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ALPE Estate 2026

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ALPE

Alpe di Siusi Magazine

Visita l‘Alpe di Marinzen (1.486 m) –comodamente raggiungibile con la nuova cabinovia o anche in modo attivo con la mountain bike oppure tramite i sentieri 4A, 8, 9 e 11A.

Goditi divertimento e natura per tutta la famiglia – un nuovo parco giochi, prati fioriti e pesca nello stagno inclusi.

All’Alpin Marinzen o alla Baita Schafstall ti aspettano specialità altoatesine e una vista mozzafiato sullo Sciliar e Castelrotto.

natura & piacere

Editoriale e sommario

Gentili lettrici e lettori!

Chi di voi ha partecipato alla festa dei Kastelruther Spatzen – i fan più affezionati forse già innumerevoli volte – conosce bene quel mix di allegria, divertimento e vitalità che si respira sotto il tendone di Castelrotto. Sebbene entusiasmino milioni di persone da oltre 40 anni, Norbert, Valentin, Walter, Albin, Karl, Kurt e Rüdiger sono sempre rimasti gli stessi: persone semplici,

genuinità, credibilità e coerenza tra interiorità ed esteriorità cui molte persone aspirano in un mondo sempre più complesso. In questo numero, abbiamo presentato una serie di esempi attinenti a questo tema. Che si tratti di musica classica mahleriana, parapendio dallo Sciliar, terapia Kneipp a Ratzes, orto di Tires, maso a Fiè di Sopra, escursioni con i bambini a Castelrotto, golf a San Vigilio o degustazione di gnocchetti di ricotta, laddove l’individuo è alla ricerca di relax e profondità, si lascia avvolgere da naturalezza e originalità.

In quest’ambito rientra anche l’articolo su “persone e galline”, in cui abbiamo spiegato che questi animali non sono solo produttori di un prezioso

alimento, ma anche fonte di felicità. Inoltre, parliamo di vicinanza alla natura, di una crescente consapevolezza sull’origine degli alimenti e, soprattutto, del rallentamento dei ritmi.

Con quest’edizione, la nostra serie dedicata a progetti interessanti di architetti locali giunge purtroppo al termine. A coronare il finale è l’architetta paesaggista Eva Maria Schgaguler. Nel campo da golf di San Vigilio-Siusi, green impeccabili si fondono con il meraviglioso paesaggio naturale antropizzato.

Molti di voi avranno sicuramente seguito le Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026, cui hanno partecipato ben sei atleti della regione dolomitica

Alpe di Siusi: ne siamo davvero orgogliosi! Oltre a una medaglia d’oro e una di bronzo, non sono mancate le emozioni. Ci auguriamo che idee e sensazioni positive accompagnino anche voi!

Siamo lieti di darvi il benvenuto ... ... e vi auguriamo un soggiorno rilassante!

Presidente di Alpe di Siusi Marketing, a nome delle associazioni turistiche di Castelrotto, Siusi allo Sciliar, Fiè allo Sciliar, Alpe di Siusi e Tires al Catinaccio

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40° anniversario degli Spatzen

Una grande famiglia

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Gioia di vivere

Galline, fonte di gioia

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Masterplan

Golf e paesaggio

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Hike and Fly

A volo d’uccello ...

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Proprietà curative

Kneipp a Ratzes

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La cabinovia Marinzen

Un nuovo inizio

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Musica classica

La rivoluzione di Mahler

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Anno dell’agricoltrice

Ambasciatrice del latte

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Agricoltura

Un campo condiviso

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Gnocchetti al formaggio fresco

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Appuntamenti estate 2026

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Anteprima inverno 2026/27

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Visto & sentito

Foto:

Una grande famiglia

40° anniversario del Kastelruther Spatzen Fest

Nell’autunno del 1985, a Castelrotto si tenne la prima edizione del Kastelruther Spatzen Fest. Da 40 anni, ogni autunno, queste star della musica popolare attirano decine di migliaia di fan vicini e lontani che, sotto il grande tendone, festeggiano per tre giorni all’insegna della musica e della gioia di vivere. In occasione dell’anniversario, appassionati e amici si congratulano di cuore con i loro beniamini RINGRAZIANDOLI per i fantastici momenti trascorsi insieme. Auguriamo loro altrettanti anni di successi!

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“35 anni della Festa dei Kastelruther Spatzen” 2019

Testo: Elisabeth Augustin
Foto: Helmuth Rier

Galline all’aperto: gli animali razzolano in mezzo all’erba. Grazie al beta-carotene, il tuorlo di queste uova è di un giallo-arancio intenso.

Uova e gioia di vivere

Essendo gli unici animali da allevamento a non richiedere ampie stalle e pascoli rigogliosi, le galli-ne vanno per la maggiore anche tra chi non fa l’agricoltore, perché oltre a fornire un prezioso alimento, sembra che abbiano il potere di rendere felici!

Testo: Sabine Funk

Un maso che si rispetti non può rinunciare alle galline! Molti di quelli altoatesini ospitano questi pennuti che razzolano in cortile e beccano i chicchi all’interno delle tracce lasciate dai trattori. Non è un caso che il gallo rosso sia il simbolo delle strutture che propongono soggiorni in agriturismo: è infatti sinonimo di vita campagnola, autosufficienza e genuinità. Ma l’allevamento di

pollame non fa più solo parte della quotidianità rurale. Sempre più spesso, infatti, trova spazio anche al di fuori dell’ambiente tradizionale e tra le giovani generazioni: come hobby, scelta consapevole per il benessere animale, espressione di una crescente attenzione all’origine degli alimenti e modalità per “rallentare”.

È il caso di Lukas Kritzinger, 27 anni, che insieme ai due fratelli gestisce un’azienda di elettricisti. Nel 2021, su un piccolo prato in pendenza poco lontano dalla chiesa di San Costantino, ha costruito un ricovero, che inizialmente ospitava galline e capre. “Il perfetto sfruttamento di uno spazio ristretto che non valeva nemmeno la pena di falciare”, afferma guardando con soddisfazione il recinto, dove una dozzina di pollastre sgambettano indaffarate. Attualmente raccoglie circa sette uova al giorno, una quantità più che sufficiente per il fabbisogno della sua famiglia.

Lukas non ha scelto semplici varietà ovaiole marroni o bianche, le cosiddette galline ibride allevate esclusivamente per la produzione di uova: il suo pollaio è composto da diverse razze dal ma-

Foto: Helmuth Rier

Lukas Kritzinger (in alto) e Tabea Berger (in basso) amano le loro galline, ma non solo per le uova.

gnifico piumaggio. Da vero purista, all’inizio voleva concentrarsi su una sola, p.e. la robusta Vorwerk, nota per le caratteristiche penne bicolore. In alcuni casi, ha acquistato persino uova da cova per far nascere i pulcini nella sua incubatrice. Nel frattempo, il pollaio è diventato un mix: meno purismo, più varietà. L’entusiasmo di questo giovane è evidente: alle galline robuste con il loro piumaggio lucente ha recentemente aggiunto un giovane e variopinto gallo “italiano”, che ora deve affermarsi come capo.

Lukas ha progettato e costruito personalmente il pollaio, decorandolo con molti dettagli amorevoli. Oggi farebbe alcune cose in modo diverso. “Servirebbero più nidi per la deposizione delle uova e sarebbe anche più pratico poterle raccogliere dall’esterno”, dichiara, aggiungendo come l’esperienza lo abbia reso più saggio. Le quattro capre della Val Passiria, attualmente ospiti del vicinato, si trasferiranno presto in una nuova stalla su un prato adiacente. Il progetto di Lukas continua a crescere, straformandosi in dimensione rurale, moderna e pragmatica. L’allevamento delle galline richiede poco lavoro, poiché la gran parte delle attività si svolge quasi da sé. Tuttavia, fa parte del gioco anche il lato più crudo: quando una gallina diventa anziana e smette di deporre uova, non esita a macellarla. Va bene allevare animali, ma senza idealizzazioni, un aspetto che vale anche per le capre.

Di tutt’altro avviso è invece Tabea Berger. Originaria di San Costantino come Lukas, da cinque anni risiede a maso Lafogl Hof di Sant’Osvaldo, dove vivono i genitori del compagno. Già da adolescente, era animata da un forte impegno nella protezione degli animali. Quello che, nella casa genitoriale, è partito come un allevamento privato, è diventato rapidamente un vero e proprio rifugio per creature abbandonate o trascurate. Insieme alla madre e a Kathrin Schrott, veterinaria di Fiè, ha infine fondato l’associa-

zione “Hilfe für Tiere in Südtirol” (aiuto per gli animali in Alto Adige, ndt).

Le 16 galline e i due galli che accudisce insieme ai due figli piccoli sono solo una minima parte del variegato patrimonio zootecnico che qui ha trovato una dimora tranquilla e adeguata alla specie. Attualmente il maso accoglie ben 19 pecore, 15 capre, 29 conigli, 47 porcellini d’India, 6 quaglie, 5 cavalli, 2 cani e 6 gatti, oggetto ogni giorno di molte attenzioni, cure e, soprattutto, amore. L’alta percentuale di piccoli mammiferi dimostra che spesso gli animali domestici vengono acquistati senza conoscerne le esigenze. Quando l’interesse dei bambini svanisce, vengono dati via o abbandonati. Per evitare che ciò accada, Tabea offre incontri informativi a un costo simbolico. Grandi e piccini imparano così a conoscere le esigenze, le corrette condizioni di allevamento per ogni specie e il linguaggio del corpo degli animali, prima di decidere di adottarne uno.

Per quanto i suoi numerosi amici a quattro zampe scandiscano la quotidianità, nel grande cuore di Tabea c’è spazio anche per i pennuti: un gruppo variegato e vivace, in cui non mancano esemplari appariscenti, come la gallina padovana un po’ timida, con la sua magnifica cresta, o un distinto gallo Brahma. Molti sono stati abbandonati, provengono da allevamenti problematici o da privati insoddisfatti del colore di alcune razze. Altri, invece, Tabea li ha scoperti tramite annunci e se ne è subito innamorata.

“Trovo le galline meravigliose, perché ognuna di loro ha la propria personalità. Sono curiose, vivaci, gioiose e ci mostrano ogni giorno quanto carattere e sentimento si celino in esseri così piccoli”, spiega. Al Lafogl Hof nessuna teme di finire al macello: da tempo, quest’animalista è prevalentemente vegana, sebbene ogni tanto non disdegni un uovo, un omaggio che le sue amiche pennute le fanno sicuramente con piacere. <

COMODAMENTE E IN MODO SOSTENIBILE NEL PARADISO ESCURSIONISTICO

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> 3 volte sull’Alpe di Siusi e ritorno con un mezzo a scelta: Cabinovia Alpe di Siusi OPPURE Alpe di Siusi Express (linea 10)

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La Combi Card e la Seiser Alm Card Gold, in vendita presso le biglietterie della Cabinovia Alpe di Siusi, le Associazioni Turistiche Castelrotto, Siusi allo Sciliar, Fiè allo Sciliar e presso alcune strutture alberghiere, non sono trasferibili. Corse gratuite per bambini (nati 2018–2026) e portatori di handicap su sedia a rotelle. Giovani (nati dopo 01/01/2008) 50% di sconto sulla Combi Card e 30% di sconto sulla Seiser Alm Card Gold.

* La carta cliente “Südtirol Alto Adige Guest Pass”, non acquistabile, viene rilasciata gratuitamente ad ogni ospite dal proprio affittacamere o albergatore della regione dolomitica Alpe di Siusi, prevede una riduzione del prezzo sulla Combi Card e sulla Seiser Alm Card Gold.

Funivia Siusi-Alpe di Siusi SpA

39040 Siusi allo Sciliar · via Sciliar, 39 T +39 0471 704 270 · www.seiseralmbahn.it · info@seiseralmbahn.it

Cerca di cogliere lo spirito del luogo e di rapportarsi a esso con i suoi progetti: l’architetta paesaggista Eva Maria Schgaguler.

Un raffinato senso del paesaggio

Nella regione dolomitica Alpe di Siusi operano alcuni architetti che si distinguono per l’originalità dei loro progetti, tra cui la paesaggista Eva Maria Schgaguler. ALPE le ha chiesto di illustrarci il masterplan da lei elaborato per la salvaguardia del prezioso paesaggio naturale e antropizzato del campo da golf San Vigilio-Siusi.

Tee e green con un perfetto prato all’inglese, a taglio corto, di un verde intenso e uniforme, curato e concimato: pensando al golf, sono probabilmente queste le prime immagini che vengono in mente. Che non sia del tutto realistico lo dimostra l’esempio del campo San Vigilio-Siusi, dove i proprietari – la famiglia Stuffer – si sono prefissati di coniugare un’esperienza sportiva il più possibile sostenibile con la tutela attiva della biodiversità e del paesaggio naturale e antropizzato.

Una cornice naturale straordinaria per il golf

Realizzato poco più di due decenni fa dalla famiglia Obkircher e da Oskar Fill, questo campo è stato ricavato da appezzamenti, un tempo facenti parte di alcuni masi. Ora si inserisce armoniosamente in un paesaggio mutato nel corso dei secoli: i vari percorsi di gioco sono incorniciati da un frutteto misto, boschi, tratti di vecchie siepi, prati fioriti, pascoli, muri a secco, alberi solitari, ruscelli e corsi d’acqua.

Per preservare questo ambiente unico, così come l’identità e il carattere del luogo, l’architetta paesaggista Eva Maria Schgaguler ha elaborato, su incarico della famiglia Stuffer, un masterplan di ampio respiro. “In primo luogo, abbiamo analizzato lo status quo per comprendere quali elementi paesaggistici esistenti caratterizzano il campo, in che condizioni versano e quali misure conservative sono necessarie nei prossimi anni. In una seconda fase, ci siamo occupati dell’elaborazione di possibili progetti. Il masterplan scaturito da questo processo tiene conto soprattutto di uno sviluppo a lungo termine e della pianificazione delle aree limitrofe, al fine di salvaguardare il paesaggio anche in futuro”, riassume così il suo incarico la progettista, il cui studio ha sede a Siusi allo Sciliar. Quindi, sono state definite misure e strategie non solo per preservare il patrimonio esistente, ma anche per accrescerne il valore estetico, ecologico e culturale. Completato nel 2021, questo è un progetto pluriennale che ogni anno prevede piccoli e grandi interventi, sempre e comunque all’insegna della sensibilità. “Per la famiglia Stuffer è importante lavorare solo con piante autoctone. Questo rende il compito interessante anche per me: non voglio inserire specie esotiche in una zona alpina a 1.000 m sul livello del mare”, sottolinea Schgaguler.

Testo: Simone Treibenreif Foto: Helmuth Rier

i laghi artificiali è stato avviato un processo di rinaturalizzazione per integrarli meglio nel paesaggio.

Il frutteto misto nei pressi del campo da golf, composto principalmente da meli, peri e prugne, viene sottoposto a un’ “operazione di ringiovanimento”.

Mele, pere, prugne: nuova linfa al frutteto misto

Una componente essenziale è costituita da un frutteto misto. “In passato era consuetudine piantumare varietà diverse, perché i masi puntavano sull’autosufficienza. Quando un albero moriva per vetustà o malattia, veniva sostituito da uno nuovo, facendo sì che le piantagioni venissero continuamente ringiovanite”, spiega Schgaguler. “Senza ripiantumazione, però, questo aspetto andrà perduto”. Il frutteto misto nei pressi del campo da golf, composto principalmente da meli, peri e prugni, vanta una lunga tradizione: attualmente si estende vicino alla buca 9 e alla club house, perdendo così la sua funzione originaria di approvvigionamento per una famiglia contadina.

“Negli ultimi anni, gli alberi sono morti uno dopo l’altro a causa della loro età avanzata, ma non sono stati quasi mai ripiantati, motivo per cui il patrimonio arboreo si è ri-

Un altro interessante esempio degli interventi è il viale che conduce alla prima buca, il cui accesso era già in parte ricoperto di vegetazione. “Era una sorta di galleria vegetale, simile a quella nello storico Giardino di Boboli a Firenze”, spiega Schgaguler. Questo elemento è stato ripreso e riprodotto. “A tal fine, abbiamo piantato arbusti e alberi autoctoni, come ciliegi selvatici, cornioli e sambuco. Quando in estate sul campo da golf fa caldo, ci si può rinfrescare all’ombra di questa galleria. Un altro particolare effetto è dato dall’oscurità al suo interno: una volta all’aperto, si schiude una splendida vista panoramica”.

Iris gialli delle paludi e salcerella per la rinaturalizzazione dei laghetti artificiali

AIn questo complesso, sono incastonati anche alcuni laghetti artificiali. “Per integrarli meglio, in due di essi è stata avviata una rinaturalizzazione attraverso la piantumazione di arbusti ed erbe selvatiche”, afferma Schgaguler. “In uno stagno, p.e.,

“Non voglio inserire specie esotiche in una zona

alpina a 1.000 m sul livello del mare”

Architetta paesaggista Eva Maria Schgaguler

dotto”, riferisce. “Nel frattempo, abbiamo provveduto ad alcuni reintegri, commissionando la produzione di antiche varietà locali a mezzo e alto fusto, appositamente selezionate insieme all’associazione SortenGarten Südtirol e concentrandoci in particolare sulle pere. Abbiamo raccolto offerte in tutto l’Alto Adige, ma anche nel nostro frutteto. Ora la produzione è in corso e la piantumazione è prevista per la prossima primavera”.

abbiamo creato una zona con acque basse e piante acquatiche, come l’iris giallo delle paludi, l’olmaria, la salcerella, la calta palustre e altre ancora”. Sulla riva sono state inserite piante perenni autoctone come la ruta dei prati e il caglio zolfino.

“Mi diverte molto progettare piantagioni di arbusti e graminacee, in modo che rimangano attraenti tutto l’anno, anche perché le specie fioriscono in momenti di-

Percepire lo spirito del luogo: per Eva Maria Schgaguler questo è fondamentale

“Dal punto di vista tematico realizzo progetti molto diversi tra loro, dai percorsi didattici nei parchi giochi a installazioni artistiche. Per me è importante comprendere il luogo, il suo spirito e rapportarmi ad esso con la progettazione: un approccio sensibile al contesto esistente e al paesaggio circostante è fondamentale. Non voglio realizzare strutture che emergono come elementi esotici. Piuttosto, mi sta a cuore mantenere una continuità con ciò che è cresciuto nel tempo ed è prezioso. Nelle zone rurali, p.e., è possibile riprendere e sviluppare un elemento paesaggistico o un corridoio ecologico adiacente. Nelle aree urbane, invece, è spesso utile uno sguardo storico su origini e funzioni del luogo. Cerco quindi sempre di ricavare l’idea da ciò che già esiste. Partendo da questo, elaboro concetti individuali che coniugano funzionalità, natura e qualità della vita con una chiara enfasi sull’identità regionale e sulla sostenibilità degli spazi aperti.”

L’architetta

Eva Maria Schgaguler, classe 1984, è cresciuta a Siusi allo Sciliar, dove dal 2016 dirige anche il suo studio di architettura paesaggistica, con il quale realizza progetti privati e pubblici in Italia, Austria e Svizzera. Dal 2003 al 2007, ha conseguito la laurea triennale in architettura paesaggistica a Genova con una tesi nel campo della conservazione dei giardini storici. Successivamente, ha lavorato per lo studio BplusB di Amsterdam su progetti di urbanistica e spazi pubblici. Dal 2008, ha frequentato un master a Edimburgo, specializzandosi nel 2009 con una tesi sulla riorganizzazione del giardino della Hofburg a Bressanone. Quindi, ha collaborato – inizialmente come libera professionista – con il Dolar Landscape di

Bressanone nel settore della progettazione paesaggistica a livello comunale. Nel 2010, è passata allo Studio Vulkan di Zurigo, dove fino al 2016 si è occupata di vari progetti in ambito immobiliare e urbanistico. Nel 2016, ha aperto la propria azienda, cooperando al contempo per diversi anni anche con lo Snohetta Studio di Innsbruck come responsabile di progetto. In tale veste ha curato, tra l’altro, la progettazione e la realizzazione di un frutteto di tre ettari con 170 varietà diverse presso l’azienda Swarovski a Wattens, nel Tirolo del Nord.

Per i laghetti artificiali, è stato avviato un processo di rinaturalizzazione al fine di integrarli meglio nel paesaggio.

versi, creando sempre nuovi punti di interesse”, afferma Schgaguler. Poiché i primi due laghetti hanno dato ottimi risultati, a breve si procederà in modo analogo anche con gli altri quattro.

In merito all’attuazione del masterplan, l’architetta privilegia una visione di lungo periodo e l’idea di seguire il progetto da vicino. “Abitando a pochi minuti di distanza, posso controllare lo sviluppo delle piante, la loro fioritura, quelle che sono adatte e quelle che non lo sono. La nostra professione non sempre lo consente: spesso si porta a termine un progetto, senza poi poterne seguire lo sviluppo”, dichiara Schgaguler. “È ciò che ci differenzia dall’architettura: un architetto, p.e., progetta una casa che, una volta finita, essendo nuova ha già raggiunto il culmine della sua esistenza”. Per i paesaggisti è diverso: solo una volta portato a termine l’incarico, gli spazi verdi iniziano a svilupparsi. “Spiegare questo ai committenti non è sempre facile”, sorride.

“Mi diverte molto progettare piantagioni di arbusti e graminacee, in modo che rimangano attraenti tutto l’anno, anche perché le specie fioriscono in momenti diversi”.

Architetta paesaggista Eva Maria Schgaguler

Ma nel caso degli Stuffer non è stato un problema. “Molti dei nostri interventi non si vedono ancora, ed è un bene. Ai proprietari stanno a cuore misure delicate, mirate a rafforzare e preservare il patrimonio esistente”, sottolinea Schgaguler. “È una questione di sostenibilità e valore ecologico, ma naturalmente anche di estetica, ma senza nulla di artificiale”.

In questo modo, non si dà vita solo a un ambiente unico per i golfisti, ma anche a un habitat prezioso per fauna e flora autoctone, dalle rose selvatiche ai vecchi alberi di noce. <

Qui è possibile leggere le parti da 1 a 4 della serie di architettura ALPE.

A volo d’uccello ...

Vivere su un pendio soleggiato tra i masi, affacciato su un ampio prato verdeggiante, non ha eguali. Per Tassilo Seitz quest’incantevole posizione ha anche un vantaggio pratico: gli consente di atterrare con il parapendio davanti alla porta di casa.

Chiunque salga occasionalmente o regolarmente sullo Sciliar sa bene che l’elevato dislivello, soprattutto in discesa verso Fiè, mette a dura prova le ginocchia. Se non fosse possibile, l’idea di risparmiarsi questa parte meno piacevole e di planare a valle sembrerebbe troppo bella per essere vera. Hike and Fly, ovvero “escursionismo e volo”, è il nome di questo emozionante sport di tendenza, sebbene piuttosto impegnativo, che oltre all’attrezzatura adeguata richiede anche un’obbligatoria preparazione di base.

In questa soleggiata giornata d’inizio novembre, accompagniamo sullo Sciliar tre alpinisti – Florin Kompatscher, Markus Mauroner e Tassilo Seitz –con il loro equipaggiamento nello zaino. In cosa si differenzia la loro tecnica da altre forme di parapendio? La formazione iniziale è la stessa: per ottenere il brevetto è necessario un certo numero di voli e il superamento degli esami finali. Per i più atletici, il fascino dell’hike and fly risiede soprattutto nel suo potenziale come preparazione sportiva. “Quando salgo sullo Sciliar lungo il sentiero Schäufelesteig e scendo in parapendio, impiego meno di due ore per arrivare a casa”, racconta Tassilo.

Secondo questa guida alpina e sciistica diplomata, il vero boom che sta vivendo questa speciale combinazione è dovuto soprattutto agli enormi progressi compiuti nel campo dei mate-

riali. Quindici anni fa, un parapendio pesava oltre dieci kg e le dimensioni della sacca erano notevoli. Un modello moderno pesa invece poco meno di due chili, cui si aggiungono i circa 200 g dell’imbracatura. Questa notevole differenza è dovuta anche alle dimensioni ridotte pensate per gli sport alpini, pari a circa dodici-sedici m² al posto dei più comuni venticinque.

Questo minimalismo comporta rischi aggiuntivi? Non è (ancora) più azzardato affidare la propria vita a un materiale ottimizzato in termini di peso e dimensioni? “Naturalmente, questa disciplina è sempre rischiosa e sì, si verificano anche incidenti, seppur molto pochi, solo che le conseguenze sono fatali: per questo è appropriato parlare di sport pericoloso”, ammette Tassilo. Anche la struttura del parapendio sembra influire sul fattore sicurezza. Se quello a due linee con ottime caratteristiche di planata, utilizzato nelle competizioni sportive (sì, esistono anche queste!) e per i voli di distanza, richiede una competenza notevole, quello alpino presenta criticità particolari: su un terreno sconosciuto, i punti di decollo e atterraggio vanno scelti personalmente e valutati con attenzione in base a idoneità, condizioni del vento e meteo.

Come si conciliano tali considerazioni sulla sicurezza con la propria coscienza quando, come molte altre guide, si è anche membri attivi del soc-

Testo: Sabine Funk
Foto: Helmuth Rier
Hike and Fly: in tutte le stagioni, ma non con ogni condizione meteo
Sullo Sciliar

corso alpino e si conoscono perfettamente le conseguenze di un comportamento rischioso in montagna? “Personalmente, decollo solo quando mi sento sicuro e le condizioni sono favorevoli: per questo mi è capitato spesso di scendere a piedi dallo Sciliar. È importante essere sempre disposti a interrompere un’impresa, senza volerla portare a termine a tutti i costi”, afferma Tassilo. A volte, le condizioni meteorologiche e i venti sono imprevedibili. È quindi un errore pianificare il tragitto verso il lavoro in parapendio o organizzarsi con il presupposto che si scenderà per via aerea. E lui questi errori li ha già commessi.

Ma è solo il risparmio di tempo a rendere così attraente l’hike and fly davanti a casa? No, in realtà lo Sciliar è una montagna fantastica per questo sport, affermano concordi i tre alpinisti. I suoi 2.400 m di altitudine permettono di decollare in tutte le direzioni. Dall’alto, inoltre, si scoprono strutture sempre nuove tra le pareti rocciose, un aspetto utile anche per l’esplorazione di possibili vie alpine e per una migliore conoscenza della

conformazione del terreno. Come nei pressi di tutte le pareti ripide, è sempre necessaria prudenza, perché hanno origine vortici d’aria e venti discendenti. Tuttavia, arrampicarsi sullo Sciliar passando per lo Spigolo di Monte Castello e tornare a casa in parapendio è più emozionante che volare sopra la Bullaccia o lo Spitzbühl. In quanto guida alpina, Tassilo è piuttosto cauto quando si tratta di discesa in volo, che va effettuata solo da chi è in grado di assumersi la completa responsabilità.

Se, in questa soleggiata mattina autunnale, sullo Sciliar fa freddo, in quota le temperature sono ancora più rigide. Oggi, la giornata è ideale. In generale, l’hike and fly è praticabile tutto l’anno, ma non in ogni momento della giornata: le condizioni termiche instabili in estate comportano rischi particolari. Nella stagione calda, infatti, i parapendii colorati punteggiano il cielo al mattino o alla sera. Ma questo sport sta prendendo piede anche in inverno. “Quando la neve scarseggia, è un’ottima alternativa allo scialpinismo”. <

Per gli alpinisti più atletici, il fascino dell’Hike and Fly risiede soprattutto nel suo potenziale come sport di allenamento.

Cristallina e gelida: l’acqua sorgiva nella vasca per idroterapia dell’impianto Kneipp a Ratzes.

L’energia curativa dell’acqua

Acqua di sorgente limpida e ghiacciata, respiri profondi e tonificante alternanza di caldo e freddo: nell’impianto Kneipp di Ratzes, l’effetto di questi semplici trattamenti si fa sentire davvero. Una secolare scienza della salute illustra le origini di un intramontabile benessere.

Testo: Simone Treibenreif

Foto: Helmuth Rier

L’acqua è cristallina e gelida. Sebbene non sia la temperatura ideale, mi faccio coraggio e immergo fino ai gomiti le braccia, ancora calde per il sole e la camminata. Sento un formicolio, il respiro mi si mozza. “Tirale fuori, presto!”, sembra urlare il mio cervello. Poi Maria Teresa Bortoluzzi, detta Resi, mi ricorda di respirare. E così riesco a restare in posizione per ben trenta secondi. Poi ritiro le braccia, le asciugo e le muovo per riscaldarle. Mi sento lucida e fresca, percepisco il fluire della circolazione. Bortoluzzi è istruttrice Kneipp e con lei, in una calda e soleggiata giornata di agosto, io e mia figlia dodicenne viviamo quest’esperienza nell’impianto Kneipp di Ratzes, non lontano da Siusi allo Sciliar. Qui l’acqua riveste da secoli un ruolo centrale nel trattamento delle persone: dal 1723 è in

funzione un bagno termale con due sorgenti minerali, una ferrosa e l’altra sulfurea, un tempo utilizzate come rimedio per numerose malattie, dall’esaurimento nervoso ai cosiddetti “disturbi femminili”.

Due piccole vasche per braccia e viso, una per l’idroterapia plantare

Sebbene le sorgenti minerali siano ormai interrate, l’acqua continua a scorrere abbondante – a volte impetuosa, altre tranquilla – lungo i ripidi pendii intorno allo Sciliar e sotto l’Alpe di Siusi. E così oggi, circondato da antichi e altissimi abeti rossi dal verde intenso, dal cinguettio degli uccelli e dal mormorio del Rio Freddo, sorge un im-

Effetto rivitalizzante per mente e corpo: basta camminare nell’acqua fredda o immergervi il viso.

pianto Kneipp accessibile a tutti e alimentato da una falda: due piccole vasche per braccia e viso e una che consente di camminare immergendo metà gamba.

Proprio accanto alla prima, Resi – a piedi nudi sul morbido muschio – spiega entusiasta: “Ogni trattamento Kneipp, per me stessa o per qualcun altro, è un atto curativo e, quindi, uno dei doni più belli che possa fare”.

Il nome, continua la nostra guida, “deriva dal parroco bavarese Sebastian Kneipp, che nel 19° secolo si è curato da una grave malattia con l’idroterapia”. Successivamente, ha diffuso le sue conoscenze sulle proprietà curative dell’acqua che, pur non essendo una novità, sono diventate popolari solo grazie a lui. Particolarmente conosciuto è il percorso a piedi nell’acqua fredda, immergendo e ritirando a turno una gamba. Quest’alternanza di freddo e caldo stimola la circolazione e favorisce l’irrorazione sanguigna. Ma Resi non ha portato all’incontro solo le sue conoscenze sull’acqua, le abluzioni e i getti, ma anche un cesto pieno di vivande ed erbe: pane fatto in casa lievitato e lievemente profumato, a base di farina di farro e kamut, e numerosi fiori colorati, come nasturzio, calendula, melissa dorata, verbasco e altri ancora. Tesori della natura, come afferma: “Tutte erbe officinali del mio orto, sebbene alcune siano reperibili anche allo stato selvatico. Queste piante possono essere utilizzate per la farmacia domestica o in cucina per un’alimentazione sana”.

I cinque principi di Sebastian Kneipp

Acqua, alimentazione ed erbe sono tre dei cinque principi attivi su cui si basa la dottrina di Sebastian Kneipp, completati da movimento e stile di vita.

1. Acqua. Al centro c’è l’acqua e le sue proprietà. Trattamenti come percorso a piedi, getti, bagni, abluzioni e impacchi freddi, ma anche caldi, hanno un effetto curativo, favoriscono la circolazione sanguigna, allenano i vasi sanguigni e rafforzano il sistema immunitario.

2. Movimento. Escursioni, passeggiate o camminate a piedi nudi: un’attività fisica regolare e moderata nella natura è essenziale perché rafforza corpo e mente e favorisce la salute.

3. Alimentazione. Una dieta semplice, naturale ed equilibrata a base di alimenti regionali e stagionali, è uno dei principi cardine.

4. Stile di vita. La quotidianità deve essere organizzata in modo adeguato: sufficiente riposo, pause, riduzione dello stress e consapevolezza verso sé stessi. Un ritmo di vita armonioso favorisce il benessere.

5. Piante medicinali. Erbe e piante vengono utilizzate come coadiuvanti, p.e. in tisane, tinture, bagni o unguenti.

Avvertenze!

In linea di massima, spiega Maria Teresa “Resi” Bortoluzzi, la terapia Kneipp è adatta a tutti, giovani e anziani.

Tuttavia, è sconsigliata in caso di problemi acuti a vescica o reni. In presenza di disturbi cardiaci andrebbe evitato anche il bagno alle braccia.

Altre regole da osservare:

· procedere con le applicazioni Kneipp solo quando il corpo è già caldo.

· se si desidera effettuare più applicazioni consecutive, è necessario fare una pausa tra una e l’altra. P.e., dopo aver camminato nell’acqua, è necessario un intervallo di almeno un’ora.

· dopo le applicazioni fredde è fondamentale riscaldare il corpo, di solito con il movimento.

Cenni personali

Maria Teresa Bortoluzzi, detta Resi, è istruttrice Kneipp, esperta di bagni nel bosco, di medicina popolare ed erborista.

La sua passione si concretizza nel trasmettere alle persone le sue conoscenze e mostrare loro come sfruttare le proprietà naturali a favore del benessere.

Anche nell’estate 2026, nell’ambito dell’Alpe di Siusi Balance, accompagnerà gli interessati al centro Kneipp di Ratzes nei pressi di Siusi allo Sciliar, con il motto “Armonia tra corpo, mente e anima” (maggiori informazioni qui, seiseralm.it/balance).

Il metodo Kneipp non è quindi una moda passeggera, ma un approccio olistico alla salute di comprovata efficacia e con sorprendenti benefici, che ha resistito al passare dei secoli. “Il corpo umano è meraviglioso e ogni sua parte ha bisogno di cure”, così Kneipp riassumeva la sua filosofia.

Ma torniamo all’impianto di Ratzes, dove alcuni potrebbero fermarsi dopo una lunga escursione con gambe e piedi affaticati. Proprio in questo caso, un percorso nell’acqua o l’immersione del viso esercita un effetto rivitalizzante, anche in un’unica applicazione. “Il corpo e il sistema immunitario vengono stimolati e allenati ad attivarsi. Più spesso mi dedico al Kneipp, maggiore è l’effetto curativo”, sottolinea Resi. “Proprio come i bagni nell’acqua, anche le passeggiate regolari nel bosco sono stimolanti sul corpo”. Le ripetute applicazioni Kneipp non sono positive solo sull’intero metabolismo ma, come spiega Resi, aiutano a combattere i disturbi del sonno e della digestione, a regolare circolazione e pressione sanguigna, a curare l’insufficienza venosa, a prendersi cura delle vene, a combat-

tere problemi renali e vescicali, dolori addominali e tensioni muscolari, aumentando anche la tolleranza allo stress.

Conoscenze antiche per disturbi moderni

In un’epoca dominata dalla frenesia e dalla tecnologia, la terapia Kneipp – eredità di un sacerdote vissuto nel 19° secolo – potrebbe apparire anacronistica. Eppure, proprio nella sua essenziale semplicità risiede la sua straordinaria modernità: un approccio che risponde efficacemente ai bisogni contemporanei, ricordandoci che il vero benessere non necessita di applicazioni digitali, abbonamenti in palestra o costosi integratori, ma si nutre di gesti naturali e consapevoli. Così, seguendo le istruzioni di Resi, mi concentro e respiro profondamente, mentre cammino ancora una volta nell’acqua limpida e fredda della vasca Kneipp di Ratzes: prima il piede destro, quello lontano dal cuore, con le dita in avanti, poi il sinistro, sollevando il destro. L’alternanza caldo/freddo è benefica, così come i raggi del sole che mi solleticano il naso. <

Portiamo il Marchio Sostenibilità

Con responsabilità plasmiamo la regione dolomitica Alpe di Siusi come un luogo vivibile e una destinazione turistica sostenibile. Contribuisci anche tu a preservare questa natura unica per le generazioni future.

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L’impianto e le stazioni della nuova cabinovia Marinzen sono stati progettati per integrarsi nel contesto paesano e nel paesaggio nel modo più discreto possibile: materiali e colori sono stati scelti a tale scopo.

184 seggiolini e un nuovo inizio

Per quasi trent’anni la seggiovia Marinzen ha accompagnato residenti e turisti in cima sopra Castelrotto. Dall’estate del 2025, è stata sostituita da una cabinovia. Questo cambiamento cela molto più di un nuovo impianto di risalita.

Le porte di vetro della cabina numero uno si aprono quasi silenziosamente. Due uomini escono e si guardano intorno. I loro volti esprimono soddisfazione, oltre che un pizzico di orgoglio. Manfred Jaider e Matthias Tirler sono arrivati alla stazione a monte dell’impianto che, dall’estate del 2025, collega Castelrotto con l’Alpe di Marinzen.

Se per molti in paese è semplicemente un comodo mezzo di trasporto, per Manfred e Matthias è molto di più. Per anni hanno lavorato al progetto come membri del consiglio di amministrazione della Marinzen Srl – e, quando si è reso necessario, anche in cantiere e nel tempo libero – con l’obiettivo di risvegliare la montagna di Castelrotto

dal letargo in cui era sprofondata. “Ci siamo riusciti”, affermano. Eppure, a quanto pare, manca ancora qualcosa.

Salita nel cuore di Castelrotto. Quando negli anni ’60 il turismo invernale in Alto Adige era in pieno boom, anche a Castelrotto iniziò a crescere l’interesse per lo sci. Ma, mentre nel 1966 la Val Gardena e l’Alpe di Siusi si erano unite in un grande comprensorio, Castelrotto non disponeva ancora di un moderno impianto di risalita. Finalmente, nel 1972, entrò in funzione la cestovia Marinzen, che conduceva ospiti e residenti dal centro storico all’Alpe di Marinzen, a circa 1.500 m di altitudine sul versante della Bullaccia, un progetto promosso da ristoratori, commercianti e imprenditori.

Testo: Lisa Maria Gasser

Foto: Helmuth Rier

Dall’estate del 2025, 28 cabine trasportano residenti e turisti sull’Alpe di Marinzen. La vera chicca è la cabina numero uno: grazie al pavimento in vetro, offre una vista panoramica a 360°.

Nel 1986, la cestovia lasciò il posto a una seggiovia biposto, costruita e gestita dalla neonata Marinzen Srl, una società di imprenditori e operatori turistici di Castelrotto. L’impianto non funzionava solo in inverno, ma anche in estate, poiché l’Alpe di Marinzen era diventata una meta ambita da escursionisti, famiglie e bambini, che potevano svagarsi nella natura e nell’ampio parco giochi. Nel 1991, venne realizzato anche un rifugio.

Insieme agli skilift Fenter e Guns, ai margini del paese sorse un piccolo e vivace comprensorio, dove numerosi bambini si sono cimentati nei primi slalom sulla neve e dove, dalla fine degli anni ‘90, il circo sciistico internazionale faceva regolarmente tappa. Ma i tempi cambiarono. Dopo la stagione invernale 2008-09, l’attività sciistica fu sospesa, perché poco redditizia. Da allora, i 184 seggiolini arancioni hanno continuato a sferragliare su e giù solo nella stagione estiva, fino alla nascita di una nuova idea: una moderna cabinovia.

Tempi nuovi, vita nuova. “Quest’anno la seggiovia avrebbe avuto bisogno di una massiccia revisione”, spiega Matthias Tirler, vicepresidente

della Marinzen Srl. Ma tale modernizzazione, comprensiva di adeguamento ai nuovi standard, sarebbe costata due milioni di euro, a cui si aggiungeva la difficile ricerca di pezzi di ricambio per un impianto ormai obsoleto. Ma non si trattava solo di una questione tecnologica. “L’impianto non era più al passo con i tempi”, continua Manfred Jaider: il trasporto di passeggini, biciclette o cani, ecc. era difficile, se non impossibile. Una cabinovia, invece, avrebbe reso l’Alpe di Marinzen nuovamente accessibile a tutti.

Per un breve periodo venne considerata l’opzione di smantellare completamente l’impianto, come accadeva in molte regioni alpine. Per Manfred e Matthias, tuttavia, la chiusura era fuori discussione: “Poiché il paese ci sta a cuore, avevamo tutte le intenzioni di rendere Marinzen nuovamente attraente come area ricreativa”. Dalla chiusura della stagione sciistica, l’alpe diventava molto tranquilla, troppo stando a loro. Così, a partire dal 2020, i due sono entrati nel consiglio di amministrazione della società di impianti: a poco più di quarant’anni, erano i più giovani dei nove membri che, negli anni successivi, lavorarono allo stesso obiettivo, ossia dare nuova vita all’Alpe di Marinzen.

Quattro volte più veloce. Il 16 ottobre 2024, il vecchio impianto ha effettuato l’ultima corsa. Poco dopo ne è iniziato lo smantellamento, seggiolino dopo seggiolino, pilastro dopo pilastro. Successivamente, è partita la ricostruzione, consentendo alla nuova cabinovia di entrare in funzione già a giugno 2025: 28 cabine in grado di accogliere dieci persone ciascuna con un tempo di percorrenza sceso da venti a quattro minuti e mezzo.

Ma questi non erano gli unici cambiamenti. «Volevamo un impianto che si integrasse nel modo più discreto possibile nel paesaggio e nel paese», chiarisce Manfred. Per questo abbiamo optato per cabine scure, colori naturali alle stazioni, dispositivi di protezione acustica, tetti verdi e fiori alpini disseminati lungo il tracciato.

Durante i lavori, anche i paesani hanno dato una mano. «Quando si è reso necessario il montaggio della nuova fune intrecciata a mano, si sono fatte avanti numerose persone», ricordano i due membri del consiglio di amministrazione. Persino artigiani qualificati hanno dedicato ore del loro tempo libero – “non sappiamo nemmeno quante”, dichiarano sorridendo – alla progettazione e allo sviluppo di idee per ottimizzare l’impianto e rendere l’alpe a misura di bambini e famiglie.

Ogni pilastro ha la sua storia. Ormai Manfred e Matthias conoscono ogni centimetro dell’impianto. Durante la salita indicano i singoli pilastri, ne illustrano i dettagli e raccontano brevi aneddoti: c’è il pilastro rivestito di alluminio per attenuare l’irraggiamento solare e impedire che l’acciaio sottostante si deformi o quello, le cui fondamenta sono sul confine tra due terreni e, per questo, è stato gettato in modo diverso.

Per riscaldare gli edifici si è deciso di non ricorrere al gas. «Utilizziamo il calore residuo dei motori che azionano la funivia», chiarisce Matthias. I rulli doppi sui pilastri aiutano inoltre a risparmiare energia.

Una volta arrivati in cima, si schiude la vista sullo Sciliar e sul parco giochi, particolarmente apprezzato già dal primo anno e rinnovato con trampolino, pista per le biglie e giochi d’acqua. «Abbiamo ricevuto moltis simi riscontri positivi», raccontano i due. Fa miglie con bambini piccoli, ciclisti, proprie tari di cani e persino anziani sono tornati a frequentare regolarmente l’Alpe di Marinzen.

E le prossime idee? La ristrutturazione è riuscita, riportando in vita un pezzo di paese. Tuttavia, Manfred Jaider e Matthias Tirler non sembrano ancora del tutto soddisfatti. “Quando si lavora così a lungo e intensamente a un progetto, salta subito all’occhio ciò che può essere migliorato”, concludono ridendo. Così, stanno già pensando alla riattivazione della pista da sci e alla costruzione di un centro di allenamento per le giovani leve. Prima, però, occorre verificare attentamente la reale attrattiva di tali offerte.

Mentre guardano dalla stazione a monte verso l’Alpe di Marinzen, non smettono di escogitare idee, sebbene ogni tanto siano pensierosi. Quassù hanno notato un aspetto in particolare: ai bambini non serve molto per essere felici. A volte basta un albero, un bastone, un sasso. La semplicità infantile: che sia una lezione anche per gli adulti? Sopra Castelrotto un luogo è rinato… forse non serve altro. <

Dopo anni di stallo, Manfred Jaider (a sinistra) e Matthias Tirler (a destra) anno realizzato, insieme al consiglio di amministrazione, la visione della Marinzen Srl, dando così nuova vita alla “montagna di Castelrotto”.

La rivoluzione Mahler

“Quello di Philipp von Steinaecker è sicuramente un nome da ricordare”, scrive il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, mentre il settimanale Die Zeit parla addirittura di una “rivoluzione Ma-hler” alle porte. Con l’Originalklang Project, ovvero l’esecuzione delle musiche di Gustav Mahler con gli strumenti dell’epoca in cui furono composte, questo violoncellista e direttore d’orchestra ha infatti messo a segno un colpo da maestro.

Testo: redazione

Foto: Helmuth Rier

Philipp von Steinaecker, originario di Amburgo, vive da quasi 30 anni a Presule, per quanto nel caso di musicisti professionisti “vivere” sia un termine piuttosto generico. Per lui e la moglie, la flautista bolzanina Chiara Tonelli, i viaggi sono la normalità, anche se dalla nascita della figlia trascorrono più tempo nel loro idilliaco paesino.

Il suo percorso verso il podio non era affatto scontato, anche perché i suoi genitori non sono musicisti. Da bambino, colpito da una visita all’opera, decide di imparare a suonare uno strumento con il sogno di “far parte un giorno dell’orchestra

dell’Opera di Amburgo”. Dopo gli studi di violoncello a Vienna, frequenta per cinque anni la Juilliard School di New York. Fino a quasi trent’anni il suo obiettivo è diventare musicista d’orchestra. Già a diciassette entra nell’Orchestra Giovanile Gustav Mahler, fondata da Claudio Abbado, dove incontra per la prima volta Chiara, che diventerà sua moglie. Da alcuni ex membri nasce poi la Mahler Chamber Orchestra, un ensemble organizzato in modo insolitamente “democratico”, che entrambi hanno contribuito a fondare e di cui fanno parte ancora oggi.

Agli albori dei trent’anni nasce in lui il desiderio di non essere solo un interprete, ma anche “creatore di musica”, ovvero direttore d’orchestra. Grazie all’ottimo rapporto con Abbado, von Stei-

Philipp von Steinaecker si è affermato a livello internazionale come direttore d’orchestra.

naecker ottiene un posto nel corso per direttori a Vienna. La moglie Chiara, prima flautista solista a Firenze, possiede già un appartamento a Presule, il suo rifugio. L’Alto Adige è in posizione favorevole tra Vienna e Firenze e Philipp von Steinaecker ama da sempre le montagne; la nonna, infatti, viveva nel Chiemgau.

Il suo interesse per Gustav Mahler non è mai venuto meno: un compositore fondamentale e precursore della modernità, celebre direttore d’orchestra a Vienna e New York, che trascorreva le sue estati a Dobbiaco e traeva grande ispirazione dal contrasto tra la natura incantevole e l’aspro mondo alpino. Poiché da Presule lo sguardo spazia sulle Dolomiti, von Steinaecker è convinto che questo luogo gli abbia reso più tangibili le dimensioni filosofiche e naturalistiche dell’opera di Mahler. Mentre quest’ultimo attraversava in bicicletta le Dolo-

miti di Sesto, von Steinaecker ordina i suoi pensieri facendo jogging da Presule a Monte Cavone.

Un’altra personalità per lui influente è Sir John Eliot Gardiner, pioniere della pratica esecutiva storica. Un’orchestra sinfonica non suonava affatto come siamo abituati oggi: gli strumenti a fiato erano costruiti in modo diverso, gli archi erano dotati di corde in budello, non in acciaio, e il vibrato era impiegato con maggiore parsimonia. L’Orchestre Révolutionnaire et Romantique di Gardiner spinge così von Steinaecker a studiare il violoncello barocco, diventando poi solista e, in seguito, assistente direttore di Gardiner, con cui mantiene ancora oggi uno stretto legame. La questione del suono originale inizia a interessarlo sempre di più, in particolare nel repertorio tardoromantico, piuttosto trascurato dalla storica prassi esecutiva, e nella musica di Gustav Mahler.

Lo Schlern Music Festival vanta palchi insoliti, come il fienile dell’Huberhof nel 2024.

In anni di ricerca, consulta archivi e approfondisce partiture. Come interpretare le dettagliate annotazioni di Mahler? Qual´era l’ideale sonoro alla base delle sue sinfonie? E come si potrebbe eseguire una monumentale sinfonia di Mahler, esattamente cose si faceva oltre 100 anni fa? Un’idea affascinante, ma difficile da realizzare perché mancavano gli elementi fondamentali: strumenti, orchestra e finanziamenti.

Ma tutto si risolve a Dobbiaco: Fondazione Euregio e Centro Culturale Gustav Mahler Dobbiaco-Dolomiti sono partner disposti a costituire una collezione di strumenti storici. Grazie alla Gustav Mahler Academy, di cui Steinaecker è coordinatore artistico dal 2013, è possibile risolvere anche il problema dell’enorme organico. La ricerca degli strumenti è un lavoro da detective: timpani storici dell’Opera di Corte di Vienna, un clarinetto basso che, si dice, sia stato suonato alla prima di “Tristano” a Bayreuth, reperti rinvenuti in soffitte e aste online: storie che conferiscono al progetto un’aura misteriosa.

Nell’estate del 2022, von Steinaecker dirige a Dobbiaco la Nona Sinfonia di Mahler con circa cento musicisti. Per la prima volta dall’esordio, l’opera viene eseguita con quei colori orchestrali che Mahler avrebbe potuto conoscere: un momento memorabile. La rinomata etichetta Alpha Classics si assicura immediatamente i diritti per la registrazione, che ottiene numerosi premi. Nel 2024, parte una tournée con tutto esaurito a Vienna, Parigi e Amsterdam.

Da allora si parla di una rivoluzione nell’esecuzione delle opere di Mahler, dei tempi più flessibili e del suono meno lineare degli strumenti storici, che rivelano nuovi aspetti della musica mahleriana. “Tutto stride, circola e infuria”, ha scritto entusiasta il quotidiano Neue Zürcher Zeitung. Ogni anno, Philipp von Steinaecker e la Mahler Academy Orchestra affrontano una nuova sinfonia: dopo le prove e le prime esibizioni a Dobbiaco e Bolzano, i tour sono sempre più lunghi e, nel 2026, li porteranno, tra l’altro, al Concertgebouw di Amsterdam, alla Elbphilharmonie di Amburgo e alla Royal Albert Hall di Londra. Nel frattempo, lui torna sempre a Presule, dove i palcoscenici dei concerti internazionali sembrano improvvisamente molto lontani. <

Una gita in campagna all’insegna della musica da camera

Schlern Music Festival, dal 13 al 17 maggio 2026

Chiara Tonelli e Philipp von Steinaecker sono attivi come operatori culturali e musicisti anche a Fiè allo Sciliar. Per diversi anni hanno invitato al Castello di Presule –che ha fatto da sfondo alle loro nozze – colleghi, facenti parte della loro cerchia di amici internazionali, per un festival di musica da camera.

Dal 2024, i due sono direttori artistici dello Schlern Music Festival che, ogni due anni a maggio, presenta concerti ai massimi livelli in luoghi speciali a Fiè dello Sciliar e dintorni. Già la prima edizione curata dalla coppia si è rivelata un grande successo.

Per Chiara Tonelli e Philipp von Steinaecker, il Castello di Presule è un luogo speciale per i concerti.

A metà maggio 2026, dieci concertisti si riuniranno nuovamente per una “scampagnata”, allontanandosi dai tradizionali palcoscenici. Tra gli ospiti figurano leggende della musica da camera come Veronika Hagen (Hagen Quartett) e Volker Jacobsen (ex Artemis Quartett), nonché membri di orchestre europee di prim’ordine, tra cui Andrea Obiso, primo violino dell’Accademia di Santa Cecilia di Roma, Martin Zalodek della Filarmonica di Vienna e Olivier Doise, oboista solista dell’Orchestre Philharmonique de Radio France.

I concerti si terranno in location ormai collaudate come la Residenza Zimmerlehen, lo Stanglerhof e al Castello di Presule, oltre che in nuove sedi, quali l’ex fienile dell’Hotel Gfell (Schönblick) e la falegnameria Koholz a Sant’ Antonio. Un’attenzione particolare è riservata ai quintetti per archi di Wolfgang Amadeus Mozart.

Un incontro moderato all’Hotel Heubad approfondirà il dialogo tra musicisti e pubblico. Inoltre, un concerto dedicato a bambini e famiglie con la rinomata mediatrice musicale Nanni Malm è rivolto ai piccoli ascoltatori tra gli 8 e i 13 anni.

Paula, ambasciatrice del latte

Il 2026 è stato proclamato dalle Nazioni Unite, l’Anno Internazionale delle Donne nell’Agricoltura, un’occasione per dare visibilità al loro lavoro e rafforzarne la voce nei dibattiti sociali. Paula Lantschner Kompatscher, contadina di Fiè, ci consente di gettare uno sguardo alla sua quotidianità.

Nell’Anno Internazionale delle Donne nell’Agricoltura, il loro importante ruolo è sotto i riflettori in tutto il mondo, dall’Alto Adige allo Zambia, dalla contadina di montagna alla pastora nomade. Le donne contribuiscono in modo decisivo al successo e alla sostenibilità delle aziende agricole, impegnandosi in vari modi per lo sviluppo delle aree rurali. Oltre a occuparsi di organizzazione, gestione, tutela e sviluppo, creano cose nuove e producono alimenti con la massima attenzione a qualità della vita, trasmissione di valori, tradizioni e un’agricoltura che punta verso il futuro.

ALPE. Come sei approdata all’agricoltura?

Paula Lantschner Kompatscher: Sono cresciuta in un maso, ma non ho mai voluto diventare contadina. Poi è arrivato l’amore… Ora vivo da oltre 30 anni al Funtnatscherhof, sono madre di cinque figli adulti e nonna. Dopo la decisione di ampliare l’offerta con le “vacanze in agriturismo”, dodici anni fa ho lasciato il mio lavoro alla scuola materna.

Come si svolge la vita in un maso?

Qui è facile conciliare famiglia e lavoro, perché una contadina può organizzarsi autonoma-

ALPE ha fatto visita a Paula Lantschner Kompatscher. Circondato da un panorama unico, il maso Funtnatscherhof sorge a circa un km dal centro del paese. La stalla accoglie 15 mucche (pari a quelle allevate da un’azienda media in Alto Adige), ma non mancano neppure vitelli, galline, maiali, gatti. Di stalla e bestiame si occupa principalmente il marito Thomas, mentre la gestione dei cinque appartamenti per le vacanze, del giardino, dell’ufficio e dell’abitazione spetta a Paula.

mente e le attività sono molto varie. I figli poi crescono a contatto con animali e natura, e ti possono seguire ovunque. Ma ogni realtà è diversa: l’importante è che ciascuno individui la routine giusta. La stalla ci impegna molto al mattino e alla sera. E poi è indispensabile tenere conto delle condizioni meteorologiche: la flessibilità è fondamentale.

Poiché coltiviamo anche un ampio orto con frutti di bosco e alcuni alberi da frutta, abbiamo sempre qualcosa da raccogliere, da mettere sottovaso, essiccare, spremere o conservare. Sono molti gli alimenti che produ-

ciamo in proprio, come speck, carne, salumi, ripieno di pere essiccate per i krapfen di Fiè, crauti, aceto di mele, sale alle erbe e tisane. Dal nostro latte, infine, ricaviamo yogurt e formaggio fresco oppure lo usiamo in cucina.

Quali opportunità hanno le donne in agricoltura? Molte contadine lavorano anche fuori casa e sono finanziariamente indipendenti. Grazie alla formazione presso l’Associazione delle Donne Coltivatrici Sudtirolesi (la più corposa organizzazione femminile in Alto Adige con oltre 16.700 socie), possono

Interview: Redaktion
Helmuth Rier

Per valorizzare maggiormente il cibo, la contadina Paula è impegnata come ambasciatrice del latte.

avviare una piccola attività secondaria, p.e. come relatrici, guide al maso e all’orto o “ambasciatrici”. L’offerta delle agricoltrici spazia dalla vendita diretta al buffet contadino, fino alle presentazioni di prodotti e altro ancora. Anche l’attività agricola sociale offre ulteriori opportunità, p.e. come Tagesmutter (una sorta di tata, ndt) o assistente nella quotidianità.

Quali sono i tuoi compiti e obiettivi come ambasciatrice del latte?

Essendo una delle dodici donne che rivestono questo ruolo, ho il privilegio di realizzare progetti

sul latte, organizzati da IDM Alto Adige nelle scuole elementari, così da illustrare quanto lavoro si cela dietro ogni prodotto. Al supermercato tutto è disponibile in ogni momento e pochissimi consumatori riflettono sull’origine degli alimenti o sulla modalità di produzione. Così illustro i processi, il trasporto, i controlli qualità e la lavorazione nel caseificio. Alla fine, prepariamo insieme il burro e lo degustiamo con pane fresco, quindi proiettiamo un breve filmato. Il mio obiettivo è quello di sensibilizzare le persone riguardo all’agricoltura e al lavoro nel maso, cosicché gli alimenti vengano

apprezzati maggiormente.

Qual è la storia del vostro maso e cosa significa per te personalmente?

Il Funtnatscherhof a Fiè di Sopra è un maso chiuso, proprietà di famiglia da oltre 200 anni. Poiché percepiamo questa responsabilità, ci siamo prefissati di trasmetterlo ai nostri discendenti in modo adeguato e al passo con i tempi.

Cosa è cambiato nel corso dei decenni? Oggi, la tecnologia facilita notevolmente il lavoro e, in generale, è diminuito il numero di

I preferiti di Paula

Cima di Fiè

Qui Paula ama godersi lo straordinario panorama. In autobus (n° 176) raggiunge Lavina Bianca, attraversando a piedi Wuhnleger fino alla cima, per poi tornare a casa lungo il bosco sotto la Parete del Maglio.

Laghetto di Fiè e dintorni

Il laghetto balneabile ai piedi dello Sciliar, a soli circa 20 min a piedi dal maso di Paula, è una meta escursionistica impedibile in ogni stagione. Un tuffo nelle sue acque è la sua breve pausa estiva.

Il Watten

Paula è un’appassionata di “Watterle” che si gioca in quattro (due squadre da due) e, soprattutto in Alto Adige, Austria e Baviera, è un gradito diversivo serale.

L’amaca sul balcone

Qui Paula si concede un po’ di relax, legge un libro, si gode il sole e la splendida vista: una pausa per l’anima, nel vero senso della parola.

persone che vi operano. I contadini si sono organizzati nella cosiddetta “Maschinenring - Cooperativa per l’uso in comune dei macchinari agricoli”, così da aiutarsi a vicenda, risparmiare sui costi e gestire meglio il parco macchine. La digitalizzazione non si ferma nemmeno nei masi. Non riesco nemmeno a immaginare come, 30 anni fa, affittavamo appartamenti via telefono o posta, senza parlare della burocrazia, che ora viene evasa prevalentemente online. Un altro cambiamento importante riguarda la convivenza tra generazioni. In passato, una giovane famiglia non disponeva del proprio appartamento: oggi invece è un aspetto scontato.

Ci descrivi la tua giornata? È una domanda molto difficile, perché ogni giorno è diverso, a seconda del meteo e della stagione. Il lavoro in stalla al mattino e alla sera scandisce il ritmo tutto l’anno. Alle 7 facciamo colazione insieme e discutiamo sulle attività che ci aspettano: ciascuno ha le proprie mansioni e, talvolta, capita che non ci vediamo fino a sera, tranne che durante i pasti. Nel periodo di fienagione, do una mano nei campi e Thomas mi aiuta con la pulizia degli appartamenti per le vacanze. Quindi mi dedico alle attività d’ufficio, controllo che giardino e casa siano in ordine, lavoro i nostri prodotti e seguo gli ospiti. Al bucato poi non c’è mai fine e, di solito, il tempo vola. La stagione invernale è un po’ più tranquilla, ma in quel periodo mi reco nelle scuole come ambasciatrice del latte.

Quando il lavoro è più impegnativo dal punto di vista psicofisico?

In estate, quando fa caldo e inizia la fienagione. Ma ci sono anche giorni in cui tutto si accumula o la burocrazia diventa una vera seccatura.

Qual è il ruolo della sostenibilità nella tua azienda e come la metti in pratica concretamente?

Per me, la sostenibilità si traduce nell’utilizzo dei prodotti del maso, cucinando ciò che offre l’orto senza sprecare nulla. Ci riscaldiamo con

dinari e fondamentali per la nostra agricoltura sono anche gli alpeggi, dove il bestiame pascola all’aria aperta, prendendosi cura del terreno. Va sottolineato che i prodotti alimentari sono sottoposti a severi controlli qualità e vengono venduti per lo più tramite cooperative.

Come consideri la collaborazione tra agricoltura e turismo?

L’interesse degli ospiti per il nostro lavoro è forte: con loro scherzo, affermando che sono in vacanza tutto l’anno. Il turismo porta molti vantaggi all’agricoltura, consen-

“Non molti sanno quanto lavoro, tempo e investimenti si celino in un maso: purtroppo si è perso il contatto con l’agricoltura.”
Paula Lantschner Kompatscher

la legna del bosco e, da tre anni, disponiamo di un impianto fotovoltaico. La meticolosa raccolta differenziata è naturalmente scontata.

Cosa rende unica l’agricoltura altoatesina?

Il fatto che sia costituita da realtà di piccole dimensioni – frutticoltori, viticoltori e allevatori – per lo più a conduzione familiare. In Alto Adige, il numero consentito di animali per azienda dipende dalla superficie foraggera disponibile e dai requisiti di legge relativi alla densità del bestiame. Spesso, per un maso è difficile operare in modo redditizio, tanto che per molti le vacanze in agriturismo sono un’importante fonte di reddito supplementare. Altri svolgono altri lavori esterni. Straor-

tendo la vendita di latticini, frutta, verdura, frutti di bosco, vino, carne, ecc. E viceversa, il turismo trae beneficio dall’agricoltura, che si prende cura del paesaggio. Questi due settori hanno bisogno l’uno dell’altro.

Come gestisci le critiche rivolte all’agricoltura?

Spesso lavoro, tempo e investimenti in un maso passano inosservati. Molte persone hanno perso il contatto con l’agricoltura e non capiscono l’importanza di determinate attività. Un’informazione trasparente è fondamentale per abbattere i pregiudizi. Solo chi comprende le dinamiche della nostra professione può farsene un’idea precisa. <

Regionali & stagionali

Bergler Acker, un progetto collettivo di Tires al Catinaccio, è un chiaro segno del legame tra agricoltura locale e turismo sostenibile.

Sono sempre di più le persone che scelgono alimenti regionali e stagionali: una tendenza che non è solo una garanzia di gusto, ma contribuisce anche in modo significativo alla protezione del clima.

A Tires è nato un progetto comune che mette in pratica questo concetto in modo coerente: stiamo parlando del Bergler Acker.

L’idea ha preso forma nell’autunno del 2023 quando, durante un viaggio studio in Valle Aurina, dieci albergatori e ristoratori locali hanno avuto modo di conoscere il progetto “Taufrisch” (appena raccolto, ndt). La visita all’orto comunitario di Campo Tures ha colpito tutti, tanto che il gruppo è tornato entusiasta e ha deciso di realizzare qualcosa di analogo a Tires.

I mesi invernali e primaverili hanno fatto da sfondo alla pianificazione concreta: dopo il calcolo dei costi, si è passati alle questioni logistico-organizzative e alla valutazione di possibili modelli. Per molto tempo, però, è mancato un tassello fondamentale: il luogo adatto. Quando il progetto stava rischiando di fallire, Edith Rauchegger, presidente dell’associazione turistica e il marito, hanno

messo a disposizione gratuitamente un terreno davanti al nuovo fienile del Messnerhof, aprendo così la strada al Bergler Acker. È seguito quindi un altro colpo di fortuna: Fabian Pattis, dipendente del maso, è anche un giardiniere qualificato. Da subito, era però chiaro che il progetto sarebbe potuto funzionare solo in uno spirito collettivo: con uno sforzo congiunto, il terreno è stato preparato, pulito e piantumato cosicché, a fine estate 2024, il Bergler Acker ha inaugurato la sua prima stagione.

L’obiettivo era quello di creare un orto comunitario ecologico, coltivato secondo i principi delle colture miste, così da sfruttare le sinergie naturali tra le piante e rinunciare il più possibile ai prodotti chimici. Ha preso così il via la coltivazione di una grande varietà di ortaggi, adatti all’altitudine, alle condizioni locali e alla domanda delle aziende, non senza un certo desiderio di sperimentazione, come ha dimostrato la prima stagione. “Bisognava scoprire quali varietà crescessero bene”, spiega Katharina Pircher dell’Hotel Paradies. In autunno, in particolare, hanno proliferato i cavoli. Poiché in quel periodo alcune strutture erano già chiuse, una parte del raccolto è stata invasata per l’in-

Testo: Katja Sanin
Foto: Helmuth Rier

verno. Il Bergler Acker ha portato nuovi input anche nelle cucine: grandi quantità di biete, cavoli rapa o barbabietole rosse hanno richiesto ai cuochi creatività e apertura, qualità che sono state rapidamente acquisite.

Al progetto partecipano gli hotel Cyprianerhof, Weisslahnbad, Dosses, Vajolet e Paradies, nonché i rifugi Laurins Lounge e Messnerjoch. Ogni azienda riceve la stessa quantità di prodotti, indipendentemente dalle dimensioni o dal fabbisogno. Per organizzare efficientemente varietà e quantità, le consegne vengono distribuite in modo che ciascuna riceva a turno l’intero raccolto settimanale di un tipo di ortaggi e che insalata, fagioli, finocchi, cavolo nero o fiori vengano inseriti direttamente nel menu o conservati sotto vaso. Sono nati così piatti come gli gnocchi di bietola al Cyprianerhof, i ravioli di magro al Lavina Bianca, la zuppa di patate al Vajolet, i tirtlen alla bieta al Dosses o la tartare di barbabietola rossa all’Hotel Paradies. Durante la raccolta delle patate, che avviene una volta all’anno, sono tutti coinvolti: ogni azienda invia un dipendente per dare una mano, scambiare esperienze e imparare gli uni dagli altri.

Il Bergler Acker segue rigorosamente il principio del km zero: gli ortaggi raccolti vengono consegnati direttamente alle aziende e arrivano freschi sulle tavole degli ospiti. In questo modo non solo si riduce al minimo l’impronta ecologica, ma si dà anche un chiaro segnale a favore di un turismo regionale responsabile.

Il fatto che molte delle aziende coinvolte facciano anche parte della Bergler Tafel (cena del montanaro, ndt) dimostra quanto l’idea di condivisione e comunità sia radicata nel progetto. Anche quest’estate gli ospiti potranno gustare sui Prati Proa sopra Lavina Bianca le pietanze a base dei prodotti Bergler Acker. Sono inoltre previste escursioni guidate sul campo, durante le quali verrà presentato il progetto: un invito a pensare consapevolmente alla tutela del clima nella quotidianità. Ma il Bergler Acker è molto più di un semplice orto: è un esempio di convergenza tra cooperazione regionale, agricoltura sostenibile e qualità nel turismo. <

Nel nuovo orto comunitario di Tires al Catinaccio rescono verdure deliziose.

Deliziosi

gnocchetti al formaggio fresco

Topfen, ricotta o quark? Chiamato “Topfen” in Alto Adige, Austria e Baviera, il quark è un fresco formaggio magro molto apprezzato nella cucina altoatesina. C’è poi anche la ricotta, molto simile per aspetto e consistenza, ma lievemente diversa per gusto e composizione, non essendo prodotta con il latte, ma con il suo siero. Per la ricetta che segue sono adatti tutti e tre i prodotti.

Questi gnocchetti sono la variante salata di quelli dolci – più popolari – e si possono servire in svariati modi, p.e. con l’insalata, saltati nel burro o come contorno.

INGREDIENTI

250 g di Topfen, ricotta o quark

60 g di pangrattato

50 g di burro ammorbidito 2 uova

40 g di semola di grano duro

Sale

Noce moscata, erba cipollina tritata finemente Burro fuso dorato e parmigiano grattugiato

PREPARAZIONE

In una ciotola, mescolare il formaggio fresco scelto, le uova e il burro ammorbidito fino a ottenere un composto liscio. Aggiungere il sale e, a piacere, noce moscata ed erbe aromatiche. Incorporare la semola di grano e il pangrattato fino a ottenere un impasto morbido, ma modellabile. Lasciarlo riposare in frigorifero per un’ora.

Con un cucchiaio formare gli gnocchetti e cuocerli in acqua salata bollente per 10 min, finché non risalgono in superficie.

Togliergli dall’acqua con una schiumarola, saltarli nel burro fuso e cospargerli di parmigiano grattugiato.

Ricetta: Barbara Pichler Foto: Helmuth Rier

ENJOY THE MOMENT!

360° PHOTO POINT BULLACCIA

TOUR DI AVVENTURA SULLA BULLACCIA ...

Con la Cabinovia Bullaccia fino al 360° photo point “Engelrast“ e ai più bei punti panoramici dell’Alpe di Siusi: Croce Filln, Panche delle Streghe, Croce Goller ...

Aperto tutti i giorno dalle ore 9:00–17:00

Baita Arnika
Croce Goller
Croce Filln
Ristorante Bullaccia 360° photo point
Punto panoramico “Engelrast”
Bullaccia
Geotrail Bula
Gardena
Foto:
Luca
Putzer
Komma
Graphik

Highlights Estate 2026

5 maggio – 30 giugno 2026

ALPE DI SIUSI BALANCE

Stare all‘aria aperta, muoversi e allo stesso tempo trovare pace, relax e piacere nella natura: tutto questo è Alpe di Siusi Balance. Un’escurisione floristica sull’Alpe di Siusi o al Rifugio Monte Cavone, Breathwork & colazione alla Malga Marinzen, una visita guidata a una fattoria, yoga sul Colle di Castelrotto, la terapia Kneipp a Ratzes, un corso di ceramica o l‘intreccio del salice... Le esperienze Balance offrono movimento, benessere e relax per il corpo e la mente. seiseralm.it/balance

6–21 giugno 2026

FESTIVAL DEL GUSTO DOLOMITES „100% DALLA REGIONE DOLOMITICA ALPE DI SIUSI“

Per tutti gli appassionati della cucina altoatesina, dal 6 al 21 giugno si terrà il “Festival del gusto” all’insegna dei piatti con ingredienti al 100% dalla regione dolomitica Alpe di Siusi. Buongustai possono farsi un‘idea del vasto sortimento di specialità locali nei ristoranti partecipanti. Il 22 maggio, a Castelrotto, si terrà l’evento inaugurale, lo show culinario dal vivo “Alto Adige a Tavola”, durante il quale saranno preparati e degustati piatti locali. seiseralm.it/festivaldelgusto

Estate 2026

L’ESTATE AL CASTEL PRÖSELS

Dal 1 maggio al 31 ottobre Castel Prösels, il più importante maniero del Tirolo risalente all’epoca di Massimiliano, è aperto alle visite guidate, che fanno luce sulla sua storia e su quella dei signori di Fiè, strettamente intrecciate l’una all’altra. Gli speciali tour per bambini accompagnati dalla Strega Martha consentono loro d’immergersi nel mondo delle leggende e di apprendere nozioni interessanti sull’arte curativa del passato; quelli in compagnia del Cavaliere Federico, invece, aprono le porte al mondo di cavalieri, scudieri e nobildonne. Concerti, letture e diversi eventi completano il programma culturale. Castel Prösels accoglie inoltre due outdoor escapes. Bambini (a partire da 9 anni) accompagnati da genitori, giovani e adulti in gruppi di massimo cinque persone possono mettere alla prova fiuto, creatività, spirito di squadra, doti logico-matematiche ma, soprattutto, capacità di apprendimento e divertimento. E mentre i più piccini si divertono nel parco giochi, i genitori possono dedicarsi ai piaceri del palato nel bar del castello. schloss-proesels.it

13–17 maggio 2026

SCHLERN MUSIC –MUSICA DA CAMERA SOTTO LO SCILIAR

Il festival biennale di musica da camera Schlern Music, per la seconda volta sotto la direzione artistica di Philipp von Steinaecker e Chiara Tonelli, invita a concerti cameristici di altissimo livello, con musicisti internazionali, in luoghi sempre diversi: dal maso al Castel Prösels fino a una segheria. www.schlernmusic.it

29–31 maggio 2026

43a CAVALCATA OSWALD VON WOLKENSTEIN

Un tuffo nell’atmosfera cavalleresca, tra stendardi e vessilli, lance puntate al vento e indomiti cavalieri pronti a sfidarsi in prove rocambolesche in sella ai loro destrieri. La Cavalcata Oswald von Wolkenstein è un mix di tradizione medievale, folclore e sport equestre, dedicata al celebre cantore e poeta del 14° secolo, in un percorso a tappe che ripercorre la sua vita leggendaria negli scenari incantati della regione dolomitica Alpe di Siusi. Il 29, 30 e 31 maggio 2026 la grande manifestazione torna tra le Dolomiti (Patrimonio Mondiale UNESCO), ai piedi dello Sciliar. A sfidarsi tra le incitazioni della folla, 36 squadre di cavalieri in abiti tradizionali che si destreggeranno in 4 tornei. La presentazione delle squadre e la grande festa si terranno nella località di Castelrotto. ovwritt.com

6 giugno 2026

“VÖLSER DORFKUCHL” (STREET FOOD)

Questa sera, la piazza centrale di Fiè si trasforma in un luogo culinario unico. Street food e stand gastronomici gestiti dagli agricoltori di Fiè trasformeranno il centro del paese in un miglio gastronomico davvero speciale. seiseralm.it/esperienzegastronomiche

12/13 giugno 2026

OPEN AIR DEI KASTELRUTHER SPATZEN

Migliaia di fans sono attesi a Siusi allo Sciliar per applaudire i “Kastelruther Spatzen”, pronti a esibirsi su un palcoscenico a cielo aperto, con hit che vanno dal 1993 fino oggi. Come ogni anno, parteciperanno all’evento anche gruppi musicali provenienti da vicino e da lontano.

Luglio / agosto 2026

NOTTI DELLE STREGHE A SIUSI E CASTELROTTO

Vivete serate magiche nei centri dei paesi di Castelrotto e Siusi allo Sciliar, perché le “Notti delle Streghe” offrono davvero tanto! Diversi gruppi musicali dal vivo creano una grande atmosfera, mentre gruppi folcloristici danno prova della loro abilità. Per i più piccoli c‘è una varietà di intrattenimenti per bambini e, come momento clou, il ballo delle streghe sulla piazza del paese.

Foto: TVVöls/Martin Kompatscher

22 giugno – 7 settembre 2026

SUMMER CLASSICS DI SIUSI ALLO SCILIAR

Agli appassionati di musica classica, Siusi allo Sciliar propone anche quest’anno una serie di straordinari concerti: artisti italiani con esperienze internazionali si esibiranno sulle note di grandi compositori.

29 giugno – 28 agosto 2026

ESTATE IN FAMIGLIA

In estate l’Alpe di Siusi si trasforma in un paradiso magico per i bambini. In occasione del “Dolomiti Ranger” grandi e piccoli detective partono alla scoperta del Parco Naturale Sciliar-Catinaccio, delle specie notturne, esplorando la foresta con tutti i loro sensi durante un mattino avventuroso. Chi invece preferisce conoscere da vicino la vita di un maso può partecipare al programma “Un universo in fattoria”, che consentirà di ammirare cavalli e pecore e di vedere come la farina viene trasformata in pane e il latte in formaggio.

16 luglio 2026

LA CENA DEL MONTANARO

Il 16 luglio, la “Cena del Montanaro” con una tavolata lunga 100 metri, offre a 170 ospiti un menù gourmet di 5 portate con vista panoramica sull’Enrosadira del Catinaccio. seiseralm.it/esperienzegastronomiche

5 luglio 2026

13a MEZZA MARATONA ALPE DI SIUSI

Sono 21 i km della Mezza Maratona Alpe di Siusi, l’avvincente gara di corsa ad alta quota, che vede un massimo di 1000 atleti e appassionati correre sui saliscendi dolomitici. Si tratta della tredicesima edizione di un’entusiasmante sfida che, negli anni precedenti, ha attirato nella regione dolomitica

Alpe di Siusi numerosi maratoneti e sportivi. In uno scenario davvero unico, il percorso si inerpica su un dislivello di 601 m, costeggiando Sciliar, Sassolungo, Sassopiatto e i Denti di Terrarossa, fino al punto più alto, Punta d’Oro, a 2.050 m di altitudine. Nuovo: In questa edizione ci sarà anche una corsa per bambini. running.seiseralm.it

11 luglio 2026

9a SKY MARATHON CATINACCIO-SCILIAR

Tires al Catinaccio, incastonata nel magnifico scenario delle Dolomiti (Patrimonio Mondiale UNESCO), fa da sfondo alla Sky Marathon Catinaccio-Sciliar. Sono disponibili tre percorsi tra cui scegliere: 46 km, 36 km e 16 km. A seconda della lunghezza del percorso, si dovranno superare tra i 3.000 e gli 800 metri di dislivello. Il percorso con partenza da Tires si snoda intorno al Catinaccio e, costeggiando lo Sciliar e Monte Cavone, fa ritorno al centro del paese. Il punto più in quota è Passo Principe, a 2.630 m di altitudine. skymarathontiers.it

8 settembre 2026

TRADIZIONALE

MERCATO ANNUALE

Ogni anno il 8 settembre a Compatsch sull’Alpe di Siusi viene organizzato il mercato tradizionale, allietato da musica dal vivo e vari stand che propongono i loro prodotti e diverse specialità gastronomiche.

Ottobre 2026

TRANSUMANZE

Alla fine della stagione estiva si festeggia il ritorno a valle del bestiame, rallegrato da schioccatori di frusta, musica dal vivo e piatti tipici. La transumanza dall’Alpe di Siusi si terrà il 3 ottobre, quelle di Fiè allo Sciliar e Tires al Catinaccio il 4 ottobre 2026.

9–12 ottobre 2026

40A FESTA DEI

KASTELRUTHER

SPATZEN

La tradizione ha un nome: “Kastelruther Spatzen”. Un’occasione per festeggiare alla grande, fra migliaia di fan radunati sotto il grande tendone di Castelrotto, immersi nello scenario delle Dolomiti. Un’emozione davvero senza eguali.

1 – 31 ottobre 2026

49a DISPENSA DI FIÈ A OTTOBRE

Da 49 anni, la Dispensa di Fiè è l’evento gastronomico autunnale per eccellenza nella regione dolomitica Alpe di Siusi. Ristoratori e albergatori di Fiè allo Sciliar invitano buongustai e appassionati di specialità tipiche a partecipare all’ottobre gastronomico. Questi artisti dei fornelli creano con raffinatezza pietanze originali al motto “Antiche ricette reinterpretate e servite con amore”. dispensadifie.com

1 settembre – 30 ottobre 2026

PIACERI AUTUNNALI IN MONTAGNA

L’autunno dorato nella regione dolomitica Alpe di Siusi ha in serbo un’atmosfera davvero particolare all’insegna dei tour guidati e della gastronomia nella natura. “Piaceri autunnali in montagna” offre un connubio di esperienze outdoor, magnifici paesaggi e momenti dedicati alle delizie del palato. Ne sono un esempio le escursioni guidate all’alba con prima colazione in rifugio, corsi di cucina e i tour gastronomici con degustazioni o all’insegna del “Törggelen”. seiseralm.it/autunnomontano

Anteprima inverno 2026/27

Dicembre 2026

MAGIA NATALIZIA NELLA REGIONE DOLOMITICA ALPE DI SIUSI

L’aroma di pan di zenzero, cannella e vin brulè segna il ritorno dell’Avvento alle falde dello Sciliar, durante il quale un’atmosfera particolarmente intima aleggia sulla regione dolomitica Alpe di Siusi con i suoi piccoli ma raffinati Mercatini di Natale. I produttori locali offrono artigianato artistico e articoli regionali, accompagnati da tipici canti e note natalizie e dalle specialità gastronomiche, che invitano a trascorrere qualche momento in compagnia.

DATE

Natale in montagna a Castelrotto

> 28–29 novembre 2026

> 4–8 dicembre 2026

> 11–13 dicembre 2026

> 18–20 dicembre 2026

> 23–24 dicembre 2026

> 26–27 dicembre 2026

Mercatino di Fiè

“Aspettando il Natale”

> 7 dicembre 2026

> 12 dicembre 2026

> 19-20 dicembre 2026

> 26 dicembre 2026

> 29 dicembre 2026

> 5 gennaio 2027

Festa invernale

Inverno “Bergler” a Tires al Catinaccio

> 12 dicembre 2026

> 19 dicembre 2026

> 26 dicembre 2026

Seis on Ice

Pattinaggio con variegato programma di intrattenimento natalizio per grandi e piccini.

> 28 novembre 2026

al 9 gennaio 2027

INVERNO A CASTEL PRÖSELS

Anche in inverno hanno luogo le visite guidate di Castel Prösels e, combinate con una suggestiva escursione, sono un’interessante alternativa allo sci. Dal 14 gennaio al 11 marzo 2027, il maniero si desta dal torpore invernale per dare il benvenuto ai suoi ospiti. Durante un tour guidato della durata di un’ora, i visitatori possono scoprire preziosi dettagli sulla sua storia e sui suoi antichi abitanti, oltre che ammirare tre esposizioni artistiche e una ricca collezione d’armi. Il 28/12/2026, 04/01/2027 e 11/02/2027 si svolgeranno le “Giornate gastro- culturali invernali”, che riservano agli ospiti la possibilità di degustare gratuitamente (al termine della visita guidata) alcune tipiche specialità locali offerte dai produttori stessi presso gli stand nel cortile, accompagnato da musica dal vivo. schloss-proesels.it

Per le visite guidate invernali è necessaria l’iscrizione via mail all’indirizzo info@schloss-proesels. it entro le 12 del giorno dell’evento.

Inverno 2026/27

EVENTI OLTRE LE PISTE

Scoprire la natura con tutti i sensi! A Castelrotto verrà organizzato una visita al caseificio con degustazione. A Siusi allo Sciliar è possibile scoprire la magia del crepuscolo e la panificazione. A Fiè allo Sciliar si svolgono escursioni con visita al mulino e al maso con pranzo tradizionale e visite al Castel Prösels tra gusto e cultura. A Tires si scopre l’incontaminato paesaggio della Val Ciamin con le ciaspole. Sull‘Alpe di Siusi i partecipanti sono attesi da escursioni notturne e da corsi di cucina per preparare il Kaiserschmarrn. seiseralm.it/winteradventure

Inverno 2026/27

CENTRO VISITE DEL PARCO NATURALE SCILIAR-CATINACCIO

Mentre fuori la natura riposa, il Centro visite a Siusi allo Sciliar offre una panoramica della ricca flora e fauna del Parco Naturale Sciliar-Catinaccio. Con la mostra speciale „Countdown to Mass Extinction“ quest’inverno viene posto un focus particolare sul cambiamento climatico. Il centro visite è accessibile gratuitamente durante gli orari di apertura. seiseralm.it/centrovisite

Foto: SchlossPrösels/Helmuth Rier
Foto:
SAM/Fabian
Dalpiaz
Inverno 2026/27

17 gennaio 2027

IL MATRIMONIO CONTADINO A CASTELROTTO

Lo spettacolo in costume più affascinante dell’Alto Adige: si tratta della ricostruzione storica di un matrimonio contadino, così come lo si celebrava un tempo ai piedi dello Sciliar. Clou dello spettacolo è il corteo nuziale che, in costume tipico su slitte splendidamente addobbate e trainate dai cavalli, parte da San Valentino per raggiungere il centro a Castelrotto, coinvolgendo i visitatori in un viaggio nel 19° secolo.

22 gennaio 2027

ALTO ADIGE

MOONLIGHT CLASSIC

ALPE DI SIUSI

Anche nel 2027, la Moonlight Classic offre a numerosi atleti e appassionati dello sci di fondo la possibilità di trascorrere momenti fantastici e di cimentarsi a livello internazionale in una competizione notturna, illuminata dalla luce delle fiaccole e al cospetto dello scenario mozzafiato del più vasto altipiano d’Europa. I tracciati ad anello di 30 e 15 km, con partenza e arrivo a Compatsch, devono essere percorsi esclusivamente in stile classico. Questo spettacolare evento prende il via alle ore 20:00.

Prenotazione obbligatoria su moonlightclassic.info

TRADIZIONALE

GARA DI SKIJÖRING

ALL‘ALPE DI SIUSI

Un’affascinante combinazione di sci e cavalli! Nello skijoring, gli sciatori sono trainati da cavalli su un percorso preparato e si cimentano in gare emozionanti. Un’esperienza spettacolare per i partecipanti e gli spettatori.

6 marzo 2027

GARA ALL’INSEGNA DI DIVERTIMENTO E NOSTALGIA

Mettetevi in viaggio con oi per riviveregli emozionanti tempi passati dell’area sciistica Alpe i Siusi! Prima della gara, ci sarà una piccola sfilata in cui numerosi gruppi nostalgici dell’arco alpino presenteranno il loro abbigliamento e le loro attrezzature sciistiche sulla pista Panorama.

EARLY BIRD SKIING CON COLAZIONE

Divertimento all’alba sugli sci con colazione sull’Alpe di Siusi. Una volta alla settimana, un impianto di risalita a turno apre già alle ore 7:00 del mattino, consentendo di provare un’esperienza davvero unica: lasciare le prime tracce sulle piste appena battute e godersi la suggestiva atmosfera mattutina sull’altipiano più vasto d’Europa, accompagnati da esperti maestri di sci e dai loro preziosi consigli. Alle ore 9:00 è prevista una sosta al rifugio con ricca e deliziosa colazione a base di specialità altoatesine.

DATE

> Mercoledì, 3 marzo 2027

> Mercoledì, 10 marzo 2027

> Mercoledì, 17 marzo 2027

> Mercoledì, 24 marzo 2027

> Mercoledì, 31 marzo 2027

SWING ON SNOW WINTER MUSIC FESTIVAL

Per sei giorni la regione dolomitica Alpe di Siusi si trasforma in un paesaggio sonoro unico: durante Swing on Snow musica popolare, brass, soul, pop e jazz si fondono in un’esperienza alpina inconfondibile. Da 21 anni il WinterMusicFestival invita ospiti da vicino e da lontano a unire il piacere dell’inverno con quello musicale.

Al mattino le prime note risuonano alla stazione a monte della Cabinovia Alpe di Siusi, a mezzogiorno si suona nelle baite dell’Alpe di Siusi. La sera i concerti animano i paesi di Castelrotto, Siusi allo Sciliar, Fiè allo Sciliar e Tires al Catinaccio – spesso in un’atmosfera così raccolta da sembrare un concerto privato in salotto. Swing on Snow è un piccolo ma prezioso segreto: i concerti sono personali e intimi, eppure di altissimo livello. Gli artisti che vi si esibiscono non sono affatto sconosciuti: molti sono tra le scoperte più interessanti della musica popolare, brass, soul, pop e jazz. Accanto a loro si esibiscono band di grande prestigio, che di solito calcano solo i palchi più importanti. swingonsnow.com

Foto:
Dalpiaz
Febbraio 2027
Marzo 2027
Marzo 2027

Visto & sentito

Milano Cortina 2026: un oro e innumerevoli emozioni. Andrea Vötter, 31enne di Fiè allo Sciliar, è rientrata dai Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026 con una medaglia d’oro, conquistata con la compagna di squadra Marion Oberhofer nello slittino doppio su pista artificiale. Il bronzo nella staffetta a squadre è stato poi la ciliegina sulla torta. Vötter è una dei sei atleti della regione dolomitica Alpe di Siusi ad aver disputato le gare olimpiche lo scorso Febbraio. La più giovane del gruppo era la sciatrice diciassettenne Anna Trocker che, al suo debutto, ha brillato con un decimo posto nella gara a squadre. Anche la freestyler Maria Gasslitter (19), alla sua prima apparizione olimpica, ha offerto una prestazione eccellente, piazzandosi al nono posto nel Big Air e al decimo nello Slopestyle. Sandra Robatscher (30) alla sua terza Olimpiade ha invece sfiorato il podio, classificandosi quinta nello slittino singolo. Purtroppo, neppure gli altri due veterani sono riusciti a conquistare una medaglia: lo snowboarder Aaron March (40) ha guadagnato il 9° posto nel gigante parallelo, mentre lo sciatore Florian Schieder il 19° nella discesa libera.

Biodiversità

A Fiè allo Sciliar, i tradizionali bagni di fieno vantano una lunga tradizione: si ritiene che abbiano numerose proprietà benefiche per la salute, poiché rafforzano il sistema immunitario e stimolano il metabolismo. All’Hotel Heubad – l’unico e originale dal 1901 – il fieno impiegato a questo scopo proviene dai prati dell’Alpe di Siusi. Un campione è stato ora sottoposto ad analisi del DNA per determinarne la composizione. Sono state individuate 127 specie vegetali, tra cui numerose preziose erbe alpine come alchemilla, achillea, botton d’oro, paleo odoroso, dente di leone irsuto, radichiella aranciata, tossilaggine alpina, scorzonera aristata, festuca dei montoni, ranuncolo, biscutella, sesleria caerulea e molte altre ancora.

È stato bello ...

In qualità di redattrice della prima ora, Rosmarie Schrott Erlacher ha collaborato per oltre 25 anni alla rivista ALPE (ex “Schlernbote”). Con il suo fiuto per le storie più coinvolgenti, quest’ex insegnante si è dedicata con entusiasmo alla ricerca di curiosità e fatti inconsueti, con un interesse particolare per usanze e tradizioni altoatesine, natura, arte e sport. Per alcuni reportage, questa sportiva si è avventurata ad alta quota o nel cuore del bosco. Ora, purtroppo, lascia la redazione: ALPE la ringrazia di cuore e le augura ogni bene.

Foto:
SAM/Helmuth
Rier

da Tires al Patrimonio Naturale

Rosengarten

Visto & sentito

Patrimonio culturale dell’umanità. A dicembre 2025, la cucina italiana è stata ufficialmente dichiarata dall’UNESCO patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Tale riconoscimento sottolinea che in Italia il cibo è molto più di semplice nutrimento, bensì una vivace pratica culturale che rafforza i legami sociali, un bene culturale costituito non solo da ricette, ma anche da conoscenze antiche, convivialità e tradizioni tramandate di generazione in generazione. Ogni regione, città e famiglia conserva la propria interpretazione dei piatti, contribuendo a un mosaico gastronomico che racconta l’Italia attraverso i suoi sapori e profumi. Nel Nord del Paese, la cucina riflette l’influenza alpina, gli inverni rigidi e i contatti storici con l’Europa centrale. E così, p.e., fanno parte di questo patrimonio anche i canederli e i ravioli di magro, ormai imprescindibili nei menù altoatesini.

Ski Girl Power

Anna Trocker, giovane promessa dello sci di Fiè allo Sciliar, non dimenticherà facilmente la stagione invernale 2025/26: a fine dicembre, poco dopo il suo diciassettesimo compleanno, ha debuttato in Coppa del Mondo. Pur mancando per un soffio l’accesso alla seconda manche nel gigante di Semmering (Austria), ha comunque convinto con la sua prestazione. Sono seguite altre partecipazioni in Coppa del Mondo e la qualificazione ai Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina (vedi articolo a fianco). A marzo, Trocker ha poi fatto scalpore ai Campionati mondiali juniores a Narvik, in Norvegia, aggiudicandosi l’oro nel gigante e nello slalom – in entrambi i casi con un netto vantaggio sulle sue avversarie, in parte molto più grandi di lei – e l’argento nella combinata a squadre. Grazie ai due titoli mondiali juniores, ha potuto disputare la finale di Coppa del Mondo a Lillehammer (Norvegia), dove ha ottenuto due piazzamenti nella top ten (9° posto nello slalom, con il miglior tempo nella seconda manche; 8° nello slalom gigante). Fan e media celebrano Anna Trocker, mentre gli esperti prevedono una grande carriera per la giovane esordiente, che ha due sorelle, anch’esse eccellenti sciatrici agonistiche.

Il piacere del caffè. Caroma, torrefazione altoatesina di Fiè allo Sciliar, è stata inserita nella nuova “Guida Gambero Rosso Caffè e Torrefazioni d’Italia 2026”. Ben due specialità hanno ottenuto il massimo punteggio di 3 Macinini: l’espresso Romeo Gourmet e il caffè filtro Yemen Haraz Natural, mentre il caffè filtro Julia Gourmet ne ha ottenuti 2. Per questa rinomata azienda, che intende portare la cultura altoatesina del caffè ai massimi livelli, l’inserimento nella nuova guida nazionale è l’ennesima importante pietra miliare.

COLOFONE ALPE: registrato pr. il trib. BZ, decreto n. 9/2002 R.St. Editore: Alpe di Siusi Marketing, 39050 Fiè allo Sciliar, Via del Paese, 15, Tel. 0471 709 600, info@seiseralm.it, www.seiseralm.it. Direttore responsabile: Elisabeth Augustin. Redazione: Elisabeth Augustin, Rosa Maria Erlacher, Sabine Funk, Barbara Pichler, Vera Rier, Katja Sanin, Simone Treibenreif; Foto: Helmuth Rier. Traduzioni: Bonetti & Peroni. Pubblicità: Seiser Alm Marketing, Sabine Demetz. Impaginazione: Komma Graphik. Stampa: Girardi Print Factory Srl.

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Respect the Dolomites

Sostenibilità e un rapporto responsabile con il nostro paesaggio naturale sono tra le cose più importanti. Come parte delle Dolomiti (Patrimonio Mondiale Unesco) e del Parco naturale Sciliar-Catinaccio ci sentiamo in dovere di fare la nostra parte. Il progetto “Rispetta la montagna” ha come obiettivo quello di far crescere in tutti la consapevolezza di quanto sia importante il rispetto dell’ambiente a partire dalla gestione dell’acqua e dei rifiuti.

L’acqua potabile della regione dolomitica Alpe di Siusi

Pura. Naturale. Fresca. Preziosa.

Sapevate che ... l’acqua del rubinetto nella regione dolomitica Alpe di Siusi è potabile e vanta un’eccellente qualità? Inoltre, ovunque, sono presenti fontanelle certificate e contrassegnate, alle quali potete attingere per riempire la vostra borraccia. L’acqua potabile è un bene limitato e prezioso: il suo attento utilizzo ne evita lo spreco.

Meno rifiuti, più natura

Less is more.

Il nostro paesaggio alpino è un habitat molto sensibile. Per questo è particolarmente importante non abbandonare rifiuti, tanto più che le condizioni climatiche a quest’altitudine rallentano il processo di decomposizione. Per non parlare del fatto che alcuni materiali non sono biodegradabili. Il miglior rifiuto resta dunque quello non prodotto.

TEMPI DI DECOMPOSIZIONE

LATTINA

600 anni

BOTTIGLIA DI PLASTICA

500 anni

BUSTA DI PLASTICA

200 anni

FILTRO DELLA SIGARETTA 7 anni

BUCCIA DI BANANA 3 anni FECI 1 anno

FAZZOLETTO DI CARTA 5 anni

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