione da Regione Lombardia
Lasciata alle spalle la Stazione Centrale, cammino immerso nel brulicare del traffico e del continuo flusso di persone, una palpabile evidenza che Milano è incessante movimento e continuo lavoro.
Assaporo la grazia architettonica di Palazzo
Pirelli, regalatoci da Gio Ponti e Pier Luigi Nervi, simbolo di una città che nel dopoguerra guardava con fiducia alla modernità e allo sviluppo industriale, mentre per incontrare l’assessore
Maione mi dirigo verso l’attuale sede della Regione, adagiata a pochi minuti di cammino, in Piazza Città di Lombardia, cuore della nuovo imponente edificio a sede della Regione Lombardia. La città cambia improvvisamente scala: gli edifici curvilinei progettati dallo studio Pei Cobb Freed & Partners si dispongono come quinte urbane che si avvolgono attorno alla piazza coperta più grande d’Europa. E poco più in là, quasi a proseguire idealmente questa linea di trasformazioni urbane, si intravede la nuova skyline di Piazza Gae Aulenti: torri, passerelle e piazze sopraelevate che raccontano un’altra Milano ancora, quella che negli ultimi anni ha ridisegnato il proprio orizzonte.

Assessore Maione, non sono certo mancate le questioni ambientali delicate – rimanendo in territorio bresciano – che hanno richiesto il suo impegno e intervento. Quali sono quelle che considera prioritarie?
Il 2026 segna per il bresciano la vera svolta ambientale: abbiamo sbloccato dossier fermi da decenni. La priorità è risolvere le criticità storiche con una regia regionale determinata, certi che ogni euro investito nel risanamento generi valore sociale ed economico.
In Valle Camonica, per il sito industriale ex Selca di Berzo Demo, contenente rifiuti industriali pericolosi, abbiamo sbloccato una situazione ferma da oltre quindici anni. Ora, grazie ad un importante lavoro di coordinamento con gli enti coinvolti, sono pronti nove milioni di euro per iniziare i lavori e siamo pronti al trasferimento dei rifiuti in Germania. A Capriano del Colle, per la messa in sicurezza della
Giorgio Maione è nato a Brescia nel 1977. Laureato in giurisprudenza, è avvocato cassazionista. È stato assessore alla Famiglia e ai Servizi Sociali del Comune di Brescia dal 2008 al 2013, consigliere comunale in Loggia per dieci anni e presidente della Commissione Bilancio e società controllate del Comune di Brescia. Dal 2008 al 2013 è stato Presidente del Distretto numero Uno dell’Asl di Brescia. Dal 2008 al 2018
è stato componente della Commissione nazionale
Welfare e Sanità dell’Anci, l’Associazione nazionale dei Comuni. Nella XII
Legislatura è nominato dal presidente Attilio Fontana Assessore all’Ambiente e Clima della Giunta regionale lombarda.
Nel suo incarico rientrano le seguenti materie: bonifiche, cave e miniere, rifiuti, mitigazione dei cambiamenti climatici, emissioni in atmosfera, risanamento delle acque inquinate.

Il 2026 segna per il bresciano la vera svolta ambientale: abbiamo sbloccato dossier fermi da decenni
Ex Metalli Capra, un sito contenente scorie radioattive, il cantiere procede speditamente: il cronoprogramma è rispettato e puntiamo a concludere la messa in sicurezza definitiva in anticipo, entro la fine del 2026. A Brescia, finalmente, sono partiti i lavori al Sin Caffaro, a cui si aggiungono gli interventi di rimozione rifiuti nell'ex Cave Rocca nel comune di Fiesse e alla prossima pulizia dei fondali del Lago d’Iseo a Tavernola. È un piano serio per restituire sicurezza e opportunità di sviluppo a territori che inaugurano una nuova stagione di rigenerazione. Senza dimenticare il grande impegno che ha coinvolto Ance sul Piano Cave di Brescia che ha avuto una gestazione durata anni. Un risultato raggiunto nel primo anno del mio mandato.
La città capoluogo ha visto, finalmente, iniziare il recupero dell’ex area Caffaro, con la demolizione della struttura che insiste sui terreni contaminati. Siamo certi che il tutto, ora proseguirà senza intoppi? Difficile in cantieri così complessi fare previsioni, quel che è certo è che l’avvio delle demolizioni, lo scorso 13 febbraio, segna per Brescia il passaggio definitivo dalla pianificazione all'operatività. La risoluzione di questa storica passività ambientale è frutto di un imponente sforzo di coordinamento guidato da Regione Lombardia: il nostro sistema regionale, con Arpa in prima linea, ha operato in sinergia con Ats e la struttura commissariale per superare complessità burocratiche e tecniche senza precedenti. Non ci limitiamo alla rimozione delle strutture superficiali; stiamo preparando il risanamento profondo del sito. Tra marzo e aprile avvieremo i campi prova per testare tecnologie di bonifica all'avanguardia che garantiranno interventi precisi e sicuri sui suoli. Parallelamente, la barriera idraulica a protezione della falda rimane costantemente monitorata e sarà ulteriormente potenziata. Il nostro impegno è volto a garantire il rigoroso rispetto del cronoprogramma, che
fissa al 2030 il traguardo finale. Oggi, grazie a un presidio istituzionale tecnico, possiamo assicurare alla comunità bresciana che il percorso è tracciato: la rigenerazione della Caffaro è finalmente una realtà.
Che cosa ci dice in merito agli interventi di bonifica attesi nella Vallosa a Passirano?
Il nostro impegno è focalizzato sulla ricerca costante delle risorse finanziarie indispensabili per procedere con gli interventi di bonifica o di messa in sicurezza del sito. Si tratta di una sfida prioritaria che richiede un’azione coordinata tra tutti gli enti coinvolti e proprio in quest'ottica, mi sono recato recentemente a Roma per incontrare i vertici del ministero dell’Ambiente e sollecitare un sostegno economico. La complessità della situazione impone infatti una sinergia istituzionale solida e un costante lavoro di mediazione.
Transizione ecologica applicata al settore delle costruzioni: quali sono i punti principali in definizione e come considera la collaborazione con Ance Brescia e Ance Lombardia?
L’efficienza edilizia non è solo un pilastro della decarbonizzazione e dell’economia circolare, è un nuovo paradigma








che richiede il contributo di tutta la filiera. Transizione ecologica significa rinnovare i processi costruttivi: dai materiali al drenaggio delle acque, fino al raffrescamento naturale.
Tutte cose che si possono fare quando ci sono partner come Ance che indicano la direzione tanto quanto le istituzioni pubbliche. Come indicato nella Strategia regionale per lo sviluppo sostenibile, promuoviamo la bioedilizia e l’uso di materie prime secondarie attraverso partenariati pubblico-privati. Puntiamo su strumenti dell’Edilizia 4.0, come Bim e costruzioni Off-Site, per ottimizzare l’intero ciclo di vita dell’opera riducendo tempi, costi e impatto ambientale. In questa visione, la collaborazione con Ance è fondamentale. Abbiamo anche attivato dottorati di ricerca con le Università di Bergamo e il Politecnico
e, nel 2025, abbiamo lanciato l’iniziativa Faster con Finlombarda.
Grazie al coinvolgimento di Ance Lombardia e dei principali stakeholder, abbiamo identificato azioni chiave per supportare le Pmi nell’accesso ai finanziamenti green. Nel 2026 lavoreremo per rendere operative queste misure, trasformando la sostenibilità in un vantaggio competitivo per i progetti di rigenerazione urbana e per i nuovi settori produttivi della nostra regione. Per fare questo serve l’aiuto di tutti.
In tema di efficienza energetica degli edifici e riqualificazione del patrimonio edilizio, sia pubblico sia privato, quali strumenti mette a disposizione regione Lombardia per favorirne l’applicazione?
A questo obiettivo dedichiamo oltre 600 milioni di euro dei fondi Fesr 2021-
27, volti a favorire un’Europa più verde e resiliente. Tali risorse finanziano la transizione ecologica di opere pubbliche e imprese, sommandosi a oltre un miliardo per la competitività aziendale e a 30 milioni per lo sviluppo di tecnologie pulite. I nostri bandi per l’efficienza energetica degli edifici pubblici, come il Seed Pa, premiano da tempo i progetti che integrano criteri di sostenibilità ambientale superiori alla semplice riduzione dei consumi. Oltre al supporto economico, Regione Lombardia, grazie anche all’importante contributo di Ance, si è dotata di una disciplina avanzata sull'efficienza energetica in edilizia. Nel pieno rispetto delle linee guida nazionali, abbiamo anticipato standard ambiziosi, facilitando gli interventi sul patrimonio esistente e introducendo premi volumetrici per le operazioni più

virtuose. Vogliamo fornire strumenti normativi e finanziari certi che permettano ai progettisti e alle amministrazioni di trasformare il costruito in un asset energeticamente efficiente e pienamente sostenibile.
Per il settore del costruito e più in generale per tutti i settori produttivi, agricoli e dei servizi, quali sono le principali politiche di decarbonizzazione e neutralità climatica intraprese dal suo assessorato?
Dopo l’approvazione della Legge regionale per il Clima, la decarbonizzazione è diventata un obiettivo trasversale. Ogni nostra misura include ora requisiti legati alla transizione energetica, seguendo la visione del Programma regionale energia ambiente e clima (Preac). La nostra strategia verso le "emissioni nette zero" al 2050 poggia su quattro direttrici: efficienza nei consumi, sviluppo delle rinnovabili locali, sostegno alla ricerca per la green economy e resilienza climatica. Attualmente stiamo lavorando a un provvedimento per potenziare l'installazione di impianti rinnovabili negli edifici e incentivare l'uso
L’economia circolare nelle costruzioni è oggi una realtà industriale consolidata, che in Lombardia raggiunge un tasso di riciclaggio del 97,6% dei rifiuti da demolizione
di materiali da riciclo o da silvicoltura. È un percorso basato sulla condivisione con gli operatori del settore, perché il successo della neutralità climatica dipende dalla partecipazione di istituzioni, imprese e cittadini. Non cerchiamo soluzioni calate dall’alto, ma obiettivi realistici e tecnicamente solidi che sappiano coniugare la tutela ambientale con la crescita del nostro sistema produttivo regionale.
Assessore Maione, quali iniziative sono previste per favorire la diffusione della progettazione sostenibile e delle case passive, o comunque di edifici con basso consumo energetico?

La nostra Legge Clima fornisce il quadro per promuovere l'edilizia a basso consumo, puntando su formazione e supporto tecnico agli enti locali. Una delle iniziative prioritarie riguarda l'emanazione di linee guida per integrare correttamente la variabile climatica nelle valutazioni di impatto ambientale (Via) e strategiche (Vas). È una sfida nuova, specialmente per quanto riguarda l’adattamento ai cambiamenti climatici, che richiede assistenza costante sia per i Comuni che per i professionisti. Inoltre, in collaborazione con Unioncamere Lombardia, abbiamo avviato tre percorsi formativi specifici: due dedicati agli impianti termici e uno alla progettazione edilizia sostenibile. Per garantire la massima diffusione di queste competenze, le lezioni saranno accessibili sia in presenza e laboratorio che digitalmente tramite il web. Vogliamo che la "cultura della casa passiva" e della progettazione green diventi uno standard diffuso, fornendo ai progettisti gli strumenti operativi per realizzare edifici che guardino alle generazioni future.
Lei ricopre anche l’incarico di vicepresidente europeo della rete globale “Regions4”, e in tale veste ha sovente occasioni di viaggi e scambi con altri paesi e altri continenti. Che sintesi ne trae della situazione climatica globale?
La crisi climatica non è più un concetto astratto: il 2025 è stato tra gli anni più caldi mai registrati, con impatti evidenti su ghiacciai e frequenza dei fenomeni estremi. Tuttavia, la transizione è una realtà: per la prima volta le rinnovabili sono la principale fonte energetica mondiale e gli investimenti nell’energia pulita sono ormai doppi rispetto a quelli nei combustibili fossili. In questo scenario, Regions4 — che rappresenta 49 governi regionali — è la voce dei territori nei negoziati internazionali come la Cop30 di Belém. È nelle Regioni che le politiche diventano fatti e si misurano limiti e opportunità. Abbiamo lanciato la Just Resilience Action Platform per supportare le comunità più vulnerabili, ma per essere efficaci servono risorse dirette. Come molti partner europei, chiediamo di accedere ai fondi climatici internazionali senza eccessive mediazioni nazionali, che
spesso rallentano l'azione. La sfida globale si vince localmente: solo portando le risorse dove i progetti vengono realizzati possiamo garantire che la transizione sia rapida e realmente vicina ai bisogni delle comunità.
Collegata al suo assessorato, opera la Fondazione Lombardia per l’Ambiente (Fla), quali sono i suoi scopi e i tratti salienti della sua attività?
Fondata nel 1986 dalla sinergia tra Regione e università lombarde, la Fla è il nostro pilastro scientifico. Opera come ente di ricerca d'eccellenza per supportare le istituzioni con dati rigorosi, trasformando la conoscenza accademica in politiche concrete. È stata il motore tecnico della Legge Clima e della Strategia Idrogeno, coordinando progetti europei cruciali come "H2ma" per la mobilità e "Life Res2" per la formazione nell'edilizia sostenibile. Grazie alla Fla, le nostre scelte sulla biodiversità e sull'adattamento climatico non sono dettate dall'ideologia, ma da una solida base scientifica. È uno strumento prezioso che assicura alla Lombardia una transizione ecologica tecnicamente ineccepibile, capace di coniugare la qualità della vita dei cittadini con la competitività industriale del nostro territorio.
Possiamo dire che l’economia circolare nel settore delle costruzioni può rappresentare un’occasione, se ben gestita, per trasformare i vincoli in opportunità, ad esempio in tema del riuso dei materiali e del recupero delle risorse da demolizione e bonifiche?
Certamente. L’economia circolare nelle costruzioni è oggi una realtà industriale che sosteniamo con convinzione. In Lombardia produciamo circa 15 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi da costruzione e demolizione (C&D): gli ultimi dati del Programma regionale di gestione dei rifiuti evidenziano un tasso di riciclaggio del 97,6%, a fronte di un obiettivo europeo del 70%. La sfida attuale è l’evoluzione qualitativa del recupero, per generare materiali ad alto valore aggiunto. Parliamo di una filiera strategica, dato che i residui edili e da bonifica rappresentano circa il 40% dei rifiuti speciali totali.

Con il bando “Ri.circo.lo. C&D” abbiamo stanziato 5,6 milioni di euro per 15 progetti d’avanguardia. Brescia è protagonista assoluta, avendo intercettato oltre tre milioni per sistemi di separazione ottica e magnetica e per la produzione di calcestruzzi da aggregati riciclati. Inoltre, grazie all’innovazione — dall’intelligenza artificiale al soil washing — riduciamo drasticamente il ricorso alle discariche e il prelievo da cava. Trasformare lo scarto di cantiere in “materia prima seconda” significa garantire autonomia strategica alle nostre imprese, tutelando il suolo e creando valore economico duraturo. Per quanto riguarda gli enti locali abbiamo appena stanziato undici milioni con l’obiettivo di diventare la prima regione ad avere tutti gli edifici pubblici degli Enti locali ad “amianto zero” e abbiamo messo a disposizione altri dieci milioni per la seconda edizione del bando strade verdi per sostenere interventi in aree pubbliche volti a ridurre le emissioni derivanti dal traffico e a favorire l’adattamento ai cambiamenti climatici.

L’Assemblea dei delegati territoriali fa tappa a Esine e propone un confronto con le imprese per parlare di lavoro, identità e futuro
Costruire non è soltanto un’attività economica: è un gesto che lascia tracce nel paesaggio e nella vita delle persone, è responsabilità verso il territorio, è memoria che diventa futuro. Con questo spirito si è svolta in Valcamonica l’Assemblea dei delegati territoriali promossa da Ance Brescia, un momento di incontro e confronto con imprese, professionisti e stakeholder locali dedicato ai temi dello sviluppo del settore delle costruzioni e al ruolo strategico della filiera edilizia per la crescita economica e infrastrutturale del territorio.
La serata, svolta negli spazi del Cinema Teatro Oratorio di Esine, si è aperta con un aperitivo di benvenuto, seguito dall’introduzione del presidente di Ance Brescia, Massimo Angelo Deldossi, che ha ribadito il valore della presenza associativa sul territorio e l’importanza del dialogo diretto con le imprese, in coerenza con l’impegno dell’Associazione nel supportare il settore e promuoverne l’evoluzione. L’Associazione dei costruttori bresciani, seconda in Italia per rilevanza, ha scelto per questi incontri sul territorio provinciale un format attento al sociale e alle tradizioni locali, da qui la scelta di un oratorio e dello spiedo – preparato dai volontari della parrocchia – offerto ai partecipanti. Nel corso dell’incontro sono stati inoltre presentati i servizi messi a disposizione da Ance Brescia a favore delle imprese associate, strumenti fondamentali per affrontare le sfide attuali e cogliere le opportunità di sviluppo.«La Valcamonica rappresenta un territorio di grande tradiduecentocinque
zione costruttiva e di straordinaria capacità imprenditoriale – ha dichiarato il presidente di Ance Brescia, Massimo Angelo Deldossi –. Il nostro obiettivo è rafforzare la presenza associativa e il dialogo con le imprese, ad iniziare da quelle di piccole dimensioni, accompagnandole in un percorso di crescita che valorizzi competenze, qualità e innovazione. Il settore delle costruzioni continua a essere un motore essenziale per lo sviluppo economico e sociale della valle e Ance Brescia è al fianco degli operatori per affrontare con determinazione le sfide future e costruire nuove opportunità per il territorio». La scelta di organizzare incontri itineranti nasce da un principio semplice: la rappresentanza deve essere vicina. Non si esercita da lontano, ma guardandosi negli occhi, ascoltando, comprendendo le specificità di ogni territorio. La Valle Camonica è parte essenziale del sistema edilizio bresciano. In quest’area costruire è parte della storia e dell’identità del territorio. «L’orgoglio che dobbiamo mantenere non è vana retorica – prosegue Deldossi –, ma consapevolezza del valore economico e sociale di ciò che realizziamo. Il nostro lavoro non finisce quando chiudiamo il cantiere: inizia nella vita delle
Il nostro lavoro non finisce quando chiudiamo il cantiere: inizia nella vita delle persone che abiteranno quegli spazi Sopra, panoramica della Valcamonica, con il paese di Esine sullo sfondo








Ance Brescia in dialogo con le imprese




persone che abiteranno quegli spazi. Per questo dobbiamo essere i primi a riconoscere e difendere la dignità del nostro lavoro. Orgoglio, competenza e comunità sono le fondamenta su cui dobbiamo continuare a costruire». Tema centrale della serata: il capitale umano. Il settore ha bisogno di giovani preparati e motivati per rendere l’edilizia attrattiva, qualificata, innovativa e capace di offrire prospettive solide. Significa trasmettere competenze tecniche rigorose, coltivare la cultura della sicurezza e favorire un ricambio generazionale che non disperda il patrimonio di esperienza costruito negli anni. “Attraverso l’esempio dell’Ente sistema edilizia Brescia, il nostro sistema sostiene formazione e sicurezza come pilastri della crescita professionale” sottolinea Deldossi. Su questo tema è intervenuto anche il presidente della Fondazione Scuola Cattolica di Valle Camonica Andrea Ghetti per sottolineare il rapporto fondamentale tra scuola, formazione e impresa. Particolarmente apprezzato, infine, il momento di intrattenimento con l’attore Roberto Capo, che ha proposto un intenso monologo dedicato all’identità e al significato profondo del lavoro nel settore delle costruzioni. Attraverso
immagini evocative e riferimenti alla tradizione costruttiva camuna, il racconto ha restituito il valore umano e sociale del costruire, ricordando come il lavoro nei cantieri lasci segni duraturi non solo nel paesaggio, ma nella vita delle comunità. Il monologo ha richiamato la lunga storia costruttiva della Valcamonica, dalle incisioni rupestri alle pievi romaniche, dalle grandi opere infrastrutturali alle centrali idroelettriche e agli edifici contemporanei, sottolineando la continuità di un sapere tecnico e artigianale che ancora oggi rappresenta una risorsa fondamentale per il territorio. Costruire è stato il messaggio centrale: significa contribuire concretamente al futuro delle persone e delle comunità, realizzando spazi destinati a durare nel tempo e a diventare parte della memoria collettiva. La serata si è conclusa con il momento conviviale, occasione ulteriore per rafforzare il dialogo tra Associazione e imprese e consolidare lo spirito di appartenenza alla comunità professionale del settore. L’iniziativa si inserisce nel percorso di Ance Brescia volto a promuovere il confronto diretto con i territori, valorizzare le competenze locali e sostenere il ruolo strategico delle costruzioni nello sviluppo della provincia e delle sue comunità.



I“Modello
l terremoto che colpì il Friuli-Venezia Giulia nel 1976 rappresenta uno degli eventi più drammatici nella storia della regione. Le modalità con le quali è stata gestita l’emergenza continuano ancora oggi, a quasi mezzo secolo di distanza, a rappresentare un esempio di come, grazie alla collaborazione tra istituzioni, imprese, tecnici e l’intera filiera edilizia, la ricostruzione sia avvenuta con rapidità e competenza, restituendo alla comunità abitazioni, servizi e infrastrutture. Oltre a rappresentare una pagina di memoria collettiva, quell’episodio segnò un momento di svolta per l’edilizia: dopo la notte del 6 maggio, non bastava limitarsi alla semplice ricostruzione degli edifici, ma diventava imprescindibile spostare l’attenzione sulla prevenzione del rischio. Il processo di ricostruzione è noto soprattutto per le tempistiche e le procedure con cui fu portato a termine e segnò una netta rottura con le modalità più tradizionali di intervento in caso di calamità naturali. Basato su tre pilastri principali, –sicurezza, valorizzazione dell’identità territoriale e rilancio economico – ha favorito la semplificazione dei processi decisionali, riducendo i passaggi burocratici e rendendo più rapidi gli interventi; in questo senso è stato possibile anticipare quella che oggi viene definita “filiera corta”. Un altro elemento centrale riguarda il coinvolgimento diretto delle imprese locali nel processo di ricostruzione, una scelta che ha permesso di aumentare l’efficienza dei lavori, limitando la presenza di intermediari e valorizzando al tempo stesso le competenze territoriali. Per tutti questi motivi il metodo utilizzato, chiamato appunto “Modello
Friuli”, è presto diventato un positivo esempio di gestione della ricostruzione post-sisma in Italia e all’estero.
Brescia in prima linea per sostenere le comunità colpite dal sisma Un’ondata di solidarietà si riversò sulle zone colpite, per offrire sostegno economico e materiale. Nel contesto dell’organizzazione degli aiuti per i centri colpiti dal sisma che provocò quasi mille morti, Brescia ebbe un ruolo di primo piano. Il Giornale di Brescia lanciò innanzitutto una sottoscrizione che permise di raccogliere oltre 220 milioni di lire per la realizzazione di tendopoli e fabbricati, alla quale aderì anche il Collegio edile bresciano – oggi Ance Brescia - che nella fase di aiuti non solo inviò sul posto operai e costruttori, professionisti e impiegati, ma si impegnò anche nell’acquisto e nella spedizione dei materiali e delle attrezzature necessarie. A Desenzano si tenne un incontro tra i dirigenti dell’Ana di Brescia e Bergamo e i dirigenti dei collegi edili bresciano e orobico, con l’obiettivo di offrire un supporto tecnico più efficace e qualificato. Tra le operazioni più significative, il Campo n. 4 di Taboga di Gemona, che accoglieva gli alpini delle sezioni di Bergamo, Brescia, Salò
Il terremoto del Friuli del 1976 rappresenta uno degli eventi più drammatici della storia italiana, ma anche un punto di svolta per il settore delle costruzioni.
e Valcamonica, dove vennero eseguiti circa cinquecento interventi. Negli anni successivi al disastro, anche la Cassa Edile espresse la propria solidarietà attraverso diversi contributi raccolti tra le maestranze e destinati ai terremotati. È significativo ricordare che, già nell’anno della tragedia, su 20.908 lavoratori ben 20.570 offrirono un contributo di 2mila lire ciascuno. Oggi i cataclismi si manifestano con una frequenza sempre maggiore; per questo è importante ricordare che simili eventi non appartengono soltanto al passato. Se si guarda alla provincia bresciana, la storia recente del territorio non registra episodi drammatici paragonabili a quelli che colpirono il Friuli. Uno dei sismi più significativi riscontrati negli ultimi anni è quello registrato a Salò, nel novembre del 2004. Con una magnitudo di 5,2, il terremoto
ha causato danni e disagi anche nelle città limitrofe, da Roè Volciano a Sabbio Chiese, ma fortunatamente non causò vittime. Il confronto con eventi di maggiore gravità evidenzia tuttavia la necessità di mantenere alta l’attenzione sul tema della mitigazione del rischio sismico. Per i costruttori, l’esperienza friulana ha lasciato in eredità un importante patrimonio di conoscenze e di responsabilità che ancora oggi orienta il lavoro del settore: l’importanza della prevenzione sia nella fase di progettazione sia in quella di costruzione. Nell’anno del cinquantesimo anniversario della tragedia, ricordare il terremoto del ’76 significa ripercorrere una pagina dolorosa della storia italiana, riconoscendo al contempo il valore di un modello che ha profondamente innovato il settore dell’edilizia.
di Ezio Giuriani, professore emerito Università degli Studi di Brescia
Nel 1976 ero un giovanissimo assistente di Tecnica delle Costruzioni al Politecnico di Milano, con una preparazione e con interessi scientifici lontani dalla sismica. Ricordo il disorientamento e l’inquietudine di una parte del nostro Istituto, dovuto al coinvolgimento del gruppo di ricerca del professor Grandori, che era tra i massimi esperti di sismica a livello nazionale. Il terremoto del Friuli aveva sorpreso per l’entità dei danni e per il gravissimo numero di morti, circa mille, e anche perché, a quei tempi, si riteneva che il nord d’Italia non fosse esposto a un rischio sismico così elevato; erano trascorsi pochi anni dai terribili terremoti del Belice e dell’Irpinia ed era diffusa la sensazione che il rischio dei gravi eventi sismici riguardasse solo il sud e il centro Italia. Quando vinsi il concorso di ordinario, dieci anni dopo il terremoto, ottenni la cattedra a Udine alla nuova Facoltà di Ingegneria, che era stata istituita proprio a seguito del terremoto. È ancora vivo il racconto di una mia giovane Assistente che aveva vissuto i terribili momenti del terremoto nel suo appartamento al terzo piano di una palazzina. Il terremoto è durato moltissimo, circa un minuto; dopo le prime scosse, ogni tentativo di abbandonare l’edificio era stato impossibile a causa degli scuotimenti della porta d’ingresso. Per quanto riguarda l’attività accademica, a Udine iniziai la ricerca e l’insegnamento nell’ambito delle strutture sismiche in cemento armato. Il corso si basava sui sistemi sismoresistenti costituiti da setti e corpi scale, impostazione diversa da quella della quasi totalità delle università italiane, che erano basate sui sistemi a telaio. La scelta dei sistemi a setti sismo-resistenti era motivata dalle grandi incertezze sul comportamento sismico dei telai, a causa della loro interazione con i tamponamenti. In effetti, i terremoti successivi dell’Aquila e di Amatrice hanno mostrato la grande vulnerabilità degli edifici a telaio, con crolli e perdite di vite umane. Anche l’insegnamento di Progetti di Strutture, avviato a Brescia quando è nata la facoltà di ingegneria civile alla fine degli anni ‘80, era fondato sui sistemi sismoresistenti a setti, nonostante il territorio bresciano non fosse considerato a rischio sismico; in sintonia con queste scelte, l’edificio di cinque piani, attuale sede di Ingegneria Civile, è stato realizzato con setti sismoresistenti e fondazione scatolare.
Sicurezza, identità territoriale e rilancio economico: i tre pilastri del modello


di Lorella Montrasio, professoressa Università degli Studi di Brescia
Del terremoto del Friuli, che fu percepito chiaramente anche a Milano, conservo un ricordo vivo e nitido di ragazza, a cui il nonno, veneziano, che aveva frequentato e amava Gemona del Friuli, aveva contribuito ad amplificare l’angoscia di quelle drammatiche ore. Alcuni anni dopo, in veste di docente universitario di Geotecnica, la disciplina che si occupa del ruolo del terreno nella progettazione delle costruzioni, ho incontrato la Geotecnica Sismica, che ha mosso i suoi primi passi proprio a partire dal terremoto del Friuli, e si è consolidata dal punto di vista normativo anche sull’onda di altri eventi occorsi negli anni successivi nel nostro Paese. Gli studi e l’attenzione per il terreno, entro cui il sisma nasce, si sviluppa e si propaga, hanno messo in evidenza il suo ruolo tutt’altro che passivo, mostrando come esso possa amplificarne gli effetti sulle costruzioni in funzione delle proprie caratteristiche fisiche, granulometriche e meccaniche. Queste evidenze sono state recepite dalle Norme Tecniche delle Costruzioni che hanno introdotto le “categorie di sottosuolo” e, per i casi più complessi, l’analisi di risposta sismica locale: strumenti che consentono al progettista di quantificare gli effetti del terremoto, considerando non solo la pericolosità sismica di base (in termini di accelerazione attesa), ma anche le specifiche condizioni del sito. Parallelamente, proprio a partire dalla consapevolezza (antica) del ruolo del terreno nella trasmissione del moto sismico, numerosi studi sono

stati orientati fin dagli anni ‘60, e nel nostro Paese proprio dagli anni ’70-’80, verso lo sviluppo di sistemi di isolamento sismico, finalizzati a ridurre la trasmissione delle sollecitazioni alle strutture mediante il disaccoppiamento della costruzione in elevazione dal sistema fondazione-terreno. Sono stati proprio i terremoti che si sono susseguiti, a partire da quello del Friuli che hanno accelerato questi studi e condotto alla diffusione dell’adozione degli isolatori sismici che rappresentano ancora oggi uno degli approcci più diffusi per la mitigazione del rischio sismico nella progettazione di costruzioni di una certa rilevanza. In anni più recenti, partecipando a una conferenza organizzata da Enea sui progressi della sismica nell’ingegneria civile, ho assistito a un intervento particolarmente stimolante, dedicato ai tentativi — fin dall’antichità, a partire dalle civiltà egizie — di mitigare gli effetti del sisma mediante interventi diretti sul terreno tramite la realizzazione di vere e proprie “vasche” di terreno circondate da materiali ritenuti isolanti (ovvero a bassa impedenza). Ciò ha indotto l’avvio di un’attività di ricerca, tuttora in corso presso l’Università degli Studi di Brescia, volta a esplorare soluzioni di isolamento sismico ottenute mediante interventi diretti sul terreno, rappresentati da iniezioni di materiali a bassa impedenza. L’obiettivo è sviluppare tecniche applicabili anche al patrimonio edilizio esistente, con particolare riferimento alle opere di rilevanza storica, artistica e architettonica.

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Un organismo stabile di confronto per monitorare lo stato delle opere pubbliche e condividere le priorità infrastrutturali del territorio. Con questo obiettivo la Provincia di Brescia ha avviato l’Osservatorio provinciale sulle infrastrutture e la mobilità, un tavolo tecnico permanente che riunirà istituzioni, rappresentanze economiche e mondo accademico per analizzare dati, criticità e prospettive di sviluppo della rete infrastrutturale. Il nuovo strumento di governance territoriale nasce con l’intento di rafforzare il coordinamento tra i diversi livelli amministrativi e i principali stakeholder coinvolti nella pianificazione e realizzazione delle opere pubbliche.
A illustrarne le finalità è Paolo Fontana, consigliere provinciale delegato a Strade e Viabilità della Provincia di Brescia, che sottolinea il ruolo strategico dell’ente provinciale nel costruire una visione condivisa dello sviluppo infrastrutturale. «La Provincia di Brescia può e deve essere protagonista dello sviluppo del nostro territorio. Per fare questo deve rendere forte il sistema Brescia, dialogando con le comunità locali e facendo sintesi di una visione comune», afferma Fontana. L’Osservatorio avrà sede a Palazzo Broletto e coinvolgerà rappresentanti degli enti locali, associazioni di categoria, comunità montane, organizzazioni sindacali e università, con l’obiettivo di costruire un quadro informativo aggiornato sulle infrastrutture provinciali e sui principali interventi in corso. Il contesto territoriale bresciano presenta infatti una rete infrastrutturale particolarmente articolata: la Provincia gestisce circa 1.500 chilometri di strade provinciali, che collegano aree produttive, distretti manifatturieri, territori montani e poli turistici. Una rete che richiede strumenti di monitoraggio costante, sia in termini di manutenzione sia per quanto riguarda la programmazione delle nuove opere. In questo quadro, il nuovo organismo avrà due
Uno strumento per condividere priorità e monitorare l’avanzamento delle opere
funzioni principali. La prima riguarda il monitoraggio sistematico dei lavori pubblici e dei cantieri attivi sul territorio, con l’obiettivo di verificare l’avanzamento delle opere, individuare eventuali criticità e condividere soluzioni operative con amministrazioni locali e categorie economiche. Il secondo ambito di attività riguarda invece la condivisione delle priorità infrastrutturali della provincia, attraverso un processo di confronto tra istituzioni, tecnici e rappresentanze del sistema produttivo. «Vogliamo creare un luogo dove incontrarsi per decidere le priorità dello sviluppo infrastrutturale della nostra provincia», spiega Fontana. «L’Osservatorio servirà sia a monitorare i lavori pubblici in corso sia a condividere quali interventi sono strategici per sostenere lo sviluppo economico, sociale e sostenibile del territorio». Per il settore delle costruzioni e delle infrastrutture, l’iniziativa rappresenta uno strumento potenzialmente rilevante per migliorare la programmazione degli investimenti pubblici e la trasparenza sull’avanzamento delle opere, favorendo al tempo stesso un dialogo più strutturato tra amministrazioni, imprese e filiera tecnica.
di Angelo Luigi Camillo Ciribini, Università degli Studi di Brescia

L’evoluzione verso sistemi di IA agentica implica il passaggio da un approccio basato su singole richieste a una gestione di processi complessi, attraverso l’interazione con più agenti dotati di crescente autonomia
Come è evidente dalle iniziative che Ance sta promuovendo a livello nazionale, specie sui temi della gestione delle offerte nelle gare e della sicurezza nei cantieri, il tema dell’adozione dell’Intelligenza artificiale generativa (IA o GenAI) appare, al mondo delle imprese di costruzioni, di grande rilievo, laddove Modelli multi modali possono offrire apporti significativi in termini di assistenza agli attori umani per l’aumento della produttività, a partire dall’analisi dei processi e dalla capitalizzazione delle serie storiche di dati in possesso delle organizzazioni che, in certi casi, possono avere dimensioni, quantitative e qualitative, cospicue, permettendo anche applicazioni ulteriori. Di fatto, ciò comporta, per le imprese, il normalizzare i propri processi, anche sulla scorta, quando possibile, della presenza di un sistema di controllo di gestione, e i modelli e le strutture dei dati. In un certo senso, le strategie di formulazione delle richieste implicano l’introduzione di una certa disciplina e razionalità da parte di chi le formula. Naturalmente, queste soluzioni permettono anche di agire, in certe circostanze, efficacemente pure sui dati non strutturati. Per certi versi, si potrebbe dire che laddove la Ge-
stione informativa digitale, o meglio la Modellazione Informativa, il Bim, non sia riuscita, l’IA Generativa possa avere successo, anche per quanto riguarda una condivisione di intenti e di esperienze. Le ragioni possono essere molteplici, ma tra di esse figura la mediazione esercitata da un corpo di conoscenze settoriale imponente, la natura sistemica delle interazioni tra operatori eterogenei, l’estensione dell’universo digitale in assenza di una architettura infrastrutturale unitaria (quanto meno dei flussi e dei processi). L’invito, tuttavia, è di considerare in prospettiva, per tutti i casi d’uso immaginabili, le conseguenze dell’implementazione di sistemi di IA Agentica, vale a dire, non il ricorso al singolo agente, bensì l’interlocuzione con una orchestra di agenti. In questo caso, emergono due aspetti principali: la transizione da una dimensione reattiva a una proattiva (dal prompting al tasking) che richiede evidentemente una notevole capacità di istruttoria dell’obiettivo e una accurata



definizione dei vincoli nei confronti di soluzioni, entità più che non strumenti o dispositivi, dotati di una crescente autonomia e indipendenza, nonché una attitudine al dialogo tra uomo e macchina nella rettifica e nella validazione degli esiti. Questo scenario deve, poi, tenere in conto di come la diffusione di dispositivi multi agentici possa vederne nel futuro una contrapposizione, ovvero l’interazione, nella transazione tra organizzazioni (tra committenti e affidatari, tra operatori e soggetti istituzionali, tra attori di una catena di fornitura, ecc.) secondo logiche da attenzionare, per evitare disallineamenti nei fini e opportunismi a opera degli algoritmi. Le crescenti prestazioni che le soluzioni di IA Generativa e di IA Agentica offrono, a una velocità di sviluppo per ora non trascurabile (anche dal punto di vista della obsolescenza degli investimenti) pone, comunque, l’urgenza della necessità di considerare la loro adozione nell’ottica del potenziamen-
to (Augmentation) delle prestazioni degli esseri umani, anziché di loro sostituzione (Replacement), tanto più al livello di ingresso del praticantato e del tirocinio, le posizioni più facilmente surrogabili.Al contempo, accanto a profili specializzati nell’IA (come quelli recentemente licenziati da Uninfo come norma Uni 11621-8), occorre che vi siano figure del dominio disciplinare sempre più competenti. Di conseguenza, l’impresa di costruzioni è chiamata a supportare, specie verso le nuove generazioni, la formazione, secondo i criteri Ksa (Knowledge, Skills, Abilities) o Skeb (Skills, Knowledge, Experience, Behaviour). Di fatto, la sfida, sembra un ossimoro, consisterà nel formare praticanti già dotati di un certo grado di esperienza, non immediatamente sostituibili da alcunché. Sarà, questo, il compito di atenei e di Its Academy: senza dimenticare che, nell’ultima vignetta del fumetto, compaia la personificazione della IA Fisica, ovvero dei Modelli cognitivi (o World Model) che richiamano contesti ben più sfidanti, per un cantiere che, se permeato da soluzioni Off Site, sarà molto più praticabile per umanoidi, in quanto ambiente molto più strutturato.

I modelli multimodali di Intelligenza artificiale possono offrire un supporto significativo agli attori umani, migliorando la produttività e la gestione dei processi
Un nuovo ingresso rafforza la rete della Fondazione Campus Edilizia Brescia Ets. Bper Banca entra ufficialmente nella compagine sociale dell’ente del terzo settore, portando a diciassette il numero dei soci e consolidando un percorso di crescita che, negli ultimi anni, ha visto la Fondazione affermarsi come punto di riferimento per il sistema delle costruzioni e per gli enti locali del territorio bresciano.
Per la Fondazione si tratta di un passaggio significativo, non soltanto per il profilo dell’istituto bancario, ma per il valore strategico che questa adesione assume rispetto agli obiettivi dell’ente.
A sottolinearlo è il presidente, ingegner Massimo Angelo Deldossi, che evidenzia la portata dell’operazione in chiave territoriale e prospettica. “L’adesione di un istituto bancario come Bper Banca, capogruppo del terzo gruppo bancario in Italia per numero di sportelli e rilevanza, assume un particolare significato, considerato che tale grande e prestigiosa realtà ha compreso i valori e i servizi offerti dalla Fondazione.
Si tratta di una scelta coerente con la nostra mission – dichiara l’ingegner Deldossi – perché così ci avviciniamo ulteriormente al territorio di tutta la provincia. Esprimo anche la mia soddisfazione e quella del consiglio direttivo, registrando l’entrata di un socio competente su temi che in futuro saranno sempre più centrali, quali le soluzioni finanziarie per supportare i comuni nei loro investimenti”. Il presidente della Fondazione Campus Edilizia Brescia Ets aggiunge un altro motivo per salutare positivamente la notizia: “Avere un partner bancario nella compagine è un ulteriore segno di serietà dell’organizzazione della nostra Fondazione”.
L’Ets nasce con l’obiettivo di promuovere formazione, innovazione e qualificazione nel settore delle costruzioni, favorendo il dialogo tra imprese, professionisti, enti pubblici e mondo del credito. Negli anni ha costruito un modello che punta a mettere a sistema competenze tecniche e capacità progettuale, accompagnando amministrazioni e operatori nella gestione di interventi complessi, dall’efficientamento energetico alla ri-

Deldossi: “Un partner strategico per i Comuni e per il territorio”

generazione urbana. L’ingresso di Bper Banca si inserisce in questa traiettoria. "Siamo orgogliosi di diventare soci della Fondazione Campus - commenta Maurizio Veggio, responsabile Bper della direzione regionale della Lombardia est e del Triveneto-. Brescia è per noi un’area strategica: come prima banca del territorio riteniamo fondamentale sostenere iniziative che migliorino la qualità della vita urbana, favoriscano la rigenerazione degli spazi e contribuiscano allo sviluppo sostenibile della comunità. La collaborazione con la Fondazione rappresenta un passo importante in questa direzione”.
La presenza di un istituto di credito all’interno della compagine sociale rappresenta un tassello significativo in un momento storico in cui la sostenibilità economica dei progetti e la capacità di strutturare adeguati strumenti finanziari sono condizioni imprescindibili per trasformare le idee in cantieri e i cantieri in opere utili alle comunità.
La Fondazione, infatti, opera a stretto contatto con i Comuni del territorio, supportandoli nell’analisi e nella pianificazione degli interventi, anche in relazione alle opportunità offerte dai programmi di finanziamento nazionali ed europei. In questo quadro, la collaborazione con un partner bancario potrà rafforzare ulteriormente la capacità di offrire soluzioni integrate, mettendo in dialogo progettazione tecnica e soste -

La Fondazione Campus
Edilizia Brescia opera come piattaforma di competenze al servizio dei Comuni e degli operatori locali, accompagnando il territorio nella gestione di interventi complessi e nella valorizzazione delle opportunità di finanziamento
nibilità finanziaria. Bper Banca metterà a disposizione il proprio know-how e le proprie competenze con l’obiettivo di offrire un contributo concreto nella comprensione della finanziabilità dei progetti, nella determinazione delle tempistiche, nell'intercettare eventuali opportunità derivanti da bandi pubblici, nazionali ed europei e di favorire ulteriori legami con attori presenti nell'area che possano contribuire apportando idee, consulenza e ulteriore know-how. L’adesione di Bper Banca viene letta dalla governance della Fondazione non solo come un riconoscimento del lavoro svolto finora, ma anche come un investimento sul futuro. L’obiettivo è continuare a crescere come piattaforma di competenze al servizio dell’intera filiera edilizia, con uno sguardo attento all’innovazione, alla qualità delle opere e alla responsabilità sociale.
Con questo nuovo ingresso, la Fondazione Campus Edilizia conferma la propria vocazione a fare rete, rafforzando un modello di collaborazione che mette al centro il territorio bresciano e le sue comunità. Un percorso che, nelle parole del presidente Deldossi, trova oggi “un partner competente su temi che saranno sempre più centrali”, in grado di affiancare enti locali e operatori nelle sfide dei prossimi anni.

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Sono stati ufficialmente premiati i sei scatti vincitori del contest fotografico “FotografiAmo il futuro”, lanciato per il quarto anno consecutivo da Ance Brescia con la rivista bimestrale Costruire il futuro e con il patrocinio di Provincia e Comune di Brescia. Il tema dell’ultima edizione, “Costruzioni e sottoservizi: l’edilizia in dialogo con l’elemento acqua”, ha invitato fotografi e fotoamatori da tutta Italia a interpretare la relazione tra acqua e costruito, evidenziando l’interazione armoniosa tra intervento umano e contesto ambientale. La giuria – presieduta da Claudio Baroni, giornalista e presidente della Fondazione Morcelli Repossi e composta da Paolo Sacchini, direttore dell’Accademia di Belle Arti SantaGiulia, Ilaria Bignotti, dottore di ricerca, storico dell’arte e curatore, Adriano Baffelli, giornalista e direttore responsabile della rivista “Costruire il futuro” e Valentina Tonelli, architetto e membro del Consiglio direttivo del Gruppo Giovani di Ance Brescia – ha premiato gli autori dei sei scatti vincitori che, oltre ad aggiudicarsi uno spazio sulle copertine della rivista Costruire il futuro 2026, hanno ricevuto buoni fino a duemila euro per l’acquisto di attrezzature fotografiche professionali.
“L’iniziativa ha dato rilevanza alla risorsa più preziosa del nostro pianeta, l’acqua, richiamando l’attenzione sulla necessità di una gestione più consapevole e sostenibile della stessa – ha dichiarato Fabio Rizzinelli, vicepresidente di Ance Brescia –. Attraverso l’arte fotografica, abbiamo voluto raccontare come questa risorsa entri in dialogo con le attività costrut-
tive e le nuove esigenze dell’uomo, attraverso un percorso fotografico che ne testimonia il ruolo fondamentale per il settore”. “Le immagini in gara – sottolinea il presidente della giuria Claudio Baroni – hanno dimostrato come quello tra acqua e costruito sia un rapporto complesso e affascinante. I partecipanti, attraverso i loro scatti, hanno saputo dare vita a una narrazione anche culturale, capace di generare, in chi li osserva, interrogativi sul nostro modo di progettare e abitare il territorio”. “Quest’anno – sottolinea il direttore del bimestrale, Adriano Baffelli – anche grazie all’avvio di una collaborazione con l’Accademia, l’iniziativa rappresenta un primo passo per avvicinare maggiormente i giovani al mondo dell’edilizia, favorendo una riflessione condivisa su un tema di grande rilevanza, attraverso il linguaggio diretto e universale della fotografia”. L’Accademia ha ospitato le sei opere vincitrici, insieme ad altri quattordici scatti selezionati dalla giuria, con l’obiettivo, precisa il direttore Paolo Sacchini, di “Offrire agli studenti l’opportunità di entrare in contatto con progetti che affrontano temi rilevanti attraverso la fotografia, contribuendo ad arricchire il loro sguardo e la loro consapevolezza”. A conferma del valore culturale e divulgativo dell’iniziativa, il contest si conferma capace di stimolare nuove riflessioni sul rapporto tra costruito, ambiente e società. Un percorso che Ance Brescia intende proseguire anche nelle prossime edizioni, continuando a coinvolgere appassionati e professionisti in una narrazione condivisa delle trasformazioni del territorio e del settore edile.
Per poter visionare gli scatti selezionati
è ancora possibile visitare la mostra virtuale allestita sulla piattaforma Metasteps In
Dall’Osservatorio congiunturale Ance 2026 un’analisi su investimenti, imprese e prospettive del settore
Negli ultimi anni il settore delle costruzioni ha svolto un ruolo centrale nel sostenere l’economia italiana. Gli investimenti nel comparto hanno rappresentato uno dei principali pilastri della domanda interna, arrivando a incidere per circa il 12% del Pil. Dopo l’eccezionale espansione registrata tra il 2021 e il 2023, quando gli investimenti hanno superato i 200 miliardi di euro raggiungendo livelli mai toccati in precedenza, il settore si trova oggi in una fase di transizione. Per il 2025 le stime indicano una lieve flessione degli investimenti pari al -1,1% in termini reali, un risultato comunque migliore rispetto alle previsioni formulate in precedenza. A sostenere il settore è soprattutto la forte dinamica delle opere pubbliche, legata all’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), mentre risultano più deboli gli investimenti nel comparto residenziale, penalizzati dal ridimensionamento degli incentivi fiscali per la riqualificazione del patrimonio abitativo. Nel 2025 gli investimenti in abitazioni registrano una contrazione del -15,6% in termini reali rispetto all’anno precedente. Nel comparto della riqualificazione del patrimonio abitativo, la riduzione è del -8% in termini reali. Nonostante questo rallentamento, le costruzioni continuano a rappresentare un settore strategico non solo per la crescita economica ma anche per la qualità della vita dei cittadini, contribuendo alla realizzazione di infrastrutture, alla rigenerazione urbana e alla modernizzazione del patrimonio edilizio.

L’attuazione del Pnrr e il rilancio delle opere pubbliche Uno dei principali motori dell’attività nel settore è rappresentato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Nel 2025 gli investimenti nelle costruzioni non residenziali pubbliche sono stimati in crescita del 21%, confermando il ruolo decisivo del Pnrr nel rilancio delle infrastrutture e degli investimenti pubblici. La spesa complessiva del Piano ha registrato una forte accelerazione, superando i 100 miliardi di euro nel 2025. Oltre la metà di queste risorse riguarda interventi direttamente collegati al settore delle costruzioni, con investimenti concentrati soprattutto nelle infrastrutture ferroviarie e negli interventi diffusi sul territorio gestiti dagli enti locali. Il monitoraggio Ance, basato sui dati Cnce_Edilconnect, rileva a dicembre 2025 la presenza di circa 16 mila interventi attivi o conclusi legati al Pnrr. Una parte significativa di questi progetti ha già raggiunto uno stadio avanzato di realizzazione o è stata completata, mentre resta una quota di opere nelle fasi iniziali che richiede un’accelerazione per rispettare le scadenze europee fissate per il 2026. Il Piano ha inoltre introdotto importanti








Il settore delle costruzioni ha rappresentato uno dei principali pilastri della domanda interna, incidendo per circa il 12% del Pil
Composizione %
Nuove abitazioni
Manutenzione straordinaria residenziale
Nuove costruzioni non residenziali private
Manutenzione straordinaria non residenziale privata
Costruzioni non residenziali pubbliche
innovazioni nelle modalità di programmazione e gestione degli investimenti pubblici, contribuendo a rafforzare la capacità operativa delle amministrazioni e delle imprese.
Demografia, città e accesso sempre più difficile alla casa
Accanto alle dinamiche economiche, il settore delle costruzioni è chiamato a confrontarsi con profonde trasformazioni sociali e demografiche. La popolazione italiana è in progressiva diminuzione e allo stesso tempo sempre più anziana, mentre si accentuano gli squilibri territoriali tra Nord e Sud e cresce la mobilità verso le principali aree urbane. Questi cambiamenti hanno effetti diretti sulla domanda abitativa e sull’organizzazione delle città. Da un lato cresce la neces-
sità di rigenerare il patrimonio edilizio esistente e di migliorare la qualità degli spazi urbani; dall’altro emerge con forza il problema dell’accesso alla casa. In molte grandi città il costo dell’abitazione, sia in acquisto sia in affitto, rappresenta un ostacolo crescente per una parte significativa della popolazione. Il disagio abitativo non riguarda più soltanto le famiglie a basso reddito, ma anche quelle appartenenti alla cosiddetta “fascia grigia”, che non hanno accesso all’edilizia sociale ma non riescono a sostenere i costi del mercato privato. Per affrontare questa emergenza diventa necessario rafforzare le politiche pubbliche per la casa e promuovere nuovi programmi di housing sociale capaci di ampliare l’offerta di abitazioni accessibili e sostenibili.
Il comparto delle costruzioni ha attraversato negli ultimi anni un processo di rafforzamento strutturale. Le imprese coinvolte nei grandi programmi di investimento, in particolare nei cantieri legati al Pnrr, hanno mostrato una crescita dimensionale significativa e un miglioramento degli indicatori economico-finanziari. Tra il 2017 e il 2024, la quota di imprese con un valore della produzione superiore ai due milioni di euro è passata dal 38% al 66%. L’impresa media impegnata nei cantieri del Pnrr presenta oggi dimensioni più elevate rispetto alla media delle imprese che operano nel mercato delle opere pubbliche, con un valore della produzione medio di oltre 11 milioni di euro. Parallelamente si registra un miglioramento degli indicatori di redditività e solidità finanziaria. Il ritorno sugli investimenti e la redditività del capitale proprio sono cresciuti in modo significativo, mentre il livello di indebitamento si è ridotto. La capacità di queste aziende di generare valore emerge anche dall’aumento della quota di imprese in utile, che supera il 96% nel 2024 (contro l’88,3% del 2017). Questi dati testimoniano come il settore abbia saputo rafforzarsi e strutturarsi, aumentando la propria capacità organizzativa e operativa, soprattutto nella gestione di interventi complessi e di grandi dimensioni.
Accesso al credito: segnali di ripresa ma restano criticità Un altro fattore decisivo per lo sviluppo del settore riguarda l’accesso al credito. Negli ultimi quindici anni i finanziamenti bancari destinati agli investimenti nelle costruzioni hanno subito una forte contrazione: dai 52 miliardi di euro del 2007 si è passati a circa 10,6 miliardi nel 2024.
Nel 2025 si registrano tuttavia i primi segnali di inversione di tendenza. Nei primi nove mesi dell’anno i finanziamenti alle imprese del settore sono cresciuti del 18,7%, con una dinamica particolarmente positiva nel comparto non residenziale. Anche il credito alle famiglie per l’acquisto di abitazioni ha mostrato una ripresa significativa, con un aumen-
PNRR: SPESA TOTALE AL 31 AGOSTO 2025
Incidenza %
Settore delle costruzioni
to delle erogazioni superiore al 30%. Nonostante questi segnali incoraggianti, l’offerta bancaria resta ancora prudente e caratterizzata da condizioni più restrittive rispetto al passato, soprattutto per quanto riguarda il finanziamento degli investimenti delle imprese.
Previsioni e prospettive per il 2026 Guardando al futuro, le prospettive del settore tornano complessivamente positive. Per il 2026 è atteso un aumento degli investimenti in costruzioni pari al +5,6%, trainato principalmente dall’ulteriore crescita delle opere pubbliche legate alla fase conclusiva del Pnrr. Parallelamente si prevede un rimbalzo degli investimenti nella riqualificazione abitativa, sostenuto dalla proroga degli incentivi fiscali e dalla crescente attenzione delle famiglie ai temi dell’efficienza energetica e della sostenibilità.
Restano invece più deboli gli investimenti nella nuova edilizia residenziale e nelle nuove costruzioni non residenziali, ancora condizionati dal calo dei permessi di costruire e da un contesto economico caratterizzato da elevata incertezza. Nel medio periodo la sfida principale sarà quella di gestire la transizione verso la fase post-Pnrr, mantenendo livelli adeguati di investimento pubblico e rafforzando le politiche infrastrutturali e abitative del Paese.


Per scaricare e leggere la versione integrale dell’Osservatorio congiunturale di Ance


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CCredo possa interessare ai costruttori bresciani sapere che è recentemente uscito un libro, creato da chi scrive, commissionato dal presidente dell’azienda Aler, Dott. Amedeo Ghidini, sulla storia centenaria di quello che un tempo si chiamava Istituto autonomo case popolari, in sigla Iacp. Si tratta di una vicenda che ha avuto un forte impatto sull’edilizia bresciana e anche sull’urbanistica, almeno a partire dal 1939. Gli imprenditori edili bresciani sono stati ampiamente coinvolti in questa lunga realtà, sia in Brescia che nella provincia.
La questione della residenza per le famiglie povere fu ritenuto per secoli un tema che rientrava, senza dubbi di coscienza, fra le contingenze inevitabili della vita, che ha i suoi lati positivi, ma anche molti inconvenienti o disastri. Le abitazioni misere di gran parte della popolazione erano ritenute una realtà normale e non risolubile, se non per via di quel vento che quasi tutto può e che si chiama denaro. Chi ne possedeva molto poco vedeva i primi effetti nella misera condizione del suo abitare e della propria famiglia. Va anche ricordato che la prevalente economia rurale rendeva antico l’adattamento a condizioni abitative molto modeste e di facile adattabilità a ogni nuova esigenza.

L’intensificarsi moderno della vita urbana, che in Italia si manifestò nel secondo Ottocento, rese le cose molto più complesse e drammatiche. La sensibilità politica per il problema ebbe in Brescia un precursore nella sensibilità religiosa, che, materializzata nella Veneranda Congrega della Carità apostolica, aveva prodotto generose offerte di case, anche gratuitamente, per le famiglie povere. La volontà politica generale ebbe sbocco nel politico Luigi Luzzatti, che, da ministro, nel 1903 formulò quella che è ritenuta la legge fondante dell’edilizia pubblica a fini sociali. Brescia non fu tra le città più tempestive nell’accogliere la nuova opportunità, anche se già nel 1882 il Comune aveva edificato alcune case popolari. Il balzo demografico cittadino provocato, durante la prima Guerra mondiale, dalle opportunità di lavoro nella città, associato alla battuta d’arresto nella produzione armiera conseguente alla vittoria del 1918, rese acuto il problema abitativo. I dibattiti politici furono inconcludenti sino a quando, nel 1925, le

Foto 1: veduta aerea del quartiere Iacp a ovest del fiume Mella, la cui costruzione iniziò nel 1939
Foto 2: il primo edificio costruito nel 1928 dall’Iacp, in Brescia, via Diaz


bresciane autorità nazionali nel campo del fascismo risolsero in pochi mesi il problema della nascita di un Istituto fascista autonomo per le case popolari. Fondamentale fu l’azione della Camera di commercio, allora presieduta dall’illustre Filippo Carli, padre del più noto Guido, che, infatti, nacque a Brescia. Tra i fondatori vi fu anche la Congrega di carità e anche un imprenditore geniale: Roberto Ferrari. Oltre ad essere un abilissimo industriale, il Ferrari fu anche attento alle esigenze sociali e non solo dei suoi dipendenti. Per questi creò quello che ancora oggi chiamiamo Villaggio Ferrari. Per i bresciani tutti fu attivo e generoso nella nascita dell’ospedale, che prese le prime mosse negli anni Trenta. Mentre la vita dell’Istituto languiva, per mancanza di fondi, Roberto Ferrari anticipò di tasca sua le spese di acquisto di terreni per la costruzione di un primo blocco consistente di abitazioni popolari. La scelta fu innovativa e lungimirante. Ferrari localizzò l’insediamento addirittura oltre il fiume Mella, là
Nel numero precedente, l'autore ha avanzato l'ipotesi che sotto una delle piazze centrali di Brescia possano trovarsi i resti di un anfiteatro romano, sollecitando Ance Brescia a farsi parte attiva per promuovere una verifica. Prendiamo atto del suggerimento con interesse. Pronunciarsi sulla fondatezza dell'ipotesi non è nella nostra competenza, né sarebbe corretto farlo, trattandosi di materia che appartiene alla ricerca archeologica e alle istituzioni preposte. Sarebbe improprio, da parte nostra, anticipare conclusioni su una questione che richiede metodo scientifico, verifiche stratigrafiche e — per poter essere avviata — specifiche autorizzazioni da parte delle autorità competenti. La domanda tocca, a ogni modo, qualcosa che ci riguarda direttamente. Il rapporto tra sottosuolo, costruito e trasformazione urbana è terreno su cui l'Associazione si muove quotidianamente. Sapere cosa c'è sotto una città — e come questo condiziona ciò che si può fare sopra — è una questione non solo culturale ma anche tecnica, progettuale e di responsabilità verso il territorio. Un percorso di verifica serio, ove ritenuto opportuno dalle istituzioni competenti, non potrebbe che giovare alla conoscenza della città. Ance Brescia seguirebbe con interesse ogni sviluppo in questa direzione, confermando la propria attenzione al rapporto tra patrimonio storico, sottosuolo e trasformazione urbana.

Le scelte insediative dell’edilizia popolare si sono rivelate spesso lungimiranti, anticipando l’espansione urbana e contribuendo a definire nuove direttrici di crescita, dal fiume Mella alle aree meridionali oltre la ferrovia
dove neppure lontanamente si pensava che l’espansione urbana potesse giungere. Fu l’avvio di una fascia di città che fu riconosciuta come opportuna anche nel dopoguerra, quando fu ampiamente sviluppata, lungo via Chiusure e sino alla collina di S. Anna. Altrettanto audace, e fortunata, fu la scelta di un’altra area
per edificazioni, molto a sud della città. La struttura più meridionale, oltre la ferrovia, era il gasometro, che era stato creato appunto in zona ultraperiferica per scongiurare pericoli. Ma ben oltre iniziò a prendere corpo il quartiere di via Lamarmora. Nonostante la guerra furono costruite case anche all’interno della città, come in via Filzi e in via Carducci. Il ruolo dello Iacp risultò importante nella ricostruzione postbellica e l’esigua struttura aziendale di epoca fascista mise in atto però la forza della sua seria organizzazione. I quartieri di via Chiusure e via Lamarmora assunsero una dimensione urbanistica che innescò la crescita dell’intera città a sud e ad ovest. A nord fu insediato il quartiere di S. Bartolomeo per i profughi giuliano-dalmati. Mentre nuovi presidenti si avvicendavano, la sede dello Iacp approdò infine nel luogo dove ancora si trova, lungo viale Europa, quando anche la zona periferica settentrionale di Brescia fu inclusa nei piani di sviluppo. La sede Iacp infatti si insediò accanto al grande complesso

abitativo creato dal medesimo Istituto e chiamato E70, con riferimento agli anni in cui fu costruito, poco più a nord, lungo il neonato viale Europa. Poco oltre fu anche edificato il quartiere Valotti che condivideva con l’E70 l’anomalo carattere di un’edilizia fuori dalla linea della produzione per la cessione affitto. Era invece realizzata per una vendita immediata degli appartamenti. L’operazione fu voluta per rimpinguare il patrimonio economico, sempre minacciato da carenti finanziamenti e da inadempienze dell’inquilinato. Tuttavia l’azione istituzionale continuava, sia in città, come nei casi di via Collebeato o via Tiboni, sia nella provincia. Importante e ancora di forte impatto urbanistico fu la creazione del grande quartiere di via Casazza, all’estremo nord del comune di Brescia. Lo Iacp non poteva rimanere escluso dalla grande operazione di S. Polo Nuovo, la creatura dell’assessore Bazoli e dell’architetto Benevolo. Oltre alla costruzione di case basse, a schiera, allo Iacp fu sfortunatamente assegnata anche la costruzione e quindi la proprietà di due delle cinque case altre: le “torri”, alte 50 metri con 16 piani. Chiamate con i nomi di pittori cui erano intitolate le vie adiacenti, allo Iacp toccò anche la torre Tintoretto, che costituì un evento alquanto sfortunato. Infatti le torri dimostrarono ben presto la loro im-
mensa fragilità sociale. Per Iacp furono progettate, dall’ingegnere capo interno con la consulenza diretta di Leonardo Benevolo. La torre Tintoretto, 18 piani, fu prevista con un solo vano scale, per 195 appartamenti. Gli ascensori manifestarono crescenti problemi di affidabilità e l’eterogenea educazione civica dei residenti portò all’esasperazione la manutenzione e la decenza ambientale. Già 20 anni dopo la costruzione, nel 2006, anche la giunta comunale, della sinistra che pure aveva fortemente voluto S. Polo, non poté evitare di prendere atto dei grandi disagi che si manifestavano nei residenti delle torri. La giunta di opposto colore politico, che si insediò nel 2008, prese rapidamente la drastica risoluzione di abbattere due torri, una del Comune e una dello Iacp. L’esempio delle Vele di Napoli aveva fatto scuola. La tensione politica conseguente alla delibera si trascinò in Brescia per circa 15 anni, sinché, nel 2021, si procedette alla demolizione della torre Iacp, la Tintoretto. Fu uno degli episodi di maggiore gravità in Italia nel quadro dell’edilizia residenziale in generale e di quella a fini sociali in particolare. Purtroppo lo Iacp bresciano cadde in una fase buia della sua storia. Ma altri versanti del suo operare lo riscattarono. In primis vi fu un impegno nella ricerca di un riequilibrio delle assegnazioni degli appartamenti e si


Nel secondo dopoguerra, quartieri come via Chiusure e via Lamarmora assunsero una dimensione tale da innescare lo sviluppo urbano verso sud e ovest, ridisegnando profondamente la geografia della città

Foto 3: le case Iacp costruite in via Filzi durante la guerra e nel primo dopoguerra
Foto 4: il vasto impianto edilizio iniziale di Iacp lungo la nuova via Lamarmora, all’origine di una generale espansione di Brescia

inventarono figure di mediazione, non solo culturale per gli inquilini stranieri, ma anche di educazione civica e di aiuto nell’intrico degli adempimenti normativi e amministrativi. Si inventò il community manager, che, con assunzioni anche recenti, è un riferimento per l’aiuto e la serenità dei residenti. Inoltre Iacp, sempre più legato all’Amministrazione regionale, si inserì in operazioni a forte impatto sociale, come la creazione di strutture ad ampio spettro collettivo, non solo residenziale, ma anche di socializzazione e integrazione. Nel caso di una ex scuola comunale di via Vallecamonica furono creati alloggi per anziani assistiti, luoghi di incontro con gli esterni del quartiere, anche giovani, e strutture collettive di quartiere. Un secondo esempio fu costituito dalla costruzione, in Sanpolino, della struttura chiamata Bird, una residenza assistita per anziani, anche in questo caso con integrazione verso l’esterno. Il Bird (acronimo di “Bioedilizia, Inclusione, Risparmio energetico, Domotica”) è stato anche un modello di edilizia ecologistico-greenbuilding, con l’uso di materiali e sistemi accreditati nel mondo più ambientalista: dall’architettura bioclimatica, al risparmio energetico, dall’uso di fonti energetiche rinnovabili, dalla solare alla geotermica, alla sicurezza, dal risparmio dell’acqua alla facilitazione dell’abitare tramite la domotica. Il fabbricato ricevette numerosi premi, anche internazionali. Internazionale fu anche la collaborazione con una struttura francese
Foto 5: una fase di costruzione del quartiere Iacp di via Casazza
Foto 6: un disegno di progetto del grande complesso E70 costruito da Iacp nei primi anni Settanta
Foto 7: un recente rinforzo antisismico in case Aler


simile allo Iacp, che portò a uno scambio di progetti. Quello francese si può vedere, realizzato in S. Polo. Dal 1996 la Regione Lombardia decise che i vecchi Iacp cambiassero nome divenendo Aziende lombarde per l’edilizia residenziale, Aler. L’Aler Brescia, inoltre, con atto notarile del 2014, fu posta a capo di un accorpamento interprovinciale che univa le Aler di Brescia, Cremona e Mantova. Da una decina di anni Aler non ha più costruito nuovi edifici, mentre è fortemente intervenuta nell’ammodernamento di quelli esistenti. Si è trattato, e si tratta tuttora, di operazioni volte al miglioramento energetico degli impianti, al migliore isolamento termico e anche all’intervento antisismico. In queste operazioni Aler collabora strettamente con la propria azienda affiliata denominata GeSi, Gestione Servizi Integrati, fondata in forma congiunta da Aler e Asm nel 2000. In seguito Asm e A2A abbandonarono la società, che oggi opera in modo efficiente sia in sintonia con Aler, sia con un’espansione personale della propria clientela.




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Nel settore delle costruzioni cresce il contributo delle nuove generazioni e, in particolare, quello delle donne che scelgono di intraprendere questo percorso professionale. L’esperienza delle componenti del Gruppo Giovani di Ance Brescia offre uno spaccato autentico di passione e impegno, raccontando storie che intrecciano tradizione familiare, formazione tecnica e desiderio di innovare. Attraverso quattro domande, abbiamo raccolto le testimonianze di Michelle Amadei, responsabile amministrativo in Amadei Costruzioni Srl, Francesca Scolari, responsabile amministrativo in Società Generali Costruzioni Srl, Laura Parietti, manager e Pr in Pavimenti e Rivestimenti Srl, e Valentina Tonelli, in Costruzioni edili Tonelli Spa. Percorsi personali, sfide affrontate in un contesto prevalentemente maschile, valore del confronto associativo e sguardo verso il futuro del settore. Ne emerge un racconto corale che restituisce la vitalità di una nuova generazione di imprenditrici, capace di portare energia, competenze e una rinnovata attenzione agli aspetti umani, tecnici, organizzativi e sostenibili dell’edilizia.
Michelle Amadei Come sei arrivata all’edilizia? Il tuo percorso di formazione, le prime esperienze, e quando hai deciso che questo sarebbe stato il tuo futuro. Da sempre ho desiderato di lavorare in edilizia, vedevo mio papà e mio nonno portare avanti l’azienda di famiglia ed il mio sogno era poter continuare il loro lavoro. Già da adolescente, durante il periodo estivo, ero entusiasta di poter andare in ufficio e vedere i progressi dei lavori. Ho preso dimestichezza con i disegni tecnici ed ho imparato come un progetto sulla carta prenda poi forma nella realtà. Ho seguito le varie fasi delle lavorazioni di diversi cantieri, fino a vedere i progetti completamente realizzati ed è una cosa davvero entusiasmante, perché impari non solo l’arte del costruire ma anche a scegliere i materiali da utilizzare secondo le loro caratteristiche. Al momento della scelta del percorso scolastico sono stata avvantaggiata in quanto avevo già le idee molto chiare: vo -
levo continuare nell’azienda di famiglia e così ho iniziato a studiare per diventare geometra, finito il percorso scolastico ho iniziato subito ad approcciarmi al mondo del lavoro affiancata dal personale tecnico che tuttora lavora con noi, mi ha insegnato a gestire completamente un cantiere dalle fasi iniziali fino al suo completamento. Francesca Scolari L’edilizia è ancora spesso vista come un settore maschile. Qual è la tua esperienza in questo contesto, quali cambiamenti culturali stai notando e che messaggio vorresti dare a una ragazza che sogna di intraprendere questa strada? Essere donna in questo settore è una sfida impegnativa, ma anche una grande soddisfazione. Sebbene mi sia sempre sentita ben accolta dai colleghi e collaboratori, non nascondo di aver incontrato difficoltà legate al confronto con un settore prevalentemente maschile. Tuttavia, sono convinta che affrontare e superare questi ostacoli trasformi le criticità in punti di forza.Il valore aggiunto che noi donne portiamo nelle imprese risiede in una spiccata attenzione all’organizzazione, alla precisione ed una naturale empatia nei confronti delle persone con cui siamo a contatto ogni giorno. Spesso sentiamo di dover dimostrare di più, ma questo ci spinge a metterci in gioco con competenze e determinazione e alle volte con una sana competizione. Ponendo maggior attenzione alla componente umana nel lavoro prendo consapevolezza della necessità delle persone con cui collaboro di trovare un ambiente lavorativo in cui condividere aspetti che vanno oltre il lavoro e che riescano ad entrare nella sfera personale di ognuno di noi che investe grand parte della propria vita in quella della nostra azienda. Credo fermamente che il lavoro di squadra e l’unione delle capacità individuali siano l’unica via per raggiungere risultati d’eccellenza.
Laura Parietti Cosa ti ha spinto a entrare nel Gruppo Giovani? Che valore ha per te questo percorso e come il confronto con altri giovani imprenditori ti arricchisce?
Il mio caro amico Alberto Bergomi mi parlò con grande gioia ed entusiasmo di questo gruppo di giovani imprenditori così uniti e così affiatati, ragazzi giovani che lavoravano e si confrontavano per far sentire la loro voce nel mondo dell’edilizia per alcuni aspetti ancora molto old style e poco innovativo. Appartenere ad Ance Brescia è sicuramente un onore, in primis per la sua reputazione, ma anche per l’arricchimento che ti fornisce dal punto di vista professionale e personale. Nell’Associazione ho trovato da subito persone splendide che hanno saputo accogliermi in una grande famiglia, persone amichevoli e di grande spessore umano e professionale.
Valentina Tonelli Cosa ti appassiona di più del tuo lavoro e come immagini l’edilizia del futuro, tra innovazione, sostenibilità e nuove tecnologie? Pensi che i giovani possano portare qualcosa di diverso e di nuovo nel settore?
Quello che mi appassiona di più del mio lavoro è vedere un’idea trasformarsi in qualcosa di concreto. Mi piace il fatto che sia un lavoro dinamico, dove ogni giorno ci sono nuove sfide e situazioni diverse da gestire.Per il futuro, immagino un’edilizia sempre più attenta alla sostenibilità, all’innovazione e all’utilizzo di nuove tecnologie, ma senza perdere il legame con la qualità del costruire e con le competenze pratiche del cantiere. Penso che i giovani possano portare un contributo importante, soprattutto in termini di apertura al cambiamento, sensibilità verso i temi ambientali e capacità di integrare strumenti e approcci nuovi in un settore che sta evolvendo rapidamente.

Dal secondo dopoguerra servizi e assistenze per un costruito virtuoso
Ottant’anni di attività di Cassa edile Brescia rappresentano molto più di una ricorrenza simbolica: raccontano un percorso lungo e articolato che ha accompagnato l’evoluzione del settore delle costruzioni e del territorio. Cape nasce nel secondo dopoguerra, in un momento storico segnato dalla necessità di ricostruire il Paese e riorganizzare il mondo del lavoro. In questo contesto prende forma un modello basato sulla bilateralità tra rappresentanze datoriali e sindacali, pensato per garantire tutele ai lavoratori e supporto alle imprese. Fin dalla sua fondazione, la missione della Cassa edile è stata quella di assicurare correttezza contributiva, continuità salariale e un sistema di prestazioni assistenziali capace di rispondere ai bisogni concreti del comparto. Nel corso dei decenni, ha contribuito inoltre a costruire un sistema di regole condivise, favorendo un mercato del lavoro più trasparente e competitivo. Uno degli elementi centrali dell’azione della Cassa edile è
sempre stato il welfare. Nel tempo, l’ente ha sviluppato un sistema articolato di assistenze che integra e rafforza quanto previsto dalla contrattazione collettiva. Tra le prestazioni più significative rientrano sostegni economici alle famiglie, rimborsi per spese sanitarie, assegni di studio e altre forme di supporto pensate per migliorare la qualità della vita dei lavoratori e delle loro famiglie. Questo insieme di strumenti rappresenta oggi uno dei pilastri del modello bresciano di bilateralità nel settore delle costruzioni. Parallelamente, Cape ha rafforzato nel tempo il proprio ruolo di presidio della legalità. Attraverso il controllo della regolarità contributiva e la verifica dei requisiti delle imprese, l’ente contribuisce a contrastare fenomeni come il lavoro irregolare e la concorrenza sleale. La corretta applicazione dei contratti e il rispetto delle norme diventano così non solo un obbligo, ma anche uno strumento per valorizzare le imprese che operano nel rispetto delle regole e promuove -

Oggi Cape continua a evolversi tra digitalizzazione, sostenibilità e nuove sfide del lavoro, mantenendo al centro qualità e tutela delle persone

re una cultura della responsabilità all’interno del settore. Negli ultimi anni, la Cassa edile ha inoltre investito con decisione nella digitalizzazione dei servizi e nella gestione innovativa dei cantieri. L’introduzione di strumenti digitali dedicati al monitoraggio delle attività e alla condivisione delle informazioni ha permesso di migliorare l’efficienza operativa e la trasparenza dei processi. La tecnologia diventa così un alleato importante per rafforzare il controllo della regolarità e migliorare la qualità complessiva dell’organizzazione del lavoro nei cantieri. Accanto ai servizi diretti a imprese e lavoratori, Cape svolge anche un’importante funzione di osservazione e analisi del settore delle costruzioni. Il monitoraggio dei dati relativi alle imprese iscritte, all’occupazione e alle ore lavorate consente di restituire una fotografia aggiornata dell’andamento del comparto. Queste informazioni rappresentano uno strumento prezioso per comprendere le dinamiche del mercato, individuare tempestivamente segnali di crescita o criticità e orientare le politiche di intervento a livello territoriale. Guardando agli ottant’anni trascorsi, emerge con chiarezza il valore di un sistema costruito sulla collaborazione tra le parti sociali e sulla capacità di adattarsi ai cambiamenti. Dalla ricostruzione del dopoguerra fino alle sfide contemporanee legate alla digitalizzazione, alla sostenibilità e alla carenza di manodopera qualificata, la Cassa edile di Brescia ha continuato a evolversi mantenendo al centro il lavoro, la qualità del costruire e la tutela delle persone. Oggi, come ieri, Cape rappresenta un punto di riferimento per imprese e lavoratori del settore delle costruzioni. Forte di un’esperienza maturata in otto decenni di attività e della stretta collaborazione con Eseb, l’ente continua a svolgere un ruolo strategico nel sostenere la crescita del comparto, promuovere legalità e qualità del lavoro e accompagnare il sistema edilizio bresciano verso le trasformazioni del futuro.

Il pacchetto Sanedil dedicato alle donne lavoratrici
La tutela della salute rappresenta un elemento centrale del welfare contrattuale nel settore delle costruzioni. In questo contesto si inserisce il “Pacchetto oncologico donne” promosso dal fondo sanitario Sanedil, un’iniziativa dedicata alla prevenzione e alla diagnosi precoce delle principali patologie oncologiche femminili, che dimostra una forte attenzione verso la salute delle lavoratrici e promuove una cultura della prevenzione sempre più diffusa. Il settore edile, tradizionalmente caratterizzato da una forte presenza maschile, registra negli ultimi anni una crescita della componente femminile, soprattutto tra le figure impiegatizie e tecniche. Per questo motivo il sistema bilaterale ha sviluppato strumenti di welfare sempre più attenti anche ai bisogni specifici delle lavoratrici, con l’obiettivo di promuovere benessere e prevenzione. Il “Pacchetto oncologico donne” è destinato alle iscritte Sanedil, sia operaie sia impiegate, con età superiore ai 50 anni e può essere effettuato presso le strutture sanitarie convenzionate. L’iniziativa prevede una copertura economica fino a 170 euro e comprende undici analisi del sangue, una visita ginecologica e il Pap test, esami fondamentali per il monitoraggio della salute e la prevenzione oncologica. L’accesso al pacchetto avviene tramite il portale “Si Sanedil”, dove è possibile presentare la richiesta nella sezione dedicata alle prestazioni di prevenzione. Cassa edile Brescia è a disposizione per fornire alle lavoratrici tutte le informazioni necessarie.
Un modello che accelera l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro
Nel quadro della formazione tecnica e professionale bresciana, il modello 4+2 rappresenta un’evoluzione pensata per coniugare qualità della formazione, specializzazione e un accesso più rapido al mondo del lavoro. Il modello prevede quattro anni di scuola secondaria di secondo grado – un anno in meno rispetto al percorso tradizionale – senza però rinunciare alla solidità delle competenze acquisite, seguiti da due anni di alta formazione attraverso i corsi dell’Its Academy Cantieri dell’Arte. Al centro della filiera si colloca un approccio basato sull’apprendimento per competenze, caratterizzato da una forte integrazione tra attività didattica, laboratori, esperienze sul campo e collaborazione con le imprese. Un sistema che valorizza il rapporto tra istituzioni scolastiche, enti di formazione e mondo produttivo, rendendo i percorsi sempre più in linea con le esigenze concrete dei settori economici. “Il cuore della riforma risiede
nel nuovo volto dell’istruzione tecnica: un percorso che non sottrae nulla alla preparazione teorica, ma la potenzia attraverso una metodologia didattica esperienziale” evidenzia Cristina Fontana, dirigente scolastica dell’Istituto Tartaglia-Olivieri. “Nel modello 4+2, l’Istituto Tecnico diventa il baricentro di un polo formativo dove l’alta tecnologia e l’innovazione entrano direttamente in classe. Questo permette agli studenti di acquisire in quattro anni una maturità tecnica d’eccellenza, pronti per il salto di qualità verso i bienni specialistici degli Its Academy”. Nel territorio bresciano, la sinergia tra Istituto Tecnico Tartaglia, Eseb (Ente sistema edilizia Brescia) e Its Academy Cantieri dell’Arte – con il supporto di Ance Brescia e Cape (Cassa assistenziale paritetica edile di Brescia) – rappresenta l’elemento chiave di come la filiera 4+2 possa funzionare in modo efficace, creando percorsi integrati e coerenti con le competenze richieste dal-


le imprese. “All’interno della filiera 4+2 l’impegno di Eseb è quello di garantire una formazione tecnica e laboratoriale strettamente connessa al cantiere reale, favorendo l’inserimento qualificato dei giovani nel mondo del lavoro” dichiarano Paolo Bettoni e Raffaele Merigo, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’ente. “Questo approccio, orientato a fornire una preparazione pratica ed esperienze formative coerenti con le competenze richieste dalle imprese, si inserisce dunque in un percorso strutturato, progressivo e integrato, orientato fin dall’inizio all’occupabilità degli studenti”. I percorsi quadriennali della filiera tecnologico-professionale consentono agli studenti, al termine dei quattro anni, di proseguire il percorso di studi frequentando i due anni di corso aggiuntivi dell’Its Academy Cantieri dell’Arte, conseguendo il Diploma di Tecnico Superiore, titolo di livello terziario che favorisce un rapido inserimento occupazionale. “Il modello formativo della filiera 4+2 consente di progettare percorsi in reale sintonia con il tessuto produttivo, evitando sovrapposizioni e dispersioni,” spiega Luca Cattaneo, referente operativo Its Academy Cantieri dell’Arte. “Ne traggono vantaggio le imprese, che possono formare i talenti di domani secondo le esigenze di mercato, e gli studenti, che accedono più facilmente al mondo del lavoro. È ciò che oggi viene richiesto passa da competenze tecniche all’innovazione alla sicurezza, affiancate da solide competenze trasversali”. Particolare attenzione è riservata al potenziamento delle discipline laboratoriali, alle esperienze di formazione scuola-lavoro, ai percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (Pcto), all’apprendistato, alle competenze Stem, alla digitalizzazione e all’internazionalizzazione. Un ruolo centrale è svolto anche da docenti ed esperti provenienti dal mondo del lavoro, coinvolti sia nella progettazione sia nella didattica.
La sinergia tra scuola, enti e imprese rappresenta l’elemento chiave del modello

Eseb ha organizzato in questi mesi, insieme al sistema dell’edilizia bresciano, un ciclo di seminari dedicato ad alcuni dei temi più attuali per il settore delle costruzioni, con l’obiettivo di offrire a imprese, tecnici e professionisti occasioni di aggiornamento e confronto su normative, innovazione e sostenibilità nei cantieri.Uno degli incontri è stato dedicato al tema “Cantieri e lavoro transnazionale”, con un focus sulla presenza di lavoratori e imprese straniere nei cantieri del territorio. Il seminario ha approfondito il fenomeno a partire dall’analisi dei dati disponibili a livello locale, affrontando poi gli aspetti legati al distacco transnazionale, alla corretta applicazione dei contratti e agli obblighi normativi per le imprese che operano in Italia. Particolare attenzione è stata riservata anche alle procedure di ingresso dei lavoratori stranieri e agli strumenti utili per garantire sicurezza, formazione e una gestione efficace delle maestranze in cantiere. Un secondo appuntamento ha affrontato il tema “Cantiere e sostenibilità”, con un approfondimento sui Criteri Ambientali Minimi (Cam), sul principio Dnsh (Do No Significant Harm) e sui principali protocolli di sostenibilità applicati alle opere. L’incontro ha consentito di tradurre questi principi, spesso percepiti come teorici, in indicazioni operative utili per la loro applicazione concreta nelle attività di cantiere. Il ciclo si è concluso con un seminario dedicato alla digitalizzazione del cantiere, che ha posto l’attenzione sulle innovazioni tecnologiche e sugli strumenti digitali a supporto dell’organizzazione del lavoro e del monitoraggio delle attività.
Tra i temi trattati anche l’utilizzo di piattaforme dedicate alla gestione dei
Attiva e costante l’attività di Eseb per il rafforzamento delle competenze

cantieri, sempre più centrali per migliorare efficienza, tracciabilità e sicurezza. Attraverso questi incontri, Eseb ha confermato il proprio ruolo di punto di riferimento per la formazione e l’aggiornamento del settore edilizio bresciano, promuovendo momenti di approfondimento capaci di mettere in dialogo imprese, professionisti e operatori su alcune delle principali trasformazioni che stanno interessando il mondo delle costruzioni.
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ENTE SISTEMA EDILIZIA BRESCIA
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Dalle newsletter settimanali di marzo e aprile 2026, una panoramica su alcune delle ultime novità in tema di urbanistica, ambiente e lavori pubblici. Tutte le notizie sono riportate anche sul sito internet dell’Associazione: ancebrescia.it.
Legge 26/2026: modificata l’estensione della proroga straordinaria introdotta dal decreto Ucraina
È stata estesa da 36 a 48 mesi la proroga straordinaria, già prevista dal decreto Ucraina, relativa ai permessi di costruire, alle Scia e alle convenzioni urbanistiche, ai piani attuativi e ogni altro atto propedeutico collegato, nonché delle autorizzazioni paesaggistiche. La proroga è valida se alla data della comunicazione i termini non risultano scaduti e il titolo non deve risultare in contrasto con nuovi strumenti urbanistici approvati o con piani e provvedimenti di tutela dei beni culturali o del paesaggio. Gli Uffici di Ance Brescia restano a disposizione per eventuali chiarimenti.
Realizzazione di soppalchi negli edifici esistenti: chiarimenti nuovi articoli 65bis e 65-ter della
Pubblicata la Circolare regionale 1/2026 riguardante le norme per la realizzazione dei soppalchi, la quale chiarisce che la destinazione ad “uso ufficio” non configura una categoria urbanistica autonoma, ma rappresenta un utilizzo compatibile e accessorio rispetto alla funzione residenziale. Si evidenzia inoltre che la realizzazione dei soppalchi è subordinata al rispetto dei requisiti igienico-sanitari previsti dalla normativa vigente, all’acquisizione preventiva del titolo abilitativo edilizio coerente con la tipologia di intervento e all’assolvimento dell’obbligo di corresponsione del contributo di costruzione, calcolato sulla superficie di soppalco resa agibile. Per un esame più approfondito dei temi in questione si rimanda al sito www.ancebrescia.it.

Permesso di costruire e silenzio-assenso: sentenza 1878/2026 del Consiglio di Stato sui requisiti essenziali della domanda
La sentenza 1878/2026 del Consiglio di Stato fornisce conferma circa il fatto che il silenzio-assenso costituisca uno strumento di semplificazione amministrativa per contrastare l’inerzia della pubblica amministrazione e garantire certezza ai rapporti giuridici. Affinché l’istituto possa operare, è necessario che la domanda di permesso di costruire presenti tutti gli elementi essenziali previsti dalla legge. In presenza di questi ultimi, il silenzio-assenso può maturare anche qualora la domanda presenti difformità urbanistiche o carenze documentali non essenziali, fermo restando il potere dell’amministrazione


proroghe” che conferma che fino al 15 settembre 2026 gli operatori obbligati all’utilizzo dell’xFIR potranno continuare a scegliere il formulario cartaceo in alternativa a quello digitale. È differito al 30 giugno 2026 il termine a partire dal quale la disponibilità di sistemi di geolocalizzazione sui mezzi per il trasporto di rifiuti pericolosi costituirà requisito di idoneità tecnica per l’iscrizione alla categoria 5 dell’Albo nazionale gestori ambientali. Infine, le sanzioni relative alla mancata o incompleta trasmissione dei dati contenuti negli xFIR si applicheranno a partire dal 15 settembre 2026.
È stato approvato il nuovo modello Mud e il termine per la presentazione della domanda è stato prorogato al 3 luglio 2026. Alla modulistica vengono introdotte alcune modifiche volte ad allineare il modello al nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti Rentri e al decreto sugli End of Waste Inerti. Sono esclusi dall’obbligo di

presentazione della richiesta i produttori di rifiuti non pericolosi derivanti da attività di costruzione e demolizione e le imprese che trasportano i propri rifiuti non pericolosi. Gli uffici di Ance Brescia sono a disposizione per eventuali chiarimenti.
LAVORI PUBBLICI
Aumenti eccezionali dei prezzi e criticità nelle forniture: modelli di istanza per i lavori pubblici
Le tensioni geopolitiche internazionali e la difficoltà nel reperire materie prime e fonti energetiche sta determinando criticità operative per le imprese del settore delle costruzioni. Ance ha predisposto due modelli di istanza che le imprese possono utilizzare nei confronti delle stazioni appaltanti per segnalare le criticità e richiedere l’attivazione degli strumenti a tutela dell’equilibrio economico del contratto. I modelli consentono la sospensione totale o
parziale dei lavori e l’avvio di un percorso di rinegoziazione delle condizioni contrattuali. Per saperne di più rivolgersi all’indirizzo sara. meschini@ancebrescia.it.
La mancata dichiarazione della volontà di ricorrere al subappalto necessario non è sanabile con soccorso istruttorio
Il sito di Ance Brescia presenta un caso di procedura aperta per l’affidamento di un intervento di consolidamento e messa in sicurezza da dissesto idrogeologico, nel quale si è stabilito che: «La mancata dichiarazione della volontà di fare ricorso al subappalto necessario non può essere oggetto di soccorso istruttorio, una volta che la stazione appaltante abbia accertato la carenza dei requisiti di partecipazione coerenti con la percentuale di lavori che l’impresa si è impegnata a realizzare». Per approfondire: www.ancebrescia.it.


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