RIVISTA DI ARTE E CULTURA DELL’ASSOCIAZIONE AMICI DEL CHIERICI ONLUS anno 7 numero 11 giugno 2017
Il tratto: periodico semestrale di informazione culturale. Registrazione del Tribunale di Reggio Emilia n. 1241 del 3 novembre 2010. Diffusione telematica. anno 2017 - 1° semestre - n. 1
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em nt ea o c an e t r po men
editoriale La redazione .......................................... pag 3 saggistica Il pittore parmense Ignazio Affanni a Villa Corazza (ora Levantini) di Poviglio (RE) Adriano Artoni, Matteo Colla e Gian Andrea Ferrari ................................ pag 4
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la del a t e vi ion z a oci ass
Vita dell’Associazione Decennale dell’Associazione: donata la “Mater amabilis” di Riccardo Secchi William Formella, Simonetta Secchi e Tiziano Mattioli ....................................... pag 86 credits................................................. pag 102
spigolature d’archivio Villa Corazza - ora Levantini - Regesto Gian Andrea Ferrari................................. pag 34 contemporaneamente Gli anni ruggenti dell’Art Deco in Italia Maria Aurora Marzi ................................ pag 62 libri Un esperienza scolastica: la ricerca della terza dimensione nella pittura attraverso l’evoluzione dei metodi di rappresentazione William Formella .................................... pag 74
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editoriale
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la redazione In occasione della pubblicazione del decimo numero de Il Tratto, avevamo sottolineato che diverse difficoltà ci avevano costretto a pubblicare, nel 2016, un solo numero della rivista, al posto dei canonici due che eravamo sempre riusciti a produrre negli anni precedenti. Oggi queste difficoltà sembrano in buona parte superate e siamo ben contenti di ritornare alla nostra “normalità” editoriale, presentando, a metà 2017, questo nuovo numero, che vuole essere di buon auspicio per il futuro della rivista. Ci presentiamo con una scelta che avevamo da tempo meditato e che proviamo ad introdurre: dare spazio, quando possibile, a saggi di approfondimento anche ampi, affiancando, al contempo, altri contributi, che necessitano di spazi più ridotti. Questo per permettere, a chi propone lavori di una certa complessità, di poterli pubblicare per intero e di non doverli “abbreviare”. Così, in questo numero, Il Tratto riporta, in tema di Saggistica, un lavoro piuttosto corposo sulla Villa Corazza, ora Levantini, di Poviglio (RE) ed in particolare sul ciclo dei dipinti eseguiti in essa, intorno al 1880, dal pittore parmense Ignazio Affanni. Si tratta di un inedito di questo artista, conosciuto soprattutto per le sue tele di soggetto storico, religioso e per i suoi ritratti, ma del tutto sconosciuto come “frescante”. A presentarcelo è il dott. Adriano Artoni che, accompagnato dal corredo fotografico dell’architetto Matteo Colla, illustra con passione, competenza e grande intuito, una serie di dipinti di argomento profano, messi poi in diretta relazione con le opere lasciate, nel 1841, dal parmense Francesco Scaramuzza, maestro dell’Affanni, nel noto Tempietto del Petrarca, a Selvapiana in Comune di Canossa (RE). Subito dopo, per la rubrica Contemporaneamente, Aurora Marzi, ci fa da guida, con la sua solita verve critica, nella mostra, appena conclusa a Forlì, sull’Art. Deco in Italia, unica finora dedicata a questo periodo, ricchissimo di innovazioni e proposte, sia nel campo delle arti tradizionali, che in quelle decorative. Gian Andrea Ferrari nella rubrica Spigolature d’archivio, riprende ed amplia il contributo su Villa Corazza, presentando il regesto delle vicende che ne hanno caratterizzato la sua esistenza dalla
nascita (1847-1850) fino ad oggi. Lo spoglio documentario, effettuato in diversi archivi pubblici e privati, ha permesso di sottrarre questo complesso dalla “damnatio memoriae”, cui sembrava condannato e ha consentito di collegare l’opera dell’Affanni, più sopra richiamata, agli interventi sui pavimenti e sulle carte da parati, completando decorativamente, le invenzioni del pittore parmense. Il prof. William Formella ci presenta, per la rubrica Libri, la recensione di un volume dedicato alla Ricerca della terza dimensione nella pittura attraverso l’evoluzione dei metodi di rappresentazione, edito molti anni fa e di cui è stato coautore . Si tratta di una ricerca didattica, poi confluita in questo libro, che ebbe un notevole successo, pur se stampato in poche copie. Oggi Formella, nel quadro delle sue ricerche sulle metodiche di rappresentazione nell’arte, lo ripropone in occasione della sua traduzione on-line, che la nostra associazione è orgogliosa di riportare nel proprio sito www.amicidelchierici.it/patrimonioculturale/libri , dove è scaricabile gratuitamente. Infine, per la rubrica Vita dell’Associazione, sempre il prof. Formella, illustra l’opera di restauro e la collocazione, all’interno del Liceo Statale d’Arte “Gaetano Chierici”, del busto della “Mater Amabilis”dello scultore Riccardo Secchi. L’opera era stata donata alla nostra associazione dai discendenti di questo artista. In occasione del decennale della fondazione del nostro gruppo culturale, si è deciso di donarla al Liceo d’Arte per arricchirne il patrimonio artistico e ricordare degnamente il Secchi che fu rimpianto insegnate di questo istituzione scolastica.
GLI ANNI RUGGENTI DELL’ART DECO IN ITALIA
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contem poranea mente
di maria aurora marzi
Demetre Chiparus, Danzatori con abiti orientali e cembali Bronzo e marmi. 1920-30 - Collezione privata.
Atmosfere dannunziane, decorazioni fiammeggianti, preziose porcellane, abiti da sera e gioielli, cartelloni pubblicitari, arredi, sculture e dipinti, testimoniano negli anni Venti del Novecento uno stile di vita eclettico, mondano, che si potrebbe definire l’arte del “glamour”. La bella mostra di Forlì, la prima in Italia totalmente dedicata alle forme della modernità, ripercorre, con ricchezza di materiali espositivi che abbracciano tutte le manifestazioni artistiche dalla pittura, dai tessuti, all’oreficeria, ai mobili, alle porcellane…, quegli anni ruggenti, volti alla ricerca del lusso e della piacevolezza di vivere della borghesia europea e americana. Un intermezzo fiammeggiante, ma effimero tra la tragedia delle due guerre mondiali. L’idea stessa di modernità, che comprendeva l’accessibilità ad un pubblico più vasto degli oggetti artistici, grazie alla produzione industriale, muta radicalmente rispetto al Liberty, che precede cronologicamente l’Arte Déco. Nella precedente Art Nouveau dominava la linea floreale, flessuosa, legata ad una concezione simbolista, nel Déco, l’idealismo cede il passo al razionalismo e l’arte si avventura fuori dai confini tradizionali per irrompere nelle sale cinematografiche, nelle stazioni ferroviarie, nei transatlantici, influenzata dallo spirito vitalistico del Futurismo e delle altre Avanguardie storiche, che sostituivano al mito della natura, quello dell’automobile, degli ingranaggi delle macchine. Alla luce naturale si contrappongono le luci artificiali delle grandi città. Si diffonde il concetto di manufatti artistici accessibili a tutti, per cui anche una modesta impiegata poteva acquistare uno scialle come la Marchesa Luisa Casati Stampa. La mostra di Forlì ha una declinazione prevalentemente italiana e illustra il decennio 1919-1929, tenendo presente le esposizioni di arti decorative nelle biennali di Monza, oltre alla Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes di Parigi nel 1925 e l’ Exposiciòn
Internatiocional di Barcellona e la Exposiciòn libero americana di Siviglia nel 1929. Un’opera in ceramica di Giò Ponti Busto Femminile con scialle inizia, col gesto ammiccante di sollevare la tunica, un percorso artistico che si articola in ben 15 sezioni, un percorso e non una data precisa di inizio o fine di uno stile, poiché l’Art Déco si può paragonare all’esplosione di una supernova, ma altrettanto velocemente si esaurisce. Vi è sottesa la consapevolezza del transeunte, dell’afferrare la vita con un morso, del non esserci un domani. Le radici del gusto Déco affondano nei movimenti sincopati della grammatica futurista, ma rileggono in chiave moderna i bassorilievi egizi e la scultura arcaica greca. Semplificazioni arcaicizzanti presenti nelle sculture di Emile Bourdelle e di Aristide Maillol hanno influenzato molti giovani italiani da Libero Andreotti, ad Arturo Martini ad Adolf Wildt, per arrivare alle ceramiche di Galileo Chini e di Giò Ponti, le cui decorazioni stilizzate e simmetriche hanno abbandonato il flessuoso linearismo liberty. Un’idea di modernità questa e di una nuova sensibilità estetica che coinvolge pure l’architettura e l’arredo attraverso la fioritura di riviste specialistiche quali “Domus”, La “casa Bella”, ”Architettura ed Arti Decorative”. Un indirizzo che trova nella personalità creativa e intrigante di Piero Portaluppi il suo esponente più significativo. A Milano la villa Necchi Campiglio, splendido esempio di Art Déco viene interamente progettata da Portaluppi nei minimi particolari compresi gli arredi dalle linee asciutte ed essenziali tipiche della modernità Uno degli aspetti caratteristici dell’Art Déco va individuato nella raffinata propensione per il pezzo unico e ricercato, eseguito artigianalmente. Nel contempo le politiche aziendali di alcuni illuminati imprenditori stimolano la creatività degli artisti nella ricerca di nuove forme e decori originali. E’ il caso della Richard-Ginori che si avvale di un grande designer quale Giò Ponti.
Gio Ponti (1891 -1979) – La casa degli Efebi Otre in maiolica dipinta a mano in marrone, ocra, nero e blu, Richiard-Ginori, 1924-25 - Sesto Fiorentino, Museo Richard-Ginori della Manifattura di Doccia
Gio Ponti (1891 -1979) – Le mie donne nei fiori Otre in maiolica, Richard-Ginori, 1925-27 - Cerro di Laveno, Collezione privata
Gio Ponti (1891 – 1979) - Le mie donne: Domitilla su corde Piatto in maiolica, Richard-Ginori, 1927 - Courtesy ED Gallery, Piacenza
Nu Numerose sue opere in maiolica e porcellana testimoniano un gusto in bilico tra esotismo test orientaleggiante e reminiscenze classiche. orie Emblematica è la serie Le mie donne: tralci fioriti, intrecci Emb ospitano sensuali nudi femminili, mollemente di corde c sdraiati come su triclini, che conversano tra di loro. sdra viene preferita agli altri materiali scultorei La ceramica c per il basso costo e la duttilità; la sua presenza è costante sia nell’utilizzo domestico che in quello decorativo. Lo stesso vale per gli oggetti in vetro caratterizzati dalla stes leggerezza dei soffiati e dalle infiorescenze lineari. legg Muta pure il gusto nei confronti dei gioielli. All’orafo Mu Alfredo Ravasco è dedicata una speciale “sala Alfr del tesoro”, una vera e propria Wunderkammer déco. Ravasco si impone come figura emblematica déc dell’oreficeria déco presentando alle esposizioni dell
Gio Ponti (1891 – 1979) Tri Triumphus Amoris Urn Urna in porcellana blu e oro Richard-Ginori 1930 Ric Courtesy ED Gallery Co Piacenza Pia
internazionali di Monza e Parigi scatole, coppette preziose, vasetti, in pietra dura e metalli pregiati in parte smaltati e ornati da gemme, grappoli di corallo e perle.
Non poteva mancare l’omaggio ad un’altra personalità pienamente inserita nella temperie del gusto Déco, ma con nostalgici riferimenti al passato: Gabriele D’Annunzio, che proprio in quegli anni stava realizzando
Galileo Chini - Grande cache-pot con le salamandre per le Terme Berzieri di Salsomaggiore Terme - Maiolica, 1925 - Collezione privata
Il Vittoriale, specchio del suo narcisismo. I curatori della mostra hanno ricreato una stanza “dannunziana”nella quale lusso, manufatti pregiati, atmosfere esotiche ed erotiche rappresentano magnificamente la declinazione dannunziana del gusto déco. Gli interni borghesi cambiano d’aspetto; anche nel vivere quotidiano si prediligono linee volutamente geometriche, piccoli intagli, piccoli obelischi, sfere realizzate in noce,
palissandro, ciliegio, ma soprattutto impiallacciature in radica. Alle pareti i quadri cedono il passo a piatti di maiolica o porcellana, a piccole sculture sistemate in nicchie, completano l’arredo tappeti, tessuti, che ritroviamo anche nelle sale di prima classe dei grandi transatlantici, nei treni, in concomitanza col diffondersi del gusto per i viaggi di piacere verso località termali (Venezia, Costa Azzurra, ecc) effettuati anche con
Fig. 6: Mario Cavaglieri - Piccola russa Olio su tela, 1919-1920 - Collezione privata.
Felice Casorati - Raja Tempera su tavola. 1924-25 - Collezione privata
le nuove rombanti automobili la Bugatti o l’Isotta Fraschini, status simbol dei nuovi ricchi. Presentata in mostra quella di proprietà di Gabriele D ‘Annunzio, di colore blu elettrico, decapottabile e che ospitò Eleonora Duse. Nella cerchia dannunziana ritroviamo anche, quella che può considerarsi un’icona dello stile déco: Wally Toscanini, l’inquieta figlia del grande compositore ritratta da Alberto Martini in un magnifico abito giallo a braccia scoperte sensualmente distesa,
ruggente”Venere moderna”, che osò rifiutarsi al Vate, come fece un’altra icona dell’epoca: la pittrice polacca Tamara de Lempicka, con la quale si conclude la mostra. Le sue figure femminili voluttuosamente fasciate da abiti aderentissimi, al punto che non si sa dove finisca l’abito e dove cominci la pelle, oppure sportive con il maglione alla dolce vita sulle nevi di Saint Moritz , incarnano perfettamente lo spirito inquieto della donna moderna ed emancipata nel Novecento.
Tamara de Lempicka Saint-Moritz olio su tavola, 1929 Orléans Musée des Beaux-Arts
Oscar Hermann Lamb - La coppa verde Olio su tela, 1933 - Collezione privata
credits il Tratto, rivista di arte e cultura dell’Associazione Amici del Chierici - onlus Direttrice responsabile: Monica Baldi Capo redattore: Gian Andrea Ferrari Redazione: Carla Bazzani, Franco Caroselli, Enrico Manicardi, Aurora Marzi, Giorgio Terenzi Ideazione design: studioilgranello.it Composizione realizzata in proprio dall’Associazione Amici del Chierici-onlus Hanno collaborato a questo numero: Adriano Artoni, Matteo Colla, Gian Andrea Ferrari, William Formella, Aurora Marzi, Tiziano Mattioli, Elisabetta Secchi. Per contatti con la direzione e la redazione utilizzare esclusivamente il seguente indirizzo gaf.ginori@gmail.com — Proprietà: Associazione Amici del Chierici - onlus Sede legale: via S.Pietro Martire 2/h 42121 Reggio Emilia c.f. 91134800357 www.amicidelchierici.it info@amicidelchierici.it Presidente dell’Associazione: Leda Piazza — I contenuti degli articoli fi rmati, o siglati impegnano esclusivamente gli estensori degli stessi. E’ vietata qualsiasi forma di riproduzione non autorizzata. Per ogni controversia è competente il Foro di Reggio Emilia.
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MONICA BALDI Si è diplomata al Liceo Classico “R. Guardini” nel 2004 poi prosegue gli studi presso il DAMS di Bologna frequentando l’indirizzo Cinema Mediologico. Inizia la carriera giornalistica nel 2007 collaborando col quotidiano “L’Informazione” di Reggio Emilia e con la rete televisiva “É Tv Teletricolore”. Dal 2008 al 2010 ha collaborato presso il quotidiano “Gazzetta di Reggio”. A livello giornalistico ha curato anche l’ufficio stampa per il cortometraggio “All’Inferno ci vado in Porsche” tratto dal romanzo dello scrittore reggiano Pierfrancesco Grasselli, girato tra Reggio e Parma. Ha curato anche la regia teatrale di opere liriche quali “Tosca”, “Boheme”, “Rigoletto”, “Elisir d’Amore”, “Traviata” nel contesto dell’evento Restate dal 2007 al 2009. Nel 2009 è diventata Giornalista Pubblicista, iscritta regolarmente all’Albo Giornalisti Pubblicisti dell’Ordine dei Giornalisti di Bologna. Attualmente scrive per “L’Informazione” di Reggio Emilia curando in special modo la cronaca bianca e la sezione Cultura e Spettacoli e per la rivista “Stampa Reggiana”. Ha aderito all’Associazione Amici del Chierici - onlus perché nipote di Uberto Zannoni, preside dal 1960 al 1993 all’Istituto d’Arte “G. Chierici”, oggi Liceo Artistico “G. Chierici” di Reggio. — GIAN ANDREA FERRARI Si è laureato in architettura nel 1977, presso l’Università degli studi di Firenze, seguendo l’indirizzo in urbanistica e pianifi cazione territoriale. Nel 1979 è entrato come esperto in pianificazione territoriale e urbanistica presso la Provincia di Reggio e qui ha curato diversi strumenti di pianificazione sovraccomunale tra cui il Piano Territoriale Paesistico Regionale (area reggiana) e il Primo Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Reggio Emilia. Dal 1997 è passato al settore dell’edilizia scolastica superiore e universitaria, curando diversi restauri, tra cui quello dei padiglioni dell’ex-Ospedale S. Lazzaro di Reggio Emilia che attualmente ospitano le facoltà di Agraria e Medicina dell’Università degli studi di Modena e Reggio. Nel campo dell’informazione è stato promotore dell’emittente radiofonica cattolica Radiotelepace di Verona, contribuendo a fondare nel 1990, la Redazione Reggiana, cui ha collaborato come redattore dal 1990 al 2003. È stato promotore e coordinatore di numerose pubblicazioni in campo ambientale, storico e territoriale, tra cui la Carta Forestale, la Carta Archeologica e la Carta Idrografica tutte legate alla Provincia di Reggio Emilia. Appassionato di porcellane europee dell’Ottocento, soprattutto dell’area boema e francese, ha collaborato come pubblicista, in questo settore, con la rivista CeramicAntica dal 1992 al 2002. Collabora da alcuni anni alla rivista reggiana “Il Pescatore Reggiano”. È stato coofondatore. dell’Associazione Amici del Chierici onlus.