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Allora! 10 Novembre 2021

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Esperienza e serietà

Abbiamo intervistato quattro degli attuali membri del ComItEs NSW, che si ricandidano nella lista NOI ITALIANI per un secondo mandato: nella foto da sinistra: Nello Pellegrino, Maurizio Aloisi, Marco Testa, Domenico Leuzzi.

“Il Comites non s’impara a scuola - ci confida Maurizio Aloisi, l’attuale Presidente - non c'è un corso per il Comites. Si apprende con l'esperienza, cercando di imparare dagli errori commessi, come nella vita. Per questo servo-

nella parte centrale un inserto di 4 pagine in lingua spagnola in the central part a 4-page insert in Spanish en la parte central un encarte de 4 páginas en español

no persone che hanno già avuto esperienza e che possono guidare un ricambio generazionale per questa importante istituzione.

La lista NOI ITALIANI racchiude l'esperienza di quello che si è imparato negli anni passati, che non si è arreso ed ha combattuto, anche contro corrente quando ce n'è stato bisogno.”

“E visto che parliamo di situazioni avverse - continua Aloisi - ci

tengo a ribadire il mio pensiero, recentemente travisato dagli "intervistatori" storici che non vedono di buon occhio che io possa se rieletto, dopo un periodo, lasciare la presidenza del Comites ad un consigliere più giovane di me. Diversamente da chi rimane attaccato alla poltrona fin oltre l'età ottuagenaria, mi ritengo ben consapevole dei miei limiti e forse, se in passato, avessimo dato più spazio alle generazioni dei nostri figli e dei nostri nipoti oggi avremmo potuto godere di una comunità più coesa, versatile e all’avanguardia.”

“Non voglio insegnare niente a nessuno. Capisco anche che c’è la moda del “giovane” e qualche decano della comunità ne ha fatto una questione d’orgoglio personale e sul fatto che se sei giovane sei bravo se sei vecchio non servi, salvo poi i soliti noti che da dietro le quinte cercano di manovrare i giovani. Non è certo raggruppando giovani che non hanno né le capacità e né la voglia di far parte del Comites che “salvi” la comunità”.

“Capisco che gli anni passano e considerato che il Comites prima di questo è stato in carica da 11 anni... beh, tra 11 anni potrei non aver più la forza di un ruolo tanto impegnativo, quindi mi farebbe piacere lasciare il ruolo a qualcuno in grado di prendere la situazione in mano. Sono disponi-

continua in ultima pagina

"Libertà" accelerata nel NSW, ma i non vaccinati dovranno aspettare

Il Natale sta arrivando in anticipo per coloro che sono stati vaccinati con doppia dose nel NSW con alcune "libertà" promesse che sono iniziate già questa settimana.

Lo stato spinge per ottenere il 95% dello stato completamente immunizzato. Il premier del NSW Dominic Perrottet ha dichiarato che da lunedì non ci sono più limiti ai visitatori nelle case (era un massimo di 20) e saranno consentiti raduni all'aperto di 1000 persone (erano 50).

Anche i limiti di densità e di capacità nei luoghi di ospitalità verranno revocati poiché lo stato supera i tassi di vaccinazione previsti.

Tuttavia, le persone non vaccinate dovranno attendere ul-

teriormente per l'accesso alle "libertà" che avrebbero dovuto entrare in vigore il 1 dicembre. Ora dovranno aspettare almeno fino al 15 dicembre o fino a quando il 95% delle persone idonee nel NSW non sarà com-

pletamente vaccinato, a seconda dell'evento che si verifica per primo.

"Riteniamo che spostare quella data al 15 dicembre incoraggerà quanti non si sono ancora vaccinati a farlo e speriamo di poter arrivare fino al 95%", ha detto ai giornalisti Perrottet.

Circa il 93,6% delle persone di età pari o superiore a 16 anni ha ricevuto una dose di vaccino e l'87,8% è completamente vaccinato.

L'ulteriore allentamento delle restrizioni COVID-19 arriva dopo che lo stato ha affrontato un periodo di isolamento di quasi quattro mesi. La diffusione del virus diminuisce costantemente e si prevede una piena riapertura per Natale.

Sospesi
Premier NSW

Libera manifestazione del pensiero

Per coloro che non hanno mai letto la costituzione, o magari fingono di non sapere, o semplicemente figli di un regime totalitario che scorre ancora nelle vene, la nostra Costituzione, e in particolare l’art. 21, concede a tutti Il diritto d’informare e il diritto del cittadino di essere informato ricevendo notizie in maniera diretta e quindi in forma di diritto soggettivo allineandosi con i più aperti principi contenuti negli accordi internazionali:

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” La libertà di manifestazione del pensiero è una pietra angolare della democrazia e di uno Stato di diritto, così come affermato dalla Corte Costituzionale più volte fin dalle sue prime sentenze.

Infatti, così come affermato dalla Consulta, “è tra le libertà fondamentali proclamate e pro-

tette dalla nostra Costituzione, una di quelle […] che meglio caratterizzano il regime vigente nello Stato, condizione com’è del modo di essere e dello sviluppo della vita del Paese in ogni suo aspetto culturale, politico, sociale” (sent. n. 9/1965): quindi, il diritto di cui all’art. 21 è forse “il diritto più alto dei diritti primari e fondamentali sanciti dalla Costituzione” - parafrasando quanto affermato dalla Consulta (sent. n. 168/1971).

Essa comporta il fatto che ciascun soggetto può crearsi liberamente un proprio pensiero e manifestarlo in qualunque luogo e con qualunque mezzo: chiunque, quindi, può manifestare le proprie idee.

Una democrazia è tale se parlano tutti, altrimenti è una caserma, un' azienda, una religione o un regime. Chi pensa di gestire le istituzioni come comandante, capitano d'industria, ministro di culto o dittatore di provincia, deve solo essere messo da parte, dalle stesse istituzioni.

Questi individui pensano di gestire le istituzioni come cosa loro, dimenticando che lo Stato siamo NOI!

Ho sempre detestato la censura e odiato i censori perché sono un uomo libero!

Come nasce il settimanale?

Vi spiego come nasce un settimanale.

Martedì si va in stampa. Mi alzo alle 5.00 e aspetto fino alle 6:30 per i ritardatari che non hanno ancora mandato l’articolo. Alle 6.30 spaccasse il minuto faccio l’uplodaing, cioè mando il pdf alla rotativa. Ovviamente chiudendo gli spazi vuoti con articoli e fotografie dalla cartella “non si sa mai”.

Quando esce dalla rotativa, nel primo pomeriggio, una parte viene inviata a WrapAway, il nostro distributore, mentre l'altra la vado a prendere caricando a fatica gli scatoloni nel retro dell'automobile dopo aver abbassato i sedili.

Apro la prima scatola controllo com’è venuto il “mio bambino”... Si, scatole, perché lo faccio mettere nelle scatole, 200 copie alla volta, per il semplice motivo che la fascetta di plastica che mettevano attorno al pacco di giornali, rovinava le prime dieci copie in alto e le ultime dieci in basso.

SpotPress stampa bene e di solito mi compiaccio per il risultato. Telefono all'addetta alla spedizione che viene a prendersi gli scatololi. A volte delega il marito. Le copie per gli abbonati vengono imbustate, fornite di indirizzo, messe nei contenitori e portate alle Poste. Anche quelle per il Consolato che immancabilmente vengono rispedite al mittente. Perché continuare ad inviare qualcosa a qualcuno che non lo vuole? Ma io voglio così; prima o poi cambieranno il personale e metti caso che ai nuovi arrivati faccia piacere apprendere quel che succede nella comunità.

Mercoledì mattina Allora! è

Oggi le attrezzature tipografiche sono "leggermente" migliorate. Comunque quando ho iniziato la mia carriera, la Cooperativa Galeati aveva uno di questi torchi e io ci facevo le bozze del giornale locale...

nelle edicole del NSW e di Canberra, fianco a fianco ai “giornaloni” importanti e, modestia a parte ci sta bene e fa la sua figura. A volte, per controllare se è stato distribuito bene, compro una copia. Vuoi mettere la soddisfazione di leggere una copia acquistata all’edicola invece di una presa gratuitamente dallo scatolone? Non ha paragone. Beh, io lo trovo fantastico, ma si sa, ogni scarafone è bello per mamma sua...

Giovedì disfo tutto e comincio a sistemare le pagine vuote, cambiare le date, controllare cosa ho archivio o se c’è qualcosa da buttare perché ormai è vecchio come il cucco.

Nessuno manda niente il giovedì. Stessa cosa il venerdì. Sabato mattina il telefono tace e l’internet sembra lento come la messa cantata... e comincia il pa-

Promesse elettorali

Le campagne elettorali, sebbene rappresentino un momento centrale nella vita democratica, rischiano, paradossalmente, di aumentare la disaffezione dei cittadini dalle istituzioni e, più in generale, di questi organismi. Il paradosso consisterebbe nel fatto che, nonostante esse rappresentino uno tra i luoghi deputati alla crescita di una comunità che si interroga sulle varie proposte messe in campo, scandite secondo i tempi della comunicazione, la campagna elettorale spesso si arricchisce di promesse che difficilmente potranno essere mantenute.

Specie quando si parla di organismi come i COMITES. Promesse tante, realizzabili poche, assenti tanti punti.

nico. Esco con le pagine bianche? Potrebbe essere un’idea... uno di questi giorni lo faccio!

Nel pomeriggio comincio a rompere le scatole a destra e manca... qualcuno risponde, altri no. Arriva domenica e comincia ad arrivare qualche cosina, poca roba perché tutti sembrano preoccupati a scrivere in Facebook, ad andare in giro in bicicletta oppure a spasso con il cane lungo le spiagge... c’è perfino chi va a messa!

Lunedì mattina sveglia prima dell’alba, buio e freddo. Perfino il fedele computer sembra più lento del solito e non riesce a capacitarsi cosa io voglia fare a quell’ora inumana...

Non è ancora sorto il sole e ricomincia la trafila: quando lo mandi questo benedetto pezzo?

Nel frattempo nasce il sole. Arrivano le email ma inevitabilmente qualcuno si dimentica di allegare il word... l'articolo. Altro messaggio: Guarda che non hai mandato niente!

È appena passato mezzogiorno quando, improvvisamente, sento suonare la carica e arriva la cavalleria: Marco manda venti o trenta articoli da riempire quattro giornali: “vedi tu se va bene” oppure “aggiusta tu perché avevo da fare” a volte “al posto degli accenti ho messo gli apostrofi” ... “pensi che vada bene?” ... “ se è lungo, taglia” ... “se è corto che faccio?” ... e via discorrendo.

E presto giunge la sera. Lunedì sera e tutto dovrebbe essere finito. Dovrebbe.

Ma durante la notte succede il miracolo, non so perché e non so come, ma domattina all’alba, cadesse il mondo, si va in stampa!

Visti i toni, durante il corso dei cinque anni precedenti, è inevitabile, anche se non dovesse perché questi comitati sono organismi comunitari e non il parlamento, ma spesso si butta tutto in politica, basta vedere i programmi messi in campo delle due liste.

Così, da luogo di confronto comunitario diventata luogo di scontro politico.

Quindi i COMITES rischiano, insomma, di trasformarsi quasi esclusivamente in un grande evento nel quale conta più l’effetto piuttosto che il contenuto della proposta. Animati esclusivamente dalla logica del consenso, i candidati cercano, prima di tutto, di operare attraverso mosse e azioni che sul piano della comunicazione sappiano dare un primo risultato efficace: arrivare alla pancia degli elettori ben prima che alla loro testa.

Prima di tutto, si registra un problema in termini di democrazia e più precisamente di qualità dei processi democratici. Basta vedere le modalità del voto per questo organismo, il voto non è più un diritto ma una concessione, alla faccia della democrazia.

Ragionare in termini di qualità della democrazia vuol dire, prima di tutto, valutare la capacità delle istituzioni democratiche di incidere effettivamente in termini di eguaglianza e di libertà.

È indubbio che quando le promesse elettorali rimangono tali, e cioè non vengono trasformate in atti politici concreti, ne soffre l’intera struttura democratica poiché le istituzioni non riusciranno a soddisfare le aspettative dei cittadini.

La cosa più grave è illudere i cittadini con promesse, irrealizzabili, perché fuori dalla portata,

soprattutto non appartengono al ruolo dei COMITES occuparsi di temi come ad esempio cittadinanza o visti, o addirittura riforma dello stesso organismo.

Tutto questo non fa altro che alimentare un sentimento di sfiducia e di disaffezione dalla politica, ma nei confronti di un organismo che pochi conoscono, perché in passato non sono stati capaci di fare nulla di concreto per la comunità a parte rare eccezioni .

Allo stesso tempo, va considerato un altro effetto dell’uso delle promesse (vuote) in campagna elettorale. Sempre più spesso, gli eletti giustificano l’incapacità di creare un reale cambiamento (che loro stessi avevano promesso) delle istituzioni che governavano precedentemente.

A prescindere dal fatto che ciò sia vero oppure no, è evidente che una simile pratica, a cui ricorrono sempre, è una regola che funziona per tutte le istituzioni, indebolisce il rapporto tra cittadini e istituzioni. L’impegno degli amministratori dovrebbe cominciare ben prima dall’assunzione della carica pubblica, ovvero quando rivestono ancora i panni del candidato che si confronta sulle varie proposte, mantenendo un atteggiamento responsabile, tenendo conto delle reali condizioni (patrimoniali e finanziarie) dell’istituzione che si candida a governare e dei vincoli di bilancio. Ciò non significa rinunciare ad un progetto di cambiamento; piuttosto, significa evitare di proporre false promesse che rischiano solo di compromettere ulteriormente la fiducia dei cittadini.

A mio parere, il senso vuoto delle promesse elettorali affonda le radici nell’incapacità di formulare un piano di idee chiare ed un progetto serio e di lungo periodo per la nostra comunità . Il vero problema, infatti, è che le liste e i candidati (chi più o chi meno) non hanno bene in mente quali sono i veri problemi della comunità. Ci sono idee (poche, a dire il vero) interessanti ma che fanno fatica a rappresentare un piano organico di rilancio di una comunità italiana abbandonata, e tra altro le promesse fatte sono una ministra riscaldata, che sono state uste in tutte le campagne elettorali, politiche e non, e per questo che mi sorge il dubbio come può un piccolo comitato fare quello che la politica e i nostri amati rappresentati non hanno realizzato in 15 anni?

Esposito Emanuele

Marco Testa nominato “Ufficiale” dell’Ordine di Liverpool

In un messaggio diramato dal Sindaco di Liverpool, Wendy Waller, si apprende che Marco Testa è stato insignito dell’Ordine di Liverpool, nella classe di Ufficiale, onorificenza propria del Comune di Liverpool, istituito il 7 novembre 1810 il governatore Lachlan Macquarie, il quale fondò Liverpool come primo insediamento non penale in onore del Conte di Liverpool, allora Segretario di Stato britannico per le Colonie.

Dall'introduzione dell’Ordine nel 2004, che ha sostituito i City of Liverpool Heritage Awards istituiti nel 1979, ci sono stati oltre 500 personaggi locali, nazionali ed internazionali il cui nome è preservato nei registri dell'onorificenza.

Scorrendo i nominativi, dal 1979 al 2021, gli elenchi presentano una lista di noti leader della comunità di Liverpool in una serie di campi, incluso il Primo Ministro Gough Whitlam, Padre Nevio Capra, George Paciullo e altri distinti italo-australiani.

I premi sono stati creati nel 1979 dall'ex sindaco Noel Short e vengono consegnati il 7 no-

UNOFFICIAL

MEDIA STATEMENT

Monday 8 November 2021

THE LATE SIR JAMES GOBBO AC CVO QC

Sir James Gobbo was the quintessential Australian success story.

The son of Italian migrants, James spoke little English during his childhood.

However, a powerful intellect and drive resulted in him being awarded a Rhodes Scholarship 70 years ago.

vembre di ogni anno, data di fondazione del Liverpool. L’Ordine di Liverpool include tre classi: Compagno, Ufficiale e Membro. Le onorificenze vengono assegnate ai cittadini che hanno dato contributi eccezionali alla comunità di Liverpool, nel campo delle politiche sociali, del volontariato, economiche, sportive e scientifiche.

"I premi annuali dell'Ordine di Liverpool riconoscono persone straordinarie che rendono la nostra città un luogo migliore in cui vivere, lavorare, studiare e visitare. I destinatari hanno dato un grande contributo in una

He went on to be a barrister, Queens Counsel, Judge of the Victorian Supreme Court, Lieutenant-Governor of Victoria and ultimately Governor of Victoria.

Sir James was rightly proud of his rich Italian heritage and of the multicultural nation he served. In so many ways Sir James was the father of modern multiculturalism in Australia, which stands as one of his most significant legacies.

He had a deep Catholic faith and was a recipient of the Knight Grand Cross of the Order of St Gregory from The Vatican.

Sir James gave generously of his time to so many causes throughout his life including the Council for the Order of Australia, the National Library of Australia and the Australian Multicultural Foundation.

He was married to Lady Shirley for more than sixty years.

On behalf of the Australian Government, I extend my condolences to Lady Shirley and his family.

vasta gamma di settori, dal far progredire la storia, la musica e i risultati sportivi del Liverpool al fornire supporto essenziale a chi ne ha bisogno", , ha affermato il sindaco Wendy Waller.

Marco Testa ha ringraziato le autorità comunali per la nomina ad Ufficiale dell’Ordine di Liverpool. “Onorato e grato di aver ricevuto l'Ordine del Liverpool nella Divisione ‘Ufficiali’ per il servizio alla comunità. Per questo non viene meno il mio impegno per aumentare la qualità della vita dei concittadini di questa grande città, nuovo epicentro della metropoli di Sydney.”

Gp Shortages in the spotlight as Senate inquiry hearings commence

The shortage of GPs in Werriwa will be under the spotlight today as the first public hearing of a Senate inquiry examining the issue gets underway in Canberra.

Labor called for the inquiry in a bid to investigate the critical lack of doctors across outer metropolitan, rural and regional Australia.

Submissions have been made to the inquiry from range of organisations, including doctors, GP practice managers, universities, peak bodies, health advocates and concerned patients, including Myhealth in Werriwa.

“I hear it all the time when I’m out and about in the community - people are finding it really hard to see a doctor

when they need it, and the pandemic has only made it more challenging, Ms Stanley said.

“It can be really stressful for families and it ultimately puts more pressure on hospitals.”

Ms Stanley said the local community needed solutions to the crisis which is only getting worse.

The Senate Inquiry will examine the Government’s current geographical classification system, the stronger Rural Health Strategy, GP training reforms, and the effects of the Medicare rebate freeze.

The Inquiry will also assess the impact of the COVID-19 pandemic on doctor shortages in outer metropolitan, rural, and regional Australia.

Migliaia di insegnanti del NSW a rischio lavoro perché non ancora vaccinati

Quasi 5,000 insegnanti del NSW stanno rischiando la sospensione perché non hanno ancora detto se sono completamente vaccinati contro il COVID-19, al momento dell'entrata in vigore dell’obbligo di vaccinazione.

Gli insegnanti non hanno informato il dipartimento dell'istruzione del loro status, ha detto il capo del dipartimento del personale Yvette Cachia in un'udienza di stime di bilancio al parlamento del NSW.

Cachia ha detto che non è sorprendente che molti se ne stiano andando all'ultimo minuto, data l'esperienza internazionale, e si aspetta che molti insegnanti attestino il loro stato di vaccinazione nei prossimi giorni.

Quasi 74.000 insegnanti sono registrati come completamente vaccinati. Il parlamentare di una nazione Mark Latham si è chiesto

perché i test rapidi dell'antigene non potessero essere utilizzati per gli insegnanti non vaccinati, invece di sospenderli.

Il ministro dell'Istruzione Sarah Mitchell ha dichiarato che il test rapido dell'antigene "svolge certamente un ruolo", ma non può sostituire la vaccinazione, che è il modo migliore per proteggere studenti e insegnanti.

"Anche se un membro del personale facesse un test rapido dell'antigene e non fosse positivo al COVID, si troverebbe in un'aula dove potrebbe esserci un bambino che potrebbe metterlo a rischio", ha detto la segretaria del dipartimento Georgina Harrisson. Il test rapido dell'antigene per le scuole è in fase di sperimentazione nella città di confine di Albury, che ha un focolaio. Viene utilizzato come sorveglianza nella comunità per assicurarsi che l'epidemia sia contenuta e per garantire che non vi

sia trasmissione nelle scuole, ha detto Harrisson.

La forma di test più rapida e meno affidabile potrebbe anche essere utilizzata per limitare la quantità di tempo che le persone esposte al virus devono trascorrere in autoisolamento.

Nel frattempo, le modifiche alla tabella di marcia per la riapertura del governo del NSW significano il ritorno di ulteriori attività nelle scuole.

Saranno consentite assemblee e presentazioni in coorti all'aperto, tornano i balli e le escursioni e si potrà suonare musica se gli studenti potranno indossare una maschera.

Circa 19.000 purificatori d'aria sono stati acquistati per le scuole a seguito di un audit in tutto lo stato sulla ventilazione delle aule, l'udienza delle stime è stata comunicata nei giorni scorsi. Finora ne sono stati installati poco meno di 2000.

Il ministro dell'Istruzione del NSW Sarah Mitchell.
The Hon. Scott Morrison MP Prime Minister

notizie comunitarie

Per non dimenticare

Il 4 novembre si celebra il “Giorno dell’Unità Nazionale” e “Giornata delle Forze Armate”, in ricordo della fine della prima guerra mondiale.

In occasione del 4 novembre e nei giorni immediatamente precedenti, le più alte cariche dello Stato si recano nei Luoghi della Memoria per rendere omaggio ai Caduti.

Dall’Altare della Patria a Roma, in cui riposa il Milite Ignoto, al Sacrario di Redipuglia dove sono custodite le spoglie di 100.000 Caduti nella guerra del '15 -'18, fino a Vittorio Veneto, dove si svolse l'ultimo confronto militare della Grande Guerra fra esercito italiano ed esercito austro-ungarico.

L’Italia il 4 novembre ricorda, commemorando i suoi Caduti, l’Armistizio di Villa Giusti che consentì agli italiani di rientrare nei territori di Trento e Trieste, e portare a compimento il processo di unificazione nazionale iniziato in epoca risorgimentale.

L’impegno militare lungo il confine nord-orientale, dallo

Stelvio agli altipiani d'Asiago, dalle Dolomiti all'Isonzo e fino al mare, fu la testimonianza di quel profondo sentimento di amor di Patria che animò i nostri soldati e gli italiani in quegli anni.

L’Italia dimostrò di essere una Nazione e alimentò questo senso di appartenenza con la strenua resistenza sul Grappa e sul Piave, fino alle giornate di Vittorio Veneto.

Le Forze Armate, ricordando la raggiunta unità nazionale, onorano il sacrificio di oltre seicentomila Caduti e di tante altre migliaia di feriti e mutilati, con sentimento di gratitudine che la festa del 4 novembre vuol mantenere vivo poiché è dall’esperienza della storia che nascono i valori irrinunciabili di una Nazione. Il significato del ricordo della Grande Guerra non è quello della celebrazione di una vittoria, o della sopraffazione del nemico, ma è quello di aver difeso la libertà, raggiungendo una unità tanto difficile quanto fortemente voluta.

Tradizionale 4 novembre a Leichhardt

Come ormai da tradizione, a Sydney, la Festa delle Forze Armate è stata celebrata a Leichhardt, presso la chiesa dei Cappuccini di San Fiacre.

La pioggia ha limitato i partecipanti e la commemorazione è iniziata con forte ritardo per il mancato arrivo del rappresentante consolare.

Presenti quasi tutti i rappresentanti locali delle Associazioni d’Arma, ma come sempre, l’organizzazione è stata affidata all’Arma dei Carabinieri che, per voce del Coordinatore per l’Australia, Comm. Antonio Bamonte, ha porto il benvenuto ai presenti.

“Buongiorno a tutti e, in particolare, a chi ha servito nelle forze armate - ha letto il Commendatore - Oggi è il giorno dedicato a loro, a noi, a chi si è impegnato a difendere l'Italia contro le aggressioni esterne e anche interne come nel caso dei carabinieri che ho l'onore di rappresentare in questo Paese. Oggi vogliamo celebrare il sacrificio di tanti Italiani chiamati alle armi le cui vite sono state spezzate nella tragica guerra ed è doveroso ricordare e celebrare anche le migliaia di donne che hanno mantenuto in piedi l'economia Nazionale prendendo il posto degli uomini nelle fabbriche e nelle campagne”.

A seguire il Commendatore ha ringraziato i rappresentanti delle Associazioni e delle Forze Armate presenti... dimenticandosi di Maurizio Aloisi, presidente del Comites, la seconda carica istituzionale della nostra comunità.

L’incaricato della chiesa, Cav. Felice Montrone, ha colto l’occasione per ricordare che i Cappuccini presto festeggeranno il loro 75.mo anniversario in loco e che, oltre alla squadra di calcio, hanno fondato La Fiamma... inoltre, alla domenica, in questa chiesa vengono tantissimi giovani. Buono a sapersi.

L’onorevole Gaetano Zangari ha letto un messaggio sulla Festa che ha voluto ripetere anche in inglese, dimostrando il suo attaccamento alla comunità che rappresenta.

“Oggi, 4 novembre, ci riuniamo per onorare e celebrare la Giornata dell’Unità Nazionale e la Giornata delle Forze Armate.

Ringrazio il signor Antonio Bamonte dell’Associazione Nazionale Carabinieri per l’onore di essere qui con tutti voi per questa occasione tanto importante.

Oggi siamo qui perché desideriamo onorare le Forze Armate del passato e quelle del presente ricordando il sacrificio di quegli Italiani e non possiamo dimenticare con tanta tristezza e che ogni conquista ha sempre un prezzo pesante da pagare e l’Italia ha pagato con 90.000 caduti, di cui alcuni non sono stati neanche identificati.

Proprio in memoria di tanta tristezza e riconoscenza per l’indiscusso Amor di Patria, l’Italia ha destinato una sepoltura simbolica al Milite Ignoto italiano presso il Vittoriano, nella Roma capitale”.

L’addetto consolare, arrivato in ritardo, ha parafrasato i discorsi precedenti e, considerato che l’or-

ganizzazione era dei Carabinieri, ancora una volta ha ricordato il loro impegno nel proteggere le sedi diplomatiche all’estero.

La solita corona votiva è stata posta ai piedi dell’altare portata dal carabiniere Sebastiano Villanova e dal marinaio Riccardo Montrone.

Presenti c’erano Alpini, Marinai, Bersaglieri e Avieri... ma nessuno ha passato la parola a loro che avrebbero tanto da raccontare a futura memoria.

Soprattutto gli Alpini, così importanti e sempre presenti nella Prima Guerra Mondiale, avrebbero meritato, almeno, una menzione d’Onore.

Il contributo dato dagli Alpini nella Grande Guerra è ampiamente evidenziato dalle seguenti cifre: ufficiali, sottufficiali e alpini morti 24.876, feriti 76.670, dispersi 18.305. Un famoso scrittore inglese, Rudyard Kipling, che perse l’unico figlio sul fronte francese, a Ypres, venuto in visita al fronte italiano nel corso della Prima Guerra Mondiale, espresse questo giudizio sugli Alpini: “Alpini, forse la più fiera, la più tenace fra le Specialità impegnate su ogni fronte di guerra. Combattono con pena e fatica fra le grandi Dolomiti, fra rocce e boschi, di giorno un mondo splendente di sole e di neve, la notte un gelo di stelle. Nelle loro solitarie posizioni, all’avanguardia di disperate battaglie contro un nemico che sta sopra di loro, più ricco di artiglieria, le loro imprese sono frutto soltanto di coraggio e di gesti individuali. Grandi bevitori, svelti di lingua e di mano, orgogliosi di sé e del loro Corpo, vivono rozzamente e muoiono eroicamente”.

Il Senatore Francesco Giacobbe, impossibilitato a partecipare

perché impegnato all’estero, ha inviato all'Associazione Carabinieri di Sydney il suo messaggio: "La cerimonia per l’Anniversario dell’Unità Nazionale d'Italia e le Forze Armate del 4 novembre rappresenta per l'Italia e per noi cittadini all'estero unità e affetto alla Patria nonché il legame indissolubile che ci lega ai nostri luoghi di origine - scrive il Senatore - Ogni giorno siamo chiamati a ricordare le donne e uomini delle forze armate e il loro sacrificio senza il quale oggi non avremmo l’Italia Repubblicana unita, libera e solidale.

Rinnoviamo tutto il nostro sostegno e impegno ai tanti giovani e non, impegnati nelle Forze Armate, perchè essi sono i garanti della Democrazia in Italia e all'estero e portatori di sani principi di pace e umanità nel Mondo. Rendiamo omaggio a quanti hanno dato e continuano a dare al servizio della Repubblica Italiana".

Durante la cerimonia sono stati eseguiti gli inni nazionali d’Australia e d’Italia cantati da Lisa Genovese con l’accompagnamento musicale di Jack Patanè. Al termine della cerimonia, il presidente dei Carabiniere del NSW, Sebastiano Villanova, ha presentata la tessera onoraria di Carabiniere al Jack Patanè onnipresente a tutte le feste della comunità. Un giusto riconoscimento.

Questa è la realtà della Festa dei Carabinieri tenutasi, oggi 4 novembre 2021 a Leichhardt, nella chiesa dei padri Cappuccini. Per il vero motivo e il vero significato del “Giorno dell’Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate” pubblichiamo, qui a fianco, una breve ma esauriente descrizione.

L'onorevole Guy Zangari tra due Carabinieri in uniforme
Il Presidente Giuseppe Querin con un drappello di Alpini
Jack Patanè e Lisa Genovese
Sebastiano Villanova e Riccardo Montrone

Sydney dice addio a Giovanna Toppi: l'italiana che ha costruito un impero culinario

Sydney ha perso la sua nonna. Giovanna Toppi, immigrata italiana che ha costruito un impero culinario e ha contribuito a cambiare il modo di mangiare della città.

Ancora attiva nella cucina della figlia fino a tempi relativamente recenti, è morta all'età di 85 anni a seguito di una lunga

malattia. Toppi è giunta in Australia nei primi anni '50, senza una parola d’inglese. Ha sposato William, un allibratore e ha iniziato a lavorare come lavapiatti prima di diventare capo chef del ristorante Buona Sera per poi gestire Sole Mio, Giovanna’s, La Strada e infine Machiavelli con le figlie Paola e Caterina.

Nel corso degli anni ha nutrito personaggi ricchi, famosi e potenti, tra cui Mick Jagger, Rupert Murdoch, Elton John, Gough Whitlam, Sylvester Stallone, Sammy Davis, Rod e Rachel Stewart, Shirley Bassey e persino Michael Hutchence e Kylie Minogue durante la loro breve storia d'amore.

È stata anche l’ideatrice di una singolare tradizione, appendere i ritratti dei VIP attorno ai vari tavoli del Machiavelli, che nel corso degli anni era diventato un barometro della scala del potere di Sydney dell'epoca.

Parlando ai microfoni di SBS, Paola Toppi avrebbe detto il segreto della cucina della madre: “Ogni volta che cucina, esce incredibilmente bene, non importa cosa sia. Anche se è la pasta più semplice con sugo di pomodoro ed erbe aromatiche, riesce a far risaltare i sapori come nessun altro sa fare. E tutto questo senza misurazioni o ricette di sorta!”

Scoperta shock sotto la stazione ferroviaria centrale di Sydney

I milioni di australiani che sono passati dalla stazione centrale di Sydney probabilmente non avevano idea di quali segreti si nascondessero sotto le sue vivaci piattaforme.

Ma ora, più della storia coloniale del sito sta venendo alla luce, con la scoperta scioccante di una tomba funeraria di 181 anni, contenente 11 tombe, scoperta durante gli scavi per le nuove piattaforme della metropolitana.

Le targhe con i nomi sulle tombe risalgono al 1840 e danno un'idea dei primi insediamenti dell'area e delle pratiche di sepoltura nella Sydney coloniale.

Ora è in corso la ricerca dei discendenti di due famiglie coloniali di Sydney nominate sulle tombe, le famiglie Perry e Ham.

Il dottor Iain Stuart, direttore degli scavi per il progetto della metropolitana di Sydney, ha affermato che in precedenza era noto che nel sito esisteva un cimitero , ma gli storici ritenevano che il sito fosse stato completamente rimosso nel 1901 e nel 1902 quando le autorità riesumarono circa 35.000 corpi dal sito. Nel sito è stata trovata una sepoltura di 181 anni, contenente 11 tombe.

Il dottor Stuart ha esortato i parenti o i discendenti delle famiglie Perry e Ham a prendere contatto con il team della metropolitana di Sydney.

"La famiglia Ham era piuttosto conosciuta nei circoli letterari di Sydney e Victoria", ha detto. “Queste cose sembrano essere così lontane nel passato, ma stiamo parlando con persone che sono davvero molto vicine a loro, stiamo parlando con persone che sono loro pronipoti. "Quindi aiuta a ricordarci che la prima Sydney non è così lontana dai giorni nostri".

Da quando sono stati scoperti i manufatti, nel 2019, sono in corso lavori per determinare le identità utilizzando modelli fotografici e documenti di sepoltura incrociati.

Questa è la seconda tomba con una targhetta leggibile ad essere scoperta durante i lavori di costruzione sulle nuove piattaforme della metropolitana di Sydney.

Nel 2019, una ricerca ha scoperto una serie di discendenti di Joseph Thompson la cui targa con il nome risalente al 1858 è stata identificata durante gli scavi di Central.

I resti del signor Thompson saranno reinterrati durante una cerimonia con i suoi discendenti entro la fine dell'anno presso l'Eastern Suburbs Memorial Park. Il sito della stazione centrale, un tempo, era il cimitero di Devonshire Street, chiuso nel 1867. Nonostante la maggior parte delle tombe sia stata rimossa prima della costruzione della Stazione Centrale nel 1901, da allora sono state scoperte più di

Servizi Inner West light rail sospesi per crepe nei tram

Il servizio di metropolitana leggera Inner West di Sydney è stato sospeso giorni a causa di problemi di sicurezza dopo che sono state scoperte crepe in diversi tram.

Gli autobus sono destinati a sostituire i tram lungo l'intera linea mentre il personale sta controllando "piccole crepe alla saldatura su un numero di veicoli".

Le crepe sono state trovate durante un'ispezione di manutenzione ordinaria e un portavoce di Transdev, l'operatore privato della rete metropolitana leggera, ha confermato che era stato riscontrato un guasto meccanico sui veicoli durante le recenti ispezioni.

"Ci scusiamo sinceramente per qualsiasi inconveniente causato da questo problema e ringraziamo i clienti per la loro pazienza durante questo periodo", ha detto il portavoce, aggiungendo che il guasto rappresentava un piccolo rischio.

“Gli autobus stanno sostituendo i servizi di metropolitana leggera e il personale del servizio clienti è a disposizione per avvisare i passeggeri delle interruzioni del servizio e guidarli verso autobus sostitutivi. Abbiamo preso la decisione di sospendere i

Liverpool City Council

60 tombe e cinque volte. Central sta subendo il suo più grande aggiornamento da decenni, con la costruzione di nuove piattaforme della metropolitana a 27 metri sottoterra e la consegna di un nuovo atrio sotterraneo.

Central Walk dovrebbe essere completato nel 2022 e aprirà mentre la costruzione della metropolitana di Sydney continua, con i servizi ferroviari della metropolitana tra Bankstown e Chatswood a partire dal 2024.

THANK YOU GALA DINNER

Friday 12 November 2021, 6pm - 11pm Liverpool Catholic Club, 424-458 Hoxton Park Road, Prestons NSW 2170

Delicious food, live entertainment, give-aways, and, of course, fundraising will still be on the menu with this year’s funds raised from the Thank You Gala Dinner going towards helping some of our most vulnerable in our community.

servizi sulla linea mentre le squadre di manutenzione effettuano ispezioni più dettagliate”.

La portavoce dell'opposizione sui trasporti, Jo Haylen, ha criticato l'appalto all'estero del governo per i mezzi di trasporto pubblico.

Associazione Nazionale Carabinieri

Presidenza Sezione Sydney Carissimi Colleghi, Simpatizzanti ed Amici, il 21 Novembre ricorre la celebrazione della Virgo Fidelis, Patrona dell’Arma dei Carabinieri.

L’Associazione ha organizzato una messa celebratrice per Domenica 21 Novembre alle 10:45 presso la Chiesa di S. Fiachre a Leichhardt. Nella speranza di vedervi partecipare numerosi, invito voi, i vostri familiari ed amici ad attendere.

A seguito della messa ci sposteremo presso il ristorante Gioia Caffè per riunirci, così da rivederci dopo così tanto tempo. Per coloro che possono attendere il pranzo, vi prego contattarmi in anticipo per poter prenotare tavoli a sufficienza: 0416 911525.

Cordiali Saluti C/re Sebastian Villanova Presidente ANC Sydney

¡ Luego!

Miércoles 10 Noviembre 2021

Detenido en Australia Occidental un hombre de 36 años que secuestró durante 18 días a una niña

La menor, de cuatro años, ha sido hallada con vida y sin aparentes daños físicos encerrada en una casa a unos 75 kilómetros del camping en el que fue raptada

La policía australiana detuvo el jueves a un hombre de 36 años por secuestrar durante 18 días a Cleo Smith, una niña de cuatro años, en el oeste del país. La menor fue hallada el miércoles con vida y sin aparentes daños físicos encerrada en una casa en Carnarvon, una ciudad del Estado de Australia Occidental, unos 75 kilómetros al sur del camping en el que se alojaba con su madre,

Ellie Smith, y su padrastro, Jake Gliddon, cuando fue raptada. Cleo Smith fue vista por última vez en la tienda de campaña de la madre y su pareja el 16 de octubre en el camping de Blowholes. La niña se había despertado a la una de la mañana de ese sábado para pedir agua, pero cinco horas después, la madre y su pareja descubrieron que Cleo había desaparecido con su saco de dormir. Su búsqueda se activó por tierra y aire, hubo controles en carretera y un rastreo a través de las cámaras de seguridad. Tras un primer examen mé-

dico, la policía aseguró el jueves en una rueda de prensa que la menor no sufre daños físicos. Un equipo de especialistas hablará con la pequeña para evaluar aspectos psicológicos. “Fue realmente conmovedor verla interactuar y jugar en el patio trasero [de su casa] y simplemente ser ella misma y estar cerca de sus padres”, declaró el oficial Cameron Blaine, quien participó la noche del miércoles en el operativo de rescate y que halló a la niña “despierta y jugando” en la vivienda donde estaba retenida, a tres kilómetros del hogar familiar, según los medios australianos. La policía también publicó un audio del momento en el que los agentes encontraron a Cleo, quien tras ser preguntada varias veces dice su nombre con un hilo de voz.

El detenido, identificado como Terence Darrell Kelly, fue trasladado hasta en dos ocasiones al hospital por autolesionarse antes de ser interrogado durante más de 30 horas. El hombre fue acusado de varios cargos relacionados con el secuestro, según informó la policía, que no deta-

El futbolista profesional Josh Cavallo hace pública su homosexualidad

El australiano, centrocampista del Adelaide United, provoca una oleada de apoyo en el mundo del deporte

En el fútbol profesional, hacer pública la homosexualidad no es una práctica común debido al gran tabú que todavía existe al respecto. Este miércoles, sin embargo, Joshua Cavallo, centrocampista del Adelaide United, de 21 años, se ha convertido en el primer jugador de la A-League (la principal categoría de fútbol en Australia) en comentar públicamente que es gay, un caso prácticamente inédito en el fútbol de alto nivel. Cavallo se muestra visiblemente emocionado durante los casi tres minutos de duración de su mensaje. “Soy futbolista y soy gay”, sentencia el centrocam-

pista al inicio. “Mientras crecía, siempre sentía la necesidad de esconderme a mí mismo porque estaba avergonzado. Pensaba que no podría dedicarme a lo que me gusta”, explica. El australiano confiesa que estaba “cansado de tratar de rendir al máximo” mientras vivía una “doble vida”.

Aunque temía por la reacción de su entorno más cercano, entrenadores y compañeros de equipo incluidos, Cavallo reconoce que su respuesta ha sido muy positiva, por lo que ha animado a otros en su misma situación a no tener miedo a ser ellos mismos. “Me hace ilusión que todos conozcan al auténtico Josh Cavallo”, concluye el futbolista.

Además del vídeo, el australiano ha publicado en Twitter una serie de imágenes en las que da

más detalles sobre su situación. Explica que llevaba seis años luchando contra su propia orientación sexual y que se alegra de poner fin a ese conflicto. También señala la insólita situación de que ningún jugador profesional en activo alrededor del mundo haya hecho pública su homosexualidad hasta ahora.

El anuncio de Cavallo ha generado una oleada de apoyo en las redes sociales, a la que se han sumado jugadores como Gerard Piqué y Antoine Griezmann.

El jugador del Barça ha querido “agradecer el paso que ha dado” para que el mundo del fútbol siga adelante. Por su parte, Griezmann ha asegurado que se siente “orgulloso” del australiano.

También muchos clubes de Primera división han querido participar en la celebración de la noticia, con mensajes de apoyo por parte del FC Barcelona, el Arsenal, la Juventus y el Liverpool, entre otros. Su propio equipo, el Adelaide, ha fijado el vídeo de Cavallo en su perfil oficial de Twitter. Fuera del mundo del fútbol, el recientemente retirado Pau Gasol ha tenido buenas palabras para el australiano, al que ha agradecido su paso adelante con el recordatorio añadido de que un suceso como este “no debería ser noticia en 2021

lló los mismos para proteger a la niña. Entre los delitos se incluye el de llevarse por la fuerza a un menor de 16 años, según el comunicado recogido por las agencias de noticias. El acusado dio a entender que comprendía los cargos que se formulaban en su contra y no pidió la libertad provisional en una primera vista celebrada ante el tribunal de justicia de Carnarvon.

Su detención se produjo durante la madrugada del jueves en una calle de la ciudad australiana, poco después de rescatar a la niña de cuatro años. La policía confirmó que Kelly, quien deberá

comparecer de nuevo ante los tribunales el próximo 6 de diciembre, actuó en solitario, no tenía vínculos con la familia ni antecedentes por pederastia.

Según el diario australiano The Sydney Morning Herald, el detenido tenía en su casa una habitación llena de muñecas, algunas de ellas dentro de su caja original. Además, Kelly publicó en Facebook en abril de 2020 fotografías en las que se le veía con muñecas en un automóvil con el comentario: “Me encanta llevar a mis muñecas a dar vueltas en coche y arreglarles el pelo y hacer selfis en público”.

Sólo el 2% de la Gran Barrera

de Coral escapa a la deterioro climático

Solo el 2% de la Gran Barrera de Coral australiana se mantiene a salvo del blanqueamiento que la deteriora y acaba con estos seres vivos, resultado de tres décadas de impactos climáticos múltiples.

El autor principal de una nueva investigación, el profesor Terry Hughes del Centro de Excelencia de ARC de la Universidad James Cook, dijo en un comunicado que la frecuencia, intensidad y escala de los extremos climáticos está cambiando drásticamente lo que conlleva, entre otros efectos, olas de calor marinas que blanquean a los corales y los extermina. El blanqueamiento es una respuesta de estrés de los corales al sobrecalentamiento de las aguas, provocando la expulsión de las algas y nutrientes que el coral necesita, causando su decoloración. Según el estudio de Hughes, el ochenta por ciento de los corales sufrió un deterioro significativo durante los años 2016, 2017 y 2020.

La Gran Barrera de Coral se compone de más de 3.000 arrecifes individuales que se extienden

a lo largo de 2.300 kilómetros y es la tercera atracción turística de Australia después de la Bahía de Sídney y Uluru. Este monumento natural sustenta aproximadamente 65.000 puestos de trabajo en la industria del turismo. A nivel mundial, millones de personas dependen de la supervivencia de los arrecifes para su sustento y seguridad alimentaria.

Los resultados publicados el jueves muestran también que los corales que han sufrido olas de calor están menos afectados por el estrés térmico, pero Sean Connolly del Smithsonian Tropical Research Institute, coautor del estudio, advierte que una mayor frecuencia e intensidad del blanqueamiento, reduce la resiliencia del arrecife coralino.

Este estudio se publica al tiempo que se desarrolla en Glasgow (Escocia) la COP26 sobre el clima y Australia, uno de los mayores exportadores de energías fósiles, se comprometió a lograr la neutralidad carbono en 2050, rechazando la fecha más ambiciosa de 2030.

Papa Francisco designa a la primera mujer en la historia como secretaria general de la Gobernación del Estado del Vaticano

El cargo lo ocupará la hermana Raffaella Petrini, una monja italiana de 52 años que tiene un título de LUISS, una prestigiosa universidad de negocios en Italia.

El Papa Francisco nombró por primera vez a una monja para el segundo puesto en la gobernación de la Ciudad del Vaticano, convirtiéndola en la mujer de mayor rango en el estado más pequeño del mundo.

El nombramiento se realizó el jueves y se trata de la hermana Raffaella Petrini, una monja italiana de 52 años, es otro ejemplo de las decisiones del Papa de 84 años para colocar mujeres en un papel de liderazgo.

El nuevo cargo de Petrini como secretaria general de la Gobernación del Estado de la Ciudad del Vaticano es comparable a ser vicegobernador

de un estado. El Governatorate, con sede en un gran palacio en el centro de la Ciudad del Vaticano, supervisa a más de 2.000 empleados.

El nombramiento de Petrini, que tiene un título de LUISS, una prestigiosa universidad de negocios italiana, es otro intento del Papa por cumplir las promesas de mejorar el equilibrio de género hechas hace años.

El Governatorate supervisa el funcionamiento diario de la Ciudad del Vaticano, incluidos departamentos como la policía, los bomberos, el servicio de salud, los museos, el mantenimiento y el personal de oficina.

Otras mujeres ya ocupan puestos número dos en departamentos del Vaticano, pero se ocupan de cuestiones religiosas y sociales y tienen niveles de personal mucho más pequeños.

Francisco ha dicho que no ve ninguna razón por la que una mujer no deba ocupar un cargo superior aparte de aquellos que, por razones doctrinales, están abiertos solo a sacerdotes ordenados.

Esta superfruta australiana contiene 100 veces más vitamina C que la naranja

Se trata de la ciruela kakadu, también conocida como gubinge, murunga o ciruela verde, el fruto del árbol Terminalia Ferdinandiana. Los aborígenes australianos han cultivado esta fruta, conocida por sus propiedades curativas, desde hace más de 50.000 años.

La vitamina C es uno de los nutrientes esenciales para nuestro organismo. Las naranjas y los limones son ricos en dicha vitamina, pero los bosques australianos esconden una fuente inesperada de ácido ascórbico.

Además de deliciosa, la ciruela kakadu destaca por su alto contenido en vitamina C: aporta hasta cinco gramos por cada 100 gra-

mos de fruto, aproximadamente 100 veces más que una naranja. Es rica en antioxidantes y en ácido fólico, por lo que ayuda a prevenir el envejecimiento prematuro de la piel y del organismo en general. También tiene ácido gálico, apreciado por sus propiedades antibacteriales, y ácido elágico, que reduce la inflamación y hasta puede protegerte contra el cáncer. Gracias a su peculiar composición, la ciruela kakadu goza de gran popularidad en la industria cosmética.

Cada vez más marcas añaden su extracto a sus productos, desde cremas hasta champús, y es que ayuda a combatir las arrugas e hidratar la piel y el cabello.

Así es la cara de la nueva Ford Ranger que se estrenará en Australia

Nuevas imágenes espía provenientes de Australia exhiben la zona delantera de la nueva generación de la pick up. Será presentada este año y fabricada en Argentina a partir de 2023.

La nueva generación de la Ford Ranger volvió a aparecer a través de imágenes espía (de Ford Ranger Club Australia en Instagram) que tienen como protagonista principal al sector delantero. La marca ya había revelado imágenes, pero pertenecientes a otras zonas del vehículo.

“Ford ha reimaginado y rediseñado la Ranger para hacerla la opción más inteligente y versátil en los más de 180 mercados donde participa. Ford realizó más de 5 mil entrevistas y trabajó junto con cientos de dueños de camionetas y decenas de concesionarios del mundo para averiguar cómo los dueños usan sus camionetas, qué les gusta y que deseaban que tuviera la pickup y cuáles eran las cosas que más valoraban”, señala la filial oceánica, donde Ford ha llevado adelante la mayor parte del

desarrollo de su nuevo estrella en el segmento de las medianas.

La parte frontal de la nueva pick up mediana se destaca por su look vinculado con la Maverick. Sobresale la parrilla, que incluye una barra central horizontal que se extiende a la zona de las ópticas, que se destacan por su forma de C.

De esta forma, a través de imágenes espía y oficiales ya conocemos gran parte del diseño exterior de la nueva Ranger, cuyo desarrollo será compartido con la próxima Amarok gra-

cias a una alianza entre ambas marcas. La evolución del modelo también estaría presente en la mecánica que, según el mercado, podría incorporar un motor turbodiésel V6 3.0 para acompañar al 2.0 biturbo de la Raptor actual presente en el mercado local.

Otra de las opciones sería una inédita motorización con tecnología híbrida enchufable que combina un motor naftero

2.3 con turbocompresor con la electrificación. Según un anticipo de CarExpert, tendría 367 caballos, 680 Nm de torque y un consumo de 3 l/100 km. El próximo capítulo de la Ford Ranger tendrá su presentación mundial a fines de 2021 y luego, recién en 2023, será producida en la Planta Pacheco de Argentina, de donde sale la generación anterior del modelo.

PROTEJAMOS EL MEDIO AMBIENTE

Rigoberta Menchú, activista de los derechos humanos de Guatemala y ganadora del Premio Nobel de la Paz

Rigoberta Menchú Tum, nació el 9 de enero de 1959, en Chimel, municipio de San Miguel Uspantán, Departamento de El Quiché, Guatemala. Rigoberta es una activista y defensora de la paz, la justicia social y los derechos humanos de los pueblos indígenas en Guatemala.

Nació en una familia campesina maya. Durante su infancia y juventud sufrió pobreza, discriminación racial y la violencia que durante décadas ha padecido la población indígena guatemalteca. Por ello, con tan sólo cinco años comenzó a trabajar junto a sus padres en las grandes fincas de las familias ricas y tradicionales del país; después, en su adolescencia, trabajó durante dos años en la capital

guatemalteca como empleada doméstica.

La activista guatemalteca creció en un país afectado por un conflicto armado entre el gobierno y una guerrilla reivindicadora de justicia social y mejores condiciones de vida. Para poder combatir contra esta organización popular, el gobierno optó por la violencia para lograr reprimirla. Asimismo, implementó una política de exterminio contra la población indígena maya. Debido a esta situación, gran parte de la familia de Rigoberta fue víctima: su madre y su hermano mayor fueron torturados y asesinados por los militares, y su padre quemado vivo durante una protesta. Por ésta y otras razones, desde joven Rigoberta se involucró en

diversas causas sociales y fue participante en foros internacionales para denunciar las desigualdades económicas, sociales, culturales y políticas dentro de su país. Desde 1977 comenzó a militar en el Comité Unidad Campesina, integrándose formalmente en 1979; durante este periodo el ejército nacional llevaba a cabo una campaña contra la población sospechosa de pertenecer algún grupo armado, fue en ese momento cuando se vio obligada al exilio en México, a donde llegó en 1981 apoyada por grupos militantes católicos. Desde este país se dedicó a denunciar a nivel internacional la grave situación de los indios guatemaltecos. Aunque Rigoberta sufrió la persecución política y posteriormente su exilio, no detuvo su lucha; al contrario, siguió con ella y contribuyó a la elaboración de la Declaración de los Derechos de los Pueblos Indígenas en la ONU.

Como ejemplo de los foros y eventos en donde participó, a partir del trigésimo quinto período de sesiones de la Asamblea General de las Naciones Unidas, Rigoberta formó parte desde 1982 de la Sub-Comisión de Prevención de las Discriminaciones y Protección de las Minorías. Asimismo, desde marzo de 1983 se ha presentado en las sesiones

de la Asamblea General para denunciar las arbitrariedades gubernamentales contra los indígenas y para reivindicar sus derechos humanos. El 10 de diciembre de 1992 le fue otorgado a Rigoberta Menchú un gran reconocimiento, el Premio Nobel de la Paz, convirtiéndose en la primera indígena, y en la más joven, en recibirlo. Con el dinero instituyó la Fundación Vicente Menchú, cuya misión es contribuir a recuperar y enriquecer los valores humanos para la construcción de una ética de paz mundial, a partir de la diversidad étnica, política y cultural de los pueblos del mundo. Así, a través de la fundación la gran activista guatemalteca ha desarrollado diversas iniciativas y estrategias para responder a las demandas de los pueblos originarios de Mesoamérica en el área educativa. Entre estas iniciativas se encuentra

el Diagnóstico de la Realidad Educativa de los Pueblos Indígenas de la Región Mesoamericana, donde se consultó a 174 comunidades de la región con respecto a su realidad y demandas educativas. Como gran resultado de la iniciativa se logró el desarrollo de programas de profesionalización a maestros indígenas del área rural.

Hoy en día, Rigoberta Menchú sigue luchando para promover el diálogo y la justicia social en Guatemala y persiste en la búsqueda de alternativas para reforzar la participación activa de los pueblos indígenas en la toma de decisiones sobre sus necesidades y sus derechos. Actualmente es integrante activa de la Iniciativa de Mujeres Premio Nobel de Paz (de la cual es cofundadora) y de la Fundación Peace Jam, así como miembro fundadora de la Asociación Política de Mujeres Maya.

A doubtful faith but a "widespread religion" attentive to values

The sociological survey "The uncertain faith" commissioned by the Italian Episcopal Conference at the age of 25 from "La religiosity in Italy” shows that only 22 percent (in 1995 was 31%) of Italians goes to Mass, but they have personal prayer. The number of those who believe in a life after death has fallen, from 41 to 28 percent.

Among Italians, the "doubtful faith" in God, in less than 10 years, has surpassed the certain one, but the weight of "significant values" such as family, respect, justice, solidarity, hospitality, sharing, work, friendship, sport is growing and honesty. Religiosity loses the element of participation in Sunday Mass (-9 percent from 1995 to 2020, pre-pandemic) and becomes "more reflective, meditated and therefore more problematic". It is no longer solid, no doubt, “but it has not failed”.

Thus the sociologist Roberto Cipriani, professor emeritus of the Roma Tre University, presents the monumental research “L'incerta fede. A quantum-qualitative survey in Italy ”edited by Franco Angeli, at the headquarters of the Education Sciences department of which he was director.

A quantitative (3238 questionnaires) and qualitative (164 indepth interviews) research, started in 2017 and commissioned by the Italian Bishops' Conference, 25 years old from "La religiosity in Italy", a survey that was disseminated before the Ecclesial Conference in Palermo in 1995. The data collected photograph the "state of health" of religiosity in the country, emphasizes Bishop Nunzio Galantino, president of the Administration of the patrimony of the Apostolic See, who as secretary general of the CEI saw the birth of the investigation. A fundamental work for the Italian Church, explains Galantino, because "before activating a pastoral plan it is necessary to deepen the knowledge of the area in which one intends to operate". And the survey conducted by Cipriani, Franco Garelli and many other collaborators, "without ignoring the numbers,

despair", "embracing faith" and "beyond everything".

The interviewees were then asked to talk about Pope Francis, whom one of them called "Pope for aperitifs" because he was an open and conversational person, close and nice. Based on the analysis of the feelings that people have towards the Pope, Cipriani notes, the positive orientations are 33.2 percent, neutral 46.4 and negative 20.3. But the overall judgment on the Argentine Pontiff, obtained through a different survey, is positive in 69.7 percent of cases, ambivalent in 22.2 and negative only in 8.1.

L'ultima santa italiana: Margherita della Metola

goes beyond the numbers themselves".

The numbers, often identical, down to decimals, in quantitative and qualitative research, speak of a drop in weekly attendance at Mass, from 31.1 percent to 22, and 14 percent of the 164 interviewees (78 left free to respond about their life and the meaning of existence, 86 who also answered questions about daily and festive life, life and death, happiness and pain and other dichotomies) that communion at Mass makes. They speak of a satisfactory happiness rate for 154 out of 164 people, but also of suffering present in 70 percent of them. They underline that with regard to death, 58.3 percent of those interviewed believe that religion helps to maintain a certain tranquility, even if in 25 years the number of those who strongly deny it has risen from 10.4 to 19.5 percent, life after death,

Prayer is kept alive, with 26.1 percent declaring that they practice it every week, while 26.8 never prays. Numbers higher than those of participation in Mass, and even higher is the frequency of prayer among Muslims. And if 35 percent says they belong to a Church or confession, there are numerous critical reflections on the religious institution, its components, rules and behaviours. Thus, the research reveals the emergence of a spirituality "which little by little, Cipriani emphasises," takes over from the traditional forms of religiosity which "relates to the supernatural ".

In the qualitative investigation, the presence of a sort of "religion of values" is also evident, alluding to the so-called “golden rule,” that is, not doing unto others what one would not want to do to oneself. Values espoused by Italians, in order of importance, are: family, justice, solidarity, welcome, sharing; then to follow, a little more distant: work, friendship, love, education, culture, tradition, religiosity, devotion, freedom. The researchers then identified five types of behavior in the interviewees: "pastoral care", "rhetoric of charitable humanitarianism", "prisoners of

In presenting the research, Bishop Galantino underlines the remarkable significance, for those who are committed to pastoral action, "of distancing oneself from the Church in the field of morality" as demonstrated by the many "possibilists on euthanasia". We are passing "from a religious emphasis centred on the repression and punishment of sin to a moral vacuum that coincides more and more with the cult of individuality". Thus "any personal behaviour is presented as an expression of freedom", but in this there is "a kind of postmodern narcissism", typical "of a childish generation".

Senza troppo chiasso, Santa Margherita (1287-1320) continua a stupirci dopo 700 anni. Di nobili origini, Margherita viene abbandonata dalla sua famiglia perché cieca, zoppa e gobba. Si rivolge quindi al Terz’Ordine di San Domenico, alla cui regola la sua vita si uniforma perfettamente, nella penitenza e nella preghiera. La sua santità è legata all’accettazione serena dei suoi handicaps e soprattutto all’essere stata testimone di bene, solidarietà e forza nella famiglia che l’ha accolta e nella sua città. Al momento della morte, a soli 33 anni, è acclamata santa: il suo corpo, ancora intatto, presenta le sue difficoltà fisiche e nel cuore sono impressi i segni della Santa Famiglia di Nazareth. È patrona dei non vedenti. La più antica notizia del Castello di Metola è del 1180, complesso di cui

oggi rimane la Torre; la Chiesa di Santo Stefano è stata recentemente restaurata e nei pressi si trova l’Oratorio della Santa Margherita. La canonizzazione di Santa Margherita ha dovuto però attendere ben 700 anni dalla morte. Soltanto nel 2021, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e deciso di estendere alla Chiesa universale il culto della Beata, attraverso il processo di canonizzazione equipollente.

L’Arcivescovo di Urbino Monsignor Giovanni Tani che ha così commentato: “Una bella notizia che arriva dopo un lungo percorso. Ora Santa Margherita può essere pregata e venerata in tutto il mondo, come già avviene”.

Il decennale della Domus Australia

Da sinistra: il Rettore della Domus Australia Bob Hayes, l'ambasciatore australiano presso la Santa Sede Chiara Porro, l'ambasciatore australiano in Italia Margaret Twomey e il cardinale Pell.

A dieci anni dal giorno in cui papa Benedetto XVI ha benedetto e aperto la Domus Australia a Roma, il cardinale George Pell, in urbe, ha celebrato la Santa Messa dell’anniversario.

Il cardinale Pell, la cui visione era quella di avere una presenza australiana nella Città Eterna, ha colto l'occasione per ringraziare le tante persone, specialmente quelle che sono rimaste con lui fin dall'inizio, che hanno contribuito a realizzare il suo sogno.

Le celebrazioni hanno incluso una Messa nella cappella annessa alla Domus Australia, concelebrata dal Rettore Padre Bob Hayes e da 16 sacerdoti australiani che vivono e studiano a Roma, seguita da un ricevimento nella Cripta.

Hanno partecipato l'Ambasciatore australiano presso la Santa Sede, Chiara Porro, l'Ambasciatore australiano in Italia,

Margaret Twomey, e il Senatore Francesco Giacobbe, insieme a molte Congregazioni religiose, Sacerdoti, Suore e Fratelli che hanno la loro Casa Madre a Roma. Acquistata dall’Arcidiocesi di Sydney nel 2008, dai Padri Maristi, e in seguito ad ampi lavori di ristrutturazione, la Domus Australia è stata ufficialmente inaugurata il 19 ottobre 2011. Combinando la storia e il fascino italiani con la grande ospitalità australiana, la Domus Australia dispone di 32 camere private, strutture per conferenze e una propria cappella che offre una base ideale per pellegrini, gruppi, famiglie e viaggiatori singoli.

Situata a pochi passi da Piazza di Spagna, dai Giardini Borghese, dalle principali attrazioni culturali e dalle principali aree dello shopping, è diventata famosa per la pace, la tranquillità e l'atmosfera rilassata che offre

nel centro della città. L'arcivescovo di Sydney Anthony Fisher OP ha affermato che, sebbene fosse deluso che il COVID gli avesse impedito di partecipare alle celebrazioni, era molto entusiasta di vedere la Domus Australia diventare una casa di accoglienza per i cattolici australiani e altri in pellegrinaggio.

“Ero lì nel giorno in cui Papa Benedetto XVI ha benedetto il nuovo centro che è diventato una 'casa lontano da casa', e preziosa per tante persone a Roma”, ha affermato l’arcivescovo.

“Ho molti bei ricordi delle celebrazioni alla Domus Australia, del giorno dell'Australia, le messe dell'ANZAC Day seguite da celebrazioni che riuniscono gli australiani che lavorano a Roma, così come gli ambasciatori di molte nazioni tra cui il nostro ambasciatore australiano presso la Santa Sede, funzionari vaticani e persino il Primo ministro.”

“Sebbene la strada (o la traiettoria di volo) per Roma sia attualmente chiusa per i fedeli dall'Australia, non vediamo l'ora di abbracciare quello spirito di pellegrinaggio in futuro, e so che la Domus Australia sarà un importante punto di ristoro per molti.”

“La mia preghiera è che molti più australiani accolgano questa chiamata al pellegrinaggio negli anni a venire, tornando a casa con la loro fede rinnovata, come discepoli missionari pronti a raggiungere tutti con amore, gioia e pace. E prego che la Domus Australia faccia la sua parte in questo”.

Perché la dieta non va in vacanza?

di Maria Carmela Padula

“Dieta” dal latino “diaeta” significa “modo di vivere”. Significato etimologico che colloca la dieta, il nostro modo di mangiare, nel capitolo ben più ampio e denso di valore, dello stile di vita. Assistiamo, invece, ad una distorsione di questo autentico significato, in quanto la parola “dieta” si coniuga spesso con altre parole, quali “restrizione”, “fame”, che si allontanano dall’equilibrio alimentare e fanno approdare sul piano della privazione di alimenti graditi e della libertà nelle scelte alimentari.

Nulla di più errato se abbiamo chiaro che, alla luce del binomio dieta-salute, come la salute non va in vacanza, così la dieta non va in vacanza. È vero che aperitivi, gite fuori porta, giornate al mare e occasioni conviviali sono parte integrante delle giornate estive, ma non saranno tali avvenimenti ad invalidare comportamenti alimentari corretti mantenuti durante il resto dei giorni o dei momenti della giornata alimentare caratterizzanti la stagione più calda dell’anno.

Mangiamo, infatti, anche in estate e mangiamo soprattutto perché mangiare ci serve per vivere: ogni giorno è necessario soddisfare il fabbisogno di energia e nutrienti attraverso l’introito di una certa quantità di cibo che varia da persona a persona, a seconda di vari fattori, tra cui il sesso, l’età, la composizione corporea ed il dispendio energetico.

Mangiare nella maniera corretta è fondamentale per la nostra sopravvivenza; è tuttavia necessario considerare che introduciamo nel nostro organismo non solo calorie, ma anche molecole. I grassi, le proteine e i carboidrati costituiscono le tre principali fonti di energia (macronutrienti) fondamentali nella nostra alimentazione.

Le vitamine e le sostanze minerali (micronutrienti), invece, non hanno funzione energetica, ma sono tuttavia indispensabili per l’attivazione del nostro organismo e per il mantenimento di alcune sostanze presenti nel nostro corpo.

Mangiare è dunque una ne-

Pani cottu di Castelvetrano

È la ricetta per eccellenza della cucina povera, facile e veloce da preparare, la più semplice tra tutte le varianti: Pane raffermo, anche di 15 giorni, aglio, olio, prezzemolo, acqua, pepe, pale, pecorino

I risultati migliori si ottengono con pane casereccio fatto

con farina di grano duro, come il pane nero di Castelvetrano. Soffriggete l’aglio con un po’ d’olio, aggiungete il prezzemolo e l’acqua. Portate a ebollizione e versate il pane raffermo tagliato a pezzi. Lasciare bollire per 10-15 minuti e servire con olio crudo, pecorino grattugiato, sale e pepe.

cessità legata al mantenimento del nostro corpo e dello stato di salute, oltre che la strada per la prevenzione, ossia l’insieme delle misure finalizzate a prevenire l’insorgenza delle malattie, agendo sulla riduzione dei fattori di rischio, che hanno a che fare con lo stile di vita di ciascun soggetto. E’ importante infatti alimentarsi in maniera corretta per prevenire alcune malattie cronico-degenerative, rispetto alle quali la corretta alimentazione (e nutrizione) rappresenta un significativo fattore (ambientale) di rischio modificabile. Il cibo è in grado di apportare al nostro organismo sostanze bioattive aventi proprietà salutari, antiossidanti ed antinfiammatorie ad esempio, garantite da scelte alimentari consapevoli, improntante altresì sulla qualità dei prodotti che portiamo in tavola.

Qualità e quantità sono concetti strettamente connessi tra loro: mangiare troppo poco o in maniera squilibrata si ripercuote sulla nostra salute e sulle funzionalità del nostro organismo. Quando mangiamo troppo succede che l’energia in eccesso e quindi le calorie vengano trasformate in tessuto adiposo (grasso). Ecco perché troppe calorie determinano un aumento di peso. Al contrario quando mangiamo in maniera adeguata il corpo utilizzerà tutte le riserve di grasso, riducendo in questo modo il peso e la massa grassa.

Mangiamo anche per il piacere di farlo: in effetti quando ingeria-

L’atto del mangiare si riveste di valenze sociali, attraverso le quali si può riconoscere, accettare o rifiutare l’altro, condividere con l’altro.

Ed ecco che il significato conviviale del cibo si fa strada, insieme alla celebrazione delle tradizioni, che sono veicolate proprio attraverso la condivisione a tavola: durante le feste, gli eventi come i matrimoni e compleanni, l’atto del mangiare diviene la colonna portante dell’incontro con gli altri, dello scambio di parole, di sorrisi e di emozioni tra i partecipanti.

mo qualcosa di particolarmente gradito il nostro cervello rilascia dopamina, la molecola della ricompensa e del piacere. L’esperienza culinaria viene percepita come piacevole e ricordata come gradevole, con conseguente tendenza a reiterarla.

L’alimentazione è anche “amore” e condivisione fin dalle prime fasi della vita: l’allattamento, infatti, racchiude in sé uno scambio relazionale e veicola messaggi affettivi, oltre che sostanze nutritive. Attraverso tale atto, il nascituro si nutre e percepisce l’amore della madre, così che questo primo scambio tra madre e bambino diviene una vera e propria forma di comunicazione.

Tale condivisione in estate si fa più frequente e questo può far percepire un allontanamento dalle sane abitudini, ma non dimentichiamo che la stagione estiva si presta bene a regalarci momenti di relax e di pausa dal veloce ritmo quotidiano come nessun’altra stagione: una passeggiata di buon mattino in riva al mare o in acqua, difficile da ripetere per il resto dell’anno, è un’occasione unica per contribuire al benessere della mente e del corpo, aiutando anche ad aumentare il dispendio energetico, al fine di minimizzare o annullare l’effetto del surplus calorico che può derivare dai pasti fuori casa. Portiamo a tavola tutte le valenze positive del cibo durante tutto l’anno, con la consapevolezza che ogni atto alimentare può essere un passo verso uno stato di benessere e salute anche in estate!

Alimentazione Corretta

Un’alimentazione varia ed equilibrata è alla base di una vita in salute. Un’alimentazione inadeguata, infatti, oltre a incidere sul benessere psico-fisico, rappresenta uno dei principali fattori di rischio per l’insorgenza di numerose malattie croniche. Secondo l’OMS, circa 1/3 delle malattie cardiovascolari e dei tumori potrebbero essere evitati grazie a una equilibrata e sana alimentazione.

L’organismo umano ha bisogno di tutti i tipi di nutrienti per funzionare correttamente. Alcuni sono essenziali a sopperire il bisogno di energia, altri ad alimentare il continuo ricambio di cellule e altri elementi del corpo, altri a rendere possibili i processi fisiologici, altri ancora hanno funzioni protettive.

Per questa ragione l'alimentazione deve essere quanto più possibile varia ed equilibrata.

Grano, mais, avena, orzo, farro e gli alimenti da loro derivati (pane, pasta, riso) apportano

all’organismo carboidrati, che rappresentano la fonte energetica principale dell’organismo, meglio se consumati integrali.

Frutta e ortaggi sono una fonte importantissima di fibre, un elemento essenziale nel processo digestivo.

Carne, pesce, uova e legumi, hanno la funzione principale di fornire proteine, una classe di molecole biologiche che svolge una pluralità di funzioni.

Latte e derivati sono alimenti ricchi di calcio, un minerale essenziale nella costruzione delle ossa. È preferibile il consumo di latte scremato e di latticini a basso contenuto di grassi.

Acqua: Circa il 70% dell’organismo umano è composto di acqua e la sua presenza, in quantità adeguate, è essenziale per il mantenimento della vita.

Per questo, un giusto equilibrio del “bilancio idrico” è fondamentale per conservare un buono stato di salute nel breve, nel medio e nel lungo termine.

Al lora! sui sentieri della memoria

Garibaldi. Un eroe dimezzato o…raddoppiato?

di Francesco Raco

Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi" (Brecht). Oppure: "Sventurata la terra che non produce eroi"?

Questo potrebbe essere un ottimo test su i nostri orientamenti morali, filosofici e politici. Noi italiani di eroe ne abbiamo uno sopra tutti. Così grande e riconosciuto che dobbiamo condividerlo con mezzo Sud America, Gran Bretagna e USA. Nel corso della sua vita ha avuto almeno sette nazionalità diverse. Italiana, Brasiliana, Uruguegna, Inglese, Americana, Peruviana e Francese. Eppure in Italia non è amato da tutti anzi ci sono vasti settori di opinione pubblica che lo detestano o quanto meno lo minimizzano. Anche se lo fanno sommessamente intimiditi dalla grandezza e popolarità del mito.

Garibaldi era un fervente e irriducibile anti clericale per speculazione filosofica e per contrasti politici insanabili e inconciliabili. Le sue filippiche e i suoi anatemi contro la chiesa non possono essere più veementi. Nel suo testamento scrive: “ in piena ragione, oggi non voglio accettare in nessun tempo il ministero odioso, disprezzevole e scellerato di un prete, che considero atroce nemico del genere umano e dell’Italia in particolare.” e in un’altra citazione: “ I clericali sono sudditi e militi di una potenza straniera, autorità mista ed universale, spirituale e politica, che comanda e non si lascia discutere, semina discordie e corrompe.”

Ora secondo delle stime statistiche europee (in Italia, l'ultimo censimento comprendente una domanda sulla religione risale al 1931: in piena era fascista) gli Italiani sono per l’86% cristiani e di questi l’80% cattolici. Come la mettiamo? Non solo i cattolici ma anche ad alcuni storici e intellettuali non piace e lo accusano di ingenuità, pressapochismo, opportunismo e incapacità politica.

Critiche ingenerose e smentite dai fatti, dai suoi scritti e dalle sue azioni. Certo Garibaldi dovette cedere su alcuni suoi principi fondamentali su tutti la

Dall’ottavo volume delle sue Memorie:

“O isola deserta nel gruppo delle Hunter - quante volte hai piacevolmente suscitato il mio ricordo. Quanto spesso, stanco di una civiltà così piena di tiranni e di gendarmi, mi sono lasciato trasportare dall’immaginazione nel tuo grazioso grembo, dove sbarcando per la prima volta, fui accolto da vocianti stormi di pernici e dove, tra possenti tronchi di antichi alberi, mormorava il più limpido e poetico dei rivoli, al quale con gran piacere ristorammo la nostra sete.”

Repubblica e una certa visione Socialista e egalitaria della società ma lo fece perché in quel particolare momento storico non sarebbe stato assolutamente possibile unificare l’Italia saltando le fase con la monarchia dei Savoia. Una ovvietà che non fu compresa dal massimalista e intransigente Mazzini e neanche da Marx e Engels e le loro schiere di seguaci e d’altronde, come poteva piacere a Marx il Garibaldi che, sostenuto da ambienti finanziari e politici inglesi e dalla massoneria, finiva per consegnare il Regno delle Due Sicilie a Vittorio Emanuele II e alla casta politico-militare dei Savoia, che trattarono il sud Italia come fosse una colonia, instaurandovi un feroce regime repressivo?

Ma Garibaldi era disposto ad allearsi anche con il diavolo, se necessario, pur di unificare (più che liberare) l’Italia. Ma ora dopo questa introduzione e analisi pedante e retorica voglio passare ad una lista di situazioni, azioni e comportamenti “originali”, discutibili e per lo più nascosti nella vita del nostro eroe. Innanzi tutto il suo livello scolastico e culturale. Senz’altro non al livello degli ambienti in cui venne a trovarsi. Cosa per cui ebbe sempre un forte complesso di inferiorità. Ma fornito di una intelligenza e capacita’ di apprendimento notevoli. Conosceva bene 5 lingue, italiano, francese, spagnolo, portoghese e inglese. E senz’altro anche la matematica, se tra una guerra di “indipendenza” e l’altra, dove

Chiesa di San Francesco di Assisi, dopo che Garibaldi spergiura che il marito di Anita è morto.

Dal Brasile la famiglia si sposta in Uruguay, a piedi e Anita a cavallo con in braccio il piccolo Menotti con 900 vacche ricevute come pagamento per i sui servizi.

Lungo il tragitto un po’ di bestie annegano nel guadare i fiumi e altre gli vengono rubate allegramente. Ne arrivarono meno di 300. In Uruguay si coinvolge in una confusa e ambigua Grande Guerra, un conflitto civile tra bianchi e neri, mescolato alla guerra civile argentina tra unitari e federali. Quindi più che guerra di indipendenza, guerra di emancipazione razziale all’interno dell’Uruguay. Comunque meritevole.

Nella sua seconda permanenza in Sud America dopo la caduta della gloriosa ed effimera Repubblica Romana, Garibaldi al comando di un mercantile peruviano trasporta un carico di guano da Lima a Canton e ritorna con un carico di “coolis” (operai cinesi a basso costo – schiavi?)

E fu proprio durante questo viaggio che Garibaldi si fermo’ due giorni in Australia, sull’isoletta di Three hummock.

non fu mai remunerato adeguatamente, per sbarcare il lunario, la insegnava. Il suo mestiere era quello di marinaio, partito da mozzo a capitano frequentando in gioventù i porti più malfamati del Mediterraneo e del mar Nero.

Arrestato un paio di volte per ubriachezza, schiamazzi e resistenza. Generoso, entusiasta e... ingenuo. Appena diventato membro della giovane Italia a 27 anni partecipò all’insurrezione di Genova organizzata da Mazzini. Si presentò solo lui! Venne condannato a morte e si salvò fuggendo in America del Sud dove combatte per la regione brasiliana di Rio Grande do Sul che si era auto proclamata repubblica indipendente. Ora bisogna sapere che il Rio Grande era la regione più ricca e opulenta del Brasile un po’ come la Lombardia di Bossi in Italia. Quindi Garibaldi combatte per la secessione di uno stato ricco che non intendeva solidarizzare con le altre province povere e diventa “corsaro”.

Nel 1839 a Laguna, piccola città del sud dello Stato di Santa Catarina, conosce e “rapisce” Ana María de Jesús Ribeiro da Silva, detta Anita, una giovane scura e sveglia di 17 o 18 anni, sposata. Grande fan del generale-corsaro . Garibaldi la incontrò e ne fu folgorato. “Devi essere mia” e fu sua! La coppia si sposò dopo 3 anni a Montevideo avendo già avuto il primo figlio (Domenico ma sempre chiamato Menotti in onore del patriota italiano) il 26 marzo 1842 nella

Un altro aspetto controverso di Garibaldi di grande valore storico riguarda la sua appartenenza alla massoneria ad alti livelli e il ruolo determinante avuto da questa in combutta con la Gran Bretagna nel successo della spedizione dei 1000 e in definitiva dell’indipendenza italiana.

E per concludere. Garibaldi e le donne. Una marcia trionfale, disordinata, senza scrupoli. Molto sensuale ma, sembra, poco romantico (eccetto che con Anita) ebbe decine di relazioni veloci, molte con donne inglesi nobili e colte che impazzivano per lui e con cui a lui piaceva intrattenersi a livello intellettuale ma preferendo comunque di concupire le donne di servizio con le quali non sapeva trattenersi arrivando al punto di chiedere: “la prossima che mi mandate fate in modo che sia brutta, ma proprio brutta” ma anche lei, Francesca Armosino, non si salvò, anzi ad onor del vero, Garibaldi, dopo aver avuto da lei tre figli, nella parte finale della sua esistenza fece di tutto per ottenere l’annullamento del suo surreale secondo matrimonio per poterla sposare e legittimare i figli. Secondo matrimonio? Surreale? Proprio così. Il dramma avvenne il 16 gennaio dell’epico 1860, 4 mesi prima della spedizione dei 1000. Sul lago di Como Garibaldi sposa Giuseppina Raimondi, giovane staffetta dei patrioti, ella ha 18 anni, lui 53! Appena conclusa la cerimonia, ancora sul sagrato antistante la chiesa, un uomo si avvicina furtivo a Garibaldi e gli mette in mano un foglietto. “Giuseppina ha delle relazioni con altri uomini. È in cinta”. Il matrimonio finisce li ma vincolerà Garibaldi fino alla fine, quando riuscirà a farlo annullare per sposare Francesca. Grazie per l’attenzione e alla prossima fRAncesCO

"… la presenza di due legni da guerra Inglesi influì alquanto sulla determinazione dei comandanti de’ legni nemici, naturalmente impazienti di fulminarci; e ciò diede tempo ad ultimare lo sbarco nostro. La nobile bandiera d’Albione contribuì, anche questa volta, a risparmiare lo spargimento di sangue umano; ed io, beniamino di codesti Signori degli Oceani, fui per la centesima volta il loro protetto".

Karl Marx. Marx ed Engels seguirono con attenzione l’azione di Garibaldi, ma solo inizialmente, anche perché sono noti i loro giudizi negativi sull’evoluzione politica italiana.

Professor Barbero, anche sul fatto che la figura di Garibaldi è stata proposta più volte nella storia dalla sinistra come icona positiva - da ultimi i comunisti svizzeri - ha totalmente ragione, ma non c’è da esserne soddisfatti. Pensi quanto sia stata potente la macchina della propaganda agiografica messa in piedi dai governi liberali dopo il processo unitario, se anche la sinistra non è riuscita a distinguere il Garibaldi “socialista” da quello che consegna la conquista militare a Vittorio Emanuele II.

Draghi e il Pregiudizio di Sopravvivenza!

Quando la visione è dal naso alla bocca ma in realtà si è ciechi per dolo e colpa!

di Omar Bassalti

Ultimamente sono rare le voci fuori dal coro, soprattutto in Italia dove c’è un santo, un mago, al Governo del paese e che a quanto pare presto sarà pure Presidente della Repubblica Italiana con scenari sul governo a dir poco al limite della costituzionalità e da far accapponare la pelle.

Cosa si intende per pregiudizio di sopravvivenza? Durante la Seconda Guerra mondiale, gli alleati mapparono i fori di proiettile negli aerei colpiti dalla contraerea nazista. La deduzione logica degli ingegneri, quindi anche dei costruttori degli aerei, fu tale da spingerli a rinforzare le aree maggiormente colpite per cercare di blindare ulteriormente i veivoli.

Abraham Wald, statistico ungherese naturalizzato americano, suggeri diversamente. Com’è noto tanti scienziati durante la Seconda Guerra Mondiale, furono naturalizzati americani e proprio per questo in America fecero scoperte, le più diverse. Cosi come anche il nostro famosissimo Enrico Fermi che ad esempio è lo scienziato che ha inventato, scoperto, come si spacca l'atomo, bombardandolo con i neutroni, scoperta fatta in tempo di guerra tra Italia e USA. È tutto un cerchio che si chiude, cosa vuol dire quindi avere un pregiudizio di sopravvivenza e in che senso se ne può fare un dualismo nella società attuale e nel business in generale? Vuol dire che nel caso di un aereo, sistema colpito che comunque torna alla base, si sposta l’attenzione nella direzione sbagliata e

ci si fa traviare da una decisione, valutazione, conformista, lineare nel pensiero ma mostruosamente sbagliata. Nel caso degli aeri di ritorno forati, si dimostra esattamente quelle che sono le parti in cui non si dovrebbe rinforzare anzi proprio il contrario. Infatti le aree che sarebbero dovute essere rinforzate sono state quelle in cui non c'erano i fori, sto parlando di questa cosa perché questo breve racconto di un minuto neanche racconta del conformismo.

Si chiama Pregiudizio di Sopravvivenza, cioè si dà un pregiudizio sul fatto che si è avuta una risultanza pregressa positiva (e attenzione che questa cosa si lega con il Governo Draghi). Si sposta il vero focus su quei punti rossi dove è stato colpito l'aereo, ma piuttosto che anche a livello della società Italiana, vedere in maniera anti conformista le problematiche reali, poi senza voler considerare che ci sono persone pagate per creare dubbi, mantenere il conformismo, lo status quo che a loro serve per mantenere le loro rendite di posizione e relativi comfort.

Su tutti i media dalla mattina alla sera, pregiudizi di sopravvivenza che schermano questo o quel problema per mostrare che l’aereo è tornato a terra e non s’è perso nulla ma il problema alla struttura rimane. Mario Draghi gode paurosamente di questo e del CV costruito negli anni a regola d’arte.

L’ex Presidente della Repubblica Cossiga parlò di lui sempre malissimo e se cercate in rete esiste un video dove sostanzialmente lo abbatte eccome,

lo chiama un “vile”, il liquidatore dell’Italia. Non che oggi la situazione sia molto diversa e anche in questi ultimi giorni out of the blue se n’è uscito con una riforma concorrenza che ha l’intenzione di aumentare la concorrenza nel nostro paese. Sicuramente ci sono dei settori che vanno sistemati, liberalizzati (forse) ma sicuramente Cossiga mi fa meditare parecchio. Così come anche l’unica voce fuori da coro del panorama media italiano, Marco Travaglio, l’unico che non ha rimosso dalla memoria i due Governi di Giuseppe Conte che hanno impostato e trovato una situazione da controllare e gestire come mai prima nella storia d’Italia. Forse solo al tempo della Guerra Mondiale i governi si sono trovati a gestire situazioni peggiori. In Italia, nella politica, da 9 mesi a questa parte siamo davanti ad una restaurazione. Restauratori di quello che era

un sistema che probabilmente vedrà delle cose incredibili nei prossimi mesi. Cosa vuol dire vedrà delle cose incredibili nei prossimi mesi? Cosa succede in Italia entro i prossimi tre mesi? Sostanzialmente ci saranno le elezioni del Presidente della Repubblica, no, nuovo presidente della Repubblica già il fatto che ci sia altissima probabilità che diventi Mario Draghi, dovete sapere inoltre una cosa che non vi dicono. Avete presente cosa succede al Parlamento? Centinaia di persone non hanno ancora maturato la pensione che si prende dopo 4 anni e 6 mesi, quindi faranno in modo di non sciogliere le camere, anche se c'è qualcuno che le vuole sciogliere. Per convenienza loro e non per la nazione, Giorgia Meloni, Fratelli d'Italia, sa benissimo che alle prossime elezioni andrà meglio di quelle di Marzo 2018, l'anno in cui stravinse il MoVimento 5 Stelle, il quale al

contrario avrà meno della metà delle persone, un terzo, ne avrà circa 60 alla camera. Inoltre non dimenticate il perché di tutto questo conformismo e sostegno al Governo Draghi, sempre il Movimento 5 Stelle l'unico partito, movimento, che è riuscito a fare una riforma monstre di tipo costituzionale riguardante il numero di parlamentari che sono passati da 615 a 400 alla camera e al senato da 315 a 200. Quindi a questi signori, tutti, per loro va benissimo diventare conformisti va benissimo appoggiare Draghi a tutti pure e soprattutto al Movimento 5 Stelle.

Cosa ci sta mostrando l'Italia? Ancora una volta, non che ce ne sia bisogno, mostra che i parlamentari pensano solo agli affari loro e non fanno l'interesse del Popolo, si va bene c'è la pandemia da seguire ma l'avrebbe seguita qualunque Governo, qualunque Conte, Draghi, Letta, Gentiloni etc etc Chiunque avrebbe dovuto prendersi cura di questo problema, cosi come stanno facendo a livello mondiale tutti gli altri. Con l’aggiunta che il Governo Draghi esiste perché Matteo Renzi l'ha creato e tirato fuori come il coniglio dal cilindro e il 2+2 sopra Matteo Renzi non avrebbe mai fatto cadere il Governo Conte 2 senza avere la certezza del Governo Draghi e del mantenimento dello status quo, cioè poltrona al parlamento e relativo stipendio da 20.000 euro al mese. Siete sicuri che sono lì a curare i nostri interessi?

Non dimentichiamoci mai di ampliare il nostro pensiero, riflettendo, leggendo, guardando film, studiando storia, di tutto e cercando possibilmente di finire su spiagge dove non c’è solo il pensiero medio dominante, veicolato con i media mainstream che abbiamo sul cellulare, TV e giornali, vogliono portarci. Oggi le possibilità per informarci, senza pregiudizi di sopravvivenza e CV imbiancati, lucidati, lustrinati, ci sono e le troviamo proprio laddove si trova anche il mainstream. L’infrastruttura informatica è la stessa il contenuto cambia e cambia molto. Aprire gli occhi al pensiero critico e non palesemente sbagliato, conformizzato e fintamente luminoso è un must do per il progresso personale e della nostra comunità quale che sia.

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La legione romana finita in Cina

di Angelo Paratico

La leggenda della legione romana finita in Cina riappare di tanto, provocando interessanti dibattiti fra gli storici. Scrissi un articolo in inglese su questo argomento, pubblicato nel febbraio del 2003 sul bollettino della Camera di Commercio Italiana di Hong Kong, e che finì poi in internet. Da lì spiccò il volo, diventando virale, come si usa dire, per riapparire in varie salse in molti blog, dove gli autori si guardano bene dal citare il mio nome, pur utilizzando le mie stesse parole. Vediamo di riassumerne i tratti essenziali di questa intricata storia.

La battaglia di Carre - la biblica Harran - posta sul confine orientale della Turchia, fu combattuta nell’ultimo giorni di maggio del 53 avanti Cristo e si concluse con un disastro per l’esercito romano: sette legioni di otto coorti ciascuna, forti di circa trentacinquemila uomini, più ottomila ausiliari, furono umiliate e distrutte nel giro di poche ore da diecimila arcieri parti.

Il comandante dei romani era il sessantaduenne Marco Licino Crasso (era nato nel 114 a.C.) un uomo immensamente ricco ma smodatamente ambizioso di gloria militare. Durante la guerra civile era riuscito a guadagnarsi la stima di Silla, quando il 1 novembre del 82 a.C. si trovò a comandare l’ala destra dell’esercito romano, a difesa Roma nel fronteggiare i sanniti e i democratici romani che l’assediavano. Silla venne respinto ma gli uomini di Crasso prevalsero alla confluenza del Tevere e dell’Aniene, donandogli la vittoria. Nei giorni successivi a quella che divenne nota come la battaglia di Porta Collina venne condotta una vera e propria pulizia etnica dei sanniti, che uscirono definitivamente dalla storia. Negli anni successivi, con l’aiuto di Pompeo, Crasso condusse la sanguinosa repressione di Spartaco e dei suoi schiavi.

Con l’arrivo a Roma dei bollettini delle vittorie di Cesare in Gallia e in Germania, come preso da frenesia, Crasso volle partire alla guerra contro i Parti (oggi li chiameremmo Persiani o Iraniani) senza che ce ne fosse davvero bisogno.

Il reclutamento di soldati nella penisola italica esasperò la popolazione, già fortemente provata e, infatti, il Senato tentò di opporsi a questa nuova guerra. Il più accanito oppositore di Crasso fu un tal Ateio Capitone, tribuno della plebe che, usando come pretesto certi presagi infausti, fece arrestare Crasso subito dopo che ebbe prestato giuramento in Campidoglio e s’accingeva a uscire dalla città vestito da generale. Altri tribuni intervennero e lo liberarono ma questo Ateio, non pago di quanto aveva fatto, si pose bene in vista dell’esercito e di Crasso, accese un braciere e li maledisse, usando antichi sortilegi.

Dopo il disastro di Carre, Ateio fu considerato un potentissimo jettatore, arrestato e processato, come diretto responsabile del disastro militare. E infatti l’aned-

dotica jettatoria relativa a Carre è ricchissima, un segno che la maledizione di Ateio spaventò persino i più spietati e coraggiosi centurioni.

Durante un discorso di Crasso alle legioni egli disse che avrebbe distrutto un ponte così che nessuno potrà tornare indietro, ma quando vide i suoi sbiancare si corresse e precisò che si riferiva ai nemici; ordinò la distribuzione di lenticchie e sale alle truppe, il cibo dei funerali; durante un sacrificio d’un animale lasciò cadere le visceri insanguinate che l’aruspice gli aveva posto nelle mani, segno di grave sfortuna e per recuperare egli esclamò: “Non temete, a dispetto della mia età, non mi sfuggirà l’elsa della spada!” Infine, nella giornata dello scontro fatale indossò una tunica nera, invece che la porpora usata dai generali romani. Di nuovo vedendo i suoi ufficiali stupirsi, fece dietro front e tornò nella tenda a cambiarsela. Insomma immaginiamo tutti i suoi aiutanti di campo portare continuamente la mano destra ai tommasei, per difendersi dalla sfiga potentissima che il loro capo emanava. Crasso, alla testa delle sue legioni metropolitane (non siamo sicuri di quali fossero) marciò verso Napoli e poi Brindisi, dove si aggregarono delle altre legioni provenienti dalla Calabria. Le navi erano pronte e, nonostante il mare agitato, Crasso le fece partire per la traversata, fu così che non tutte raggiunsero l’altra sponda.

Cocciutamente egli rifiutò d’ascoltare i suoi ufficiali - fra i quali Cassio, il futuro assassino di Cesare e unico ufficiale del suo stato maggiore che sopravvisse al disastro e che poi narrò la sua versione della storia - e volle marciare nelle aride terre dell’interno per raggiungere la capitale dei Parti, invece di mantenersi sulla costa e approfittare della flotta. Puntò diritto su Seleucia, che si trova a circa quaranta chilometri da Bagdad e lo disse in faccia all’ambasciatore dei Parti, il quale gli mostrò il palmo della mano, dicendogli che lui ci sarebbe entrato quando lì sarebbero cresciuti i peli.

Certamente Crasso sottovalutava il nemico e non condusse un adeguato lavoro di intelligen-

ce, un po’ come farà Baratieri ad Adua e fu sempre più attento alla parte finanziaria della sua impresa, invece che a quella militare: spogliò vari templi per procurarsi oro e argento, come quelli di Gerusalemme e di Hierapolis.

Si fidò eccessivamente dell’arabo Arimane, un loro alleato che si era portato dietro seimila cavalieri, ma che al momento di ingaggiare il nemico ordinò ai suoi di trottare verso le linee nemiche e unirsi a loro.

Giunto il momento della battaglia, Crasso ordinò ai suoi di formare i quadrati per resistere all’assalto della cavalleria partica, ma questo li espose al tiro di frecce ordinato da Surena, il suo oppositore. Una pioggia di saette l’investì e durò per ore e ore, perché ne avevano a disposizione un numero incredibile, segno che Surena aveva ben chiaro come avrebbe condotto lo scontro. Usavano degli archi riflessi, noti come archi da cacciatore delle steppe, che in fase di riposo mostrano le punte rivolte in avanti. Sono delle armi micidiali, capaci di tirare una freccia a quattrocento metri di distanza - quelli più sofisticati, cinesi, arrivavano a seicento metri - contro i cento metri degli archi romani. Gengis Khan (1162-1227) e i suoi mongoli conquisteranno il mondo usando questo tipo di arma, ignorando completamente la fanteria.

Intuendo il pericolo, Publio, il valoroso figlio di Crasso, radunò i mille cavalieri Galli che gli aveva mandato Cesare e ordinò una carica frontale, verso quegli arcieri, ma la loro micidiale precisione non gli lasciò scampo: cinquecento vennero uccisi e l’altra metà fu fatta prigioniera.

Publio, trovatosi isolato su di un’altura, piuttosto che arrendersi si suicidò, assieme ai suoi fedeli ufficiali e la sua testa mozzata fu lanciata fra le fila dei romani. Durante questi tragici momenti, Crasso ebbe un fremito d’orgoglio da vero romano, urlando ai suoi che non importava, che quello era un suo lutto personale, non il loro e che continuassero a combattere.

Però, subito dopo, incapace di reggere il colpo, s’avvolse nella toga come un antico romano, quasi fosse un sudario e si chiuse in sé stesso, lasciando il comando

ai suoi generali e abbandonando nel caos l’esercito, che pure era riuscito a trincerarsi dietro alle mura di Carre e contava ancora diecimila uomini, dopo che ventimila erano morti e diecimila s’erano arresi.

Il morale era a pezzi e Crasso accettò di negoziare la resa con Surena, ma era una trappola, fu ucciso e anche la sua testa divenne un trofeo partico.

La sconfitta provocò sgomento a Roma, anche se una mezza rivincita i romani l’ebbero nel 38 a.C. con Ventidio Basso, su incarico di Marco Antonio, si riprese la Siria. La fortuna di Basso fu che all’aristocrazia partica quella vittoria non piacque, perché gli arcieri costituivano la parte più infima della loro società, mentre i nobili erano i cavalieri catafratti che combattevano con spade e lance, che a Carre non avevano combinato nulla. Nel frattempo i romani avevano elaborato una nuova arma che bloccava quei corazzieri: i frombolieri tiravano proiettili di piombo, invece che di terracotta. Per questo motivo Ventidio Basso li sconfisse: i nobili non volevano gli arcieri contadini, ma senza il loro apporto furono scavallati dal piombo romano.

Di nuovo Marco Antonio li sconfisse nel 20 a.C. firmando un trattato di pace nel quale veniva anche inserito il ritorno delle aquile delle sette legioni sconfitte. Quando poi Augusto intimò di restituire i prigionieri, i Parti risposero che non ne avevano.

Il loro modus operandi fu sempre quello di portare i prigionieri catturati a Occidente verso i propri confini orientali, per evitare tentativi di fuga. Quindi i prigionieri romani furono spostati verso il Turkmenistan per fronteggiare gli Unni e questo fu quasi certamente il destino toccato a una parte dei diecimila prigionieri, come conferma Plinio.

Per registrare un piccolo progresso nella ricerca di questi diecimila dispersi dobbiamo saltare al 1955, quando un sinologo americano, con un buffo nome che pare una creazione di Giulio Verne, Homer Hasenpflug Dubs, tenne una conferenza a Londra, intitolata: “A Roman City in Ancient China” ovvero ‘Una città romana nella Cina antica.’

Il nocciolo della presentazione di Dubs fu un dettaglio che egli aveva scoperto negli annali della dinastia Han (206 a.C. - 220 d.C) contenuto nella biografia del generale Chen Tang e composta dallo storico Ban Gu (32 - 92) nella quale si accenna alla cattura da parte dell’esercito cinese, avvenuta nel 36 a.C., della città di Zhizhi, oggi nota come Dzhambul, vicina a Tashkent in Uzbekistan. Dubs rimase colpito dal fatto che i cinesi rimarcarono che era difesa da palizzate fatte con tronchi d’albero allineati e che il nemico fece uso d’una formazione a testuggine, con gli scudi accostati. Entrambe queste cose erano nuove per i cinesi, che non li avevano mai visti prima. I cinesi vi fecero circa duecento prigionieri e li spostarono ancora più a Oriente, in una località che per decreto imperiale fu chiamata Li-Jen - che in cinese suona come legione ed è pure il nome che i cinesi usavano per indicare Roma - nella provincia del Gangsu. Il loro compito era di difendere i contadini cinesi della zona dalle continue incursioni dei tibetani, un po’ come nel film ‘I sette Samurai’ di Akira Kurozawa. Esistono pochi casi negli annali antichi cinesi nei quali una città viene indicata con un nome di origine straniera, conosciamo solo due altri esempi: Kucha and Wen-Siu, e questo per via del fatto che anche lì vi vennero trasferiti degli stranieri.

Dubs disse di aver identificato la città di Li-Jien e che si tratterebbe dell’odierna Zheilaizhai, vicino a Langzhou, sulla Via della Seta.

Negli anni seguenti alla presentazione di Dubs furono organizzate varie spedizioni a Zheilazhai da archeologi cinesi, australiani e americani per cercare delle tracce dei resti della legione perduta e qualcosa in effetti trovarono, anche se manca ancora la ‘pistola fumante’ come si suol dire.

Ad esempio, durante degli scavi condotti nel 1993, emersero delle fortificazioni fatte con tronchi e degli strumenti metallici, oggi in mostra al museo di Langzhou, certamente non cinesi. Un antico sport tipico solo di dell’area è la tauromachia e sono state segnalati anche degli abitanti con occhi azzurri e capelli biondi, forse discendenti di reduci gallici della fatale carica di Publio?

Visitando oggi Zhielazhai vi troveremo varie statue romane e templi fatti edificare dalle autorità locali che hanno furbescamente intuito il lato commerciale di questa storia e stanno cercando di farci qualche onesto soldo, attirando quanti più turisti possono. Dopo che il mio articolo divenne virale fui contattato da uno storico turco che l’aveva letto, chiedendomi se potevo fornirgli più dettagli, perché proprio da Zheilazhai ebbe inizio la marcia verso occidente di quella che diverrà la nazione turca, o per meglio dire quello che è noto come il clan Ashina entro la nazione turca. Possiamo vedere in ciò un bizzarro e tardo tentativo fatto dai discendenti della legione perduta di ritornare verso Roma?

Ah, se solo i genomi potessero parlare!

TROPPI G SERVONO A NULLA

E se la verità fosse semplicemente che “Il re è nudo”, ovvero che i presunti “grandi” della terra, quelli che si incontrano periodicamente ad ogni angolo del pianeta, lo facciano soprattutto per raccontarsi, farsi raccontare e soprattutto per farsi vedere, ma che alla fine tutti questi G8, G7, G20, G 26 ecc. ecc. non servono praticamente a nulla?

Di sicuro costano una bella cifra ai paesi ospitanti, mobilitano piazze e forze dell’ordine in quantità, ma - dopo foto di gruppo sempre più affollate - neppure un topolino esce molto spesso dalla pancia dell’elefante.

Per carità: mille dichiarazioni congiunte, bilaterali, multilaterali… ma in concreto? In concreto è ben difficile decidere qualcosa quando le necessità e le priorità sono ben diverse per ogni convenuto che pensa soprattutto alle grane e alla propria immagine in casa propria e sa - almeno per i leader democraticamente eletti - che comunque ben difficilmente dovrà poi personalmente onorare gli impegni più o meno presi ufficialmente in queste circostanze.

Ecco perché vedere i presunti dominatori della terra riunirsi a Roma per buttare monetine nella Fontana di Trevi come fossero una chiassosa scolaresca in vacanza sembrano più una “piece” pubblicitaria per il turismo italiano che altro.

In questo senso è stato apprezzabile l’impegni di Draghi per voler concentrare un po' di attenzione sulle bellezze storiche di Roma e del nostro paese, ma in quanto a risultati il vertice romano si è chiuso (come prevedibile) in un sostanziale nulla di fatto almeno sui punti fondamentali, con una veloce ripartenza del circo verso Glasgow dove i “supergrandi” si sono ripetuti a vicenda le solite cose sul clima e dintorni assumen-

do impegni a lungo termine, ma non certamente in termini stringenti.

Proprio sul clima, infatti, si moltiplicano appelli e summit ma poi al concreto non arrivano per ora decisioni vincolanti e - anzi - si tende a tirare per le lunghe ai danni del vicino, annacquando perfino quanto ormai già deciso da tempo.

Che l’India rinvii al 2070 gli impegni sulle emissioni e la Cina festeggi Glasgow aumentando l’estrazione di carbone di un milione di tonnellate AL GIORNO non è certamente un bel viatico per le sorti mondiali.

Né i G20 servono per sottolineare crisi o risolvere conflitti che possono facilmente appiccare un fuoco planetario: del conflitto tra Taiwan o Cina non si parla, di diritti umani neppure anche perché chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Anche sulle patenti di democraticità c’è infatti un po' di confusione: se Putin viene tenuto

in disparte perché potenziale dittatore, che ci azzecca al G20 la presenza dell’Arabia Saudita che notoriamente non è un paese democratico, né campione dei diritti umani o delle pluralità religiose? Difficile comunque pensare che l’Arabia voglia smettere di vendere petrolio, così come la Cina - che da decenni fa incetta di materie prime impoverendo il mondo e l’Africa in particolare - rinunci alla propria politica di sfruttamento ambientale.

Sulla pandemia non è giunta neppure - altro esempio concreto - una dichiarazione forte, per esempio, per il contenimento dei costi dei vaccini che pur danno vita a speculazioni enormi ed immorali ai danni dell’intera umanità, eppure sarebbe stato il momento buono per calmierare i prezzi a livello mondiale con un po' di resistenza allo strapotere delle multinazionali farmaceutiche, oltretutto finanziate dagli stessi governi.

FATEMI CAPIRE

Il Sindaco e il Prefetto di Trieste vietano ogni manifestazione di piazza in città (contraddistintasi per quelle NO-VAX) per paura di un aumento dei contagi.

Se “Report” su Rai 3 non critica i vaccini in sé, ma sottolinea alcune evidenti incongruenze nella loro somministrazione e gli autentici pasticci nella comunicazione ad opera degli “scienziati” che litigano da 20 mesi a reti unificate, ecco che viene duramente attaccata perfino dalla “casa madre” della rete (ovvero il PD) per aver detto semplicemente la verità, che però “disturba” e quindi va silenziata.

Negli stessi giorni del G20con le frontiere italiane virtualmente chiuse essendo sospesi gli accordi di Schengen - si sono invece potute tranquillamente riunire alla periferia di Torino, circa 6000 persone (rigorosamente rimanendo per giorni interi senza mascherine) per drogarsi, ubriacarsi e sentire musica a palla fino allo sfinimento.

La polizia non interviene PRI-

MA (eppure la ministro Lamorgese dopo l’analogo raduno di Viterbo due mesi fa aveva sostenuto che i partecipanti erano stati tutti identificati e quindi bloccabili!) nè interviene DURANTE il rave-party (perchè - sostiene sempre la ministro - è troppo pericoloso farlo) e quindi i partecipanti dopo un po' di giorni se ne sono tornati tranquillamente a casa, salvo i ricoverati per intossicazioni varie e gli irriducibili che continuavano a festeggiare nell’ex stabilimento Fiat a Nichelino. Il tutto però è stato comunicato al popolo con “profilo basso” da parte dei media, forse perché anche in questo caso non bisognava disturbare il Viminale.

Mi sfugge, però, perchè mai sia più pericolosa una manifestazione di NO-VAX all'esterno rispetto a una calca di migliaia di persone strette tutte insieme all’interno di un ex stabilimento industriale “facendosi” con musica a sballo (oltre alcool e droga), il tutto con la benevola tolleranza delle autorità.

BANCHI A ROTELLE IN DISCARICA

Colpiscono le immagini da Venezia dove un battello addetto alla raccolta dei rifiuti ha imbarcato con una benna centinaia dei famigerati "banchi a rotelle", MAI USATI, destinati a essere smaltiti in discarica.

A decidere di disfarsi dei banchi è stato un liceo del centro storico lagunare, il "Benedetti-Tommaseo", che era stato “invitato” ad acquistarli un anno fa, al tempo dell'appalto nazionale.

Nei giorni scorsi, vista l'impossibilità di utilizzarli, la dirigente ha chiamato una ditta di trattamento rifiuti ingombranti, che ha effettuato il trasporto.

Mi chiedo come mai la Corte dei Conti non abbia trovato - in un anno intero - un po' di tempo

per avviare una indagine SERIA sull’ ex ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina e l'ex commissario Covid Domenico Arcuri: ma QUESTI ENORMI SPRECHI non interessano a nessuno?

Interpellata sull’episodio, l’Azzolina ha risposto irritata: "Chiedete alle scuole che hanno voluto e chiesto i banchi. La questione è stata raccontata urbi et orbi, e io non ho più la voglia di rispondere. Non glielo devo spiegare io, deve andare nelle scuole e chiedere. È un dramma che facciate ancora a queste domande"

A parte la grammatica della risposta, ma adesso la colpa per le forniture dei banchi a rotelle manifestatamente costosi ed inutili è diventata delle scuole?!

Siniša Mihajlović: il Sergente

Sinisa Mihajlovic è un ex calciatore. Diventato successivamente allenatore, è conosciuto al grande pubblico con il soprannome di Sergente, per il suo temperamento forte e deciso.

La carriera di Sinisa Mihajlovic è costellata da numerosi successi, ma è stato protagonista anche di diverse controversie, come gli episodi durante le partite di champions, lo sputo in faccia ad Adrian Mutu durante Lazio-Chelsea, la lite in Lazio-Arsenal con Viera colpevole di averlo stuzzicato per tutta la partita. Dichiarerà successivamente: “Da quando gioco a calcio ho dato e preso sputi e gomitate e insulti. Succede anche con Vieira. Gli dico nero di m... tre giornate di squalifica. Sbagliai e tanto, lui però mi aveva chiamato zingaro di m... per tutta la partita. Per lui l’insulto era zingaro, per me era m... Nei confronti di noi serbi, il razzismo non esiste...”.

Un’altra controversia è l’amicizia mai nascosta o rinnegata con Zeljko Raznatovic, detto Arkan boia e signore della Guerra: “Non condividerò mai quel che ha fatto, perché ha fatto cose orrende, ma non posso rinnegare un rapporto che fa parte della mia vita, di quel che sono stato. Altrimenti sarei un ipocrita”. Rispose così ad un giornalista del Corriere della Sera.

Mai ipocrita è sempre coerente Sinisa, forte dei suoi ideali anche se ignobili dinnanzi al pensiero unico. La vita del sergente è stata segnata anche da una malattia infame che colpisce improvvisamente che ti fa sentire il sapore della morte sulle labbra.

Ma ha saputo reagire con l’unico modo che sa, combattere e non mollare mai, proprio come sul prato verde, godendosi ogni

Adriano Lombardi e la SLA

30 novembre 2007: in quel giorno maledetto, Adriano Lombardi perse la sua partita più importante, quella con la vita. L’ex capitano di Como e Avellino è stato uno delle tante vittime della SLA. I primi casi già a fine anni ’60. Segato, centrocampista di Cagliari e Fiorentina, nel 1968 gli diagnosticano la malattia, sfortunato capostipite di un lungo elenco: Tito Cucchiaroni, Ernst Ocwirk, Fulvio Bernardini, Giorgio Rognoni, Narciso Soldan, Guido Vincenzi, Gianluca Signorini, Stefano Borgonovo, solo per citare i più conosciuti.

La Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) è una malattia neurodegenerativa che compare nella maggior parte dei casi dopo i cinquant’anni (ma nell’ultimo periodo l’età media si è abbassata), e che porta ad una degenerazione dei neuroni di moto o motoneuroni, che sono quelli che danno impulso ai muscoli. La malattia è conosciuta anche come Morbo di Lou Gehrig, dal nome del giocatore di baseball che mori di questo male nel 1939.

terminato da una serie di motivi di tipo sia genetico che ambientale. Particolare attenzione viene rivolta a cause ambientali e stili di vita che possono facilitare l’insorgenza della malattia. Tra i fattori principali ci sono il contatto con agenti inquinanti e i traumi frequenti alla testa.

momento della vita e non dando nulla per scontato: "La malattia mi ha reso un uomo migliore”.

Così da prendersi a cuore anche la storia di Chantal Pimienta Sosa, tifosa del Bologna di 32 anni non vedente dalla nascita. Chantal è nata a Genova, ma abita a San Donato Milanese e quest'anno è rimasta senza qualcuno che possa portarla al Dall'Ara perché il vecchio accompagnatore si è trasferito. Da qui il tentativo di lanciare un appello per trovare qualcuno che le permettesse di seguire la sua squadra del cuore e magari conoscere l'allenatore serbo, capace di farla commuovere con la sua storia.

"Ci penso io. Se lei vuole venire e incontrarmi le organizzo io il viaggio e tutto - ha risposto Mihajlovic in conferenza stampa alla vigilia di Sampdoria-Bologna - Mi fa piacere, al di là che sia tifosa del Bologna. Adesso mi informo e le organizzo io il viaggio: alla prossima partita o durante la sosta viene qua e ci conosciamo senz'altro. Chantal è un bel nome, mi piace. Cerco di trasmettere quello che ho passato - ha aggiunto il tecnico rossoblù - cerco di dare coraggio e serenità a quelli che stanno come sono stato io. Mi succede spesso di mandare videomessaggi: sento al telefono la loro gioia e sono contento di dare fiducia e coraggio".

Mihajlovic non ha avuto esitazione, ma non vuole essere chiamato buono per la sua epica risposta alle numerose intervista. Alla domanda della giornalista che chiese se fosse stanco di applausi e dell’affetto di tutti, rispose: “Mi ha aiutato molto. Ma ora basta. Non vedo l’ora di tornare a essere uno zingaro di m...”. E tutti ziti.

Signorsì Signore!

La SLA presenta una caratteristica che la rende particolarmente drammatica: pur atrofizzando progressivamente tutti i muscoli, non toglie la capacità di pensare. Il cervello resta vigile ma prigioniero di un corpo che pian piano si paralizza. L’unica conseguenza è la morte, che in genere arriva per blocco della respirazione o superinfezione bronchiale.

La sua incidenza è tra 0,5 e 0,7 casi ogni centomila abitanti l’anno, nel mondo del calcio i malati di SLA sono sei ogni centomila abitanti, sei volte e mezzo in più rispetto all’incidenza normale. Perché? Anche questa è una domanda senza risposta, una delle tante. Tutti questi casi riscontrati sui calciatori italiani, e dopo la denuncia fatta da Zeman sul doping, hanno portato il procuratore Guariniello, nel ’99, ad aprire un fascicolo su tutte queste morti.

Nonostante i fondi (pochi) messi a disposizione, la FIGC esclude possibili relazioni tra attività calcistica e SLA. Lo stesso Guariniello parla del calcio come "Il mondo più omertoso che abbia mai trovato".

Le cause dell’insorgere della malattia sono ancora incerte. Si ritiene che la SLA sia una malattia con cause multifattoriali, che il suo insorgere possa essere de-

Nello sviluppo di questo male non si può escludere l’abuso di farmaci e di antinfiammatori, i traumi ripetuti alla testa e alle gambe, ai quali seguono tempi di recupero molto rapidi, eccessi di fatica. Senza trascurare i cosiddetti fattori ambientali come l’uso di pesticidi e di diserbanti sui campi d’erba.

Del resto, il morbo di Charcot (uno dei nomi con cui viene chiamata la SLA) in passato era conosciuto come la malattia dei contadini. Colpiva anche i giocatori di baseball, di football americano, di golf, ovvero gli sport giocati sull’erba. Bisogna ricordare anche il caso dei cinque calciatori del Como (Borgonovo, lo stesso Lombardi, Gabbana, Meroni, Canazza) colpiti da SLA: si parla di reperti radioattivi ritrovati sotto il manto erboso.

Lo stesso Lombardi, prima di morire, disse: "Ci facevano delle iniezioni di corteccia surrenale dopo la partita, oppure il lunedì o il martedì, per favorire il recupero. Qualche volta ce la somministravano anche via flebo, ma non c ‘era nulla di strano o di nuovo. Tutte le squadre, all’epoca, facevano queste cose. Posso solo dire che all’epoca il Cortex era molto comune, un ricostituente che davano anche ai bambini".

Senza dimenticare altre sostanze “incriminate” come il Micoren, il Norden e il Sustanol. Lo stesso Lombardi, però, escluse qualsiasi nesso tra i farmaci presi durante l’attività agonistica e la malattia: "Ho fatto quello che facevano gli altri, assumevo gli zuccheri tramite la flebo che ti aiutava nel recupero e il Cortex che era corteccia surrenale per un recupero più immediato. In quel periodo là, tutte le squadre, dico tutte dalla serie A alla serie C, assumevano queste sostanze. E comunque non ho sospetti, io non mi sono mai dopato".

Nonostante i passi avanti, la SLA è una malattia ancora difficile da diagnosticare. Nell’intervista tratta dal libro “Palla avvelenata”, Lombardi spiegava la sua situazione. Era il 2004, ma le sue parole sembravano già presagi-

re quello che sarebbe successo qualche anno dopo:

"Questa malattia non ti lascia scampo. Ora come ora puoi solo rallentarla, nella speranza che prima o poi salti fuori il rimedio. Sono in cura in un centro sperimentale di Milano, dal professor Silani. Cè solo il Rilutec, specifico per la SLA, a base di riluzolo, che ritardagli effetti degenerativi, più qualche altro coadiuvante. L’unica speranza è l’auto trapianto di cellule staminali, già sperimentato a Torino. L’anno scorso ne hanno fatti cinque, gli interventi sono stato ben tollerati: è già qualcosa. Ora intendono farne altri trenta. Ma i tempi della ricerca e delle eventuali applicazioni sono ancora lunghi. Speriamo non lo siano troppo; io sto ancora relativamente bene, ma non so fino a quando. D’altra parte, prima che capissero che tipo di malattia avessi, c’è voluto più di un anno, adesso posso dire che è stato tempo perso. Ma chi ne fa perdere di più è lo Stato assente, che non dà la possibilità ai nostri scienziati di studiare gli embrioni e quello che è più grave non li aiuta a reperire i fondi per la ricerca. La nostra è una malattia troppo rara, dicono. Ma siamo 6 mila malati di SLA in Italia e di malattie rare ce ne saranno almeno cento: allora noi siamo semplicemente 100 mila condannati a morte. Spero che a forza di ribadire il concetto qualcosa si muova… Lo so, sono ripetitivo, ma fino a quando avrò forza di comunicare non mi stancherò di combattere e di puntare il dito contro chi non fa abbastanza per noi malati.. ".

Sono passati anni, ma oggi non esiste ancora alcun test o procedura per confermare senza alcun dubbio la diagnosi. Lombardi, da vero capitano, ha lottato con tutte le sue forze, ma il suo calvario termina in quel maledetto 30 novembre 2007:

"Ho giocato con Tardelli e Vierchowod, ma adesso non ce la faccio nemmeno a grattarmi la testa. Lo devo chiedere alle mie bambine. Ho fatto i corsi di allenatore con Lippi e Scoglio, ma ora non riesco più a girarmi nel letto. Lo devo chiedere a mia moglie. Ho giocato 500 partite di campionato, quasi tutte con la fascia da capitano, ora non posso giocare più a niente, nemmeno a vivere".

Una cosa, però, è certa: Lombardi non verrà mai dimenticato.

Esperienza e serietà

bilissimo a farmi da parte, come ho detto prima, non dare dimissioni dal Comites, ma passare la presidenza a qualcuno che possa continuare la tradizione, perché in fin dei conti si deve guardare al futuro”.

Nello Pellegrino, ultimamente ha fatto parte del Comites. Quando i dimissionari hanno abbandonato, lui generosamente ha messo la sua esperienza a servizio della comunità ed accettato di fare parte del Comites negli ultimi mesi. Nello ha molta esperienza negli affari ed è sempre stato coinvolto con la politica locale a livello comunale, come direttore del Club Marconi dal 1994 al 2000 e per 13 anni nella Camera di Commercio di Fairfield.

“Penso di poter dare assolutamente un contributo al nuovo Comites. La mia visione sulla diffusione della lingua italiana soprattutto per i bambini mira a riattivare e riunire gli italiani tra le diverse generazioni. Ricordo bene negli anni 60 quando sono arrivato che si festeggiava una volta all'anno una grandissima festa organizzata dall’Italo Australian Club. Dobbiamo riportare l'italianità di un tempo con l'orgoglio per la nostra nazione. Oggi questo si è un po' perso quindi l'italianità si è mescolata con l'australianità. Non che sia un male però... ma bisogna lavorarci su.”

Il mio progetto sta nel contribuire a rafforzare i legami con le nostre tradizioni, le nostre origini, assistere la gioventù italiana che arriva adesso, che lavora sia nella campagna a raccogliere la frutta per assicurarsi che i datori di lavoro non si approfittino di loro, come pure coloro che lavorano nei ristoranti, perché ormai hanno profondamente arricchito il nostro modo di mangiare e socializzare. Negli ultimi anni è bello vederli, sono realtà che vanno valorizzare".

Domenico Leuzzi fa già parte del Comites e di conseguenza con la giusta esperienza per continuare il suo lavoro si ripresenta con rinnovato impegno. “Continuerò a cercare di aiutare la comunità italiana per portare avanti la cultura, i costumi, la lingua italiana e le nostre tradi-

zioni. Dobbiamo spingere i giovani, specialmente quelli nati qui, a trasmettere le radici che si stanno perdendo. Faccio parte di altri due gruppi, il Calabria Club e all'Associazione Sinopoleseun'associazione religiosa, quindi dobbiamo assolutamente cercare di riproporre le nostre tradizioni, anche e soprattutto quelle regionali”.

Marco Testa, attuale Segretario del Comites, ha deciso di ripresentarsi perché convinto che il Comites sia un’istituzione che debba essere amministrata bene e servono elementi competenti per portare avanti l’impegno istituzionale. A questo scopo, ha aderito a NOI ITALIANI, sicuro che sia la squadra giusta per l’impegno comunitario. “All'inizio ero un po' titubante a continuare, ma poi ho pensato che sarebbe stata la cosa più giusta avere delle persone che sono già state coinvolte, che sanno come funziona il Comites e che possono continuare ad adoperarsi affinché il Comites possa essere un ente autorevole e bene amministrato, consapevoli di quanto imparato finora.”

“Da un punto di vista comunitario - continua Testa - sono molto coinvolto in vari settori: con gli Italo Australiani, nelle tradizioni regionali e anche nell'assistenza sociale e quindi desidero portare queste voci al Comitato e alle autorità per progetti futuri che servano a sviluppare la nostra comunità. Nel Comites, sappiamo tutti, c'è stata ad un certo momento una divisione e un gruppo ha preferito dare le dimissioni e abbandonare piuttosto che dialogare. Ora, quattro di questi ex-consiglieri si ripresentano nella lista INSIEME e stranamente nessuno di loro fa menzione del loro abbandono, della loro resa. Recentemente, ho sentito un'intervista e qualcuno si è limitato a dire - uno degli ex consiglieri dimissionari - che c'è stato un problema di comunicazione. Mai nei 15 anni del passato Comites, da quando esiste il comites elettivo, si è avuto un Comites così trasparente, così aperto a dialogare, a trovare soluzioni. Ma quando remi contro il Comites di cui fai parte per fare piacere a qualcuno autorevole o fai un torto ad un altro consigliere che ti sta facendo notare un aspetto importante,

non puoi aspettarti di ricevere fiducia”.

“Con Maurizio Aloisi siamo stati gli unici ad aprire il Comites alla partecipazione del pubblico, cosa che non succedeva affatto in passato e anche la posta email in entrata del Comites è stata per molto tempo automaticamente inoltrata a tutti i consiglieri. Purtroppo, quando apri alla trasparenza, a molti non piace e arrivano le critiche, anche quelle più assurde e ingiuste. Troppa mano libera ci ha fatto male, il Comites si è bloccato. Ribadisco, però, che tutti sono sempre stati informati. Ognuno giustamente fa le sue scelte e se la legge non preclude che i dimissionari si possano candidare nuovamente, che si candidino pure. Io posso soltanto fare loro i migliori auspici, augurandomi che non andremo a trovare la stessa poca coerenza e poco rispetto verso il Comites.”

“Bisogna anche dire che non si può essere candidati - da un punto di vista morale - se poi non si è in grado di prendersi le proprie responsabilità. Non capisco come possiamo dare fiducia a delle persone che in un momento di crisi si sono dimesse e ora, quando la crisi è stata risolta da chi è rimasto in carica a prendersi le critiche, tornano per dire: ‘Io mi ricandido perché voglio bene alla comunità’. Il bene della comunità si vede quando uno ha rispetto e lavora prima di tutto per proteggere il Comites che è la nostra istituzione elettiva e di rappresentanza diretta.

Poi, se vogliamo solo fare propaganda, accontentare qualcuno oppure dire ‘io ci sono, io ho detto, io sono riuscito a fare...’ senza che l'evidenza lo dimostri o senza essere grati alla collettività che ti ha eletto, allora bisognerebbe prima farsi un serio esame di coscienza. Personalmente, mi batterò anche perché il Ministero e il governo comprendano che non si può, nel 2021, essere eletti ad una carica regolata dalla legge e sperare che i consiglieri conoscano le leggi, i regolamenti e le circolari senza un minimo di formazione.

La formazione serve per evitare che si commettano errori, per istruire i consiglieri, sia i nuovi che coloro che hanno già esperienza, ad amministrare bene il Comites.”

La Patrona dei Carabinieri “Virgo Fidelis”

Il titolo "Virgo Fidelis" che esprime in tutto significato della vita di Maria e della Sua missione di Madre e di Corredentrice del genere umano affidataLe da Dio, non ha mai avuto una risonanza universale e un culto particolare nella chiesa. Nella liturgia infatti non esiste una speciale festa. Il merito maggiore della diffusione e dell'affermazione del culto alla "Vergine Fedele" è della "Benemerita e Fedelissima" Arma dei Carabinieri d'Italia.

Nell'Arma il culto alla "Virgo Fidelis" iniziò subito dopo l'ultimo conflitto mondiale per iniziativa di S.E. Mons. Carlo Alberto Ferrero di Cavallerleone, Ordinario Militare d'Italia, e di P. Apolloni S.J., Cappellano Militare Capo. Lo stesso Comandante Generale prese a cuore l'iniziativa e bandì un concorso artistico per un'opera che raffigurasse la Vergine, Patrona dei Carabinieri.Lo scultore architetto Giuliano Leonardi rappresentò la Vergine in atteggiamento raccolto mentre, alla luce di una lampada legge in un libro le parole profetiche dell'Apocalisse: "Sii fedele sino alla morte" (Apoc.2,10).

La scelta della Madonna "Virgo Fidelis", come celeste Patro-

na dell'Arma, è indubbiamente ispirata alla fedeltà che, propria di ogni soldato che serve la PL'8 dicembre 1949 Sua Santità Pio XII di v.m., accogliendo l'istanza di S.E. Mons. Carlo Alberto di Cavallerleone, proclamava ufficialmente Maria "Virgo Fidelis Patrona dei Carabinieri", fissando la celebrazione della festa il 21 novembre, in concomitanza della presentazione di Maria Vergine al Tempio e della ricorrenza della battaglia di Culqualber. La battaglia di Culqualber è stata combattuta in Abissinia (l'attuale Etiopia) dal 6 agosto al 21 novembre 1941 fra italiani e britannici. In quella battaglia il 1º Gruppo Mobilitato dei Carabinieri e il CCXL Battaglione Camicie Nere si immolarono quasi al completo con tale valore che ai pochi sopravvissuti gli avversari tributarono l'onore delle armi. Oltre a numerose menzioni e decorazioni individuali, per il comportamento tenuto dall'intero reparto alla bandiera dell'Arma dei Carabinieri è stata concessa una medaglia d'oro al valor militare. Nel 1949, la ricorrenza della Patrona dell'Arma dei Carabinieri, Virgo Fidelis, è stata fissata per il 21 novembre dal papa Pio XII.

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Allora! 10 Novembre 2021 by Alloranews - Issuu