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ALPE Estate 2025

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ALPE Estate 2025

Alpe di Siusi Magazine

CASTELROTTO · SIUSI ALLO SCILIAR · ALPE DI SIUSI · FIÈ ALLO SCILIAR · TIRES AL CATINACCIO

Highline Quando i sogni raggiungono il cielo

Verso il sole Una magica alba in montagna

La coltivazione dei cereali fa tendenza Un carpentiere in un campo di grano

IT


ENJOY THE MOMENT!

Foto: Luca Putzer · Komma Graphik

360° PHOTO POINT BULLACCIA

Croce Goller Baita Arnika

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Geotrail Bula Val Gardena

Panche delle Streghe

Castelrotto

24 14 PU

2.104 m

TOUR DI AVVENTURA SULLA BULLACCIA ...

14 Dibaita

Con la Cabinovia Bullaccia fino al 360° photo point “Engelrast“ e ai più bei punti panoramici dell’Alpe di Siusi: Croce Filln, Panche delle Streghe, Croce Goller ... Aperto tutti i giorno dalle ore 9:00–17:00

Croce Filln

BULL ACCIA

Stazione a monte Cabinovia Alpe di Siusi

14 Ristorante Bullaccia Malga Tschötsch

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Cabinovia Bullaccia

Malga Messner 360° photo point Punto panoramico “Engelrast”


Foto: Helmuth Rier

Editoriale & sommario

Gentili lettrici e lettori, come passa in fretta il tempo! Sembra ieri, e non la scorsa estate, quando abbiamo festeggiato i 50 anni del Parco Naturale SciliarCatinaccio, il primo in Alto Adige, dove ci si può cimentare in una miriade di attività, esattamente come nella bellissima regione dolomitica Alpe di Siusi. Siamo quindi lieti di potervi raccontare ancora una volta storie speciali. Una tradizione in evoluzione. L’autunno è la stagione della transumanza, che segna la fine dell’estate alpina. I contadini sono orgogliosi del loro lavoro, del loro bestiame, delle tradizioni e della bellezza del paesaggio – e noi insieme a loro. Un programma alternativo è proposto da un gruppo di giovani che vivono il loro sogno, la loro passione: stiamo parlando della slackline, una fettuccia tesa saldamente ad alberi o rocce, che permette agli sportivi “highliner” di muoversi in equilibrio ad altezze vertiginose. Un po’ meno spettacolare, ma comunque mozzafiato, è l’escursione all’alba che ha portato una parte del team ALPE, insieme a ospiti entusiasti, sulla Forcella dei Denti di Terrarossa a 2.400 m.

Felice, di nome e di fatto: nel suo ritratto presentiamo un uomo che, negli anni ’60, ha fatto fortuna a Castelrotto e coniuga un temperamento mediterraneo alla concretezza altoatesina. La forte comunità paesana unisce la gente di Aica di Fiè, una frazione di Fiè allo Sciliar, che conta numerose associazioni di volontariato, in cui sono attivi giovani e meno giovani. In questa edizione della serie dedicata all’architettura locale, presentiamo Thomas Urthaler, architetto appassionato d’arte che, con il Gatschhof, ha dato vita a un progetto davvero unico. Testimoni del passato, le rovine di Castel Salego e Castelvecchio troneggiano sopra Siusi allo Sciliar, consentendoci di partire per un viaggio nel Medioevo. Infine, ma non meno importante, raccontiamo la storia del carpentiere Klemens Vill­grattner, appassionato coltivatore di cereali. Per concludere in bellezza, vi proponiamo un delizioso risotto all’orzo (orzotto). Buona lettura! Siamo felici di darvi nuovamente il benvenuto: vi auguriamo un soggiorno rilassante!

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Cabinovia Alpe di Siusi: Esercitazione d’emergenza Pagina 6

Sulla highline: Altezze da brivido Pagina 10

Transumanza: Tradizione in evoluzione Pagina 16

Alba: Magica escursione Pagina 20

Ritratto: Felice, di nome e di fatto Pagina 26

Aica di Fiè: Una forte comunità paesana Pagina 32

Cereali: Un carpentiere in un campo di grano Pagina 36

Medioevo: Testimoni del passato Pagina 40

Architetto Thomas Urthaler: Progetto Gatschhof Pagina 45

Ricetta: L’orzotto Pagina 46

Appuntamenti estivi 2025 Pagina 48

Helmut Mitterstieler Presidente di Alpe di Siusi Marketing, anche a nome delle associazioni turistiche di Castelrotto, Siusi allo Sciliar, Alpe di Siusi, Fiè allo Sciliar e Tires al Catinaccio

Anteprima inverno 2025/26 Pagina 50

Visto & sentito

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Preparati per le emergenze Nel novembre 2024, la Cabinovia Alpe di Siusi ha organizzato un’esercitazione di protezione civile su larga scala, simulando un guasto per un periodo prolungato che coinvolgeva l’intero impianto, dalla stazione a valle di Siusi allo Sciliar a quella a monte di Compatsch, dove numerosi passeggeri sono stati evacuati dalle cabine e altri sono stati suddivisi in pullman per essere ricondotti a valle in modo ordinato. A questa simulazione hanno partecipato oltre 1.600 volontari, in collaborazione con 450 soccorritori ed esperti. Testo: Elisabeth Augustin Foto: Harald Wisthaler

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Per una slackline che si estende fino a 30 m di altezza, è essenziale l’uso di materiale appositamente progettato e testato.

Il vuoto sotto i piedi In un soleggiato pomeriggio autunnale, un piccolo gruppo di ventenni siede su uno sperone roccioso circondato da un bosco di latifoglie. Da una complessa struttura di cinghie, corde, spit e bastoni spicca una fettuccia larga e piatta, che conduce dall’altra parte della piccola valle, su cui sono puntati gli occhi di tutti: al centro, un giovane si muove in equilibrio con una sicurezza quasi felina.

Questo tratto di bosco in un terreno scosceso e cespuglioso, attraversato da faglie e piccole gole, sorge poco lontano dal Laghetto di San Costantino: al di sotto, lo sguardo precipita nelle profondità della Valle Isarco. Nessuno arriva qui per caso: i sentieri escursionistici si snodano più in alto. Da questo punto, al posto di un panorama arioso sulle cime, si scorge l’autostrada molto più in basso. I ragazzi, che hanno disseminato nel bosco zaini, attrezzatura outdoor e altri oggetti, sono qui per un motivo ben preciso, ossia per cimentarsi nella slackline o, più precisamente, nell’highline, il termine tecnico per indicare fettucce larghe pochi centimetri, tese su lunghe distanze e a vertiginose altezze. Apparsa all’inizio degli anni Ottanta sulla scena americana dell’arrampicata, questa disciplina, chiamata ap-punto slacklining, ha assunto quasi il carattere di uno sport di massa, tanto che in molti parchi giochi è possibile trovare queste fettucce ben tese su cui anche i bambini possono esercitarsi a rimanere in equilibrio. Chiunque può provare: la gran parte non riesce neppure a stare in piedi o cade immediata-mente, il che non è un problema vista l’esigua altezza dal terreno, pari a mezzo metro.

Testo: Sabine Funk Foto: Helmuth Rier

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Per Franz e i suoi amici, a San Costantino un sogno diventa realtà, anche perché l’idea di installare una linea di questo tipo era già in cantiere da tempo. Così hanno esplorato meticolosamente la zona intorno al loro paese natale, verificando la fattibilità

del progetto. Alla fine, hanno individuato il punto giusto: a pochi metri di distanza, due highline della lunghezza di circa 70 e 100 metri scorrono a un’altezza di 30 metri sopra la piccola valle baciata dal sole autunnale. La gioia per questo risultato condiviso è palpabile.

Tutto è iniziato durante il periodo del COVID, racconta Franz, che è anche istruttore di sci, soccorritore alpino e abile scalatore. Tutto era fermo e un gruppo di amici, esperti di alpinismo e arrampicata, cercava un’attività sportiva che fosse praticabile in conformità con le regole vigenti in quel momento. Uno di loro, Manuel, che aveva già maturato una certa esperienza con le slackline, ha insegnato agli altri le “basi”. Dapprima, dunque, si sono dedicati al tensionamento e all’allenamento con fettucce convenzionali, vicine al suolo. Con il tempo, hanno iniziato a salire più in alto, tendendole sopra crepacci, torrenti, fiumi e gole. Le “highline”, che andrebbero percorse solo assicurati con un’imbracatura da alpinismo, richiedono una riflessione scrupolosa e un certo know-how tecnico già in fase di allestimento. Anche perché, non vengono tese solo tra gli alberi, ma richiedono un solido ancoraggio nella roccia, p.e. con ganci da arrampicata. Poiché l’apprendimento da autodidatta e i tutorial su internet hanno i loro limiti, gli amici hanno seguito un corso di formazione presso un fornitore specializzato a Brescia. “La mia esperienza mi è di grande aiuto”,


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vera e propria. In seguito, tutto viene fissato saldamente su entrambi i lati. In questo terreno sarebbe stato estremamente difficile tendere una highline senza un drone”.

Nonostante il romanticismo dell’outdoor, senza i mezzi tecnici moderni come i droni sarebbe quasi impossibile realizzare un progetto di questo tipo.

A causa delle complesse questioni sulla responsabilità, non è stato facile individuare un proprietario che approvasse questo progetto sul suo terreno. Oltre a questo, infatti, è fondamentale saper destreggiarsi nella giungla burocratica. Pur essendo ancora una novità, a causa della loro struttura, le highline sono soggette a obbligo di notifica come ostacoli per l’aviazione, esattamente come le teleferiche. Ma anche per gli uffici e le autorità competenti, la gestione di questo nuovo sport è un territorio inesplorato. Alcuni progetti vengono respinti per incertezza. È stato un vero colpo di fortuna che, qui a San Costantino, sia stato trovato tutto, dal terreno adatto alla roccia sufficientemente solida per l’ancoraggio, fino a un proprietario che ha sostenuto i ragazzi nel loro progetto. “Il nostro sogno sarebbe quello di tendere una highline in prossimità della Croda del Maglio”, afferma entusiasta Franz. “Ma essendo parte del Parco Naturale Sciliar-Catinaccio, tutto si complica. Speriamo di ottenere un permesso prima o poi. Anche una highline tra Punta Santner e Punta Euringer sarebbe teoricamente possibile!” Più in alto, più lunga, in luoghi ancora più suggestivi… i sogni non hanno limiti, “soprattutto perché sarebbero realizzabili”. racconta Franz, “vengo dall’arrampicata alpina: anche qui spesso bisogna cavarsela con poco, percepire la roccia, sapere come fissare adeguatamente gli ancoraggi”.

Per quanto l’impianto possa sembrare semplice e minimalista, al momento cruciale è stato collocato con l’impiego di una tecnologia all’avanguardia, ossia un drone. Franz illustra l’intero iter: “Per prima cosa abbiamo allestito le postazioni di sicurezza su entrambi i lati, praticando dei fori con chiodi a espansione. Il pilota del drone si posiziona su un versante, sull’altro, la persona con la slackline e una corda spessa circa quattro millimetri. Il drone vola con una lenza attaccata che porta con sé la corda. A questo punto, viene tirata dall’altra parte la slackline

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Non c’è un punto in cui il pericolo diventa eccessivo? “No”, concordano tutti. Se si procede con coscienza e non si commettono errori tecnici, p.e. nella messa in sicurezza, la highline non è più pericolosa dell’arrampicata. Bisogna solo posizionare correttamente gli ancoraggi. Il materiale utilizzato è a norma, testato e progettato appositamente a questo scopo. “Non succede mai nulla che non possa accadere anche in altri sport, come p.e. rimanere incastrati da qualche parte e farsi un paio di graffi”, spiega Franz. È sorprendente osservare quanto siano difficili gli esercizi acrobatici. Ma il percorso di apprendimento è diverso per ciascuno. “Alcuni partono senza paura, si mettono in piedi e danno il massimo. Ma non è solo una questione di forza. Da quello che ho visto negli ultimi anni, sembra che all’inizio sia più facile


per le donne. L’obiettivo è trovare l’equilibrio tra tensione e scioltezza: per questo, la forza non serve”, ammette Franz. E poi il percorso è lungo, si deve tenere duro per rimanere in piedi, fare anche solo qualche passo o arrivare dall’altra parte. “Quando sei sulla highline, guardi giù e ti rendi conto che stai camminando su una fettuccia di due centimetri e mezzo, la sensazione è semplicemente indescrivibile!”, esclama l’acrobata. Per quanto notevole sia l’abilità artistica degli highliner avanzati, non meno suggestiva è l’atmosfera calorosa e intima in questo caldo pomeriggio autunnale. Vera, una giovane norvegese che, in Croazia, si è unita agli slackliner di Fiè allo Sciliar, tenta instancabilmente di tenersi in piedi sulla fettuccia, cadendo ripetutamente agganciata all’imbracatura e ricominciando con movimenti aggraziati. I suoi sforzi intensi, raramente coronati da successo, fanno intuire quanto sia impegnativo mantenere l’equilibrio e quanto debba essere elevato il livello

di coordinazione, forza e controllo del corpo. Ma chi è seduto sulla roccia al sole la incoraggia, loda ogni progresso e rimane concentrato. Il sostegno dell’intero gruppo è sempre rivolto a chi è sulla fettuccia. Tutti dovrebbero provare, dice Vera. “Ci si sente leggerissimi”.

Ma il sole a un tratto scende dietro al Renon e il fine settimana volge al termine. I primi iniziano a fare i bagagli per mettersi in viaggio. “Fermi!”, grida uno di loro arrivato più tardi, portando il suo ukulele. “Dobbiamo cantare qualcosa”. Con energia intona “Don’t worry, be happy” di Bobby McFerrin, che sembra uscire dal tempo, e tutti si uniscono a lui. L’ottimismo del brano è perfetto per questo particolare sport, i cui protagonisti, oltre all’ambizione, emanano un’amichevole serenità e il cui approccio, nonostante tutto, è rispettoso e poco invasivo. “Il mio momento preferito è quando, alla fine del weekend, dopo aver smontato tutto, nessuno si accorge che siamo stati qui”, conclude Luca. <

Anche solo mantenere la posizione eretta è frutto di un lungo processo di apprendimento: forza e coordinazione sono requisiti imprescindibili!

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La transumanza, una tradizione in evoluzione La dorata mattina d’ottobre sull’Alpe di Siusi è fresca e limpida, e gli escursionisti partono dalla stazione a monte della cabinovia in varie direzioni. L’autunno è nell’aria: è il giorno della festosa transumanza!

Ovunque nell’arco alpino, la transumanza segna la fine dell’estate, ossia del periodo durante il quale le mandrie sono al pascolo sugli ampi alpeggi d’alta quota per nutrirsi di erbe aromatiche. In base alle condizioni climatiche, questo evento ha luogo tra l’inizio di settembre e la metà di ottobre: se, p.e., dallo Sciliar il bestiame viene fatto scendere già a fine estate, dall’Alpe di Siusi ciò accade molto più tardi, perché gran parte delle malghe dispone di una stalla dove mucche, vitelli e cavalli possono trovare riparo in caso di arrivo precoce del freddo. Sebbene la prima neve sia piuttosto effimera, non è raro che già a settembre l’alpe si risvegli sotto un bianco

mantello. Inoltre, sono molti i cosiddetti “contadini di malga”, ovvero quelli che si trasferiscono in quota insieme al bestiame, facendo ritorno solo in autunno – un modello di vita ormai raro anche in Alto Adige. Alla Baita Rosa Alpina, che sorge oltre il Goldknopf in direzione del Sassopiatto, dove si è già riunito un gruppo di residenti, regna il fermento. Questa baita fa parte del maso Mahlknecht di San Michele, menzionato già all’inizio del 15° secolo, che da quasi 120 anni è proprietà della famiglia dell’attuale contadino Konrad Hofer. Ma oggi non accoglie solo i membri della famiglia: la transumanza richiede molti aiutanti giovani e meno giovani, ma soprattutto veloci, armati di bastone o di “Goasl” (una lunga frusta) per

Testo: Sabine Funk Foto: Helmuth Rier

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Anche per le giovani generazioni, la transumanza è un grande evento … cui non possono mancare i classici Krapfen.

tenere a bada i bovini. Prima di iniziare, è necessario osservare alcuni speciali rituali, tra cui la decorazione delle mucche, in particolare della prima, che rimane la stessa per molti anni e precede le altre, ornata di una corona particolarmente elaborata. Prima di essere abbelliti con rami di pino mugo e fiori alpini intrecciati così da formare vistose ghirlande, i capi vengono strigliati più volte. Il loro entusiasmo per l’insolito ornamento è decisamente contenuto – soprattutto a causa delle enormi campane che devono portare lungo il percorso verso valle – e, una volta in cammino, si trasforma in rassegnazione. Ma anche gli umani si preparano per bene: mentre gran parte degli aiutanti, prevalentemente uomini, indossa l’abbigliamento obbligatorio per l’occasione, composto da robusti scarponi da montagna, gilet tipico del costume locale e grembiule blu, alcune ragazze optano per il Dirndl colorato e moderno, abbinato a occhiali da sole a specchio. Solo il contadino Konrad, alle prese con la prima mucca, indossa ancora la tuta da stalla. Nella Stube della malga, i tavoli sono riccamente imbanditi con speck, formaggio, pane, “Krapfen” e i tipici “Tschottplatteln”, una specialità a base di pasta di ricotta fritta. Il pasto condiviso è molto apprezzato, sebbene costituisca solo l’inizio della cerimonia.

Il fatto che la transumanza sia celebrata in modo così opulento è dovuto a una decisione consa­ pevole di Konrad che, solo 15 anni fa, ha ravvivato l’­usanza di riaccompagnare ai masi il bestiame splendidamente decorato, insieme alle mandrie delle malghe circostanti, a una data prestabilita. Anche sull’Alpe di Siusi, nel corso dei decenni, le modalità sono cambiate. Se, a metà del secolo scorso, salita e discesa a piedi erano l’unica opzione, ora è più comune avvalersi di un apposito trasportatore, che consente di rispondere rapidamente ai mutamenti delle condizioni meteorologiche. L’Alpe di Siusi, inoltre, accoglie anche i pascoli di contadini residenti nei comuni vicini, come Fiè allo Sciliar, difficil-

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A Castelrotto, contadini e bestiame che scendono a valle sono attesi da un folto pubblico.

mente raggiungibili a piedi a causa della distanza e del traffico. Tuttavia, esiste un nucleo di masi – tra cui il Marmsolerhof a San Valentino, l’Oberlanzin o il Fegerhof – che non hanno mai rinunciato alla tradizione di riportare a valle il bestiame nel “Rosari-Samstag”, come viene chiamato qui il giorno precedente la festa di “ringraziamento per il raccolto”, raggiungendo Compatsch a scaglioni da diverse zone dell’Alpe di Siusi per poi proseguire verso la vallata. Il ritmo non è facile da tenere. Chi ha già partecipato all’evento sa che gli animali hanno la propria testa e andatura: alcuni si dirigono al galoppo verso casa, altri soccombono alle tentazioni dei pascoli lungo il sentiero. Ma è sempre uno spettacolo quando centinaia di vitelli e mucche – una minima parte, rispetto ai 1500 capi che trascorrono l’estate sull’alpeggio – si fanno strada tra i curiosi riuniti a Compatsch.

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Emmerich Silbernagl, contadino del maso Grafaierhof a San Michele, in partenza anch’egli con il corteo da Baita Rosa Alpina, racconta come le cose si sono evolute nel tempo. Pur non essendo nata come tale, oggi, la transumanza è un’attrazione turistica. Già in epoche antiche era consuetudine decorare il bestiame con rami, fiori, piante e arbusti, ancora verdi all’inizio dell’autunno. Oggi molte composizioni vengono preparate a valle. Ma a cambiare drasticamente è soprattutto la percezione: se in passato ci si sarebbe “quasi vergognati” di scendere lungo la strada con le proprie mandrie, oggi ci sono persone che applaudono e scattano foto. È incredibile. Tuttavia, per lui questo giorno è importante a livello personale, è una questione di cuore. “Queste sono le vere celebrazioni rurali, molto più di alcune feste in famiglia”. Il fatto che la Baita Rosa Alpina stia nuovamente organizzando la transumanza nella


Oggi sembra prevalere una rivalorizzazione di questa tradizione. Anche Sepp, il padre di Konrad, è presente. Sul suo grembiule spicca la frase ricamata “contadino senza maso”. Racconta di come, a nove anni, sia stato mandato a pascolare il bestiame sull’alpeggio e di come proprio lui avesse suggerito al padre di riportare a valle il bestiame “in grande stile”. “Non se ne parla neanche”, fu la reazione impassibile del genitore. Prevalse dunque il pragmatismo: allora, il percorso verso gli alpeggi era un’impresa talmente ardua e dispendiosa in termini di tempo da affievolire l’entusiasmo per “il variopinto incantesimo”. A quei tempi, il percorso verso monte attraverso Bulla e Ritsch fino a Goldknopf richiedeva almeno sette ore, anche perché i vitelli più giovani e deboli dovevano riposare lungo il percorso. Capitava anche che, a partire da settembre, molti esemplari cercassero di ritrovare da soli la strada verso valle e la loro stalla. Si tratta, dunque, una tradizione o di un evento? Non è facile scoprire la verità sul contesto storico della transumanza sull’Alpe di Siusi. Forse la domanda sull’autenticità è posta in modo sbagliato, se si considera che le tradizioni sono in continua evoluzione e sopravvivono solo se accompagnate da entusiasmo e desiderio di continuità, se possono essere rivissute e intrecciate in modo vivace con il presente. Chi, quel giorno, scende a valle con le sue mandrie mostra un certo orgoglio per il proprio lavoro, gli animali, le tradizioni e la bellezza del paesaggio, insieme alla gioia di potersi congratulare con se stessi e con gli altri per l’impegno profuso alla fine di un’intensa estate in malga. In tal senso, la transumanza è sicuramente un “evento” molto speciale – e forse lo era già 100 anni fa. <

Foto: SAM/Werner Dejori

sua forma attuale nasce proprio da questa passione per le tradizioni, a cui i contadini tengono molto. Solo per l’acquisto dei grandi campanacci sono state raccolte somme da capogiro.

A spasso con il cane Chi va a spasso con il proprio cane nei boschi e sugli alpeggi dovrebbe osservare alcune importanti regole nel rispetto della natura e di chi la ama.

Attenersi all’obbligo del guinzaglio

Incontro tra cane e mucca

Per proteggere la fauna selvatica, la natura e preservare la straordinaria flora, nel Parco Naturale SciliarCatinaccio è obbligatorio tenere i cani al guinzaglio.

È importante abituare i cuccioli al contatto con altri animali d’allevamento e insegnare loro a comportarsi con calma e rispetto. Gli incontri con i bovini possono essere pericolosi, poiché questi ultimi possono sentirsi minacciati e reagire in modo aggressivo.

Sapevate che gli animali selvatici possono anche morire di sfinimento, se vengono spaventati e stressati?

Rimuovere gli escrementi Al fine di mantenere puliti boschi e prati, smaltire sempre adeguatamente gli escrementi dei cani: non ha alcun senso raccoglierli negli appositi sacchetti per poi abbandonarli nella natura. Sapevate che gli animali al pascolo possono ammalarsi gravemente a causa degli escrementi dei cani?

Il cane dovrebbe transitare con calma e discrezione il più lontano possibile da singole mucche o mandrie. Mantenendo il guinzaglio corto, sarà più facile tenerlo sotto controllo ed evitare che corra verso il bestiame. Evitare movimenti frenetici e grida. I proprietari dei cani devono mantenere la calma per non stressare ulteriormente il proprio animale. Se la mucca o la mandria si avvicina, ritirarsi lentamente, evitando movimenti bruschi. Sapevate che non dovete guardare la mucca negli occhi, poiché potrebbe percepire questo comportamento come una minaccia?

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Se il percorso verso la Forcella dei Denti di Terrarossa viene baciato dal sole, lo si scopre solo a destinazione.

Verso il sole L’invito all’“Escursione all’alba” è certamente allettante, ma non per i dormiglioni: quest’appuntamento romantico a 2.499 m va conquistato.

È sabato 21 settembre 2024. Helmut Kostner, guida alpina di Castelrotto, attende un gruppo eterogeneo alla stazione a valle della Cabinovia Alpe di Siusi. Kai, Sebastian e Heinz-Georg arrivano puntuali attorno alle 4:20. Solo Franziska e il suo ragazzo Timo sono in ritardo, perché si sono persi a valle. Anche il team ALPE – rappresentato dal fotografo Helmuth, dall’autrice Elisabeth e dal grafico Markus – partecipa a questo reportage. Dopo un rapido briefing, Kostner insiste nel partire come da programma alle 4:25 con il bus navetta in direzione dell’Alpe. È buio pesto. A quest’ora la cabinovia è ancora fuori servi-

zio. Durante il trasferimento con Taxi Alberti partecipanti fanno cautamente conoscenza, raccontandosi le precedenti escursioni tra le Dolomiti e parlando delle mogli, che questa volta non sono venute, perché hanno preferito una mattinata più tranquilla. Fuori ci sono 8 gradi, è nuvoloso e il gruppo si chiede se riuscirà a vedere la luna e il sole che sorge. Con una breve telefonata Helmut, taciturno a quest’ora, si accorda con Franziska e Timo, in modo che possano raggiungere gli altri più tardi. Arrivati sull’Alpe di Siusi, il piccolo gruppo, dotato di lampade frontali, si mette in marcia con la flebile speranza che l’alba si faccia vedere lo stesso, nonostante le previsioni meteorologiche poco promettenti.

Testo: Elisabeth Augustin Foto: Helmuth Rier

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In silenzio, i motivati esploratori attraversano in fila indiana, in parte su passerelle di legno, la palude di Ladinser, in direzione della cresta, avvertendo solo il mormorio dei ruscelli e il suono dei campanacci. Verso le 5:30 è già abbastanza chiaro, e la lampada frontale può essere spenta. Ai piedi dei Denti di Terra Rossa, all’altezza di Goldknopf, uno stretto sentiero sale ripido a serpentina. Poiché nove giorni prima ha nevicato, gli escursionisti devono camminare sulla neve accumulatasi. Dopo la calda estate, l’inverno è arrivato all’improvviso: a questa altitudine non è insolito che nevichi abbondantemente anche durante la stagione calda.

ten” significa semplicemente “di là”. E l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo. Felici per i 6,2 km e i 662 metri di dislivello superati, ma soprattutto grati che il sole si sia presentato, consentendo loro di assistere al magico momento dell’alba, gli escursionisti si incamminano insieme per tornare al punto di partenza sull’Alpe di Siusi dove, poco prima di mezzogiorno, le loro strade si separano nuovamente. È stato davvero bello! <

Con un passo agile, la guida conduce in quota il gruppo che, a fatica, intorno alle 6:55 raggiunge la meta: la Forcella dei Denti di Terrarossa a 2.499 m. Qui, lo sguardo spazia sulle innumerevoli cime all’orizzonte. Non manca molto prima che, alle 7:05, il sole spunti a destra della stazione a monte del Passo Pordoi. Poiché la temperatura è scesa a 1 grado, le dita si congelano sul cellulare, pronto per catturare questo momento magico. Altri appassionati, altrettanto estasiati, hanno preceduto il gruppo di Helmut. La magica atmosfera, preannunciata nell’invito di Alpe di Siusi Marketing, supera le aspettative: il momento in cui il sole si affaccia sul mattino, baciando le bizzarre formazioni rocciose delle Dolomiti, che si tingono di un arancione brillante, potrebbe durare per sempre. La prospettiva di una bella colazione al rifugio Alpe di Tires, a soli 10 minuti a piedi, spinge il gruppo di Helmut a rimettersi in marcia. Lì viene accolto con gioia da Judith, la proprietaria. Ora che la meta è raggiunta, la tensione si scioglie. Tra caffè, pane nero, marmellate e torte fatte in casa, Sebastian, ingegnere dell’automazione della Frisia orientale, l’architetto Heinz-Georg di Dortmund e Kai del Siegerland raccontano del loro amore per la montagna. Franziska di Gottinga, che sta trascorrendo un semestre in Alto Adige e il suo ragazzo Timo di Hildesheim contagiano tutti con il loro entusiasmo. Helmut, la guida alpina, mostra ora il suo lato loquace, raccontando le peculiarità storico-linguistiche di questa terra. Gli escursionisti tedeschi rimangono stupiti dal suono strano degli avverbi in dialetto altoatesino, come “oi” per “giù” e “aui” per “su”, mentre “en-

Di prima mattina, il sole spunta dalle Dolomiti, inondandole in una luce calda. Un momento di pura meraviglia che fa venire voglia di godersi la colazione al Rifugio Alpe di Tires.

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Felice, di nome e di fatto Felice Squeo si destreggia abilmente tra due mondi, coniugando in sé temperamento mediterraneo e concretezza altoatesina.

Felice è un nome dal significato inconfondibile, una variante di Felix, che può anche voler dire “fortunato”, “colui che ha successo”, “baciato dalla fortuna”. “Quando lavoravo mi chiamavano sempre Felix, mentre qui a Castelrotto, la mia terra d’adozione, sono tornato a essere Felice”, afferma con entusiasmo.

Testo: Elisabeth Augustin Foto: Helmuth Rier

E questo non potrebbe essere un nome più adatto a lui. Il 9 maggio 1943 è nato per pura casualità a Tione di Trento, racconta. Il padre Giacomo, ferro-

viere pugliese, riteneva che la moglie Pina Gottardi fosse più al sicuro nel paese natale del nord, a casa dei genitori, perché in quel periodo il meridione era bombardato da americani e inglesi. E poiché la situazione nel dopoguerra era piuttosto confusa, il piccolo Felice non fece ritorno a Bari con la madre, ma fu accolto da zia Agnese, più benestante, a Merano, dove frequentò l’asilo tedesco. Aveva cinque anni e mezzo quando vide il padre per la prima volta. Nel 1948, si trasferì al sud per vivere con i genitori. Solo cinque anni dopo il padre morì di cancro ai polmoni:

Felice Squeo nel suo elemento: indossando il costume di Castelrotto, ha lavorato come ambasciatore dell’Alto Adige per la televisione italiana.

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In forma e carico di energia: Felice Squeo

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Felice era convinto che i danni alla salute fossero stati causati dalla sua professione. Così mamma Pina si ritrovò improvvisamente sola con i tre figli – Maria Antonietta, Felice Egidio e Ulderico. Gli anni successivi furono difficili per la famiglia, che poté contare molto poco su aiuti esterni. Felice trascorse l’età scolare a Bari. Di quell’epoca non custodisce molti ricordi, un po’ perché emarginato, un po’ perché impegnato con lo studio, che lo avrebbe riscattato dalla miseria. Conseguito il diploma di geometra, nel 1962 si trasferì a Bolzano

Nel 1966, durante una partita di calcio a Castelrotto, grazie a Luciano conobbe la bella Johanna (Hanni), più giovane di cinque anni, con cui nacque subito un legame, tanto da convolare a nozze il 2 dicembre 1967. “È stata la prima volta che ho sentito la parola ‘Walscher’”, ricorda. Un termine usato in Alto Adige e riferito agli italiani e che significa “forestiero”, spesso con una connotazione spregiativa. “Anche il padre di Hanni era un immigrato di Stettino e, sebbene fosse di madrelingua tedesca, era sostanzialmente uno straniero. E, comunque, il resto della famiglia e l’intero paese comunicavano solo in tedesco. Ma non potevo certo prendermela se, essendo un migrante di Bari, a Castelrotto mi guardavano con un certo scetticismo”, spiega Felice. In seguito alla nascita della figlia Katia nel 1968, la giovane famiglia visse a Trento fino al 1973, dove nel 1969 Barbara, la secondogenita, rese completa la loro felicità.

Felice Squeo, appassionato pittore per hobby, non si perde nessuna mostra.

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con la madre e i fratelli, dove finalmente sperava di guadagnare bene e aiutare economicamente la famiglia. Così venne assunto nello studio di progettazione “Crepazzi & Facchinelli” in sostituzione di Luciano Zago, che più tardi divenne il suo migliore amico. “Il mio primo progetto è stata la Pensione Brunelle sull’Alpe di Siusi”, ricorda, “che mi ha fatto conoscere Castelrotto”. Nei mesi estivi dal 1963 al 1966, l’attraente giovanotto lavorò come direttore dei lavori di costruzione della diga di Vernago in Val Senales, mentre nel periodo invernale collaborava con il Genio civile. Il 1° febbraio 1967, entrò a far parte dell’amministrazione forestale, a quel tempo ancora competenza della Regione, che portò il giovane geometra a far la spola ogni giorno tra Bolzano e Trento.

Nel 1972, dopo anni di sforzi da parte dei sudtirolesi per ottenere una maggiore indipendenza, entrò in vigore il Secondo Statuto di Autonomia che prevedeva il trasferimento di numerosi poteri amministrativi e legislativi dallo Stato e dalla Regione alla Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige. Toccò a Felice stilare un inventario di tutti i beni statali e regionali da trasferire alla Provincia. “Sono stato scelto deliberatamente in quanto dipendente di madrelingua italiana”, afferma convinto. “Ho girato tutto l’Alto Adige e ho imparato moltissimo.” In quel periodo, lavoro e famiglia riempivano la sua vita. Nel tempo libero, rimaneva solo un po’ di tempo per il calcio. “Insieme a Luciano, ho fondato la prima squadra nella regione dello Sciliar”, racconta orgoglioso. Nel 2002, lasciò l’incarico di vicedirettore dell’ ­Azienda Provinciale Foreste e Demanio, dove tutti lo chiamavano Felix, per andare in pensione, dando così inizio alla sua “seconda vita”. Mentre Hanni lavorava ancora come parrucchiera, Felice iniziò a studiare la cultura e i costumi altoatesini, collaborando anche con l’Associazione Museo Castelrotto. Ancora oggi, a luglio e agosto, lavora come guida, accompagnando gli ospiti italiani nel Museo dei Costumi Tradizionali e, ogni lunedì, attraverso il paese. Nelle occasioni speciali, indossa il “Lodene” il tipico costume maschile, che costituisce il principale simbolo identitario dei residenti.


Quando le troupe televisive italiane visitano la splendida Castelrotto, Felice è un gradito interlocutore. Un momento particolarmente significativo della sua “carriera mediatica” è stata la cerimonia del 2018, in cui Castelrotto è stato nominato uno dei “Borghi più belli d’Italia”. Requisiti per l’ammissione all’associazione, che promuove “centri prevalentemente medievali di notevole interesse storico-artistico”, sono criteri quali integrità del tessuto urbano, armonia architettonica, vivibilità e la qualità storico-artistica degli edifici pubblici e privati. Nel 2019, Felice si è presentato davanti alle telecamere insieme alla conduttrice Giulia Capocchi, entrambi nel tradizionale costume di Castelrotto, per il popolare programma del sabato sera “Linea bianca” in onda su RAI 1. Nel 2015, la prima candidatura nella lista della Südtiroler Volkspartei di un abitante di Castelrotto di lingua italiana è stata rivoluzionaria. In qualità di consigliere locale, Felice ha voluto e potuto resti-

tuire molto alla sua terra d’adozione e alle persone che lo hanno accolto incondizionatamente. Grazie al suo spirito cosmopolita e critico, ama esprimere pubblicamente – sui social media e sul giornale locale – la sua opinione su ogni argomento.

L’ottantaduenne Felice Squeo, insieme alla moglie Hanni, esplora a piedi la zona intorno a Castelrotto. La coppia ama anche viaggiare.

Felice è sempre stato un mediatore tra l’Alto Adige di lingua tedesca e quello di lingua italiana. “Il nostro plurilinguismo è una grande ricchezza”, afferma. Con la moglie e le due figlie parla italiano, mentre quando è in tour con gli artisti amatoriali o partecipa a eventi si esprime in dialetto sudtirolese, che ha imparato nel corso dei decenni. “Non ho conoscenti di lingua italiana”, dice, “perché qui non ce ne sono. E purtroppo l’amico Zago è già scomparso.” Leggere in chiesa in lingua tedesca gli viene naturale. Avendo trascorso gran parte della sua vita in Alto Adige, l’ottantaduenne si sente più attratto dal mondo germanofono che da quello italiano. “La patria è il luogo in cui ti senti a casa”, dichiara. “E, a Castelrotto, io lo sono”. <

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I luoghi preferiti di Felice Da San Michele a Castelrotto “È una fortuna vivere in questo luogo incantevole”, è ciò che pensa Felice quando passeggia dal piccolo borgo di San Michele verso Castelrotto. Non ci si stanca mai di ammirare i prati verdeggianti e gli antichi masi. E, in lontananza, si scorge già il campanile della chiesa che si erge nel centro del paese.

La galleria Laechler “Arte sotto lo Sciliar” è il nome dell’associazione di pittori amatoriali, di cui Felice fa parte con grande entusiasmo e con la quale ha già partecipato a innumerevoli mostre collettive. Le esposizioni in questa galleria valorizzano particolarmente le opere degli artisti locali.

Malga Marinzen Da questa malga, che sorge sopra Castelrotto a circa 1500 m di altitudine, Felice si gode la magnifica vista panoramica sulle Dolomiti. Meta escursionistica particolarmente amata dalle famiglie, è raggiungibile a piedi e con la nuova cabinovia. La sua terrazza soleggiata invita a concedersi una sosta.

Attraverso il bosco verso Tisana o Tagusa

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Foto: Helmuth Rier

Durante le escursioni con la moglie Hanni, Felice si gode la natura e il bellissimo paesaggio. Sotto Castelrotto spiccano un gruppo di case e una chiesetta con il campanile appuntito: è la piccola località di Tisana (925 m), da cui si prosegue attraverso prati verdi e boschi fino a Tagusa, dove in primavera e in estate è possibile visitare il “Museo della scuola & laboratorio di calzoleria”.


Komma Graphik - Foto: Helmuth Rier

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> accesso illimitato alla Cabinovia Alpe di Siusi e all’Alpe di Siusi Express (linea 10) > utilizzo illimitato del bus navetta (linee 2, 3, 3A, 5, 13, 15) e dell’Almbus (linea 11) > Supplemento per biciclette: 57,50 € > Supplemento per cani: 42,00 €

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La Combi Card e la Seiser Alm Card Gold, in vendita presso le biglietterie della Cabinovia Alpe di Siusi, le Associazioni Turistiche Castelrotto, Siusi allo Sciliar, Fiè allo Sciliar e presso alcune strutture alberghiere, non sono trasferibili. Corse gratuite per bambini, nati 2017–2021, e portatori di handicap su sedia a rotelle. Metà prezzo per giovani, nati 2007–2016. * La carta cliente “Südtirol Alto Adige Guest Pass”, non acquistabile e rilasciata gratuitamente ad ogni ospite dal proprio affittacamere o albergatore della regione dolomitica Alpe di Siusi, prevede una riduzione del prezzo sulla Combi Card e sulla Seiser Alm Card Gold.

Funivia Siusi-Alpe di Siusi SpA 39040 Siusi allo Sciliar · via Sciliar, 39 Tel. +39 0471 704 270 · www.seiseralmbahn.it · info@seiseralmbahn.it


Aica di Fiè, che affascina per la sua tranquilla posizione soleggiata e il forte senso di comunità, è abitata da molti secoli.

Una forte comunità paesana Lontano da Fiè allo Sciliar, Aica di Fiè ha dato vita a una comunità paesana indipendente e particolarmente vivace.

nell’area circostante. Aica venne menzionata per la prima volta in un documento del 1185 e, successivamente, nel 13° secolo, quando i signori di Fiè, che risiedevano a Castel Prösels, pretesero dai masi cibo e manodopera. Originariamente un insediamento sparso, Aica di Fiè si estende dal fondovalle all’altopiano di Presule lungo il versante settentrionale di Tires ed è una frazione di Fiè allo Sciliar particolarmente nota a visitatori e turisti per il Sentiero dei masi di Aica di Fiè (in dialetto “Oachner Höfeweg“, dove “Oacha” significa Aica). Caratterizzato da uno stile di vita rurale e monumenti artistici e culturali ben conservati, questo percorso si snoda da Castel Prösels attraverso uno sfaccettato paesaggio naturale e antropizzato, costeggiando antichi masi e osterie fino alla Chiesetta di Santa Caterina. I periodi più belli per quest’escursione della durata di quattro o cinque ore sono la primavera e l’autunno.

Testo: Rosa Maria Erlacher Foto: Helmuth Rier

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Storia. Che Aica di Fiè fosse già abitata nell’Età della pietra, lo dimostrano i ritrovamenti effettuati nel 1978 durante gli scavi per un impianto irriguo. Grazie al terrazzamento, il terreno soleggiato degradante verso sud era ideale per l’agricoltura. I primi coloni allestirono piccoli campi coltivabili, sostenuti da muri a secco, mentre il bestiame poteva pascolare

Vita rurale. Le quote più basse sono caratterizzate dalla cultura vinicola, mentre più in alto allevamento e frutticoltura costituiscono la base della sussistenza. Ma, per far quadrare i conti, quasi tutti i masi hanno bisogno di un’attività secondaria. Gran parte dei contadini, infatti, svolge un secondo mestiere: alcuni si assicurano una fonte di reddito aggiuntiva offrendo “vacanze al maso” o gestendo un’osteria. Il paese vero e proprio, ovvero Aica di Sopra, è sede invece delle attività artigianali. Nei nuovi complessi residenziali vivono giovani famiglie, molte delle quali vantano almeno un genitore cresciuto ad Aica di Fiè. Ma qui si sono stabiliti anche forestieri, visto che il paese sorge proprio a ridosso della strada panoramica che collega la Valle Isarco a Tires al Catinaccio e al Passo Carezza, assicurando un rapido accesso a Bolzano e alle località circostanti, dove svolgono le loro professioni. Anche i collegamenti con i mezzi pubblici sono efficienti, è possibile affittare appartamenti per le vacanze e sopra il paese sorge una struttura alberghiera da cui si possono in-


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traprendere bellissime escursioni nella regione dolomitica Alpe di Siusi. L’unica nota negativa per la comunità paesana è la chiusura, anni fa, della locanda che si spera possa essere presto riaperta.

Una comunità affiatata. Un altro motivo per cui la vita ad Aica di Fiè si è emancipata da Fiè allo Sciliar è la diversa politica scolastica dalla fine del 20° secolo. Pur essendoci sempre stata una scuola elementare separata, da alcuni decenni questa è stata incorporata nel distretto di Cornedo. Gli studenti delle medie vengono dirottati a Prato Isarco, mentre quelli di Fiè allo Sciliar a Castelrotto. Per contro, la scuola materna è riservata solo ai bambini residenti. Tutto questo ha fatto sì che, fin dall’infanzia, i contatti con gli abitanti di Fiè allo Sciliar siano molto ridotti. Di conseguenza, ha avuto origine una comunità paesana molto coesa, seppur piccola, in cui le attività associative trovano terreno fertile. Se si chiede al Comune di Fiè allo Sciliar quante organizzazioni e associazioni di Aica di Fiè sostenga finanziariamente, la risposta è 18 - dal Consorzio di miglioramento fondiario alla Gioventù contadina, fino all’Associazione di mutua assicurazione del bestiame. Non manca neppure la sezione locale dell’Alpenverein (club alpino, ndt), che organizza tour di sci alpinismo ed escursioni impegnative sulle cime circostanti. Oltre alla casa delle associazioni, il paese dispone di una biblioteca, una caserma dei vigili del fuoco con annessa sala prove musicali e di un’area per feste campestri con padiglione ed edificio polifunzionale. In inverno, quando le temperature sono sufficientemente basse, questo piazzale si trasforma in una pista ghiacciata, utilizzata per il curling. Il Circolo di pesca si dedica alla pesca nei nel Laghetto di Aica (Oachner Weiher), mentre la compagnia teatrale sorprende il suo pubblico una volta all’anno con spettacoli fantasiosi, che registrano sempre il tutto esaurito e attirano anche visitatori di altre località. Sebbene la chiesa e la casa parrocchiale siano ancora il fulcro di Aica di Fiè, non hanno più un proprio sacerdote: la Santa Messa domenicale, sempre molto seguita e allietata dal coro misto, viene infatti celebrata da quello di Fiè allo Sciliar. Il 19 marzo, Festa di San Giuseppe, viene formato un coro maschile separato che, dopo la messa, esegue qualche brano.

Per l’organizzazione delle feste - agli abitanti di Aica di Fiè piace molto festeggiare - è stato istituito un comitato speciale, composto da rappresentanti della banda, dei vigili del fuoco volontari e degli Schützen. La prima, che conta 60 elementi, di cui 50 musicisti attivi, svolge un ruolo primario nella vita associativa. “Vi aderisce circa il dieci per cento della popolazione”, conferma il presidente Samuel Vieider. Da oltre dieci anni esiste anche una sezione giovanile, riservata ai membri dai 10 anni all’adolescenza. “L’­ idea è nata perché i ragazzi preferiscono provare insieme piuttosto che a casa da soli. Oltre ad avere già vinto alcuni premi, la giovane banda con i suoi circa 20 membri funge da laboratorio sperimentale per cimentarsi in brani di tendenza o addirittura nella direzione d’orchestra”, afferma soddisfatto Vieider, convinto che la musica unisca le persone. Per questo, la sua banda è aperta a nuovi membri provenienti da fuori paese o nuovi residenti.

Che si tratti di banda musicale, teatro locale o “Schützen”, gli abitanti di questa frazione sono dediti al volontariato.

Anche i vigili del fuoco contano circa 60 membri, tra cui anche giovani donne, che intervengono sempre su base volontaria in caso di emergenze, come frane, incendi, inondazioni, recuperi di auto, ecc. Infine, i circa 30 Schützen, impegnati nella salvaguardia delle tradizioni e del territorio, esercitano un ruolo importante per la comunità, restaurando capitelli ed edicole lungo i sentieri, ripristinando una malga con stalla e occupandosi di progetti di conservazione.

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mento, mentre i bambini possono giocare spensierati nel bosco circostante.

Fede, tradizione e usanze assumono un ruolo importante nella vita della comunità paesana.

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La sfilata di Carnevale, invece, è conosciuta anche oltre i confini del paese. Dopo la premiazione dei carri più belli, la festa continua con DJ e balli fino a tarda sera. Ma non è tutto: il 27 dicembre, Aica di Fiè celebra una giornata in onore di San Giovanni Evangelista. Dopo un breve concerto sulla piazza principale è usanza scambiarsi gli auguri di Buon Anno con vin brulé e biscotti e partecipare al “Fochats-Drehen”, un antico gioco con ruota della fortuna, al cui centro è collocato un pane dolce.

Feste ad Aica di Fiè. La sagra di Aica di Fiè a fine giugno, con la messa solenne e la successiva processione, è sicuramente l’evento principale dell’anno, oltre che un momento di collaborazione tra molte associazioni. Naturalmente, il coro della chiesa, la banda e alcuni Schützen sono ben rappresentati, mentre i vigili del fuoco non possono partecipare al completo, perché molti suonano nella banda o cantano nel coro. Inoltre, gli altri portano i gonfaloni o le statue dei santi. Così le associazioni marciano all’unisono, seguite da un piccolo gruppo di devoti che non fanno parte di nessuna di esse. Nel pomeriggio, la sagra prosegue nel piazzale delle feste con un concerto della banda e ogni genere di intratteni-

Associazioni contadine. Oltre a questi protagonisti, esistono anche unioni contadine in cui le donne, p.e., organizzano corsi ed escursioni, mentre i giovani si occupano, tra le varie cose, dei fuochi del Sacro Cuore. L’Unione agricoltori locale è il punto di contatto per questioni rurali, mentre la sezione senior organizza incontri ed escursioni per i membri più anziani della comunità che, a fine settembre, allestiscono la “Schnaggenfest” con liturgia e benedizione del bestiame nei pressi della croce di Schnaggen, seguita da festeggiamenti sul piazzale delle feste Gostneregg. Se avessero inventato questo titolo, Aica di Fiè sarebbe certamente campionessa del mondo delle associazioni. <


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I campi di grano sono una rarità in Alto Adige. Klemens Villgrattner si cimenta in questa impresa a Tires al Catinaccio.

Un carpentiere in un campo di grano Fare il pane in casa è ormai una moda? Un giovane carpentiere e agricoltore part-time di Tires al Catinaccio si è spinto oltre: dal 2020, infatti, si dedica alla coltivazione di cereali.

In passato, quasi ogni maso in Alto Adige aveva il proprio campo di grano. Poi, però, segale e cereali di vario genere hanno lasciato sempre più spazio alle monocolture più redditizie di frutteti e vigneti. Una nuova tendenza sta riportando in auge i cicli locali e una maggiore varietà colturale. Un tempo, la Val Venosta era chiamata il “granaio del Tirolo”, tanto che all’inizio del 20° secolo, la coltivazione di cereali interessava una superficie di 4.000 ettari. Purtroppo, nel secolo scorso quasi tutti i campi sono scomparsi. Grazie a iniziative come “Regiograno”, dal 2011 l’Alto Adige ha fatto da sfondo a una rinascita: ora, nell’ambito di questo progetto, circa 60 agricoltori si dedicano a queste colture, accanto a un numero sempre maggiore di contadine e contadini, come Klemens Villgrattner, che seminano grano, farro, segale, avena, orzo o mais per uso personale o per la vendita diretta.

Testo: Katja Sanin Foto: Helmuth Rier

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Johannes Tratter, panettiere di Tires, è affascinato dall’idea di preparare il pane con il grano locale. E proprio da lui è partita la proposta di coltivare cereali, accolta da Klemens con entusiasmo: lavorando già come contadino part-time, era stanco di dover falciare il suo campo e regalare il fieno in eccesso, dato che le sue pecore non ne avevano bisogno. Dopo alcuni tentativi, qualche acquisto di sementi sbagliate, scarsi raccolti e numerose discussioni con esperti, questo carpentiere e giovane padre, ha acquisito un tale know-how in materia che, insieme

alla compagna Anna, si è cimentato nella coltivazione di segale, grano, orzo, farro, avena, mais e grano saraceno e nella loro commercializzazione. “Ho la fortuna di possedere uno dei pochi appezzamenti pianeggianti a Tires. Il mio primo ‘investimento’ è stato un vecchio mietitrebbia verde degli anni ‘70”, racconta. “Quest’attività non è eccessivamente impegnativa, ma richiede un buon terreno e la rotazione delle colture, perché se il campo non viene lavorato ed è esposto alle intemperie, le sostanze nutritive vanno perdute”, spiega Klemens. Esistono cereali estivi e invernali; i primi vengono seminati a inizio aprile e raccolti a metà agosto, mentre i secondi, che vanno piantati nel tardo autunno, maturano nella stagione più fresca fino al momento della tallitura e vengono raccolti a fine luglio. È fondamentale che il terreno congeli, altrimenti la selvaggina potrebbe mangiare le giovani piante, mentre il raccolto intermedio funge da concime verde o foraggio. Questa giovane famiglia ci tiene particolarmente a lavorare nel modo più naturale possibile e a ridurre al minimo i rifiuti. La crusca che rimane dopo la macinazione e la setacciatura, infatti, viene impiegata come mangime per pecore e galline, chiudendo così il

Grazie alla coltivazione dei cereali, la famiglia di questo carpentiere si è aperta a un settore completamente nuovo.


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Progetto: I cicli locali Sempre più spesso, residenti e ospiti s’interrogano sulla provenienza degli alimenti. La qualità locale è molto richiesta, così come le informazioni sull’origine e sulle persone che si celano dietro la produzione. Punto di partenza è stata l’iniziativa “Prodotti di Fiè”, un primo passo concreto verso il rafforzamento dei cicli locali. Grazie allo sviluppo positivo degli ultimi due anni, quest’evento è stato esteso alla regione dolomitica Alpe di Siusi che, con una varietà di prodotti agricoli e una gastronomia creativa, vanta un forte potenziale e crea un significativo valore aggiunto per residenti e ospiti. A ciò si collegano anche aspetti sociali ed ecologici, che comprendono il modellamento del nostro habitat, il rafforzamento della creazione di valore e della valorizzazione, oltre alla conservazione delle nostre tradizioni.

Ulteriori informazioni in merito al progetto sono disponibili qui:

cerchio. “Il momento giusto per il raccolto viene determinato dal rilevatore di umidità. L’unica fase che esternalizzo è la decorticazione e la pulizia dei cereali”, racconta quest’appassionato coltivatore.

La resa, pari a circa due o tre tonnellate all’anno, è facilmente gestibile. Gran parte di essa viene acquistata dal panificio Tratter di Tires al Catinaccio che ne macina i chicchi freschi, trasformandoli ogni giorno in pagnotte contadine, panini tipici e, il mercoledì e il sabato, nel pane integrale di segale dell’alpinista a cassetta. “Stiamo pensando di produrre appositamente per il settore alberghiero delle mini girelle lievitate, ma prima dobbiamo stimolare l’interesse”, racconta il panettiere entusiasta. Al fine di etichettare i prodotti preparati con cereali locali, ha elaborato anche il marchio “Von do”, che significa “da qui”. Soddisfatto dell’ottima collaborazione con il panettiere di Tires al Catinaccio, il giovane carpentiere ha sapientemente trasformato il suo vecchio fienile in un bellissimo laboratorio: il mix di elementi antichi, come il pavimento e le travi, con moderne vetrate e lampade eleganti, conferisce all’ambiente una particolare atmosfera. Già entrando, si percepisce la passione con cui Klemens ha dato nuova vita a questa struttura. Sugli scaffali sono accatastati sacchi di farina da un chilo, mentre sul bancone fanno sfoggio di sé graziose ciotole in legno colme di mais giallo dorato e altri cereali. Al centro della stanza, un mulino, anch’esso in legno, viene utilizzato per macinare, a seconda dell’impostazione, la farina integrale o quella di frumento. Un angolo è occupato da un’enorme madia, costruita in casa, con scomparti in cui vengono custoditi i diversi tipi di cereali. La macinatura viene effettuata sempre al momento, poiché i chicchi si conservano più a lungo della farina.

Sebbene la coltivazione dei cereali sia tornata di moda, in Alto Adige questi campi sono ancora una rarità. Se vigneti, frutteti e alpeggi esercitano il loro fascino soprattutto durante la fioritura, i campi di grano sono una gioia per gli occhi, forse anche per

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I chicchi di segale e di grano vengono macinati freschi nel panificio e trasformati ogni giorno in pagnotte, panini e pane in cassetta

la loro esiguità: lo spettacolo estivo delle spighe dorate, con i loro chicchi delicati che si ergono verso il cielo o ondeggiano al vento, è davvero impareggiabile. Klemens Villgrattner vuole trasmettere ad abitanti e visitatori di Tires al Catinaccio il fascino di queste colture, dell’agricoltura sostenibile e dei cicli locali. Dopo la ristrutturazione del suo maso ha in programma di allestire un negozio con showroom, dove gli interessati potranno farsi un’idea di come avviene la produzione di cereali nel rispetto della natura. In questo modo, darà un piccolo ma importante contributo nel persuadere altri contadini altoatesini a coltivare cereali. <


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suedtirol.info/vacanze-sostenibili


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Testimoni del passato Arroccate sopra Siusi allo Sciliar, le due rovine di Castel Salego e Castelvecchio invitano a cimentarsi in un viaggio nel Medioevo.

Siusi allo Sciliar sorge ai piedi di due cime dolomitiche, Punta Santner e Punta Euringer, al di sotto delle quali si estende un imponente bosco protetto, la cosiddetta “foresta di Castelvecchio”, parte del vasto Parco Naturale Sciliar-Catinaccio. In inverno, quando il sole scompare dietro le cime, la foresta è avvolta da una gelida oscurità. E proprio in questi mesi bui, nel 12° secolo, due ricche famiglie di cavalieri costruirono due castelli: Castel Salego, un feudo sotto l’egida dei ministeriali di Bressanone e della famiglia Salegg, e Castelvecchio, un tempo piuttosto sfarzoso, appartenente ai signori di Hauenstein.

Fortezze difensive. Ma perché questi due manieri furono costruiti in una zona così remota e inospitale? Nel Medioevo, l’Alto Adige rivestiva un’importanza strategica come punto di transito attraverso le Alpi. Così, non furono solo i principi secolari a costruire oltre 800 fortezze e castelli, ma anche i vescovi rivendicarono il loro potere, fondando poderosi monasteri. Nel 10° secolo, p.e., Ottone I dopo aver conquistato l’Ungheria, l’Impero franco orientale e la Baviera con il Regno d’Italia, si autoproclamò imperatore del Sacro Romano Impero. Per proteggere i passi alpini e i loro valichi, ne affidò la supervisione ai vescovi di Trento e Bressanone che, a loro volta, incaricarono le contee.

Castelvecchio viene menzionato per la prima volta in un documento del 1186. Secondo le ricerche fu costruito dai ministeriali, ossia i balivi della diocesi di Bressanone da loro nominati. Arroccato saldamente sulle pendici dello Sciliar, offriva un’ampia visuale su eventuali attacchi delle truppe nemiche. Più o meno nello stesso periodo, fu costruito Castel Salego, anch’esso sotto l’egida dei ministeriali di Bressanone. A entrambi furono assegnate le rendite dei diversi feudi della zona. I primi proprietari furono i signori di Hauenstein e di Castelrotto.

Leggende. Naturalmente presto nacquero delle leggende intorno a questi due castelli inaccessibili. Una di esse narra di un passaggio segreto sotterraneo tra le due rovine. Ogni tanto, a mezzanotte, si dice che da Castelvecchio risuoni il canto funebre e spettrale di una vergine dai fluenti capelli dorati, incaricata di sorvegliare i tesori che vi erano custoditi. Nonostante i numerosi sforzi della popolazione locale, né ricchezze né il corridoio d’accesso furono mai trovati. Ma le difficoltà finanziarie preoccupavano entrambi i proprietari. Salego era stato costruito come complesso fortificato, abitato contemporaneamente da più famiglie. Lo stesso vale probabilmente anche per Castelvecchio. Quando Oswald von Wolkenstein (1377-1445) volle rivendicare la sua fetta di eredità, scoprì che uno dei fratelli aveva tenuto per sé e amministrato l’intero lacito e che una parte conside-

Le rovine delle antiche fortezze di difesa Castelvecchio e Castel Salego ricordano tempi lontani.

Testo: Rosa Maria Erlacher Foto: Helmuth Rier

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revole del complesso spettava a una certa famiglia Jäger. Le lunghe dispute portarono infine all’arresto di Oswald nel castello di Foresta, vicino a Merano. Non andò molto diversamente per i proprietari di Castel Salego che, dopo numerose controversie, finì per passare nelle mani del ramo più forte, quello dei Wolkenstein. Il 17° secolo segnò la fine di entrambi i castelli, che divennero inabitabili e caddero in rovina.

Simbiosi: la roccia delle rovine di Castel Salego brilla al pari delle cime dolomitiche Santner ed Euringer.

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Oswald von Wolkenstein. Questi manieri sarebbero caduti nell’oblio, come molte rovine medievali, se non fosse stato per una personalità brillante come Oswald von Wolkenstein, che visse a Castelvecchio. Descritto spesso come un guerriero, voleva essere sempre coinvolto e non si tirava indietro davanti ad alcun conflitto. Già in gioventù, anelava di viaggiare per il mondo, che avrebbe poi esplorato durante pellegrinaggi, campagne militari e visite

diplomatiche. Ma ciò che lo contraddistingueva in particolare era il suo straordinario talento per la musica e il canto, nonché una devozione per la poesia e la lirica. Così divenne famoso anche come menestrello presso numerose corti principesche e reali. Grazie a due manoscritti ben conservati, le sue canzoni, in parte autobiografiche, possono essere interpretate e condivise ancora oggi. Naturalmente, a un uomo mondano come Oswald, la vita ritirata a Castelvecchio stava un po’ stretta. Nell’estate del 1417 sposò la nobildonna Margareta von Schwangau, nota per la bellezza, la capacità di leggere e scrivere e le abilità canore. Oswald le dedicò diverse canzoni d’amore, tra le più belle del Medioevo tedesco. Dopo alcuni anni, si trasferì con la sua “Gret”, come la chiamava affettuosamente, nel “suo” castello nella foresta di Castelvecchio, anche per risolvere le dispute ereditarie e garantire il


sostentamento alla sua famiglia. La coppia ebbe sette figli, ma la vita ritirata come cavaliere e padre di famiglia non faceva per lui. Così, in alcune sue canzoni, si lamentava della solitudine in quel bosco oscuro, della faticosa vita familiare e dei contadini “sporchi di fuliggine”. E non sarebbe stato Oswald se, nella seconda fase della sua vita, non avesse partecipato insieme ai suoi fratelli a una rivolta della nobiltà tirolese contro il principe Federico IV. Nonostante qualche resistenza, i Wolkenstein riuscirono a difendersi bene e a salvaguardare possedimenti e reputazione, anche grazie ai buoni legami di Oswald, ancora oggi indimenticato. Le trascrizioni delle sue numerose ballate sono talmente preziose da renderlo uno dei principali menestrelli e poeti d’Occidente di lingua tedesca.

La decadenza. Dopo l’ampliamento del 16° secolo, Castelvecchio cadde in rovina. Nel corso dei lavori di restauro negli anni ‘60 del 20° secolo, sono stati riportati alla luce preziosi affreschi e altri oggetti medievali, tra cui una spada di bronzo. Anche Castel Salego, dopo diversi passaggi di proprietà, fu abbandonato al degrado nel corso del 17° secolo. Si dice che, la campana e l’altare siano stati trasferiti nella chiesa di Maria Ausiliatrice a Siusi (aperta al pubblico tutti i giorni). Nel 2001, la diocesi di Bolzano-Bressanone, attuale proprietaria, ha messo in sicurezza le mura di entrambi i lasciti, rinnovandone le strutture. Le due rovine di notevole interesse storico possono essere visitate in qualsiasi momento. <

Sentiero tematico Oswald von Wolkenstein Vicino alla stazione a valle della Cabinovia Alpe di Siusi a Siusi allo Sciliar, un sentiero tematico conduce alle due rovine. Pensato come breve escursione per famiglie (senza passeggini!) della durata di circa due ore andata a ritorno a Bad Ratzes, ha una lunghezza di circa 5 km su un dislivello di 280 m. L’avventuroso percorso circolare con le sue 15 stazioni si snoda attraverso un bosco ombroso, narrando in modo divertente leggende e storie medievali e offrendo numerose informazioni agli amanti della natura. Le due rovine, ben protette e facilmente raggiungibili, che si affacciano sullo splendido panorama alpino ai piedi dello Sciliar, sono senza dubbio il clou di questo emozionante tracciato. Presso l’Associazione Turistica di Siusi allo Sciliar è disponibile un opuscolo informativo.

La Cavalcata Oswald von Wolkenstein Noto ben oltre i confini, da decenni quest’evento d’inizio estate ricorda il potente signore del castello. Oltre tre dozzine di squadre formate da cavalli e cavalieri si sfidano nei tornei in quattro sedi diverse, partendo dal Castelforte a Ponte Gardena per celebrare la vittoria a Castel Prösels, nei pressi di Fiè allo Sciliar. La Cavalcata è sempre uno spettacolo fantastico, caratterizzato dai costumi tradizionali di cavalieri e cavallerizze, che li indossano il giorno precedente in occasione della grande festa popolare. La Cavalcata Oswald von Wolkenstein quest’anno si terrà dal 13–15 giugno con le festività inaugurali a Fiè allo Sciliar. www.ovwritt.com

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Thomas Urthaler, cresciuto sull’Alpe di Siusi, è un architetto specializzato nella costruzione di hotel, nell’architettura d’interni e nell’edilizia in legno.

Scolpito nella pietra Nella regione dolomitica Alpe di Siusi vivono e lavorano alcuni architetti che si distinguono per progetti particolari e inusuali punti di vista. Tra questi si annovera anche Thomas Urthaler, che illustra ad ALPE il progetto per il Gatschhof di Fiè allo Sciliar.

In Alto Adige, il termine tedesco “Hof” può indicare un’azienda agricola insieme ai suoi edifici abitativi e rurali (maso), così come una sontuosa residenza nobiliare. Il Gatschhof a Fiè allo Sciliar rispecchia la prima definizione sebbene, dopo la sua ricostruzione, sia diventato un immobile abitativo con una struttura ricettiva dal tocco decisamente aristocratico, soprattutto se si considera la stalla. Comprendente una vasta galleria d’arte e un’area eventi scavate nella roccia porfirica, è il luogo in cui Stephan Pramstrahler, padrone di casa e albergatore, gestisce il suo allevamento di purosangue arabi. La sua idea iniziale era quella di unire la passione per i cavalli e l’arte con moderni e originali appartamenti per le vacanze e un’abitazione per la famiglia, trasformata in realtà insieme a Thomas Urthaler, architetto che vive a Siusi allo Sciliar. “La nostra collaborazione è stata molto interessante e arricchente, anche perché il committente è molto innovativo e aperto alla sperimentazione. Infatti, ha appoggiato le mie proposte, seppur insolite e sebbene la loro realizzazione fosse talvolta complessa o richiedesse più tempo”, racconta Urthaler. “Da parte mia, invece, ho cercato di integrare al meglio le sue idee nel progetto”.

Il tema centrale e trasversale è la pietra. “La roccia, visibile e tangibile fino all’ultimo piano della scuderia, s’interseca con gli interni”, dichiara l’architetto. Una particolarità in questo contesto sono le colonne di porfido, scoperte durante i lavori di scavo e troneggianti al centro della stalla alta diversi metri, che appare come una caverna sovradimensionata e funge anche da galleria d’arte. Il fatto che, accanto a preziose opere di artisti di fama internazionale, si pratichi l’allevamento di cavalli non è subito chiaro a tutti i visitatori. Ciò forse è dovuto al sofisticato concetto di illuminazione e

„ Una particolarità sono le colonne di porfido, scoperte durante i lavori di scavo, che ora troneggiano al centro della stalla alta diversi metri, che funge anche da galleria d’arte.” Thomas Urthaler

all’eccellente impianto audio che diffonde musica classica, ma anche a una particolarità tecnica. “La ventilazione naturale è assicurata da due grandi condotti d’aria, mentre per evitare la formazione di odori nella stalla e tutt’intorno all’edificio, ogni box è stato dotato di un sistema automatizzato di aspirazione– ad elevata pressione negativa e a una

Testo: Simone Treibenreif Foto: Helmuth Rier

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All’esterno, il Gatschhof è in linea con le strutture tradizionali locali, ricche di legno e pietra (a sinistra); all’interno, accoglie la scuderia alta diversi metri, che appare come una caverna sovradimensionata e, al contempo, funge da galleria d’arte (a destra).

IL PROGETTO DALL’INIZIO ALLA FINE: ECCO PERCHÉ A THOMAS URTHALER PIACE LA DIREZIONE LAVORI “Ciò che preferisco del mio lavoro è l’assenza di lungaggini burocratiche. Ecco perché mi dedico con particolare passione all’architettura d’interni e alla direzione lavori.

velocità di circa 30 m/sec – che scarica lo stallatico a 100 metri di distanza”, racconta Urthaler con un sorrisetto sulle labbra.

Scherzi a parte: il design d’interni è una componente molto importante dell’architettura. Chi costruisce un edificio deve riflettere molto bene sulla sua strutturazione e suddivisione interna. È la funzione, non l’involucro, l’aspetto principale. Per questo, mi lascio guidare dal principio secondo il quale, come architetto, non devo erigere un monumento, ma soddisfare i desideri dei clienti. Inoltre, mi piace occuparmi di arredi, dettagli, colori e tessuti. Probabilmente, ciò ha a che vedere anche con il mio interesse per l’arte.

Ciò consente l’organizzazione di serate gourmet nell’area eventi, adiacente alla stalla, una sala anch’essa scavata direttamente nella roccia, in cui la pietra naturale è onnipresente.

Apprezzo molto anche la direzione lavori. Alcuni miei colleghi, a fine progettazione, preferiscono affidarla ad altri: io invece ci tengo a seguire i miei progetti dall’inizio alla fine. Mi piace come si sviluppano, crescono, procedono passo dopo passo, vengono completati. E, infine, posso assistere alla gioia dei committenti. Mi appassiona anche il coordinamento e la collaborazione diretta con i vari artigiani. E quando si verifica un imprevisto, m’impegno a individuare soluzioni pratiche e attuabili in loco insieme a loro. Qualunque sorpresa abbia in serbo un processo di costruzione, non mi lascio (rapidamente) scoraggiare”.

Sopra questo seminterrato, sorgono i due edifici residenziali: un’abitazione a uso privato e un residence con quattro esclusivi appartamenti per le vacanze, alcuni dei quali costruiti direttamente sulla roccia, grazie alla posizione collinare. “Gli interni sono tutti progettati secondo i più moderni standard tecnologici e dotati dei massimi comfort”, sottolinea Urthaler. “Ma, all’esterno, il Gatschhof è ispirato allo stile architettonico tradizionale, caratterizzato da molto legno e pietra, così da integrarsi armoniosamente nel paesaggio circostante”. Tale impressione è rafforzata dal design naturale e arioso dell’area esterna con laghetto balneabile e giardino roccioso. L’edificio abitativo è costruito in legno massiccio; il residence in mattoni isolanti. “Per la progettazione della facciata e delle strutture esterne sono

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L’ARCHITETTO Thomas Urthaler, classe 1978, è cresciuto sull’Alpe di Siusi. Dopo aver frequentato il liceo dei Francescani a Bolzano, ha deciso di studiare architettura all’Università di Innsbruck, laureandosi nel 2004. Successivamente, ha lavorato per tre anni presso uno studio nel Tirolo settentrionale, operante nel settore del design di arredi per numerosi committenti. Successivamente, insieme a due colleghi, ha fondato a Bolzano lo studio associato SO ARCHITECTS. All’inizio dell’attività in proprio, Urthaler ha progettato e seguito per circa dieci anni soprattutto progetti turistici, sempre in Tirolo, in particolare nella valle Zillertal. Nel frattempo, il suo centro operativo si è progressivamente spostato nella regione dolomitica Alpe di Siusi dove vive. Il fulcro della sua attività sono la realizzazione di hotel, l’architettura d’interni e le costruzioni in legno. Per queste ultime collabora spesso con la moglie Astrid, ingegnere edile specializzata in quest’ambito. Il legno occupa Thomas Urthaler anche nel tempo libero: per rilassarsi, infatti, scolpisce figure di varie dimensioni, lasciandosi guidare dalla materia prima fino al risultato finale, senza avere un’idea precisa prima di mettere mano all’opera.

“ Per evitare la formazione di odori nella stalla e tutt’intorno all’edificio, ogni box è stato dotato di un sistema automatizzato di aspirazione – ad elevata pressione negativa e a una velocità di circa 30 m/sec – che scarica lo stallatico a 100 metri di distanza”. Thomas Urthaler

stati impiegati quasi esclusivamente materiali da costruzione provenienti dalle immediate vicinanze”, riferisce l’architetto. “L’approvvigionamento diretto e l’uso di materiali naturali nella loro forma originale sono sempre stati una priorità nella realizzazione del progetto”. Particolare attenzione è stata prestata anche all’utilizzo parsimonioso delle risorse naturali. P.e. il riscaldamento viene fornito da una pompa di calore con scambiatore geotermico, mentre l’acqua piovana viene raccolta centralmente e riutilizzata. Anche negli interni trovano impiego legno, tessuto, acciaio e vetro. “Li abbiamo inseriti”, afferma Urthaler, “allo stato più

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grezzo possibile e ridotti all’essenziale, perché in questo modo si abbinano meravigliosamente alla roccia sottostante, visibile e lasciata al naturale”. E verso l’esterno, le ampie vetrate prive di telaio schiudono la vista sul circostante paesaggio alpino. “In questo modo”, rimarca l’architetto, “il cerchio si chiude: roccia all’interno, all’ esterno e tutt’intorno”. <

Qui potete leggere la parte 1, 2 e 3 della serie di architettura ALPE.


Risotto all’orzo perlato o orzotto La zuppa d’orzo è uno dei tradizionali piatti altoatesini molto apprezzati dagli ospiti. Ma questo cereale viene usato nella cucina italiana anche per la preparazione di altre gustose ricette, tra cui l’orzotto, cucinato come il risotto classico, in innumerevoli gustose varianti. Una combinazione particolarmente riuscita è quella con verdure di stagione: in inverno, p.e. con il radicchio e un saporito formaggio erborinato. L’orzo è molto sano, poiché contiene pochi grassi e importanti sostanze nutritive.

INGREDIENTI

PREPARAZIONE

(per 4 persone) 2 cucchiai di olio d’oliva 1 cipolla 250 g di orzo 1/8 l di vino bianco Ca. 1 ½ l di acqua calda 1 carota 1 zucchina 1 peperone giallo e uno rosso 1 pomodoro Burro e parmigiano Erbe aromatiche fresche

Soffriggere una cipolla tritata, aggiungere l’orzo e mescolare bene. Sfumare con il vino bianco e ridurre brevemente la parte liquida. Aggiungere le verdure tagliate fine. Bagnare di quando in quando con l’acqua calda e cuocere a fuoco lento (circa 40 min), continuando a mescolare, fino a quando i chicchi non si ammorbidiscono. Prima di servire l’orzotto, mantecarlo con un pezzo di burro e il parmigiano. Cospargerlo con le erbe fresche e servire immediatamente. Ricetta: Barbara Pichler Foto: Helmuth Rier

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Foto: SAM: Helmuth Rier

Foto: SAM/Armin Mayr

Foto: SAM/Armin Huber

Highlights estate 2025

5 maggio – 27 giugno 2025

Estate 2025

13 - 15 giugno 2025

Luglio / agosto 2025

ALPE DI SIUSI BALANCE

L’ESTATE AL CASTEL PRÖSELS

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NOTTI DELLE STREGHE A SIUSI E CASTELROTTO

Dal 1 maggio al 31 ottobre Castel Prösels, il più importante maniero del Tirolo risalente all’epoca di Massimiliano, è aperto alle visite guidate, che fanno luce sulla sua storia e su quella dei signori di Fiè, strettamente intrecciate l’una all’altra. Gli speciali tour per bambini accompagnati dalla Strega Martha consentono loro d’immergersi nel mondo delle leggende e di apprendere nozioni interessanti sull’arte curativa del passato; quelli in compagnia del Cavaliere Federico, invece, aprono le porte al mondo di cavalieri, scudieri e nobildonne. Concerti, letture e diversi eventi completano il programma culturale. Castel Prösels accoglie inoltre due outdoor escapes. Bambini (a partire da 9 anni) accompagnati da genitori, giovani e adulti in gruppi di massimo cinque persone possono mettere alla prova fiuto, creatività, spirito di squadra, doti logico-matematiche ma, soprattutto, capacità di apprendimento e divertimento. E mentre i più piccini si divertono nel parco giochi, i genitori possono dedicarsi ai piaceri del palato nel bar del castello. schloss-proesels.it

Un tuffo nell’atmosfera cavalleresca, tra stendardi e vessilli, lance puntate al vento e indomiti cavalieri pronti a sfidarsi in prove rocambolesche in sella ai loro destrieri. La Cavalcata Oswald von Wolkenstein è un mix di tradizione medievale, folclore e sport equestre, dedicata al celebre cantore e poeta del 14° secolo, in un percorso a tappe che ripercorre la sua vita leggendaria negli scenari incantati della regione dolomitica Alpe di Siusi. Il 13, 14 e 15 giugno 2025 la grande manifestazione torna tra le Dolomiti (Patrimonio Mondiale UNESCO), ai piedi dello Sciliar. A sfidarsi tra le incitazioni della folla, 36 squadre di cavalieri in abiti tradizionali che si destreggeranno in 4 tornei. La presentazione delle squadre e la grande festa si terranno nella località di Fiè allo Sciliar. ovwritt.com

Vivete serate magiche nei centri dei paesi di Castelrotto e Siusi allo Sciliar, perché le “Notti delle Streghe” offrono davvero tanto! Diversi gruppi musicali dal vivo creano una grande atmosfera, mentre gruppi folcloristici danno prova della loro abilità. Per i più piccoli c‘è una varietà di intrattenimenti per bambini e, come momento clou, il ballo delle streghe sulla piazza del paese.

20/21 giugno 2025

Agli appassionati di musica classica, Siusi allo Sciliar propone anche quest’anno una serie di straordinari concerti: artisti italiani con sperienze internazionali si esibiranno sulle note di grandi compositori. I concerti hanno luogo il lunedì alle ore 21:00.

Stare all‘aria aperta, muoversi e allo stesso tempo trovare pace, relax e piacere nella natura: tutto questo è Alpe di Siusi Balance. Un‘escursione mattutina al Rifugio Monte Cavone, un’escursione floristica sull’Alpe di Siusi, una visita guidata a una fattoria, yoga sul Colle di Castelrotto, la terapia Kneipp a Ratzes, un corso di ceramica o l‘intreccio del salice... Le esperienze Balance offrono movimento, benessere e relax per il corpo e la mente. seiseralm.it/balance 1 – 15 giugno 2025

FESTIVAL DEL GUSTO DOLOMITES „100% DALLA REGIONE DOLOMITICA ALPE DI SIUSI“ Per tutti gli appassionati della cucina altoatesina, dal 1 al 15 giugno si terrà il “Festival del gusto” all’insegna dei piatti con ingredienti al 100% dalla regione dolomitica Alpe di Siusi. Buongustai possono farsi un‘idea del vasto sortimento di specialità locali nei ristoranti partecipanti. Le settimane gastronomiche vengono incorniciate da due eventi clou: La manifestazione di apertura “Bergler Harass-il picnic ai piedi del Catinaccio” si terrà a Tires al Catinaccio il 2 giugno alle ore 12:00. L’altro evento highlight è la “Völser Dorfkuchl” con cucine all’aperto e stand gastronomici a Fiè allo Sciliar, che si terrà il 7 giugno alle ore 18:00. seiseralm.it/festivaldelgusto

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OPEN AIR DEI KASTELRUTHER SPATZEN Migliaia di fans sono attesi a Siusi allo Sciliar per applaudire i “Kastelruther Spatzen”, pronti a esibirsi su un palcoscenico a cielo aperto, con hit che vanno dal 1993 fino oggi. Come ogni anno, parteciperanno all’evento anche gruppi musicali provenienti da vicino e da lontano.

DATE > Mercoledì, 9 luglio, Siusi > Martedì, 15 luglio, Castelrotto > Mercoledì, 23 luglio, Siusi > Martedì, 29 luglio, Castelrotto > Mercoledì, 6 agosto, Siusi > Martedì, 12 agosto, Castelrotto > Lunedì, 18 agosto, Castelrotto 23 giugno – 8 settembre 2025

SUMMER CLASSICS DI SIUSI ALLO SCILIAR

DATE > 23 e 30 giugno 2025 > 7 e 14 luglio 2025 > 18 e 25 agosto 2025 > 1 e 8 settembre 2025


Foto: SAM: Helmuth Rier

Foto: SAM/Armin Mayr

Foto: SAM: Helmuth Rier

30 giugno - 29 agosto 2025

6 luglio 2025

24 agosto 2025

1 – 31 ottobre 2025

ESTATE IN FAMIGLIA

12 MEZZA MARATONA ALPE DI SIUSI

INCONTRO INTERNAZIONALE DI SUONATORI DI CORNO ALPINO

48a DISPENSA DI FIÈ A OTTOBRE

In estate l’Alpe di Siusi si trasforma in un paradiso magico per i bambini. In occasione del “Dolomiti Ranger” grandi e piccoli detective partono alla scoperta del Parco Naturale Sciliar-Catinaccio, delle specie notturne, esplorando la foresta con tutti i loro sensi durante un mattino avventuroso. Chi invece preferisce conoscere da vicino la vita di un maso può partecipare al programma “Un universo in fattoria”, che consentirà di ammirare cavalli e pecore e di vedere come la farina viene trasformata in pane e il latte in formaggio. Estate 2025

EVENTI GASTRONOMICI ALL’APERTO

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Sono 21 i km della Mezza Maratona Alpe di Siusi, l’avvincente gara di corsa ad alta quota, che vede un massimo di 900 atleti e appassionati correre sui saliscendi dolomitici. Si tratta della dodicesima edizione di un’entusiasmante sfida che, negli anni precedenti, ha attirato nella regione dolomitica Alpe di Siusi numerosi maratoneti e sportivi. In uno scenario davvero unico, il percorso si inerpica su un dislivello di 601 m, costeggiando Sciliar, Sassolungo, Sassopiatto e i Denti di Terra Rossa, fino al punto più alto, Punta d’Oro, a 2.050 m di altitudine. running.seiseralm.it

L‘incontro tradizionale internazionale dei suonatori di corno alpino offre l‘opportunità di ascoltare rinomati suonatori di corno alpino da tutto il mondo e di godere dello straordinario panorama dell‘Alpe di Siusi. 8 settembre 2025

TRADIZIONALE MERCATO ANNUALE

12 luglio 2025

Ogni anno il 8 settembre a Compatsch sull’Alpe di Siusi viene organizzato il mercato tradizionale, allietato da musica dal vivo e vari stand che propongono i loro prodotti e diverse specialità gastronomiche.

8 SKY MARATHON CATINACCIO-SCILIAR

Autunno 2025

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Quattro eventi gourmet all‘aperto trasformano l‘estate attorno al Catinaccio e lo Sciliar in un‘esperienza culinaria: il 2 giugno, la “Bergler Harass” invita a un picnic con prodotti locali serviti in una cassetta di legno (“Harras”). Il 7 giugno, in occassione della “Völser Dorfkuchl” (street food) stand gastronomici trasformeranno il centro del paese di Fiè allo Scilar in un miglio gastronomico davvero speciale e il 13 luglio si svolge la famosa colazione dei contadini. Il 17 luglio, la “Cena del Montanaro” con una tavolata lunga 100 metri, offre a 170 ospiti un menù gourmet di 5 portate con vista panoramica sull’Enrosadira del Catinaccio. seiseralm.it/esperienzegastronomiche

Tires al Catinaccio, incastonata nel magnifico scenario delle Dolomiti (Patrimonio Mondiale UNESCO), fa da sfondo alla Sky Marathon Catinaccio-Sciliar, una maratona alpina di 45 km con un dislivello di circa 3.000 m. Il percorso con partenza da Tires si snoda intorno al Catinaccio e, costeggiando lo Sciliar e Monte Cavone, fa ritorno al centro del paese. Il punto più in quota è Passo Principe, a 2.630 m di altitudine. skymarathontiers.it

TRANSUMANZE Alla fine della stagione estiva si festeggia il ritorno a valle del bestiame, rallegrato da schioccatori di frusta, musica dal vivo e piatti tipici. La transumanza dall’Alpe di Siusi si terrà il 4 ottobre, quelle di Fiè allo Sciliar e Tires al Catinaccio il 5 ottobre 2025. 10-12 ottobre 2025

Da 48 anni, la Dispensa di Fiè è l’evento gastronomico autunnale per eccellenza nella regione dolomitica Alpe di Siusi. Ristoratori e albergatori di Fiè allo Sciliar invitano buongustai e appassionati di specialità tipiche a partecipare all’ottobre gastronomico. Questi artisti dei fornelli creano con raffinatezza pietanze originali al motto “Antiche ricette reinterpretate e servite con amore”. dispensadifie.com 2 settembre - 31 ottobre 2025

PIACERI AUTUNNALI IN MONTAGNA L’autunno dorato nella regione dolomitica Alpe di Siusi ha in serbo un’atmosfera davvero particolare all’insegna dei tour guidati e della gastronomia nella natura. “Piaceri autunnali in montagna” offre un connubio di esperienze outdoor, magnifici paesaggi e momenti dedicati alle delizie del palato. Ne sono un esempio le escursioni guidate all’alba con prima colazione in rifugio, corsi di cucina e i tour gastronomici con degustazioni o all’insegna del “Törggelen”. seiseralm.it/autunnomontano

FESTA DEI KASTELRUTHER SPATZEN La tradizione ha un nome: “Kastelruther Spatzen”. Un’occasione per festeggiare alla grande, fra migliaia di fan radunati sotto il grande tendone di Castelrotto, immersi nello scenario delle Dolomiti. Un’emozione davvero senza eguali. Estate | ALPE 47


Foto: SAM/Fabian Dalpiaz

Foto: SAM/Helmuth Rier

Foto: SAM/Helmuth Rier

Anteprima inverno 2025/26

Dicembre 2025

Inverno 2025/26

Inverno 2025/26

MAGIA NATALIZIA NELLA REGIONE DOLOMITICA ALPE DI SIUSI

INVERNO A CASTEL PRÖSELS

EVENTI OLTRE LE PISTE

Anche in inverno hanno luogo le visite guidate di Castel Prösels e, combinate con una suggestiva escursione, sono un’interessante alternativa allo sci. Dal 8 gennaio al 12 marzo 2026, ogni giovedì alle ore 15:00, il maniero si desta dal torpore invernale per dare il benvenuto ai suoi ospiti. Durante un tour guidato della durata di un’ora, i visitatori possono scoprire preziosi dettagli sulla sua storia e sui suoi antichi abitanti, oltre che ammirare tre esposizioni artistiche e una ricca collezione d’armi. Il 27/12/2025, 2/1/2026 e 19/2/2026 si svolgeranno le “Giornate gastroculturali invernali”, che riservano agli ospiti la possibilità di degustare gratuitamente (al termine della visita guidata) alcune tipiche specialità locali offerte dai produttori stessi presso gli stand nel nel cortile, accompagnato da musica dal vivo. schloss-proesels.it

Scoprire la natura con tutti i sensi! A Castelrotto vengono organizzati escursioni al chiaro di luna e una visita al caseificio con degustazione. A Siusi allo Sciliar è possibile scoprire la magia del crepuscolo, i segreti della cucina tradizionale e la panificazione. A Fiè si svolgono esperienze enogastronomiche con il nome “In vino veritas” e visite al Castel Prösels tra gusto e cultura. A Tires si scopre l’incontaminato paesaggio della Val Ciamin con le ciaspole, per poi godersi una zuppa riscaldante in una baita. Sull‘Alpe di Siusi i partecipanti sono attesi di escursioni notturne con cena in rifugio e corsi di cucina per Kaiserschmarrn e canederli. seiseralm.it/winteradventure

L’aroma di pan di zenzero, cannella e vin brulè segna il ritorno dell’Avvento alle falde dello Sciliar, durante il quale un’atmosfera particolarmente intima aleggia sulla regione dolomitica Alpe di Siusi con i suoi piccoli ma raffinati Mercatini di Natale. I produttori locali offrono artigianato artistico e articoli regionali, accompagnati da tipici canti e note natalizie e dalle specialità gastronomiche, che invitano a trascorrere qualche momento in compagnia. DATE Natale in montagna a Castelrotto > 5–8 dicembre 2025 > 12–14 dicembre 2025 > 13 dicembre 2025: sfilata dei Krampus > 19–21 dicembre 2025 > 19 dicembre 2025: concerto di Natale dei Kastelruther Spatzen > 24 dicembre 2025 > 26–28 dicembre 2025 Mercatino di Fiè “Aspettando il Natale” > 6-8 dicembre 2025 > 13-14 dicembre 2025 > 20-21 dicembre 2025 > 27-28 dicembre 2025 > 3 gennaio 2026

48 ALPE | Estate

Inverno “Bergler” a Tires al Catinaccio > 6 dicembre 2025 > 27 dicembre 2025 Seis on Ice Pattinaggio con variegato programma di intrattenimento natalizio per grandi e piccini. > Inizio dicembre - metà gennaio

Per le visite guidate invernali è necessaria l’iscrizione via mail all’indirizzo info@schloss-proesels.it entro le 12 del giorno dell’evento.

18 gennaio 2026

IL MATRIMONIO CONTADINO A CASTELROTTO Lo spettacolo in costume più affa­ scinante dell’Alto Adige: si tratta della ricostruzione storica di un matrimonio contadino, così come lo si celebrava un tempo ai piedi dello Sciliar. Clou dello spettacolo è il corteo nuziale che, in costume tipico su slitte splendidamente addobbate e trainate dai cavalli, parte da San Valentino per raggiungere il centro a Castelrotto, coinvolgendo i visitatori in un viaggio nel 19° secolo.


Foto: SAM/Fabian Dalpiaz

Foto: SAM/ASP Foto: SAM/Armin Mayr

Inverno 2025/26

30 gennaio 2026

Marzo / aprile 2026

8 marzo 2026

CENTRO VISITE DEL PARCO NATURALE SCILIAR-CATINACCIO

ALTO ADIGE MOONLIGHT CLASSIC ALPE DI SIUSI

EARLY BIRD SKIING CON COLAZIONE

DOLOMITES DIRNDL SKI DAY

Mentre fuori la natura riposa, il Centro visite a Siusi allo Sciliar offre una panoramica della ricca flora e fauna del Parco Naturale Sciliar-Catinaccio. Quest‘ inverno una particolare attenzione sarà rivolta al ritorno del lupo e al modo in cui le persone si rapportano con questo animale. Nell‘ambito della mostra «Il lupo è qui» persone che hanno a che fare professionalmente con questi animali racconteranno le loro esperienze. Il centro visite è accessibile gratuitamente durante gli orari di apertura. seiseralm.it/centrovisite

Anche nel 2026, la Moonlight Classic offre a numerosi atleti e appassionati dello sci di fondo la possibilità di trascorrere momenti fantastici e di cimentarsi a livello internazionale in una competizione notturna, illuminata dalla luce delle fiaccole e al cospetto dello scenario mozzafiato del più vasto altipiano d’Europa. I tracciati ad anello di 30 e 15 km, con partenza e arrivo a Compatsch, devono essere percorsi esclusivamente in stile classico. Questo spettacolare evento prende il via alle ore 20:00. Prenotazione obbligatoria su moonlightclassic.info

Divertimento all’alba sugli sci con colazione sull’Alpe di Siusi. Una volta alla settimana, un impianto di risalita a turno apre già alle ore 7:00 del mattino, consentendo di provare un’esperienza davvero unica: lasciare le prime tracce sulle piste appena battute e godersi la suggestiva atmosfera mattutina sull’altipiano più vasto d’Europa, accompagnati da esperti maestri di sci e dai loro preziosi consigli. Alle ore 9:00 è prevista una sosta al rifugio con ricca e deliziosa colazione a base di specialità altoatesine.

L’8 marzo 2026, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, si svolgerà il Dolomites Dirndl Day sull’Alpe di Siusi. Questo divertente evento sportivo è riservato a solo donne dai 18 anni che possono partecipare in un team da due persone (amiche, sorelle, madri/ figlie). Si parte in “dirndl” (vestito tradizionale sudtirolese). Parte del ricavato sarà devoluto all’organizzazione “Donne aiutano Donne”.

Inverno 2025/26

DOLOMITI RANGER NEL PARCO NATURALE SCILIAR-CATINACCIO Alla scoperta del mondo invernale di animali e streghe con tutta la famiglia! Presso il Laghetto di Fiè, le famiglie partiranno alla ricerca delle tracce di animali e, guidate da un esperto, scopriranno come gli animali si preparano all’inverno, ai vari fenomeni che lo caratterizzano e al freddo. Inoltre, esamineranno le caratteristiche della neve, avventurandosi nel bosco fino alla casa della Strega Martha che racconterà loro leggende e aneddoti sulle fattucchiere a maghi. seiseralm.it/dolomiti-ranger

Febbraio 2026

TRADIZIONALE GARA DI SKIJÖRING ALL‘ALPE DI SIUSI Un’affascinante combinazione di sci e cavalli! Nello skijoring, gli sciatori sono trainati da cavalli su un percorso preparato e si cimentano in gare emozionanti. Un’esperienza spettacolare per i partecipanti e gli spettatori.

DATE > Mercoledì, 4 marzo 2026 > Mercoledì, 11 marzo 2026 > Mercoledì, 18 marzo 2026 > Mercoledì, 25 marzo 2026 > Mercoledì, 1 aprile 2026

Marzo 2026

18° SWING ON SNOW WINTER MUSIC FESTIVAL Sullo sfondo dello spettacolare paesaggio della regione dolomitica Alpe di Siusi, va in scena lo Swing on Snow, il travolgente evento che invita sciatori, snowboarder e amanti delle cime innevate a destreggiarsi tra la neve a ritmo di brani folk, rock ed eclettiche sperimentazioni musicali. Per 5 giorni, gruppi provenienti dall’intero arco alpino si alternano in concerti dirompenti tra le location più suggestive dell’altipiano più grande d’Europa, dando vita a concerti open air per la gioia dei visitatori. Ritmi travolgenti e toccanti pervaderanno sin dal mattino a stazione a valle della cabinovia e le piste dell’Alpe di Siusi, per poi spostarsi nei rifugi e nei ristoranti per il pranzo. La sera, i locali di Castelrotto, Siusi allo Sciliar, Fiè allo Sciliar e Tires al Catinaccio accoglieranno invece i “concerti after-hour”. swingonsnow.com

Estate | ALPE 49


Foto: SAM/Helmuth Rier

Visto & sentito

Sempre più in alto Il 1° giugno 2025 entrerà in funzione la nuova cabinovia Marinzen che, dopo 40 anni, sostituirà la vecchia seggiovia che collega l’omonima alpe a Castelrotto. Il nuovo impianto – in grado di superare in pochi minuti un dislivello di 428 m– trasporterà i passeggeri in modo sicuro e confortevole in ciascuna delle 28 cabine, capaci di accogliere 10 persone, oltre che passeggini, biciclette e cani. Sull’idilliaca Alpe di Marinzen, i visitatori saranno attesi da una fantastica vista panoramica, un nuovo parco giochi e una baita rustica con una ampia terrazza soleggiata, ideale per una sosta. Questo luogo è anche il punto di partenza ideale per passeggiate ed escursioni tra le Dolomiti. Durante la stagione estiva (fino al 2 novembre), la cabinovia è in funzione tutti i giorni dalle ore 9:00 alle ore 17:30.

“Woodwalkers”, un film fantasy per tutta la famiglia, tratto dall’omonima serie di romanzi di Katja Brandis, è uscito a ottobre 2024. Il primo capitolo di questa trilogia è stato in parte girato in Alto Adige sotto la regia di Damian John Harper. L’avventura di Carag affascina i giovani spettatori con la sua tematica attuale e la grande empatia verso i timori adolescenziali dei giorni nostri. Le riprese del secondo capitolo si sono svolte lo scorso autunno presso il grazioso maso Gatschhof a Fiè allo Sciliar.

Foto: IDM/Film Commission Südtirol

Renderin: Thomas Urthaler

Team Seiser Alm festeggia i successi sportivi. Ci congratuliamo con il Team Seiser Alm per i successi sportivi ottenuti nella stagione invernale 2024/25. Purtroppo per Patrick Pigneter, campione di slittino su pista naturale, è stata l’ultima: prima di ritirarsi dalle competizioni, però, ha conquistato il bronzo ai Campionati del Mondo di Kühtai (Austria). Nella gara di slittino doppio, invece, Tobias Paur si è piazzato terzo nella classifica generale di Coppa del Mondo e ha ottenuto il bronzo ai Mondiali di Kühtai. Andrea Vötter, slittinista su pista artificiale, a Winterberg (Germania) ha ottenuto due medaglie di bronzo agli Europei, mentre la sua compagna di squadra Sandra Robatscher si è posizionata al secondo posto nella classifica generale di Coppa delle Nazioni. Se Leon Haselrieder si è assicurato il 1° posto in Coppa del Mondo per lo slittino su pista artificiale nella categoria junior, il telemarker Raphael Mahlknecht ha ottenuto il 2° posto nello sprint alla Coppa del Mondo di Pinzolo (Italia). Maria Gasslitter ha raggiunto i vertici della classifica generale di Coppa Europa nello slopestyle e nel freeski big air. Lo snowboarder Aaron March ha conquistato quattro podi in Coppa del Mondo, tra cui la vittoria nello slalom parallelo di Bad Gastein (Austria) e il bronzo ai Campionati del Mondo di St. Moritz (Svizzera). Infine, ma non meno importante, Tommy Rabanser ha fatto parlare di sé, scalando con facilità la classifica generale di Coppa Europa e ottenendo due argenti nello slalom parallelo e in quello gigante parallelo ai Mondiali Juniores di Zakopane (Polonia). Congratulazioni a tutti!

COLOFONE. ALPE: registrato pr. il trib. BZ, decreto n. 9/2002 R.St. Editore: Alpe di Siusi Marketing, 39050 Fiè allo Sciliar, Via del Paese, 15, Tel. 0471 709 600, Fax 0471 704 199, info@seiseralm.it, www.seiseralm.it. Direttore responsabile: Elisabeth Augustin. Redazione: Elisabeth Augustin, Rosa Maria Erlacher, Sabine Funk, Annelies Stifter, Barbara Pichler, Katja Sanin, Simone Treibenreif; Traduzioni: Bonetti & Peroni. Pubblicità: Sabine Demetz, Christoph Trocker. Foto: Helmuth Rier. Impaginazione: Komma Graphik. Stampa: Litopat.

50 ALPE | Estate


per la regione dolomitica Alpe di Siusi UN IMPORTANTE TRAGUARDO Il premio conferma il continuo impegno a favore di un turismo sostenibile, così che la regione dolomitica rimanga anche in futuro un territorio vivibile per i residenti e una meta di viaggio ambita! CIÒ CHE CI STA A CUORE · Utilizzare l’acqua in modo rispettoso · Ridurre la plastica monouso · Gustare i prodotti locali · Usare la mobilità pubblica · Scegliere alloggi sostenibili · Evitare i rifiuti · Lasciare la natura pulita · Smaltire correttamente i rifiuti · Rimanere sui sentieri segnalati · Ammirare i fiori senza raccoglierli · Godersi la regione in modo consapevole · Rispettare gli animali selvatici · Tenere i cani al guinzaglio · Scegliere offerte ed esperienze in loco · Trattare la regione dolomitica con rispetto Aiutateci anche VOI a preservare in modo sostenibile la regione dolomitica e a proteggerla per le generazioni future! * GSTC - UN’ORGANIZZAZIONE INDIPENDENTE CHE DEFINISCE E STABILISCE A LIVELLO GLOBALE UNO DEGLI STANDARD CERTIFICABILI E, DI CONSEGUENZA, PIÙ AFFIDABILI E CREDIBILI PER IL TURISMO SOSTENIBILE E VIAGGI SOSTENIBILI

Altri consigli per rendere indimenticabile e sostenibile il vostro soggiorno nella regione dolomitica: www.seiseralm.it/sustainable

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GSTC DGD230101

Foto: SAM/Werner Dejori

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ALPE Estate 2025 by Seiser Alm | Alpe di Siusi - Issuu