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2026 - Costruire il futuro n°1 - Gennaio/febbraio

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Sabato 23 maggio 2026

Assemblea

Parte privata ore 9.00

Parte pubblica ore 10.00

Eseb

Ente sistema edilizia Brescia

Via della Garzetta, 51 - Brescia

MAIN SPONSOR

01 sommario

gennaio/febbraio/2026

4 editoriale/1

Bilancio 2026: stabilità temporanea per il settore di Massimo Angelo Deldossi

5 editoriale/2

La bilateralità sostenibile del sistema edile bresciano di Alessandro Scalvi

6 copertine e novità 2026

Copertine opere d’arte, restyling grafico e nuove rubriche

8 racconti d’impresa

Residenziale di pregio tra qualità architettonica e costruzione sostenibile

14 ritratti di cantiere

Dal percorso in Scuola edile all’inserimento nel mondo del lavoro

e

Edilizia e fisco: le principali novità della Legge di Bilancio

36 duecentocinque

Lo sport: chiave di sviluppo dei territori

40 duecentocinque

Il tram un sano moltiplicatore keynesiano

17-21

Il XXXIX Rapporto sulle costruzioni del Cresme presentato per la prima volta a Brescia

46 fondazione campus

Nuova alleanza con Comunità montana di Valle Trompia

48 futuro edile

I pericoli e le potenzialità dell’intelligenza artificiale per l’impresa di costruzioni

50 futuro edile

Intelligenza artificiale nei cantieri

54 storia per il domani

Vogliamo appurare se in Brescia vi fosse un anfiteatro?

58 gruppo giovani

Governare il cambiamento: giovani, mercato e nuovi modelli d’impresa

60 enti bilaterali

Nuovo assetto direzionale per gli enti bilaterali dell’edilizia

66 ance

Ance informa

28 incontri Paolo Streparava il nuovo Presidente Confindustria Brescia di Adriano Baffelli

Rivista bimestrale del Collegio Costruttori Edili di Brescia e provincia anno 8 - numero 1

Editore: C.E.R. srl Unipersonale Via Ugo Foscolo, 6 - Brescia

Direttore responsabile

Adriano Baffelli

Redazione e Direzione

ANCE Brescia - Collegio Costruttori Edili di Brescia e provincia Via Ugo Foscolo, 6 - Brescia

Comitato di redazione

Adriano Baffelli, Fabio Rizzinelli, Alessandro Scalvi, Francesca Scolari

Pubblicità: C.E.R. srl Unipersonale Via Ugo Foscolo, 6 - Brescia t. 030 392895 - f. 030 381798 info@cerbrescia.it

Numerica - Divisione commerciale di Editoriale Bresciana SpA Via Solferino, 22 - Brescia t. 030 37401 - clienti@numerica.com

@collegiocostruttori.ancebrescia

@ancebrescia

Ance Brescia

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@ance.brescia

Registrazione del Tribunale di Brescia: 5 settembre 1951, n. 54

Prezzo copia singola: euro 1,60

Prezzo abbonamento: euro 5,00

La collaborazione alla Rivista è aperta a tutti. Gli articoli devono essere trasmessi alla Redazione e la loro pubblicazione è subordinata al giudizio insindacabile del Comitato di Redazione. L’accettazione di uno scritto non implica da parte del Comitato di Redazione e di ANCE BresciaCollegio Costruttori Edili, di cui la Rivista è l’organo, riconoscimento od approvazione delle teorie o delle opinioni dell’autore. Gli articoli non pubblicati non vengono restituiti. La riproduzione, anche parziale, di articoli o disegni è subordinata alla citazione della fonte.

grafico e impaginazione

Stampa: LITOS srl, Gianico (Bs)
Progetto

Bilancio 2026: stabilità temporanea per il settore

Il settore può tirare il fiato ancora per un anno, ma si tratta di una stabilità senza prospettiva di sviluppo. La Legge di Bilancio 2026 recepisce alcune delle criticità segnalate dalla nostra Associazione a livello nazionale, ma restituisce nel complesso un quadro che resta fragile e privo di una visione strutturale. In assenza di interventi incisivi sul fronte della pianificazione edilizia, la Manovra si limita a confermare strumenti già noti, rinviando ancora una volta le scelte di fondo necessarie per sostenere in modo duraturo la crescita del Paese. La conferma dei bonus fiscali per la riqualificazione energetica, la ristrutturazione edilizia e la messa in sicurezza antisismica sposta al 2027 la revisione delle aliquote, chiudendo definitivamente la stagione del Superbonus, ma senza affrontare le criticità del modello su cui tali incentivi continuano a poggiare. Il ricorso sistematico a proroghe annuali e a strumenti basati esclusivamente sulla fruizione in dichiarazione dei redditi ha indebolito la funzione dei bonus come leva industriale. Le agevolazioni restano in vigore, ma continuano a proporre un assetto che penalizza la programmazione degli interventi, contrasta con la capacità di pianificazione delle imprese e scarica sul mercato e sui cittadini un’eccessiva incertezza normativa e finanziaria. Una condizione particolarmente critica per i lavori sul comparto abitativo, dove i tempi di realizzazione, la complessità tecnica e la sostenibilità economico-finanziaria richiederebbero invece regole stabili, orizzonti temporali certi e strumenti coerenti con la natura degli investimenti.

In questo contesto, il residenziale continua comunque a rappresentare una leva strategica centrale, soprattutto alla luce della conclusione, nel 2026, dei lavori finanziati dal Pnrr e del progressivo ridimensionamento dei grandi cantieri pubblici. Non si tratta di una semplice alternativa congiunturale: il comparto residenziale è un settore in grado di offrire continuità operativa alle imprese, marginalità più governabili e un maggiore controllo dei processi decisionali. È anche una risposta industriale a un problema sempre più evidente, ovvero il crescente disallineamento tra domanda abitativa e offerta disponibile. L’emergenza casa apre spazi operativi per modelli evoluti di intervento – dall’edilizia convenzionata all’housing accessibile, fino ai partenariati con investitori privati o fondi immobiliari –nei quali l’impresa assume un ruolo attivo lungo l’intera filiera, non più limitato alla sola fase esecutiva. In questi ambiti, competenze su costi, tempi, qualità costruttiva, sostenibilità energetica e capacità di gestione diventano determinanti per intercettare un bisogno primario del Paese e trasformarlo in un’opportunità industriale strutturata.

In tale scenario, il richiamo al Piano Casa contenuto nella Legge di Bilancio rappresenta un segnale nella giusta direzione, ma appare del tutto insufficiente sul piano delle risorse. I 100 milioni di euro stanziati dalla Manovra per l’anno in corso non sono adeguati a fronteggiare una crisi abitativa che nelle aree urbane assume ormai i contorni di una vera emergenza sociale. Si tratta di fondi utili a evitare il blocco di alcuni interventi e a sostenere iniziative puntuali, ma lontani da una risposta strutturale in grado di attivare un volume significativo di nuovi alloggi, investimenti e occupazione. Senza un rafforzamento deciso delle dotazioni finanziarie e una strategia pluriennale chiara e coerente, il Piano Casa rischia di rimanere un riferimento programmatico più dichiarato che praticato, privo dell’impatto necessario per incidere realmente sul mercato immobiliare e migliorare in modo concreto le condizioni di accesso all’abitazione.

La bilateralità sostenibile del sistema edile bresciano

Il sistema della bilateralità nel comparto delle costruzioni affonda le proprie radici in una storia lunga e consolidata, che ha accompagnato l’evoluzione del settore del Paese. Nella nostra provincia, la Cape – Cassa assistenziale paritetica edile nasce nel 1946 dall’impegno congiunto di Ance Brescia, allora Collegio dei Costruttori Edili di Brescia e provincia, e delle organizzazioni sindacali Feneal-Uil, FilcaCisl e Fillea-Cgil, con l’obiettivo di rispondere a un’esigenza: tutelare i lavoratori e garantire la regolarità delle imprese attraverso un modello fondato sulla pariteticità e sul dialogo tra le parti sociali. Fin dal secondo dopoguerra, la Cassa ha contribuito a promuovere condizioni di lavoro dignitose e a costruire un rapporto di fiducia tra imprese e lavoratori, valorizzando welfare, legalità, sicurezza e formazione come pilastri di un settore moderno e competitivo. Accanto a Cape opera Eseb – Ente sistema edilizia Brescia, che riunisce le attività storiche della Scuola Edile e del Comitato Paritetico Territoriale per la prevenzione degli infortuni. Eseb rappresenta un presidio essenziale per la formazione, l’aggiornamento professionale e la diffusione della cultura della sicurezza nei cantieri. Attraverso percorsi formativi, servizi e iniziative rivolte a lavoratori e imprese, l’Ente sostiene la qualificazione delle competenze per la competitività delle imprese e la tutela di chi opera quotidianamente nel settore. Queste realtà, insieme ad Ance Brescia e alle organizzazioni sindacali, esprimono un’idea di sostenibilità che non si esaurisce nella dimensione economica, ma si traduce in un sistema di governance paritetica capace di generare valore per l’intero comparto e per la comunità locale. Il sistema bilaterale non è la somma di enti distinti, ma una rete integrata di servizi e competenze che opera sulla base di una collaborazione strutturata e di responsabilità condivise. Il valore di questa collaborazione può essere spiegato con un aneddoto spesso citato in letteratura per chiarire perché cooperare conviene più che agire in modo isolato: il cosiddetto dilemma del prigioniero. Si immaginino due persone fermate per lo stesso reato e interrogate separatamente. A ciascuna viene offerta la possibilità di ottenere un vantaggio personale se accusa l’altra. Senza potersi parlare, entrambe sono portate a pensare che la scelta più sicura sia tutelare solo sé stesse. Il risultato, però, è che accusandosi a vicenda finiscono entrambe per subire la pena più severa. Se invece avessero scelto di non perseguire quello che appariva il miglior personale tornaconto, avrebbero ottenuto un esito complessivamente migliore. Questo esempio dimostra come la ricerca del vantaggio immediato, in assenza di fiducia e regole condivise, produca risultati peggiori per tutti. È una dinamica che consente di avvicinarsi al concetto della bilateralità. Imprese e sindacati, collaborando all’interno di un sistema paritetico, rinunciano alla logica della contrapposizione per costruire soluzioni comuni che rafforzano l’equilibrio del settore, migliorano la qualità del lavoro e rendono il sistema più solido e sostenibile nel tempo. Gli enti bilaterali vanno quindi considerati non come un costo, ma come un investimento sul futuro del settore, capace di accompagnare le trasformazioni tecnologiche e normative e di rafforzare le politiche di sicurezza e benessere. In questo percorso si inseriscono le recenti nomine che rafforzano la struttura e l’operatività degli enti bilaterali. Nicolò Depellegrin assume il ruolo di Direttore Generale degli Enti Bilaterali, Davide Diotti quello di Direttore Operativo di Eseb e Linda Minelli quello di Direttrice Operativa di Cape, in una prospettiva di continuità e rafforzamento del ruolo della bilateralità come pilastro di un’economia edile responsabile e sostenibile.

Copertine opere d’arte, restyling grafico e nuove rubriche

Dopo i primi sette anni si rinnova la veste della rivista dei costruttori bresciani

Care lettrici, cari lettori, quest’anno insieme al piacere di presentare le sei fotografie, e i loro autori, vincitrici del Contest FotografiAMO il futuro, giunto alla quarta edizione e dedicato al tema “Costruzioni e sottoservizi: l’edilizia in dialogo con l’elemento acqua”, annunciamo anche rilevanti novità, in termini grafici, giornalistici ed editoriali. Ormai prossimi ai sette anni dalla prima pubblicazione, abbiamo ritenuto fosse il tempo di innovare l’immagine, per quanto funzionale a detta di molti commenti ricevuti con costanza in questi anni, per consegnarvi una rivista ancor più piacevole da guardare e da leggere. A tal proposito, avete tra le mani il primo esempio della rinnovata testata anche per quanto concerne i contenuti. Una nuova impostazione proprio per facilitare la lettura. Nuove e diverse rubriche, anche per dare spazio alle imprese, alle loro capacità e realizzazioni, a prescindere dalla dimensione e dal taglio. Lo stesso dicasi per i lavoratori, figure di altrettanto rilievo degli imprenditori per la buona riuscita delle opere commissionate dai committenti, privati e pubblici. Uno spazio utile per contribuire a far comprendere che Ance Brescia è la Casa delle imprese edili, senza distinzioni: dalle piccolissime a quelle maggiormente strutturate. Prezioso, altresì, per far conoscere professionalità e competenze di operatori con una lunga esperienza alle spalle, oppure giovani e ricchi di entusiasmo, oltre che di specifica preparazione. Già, perché come mi piace ricordare, questo è un settore che ha sempre più bisogno di teste, piuttosto che di braccia. Senza competenze digitali non si opera, non si gestisce un cantiere. La rubrica

“duecentocinque”, ad esempio, è un voluto riferimento al numero dei comuni che compongono la nostra provincia, per richiamare il territorio, dal capoluogo Brescia sino ai piccoli centri montani delle nostre splendide valli, che racconteremo non solo con l’ottica dell’impresa edile ma dell’ampia filiera del costruito. Confido si tratti di migliorie efficaci e da voi ap prezzate. Tornando alle copertine 2026, ricordo che le stesse sono frutto della vasta partecipazione di professionisti e ap passionati a livello nazionale dell’ottava arte, al contest – che proposi con profonda convinzione, nell’ambito delle iniziative per promuovere la nostra rivista, all’insegna della cultura – e promosso da Ance Brescia con pregevole determinazione. Per questo ringrazio l’associazione dei costruttori, il presidente Massimo Angelo Deldossi, il consiglio direttivo e la direzione per il convinto supporto sin da subito garantito all’iniziativa. Ringraziamento che esprimo anche al presidente Emanuele Moraschini e alla sindaca Laura Castelletti per il patrocinio della Provincia e del Comune di Brescia all’iniziativa, che in questi anni con efficacia ha contribuito a far meglio conoscere le attività dei cantieri edili e delle persone che vi lavorano. Un caloroso ringraziamento lo rivolgo ai componenti della giuria, presieduta dal giornalista Claudio Baroni, editorialista del Giornale di Brescia, presidente Fondazione Morcelli Repos si, e composta da: Ilaria Bignotti, docente in sedi universita rie italiane e internazionali e curatrice scientifica di archivi d’artista di fama internazionale; Paolo Sacchini, direttore generale del Gruppo Foppa; Valentina Tonelli, componente Consiglio direttivo del Gruppo Giovani di Ance Brescia; dal sottoscritto nelle veste di direttore responsabile della rivista.

Scopriamo le sei copertine, nate dal contest legato alla rivista

Scopriamo qui le fotografie, e i loro autori, che caratterizzano quest’anno le sei copertine di Costruire il futuro insieme alle motivazioni proposte dalla giuria:

1° CLASSIFICATA. Lo scatto di Pino Rampolla è premiato per la capacità di rendere, con un fermo immagine che restituisce piena idea del movimento, il confronto diretto tra l’opera dell’uomo e la forza erosiva del mare. Il cantiere diventa una linea fragile ma necessaria di mediazione, dove macchine e materiali dialogano con l’acqua nel tentativo di rallentarne l’azione, restituendo con efficacia il tema della difesa e dell’adattamento del costruito all’ambiente costiero.

2° CLASSIFICATA. La fotografia di Pier Riccardo Vanni colpisce per la scala e per la precisione con cui racconta il rapporto tra infrastruttura e acqua trattenuta. L’intervento umano, minuzioso e sospeso nel vuoto, evidenzia il lavoro silenzioso necessario a garantire l’equilibrio tra una grande opera ingegneristica e la pressione costante dell’elemento idrico.

3° CLASSIFICATA. Questo scatto di Alessandro Murtas è premiato per la visione ampia e simbolica del nascere di un’infrastruttura nel mare. Il porto in costruzione appare come un segno che avanza nell’acqua, ridefinendo il paesaggio e suggerendo un dialogo aperto tra sviluppo, territorio e orizzonte marino, in cui il costruito prende forma ascoltando la geografia dell’acqua.

4° CLASSIFICATA. L’immagine di Marco Gilberti valorizza l’ascensore fluviale di Strépy-Thieu come monumento all’ingegneria, in cui l’acqua diventa elemento dinamico e funzionale, messo in relazione verticale con il costruito in un equilibrio spettacolare tra tecnica e natura.

5° CLASSIFICATA. Nello scatto di Lorenzo Linthout, sotto la Rheinbrücke di Colonia, il fiume e la struttura si incontrano in una composizione potente e minimale: il ponte incornicia l’acqua e la vita che la attraversa, restituendo un dialogo intimo tra infrastruttura, paesaggio e quotidianità urbana.

6° CLASSIFICATA. Lo scatto di Arcangelo Piai racconta il dialogo tra l’architettura istituzionale e la Sprea, dove il rigore geometrico del quartiere governativo di Berlino si riflette nell’acqua, trasformandola in spazio di continuità e mediazione tra potere, città e paesaggio urbano.

Residenziale di pregio tra qualità architettonica e costruzione sostenibile

“Dolcevyta” di DY Costruzioni tra gli interventi di rigenerazione urbana che ridisegnano il profilo del Lago d’Iseo

Nel cuore della suggestiva cornice del Lago d’Iseo prende forma un intervento che non solo innalza il profilo architettonico di Sarnico ma rimette al centro l’idea di città contemporanea integrata con l’ambiente. Si tratta di Dolcevyta Residenze, un progetto residenziale di alto profilo che si propone come esempio di rigenerazione urbana e di costruzione sostenibile, perfettamente inserito nel paesaggio e nel tessuto urbano di una delle località più affascinanti della Lombardia. L’iniziativa, affidata all’impresa Dy Costruzioni Generali di Pezzini Daniel di Capriolo, si articola in tre distinti fabbricati fronte lago caratterizzati da materiali di pregio, ampie vetrate e terrazze panoramiche che amplificano la connessione visiva e sensoriale con il territorio circostante.

L’intervento nasce dalla volontà di coniugare qualità architettonica, sostenibilità ambientale ed efficienza energetica in un contesto urbano già ricco di storia e di tradizione. Non si tratta semplicemente di costruire nuove abitazioni, ma di rigenerare una porzione di città, restituendo valore alla zona attraverso un progetto capace di fondersi con le dinamiche paesaggistiche e sociali esistenti. “Il proget-

to – precisa Daniel Pezzini, titolare dell’impresa esecutrice – è nato dalla consapevolezza di trovarci di fronte a un luogo strategico ma profondamente compromesso. L’area era segnata da un’importante eredità industriale, con criticità ambientali e degrado, assenza di spazi verdi e una totale discontinuità tra città e lago. Fin dall’inizio abbiamo ritenuto che non fosse sufficiente ‘costruire’, ma che fosse necessario ricostruire un rapporto urbano, paesaggistico e sociale. La rigenerazione non è stata un obiettivo accessorio, ma il presupposto stesso dell’intervento. L’approccio è stato prima di tutto ambientale e urbano, ancora prima che immobiliare”. In un momento in cui la rigenerazione urbana è riconosciuta come uno degli snodi principali per la riqualificazione degli spazi, per la qualità della vita dei cittadini e per rispondere alle sfide ambientali, Dolcevyta è la dimostrazione che l’operatore immobiliare può e deve assumere un ruolo attivo nella trasformazione delle città, lavorando in equilibrio tra interesse privato e valore pubblico. “Abbiamo investito in un processo di bonifica articolato –prosegue Pezzini –, che ha incluso la caratterizzazione dei terreni, la demolizione di volumi incongrui e la messa in sicurezza dell’intero comparto. Parallelamente abbiamo lavorato su una visione di lungo periodo, riducendo drasticamente i volumi edificati rispetto alle previsioni di piano e restituendo alla collettività più spazio pubblico di quanto richiesto dagli standard urbanistici. Crediamo che oggi il valore di un’operazione immobiliare si misuri anche – e forse soprattutto – nella qualità dello spazio

pubblico generato. A Sarnico abbiamo creato una nuova piazza urbana, ampliato e connesso i percorsi pedonali, dato continuità alla passeggiata del fronte lago e partecipato alla realizzazione di un grande parco urbano. Lo spazio aperto non è stato pensato come residuo, ma come struttura portante del progetto”.

Iniziative come questa sono sempre più presenti nel panorama lombardo: eventi come il festival diffuso della rigenerazione urbana “Città in scena”, promosso da Ance, hanno incluso proprio Dolcevyta tra i casi più significativi della regione, inserendo l’intervento tra le opere di costruzione da valorizzare a livello nazionale in quanto capaci di trasformare tessuti urbani attraverso qualità, connessioni con il territorio e sostenibilità. “Questo intervento – non manca di sottolineare Pezzini – ha rafforzato la nostra convinzione che la rigenerazione urbana, l’attenzione all’ambiente e la qualità architettonica non siano limiti, ma opportunità. È in questa direzione che dobbiamo continuare

Agorà contemporanea

Le tre palazzine si inseriscono inoltre in uno spazio aperto che consente ai cittadini di fruire della continuità dell’area verde circostante. Il progetto si struttura infatti con un fulcro centrale, una “Agorà contemporanea” che mette in relazione diverse funzioni: residenza, commercio, servizi e spazi all’aria aperta. L’edificio commerciale, che completa l’intervento, ospita anche un supermercato di prossimità ed è stato pensato come servizio urbano, mentre la piazza commerciale è uno spazio vissuto quotidianamente, capace di generare socialità e presidio urbano anche con l’insediamento ora in sicurezza del mercato storico che risale ai primi del 1600.

a lavorare come azienda per uno sviluppo immobiliare sostenibile e innovativo”. Grazie a scelte tecniche e progettuali orientate all’efficienza energetica, il complesso è stato concepito come green building a zero emissioni, certificato Classe A4 nZeb, in grado di garantire consumi ridottissimi e alti livelli di comfort tecnologico. L’utilizzo di sistemi costruttivi e materiali avanzati – quali isolamenti termo-acustici di alta prestazione, contropareti e sistemi a secco esterni per massimizzare comfort, durabilità e qualità dell’aria interna – riflette la volontà di spingere oltre i limiti normativi delle prestazioni edilizie tradizionali. Dolcevyta Residenze offre così unità immobiliari di prestigio, distribuite su diverse tipologie e metrature, tutte caratterizzate da ampie terrazze e logge coperte volte a valorizzare l’esposizione solare e la vista sul lago. La progettazione ha voluto sfruttare al massimo l’opportunità di vivere il paesaggio non come sfondo, ma come parte integrante dell’esperienza quotidiana dell’abitare: le ampie visuali e le vetrate verso il lago diventano così elemento compositivo fondamentale. “Abbiamo lavorato per ridurre l’impatto visivo degli edifici, privilegiando la qualità degli affacci e dei prospetti e la continuità visiva verso il lago da ogni prospettiva sia per il pubblico che per il privato con un dialogo costante con il paesaggio” evidenzia Daniel Pezzini. Il valore aggiunto di Dolcevyta non si limita dunque alla singola dimensione residenziale. L’intervento rappresenta una significativa azione di rigenerazione urbana che, pur di natura privata, alimenta una trasformazione positiva dell’area urbana di Sarnico. In un territorio caratterizzato dall’incontro tra acqua e collina – con forti valenze paesaggistiche, turistico-ricettive e culturali – l’inserimento di un progetto architettonico così

L’intervento è stato concepito come green building a zero emissioni, certificato Classe A4 nZeb, garantendo elevati standard di efficienza energetica, comfort abitativo e riduzione dei consumi

qualificato contribuisce a rafforzare l’identità urbana di Sarnico, promuovendo una visione di sviluppo che integra estetica, sostenibilità e qualità dell’abitare. Dolcevyta Residenze rappresenta un esempio significativo di come un intervento edilizio possa trasformarsi in un motore di rigenerazione urbana, capace di armonizzarsi con il paesaggio, migliorare la qualità dell’abitare e al contempo elevare il profilo architettonico di una città di lago. Tale approccio rispecchia le tendenze contemporanee, dove non è più sufficiente intervenire sul costruito, ma è necessario creare relazioni virtuose tra progetto, città e persone. Anche esperienze culturali e professionali in Lombardia stanno evidenziando l’importanza di trasformazioni capaci di coniugare valore ambientale, sociale ed economico, in linea con le più attuali politiche di rigenerazione e sviluppo sostenibile.

Ristrutturazione del Grand Hotel di Gardone Riviera

SONO PARTITI I LAVORI CHE

PORTERANNO ALLA RINASCITA DEL GRAND HOTEL DI GARDONE RIVIERA. ENTRO L’ESTATE 2027 SI PREVEDE

L’INAUGURAZIONE DI UN RINNOVATO

HOTEL A CINQUE STELLE CHE, PRESERVANDO L’ESCLUSIVO PATRIMONIO

ARCHITETTONICO DELLA PROPRIETÀ, INTRODURRÀ UN RAFFINATO SPIRITO

CONTEMPORANEO TORNANDO AD ESSERE UN PUNTO DI RIFERIMENTO PER IL SETTORE TURISTICO RICETTIVO

GARDESANO. IL PROGETTO DI

RISTRUTTURAZIONE PREVEDE SPAZI

INTERNI RIVITALIZZATI CHE CONTANO, OLTRE A 160 CAMERE, RISTORANTI E BAR, SPAZI PER MEETING ED EVENTI E UN CENTRO BENESSERE CON UNA NUOVA PISCINA INTERNA.

ritratti di cantiere

Dal percorso in Scuola edile all’inserimento nel mondo del lavoro

Intervista a Luigi Cominardi, diplomato in Eseb e oggi tecnico edile in Ediltre

Il percorso di Luigi Cominardi rappresenta un esempio concreto di come la formazione della Scuola edile bresciana (Eseb) possa accompagnare gli studenti verso un inserimento qualificato e stabile nel mondo del lavoro. Dopo aver frequentato il percorso triennale di Operatore edile e l’anno aggiuntivo per ottenere il diploma di Tecnico edile, Cominardi è entrato nell’organico dell’impresa di costruzioni Ediltre Srl di Corte Franca, dove oggi lavora come muratore. Prima come stagista, poi in apprendistato e ora come dipendente, l’ex studente si muove ormai da alcuni anni nei cantieri seguiti dall’azienda franciacortina e porta sul campo il bagaglio di conoscenze e competenze acquisite durante il percorso scolastico. Nel corso della nostra intervista ha sottolineato come l’esperienza pratica in cantiere, le attività laboratoriali e le materie tecniche svolte nei quattro anni passati in Eseb abbiano ricoperto un ruolo fondamentale nella sua preparazione. Oggi, dopo tre anni in Ediltre, afferma di essere soddisfatto della carriera intrapresa che, nel coniugare passione e crescita professionale, unisce tradizione familiare, formazione tecnica e innovazione di cantiere.

Luigi, come sei venuto a conoscenza della Scuola edile di Brescia e perché hai scelto di iscriverti?

La Scuola edile mi è stata consigliata da mio zio, che aveva frequentato Eseb prima di me. Ne parlava molto bene, soprattutto per la qualità dei corsi e per

l’importanza data alla pratica. Questo aspetto mi ha convinto, perché cercavo una scuola che mi permettesse di imparare davvero un mestiere. Inoltre, a casa ascoltavo le esperienze di mio papà, che lavora anche lui in edilizia. In passato aveva una sua impresa, mentre oggi è dipendente. Grazie a lui ho iniziato a conoscere il mondo del cantiere e ho capito che era un settore che mi interessava e in cui volevo lavorare.

Com’è avvenuto il tuo inserimento nell’impresa dove lavori oggi?

Il percorso scolastico prevedeva alcune ore di pratica sul campo con esperienze dirette in cantiere. Ho iniziato in seconda con uno stage presso l’impresa Ediltre, dove successivamente ho proseguito con l’apprendistato e poi con un contratto d’assunzione. Questo mi ha permesso di crescere gradualmente e di inserirmi con continuità nel contesto lavorativo. Oggi sono impegnato in cantieri distribuiti in tutta la provincia di Brescia. È un’esperienza che permette di confrontarsi con contesti diversi e di ampliare continuamente le proprie competenze.

Qual è oggi il tuo ruolo all’interno dell’impresa? Sono inquadrato come muratore. Le mie principali mansioni consistono nell’affiancare i colleghi più esperti e nell’utilizzo delle macchine movimento terra. È un lavoro che richiede attenzione, competenza e collaborazione, e che mi permette di mettere in pratica quanto appreso durante la formazione a scuola e in cantiere.

Quali materie studiate in Eseb ricordi come più utili per il tuo lavoro attuale?

Le materie che ho apprezzato di più e che ritengo più utili allo svolgimento della mia attuale mansione sono Tecnologie dei materiali, Disegno, Laboratorio e Contabilità. Tutte hanno avuto un riscontro concreto sul campo. In particolare, la pratica con le macchine movimento terra, le attività laboratoriali e il disegno con AutoCAD sono risultate fondamen-

tali per affrontare il lavoro in cantiere e sicuramente saranno necessarie per il prosieguo del mio percorso professionale.

Ritrovi nei cantieri le tecnologie studiate a scuola?

Assolutamente sì. Nei cantieri dell’impresa utilizziamo diverse tecnologie di cantiere che avevo avuto modo di vedere già durante il percorso in Scuola edile, come droni, stazioni totali e laser. Questo dimostra quanto la formazione di Eseb sia aggiornata e coerente con le reali esigenze delle imprese.

Come valuti oggi la tua situazione professionale?

Sono soddisfatto sia dal punto di vista lavorativo sia economico. La retribuzione è ottima e il percorso fatto mi ha permesso di raggiungere una buona stabilità professionale in tempi relativamente brevi.

Che consiglio daresti agli studenti che oggi frequentano la Scuola edile? Consiglierei di prestare molta attenzione alle lezioni tecniche, perché sono quelle che risultano a mio parere più utili nel lavoro quotidiano. Anche mio cugino oggi frequenta il primo anno in Scuola edile e gli dico spesso di impegnarsi soprattutto nell’apprendimento di questi aspetti. La Scuola edile di Brescia si conferma senz’altro un punto di riferimento per chi desidera costruire un percorso professionale qualificato e concreto nel settore delle costruzioni.

La formazione Eseb ha permesso a Luigi Cominardi di trasformare studio e pratica di cantiere in competenze concrete e in un inserimento stabile nel mondo del lavoro

Luigi Cominardi, terzo da sinistra, con i compagni di scuola

INPRIMO PIANO

Il XXXIX Rapporto sulle costruzioni del Cresme presentato per la prima volta a Brescia

Secondo lo studio nazionale, bene il settore delle opere pubbliche e il residenziale privato

Il settore delle costruzioni e dell’immobiliare italiano sta attraversando una fase di profonda transizione, nella quale convivono segnali di rallentamento e nuove spinte legate agli investimenti pubblici, alla domanda abitativa e alla trasformazione dei modelli urbani. È in questo quadro complesso che assume un significato particolarmente rilevante la scelta di presentare per la prima volta a Brescia il XXXIX Rapporto congiunturale e previsionale del Cresme, grazie all’impegno congiunto di Ance Brescia e Cassa edile Brescia. Una scelta che non è solo simbolica, ma che riconosce al territorio bresciano un ruolo di primo piano nell’economia delle costruzioni del Nord Italia. Il Rapporto Cresme restituisce un’immagine articolata del 2025 e delle prospettive per il 2026 a livello nazionale. Da un lato, il settore delle costruzioni sconta il contraccolpo più brusco della fine del Superbonus, con un calo del rinnovo residenziale che nel 2025 raggiunge il –17%, destinato a proseguire anche negli anni successivi, seppure con intensità via via più contenuta. Dall’altro lato, però, il motore degli investimenti pubblici – alimentato dalla piena operatività del Pnrr – continua a girare ad alti regimi, con un +10,1% nel 2025 e un ulteriore +8,5% previsto per il 2026. È proprio questa “coda” del Pnrr a consentire al comparto di tornare complessivamente in territorio positivo nel 2026, con un +2% degli investimenti in costruzioni dopo due anni di segno meno. In questo scenario, Ance Brescia e Cape si confermano non solo come rappresentanze di categoria, ma come veri e propri attori di sistema. La decisione di portare a Brescia un appuntamento storicamente milanese testimonia la volontà di mettere le imprese del territorio nelle condizioni di leggere in anticipo i cambiamenti del ciclo economico. Come hanno sottolineato i vertici delle due realtà, Massimo Angelo Deldossi per l’Associazione dei costruttori edili e Raffaele Collicelli e Fabio Mascia per la Cassa, il Rapporto Cresme non è un esercizio accademico, ma una bussola indispensabile in una fase di riallineamento tra domanda, innovazione e politiche pubbliche. Le imprese, osservano, si muovono in un comparto fatto di cicli lunghi e investimenti ingenti: per questo dati aggiornati sugli investimenti pubblici, sulla domanda privata e sui trend tecnologici sono strumenti operativi prima ancora che indicatori. Il mercato immobiliare corre, ma la locazione resta una sfida urgente Il mercato immobiliare rappresenta una delle principali sorprese emerse dal Rapporto. Il 2025 si avvia infatti a chiudersi con un significativo incremento delle compravendite residenziali, stimate in crescita del +7% su base annua. Un risultato tutt’altro che scontato, considerando che i tassi dei mutui non hanno registrato la discesa auspicata. Il primo semestre, trainato da un sorprendente +9,5%, ha dato la misura di una domanda tornata vivace: +11,2% nel primo trimestre, +8,1% nel secondo. Un andamento definito “semi boom” dal direttore del Cresme, Lorenzo Bellicini, in occasione della presentazione a Brescia del 39° Rapporto Congiunturale e Previsionale. Il balzo delle transazioni por-

ta con sé un aumento del fatturato complessivo del mercato immobiliare, che nel 2025 dovrebbe toccare i 186,9 miliardi di euro, +10% rispetto all’anno precedente. A trainare sono soprattutto il residenziale, che sale dell’11,1%, e, in misura più moderata, il non residenziale (+4,9%). Il trend positivo è omogeneo ma non uniforme sul territorio: Nord-Est e Nord-Ovest avanzano più rapidamente, mentre Sud e Isole mostrano progressi più contenuti. I prezzi delle abitazioni, dopo sedici anni di ciclo recessivo, tornano a crescere anche in termini reali: +1,8% nel 2024, +2,3% previsto per il 2025. A sorprendere è anche il comportamento delle famiglie. Nonostante tassi dei mutui rimasti alti, la richiesta di finanziamenti ha accelerato: +27% di nuove erogazioni nel primo trimestre 2025, +47% nel secondo. Le nuove costruzioni, invece, flettono: -4% la variazione tendenziale delle vendite nel primo semestre, dopo il buon risultato del 2024. Il quadro dell’offerta in vendita descrive un lento ritorno alla normalità. Dopo un calo complessivo del 18% tra 2019 e 2022 – circa 130 mila abitazioni in meno sul mercato –il 2023 ha segnato un’inversione di tendenza. Nel 2025, il primo semestre mostra una leggera contrazione (641 mila offerte), seguita da un rimbalzo nel secondo, con 668 mila immobili disponibili.

Decisamente più complessa la situazione nella locazione. L’offerta, pur in crescita da due anni, resta debole dopo un crollo del 60% tra il 2014 e il 2022. Le impennate registrate durante la pandemia non hanno consolidato livelli adeguati e il mercato continua a mostrare una forte tensione: canoni

in salita, domanda elevata e condizioni sempre più difficili per le famiglie nelle grandi città. Si moltiplicano i contratti brevi e gli affitti transitori, mentre pesano lo stock di case vuote e l’incertezza normativa. Le ultime rilevazioni mostrano un recupero – 56 mila offerte medie negli ultimi due semestri – ma ancora insufficiente a riequilibrare il mercato. Sul fronte non residenziale, il Rapporto segnala una crescita più contenuta delle transazioni (+1,6%). Uffici e immobili produttivi avanzano lentamente, mentre il commerciale retail torna a esercitare un’attrattiva significativa sugli investitori istituzionali. Il 2025 potrebbe avvicinare i livelli record degli anni migliori, con un giro d’affari vicino ai 12 miliardi di euro e un aumento complessivo degli investimenti del 18,2%. Mutano però le strategie: più interesse per il retail, minore per logistica e uffici, pur restando settori cardine.

Nel complesso, il mercato immobiliare italiano dimostra una vitalità inattesa. La domanda residenziale resta il vero motore, sostenuta da un rinnovato ricorso al credito e dalla stabilizzazione dell’offerta. Ma la sfida più urgente riguarda la locazione, dove la scarsità strutturale di case disponibili rischia di diventare un nodo economico e sociale di primo piano. È una questione che riguarda da vicino anche il territorio bresciano, dove la capacità di attrarre imprese e forza lavoro si scontra sempre più spesso con la scarsità di alloggi in affitto a prezzi accessibili. Il Rapporto Cresme evidenzia come il mercato delle locazioni si stia frammentando, con una progressiva sostituzione dei contratti di lungo periodo con formule brevi e transitorie. Un fenomeno che pone interrogativi non solo economici, ma anche sociali, e che chiama in causa politiche abitative,

Le opere pubbliche trainano il settore fino al 2026 grazie al Pnrr, ma dal 2027 è atteso un ridimensionamento.

La sfida sarà trasformare l’eccezionalità degli investimenti in una crescita strutturale e duratura

strumenti di garanzia per i proprietari e una maggiore chiarezza normativa.

Opere pubbliche: un quadro transitorio segnato dalla fase espansiva del Pnrr Sul fronte delle opere pubbliche, il quadro resta invece decisamente positivo. Gli investimenti in infrastrutture del genio civile e in edilizia pubblica continuano a crescere, sostenuti dall’ultima fase esecutiva del Pnrr. Con rispettivamente il +9,6% e il +5,8%, determinano il risultato più importante per il settore, permettendo agli investimenti in costruzioni, dopo due anni di segno meno (-1,4% nel 2024 e -2,9% nel 2025), di ritornare in attivo con un +2%. In genera-

le, le opere pubbliche continueranno a correre (+8,5%) sino al termine del Pnrr, oggi in piena fase esecutiva, previsto per agosto 2026. Nel 2025 gli investimenti in opere pubbliche, con circa 82 miliardi di euro, si affiancano agli 84 miliardi di euro della manutenzione straordinaria, mentre nel 2026 diventano il principale comparto di attività delle costruzioni. Nonostante l’onda delle opere pubbliche sia più importante di quella specifica del solo Pnrr, quest’ultima ha svolto e svolge un ruolo importante nella crescita e della modernizzazione del comparto. La domanda che si pone anche il Cresme è “come reagirà l’economia italiana e il Pil alla fine del Pnrr e del Superbonus, due booster che hanno segnato momenti di rilevante crescita per il Paese ma che si distinguono anche per essere di carattere fortemente transitorio?”. Per gli investimenti in opere pubbliche, l’istituto di ricerca indica che la fase di crescita dovrebbe esaurirsi nel 2027 per effetto del completamento di gran parte dei cantieri Pnrr cofinanziati con risorse nazionali. Dal 2028 è atteso un fisiologico ridimensionamento degli investimenti. Qualcosa si prolungherà con i Fondi strutturali europei 2021-2027 (44 miliardi, sui 75 dei fondi di coesione) che ricoprono un peso significativo, ma non certo paragonabile a quello del Pnrr.

Guardando oltre il 2026, il Cresme invita quindi alla prudenza. Il venir meno della spinta straordinaria del Pnrr apre una fase di incertezza, nella quale sarà decisiva la capacità del sistema di attivare nuovi strumenti finanziari e di dare continuità agli investimenti pubblici. Per territori come Brescia, la sfida sarà quella di trasformare l’eccezionalità del Pnrr in un’eredità strutturale: infrastrutture migliori, città più efficienti, un patrimonio edilizio più sostenibile.

In conclusione, il settore deve guardare a un cambio di paradigma

Il messaggio di fondo del XXXIX Rapporto è chiaro: il futuro delle costruzioni non sarà più guidato da incentivi straordinari, ma da un cambio di paradigma. Digitalizzazione, industrializzazione dei processi, intelligenza artificiale, nuovi materiali e rigenerazione urbana diventano i pilastri di un settore chiamato a competere su basi più solide e strutturali. In questo contesto, “l’IA assume un ruolo chiave nel determinare le traiettorie di crescita future a tutti i livelli, ma proprio per la sua natura trasformativa – sottolinea il Cresme – espone a rischi di divergenza e instabilità che, senza strumenti regolatori e multilaterali, potrebbero amplificare fratture già esistenti”.

Il Rapporto descrive un comparto che, pur perdendo la spinta eccezionale degli ultimi anni, conserva dimensioni, competenze e potenzialità per restare un motore strategico dell’economia italiana. La vera sfida sarà trasformare la fine degli incentivi in un’occasione di crescita qualitativa, evitando di tornare alle fragilità strutturali del passato, puntando su produttività, innovazione e capacità competitiva.

gennaio/febbraio/2026

Salute e sicurezza

Disponibile il corso di formazione per datori di lavoro

La sicurezza sul lavoro non è un adempimento burocratico da spuntare, ma un elemento centrale per la vita delle persone e la gestione delle imprese.

Con l’entrata in vigore dell’Accordo Stato-Regioni dell’aprile 2025, per la prima volta viene introdotto un obbligo formativo specifico e generalizzato per i datori di lavoro che non ricoprono il ruolo di Rspp (Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione). L’obiettivo è garantire che chi guida l’impresa sia in grado di prendere decisioni consapevoli, strutturare sistemi di prevenzione efficaci e gestire i rischi tipici del comparto edile.

Per rispondere a questa esigenza normativa, Cer Srl Costruttori Edili Riuniti – in collaborazione con Ance Brescia ed Eseb e con il supporto di Cape – ha progettato un percorso formativo completo e accessibile per titolari di imprese individuali, amministratori con deleghe operative e legali rappresentanti che gestiscono personale e risorse aziendali.

Il corso è erogato interamente in modalità e-learning asincrona, permettendo ai partecipanti di seguire le lezioni nei tempi e nei modi più adatti alle proprie esigenze organizzative. La formazione si articola in 22 ore complessive, suddivise in moduli mirati:

► un modulo giuridico-normativo per comprendere il sistema legislativo e gli obblighi del datore di lavoro, ► un modulo su organizzazione e gestione della sicurezza, focalizzato sui processi aziendali, la prevenzione dei rischi e le emergenze, ► un modulo specifico sui cantieri temporanei o mobili, dedicato alle imprese affidatarie e alle dinamiche operative del cantiere.

Un valore aggiunto rilevante dell’iniziativa è rappresentato dalla collaborazione con Eseb – Ente sistema edilizia Brescia. In quanto struttura espressione congiunta delle parti sociali, l’Ente svolge un ruolo centrale nella promozione della formazione e della prevenzione in materia di sicurezza, mettendo a sistema competenze tecniche, conoscenza del territorio e attenzione alle reali esigenze delle imprese e dei lavoratori. Il coinvolgimento dell’ente bilaterale garantisce che i contenuti formativi non siano astratti o meramente teorici, ma aderenti alle dinamiche operative dei cantieri e alle responsabilità quotidiane dei datori di lavoro. È attraverso questa sinergia che la formazione diventa uno strumento efficace per accompagnare le imprese nel cambiamento e rafforzare un modello di sicurezza partecipato e orientato al miglioramento.

Gli obiettivi formativi del corso includono l’aggiornamento delle conoscenze in materia di prevenzione, integrando i nuovi requisiti dell’Accordo nella gestione quotidiana dell’impresa, il miglioramento della capacità di valutare e ridurre i rischi tipici dell’edilizia, il consolidamento di una cultura della sicurezza condivisa ed infine il rafforzamento dei processi decisionali di chi guida l’impresa.

Per i soci ordinari di Ance Brescia il corso è gratuito, mentre per le imprese non associate è previsto un contributo di 250 euro. Per iscriversi è necessario compilare il modulo online dedicato, accessibile

tramite il Qr code riportato nella pagina a fianco. Una volta inoltrata la richiesta, gli uffici forniscono tutte le informazioni utili per accedere alla piattaforma, ricevere username e password e iniziare la fruizione del corso. Al termine del percorso viene rilasciato un attestato di frequenza e superamento del corso, valido ai fini normativi.

Questa iniziativa si inserisce in un contesto più ampio di rinnovamento della formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro: l’Accordo Stato-Regioni 2025 ha ridefinito i requisiti minimi, le durate e le modalità per tutti i soggetti coinvolti nei processi di prevenzione, compresi lavoratori, preposti e dirigenti. Per i datori di lavoro, in particolare, è previsto un corso base di 16 ore, con un ulteriore modulo di sei ore per chi opera nei cantieri.

La formazione obbligatoria rappresenta per il sistema edile un investimento strategico non solo per adeguarsi alla normativa, ma soprattutto per creare una cultura della sicurezza solida, dove la consapevolezza dei rischi e la gestione degli stessi diventano parte integrante dell’organizzazione aziendale.

Con l’Accordo Stato-Regioni 2025 nasce l’obbligo formativo per i datori di lavoro non RSPP, per decisioni più consapevoli e sistemi di prevenzione efficaci

Costruzioni e immobiliare: investimenti in crescita e fiducia degli operatori

I dati 2025 e gli scenari per il 2026, tra segnali positivi e nuove sfide

Dagli investimenti nel settore al volume d’affari delle imprese, passando per i prezzi delle abitazioni: un triplo segnale incoraggiante per il comparto delle costruzioni e immobiliare, nonostante un contesto - condizionato da scenari geopolitici alquanto incerti - che non nasconde insidie. Incognite che condizionano anche le famiglie interessate all’acquisto della casa, diventato per molte di loro una sorta di bene di lusso: in base agli ultimi dati occorrono 6,8 annualità di stipendio per acquistare un’abitazione nelle grandi città, ma in alcuni casi il dato raddoppia. E non si discosta molto anche negli altri territori. Nel frattempo il mercato immobiliare italiano ha registrato nel 2025

investimenti per circa 12,4 miliardi di euro, il livello più alto degli ultimi sei anni e prossimo al massimo storico, come emerge dalla recente analisi del Team Research di Dils (società leader in questo ambito). Il quarto trimestre dell’esercizio da poco concluso ha fornito un contributo decisivo, grazie a risorse per circa 4,3 miliardi di euro, risultando il migliore degli ultimi quattro anni. Rispetto al 2024, si tratta di un incremento del 23% nei dodici mesi e del 25% per il solo periodo ottobre-dicembre. La performance riflette l’elevata fiducia degli investitori, domestici e internazionali, nelle prospettive e nella solidità del mercato immobiliare nazionale.

Anche nel 2025 il Retail si è confermato l’asset class più dinamica del mercato immobiliare italiano, distinguendosi per una forte

Residenziale: continuità e rialzi

Restando in ambito residenziale il 2025 è stato un anno di consolidamento di altre tendenze emerse in precedenza: l’interesse verso gli affitti ha vissuto una fase di assestamento dopo un lungo periodo di espansione, mentre le transazioni sono ripartite con slancio grazie a condizioni creditizie in miglioramento. Ma cosa prospetta il 2026? Secondo le stime di Immobiliare.it Insights - proptech company specializzata in analisi di mercato e data intelligence e parte del gruppo Immobiliare. it -, quest’anno sarà un anno di aumenti, sia sul fronte delle compravendite sia, soprattutto, in tema di locazioni: i prezzi di vendita a livello nazionale risulteranno superiori del 3,1%

rispetto a quelli attuali, mentre i canoni di locazione cresceranno più rapidamente e segneranno un +8,1%. «Il 2026 si preannuncia come un anno di continuità rispetto ai segnali riscontrati negli ultimi mesi del 2025 - commenta Paolo Giabardo, direttore generale di Immobiliare.it. -. La domanda abitativa resterà sostenuta e continuerà a riflettersi sia sulle compravendite sia sulle locazioni. Sul fronte delle vendite, prevediamo una crescita più stabile e moderata, sostenuta ancora da condizioni creditizie favorevoli. Per gli affitti, invece, i canoni aumenteranno più dei prezzi del mattone, testimoniando uno squilibrio strutturale tra domanda e offerta nelle principali città».

capacità di attrarre capitali. Secondo l’analisi di Dils nel terzo trimestre dell’anno scorso il mercato residenziale italiano della compravendita ha confermato il trend positivo della prima metà dell’anno, con 174.892 transazioni, in crescita dell’8,5% rispetto allo stesso periodo dell’esercizio precedente. Lo scenario delineato dai dati relativi all’immobiliare trova nel complesso riscontro dall’andamento dell’edilizia, iniziando da quella lombarda. Nel terzo trimestre dell’anno scorso è proseguita la crescita del volume d’affari delle imprese attive nelle costruzioni: la variazione tendenziale è risultata pari a +4,1%. L’indice, calcolato ponendo pari a 100 la media del 2015, ha raggiunto quota 172,3 con un incremento congiunturale (+1,4%) che conferma la velocità di crescita mostrata nel secondo trimestre, dopo il rallentamento che aveva caratterizzato i primi tre mesi dell’esercizio da poco concluso. Anche l’andamento delle commesse è rimasto orientato in senso positivo: l’aumento su base annua è stato del 4,8%, la stessa variazione registrata nel periodo precedente. I prezzi di vendita hanno ribadito una velocità di marcia leggermente superiore ai due punti percentuali su base trimestrale (+2,3%), un valore abbastanza stabile nell’ultimo anno dopo i picchi del periodo 2021-2023. Ancora positivo il saldo del numero di occupati delle imprese, con una variazione tra inizio e fine trimestre pari al +0,5%. Rispetto allo stesso periodo del 2024, l’incremento è stato del 2,2% confermando il trend crescente degli ultimi anni. Il quadro emerge dal recente report realizzato da Unioncamere Lombardia: evidenzia che la quota delle aziende con un volume d’affari in incremento su base annua si avvicina alla metà del campione (47%), una percentuale simile a quella registrata tra aprile e giugno. «È aumentata la variabilità dei risultati all’interno del settore, che dipende anche dal settore di riferimento: circa il 60% delle imprese che opera nel mercato pubblico mostra una crescita di fatturato, dato che scende al 45% circa per quelle attive nel privato», sottolinea l’indagine.

Edilizia e immobiliare mostrano segnali positivi, tra crescita delle commesse, investimenti record e prezzi ancora in aumento

Le prospettive degli imprenditori sull’andamento del volume d’affari nel breve periodo sono rimaste in territorio positivo, sebbene il saldo tra previsioni di crescita e diminuzione risulti ridotto (+2 punti) e siano prevalse le indicazioni di stabilità (63%). Le aspettative risultano significativamente migliori tra le imprese che operano nel mercato pubblico, soprattutto per quanto riguarda le infrastrutture (+4%), che dovrebbero beneficiare degli ultimi interventi del Pnrr, mentre sono ancora limitate per quanto riguarda la domanda di nuovi lavori nel mercato privato, sebbene negli ultimi trimestri sia emersa una tendenza al miglioramento dopo i valori negativi del 2024.

Edilizia e fisco: le principali novità della Legge di Bilancio

La nuova Legge di Bilancio interviene su diversi ambiti di interesse per il settore delle costruzioni, confermando sostanzialmente il quadro degli incentivi fiscali, introducendo nuovi strumenti per gli investimenti e modificando alcune regole che incidono direttamente sulla gestione finanziaria delle imprese. Il testo definitivo della Manovra recepisce una serie di aggiustamenti rispetto alla versione iniziale e definisce un assetto che intende combinare misure di continuità con interventi di razionalizzazione.

1) BONUS EDILIZI: CONFERMATE LE ALIQUOTE 2026

Per quanto riguarda gli interventi edilizi, la Manovra conferma per il 2026 l’applicazione delle aliquote più elevate: 50% per l’abitazione principale e 36% per gli altri immobili. La proroga riguarda il bonus ristrutturazioni, l’ecobonus e il sismabonus, mentre il bonus barriere architettoniche non viene rinnovato e confluisce nel regime ordinario delle detrazioni. Si tratta di una scelta che garantisce continuità nel breve periodo, pur inserendosi in un percorso di progressiva rimodulazione degli incentivi previsto negli anni successivi.

2) INVESTIMENTI DELLE IMPRESE: DEBUTTA L’IPERAMMORTAMENTO

Tra le novità di maggiore interesse per il sistema produttivo figura l’introduzione dell’iperammortamento, che dal 2026 sostituisce i crediti d’imposta Industria 4.0 e Transizione 5.0. La misura è rivolta ai titolari di reddito d’impresa che, fino a settembre 2028, effettuano investimenti in beni strumentali nuovi, prodotti all’interno dell’Unione europea.

L’incentivo prevede una maggiorazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria, differenziata in base all’importo complessivo dell’investimento. Rispetto alle precedenti misure, viene eliminato il requisito legato al raggiungimento di specifici obiettivi di risparmio energetico, semplificando l’accesso al beneficio. Rimangono invece centrali il rispetto delle normative in materia di sicurezza sul lavoro e la regolarità contributiva.

3) RICOSTRUZIONE POST-SISMICA. CONTRIBUTO AGGIUNTIVO AL POSTO DEL 110%

In materia di ricostruzione delle aree colpite da eventi sismici, la Manovra sceglie di non prorogare in modo generalizzato il Superbonus al 110% per il 2026 e in-

troduce invece un contributo finanziario aggiuntivo, destinato a coprire le spese eccedenti rimaste a carico dei beneficiari. Il contributo riguarda le istanze presentate entro il 31 dicembre 2024 e viene esteso a tutti i territori colpiti da eventi sismici a partire dal 1° aprile 2009 per i quali sia stato dichiarato lo stato di emergenza. L’ambito applicativo comprende quindi, oltre alle aree del sisma 2016, anche Abruzzo, Emilia-Romagna, Ischia, Campobasso e la città metropolitana di Catania. L’obiettivo è garantire la prosecuzione degli interventi di ricostruzione, tenendo conto delle difficoltà emerse negli ultimi anni nella chiusura dei cantieri.

4) LOCAZIONI BREVI

Interviene anche la disciplina delle locazioni brevi. Per il periodo d’imposta 2026 resta ferma l’aliquota del 21% per la locazione di una sola unità immobiliare, ma viene ridotto il numero massimo di immobili locabili senza configurare un’attività d’impresa.

Dal terzo appartamento locato scatterà infatti l’obbligo di apertura della partita Iva, con conseguente esclusione dal regime agevolato. Fino al 2025, la soglia era fissata a quattro immobili.

5) CREDITI D’IMPOSTA E COMPENSAZIONI

Uno dei passaggi più rilevanti riguarda la disciplina dei crediti d’imposta derivanti dagli incentivi fiscali. La Legge di Bilancio conferma la possibilità di utilizzare tali crediti in compensazione anche per il pagamento di debiti contributivi e Inail, superando un’ipotesi normativa che avrebbe fortemente limitato l’operatività dello strumento. Accanto a questa conferma, viene però introdotta una nuova ritenuta d’acconto sui pagamenti tra imprese, con decorrenza dal 2028. La ritenuta sarà pari allo 0,5% per il primo anno di applicazione e salirà all’1% dal 2029. La misura si inserisce in un più ampio rafforzamento dei meccanismi di controllo fiscale e richiederà un’attenta valutazione degli impatti sui flussi di cassa, pur prevedendo esclusioni per alcune categorie di operatori.

6) CREDITO ZES E SOSTEGNO AGLI INVESTIMENTI

NEL MEZZOGIORNO

La Legge proroga fino al 2028 il credito d’imposta Zes Unica, destinato agli investimenti in beni strumentali nelle strutture produttive localizzate nelle regioni del Mezzogiorno, includendo anche Marche e Umbria. Per alcune imprese che hanno presentato la comunicazione integrativa a fine 2025 è riconosciuto un ulteriore credito, che si aggiunge a quello già determinato dall’Agenzia delle Entrate, rafforzando l’intensità complessiva dell’agevolazione.

In sintesi: cosa cambia per le imprese

► Confermata la possibilità di compensazione dei crediti d’imposta con contributi e Inail

► Nuova ritenuta d’acconto sui pagamenti tra imprese dal 2028

► Introduzione dell’iperammortamento al posto di Industria 4.0 e Transizione 5.0

► Proroga del credito d’imposta Zes fino al 2028

Bonus edilizi 2026: le aliquote

► 50% per interventi sull’abitazione principale

► 36% per gli altri immobili

► Confermati ristrutturazioni, ecobonus e sismabonus

► Bonus barriere architettoniche confluito nel regime ordinario

La Legge di Bilancio introduce nel complesso un insieme di misure che incidono anche sull’operatività del settore delle costruzioni, che richiederanno ora l’emanazione dei provvedimenti attuativi per definirne modalità applicative e tempistiche.

Paolo Streparava

PAOLO STREPARAVA, 54 ANNI, È AMMINISTRATORE DELEGATO DEL GRUPPO STREPARAVA, REALTÀ INDUSTRIALE CON IL QUARTIER GENERALE AD ADRO, IN FRANCIACORTA, ATTIVA NEL SETTORE AUTOMOTIVE NELLA FORNITURA DI COMPONENTI E SISTEMI PER CHASSIS E POWERTRAIN. TERZA GENERAZIONE ALLA GUIDA DELL’AZIENDA DI FAMIGLIA FONDATA NEL 1951, STREPARAVA HA AVVIATO IL PROPRIO PERCORSO PROFESSIONALE CON UN’ESPERIENZA DI STAGE ALL’ESTERO, RICOPRENDO NEL TEMPO DIVERSI RUOLI AZIENDALI PRIMA DI ASSUMERE L’INCARICO DI AMMINISTRATORE DELEGATO NEL 2003 E SUCCESSIVAMENTE DI CEO DELLA HOLDING. HA PERFEZIONATO LA SUA FORMAZIONE CON MASTER E CORSI SPECIALISTICI IN GESTIONE D’IMPRESA E RICOPRENDO RUOLI IN VARI CONSIGLI DI AMMINISTRAZIONE. È STATO ANCHE PRESIDENTE DEL GRUPPO GIOVANI IMPRENDITORI DI AIB E RICOPRE INCARICHI IN DIVERSI ORGANISMI COME CONSIGLIERE IN REALTÀ BANCARIE E INDUSTRIALI. NEL 2025, DOPO UN MANDATO COME VICE PRESIDENTE CON DELEGA A CREDITO, FINANZA E FISCO, È STATO ELETTO PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA BRESCIA PER IL QUADRIENNIO 20252029, DOPO QUASI TRENT’ANNI DI IMPEGNO NELLA REALTÀ ASSOCIATIVA, PONENDO L’ACCENTO SU INNOVAZIONE, COMPETITIVITÀ E SVILUPPO DEL TERRITORIO.

Conosciamo il nuovo presidente di Confindustria Brescia

La collaborazione con Ance Brescia dimostra come il dialogo tra settori diversi generi valore reale per il territorio

Avvicinandomi alla sede di Confindustria Brescia, nel cuore di Bresciadue, quartiere direzionale e dei servizi della Leonessa, percepisco il concetto di razionalità ed efficienza intrinsecamente legato all’edificio, fresco di rigenerazione. Non c’è monumentalità, nemmeno esibizione di sfarzo. I volumi, i materiali, l’architettura degli spazi, restituiscono una sensazione di silenziosa operosità e concretezza. Non ci sono macchinari, ovviamente, eppure pare di sentire il rumore dell’impresa aleggiare nella casa degli eterogenei settori manifatturieri e dei servizi bresciani, metallurgia, meccanica, automotive, certo, ma non solo. Pare di sentire echeggiare, insieme, le voci dei tantissimi grandi imprenditori attivi nelle valli, in città, nella vasta Bassa della laboriosa provincia dell’Oglio e del Mella. Qui, tra i palazzi e le vetrate senza soluzione di continuità dell’area relativamente giovane di una città antica quanto orgogliosa, incontro il presidente del quadriennio 2025-2029 della locale territoriale di Confindustria.

Presidente Streparava, in questo tribolato scenario internazionale, qual è la situazione economica e produttiva delle imprese bresciane? Le imprese bresciane stanno affrontando una fase complessa, segnata da forti incertezze geopolitiche, commerciali e macroeconomiche, ma mostrano una capacità di tenuta che resta un tratto distintivo del nostro territorio. Nel terzo trimestre 2025 la produzione manifatturiera è tornata a crescere su base annua (+1,4%), interrompendo una fase di debolezza che durava da quasi due anni. È un segnale positivo, che va però letto con prudenza: il 45% delle imprese continua a indicare la debolezza della domanda, interna ed estera, come principale fattore di freno. Accanto a queste criticità, emer-

gono elementi di solidità strutturale. La patrimonializzazione resta elevata, il ricorso agli ammortizzatori sociali coinvolge il 14% delle imprese, ma senza segnali di tensione sistemica, e la qualità del credito è buona. Il quadro di fondo risulta comunque ancora complicato da decifrare: la politica protezionistica Usa, la svalutazione del dollaro e le ormai endemiche difficoltà in Europa, sempre più irrilevante nello scacchiere mondiale, specialmente in Germania, primo mercato di destinazione del nostro export, fungono da fattori di freno per ogni possibile movimento strutturale di accelerazione del made in Brescia. I numeri sulla Cig, accennati prima, segnalano comunque come una fetta non marginale delle realtà manifatturiere del territorio

Il presidente Streparava, a destra, stringe la mano al past president Franco Gussalli Beretta

Nel giugno 2025 Paolo Streparava è stato eletto presidente di Confindustria Brescia per il quadriennio 2025-2029 nel corso dell’Assemblea Generale tenutasi al Brixia Forum, succedendo a Franco Gussalli Beretta. Confindustria Brescia è una delle associazioni di rappresentanza delle imprese industriali italiane di maggiore rilievo nell’intero panorama nazionale. Fondata nel 1892 e aderente al sistema nazionale di Confindustria, promuove lo sviluppo economico, l’innovazione, l’internazionalizzazione e il dialogo istituzionale per il territorio bresciano e oltre. Streparava, amministratore

delegato del Gruppo Streparava e figura di riferimento nell’industria locale, vanta un impegno trentennale nell’associazione, con ruoli significativi, quali la presidenza dei Giovani Imprenditori e la vice presidenza con delega a Credito, Finanza e Fisco. Sin dall’insediamento il suo mandato ha posto l’accento sulla visione strategica, l’innovazione e la crescita sostenibile, rafforzando il ruolo dell’associazione come punto di riferimento per imprenditori e stakeholder, e consolidando iniziative, tra cui accordi per incentivare investimenti e credito alle imprese.

Le imprese bresciane affrontano una fase complessa, ma mostrano una capacità di tenuta che resta un tratto distintivo del territorio

stia affrontando problematiche dal punto di vista di eventi temporanei e transitori o addirittura per ristrutturazioni, riorganizzazioni, riconversioni e crisi aziendali, seppur si assista ad una sostanziale assenza di tensioni in tal senso. Anche la manovra finanziaria appare poco coraggiosa e distante dalle reali necessità del mondo industriale che avrebbe bisogno – soprattutto in questa fase – di fare affidamento su una politica industriale almeno di medio periodo.

Dopo lunghi anni di impegno associativo e l’esperienza di vicepresidente, qual è l’obiettivo principale che caratterizza la sua presidenza?

Il 5 agosto ho compiuto 29 anni in Confindustria Brescia: un periodo lungo e intenso, in cui ho ricoperto diversi ruoli. Ora, con la presidenza, l’obiettivo è rendere l’Associazione ancora più vicina alle imprese, in modo concreto e operativo, in una fase in cui programmare il futuro è diventato estremamente difficile. Per farlo, insieme alla mia squadra di presidenza, abbiamo definito otto linee guida strategiche di miglioramento, ognuna con specifici indicatori che ci diranno se saremo stati bravi o meno. In generale, oggi molte aziende hanno capacità produttiva inespressa non per mancanza di competenze o mercati, ma per l’assenza di un quadro stabile di riferimento. I dati sui primi 200 gruppi industriali bresciani e bergamaschi recentemente presentati lo dimostrano: nel 2024 i ricavi sono diminuiti del 2,4% e il margine

Paolo Streparava, al centro, con i past president Marco Bonometti, Giuseppe Pasini, Franco Tamburini, Aldo Bonomi, Giancarlo Dallera e Franco Gussalli Beretta

operativo dell’8,4%, pur in presenza di una struttura patrimoniale solida, con mezzi propri pari al 54,6% del capitale investito. Il nostro compito è accompagnare le imprese in questa fase, fare sistema, rafforzare il dialogo con le istituzioni e portare avanti proposte credibili. Dal Governo ci aspettiamo pochi strumenti, ma chiari, stabili e di medio periodo, al contrario di quanto recentemente avvenuto, ad esempio, con Transizione 5.0 e 4.0.

In questi anni si è consolidata una proficua collaborazione tra Ance Brescia e Confindustria Brescia. Ritiene si tratti di un percorso da continuare?

Sì, ritengo che questo percorso non solo vada continuato, ma ulteriormente rafforzato. La collaborazione tra Ance Brescia e Confindustria Brescia dimostra come il dialogo tra settori diversi possa generare valore reale per il territorio. Recentemente, tra l’altro, è stata proposta una collaborazione anche tra i Giovani delle due realtà, in occasione dell’evento Imw al Teatro Grande. Industria ed edili-

Paolo Streparava con Emanuele Orsini, presidente di Confindustria

zia condividono molte criticità: dalla carenza di manodopera qualificata alla necessità di innovare processi e competenze, fino all’impatto del caro energia. In un contesto economico incerto e con risorse pubbliche limitate, la capacità di fare squadra diventa un fattore competitivo. Superare logiche settoriali e lavorare su obiettivi comuni consente di incidere di più anche nel confronto con le istituzioni.

La nascita della Fondazione Campus Edilizia Brescia Ets è un risultato concreto di questa sinergia. Quali azioni può intraprendere per lo sviluppo del territorio?

La Fondazione Campus Edilizia Brescia Ets è uno strumento concreto per dare continuità e metodo a una visione di sviluppo del territorio che non può più essere frammentata. Non parliamo solo di edilizia, ma di rigenerazione urbana, attrattività, sostenibilità e qualità della vita, temi che incidono direttamente anche sulla competitività economica. Il valore della Fondazione sta nella sua capacità di mettere insieme imprese, isti-

Oggi molte aziende dispongono di capacità produttiva inespressa non per mancanza di competenze o mercati, ma per l’assenza di un quadro stabile di riferimento: per questo il mondo industriale ha bisogno di strumenti chiari, stabili e di medio periodo, capaci di sostenere investimenti e programmazione

tuzioni e mondo professionale per produrre analisi, scenari e proposte operative, utili a chi governa i processi di trasformazione della città e della provincia.

Export in crescita, ma importazioni dalla Cina in

Serve una politica industriale stabile e di medio periodo: oggi manca un quadro di riferimento certo

Il terzo trimestre del 2025 ha effettivamente segnato, per l’export bresciano, un’inversione di tendenza positiva del +6,6% nel confronto con lo stesso periodo del 2024, in particolare grazie ai nostri partner storici, Germania e Francia, che tornano a far segnare incrementi su base annua. Migliora così il dato complessivo dell’Unione Europea, compensando la netta flessione del Paese americano segnato dai primi significativi effetti dei dazi. In generale il Made in Brescia registra un andamento migliore della media lombarda, in linea con quella nazionale: sono numeri che valutiamo con un cauto ottimismo, alla luce delle persistenti incertezze geopolitiche a livello mondiale. Guardando ai primi nove mesi dell’anno, un rialzo importante è segnato dall’Asia, trascinata in realtà dal +32% dell’India, su cui incide positivamente la percezione di stabilità politica del nostro Paese. Il rialzo indiano assume contorni ancora più positivi dopo il recente Business Forum Italia-India, tenutosi in questi giorni a Mumbai, che fa seguito all’incontro ospitato a Brescia lo scorso giugno e che testimonia l’interesse economico crescente e il consolidamento del legame tra le

Il settore automotive vive la più grande trasformazione della sua storia. Come stanno reagendo le imprese bresciane? Da imprenditore del settore in questione sono coinvolto in prima persona e lo dico chiaramente: le scelte iniziali legate al Green Deal e alle scadenze del 2035 hanno provocato un danno enorme sull’intero comparto. Nelle ultime settimane l’Unione Europea r ricalibrato il tiro, anche se per ora è solo una dichiarazione d’intenti: mancano i documenti attuativi e non si conoscono ancora bene quali spazi di azione avranno le case produttrici e se davvero verrà sostenuto il principio della neutralità tecnologica. Senza dimenticare che va fatta ulteriore chiarezza sull’uso di biocarburanti ed e-fuel.

È come se la Commissione Ue avesse ammesso indirettamente le sue colpe, ma non ha ancora spiegato come riparerà ai suoi errori. Si parla di salvare in questo modo il 60% della filiera: e l’altro 40%? È destinato a morire, se non si fa qualcosa. Anche perché abbiamo aperto il nostro mercato ai cinesi, che peraltro non ci stanno vendendo solo auto elettriche ma anche (e soprattutto) a motore endotermico. Per

questo motivo, seppur salutiamo favorevolmente la nuova presa di posizione della Commissione europea su questo tema, tutto il mondo dell’automotive bresciano, che da sempre sostiene la linea portata avanti dal presidente dell’Automotive Regiones Alliance, Guido Guidesi e dal Cluster lombardo della mobilità presieduto da Saverio Gaboardi, vigilerà affinché l’Europa realizzi concretamente questo atteso cambiamento di politica industriale.

Il mismatch tra domanda e offerta di manodopera resta elevato. Quali azioni concrete state portando avanti?

Il mismatch rappresenta uno dei principali freni allo sviluppo del sistema produttivo: la più recente indagine a nostra disposizione ha confermato come oggi

9 aziende manifatturiere su 10 della nostra provincia fatichino a reperire personale qualificato. Come Confindustria Brescia – insieme a Fondazione Aib – stiamo lavorando su orientamento, formazione e rafforzamento del dialogo con scuole, Its e università. I dati confermano che la carenza di profili tecnici non è più un fenomeno congiunturale, ma strutturale, destinato ad aggravarsi con l’attuale tendenza demografica.

A livello regionale e nazionale è quindi necessario potenziare gli Its stessi, rendere più flessibile la formazione continua e investire seriamente sull’orientamento precoce. Senza competenze adeguate, la transizione digitale ed ecologica rischia di restare solo sulla carta.

Che ruolo attribuite a Its, scuole e università nel nuovo modello formativo? Its, scuole professionali e università sono centrali per la competitività del territorio. Il modello formativo deve evolvere verso una maggiore integrazione con il sistema produttivo, riducendo i tempi di risposta ai fabbisogni delle imprese. Oggi le aziende chiedono competenze digitali, green e tecnico-specialistiche e il sistema formativo deve essere in grado di adattarsi rapidamente. Lo ribadisco: gli Its, in

particolare, rappresentano uno strumento strategico che va ulteriormente rafforzato. Brescia ha tutte le caratteristiche per diventare un laboratorio avanzato di formazione industriale, capace di attrarre talenti e sostenere lo sviluppo delle imprese, grazie anche a quello che potrà essere il supporto del Brescia Innovation District, la “cittadella dell’innovazione” su cui come Associazione crediamo molto.

Paolo Streparava, al centro, con alcuni membri del Consiglio di Presidenza di Confindustria Brescia

Il settore automotive sta vivendo la trasformazione più profonda della sua storia e le scelte iniziali legate al Green Deal hanno avuto un impatto molto pesante sull’intera filiera; oggi è fondamentale che l’Unione Europea renda concreti i principi di neutralità tecnologica e sostegno industriale

Mi preme infine sottolineare che, soprattutto sulle skills digitali, il vantaggio non è solo delle aziende, ma anche per i lavoratori stessi: i dati dell’Indagine retributiva 2025 elaborati dal nostro Centro Studi hanno evidenziato che il lavoratore in possesso di competenze digitali percepisce in media una retribuzione superiore del 13% rispetto a colui che svolge la stessa mansione, ma in modalità tradizionale.

Nonostante il raffreddamento dei prezzi, il costo dell’energia resta critico.

Quali strategie e cosa chiedete alle istituzioni?

Non siamo più nella fase emergenziale, ma il costo dell’energia resta una criticità strutturale. Nel 2025 la bolletta energetica del sistema industriale bresciano è stimata in 1,215 miliardi di euro, un valore ancora superiore dell’85% rispetto al periodo pre-Covid. Le imprese stanno investendo in efficienza energetica, autoproduzione e rinnovabili, ma non possono affrontare da sole questo tema. Chiediamo politiche energetiche di medio-lungo periodo, capaci di ridurre il divario di costo con gli altri Paesi europei. Senza un intervento strutturale, la competitività di intere filiere rischia di essere compromessa. Ad esso, non lo dimentichiamo, va accompagnata una necessaria riduzione del carico burocratico.

In un contesto globale instabile, quali priorità vede per preservare la competitività del territorio bresciano?

La priorità è creare un contesto favorevole agli investimenti. Servono infrastrutture moderne, materiali e digitali, una politica industriale stabile e incentivi chiari per innovazione e sostenibilità. Ma soprattutto, come ho più volte avuto modo di accennare, servono certezze: regole semplici, tempi rapidi e una visione di medio periodo. Brescia ha un tessuto imprenditoriale solido e ben patrimonializzato, ma senza un ecosistema che sostenga chi investe e innova il rischio è perdere terreno. Come Confindustria Brescia continueremo a fare sistema e a rappresentare con forza queste esigenze, nell’interesse dell’intero territorio.

Paolo Streparava con Francesco Veneziani, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Brescia

Lo sport: chiave di sviluppo dei territori

5,3 miliardi il potenziale economico generato dalle Olimpiadi di Milano-Cortina

Il titolo di questa rubrica “duecentocinque” è un voluto riferimento al numero dei comuni che compongono la nostra provincia, per richiamare il territorio, dal capoluogo Brescia sino ai piccoli centri montani delle nostre splendide valli, che racconteremo non solo con l’ottica dell’impresa edile ma dell’ampia filiera del costruito

Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina hanno rappresentato per l’Italia, in particolare per i territori lombardo-veneti, un’occasione di visibilità internazionale e un volano economico che promette effetti interessanti a breve e medio termine. Un’opportunità unica che ha messo in mostra le nostre eccellenze, non solo sportive ma anche paesaggistiche, turistiche e infrastrutturali. Secondo i dati ufficiali lo sport genera 24,7 miliardi di euro di valore aggiunto in Italia, impiegando oltre 400mila persone e rappresentando l’1,38% del Pil. Stime recenti indicano che l’impatto economico generato dai Giochi invernali Milano-Cortina 2026 è di 5,3 miliardi, mentre il patrimonio infrastrutturale si aggira intorno ai tre miliardi. Inoltre, l’evento olimpico ha valorizzato diversi territori ed è stato al centro di una campagna di promozione internazionale che ha alimentato e sosterrà rilevanti flussi turistici. Una cornice che, se ben gestita, può trasformarsi in ricchezza diffusa per imprese, hotellerie, trasporti e filiere correlate. Per Brescia – area a cavallo tra città e montagna – ha significato opportunità sia per il sistema turistico tradizionale sia per quello sportivo e delle costruzioni, con ricadute positive sull’occupazione stagionale e sulle commesse alle imprese. Al Sud, nel frattempo, l’ormai prossima inaugurazione dei Giochi di Taranto, previsti dal 21 agosto al 3 settembre 2026, porta l’amministrazione comunale a concentrarsi sulla gestione e sulla valorizzazione a lungo termine degli impianti sportivi che ospiteran-

no la manifestazione internazionale e che rafforzeranno il ruolo dell’Italia come polo sportivo e culturale al centro del Mediterraneo. La Direzione Grandi opere, Appalti e Contratti del Comune jonico ha così definito l’affidamento dei servizi di supporto specialistico per individuare il miglior modello di gestione degli asset sportivi individuando nella milanese PwC, Pricewaterhouse Coopers Business Services Srl, il partner per delineare una strategia complessiva che conta interventi su dodici strutture sportive.

Per Milano-Cortina il modello scelto – mettere in rete città e territori montani e privilegiare il riuso e l’adeguamento di strutture esistenti – ha puntato a ridurre l’impatto ambientale e ad accelerare la rigenerazione urbana e impiantistica laddove esistessero progetti cantierabili guardando con grande attenzione alla legacy (ere -

dità) post-manifestazione con programmi di lungo periodo per sport giovanile, sostenibilità e riuso delle sedi olimpiche come spazi per comunità, formazione e ricerca applicata. Secondo i dati del terzo rapporto Open Olympics 2026, solo il 13% dei 3,54 miliardi di euro stanziati è stato destinato alle opere essenziali per gare ed eventi sportivi legati ai Giochi, mentre l’87% ha finanziato interventi di legacy, ovvero infrastrutture permanenti destinate ai territori, in gran parte opere stradali e ferroviarie. La spesa si concentra principalmente in due territori, Veneto e Lombardia, che sfiorano ciascuno 1,5 miliardi di euro. Sempre nel rapporto che, grazie al lavoro di una rete civica composta da 20 organizzazioni capitanate dall’associazione Libera, ha fornito una panoramica sull’andamento dei lavori e sui costi delle opere – sia quelle realizzate e riqualificate appositamente per gli eventi sportivi, sia quelle collaterali –, risulta che delle 98 opere previste, oltre la metà, il 57%, sarà completato dopo i Giochi, con l’ultimo cantiere che chiuderà addirittura nel 2033. Molti dei lavori legati alla manifestazione sportiva hanno subito ritardi a fronte di difficoltà di carattere tecnico, dovendo operare anche in condizioni geologiche difficili, oppure a causa di passaggi burocratici farraginosi, complessità degli appalti o addirittura infiltrazioni mafiose. A rallentare la fase esecutiva anche il costo più alto delle materie prime e l’aumento prezzi, che hanno complicato la programmazione finan-

Distribuzione delle opere e investimenti per area geografica

Evoluzione della spesa prevista per il Piano delle Opere Milano Cortina 2026

Fonte

ziaria delle infrastrutture, richiedendo adeguamenti dei piani e dei budget. Secondo i dati del portale Open Milano Cortina 2026, riportati nel terzo rapporto Open Olympics, l’investimento economico complessivo ha infatti registrato un incremento di 157 milioni nei soli primi dieci mesi del 2025 (+4,6%). In termini di distribuzione geografica, il Trentino ospita il maggior numero di opere (30), seguito da Lombardia (29), Veneto (25) e Alto Adige/Südtirol (14). La seconda, con interventi per circa 1,39 miliardi, pari a circa il 39,3% della spesa totale del Piano, a poca distanza dal Veneto in termini di risorse impegnate, vede solo 78,3 milioni destinati alle opere olimpiche, mentre oltre 1,31 miliardi finanziano progetti di lungo periodo, con una netta prevalenza delle opere stradali.

Il Patto territoriale del Monte Maniva è un esempio virtuoso di efficacia amministrativa e coordinamento tra enti

Con il bando Santanchè opportunità di finanziamento per gli impianti in Valle Camonica Pur non essendo sede di gare, la provincia di Brescia può trarre benefici potenziali dai Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina. Il territorio può avvantaggiarsi indirettamente dell’immagine di Lombardia come area dinamica e attrattiva, intercettare un turismo internazionale “attivato” dalla manifestazione e rafforzarsi con il consolidamento generale delle reti di trasporto regionali, il potenziamento dei collegamenti ferroviari con Milano e il Nord-Est, i miglioramenti alla viabilità verso le valli alpine (Val Trompia, Val Camonica), che fungono da cerniera verso i territori interessati dalla manifestazione e una maggiore integrazione con i flussi di mobilità internazionale legati al capoluogo milanese. L’esperienza delle Olimpiadi potrà essere positiva se colta anche in chiave di sviluppo di un’eredità sociale e sportiva duratura. Nel post-manifestazione, i Giochi possono stimolare investimenti nello sport di base e negli impianti locali, progetti educativi legati a sport, salute e inclusione, oltreché una maggiore attenzione a politiche giovanili e attrattività urbana. I benefici non sono automatici. Servono una strategia locale chiara e investimenti mirati anche dopo il 2026. Per Brescia, che ha una comunità montana vivace, è un’opportunità per investire in capitale umano, con la formazione di tecnici, operatori turistici e gestori di strutture sportive, e in infrastrutture. Parlando di impiantistica ed edilizia sportiva locale con il “bando Santanchè” la Valle Camonica ha l’opportunità di destinare risorse al rinnovamento degli impianti, all’ampliamento della capacità di innevamento programmato, innalzando al contempo gli standard di sicurezza e sostenibilità. Dalla graduatoria risulta che la società Funivia Boario Terme di Borno riceverà un milione e 700 mila euro, mentre alla società Plan 1800 di Montecampio -

ne andranno quasi due milioni. Alla Carosello Tonale, nome della società che gestisce il comprensorio sciistico e gli impianti di risalita al Passo del Tonale, sono invece destinati due milioni e 400mila euro. Le ricadute concrete del Bando, con l’ammodernamento delle seggiovie e cabinovie, impianti di innevamento più efficienti (che riducono il consumo idrico ed energetico grazie a tecnologie moderne), e interventi che rendono i comprensori fruibili con maggiore continuità anche in anni con scarso innevamento naturale, genereranno occupazione diretta (cantieri) e indiretta (forniture, servizi), ma richiedono attenzione a criteri ambientali e paesaggistici per evitare impatti negativi sulla montagna, a tutela dell’identità territoriale. Sempre nella nostra provincia, è virtuosa l’esecuzione in tempi record dei lavori previsti dal Patto territoriale del monte Maniva, un accordo strategico firmato nel 2022 tra Regione Lombardia, Comunità Montane di Valtrompia e Valsabbia, i comuni di Bagolino e Collio, e Maniva Ski per rilanciare il turismo dell’area, con investimenti pari a 17 milioni e 341mila euro, finalizzati all’ammodernamento degli impianti di risalita, al miglioramento dell’accessibilità e a un’offerta turistica più integrata e sostenibile. Il patto è stato completato integralmente, segnando un esempio di efficacia amministrativa e capacità di coordinamento tra enti diversi, grazie al lavoro sinergico delle Comunità montane di Valle Trompia e Valle Sabbia, insieme ai Comuni di Collio e Bagolino e al contributo di Sevat e Maniva Ski, gestore del comprensorio. Significativi risultati positivi e un aumento delle presenze sono stati raggiunti così grazie a opere che formano un asse di collegamento strategico tra i territori di Collio, passo Maniva, Bagolino e Rocca d’Anfo.

BIVIO T2/T3

Il tram un sano moltiplicatore keynesiano

I 426 milioni previsti dal Piano dell’opera, efficace volano per opere pubbliche e investimenti privati. Più appeal della città nei confronti di investitori esterni

La città si prepara a una trasformazione che andrà ben oltre i binari. Dopo mesi di dibattiti, progetti e confronti pubblici, la nuova linea del tram entra nel vivo. Ne parliamo con l’assessore alla Mobilità e vicesindaco, Federico Manzoni, per capire non solo il percorso previsto e gli aspetti tecnici principali, ma anche come cambierà il modo di vivere lo spazio urbano. Un progetto che il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha finanziato, soprattutto grazie alla redazione del Piano Urbano della Mobilità sostenibile, documento di pianificazione strategica decennale, che mira a creare un sistema di mobilità integrato, sulla base delle linee guida europee.

Assessore, partiamo dall’inizio: qual è stata la visione che ha ispirato il progetto della nuova linea del tram?

L’iniziativa nasce all’interno di una cornice di programmazione che ci siamo dati e alla realizzazione del Pums, il Piano urbano della mobilità sostenibile, una modalità nuova voluta dall’Europa sin dal 2017. Lì sono scritte le strategie della mobilità, i prospetti per il futuro, legati alle scelte che oggettivamente possiamo governare. All’interno del Pums era inserito anche il capitolo definibile “Cura del ferro”, (locuzione per indicare il potenziamento del trasporto pubblico su rotaia, come tram e metropolitane,

BIVIO T2/T3

come alternativa al trasporto su gomma, per rendere le città più sostenibili, migliorando la qualità dell’aria ndr) uno dei punti di maggiore rilievo perché guarda alla guida vincolata, inserita su un tracciato obbligato su rotaia, nonché al collegamento con la metropolitana e con l’Alta velocità, che ci hanno fatto pensare a una sorta di mobilità più ampia. Il tram nasce dal successo della metropolitana che ha portato una qualità nel trasporto urbano che è senza concorrenza, creando allo stesso tempo anche delle aspettative nelle zone non servite dalla metropolitana. Da qui si è pensato a due linee di tram, la prima T2 (Ricordiamo che la T1 è legata alla metropolitana ndr) tra Pendolina e la Fiera. È la linea per cui si sono ottenuti i finanziamenti. Per la T3, che andrebbe da Sant'Eufemia, a est della città, sino a ovest, in zona Badia Violino, è stata presentata la richiesta al ministero e si è in attesa del relativo finanziamento. Si è

Intervista all’avvocato Federico Manzoni vicesindaco e assessore con delega alle Politiche della Mobilità, al Patrimonio e ai Servizi istituzionali

data priorità alla T2 in quanto favorirà l’accesso a un importante snodo della polarità cittadina, l’area di Brixia Expo e del PalaLeonessa, nato dalla ristrutturazione del precedente Pala Eib. Area destinata a un rilancio, anche per il concreto impegno da parte della Camera di commercio così come da parte dell’amministrazione comunale cittadina, che regalerà un quadrante urbano opportunamente ridisegnato, con un collegamento organico che ora non esiste. Altro snodo di rilievo sarà rappresentato dalla Stazione Fs, con il convergere di tutti i servizi di mobilità pubblica e privata. Lo stesso avverrà nell’intersezione di San Faustino, dove pure si avrà accesso al nuovo ascensore per il Castello. Confidiamo nell’ottenimento anche del secondo finanziamento ministeriale dato il rilevante investimento necessario, coscienti che sia impossibile replicare il piano economico utilizzato per la Metropolitana, con il 50% dell’intervento finanziato dal Comune con risorse proprie.

In totale a quanto ammonta il finanziamento della T2? Su 360 milioni di costi preventivati, il finanziamento è stato di 359 milioni. Come amministratori è stata una notevole soddisfazione, non pare ci siano state altre opere pubbliche con tale percentuale di copertura statale. Aggiungo che, per via degli incrementi di costi, soprattutto per via del rincaro dei materiali, il quadro economico aggiornato è salito a 426 milioni e parimenti il ministero ha incrementato il contributo

a 422 milioni. Un’ulteriore soddisfazione, a maggior ragione considerando che il Piano di spesa è stato opportunamente registrato e approvato dalla Corte dei conti, per tranquillità e sicurezza degli amministratori e dei cittadini.

Molti cittadini si chiedono in che modo questa infrastruttura potrà realmente migliorare la mobilità quotidiana e quali problemi risolverà Considerando il miglioramento della mobilità come assioma fondamentale, c’è da considerare che migliora la situazione nei quartieri oggi non serviti da adeguati servizi di mobilità, in particolare nell’oltre Mella e nella zona ovest della città.

Migliora i collegamenti con il Polo fieristico, dove ci sarà un nuovo capiente parcheggio per favorire l’interscambio tra la mobilità privata e quella pubblica. Come avvenuto al Prealpino, Sant’Eufemia Buffalora e in parte alla Poliambulanza, tale supporto logistico rappresenterà un vantaggio anche per quanti accedono dall’esterno alla città.

Il tram rappresenta l’evoluzione naturale del successo della metropolitana, rispondendo alle esigenze di mobilità dei quartieri oggi meno serviti dal trasporto pubblico

duecentocinque

La scelta del tracciato è spesso un tema sensibile. Come si è arrivati al percorso definitivo e quali sono stati i criteri principali ai quali vi siete ispirati?

Si è certo seguita, anzitutto la logica sopra descritta; quindi, ci sono stati diversi step con valutazioni e modifiche del Piano in fase di progettazione, sulla base di approfondimenti e riflessioni. Ad esempio, tra Urago e la Pendolina la scelta finale è diversa rispetto alla prima ipotesi, perché entrare troppo in profondità in quel quartiere sarebbe risultato troppo impattante.

Parliamo di tempi e fasi: quali sono le tappe fondamentali del cantiere e quali accorgimenti sono previsti per ridurre l’impatto sui residenti e sulle attività commerciali durante i lavori?

Il cantiere del tram sarà molto diverso da quelli per la realizzazione della metropolitana, che furono vari, durati anni e particolarmente intensi nell’area delle 17 stazioni. Il cantiere del tram si svilupperà su tratte più lineari e con ordine di grandezza temporale per ognuna di mesi e non di anni.

Un tram non è solo trasporto, ma anche urbanistica. In che modo il progetto dialoga con la struttura della città, con i quartieri e con gli spazi pubblici che attraverserà?

È proprio così e per questo il tram sarà una grande occasione per rigenerare gli impianti tecnologici e i sottoservizi, nonché per una funzionale riqualificazione urbana. Non dimentichiamo che il teleriscaldamento ha 50 anni e servono interventi molteplici. Gli stessi potranno essere contestuali all’attivazione del cantiere per la realizzazione della sezione che ospiterà le rotaie, con lo spostamento dei servizi in modo risultino poi paralleli e non condizionano la corsa del nuovo servizio pubblico. Ciò anche per evitare successivi complicati interventi, che costringerebbero il tram a delle interruzioni di servizio. Inoltre, si garantirà una rigenerazione, sia sotto, sia sopra la superficie, lungo un percorso di 11 chilometri. I lavori dureranno circa quattro anni e mezzo e dovrebbero terminare a fine 2030, inizio 2031. Nel quadro economico sono previste anche risorse per sostenere le attività economiche danneggiate dai cantieri. È stato attivato anche un percorso di confronto, sia interno con i vari assessori, sia esterno con le categorie economiche, per il quale si registrano collaborazione e responsabilità.

Sul fronte ambientale, quali benefici concreti ci si attende in termini di riduzione del traffico e delle emissioni?

In assoluto, questa è la sfida più interessante del tram, perché a differenza della metropolitana, che passa sotto la città che conosciamo, il tram dialoga con la città, è in vista. Per cui è prevista, come si diceva, una completa rigenerazione urbana, alla quale si collegano anche interventi immobiliari. È il caso dell’area degli ex Magazzini generali, con il progetto

di uno studentato e di un hotel. Lo stesso dicasi per la scelta del Demanio di riqualificare la vecchia caserma Randaccio per ospitarvi l’Agenzia delle Entrate. Possiamo, quindi, considerare il tram come un sano moltiplicatore keynesiano, un efficace volano per opere pubbliche e investimenti privati. Aumenterà così l’attrattività della città anche nei confronti di investitori esterni. In termini di impatto ambientale, la realizzazione del percorso tramviario consentirà di lavorare sulla depavimentazione per favorire un migliore adattamento al cambiamento climatico, considerando che oltre tre degli 11 chilometri del percorso saranno inerbiti. Lo stesso dicasi per la regimentazione delle acque e per il bilancio ecologico arboreo per la piantumazione, al di là delle eliminazioni temporanee. È stata fatta un’equazione sulla diminuzione di emissioni. Studi trasportistici dicono che dopo due anni dall’entrata in funzionamento, con il tram a regime, avremo nell’ora di punta una riduzione del traffico veicolare del 5%. Un dato non disprezzabile, considerando che dall’8 al 15 giugno, quando le scuole sono appena chiuse, la diminuzione del traffico veicolare privato è proprio pari al 5%, e ce ne accorgiamo della differenza.

Alcuni temono che l’opera possa risultare costosa o poco sostenibile nel lungo periodo. Come risponde a chi paventa uno squilibrio tra costi e benefici?

Sin dalla fase di presentazione, il progetto era corredato dall’analisi costi/benefici e lo stesso è stato approvato dal ministero. In questo caso non ci sarà il peso del mutuo, che per la metropolitana peserà sul Bilancio della Loggia sino al 2045. Ci saranno certo i costi di gestione, anche se si registreranno risparmi per via delle modifiche e delle ottimizzazioni sul fronte dei bus, con una stima di costi incrementali

di circa tre milioni di euro, che riteniamo sostenibili e che potranno registrare il contributo anche dei livelli amministrativi superiori, come la Regione. In linea con quanto accade per il trasporto pubblico, abbonamenti e biglietti copriranno il 40% del costo.

C’è un aspetto di comunicazione e fiducia: come intendete mantenere un dialogo aperto con la cittadinanza durante l’avanzamento dei lavori?

Nelle politiche di partecipazione e confronto hanno ricoperto un ruolo fondamentale i Consigli di quartiere. Il percorso di 11 chilometri tocca 11 quartieri e il dialogo con i rispettivi Consigli, che in alcuni casi hanno anche fornito pareri, suggerimenti puntuali, sfociati in revisioni della viabilità locale. Si tratta di realtà molto utili per costruire un rapporto di fiducia con la cittadinanza. Un aspetto inserito nel bando di gara concerne per la società aggiudicatasi l’appalto l’indicazione di comunicare ai cittadini in modo friendly. A tal proposito si sta lavorando a un piano d’azione da strutturare, con il coinvolgimento di tre parti: Comune, Brescia Mobilità e società vincitrice dell’appalto.

E guardando avanti, come immagina la mobilità urbana tra dieci anni, una volta che il tram sarà parte integrante del paesaggio cittadino?

Penso a due vie che avranno un volto completamente nuovo, non più industriale, non curato: via Orzinuovi e via Volturno. La prima è una delle poche, forse l’unica via di accesso alla città non ancora riqualificata. Inoltre, penso che il tram migliorerà anche l’accesso pedonale, a molti spazi, come già verificatosi con la metropolitana, ad esempio per persone con limiti di mobilità, magari temporanei. Inoltre,

il tram si accompagna ad opere di riqualificazione e piantumazione, regalandoci una città più scorrevole e più bella.

Il vicesindaco Manzoni ci parla di come in Europa negli ultimi 30 anni ci sia stata una riscoperta del tram, anche dove era stato tolto, proprio come era successo decenni or sono pure nella nostra città. Una riscoperto del mezzo su rotaie che in Italia ha visto attivarsi Bologna, Firenze e Padova. Le città europee che maggiormente hanno ispirato gli amministratori comunali bresciani sono la francese Bordeaux e l’austriaca Graz. L’attuale codice della strada non consente, nemmeno per i tram, la guida driverless, ma è probabile che in futuro tale ipotesi diventi un’opzione praticabile. In particolare, considerando il tasso d’innovazione che caratterizza Alstom e Hitachi Rail, tra le società del Gruppo aggiudicatosi l’appalto per la linea T2, come evidenzia Federico Manzoni, protagoniste di interventi in tutto il mondo. I presupposti tecnologici per la guida senza operatori – come già è per la metropolitana bresciana – ci sono, vedremo l’evolversi legislativo. A proposito di aggiudicazione dell’appalto, alla nostra richiesta di commentare le vicende della Manelli Impresa Spa, mandataria del Raggruppamento temporaneo di imprese incaricato della realizzazione della nuova linea tranviaria, l’assessore Manzoni rispondeva che ci sarebbero state notizie rassicuranti entro pochi giorni dalla nostra intervista. In effetti, nemmeno una settimana dopo è giunta a Brescia Mobilità, da parte della Manelli, la notizia ufficiale della sottoscrizione da parte di quest’ultima di un contratto d’affitto di ramo d’azienda con Cmc Ravenna Spa, operatore nazionale del settore delle costruzioni. In qualità di stazione appaltante, Brescia Mobilità ha avviato le procedure di verifica di propria competenza, come previsto dal vigente Codice dei Contratti pubblici, in conseguenza della comunicazione ricevuta da Manelli Impresa. In chiusura, possiamo sintetizzare che il tram bresciano è visto dal vicesindaco Federico Manzoni come un’occasione per ripensare la città: non solo un mezzo di trasporto, ma un gesto politico e culturale che può ridisegnare le abitudini e i ritmi urbani. Il tempo dirà se la città accoglierà positivamente il cambiamento su rotaia, come già è stato per la metropolitana.

Il tram è pensato come un volano di investimenti pubblici e privati, capace di aumentare l’attrattività urbana e stimolare nuove trasformazioni immobiliari

Ventilazione meccanica controllata Soluzioni per l'impianto centralizzato

In un’edilizia sempre più attenta al profilo energetico, alla salubrità degli ambienti e alla qualità della vita, la ventilazione meccanica controllata (VMC) è già un elemento imprescindibile nella progettazione degli spazi residenziali e sta diventando un fattore da considerare in quella di uffici e attività commerciali. In questo contesto, Valsir introduce ARIOSA V e ARIOSA V COMPACT: due unità VMC per impianti centralizzati a installazione verticale, progettate per garantire elevate prestazioni in termini di comfort ambientale e qualità dell’aria.

Una gamma sempre più completa

I due nuovi modelli si affiancano ad Ariosa HV, consolidando la presenza di Valsir nel segmento della VMC.

Mentre ARIOSA V propone portate d’aria fino a 600 m³/h, ARIOSA V COMPACT si concentra su portate più contenute, fino a 250 m³/h, e su ingombri estremamente ridotti, ideali per le ristrutturazioni, i piccoli appartamenti o le installazioni in pensili e armadi.

Entrambi i dispositivi sono progettati secondo una logica modulare, per coprire la più ampia gamma di applicazio-

ni: dall’appartamento e il piccolo edificio commerciale, fino agli spazi più grandi, considerando anche gli standard di mercati come quello del Nord Europa, dove l’oversizing è una scelta precisa che migliora l’efficienza e riduce la rumorosità.

Due filosofie con la stessa visione

Ariosa V è pensata per gli spazi tecnici dedicati – come centrali termiche o lavanderie – e gestisce volumi importanti. La sua struttura è in polipropilene espanso (EPP), con sagomature interne studiate per minimizzare perdite di carico e rumori. Le tre taglie (350, 450 e 600 m³/h) sono tutte equipaggiate con innovativi ventilatori elettronici a portata costante, e lo scambiatore di calore è previsto sia in versione sensibile che entalpica. Ariosa V Compact, invece, è pensata per gestire volumi più contenuti con un ingombro estremamente compatto: circa 56 cm di larghezza e solo 40 cm di profondità, per un peso complessivo che supera di poco i 20 kg. Anche in questo caso la scocca è in EPP, mentre le taglie sono da 150 e 250 m³/h. In entrambe le unità sono presenti bypass automatico motorizzato, recuperatore aria-aria ad altissima efficienza (>90%) e connessioni aerauliche circolari con creste di tenuta (Ø 125 mm su Ariosa V Compact, Ø 160 o 200 mm su Ariosa V) per facilitare l’installazione.

Efficienza

certificata

e tecnologia smart

Entrambi i modelli sono conformi agli standard Passivhaus, EPBD e SAP, adottati negli edifici nZEB (nearly Zero Energy Building) e raggiungono la classe energetica

SEC A+. Uno dei tratti distintivi dell’intera gamma Ariosa è l’integrazione di tecnologie avanzate per una user experience semplificata.

Entrambe le unità sono dotate di:

• Quattro sonde integrate per rilevare temperatura e umidità

• Bypass motorizzato per il free-cooling / free-heating

• Interfaccia LCD remotabile

• Controllo via app mobile, grazie al modulo Wi-Fi di serie

• Compatibilità con sistemi domotici via Modbus

• Regolazione del funzionamento manuale o automatica (in base alla qualità dell’aria) con possibilità di impostare un programma giornaliero o settimanale

Il design dell’involucro rende immediato l’accesso ai componenti principali: l’utente può sostituire i filtri in piena autonomia e anche la manutenzione straordinaria è semplificata.

E poi assistenza, formazione e supporto

Attorno alla gamma Ariosa, Valsir ha allestito un sistema di supporto a 360°: dalla documentazione tecnica completa (manuali, schede, QR code) fino ai video tutorial per installatori, passando per il servizio di primo avvio con estensione di garanzia fino a 5 anni. La rete di assistenza copre tutto il territorio italiano con almeno una sede per provincia, garantendo supporto rapido e qualificato.

Per informazioni, scrivi a hello@valsir.it oppure visita il www.valsir.it seguici su:

Nuova alleanza con Comunità montana di Valle Trompia

L’intesa volta a rafforzare formazione, competenze e sviluppo territoriale

La Comunità montana di Valle Trompia entra a far parte della Fondazione Campus Edilizia Brescia Ets, avviando una collaborazione strategica orientata allo sviluppo del capitale umano e alla crescita sostenibile del territorio. L’adesione rappresenta un investimento significativo che mira a rafforzare le opportunità formative, promuovere la ricerca applicata e creare sinergie tra enti pubblici, imprese e mondo accademico, valorizzando la Valle Trompia come laboratorio di innovazione. Per il presidente della Fondazione Campus Edilizia Brescia Ets, Massimo Angelo Deldossi, l’ampliamento della compagine sociale è fondamentale per rispondere in modo concreto ai bisogni del territorio. Il confronto e la collaborazione tra soggetti diversi sono considerati la chiave per costruire comunità più forti e inclusive. Il percorso avviato con la Comunità montana di Valle Trompia punta alla condivisione di buone pratiche e potrebbe diventare un modello anche per le altre Comunità montane bresciane. Il presidente della Comunità montana, Massi-

La Valle Trompia può diventare un laboratorio di innovazione e un modello replicabile per altre Comunità montane bresciane

mo Ottelli, sottolinea come l’ingresso in Fondazione Campus sia una scelta lungimirante, pensata per potenziare le competenze locali e offrire nuove prospettive a giovani, imprese, istituzioni e professionisti. La collaborazione consentirà di investire in percorsi formativi di qualità, costruire una visione condivisa e affrontare in modo più efficace le sfide future del territorio, grazie al ruolo di Fondazione Campus come partner qualificato e capace di mettere in rete saperi ed esperienze. Franco Gussalli Beretta, tra i soci fondatori della Fondazione Ets, evidenzia come l’adesione rappresenti un passaggio cruciale per il futuro della Valle, che dimostra consapevolezza delle sfide socio-urbanistiche da affrontare. Tra le priorità emergono le infrastrutture, in particolare il raccordo autostradale, e l’edilizia scolastica a indirizzo Stem, ritenuta decisiva per offrire nuove opportunità ai giovani e supportare le imprese nei processi di sostenibilità e digitalizzazione. La collaborazione tra Fondazione e Comunità montana si pone quindi l’obiettivo di analizzare i problemi e proporre soluzioni concrete per uno sviluppo armonico e duraturo del territorio.

Uno spazio rinnovato per una Comunità Alzheimer negli spazi della Rsa

Arici Sega

Destinati a Fondazione Brescia Solidale Onlus settemila euro a sostegno dell’intervento

La Fondazione Campus Edilizia Brescia Ets sostiene la Fondazione Brescia Solidale Onlus con un contributo di settemila euro, destinato alla realizzazione di un nuovo spazio abitativo per una piccola Comunità Alzheimer. L’intervento si inserisce nell’impegno della Onlus a favore delle persone anziane e, in particolare, delle persone affette da demenze, e prevede la sistemazione di un padiglione attualmente allo stato rustico, annesso alla Residenza socioassistenziale “Arici Sega” di via Fiorentini, a Brescia.

Il progetto, come spiega il presidente di Brescia Solidale Onlus Giacomo Mantelli, ha l’obiettivo di creare monolocali protetti affiancati da spazi comuni, pensati per offrire un ambiente domestico e accogliente. In questi alloggi le persone con fragilità psichiche, compatibilmente con la patologia, potranno sentirsi a casa, mantenere una quotidianità il più possibile autonoma e ricevere al tempo stesso le cure e le attenzioni necessarie. Il modello proposto valorizza anche il ruolo dei caregivers, familiari o assistenti, favorendo una dimensione di socialità capace di restituire dignità e qualità alla vita delle persone con demenza.

Il presidente della Fondazione Campus Edilizia, Massimo Angelo Deldossi, sottolinea che il contributo è stato deliberato all’unanimità dal Consiglio direttivo, riconoscendo il carattere innovativo del progetto, in particolare per l’attenzione all’empowerment dei caregivers e per l’integrazione con le unità di offerta già attive e consolidate. L’iniziativa risponde a un contesto

Un progetto innovativo che risponde all’aumento dei bisogni assistenziali legati all’invecchiamento della popolazione

sociale sempre più complesso, segnato dall’aumento dei bisogni assistenziali legati all’invecchiamento della popolazione e alla diffusione di patologie croniche, fisiche e psichiche. Entrambi i presidenti auspicano che anche altre realtà, studi professionali e singoli professionisti possano sostenere l’iniziativa, ad esempio attraverso contributi progettuali. Sul piano organizzativo, Mantelli evidenzia la possibilità di valorizzare l’esperienza maturata negli anni con i “Caffè Alzheimer”, i centri diurni e i nuclei protetti delle Rsa, dove vengono applicati i protocolli di “Gentle care”, basati su un approccio di cura gentile e rispettoso. L’intervento interesserà circa 700 metri quadrati su un unico piano, affacciato su portico e giardino interno, con circa 530 metri quadrati di superficie utile. Il contributo della Fondazione Campus, conclude Deldossi, rappresenta un sostegno concreto, seppur limitato, a un progetto di grande valore sociale a favore delle persone più fragili della comunità.

I pericoli e le potenzialità dell’intelligenza artificiale per l’impresa di costruzioni

di Angelo Luigi Camillo Ciribini, Università degli Studi di Brescia

Il fenomeno della digitalizzazione è stato attuato dalle imprese di costruzioni in questi lustri (nel senso che il tema data almeno dal 2010-2011) in differenti modi, con alterne fortune e con diverse declinazioni, e sotto le sollecitazioni della legislazione in materia di contratti pubblici (con particolare riferimento alla modellazione informativa) e grazie alle incentivazioni fiscali relative, ad esempio, a strumentazioni e a macchinari. La frammentazione del versante dell’offerta, l’articolazione delle catene di fornitura, spesso conflittuali, la natura prototipale dei prodotti, fanno sì che l’adozione dell’intero spettro delle soluzioni tecnologiche digitali al settore sia risultato, tuttavia, tale da generare esiti controversi e, soprattutto, parziali.

Sostanzialmente si può affermare tranquillamente che non sia stato e non sia agevole per l’imprenditorialità del settore (ma non solo per questa) acquisire e interiorizzare la cultura del dato, stante, peraltro, l’oggettiva difficoltà a trasferire i paradigmi di una cultura industriale troppo distante da quella classica manifatturiera, pur radicalmente evolutasi da un secolo almeno a questa parte.

Lo stato delle cose disincentiva, perciò, investimenti strutturali in innovazioni non immediatamente redditizie e che, comunque, esigono convergenze sulle ontologie e disponibilità di ecosistemi.

Del resto è innegabile che la stessa implementazione del sistema di controllo di gestione, che garantirebbe di innestare una razionalità sulla digitalizzazione, sia, per molte imprese, di faticosa attuazione e che richieda approcci specifici. In un comparto nel quale la marginalità è ridotta, la complessità è notevole, il rischio è elevato è dunque comprensibile come una diffusione capillare e sistemica di modalità che richiederebbe il coinvolgimento attivo di tutte le componenti della domanda e dell’offerta, permeate da una radicata tradizione analogica, da identità forti e antagoniste, avvenga con una certa lentezza e con molte criticità che derivano da fattori esogeni rispetto al tema, il cui stato di interiorizzazione e di necessità rimane parziale, tanto che l’enfasi è spesso riposta sulle singole tecnologie. D’altra parte, la tendenza di molte imprese a esternalizzare la modellazione informativa tradisce una percezione più formale che sostanziale della tematica. In tale contesto, le soluzioni attinenti ai modelli linguistici (e visuali) massivi, ai modelli multimodali e a quelli agentici, in attesa di quelli cognitivi, suscitano enorme interesse e grandi aspettative da parte di tutti gli attori del mercato e, in particolare, delle imprese, proprio perché, in tempi assai più brevi, esse consentono di conseguire velocizzazione nella produzione di documenti e di dati familiari, maggiore attendibilità dei risultati, incremento della produttività e riduzione delle risorse umane dedicate. Ovviamente il passaggio dalla predizione della parola successiva (dal conseguimento di un risultato passivo a seguito del

L’adozione opportunistica e isolata dell’intelligenza artificiale, priva di adeguati requisiti infrastrutturali e culturali, rischia di produrre soltanto illusioni di immediatezza e benefici apparenti

prompt) all’interpretazione dei testi, delle immagini e dei suoni, in azioni orchestrate, dotate di autonomia e di indipendenza limitate, per non dire, nella IA Fisica e nei modelli cognitivi, alla previsione delle azioni e dei pensieri altrui, pone questioni assai delicate in prospettiva. Anche però limitandosi al presente, laddove l’IA Agentica inizia a essere praticabile per le imprese di costruzioni, occorre valutare se i modelli fondazionali, dopo il pre-training, possano essere impiegati con sforzi di contestualizzazione nel dominio ridotti oppure se il fine tuning verticalizzato, per conseguire esiti specifici e distintivi, sia praticabile e, se lo sia, con quali data set, ma, in realtà, con quali esperienze e con quali capacità computazionali. Occorre valutare, in altre parole, se sia possibile ottenere benefici con sforzi circoscritti alla singola impresa o se serva creare un corpus vasto, frutto della condivisione tra competitori.

In quest’ultima circostanza, si pone la necessità che le associazioni di categoria e le rappresentanze professionali riflettano sul modus operandi e sulla opportunità di formare profili in grado di mediare tra l’uomo e la macchia.

L’intelligenza artificiale non propone una soluzione chiavi in mano, priva di requisiti infrastrutturali, l’adozione opportunistica, isolata e tattica, rischia di produrre illusioni di immediatezza.

Intelligenza artificiale nei cantieri

Linee

guida, sicurezza e nuove responsabilità nel settore del costruito

a cura dell’Avv. Chiara Micera, consulente Ance Brescia per Legal Bim e digitalizzazione © riproduzione riservata

Il processo di transizione digitale del mondo del lavoro verso l’IA non riguarda più solamente uffici, piattaforme digitali o grandi imprese tecnologiche: anche il settore del costruito sta entrando, in modo progressivo ma strutturale, nell’era dell’Intelligenza Artificiale. Un esempio? Software di pianificazione delle attività, sistemi predittivi per la manutenzione delle opere, strumenti di monitoraggio ambientale e algoritmi per la gestione degli appalti: questi strumenti, oramai realtà, stanno modificando il modo in cui il lavoro all’interno dei cantieri viene organizzato e controllato. In questo contesto emerge il neo-pubblicato Decreto ministeriale n. 180 del 17 dicembre 2025, con cui il ministero del Lavoro ha adottato le “Linee guida per l’implementazione dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro”, in attuazione della Legge n. 132/2025 e in coerenza con l’AI Act europeo. Il provvedimento propone un quadro di riferimento volto a orientare imprese e professionisti verso un uso consapevole, trasparente e responsabile dell’IA. Declinate nel settore cantieristico, tali Linee guida assumono un significato particolarmente rilevante. Infatti, il cantiere è per sua stessa natura un ambiente caratterizzato da fattori di rischio elevati; pluralità di soggetti coinvolti; rapporti contrattuali articolati e complessi e condizioni operative spesso critiche. L’inserimento al suo interno di sistemi IA deve quindi essere accompagnato da una grande cautela: non si tratta di un semplicistico upgrade tecnologico, ma di mutamento radicale idoneo ad incidere in modo evidente sull’organizzazione del lavoro e sui diritti dei lavoratori. Dalle Linee guida emerge un principio fondamentale: il mondo del lavoro viene riconosciuto come ambito “sensibile” sotto il profilo dell’implementazione dell’IA. E come non essere d’accordo: eventuali applicativi in grado di assegnare compiti,

Algoritmi tra gru e ponteggi: edilizia e IA tra rischi e opportunità

Nel dibattito pubblico sull’Intelligenza Artificiale, il cantiere resta spesso sullo sfondo. L’attenzione si concentra su uffici automatizzati, piattaforme digitali, algoritmi che selezionano curricula o gestiscono flussi finanziari. Eppure, mentre lo sguardo resta puntato sui monitor, l’IA ha già messo piede, con passo silenzioso ma deciso, anche nei luoghi più concreti e materiali del lavoro: quelli dove si costruiscono edifici, infrastrutture, città. Lo ricorda, evidenziando i principali aspetti della questione e proponendo un’approfondita analisi della situazione vista dal versante legislativo e legale nell’interessante articolo di queste pagine, l’avvocata Chiara Micera, fondatrice dello studio legale Micera con sedi a Bologna, Brescia e Roma, esperta di Legal Bim e diritto

Avvocata Chiara Micera Studio legale Micera

delle nuove tecnologie, consulente di Ance Brescia, nell’ambito del servizio su Bim e digitale, proposto alle imprese associate. Il settore del costruito sta vivendo una trasformazione che non ha il clamore delle grandi rivoluzioni industriali, ma ne possiede tutti i tratti strutturali. Software di pianificazione, sistemi predittivi, sensori ambientali, piattaforme di controllo e gestione stanno ridefinendo tempi, ruoli e responsabilità nei cantieri. Non si tratta più di sperimentazioni isolate o di innovazioni di nicchia: l’IA è entrata stabilmente nei processi produttivi dell’edilizia, incidendo sull’organizzazione del lavoro e sul modo stesso di concepire la sicurezza. È in questo scenario che si colloca un recente decreto, con cui il ministero del Lavoro ha adottato le Linee guida per l’implementazione dell’IA nel mondo del lavoro. Un provvedimento che, in attuazione della relativa legge e in coerenza con l’AI Act europeo, tenta di offrire una bussola normativa in un territorio in rapido mutamento. L’introduzione di sistemi algoritmici capaci di monitorare, prevedere, valutare o decidere non può essere letta come un semplice upgrade digitale. È un cambiamento profondo che tocca diritti, tutele e libertà fondamentali dei lavoratori, amplificando questioni che altrove restano più sfumate. Le Linee guida partono da una consapevolezza: il lavoro è un ambito sensibile e, nel contesto cantieristico, questa sensibilità si accentua. Un algoritmo che assegna mansioni, valuta prestazioni o segnala comportamenti potenzialmente rischiosi può incidere direttamente sulla dignità professionale, sulla salute psico-fisica, sulla parità di trattamento.

Da qui l’insistenza su principi come la supervisione umana, la tracciabilità delle decisioni e la trasparenza dei sistemi, chiamati a fungere da argine contro derive verso decisioni e controlli completamente automatici, senza il governo di persone umane. Il decreto riconosce che l’IA può diventare un alleato prezioso, soprattutto sul fronte della sicurezza e della prevenzione. Ma mette in guardia da eccessivi entusiasmi: la transizione deve essere progressiva, governata, accompagnata da formazione e da un’attenta valutazione degli impatti organizzativi. Perché, in un ambiente già fisicamente e psicologicamente impegnativo come il cantiere, l’innovazione mal gestita rischia di aggiungere nuove pressioni anziché ridurre i rischi. Come ben fa comprendere l’esperta autrice del testo, dobbiamo essere consapevoli dei rischi, applicando l’IA, considerando che la tecnologia corre più veloce delle regole. La vera sfida consiste nel riuscire a farle dialogare, prima che il divario diventi incolmabile. Come potete leggere a pagina 61, il Sistema edile bresciano è sul pezzo con l’implementazione anche in chiave IA della piattaforma Check.

La vera sfida della transizione digitale nel settore edile è far dialogare l’evoluzione tecnologica, che corre veloce, con un sistema di regole e competenze in grado di accompagnare il cambiamento senza lasciare indietro persone e imprese

valutare prestazioni, monitorare comportamenti o prevenire situazioni di pericolo possono produrre effetti diretti sulle libertà fondamentali dei lavoratori. Principi come la dignità personale e professionale, la parità di trattamento, la libertà di autodeterminazione e la salute psico-fisica dei lavoratori non possono, in nessun caso, essere trascurati. E, nel cantiere, tali effetti possono risultare amplificati. Da qui l’esigenza, scolpita nello stesso Dm 180/2025, di assicurare che ogni utilizzo dell’IA in ambito lavorativo sia accompagnato dal rispetto di requisiti quali: trasparenza, tracciabilità e supervisione umana. Quest’ultima, in particolare, dev’essere incisiva ed effettiva: tutte le decisioni che possono avere riflessi sulle libertà fondamentali dei lavoratori (es. sull’assegnazione delle mansioni, sull’adozione di misure disciplinari o sulla valutazione delle prestazioni) non possono essere ad imperio dell’algoritmo. Ne deriva che diviene fondamentale, per le imprese, dotarsi figure profes-

L’IA può essere un alleato prezioso per la prevenzione e la sicurezza, ma solo se introdotta in modo progressivo e governato

sionali in grado di esaminare (prima) e comprendere (poi) il funzionamento dell’algoritmo, di valutarne gli output e d’intervenire per correggere eventuali errori o discriminazioni.

In mancanza, l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nel contesto lavorativo rischia di trasformarsi più in un’arma a doppio taglio che in un reale alleato. Le Linee guida, inoltre, mostrano una marcata attenzione al tema della sicurezza.

L’IA viene riconosciuta come possibile alleata nella prevenzione e nella valutazione dei rischi sul lavoro, anche in settori “complessi” come quello edile, e nella gestione delle emergenze. Tuttavia, le Linee guida mettono in guardia contro una subitanea digita-

lizzazione dei processi: la transizione dev’essere progressiva, in modo da scongiurare i possibili effetti collaterali sulla salute psico-fisica dei lavoratori, fra cui un aumento dello stress. E, in un ambiente già fisicamente e psicologicamente impegnativo come quello edile, tali fattori non possono essere sottovalutati.

Dal punto di vista organizzativo, le imprese sono chiamate ad adottare un approccio strutturato al governo del rischio algoritmico.

Ciò implica la mappatura dei sistemi di IA utilizzati, la classificazione del loro livello di rischio, la valutazione degli impatti su occupazione, privacy e diritti, nonché l’adozione di misure di mitigazione adeguate dei rischi. Sarà quindi fondamentale prevedere audit periodici sui sistemi utilizzati, accurate policy interne e garantire un’adeguata tracciabilità delle decisioni algoritmiche.

Infine, le Linee guida riconoscono che l’IA rappresenta un’opportunità anche per le Pmi, ma segnalano al tempo stesso i potenziali rischi di esclusione digitale e di polarizzazione delle competenze. Da qui la centralità attribuita alla formazione continua del personale quale condizione essenziale per una transizione digitale davvero fruttifera. Infine, va sottolineata la natura dinamica delle Linee guida.

Il documento è destinato ad aggiornarsi nel tempo sotto il coordinamento dell’Osservatorio sull’adozione dell’IA nel mondo del lavoro.

Ciò riflette una consapevolezza chiara: l’introduzione dell’IA in ambito lavorativo non è un qualcosa di destinato a concludersi istantaneamente, ma una fase di transizione che necessita di grandi capacità d’adattamento.

Perché si sa: per quanto si può essere rapidi e prudenti, l’evoluzione tecnologica sarà sempre un passo avanti rispetto alle novelle normative.

In definitiva, il Dm n. 180/2025 rappresenta un primo tentativo di costruire un diritto del lavoro capace di dialogare con l’intelligenza artificiale anche nel settore del costruito.

Non offre soluzioni definitive, ma indica quantomeno la direzione, lasciando agli utenti però, l’emozionante esperienza della sperimentazione.

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La rivista è distribuita a imprese edili, architetti, geometri, ingegneri, a uffici tecnici, amministratori e funzionari della Pubblica Amministrazione, a istituzioni e giornalisti

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Questo articolo è soprattutto rivolto ai costruttori bresciani cui si fa un invito culturale che potrebbe risultare di grande lustro promozionale per la categoria e di ancora maggiore impatto per il patrimonio storico di Brescia.

Oltre 41 anni fa suscitò interesse, nell’ambiente culturale bresciano, un mio articolo giornalistico nel quale avanzavo l’ipotesi che nella Brixia romana esistesse un anfiteatro. Solo sparute voci nel corso dei secoli avevano sollevato quel dubbio, pressoché ignorato dalla storiografia bresciana a causa della sua evanescenza. In sostanza il tema non fu mai incluso nella ricostruzione di Brescia romana, appagata dalla splendida statua della Vittoria alata e dalle vistose risorse del tempio di via Musei, del teatro e del foro. In ef-

Vogliamo appurare se in Brescia vi fosse un anfiteatro?

di Franco Robecchi, ingegnere e autore

fetti, di un anfiteatro romano in Brescia non vi sono alcun reperto archeologico, alcuna testimonianza né alcun ricordo posteriore. Insomma, più che di fantasma si è sempre trattato della diceria di un fantasma. Eppure la presenza di un teatro e di un anfiteatro fu ricorrente nelle città romane e ne sono dotate, in modo più o meno vistoso, città simili e vicine a Brescia, come Verona, Bergamo e Milano. Certamente Verona è la città che manifesta nel modo più vistoso la sua dotazione, mentre Milano e Bergamo hanno situazioni di riscontro più simili a Brescia, cioè quasi inesistenti dal punto di vista materiale. Tuttavia nella Bergamo alta una via ancora porta il nome di Arena per un incredibile persistenza del riferimento all’anfiteatro, che dura da circa 1900 anni. A Milano proprio in questi mesi si parla del progetto urbanistico che intende additare al cittadino i sintomi e i microriscontri archeologici dell’antica struttura. Senza tuttavia andare troppo lontano, ricordo che anche gli importanti resti romani della cittadina di Cividate Camuno includono un teatro e un anfiteatro. Solo questi elementi dovrebbero sollecitare la curiosità e destare l’attenzione. Ma andiamo a considerare i dati. L’idea del 1984 scaturì dall’osservazione di alcuni particolari architettonici che risultavano da mappe e da fotografie della Brescia scomparsa di fine Ottocento e primo Novecento. Le mappe catastali della città, che sono le più accurate e antiche, datando dall’inizio dell’Ottocento, mostrano la zona in cui si trova la Loggia e l’area a nord di essa, comunemente oggi denominata piazza Rovetta, con un’interessante forma dei fabbricati. Si tratta di edifici demoliti negli anni di inizio del secolo scorso. La loro planimetria è molto interessante perché ha un andamento curvo, nel tratto più a nord-ovest, e presenta inoltre due blocchi coerenti nella forma e tali da racchiudere, fra essi, un vicolo, anch’esso curvo, di larghezza insolitamente stretta: vicolo delle Cogome. I due fabbricati curvi suggerirono la possibilità che fossero nati insediandosi su simili murature antiche, come è spesso successo nel Medioevo, con l’utilizzo di strutture romane sottostanti. Si pensi solo, per restare nel tema, alla piazza dell’Anfiteatro di Lucca, che, come dice

Foto 1: la dettagliatissima mappa del catasto di metà Ottocento che inquadra la Loggia, la sua piazza e le adiacenze. A nord della Loggia si vedono fabbricati che furono demoliti lasciando lo spazio vuoto di piazza Rovetta. In azzurro il residuo del Garza.

Foto 2: la mappa catastale ottocentesca sulla quale è stato tracciato il profilo planimetrico dell’anfiteatro. In azzurro il residuo del Garza. Il cerchio rosso indica la zona all’origine dell’intuizione.

il nome, ha una perfetta forma ellittica essendo costituita da case che si innestarono sulle mura dell’antico anfiteatro. Della struttura originaria non è rimasto pressoché nulla, ma la forma dell’ellisse è splendidamente materializzata da case che circondano lo spazio libero centrale. Eguale evoluzione ha avuto il Castel Sant’Angelo di Roma. La forma circolare della fortezza, quale appare oggi, è dovuta all’innesto del fabbricato medievale sul cilindro romano sottostante: il mausoleo di Adriano. In Brescia potrebbe essere avvenuta la stessa cosa, ma limitatamente a circa

un quarto dell’intera ellisse dell’anfiteatro. Sviluppando graficamente la curva residua e completando, per via simmetrica, l’intera ellisse ottenni una forma dell’anfiteatro che ingloberebbe l’intera Loggia, giungendo ad occupare metà della piazza a est e giungendo, a sud, a inglobare la prima fila di case che si trovano di fronte al palazzo municipale. Queste case hanno inoltre un andamento stranamente obliquo che si adatta perfettamente alla curva dell’anfiteatro. Su quel disegno poterono essere misurate le dimensioni dell’anfiteatro, i cui assi risultarono di 121 e 93 metri. Sono misure assai credibili per un anfiteatro romano di medie dimensioni e anche il rapporto fra i due assi è assolutamente in linea con i dati di altre simili strutture. L’anfiteatro di Bergamo misurava 120 x 100 metri ed era quindi del tutto simile a quello ipotizzato a Brescia. Il celebre anfiteatro francese di Nimes misura 133 metri per 101, non molto diverso dalla struttura di Brescia. L’anfiteatro di Pola, in Istria, misura 132 metri per 105. Naturalmente ben maggiori sono le misure dell’anfiteatro di Verona (152 x 123), ma queste dimensioni sono tutte surclassate da quello che, non a caso, si

chiama Colosseo, che misura 188 metri per 156. Il nostro fratello minore di Cividate misura 73 metri per 63, ma ci troviamo in un piccolo centro, peraltro dotato anche di un teatro. Tra i fattori che convergono come sintomi va ricordato che l’edificio curvo abbattuto a nord della Loggia mostrava in facciata elementi di continuità architettonica, come cordoli sagomati in marmo che legavano le finestre di ogni piano, come se fossero frutto di un unico progetto, magari suggerito da arcate preesistenti. Fra i sintomi va ricordato anche il nome toponomastico che si riferiva alla piazzetta che risultava all’esterno occidentale della curvatura di piazza Rovetta, imbocco comune del corsetto S. Agata e di corso Mameli. Il nome era Piazzetta d’Arco Vecchio. Ora, non si ha memoria di alcun arco in quell’area, mentre la sottolineatura architettonica fa pensare a un vistoso arco, tipico, anche per l’attributo “vecchio”, dell’antico stile romano. Se non era un arco a sé stante, alquanto improbabile, poteva essere un residuo degli archi dell’anfiteatro? Ancora un sintomo molto rilevante: la posizione urbanistica. L’ipotizzato anfiteatro di Brescia si sarebbe trovato appena fuori le mura occidentali della città e avrebbe sfiorato il decumano massimo (corso Mameli) che, anzi, proprio per non incrociare l’anfiteatro, avrebbe avuto, tra Porta Bruciata e la chiesa di S. Giovanni, una devia-

zione più a nord, già studiata per altri motivi. Una posizione esemplare! In moltissime città latine, da Lucca a Verona e Milano, l’anfiteatro è fuori dalle mura difensive. Veniamo a un’ulteriore osservazione di grande importanza. Come mai si sarebbe salvata solo la ricostruzione abitativa nell’arco nord dell’anfiteatro, mentre nulla di simile si riscontra sul lato sud? Va ricordato che l’anfiteatro fu costruito a cavallo del torrente Garza che allora scorreva al centro della città e che avrebbe percorso, nel sottosuolo, l’asse maggiore dell’anfiteatro, da nord a sud. Lo spazio di questo articolo non consente di argomentare sulle ragioni di una tale collocazione. Tuttavia possiamo dedurre una situazione di pericolo per la struttura, considerato che il Garza, allora, era un torrente con portate molto più grandi dell’attuale e con variazioni anche molto rilevanti per piene e velocità elevate delle acque. Esami stratigrafici nella zona hanno rilevato la presenza di strati di depositi alluvionali, sino a materassi di sabbie e limo, certamente dovuti agli scarichi del torrente da sempre poco governato e anche in epoca tardo-romana suscettibile di forti esondazioni e di piene anche devastanti. Proprio una delle piene più imponenti potrebbe avere fatto crollare la parte meno resistente dell’anfiteatro: quella a curva concava rispetto alla corrente, corrispondente alla porzione me -

Per oltre secoli l’ipotesi di un anfiteatro romano a Brescia è rimasta una diceria evanescente, esclusa dalla storiografia ufficiale e oscurata dalla magnificenza di altri monumenti della Brixia romana

Foto 3: veduta del resto archeologico dell’anfiteatro di Cividate Camuno.

Foto 4: veduta aerea della piazza di Lucca dove i fabbricati sono cresciuti impiantandosi sulle mura dell’antico anfiteatro, come, ma molto più parzialmente, avvenne a Brescia.

Foto 5: veduta aerea odierna del luogo con la Loggia e l’area (cerchio verde) dove si propone di effettuare uno scavo archeologico di ispezione.

Foto 6: disegno, di Franco Robecchi, di ricostruzione dell’anfiteatro sovrapposto alla Loggia, che sorse sull’area oltre mille anni dopo la struttura romana.

ridionale dell’anfiteatro. La porzione invece convessa, rispetto alla corrente delle acque, rivolta ad arco verso nord, avrebbe resistito all’impatto come sa fare ogni arco. Una conferma da tale ipotesi deriverebbe dal rinvenimento archeologico nel sottosuolo della porzione settentrionale di piazza della Vittoria. Durante gli scavi condotti per la formazione dell’autoparcheggio sotterraneo, all’inizio degli anni Settanta, furono rinvenuti molti massi di marmo di chiara origine romana e aventi tracce di rotolamento. Erano le macerie della porzione meridionale dell’anfiteatro? Alcuni studenti si presero la cura di analizzare e comparare i massi architettonici e fu trovato che vi erano affinità con la forma di pietre utilizzate per l’anfiteatro di Verona. Nella zona si è assistito anche a un persistere di manifestazioni ludiche, non distanti dagli spettacoli di un anfiteatro. Sulle lotte fra gladiatori e di gladiatori con belve abbiamo in Brescia riscontri scultorei. Ma, restando nell’area, si nota la strana densità di strade che, già nell’antichità, portavano il nome di “corso” e non di via, strada o rua, che pure esistono nelle vicinanze. Il nome corso deriva dal dato antico che lungo quella via si svolgevano corse, spesso di cavalli. È nota in Brescia la storia di antiche corse di

Un

semplice scavo esplorativo potrebbe chiarire una delle ipotesi più affascinanti della storia urbana bresciana, offrendo ai costruttori l’occasione di legare il proprio nome a una scoperta di valore storico straordinario

uomini, ma anche donne, in particolare prostitute, nonché di cavalli e asini, lungo corso Mameli, un tempo detto corso della Pallata e corso degli Orefici. Accanto è anche il “corsetto” S. Agata. Ma veniamo alla proposta. Molti studiosi della storia fisica della città, fra cui il soprintendente dell’epoca, architetto Ruggero Boschi, furono molto impressionati e tendenzialmente convinti dall’ipotesi del sottoscritto sulla presenza di un anfiteatro a Brescia. Ma nessuno, comune o soprintendenza, ebbe poi l’audacia, la curiosità, la volontà culturale ed economica di ese -

guire degli scavi per appurare la fondatezza o meno dell’ipotesi. Eppure basterebbe eseguire un saggio in una porzione limitata dell’area interessata. Nel caso di una conferma si tratterebbe del risultato più straordinario nella storia di duecento anni di ricerche archeologiche in città.

Perché a questo fine non si adoperano i costruttori bresciani? Sono la categoria più affine alla questione di un edificio costruito e perduto e sono gli interlocutori più naturali di un’operazione che comporta scavi, un cantiere, macchinari, trasporti e competenze inerenti al fare edilizio e archeologico. La zona dello scavo campione, libera da fabbricati, che nell’immagine qui pubblicata si focalizza, è l’ideale per uno scavo di ricerca e comporta anche spese contenute. Nel caso di un eclatante successo il nome dei costruttori bresciani rimarrebbe per sempre legato a una scoperta esaltante. Se non si giungesse a una conferma dell’anfiteatro si sarebbe comunque analizzata una porzione centrale della città sotto il profilo archeologico, certamente con il reperimento di dati importanti. Qualche soldo speso verrebbe ampiamente ripagato dalla stima, dalla riconoscenza e dalla nobilitazione dell’immagine dei protagonisti propositori e sponsorizzatori.

Governare il cambiamento: giovani, mercato e nuovi modelli d’impresa

L’assemblea 2025 del Gruppo Giovani Ance Brescia

“Giovani,

sì. Ma soprattutto consapevoli”.

È attorno a questa affermazione che si è sviluppata l’Assemblea 2025 del Gruppo Giovani di Ance Brescia, svoltasi nel dicembre scorso, concepita non come un semplice momento di rendicontazione dell’attività svolta, ma come occasione di confronto sul futuro del settore delle costruzioni e sul ruolo che i giovani imprenditori sono chiamati a interpretare in una fase di profonda trasformazione del mercato.

Nel suo intervento introduttivo, il presidente del Gruppo Giovani Davide Castelli ha sottolineato come l’Assemblea rappresenti prima di tutto un momento per guardare avanti. Il settore dell’edilizia sta vivendo un vero e proprio passaggio di testimone: la spinta della riqualificazione privata sostenuta dagli incentivi ha lasciato spazio a un mercato oggi trainato dalle opere pubbliche e dagli investimenti legati al Pnrr. Un cambiamento rapido, che da un lato mette in evidenza le fragilità strutturali e organizzative delle imprese, dall’altro apre opportunità significative per chi è in grado di leggere e governare il nuovo contesto.

La complessità del mercato impone di superare logiche improvvisate e di evolvere modelli organizzativi più strutturati e consapevoli

È proprio in questo scenario che emerge con forza il tema della governance e del controllo di gestione, indicati da Castelli come elementi decisivi per la competitività delle imprese e proprio per questo posti al centro delle linee programmatiche del Gruppo per questo mandato. Non è più sufficiente “costruire”: le aziende del settore sono organismi complessi, che richiedono strutture decisionali chiare, strumenti di pianificazione e capacità di misurare le performance. La velocità del cambiamento e l’aumento della complessità impongono di superare logiche improvvisate e di avviare un’evoluzione

consapevole dei modelli organizzativi.

L’edilizia di oggi, ha ricordato il presidente Castelli, non è più quella di vent’anni fa. L’innovazione non rappresenta un’opzione, ma una condizione necessaria. Digitalizzazione dei processi, sostenibilità, leadership e governo delle tecnologie sono ambiti nei quali il Gruppo Giovani intende investire nel corso del triennio, affiancando alla formazione tecnica percorsi strutturati di crescita manageriale. Formarsi, in questa prospettiva, significa prepararsi al futuro, non inseguirlo.

Su questa base si è innestato il contributo di Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme, chiamato a fornire una lettura dello stato attuale del mercato e delle prospettive che attendono il settore. Il quadro delineato è quello di una fase di transizione, segnata dalla progressiva conclusione degli incentivi straordinari e dall’ultima spinta del Pnrr, ma anche dall’affermarsi di fattori strutturali destinati a incidere nel medio-lungo periodo. Il post-Pnrr non sarà semplicemente una fase successiva, ma un banco di prova per la solidità del sistema e per la capacità delle imprese di adattarsi a un contesto normativo ed economico in evoluzione, a partire dalle sfide poste dalla normativa europea Epbd.

Il legame tra mercato e modelli d’impresa è apparso centrale. In uno scenario caratterizzato da cicli meno prevedibili e da una crescente complessità, la capacità di pianificare, organizzare e prendere decisioni informate diventa un fattore distintivo. Anche l’innovazione tecnologica, dall’industrializzazione dei processi all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, pone una questione di governo: senza competenze e visione strategica, il rischio è quello di subirne gli effetti anziché orientarne le potenzialità.

Castelli ha infine richiamato il tema del capitale umano e dell’identità generazionale. Essere giovani non è una questione anagrafica, ma un modo di stare nell’impresa con apertura mentale e responsabilità.

In un settore che incide in modo diretto sulla vita delle persone – dalle abitazioni alle infrastrutture, dagli

Essere giovani imprenditori significa assumersi responsabilità, avere visione e contribuire a ridare valore e dignità al mestiere del costruire

spazi pubblici alla sicurezza – questa consapevolezza diventa un valore da trasmettere anche alle generazioni future. Ridare dignità e narrazione al mestiere del costruire, oggi moderno, tecnologico e strategico, è parte integrante di questa sfida. L’Assemblea 2025 si è così confermata come un momento di sintesi tra visione e realtà, da un lato la lettura di un mercato complesso, dall’altro la volontà di una nuova generazione di imprenditori di non limitarsi a ereditare, ma di guidare il cambiamento, dotandosi degli strumenti necessari per governarlo con responsabilità e visione.

Nuovo assetto direzionale per gli enti bilaterali dell’edilizia

Si apre l’anno che celebra una ricorrenza particolarmente significativa per gli enti bilaterali dell’edilizia bresciana. La Cassa edile e la Scuola edile (Eseb) compiono ottant’anni e danno il via a un 2026 ricco di iniziative per festeggiare questo importante traguardo. L’anno parte anche con il riassetto a livello direzionale delle due realtà, volto a sottolineare l’impegno congiunto dei due enti a lavorare in sinergia e con voce corale alle attività che le impegnano su molteplici fronti: sicurezza, formazione, innovazione, legalità, welfare e prestazioni assistenziali. In questo quadro, la definizione della visione strategica e degli obiettivi che orientano l’azione degli enti sul territorio è stata affidata a Nicolò Depellegrin, già direttore in Cape e oggi direttore generale di entrambe le realtà. Al suo fianco, per garantire coordinamento esecutivo e raggiungimento

degli obiettivi prefissati, Davide Diotti e Linda Minelli, prima rispettivamente vicedirettore in Eseb e responsabile amministrativo in Cassa, e ora direttori operativi degli stessi. “La visione condivisa e la stretta collaborazione tra i due enti – commenta Depellegrin – hanno da sempre portato Cape ed Eseb a operare in sinergia, con un indirizzo comune, a fianco delle imprese e dei lavoratori edili. In continuità con questo impegno — sintesi delle due anime, datoriale e sindacale, a cui diamo voce — la riorganizzazione a livello direzionale intende delineare un percorso di attività coerente con il passato, orientato all’implementazione e all’evoluzione dei servizi della Cassa e dell’Ente sistema edilizia, al fine di rispondere in modo sempre più efficace alle richieste delle imprese e ai bisogni dei lavoratori del comparto”.

Da sinistra, Nicolò Depellegrin, Linda Minelli e Davide Diotti

L’IA al servizio del cantiere: l’evoluzione

della piattaforma Check

Cape promuove le nuove funzionalità che entreranno in funzione a seguito della sperimentazione

La Cassa edile di Brescia comunica una grande novità: la piattaforma di cantiere Check – software voluto, studiato, sviluppato e riconosciuto dalle Associazioni datoriali e dai Sindacati di categoria del settore delle costruzioni per organizzare il cantiere e gestire tutte le questioni burocratiche a cui ogni impresa deve far fronte – avvia una fase di sperimentazione avanzata per l’integrazione dell’intelligenza artificiale con l’obiettivo di semplificare i processi operativi, migliorare il controllo documentale e supportare le aziende del comparto nella gestione quotidiana del cantiere. Il portale continua così a rinnovarsi, aggiornando funzioni e strumenti digitali per la gestione semplificata delle commesse, e oggi guarda all’implementazione dell’IA, come alleato per promuovere efficienza, legalità e sicurezza. “Grazie all’introduzione dell’intelligenza artificiale – commentano i vertici di Cape –, Check si conferma come una piattaforma innovativa, capace di ridurre il carico burocratico, migliorare la qualità dei dati e supportare imprese e lavoratori in una gestione del cantiere più efficiente, sicura e digitale”. La prima applicazione riguarda l’analisi documentale. Il sistema è in grado di analizzare automaticamente i documenti caricati in piattaforma, individuando eventuali anomalie o non conformità, come scadenze non rispettate, inesattezze, mancanza di dati obbligatori o criticità legate alla conformità a normative e regolamenti di riferimento. La sperimentazione si concentra quindi inizialmente sulla documentazione relativa ai mezzi di cantiere, ambito che risulta particolarmente adatto perché non soggetto alle restrizioni del Gdpr in materia di privacy. In una prima fase, l’analisi viene applicata

ai mezzi di proprietà dell’impresa, ma è già in sviluppo l’estensione della verifica a tutti i mezzi dei subappaltatori presenti in cantiere. Questo permetterà un significativo risparmio di tempo e un controllo più puntuale e sistematico sull’intera filiera del subappalto, aumentando il livello di sicurezza e conformità complessiva. Il sistema è stato addestrato per riconoscere le criticità più frequenti e gli elementi fondamentali della documentazione. Per ogni documento analizzato, oltre a fornire una descrizione del macchinario a cui si riferisce, l’IA predispone e invia alert mirati all’utente che sta effettuando la verifica, facilitando l’individuazione immediata delle informazioni rilevanti e delle eventuali non conformità.

Accanto all’analisi documentale, è stata sviluppata una seconda importante funzionalità: il supporto alla redazione dei rapportini giornalieri di cantiere tramite chat. Attualmente il servizio è disponibile tramite Telegram e sarà a breve esteso anche a WhatsApp. Il lavoratore può scrivere o dettare il rapportino quotidiano, anche nella propria lingua d’origine, indicando semplicemente il cantiere, le ore lavorate, le attività svolte, i mezzi e i materiali utilizzati. L’intelligenza artificiale elabora le informazioni, genera automaticamente un documento consultabile dall’impresa e compila i dati direttamente nella maschera dedicata all’interno di Check, rendendoli immediatamente scaricabili e, se desiderato, integrabili nel gestionale aziendale. Al rapportino possono essere allegate anche fotografie dal cantiere: l’IA è in grado di analizzarle e descriverle in modo puntuale, completando così un documento già pronto all’uso operativo.

enti bilaterali

Sanedil:

il supporto di Cape nella presentazione delle domande di rimborso

Nel 2025 oltre seimila pratiche gestite a favore della salute dei lavoratori dell’edilizia

La Cassa edile svolge un ruolo centrale di supporto, orientamento e assistenza per i lavoratori del settore edile nell’accesso alle prestazioni di assistenza sanitaria integrativa garantite dal Fondo Sanedil. L’attività di Cape non si limita a una funzione informativa, ma accompagna concretamente i lavoratori lungo tutto il percorso, offrendo un punto di riferimento affidabile per comprendere diritti, modalità operative e opportunità offerte dal Fondo. Un aspetto fondamentale riguarda la necessità di prendere contatto con Cassa edile prima di avviare qualsiasi percorso sanitario. Questo passaggio è essenziale per ricevere preventivamente le informazioni corrette sulle prestazioni coperte, sulle modalità di accesso e sulla documentazione richiesta, così da poter ottenere i rimborsi in modo corretto e nei tempi previsti. Cape aiuta infatti nella compilazione dell’anagrafica e nella corretta gestione delle pratiche, riducendo il rischio di errori e velocizzando l’iter di rimborso. Fornisce inoltre assistenza qualificata nell’utilizzo del portale S.I.Sanedil, lo strumento digitale attraverso il quale è possibile creare e aggiornare la propria anagrafica personale, inserire i dati dei familiari aventi diritto, presentare e monitorare le richieste di prestazione sanitaria. Dal 2021 il numero di pratiche gestite con il supporto della Cassa edile di Brescia ha registrato una crescita costante e significativa, a testimonianza di una sempre maggiore conoscenza e utilizzo dello strumento da parte dei lavoratori. Passando dalle 774 pratiche pervenute nel 2021 alle oltre 5.300 dell’esercizio 2024, con una media mensile che da 64 richieste gestite sale a quasi 290, si può evidenziare una maggiore consapevolezza generale dei diritti sanitari integrativi e dell’efficacia dell’attività di assistenza svolta dalla Cassa. Le prospettive per il 2025 confermano questa tendenza positiva: sono infatti previste 6.601 pratiche per prestazioni Sanedil, un ulteriore passo in avanti nell’utilizzo del Fondo e nella tutela della salute dei lavoratori del settore edile.

In Eseb continuano gli incontri del progetto regionale

“Più formato più sicuro”
Corsi mirati per diffondere la cultura della sicurezza nei cantieri edili

La fine del 2025 ha impegnato l’Ente sistema edilizia Brescia nell’erogazione dei corsi previsti dal progetto “Più formato più sicuro”. L’iniziativa, promossa dal sistema regionale dell’edilizia attraverso i suoi Enti unificati per la formazione e la sicurezza (Formedil), con il contributo di Regione Lombardia e Inail, si è articolata in una serie di corsi gratuiti di formazione aggiuntiva non obbligatoria orientati a diffondere la cultura della sicurezza nei cantieri edili per mettere a fuoco alcuni temi legati alla salute e alla tutela del lavoratore.

Le lezioni, della durata di quattro ore ciascuna, con rilascio dell’attestato di partecipazione legato all’effettiva presenza, hanno consentito ai partecipanti di utilizzare le innovative metodologie didattiche di Eseb per approfondire i temi legati al monitoraggio della sicurezza tramite i near miss, al ruolo ricoperto dalla figura del Preposto e alla salute e sicurezza sul lavoro nell’ambito delle problematiche legate all’assunzione di alcool e droghe. I vari appuntamenti, organizzati in piccoli gruppi da quattro/cinque persone per fornire soluzioni formative ritagliate sulle speci-

fiche esigenze, hanno coinvolto sino ad ora oltre 30 lavoratori di cinque imprese del territorio bresciano. Il primo corso è stato organizzato per sottolineare l’importanza di analizzare i “mancati infortuni o incidenti” (near miss) per aver coscienza delle dinamiche pericolose che si sono verificate e delle misure preventive che si possono adottare per evitare incidenti più gravi in futuro. I near miss, agendo come un prezioso segnale di rischio, ricoprono infatti un ruolo strategico nella prevenzione degli infortuni sul lavoro. I partecipanti hanno potuto approfondire, in questo contesto, le cause e le dinamiche antinfortunistiche rilevate dai sistemi di sorveglianza nazionale sugli infortuni gravi e mortali; le caratteristiche e peculiarità dei near miss per capire come riconoscerli, analizzarli e valorizzarli e le tecniche per individuare misure correttive e promuovere il miglioramento continuo della sicurezza aziendale. Il secondo appuntamento ha invece approfondito gli aspetti chiave del ruolo del preposto, alla luce delle recenti evoluzioni normative (D.L. 146/2021 - Legge 215/21), con un focus pratico sulla gestione delle criticità e sull’interazione con le altre figure aziendali. Infine, ad essere inserito da Eseb nelle iniziative formative del progetto “Più formato più sicuro”, il tema dell’abuso di alcol e sostanze stupefacenti da parte del lavoratore impegnato in lavori edili. Il corso ha passato in rassegna i principali riferimenti normativi in materia (il Dlgs 81, il DPR 309, la Legge 125/2001 - Legge quadro in materia di alcool e problemi alcol correlati, il Provvedimento 16/03/2006 della “Conferenza Stato Regioni”), gli obblighi di legge che interessano le diverse figure coinvolte e quelli relativi alla sorveglianza sanitaria, nonché i possibili programmi terapeutici e di riabilitazione.

Scopri il calendario completo dei corsi e i prossimi appuntamenti in programma

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ANCE informa

Dalle newsletter settimanali di gennaio e febbraio 2026, una panoramica su alcune delle ultime novità in tema di lavori pubblici, trasporti, tributi e lavoro. Tutte le notizie sono riportate anche sul sito internet dell’Associazione: ancebrescia.it

LAVORI PUBBLICI

Revisione prezzi.

I chiarimenti del Mit sulle procedure “a cavallo”

Il Mit ha fornito chiarimenti in merito alla normativa applicabile in materia di revisione prezzi con riferimento a procedure di affidamento avviate precedentemente al 30 giugno 2023, ma con termine di presentazione delle offerte successivo a tale data. Il comma 6-ter dell’art. 26 del D.l. n. 50/2022 limita l’applicazione del meccanismo straordinario di revisione dei prezzi ai contratti di lavori le cui offerte siano state presentate entro il 30 giugno 2023, nonché alle lavorazioni eseguite o contabilizzate nel periodo dal 1° gennaio al 31 dicembre 2023, successivamente prorogato al 31 dicembre 2025. Gli Uf-

fici di Ance Brescia restano a disposizione per eventuali chiarimenti.

Legge di Bilancio

2026: novità in tema di contratti di lavori pubblici

Ance Brescia informa che è stata approvata la legge di bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199), la quale introduce specifiche disposizioni finalizzate a prevedere meccanismi compensativi per l’adeguamento dei corrispettivi dei contratti di appalto di lavori, a fronte di significativi aumenti dei relativi costi. Due le principali linee di intervento: la prima prevede l’istituzione di un prezzario nazionale, con funzione di strumento di supporto e coordinamento al fine della redazione dei prezzari regionali e speciali di cui al D.lgs. 36/2023, recante il costo di prodotti, attrezzature e lavorazioni; la seconda interviene sugli appalti in

corso di esecuzione con una disciplina indirizzata ad attenuare gli effetti distorsivi del caro materiali. Per un esame più approfondito dei temi in questione si rimanda al sito www.ancebrescia.it

LAVORO

Ccnl: sospensione del contributo al fondo incentivo occupazione nel periodo 2026-2027

A decorrere dal 1° gennaio 2026 e fino al 31 dicembre 2027, è sospeso il versamento del contributo dello 0,10% a carico dei datori di lavoro per il finanziamento del Fondo Incentivo Occupazione (Fio), istituito presso ciascuna Cassa. Il Servizio sindacale di Ance Brescia ha aggiornato come segue il costo della manodopera, a disposizione delle imprese associate: 2,25% contributo alla Cape; 2,83% anzianità professionale edile ordinaria; 0,20% fondo territoriale

ance informa

per la qualificazione del settore; 0,05% contributo oneri Fondo Prevedi; 0,20% Fornitura vestiario; 0,75% Fondo Formazione professionale; 0,27% Sicurezza nei cantieri Eseb; 0,07% Fondo per la sicurezza; 0,20% Fondo prepensionamenti e 0,60% fondo sanitario Sanedil. Per maggiori informazioni contattare gli uffici di Ance Brescia.

Legge di Bilancio

2026: versamento al fondo tesoreria

Inps del Tfr non destinato a forme di previdenza complementare

La Legge di Bilancio 2026 è intervenuta sul limite occupazionale che determina l’insorgenza dell’obbligo di versamento al Fondo Tesoreria istituito presso l’Inps del Tfr mensilmente maturato dai dipendenti che non lo abbiano già destinato a forme di previdenza complementare. È stato inoltre rivisto il numero di dipendenti necessari a livello aziendale per far scattare l’obbligo. In conclusione, già a decorrere dal periodo di paga di gennaio 2026, le imprese con almeno 60 dipendenti medi nel 2025 dovranno versare al Fondo Tesoreria la quota mensile di Tfr maturata dai lavoratori che non abbiano devoluto tale quota alla previdenza complementare. Il Servizio Sindacale di Ance Brescia resta a disposizione delle imprese per ulteriori approfondimenti in materia.

TRIBUTI

Decreto

Milleproroghe 2025: le novità in

materia fiscale

In Gazzetta ufficiale sono state pubblicate alcune delle novità in materia fiscale previste nel cosiddetto decreto Mille proroghe. Nel dettaglio le principali novità riguardano il rinvio dell’applicazione dei nuovi testi unici tributari dal 1° gennaio 2026 al 1° gennaio 2027. Prorogato fino al 31 dicembre 2026 l’orizzonte temporale del monitoraggio della spesa relativa alla realizzazione degli interventi di riqualificazione energetica e strutturale agevolabili realizzati su immobili situati nelle aree del c.d. Cratere per i quali le istanze o dichiarazioni siano state presentate a decorrere dal 30 marzo 2024.

TRASPORTI

Mezzi d’opera, indennizzo usura strade: aggiornate le modalità di pagamento

La Circolare del 30 dicembre 2025 del Ministero dell’Economia e delle Finanze ha comunicato il cambio di Iban del bonifico per il pagamento dell’indennizzo per usura delle strade, la “tassa” per la circolazione dei mezzi d’opera prevista dal Codice della strada. Dal 1° gennaio il versamento dovrà essere effettuato sull’Iban IT13E0100003245BE00000004G2, intestato al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Nella causale occorrerà scrivere nei primi tre caratteri la sigla della provincia seguita da “?”, poi la dicitura consueta “indennizzo usura per mezzo d’opera targa ……” e, infine, il numero di targa del mezzo. Per approfondire: www.ancebrescia.it

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