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8 - 280- 10 Febbraio 2026

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Corsa al fotofinish

Solo le 8.45 del mattino. Tutto è pronto, mancano solo le ultimissime di sport, che, per motivi di fuso orario, arrivano all’ultimo minuto. Pazienza... questa è la vitaccia di una redazione che vuole fare la differenza.

Alle 9.00 spaccate bisogna caricare i file nel portale della stamperia per poi dare istruzioni circa la distribuzione gratuita su tutta Sydney. La tensione sale: siamo già al terzo caffè.

Il redattore capo controlla ancora una volta titoli e foto (invano, tanto qualche errore resta sempre, purtroppo), mentre le dita corrono veloci sulla tastiera, inseguendo l’ultima notizia.

Ogni parola conta, ogni dettaglio può fare la differenza. Eppure, tra l’ansia e la frenesia, c’è quella sensazione di pura gratificazione: vedere il giornale prendere forma, sapere che, alla prima copia sfogliata, qualche mal intenzionato storcerà il naso ma la stragrande maggioranza sorriderà, si fermerà a leggere e si innamorerà di ciò che abbiamo creato.

"Conosci Allora!?, Veramente io conosco La F...". "Ma Allora! è il giornale dei giovani, e tu sei giovane, no?" Come dare torto a questa discussione logica?

Ovviamente, non è mai semplice; due edizioni sono già un traguardo importante, ma è proprio questa sfida che rende tutto così esaltante. Si prova un misto di stanchezza e orgoglio, perché dietro ogni pagina c’è il lavoro di una squadra che crede nel progetto e che non si arrende davanti agli imprevisti o alle correzioni dell’ultimo minuto.

L'amico e direttore Franco, che ci ha lasciato troppo presto, amava ripetere che la passione è l’unica vera bussola. Ed è proprio quella che ci guida oggi, tra una scadenza e l’altra, tra un titolo all'ultimo fotofinish e un’intervista da completare. Il futuro sembra incerto, certo, ma, con la dedizione di chi mette il cuore in ogni riga.

Così, con l’ultimo caffè in mano e il cuore che batte un po’ più forte, chiudiamo le ultime pagine, soddisfatti e pronti a lanciarsi verso la prossima sfida.

An Olympic Italy

The 2026 Winter Olympics in Milano-Cortina have officially begun, placing Italy in the global spotlight. The opening ceremony transformed San Siro into a theater of lights, music, and color, thrilling tens of thousands of spectators and millions of viewers worldwide.

The Olympic torch, carried by champions such as Danesi, Cambi, Giannelli, Anzani, and Porro, illuminated the Milanese sky, while international and Italian artists—from Mariah Carey to

Segni di pace nella Coalizione. La fine?

I leader dei partiti Liberale e Nazionale, Sussan Ley e David Littleproud, hanno annunciato la ricomposizione della Coalizione dopo settimane di tensioni parlamentari.

La rottura era stata causata da tre senatori National esclusi dal frontbench per aver votato contro la legge contro i discorsi d’odio. L’accordo prevede il loro reintegro e nuove regole per il shadow cabinet, evitando che una sola parte possa ribaltare decisioni condivise.

Ley e Littleproud sottolineano fiducia reciproca e responsabilità verso gli elettori.

Laura Pausini, who performed the Italian national anthem—delivered breathtaking performances. President Sergio Mattarella, alongside IOC President Thomas Bach, welcomed the athletes’ parade, highlighting the values of merit and sport as a universal language. Tens of thousands of tickets sold set a new record for an opening ceremony in Italy, reflecting the nation’s passion for the Games and its desire to participate in a global event that showcases the country.

A Sydney picnic, a Melbourne storia

Mentre i professorini di Sydney si preparano al picnic, a Melbourne il Comites ha partecipato alla commemorazione del Giorno del Ricordo, per non dimenticare le migliaia di italiani trucidati nelle foibe e il dramma dell’esodo istriano-giuliano-dalmata.

“Bisogna fermarsi ogni tanto per riflettere. Oggi lo abbiamo fatto, per onorare una pagina di storia dolorosa troppo a lungo silenziata,” ha commentato il Comites di Melbourne.

Un ringraziamento speciale al Comitato 10 Febbraio, alle Associazioni Combattentistiche e agli esuli, nel ricordo della memoria.

The spectacle was not without controversy. Rai’s broadcast, directed by Paolo Petrecca, faced criticism for a series of blunders: mistaken identities among guests, athletes left unmentioned, and inaccurate references to Italians.

The journalists’ union Usigrai demanded accountability from Rai leadership, while Matilda De Angelis responded with irony and Ghali took to social media with a pointed outburst, fueling public debate.

Meanwhile, Milan contended with clashes between protesters and law enforcement. Demonstrations against the Games led to police interventions, with Prime Minister Giorgia Meloni and Defense Minister Guido Crosetto expressing solidarity with officers and condemning violence.

On the sporting front, Italy has already reached the podium in the first events, securing a gold, a silver, and a bronze, with Dominik Paris and Sofia Goggia among the early snow heroes. Australia, competing on its first day, achieved strong placements though no medals yet, showcasing determination and skill in disciplines such as snowboarding and freestyle.

Amid fireworks, applause, and tension, Milano and Cortina have demonstrated their ability to host historic events. The challenge has only just begun, but Italy is already central to an Olympic story promising excitement, surprises, and unforgettable memories— while Australia watches closely, aiming to make its mark in the days ahead.

Anno X - Numero 8 - Martedì 10 Febbraio 2026
di Marco Testa
La Trinacria celebra il Carnevale Siciliano
L'arte dello sbandierare ritorna a Canberra
Missione della Liguria a Sydney
Carta d’identità a vita per gli over 70
100 anni tramezzino: un'icona torinese Olimpiadi Inv. – Italia prima nel medagliere
Diretto da Marco Testa

notizie istituzionali

L'ambasciatore Lener in visita nel Victoria

L’Ambasciatore d’Italia in Australia Nicola Lener ha concluso la sua prima visita a Melbourne dal suo arrivo nel paese, con una giornata di incontri con la dinamica comunità italo-australiana dello Stato del Victoria (nel quale risiedono oltre 400.000 australiani di origine italiana, dei quali oltre 62.000 cittadini iscritti

Allora!

Published by Italian Australian News

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Disclaimer:

all’AIRE). Ne informa il Consolato Generale d’Italia a Melbourne. Nel corso della visita l’Ambasciatore Lener, accompagnato dalla Console Generale a Melbourne Chiara Mauri, si è riunito con i Presidenti del Comites, della Camera di Commercio Italiana, del Co.As.It e del Comitato della Società Dante Alighieri, per un

aggiornamento sulle rispettive attività ed una riflessione sulle modalità per accrescere ulteriormente il sostegno fornito dalle Istituzioni italiane.

L’Ambasciatore Lener ha inoltre avuto incontri con i Comitati Direttivi della Camera di Commercio Italiana (al quale hanno partecipato, tra gli altri, i rappresentanti di alcune delle principali realtà imprenditoriali italiane operanti nel Victoria come We Build, Lavazza, Iveco, Unox, Amplifon, La Marzocco e Ferrari), e del Co.As.It., punto di riferimento fondamentale per le attività di assistenza e di insegnamento della lingua italiana, presso la cui sede ha visitato il Museo dedicato all’emigrazione italiana in Australia.

Il programma della giornata ha incluso anche una visita al centro di manutenzione. (Inform)

XXII Premio Giacomo Matteotti

Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 8 del 30 gennaio 2026 il bando di concorso della XXII edizione del Premio Giacomo Matteotti, storico personaggio dell'antifascismo, ucciso per volere politico di Benito Mussolini.

Il Premio – informa Palazzo Chigi – viene assegnato ad opere che illustrano gli ideali che hanno ispirato la vita di Giacomo Matteotti, nonché la storia italiana ed europea compresa nel periodo tra la Prima guerra mon-

diale e la fine del fascismo.

Il Premio è articolato nelle seguenti tre sezioni: Sezione “saggistica”; Sezione “opere letterarie e teatrali”; Sezione “tesi di laurea”. La cerimonia di premiazione si svolgerà a Roma il giorno 23 ottobre 2026 presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Le opere premiate saranno acquisite in formato cartaceo e digitale al patrimonio librario della Biblioteca Chigiana presso la sede del Governo. (Inform)

Giorno del Ricordo e l'Esodo: la storia a lungo

In occasione del “Giorno del Ricordo”, il MEI-Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana di Genova ha proposto una giornata di incontri e riflessioni rivolta alle scuole, sul tema dell’esodo giuliano-dalmata. L’incontro, organizzato in collaborazione con la Società di Studi Fiumani, si è tenuto il 3 febbraio, con inizio alle ore 11:30. Hanno portato il saluto Paolo Masini, Presidente della Fondazione MEI, e Simona Ferro, Vicepresidente della Regione Liguria.

Dopo un’introduzione di Mario Bozzi Sentieri, Consigliere della Fondazione MEI, sulla nascita del “Giorno del Ricordo”, e l’introduzione e la proiezione del video Addio Pola, sono intervenuti Marino Micich, Direttore dell’Archivio Museo Storico di Fiume, su “Il grande esodo degli italiani dalle terre istriane, fiumane e dalmate (1945-1956)” e il docente Marco Martin su “10 febbraio. Giorno del Ricordo. Per una Letteratura dell’Esodo giuliano-dalmata”.

Nel corso della giornata si è svolta anche la testimonianza di Abdon Pamich, esule da Fiume. Marino Micich è direttore dell’Archivio Museo storico di Fiume-Società di Studi Fiumani,

dimenticata

Segretario Generale della Società di Studi Fiumani, saggista storico. Docente di Master universitario sul tema del Confine orientale presso l’Università Nicolò Cusano negli anni 2020-2023.

Marco Martin è docente di Lettere Classiche e di Letteratura Italiana presso il Liceo Classico e Linguistico C. Colombo di Genova, Dottore di Ricerca (PhD) in Storia Greca, incaricato di corsi di Lettorato di Lingua Greca presso l’Università degli Studi di Genova. I territori istriani, fiumani e dalmati, acquisiti dal Regno d’Italia dopo la Grande Guerra (19151918), passarono alla Repubblica Popolare Federale di Jugoslavia in seguito alla sconfitta italiana nella Seconda guerra mondiale. Il nuovo confine italo-jugoslavo fu stabilito con il Trattato di Parigi (10 febbraio 1947) e con il Memorandum di Londra (5 ottobre 1954), ma le condizioni di vita per gli italiani peggiorarono sensibilmente.

La maggior parte dei profughi giuliano-dalmati, accolta in 150 centri di raccolta, si stabilì definitivamente in Italia, mentre almeno 70.000 di loro emigrarono verso le Americhe e l’Australia. (Inform)

L’Associazione Trentini nel mondo partecipa al progetto di ricerca “In the family home: roots tourism in Italy”, coordinato dalla prof.ssa Ester Capuzzo della Sapienza Università di Roma, con il coinvolgimento di storici contemporaneisti, storici dell’economia ed esperti dell’Enit, Agenzia Nazionale Italiano del Turismo, che si occupa della promozione dell’offerta turistica italiana. Il progetto esplora il turismo delle radici, in particolare i viaggi compiuti dagli emigrati trentini e dai loro discendenti, che tornano nei paesi d’origine dei loro avi per riscoprire storia, identità e legami familiari.

“Questi viaggi – sottolinea l’As-

sociazione – “per la prima generazione sono un ritorno emotivo ai luoghi della propria vita; per la seconda e terza generazione (e per le successive) sono un modo per ricostruire la propria identità, ritrovare tradizioni, visitare i luoghi dei propri antenati, scoprire la loro cultura e, in molti casi, riallacciare legami perduti”. Per raccogliere dati è stato preparato un questionario anonimo (link sul sito https://www.trentininelmondo.it/) rivolto ai discendenti dei trentini, che l’Associazione invita a compilare. “Compilare il questionario è semplice, ma fondamentale per dare voce alla storia della tua famiglia e della nostra comunità”. (Inform)

Trentini promuovono ricerca

In Italia la politica ha una straordinaria capacità: arrivare sempre dopo i fatti, ma presentarsi puntualmente prima delle foto. Accade anche questa volta con l’estensione a vita della validità della carta d’identità elettronica per i cittadini over 70, una misura di buon senso, attesa da anni, finalmente approvata e immediatamente trasformata in terreno di contesa politica. Da un lato c’è chi parla di “grande vittoria del Governo”, dall’altro chi rivendica un “risultato ottenuto grazie all’iniziativa dell’opposizione”.

Due narrazioni opposte, entrambe parzialmente vere, entrambe profondamente incomplete. Perché la questione centrale non è chi abbia parlato per primo del problema, ma chi lo ha risolto davvero. Il tema della validità dei documenti per gli anziani, soprattutto per gli italiani residenti all’estero, non nasce oggi. È una questione pratica e concreta, segnalata da anni dai pensionati, dai patronati e dagli stessi consolati, spesso soffocati da una burocrazia che non tutela nessuno se non se stessa.

Rinnovi inutili, appuntamenti difficili da ottenere, viaggi lunghi per un documento che, nella sostanza, non cambia nulla nella vita di un cittadino ultrasettantenne.

Tutti sapevano, tutti vedevano, tutti riconoscevano l’assurdità del sistema. Eppure, per anni, non è successo nulla.

Nel frattempo si sono succeduti governi di ogni colore, maggioranze fragili, ministri per gli italiani all’estero annunciati come risolutori e poi scomparsi nel silenzio delle passerelle. Tante parole, poche decisioni. È un copione che gli italiani all’estero conoscono bene: grandi dichiarazioni, piccoli risultati.

Oggi, però, qualcosa è cambiato. La norma è stata inserita nel Decreto PNRR ed è stata approvata dal Consiglio dei Ministri. Questo è il punto dirimente. Tutto il resto, piaccia o no, viene dopo. In uno Stato di diritto le leggi non vivono di buone intenzioni, ma di atti formali. Senza un decreto approvato, senza una firma, senza una pubblicazione, la riforma non esiste. È quindi le-

gittimo dire che l’idea fosse già nell’aria? Sì. È corretto sostenere che più parlamentari abbiano sollevato il tema negli anni? Sì. Ma è altrettanto corretto affermare che nessuno, prima di oggi, l’aveva resa realtà. Ed è qui che si innesta il nodo politico che molti preferiscono evitare. In Italia si confonde spesso il ruolo dell’opposizione con quello del governo. L’opposizione può proporre, suggerire, sollecitare: è il suo compito. Governare, però, significa assumersi la responsabilità di decidere, scrivere le norme, trovare le coperture, inserirle nei provvedimenti e affrontare la macchina amministrativa. È un’altra cosa. Per questo la corsa a intestarsi il risultato rischia di diventare grottesca. Chi oggi rivendica di aver “avviato il percorso” dovrebbe spiegare perché quel percorso, per anni, si è fermato a metà strada e perché solo ora, con un altro governo, è arrivato al traguardo. La verità, scomoda per molti, è che gli italiani all’estero non chiedono padri nobili delle riforme. Chiedono risultati. Chiedono meno burocrazia, servizi più semplici, uno Stato che funzioni senza costringerli a rincorrere scadenze inutili. Oggi quel risultato c’è: i pensionati over 70 avranno una carta d’identità valida a vita.Punto. Il resto è politica nel suo senso più deteriore: la gara a chi parla più forte dopo che il lavoro è stato fatto.

Una gara che non migliora la credibilità delle istituzioni e alimenta solo il distacco di chi, dall’estero, osserva con crescente disincanto.

Se davvero si vuole rendere un servizio agli italiani nel mondo, basterebbe una cosa semplice: riconoscere i fatti per quello che sono.

La norma è stata approvata oggi, da questo Governo, all’interno di un decreto preciso. Tutto ciò che è venuto prima può essere archiviato come contributo, non come soluzione. Perché, alla fine, come sempre, la differenza tra propaganda e politica vera è una sola: la propaganda si misura in comunicati, la politica in effetti concreti sulla vita delle persone.

E oggi, finalmente, quell’effetto concreto esiste.

Senza una chiara visione non c’è futuro

Esposito

La politica è fatta di gesti, di convinzioni, di idee che si portano avanti nel tempo. È fatta di visione, di coraggio, di capacità di guardare oltre l’oggi. Eppure, negli ultimi decenni, la politica italiana ha smesso di sognare e, cosa ancora più grave, ha smesso di pensare in prospettiva.

Oggi la classe politica italiana appare sempre più come un condominio litigioso, un insieme disordinato di personalismi e piccole rivalità. Si discute di tutto, si polemizza su ogni dettaglio, ma manca ciò che conta davvero: una visione strategica del Paese. Abbiamo smesso di credere nelle nostre capacità e, soprattutto, nei nostri giovani.

Formiamo studenti, professionisti, ricercatori, imprenditori. Li prepariamo con competenze solide, spesso eccellenti. Poi li lasciamo andare. Altri Paesi li accolgono, li valorizzano, costruiscono sviluppo e innovazione grazie a ciò che l’Italia non è stata capace di trattenere. Non è una fatalità. È una sconfitta politica.

Il quadro diventa ancora più sconfortante se si guarda alla rappresentanza degli italiani all’estero. Troppo spesso assistiamo a una politica fatta di passerelle, visite lampo, foto di circostanza e post celebrativi. Marketing politico, nulla più. La sostanza è assente, il lavoro strutturale inesistente. Tanto fumo, pochissimo arrosto.

All’estero esistono persone serie, competenti, con una conoscenza reale delle dinamiche economiche, sociali e culturali dei Paesi in cui vivono. Persone che potrebbero rappresentare un valore aggiunto enorme per l’Italia. Ma vengono sistematicamente ignorate dai vertici dei partiti e da chi controlla i meccanismi della selezione politica. Se non sei amico, sei fuori. Basta una medaglietta, una piccola onorificenza, e il sistema si autoalimenta senza alcun vero ricambio.Le persone oneste, leali, quelle che dicono le cose come stanno, difficilmente arrivano lontano. Le persone capaci vengono spesso apprezzate più dagli stranieri che dal proprio Paese.

E noi italiani all’estero, invece di fare sistema, troppo spesso ci facciamo la guerra tra di noi, divisi da ego, rivalità e ambizioni personali prive di una vera cultura politica.

Dietro ogni italiano nel mondo non c’è solo una pratica di cittadinanza o una questione fiscale. C’è molto di più. C’è l’export

italiano, ci sono i rapporti commerciali con i Paesi emergenti, gli interscambi economici, il turismo, la diplomazia culturale. Ci sono le università, le scuole, il riconoscimento dei titoli di studio, i visti per categorie strategiche, le agevolazioni fiscali per chi rientra.

E soprattutto ci sono politiche che dovrebbero evitare che i giovani partano, prima ancora di pensare a farli tornare. Eppure, in Italia, tutto questo continua a essere sottovalutato. Non si comprende che una rappresentanza vera, seria e competente degli italiani all’estero non è folklore, ma un asset strategico per il Paese. Senza le persone giuste nei posti giusti non si va da nessuna parte. E senza garantire stabilità e continuità di lavoro, nessun progetto può davvero decollare.

La politica italiana è davanti a una scelta chiara: continuare a essere un teatro di vanità oppure tornare a essere uno strumento di costruzione del futuro. Solo un eterno presente fatto di slogan, fotografie e occasioni perdute.

Sfide comuni tra Indo-Pacifico e Mediterraneo

Il Senatore Francesco Giacobbe ha partecipato a Roma a un importante incontro di dialogo strategico dedicato ai legami tra l’Indo-Pacifico e il Mediterraneo allargato, promosso dall’Ambasciatrice australiana a Roma, Julianne Cowley. Nel corso dell’evento è emerso con forza come la sicurezza delle due regioni sia oggi profondamente interconnessa e come le principali sfide globali – dall’aggressione russa all’Ucraina alla stabilità marittima, fino alla difesa delle istituzioni democratiche – richiedano risposte coordinate tra Paesi alleati e affini per valori e visione internazionale. «Viviamo in un contesto globale in cui le crisi non sono più regionali ma sistemiche – ha dichiarato il Sen. Giacobbe –. Ciò

che accade nell’Indo-Pacifico ha effetti diretti sulla sicurezza europea e mediterranea, così come le tensioni nel nostro quadrante incidono sugli equilibri globali». Il confronto ha visto gli interventi del Gen. Max A.L.T. Nielsen del NATO Defense College, del Prof. Rory Medcalf AM, Head of

the ANU National Security College, e di Tom Rogers AO, già Australian Electoral Commissioner, che hanno approfondito rispettivamente il ruolo della NATO, il valore strategico dell’Indo-Pacifico e il nesso tra integrità elettorale, sicurezza nazionale e contrasto alla disinformazione.

Missione della Regione Liguria a Sydney

La missione della Regione Liguria in Australia e Nuova Zelanda ha rappresentato un’importante occasione di promozione internazionale e di rafforzamento delle relazioni con uno dei mercati turistici più dinamici e in crescita. Un programma intenso e articolato ha permesso alla delegazione ligure di presentare il territorio, valorizzarne l’identità e consolidarne il posizionamento come destinazione d’eccellenza, capace di rispondere alle nuove esigenze di viaggiatori attenti alla qualità,

alla sostenibilità e all’autenticità delle esperienze. Nel corso della tappa di Sydney, la missione ha avuto anche una significativa dimensione istituzionale. La delegazione della Regione Liguria ha infatti incontrato il Console Generale d’Italia a Sydney, Dr Gianluca Rubagotti, in un momento di confronto che ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra le istituzioni italiane all’estero e le amministrazioni regionali per la promozione coordinata del Paese e dei

suoi territori. All’interno di questo quadro si è innestato il ruolo strategico dell’Ente Nazionale Italiano per il Turismo. ENIT ha sostenuto la Regione Liguria fornendo un supporto operativo e organizzativo determinante per la riuscita dell’intera missione. In particolare, l’Ente ha contribuito alla definizione di un programma dinamico di attività, curando la pianificazione dell’itinerario della delegazione e assicurando una presenza efficace nelle principali tappe australiane.

Un momento centrale è stato rappresentato dagli incontri B2B, svoltisi il 4 febbraio presso la sede ENIT di Sydney. Questi appuntamenti hanno favorito un dialogo diretto con operatori turistici, buyer e stakeholder del settore, creando opportunità concrete di collaborazione e rafforzando i legami con il mercato locale. A ciò si è aggiunta la partecipazione all’Entire Travel Roadshow, che ha toccato Melbourne, Sydney e Brisbane, offrendo una vetrina ideale per presentare l’offerta ligure e accrescerne la visibilità presso il trade australiano.

Ministro torni a studiare sui libri di testo

Il recente aumento dei tassi di interesse deciso dalla Reserve Bank of Australia ha riacceso il confronto politico sul ruolo della spesa pubblica nell’andamento dell’inflazione, portando il Tesoriere Jim Chalmers al centro di un duro attacco da parte dell’opposizione. La polemica si è intensificata dopo le dichiarazioni della governatrice della RBA, Michelle Bullock, interpretate come una smentita del governo.

Chalmers ha respinto con fermezza le accuse secondo cui la spesa governativa sarebbe una delle principali cause dell’inflazione e della conseguente stretta

monetaria. Intervenendo sui media, il Tesoriere ha definito tali affermazioni “politicamente motivate”, sostenendo che i dati economici raccontano una storia diversa. Secondo Chalmers, infatti, la sorpresa per la Reserve Bank negli ultimi mesi dell’anno sarebbe arrivata soprattutto dalla ripresa più rapida del previsto della domanda privata, mentre la domanda pubblica avrebbe mostrato segnali di rallentamento.

L’opposizione, tuttavia, ha una lettura opposta. Il ministro ombra per le Relazioni Industriali e l’Occupazione, Tim Wilson, ha accusato il Tesoriere di non comprendere

appieno il proprio ruolo, arrivando a suggerire che dovrebbe “sedersi con un libro di testo”. Wilson ha richiamato le parole pronunciate dalla governatrice Bullock durante un’audizione davanti alla Commissione parlamentare per l’Economia, nelle quali la spesa pubblica veniva indicata come uno dei fattori che contribuiscono all'inflazione e, di conseguenza, agli aumenti dei tassi.

Secondo l’opposizione, l’attuale politica economica starebbe mascherando una crisi dell’occupazione nel settore privato, compensata da un massiccio intervento dello Stato. A loro avviso, una quota significativa dei posti di lavoro sarebbe sostenuta direttamente o indirettamente dalla spesa pubblica, creando una distorsione nel mercato del lavoro e alimentando la crescita dei prezzi.

Chalmers ha però ribadito che il punto centrale non è la semplice crescita della spesa, bensì il suo contributo effettivo alla domanda complessiva dell’economia. Ha inoltre accusato liberali e nazionali di incoerenza, ricordando che in passato sostenevano politiche con deficit e debito più elevate.

Proteste anti-Israele in vista della visita di Herzog

di Marco Testa Una dura battaglia legale si profila all’orizzonte in Australia alla vigilia della visita ufficiale del presidente israeliano Isaac Herzog, definita “controversa” dallo stesso governo federale. A poche ore dall’inizio del tour, previsto per lunedì, gruppi di manifestanti e attivisti per i diritti umani hanno annunciato un ricorso urgente alla Corte Suprema del Nuovo Galles del Sud per difendere il diritto a protestare contro una presenza che giudicano politicamente e moralmente inaccettabile.

Herzog incontrerà politici australiani, rappresentanti della comunità ebraica e le famiglie delle vittime della strage di Bondi, avvenuta durante un attentato antisemita lo scorso dicembre, nel quale hanno perso la vita 15 persone innocenti.

Proprio all’indomani di quell’attacco il primo ministro Anthony Albanese ha invitato il capo di Stato israeliano a visitare l’Australia, sottolineando la solidarietà del Paese alla comunità ebraica.

In vista dell’arrivo del presidente, sono state organizzate manifestazioni nelle principali città australiane. A Sydney, tuttavia, la situazione si è rapidamente inasprita dopo che il premier del Nuovo Galles del Sud, Chris Minns, ha dichiarato la visita “evento maggiore”, concedendo alla polizia poteri straordinari per limitare gli spostamenti e controllare l’area del centro cittadino. Una decisione che ha suscitato forti critiche da parte degli organizzatori delle proteste.

Il Palestine Action Group ha annunciato che presenterà lunedì mattina un ricorso urgente alla Corte Suprema, chiedendo un’udienza immediata. Secondo il portavoce Josh Lees, il governo statale starebbe usando “poteri di tipo emergenziale” per soffocare il dissenso e proteggere un capo di Stato straniero dal controllo pubblico.

Le nuove misure prevedono ampie facoltà di perquisizione, esclusione e imposizione di condotte, con sanzioni che possono arrivare fino a 5500 dollari per chi non rispetta le

direttive della polizia.

Le forze dell’ordine hanno espresso preoccupazione per il rischio di scontri, pur riconoscendo che gli organizzatori hanno ribadito più volte l’intenzione di mantenere una protesta pacifica. La polizia ha chiesto di modificare il percorso del corteo per evitare una zona soggetta a restrizioni, ma i manifestanti hanno rifiutato, confermando il raduno davanti al Municipio di Sydney e la successiva marcia verso il Parlamento del Nuovo Galles del Sud.

Sul piano politico, il tesoriere Jim Chalmers ha invitato alla calma, ammettendo tuttavia che la visita di Herzog è “contenziosa” e destinata a suscitare opinioni fortemente divergenti. I Verdi, insieme a diverse organizzazioni per i diritti umani, hanno chiesto che l’invito venga ritirato, accusando il presidente israeliano di una responsabilità morale nelle operazioni militari a Gaza e nella carestia che colpisce la popolazione palestinese. Herzog, che ricopre un ruolo in gran parte cerimoniale, non interverrà in Parlamento durante il soggiorno australiano. Una scelta contestata dall’opposizione, che accusa il governo di voler ridurre la visibilità della visita. Il presidente ha difeso il viaggio, sostenendo che rappresenta un segnale importante per una comunità ebraica ancora sotto shock dopo l’attentato di dicembre.

A pesare sul dibattito anche alcune dichiarazioni passate di Herzog, interpretate da una commissione d’inchiesta del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite come potenzialmente incitanti al genocidio, sebbene successivamente chiarite. Diversi esperti legali sostengono inoltre che le autorità australiane avrebbero l’obbligo di esaminare eventuali accuse di crimini di guerra alla luce del diritto internazionale.

Con manifestazioni previste in tutto il Paese e un imminente scontro in tribunale, la visita del presidente israeliano si annuncia come una delle più delicate e divisive degli ultimi anni sulla scena politica australiana.

Peter Khalil Serving Wills

Australia is a representative democracy in which citizens elect local, state and federal members of parliament. This system places responsibility on voters to understand who represents them and who seeks to do so in the future. Choosing the right representative in an electorate matters, as elected officials shape laws, policies and decisions that directly affect living standards, national security and Australia’s role on the international stage.

History provides an important lens through which to assess leadership. Reviewing the record of those entrusted with government responsibilities— across legislation, public administration and defence—allows voters to better judge the quality and impact of their decisions. At both national and global levels, sound leadership is essential to maintaining peace, stability and social cohesion.

This article focuses on the federal Member for Wills, Peter Khalil, a figure well known within Melbourne’s inner north. As the Melbourne correspondent for ALLORA – Australian Italian Newspaper, I have met Khalil several times during 2025 in the course of my work. This profile is published in English to engage second-, third- and fourth-generation Australians of Italian descent, reflecting ALLORA’s bilingual approach and its national and international readership.

Peter Khalil has represented the electorate of Wills for the Australian Labor Party (ALP) since 2016 and has been re-elected in 2019, 2022 and 2025. The electorate covers suburbs in-

Sortino Social Club

Ballo Liscio

Open Bar e pizze tradizionali

Venerdì, 13 Febbraio - 7.00pm

Josy Donnoli: 0418 311 029

Sortino Social Club

San Valentino Dinner Dance

Sabato, 21 Febbraio -6.30pm Sophia Giuliano: 0412 472 808

cluding Brunswick, Coburg and Pascoe Vale, areas known for their strong civic engagement and progressive political traditions. Born in Melbourne on 23 March 1973 to Egyptian Coptic Christian parents, Khalil grew up in public housing. His early life was shaped by firsthand experience of economic hardship. While studying Law and Arts at the University of Melbourne, he worked a range of jobs, including as a cleaner and on construction sites. He later completed a Master of International Laws at the Australian National University.

Before entering parliament, Khalil built an extensive career in national security and foreign affairs. He worked with the Department of Defence and the Department of Foreign Affairs and Trade, and in 2007 served as a national security adviser to then Opposition Leader Kevin Rudd. His international experience includes work in Iraq with the Coalition Provisional Authority, as well as roles in the United States with the Brookings Institution and the Eurasia Group.

Within government, Khalil currently serves as Assistant Minister for Defence and as Special Envoy for Social Cohesion.

Since September 2022, he has also chaired the Parliamentary Joint Committee on Intelligence and Security, a position that places him at the centre of Australia’s legislative oversight of intelligence and national security matters.

His stated policy priorities include affordable housing, costof-living relief, climate action, access to quality education and the protection of human rights. These issues align closely with the concerns of constituents in Wills, a diverse electorate with a significant migrant population and a strong tradition of community activism.

In recent years, Khalil has faced political pressure from both the Australian Greens and pro-Palestinian activists within the electorate, particularly over his positions on Middle East policy. These debates reflect the broader national conversation on foreign policy, social cohesion and Australia’s role in international affairs. Khalil remains a prominent figure within the Labor Party, recognised for his expertise in defence, intelligence and social cohesion.

History of Sydney Road Shopping Centre

di Tom Padula

Sydney Road non è soltanto una delle principali arterie del nord di Melbourne, ma un vero e proprio racconto urbano che attraversa secoli di storia, migrazioni e vita comunitaria. Questo lungo asse commerciale, che si estende da Park Street a Brunswick fino a Coburg e verso Bell Street, è considerato uno dei più lunghi shopping strip ininterrotti dell’emisfero australe.

Le sue origini risalgono alla metà dell’Ottocento, quando il topografo Robert Hoddle ne tracciò il percorso negli anni Cinquanta del XIX secolo, rendendolo la principale via di uscita verso nord della giovane città di Melbourne. Prima ancora dell’arrivo della ferrovia, Sydney Road svolgeva un ruolo strategico nei collegamenti e nella distribuzione degli insediamenti urbani, contribuendo in modo decisivo allo sviluppo dei sobborghi circostanti.

Con la crescita di Brunswick e

Coburg, la strada si è progressivamente trasformata nella spina dorsale commerciale e sociale di questi quartieri. Le ondate migratorie del secondo dopoguerra hanno lasciato un’impronta profonda e duratura. I migranti europei aprirono caffè, panetterie e negozi alimentari, seguiti negli anni da comunità provenienti dal Medio Oriente, dall’Asia e dall’Africa, arricchendo ulteriormente il tessuto economico e culturale. Il risultato è un fitto

intreccio di attività a conduzione familiare che ancora oggi definisce l’identità del luogo. Il patrimonio storico è ben visibile lungo il percorso. Edifici simbolo come il Cornish Arms Hotel e il Sarah Sands Hotel, insieme al Municipio di Brunswick (1876) e al Mechanics Institute (1868), testimoniano il ruolo civico e culturale che Sydney Road ha svolto nel tempo. Oggi la strada rimane una destinazione vivace e polifunzionale.

Elvis Marathon Australian Record in 12 Hours

An Italo-Australian radio broadcaster has set a new Australian radio record with a marathon nine hours of uninterrupted Elvis Aaron Presley music, celebrating the enduring legacy of the King of Rock ’n’ Roll.

Veteran DJ and broadcaster Captain DdZ, also known as Duane Zigliotto, achieved the milestone in 2025 on 97.9 FM Melton, delivering nine consecutive hours of Elvis recordings without interruption. The broadcast featured 226 Presley tracks, drawn from a personal archive of more than 760 songs, marking the longest continuous Elvis-only radio program ever aired in Australia.

The achievement capped a journey that began more than three decades earlier. Captain DdZ first launched the Elvis marathon in 1990 as a oneoff tribute to Presley. Over the years, the format was gradually expanded, culminating in this record-breaking broadcast. On the global stage, the Australian

record ranks second only to an iconic moment in radio history.

In 1977, following Elvis Presley’s death, Tony Prince of Radio Luxembourg—a personal friend of Presley—broadcast 12 consecutive hours of Elvis music from midnight to midday.

Prince later acknowledged an on-air error when he announced that Presley had left behind a wife and child, despite Elvis having already divorced Priscilla Presley. Captain DdZ’s record-setting broadcast was supported by a

team of notable contributors, including co-presenter Jared “Meme King”, television veteran Jeff Phillips, producer Bob Phillips, 97.9 FM Melton president Bob Turner, entertainer Marty Rose, film producer Greg Lynch, and program producer Virginia Freeman.

The marathon stands as both a technical achievement and a heartfelt tribute, reaffirming Elvis Presley’s timeless appeal and the passion of Australia’s broadcasting community.

cura di Tom Padula

Brisbane '32 Learns from Milano-Cortina

The Brisbane 2032 Olympic Games are shaping up to be a logistical marvel—but not without their challenges.

At a recent International Olympic Committee (IOC) Summit in Milan, the Brisbane Organising Committee received high praise for the progress made in commercial planning and operations. Yet, as President Andrew Liveris candidly acknowledged, the sprawling nature of the Games across Queensland is testing both budgets and planning.

Brisbane’s Olympics will

stretch far beyond the city, with venues spanning Toowoomba in the west, Cairns and Rockhampton in the north, the Sunshine and Gold Coasts, Logan, and the heart of Brisbane itself. Liveris highlighted that managing a “dispersed Games” is no simple feat. “The bid budget bears little resemblance to reality right now,” he said, emphasizing the complex financial and operational demands of coordinating multiple venues across the state.

To ensure the Games deliver a seamless experience for athletes and spectators alike, Brisbane

2032 will closely observe the upcoming Milano Cortina Winter Olympics—the most geographically spread Winter Games in history. Lessons from Italy will guide decisions on transport logistics, athlete villages, and community engagement. Liveris stressed that while cost management is critical, the Games must remain enjoyable and accessible.

“Communities from Townsville to Toowoomba, from our two coasts to central Brisbane, should feel proud and excited to host the Games,” he said. “We want visitors and residents alike to enjoy the experience without disruption.”

Brisbane 2032 also confirmed its significant presence at the Los Angeles 2028 Olympics to continue refining strategies ahead of the 2032 event. Labour supply and venue readiness remain closely monitored, but Liveris expressed confidence that timelines will be met.

As the world watches Milano Cortina, Brisbane’s Olympic team is using the Italian example not just to avoid pitfalls, but to craft a Games that are innovative, efficient, and truly inclusive.

Salcef rafforza la ferrovia australiana

Il Gruppo Salcef, leader globale nel settore delle infrastrutture ferroviarie, ha completato l’acquisizione di Pilbara Rail Maintenance (PRM), rafforzando in modo significativamente la propria presenza nel mercato strategico dell’Australia Occidentale. L’operazione rappresenta un passaggio strategico fondamentale

per il consolidamento completo e sostenibile delle attività del Gruppo nel continente australiano, area chiave per lo sviluppo delle grandi reti di trasporto, in chiave fortemente innovativa globale.

A Perth, nel corso di un incontro istituzionale con la vicepremier dell’Australia Occidentale,

Rita Saffioti, l’amministratore delegato Valeriano Salsiccia, accompagnato dal console d’Italia Sergio Federico Nicolaci, ha illustrato le prospettive di crescita e le nuove opportunità industriali e commerciali legate all’acquisizione. Il confronto ha confermato il ruolo di Salcef come protagonista internazionale riconosciuto nel settore ferroviario.

Con l’ingresso di PRM, oltre 300 dipendenti e circa 200 asset operativi entrano a far parte del Gruppo, portando competenze locali e capacità operative consolidate. Salcef introdurrà tecnologie avanzate, modelli di gestione efficienti e soluzioni orientate alla sostenibilità, contribuendo allo sviluppo del settore ferroviario locale e rafforzando, al contempo, la cooperazione economica e industriale tra Italia e Australia nel lungo periodo.

La Pagani debutta al Motor Fest

Adelaide si prepara ad accogliere un ospite eccezionale: la Pagani Huayra R Evo Roadster, ultima evoluzione della leggendaria Huayra, arriverà direttamente dall’Italia per essere protagonista al 2026 Repco Adelaide Motorsport Festival, evento imperdibile per gli appassionati di hypercar e motori di alto livello.

A sedersi al volante sarà Andrea Montermini, pilota collaudatore Pagani e ex Formula 1, pronto a far vibrare il pubblico con le straordinarie prestazioni del V12-R Evo, il nuovo motore Pagani che promette un’esperienza di guida unica e adrenalinica.

La Huayra R Evo rappresenta l’apice dell’ingegneria italiana nel settore delle hypercar. Concepita per massimizzare potenza e leggerezza, ogni dettaglio della vettura è realizzato a mano nella sede di San Cesario sul Panaro, in Emilia-Romagna, patria di Hora-

cio Pagani, fondatore dell’azienda nel 1991. L’auto combina design mozzafiato, materiali pregiati e tecnologia avanzata, mantenendo la tradizione delle Pagani di creare esemplari rari, esclusivi e altamente desiderati, destinati a collezionisti e appassionati di motori di tutto il mondo.

L’Adelaide Motorsport Festival, noto per portare in Australia alcune delle auto più spettacolari, iconiche e ammirate, offrirà così al pubblico l’opportunità di vedere dal vivo una delle hypercar più desiderate e affascinanti. Tra accelerazioni mozzafiato, curve da brivido e il rombo inconfondibile del V12, l’evento promette emozioni forti, adrenalina pura e momenti indimenticabili per tutti gli appassionati di motori. Un’occasione davvero unica per ammirare l’eccellenza italiana in pista, pronta a lasciare il segno a Adelaide.

Liguria Comes to Aotearoa

The Italian Chamber of Commerce in New Zealand proudly took part in “La Mia Liguria,” an initiative promoted by the Liguria Region to strengthen connections between New Zealand travel professionals and one of Italy’s most captivating regions. Expertly organised by Only Events and hosted at Auckland’s Studio Italia, the event brought together travel agents, tourism operators, and media eager to explore new opportunities linked to Liguria’s rich cultural and natural heritage. Guests were treated to an authentic taste of Liguria, highlighted by Chef Sergio Maglione of Farina, who showcased the iconic pesto alla genovese, a culinary symbol of the region. Complementing the gastronomic experience, Matteo Garnero and Francesca Montaldo delivered a thoughtfully crafted program, illustrating Liguria’s strong poten-

tial for the New Zealand tourism market.

“La Mia Liguria” was more than a culinary journey; it provided a valuable networking opportunity, allowing industry professionals to exchange ideas, discuss collaborations, and discover fresh avenues for promoting the region. The choice of Studio Italia as the venue added elegance and authenticity, creating the perfect setting to celebrate the unique blend of food, culture, and heritage that Liguria offers.

Events like this demonstrate that Liguria is not just a destination to visit but an experience to live, combining tradition, innovation, and international connection. The evening reaffirmed the growing ties between Italy and New Zealand, showing how culinary excellence,and cultural exchange can create meaningful bonds across continents.

Carnevale Siciliano della Trinacria si accende nel segno dei 50 anni

di Redazione

Una serata carica di colori, musica e memoria collettiva ha animato Sydney, sabato 7 febbraio, in occasione del Carnevale Siciliano organizzato dall’Associazione Trinacria, un appuntamento che ha richiamato soci, famiglie e amici confermandosi come uno dei momenti più sentiti della vita comunitaria siciliana in Australia.

L’evento, ospitato al Five Dock RSL, ha saputo unire festa e identità, trasformando una ricorrenza popolare in una vera celebrazione delle radici.

Ad aprire ufficialmente la serata è stato il presidente dell’Associazione Trinacria, Marco Testa, che ha accolto i presenti con parole di orgoglio e gratitudine. «Vedere così tante persone riunite qui questa sera ci riempie di orgoglio: è la dimostrazione tangibile dell’affetto e dell’entusiasmo che circondano questa tradizione così amata», ha affermato, sottolineando il valore di una partecipazione sentita e trasversale, capace di coinvolgere diverse generazioni.

Nel suo discorso, Testa ha ricordato come il Carnevale rappresenti molto più di una festa in maschera. «È un’esplosione di colori, musica, allegria e creatività», ha spiegato, «un momento in cui costumi, danze e risate si fondono, unendo le persone e celebrando l’essenza stessa della comunità». Una serata che, ha aggiunto, non si limita a onorare una data del calendario, ma diventa occasione per celebrare «le nostre radici, la nostra storia e ciò che siamo».

Non è mancato un viaggio ideale attraverso i Carnevali storici della Sicilia, simboli di una tradizione ricca e variegata. Dal Carnevale di Acireale, con le sue celebri sfilate nel centro storico barocco, a quello di Sciacca, tra i più antichi dell’isola, noto per i carri allegorici monumentali e per la figura di Peppe Nappa, maschera per eccellenza della commedia dell’arte siciliana. Ricordati anche il Carnevale di Misterbianco, famoso per i “costumi più belli di Sicilia”, vere opere d’arte realizzate a mano, e quello di Termini Imerese, legato ai personaggi del Nannu e della Nanna e al tradizionale rogo finale.

Un omaggio sentito anche ad altri Carnevali storici come Palazzolo Acreide, Corleone, Mez-

zojuso, Avola e Saponara. Per la comunità siciliana di Sydney, la festa di quest’anno ha assunto un significato ancora più profondo: ricorre infatti il 50° anniversario della fondazione dell’Associazione Trinacria. «Da mezzo secolo la nostra associazione rappresenta una casa lontano da casa per i siciliani e per tutti coloro che amano la Sicilia», ha ricordato Testa, ripercorrendo idealmente cinquant’anni di impegno nel preservare lingua, cultura e tradizioni, tramandandole di generazione in generazione.

Proprio in occasione di questo importante traguardo, il presidente ha annunciato che nel weekend del 18 luglio l’Associazione ospiterà a Sydney un gruppo folkloristico direttamente dalla Sicilia, grazie alla collaborazione con la Federazione Siciliani d’Australia e l’USEF.

Un’iniziativa che porterà musica, danza e tradizioni autentiche, e che culminerà nel Gala per il 50° anniversario. Un ringraziamento particolare è stato rivolto alla Federazione e al suo presidente Cav. Uff. Tony Noiosi, la cui presenza ha voluto sottolineare l’importanza del lavoro di rete nella promozione culturale.

Nel corso della serata, Testa ha voluto esprimere pubblicamente la propria gratitudine ai membri del comitato che hanno reso possibile l’organizzazione dell’evento: Charlie Telese, Tina Mesiti, Giuseppe Musmeci Catania, Adelina Manno, Giuseppe Leggo, Giuseppe Lombardo e Giovanni Virga. Un momento di sincera commozione ha accompagnato anche il pensiero rivolto a Joe Cascio e Angelo Casa, assenti per motivi di salute, ai quali è stato rivolto un caloroso augurio di pronta guarigione e un ringraziamento per il lavoro svolto per decenni all’interno dell’associazione.

La serata è proseguita tra musica, buon cibo e momenti di intrattenimento, con il contributo del maestro Melo Ridolfo, la lotteria con primo premio offerto dalla Viatour del Comm. Antonio Bamonte e la premiazione della migliore maschera con giudice il Cav. Uff. Tony Noiosi. Un Carnevale ben riuscito, capace di rinnovare il legame con la Sicilia e di ribadire il ruolo centrale dell’Associazione Trinacria come punto di riferimento culturale e umano per la comunità siciliana di Sydney

Il Presidente Marco Testa rivolge il benvenuto alla festa
Membri del Comitato dell'Ass. Trinacria: G. Musmeci Catania, C. Telese, A. Manno, M. Testa, T. Mesiti, G. Leggio, G. Virga e G. Lombardo
Il tavolo di Angela Ranieri, con Albina Fabbro e ospiti
Il tavolo della famiglia Silicato con amici
La fortunata vincitrice del premio insieme a Rebecca, Manager Viatour
Cav.Uff. Tony Noiosi con la vincitrice della migliore maschera
Melo Ridolfo insieme ai giovani dell'Associazione Palazzolo Acreide
Pienone nella pista da ballo per celebrare il Carnevale

Bellunesi nel mondo di Sydney celebrano San Valentino al Marconi

di Maria Grazia Storniolo

Un’atmosfera calorosa, sincera e carica di sentimento ha avvolto domenica 7 febbraio la Michelini Room del Club Marconi, dove 160 persone tra soci e simpatizzanti dell’Associazione Bellunesi di Sydney si sono riunite per celebrare la Festa degli Innamorati. Un appuntamento atteso e sentito, che ogni anno riesce ad andare oltre il semplice significato romantico di San Valentino, trasformandosi in un momento di condivisione profonda e rafforzamento dei legami comunitari, capace di rinnovare emozioni autentiche e rinsaldare rapporti costruiti nel tempo, tra memoria, tradizione e appartenenza condivisa.

Ad aprire ufficialmente la giornata è stato il presidente dell’associazione, Giacomino De Martin, che ha accolto i presenti con parole di gratitudine e affetto. Dopo i consueti saluti di rito, De Martin ha voluto esprimere un sentito ringraziamento al Club Marconi per la calorosa ospitalità, sottolineando quanto sia importante poter contare su una struttura che da sempre sostiene le iniziative delle associazioni italiane del territorio.

Un ringraziamento particolare è stato rivolto al tutto il comitato e in particolare al segretario Renzo Pinazza, elogiato per aver saputo selezionare un menù di qualità a un prezzo molto favorevole. Una scelta che ha certamente contribuito all’ampia partecipazione, permettendo a molti soci e amici dell’associazione di prendere parte a questa giornata speciale. “Quando c’è attenzione per i dettagli e rispetto per i nostri soci, la risposta non si fa attendere”, ha sottolineato De Martin con soddisfazione.

Il presidente ha poi voluto dedicare un momento di raccoglimento invitando tutti i presenti a osservare un minuto di silenzio in memoria dei membri della comunità che nell’ultimo anno sono venuti a mancare. Un gesto semplice ma carico di significato, che ha unito la sala in un silenzio profondo e rispettoso, ricordando come l’associazione sia prima di tutto una grande famiglia.

Nel suo intervento, De Martin ha inoltre ribadito l’importanza di questo appuntamento annuale, spiegando che la festa non celebra soltanto l’amore tra coppie, ma rappresenta soprattutto un’occasione per rafforzare il

senso di appartenenza, l’amicizia e la solidarietà tra conterranei. “Essere qui insieme – ha affermato – significa tenere vive le nostre radici e trasmettere i valori della comunità bellunese anche alle nuove generazioni”.

A seguire ha preso la parola Morris Licata, presidente del Club Marconi, che ha ringraziato il comitato dei Bellunesi per l’invito e per aver scelto ancora una volta il Club come sede del primo grande appuntamento dell’anno associativo. Licata si è detto onorato di condividere una giornata così significativa con i soci e i simpatizzanti della comunità bellunese, sottolineando l’importanza del ruolo delle associazioni regionali italiane nel mantenere viva la cultura e lo spirito di comunità in Australia.

Il pranzo, preparato e servito con professionalità dallo staff del Club Marconi, è stato molto apprezzato dai presenti, che hanno potuto gustare piatti curati in un clima sereno e conviviale. Tra un brindisi e una chiacchiera, la sala si è riempita di sorrisi, ricordi e racconti, dimostrando ancora una volta quanto questi momenti siano preziosi per mantenere vivi i legami umani.

A rendere ancora più festosa la giornata è stata la musica del

Tony Gagliano, che con la sua voce e il suo repertorio variegato ha saputo coinvolgere tutti. Dalle canzoni romantiche ai brani più allegri e ballabili, Gagliano ha creato la colonna sonora perfetta per un pomeriggio all’insegna della gioia e della spensieratezza, con molte coppie che non hanno resistito alla tentazione di scendere in pista. Nel corso del pomeriggio non sono mancati momenti di convivialità e piccoli gesti simbolici. Al termine della giornata, in occasione di questa ricorrenza speciale, un omaggio floreale è stato generosamente donato dai membri del board dell’associazione, un pensiero delicato che ha aggiunto un ulteriore tocco di eleganza e affetto alla celebrazione. La festa si è conclusa con sorrisi, abbracci e la promessa di ritrovarsi presto. Ancora una volta, l’Associazione Bellunesi di Sydney ha dimostrato come tradizioni, memoria e amicizia possano intrecciarsi in modo autentico, dando vita a eventi che nutrono il cuore della comunità. Perché, come è emerso chiaramente da questa giornata, l’amore più grande è quello che tiene unite le persone, anche a migliaia di chilometri dalla propria terra

Maestro
d’origine.
I coniugi Turri e Volpato insieme ad amici
I coniugi Santucci, Pagliarini, Commisso e alcuni amici
G. De Martin, M. Licata, R. Pinazza
Giacomino De Martin Presidente dell'Ass. Bellunesi
Il tavolo del Presidente G. De Martin
Il Comitato I. Bergamin, G. De Martin, E. Quomo, P. De Nardi, L. Vidotto, R. Pinazza, M. Meli
Il tavolo delle coppie Gigliotti

Per la Camera non c’è (European Aussie) Drinks senza Aperol

Evento chiave della camera di commercio di Sydney unisce imprese e professionisti con un tocco all'italiana

di Lorenzo Canu

Giovedì scorso si è tenuta l'edizione italiana di European Aussie Drinks, l’appuntamento che mette in rete le comunità italiana, europea e australiana di Sydney, creando occasioni autentiche di incontro professionale in un contesto rilassato e cosmopolita.

Realizzato in collaborazione con la Camera di Commercio Italiana in Australia e l’Ente Nazionale Italiano per il Turismo (ENIT), l’evento ha aperto la stagione 2026 con oltre 300 partecipanti registrati (e, a giudicare dalla difficoltà di raggiungere il bar, almeno 150 presenti).

“Ciò che amo di più di questi eventi è vedere persone che non si conoscevano arrivare, incontrarsi, connettersi e immergersi in grandi conversazioni, scambiando idee, contatti e risate”, ha commentato Xavier, uno degli organizzatori.

I Drinks sono ormai un punto fermo per la business community italo-australiana di Sydney, riconosciuti come uno spazio dove si intrecciano professionalità e genuinità.

Un dettaglio che non è passato inosservato: gli Aperol Spritz –preparati con il perfetto equilibrio tra Prosecco, Aperol e soda – hanno dato al networking un tocco decisamente italiano.

All'ingresso, i partecipanti sono stati accolti da Rebecca Zatti, Events Manager di ICCIAUS, prima di salire le scale verso una sala animata da un vivace mix di accenti tedeschi, greci, italiani e francesi e da un’energia contagiosa.

Oltre all’atmosfera conviviale, la serata ha ribadito il valore del “fare sistema”, promuovendo l’eccellenza e la presenza italiana in Australia come parte del più ampio Sistema Paese. In mezzo all’entusiasmo, un momento di emozione: è stato infatti l’ultimo evento ufficiale di Tatiana Cagnola, amica e figura chiave per noi italiani in Australia, come Segretaria Generale ICCIAUS, prima di iniziare una nuova avventura professionale – ancora un mistero.

“È stato un vero piacere accogliere soci, partner e amici della Camera di Commercio Italiana in Australia a questo aperitivo” dice Tatiana Cagnola. “Un risultato che conferma il forte interesse e il valore che la nostra community

attribuisce a momenti di incontro e confronto.” Modestamente, l'iniziativa replica il successo dell'edizione italiana dell'anno precedente, confermandosi come un’agorà privilegiata per professionisti e imprenditori della business community italo-europea in Australia, con l'obiettivo di favorire scambi culturali e opportunità commerciali tra i due continenti, trasformando un semplice aperitivo in un momento strategico di relazione.

La serata è stata sponsorizzata da Green Horizon, il ramo sustainability di Horizon Communication Group che lavora con clienti come APCO, ReMade e Coles e vanta una forte relazione con ICCIAUS. Come sponsor, l'azienda ha sottolineato la connessione tra l’approccio sostenibile di Horizon e lo spirito inclusivo dei Drinks.

“È un piacere collaborare con

aziende italiane iconiche, traducendo le loro storie di sostenibilità in contesti unicamente australiani”, ha dichiarato Justin Flaherty, CEO di Horizon Communications Group. European Aussie Drinks continua così a distinguersi come uno spazio informale ma qualificato, capace di affiancare alla dimensione istituzionale un momento autentico di scambio tra imprese e professionisti. Il format tornerà nei prossimi mesi con nuove edizioni tematiche.

Accanto alle numerose iniziative italiane a Sydney – dall’Istituto Italiano di Cultura alla Camera di Commercio – i Drinks si ritagliano un ruolo specifico: offrire un contesto agile e trasversale, dove la community che cerca opportunità professionali può incontrarsi al di fuori delle occasioni strettamente formali.

Rappresentanti della Dante Alighieri di Sydney
Giovani professionisti in un momento di networking
Folla di partecipanti presenti all'evento
Ariane Krug e Justin Flaherty (Green Horizon) e Giorgio Di Stefano
Emanuele Attanasio assieme al team di ENIT
J. Flaherty, T. Cagnola (ICCI) e E. Attanasio (ENIT) con due partecipanti
K. Beebe, Xavier Heyman, A. Meduri, D. Cotardo e T. Cagnola
Margherita Sanguineti e Giorgio Di Stefano
Paolo Marino (Istituto di Cultura) assieme a dei partecipanti

Love and Loss Begin in Historic Como

di Camille Booker

Award-winning historical fiction author Camille Booker is set to return to Australian bookstores in April 2026 with Code Name Funnel Web, a WWII historical romance that blends sweeping global events with a distinctly local Australian perspective. Following her 2025 success The Woman in the Waves, Booker’s latest novel opens in 1940 in the southern Sydney suburb of Como, a rarely explored setting in wartime fiction.

From there, the story spans the early war years, moving between Australia, war-torn Europe, and as far afield as China, weaving a cinematic tale of love, loss, and moral courage. At the heart of the novel is Frances “Frankie” Davies, a young Australian woman who falls in love with Leo, an Italian immigrant with a passion for boats.

Their romance is tested as wartime paranoia grows, and Leo

is detained as an “enemy alien” and interned as a prisoner of war.

Frankie is thrust into a shadowy world of secrets, coded messages, and dangerous choices that challenge her beliefs about loyalty, identity, and courage, forcing her to grow in ways she never imagined. Booker uses this personal story to explore broader historical themes, particularly the Italian experience on the Australian home front during the 1940s. Even though the war in Europe seemed distant, its impact was felt locally.

Thousands of Italian immigrants were interned, not for acts of sabotage, but because they were seen as a threat to national security. The novel examines the emotional and social legacy of these actions—an echo of a dark chapter in Australia’s history that resonates today. Another key theme is the shifting role of women during the war. With fathers, brothers, and hus-

bands overseas, women stepped into new responsibilities both at home and in workplaces traditionally dominated by men. Frankie’s journey reflects this shift, portraying a generation of women discovering resilience, independence, and moral strength in extraordinary circumstances, while also confronting moral dilemmas and social prejudices that tested their courage.

The choice of Como as the setting is deliberate. While Leichhardt is widely known as Sydney’s “Little Italy,” Como itself carries deep Italian influences. Renamed in the 1920s for its resemblance to Lake Como, the suburb features streets named after Italian cities and landmarks, and the historic Como Hotel, built in the 1880s, mirrors resort architecture from northern Italy. These local details inspired Booker’s setting, grounding her international story in familiar streets and historic buildings. With Code Name Funnel Web, Booker aims not only to tell a compelling story but also to preserve fading personal connections to Australia’s wartime history at a time when few WWII veterans remain. By situating an international story in a familiar local landscape, she invites readers to reflect on the complexities of fear, belonging, and courage during one of the nation’s most challenging eras, keeping the memory of those who lived it alive for future generations.

Il Comune di Camden invita residenti e utenti a partecipare attivamente alla definizione del futuro delle biblioteche locali in occasione del Library Lovers Month, celebrato nel mese di febbraio. L’iniziativa si inserisce nel processo di revisione dell’attuale Library Strategy del Consiglio comunale, con l’obiettivo di elaborare una nuova strategia capace di rispecchiare la crescita e la diversità della comunità di Camden. Durante tutto il mese, i membri delle biblioteche e l’intera cittadinanza sono incoraggiati a fornire suggerimenti e osservazioni che contribuiranno a orientare le scelte future dell’amministrazione. Secondo il sindaco di Camden, la consigliera Therese Fedeli, febbraio rappresenta il momento ideale per rafforzare il legame tra cittadini e biblioteche.

«Le nostre biblioteche svolgono un ruolo fondamentale nel riunire le persone e nel sostenere l’apprendimento, la creatività e il senso di appartenenza», ha dichiarato Fedeli. «Con la crescita continua

di Camden, è essenziale che anche la nostra strategia bibliotecaria si evolva. E questo può avvenire solo ascoltando la voce della comunità». I residenti sono invitati a visitare le biblioteche di Camden, Narellan e Oran Park, dove potranno partecipare a diverse attività di coinvolgimento, tra cui lasciare messaggi sul simbolico Love Tree, un grande albero interattivo su cui condividere ciò che si ama delle biblioteche locali e come queste potrebbero svilupparsi in futuro. Il sindaco ha sottolineato che il contributo di tutti è importante, indipendentemente dalla frequenza di utilizzo dei servizi bibliotecari. «Che siate visitatori abituali o che non entriate in biblioteca da tempo, il vostro parere conta», ha affermato. Oltre alle iniziative nelle sedi bibliotecarie, il Comune organizzerà sessioni di consultazione itineranti in spazi comunitari e aree commerciali dell’intero territorio comunale.

La partecipazione è possibile anche online attraverso il portale ufficiale del Consiglio

A Moorebank solenne celebrazione in onore a San Girolamo Emiliani

Santa Messa, processione e pranzo internazionale riunisce i fedeli delle diverse comunità somasche di Sydney in filiale devozione

di Marco Testa

Una comunità raccolta e partecipe ha celebrato domenica 8 febbraio a Moorebank la solenne festa in onore di san Girolamo Emiliani, fondatore dei Padri Somaschi e patrono universale degli orfani e degli abbandonati. Santo italiano, veneziano, nato alla fine del Quattrocento nella Serenissima, san Girolamo resta una figura profondamente radicata nella tradizione della Chiesa ma capace, ancora oggi, di parlare a fedeli di ogni cultura e provenienza.

La celebrazione si è svolta presso la chiesa di St Joseph, trasformata per l’occasione in un luogo di preghiera, memoria e festa, capace di unire spiritualità e convivialità. La giornata si è aperta alle 9.30 del mattino con la Santa Messa solenne, seguita dalla processione e da un partecipato International Food Festival, che ha richiamato famiglie e fedeli da tutta l’area, riflettendo il carattere multiculturale della comunità parrocchiale di Moorebank.

A presiedere la celebrazione è stato padre Johnson Joseph, celebrante principale, affiancato dai sacerdoti somaschi padre Christopher De Sousa, padre Sheldon Bourke, padre Mathew Velliyamkandathil, padre David Romero e padre Paul Anthony, con la partecipazione del diacono Al Salu. Una presenza corale che ha dato ulteriore solennità all’evento, sottolineando il legame profondo tra la famiglia religiosa somasca e la comunità locale.

Il momento centrale della mattinata è stata l’omelia, intensa e articolata, pronunciata dal celebrante con uno stile diretto, a tratti ironico, ma profondamente pastorale. Al centro del messaggio, un richiamo forte al significato autentico della festa di un santo: non una semplice commemorazione storica, ma un incontro vivo e attuale. «Quando celebriamo un santo – ha spiegato – siamo chiamati a sentirlo reale, vicino a noi, presente oggi». San Girolamo Emiliani, pur essendo un uomo del suo tempo e della sua terra, un veneziano del Cinquecento, è stato presentato come una figura universale, capace di parlare al cuore di ciascuno.

Ripercorrendo la sua vita, il celebrante ha scelto la via del-

la testimonianza più che della predicazione astratta. Dalla giovinezza segnata da ambizioni mondane e dalla carriera militare, fino alla prigionia e alla svolta interiore che lo portò a dedicarsi totalmente agli ultimi, in particolare agli orfani e agli abbandonati. «Dio, a volte, sembra ostacolare i nostri progetti – ha detto – ma lo fa perché ha un disegno più grande». Un passaggio che ha trovato riscontro nelle esperienze quotidiane di molti fedeli presenti. Ampio spazio è stato dedicato al valore della preghiera silenziosa e dell’esempio, ricordando il ruolo decisivo della madre di san Girolamo, la cui intercessione ha continuato a portare frutto anche dopo la sua morte. Un invito rivolto in particolare a genitori e

famiglie: ciò che viene seminato nel silenzio non va mai perduto. L’omelia ha affrontato anche il tema delle prove e delle difficoltà, lette non come segno di abbandono, ma come occasione di crescita e purificazione. Le sofferenze, le relazioni difficili, le situazioni familiari complesse diventano, in questa prospettiva, strumenti attraverso cui Dio lavora nel cuore delle persone. In chiusura, l’invito a lasciare che la Parola di Dio parli più forte di ogni altra voce: più forte del dolore, delle paure e delle pressioni del mondo. È questo, secondo l’esempio di san Girolamo Emiliani, santo italiano e veneziano diventato patrimonio universale della Chiesa, il cammino che conduce alla santità.

I sacerdoti e il diacono rivolgono il saluto ai fedeli
La declamazione della prima lettura
La recita del Padre Nostro
Padre Johnson Joseph durante l'elevazione del calice
I sacerdoti somaschi al taglio della torta commemorativa
Il coro e i musicisti hanno accompagnato la sacra liturgia
Una famiglia porta l'offertorio all'altare
La statua del Santo Patrono viene portata in processione
Oltre 300 fedeli presenti per il pranzo internazionale

Cento anni del tramezzino un'icona torinese tra storia, gusto e futuro

Dai tramezzini stellati al ritratto di Angela, passando per il cibo come elemento identitario e il coinvolgimento dei giovani dell’alberghiero

Il Caffè Mulassano di Torino celebra i cento anni del tramezzino, il sandwich più famoso e imitato al mondo, nato nel 1926 dall’intuizione di Angela Demichelis Nebiolo, passata alla storia come “la Signora del Mulassano”. Sotto i portici di Piazza Castello dal 1879, scrigno di eleganza e memoria cittadina, il locale simbolo della tradizione torinese dedica il 2026 a una serie di iniziative culturali e gastronomiche per rendere omaggio a uno snack semplice ma geniale, capace di attraversare un secolo reinventandosi in mille gusti e interpretazioni.

Nell’anno del centenario, il Mulassano rende un tributo speciale alla sua creatrice, figura straordinaria e pionieristica per il suo tempo. Angela Demichelis Nebiolo rappresenta un esempio di imprenditoria femminile ante litteram, una donna che seppe anticipare mode, gusti e modelli di consumo, importando in Italia suggestioni e abitudini d’oltreoceano nei primi decenni del Novecento.

A soli quindici anni Angela parte per Detroit, dove sposa Onorino Nebiolo. Negli Stati

Uniti la coppia gestisce ristoranti e locali, vivendo in prima persona gli anni complessi e affascinanti del proibizionismo. Angela è una donna moderna, determinata, tra le prime in assoluto a conseguire la patente di guida, simbolo di indipendenza e intraprendenza. L’esperienza americana segna profondamente il suo modo di intendere il cibo e l’ospitalità.

Nel 1926, insieme al marito e ai figli Felice e Gloria, Angela rientra in Italia: un raro caso di “emigrazione al contrario” in un’epoca in cui i flussi verso gli Stati Uniti erano ancora intensissimi. Tornata a Torino, porta con sé un’idea nuova di ristorazione veloce ispirata al toast americano, che lei stessa aveva contribuito a diffondere. Ma la città sabauda, raffinata ed esigente, chiede qualcosa di più.

Dietro al bancone del Mulassano, Angela intuisce che il pane – caratterizzato da una particolare maglia glutinica, ancora oggi utilizzata – può diventare il protagonista di un prodotto nuovo, più versatile e adatto ad accogliere farciture diverse. Nascono così quei “paninetti” che Gabrie-

le D’Annunzio, cliente abituale del locale, battezza con il nome di “tramezzini”. Un’intuizione linguistica che contribuisce a fissarne per sempre l’identità. Il successo è immediato. Il tramezzino si afferma come accompagnamento ideale dell’aperitivo, allora rappresentato dal Vermouth, altro prodotto identitario del Caffè Mulassano. Non è un caso: l’attività della famiglia Mulassano inizia nella seconda metà dell’Ottocento con una bottiglieria in via Nizza e prosegue nel 1907 con l’apertura del caffè sotto i portici di Piazza Castello, dove ancora oggi si trova. Proprio nel 2026 ricorrono anche i 240 anni dalla nascita del Vermouth, liquore oggi al centro di una nuova stagione di successo internazionale.

Il tramezzino gourmand diventa così un simbolo del Mulassano e della sua capacità di coniugare tradizione e innovazione. Angela comprende che il pane non deve essere necessariamente tostato e che può accogliere ingredienti cari al gusto torinese, come la bagna cauda o il tartufo, farciture

che restano tra le più apprezzate anche a distanza di cento anni.

Custode di questa eredità, il Caffè Mulassano – membro dell’Associazione dei Locali Storici d’Italia e dell’Associazione Caffè Storici di Torino e Piemonte – promuove da aprile a settembre 2026 un ricco calendario di eventi dedicati alla storia e al futuro del tramezzino.

Tre momenti speciali segneranno il centenario con la nascita dei “tramezzini celebrativi”, dedicati alle figure che ne hanno fatto la storia: “Angelina”, omaggio alla sua creatrice; “D’Annunzio”, dedicato al poeta che ne coniò il nome; e “Nebiolo’s”, in onore di Onorino Nebiolo e dell’esperienza americana della famiglia, richiamata attraverso il genitivo sassone e un nome che evoca anche uno dei grandi vini piemontesi.

Tre chef stellati firmeranno le farciture speciali, ognuno ispirandosi a una delle tre figure. Le nuove creazioni, presentate al pubblico e alla stampa nei mesi di aprile, maggio e giugno 2026, racconteranno una storia di torinesità e piemontesità, espressione del genio gastronomico

italiano riconosciuto oggi come Patrimonio Unesco. Il centenario sarà anche occasione per valorizzare la memoria storica. Accanto alla piccola targa che ricorda l’invenzione del tramezzino, un importante ritrattista italiano realizzerà un ritratto di Angela Demichelis Nebiolo, che entrerà stabilmente a far parte degli arredi storici del caffè. L’opera verrà svelata nel mese di giugno.

A settembre lo scrittore e biografo di Angela incontrerà il pubblico per raccontare la storia della “Signora del Mulassano”, tra aneddoti e vicende che uniscono Detroit e Torino. Nello stesso mese si terrà anche un contest dedicato agli studenti dell’Istituto Alberghiero di Torino, chiamati a reinterpretare il tramezzino come prodotto identitario e spazio di creatività tra passato e futuro.

“Mi ci vorrebbe un altro di quei golosi tramezzini”, esclamò un giorno D’Annunzio al Mulassano. È una frase che, da cento anni, continua a risuonare tra quei tavolini frequentati da artisti, intellettuali e viaggiatori di tutto il mondo.

Targhetta che ricorda lo storico avvenimento
Vetrina del Caffè Mulassano di Torino
Angela Demichelis Nebiolo

Inizio lavori di restauro del Giudizio Universale

Sono ufficialmente iniziati i lavori di restauro del celebre affresco “Giudizio Universale” di Michelangelo nella Cappella Sistina. L’intervento, della durata stimata di circa tre mesi, non impedirà ai visitatori e ai fedeli di accedere alla Cappella, che rimarrà regolarmente aperta durante i lavori.

La notizia è stata comunicata dai Musei Vaticani, che hanno annunciato l’installazione dei ponteggi necessari per eseguire il restauro straordinario del capolavoro. Paolo Violini, responsabile del Laboratorio di Restauro di Pittura e Materiali Lignei dei Musei Vaticani, aveva già spiegato la

scorsa estate che l’intervento era diventato indispensabile a causa della presenza di un diffuso “velo biancastro” sulla superficie del dipinto.

Si tratta di un fenomeno causato dalla deposizione di microparticelle trasportate dall’aria, che nel tempo hanno ridotto i contrasti di chiaroscuro e attenuato i colori originari dell’opera, trenta anni dopo il celebre restauro del 1994, definito “il restauro del secolo”, che aveva restituito la vivacità cromatica del capolavoro.

I restauratori lavoreranno dietro a una riproduzione ad alta definizione dell’affresco, con ponteggi che copriranno l’intera su-

perficie, per recuperare le qualità cromatiche e luminose originali. L’operazione è sostenuta dal Florida Chapter of the Patrons of the Arts in the Vatican Museums e coinvolge, oltre al Laboratorio di Restauro, anche il Gabinetto di Ricerca Scientifica, l’Ufficio del Curatore e il Laboratorio Fotografico dei Musei Vaticani.

L’affresco, commissionato da Papa Clemente VII nel 1533 e completato nel 1541 sotto Papa Paolo III, occupa 180 metri quadrati e raffigura 391 figure, suscitando da sempre “stupore e meraviglia”, come ricordava Giorgio Vasari.

Negli anni i dipinti della Cappella Magna sono stati oggetto di monitoraggi continui e interventi di manutenzione preventiva per garantire la conservazione dell’intero complesso decorativo, soprattutto in considerazione dell’elevato afflusso di visitatori.

Questo nuovo restauro rappresenta un’occasione unica per preservare uno dei massimi capolavori dell’arte sacra mondiale, permettendo a chiunque di continuare ad ammirarlo anche durante le operazioni di conservazione.

Pope Leo XIV Urges Understanding of Scripture

On February 6, 2026, in the Paul VI Hall, Pope Leo XIV continued his series of catecheses on the “Documents of the Second Vatican Council,” focusing on the Dogmatic Constitution Dei Verbum. In this fourth reflection on the document, the Pope highlighted how Sacred Scripture represents the Word of God expressed through human language, capable of speaking to all people across time.

Pope Leo XIV explained that the encounter between God and humanity takes place through words that are understandable and historically rooted. He em-

phasized that biblical texts do not descend from a “linguistic heaven” but pass through idioms, contexts, and cultures, making divine communication accessible and concrete. The Pope also addressed the theological relationship between the divine Author and human authors, affirming that while God remains the principal Author, the human writers of the sacred books are “true authors” in their own right. This balance, according to Leo XIV, preserves human dignity without diminishing the divine origin of Scripture.

The Pontiff stressed the impor-

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Fax +61 2 4731 2557

tance of interpretation that integrates both divine and historical dimensions of the texts. Neglecting this approach, he warned, can lead to fundamentalist readings or excessive spiritualization. At the same time, he cautioned against reducing Scripture to a mere historical or technical document. In the liturgy, the proclamation of the Bible should speak to the believer’s present, guiding concrete choices and fostering charity as a test of proper interpretation.

At the conclusion of the audience, Pope Leo XIV turned to issues of peace, focusing on the crisis in Ukraine, which has been affected by renewed bombings. He thanked dioceses in Poland and other countries for their solidarity initiatives and encouraged prayers for the population. The Pope also highlighted the impending expiration of the New START Treaty, a key instrument limiting the nuclear arsenals of the United States and Russia, urging that it not lapse without a concrete and effective follow-up to avoid a new arms race.

Strappo: Saranno cinque i nuovi vescovi lefebvriani

di Luisella Scrosati Nuove ordinazioni episcopali sono in vista per la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Lo ha annunciato il Superiore Generale della FSSPX, don Davide Pagliarani, il 2 febbraio scorso, al termine dell’omelia durante le vestizioni presso il Seminario Santo Curato d’Ars a Flavigny-sur-Ozerain, in Francia: «Pensiamo sia giunto il momento di riflettere sul futuro della Fraternità San Pio X e delle anime che non possiamo dimenticare o abbandonare. Questo solleva interrogativi che ci poniamo da tempo e ai quali oggi, forse, dobbiamo dare una risposta». Don Pagliarani ha rivelato di aver scritto al Santo Padre «per spiegare questa situazione particolare in cui si trova la Fraternità e per chiedere provvedimenti affinché il lavoro possa continuare», ma «per ora queste ragioni non hanno trovato porta aperta presso la Santa Sede». Secondo il Superiore generale, è giunto il momento di agire: «Ecco perché pensiamo che il prossimo 1° luglio potrebbe essere una data ideale [per le ordinazioni episcopali]. È la festa del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore». Poco dopo, la Casa Generalizia di Menzingen confermava ufficialmente la decisione e la data del 1° luglio. Secondo nostre fonti, cinque sacerdoti riceveranno l’ordinazione episcopale dalle mani di mons. Bernard Fellay e mons. Alfonso de Galarreta; uno in più rispetto ai vescovi ordinati da mons. Marcel Lefebvre il 30 giugno 1988.

L’annuncio non sorprende. Già l’abbé de Journa, direttore del Distretto della Francia della FSSPX e rettore per oltre vent’anni del seminario di Écône, aveva anticipato nella Lettres aux Amis et Bienfaiteurs del 19 giugno 2024 che i quattro vescovi ordinati da Lefebvre «all’epoca erano giovani, ora lo sono meno. La situazione della Chiesa non è migliorata dal 1988. È diventato necessario considerare assistenti che un giorno diventeranno i loro sostituti».

Poche settimane dopo la morte di mons. Tissier de Mallerais (8 ottobre 2024), uno dei quattro vescovi consacrati da Lefebvre, don Pagliarani aveva iniziato a sensibilizzare i propri uditori, romani e non romani, sull’esigenza di nuovi

vescovi. Intervistato dalla rivista The Angelus, aveva spiegato che la morte di mons. De Mallerais, unita alla cacciata di mons. Richard Williamson dalla Fraternità (anch’egli poi deceduto il 29 gennaio 2025, dopo aver consacrato altri sei vescovi), aveva dimezzato il numero di vescovi lefebvriani: «È chiaro che questa morte solleva la questione della continuità dell’opera della Fraternità, che ora ha solo due vescovi. La loro missione per le anime sembra più necessaria che mai, nei tempi di terribile confusione che la Chiesa sta vivendo oggi», aveva dichiarato Pagliarani il 1° novembre.

Dopo appena due mesi, il Courrier de Rome, rivista ufficiosa della FSSPX, pubblicava un articolo dell’abbé Jean-Michel Gleize, teologo della Fraternità e membro della commissione incaricata di relazionarsi con la Santa Sede ai tempi di Benedetto XVI. L’articolo era interamente dedicato alla possibilità e necessità di consacrazioni episcopali senza mandato papale, con l’esplicito intento di «condurre i fedeli cattolici a non avere esitazioni quando il momento sarà venuto, all’ora fissata dal Superiore Generale». Qui si trova tutta la dottrina FSSPX sulle consacrazioni episcopali in “stato di necessità”.

Il 13 dicembre 2025, a Friedrichshafen, interrogato sull’eventualità di prossime ordinazioni senza mandato pontificio, don Pagliarani aveva lasciato intendere che erano all’orizzonte: «È una domanda da un milione di dollari… Non sono qui per dare date o nomi, ma certamente per affidarvi questa intenzione di preghiera». In quell’occasione, il Superiore Generale elogiava la «prudenza soprannaturale» di mons. Lefebvre, definita cardine della posizione della Fraternità e ragione alla base delle nuove consacrazioni.

Secondo la FSSPX, la prudenza di Lefebvre starebbe nella possibilità di trasmettere il potere d’ordine anche contro la volontà del Papa. La situazione di necessità della Chiesa, dal Vaticano II in poi, giustificherebbe la liceità di ordinazioni episcopali senza mandato: non sarebbero scismatiche, in quanto non mirano a trasmettere la giurisdizione, e non usurpano prerogative del primato petrino.

Pierdavide Carone, talento geniale della canzone italiana

di Ketty Millecro

L’artista pugliese vive a Milano, noto agli schermi televisivi della RAI e di Mediaset, partito anni fa da Amici, poi a Sanremo con Lucio Dalla. Ora trasborda alla “Grande mela” di New York. Agli italiani all’estero puntualizza di non dimenticare mai la propria identità, la propria lingua e

gliese, PierDavide Carone. Già i giovani degli States e tanti italoamericani vanno in delirio, venuti a conoscenza dell’invito, come ospite di “La Scuola d’Italia” di New York, la più importante ed unica Scuola d’America degli italiani all’estero.

la propria patria, frutto e risorsa di usi, costumi e tradizioni inestinguibili e memorabili.

Dopo il successo in Italia, frutto di incommensurabili sacrifici ed essere riconosciuto dal grande pubblico un grande talento, ora è la volta del trionfo all’estero. È l’America che si accorge di lui, di questo giovane cantautore pu-

In

Australia provvedimenti contro l'istigazione all'odio

di Domenico Letizia

L’Australia si trova al centro di un acceso dibattito politico e giuridico sul confine tra libertà di espressione e sicurezza sociale, mentre il governo federale lavora a un pacchetto di riforme legislative volto a inasprire le normative sul cosiddetto hate speech. La proposta, annunciata dal primo ministro Anthony Albanese alla fine dello scorso anno, nasce come risposta alla strage terroristica di Bondi Beach del 14 dicembre, che ha causato la morte di 15 persone durante una celebrazione dell’Hanukkah.

Il piano prevede misure particolarmente controverse: l’introduzione di reati federali di aggravated hate speech per punire l’istigazione alla violenza, l’ampliamento dei poteri per cancellare o rifiutare visti a persone che diffondono odio e divisione, pene più severe per l’uso di discorsi d’odio nei crimini online e l’istituzione di una black list per organizzazioni i cui leader promuovono ideologie violente o suprematiste.

Questi interventi si inseriscono in un contesto già segnato da aggiornamenti normativi a livello statale. In Victoria, ad esempio, è stata recentemente approvata una legge che introduce pene fino a cinque anni di carcere per la diffusione di discorsi d’odio basati su orientamento sessuale o identità di genere, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la coesione sociale.

Il dibattito non riguarda però soltanto il contrasto all’antisemitismo. Gruppi per i diritti delle persone con disabilità e della comunità Lgbtq+ sollecitano l’estensione delle tutele legali anche a queste categorie, sostenendo che l’attuale quadro normativo non affronti adeguatamente molestie, marginalizzazione e odio quotidiano. Organizzazioni come Equality Australia affermano che punire esclusivamente l’incitamento alla violenza equivale a «mettere un cerotto su una ferita più profonda». Il disegno di legge federale è quindi al centro di pressioni divergenti. Alcuni parlamentari indipendenti e conservatori chiedono di limitare l’intervento all’estremismo violento, mentre altri invocano un approccio più inclusivo verso gruppi vulnerabili. Dopo l’attentato, le tensioni si sono riflesse anche sul piano pratico, alimentando timori di una possibile sovrapposizione tra repressione dell’odio e limitazione del dissenso.

Esperti e osservatori legali avvertono che un’applicazione troppo rigida delle nuove norme potrebbe intaccare libertà fondamentali. Il governo ha promesso una consultazione pubblica, ma i tempi rapidi per l’approvazione sollevano critiche e richieste di maggiore trasparenza. È una fase cruciale per il Paese, chiamato a bilanciare sicurezza, coesione sociale e diritti individuali.

Attenzionato per le sue capacità poetiche, per il suo messaggio moderno e per la peculiare musicalità, anche i critici in America lo identificano un cantautore versatile ed unico. Da New York ci contatta per un’intervista a Carone, lei la regina della radio, la giornalista italoamericana, Cav. Josephine Buscaglia Maietta, Presidente “Association Italian American Educators” AIAE. Josephine è Producer ed Host della trasmissione radiofonica “Sabato Italiano” a Radio Hofstra University di New York, premiata 5 volte dall'UNESCO, Prima “Radio University in the world”.

È anche organizzatrice del ponte culturale con l’Italia, dunque lo vuole presentare al suo pubblico radiofonico di New York. A primo acchito, quando da New York ci danno il contatto dell’intervistato, non siamo ancora consapevoli di chi si tratti; poi, invece, giunge notizia che il ragazzo italiano parta dal programma Talent, “Amici di Maria De Filippi". È qui che sobbalziamo, lo rammentiamo, un’immensa ricchezza di doti e ingegno di scrittura e musicalità.

Ci incontriamo su Zoom-Web e la sorpresa si arricchisce. PierDavide, ragazzo del sud che vive a Milano, ci aspetta con dolce trepidazione, almeno questa è l’impressione. Riservato, composto, di una umiltà sconvolgente, ci accoglie con un grande sorriso. Gli chiediamo come si sia approcciato alla musica, i suoi primi passi.

L’intervistato replica di aver sempre avuto una grande passione per i brani canori, per la composizione, per le copertine dei dischi dei suoi genitori. Amante dei Beatles e Renato Zero è un appassionato di musica sin da bambino. Poi nelle varie scuole dalle elementari lo studio del flauto dolce ed in particolare alle scuole medie, l’accostamento alla chitarra.

Questo è lo strumento che definisce il “suo grande amore”. Quando ci si approccia agli strumenti, in generale sembrerebbe, tutto difficile, invece per lui è stata come una predisposizione

naturale, palesa. È stato il suo Prof. di musica di quel periodo ad informare i genitori di questa sua singolare attitudine. Decide di frequentare il liceo musicale e ad iniziare lo studio della chitarra classica. PierDavide si accorge, in seguito, di essere attratto dal rock e dai cantautori, facendo progredire la sua carriera di cantautore. È così che “molla gli studi” e si presenta al Talent di “Amici 2010”, l’anno della vittoria di Emma Marrone. Dopo varie selezioni viene scelto; entra a far parte della Scuola e conquista in finale il terzo posto.

Si ricordano le più note canzoni: Di notte, La ballata dell’ospedale, Per tutte le volte che, Nanì. È emozionante ricordare che il compianto Maestro Beppe Vessicchio rimase stupefatto dalle doti compositive, definendolo “geniale cantautore”. Dopo Amici comincia la sua ascesa verso palchi importanti, così scrive la canzone “Per tutte le volte che” per Valerio Scanu, che vince Sanremo. Momento d’oro per PierDavide, del quale si accorge il grande Lucio Dalla. Nel 2012 cantano insieme a Sanremo con un enorme successo.

Purtroppo, dopo aver esaminato ed encomiato le qualità di scrittura creativa del giovane e aver pianificato dei progetti futuri per la carriera del giovane artista, Lucio muore improvvisamente. Inizia un periodo difficile, la morte del suo mentore, il Covid, una malattia fortunatamente superata da Davide e la morte del suo tanto amato papà.

Nonostante i momenti raccapriccianti, ha continuato imperterrito a fare musica, facendo anche tournée a Londra, oltre che in Italia. Ha fatto televisione, ospite

a RAI 1 a “Domenica in” con Mara Venier, a “Bellamà”, RAI 2 condotta dal giornalista PierLuigi Diaco. La vera ascesa al successo, la “rise to success” per l’artista avviene nel 2025 nella trasmissione televisiva a Rai 1, “Ora o mai più”, condotta da Marco Liorni, dove vince la terza edizione, sbaragliando gli avversari. In tale trasmissione ha avuto il supporto di una figura saggia di eccellenza, Gigliola Cinquetti, che con la sua esperienza di cantante navigata, lo ha magistralmente spronato a tirar fuori le sue doti di “cantautore fuoriclasse”. Ascoltando il suo sound, sembrerebbe compararsi a quello di un cantautore di alta qualità, Rino Gaetano, pur tuttavia del tutto personale e fresco nella scioltezza delle strofe e dello stile. Ha tanti progetti “al fuoco”, ma è molto contento di ciò che ha fatto fino ad oggi.

Da ragazzo riservato e discreto non parla della sua vita privata, ma ci confida che è sereno. Siamo all’epilogo della nostra intervista, così gli chiediamo un messaggio per gli italiani all’estero. Ciò perché attraverso la radio, tv e stampa sarà visto e letto dall’Europa, all’America, fino alle lontane terre dell’Australia. PierDavide sostiene che per gli italiani che si trovano in terra straniera è importante “contaminarsi” con le altre culture per arricchirsi e non estraniarsi.

Quello che è più importante, afferma Carone, è rimanere uniti, non dimenticare mai la propria identità, la propria lingua e la propria patria. Sono essi frutto e risorsa di usi, costumi e tradizioni inestinguibili e memorabili, che coronano l’Italia, terra del sole e dell’amore.

Pierdavide Carone si esibisce in un concerto
Pieddavide Carone in duetto con Gigliola Cinquetti

Verona e il Giulio Shakespeare tra storia, teatro e fascino

di Angelo Paratico Pochi sono a conoscenza del fatto che Orlando Pescetti, veronese d’adozione, fu una delle fonti per William Shakespeare nello scrivere il suo dramma Giulio Cesare.

Orlando Pescetti nacque a Marradi (Firenze) attorno al 1556. Nei documenti anagrafici di Verona appare che vi si trasferì alquanto giovane dopo aver studiato a Firenze. A Verona esercitò l’insegnamento, guadagnandosi una certa reputazione come istitutore dei rampolli della nobiltà veronese. Dapprima abitò nella contrada Ponte Pietra, poi si trasferì in quella della Pigna con la moglie Antonia e i cinque figli, per risiedervi almeno sino al 1614. Rimasto vedovo, dopo il 1596, si risposò con la vedova Virginia Riccobello, dalla quale ebbe altri tre figli. Nei decenni successivi condusse un’esistenza ordinaria, consacrata all’insegnamento, sua principale fonte di sostentamento, e dall’attività letteraria. Morì a Verona verso il 1624 circa.

Orlando Pescetti scrisse varie

opere, fra le quali una tragedia, Il Cesare, uscita a Verona nel 1594 presso lo stampatore Gerolamo Discepolo, che aveva i torchi vicino al Ponte Pietra. Il libro, dedicato ad Alfonso II d’Este, era un’opera tutto sommato mediocre e forse non fu mai rappresentata su un palcoscenico, ma questo è interessante perché fu una delle probabili fonti del Julius Caesar di Shakespeare. I primi accenni al Pescetti nel mondo anglosassone apparvero in lettere pubblicate sul quotidiano statunitense The Nation, il 2 e il 9 giugno 1910. Una certa signorina Lisa Cipriano, della quale nulla sappiamo, scrisse una lettera per richiamare l’attenzione su alcune analogie fra il Cesare di Pescetti e il Giulio Cesare di Shakespeare. In risposta, la settimana seguente apparve uno scritto del professor Harry Morgan Ayres della Columbia University, che poi fece seguito con un saggio intitolato Shakespeare's Julius Caesar in the Light of Some other Versions, nel quale richiamava l’attenzione su alcuni parallelismi con il testo

del Pescetti.

Affermare che il dramma di Pescetti si avvicini a quello di Shakespeare per bellezza e potenza è una grossa forzatura, ma sappiamo che almeno una sua copia dovette raggiungere Londra. A quel tempo tutto ciò che veniva dall’Italia era visto come superiore a tutto il resto e forse venne notato dal grande drammaturgo inglese, chiunque si nascondesse dietro a quel nome: Florio, Oxford, Derby, Bacon, Marlowe, ecc.

Uno studente americano, Alexander Boecker, pubblicò la sua tesi di laurea basata sulle similitudini fra il Pescetti e Shakespeare: A probable Italian source of Shakespeare's Julius Caesar, New York 1913.

Ciò che rende quest’opera del Pescetti, a lungo dimenticata, di interesse per il lettore moderno è la probabilità che abbia fornito a Shakespeare delle suggestioni che, forse, non ha esitato ad utilizzare. Per esempio, le scene di Bruto e Porzia nel testo veronese segnano la prima introduzione di questo materiale in qualsiasi dramma sullo stesso soggetto.

Pescetti ritrae Bruto nelle sue relazioni domestiche secondo le linee successivamente adottate da Shakespeare, e aggiunge tocchi non riconducibili a Plutarco, molto usato ma inclusi nel Giulio Cesare di Shakespeare. Forse il punto migliore del testo di Pescetti è che fu il primo drammaturgo a rendersi conto del valore drammatico di uno sfondo soprannaturale.

Egli presenta il fantasma di Pompeo come la forza eccitante del suo Bruto, e anche Shakespeare introdusse il fantasma di Cesare per annunciare il suo destino.Come il Cassio di Shakespeare, il Decimo Bruto di Pescetti solleva un dubbio sulla partecipazione di Cesare alla seduta del Senato, e l’introduzione di questo elemento di suspense apre la strada alla definitiva persuasione del dittatore. Nell’opera di Shakespeare l’episodio svolge la stessa funzione. Ma più significativo è l’impiego da parte di Pescetti della scena di Cesare e Lena, che a parole e nel pensiero costituiscono un parallelo molto stretto con la stessa scena di Giulio Cesare.

Il Giulio Cesare di Shakespeare fu pubblicato nel First Folio del 1623, ma una sua rappresentazione vien menzionata da Tho-

mas Platter il Giovane nel suo diario nel settembre 1599, anche se nessuno può essere certo che in quella nota si trattasse proprio del Giulio Cesare di Shakespeare. L’opera non era ancora nell’elenco delle opere di Shakespeare pubblicato da Francis Meres nel 1598. Sulla base di questi due punti, oltre che di una serie di allusioni contemporanee e della convinzione che l’opera sia si-

mile all’Amleto nel vocabolario e all’Enrico V e a Come vi piace nella metrica, gli studiosi hanno suggerito il 1599 come data probabile di composizione, ben cinque anni dopo il libro di Orlando Pescetti.

Ricostruzione di una naumachia di Giovanni Caroto: sulla sinistra si scorge Ponte Pietra, sulla destra Ponte Postumio e al centro il teatro romano.

Referendum costituzionale non ha bisogno del quorum

di Angelo Paratico

Stiamo attendendo la data per le votazioni referendarie sulla riforma della Giustizia, ma pensiamo che sarà il 22 marzo 2026, anche se manca una conferma.

Un punto chiave da sottolineare è che non servirà il quorum; dunque, perché il sì vinca basterà un voto in più rispetto al no. Pertanto, l’introduzione nella Costituzione della separazione delle carriere dei magistrati potrà essere approvata o respinta senza dover raggiungere la metà degli aventi diritto al voto, che nei referendum abrogativi vien fissato al 50 per cento più uno.

I referendum abrogativi vengono disciplinati dall’articolo 75 della Costituzione. La norma stabilisce che il risultato del referendum è valido solo se «ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto». Questo limite fu introdotto dai costituenti per evitare che una minoranza di elettori possa cancellare una legge approvata dal Parlamento, sfruttando la scarsa affluenza alle urne e così il quorum fu concepito come una forma di tutela della volontà parlamentare.

Il discorso è diverso per i referendum confermativi, come quello costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, regolati dall’articolo 138

della Costituzione. In questo caso, il referendum non serve a cancellare una legge esistente, ma interviene alla fine di un procedimento parlamentare già lungo, articolato e completato. Detto in parole semplici, il referendum confermativo non è un’iniziativa dei cittadini – o di un gruppo di parlamentari –per cambiare la Costituzione, ma uno strumento di controllo che permette agli elettori di avere l’ultima parola su una riforma già approvata dai loro rappresentanti in Parlamento. È questa posizione “a valle” del processo che spiega perché, a differenza del referendum abrogativo, non sia previsto alcun quorum.

Durante le discussioni fra i padri costituenti vi fu chi propose lo scioglimento delle Camere prima della modifica costituzionale, una norma vista bene anche da Luigi Einaudi, ma alla fine passò la proposta del on. Tomaso Perassi, esponente del Partito Repubblicano Italiano, e dopo giorni di discussioni, l’assemblea l’approvò il 16 gennaio 1947. Tale norma abbandonava definitivamente lo scioglimento automatico del Parlamento e introduceva il meccanismo attuale: doppia approvazione conforme di Camera e Senato e poi referendum solo se la maggioranza raggiunta è inferiore ai due terzi.

la pagina di Marco Zacchera

PACCHETTO PER MAGGIORE SICUREZZA

In un paese serio destra e sinistra sarebbero unite nel varare norme più stringenti contro la violenza di piazza e a tutela delle Forze dell’Ordine, ma alla fine vedrete che l’opposizione non voterà il “pacchetto” proposto dal governo.

Anche perchè dovrebbe ammettere che l’esecutivo - accusato prima ancora di nascere che avrebbe dato sponda alla violenza "fascista" – si ritrova a gestire violenze di piazza che nell’ultimo biennio sono esclusivamente da addebitarsi a gruppi o gruppuscoli anarchici o di estrema sinistra. La questione è comunque drammaticamente seria, anche perché ancora una volta i fatti di sabato scorso a Torino hanno evidenziato come esista una frangia numericamente ridotta ma irriducibile che approfitta di ogni occasione per scatenarsi con episodi di guerriglia urbana.

Atti di teppismo, vandalismi e violenza che nulla hanno a che fare con le motivazioni - spesso del tutto legittime - per le quali si avvia una dimostrazione, ma che

poi puntualmente restano sullo sfondo diventando però il mezzo per i violenti di mischiarsi nella folla dei dimostranti per poi organizzare veri e propri agguati contro le forze dell’ordine.

Il sequestro di cappucci, armi improprie, bombe carta chiodate, maschere antigas e tutto l’armamentario che va in scena in queste occasioni testimonia come gli scontri non siano mai spontanei, ma frutto di una regia attenta e meticolosamente organizzati.

Certo che quando giungono dimostranti da tutta Italia e perfino dall’estero solo per organizzare atti violenti significa che non funzionano i “filtri” sui movimenti di chi – di solito già schedato - viaggia solo per partecipare attivamente agli scontri.

Una maggiore prevenzione è necessaria e porta al nocciolo della questione: ma com’è mai possibile assistere ad ore di guerriglia urbana con ferimenti e danni ingenti se alla fine ci sono così pochi fermati e (come a Torino) un solo arrestato? Ma è mai possibile che non si riescano ad identificare

L’ANGELO GIORGIA

Tra tanti problemi siamo pur sempre un' Italia strana e spensierata e dove la polemica del giorno è stabilire se un angelo restaurato nella chiesa di San Lorenzo in Lucina a Roma abbia o no le sembianze di Giorgia Meloni.

Gli italiani sono però poco osservatori e solo i più attenti avranno notato che il cartiglio tenuto in mano da angelo-Giorgia nella cappella dedicata a Casa Savoia mostra una cartina dell’Italia, ma – attenti – non

dell’Italia di oggi ma con l’Istria e la Dalmazia in bella evidenza. Giustificazione storica visto che “quella” era allora l’Italia, ma occasione sprecata a sinistra per chiedere anche quella rimozione oltre – naturalmente – quella del presunto angelo-Giorgia.

Il restauratore sostiene che quelle erano le fattezze dell’angelo anche prima del restauro, noi non lo sappiamo, ma certamente sarebbe stato difficile restaurare il viso di un angelo con la faccia della Schlein!

e bloccare non solo singoli facinorosi ma interi gruppi di loro intervenendo con maggiore severità?

E qui emerge l’altro aspetto: la sempre sofferta convalida dei fermi, il consueto “liberi tutti” con l’accusa ai magistrati di esser troppo teneri nei rilasci e leggeri nelle condanne. Polemica antica ma reale, e che in queste settimane apre immediatamente un altro fronte di conflitto governo-magistrati, reso ancor più al calor bianco per la vigilia del referendum.

Tra l’altro la cronaca è piena di fatti sconcertanti, come il caso di Milano dove un cinese - fermato tre volte nei tre giorni precedenti e sempre rimesso in libertà - ha rubato un’arma ad un anziano “vigilante”, si è messo a sparare contro la Polizia intervenuta e –ferito dai poliziotti – vede ora addirittura indagati questi ultimi, così come quasi in tutti i casi in cui le Forze dell’Ordine reagiscono a concrete minacce. Ma chi li difende nel loro lavoro e - viene da chiedersi - da che parte stanno certi magistrati? I sentimenti della gente sono chiari e se i giudici non devono mai decidere sulla base dell’umore dell’opinione pubblica, forse quegli stessi giudici dovrebbero però anche prendere atto che - se contro di loro si alza un generale, visibile e concreto malcontentoè anche per certe sentenze troppo lievi a carico di chi trasforma le città in campi di guerriglia urbana.

AFFOLLAMENTO AL CENTRO

Gran movimento sottotraccia nel centro politico e dintorni.

Appena tira aria di nuove elezioni e qualcuno si scopre piccino piccino guardandosi allo specchio, ecco che l’interessato si rende conto che servono alleati più grandi per sopravvivere.

Decidere che parte stare (ovvero con chi schierarsi per essere tra i vincenti) con diritto a ricevere la provvidenziale quota in posti di governo e nomine che contano è da sempre quindi decisivo per la sopravvivenza dei “cespugli” di centro.

Carlo Calenda lo sa e il suo dubbio cresce perché, corteggiati di qui e di là, quella piccola percentuale che è concretamente il seguito elettorale di “Azione” può essere una dote decisiva per lo schieramento prescelto.

Da una parte c’è il “campo largo” che per vincere ha bisogno di tutti, ma proprio di tutti, e poco importa se al proprio interno ci possono essere differenze siderali tra i potenziali alleati: quel che conta è il risultato. Dall’altra parte c’è più spazio, ma soprattutto c’è la casa di Forza Italia che, invitante, spalanca le sue porte.

Per questo non è sfuggita la presenza di Carlo Calenda al re-

I CARI FONDI DEL PNRR

Che tristezza pensare che i fondi del PNRR non siano stati utilizzati a Niscemi se non per frivolezze locali, così come in tutta Italia si sono spesi valanghe di soldi per opere sicuramente non indispensabili.

Sabato scorso – dopo tanti anni – ho ripercorso la statale Aurelia da Roma verso Livorno ed ho scoperto che è praticamente rimasta come decenni fa, dissestata e con tratti ancora a corsia

unica nonostante l’assenza di autostrade da Civitavecchia in su. Ma non erano queste le priorità per rinnovare il nostro Paese? Invece, come purtroppo era prevedibile, i soldi europei si sono persi in mille rivoli inutili e lentamente si sono prosciugati. Come sempre le colpe di tutti diventano di nessuno, ma quanta tristezza per queste occasioni perse per sempre, mentre ci indebitiamo sempre di più.

cente meeting di Forza Italia organizzato per ricordare il debutto politico di Silvio Berlusconi e la corte serrata cui è stato oggetto per far nascere quel centro “liberal-riformista” dove anche “Azione” potrebbe avere un ruolo (e un peso) in termini di spazio.

Calenda ha amletici dubbi, ma probabilmente ha già scelto tanto da arrivare a ricordare ai delfini del fu Silvio che «Se ci sarà spazio per collaborare, sarò felicissimo».

Certo, bisogna pur sottolineare che “Con Conte, Bonelli, Fratoianni, Salvini o Vannacci proprio non ce la faccio” per salvare la faccia ma, tradotto al concreto dal politichese, significa semplicemente “Ci sto, ma voi quanti posti e spazio mi date?”

Inoltre c’è il referendum che incombe e Calenda si è schierato per il “si” mentre la sinistra (con eccezioni di radicali e battitori liberi) si è schierata per il no. Oltretutto oggi Forza Italia può offrire di più perché sa che con Calenda (e con i moderati di Lupi) supererebbe nettamente la Lega di Salvini guadagnandosi così il ruolo di visibile secondo partner di coalizione.

Nello schema classico tutto si combinerebbe, solo che la Meloni – bene attenta a calmare le anime più radicali al proprio interno – sta da tempo facendo una corte spietata a quello stesso “centro” e rischia così di conquistare buona parte di quell’elettorato.

Qualsiasi scelta farà, Calenda avrà comunque buoni argomenti per motivarla perchè questo è il grande vantaggio del centro, in un eterno pendolarismo tra destra e sinistra. Il fiuto fa capire a Calenda che è meglio “stare di qua” ma visto poi che l’ex fidanzato Matteo Renzi “sta di là” in primis è una questione di pelle.

Homan rimpiazza Bovino a Minneapolis: cambio di Trump?

di Domenico Maceri PhD

Bovino è bravo ma è un tipo esagerato… forse non funzionava lì”. Con queste parole in un’intervista alla Fox News Donald Trump ha spiegato la rimozione di Greg Bovino, capo della Polizia di Frontiera, dalla dirigenza delle forze di immigrazione a Minneapolis, dopo le recenti uccisioni di Renée Goodman e Alex Pretti.

I due casi tragici, specialmente il secondo, hanno precipitato la situazione e Trump è stato costretto a fare una leggera marcia indietro inviando Tom Homan, “zar delle frontiere” nel Minnesota per ricalibrare l’approccio nei comportamenti dell’aggressività di Ice, la Immigration and Customs Enforcement, e gli agenti della polizia di frontiera che stanno operando a Minneapolis. La situazione ha generato molta attenzione dei media nazionali e internazionali, creando dibattito tra politici e cittadini sul corretto equilibrio tra sicurezza e diritti civili, con numerose reazioni e proteste pubbliche che hanno amplificato il caso.

L’uccisione del poeta Renée Good aveva sconvolto l’America ma è stata quella dell'infermiere Pretti che ha fatto traboccare il vaso e costretto Trump a una reazione. Si tratta però di una mossa cosmetica poiché Homan, che era stato messo da parte, non rappresenta un’ideologia diversa da quella di Bovino, Stephen Miller o Kristi Noem. Oltre alle esagerazioni di Bovino, anche Miller, vice capo di gabinetto di Trump e considerato da alcuni il suo primo ministro, e Noem, Segretario della Homeland Security, hanno esagerato con le loro dichiarazioni completamente false, in particolar modo su Pretti.Solo tre ore dopo la notizia della morte di Pretti, Miller ha descritto la vittima come “un assassino” che cercava di “uccidere agenti federali”. La Noem ha anche lei usato linguaggio simile asserendo che si trattava di un “terrorista” che aveva attaccato agenti con un’arma da fuoco. Pretti aveva una pistola con sé ma non l’ha mai impugnata. Infatti, fu aggredito da parecchi agenti e immobilizzato, e non si capisce perché due di loro hanno sparato dieci pallottole su un individuo che era completamente sotto il loro controllo.

I video amatoriali e le testimonianze dei passanti hanno

chiarito la dinamica, mostrando l’evidente sproporzione della risposta degli agenti, suscitando indignazione diffusa in tutta la comunità. Le dichiarazioni di Miller e Noem non sono atipiche e riflettono quelle di Trump che spesso spara falsità senza avere nessuna prova. Difatti Ambedue Miller e Noem non fanno altro che usare un linguaggio simile che riflette l'ideologia del loro capo. In questo caso però i tantissimi video disponibili hanno completamente smentito le loro sparate.

A differenza delle spropositate esagerazioni sui migranti che sono tutti criminali, le due vittime di Minneapolis sono due americani—un poeta e un infermiere. La falsa narrazione di Miller e Noem si è persino scontrata con la Fox News ed è stata anche contrastata da alcuni leader del Partito Repubblicano che tipicamente rimane silenzioso.

Il senatore repubblicano Thom Tillis del North Carolina ha anche detto che Noem è incompetente e dovrebbe dimettersi. I leader del Partito Democratico stanno considerando seriamente di introdurre una mozione alla Camera per l’impeachment di Noem.

Miller, l’architetto della politica anti-migranti di Trump, ha però fatto qualcosa di inaspettato. Non ha ammesso di avere sbagliato ma ha fatto un passo indietro, asserendo che il protocollo dell’Ice e del Dipartimento della Frontiera non è stato osservato. Infatti, a differenza del caso

di Good dove nessuna inchiesta è stata fatta per accertare la verità, nel caso di Pretti l’Office of Professional Responsibility del Dipartimento della Frontiera ha elaborato un rapporto preliminare che ha inviato alla Camera. I due agenti che hanno sparato non sono stati considerati colpevoli ma sono stati dispensati dai loro compiti e lavoreranno in ufficio.

Trump si è incontrato con Noem alla Casa Bianca per due ore senza Miller. Il presidente continua ad asserire di avere fiducia nel Segretario di Homeland Security ma appare evidente che il caso ha sfociato alla ricerca di capri espiatori che oltre ai due agenti potrebbero includere, oltre a Bovino, anche la Noem. Sembra impensabile però che il fedelissimo Miller ne farà le spese anche se lui è quello che ha ideato la strategia della deportazione di massa. Si tratta infatti della sua veemenza per aumentare il numero di arresti che vorrebbe raggiungere 3000 unità al giorno che ha spinto l’Ice ad aumentare la sua aggressività. In uno strano modo Trump sta cercando di deportare più individui di quelli espulsi da Barack Obama che era stato etichettato dalla sinistra “deporter-in-chief”. Obama deportò 3 milioni di migranti dal 2009 al 2017 ma fece anche degli sforzi per trovare un accordo sulla riforma dell’immigrazione. Trump, invece, vede i migranti semplicemente come criminali, qualcosa da cui gli americani hanno iniziato a pren-

dere distanze. Un editoriale del Wall Street Journal ci informa che dei migranti deportati da Trump solo il 5 percento aveva

commesso un reato mentre il 73 percento non era reo di nulla. Inoltre un sondaggio del New York Times/Siena University ci dice che le tattiche di Ice sono state esagerate (61 percento) e che il 58 percento disapprova la politica di Trump sull’immigrazione. Molti analisti sottolineano che la mancanza di trasparenza ha aumentato la sfiducia dei cittadini e l’attenzione dei media sul governo, causando discussioni animate e critiche costanti sulle scelte dell’amministrazione. Cambiare da Bovino a Homan non rappresenta una svolta perché lo “zar delle frontiere” ha idee molto simili che riflettono quelle del presidente. Come ha detto Noemi in una dichiarazione al giornale Axios tutto ciò che lei “ha fatto è stato sotto la direzione del presidente e di Stephen Miller”. Il problema fondamentale rimane: l’incapacità dell’amministrazione Trump di vedere i migranti come essere umani.

Billionaire Tax Act non spaventa tutti i miliardari

di Domenico Maceri PhD “Veramente non ci ho pensato nemmeno una volta….Abbiamo scelto di vivere nella Silicon Valley e qualunque tassa verrà applicata…. Nessun problema”. Con queste parole Jensen Huang, l’Amministratore Delegato di Nvdia, rispondeva alla tassa proposta nel “2026 Billionaire Tax Act”, il referendum che aumenterebbe la patrimoniale del 5 percento. Huang dovrebbe pagare 7,5 miliardi alla California considerando il suo patrimonio di 155 miliardi.

La misura è in corso di preparazione e richiede la raccolta di 875 mila firme che la qualificherebbero per l’elezione di novembre di quest’anno. Se alla fine sarà approvata dagli elettori californiani imporrebbe una tassa straordinaria del 5 percento ai residenti del Golden State con patrimoni di un miliardo o più.

Susanne Jimenez, la presidente del SEIU, ha spiegato il bisogno considerando i tagli del governo federale e il fatto che 3,4 milioni di californiani potrebbero perdere il diritto al Medi-Cal, la sanità per i poveri.

L’aumento alle casse del tesoro californiano è confermato dall’analista dello Stato che però indica altresì la perdita di milioni di dollari a lungo andare se i miliardari decidessero di trasferirsi altrove. È questa la preoccupazione del governa-

tore Gavin Newsom che lo ha spinto ad opporsi alla proposta. Newsom ha paura che la proposta spingerebbe miliardari ad abbandonare la residenza del Golden State. Il governatore democratico ha spiegato che ci sono 50 Stati e ovviamente esiste concorrenza fra di loro per attirare miliardari. Difatti alcuni notissimi miliardari hanno indicato che poco a poco ridurranno o trasferiranno completamente le loro attività ad altri Stati. Alcuni di loro come Larry Page e Peter Thiel hanno dato segnali in questa direzione. Se la tassa verrà approvata, Page, cofondatore di Google, con un patrimonio di 258 miliardi dovrebbe pagare 12 miliardi. Thiel, un imprenditore e cofondatore di PayPal, con un patrimonio di 27,5 miliardi dovrebbe sborsarne 1,2. Certo si potrebbe facilmente dire che con i miliardi che rimangono loro potrebbero vivere molto bene in qualunque Stato, incluso la California. Se il referendum verrà approvato avrebbe anche il beneficio di ridurre la disuguaglianza economica in California e apporterebbe un minimo di giustizia fiscale. Secondo il California Budget & Policy Center, infatti, i californiani con reddito di 13.900 dollari annui pagano il 10,5 percento in tasse statali e locali. Da contrastare con l’8,7 percento pagato da individui con redditi di 2 milioni.

Risultati

Al “Bentegodi” Verona-Pisa termina in parità a reti inviolate. La sfida salvezza tra le ultime decreta un risultato che delude entrambe. Maggiori le recriminazioni dei toscani per cio' che hanno fatto vedere nell'ultima mezzora di gioco.

Impresa a Genova del Napoli in dieci uomini, espulso Juan Jesus al 31' del secondo tempo, espugna il Ferraris con un rigore di Hojlund al quinto minuto di recupero dopo una gara ricca di colpi di scena e segnata da due interventi del Var.

Gol ed emozioni al Franchi. Fiorentina e Torino già nei primi minuti del match creano diverse occasioni da gol. Nel recupero stacca di testa Maripan che anticipa tutti, la traiettoria supera De Gea che osserva il pallone del 2-2 entrare.

L’Inter non concede sconti e si abbatte sul Sassuolo con tutta la sua forza. Eppure i padroni di casa hanno spesso messo in difficolta’ i nerazzurri nella prima parte della gara. L’Inter consolida il primato in classifica.

Il Parma piazza un importante colpo in ottica salvezza. I ragazzi di Carlos Cuesta superano 1-0 il Bologna nel derby emiliano. Decisivo un gol di Christian Ordonez in pieno recupero. Due gli espulsi, uno per squadra.

La Juve riacciuffa la partita al 96’ dopo un assalto durato tutto il secondo tempo. Ben 34 i tiri a rete dei bianconeri che hanno trovato sulla loro strada un Provedel all’altezza dei giorni migliori.

Primo successo del 2026 per il Lecce. Una vittoria davvero pesante, che consente alla compagine salentina di staccare in classifica la Fiorentina. L’Udinese cade dopo due vittorie di fila, decisiva il gol di Banda al 90’.

Le seguenti partite di Serie A verranno disputate Martedi' mattina (ora di Sydney). Ricordiamo hai nostri affezionati lettori che tutti gli aggiornamenti saranno pubblicati nelle edizioni di venerdi' 13 Febbraio 2026.

Redattore Sportivo Guglielmo Credentino

Olimpiadi Inv. – Italia prima nel medagliere

Gli atleti italiani conquistano tre medaglie nella prima giornata di Milano-Cortina 2026

Giornata scoppiettante e già ricca di medaglie per i colori azzurri. La discesa libera, maestosa e forse la regina delle discipline sulla neve, regala subito una splendida doppietta italiana.

Veramente un gran peccato l’oro sfumato per un battito di ciglio, ma le emozioni che ci hanno regalato Giovanni Franzoni (argento) e Dominik Paris (bronzo) non hanno prezzo e resteranno nella

memoria degli appassionati.

L’oro va a Franjo Von Allmen che, con il tempo di 1:51.61, ha confermato il titolo mondiale vinto a Saalbach lo scorso anno, dimostrando ancora una volta solidità e sangue freddo nelle grandi occasioni.

E cosa dire dell’oro conquistato da Francesca Lollobrigida nel giorno del suo 35° compleanno. La freccia del ghiaccio si fa il miglior regalo possibile: medaglia d’oro per l’atleta azzurra, che regala il primo storico trionfo al pattinaggio di velocità femminile nei Giochi Olimpici Invernali.

I 3000 metri sono un crescendo di emozioni per l’azzurra, che blinda la vittoria con un rush finale semplicemente sensazionale. Lollobrigida è oro con il tempo di 3:54.28, nuovo record olimpico e italiano. Le ultime due batterie non fanno altro che certificare il suo successo: argento alla norvegese Ragne Wiklund (+2.26), bronzo alla canadese Valerie Maltais (+2.65).

Seguiranno altri aggiornamenti e approfondimenti nell’edizione di venerdì, con nuovi protagonisti pronti a scrivere pagine importanti di sport azzurro.

La Top 11 della 23a giornata di Serie A

Cinque italiani nella formazione ideale, Vergara in evidenza e molto altro ancora

CARNESECCHI (ATALANTA): Santo protettore della porta atalantina a Como. Tra una parata e l'altra, confeziona il miracolo all'ultimo secondo: rigore respinto a Nico Paz e non ad un pinco pallino qualsiasi.

PALESTRA (CAGLIARI): Questa volta non segna, diversamente da Firenze, ma lascia lo zampino nella terza vittoria consecutiva del Cagliari: grande protagonista nel poker al Verona, una discesa dopo l'altra.

BREMER (JUVENTUS): Se oltre a giocare bene in difesa si mette a segnare pure!!! Quanto è importante Bremer per la Juventus, quanto è sta-

to importante il suo rientro a pieno regime dagli infortuni.

DIMARCO (INTER): Altra prestazione superlativa, l'ennesima di un periodo da ricordare tra campionato e Champions League. E dopo poco più di un quarto d'ora porge a Lautaro Martinez l'assist che vale lo 0-1.

EKKELENKAMP (UDINESE): Si produce in incursioni pericolose e insomma, contro la Roma tra centrocampo e attacco c'è. E poi è lui fine a decidere l'incontro, anche se con una discreta dose di fortuna.

ZIELINSKI (INTER): A Cremona conferma di essersi lasciato il pe-

riodo grigio ed essere tornato lo Zielinski di Napoli, anche se in un altro ruolo. Ordinato e lucido in regia, poi il gran goal che di fatto chiude i conti dopo mezz'ora.

RABIOT (MILAN): Giocatore totale, come sempre. A Bologna fa il doppio lavoro in maniera eccellente ed entra in maniera più concreta che mai nel tabellino: assist per Loftus-Cheek prima, goal che chiude ogni discorso poi.

BERARDI (SASSUOLO): Devastante a Pisa. Fa crollare il Pisa di Gilardino con una serie di giocate inarrestabili. Lancia in alto il Sassuolo e alla fine nel tabellino il suo nome c'è eccome: suo lo 0-1, sua anche la giocata del raddoppio.

NKUNKU (MILAN): Che partita per il francese a Bologna. Tra inserimenti e giocate, trova il tempo per guadagnarsi e poi segnare il calcio di rigore che taglia le gambe al Bologna. Finalmente una prova convincente.

VERGARA (NAPOLI): Ormai non può più essere definito una sorpresa. Dopo la perla, inutile, in Champions League, ecco anche la cavalcata vincente e il micidiale sinistro a battere De Gea: stavolta è il goal partita.

Coppa Italia: Inter e Atalanta in semifinale, le torinesi fuori

Vincenti tra Napoli-Como e Bologna-Lazio le altre semifinaliste

L'Inter, imbottita di riserve, supera il Torino per 2-1 per i quarti di finale di Coppa Italia ed avanza in semifinale. Chivu all'U-Power Stadium opta per il turn over e la mossa si rileva azzeccata: assist nel primo tempo di Kamate per il vantaggio firmato Bonny di testa, e raddoppio fulmineo all'alba della ripresa con Diouf. La squadra di Baroni decide troppo tardi di iniziare a giocare, ma tiene viva la sfida fino alla fine, grazie alla zuccata di Kulenovic.

I granata escono comunque con onore dalla competizione, dopo aver eliminato la Roma agli ottavi. Per la doppia semifinale i nerazzurri aspettano il Napoli del risultatista Conte o il Como del giochista Fabregas.

L'Atalanta cala il tris alla Juventus davanti ad una New Balance Arena gremita e accede

alle semifinali di Coppa Italia dove affronterà una tra Bologna e Lazio. Il calcio di rigore trasformato con grande freddezza da Scamacca indirizza una partita che nel primo tempo vede i bianconeri rendersi pericolosi in più occasioni in particolare con Conceicao.

Meno incisivi nella ripresa gli uomini di Spalletti che peccano di cattiveria e precisione negli ultimi trenta metri disunendosi un po' nel finale e venendo puniti su un paio di svarioni difensivi per un passivo fin troppo severo firmato dai neo-entrati Sulemana e Pasalic.

Il cammino della Vecchia Signora in questa competizione termina ancora una volta, per il secondo anno consecutivo, ai quarti di finale dopo l'eliminazione del 2025 rimediata ai calci di rigore contro l'Empoli.

Rugby: l'Italia batte la Scozia 18-15

L’Italia conferma il trend positivo degli ultimi anni

L'Italia del rugby parte bene nel trofeo delle Sei Nazioni, battendo la Scozia nel match d'esordio su un prato Olimpico ai limiti della praticabilità per la pioggia incessante che ha reso difficilissimo il gioco coi piedi e l'ovale scivoloso in quello a mano: 18-15 il risultato finale.

Nel primo tempo azzurri in vantaggio 15-7: a segnare le due mete Lynagh e Menoncello, una sola trasformazione a cura di Garbisi.

La Scozia replica con la meta di Dempsey e trasformazione di Rus-

sell, Garbisi allunga su punizione. Nel secondo tempo si riprende la Scozia e accorcia sul 18-15 grazie a una meta di Horne, i tre punti della punizione di Garbisi al 50' vengono parzialmente recuperati dallo scozzese al 68'.

Il match rappresentava il debutto stagionale degli Azzurri ed è stata l’occasione per confermare la crescita mostrata nelle ultime edizioni del torneo, contro una Scozia che resta una delle formazioni più pericolose del gruppo.

NPL – Al Marconi il Derby d’Italia

Gol della bandiera di Gonzalez al 95’ per l’APIA a Bossley Park

Vittoria di stretta misura ma meritata del Marconi che concede molto poco agli avversari e raccoglie i primi tre punti della stagione, Le due squadre hanno cambiato poco rispetto al passato campionato e non dovrebbero avere problemi ad essere protagoniste anche questa stagione.

Il gol che sbloccato la partita giunge al 27’ ad opera del difensore Kuol che, con una autentica bordata di inaudita potenza, manda il pallone alle spalle di Kalac.

L’Apia stenta a riprendersi ed arranca senza molta convinzione, anzi sono i padroni di casa ad andare vicino al raddoppio. La musica non cambia di molto nella ripresa. Al 50’ raddoppia il vantaggio il Marconi con Mlinaric che in mischia tocca per ultimo ed insacca. Solo al 59’ l’Apia si affaccia in area avversaria col piglio giusto ma la conclusione di Farinella finisce a lato. L’ultima frazione di gioco vede gli ospiti conquistare campo e confezionare qualche occasione da gol. Numerosi i cambi in entrambe le squadre. Poi in pieno recupero il meritato gol della bandiera del giovanissimo Gonzalez che gi? si era messo in luce nella parte finale della scorsa stagione. La stagione ? appena iniziata ma il potenziale per un campionato ad alti livelli si vede per entrambe le compagini.

Franco Selvaggi, vero figlio della murgia

Nel suo sorriso c’è la forza di chi ha vinto senza dimenticare, e la dolcezza di chi

sa che la vera gloria non è nei trofei, ma nei cuori che hai toccato. di Guglielmo Credentino C’è un vento in Basilicata che non dimentica. Soffia tra i campi dorati di Pomarico e porta con sé il profumo dell’erba tagliata, il canto dei grilli, il rumore leggero di un pallone che rimbalza su un cortile di pietra.

È da quel vento che nasce Franco Selvaggi, nel 1953: un bambino minuto, dagli occhi chiari e la corsa vivace, capace di trasformare ogni tratto di strada in un campo da calcio. Le donne lo osservavano ridendo; gli uomini si fermavano a guardarlo con stupore. Quel ragazzo non correva soltanto: danzava col pallone.

Aveva il passo lieve e il coraggio di chi sogna. Cresceva tra i Sassi e i muretti a secco e, in lui, il calcio non era solo gioco: era linguaggio, respiro, libertà.

Alla scuola “Gianni Rivera Matera” imparò la disciplina: sveglia presto, allenamenti sotto la pioggia, rispetto per chi lava le maglie e per chi prepara i palloni. Franco non saltava mai un giorno. Anche quando le scarpe erano vecchie, anche quando il vento tagliava il viso, lui c’era.

Era un ragazzo educato, riservato, sempre pronto a ringraziare. E in quello sguardo pulito i suoi allenatori vedevano già la stoffa del campione: non tanto nel talento, ma nella testardaggine gentile di chi vuole arrivare senza calpestare nessuno.

Poi arrivò la Ternana. La chiamata che cambiò tutto.

Aveva vent’anni e un sogno grande quanto la Murgia. La Serie A lo accolse come si accoglie una promessa: con curiosità e un pizzico di scetticismo. Era minuto, sembrava fragile, ma in campo diventava tempesta. Dalla Ternana alla Roma, la vita di Franco prese ritmo. Capitale, giornali, pressioni, allenatori esigenti. Ma lui rimaneva lo stesso: un ragazzo che non si ubriacava di successo, che preferiva ascoltare, osservare, imparare.

Nel silenzio della sera, mentre la città dormiva, pensava alla sua terra, a Pomarico, alla voce di sua madre che diceva piano: “Franco, ricordati sempre chi sei”. Fu a Taranto, allo stadio Erasmo Iacovone, ex Salinella, che Franco divenne leggenda. Cinque stagioni di sudore e applausi, cinque anni in cui il popolo rossoblù imparò ad amare quel ragazzo che non mollava mai. La domenica, quando lo speaker pronunciava “Selvaggi!”, il boato si mescolava al suono del mare. Taranto era una città operaia, di mani callose e sogni resistenti. E in lui si riconosceva, perché era come loro.

Non un fenomeno costruito, ma un uomo vero, leale, capace di sorridere anche dopo la sconfitta. Le sue giocate facevano alzare gli occhi e

battere il cuore.

Ogni gol era una carezza per chi viveva di sacrifici. Ogni corsa, un messaggio: “Ce la possiamo fare”. E poi il destino bussò ancora.

Era il 1979. Dall’altra parte del mare, un uomo chiamato Gigi Riva, “Rombo di Tuono”, lo aveva notato. Riva, che di coraggio e di dolore ne sapeva quanto pochi, riconobbe in Selvaggi una scintilla familiare: la fame, la dignità, il cuore. “Voglio lui”, disse Riva. E fu così che Franco arrivò a Cagliari. Il vento della Sardegna gli ricordava quello di Matera e il popolo sardo lo accolse come un figlio del Sud, trapiantato in un’altra terra fiera. In campo era devastante: corsa, visione, fiuto. Dodici gol in un solo campionato, prestazioni da leader silenzioso. Riva lo seguiva come un fratello maggiore. Gli parlava poco, ma con parole che restavano incise. Gli insegnò che essere campioni non significa solo segnare, ma esserci: per i compagni, per la squadra, per la gente. Selvaggi porterà sempre dentro quella lezione. “A Gigi devo molto”, dirà anni dopo, “mi ha trattato come un uomo, prima che come un giocatore”. Poi arrivò la chiamata che ogni bambino sogna: la Nazionale. Enzo Bearzot, il saggio del calcio italiano, lo volle con sé. Lo volle non solo per i piedi, ma per l’anima. Era il 1982. Fanchino partì per la Spagna, portando con sé un pezzo di Basilicata. Non giocò, ma visse quel Mondiale da protagonista silenzioso, con il sorriso e il cuore. I compagni lo rispettavano, Bearzot lo stimava. E quando il cielo di Madrid si illuminò la sera dell’11 luglio e l’Italia alzò la Coppa del Mondo, anche Franco pianse. Quelle lacrime erano di un uomo che aveva corso tutta la vita per arrivare lì e che ora, guardando il tricolore, sentiva dentro la voce della sua terra: “Ce l’hai fatta, figlio della Murgia”. Selvaggi non fu solo calciatore.Fu allenatore, dirigente, guida. Allenò con rispetto e pazienza, non alzando mai la voce se non per incoraggiare. Credeva che la vittoria contasse, ma non più della crescita umana.

“Il calcio è scuola di vita”, ripeteva.

“Ti insegna a perdere con dignità e a vincere con rispetto”. Le panchine che sedette portarono la sua impronta: ordine, tutela del talento giovane, attenzione al carattere oltre alla tecnica. Il suo stile da allenatore rifletteva il calciatore che era stato: mai esibizionista, sempre al servizio degli altri. E così nacque la sua scuola calcio, a Matera. Non una semplice accademia, ma un gesto d’amore verso i bambini che, come lui, un giorno rincorrevano sogni più grandi delle scarpe che indossavano. Ogni allenamento è un atto di educazione, ogni sorriso un insegnamento. Franco segue i ragazzi con la stessa luce negli occhi che aveva a vent’anni. Insegna il dribbling, ma soprattutto insegna la gratitudine. Dice ai suoi allievi: “Non importa quanto sei alto, importa quanto credi in te”. E ogni volta che un bambino segna un gol e alza le braccia al cielo, c’è dentro quella gioia un frammento di Pomarico, un’eco lontana del piccolo Spadino che non ha mai smesso di sognare. Franco Selvaggi è più di un campione del mondo. È il simbolo di un Sud che sa alzarsi, che sa credere, che non mendica ma dimostra. È la voce di Matera che si fa strada tra le città del calcio, portando con sé la dignità di un popolo.

Nel suo sorriso c’è la forza di chi ha vinto senza dimenticare e la dolcezza di chi sa che la vera gloria non è nei trofei, ma nei cuori che hai toccato. E quando il sole tramonta sui Sassi, sembra ancora di vederlo: un uomo in maglia azzurra. (La Voce di Matera)

Onoranze Funebri

BLASONATO GIULIO

nato a Grotteria (RC, Italia) il 10 settembre 1947

deceduto a Liverpool (NSW) il 5 febbraio 2026

I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa.

Il rosario sarà recitato giovedì 12 febbraio 2026 alle ore 17.00 presso la chiesa cattolica di St Benedict’s, angolo Justin e Neville Streets, Smithfield NSW. Il funerale avrà luogo venerdì 13 febbraio 2026 alle ore 12.00 nella stessa chiesa.

Al termine della cerimonia religiosa, il caro Giulio riposerà in pace. I familiari ringraziano anticipatamente tutti coloro che parteciperanno al loro dolore e al funerale.

“Che la sua anima trovi serenità eterna."

ETERNO RIPOSO

GULLI DOMENICO

nato a Borgia (Catanzaro, Italia) il 19 agosto 1929 deceduto a Camden (NSW) il 27 gennaio 2026

I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa. Il rosario sarà recitato lunedì 9 febbraio 2026 alle ore 18.00 presso la cappella di Guardian Funerals, angolo Moore e Broughton Streets, Campbelltown NSW.

Il funerale avrà luogo mercoledì 11 febbraio 2026 alle ore 10.30 presso la chiesa di St Paul, John Street, Camden NSW.

Al termine della cerimonia religiosa, il caro Domenico sarà accompagnato al Castlebrook Memorial Park, Windsor Road, Rouse Hill NSW, dove riposerà in pace. I familiari ringraziano tutti coloro che parteciperanno al funerale del caro estinto.

“Che il tuo cuore riposi in eterno." RIPOSA IN PACE

LEONARDI ALFIO

nato a Tre Punte (Giarre, Italia)

il 5 settembre 1934

deceduto a Five Dock (NSW) il 6 gennaio 2026

I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa. La veglia funebre con il rosario sarà recitata giovedì 12 febbraio 2026 alle ore 18.30 presso la chiesa di All Hallows, 2 Halley Street, Five Dock NSW. Il funerale avrà luogo venerdì 13 febbraio 2026 alle ore 10.30 nella stessa chiesa; al termine della cerimonia religiosa, il caro Alfio sarà accompagnato al Rookwood General, Mausoleum, 1 Hawthorne Avenue, Rookwood NSW, dove riposerà in pace..

I familiari ringraziano anticipatamente tutti coloro che parteciperanno al funerale della caro estinto.

“Riposi in pace sotto lo sguardo amorevole di Dio ."

ETERNO RIPOSO

MARANO

GIUSEPPE (JOE)

nato il 10 febbraio 1967 deceduto a Sydney (NSW) il 14 gennaio 2026

I familiari ad un mese della scomparsa lo ricordano con dolore e immutato affetto.Le spoglie del caro congiunto riposano nel cimitero Field of Mars, Quarry Road, Ryde NSW.

I familiari ringraziano tutti coloro che hanno partecipato al loro dolore e al funerale del caro estinto.

“Riposi in pace sotto lo sguardo amorevole di Dio."

ETERNO RIPOSO

VITANZA VINCENZO

nato il 13 febbraio 1935 decedutao a Sydney (NSW) il 12 gennaio 2026

I familiari ad un mese della scomparsa lo ricordano con dolore e immutato affetto. Le spoglie del caro Vincenzo riposano nel cimitero di Liverpool, 207 Moore Street, Liverpool NSW.

I familiari ringraziano tutti coloro che hanno partecipato al loro dolore e al funerale del caro estinto.

“Il tuo ricordo vivrà per sempre nei nostri cuori."

ETERNO RIPOSO

FUNERAL NOTICES 2026

TWO EDITIONS PER WEEK DUE EDIZIONI OGNI SETTIMANA

TUESDAY AND FRIDAY

A partire dal 2026, Allora! introdurrà una nuova programmazione editoriale, con uscite bisettimanali ogni MARTEDÌ e VENERDÌ.

Io, Sam Guarna, sono disponibile ad aiutare la tua famiglia nel momento del bisogno. Sono stato conosciuto sempre per il mio eccezionale e sincero servizio clienti. So che, per aiutare le famiglie nel dolore, bisogna sapere ascoltare per poi poter offrire un servizio vero e professionale per i vostri cari e la vostra famiglia. Tutto ciò con rispetto, attenzione e fiducia, sempre.

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In vista di questo cambiamento, invitiamo le Agenzie Funebri e tutta la comunità a valutare questa opportunità per la pubblicazione di necrologi, avvisi e comunicazioni sul nostro giornale, che da anni rappresenta un punto di riferimento per i lettori di lingua italiana in Australia. Per ulteriori informazioni contattare la redazione al numero di telefono: (02) 8786 0888. --------------

From 2026, Allora! will introduce a new publishing schedule, with bi-weekly editions published on TUESDAY and FRIDAY

This change reflects our commitment to providing more timely news coverage and increased visibility for community announcements throughout the week. In light of this development, we invite Funeral Houses and the wider community to consider this opportunity to place notices, death notices and announcements in our newspaper, which has long been a trusted voice for the Italian-speaking community in Australia. For further information please contact (02) 8786 0888

IN MEMORIA
IN MEMORIA

Poblenou: storia, arte e memoria funeraria

Nel quartiere barcellonese di Poblenou si trova uno dei luoghi più affascinanti e meno noti della capitale catalana: il Cimitero di Poblenou, uno spazio che unisce storia urbana, arte e memoria collettiva. Situato lungo l’Avinguda d’Icària, il complesso rappresenta oggi un vero museo all’aria aperta, capace di raccontare oltre due secoli di trasformazioni sociali e culturali.

Inaugurato nel 1775 con il nome di Cementiri de l’Est, il cimitero nacque fuori dalle mura cittadine per rispondere alle esigenze igieniche dell’epoca. Nel 1813 venne distrutto dalle truppe napoleoniche, ma pochi anni dopo fu ricostruito dall’architetto italiano Antonio Ginesi, ispirandosi al modello del cimitero di Pisa. La nuova struttura fu riconsacrata il 15 aprile 1819 dal vescovo di Barcellona Pau de Sitjar i Ruata.

L’impianto architettonico si articola in due grandi sezioni. Nella parte anteriore si trovano loculi sepolcrali di uguale dimensione, disposti in modo ordinato e simmetrico. La sezione posteriore ospita invece monumenti funebri, cappelle e mausolei che riflettono il gusto estetico della borghesia ottocentesca e testimoniano il prestigio delle famiglie qui sepolte.

Il valore artistico del Cimitero

di Poblenou è notevole. Tra i viali si incontrano opere di importanti scultori e architetti catalani, tra cui Josep Llimona, Manuel Fuxà, Rosend Nobas, Josep Fontserè ed Enric Sagnier. Questa ricchezza ha contribuito a far considerare il sito come uno dei più significativi esempi di arte funeraria in Spagna.

La scultura più celebre è Il bacio della morte, realizzata nel 1930 e posta sulla tomba di Josep Llaudet Soler. L’opera raffigura uno scheletro alato che bacia un giovane morente, offrendo una potente e suggestiva rappresentazione del passaggio dalla vita alla morte.

Numerose sono le sepolture illustri, tra cui quelle dell’imprenditore Eusebi Güell, dello scultore Josep Llimona, del chitarrista Miguel Llobet, della illustratrice Lola Anglada e dello scrittore José Luis de Vilallonga. Oggi il Cimitero di Poblenou continua ad attirare visitatori, studiosi e appassionati, confermandosi come un luogo di silenzio, bellezza e memoria nel cuore di Barcellona.

Il sito rappresenta anche una tappa culturale rilevante per itinerari storici cittadini, valorizzando il patrimonio artistico e offrendo al pubblico occasioni di riflessione condivisa.

L'arte dello sbandierare ritorna in grande stile nella Capitale

di Marco Testa

Un ritorno che sa di casa, ma che ogni volta riesce ancora a sorprendere. L’Associazione Sbandieratori di San Gemini è tornata in Australia per la quinta volta, portando con sé secoli di storia, colori e tradizione. Un viaggio che non è soltanto una tournée artistica, ma un incontro profondo con la comunità italo-australiana e con un pubblico che, come racconta Andrea Proietti in un’intervista esclusiva ad Allora!, “in Australia abbiamo trovato un pubblico curioso e capace di apprezzare davvero l’arte dello sbandierare”.

La prima visita risale al 1997. Da allora, il legame non si è mai interrotto. Anzi, si è rafforzato nel tempo, trasformandosi in una relazione fatta di stima reciproca, accoglienza ed emozioni condivise. “In questa occasione siamo in nove e in Australia per la quinta volta – spiega Proietti – e ogni ritorno è diverso, ma sempre carico di significato”. Un rapporto che negli anni ha permesso al gruppo di sentirsi parte di una comunità più ampia, capace di riconoscere e valorizzare una tradizione che affonda le sue radici nella storia medievale italiana.

Un’affermazione che trova piena conferma nelle esibizioni che, anche quest’anno, hanno letteralmente fermato il pubblico durante il National Multicultural Festival di Canberra. Qui, il gruppo, ospite del Council of Italo Australian Organizations (CIAO), ha trasformato l’area della fontana in un’esplosione di ritmo, precisione e colore, regalando uno spettacolo che va ben oltre l’intrattenimento e diventa racconto identitario.

Tra gli appuntamenti più simbolici del programma australiano, anche un’esibizione davanti al Parlamento Federale, in uno dei luoghi istituzionali più rappresentativi del Paese: un momento di grande valore simbolico, che ha visto la tradizione italiana dialogare con il cuore della democrazia australiana.

Fondata nel 1974, l’Associazione Sbandieratori di San Gemini è una delle realtà più longeve e prestigiose d’Italia. Da oltre cinquant’anni custodisce l’antica arte

del maneggiar l’insegna, restando fedele alle sue radici militari e cavalleresche, ma senza rinunciare a una continua ricerca artistica. Le coreografie innovative, l’elevata perizia tecnica e le musiche originali rendono ogni esibizione un perfetto equilibrio tra rigore storico e spettacolarità contemporanea. Con oltre 1.200 manifestazioni all’attivo, il gruppo ha portato il nome di San Gemini nel mondo, dagli Stati Uniti al Giappone, dall’Europa all’Australia, passando per Israele, Croazia e numerosi Paesi europei. Particolarmente toccante è stata la visita alla Yarralumla Italian Primary School, dove fino al 50 per cento del curriculum viene insegnato in lingua italiana. Un incontro che ha avuto un forte valore educativo e simbolico. “È stato emozionante vedere i volti dei piccoli, tutti vestiti con le loro uniformi rosse, attenti mentre si sbandierava”, racconta Proietti. Uno di quei momenti che restano impressi e che dimostrano come la cultura possa essere trasmessa

anche attraverso il gesto, il colore e la musica. Ad accompagnarli presso la visita al plesso è stata la dirigente scolastica dell'Ambasciata d'Italia a Canberra, la dott. ssa Valentina Biguzzi.

Dietro ogni esibizione c’è un lavoro profondo di identità e appartenenza. I costumi e i drappi, realizzati da sarte locali, rappresentano le famiglie nobili di San Gemini: ogni sbandieratore è custode di una storia, di uno stemma tratto dagli antichi scritti e dalle decorazioni del Palazzo dei Priori. Oggi l’Associazione conta circa 40 elementi tra sbandieratori e musici, grazie anche alla Scuola di Bandiera Agostino Tabarrini, vero vivaio che garantisce formazione, ricambio generazionale e continuità nel tempo.

Più che uno spettacolo, quello degli Sbandieratori di San Gemini è un atto comunitario. Un ponte tra passato e presente, tra Italia e Australia, che continua a emozionare, a fermare il pubblico e a rafforzare il senso di appartenenza di un’intera comunità.

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Alla Scuola Elementare Yarralumla con la Dottssa. Valentina Biguzzi
Esibizione davanti agli scolari della Yarralumla
Sbandieratori in esibizione
Apertura dello spettacolo presso il centro di Canberra
Con Franco Barilaro, presidente Comites di Canberra
Scambio di doni con l'Ambasciatore Lener

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