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29 - 301 - 24 Aprile 2026

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Momento di memoria e identità per l'Australia

Ogni 25 aprile, mentre in altre parti del mondo quella data richiama altre memorie storiche, in Australia si accendono all’alba luci fioche, si riempiono le piazze e il silenzio diventa linguaggio nazionale. È l’ANZAC Day, una delle ricorrenze più profonde e identitarie della storia australiana, nata dal sangue, dalla sconfitta e da una trasformazione culturale che ha contribuito a definire l’immagine stessa del Paese.

Il nome ANZAC deriva da Australian and New Zealand Army Corps, il corpo militare congiunto formato da Australia e Nuova Zelanda durante la Prima guerra mondiale. Per due nazioni allora giovani, ancora legate all’Impero britannico, il conflitto europeo rappresentò il primo grande banco di prova internazionale. Fu però lontano da casa, sulle coste impervie della penisola di Gallipoli, in Turchia, che si consumò l’episodio destinato a diventare mito fondativo.

Il 25 aprile 1915, all’alba, le truppe alleate sbarcarono con l’obiettivo strategico di aprire un passaggio attraverso i Dardanelli, colpire l’Impero Ottomano e facilitare i collegamenti con la Russia. Tra quei soldati,

oltre 20.000 erano australiani e neozelandesi. L’operazione, concepita come rapida e decisiva, si trasformò invece in un disastro militare. Il terreno era aspro, le posizioni ottomane ben difese e la pianificazione alleata insufficiente. Nel giro di poche ore lo sbarco si trasformò in una guerra di trincea logorante, destinata a durare mesi.

Per otto lunghi mesi, gli ANZAC resistettero in condizioni estreme: caldo soffocante, scarsità d’acqua, malattie e combattimenti ravvicinati quotidiani. Il fronte si immobilizzò, e la promessa di una vittoria rapida svanì definitivamente. Quando, alla fine del 1915, le truppe alleate vennero evacuate, il bilancio era devastante: circa 8.700 australiani e 2.700 neozelandesi erano morti, insieme a decine di migliaia di vittime ottomane. Dal punto di vista militare fu una sconfitta. Dal punto di vista storico e simbolico, invece, segnò l’inizio di una nuova identità nazionale.

Già nel 1916, a un solo anno dagli eventi, Australia e Nuova Zelanda celebrarono la prima commemorazione ufficiale. Nello stesso anno il 25 aprile venne

formalmente denominato “Anzac Day”, trasformando il ricordo dello sbarco in una giornata dedicata non solo ai caduti di Gallipoli, ma a tutti i militari australiani morti in guerra. Da allora, la ricorrenza è cresciuta fino a diventare uno dei pilastri della memoria collettiva del Paese. Col passare del tempo, l’ANZAC Day ha assunto una dimensione rituale precisa e profondamente sentita. Il momento più emblematico è il Dawn Service, la cerimonia dell’alba. Prima che la città si svegli, migliaia di persone si raccolgono in silenzio davanti ai memoriali di guerra. Il buio, il silenzio e la luce nascente diventano elementi simbolici di rinascita e riflessione. Il suono del Last Post, la tromba militare che segna la fine della giornata dei soldati, accompagna il minuto di silenzio che segue, creando un’atmosfera di raccoglimento quasi sacro.

Accanto alle cerimonie ufficiali, l’ANZAC Day è anche fatto di gesti semplici e tradizioni popolari. Il rosmarino, che cresce spontaneamente a Gallipoli, viene indossato come simbolo del ricordo. Il papavero rosso, già diffuso in altre commemorazioni della Prima guerra mondiale, è diventato anch’esso segno del sacrificio. Le parate dei veterani attraversano le città, mentre famiglie intere si riuniscono per assistere, in un passaggio di memoria tra generazioni.

Oggi, tuttavia, l’ANZAC Day non è solo celebrazione. È anche oggetto di riflessione critica. Storici e opinione pubblica discutono il significato del mito ANZAC, tra orgoglio nazionale e consapevolezza delle tragedie della guerra. Gallipoli non è più soltanto una battaglia: è diventata una lente attraverso cui l’Australia interpreta se stessa, il proprio rapporto con il passato coloniale, con la guerra e con l’identità indipendente maturata nel Novecento.

A più di un secolo di distanza, il 25 aprile australiano resta un momento sospeso tra storia e emozione collettiva. Non celebra la vittoria, ma la resistenza. Non glorifica la guerra, ma il sacrificio umano. Ed è proprio in questa tensione che l’ANZAC Day continua a parlare al presente: ricordando che la memoria, quando è condivisa, diventa parte viva della nazione.

The Forgotten Story of the thirteen Italian ANZACs

As Australia reflects on its ANZAC legacy each April, a lesser-known chapter of the First World War is gaining recognition: the story of Italian-heritage soldiers who served in the Australian Imperial Force (AIF). In northern New South Wales, the “New Italy ANZACs” Honour Roll preserves the memory of 13 young men born to Italian families who enlisted, fought, and in some cases died under the Australian flag.

The New Italy settlement, founded in 1882 by Italian migrants who survived the ill-fated Marquis de Rays expedition, became home to families who would later produce a generation of Australian-born sons. By the outbreak of World War I in 1914, many of these families had moved away in search of work, spreading across New South Wales and Queensland. Their sons, however, retained a connection to their rural origins and the emerging identity of a new nation.

When Britain called on its dominions for troops, Australia quickly formed the Australian Imperial Force. Despite having no direct ancestral ties to Britain or traditional loyalty to the Crown, young men of Italian descent from New Italy enlisted in significant numbers. According to research compiled by the New Italy Museum, 13 of these men joined the AIF, becoming part of the broader ANZAC story of Australia and New Zealand troops on the Western Front and in the Middle East.

Historians and community researchers suggest their motivations were complex. Some were influenced by gratitude toward Australia, the country that had provided new opportunities for their families. Others were driven by mateship, adventure, or the strong social pressure of enlistment during the early patriotic fervour of the war. These factors reflect the broader experience of many Australian soldiers at the time, regardless of background.

The contributions of the New Italy ANZACs were significant but came at a heavy cost. Of the 13 men identified, two were killed in action on the Western Front, seven were wounded, and two received decorations for bravery. Their service took them through some of the most brutal theatres of the war, in-

cluding the muddy trenches of France and Belgium, where artillery bombardments and attritional warfare defined daily survival.

Two of these soldiers, John Caminiti and Lorenzo Nardi, never returned home. Caminiti, a fisherman from Sydney, was killed in 1917 during the fighting at La Potterie farm in France. His body was never recovered, and his name is now engraved among the missing at the Menin Gate Memorial in Ypres. Nardi, serving in the Australian Divisional Ammunition Column, died in 1917 after being fatally wounded by an exploding fuse while supplying ammunition near the Somme sector.

Their stories illustrate the often-overlooked role of support and frontline logistics units in the war. Ammunition columns like Nardi’s operated under constant danger, transporting shells and supplies to artillery positions close to the front line—work that was essential but frequently exposed soldiers to sudden and lethal hazards.

The New Italy ANZACs Honour Roll, unveiled in 2015, is now a focal point for remembrance ceremonies in the region. Constructed from Australian red cedar and inscribed with gold leaf, the memorial symbolically links Italian heritage with Australian service. It also reflects broader efforts to recognise multicultural contributions to Australia’s wartime history.

Community commemorations continue to highlight the legacy of these men. At annual ANZAC Day services, descendants and locals gather at the New Italy Museum to lay wreaths and reflect on their sacrifice. These ceremonies underscore a growing understanding that the ANZAC story is not only Anglo-Australian, but also includes diverse migrant communities whose sons fought under the same flag.

Today, historians view the New Italy ANZACs as part of a wider re-examination of Australia’s military identity. Their story challenges traditional narratives of early 20th-century Australia by showing how migrant families became deeply embedded in the nation’s wartime experience.

Commemorazione ANZAC a Auckland, Nuova Zelanda
Commemorazione ANZAC a Sydney, Australia

Riflessioni a margine

Due Buoni 25 Aprile

Domani ricorre l’anniversario di due importanti 25 aprile. Per noi in Australia, questa data richiama sia gli eventi della Grande Guerra, con lo sbarco delle truppe australiane e neozelandesi (ANZAC) nello stretto dei Dardanelli il 25 aprile 1915, sia la liberazione dell’Italia, con l’insurrezione generale proclamata dal futuro presidente Sandro Pertini a Radio Milano Libera il 25 aprile 1945.

Va detto che, sebbene entrambe le date occupino un posto centrale nella memoria nazionale dei rispettivi popoli, restano segnate da una certa inquietudine. La campagna di Gallipoli fu infatti una disfatta totale, che costò la vita a migliaia di soldati delle truppe dell’Impero britannico. Mentre i comandi inglesi insistevano per aprire un nuovo fronte contro l’Impero Ottomano, era evidente quanto fosse rischioso far sbarcare giovani soldati su coste dominate dall’alto dalle mitragliatrici nemiche. Più che celebrare una vittoria, la commemorazione di domani richiama il sacrificio di tanti giovani che, senza piena consapevolezza di ciò che li attendeva, persero la vita in nome della libertà. Arriviamo così al 25 aprile italiano della Seconda Guerra Mondiale. Dopo l’8 settembre 1943, l’Italia si ritrova divisa in due: da Palermo a Salerno avanzano le truppe alleate. Prima oltre la linea Gustav, poi oltre quella Gotica, si combatte una lunga guerra di liberazione. Eppure esiste una parte del Paese che non ha conosciuto direttamente né la Resistenza né la Liberazione così come vengono comunemente raccontate.

In entrambi i 25 aprile, quindi, non mancano le occasioni per il dibattito. C’è chi sostiene che, invece di soffermarsi sulla sconfitta degli ANZAC, si dovrebbe celebrare la vittoria australiana sulla pista di Kokoda; e chi ritiene che il 25 aprile debba essere un momento per ricordare tutti i caduti della guerra civile italiana, compresi quelli di Salò. Gallipoli ci ricorda errori e sacrificio; la Liberazione le contraddizioni e le ferite di una guerra civile. Forse, il senso più profondo di questa ricorrenza sta proprio nel tenere insieme queste tensioni: memoria e critica, orgoglio e dolore, identità e responsabilità. Non per semplificare la storia, ma per accettarne la complessità e, da essa, trarre una lezione per il presente.

A l lor a!

Il ventisettenne pianista italiano di fama internazionale sbarca in Australia

Le note di Molteni

Domenica scorsa il Sydney Conservatorium of Music ha ospitato il primo concerto della nuova stagione dell’Istituto Italiano di Cultura di Sydney, inaugurata dal giovane pianista italiano Andrea Molteni, ventisette anni, già in rapida ascesa sulla scena internazionale.

La sala Music Workshop era quasi al completo, con un pubblico numeroso e sorprendentemente giovane, composto da italiani e australiani, nonostante l’evento fosse a pagamento.

Ad aprire la serata è stato il direttore dell'Istituto Italiano di Cultura a Sydney, Dott. Marco

Italy deficit still over EU threshold

Italy is set to remain under an excessive-deficit procedure after reporting a 3.1% deficit-to-GDP ratio in 2025, according to Eurostat and Istat.

The figure marks an improvement from 3.4% in 2024, but still exceeds the European Union’s 3% threshold. The government had projected compliance in its economic plan, yet rising debt levels and slow fiscal adjustment complicate progress.

The EU Commission will review the situation in June, leaving Italy facing oversight and pressure to strengthen public finances sustainably ahead.

Gioacchini, che ha portato i saluti del Console Generale Dr Rubagotti, sottolineato il valore dei giovani talenti italiani all’estero. Molteni ha quindi iniziato il concerto con una Toccata di Bach dal forte impatto interpretativo, impostando subito un livello tecnico e musicale elevato. Il programma ha attraversato Bach, Petrassi, Beethoven e Brahms, includendo anche un brano a sorpresa, mettendo in luce una maturità artistica notevole.

Particolarmente impegnativa l’esecuzione della “Waldstein” di Beethoven, affrontata con sicurezza e controllo, seguita dal-

Stretta sull'NDIS: 160mila a rischio

Il governo australiano ha annunciato una profonda riforma del sistema NDIS per ridurre i costi, prevedendo l’uscita di circa 160.000 beneficiari.

Il ministro Mark Butler ha spiegato che nuove regole più severe e valutazioni standardizzate stabiliranno l’accesso ai servizi. Le autorità puntano a contenere la spesa a 55 miliardi entro il 2030.

Tuttavia, associazioni e opposizione temono tagli drastici e chiedono garanzie per evitare che persone vulnerabili restino senza adeguato supporto. Il dibattito politico resta acceso.

le difficili Variazioni Op.21 di Brahms, tra le pagine più ardue del repertorio pianistico. Dopo l’intervallo, il programma è proseguito con Walzer e Scherzo, per chiudersi con una Sonata di Scarlatti in un bis accolto con grande favore. Il pubblico ha salutato l’esibizione con entusiasmo, riconoscendo a Molteni un tocco limpido e un fraseggio raffinato. Il concerto inaugura una stagione che proseguirà il 7 maggio con il chitarrista Tomaso Giro presso la sede dell’Istituto Italiano centrale Sydney. Servizio speciale a pagina 9

Russia-Italy row over TV insults

A diplomatic dispute has erupted after Russian TV host Vladimir Solovyov launched a vulgar tirade against Italian Prime Minister Giorgia Meloni.

Speaking on state television, Solovyov used offensive language in Italian and Russian, prompting strong reactions in Rome. Meloni dismissed the remarks as propaganda, reaffirming Italy’s independence. Foreign Minister Antonio Tajani summoned the Russian ambassador, while President Sergio Mattarella expressed solidarity. Moscow distanced itself, calling the comments personal.

Anno X - Numero 29 - Venerdì 24 Aprile 2026
Festa della Liberazione Onore ai caduti e S. Messa Domenica 26 aprile 2026
Chiesa di San Fiacre, Leichhardt, ore 10.30
di Marco Testa
Gianni Rodari
Mara Callegaro artista a Sydney per il MAECI
L'ultimo addio al caro Ignazio Battaglia
Scontro sull'Hormuz scuote i mari
Carburante alle stelle,
Cianflone guida la sicurezza comunitaria 05
Donnarumma trascina la nazionale italiana 17

Mattarella al bivio sul decreto migranti

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accende i riflettori sul Decreto Sicurezza e in particolare sulla norma che prevede un compenso di 615 euro agli avvocati per ogni migrante che accetti il rimpatrio volontario. Una misura che, nelle ultime

Allora!

Published by Italian Australian News

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Disclaimer:

ore, è finita al centro di un acceso confronto politico e giuridico.

Dal Quirinale filtra cautela: il Capo dello Stato sta infatti valutando la compatibilità della disposizione con l’articolo 24 della Costituzione, che garantisce il diritto inviolabile alla difesa. Il timore, sollevato anche da numerosi ordini forensi, è che un incentivo economico legato all’esito possa minare l’indipendenza

degli avvocati, esponendoli al rischio di diventare strumenti delle politiche governative.

Non è escluso un rinvio alle Camere. Mattarella, infatti, potrebbe decidere di non firmare il decreto qualora emergano profili di incostituzionalità. In tal caso, il Parlamento sarebbe chiamato a intervenire rapidamente: il provvedimento deve essere convertito in legge entro il 25 aprile, pena la sua decadenza.

Una partita delicata, che intreccia diritto, politica e gestione dei flussi migratori, confermando il ruolo di garanzia del Quirinale. Il dibattito si accende anche tra giuristi e opposizioni e cresce l’attenzione dell’opinione pubblica italiana nazionale. Intanto il governo difende la misura come strumento di efficienza amministrativa, mentre le opposizioni chiedono chiarimenti urgenti e possibili modifiche per evitare conflitti costituzionali e tensioni istituzionali a livello europeo.

Regioni e CCIE strategia condivisa per l’export

Si è svolto nelle scorse ore a Roma l’incontro tra Assocamerestero e la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, che ha coinvolto circa 400 rappresentanti dei dipartimenti regionali collegati online.

La testata italo-australiana Allora! promuove un’importante conferenza dedicata al ruolo degli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero. L’appuntamento è fissato per sabato 2 maggio 2026, dalle ore 15:00, presso il Club Marconi (Conference Room, 121-133 Prairie Vale Road, Bossley Park NSW).

L’iniziativa, intitolata “40 anni di Comites nel mondo - Un’innovazione democratica per gli italiani all’estero”, riunirà rappresentanti istituzionali, esponenti della comunità e studiosi per un confronto articolato sul presente e sul futuro dei Comites.

La conferenza si aprirà alle 15:00 con l’arrivo dei partecipanti e un rinfresco di benvenuto.

A dare il via ai lavori sarà l’Avv. Marco Testa, direttore di Allora!, che dopo il benvenuto introdurrà anche il primo intervento dedicato ai cenni storici sulla nascita dei Comites tra il 1975 e il 2003.

Seguiranno gli interventi istituzionali: il Console Generale d’Italia a Sydney, Gianluca Rubagotti, approfondirà i rapporti tra Comites e autorità consolari, mentre il Prof. Franco Papandrea, rappresentante del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero per l’Australia, analizzerà il ruolo dei Comites all’interno del sistema della rappresentanza globale.

Il dibattito entrerà quindi nel

vivo con gli interventi del senatore Francesco Giacobbe e del deputato Nicola Carè, entrambi eletti nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide, che offriranno rispettivamente una riflessione critica su ciò che i Comites non dovrebbero essere e un’analisi su importanza, riforme e prospettive future.

Spazio anche ai territori con brevi interventi dei presidenti dei Comites d’Australia: Franco Barilaro (Canberra - ACT), Luigi Di Martino (Sydney - NSW) e Ubaldo Agliano (Melbourne - VIC & TAS).

Dopo gli interventi programmati, è previsto uno spazio dedicato alle domande del pubblico, seguito dai ringraziamenti e dalla conclusione dell'incontro, affidati nuovamente al Direttore Avv. Marco Testa.

L’evento si svolgerà in lingua italiana e rappresenta un’occasione di confronto aperto su temi centrali per la partecipazione democratica degli italiani all’estero. Ingresso gratuito con registrazione obbligatoria: https://forms. gle/YexLmAHUzqHzLZur8

Un appuntamento rivolto alla comunità italiana in Australia e a tutti coloro interessati al futuro della rappresentanza istituzionale oltre i confini nazionali. L'evento sarà inoltre trasmesso in diretta streaming presso il sito web www.alloranews.com.

L’incontro è stata l’occasione per rafforzare la collaborazione tra Regioni italiane e Camere di Commercio Italiane all’Estero, con l’obiettivo di sviluppare progetti di promozione a sostegno delle imprese italiane nei mercati internazionali. Come sottolineato da Alessia Grillo, Segretaria Generale della Conferenza, dopo l’incontro è stato deciso di puntare alla valorizzazione delle collaborazioni già attive e di creare nuovi format per facilitare accordi e progetti condivisi. Per Assocamerestero è intervenuto il Segretario Generale, Domenico Mauriello, che ha presentato il ruolo e le potenzialità della rete delle CCIE, evidenziando l’importanza di dare nuovo impulso alla collaborazione, anche alla luce dell’Accordo siglato nel 2023. Nel corso del confronto è emersa inoltre la volontà condivisa di rafforzare il coordinamento tra livello centrale e territoriale,

con particolare attenzione ai settori dell’innovazione, dell’internazionalizzazione delle PMI e della formazione. Le parti hanno ribadito la necessità di rendere più strutturali gli strumenti di cooperazione, favorendo una maggiore continuità progettuale e una semplificazione delle procedure operative. L’incontro si inserisce in un percorso più ampio di dialogo istituzionale volto a consolidare la presenza del sistema produttivo italiano sui mercati globali, valorizzando al tempo stesso le specificità economiche e produttive delle singole regioni. È stato inoltre evidenziato il ruolo strategico delle Camere di Commercio Italiane all’Estero come ponte tra imprese e mercati internazionali, capaci di intercettare opportunità di investimento e favorire l’export. Le Regioni hanno manifestato interesse a sviluppare iniziative congiunte di promozione territoriale, missioni economiche e programmi di matchmaking tra aziende italiane e partner stranieri.

Particolare attenzione è stata dedicata anche alla digitalizzazione dei servizi e all’uso di strumenti innovativi. (aise)

Nella società moderna così frammentata e polarizzata il ceto medio, da tempo frammentato, sembra essere in crisi, anche se i numeri lo smentiscono se allarghiamo lo sguardo comparativo al mondo.

Nel Sud-Europa, come in Italia, la crisi economica e le successive crisi politiche, quasi sempre consequenziali della prima, negli ultimi quindici anni hanno moltiplicato il rischio di povertà nelle forme che conosciamo.

Disoccupazione, sottoccupazione e deprivazione hanno interessato un’ampia fascia di ceti medio-bassi, anche perché nei Paesi del Sud-Europa, compreso il nostro, al basso valore aggiunto di settori tradizionali si è unito l’effetto del labour saving, del risparmio di manodopera, dovuto alle nuove tecnologie.

Nell’Europa del Nord, al contrario di quanto detto, c’è stata una crescita dei ceti medi contraddistinti da competenza e competitività individuali, con un andamento costante di rendimento che non ha mancato di incidere positivamente sul reddito nazionale.

Lo Stato sociale, in questi Paesi, ha continuato a proteggere redditi ed occupazione, così da permettere ai ceti medi di resistere all’erosione del loro scudo protettivo - molti erano i pensionati tra di loro - e, nel contempo, sostenere “gente nuova“ con nuove professionalità.

Gli Stati Uniti, invece, hanno fatto registrare una crisi dei ceti medi molto prima che nel Sud-Europa, dovuta allo straordinario impatto del digitale, che nasce e si sviluppa esprimendo nuovi poteri planetari con l’industrializzazione della comunicazione, che ha visto la rapida ascesa dei ceti medi “tech“, innovatori più che inventori, e il pericolo di sostituzione automatica e d’impoverimento per i ceti medi tradizionali.

Se in Europa e anche in Canada i ceti medi resistono, negli Stati Uniti dimagriscono e si trasformano, nell’America Latina ristagnano, mentre in Cina e in India vivono una stagione sfolgorante di espansione, di pari passo con crescita economica e benessere. Certo si tratta di stime, ma sono molti gli osservatori internazionali, come molte agenzie di rating, che ritengono la classe media cinese superiore in numero a quella americana perché ha lavoro e retribuzione stabile, anche se a forte competizione interna per far carriera e guadagnare posti nelle gerarchie del Partito Comunista.

In Cina, viceversa di quanto accade in Occidente, la carriera è un valore, spinge a migliorare, a progredire, come dimostrano il terziario e i servizi che rafforzano il mercato interno e i ceti medi, leader del consumo.

Anche in India a guidare i consumi sono i ceti medi, ma le differenze tra grandi città e periferie, in termini di salari e costi, sono enormi e la povertà si fa sentire. Nelle megalopoli è però cresciuta, si potrebbe dire a dismisura, la classe media, che è quella che fa turismo di lusso sulle spiagge più eleganti dell’Asia e anche da noi in Italia.

La classe media rappresenta un modello di ascesa sociale, dopo l’industrializzazione, per centinaia di milioni di asiatici che aspirano ad appartenervi.

In fin dei conti, la middle class nel mondo non gode di cattiva salute, anzi appare in brillante ascesa in Cina e India; in Occidente, fa ben sperare il rinnovamento dei ceti medi con le nuove professioni, dopo la lenta erosione del prestigio dei “colletti bianchi“ e la forte contrazione della piccola borghesia del lavoro autonomo.

Viviamo un tempo in cui è molto più facile immaginare scenari distopici che futuri desiderabili, ma la speranza, come dicevano gli antichi, è l’ultima a morire.

Italia-Mongolia, Carè ringrazia Narantungalag

“Desidero rivolgere, a nome mio personale, un sincero e sentito ringraziamento a S.E. Tserendorj Narantungalag per il lavoro svolto in Italia in questi anni e per il contributo offerto al rafforzamento dei rapporti tra i nostri due Paesi”.

Lo dichiara Nicola Carè, presidente della sezione bilaterale di amicizia parlamentare Italia-Mongolia, in occasione della conclusione del mandato dell’Ambasciatrice della Mongolia in Italia.

“Nel corso di quasi quattro anni di servizio – aggiunge Carè – l’Ambasciatrice Narantungalag ha accompagnato con intelligenza, sensibilità istituzionale e spirito di dialogo una fase importante delle relazioni tra Italia e Mongolia, consolidando un legame fondato su rispetto, cooperazione e amicizia”.“ Il suo

impegno ha rafforzato non solo il dialogo diplomatico, ma anche quello parlamentare, culturale e umano. A lei va il mio grazie più sincero; da parte dell’Italia, il saluto riconoscente di chi ne ha apprezzato la dedizione, la misu-

ra e la capacità di costruire ponti autentici tra i nostri popoli”.“ Le auguro ogni bene per il futuro, certo che il segno lasciato dal suo mandato resterà vivo e prezioso nei rapporti tra Italia e Mongolia”, conclude.

Scontro sull’Hormuz, la crisi che scuote i mari

La nuova escalation tra Stati Uniti e Iran, incentrata sullo Stretto di Hormuz, segna un passaggio estremamente delicato negli equilibri del Medio Oriente e dell’economia globale. Le dichiarazioni incrociate tra Donald Trump e Teheran, unite agli incidenti nel Golfo, non sono più soltanto segnali diplomatici tesi: rappresentano una dinamica che rischia di trasformarsi rapidamente in crisi sistemica.

Lo Stretto di Hormuz è una delle arterie energetiche più importanti del pianeta. La sua eventuale chiusura, anche solo parziale o temporanea, avrebbe conseguenze immediate sui mercati petroliferi, sull’inflazione globale e sulla stabilità economica di molti Paesi importatori. In questo contesto, le minacce e le dimostrazioni di forza non sono esercizi retorici, ma leve capaci di produrre effetti reali e rapidi.

Da un lato, Washington insiste sulla pressione economica come strumento per costringere Teheran al tavolo negoziale. Dall’altro, l’Iran risponde rivendicando la legittimità delle proprie azioni come reazione a un “assedio” politico e navale. In mezzo, però, resta una realtà inquietante: l’uso crescente dello spazio marittimo come teatro di confronto militare. Il rischio principale è quello di una spirale di ritorsioni difficilmente controllabile. Episodi come il presunto attacco a una

nave mercantile o le operazioni dei Pasdaran non sono eventi isolati, ma tasselli di un confronto che si sta normalizzando pericolosamente. E quando la tensione diventa routine, la soglia dell’errore si abbassa drasticamente. In questo scenario, la diplomazia appare indebolita e frammentata, mentre prevale una logica di pressione reciproca. Tuttavia, la storia recente del Medio Oriente insegna che nessuna strategia di lungo periodo può reggersi esclusivamente sulla coercizione militare o economica. Serve, piuttosto, un ritorno urgente a canali negoziali credibili, capaci di ridurre la tensione prima che un incidente navale o una decisione politica affrettata possano inne-

scare un conflitto più ampio. Perché nello Stretto di Hormuz non si gioca soltanto una partita regionale: si misura la tenuta dell’intero ordine internazionale. Una de-escalation reale richiederebbe anche il coinvolgimento attivo delle potenze regionali e degli attori europei, oggi troppo marginali. Senza un’iniziativa multilaterale strutturata, il rischio è che ogni incidente venga interpretato come provocazione intenzionale, alimentando ulteriormente sfiducia e instabilità in un’area già segnata da fragilità politiche profonde e rivalità strategiche storiche con conseguenze globali difficili da prevedere e contenere efficacemente oggi.

Condannato in Cina dopo le proteste a Sydney

Il governo australiano è stato sollecitato a rafforzare le misure di protezione per gli studenti internazionali, dopo il caso di un cittadino cinese che, secondo quanto riferito, sarebbe stato condannato a sei anni di reclusione al rientro in patria per aver partecipato a proteste pro-democrazia svoltesi a Sydney.

Secondo la ricostruzione riportata dal Guardian, lo studente, la cui identità non è stata resa pubblica, avrebbe perso i contatti con amici e colleghi a Sydney dopo il ritorno in Cina nel dicembre 2024. A confermarlo indirettamente sarebbero anche due datori di lavoro australiani, che avrebbero dichiarato di non avere più notizie del giovane dal gennaio 2025.

La famiglia dello studente, tramite un rappresentante in Australia, sostiene che il giovane sia stato arrestato con l’accusa di secessione per la partecipazione a manifestazioni pro-democrazia, incluse iniziative di solidarietà verso minoranze etniche cinesi. Secondo la stessa fonte, alla famiglia non sarebbe stata consegnata copia della sentenza. Il processo, inoltre, sarebbe avvenuto prima dell’introduzione in Cina della legge sull’unità etnica, criticata dalle organizzazioni per i diritti umani.

Il caso ha riacceso il dibattito sulla sicurezza degli studenti internazionali e sulla capacità delle università e dei governi occidentali di proteggerli da possibili forme di repressione trans-

nazionale. Maya Wang di Human Rights Watch ha sottolineato come la repressione cinese possa estendersi oltre i confini nazionali, colpendo anche chi ha partecipato a proteste all’estero, in particolare dopo le mobilitazioni del 2022 contro le restrizioni Covid.

Secondo la studiosa, molti giovani studenti che si trasferiscono in Paesi democratici continuano l’attivismo politico, ma le istituzioni accademiche e i governi non sarebbero ancora pienamente attrezzati per affrontare questi rischi.

Il governo australiano, tramite il Dipartimento degli Affari Interni, ha dichiarato di non poter commentare casi individuali per ragioni di privacy, ma ha ribadito che è inaccettabile qualsiasi forma di intimidazione da parte di governi stranieri contro persone che esercitano le proprie libertà fondamentali in Australia.

Anche le autorità universitarie e i rappresentanti politici dell’opposizione hanno espresso preoccupazione, chiedendo maggiore trasparenza e strumenti di tutela per gli studenti internazionali coinvolti in attività di espressione politica legale nel Paese. La vicenda resta al centro dell’attenzione diplomatica tra Canberra e Pechino secondo fonti ufficiali.

EU move on Israel vetoed by Germany and Italy

Germany and Italy have blocked a European Union proposal to suspend the bloc’s Association Agreement with Israel, despite internal assessments suggesting potential breaches of the agreement’s human rights provisions.

The Association Agreement governs trade and political relations between the EU and Israel and includes clauses requiring respect for human rights. Several member states and EU officials

have expressed concern over Israel’s conduct in Gaza, arguing that the situation warrants a formal review of the agreement.

However, deep divisions within the bloc have become apparent, with Germany and Italy opposing suspension efforts while other member states call for stronger diplomatic pressure. Critics say the disagreement highlights the ongoing difficulty of forming a unified foreign policy within the

30 anni di "Mortadella" e speriamo non vada al Colle

di Adriano Sabatini

Sono passati trent’anni da quel 21 aprile 1996 in cui l’Ulivo di Romano Prodi vinse le elezioni politiche e inaugurò una stagione che molti considerarono il tentativo più compiuto di modernizzazione del centrosinistra italiano. Altri, con meno indulgenza, la ribattezzarono con il soprannome del suo leader: “Mortadella”. Un’etichetta ironica, rimasta più a lungo delle analisi politiche che l’avevano generata.

ciali non era ornamentale, ma costitutivo di una visione equilibrata tra giustizia sociale e responsabilità individuale.

Se nel 1996 la parola chiave era “riformismo”, oggi prevale spesso la logica della contrapposizione. La polarizzazione ha sostituito la mediazione e il centro politico non è più un luogo da conquistare, ma uno spazio sempre più vuoto.

European Union. The decision is expected to influence forthcoming discussions on the EU’s external relations and could shape how the bloc balances economic partnerships with human rights obligations in future agreements.

Analysts suggest the impasse reflects long-standing tensions within EU foreign policy, particularly between member states prioritising strategic alliances and those emphasising human rights accountability.

While no immediate resolution has been reached, consultations are expected to continue in the coming weeks. The outcome may also be affected by wider geopolitical developments and domestic political considerations within key member states.

Observers note that the debate underscores the challenge of aligning trade interests, diplomatic strategy and humanitarian principles across a diverse union.

Oggi, a distanza di tre decenni, quel mondo appare lontanissimo. L’Ulivo non era solo una coalizione elettorale, ma un tentativo di sintesi tra culture politiche diverse: il cattolicesimo democratico, il riformismo post-comunista, il liberalismo e le prime sensibilità ambientaliste. Era una politica che cercava il centro non come compromesso al ribasso, ma come luogo di costruzione condivisa.

Quel progetto vide convergere forze politiche eterogenee, dal Partito Popolare Italiano ai Cristiano Sociali, dai riformisti del Pds alle esperienze laiche e liberali di Rinnovamento Italiano. Non era un mosaico casuale, ma una costruzione politica fondata sull’idea che il riformismo fosse prima di tutto un metodo di governo. Oggi però quel patrimonio appare disperso. Le culture cristiano-sociali e cristiano-democratiche che avevano contribuito a fondare l’Ulivo si sono progressivamente indebolite o frammentate in esperienze politiche successive. Il centrosinistra contemporaneo appare più come una somma di sigle che come un progetto unitario. Il cosiddetto “campo largo” rappresenta oggi una formula più tattica che strategica, spesso costruita in funzione dell’avversario più che di una visione comune. Come ha osservato Arturo Parisi, uno dei padri dell’Ulivo, manca una vera idea condivisa di futuro: si tratta di alleanze contro qualcuno, non di coalizioni per qualcosa. Il problema non è soltanto politico, ma culturale. Senza una base valoriale solida, il centrosinistra rischia di oscillare tra radicalizzazione e pragmatismo senza direzione. Il riferimento ai valori cristiano-so-

Eppure, proprio la lezione dell’Ulivo suggerisce che la politica italiana non può prescindere dalla capacità di unire culture diverse. Senza questa attitudine, ogni coalizione rischia di diventare effimera e incapace di governare la complessità del Paese.

Oggi il centrosinistra si trova davanti a un bivio: recuperare la propria tradizione riformista e cristiano-sociale oppure continuare a inseguire una frammentazione che rischia di renderlo politicamente irrilevante. La storia dell’Ulivo dimostra che la vittoria nasce dalla costruzione e non dalla sommatoria di sigle, e che senza una visione condivisa nessuna alleanza può davvero aspirare a guidare il Paese.

In questo senso, il richiamo a quella stagione non è semplice nostalgia, ma un esercizio di memoria politica utile a comprendere ciò che oggi manca nel dibattito pubblico italiano. Serve forse una nuova stagione di riformismo capace di tenere insieme giustizia sociale, responsabilità istituzionale e apertura culturale, evitando sia le tentazioni identitarie sia le semplificazioni populiste che attraversano entrambi gli schieramenti.

Solo così il centrosinistra potrà tornare a essere una forza credibile di governo e non soltanto un campo di alleanze mutevoli e spesso instabili. Altrimenti il rischio è quello di continuare a vivere di evocazioni del passato senza riuscire a costruire un futuro politico riconoscibile e stabile. E forse la vera lezione di questi trent’anni è proprio questa: senza radici culturali solide, nessuna coalizione regge davvero nel tempo. Il centrosinistra italiano dovrà decidere se essere erede dell’Ulivo o soltanto la sua ombra sbiadita nel tempo politico presente. Una scelta tutt’altro che secondaria per il Paese.

Italian Voice Across Australia

I have known Michele Michael Giglio since the early 1970s, through his close association with Joe Abiuso, himself a teacher and author of Italian language books used in schools at the time that I began teaching myself with the Education Department of Victoria.

Michael Giglio assisted Joe Abiuso with his various projects to promote the Italian language in Melbourne and Victoria, and later in South Australia’s capital, Adelaide. Joe Abiuso was President of the Victorian Association of Teachers of Italian, and also an active community member. Let me return to this article dedicated to Michael Giglio from Radio Italiana 531 in Adelaide. This reflection will also draw on my association with teachers in Australia over the decades. Allora Newspaper is giving me the opportunity to write and promote my ideas regarding languages and cultures in our multicultural Australia. We have come a long way since those early and important years of development of the Italian language in Australian schools, universities, and its early presence in primary schools.

Today, Michele Giglio is a respected Italian-Australian radio broadcaster and community figure, best known for his long-standing contribution to Italian-language media through Radio Italiana 531 in Adelaide, South Australia. Over several decades, Giglio has played an important role in preserving and promoting Italian culture, language, and identity within Australia’s multicultural society.

Born in Rome, Italy, Michele

Bundoora Italian Pensioner

Tombola, carte e cena

Venerdí, 24 aprile - 12.00pm

A. Filippi: 0413 467 832

C. Brugliera: 0411 895 380

Fawkner Italian Pensioner

Cena, Musica Joe La Greca

Domenica, 26 aprile

Tony Stante: 0422 740 009

Gaetano Ferla: 0418 529 987

Giglio belongs to the generation of post-war migrants who brought with them a rich cultural heritage and a strong sense of community. His early life spent in the districts of Rome Prati, San Lorenzo, and the Cinecittà district allowed him to appreciate the richness of Rome and Italian language and culture, with a close perspective on the Roman dialect and other Italian dialects (which I prefer to call local languages).

Like many Italians who settled in Australia during the latter half of the twentieth century, he maintained a deep connection to his homeland while actively engaging in the social and cultural life of his adopted country. This dual identity would later define his work in ethnic broadcasting.

Giglio became closely associated with Radio Italiana 531, one of Australia’s longest-running Italian-language radio stations, established in 1975 to serve the needs of the growing Italian migrant population. The station has been a vital platform for information, entertainment, and cultural continuity, particularly at a time when access to Italian media was limited. Within this context, Giglio emerged as a dedicated presenter and contributor. Among his most notable work is his involvement in programs such as Giramondo, where he engaged audiences with a blend of music, interviews, and discussions reflecting Italian life and global perspectives. This later became the program Italiano allo Specchio, which is currently airing weekly on Thursdays. On Sundays, Michael Giglio co-hosts a program called Paradosso with Nicola Moffa, broadcast every Sunday for two hours. He also participated in storytelling initiatives such as Le Nostre Storie (“Our Stories”), which document the personal experiences of Italian migrants in Australia. Through these programs, Giglio has helped capture the voices, memories, and traditions of a community whose stories might otherwise have gone unrecorded. His broadcasting style has been characterised by warmth, authenticity, and a strong sense of cultural pride. In recognition of his dedication and service, Michele Giglio has been honoured as a Life Member of Radio Italiana 531. This distinction is reserved for individuals who have made significant and sustained contributions to the station and the wider community.

Cianflone guida la sicurezza comunitaria

Il deputato Anthony Cianflone MP è stato nominato nuovo Parliamentary Secretary for Community Safety dal Premier Jacinta Allan, in un incarico che rafforza l’impegno del governo del Victoria sul fronte della sicurezza pubblica. La nomina rappresenta un riconoscimento del lavoro svolto e una nuova responsabilità istituzionale in un settore considerato prioritario per la comunità.

Cianflone ha espresso gratitudine per la fiducia ricevuta, sottolineando come ogni cittadino abbia il diritto di sentirsi al sicuro nelle proprie case, strade, quartieri e luoghi di lavoro. Il suo mandato sarà orientato a sostenere le politiche del Victorian Labor Government nella lotta alla criminalità e nelle strategie di prevenzione.

Tra le priorità vi sarà il coordinamento con le principali figure del governo, tra cui la Attorney General Sonya Kilkenny, il Police Minister Anthony Carbines e il Youth Justice Minister Paul Hamer, oltre a una rete di partner at-

tivi nei settori della giustizia, dei servizi sociali e della prevenzione del crimine.

Il nuovo incarico punta anche a rafforzare programmi di intervento precoce, investimenti mirati e misure legislative più efficaci, con l’obiettivo di ridurre le cause profonde della criminalità. Particolare attenzione sarà rivolta ai giovani e alle comunità più vulnerabili.

Cianflone ha ribadito l’intenzione di lavorare in stretta collaborazione con le istituzioni e con

il territorio per garantire risultati concreti e duraturi in materia di sicurezza pubblica.

Il percorso istituzionale si inserisce in una strategia più ampia del governo volta a rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e a costruire comunità più sicure, inclusive e resilienti nel lungo periodo attraverso azioni coordinate e costanti sul territorio del Victoria State oggi per rafforzare ulteriormente sicurezza, prevenzione e fiducia nelle comunità locali.

Umbria protagonista del successo culturale

Un incontro culturale di grande partecipazione si è tenuto presso la biblioteca, coinvolgendo numerosi membri della comunità e arricchito dall’intervento dello studioso Christopher Dart. L’iniziativa ha rappresentato un importante momento di approfondimento e condivisione culturale, confermando il valore delle attività promosse sul territorio.

Un sentito ringraziamento è stato rivolto alla Regione Umbria per il contributo, al Consolato Italiano in Victoria e Tasmania e all’Istituto Italiano di Cultura per il patrocinio, oltre che ai Comites Victoria e Tasmania per il supporto organizzativo. Per chi non ha potuto partecipare è disponibile la registrazione dell’incontro, consultabile tramite il link condiviso dagli organizzatori.

L’appuntamento successivo è fissato per sabato 3 maggio alle ore 15 con un nuovo incontro dedicato a Bacco, figura centrale della mitologia classica e simbo-

lo del vino e della festa. L’evento si inserisce in un percorso di valorizzazione della cultura italiana all’estero e di rafforzamento dei legami tra istituzioni e comunità. Le iniziative come questa mirano a promuovere il dialogo interculturale, la partecipazione attiva e la diffusione della conoscenza del patrimonio italiano tra le nuove generazioni e la comunità locale. Gli organizzatori hanno espresso soddisfazione per la grande partecipazione e hanno ringraziato il pubblico

per l’interesse dimostrato, invitando tutti a continuare a seguire le future attività culturali. Il prossimo incontro rappresenta un’ulteriore occasione di approfondimento e confronto, aperta a tutta la cittadinanza interessata a temi di storia cultura e tradizioni legate al mondo classico e alla civiltà mediterranea.

L’iniziativa conferma il crescente interesse per la cultura italiana nel territorio australiano e il ruolo centrale delle istituzioni coinvolte.

Warrawong al centro della rete sociale

Warrawong si è trasformata in un vivace punto d’incontro per il territorio dell’Illawarra in occasione del recente Services Expo, un evento che ha messo al centro la collaborazione tra enti, operatori e comunità locali. La giornata si è distinta per l’atmosfera accogliente e partecipata, offrendo un’importante occasione di dialogo e condivisione tra i numerosi fornitori di servizi presenti.

L’Expo ha riunito organizzazioni attive in diversi ambiti, dai servizi sociali all’assistenza sanitaria, passando per il supporto alle famiglie e alle comunità multiculturali. Un’opportunità

preziosa per conoscere più da vicino le risorse disponibili sul territorio e per rafforzare i legami tra realtà che quotidianamente operano a beneficio dei cittadini.

Particolarmente significativo è stato il momento di incontro con i partner locali provenienti da tutta l’area dell’Illawarra.

Il confronto diretto ha permesso di consolidare collaborazioni già esistenti e di aprire nuove prospettive di lavoro condiviso, con l’obiettivo di rispondere in modo sempre più efficace ai bisogni della comunità.

Eventi come il Services Expo dimostrano quanto sia fonda-

mentale fare rete, soprattutto in contesti caratterizzati da una forte diversità culturale e sociale. La partecipazione attiva e l’entusiasmo dei presenti hanno confermato l’importanza di iniziative che promuovono l’inclusione, la conoscenza reciproca e il sostegno concreto alle persone. In un clima positivo e costruttivo, Warrawong ha offerto ancora una volta un esempio virtuoso di comunità unita, capace di valorizzare il lavoro di squadra e guardare con fiducia al futuro.

Il Services Expo dell’Illawarra si è confermato un vivace punto d’incontro per enti, operatori e comunità locali. L’evento ha promosso collaborazione e dialogo tra numerosi fornitori di servizi, dai settori sociali alla sanità, fino al supporto alle famiglie e alle comunità multiculturali.

L’iniziativa ha permesso di conoscere meglio le risorse del territorio e rafforzare le reti di cooperazione.

Particolarmente significativo l’incontro con partner locali dell’area, utile a consolidare collaborazioni e aprire nuove prospettive di lavoro condiviso. In un clima positivo, Warrawong ha dimostrato ancora una volta la forza di una comunità inclusiva e orientata al futuro del territorio locale insieme.

Il successo dell’iniziativa conferma l’importanza di investire in eventi che favoriscono inclusione sociale, innovazione nei servizi e partecipazione civica, rafforzando il senso di appartenenza e la resilienza della comunità dell’Illawarra nel lungo periodo con risultati concreti e misurabili nel territorio

Trionfo italiano nella capitale

Una giornata di festa, colori e tradizione ha animato la capitale australiana grazie alla Little Italy Festa, evento che ha richiamato oltre 4.500 persone all’Old Bus Depot Market di Canberra. L’iniziativa, promossa dall’Ambasciata d’Italia in Australia insieme al Comitato Viva Italia in Canberra, ha trasformato lo storico spazio in un autentico angolo d’Italia, tra profumi, musica e sorrisi.

Famiglie, giovani e visitatori di ogni età hanno affollato gli stand allestiti sia all’interno che all’esterno del mercato, vivendo un’esperienza immersiva nel cuore della cultura italiana. Il pubblico ha potuto gustare specialità gastronomiche regionali, assistere a spettacoli musicali e partecipare a numerose attività pensate anche per i più piccoli, in un clima di grande convivialità.

L’evento, svoltosi sabato 18 aprile 2026 presso il Former Transport Depot di Kingston, ha proposto un ricco programma: Viva Italia in Canberra con auto e moto d’epoca, cucina italiana, attività per bambini, mercati del vino, la divertente gara di spaghetti e tanta musica

e intrattenimento dal vivo. Dalle 11.00 alle 17.30, con ingresso gratuito, il festival ha celebrato l’eccellenza italiana in tutte le sue forme, attirando una partecipazione entusiasta.

Determinante il contributo degli artisti, dei volontari e degli organizzatori, che hanno lavorato con passione per offrire un evento curato in ogni dettaglio. Il successo della manifestazione conferma il forte legame tra Italia e Australia e l’interesse crescente verso iniziative culturali capaci di unire comunità diverse.

La Little Italy Festa si consolida così come un appuntamento di riferimento nel calendario culturale di Canberra, capace di valorizzare le tradizioni italiane e rafforzare il senso di appartenenza della comunità italo-australiana, regalando a tutti i presenti un’esperienza autentica e indimenticabile, destinata a crescere ulteriormente nelle prossime edizioni future, con nuove iniziative culturali e una partecipazione ancora più ampia e coinvolgente per tutti, confermando il successo dell’iniziativa anno dopo anno.

Le Tradizioni piemontesi all'Abbruzzo Club

La Festa del Piemonte si è confermata un appuntamento di grande rilievo per la comunità piemontese e italo-australiana del Queensland, riunendo famiglie, volontari e ospiti in una giornata dedicata alla valorizzazione delle tradizioni regionali italiane. L’evento, ospitato presso il Brisbane Abruzzo Club di Carina e organizzato dalla Piemonteis Association, si è svolto il 19 aprile, trasformando la sede in un vivace punto di incontro culturale e gastronomico.

Fin dalle prime ore, l’affluenza del pubblico ha evidenziato il forte legame della comunità con le proprie radici. Il programma ha proposto un ricco percorso enogastronomico con piatti tipici del Piemonte, tra cui vitel tonnè, insalata russa, antipasti di tonno, lingua con bagnetto verde e dolci tradizionali, che hanno riscosso grande apprezzamento tra i presenti.

Accanto alla proposta culinaria, non sono mancati momenti di intrattenimento e socialità che hanno contribuito a creare un clima festoso e partecipato,

favorendo l’incontro tra generazioni e il rafforzamento dei legami comunitari. Gli organizzatori hanno sottolineato come la manifestazione rappresenti un importante strumento per mantenere vive le tradizioni piemontesi all’estero, offrendo al tempo stesso un’occasione di condivisione e identità culturale.

La giornata si è conclusa in un clima di entusiasmo e soddisfazione generale, con numerosi riscontri positivi da parte dei partecipanti, che hanno evidenziato

la qualità dell’organizzazione e lo spirito di comunità che ha caratterizzato l’intero evento.

La Piemonteis Association ha espresso gratitudine verso volontari e sostenitori, ribadendo l’impegno nel promuovere iniziative che rafforzino il senso di appartenenza e la continuità culturale. Il successo della Festa del Piemonte conferma la vitalità della comunità e l’importanza di eventi che mantengono vive le tradizioni italiane in Australia, rafforzando legami culturali e identitari tra generazioni diverse.

Mara Callegaro artista in residenza a Sydney per il MAECI

FESTA DELLA LIBERAZIONE

In occasione della Festa della Liberazione, le associazioni militari dei Carabinieri, Alpini, Guardia di Finanza, Marinai e Bersaglieri invitano tutta la comunità a partecipare all'annuale cerimonia commemorativa.

Domenica 26 aprile, con inizio alle ore 10:30am nella Chiesa di S. Fiacre, 98 Catherine St, Leichhardt L’evento vedrà radunati i partecipanti nel piazzale antistante la chiesa, alle ore 10:30, dove avrà luogo la tradizionale deposizione della corona in onore di tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita per la libertà e la democrazia.

A seguire, alle ore 11:00, verrà celebrata la Santa Messa, momento di raccoglimento e riflessione per ricordare i valori fondanti della Liberazione e rendere omaggio alla memoria dei caduti.

La partecipazione della comunità è particolarmente importante per mantenere viva la memoria storica e trasmettere alle nuove generazioni il significato di questa ricorrenza.

Tutti sono calorosamente invitati a partecipare.

Per ulteriori informazioni:

Riccardo Montrone (Presidente Marinai) – 0418 29496

Giuseppe Querin (Presidente Nazionale Alpini) – 0414 285 682

di Lorenzo Canu

Mara Callegaro è arrivata a Sydney il primo marzo con una valigia e una domanda aperta. Artista visiva milanese, classe 1994, ha trascorso l'intero mese di marzo all'Istituto Italiano di Cultura nell'ambito di WONDERFUL, programma di residenza promosso in collaborazione con il Museo del Novecento e la Fondazione MUS.E di Firenze. Un mese per esplorare la città, incontrare artisti italiani attivi nel territorio – tra cui durante il secondo appuntamento di My Italian Connections, la serie voluta dal Console Generale Gianluca Rubagotti – e spingersi fino alle riserve naturali del New South Wales, dove il paesaggio australiano ha cominciato a dialogare con la sua ricerca sul mimetismo, sulla trasformazione, su ciò che si nasconde per sopravvivere. Il suo lavoro mescola fotografia, performance e scrittura, sempre in stretto dialogo con i luoghi che attraversa. Sydney non ha fatto eccezione. Le abbiamo chiesto com'è andata.

WONDERFUL ti ha portata prima a Firenze e poi a Sydney. Come si è trasformata la tua ricerca passando da un contesto europeo a uno così radicalmente diverso, e cosa ti ha sorpresa di questa città?

Svolgere periodi residenziali all’estero mi porta ad un allentamento dei confini di ricerca entro cui comunemente mi muovo, concede la possibilità di abitare una sensazione di sbavatura artistica, personale. Nel caso dell’Australia questa dissoluzione dei bordi è avvenuta anche e soprattutto a livello spaziale: noi europei non siamo abituati ad abbracciare con lo sguardo la vastità, la grandiosità elementare di un paesaggio che ci mostra ciò che il tempo fa senza di noi, senza l’intervento umano. Ci si ridimensiona. Di Sydney mi hanno colpito molti aspetti, tra cui: la spontanea convivenza con il selvatico; la singolare sedimentazione architettonica; l’accoglienza dei residenti; la strutturazione oraria della città; i frustranti attraversamenti pedonali; i tanti adulti in altalena (me compresa).

Tornerai a Milano con materiali, immagini, testi, e appunti. Come immagini che questa residenza entrerà nel tuo lavoro?

Rientro con varie idee di opere in potenza, ma è complesso

intuire che forma assumerà questa esperienza all’interno del mio lavoro. Associo l’opera e il processo di creazione al percorso di erosione dei sassi: una materia grezza che, sollecitata da agenti atmosferici e moti ondosi, abrasa dall’attrito con sabbia, ghiaia e altre asperità, ne esce smussata, levigata, esaltata nei suoi colori e venature. Un lento viaggio di cui non si rintraccia facilmente l’origine: ci portiamo dei massi in grembo fin dalla nascita. Sydney ha rappresentato un’insenatura di questo divenire, riemergerà il suo tocco in tutto ciò che produrrò d’ora in poi. Torno con un portamatite colmo di piume di Ibis Bianco Australiano. A differenza di altri esemplari che possiedo hanno un odore specifico, un profumo di ammorbidente; ogni tanto mi siedo alla scrivania, le annuso: eccomi nell’altro emisfero.

A My Italian Connections hai incontrato artisti italiani che lavorano a Sydney da anni. Cosa ti ha colpito di come vivono la loro identità artistica così lontano dall'Italia?

Il loro marsupio è foderato di stratificazione storica e culturale italiana, ma contiene doman-

de attuali a cui, ciascuno a suo modo, sta cercando di dare criticamente risposta: di cosa ha bisogno il territorio in cui ora abito e mi muovo? Cosa manca, in che lacune operare? Dei quesiti sospesi tra spazio psichico e spazio fisico, che emergono anche come note comparative con il paese d’origine. Ampliando lo sguardo al sistema artistico australiano, ho avvertito una minore competizione, un respiro disteso, una capacità degli artisti di immaginarsi tali, operanti, sostenuti e remunerati sul lungo periodo. C'è una domanda che Sydney ha aperto senza rispondere? Se dovessi definire l’Australia e lo spirito che vi si respira direi: lightness. Levità dello stare, del vivere, del pensare. Sydney più che avanzare quesiti ha messo in luce che questa disposizione d’animo, incredibile a dirsi, pare essere possibile. Camminando per le sue strade mi tornava l’eco delle parole di Matisse: “Ho sempre cercato di dissimulare i miei sforzi, ho sempre sperato che le mie opere avessero la leggerezza e l’allegria della primavera che non lascia mai sospettare quanto lavoro è costata.”

Mara presenta uno degli eventi dell'Istituto
Architettura domestica a Broken Hill, sotto un cielo in tempesta
Bush Australiano nel NSW
Paesaggio del New South Wales remoto, nei pressi di Broken Hill
Mara Callegaro all'Italian Connections
Porto di Sydney , Opera House e Harbour Bridge

Lucania in Festa al Quarantine Park

di Joe Di Giacomo

Il profumo del cibo alla griglia e il suono delle risate hanno riempito il Quarantine Park di Abbotsford domenica 19 aprile, quando l’associazione Lucania

ha organizzato un vivace barbecue comunitario che ha riunito i membri della comunità di Sydney. Fondata nel 1972, la Associazione Lucania è da tempo un

punto di riferimento per le persone con legami con la regione della Basilicata. Da oltre 50 anni, l’organizzazione offre uno spazio accogliente dove i membri—molti dei quali oggi anziani—possono rimanere socialmente connessi, celebrare le proprie tradizioni e sostenersi a vicenda.

Il recente evento del barbecue è stato un riflesso di questa missione duratura. I membri si sono riuniti per condividere cibo, storie e momenti di compagnia in un ambiente all’aperto rilassante. Essendo anche il periodo delle castagne, la giornata ha assunto un significato ancora più speciale: in Italia, infatti, la stagione delle castagne è profondamente legata alla tradizione, con sagre e momenti conviviali che celebrano questo frutto tipico dell’autunno. Riproporre questa usanza ha permesso ai partecipanti di riscoprire sapori e ricordi della propria terra d’origine.

Gli organizzatori hanno sottolineato l’importanza di eventi come questo nel promuovere il benessere mentale e un invecchiamento attivo, in particolare per i membri più anziani che traggono grande beneficio dall’interazione sociale regolare. Il successo dell’evento è stato reso possibile grazie al sostegno della Signora Rose Peronace, Direttrice di A. O’Hare Funeral. L’Associazione ha espresso la propria sincera gratitudine, riconoscendo il suo supporto anche durante la giornata.

Mentre la Associazione Lucania continua il suo lavoro, eventi come questo barbecue restano centrali nella sua missione: e coinvolgere particolarmente i giovani a, preservare le tradizioni culturali e promuovere una comunità forte e solidale per le futuro. Negli ultimi anni l’associazione ha inoltre ampliato le proprie attività con incontri culturali, laboratori culinari e iniziative intergenerazionali, coinvolgendo anche i giovani italo-australiani.

Questi programmi mirano a rafforzare il legame con le radici lucane e a tramandare valori, lingua e tradizioni, creando nuove occasioni di partecipazione attiva nella vita comunitaria di Sydney e promuovendo l’integrazione culturale locale e sociale attiva. In questo contesto, l’associazione punta anche a collaborazioni con altre realtà locali.

Primo traguardo storico per la pasticceria Delizioso

di Giovanna Romeo Una splendida mattinata, ottima compagnia e autentici sapori italiani: così l’Italian Made Social Motoring Club (IMSMC) ha celebrato un traguardo speciale, prendendo parte al primo anniversario della Delizioso Bakery. Un evento che ha saputo unire convivialità, passione e senso di comunità in un’atmosfera calda e accogliente fin dal primo momento.

I membri del club si sono ritrovati per festeggiare insieme, dando vita a un incontro rilassato e memorabile. Un sentito ringraziamento è stato rivolto a tutto il team di Delizioso per l’ospitalità e per il gradito gesto dei voucher per il caffè offerti ai partecipanti, un dettaglio che ha reso la mattinata ancora più piacevole.

Per diverse ore, i presenti hanno potuto godere del sole, accompagnati dalle note della musica

italiana e dalla bellezza di circa venti auto d’epoca IMSMC, ammirate sia dai soci sia dalla comunità locale. Un vero spettacolo che ha attirato curiosità e apprezzamento.

Grande protagonista, naturalmente, il cibo. Delizioso Bakery ha conquistato tutti con un’offerta di alta qualità: pane artigianale, cannoli freschi, una vasta selezione di dolci italiani, irresistibili bomboloni ripieni e l’immancabile caffè all’italiana. Ogni assaggio ha rappresentato un viaggio nei sapori autentici della tradizione. Come spesso si dice, il cibo unisce le persone, e questa occasione ne è stata la dimostrazione. Non solo una festa di compleanno, ma una celebrazione della comunità, della passione condivisa e della gioia dello stare insieme. Auguri Delizioso, e a tanti altri momenti da vivere insieme.

Tour "Sydney criminale"

riporta in vita la Black Hand

Passeggiando per le strade secondarie di Kings Cross e Woolloomooloo, tra il 1920 e il 1940, si riscoprono i luoghi nascosti che furono teatro delle attività dei primi boss della criminalità di Sydney e degli emissari della famigerata organizzazione italo-australiana nota come Black Hand. Questo tour offre uno sguardo raro sulla vita dei migranti nella parte bassa di Woolloomooloo, lungo i moli e i wharf dove sorgeva il primo mercato del pesce di Sydney e dove le comunità appena arrivate costruivano la propria esistenza nell’ombra delle strutture portuali. Si attraversano boarding house, vicoli e bordelli che facevano parte di una vasta rete sotterranea che collegava Sydney al bacino zuccheriero del North Queensland.

In questi luoghi lavoratrici del sesso venivano sfruttate, i debiti riscossi con la violenza e le lealtà messe continuamente alla prova. Le strade erano segnate da un

codice del silenzio che proteggeva chi viveva secondo le regole del Black Hand. Il tour è guidato da Adam Grossetti, scrittore e co-produttore del documentario televisivo della ABC The Black Hand, con protagonista Anthony LaPaglia.

L’iniziativa fa parte del National Trust Heritage Festival 2026, in programma dal 18 aprile al 16 maggio, e invita il pubblico a riscoprire una Sydney nascosta tra storia migratoria e criminalità organizzata. Un percorso che unisce memoria storica, testimonianze urbane e ricostruzione sociale, offrendo uno sguardo approfondito sulle dinamiche che hanno segnato la comunità italo-australiana nella Sydney del Novecento. Aperto a residenti e visitatori, il tour rappresenta un’occasione unica per comprendere come passato e presente si intreccino nei quartieri storici della città, tra trasformazioni urbane e memoria collettiva.

Andrea Molteni al Conservatorio quando la tecnica diventa racconto

di Lorenzo Canu

Domenica scorsa si è tenuto il primo dei concerti dell'Istituto di Cultura di Sydney presso il Conservatorio. Ha aperto la stagione Andrea Molteni, pianista italiano di ventisette anni che sta costruendo una carriera internazionale a colpi di Bach, Beethoven e Brahms, nel senso letterale. Una stagione che comincia nel posto giusto: la sala Music Workshop del Sydney Conservatorium of Music.

La sala era praticamente piena, cosa tutt'altro che scontata, considerando che gli eventi dell'Istituto sono solitamente gratuiti e questo era a pagamento. Tanti italiani, molti australiani, e un pubblico notevolmente giovane. Mancava solo il Console Generale, impegnato in una missione istituzionale a Byron Bay.

Ha aperto l'evento il direttore Marco Gioacchini, che ha presentato Molteni al pubblico con parole che ne inquadravano bene il valore: "L'Istituto promuove i giovani musicisti italiani come Andrea, che rappresenta un'eccellenza rara nel panorama internazionale. In un momento in cui la competizione globale è altissima, è importante valorizzare i nostri talenti, che sono tra i migliori al mondo."

Molteni ha aperto con una Toccata di Bach molto decisa, che ha stabilito subito il tono della serata. Sono poi seguiti sei brani, di cui uno “a sorpresa”, di altissimo livello, da Petrassi a Brahms.

Tra i brani, la "Waldstein" di Beethoven. La sonata prende il nome dal conte Ferdinand von Waldstein, amico e mecenate di Beethoven, ed è conosciuta in italiano come "L'Aurora", per quella qualità luminosa dei suoi accordi d'apertura al terzo movimento.

È uno dei pezzi più esigenti del repertorio pianistico classico, e per molti rappresenterebbe già un degno punto d'arrivo di una carriera. Per Beethoven era solo una tappa: dopo sarebbero arrivate l'Appassionata, poi l'Hammerklavier.

La Toccata di Goffredo Petrassi, composta nel 1933, era il brano forse meno conosciuto della serata: un compositore italiano del Novecento che il grande pubblico conosce poco, e che Molteni ha invece frequentato abbastanza da dedicargli un album intero, pubblicato da Brilliant Classics e trasmesso da France Musique.

Dopo l'intervallo, Brahms. Preparandomi al concerto mi ero imbattuto su Piano World, il più grande forum di pianisti al mondo, in una discussione sulle Variazioni Op.21. Un pianista esperto raccontava di averle studiate e poi abbandonate per il troppo lavoro, i troppi rischi, e le troppe insidie nascoste. Soprattutto perché la Variazione VI, quella eseguita da Molteni, con i suoi salti della mano sinistra da eseguire a tempo sostenuto, l’aveva convinto che non avrebbe potuto farcela nemmeno con mesi di lavoro intenso. Che dire. I Walzer Op.39 e lo Scherzo Op.4 hanno chiuso il secondo tempo.

Poi, quando la performance sembrava finita, Molteni è tornato al pianoforte con una Sonata

di Scarlatti. Questa scelta non dovrebbe stupire, visto Scarlatti è uno dei compositori a cui Molteni ha dedicato un album intero per Brilliant Classics.

Borana Meta, CEO di Italify tra il pubblico in sala, ha sintetizzato bene quello che in molti hanno provato, affermando che Molteni aveva portato un "tocco limpido e un fraseggio di rara finezza", qualità che "emergono con naturalezza in un giovane talento internazionale, accendendo la sala di una passione vibrante e autentica."

Pur non sapendo ancora quando sarà il prossimo al Conservatorio, il 7 maggio, nella sede dell'Istituto al 125 di York Street, si esibirà il chitarrista classico Tomaso Giro. Si ringrazia Andrea Morara per la concessione delle fotografie.

Il direttore Marco Gioacchini presenta Andrea Molteni al pubblico
Performance di Andrea Molteni
Platea esaurita per il concerto al Sydney Conservatorium of Music
Andrea Tenconi e Laura Crippa
La platea vista dall'alto
Andrea Molteni nella sala Music Workshop durante il recital
L'inchino finale di Molteni sul palco del Sydney Conservatorium of Music
L'evento ha attirato un pubblico giovane
Il team dell'Istituto di Cultura

Al lora! a scuola

Allora! partecipa attivamente alla divulgazione della lingua e della cultura italiana all’estero, attraverso la pubblicazione di articoli e di periodiche attività didattiche. La rubrica “Ambasciatori di Lingua” si rinnova per fornire ai lettori delle nozioni sem-

NUOVE LEZIONI D’ITALIANO N. 162

plici, veloci e pratiche di base per imparare la lingua italiana.

L'italiano è una lingua con un ricchissimo vocabolario, espressioni idiomatiche e sfumature semantiche che riportiamo volentieri in queste pagine, con la speranza che al termine dell’anno la comunità abbia appreso qualcosa in più sulla Bella Lingua e quanti sono ancora indecisi, si possano impegnare per conoscere più a fondo l’Italiano. La rubrica è realizzata in collaborazione con la Marco Polo - The Italian School of Sydney.

Orto di Merola

di Tom Padula

Sono quasi alla fine del mio stare a Montemurro. E stasera con la luna piena in cielo, che scherzava fra le nuvole, ho intravisto nell’Orto di Merola quella solitudine che appesantisce sul tuo animo vagante.

Tanti ricordi in questa casa ancestrale dove nacque mio padre e dopo io. Tante facce e corpi che vissero in quest’ambiente di montagna dove le nuvole si rincorrono in cielo preavvisando la pioggia e forse domani la festa della Madonna di Servigliano. E mi son fermato a respirare l’aria fine, fresca di montagna.

È casa mia: è il mio rione dove vissi la mia infanzia.

Allora tanti bambini, tanta vita: gridi, pianti, gioie e dolori, nascite e morti, un groviglio di eventi e relazioni comuni.

Ci si voleva bene… forse… perché quel modo di fare sopravvive ancora… i commenti, le analisi, le prese di posizione sono ancora qui, come una volta.

Però i pochi sono veramente pochi e la solitudine può essere alleviata con un vero amore reciproco… forse vivendo qui un po’ più a lungo mi farebbe capire tanto di più.

Forse troverei me stesso in questo rione.

La poesia “Orto di Merola” di Tom Padula è un testo fortemente autobiografico e riflessivo, in cui il poeta rievoca il proprio legame con il paese di Montemurro e, in particolare, con il luogo simbolico dell’Orto di Merola. Il punto di partenza è una situazione di passaggio: il poeta si trova “quasi alla fine” del suo soggiorno, quindi in uno stato di distacco imminente che lo porta a guardare con maggiore intensità ciò che lo circonda.

L’immagine iniziale della luna piena che “scherza fra le nuvole” crea un’atmosfera sospesa e nostalgica, quasi onirica. In questo contesto, l’Orto diventa lo spazio della memoria e della solitudine: non è solo un luogo fisico, ma un contenitore di emozioni e di vissuti interiori. La “solitudine che appesan-

tisce” indica una condizione esistenziale, non solo personale, ma anche collettiva, legata allo spopolamento e al cambiamento del paese. La seconda parte della poesia si apre ai ricordi familiari e comunitari: la casa ancestrale, la nascita del padre e del poeta stesso, le “tante facce e corpi” che hanno abitato quel luogo. Il paesaggio montano, con le nuvole e la possibile festa della Madonna di Servigliano, rafforza il legame tra natura, tradizione e religiosità popolare. Segue una riflessione sull’infanzia, descritta come un tempo pieno di vita, contrasti e relazioni intense. Tuttavia, il poeta nota anche un cambiamento: oggi restano poche persone e molta solitudine, anche se sopravvivono ancora dinamiche sociali e abitudini del passato.

Cardinale Bo una speranza per il Myanmar

Catholic Mission accoglie con piacere Sua Eminenza il Cardinale Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon, che visiterà l’Australia nel mese di maggio. Sarà la sua seconda visita nel Paese, occasione per incontrare sostenitori e riflettere sulla situazione del Myanmar, segnata da conflitti interni, instabilità politica e crescente sfollamento delle comunità.

Durante il viaggio, il Cardinale parteciperà a incontri pubblici e privati, inclusa una tavola rotonda dedicata al tema ‘Dialogo per la pace, l’umanità e la giustizia’ insieme al Cardinale Mykola Bychok e all’Arcivescovo di Melbourne Peter Comensoli.

Ascolto

Il programma prevede tappe a Brisbane, Melbourne e Sydney tra il 1 e l’8 maggio, con celebrazioni e incontri con le comunità locali e le autorità ecclesiali. Particolare attenzione è rivolta al lavoro della Chiesa in Myanmar, dove milioni di bambini hanno visto interrompersi il proprio percorso scolastico a causa della crisi. Attraverso iniziative come il Pyinya Sanyae Institute of Education, sostenuto da Catholic Mission, vengono formati insegnanti che tornano nelle loro comunità rurali per garantire continuità educativa. Nonostante difficoltà come conflitti, blackout e spostamenti forzati, il programma continua a crescere e

Il prossimo Sinodo Diocesano di Sydney riunirà rappresentanti di parrocchie, scuole e realtà sociali dell’arcidiocesi per riflettere su alcune priorità emerse nei processi di consultazione degli ultimi anni.

Al centro del confronto ci sono tre temi ricorrenti: la qualità delle celebrazioni liturgiche, la costruzione di comunità più coese e la capacità della Chiesa di rivolgersi in modo efficace all’esterno.

L’incontro non si presenta

come un evento in cui vengono imposte soluzioni predefinite, ma piuttosto come uno spazio di ascolto e confronto tra esperienze diverse.

Alcuni sacerdoti e laici coinvolti nei lavori preparatori sottolineano l’importanza di procedere con gradualità, soprattutto su questioni legate alla liturgia, dove la sensibilità dei fedeli è spesso molto diversificata.

Sul piano della vita comunitaria, emerge l’idea che molte

ha già formato decine di docenti attivi in diverse regioni del Paese. Per il Cardinale Bo, l’educazione resta una via fondamentale per costruire speranza e dignità per le future generazioni del Myanmar. Il suo appello sottolinea che senza istruzione per i bambini, il futuro del Paese rischia di essere compromesso.

Catholic Mission invita la comunità australiana a partecipare agli eventi e a sostenere i progetti educativi e di emergenza in Myanmar, promuovendo solidarietà e cooperazione internazionale attraverso la preghiera, il dialogo e il sostegno concreto alle missioni sul campo.

Le iniziative presentate durante la visita del Cardinale Bo evidenziano l’importanza della formazione degli insegnanti come strumento di sviluppo umano integrale, capace di offrire opportunità ai giovani e rafforzare la resilienza delle comunità più vulnerabili colpite dalla crisi prolungata nel Paese.

Questa visita rappresenta un segno di speranza e un richiamo alla responsabilità condivisa per garantire istruzione, pace e futuro alle nuove generazioni del Myanmar per il bene comune globale.

parrocchie siano ancora organizzate soprattutto attorno alla celebrazione eucaristica, mentre resta aperta la domanda su come favorire relazioni più profonde e continuative tra le persone. In questo senso, si guarda anche a esperienze già presenti che cercano di integrare dimensioni formative, sociali e spirituali.

Per quanto riguarda la missione, si osserva una crescente attenzione ai cambiamenti culturali e digitali che influenzano il modo in cui le persone si avvicinano alla fede o si allontanano da essa. Alcuni interventi evidenziano la necessità di rinnovare linguaggi e pratiche, senza perdere il legame con la tradizione.

Il Sinodo rappresenta quindi un’occasione di confronto aperto, in cui differenti sensibilità ecclesiali cercano di contribuire a una visione condivisa del futuro della Chiesa locale, tenendo insieme continuità e cambiamento in un contesto in evoluzione, all’insegna del dialogo, della partecipazione e dell’ascolto reciproco.

Martire dei partigiani rossi

di Andrea Zambrano

A pochi giorni dalle celebrazioni del 25 aprile la Chiesa compie un passo storico e annuncia l’avvio della causa di beatificazione di uno dei tanti sacerdoti uccisi dai partigiani comunisti sul finire della guerra.

L’editto con il quale il vescovo di Reggio Emilia Giacomo Morandi avvia l’inchiesta Diocesana “sulla vita e il martirio di don Giuseppe Iemmi” rappresenta un punto di svolta importante e atteso da decenni. Per anni, e molto prima di Rolando Rivi, che è stato beatificato nel 2013, don Giuseppe Iemmi è stato considerato il vero martire della Chiesa reggiana, il suo sacrificio fu cristallino e il suo martirio chiarissimo.

Purtroppo, però, come accade spesso per queste vicende, ci sono voluti molti anni perché si formasse un comitato apposito che ne chiedesse la beatificazione al vescovo. Anni nei quali non si è mai arrivati neppure ad assicurare alla giustizia i due gappisti delle formazioni garibaldine che lo prelevarono e dopo una straziante via Crucis lo giustiziarono in cima al Monte Fòsola, sull’Appennino emiliano.

Ricordiamo che la Chiesa ha già beatificato due martiri della violenza partigiana comunista. Oltre a Rolando, infatti, la Chiesa ha già elevato agli altari anche don Luigi Lenzini, beatificato e proclamato martire in odium fidei nel 2022 a Modena. Con Iemmi, se l’iter si dovesse concludere positivamente dopo la fase diocesana finalizzata alla raccolta delle prove della fama del martirio, si andrebbe in Congregazione delle cause dei santi, dove al termine del processo, la Chiesa potrebbe dichiarare il terzo martire in odio alla fede per fatti inerenti la cosiddetta Guerra di liberazione.

Don Giuseppe Iemmi ha una storia diversa da quella di Rolando, anche se accomunata dallo stesso sacrificio.

Da cappellano della parrocchia di Felina, una frazione del comune di Castelnovo né Monti, svolse la sua azione pastorale negli anni terribili della guerra, entrando a contatto con tutti i bisogni e i drammi dei suoi parrocchiani. E cercando di proteggere la popolazione tanto dalle terribili rappresaglie naziste quanto dalle vendette dei partigiani che mettevano a rischio la popolazione con le loro azioni di vendetta.

Don Iemmi denunciò l’ucci-

sione di due padri di famiglia della sua parrocchia (Eufemio Manfredi e Renzo Tedeschi), prelevati di notte dalle formazioni partigiane perché sospettati di collusione col regime. Dopo la loro uccisione, nel corso della Messa di Pasqua del 1945, il sacerdote tuonò dal pulpito contro «i figli di Caino» e l’odio reciproco e contro il materialismo ateo che aveva portato alla morte di quei due padri e che non aveva nulla a che fare con la Guerra di liberazione, ma era una sua precisa deriva ideologica. Fu la sua condanna a morte. Il sacerdote veniva continuamente minacciato per strada («quel prete smetterà presto di andare sul calessino»), tanto che il parroco e gli amici stretti cercarono di metterlo in guardia dalla sua pastorale così accesa. A chi gli chiedeva di essere più accorto, don Iemmi rispondeva con il Vangelo della pace e della riconciliazione e con la necessità di proclamare la verità («quando sono sull’altare non ho paura di nessuno») anche se nel suo diario scriveva che «questa veste nera sarà la mia condanna a morte».

Raggiunto da due gappisti con nome di battaglia Astro (o Aspro) e Briano (o Driano) viene prelevato con la scusa di essere portato al comando partigiano per essere interrogato. Fu per lui una vera e propria via Crucis, sotto gli occhi dei suoi parrocchiani; umiliato, gli infilarono in testa un berretto con la stella rossa, durante le soste chiedeva da bere acqua, venne maltrattato e percosso fino a quando, giunti sulla cima del monte Fòsola, non gli spararono dei colpi di mitra che vennero uditi per tutta la vallata.

I verbali decisivi dei testimoni arriveranno soltanto dopo l’amnistia concessa da Togliatti e i due responsabili vennero fatti riparare oltre cortina, come è accaduto per uno degli assassini di Rolando fino a che di loro si persero le tracce. Dal canto suo l’Anpi non ha mai fornito elementi utili alla ricostruzione dei fatti e alla attribuzione delle responsabilità.

La prima fase del processo dovrà dimostrare la fama di martirio del sacerdote. E non sarà difficile dato che il materiale che è stato raccolto in questi anni, parla da solo. Come, ad esempio, l’annotazione del parroco di Felina che nel registro dei defunti chiamò i suoi assassini «uomini iniqui che si dissero partigiani (duobus viris iniquis qui se dixerunt partigiani)».

mercati & finanza

Hormuz Closure Revives Fears Over Australian Fuel Prices

Australians are once again facing the prospect of rising fuel costs after renewed tensions in the Middle East disrupted a critical global oil route. The Strait of Hormuz, a vital artery for roughly one-fifth of the world’s oil supply, has been blocked again following a breakdown in fragile negotiations between the United States and Iran.

The latest move by Iran’s Islamic Revolutionary Guard Corps reverses a short-lived reopening that had briefly reassured global markets. That reopening had restored partial access to oil flows and sparked optimism that supply stability might return. However, the renewed closure has quickly erased that confidence, raising fears of another sharp spike in energy prices.

Just weeks ago, oil markets were recovering from a major shock that drove prices up by about 50 percent. In Australia, that surge translated into petrol prices reaching around $2.50 per litre, while diesel climbed above $3. Although prices had begun to

CAPRICORNO

22 Dicembre - 20 Gennaio

ease slightly, the latest developments now put that relief at risk.

Economists warn that prolonged disruption could have serious consequences.

Australia remains heavily dependent on imported fuel, particularly diesel and aviation supplies, much of which originates from the Persian Gulf. Any sustained blockage in the Strait of Hormuz could strain supply chains and push costs higher across the economy.

Government officials have sought to reassure the public, noting that national fuel reserves remain stable for now and additional shipments are already on their way. However, analysts caution that if the situation persists, more drastic measures such as fuel rationing could be considered.

Such a scenario would likely slow economic activity and increase the risk of recession, placing further pressure on households and businesses already grappling with cost-of-living challenges nationwide.

Chi ha vissuto una separazione può ritrovare equilibrio e riaprirsi agli altri, mentre alcuni rapporti arrivano a un punto di svolta definitivo. Guardare avanti diventa necessario per nuove esperienze. Nel lavoro le sfide richiedono determinazione, i cambiamenti in corso avanzano lentamente e serve pazienza.

ACQUARIO

21 Gennaio - 19 Febbraio

Meglio evitare tensioni nei momenti più delicati della settimana, perché questioni economiche possono creare attriti nella coppia. Si apre comunque una fase più favorevole che aiuta a chiarire e ritrovare sintonia. Nel lavoro le idee sono valide, ma serve prudenza nelle spese.

PESCI

20 Febbraio - 20 Marzo

Le relazioni che hanno

attraversato difficoltà possono rivivere vecchie tensioni, con emozioni intense da gestire con calma e ascolto per evitare incomprensioni. Nel lavoro è il momento di riorganizzare idee e progetti, affrontando la stanchezza con equilibrio. Serve un approccio riflessivo.

Nuova mappa della ricchezza globale

Le proiezioni del Fondo monetario internazionale indicano che entro il 2030 la geografia della ricchezza europea resterà sostanzialmente stabile ai vertici, con alcuni cambiamenti nella graduatoria del PIL pro capite a parità di potere d’acquisto.

In cima alla classifica si conferma la competizione tra Irlanda e Lussemburgo, con l’Irlanda attesa al primo posto grazie alla forte presenza di multinazionali, mentre il Lussemburgo mantiene livelli elevati ma più stabili.

Restano saldamente tra i Paesi più ricchi Norvegia, Svizzera e Danimarca, che continuano a beneficiare di economie solide, alto livello di welfare e redditi pro capite tra i più elevati d’Europa.

Tra le grandi economie europee, la Germania guida il gruppo con una posizione relativamente forte, seguita da Francia e Regno

Unito, mentre Italia e Spagna restano più indietro nella graduatoria complessiva. Nel complesso, il divario tra Europa occidentale e orientale rimane evidente, con i Paesi candidati all’Unione europea ancora nelle posizioni più basse e una crescita che dipenderà da innovazione, investimenti e stabilità politica nei prossimi anni. A pesare sulle differenze resta-

no anche le divergenze strutturali tra Nord e Sud Europa, oltre all’impatto delle politiche fiscali e della capacità di attrarre capitali internazionali nei singoli Paesi. Secondo gli economisti, questi scenari non sono statici e potrebbero cambiare in base alla crescita tecnologica globale e alla competitività industriale europea. Il decennio sarà quindi decisivo per gli equilibri economici.

Carburante alle stelle, spesa fuori controllo

Il caro carburante torna a pesare sulle tasche degli italiani, con effetti immediati sul carrello della spesa quotidiana. Secondo le ultime rilevazioni, l’aumento dei prezzi di benzina e gasolio, legato alle tensioni internazionali e alle difficoltà nello Stretto di Hormuz, sta incidendo in modo diretto sui costi dei prodotti alimentari, in particolare quelli freschi.

A guidare la classifica dei rincari sono le melanzane, con un +21,5% su base annua, seguite da piselli e frutti di bosco. Aumenti significativi si registrano anche per zucchine, limoni, fragole e pomodori, mentre uova e carne segnano incrementi più contenuti ma comunque rilevanti.

Il motivo è semplice: gran par-

ARIETE

21 Marzo - 19 Aprile

Relazioni recenti acquistano solidità e profondità, accendendo desideri autentici e voglia di rimettersi in gioco. Anche dopo delusioni è possibile riscoprire emozioni sincere. Nel lavoro si intravede un recupero economico, è tempo di riordinare e ritrovare equilibrio, con risultati concreti.

TORO

20 Aprile - 20 Maggio

Chiarezza nei sentimenti e rifiuto delle ambiguità guidano le scelte affettive, anche se possono nascere confronti utili a fare pulizia nei rapporti più fragili. Nel fine settimana si apre una possibilità di recupero e armonia. Nel lavoro si avvia una fase di crescita.

GEMELLI

21 Maggio - 21 Giugno

Emozioni intense e rapide aumentano la sensibilità e rendono frequenti incontri anche inaspettati. L’attrazione cresce, ma è importante selezionare con attenzione a chi dedicare energie. Nel lavoro si muovono cambiamenti e nuove responsabilità.

CANCRO

te di questi prodotti viaggia su gomma e il rialzo del gasolio si riflette rapidamente sui prezzi finali.

Non solo alimentari. I rincari colpiscono anche altri settori, dai voli ai servizi di consegna, fino al turismo. Le imprese di trasporto, già in difficoltà, affrontano costi sempre più elevati, con il rischio concreto di chiusure diffuse entro fine anno.

dal 24 Aprile al 30 Aprile 2026

22 Giugno - 23 Luglio

Dopo un periodo complicato, si apre uno spiraglio di serenità e la passione torna a farsi sentire. È importante mantenere equilibrio ed evitare discussioni inutili, soprattutto nei giorni centrali più tesi. Nel lavoro le spese richiedono attenzione e prudenza.

LEONE

24 Luglio - 23 Agosto

Avrete a che fare con persone difficili da decifrare, con possibile inquietudine e bisogno di chiarezza nei rapporti. È importante non trascinare legami esauriti e non alimentare tensioni inutili. Con il passare dei giorni la passione torna, e il fine settimana favorisce il recupero.

VERGINE

24 Agosto - 22 Settembre

Le storie recenti chiedono più presenza e coinvolgimento, con la possibilità di avvicinarsi a chi merita fiducia senza esitazioni. È importante evitare polemiche sterili e lasciare spazio a ciò che può crescere. Il periodo si chiude positivamente se non ci si isola. Nel lavoro serve pazienza, capacità di costruire.

Le associazioni dei consumatori chiedono interventi urgenti per contenere i prezzi e tutelare famiglie e imprese.

BILANCIA

23 Settembre - 22 Ottobre

Il clima non è sereno e possono emergere incomprensioni familiari, con giornate che invitano a prendere distanza da chi alimenta tensioni. Vecchie questioni possono riemergere, ma il fine settimana offre chiarimenti e maggiore equilibrio. Nel lavoro cresce il desiderio di cambiamento.

SCORPIONE

23 Ottobre - 22 Novembre

Si apre un periodo più disteso, utile per ritrovare equilibrio emotivo e maggiore consapevolezza nei sentimenti. I nuovi incontri richiedono attenzione, mentre nei rapporti consolidati può emergere un po’ di monotonia. Nel lavoro si entra in una fase di recupero concreto.

SAGGITTARIO

23 Novembre - 20 Dicembre

Questioni irrisolte riemergono, creando confusione nei sentimenti e invitando a maggiore chiarezza. I single possono sentirsi attratti da persone difficili da raggiungere, ma è meglio evitare illusioni. Le coppie guardano al futuro con ottimismo. Nel lavoro si aprono nuove possibilità.

la pagina di Palmerini

Mario Fratti, un gigante del teatro e cultura italiana, a New York e nel mondo

di Goffredo Palmerini

Uscirà nei prossimi giorni il volume "Ricordando Mario Fratti, voci e memorie - Testimonianze ed interviste al grande drammaturgo aquilano" (One Group Edizioni), realizzato a cura di chi qui scrive raccogliendo testimonianze e ricordi su Mario Fratti da personalità del mondo istituzionale, accademico, teatrale e culturale, sia in Italia che all'estero. La presentazione del volume si terrà a L’Aquila il 30 aprile, alle ore 17:30, presso la storica Libreria Colacchi (Corso Vittorio Emanuele II, 5). Ricorrendo il terzo anniversario della scomparsa di Mario Fratti, la presentazione intende essere non solo un evento significativo, ma un vero e proprio tributo verso il grande drammaturgo aquilano quando L’Aquila, sua città natale è Capitale italiana della Cultura. Queste le testimonianze presenti nel volume, che reca la Prefazione del Prof. Anthony Julian Tamburri, Preside del Calandra Institute di New York (City University New York): Paola Inverardi (Rettrice del Gran Sasso Science Institute), Pierluigi Biondi (Sindaco dell’Aquila), Biagio Tempesta (ex Sindaco dell'Aquila), Massimo Cialente (ex Sindaco dell'Aquila), Liliana Biondi (saggista e critica letteraria), Giuseppe Di Pangrazio (ex Presidente Consiglio Regionale d'Abruzzo), Stefania Pezzopane (ex Presidente Provincia dell'Aquila e Teatro Stabile d'Abruzzo), Letizia Airos Soria (New Yorkgiornalista), Gabriele Lucci (scrittore, direttore artistico), Laura Benedetti (Washington – docente Georgetown University), Franco Narducci (attore e regista teatrale), Josephine Buscaglia Maietta (New York - docente), Mino Sferra (attore e regista), Mariza Bafile (New York - giornalista e scrittri-

ce), Lucilla Sergiacomo (scrittrice e critica letteraria).

Roberta Gargano (Teatro Stabile d'Abruzzo, giornalista), Stefano Vaccara (New York - giornalista), Valentina Fratti (New York - regista teatrale), Rosemary Serra (docente Università di Trieste), Tiziano Bedetti (compositore), Giovanna Chiarilli (giornalista e scrittrice), Emanuela Medoro (già docente e traduttrice), Maria Fosco (New York - dirigente Queens College), Monia Manzo (attrice e saggista), Silvia Giampaola (addetta culturale Maeci, attrice), Marisa Mastracci (attrice e regista teatrale), Milena Petrarca (artista), Joseph Sciame (New York - già docente St. John’s University), Pasqualina Petrarca (docente e giornalista), Giulia Bisinella (New York - attrice), Lucia Patrizio Gunning (Londra, docente), Laura Caparrotti (New York - regista e attrice), Laura Lamberti (New York - attrice), Margherita Peluso (attrice), Piero Picozzi (New Yorkpromoter), Sara Morante (Berlino - attrice).

Mario Fratti (L’Aquila, 5 luglio 1927 – New York, 15 aprile 2023) è stato uno dei più importanti drammaturghi italiani del Novecento e del nuovo millennio, una figura che ha saputo conquistare la scena mondiale con una voce unica: europea nelle radici, americana nel ritmo, universale nella visione morale.

Autore di oltre novanta opere, tradotte in ventuno lingue e rappresentate in più di seicento teatri nei cinque continenti, Fratti è stato anche critico teatrale, professore universitario, intellettuale cosmopolita, punto di riferimento della comunità culturale italoamericana. La sua fama internazionale è testimoniata da una costellazione di riconoscimenti:

sette Tony Award - premio che nel teatro equivale all’Oscar del cinema - otto Drama Desk Awards, il Selezione O’Neill, il Richard Rogers, l’Outer Critics Award, l’Heritage and Culture Award, il Magna Grecia Award ed altri.

Nato a L’Aquila, laureato in Lingue e Letterature a Ca’ Foscari di Venezia, Fratti inizia come giornalista, poeta e drammaturgo. Anche un romanzo nei primi anni Cinquanta, ma pubblicato però solo nel 2013 - Diario proibito,L’Aquila anni Quaranta (Graus Edizioni) - per la durezza degli argomenti trattati, ambientato tra la fine del regime fascista e primi anni dell’Italia liberata. Il suo primo dramma, Il nastro (1959), vince un premio RAI ma non viene trasmesso per la crudezza del tema. La svolta arriva nel 1962. Al Festival dei Due Mondi, a Spoleto, il suo atto unico Suicidio colpisce Lee Strasberg, il leggendario direttore dell’Actors Studio. Strasberg lo invita a New York, lo dirige, lo introduce nell’ambiente teatrale più innovativo del mondo.

Nel 1963 Fratti si trasferisce stabilmente nella Grande Mela. Insegna due anni alla Columbia University e poi all’Hunter College della City University di New York. Diventa critico teatrale, frequenta i luoghi nevralgici della cultura newyorkese, e soprattutto scrive instancabilmente drammi e commedie. “Azione, chiarezza, conflitto ben risolto”, così sintetizza la sua drammaturgia.

Fratti diventa subito un “caso” singolare negli Stati Uniti, si impone subito come uno straordinario ponte tra due mondi. Analizzando le sue opere Paul Thomas Nolan, docente e critico, ha definito la sua carriera un unicum. Fratti è riuscito dove altri giganti europei – da Brecht a Sartre, per esempio - non erano riusciti: fondere la tradizione drammatica europea con la società americana, creando un linguaggio nuovo, diretto, incisivo, capace di parlare ad entrambi i continenti.

Fratti ha portato infatti negli Stati Uniti non solo il suo straordinario talento di autore teatrale, ma anche umanità, curiosità, indignazione morale, tolleranza, qualità e sensibilità che gli hanno permesso di leggere l’America dall’interno, senza rinunciare allo sguardo critico dell’intellettuale europeo.

La sua scrittura è asciutta, ta-

gliente, priva di orpelli: una drammaturgia dell’azione, nutrita da una forte tensione etica. Nei suoi testi emergono fortemente la denuncia politica e sociale, il disagio profondo della società americana, la critica alle responsabilità del potere e, soprattutto, l’imprevedibilità, una costante delle sue opere, cifra della sua drammaturgia. Harold Pinter, Premio Nobel per la Letteratura, drammaturgo inglese che certo non regalava complimenti, definì il dramma Cecità “sintetico ed eloquente”. È forse la definizione più precisa dello stile drammaturgico di Fratti.

Il nome di Fratti è legato anche a uno dei musical più celebri della storia recente, uno dei grandi successi a Broadway: Nine, ispirato a 8½ di Fellini. Il musical debutta nel 1982, resta due anni di fila in teatro, vince il Tony Award, viene prodotto più volte negli States fino al celebre revival con Antonio Banderas. È la prova definitiva della sua capacità di trasformare la materia cinematografica europea in un linguaggio teatrale americano di enorme presa. Il musical ha poi avuto diverse fortunate produzioni anche fuori degli Stati Uniti.

Nonostante il successo planetario, Fratti ha tuttavia conservato una semplicità schietta, una disponibilità umana che colpiva chiunque lo incontrasse, uno spiccato senso della solidarietà. E un forte attaccamento alla sua terra natale. Ha sempre dichiarato con orgoglio la sua origine: “Sono nato all’Aquila”, ripeteva in ogni intervista, in ogni conferenza, in ogni teatro del mondo. È stato davvero un ambasciatore della cultura italiana negli Stati Uniti, protagonista in ogni evento del mondo culturale nella Grande Mela.

La critica internazionale lo colloca accanto ai grandi del teatro del Novecento: Arthur Miller, Tennessee Williams, Pirandello, Betti, Ionesco. Jean Servato scrisse che Fratti è un “testimone attento, meticoloso, inimitabile del suo tempo, nel cuore del ciclone America”. La sua produzione drammaturgica continua ad essere rappresentata, studiata, tradotta. La sua figura rimane un ponte tra Italia e Stati Uniti, tra L’Aquila e New York, tra la tradizione e la modernità. La sua opera letteraria si distingue per la forte connotazione etica e civile, per la scelta della difesa degli svantaggiati e degli ultimi nella società. Quando nel 1963 parte da Venezia per New York, non pensando di restarci molto ma solo il tempo

di assistere alla sua opera messa in scena da Strasberg, Fratti è un uomo gentile, con una enorme curiosità, con lo sguardo di chi ha già visto molto ma vuole ancora vedere altro.

Forse non immagina neanche del tutto che quel viaggio lo condurrà nel cuore della scena teatrale mondiale, né che il suo nome, nato tra le antiche architetture del capoluogo abruzzese contornato da splendide montagne, diventerà familiare nei teatri di New York e di tutto il mondo. Eppure in lui c’è già tutto: la disciplina dello studioso, la curiosità del giornalista, la grazia del poeta, la lucidità di un autore con profondo senso della giustizia e della moralità sociale. E soprattutto la convinzione, quasi ostinata, che il teatro sia un luogo di verità. L’incontro di Fratti a Spoleto con Lee Strasberg genera nel grande regista una vera e propria folgorazione, galeotto è il dramma Suicidio. Strasberg lo mette in scena a New York, vuole presente l’autore, lo invita all’Actors Studio. È l’inizio di una metamorfosi. Fratti, fino a quel momento un promettente autore italiano - ma in un’Italia e in una società non ancora pronte a recepire la forza e la crudezza della sua creatività -, diventa subito un drammaturgo internazionale. New York lo accoglie come si accolgono gli spiriti affini: all’inizio con circospezione, subito dopo con entusiasmo, infine con rispetto e grande considerazione per la sua arte drammaturgica.

Mario Fratti ha attraversato l’oceano con una valigia di idee e con il rilevante scrigno di sensibilità umanistica proprio della cultura italiana ed europea. Ha lasciato un continente e ne ha conquistato un altro. E alla fine, come accade ai grandi, è tornato a casa.

Campisi Butchery by Roberto Minnici
Copertina "Ricordando Mario Fratti"

VERITÀ CONTESE SENZA FINE

Due interessanti date italiane. Una, quella del 21 aprile, che ogni anno commemoriamo, ed è la fondazione di Roma che ora si porta sulle spalle qualche annetto, diciamo 2779 anni, e vedo che se li porta bene, un po’ zoppicante, qualche buca qua e là, un po’ di robetta strana che circola indisturbata, molta più gente abbronzata che sembra abbia preso più sole del normale, ma tutto sommato cammina spedita verso altri 2000 anni.

Chissà se a Romolo farebbe piacere rivederla come è oggi? Da avvocato del diavolo, non credo sarebbe così contento. Quanti si sono succeduti nel governarla, sembra che alla fine….. beh! Lasciamo correre che è meglio.

L’altra data è quella del 25 aprile, commemorazione della liberazione dalla guerra e dal giogo straniero. Non sta a noi oggi giudicare, ma come dicevano i nostri padri: la guerra è guerra. La resistenza è ancora oggi lì che resiste, ma non è dato sapere a cosa, dato che ormai tutto finì 81 anni fa. Ma sarebbe interessante poter ancora contare su qualche elemento che, con i suoi 101 o forse più anni, ancora in vita, ci possa dare qualche elemento in più su quei ingarbugliati giorni del 1944 e 45. Certamente

non mi fiderei degli attuali “resistenti” con i loro 30/40 oppure 60 anni di età, nati intorno agli anni ’65/’70 che, se pur interessati di storia, non avrebbero potuto capire nulla di quella maledetta guerra, se non dopo qualche annetto di scuola.

Quindi questi nuovi abnegati “Resistenti” moderni che ancora lottano con fervore contro un nemico (ormai incartapecorito) il 25 aprile li troveremo tutti nelle maggiori piazze italiane che inneggiano alla liberazione dal nemico, brandendo una mazza fionda per abbattere l’odiato usurpatore.

Vedremo centinaia di giovani con il fazzoletto tricolore al collo che arringheranno le folle gridando che è giunta l’ora di liberare l’Italia. Spero che mio nonno da lassù non guardi a questo scempio e dica: Ho combattuto morendo per questa marmaglia? Purtroppo anche questa è storia ed è giusto, e per chi lo sa, che commemorare quel giorno significa lottare perché non si ripeta.

Nei giorni a seguire avremo tutto il tempo per liberare le nostre idee, per sfogarci inondando i social con altre tristi verità attraverso le tastiere dei PC. Saremo capaci di commemorare il prossimo 25 aprile in serenità? Me lo auguro.

PROMESSE E POLTRONE FACILI

Leggo sul n. 27 del 17 “La giusta strada”. C’è da chiedersi quale…? Ma mi chiedo come si possa sempre e passivamente accettare quello che dice il Boss. Se il mio datore di lavoro “politico” mi dicesse: “Guarda che devi fare quello che ti dico devi fare o dire…!!!”, io francamente risponderei che non accetto passivamente quanto richiestomi perché… ecc., ecc., cioè metto in evidenza se quanto richiestomi possa essere giusto o, a volte, anche potrebbe danneggiare la pubblica opinione. Ma questo sono io. Lo stipendio ha il suo valore, ma questo valore deve essere onesto, democraticamente guadagnato. Al cospetto dei miei amici, o chiamiamoli elettori, con quale faccia accetto e appoggio delle as-

surdità solo perché… altrimenti…!!!

Da quella parte, e vedo che sono molti, tutti contenti e felici di essere lo zimbello del mondo che gli ride alle spalle per le castronerie del Boss, che cerca disperatamente di fare il Boss nella speranza che ancora una volta possa cadere la manna dal cielo? Purtroppo la manna non cade né oggi e neanche cadrà nel 2027. Ma, ditemi, siete veramente convinti che Elena prenderà quella poltrona? Con quale programma? Ve la sentireste di metterci sopra la vostra pensione ed il TFR? Accetto scommesse. Nel frattempo faccio anche un salto nel freddo Antartide per vedere se riesco ad aprire una camera di commercio italiana per la vendita di frigoriferi.

VIAGGI TRA SHOPPING E STORIA DIMENTICATA

C’è chi, dopo lunghi viaggi di piacere, decanta sempre e solo città dove ha ammirato un “ottimo shopping”, mangiato in buoni ristoranti e alloggiato in meravigliosi hotel da diverse stelle. Sporadicamente si sentono parole su qualche museo o angoli di storia, oppure la storia di una importante basilica dove, negli anni che furono, era successo qualcosa d’importanza religiosa. No, purtroppo non fanno parte dei loro ricordi di viaggio.

Al contrario, saprete e verrete delucidati in merito allo splendore della nave da crociera sulla quale hanno viaggiato, ma non di certo su dove la nave ha fatto sosta per una visita turistica, bensì sicuramente dei bazar dove poi hanno acquistato di tutto.

Chiudo gli occhi e vedo la scena… Questo lo compriamo per tua madre, questo lo prendo per me perché potrebbe servirmi, i bambini vogliono quel coso lì per giocarci e per te niente, tanto non hai bisogno di nulla, ecc., ecc.

Ma in Turchia, tra un bazar e l’altro, avranno visitato Derinkuyu, nella vecchia Cappadocia? Una importante, meravigliosa e antica costruzione sotterranea, opera ingegneristica impossibile ai giorni d’oggi anche con le attuali attrezzature.

Il tutto realizzato tra l’VIII e il VII secolo a.C. da un popolo chia-

mato Frigi. L’opera risale al periodo preistorico o ittita, dove anche i Bizantini ci misero le mani durante le guerre arabo-bizantine occorse nei periodi tra il 780 e il 1180 d.C., luoghi che fungevano da nascondiglio per le popolazioni cristiane in fuga dalle persecuzioni. Quella, chiamiamola città sotterranea, fu utilizzata per secoli anche dagli Ottomani. Poi il nulla: non si seppe più niente fino alla sua riscoperta nel 1963, a causa di lavori per altre necessità.

Beh! Dubito che qualche turista l’abbia visitata. Naturalmente vi chiederete chi potevano essere i Frigi. Costoro erano un’antica popolazione indoeuropea di origine balcanica che mosse verso l’Anatolia (centro della Turchia), forse intorno al XII secolo a.C.; fondaro-

no un regno creando una capitale di nome Gordio sotto il re Mida, bravi in agricoltura, arti e musica, con il culto della dea Cibele. Lo stesso dicasi per gli Ittiti, anche loro di possibili origini indoeuropee, che si posizionarono in Anatolia tra il 2000 e il 1200 a.C., creando una loro capitale, Hattusa. Abili militari, bravi nella lavorazione del ferro e nella politica, dominarono in Asia Minore e in Siria, guerreggiando con gli Egiziani per i consueti domini. Quindi meglio tornare sulla nostra meravigliosa nave da crociera verso altri lidi, dove troveremo nuovi negozi e bazar da visitare per lo shopping.

Certamente è bello viaggiare per il mondo ed è molto istruttivo, non vi pare?

SANTA MARIA IN CAPPELLA IL TESORO NASCOSCO

Questa meravigliosa chiesetta si trova a Roma, nella zona di Trastevere; fu edificata nel lontano XI secolo e consacrata durante il pontificato di Urbano III nel 1090, dai vescovi Ultado Sabinese e Giovanni Tuscolano.

La chiesa fu dedicata all’Immacolata Concezione, ma anticamente si chiamava Santa Maria ad Pineam, cioè “della pigna”. In origine fungeva da ospizio per i pellegrini e i malati di Roma; fu poi restaurata nel 1391 da Ponziani, suocero di Francesca Romana, che fondò l’adiacente ospedale del Santissimo Salvatore.

Papa Innocenzo X, nel 1650, affidò la chiesa a Donna Olimpia sotto il patrocinio della famiglia Doria-Pamphilj, che ampliarono la costruzione ospedaliera, contornata da un ampio giardino, oggi luogo di riposo con spazio espositivo per i reperti archeologici scoperti sul posto.

Una targa commemorativa ne ricorda la data della consacrazione e i riferimenti al nome “ad pineam” (pigne), scolpite sulla facciata del campanile, opera del XII secolo, dove sulla lunetta superiore si può osservare la Vergine con le due pigne.

Nell’interno della navata laterale c’è un sarcofago in marmo lavorato, contenente le reliquie di Santa Aurelia.

Tutto questo per ricordare che le bellezze e le antichità di Roma bisogna saperle cercare per apprezzarle.

Tony and Grace

Bellandi e Pirelli trascinano l’Italia all’oro

Giornata da incorniciare per il judo italiano ai Campionati Europei di Tbilisi, dove la squadra azzurra ha conquistato quattro medaglie complessive, confermando il proprio valore internazionale e la crescita del movimento. Due ori e due bronzi certificano una spedizione solida e competitiva, capace di imporsi nei momenti decisivi contro avversari di alto livello.

Protagonisti assoluti della giornata sono stati Gennaro Pirelli e Alice Bellandi, entrambi medaglia d’oro nelle rispettive categorie. Pirelli ha dominato i -100 kg con una prestazione autoritaria, mentre Bellandi si è imposta nei -78 kg, aggiungendo un altro titolo europeo a una carrie-

ra già ricca di successi. In evidenza anche Asya Tavano, bronzo nei +78 kg, e Odette Giuffrida, terza nella giornata inaugurale.

Per Bellandi si tratta di un successo dal forte valore simbolico, che conferma il suo status tra le migliori judoka al mondo dopo i trionfi olimpici e mondiali. La sua prova in Georgia consolida il percorso di una atleta ormai riferimento della categoria, capace di mantenere continuità e lucidità nei grandi appuntamenti internazionali.

Buona anche la prestazione di Pirelli, protagonista di un torneo impeccabile che lo consacra tra i pesi massimi emergenti del judo europeo.

L’atleta delle Fiamme Oro ha

mostrato solidità tecnica e capacità di gestione degli incontri, elementi che lasciano intravedere ulteriori margini di crescita in vista dei prossimi impegni.

L’Italia chiude così la rassegna continentale con un bilancio estremamente positivo, quattro medaglie che testimoniano la profondità del movimento e la qualità del lavoro svolto a livello federale. Un risultato che rafforza le ambizioni azzurre in vista delle prossime competizioni internazionali.

Nel complesso la spedizione azzurra conferma un percorso di crescita costante, sostenuto da un gruppo tecnico sempre più strutturato e da una nuova generazione di atleti in grado di competere ai massimi livelli. I risultati ottenuti a Tbilisi rappresentano un segnale importante anche in ottica futura, con l’Italia che si candida a essere protagonista nelle principali competizioni internazionali.

La combinazione tra esperienza e giovani talenti si sta rivelando decisiva per garantire continuità di risultati e ambizioni sempre più elevate nel panorama del judo europeo e mondiale con prospettive di ulteriore sviluppo nei prossimi anni a livello tecnico e agonistico nazionale internazionale.

Dati batte Pidcock e conquista Innsbruck

Tommaso Dati conquista la prima tappa del Tour of the Alps 2026 a Innsbruck e indossa la maglia di leader dopo una volata decisa contro Tom Pidcock.

La frazione si è accesa nel finale, dopo una lunga fuga iniziale e il controllo del gruppo operato dal Team Jayco AlUla. A cinque chilometri dal traguardo l’ultimo attaccante è stato ripreso, aprendo la fase decisiva della corsa. L’Ineos Grenadiers ha tentato l’azione con Thymen Arensman, ma il gruppo ha reagito compatto. Nel finale il Team

UKYO ha guidato perfettamente Dati, lanciandolo nello sprint decisivo.

Il corridore toscano ha mostrato grande potenza negli ultimi metri, resistendo al ritorno del britannico e conquistando un successo di prestigio. Sul podio anche Florian Stork e Gabriele Bessega. Con questa vittoria Dati guida anche la classifica generale, confermando un ottimo stato di forma in apertura di stagione.

Il Tour resta aperto e le prossime tappe alpine promettono battaglia tra i big della classifica generale in uno scenario altamente competitivo e spettacolare fino alla fine decisiva finale con attacchi continui, colpi di scena e grande attesa per gli sviluppi delle prossime frazioni decisive in montagna alpine oggi.

Massidda sul podio europeo

Un’altra medaglia prestigiosa arriva dall’Italia ai Campionati Europei di sollevamento pesi, dove l’azzurro Sergio Massidda nella categoria -65 kg conquista il bronzo.

Dopo una gara complicata con tre nulli nello strappo, l’atleta azzurro reagisce nello slancio sollevando 171 kg e firmando una prestazione di grande carattere. Il risultato finale lo porta sul podio continentale dietro al bulgaro Dimov (172 kg) e al turco Muhammed Ozbek (180 kg), oro indiscusso. A 24 anni, Massidda conferma crescita e solidità, dimostrando

di poter competere ai massimi livelli europei e internazionali con continuità. Una prova che rilancia il movimento italiano e lascia segnali importanti per il futuro del sollevamento pesi azzurro. Una medaglia che vale come incoraggiamento e conferma la determinazione di un atleta sempre più centrale nel panorama europeo. Il suo percorso continua a crescere e l’Italia può guardare con fiducia alle prossime competizioni internazionali. Un risultato che entusiasma e rilancia le ambizioni del sollevamento pesi azzurro nazionale italiano.

Serie A: posticipo del lunedí

Harrison apre, Gabriel risponde, pari giusto al via del mare Lecce e Fiorentina pareggiano

1-1 grazie ai gol di Harrison su assist di Mandragora al 30’ e di Thiago Gabriel su angolo calciato da Gallo al 71’.

I toscani dominano il primo tempo e segnano, ma a inizio ripresa il Lecce fa salire la pressione andando in più occasioni vicino al gol.

Di Francesco (all. Lecce): “C’è tanta voglia di gol, con questa mentalità ci possiamo salvare”.

Un punto che consente ai salentini di agganciare la Cremonese al terzultimo posto a quota 28, interrompendo la serie di quattro sconfitte consecutive. La squadra di Vanoli, avanti con Harrison nel primo tempo, vede invece avvicinarsi la salvezza con il +8 sulla zona rossa.

Il Lecce si prepara ora alle decisive sfide contro Verona e Pisa, con il gruppo che da domani andrà in ritiro a Bussolengo per preparare al meglio il finale di stagione con grande fiducia verso salvezza sempre piu concreta.

F1, la FIA riscrive le regole

La Federazione Internazionale dell'Automobile (Fia) ha introdotto alcune modifiche al regolamento della Formula 1 che entreranno in vigore dal Gran Premio di Miami previsto il 3 maggio prossimo con l’obiettivo di aumentare sicurezza e regolarità nelle gare dopo le richieste avanzate dai piloti nelle ultime riunioni ufficiali del campionato mondiale di Formula 1.

Tra le principali novità figura l’introduzione di sistemi automatici pensati per evitare partenze lente o pericolose oltre a nuove segnalazioni luminose che avviseranno in tempo reale gli altri piloti in pista riducendo il rischio di incidenti nelle fasi iniziali delle gare.

Sul fronte tecnico viene ridotta la ricarica massima consentita da 8 MJ a 7 MJ per limitare il recupero eccessivo di energia e favorire una guida più costante e fluida durante l’intero svolgimento del Gran Premio.

Inoltre la potenza massima del

boost in gara viene limitata a 150 kW o al livello dell’auto al momento dell’attivazione se superiore con lo scopo di evitare variazioni improvvise di prestazione tra vetture e rendere più equilibrate le fasi di sorpasso.

La Fia sottolinea che tali modifiche sono state sviluppate in collaborazione con team e piloti per rispondere alle crescenti esigenze di sicurezza e spettacolarità senza compromettere la competitività del mondiale di Formula 1.

Le nuove regole saranno monitorate attentamente nei primi appuntamenti della stagione e potranno essere ulteriormente adattate in base ai feedback raccolti dai protagonisti del circus iridato nel corso dei prossimi Gran Premi.

Il Gran Premio di Miami rappresenterà quindi il primo banco di prova per le nuove disposizioni regolamentari che puntano a coniugare sicurezza efficienza energetica e spettacolo in un campionato sempre più tecnologico.

Donnarumma trascina l’Italia

“Pronto mister, io ci sono”. Parte da una telefonata il nuovo corso azzurro, con Gianluigi Donnarumma che si mette a disposizione di Silvio Baldini per guidare una Nazionale sperimentale, giovane e affamata. Un gesto da capitano vero, in un momento di transizione delicato, che anticipa il futuro e prova a dare senso alle prossime amichevoli di giugno contro Lussemburgo e Grecia. Non saranno partite come le altre. Dovevano preparare il Mondiale, invece rappresentano una parentesi amara, quasi simbolica.

Ma proprio per questo diventano un’occasione preziosa: costruire le basi del domani. Baldini, alla guida dell’Under 21, porterà con sé il meglio del vivaio azzurro, affiancato dall’esperienza e dalla leadership di Donnarumma, campione d’Europa e punto di riferimento assoluto.

Accanto al portiere, spazio ai giovani che già bussano alla porta della Nazionale maggiore: Palestra, Pisilli ed Esposito su tutti.

Inter ribalta il Como e conquista la finale

Una notte di emozioni, ribaltoni e grande intensità a San Siro, dove l’Inter conquista la finale di Coppa Italia superando 3-2 il Como al termine di una partita dalle due facce. I nerazzurri, sotto di due reti, completano una rimonta spettacolare e staccano il pass per l’atto conclusivo della competizione.

Il Como parte senza timori reverenziali e sorprende la squadra di Cristian Chivu con un avvio aggressivo e organizzato. Nel primo tempo i lariani trovano il vantaggio al 32’ con Martin Baturina, bravo a finalizzare una manovra corale con un destro preciso che colpisce il palo interno prima di entrare. L’Inter fatica a reagire e prima dell’intervallo rischia ancora sulle ripartenze avversarie.

A inizio ripresa arriva il secondo colpo del Como: al 48’ Lucas Da Cunha approfitta di una disattenzione difensiva e firma lo 0-2, gelando il pubblico del Meazza. Sembra una serata stregata per i nerazzurri, ma la squadra di Chivu cambia volto e aumenta progressivamente il ritmo della manovra.

La svolta arriva con Hakan Calhanoglu, che al 69’ accorcia le distanze con una conclusione deviata che riaccende le speranze nerazzurre. L’Inter prende campo, alza il baricentro e schiaccia il Como nella propria metà campo. Il forcing porta al meritato pareggio all’86’, quando lo stesso Calhanoglu firma il 2-2 di testa sugli sviluppi di un’azione insistita. Nel finale la pressione dell’Inter diventa totale. Il Como prova a resistere ma cede all’89’: Petar Sucic trova il varco giusto e completa la rimonta con il gol del definitivo 3-2, facendo esplodere San Siro.

lità per oltre un’ora. La squadra di Fabregas esce comunque tra gli applausi, avendo messo seriamente in difficoltà una delle favorite al titolo.

L’Inter conferma ancora una volta carattere e resilienza nei momenti decisivi, trasformando una serata complicata in un’altra pagina importante della stagione.

sogno Coppa Italia continua, con una rimonta che rafforza ambizioni e convinzione del gruppo nerazzurro. Il successo conferma la crescita della squadra sempre più solida nei momenti chiave mentre il Meazza celebra una notte destinata a restare impressa nella stagione nerazzurra di grande intensità sportiva.

Basket, azzurre contro le big

Talenti emergenti, già inseriti nei meccanismi dei grandi, pronti a prendersi responsabilità.

Il possibile assetto tattico è un 4-3-3 dinamico, con una linea verde che promette intensità e coraggio.

Tra i convocabili figurano anche nomi interessanti come Comuzzo, Chiarodia, Bartesaghi, Ndour e Koleosho, oltre a una serie di prospetti pronti a mettersi in mostra. Un gruppo che rappresenta il futuro, ma che ha bisogno di guida e identità.

E proprio qui entra in gioco Baldini, con le sue regole ferree: niente telefonini, stanze condivise, disciplina totale. Un ritorno all’essenziale per formare uomini prima ancora che calciatori. Il nuovo ciclo azzurro prende forma così, tra entusiasmo e incertezza. Ma con una certezza: la chiamata di Donnarumma è il primo segnale forte.

L’Italia riparte dai giovani, ma con un leader già pronto a indicare la strada, verso nuove ambizioni internazionali.

Nel post partita, ai microfoni di Sky Sport, Chivu sottolinea la forza del gruppo: “Due rimonte in dieci giorni, può farlo solo la pazza Inter. Questo è il lavoro di tutti, chi entra ci dà sempre una mano decisiva”. L’allenatore respinge anche i paragoni con Mourinho: “Servono solo per i titoli, io sono Cristian e penso a lavorare”. Poi aggiunge: “I ragazzi sentono la responsabilità della maglia e non mollano mai”.

Con questo successo l’Inter raggiunge la sua sedicesima finale di Coppa Italia e attende ora la vincente tra Atalanta e Lazio.

Per il Como resta il rammarico di una prestazione di grande qua-

A Berlino si è svolto il sorteggio dei gironi dei Mondiali di basket femminile 2026, in programma dal 4 al 13 settembre, definendo il percorso delle principali nazionali mondiali. L’Italia, guidata dal commissario tecnico Andrea Capobianco, è stata inserita nel gruppo D insieme a Stati Uniti, Cina e Repubblica Ceca, un raggruppamento di altissimo livello che promette sfide decisive sin dalla prima giornata.

Le azzurre tornano a una rassegna iridata dopo una lunga assenza e dovranno misurarsi con avversarie di grande tradizione e qualità. Gli Stati Uniti restano la squadra da battere, mentre la Cina conferma la propria crescita internazionale e la Repubblica Ceca rappresenta un ostacolo solido e organizzato.

Il calendario del girone prevede un debutto impegnativo per l’Italia il 4 settembre contro la Repub-

blica Ceca, seguito dalla sfida con gli Stati Uniti il 6 e dall’ultima gara contro la Cina il 7 settembre. Un trittico di partite che sarà decisivo per la qualificazione alla fase successiva del torneo.

Le partite saranno trasmesse in diretta televisiva, offrendo agli appassionati la possibilità di seguire da vicino il cammino delle azzurre. L’attesa cresce per una competizione che riunisce le migliori nazionali del panorama mondiale e che si preannuncia particolarmente equilibrata e spettacolare. Per l’Italia sarà fondamentale trovare continuità e solidità difensiva per competere ad alto livello contro tre avversarie di grande esperienza.

Il lavoro del gruppo di Capobianco sarà centrato sull’intensità e sulla coesione, elementi chiave per provare a superare la fase a gironi nel torneo iridato femminile di basket mondiale.

Il

Onoranze Funebri

CALABRIA ROSINA

nata il 16 febbraio 1935 deceduta a Sydney (NSW) il 17 aprile 2026

I familiari e i parenti ne danno il triste annuncio della scomparsa. Il rosario sarà recitato lunedì 27 aprile 2026 alle ore 18.00 presso la chiesa di St Kevin’s, Dee Why NSW. Il funerale sarà celebrato martedì 28 aprile 2026 dalle ore 10.00 alle 12.00 presso la chiesa di St Kevin’s, Dee Why NSW.

Dopo il rito religioso, le spoglie della cara estinta saranno tumulate nel Frenchs Forest Cemetery, Hakea Avenue, Belrose NSW. I familiari ringraziano tutti coloro che parteciperanno al loro dolore e al funerale della cara estinta

“Che il tuo cuore riposi in eterno."

UNA PREGHIERA

MARCHETTA ROSARIA

nata 17 febbraio 1941 deceduta a Sydney (NSW) il 20 aprile 2026

I familiari e i parenti ne danno il triste annuncio della scomparsa.

Il rosario sarà recitato venerdì 24 aprile 2026 alle ore 19.00 presso la chiesa di St Mary, 56 Burton Street, Concord NSW. Il funerale sarà celebrato martedì 28 aprile 2026 alle ore 9.30 nella stessa chiesa. Dopo il rito religioso, le spoglie della cara estinta saranno tumulate nel Rookwood General Cemetery, 1 Hawthorn Avenue, Rookwood NSW.

I familiari ringraziano tutti coloro che parteciperanno al loro dolore e al funerale della cara estinta.

“Non muore mai chi vive nel cuore di chi resta"

UNA PREGHIERA

MICCNATTI RODOLFO

nato il 24 novembre 1931 deceduto a Sydney (NSW) il 18 aprile 2026

I familiari e i parenti ne danno il triste annuncio della scomparsa.

Il rosario sarà recitato martedì 28 aprile 2026 alle ore 19.00 presso la chiesa di St Patrick’s, 33 Gale Street, Mortlake NSW.

Il funerale sarà celebrato mercoledì 29 aprile 2026 alle ore 11.00 presso la cappella Mary, Mother of Mercy, Barnet Avenue, Rookwood NSW.

I familiari ringraziano tutti coloro che hanno partecipato al loro dolore e al funerale del caro estinto. “Che la sua anima trovi serenità eterna."

ETERNO RIPOSO

DECESSO

ARRUZZA CATERINA

nata il 19 gennaio 1928

deceduta a Sydney (NSW) il 22 aprile 2026

I familiari e i parenti ne danno il triste annuncio della scomparsa.

Il rosario sarà recitato mercoledì 29 aprile 2026 alle ore 19.00 presso la chiesa di Our Lady of Mount Carmel, 230 Humphries Road, Mount Pritchard NSW.

Il funerale sarà celebrato giovedì 30 aprile 2026 alle ore 10.30 nella stessa chiesa.

I familiari ringraziano tutti coloro che hanno partecipato al loro dolore e al funerale della cara estinta.

“Che la luce eterna risplenda su di te e il tuo ricordo viva per sempre nei nostri cuori."

ETERNO RIPOSO

BALDISSERRI FRANCO

(detto BALDI) nato a Imola (BO-Italia) il 11 settembre 1944 deceduto a Petersham (NSW) il 20 aprile 2025

Ad un anno dalla sua scomparsa, gli amici e la redazione di Allora! lo ricordano con profondo dolore, immutato affetto e sincera stima.

"Ti sei speso fino all'ultimo per quegli ideali di giustizia e di uguaglianza in cui hai sempre creduto, offrendo tutto te stesso e lasciando a noi una testimonianza di autentica vita vissuta nel servizio al bene comune.

“Che la Sua pace eterna continui a guidare i nostri cuori e il suo ricordo rimanga per sempre con noi."

ETERNO RIPOSO

FUNERAL NOTICES 2026

TWO EDITIONS PER WEEK

DUE EDIZIONI OGNI SETTIMANA

TUESDAY AND FRIDAY

A partire dal 2026, Allora! introdurrà una nuova programmazione editoriale, con uscite bisettimanali ogni MARTEDÌ e VENERDÌ.

In vista di questo cambiamento, invitiamo le Agenzie Funebri e tutta la comunità a valutare questa opportunità per la pubblicazione di necrologi, avvisi e comunicazioni sul nostro giornale, che da anni rappresenta un punto di riferimento per i lettori di lingua italiana in Australia. Per ulteriori informazioni contattare la redazione al numero di telefono: (02) 8786 0888

From 2026, Allora! will introduce a new publishing schedule, with bi-weekly editions published on TUESDAY and FRIDAY

This change reflects our commitment to providing more timely news coverage and increased visibility for community announcements throughout the week. In light of this development, we invite Funeral Houses and the wider community to consider this opportunity to place notices, death notices and announcements in our newspaper, which has long been a trusted voice for the Italian-speaking community in Australia. For further information please contact (02) 8786 0888

DECESSO

Zhalan, il segreto che ha salvato la storia

Nel cuore di Pechino, dietro le mura di una scuola del Partito Comunista, si nasconde un luogo poco conosciuto ma di straordinario valore storico: il cimitero di Zhalan, il primo cimitero cristiano in Cina. Qui si trova la tomba di Matteo Ricci, gesuita italiano e protagonista di un dialogo culturale senza precedenti tra Oriente e Occidente.

Quando Ricci morì nel 1610, gli stranieri deceduti in Cina venivano ancora trasferiti a Macao per essere sepolti. La sua tumulazione a Pechino segnò una svolta storica, testimoniando il riconoscimento del suo ruolo nella società cinese. Ricci, infatti, non fu solo missionario, ma anche studioso e linguista: a lui si attribuisce la compilazione del primo dizionario portoghese-cinese, aprendo nuove strade alla comunicazione tra culture lontane.

Il cimitero di Zhalan ha attraversato oltre quattro secoli di vicende complesse, tra saccheggi, distruzioni e ricostruzioni. Il momento più drammatico arrivò durante la Rivoluzione culturale, quando le Guardie Rosse presero di mira simboli religiosi e presenze straniere.

Tra agosto e ottobre del 1966, centinaia di tombe furono distrutte, le lapidi frantumate e i resti dispersi, cancellando la memoria di oltre 800 cattolici e

cancellando intere pagine di presenza cristiana nel Paese.

Le tombe di Ricci e di altri due importanti gesuiti, Johann Adam Schall von Bell e Ferdinand Verbiest, riuscirono però a salvarsi grazie a un espediente tanto semplice quanto geniale.

Di fronte all’ordine di distruzione, il custode del sito propose alle Guardie Rosse di seppellire le lapidi sotto terra, fingendo di eliminarle definitivamente. Gli studenti accettarono e le steli vennero nascoste, evitando così la loro distruzione e preservando un frammento essenziale di memoria storica condivisa.

Oggi, quelle tombe sono riemerse e rappresentano una testi-

monianza preziosa di un passato complesso e affascinante. In un luogo dove la memoria rischiava di essere cancellata, sopravvive invece il segno concreto di un incontro tra civiltà diverse.

La storia di Zhalan dimostra come anche nei momenti più oscuri possano emergere gesti capaci di salvare il patrimonio culturale e mantenere vivo il dialogo tra i popoli nel tempo, offrendo ancora oggi una lezione universale di resilienza e rispetto reciproco tra culture lontane, rafforzando la consapevolezza storica globale. Un luogo simbolico che unisce memoria, cultura, storia e dialogo tra civiltà nel mondo contemporaneo.

L'ultimo addio al caro Ignazio Battaglia

Scorrendo Facebook, mi sono trovato davanti a una notizia che mi ha lasciato senza parole. Ignazio Battaglia non c’è più. Un amico vero. Una di quelle persone che entrano nella tua vita senza rumore e ci restano con valore. Ci siamo conosciuti nei primi anni ’90, quando sono arrivato in Australia. E da allora sono rimasti tanti momenti, semplici ma profondi. Ricordo le ore in laboratorio con lui, mentre pre-

parava creme e torciglioni fritti, con quella dedizione che solo chi ama davvero il proprio lavoro riesce a trasmettere. E poi i ricordi più belli… Virginia che mi aspettava in pasticceria dopo scuola, e lui che, con una naturalezza disarmante, le preparava una cotoletta per farla stare bene. Sono gesti piccoli, ma sono quelli che restano. Ieri, al Rosario, ho vissuto un momento che non dimenticherò. Ho aspettato per ultimo.

Sentivo il bisogno di rivederlo. Mi sono fermato davanti a lui. Prima l’ho guardato nel suo insieme… poi il viso… e infine le mani. Quelle mani, anche se gelide e immobili, erano le stesse mani che impastavano, che creavano, che stringevano con forza e amicizia vera. Le mani di Ignazio. Quelle mani mi sono rimaste impresse più del suo volto. Perché in quelle mani c’era tutto: il suo lavoro, la sua passione, la sua generosità. Quelle mani hanno fatto felici migliaia di persone con le sue creazioni, senza mai cercare riconoscimenti, ma semplicemente facendo ciò che sapeva fare meglio: dare. Guardandole lì, ferme, ho capito una cosa che forse dovremmo ricordarci più spesso. Il valore di quello che facciamo non sta solo nel momento in cui lo facciamo. Sta in ciò che lasciamo. Nel segno che rimane nelle persone.

Nei ricordi che continuano a vivere anche quando noi non ci siamo più. E questo vale per tutti noi. Per chi lavora con le mani. Per chi crea. Per chi serve gli altri ogni giorno. Perché non stiamo solo facendo un lavoro. Stiamo costruendo qualcosa che un giorno parlerà di noi.

Ignazio questo lo aveva capito, senza bisogno di dirlo.

E oggi, quelle mani ferme… continuano a raccontarlo meglio di qualsiasi parola.

Un abbraccio sincero alla sua famiglia.

Cav. Luigi De Luca OMRI

Europa bersaglio della guerra

di Pino Cabras

Mosca indica le fabbriche europee come bersagli, l’UE arma Kiev con filiere industriali integrate: la nuova evoluzione industriale-militare dei droni cancella ogni finzione e porta il continente dentro il fronte

La guerra dei droni ha fatto saltare l’ultima finzione utile con cui l’Europa ha raccontato a sé stessa il conflitto ucraino. Fino a ieri il continente poteva ancora recitare la parte del sostenitore esterno: aiuti, forniture, addestramento, denaro, sanzioni, intelligence.

Oggi quella rappresentazione non regge più. Quando Germania, Regno Unito, Norvegia, Paesi Bassi e adesso anche l’Italia entrano nella produzione congiunta di droni con Kiev, non siamo più davanti a una “guerra per procura” nel senso classico del termine. Siamo davanti a una “cobelligeranza industriale, mili-

tare e d’intelligence” che Mosca ha deciso di nominare apertamente come tale. Il segnale è arrivato in modo brutale e repentino. Il ministero della Difesa russo ha pubblicato l’elenco di aziende europee coinvolte nella produzione di droni per l’Ucraina, con indirizzi e localizzazioni. Dmitry Medvedev ha accompagnato quel gesto con un messaggio che non lascia spazio a interpretazioni ingenue: quei siti sono, agli occhi russi, potenziali obiettivi.

È il modo con cui il Cremlino sta dicendo agli europei: sappiamo da tempo che siete parte della guerra, ma finora vi abbiamo lasciato il beneficio della finzione; ora quella finzione è finita. E da questa consapevolezza non si torna indietro.

La foto di Friedrich Merz e Volodymyr Zelensky davanti al drone kamikaze Anubis vale più di cento comunicati.

Da prigionieri a partigiani, gli australiani in Italia

Nel caos seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943, l’Italia si trasformò improvvisamente in un territorio instabile, attraversato da eserciti in ritirata, occupazioni tedesche e una crescente guerra civile. In questo scenario frammentato, migliaia di prigionieri di guerra alleati—tra cui un numero significativo di australiani—si trovarono liberi nei campi di lavoro del Nord Italia. Non più sorvegliati con rigore e privi di istruzioni precise, dovettero decidere rapidamente cosa fare: fuggire verso la Svizzera, tentare di raggiungere le linee alleate a sud, oppure affidarsi a una popolazione italiana altrettanto travolta dagli eventi. Molti scelsero la fuga. Alcuni attraversarono le Alpi e trovarono rifugio in Svizzera, altri furono catturati dai tedeschi e deportati nei lager del Reich. Ma una parte consistente rimase nascosta nelle campagne e nelle montagne, soprattutto in Piemonte, dove la geografia impervia e la presenza di comunità rurali favorevoli alla fuga offrivano condizioni particolari di sopravvivenza. Qui si sviluppò un fenomeno inaspettato: l’incontro tra ex prigionieri e la nascente Resistenza italiana. Nei mesi successivi all’armistizio, molti contadini italiani decisero di nascondere i soldati alleati fuggitivi, spesso a rischio della propria vita.

Non si trattava necessariamente di una scelta politica consapevole, ma di una risposta immediata alla situazione: aiutare chi era in difficoltà, condividere il poco cibo disponibile, evitare rastrellamenti tedeschi. In questo contesto nacquero rapporti di fiducia che, in alcuni casi, si trasformarono in qualcosa di più stabile.

Alcuni prigionieri iniziarono a collaborare attivamente con i gruppi partigiani locali. Il passaggio non fu quasi mai ideologico. Piuttosto, fu il risultato di circostanze concrete: l’impossibilità di fuggire, il legame con le famiglie che li ospitavano, o la consapevolezza che i partigiani rappresentavano l’unica forza organizzata in grado di opporsi all’occupazione tedesca e alla Repubblica Sociale Italiana. Nel Piemonte settentrionale, tra le risaie del Vercellese e le vallate del Biellese e della Valsesia, alcuni ex prigionieri austra-

Liberation and the End of Nazi Occupation

April 25, 1945 marks a decisive turning point in Italian history: the day the National Liberation Committee for Northern Italy (CLNAI) called for a general insurrection against Nazi and Fascist forces still occupying much of the country. It is celebrated annually as Liberation Day, a national holiday that commemorates the end of Fascist rule and the German occupation during the Second World War.

liani si unirono alle formazioni partigiane dopo settimane o mesi di clandestinità. Inizialmente il loro ruolo era marginale: aiutavano altri fuggitivi, trasportavano viveri, fungevano da guide verso la Svizzera. Col tempo, però, alcuni di loro entrarono stabilmente nelle bande armate, partecipando ad azioni di sabotaggio contro ferrovie, ponti e infrastrutture strategiche. La vita partigiana era dura e disorganizzata. Le formazioni italiane erano divise politicamente, spesso male armate e costrette a operare in condizioni climatiche estreme. Per gli ex prigionieri, abituati a una disciplina militare ma non alla guerriglia, si trattava di un adattamento complesso. Tuttavia, l’esperienza condivisa della sopravvivenza e il rapporto con le comunità locali crearono legami forti, che in alcuni casi durarono fino alla fine della guerra.

Il fenomeno resta numericamente limitato—solo una piccola percentuale dei prigionieri alleati in Italia divenne partigiana—ma ha un significato storico rilevante. Mostra infatti come la guerra in Italia non fu soltanto uno scontro tra eserciti regolari, ma anche una rete di scelte individuali maturate in condizioni estreme. La distinzione tra nemico, alleato e civile si fece spesso labile, sostituita da alleanze temporanee basate sulla necessità. Alcuni storici hanno interpretato queste dinamiche come una forma di “banditismo sociale”, in cui gruppi diversi si univano non per ideologia, ma per la comune opposizione a un ordine percepito come oppressivo. Nel caso dei prigionieri alleati e dei partigiani italiani, questa convergenza di interessi fu favorita dal collasso delle strutture statali e dalla frammentazione del potere dopo l’armistizio. Alla fine della guerra, molti di questi ex prigionieri attraversarono la Svizzera o furono recuperati dalle forze alleate. Tornarono a casa con un’esperienza difficile da collocare nelle narrazioni ufficiali: quella di essere stati prigionieri, fuggitivi e combattenti partigiani nello stesso conflitto.

Una vicenda che racconta non solo la storia militare della Seconda guerra mondiale, ma anche le zone grigie della sopravvivenza e delle alleanze nate nel caos della guerra.

The liberation of Italy was not a single event, but the culmination of a complex and brutal process that unfolded over nearly two years. After the fall of Benito Mussolini’s regime on July 25, 1943, and the armistice signed on September 8 of the same year, Italy descended into chaos and division. The country was effectively split in two: the Allies advanced slowly from the south, while Nazi Germany occupied the north and established a puppet state known as the Italian Social Republic under Mussolini.

In response, a broad and diverse resistance movement emerged. Known collectively as the Resistance, it included communist, socialist, liberal, and Catholic groups, as well as thousands of civilians who supported partisan fighters. These groups engaged in guerrilla warfare, sabotage, intelligence gathering, and strikes, forming a “clandestine war” against the occupying forces.

By the spring of 1945, the situation had shifted dramatically. Allied forces were advancing rapidly through northern Italy, while German troops were retreating on multiple fronts. Within this context, the CLNAI issued the historic order for a general uprising on April 25. The call was answered in major industrial and political centers, including Milan, Turin, and Genoa, where partisans, workers, and civilians rose together against the occupying forces.

Milan became the symbolic heart of the insurrection. The city was brought to a standstill by widespread strikes and coordinated partisan action. Factories were occupied, communication lines disrupted, and German and Fascist units were forced into retreat. Within days, resistance forces gained control of the city. On April 30, Allied troops entered Milan, which had

already been effectively liberated by local fighters.

Similar uprisings took place across northern Italy. In Genoa, partisan forces negotiated the surrender of German commanders, avoiding widespread destruction. In Turin, factory workers played a crucial role in supporting armed resistance and disrupting enemy operations.

The coordinated nature of these uprisings demonstrated the extent to which the Resistance had become a structured national force rather than a series of isolated groups.

At the same time, the broader war in Europe was reaching its conclusion. In Germany, Soviet and American forces were advancing toward Berlin and eventually met on the Elbe River, signaling the imminent collapse of the Third Reich.

In Italy, Fascist leader Benito Mussolini was captured and executed by partisans on April 28 while attempting to flee north toward Switzerland.

The Liberation of Italy had profound political and social consequences. It marked the end of twenty years of Fascist dictatorship and the beginning of a new democratic era. In the af-

termath of the war, many of the leaders of the Resistance played key roles in shaping the postwar Italian Republic. The experience of the Resistance became a foundational myth of modern Italy, later enshrined in the Constitution of 1948, which emphasized anti-fascism, democratic participation, and civil liberties.

However, the memory of April 25 has also remained politically contested. Over the decades, different interpretations of the Resistance and the Liberation have emerged, reflecting Italy’s ongoing struggle to reconcile its past. For many Italians, the day remains a powerful symbol of unity and freedom. For others, it continues to provoke debate about civil conflict, accountability, and national identity.

Despite these tensions, April 25 endures as one of Italy’s most significant historical anniversaries. It is a day of remembrance for those who fought, suffered, and died in the struggle for liberation, and a reminder of the fragile but enduring value of freedom. Without doubt, Italy's national character and contemporary identity remains deeply anchored in the events which took place on this day.

Italians celebrating freedom on 25 April 1945
Commemoration at the Altar of the Fatherland, Rome, Italy

Mancata liberazione nel confine orientale

Il 25 aprile rappresenta, per la Repubblica italiana, la Festa della Liberazione dal nazifascismo e l’avvio del processo di rinascita democratica. Tuttavia, come spesso accade per le grandi ricorrenze storiche, il suo significato non è percepito in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, né è privo di complessità e memorie contrastanti, soprattutto nelle aree del confine orientale.

Nella Venezia Giulia, in Istria e nella Dalmazia, la fase finale della Seconda guerra mondiale e il immediato dopoguerra furono segnati da eventi drammatici che ancora oggi alimentano un acceso dibattito storico e politico. In quei territori, infatti, la fine del conflitto non coincise semplice-

mente con la liberazione dal regime fascista e dall’occupazione tedesca, ma anche con l’arrivo delle forze partigiane jugoslave guidate da Josip Broz Tito e con una fase di forte instabilità.

Secondo una parte della storiografia, in quelle settimane si verificarono violenze, arresti e deportazioni ai danni di italiani e oppositori politici, episodi che includono la tragica vicenda delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata. Questi eventi, complessi e ancora oggi oggetto di studio, hanno lasciato una ferita profonda nella memoria delle popolazioni coinvolte, alimentando una narrazione del 25 aprile diversa rispetto a quella dominante nel resto d’Italia.

È importante tuttavia ricordare che la ricostruzione storica di questi fatti è articolata e non univoca. Gli storici evidenziano come il contesto fosse quello di una guerra ancora in corso nella regione, caratterizzata dal collasso dell’amministrazione fascista, dalla presenza simultanea di diverse forze militari e partigiane e da tensioni etniche e politiche accumulate nel corso dei decenni precedenti. In questo quadro, le responsabilità e le dinamiche degli eventi del 1945 e del dopoguerra sono oggetto di analisi e interpretazioni differenti.

Anche il ruolo dei partiti politici italiani dell’epoca, incluso il Partito Comunista Italiano,

viene studiato dagli storici con approcci diversi. Alcune ricostruzioni sottolineano le ambiguità e le contraddizioni della politica internazionale del momento, mentre altre evidenziano la complessità delle relazioni tra il movimento resistenziale italiano e quello jugoslavo nella lotta contro il nazifascismo. In ogni caso, ridurre tali vicende a una lettura unilaterale rischia di semplificare eccessivamente un contesto storico estremamente articolato.

Nel corso degli ultimi decenni, la Repubblica italiana ha cercato di riconoscere anche queste memorie dolorose attraverso iniziative istituzionali come il Giorno del Ricordo, istituito nel 2004, dedicato proprio alle vittime delle foibe e all’esodo giuliano-dalmata. Questo ha rappresentato un passo importante nel tentativo di includere nella memoria collettiva nazionale anche le esperienze delle comunità del confine orientale.

Oggi, il 25 aprile rimane una data fondamentale per la storia italiana, simbolo della fine della dittatura e dell’inizio della democrazia. Allo stesso tempo, però, esso convive con memorie locali e nazionali che talvolta divergono, ricordando come la storia del nostro Paese sia fatta di più esperienze, spesso dolorose e difficili da conciliare.

Riflettere su queste differenze non significa mettere in discus

sione il valore della Liberazione, ma comprendere più a fondo la complessità della storia italiana del Novecento. Solo attraverso uno studio rigoroso e un confronto aperto tra le diverse memorie è possibile costruire una consapevolezza storica condivisa, capace di riconoscere tutte le vittime e tutte le sofferenze senza cadere in semplificazioni o contrapposizioni ideologiche.

In questo senso, il 25 aprile può essere non solo una giornata di celebrazione, ma anche un’occasione per interrogarsi sulla pluralità delle memorie e sulla necessità di una storia condivisa, che tenga insieme le diverse esperienze del Paese senza cancellarne le differenze.

ANZACs long unrecognised

Today, Australia commemorates ANZAC Day, yet many Indigenous servicemen and women remain largely unrecognised for their contributions and sacrifices. Among them are Aboriginal and Torres Strait Islander soldiers who enlisted in the First World War, served with courage, and returned to a country that did not fully acknowledge their service.

Historical records suggest more than a thousand Indigenous Australians fought overseas, many sustaining injuries or losing their lives while wearing the ANZAC uniform. Despite this, returning Indigenous veterans were often denied equal rights, including access to pensions, healthcare, and the respect granted to non-Indigenous soldiers.

This exclusion occurred within a broader policy environment shaped by racial discrimination, including the White Australia policy established in 1901. Such frameworks reinforced inequality and contributed to the longterm marginalisation of First Peoples within Australian society, including those who had served in war.

Many Indigenous ANZACs returned home only to face restricted opportunities, limited recognition, and ongoing barriers to basic services that others received. In recent years, Australia has begun to acknowledge these forgotten soldiers more openly, yet many communities argue that recognition remains largely

symbolic rather than structural. Calls for meaningful reform, including constitutional recognition and improved disability support for Indigenous peoples, aim to address ongoing inequalities.

Remembering these ANZACs long overlooked is essential to understanding Australia’s history and ensuring future generations acknowledge their service with dignity. Education and public storytelling play a crucial role in correcting historical omission, ensuring that Indigenous service is taught accurately in schools, museums, and community commemorations. This process also involves listening to First Peoples voices, recognising lived experience, and confronting the legacy of policies that excluded them from full citizenship rights. True reconciliation requires more than remembrance; it demands structural change that honours the service and humanity of all ANZACs equally across the nation.

Ultimately, acknowledging these long-unrecognised Indigenous ANZACs is about fairness, truth-telling, and national integrity. It asks Australia to confront uncomfortable aspects of its past and to recognise that service in war did not shield Aboriginal and Torres Strait Islander people from discrimination at home. By honouring their legacy properly, the nation strengthens its commitment to equality and shared history for future generations across Australia today.

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