Mi spiace, cara Elly. L’Italia non è la Spagna. Non perché a Madrid governi il socialdemocratico Pedro Sánchez mentre a Roma c’è la conservatrice Giorgia Meloni. I governi passano, le stagioni politiche cambiano. La storia invece resta, e spesso pesa più delle ideologie del momento.
La vera differenza tra i due Paesi nasce nel Novecento. La Spagna uscì distrutta dalla Guerra civile spagnola e visse per decenni sotto la dittatura del Generalissimo Franco.
Un regime autoritario, senza dubbio. Ma che nel 1939 prese la decisione di restare fuori dalla Seconda Guerra Mondiale.
L’Italia, invece, quella guerra la fece. E la fece dalla parte sbagliata. Il regime trascinò il Paese in un conflitto che non era in grado di sostenere, e la sconfitta del 1945 non fu soltanto militare. Fu una sconfitta politica, diplomatica e morale. Quando il mondo uscì dalle macerie della guerra, l’Europa fu ridisegnata dai vincitori. E noi, inutile nasconderlo, stavamo tra i vinti.
In quel contesto storico nacque anche la nostra adesione alla NATO nel 1949. Non fu soltanto una scelta strategica o un atto di politica estera. Fu parte del prezzo necessario per rientrare pienamente nell’ordine mondiale costruito dagli Stati Uniti e dalle democrazie occidentali.
Non è un caso, ad esempio, che i droni americani partiti dalla base di Sigonella per operazioni militari in Iran, non abbiano necessitato del via libera da parte del governo italiano. Non è un’anomalia, ma il risultato di accordi militari e di alleanza costruiti in decenni di integrazione strategica con gli Stati Uniti. Non è questione di destra o di sinistra. È questione di storia. Ecco perché i paragoni semplici tra Paesi europei spesso funzionano solo nei talk show.
La Spagna ha avuto un percorso diverso. Rimase ai margini della politica internazionale fino agli anni 80, ma non portava sulle spalle il peso di una guerra mondiale combattuta e perduta. Quando negli anni successivi tornò progressivamente nella comunità occidentale, lo fece partendo da una posizione diversa Le nazioni non sono modelli replicabili. Sono il prodotto delle proprie scelte, dei propri errori e delle proprie sconfitte.
E ignorare la nostra storia significa, in modo quasi incosciente, non capire il presente.
A l lor a!
Mamma, gli Italieni
Storie di migrazione, lavoro, sacrifici e speranze hanno preso vita lo scorso sabato all’ANFE Club di Brisbane con il lancio di “Mamma, gli ItALIENi!”, il graphic novel che racconta l’arrivo degli italiani in Queensland e nel Northern Territory negli anni Cinquanta. L’evento ha rappresentato un momento unico di memoria, cultura e celebrazione delle radici italiane in Australia. Organizzato dal Com.It.Es Queensland e Northern Territory, ai quali vanno i complimenti per aver promosso questa iniziativa editoriale, con il sostegno del Consolato d’Italia a Brisbane e del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazio-
L’Australia ha accumulato oltre un mese di scorte di carburante mentre l’aumento dei prezzi e la domanda record mettono sotto pressione il mercato nazionale.
Il ministro dell'Energia, Chris Bowen, ha dichiarato che il Paese dispone di circa 1,6 miliardi di litri di benzina, pari a 37 giorni di autonomia. Le tensioni internazionali legate al conflitto in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno aggravato la situazione.
Il governo ha autorizzato il rilascio di oltre 700 milioni di litri dalle riserve per sostenere soprattutto le aree regionali.
nale (MAECI), l’incontro ha attirato studenti, storici, famiglie italo-australiane e appassionati di fumetti. Tra gli ospiti d’onore, l’Ambasciatore Nicola Lener e la Console Luna Marinucci, presenti per testimoniare l’importanza di questo progetto culturale, che unisce memoria storica e creatività contemporanea.
Scritto da Elisa Mele Seul e illustrato da Alessia Castiglioni, il fumetto trasporta il lettore negli anni del secondo dopoguerra, raccontando le esperienze reali di migliaia di italiani che hanno lasciato il proprio Paese per costruire il Queensland moderno. Molti migranti si stabilirono in aree regionali lontane dalle
"No" Protest Ignites Rome Streets
Hundreds of protesters took to the streets of Rome in the “Social No” rally, opposing the government, the war, and the upcoming justice reform referendum. The march began at Piazza della Repubblica, continuing through the city centre amid chants, slogans, and flags from unions and political groups.
During the protest, posters showing Giorgia Meloni, Justice Minister Carlo Nordio, and Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu were burned with smoke flares, a provocative act that heightened tensions in the referendum campaign.
grandi città, affrontando sfide quotidiane, barriere linguistiche e condizioni di lavoro spesso dure, ma contribuendo in modo determinante allo sviluppo della regione.
Al centro della storia ci sono due personaggi di età molto diversa, che permettono di coprire quasi settant’anni di vicende: il giovane protagonista riscopre il passato attraverso gli occhi della generazione precedente, che custodisce ricordi di sacrifici, tradizioni culinarie e gestualità tipicamente italiane. “Il nostro obiettivo era trasformare migliaia di vite in una narrazione avvincente, visivamente intensa e accessibile a tutti”, spiega Mele Seul. “Ogni vignetta, ogni dettaglio dello sfondo, ogni colore racconta emozioni, ambientazioni e momenti di vita reale, trasportando il lettore direttamente nel cuore della storia.”
La scelta della graphic novel è stata una decisione innovativa, volta a coinvolgere anche le nuove generazioni e trasformare racconti familiari in memoria collettiva condivisa. Il fumetto integra inoltre un elemento musicale: 33 canzoni, tra cui Extraterrestre di Eugenio Finardi, accompagnano la narrazione tramite QR code, permettendo al lettore di ascoltare i brani mentre sfoglia le pagine.
“Mamma, gli ItALIENi!” non è solo un libro illustrato: è un ponte tra passato e presente, tra Italia e Australia, che celebra identità, resilienza e contributo degli italiani alla società australiana.
I partecipanti hanno potuto incontrare gli autori, scoprire retroscena delle storie e immergersi in un’esperienza unica, che trasforma la memoria storica in un racconto vivo. (Foto: M Graziani)
Canzonissima Giovedì 19 marzo 2026
Club Marconi Michelini Room ore 12.00am - 3:00pm
Bisettimanale degli italo-australiani
Anno X - Numero 18 - Martedì 17 Marzo 2026
di Marco Testa
Filibuster per bloccare il SAVE Act di Trump
Diretto da Marco Testa
Bagarre e conflitti all'anglofona CGIE 07
Italia a strati: peso della città eterna
Celebrati 30° del Governo Howard
14
Cappella adorazione dedicata a Carlo Acutis
20
Antonelli trionfa in Cina italia sul podio
istituzionali
Presentato Padiglione Italia alla Biennale
Dal 9 maggio al 22 novembre
2026 “Con te con tutto” di Chiara Camoni: animerà gli spazi del Padiglione Italia alla 61esima Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Allora!
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La mostra, a cura di Cecilia Canziani, – informa il MIC – è una chiamata a raduno, un invito a costruire un diverso modo di stare al mondo attraverso l’incontro e la condivisione con le altre forme di vita, lasciando spazio alla meraviglia, al sentire, al dialogo, alla contemplazione, al fluire del tempo che tutto trasforma. Così il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli: “Oggi è un giorno speciale perché celebriamo il Padiglione Italia della 61esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, che porta due nomi fondamentali per quanto riguarda il Ministero della Cultura. Una curatrice d’esperienza, Cecilia Canziani, e un’artista oramai già nota che è Chiara Camoni. Di Chiara ho avuto la possibilità di apprezzare la poetica prima che fosse sottoposta alla mia attenzione la terna dei candidati a rappresentare l’Italia alla Biennale.
La considero un’artista eccezionale: ho amato sin da subito la sua capacità di far dialogare arte e natura, le sue citazioni dell’arte novecentesca più decorativa, la sua capacità di rendere presente l’antico, ma soprattutto di ‘antichizzare’ il presente attraverso citazioni delicate del mondo etrusco, che mi hanno fatto pensare a una sorta di realismo magico, seducente, seduttivo, ma al tempo stesso chiaramente intelligibile, fruibile, godibile. Ancora una volta l’Italia riu-
scirà a esprimere all’interno della Biennale, attraverso il proprio padiglione, un’eccellenza artistica di grande forza e qualità”.
“Con te con tutto è una dichiarazione tanto intima quanto universale, e coglie pienamente lo spirito essenziale, un ritorno alle origini, al grado zero dell’umanità.
Il Padiglione Italia del 2026 conferma una speciale sensibilità per In Minor Keys, titolo proposto da Koyo Kouoh, Direttore artistico della 61. Esposizione Internazionale d’Arte, che poco prima della sua prematura scomparsa mi aveva affidato il suo testo curatoriale, dove sono presenti degli enunciati che ritrovo nel progetto artistico di Chiara Camoni e a cura di Cecilia Canziani. È dunque un modo di ripensare la nostra esistenza attraverso materia, relazione, ascolto e collaborazione.
Parole chiave dettate dal buon senso diremmo, che per secoli hanno regolato lo stare al mondo dell’uomo, da cui per diversi decenni avevamo preso le distanze. E che con la forza di un magnete ritornano, ricordandoci chi siamo”, dice Pietrangelo Buttafuoco, Presidente della Fondazione La Biennale di Venezia. Così il Commissario del Padiglione Italia e Direttore Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, Angelo Piero Cappello: “Il Padiglione Italia alla Biennale Arte 2026 nasce da una scelta culturale precisa: sostenere una ricerca capace di coniugare tradizione e contemporaneità, memoria plastica e sperimentazione.
Il progetto di Chiara Camoni, curato da Cecilia Canziani, rimette al centro il fare artistico come pratica condivisa, dove artigianalità, relazione e responsabilità si intrecciano in un linguaggio profondamente attuale. aperte al pubblico sarà comunicato successivamente e aggiornato costantemente. (Inform)
Nella notte tra l’11 e il 12 un drone ha colpito la base militare di Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove ha sede il contingente italiano. “Non ci sono vittime né feriti tra il personale italiano. Stanno tutti bene. Sono costantemente aggiornato dal Capo di Stato Maggiore della Difesa e dal Comandante del COVI”, ha dichiarato il Ministro della Difesa Guido Crosetto. Il personale
Italia aderisce al piano per triplicare il nucleare globale
L’Italia ha deciso di aderire all’impegno per triplicare la capacità nucleare globale”. Lo ha annunciato il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto a Parigi, dove si è svolto il Vertice sull’Energia Nucleare.
“Il nostro obiettivo – ha aggiunto il Ministro – è un mix energetico sicuro, decarbonizzato e competitivo, capace di integrare tutte le fonti sostenibili in una logica di neutralità tecnologica”.
“L’Italia – ha spiegato il Ministro italiano – sta costruendo una strategia nucleare responsabile, moderna e trasparente”, affrontando “con realismo e responsabilità la possibilità di reintrodurre la produzione di energia nucleare nel proprio mix energetico”.
“Nel breve-medio termine – ha spiegato il Ministro – guardiamo con attenzione agli Small Modular Reactors di terza generazione avanzata, con uno sguardo attento anche alle tecnologie di quarta generazione, in particolare ai reattori veloci raffreddati al piombo”. Pichetto Fratin ha ricordato nel proprio intervento i passaggi che hanno caratterizzato il percorso italiano per un nuovo nucleare sostenibile, partendo
dalla costruzione di “un quadro regolatorio chiaro e credibile”. Il Ministro ha citato l’istituzione della Piattaforma Nazionale, “che ha riunito le migliori competenze tecnico-scientifiche del Paese, consentendo di integrare, per la prima volta, lo scenario nucleare nel Piano Nazionale integrato per l’Energia e il Clima”. Nel PNIEC, ha chiarito Pichetto, le ipotesi elaborate sul nucleare “prevedono, entro il 2050, una capacità installata tra 8 e 16 GW, con una copertura potenziale della domanda elettrica compresa tra l’11% e il 22%”.
A ottobre scorso, ha ricordato Pichetto, “abbiamo presentato al Parlamento una proposta di legge delega sull’energia nucleare sostenibile, oggi in discussione, che definirà quadro di programmazione nazionale, governance, rafforzamento dell’autorità di sicurezza e disciplina dell’intero ciclo di vita, inclusa la gestione dei rifiuti”.
Come ha evidenziato il Ministro, l’Italia è inoltre entrata nell’Alleanza Nucleare nel giugno dello scorso anno, contribuisce all’Alleanza industriale sugli SMR e agli IPCEI sulle tecnologie nucleari innovative. (Inform)
italiano, composto da circa 120 militari, ha trovato rifugio nei bunker della struttura. “Ferma condanna” del Ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Ho parlato con l’Ambasciatore d’Italia in Iraq. Per fortuna i nostri militari stanno tutti bene e sono al sicuro nel bunker. A loro esprimo solidarietà e gratitudine per il quotidiano servizio alla Patria”, ha dichiarato Tajani . (Inform)
di Emanuele Esposito
La decisione della Corte costituzionale sul decreto-legge 36/2025 sulla cittadinanza non è soltanto un passaggio tecnico. È, prima di tutto, un segnale politico e giuridico che incide direttamente su milioni di italiani nel mondo.
La Consulta, almeno secondo il comunicato diffuso, non ha demolito l’impianto della riforma. Al contrario, ha respinto nel merito alcune delle questioni sollevate dal Tribunale di Torino e ha dichiarato inammissibili altre censure. Tradotto in termini semplici: la stretta sullo ius sanguinis resta in piedi.
Per chi vive fuori dall’Italia, questa decisione ha un significato preciso. Negli ultimi anni, il tema della cittadinanza per discendenza è diventato uno dei punti più delicati del rapporto tra lo Stato italiano e la sua diaspora. Milioni di persone nel mondo hanno diritto a rivendicare la cittadinanza sulla base della discendenza da un antenato italiano, un principio che per oltre un secolo ha rappresentato uno dei pilastri dell’identità nazionale diffusa nel mondo.
Il decreto del governo interviene proprio su questo terreno, introducendo limiti più stringenti, in particolare per chi è nato all’estero ed è cittadino anche di un altro Paese. In sostanza, la norma stabilisce che, in determinate condizioni, queste persone devono essere considerate come se non avessero mai acquisito la cittadinanza italiana, salvo alcune eccezioni legate a termini di domanda o a legami familiari più diretti con l’Italia. Fino a oggi, il principio dominante era quello della trasmissione quasi automatica della cittadinanza per discendenza, anche dopo molte generazioni.
La questione sollevata dal Tribunale di Torino riguardava proprio questo nodo: si contestava che la norma introducesse una sorta di taglio temporale – prima o dopo il 28 marzo 2025 – e che potesse incidere su diritti già maturati. Ma la Corte, almeno in questa fase, non ha ritenuto queste obiezioni sufficienti per dichiarare incostituzionale la norma. La conseguenza è chiara: il legislatore mantiene la sua discrezionalità nel ridefinire i criteri della cittadinanza, anche quando questi
riguardano italiani residenti all’estero. Per mesi abbiamo assistito a un coro di accuse pesantissime. C’è chi ha parlato di deriva autoritaria, chi ha evocato il fascismo, chi ha sostenuto che questa scelta del governo guidato da Giorgia Meloni e sostenuta dal ministro degli Esteri Antonio Tajani fosse addirittura incostituzionale.
La Corte costituzionale, il massimo organo di garanzia della Repubblica, non ha smontato il decreto e non ha ritenuto fondate le principali obiezioni avanzate contro la riforma. È un passaggio che chiarisce molte cose e che dovrebbe invitare a maggiore prudenza chi, troppo spesso, usa parole come “fascismo” o “attacco alla democrazia” con una leggerezza che finisce per svuotarle di significato.
Il prossimo 16 aprile la Corte costituzionale dovrà esprimersi sull’intero impianto della nuova normativa sulla cittadinanza. Sarà quello il momento decisivo per capire se la riforma potrà restare integralmente in vigore o se verranno richieste modifiche.
Per anni molti di coloro che oggi gridano allo scandalo non hanno fatto nulla per affrontare seriamente il tema della cittadinanza italiana nel mondo. Non hanno risolto il caos amministrativo nei consolati, non hanno riformato le procedure, non hanno affrontato il nodo delle richieste accumulate. Forse sarebbe il caso di fare un passo indietro e un esame di coscienza politico e culturale. E forse una riflessione dovrebbero farla anche gli italiani all’estero che continuano a votare chi, negli anni, non ha affrontato davvero questi problemi. Perché la cittadinanza italiana nel mondo è una questione seria. Riguarda identità, diritti, storia e appartenenza. Non può essere ridotta a uno slogan politico o a una bandiera ideologica. La decisione della Consulta non chiude il dibattito, ma lo riporta su un terreno più concreto: quello delle regole, della responsabilità politica e della necessità di costruire finalmente una politica seria per gli italiani nel mondo. E, soprattutto, ricorda una cosa fondamentale: le istituzioni della Repubblica esistono proprio per distinguere tra propaganda e diritto. E oggi, almeno per ora, il diritto non ha smentito il decreto sulla cittadinanza.
Giacobbe: assistenza Italiani nel Golfo Persico
Il Senatore Francesco Giacobbe, con alcuni colleghi del gruppo PD, ha presentato oggi un’interrogazione orale al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per chiedere chiarimenti urgenti sulle modalità di comunicazione e assistenza ai cittadini italiani presenti nell’area del Golfo Persico, alla luce della grave escalation militare che sta interessando la regione.
“La situazione nell’area del Golfo Persico è estremamente grave e sta provocando una crisi umanitaria che colpisce soprattutto le popolazioni civili. In questo contesto è fondamentale che l’Italia continui a sostenere con forza ogni sforzo diplomatico per la de-escalation e, allo stesso tempo, garantisca la massima protezione ai nostri connazionali presenti nell’area”, ha dichiarato il Senatore Giacobbe. L’interrogazione nasce anche da segnalazioni ricevute da cittadini italiani residenti o temporaneamente presenti nella regione, secondo cui alcuni numeri di emergenza indicati sui canali social e nelle comunicazioni di alcune sedi consolari risulterebbero errati o non funzionanti, rendendo difficile il contatto con le autorità italiane proprio in una fase di forte tensione. “È indispensabile che i nostri connazionali possano contare su canali di contatto affidabili e operativi
24 ore su 24, soprattutto in una situazione di crisi in cui gli spazi aerei sono chiusi e si rendono necessari trasferimenti complessi anche via terra tra diversi Paesi dell’area”, ha aggiunto Giacobbe. Con l’interrogazione il Senatore chiede al Governo, tra l’altro, quali strumenti di comunicazione siano attualmente utilizzati dall’Unità di Crisi e dalla rete diplomatico-consolare per mantenere un contatto costante con i cittadini italiani presenti nella regione e se siano stati attivati sistemi di comunicazione diretta attraverso le liste AIRE e il portale “Dove siamo nel mondo”. In particolare, il Senatore ha chiesto se il Ministero stia utilizzando o intenda utilizzare sistemi di contatto diretto via e-mail, SMS o notifiche push ai connazionali, al fine di fornire aggiornamenti in tempo reale sui corridoi
umanitari, sui voli di rientro facilitati e sulle misure di sicurezza da adottare.
“In situazioni di emergenza la comunicazione deve essere chiara, tempestiva e bidirezionale: lo Stato deve poter informare rapidamente i cittadini, ma anche ricevere segnalazioni e richieste di assistenza. Il censimento dei connazionali presenti nell’area è infatti il presupposto essenziale per organizzare efficacemente eventuali operazioni di assistenza o rimpatrio”, ha concluso Giacobbe. Il Senatore ha infine chiesto al Ministero se intenda rafforzare ulteriormente i canali di comunicazione dedicati, ad esempio attraverso numeri di emergenza specifici, strumenti digitali o il potenziamento delle piattaforme già esistenti, per garantire la massima tutela degli italiani presenti nell’area di crisi.
Io voto No, riforme si fanno con equilibrio
Al referendum sulla giustizia voterò convintamente No. Non perché la giustizia italiana non abbia bisogno di riforme, ma perché riforme così delicate non si fanno per via referendaria e per interventi parziali”. È la posizione espressa da Nicola Carè deputato eletto all’estero, esponente del Partito Democratico. “Il sistema giudiziario è un equilibrio complesso tra garanzie, diritti, indipendenza della magistratura e tutela delle vittime. Intervenire con singoli quesiti rischia di produrre effetti non coordinati su un impianto che richiede invece una visione organica”, sottolinea. Secondo Carè questa non è una vera riforma della giustizia, perché non migliora l’efficienza del sistema per i cittadini italiani, non accelera i processi e non interviene sulle criticità strutturali che rallentano le decisioni. “Non basta modificare singole norme per rendere la giustizia più giusta
e più vicina alle persone”. L’esponente dem evidenzia inoltre che il referendum non affronta uno dei nodi centrali del sistema: la stabilizzazione dei circa 12 mila lavoratori precari della giustizia che da anni garantiscono il funzionamento degli uffici giudiziari. “Senza investimenti sul personale e senza dare certezze a chi tiene in piedi i tribunali ogni giorno, parlare di riforma è fuorviante”. Per Caré, la priorità deve essere quella di rendere la giustizia più rapida ed efficiente attraverso investi-
menti, digitalizzazione, rafforzamento degli organici e riforme strutturali discusse e approvate in Parlamento. “Non difendiamo lo status quo. Vogliamo cambiare, ma in modo serio, coerente e nel rispetto dei principi costituzionali. Votare No – conclude – significa scegliere una riforma complessiva, costruita con responsabilità e senza scorciatoie. La giustizia si migliora rafforzando il servizio per i cittadini, non con interventi frammentari che non incidono sui problemi reali del sistema.
Bagarre e conflitti nella Commissione anglofona del CGIE
Da sempre, la nostra testata ha prestato un occhio attento al funzionamento degli organi di rappresentanza degli italiani all'estero - i Com.It.Es. e il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) - in particolare.
In merito ad alcune recenti vicende interne di questo secondo organismo, meno conosciuto a molti connazionali, vogliamo oggi dare notizia ai lettori.
Iniziamo dal fatto che due dei quattro consiglieri componenti la Commissione dei Paesi anglofoni del CGIE, Vincenzo Arcobelli, eletto negli Stati Uniti e il prof. Franco Papandrea, consigliere per l’Australia, hanno recentemente presentato una diffida formale alla Segretaria Generale del CGIE, Maria Chiara Prodi.
Si tratterebbe di un atto non usuale nella vita di un organismo di rappresentanza, che nasce da un disagio istituzionale maturato nel tempo e non riconducibile a un singolo episodio.
Secondo i consiglieri interessati, l’iniziativa non avrebbe una matrice personale, ma risponde all’esigenza di tutelare principi essenziali per il corretto funzionamento del CGIE, con riferimento al rispetto reciproco, il diritto all’ascolto e la correttezza del confronto.
Basta leggere i resoconti sommari pubblicati sul sito web del CGIE per rendersi subito conto dello scontro che si propaga ormai da mesi e non ha risparmiato commenti forti in una dialettica, probabilmente molto più che semplicemente "accesa" tra le parti.
La presidente di questa commissione, che rappresenta i paesi dell'area anglofona fuori dall'Europa, è Silvana Mangione. La stessa sembra non riuscire a trovare una quadra che possa ristabilire una fattiva collegialità operativa tra i quattro membri componenti della commissione.
Intervenendo al Comitato di Presidenza lo scorso 14 gennaio, in una riunione alla quale i consiglieri Arcobelli e Papandrea non erano presenti e quindi impossibilitati a replicare, Mangione descriveva lo stallo della commissione come una “situazione allucinante”. Sempre secondo la Mangione, i due membri starebbero lavorando per “tenere in ostaggio”, il funzionamento della commissione e mirerebbero ad un “colpo
di mano”, nell'intento di accrescere il proprio ruolo nell'ambito del Consiglio Generale. È inutile negare che il principio di collegialità che dovrebbe costituire la base del lavoro di un organismo rappresentativo, ha subito un progressivo indebolimento sia all’interno della Commissione che nei rapporti istituzionali.
In particolare, è stata segnalata da Arcobelli e Papandrea una difficoltà crescente nell’accesso a informazioni complete e tempestive sui lavori del Comitato di Presidenza, sugli ordini del giorno delle riunioni e sugli esiti delle decisioni assunte. I due consiglieri sostengono quindi di trovarsi "nella condizione di spettatori costretti a reperire informazioni da comunicati stampa o da eventuali pubblicazioni di resoconti ufficiali sul sito del CGIE".
Di fatto, non sarebbero "adeguatamente informati per garantire trasparenza, responsabilità e un corretto rapporto con i Com. It.Es. e con le collettività di riferimento." Nelle rare occasioni in cui vengono interpellati, spesso
si tratterebbe "di consultazioni di forma a fatti compiuti su decisioni già determinati senza alcun reale confronto preventivo".
Questo modo di procedere, che di fatto escluderebbe ogni forma di consultazione e collegialità, ha scatenato una crisi in cui si trovano paradossalmente accusati di non aver semplicemente eseguito decisioni imposte dall’alto.
Al centro della controversia vi sarebbe anche il rinvio della convocazione di una riunione della Commissione prevista in Sudafrica. Secondo Arcobelli e Papandrea, la data sarebbe stata fissata dalla Vicesegretaria Mangione senza una preventiva consultazione con tutti i membri.
Nel tentativo di ricondurre le divergenze su un piano di confronto costruttivo, sono state avanzate ripetute richieste di una riunione congiunta tra il Comitato di Presidenza e la Commissione anglofona. Secondo i consiglieri interessati, l’obiettivo era semplicemente di spiegare le proprie ragioni, chiarire eventuali fraintendimenti e contribuire a ricondurre
il confronto su un piano costruttivo. Tali richieste non avrebbero tuttavia trovato accoglimento, in quanto, a detta della Segretaria Generale, sostanzialmente non esisterebbe nella normativa una regola che consenta un tale dialogo interno.
E mentre non è stato consentito ai consiglieri di intervenire al Comitato di Presidenza per chiarire la vicenda, la questione è stata comunque discussa nella riunione del 14 gennaio, in loro assenza e senza che potessero esporre le proprie ragioni. Quanto emerso in quella sede è stato poi pubblicato sul sito web istituzionale.
Preso atto delle affermazioni di particolare gravità nei confronti di Arcobelli e Papandrea pronunciate in quella riunione dalla Vicesegretaria Generale Mangione, i consiglieri hanno presentato una diffida come strumento formale di tutela della loro dignità personale e istituzionale. Di seguito alla diffida sono stati invitati a partecipare alla riunione del Comitato di Presidenza del 14 febbraio. Nel frattempo, emerge un altro punto complesso — la rimozione dal sito istituzionale del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero di due resoconti ufficiali delle riunioni del Comitato di Presidenza del 18-19 novembre 2025 e del 14 gennaio 2026.
Il primo resoconto è stato rimosso su richiesta della deputata Federica Onori che non si sarebbe limitata a chiedere la rettifica di un passaggio che la riguardava. Dal resoconto del 17 febbraio 2026 si evince che la richiesta della deputata è pervenuta solo dopo che alcuni consiglieri avevano già segnalato l’avvenuta rimozione dei resoconti e avevano chiesto chiarimenti sulla motivazione della stessa.
Il secondo caso riguarda invece il resoconto contenente le sopra citate affermazioni della Mangio-
ne, la cui rimozione non era mai stata richiesta nella diffida inviata dai consiglieri Arcobelli e Papandrea.
Secondo quanto riportato nel resoconto, la Segretaria generale avrebbe disposto la rimozione in modo discrezionale al fine di prevenire il rischio di possibili profili di diffamazione connessi alla diffusione online dei contenuti. Questa decisione ha suscitato aspre critiche all’interno del Comitato di Presidenza, in quanto adottata sulla base di una richiesta informale di un soggetto esterno al CGIE e in assenza di una delibera collegiale, in contrasto con quanto previsto dal regolamento interno del Consiglio. Da ciò deriva la successiva ripubblicazione dei due resoconti.
Nell’incontro con il Comitato di Presidenza, i consiglieri Arcobelli e Papandrea hanno chiarito con fermezza che, "la crisi in atto riguarda esclusivamente il metodo di lavoro e il funzionamento istituzionale. "
In particolare, "attiene ai principi di collegialità, trasparenza nei processi decisionali e pieno riconoscimento dei diritti dei consiglieri, senza i quali la rappresentanza rischia di perdere credibilità e autorevolezza."
In quella sede i consiglieri avrebbero altresì ribadito la loro piena disponibilità a voltare pagina, a condizione però che si ripartisse dal ripristino della verità dei fatti e da un chiaro impegno della Vicesegretaria Generale ad adottare in futuro un metodo di lavoro più collegiale e rispettoso del ruolo e della dignità degli altri consiglieri.
Durante l’intera riunione, la Vicesegretaria Generale Mangione non è mai intervenuta, nemmeno a seguito di una esplicita sollecitazione da parte del Consigliere Arcobelli. La Segretaria Generale, anziché adempiere al dovere di imparzialità e di equilibrio di chi presiede una riunione istituzionale, a dire di Arcobelli e Papandrea, sarebbe intervenuta assumendo apertamente le difese della Vicesegretaria Mangione, fino a negare la necessità di scuse o di qualsiasi assunzione di responsabilità istituzionale. Il conflitto è stato così ricondotto a una mera divergenza interpretativa e relazionale. Il CGIE è l’organo di rappresentanza degli italiani nel mondo, inclusa la vasta comunità italiana in Australia. Quando al suo interno emergono criticità legate al metodo e alla qualità del confronto, queste non restano confinate ai lavori interni, ma investono direttamente il rapporto di fiducia con le comunità che l’istituzione è chiamata a rappresentare. Difendere il diritto all’ascolto e un confronto corretto significa difendere la qualità della rappresentanza democratica. Le differenze di opinione sono legittime e fisiologiche; ciò che non può venir meno è la disponibilità a gestirle con rispetto, trasparenza e senso di responsabilità istituzionale. L’auspicio è che questa vicenda contribuisca a riportare l’attenzione sul metodo di lavoro del CGIE e favorisca un clima più collaborativo, nell’interesse dell’istituzione e delle comunità italiane all’estero.
Consigliere Vincenzo Arcobelli (USA)
Consigliere Franco Papandrea (Australia)
Silvana Mangione, Pres. Comm. Anglofona
Maria Chiara Prodi, Seg.Gen. CGIE
Where's the Italian Spirit Gone from Moomba? A timely reflection
By Tom Padula
Riccardo Tesi e Giua nella magia unica di "Retablos"
Un incontro musicale che attraversa tradizioni, emozioni e paesaggi sonori diversi: è questo lo spirito di “Retablos: Button, Strings, Songs and Windows”, il concerto che vedrà protagonisti il celebre fisarmonicista italiano Riccardo Tesi e la cantautrice Giua mercoledì 8 aprile 2026, dalle 18:30 alle 20:00, presso la sede di CO.AS.IT. a Carlton.
L’evento, pensato come una serata intima e irripetibile, porterà sul palco due artisti che collaborano da oltre vent’anni ma che, per la prima volta, presenteranno un progetto interamente in duo. Il concerto nasce dall’incontro tra due universi musicali distinti: da un lato la scrittura poetica e la voce calda di Giua, dall’altro la ricerca musicale e la maestria strumentale di Riccardo Tesi, considerato uno dei più importanti interpreti del-
By Tom Padula
la fisarmonica nella musica folk e world italiana. Il titolo dello spettacolo, Retablos, richiama le piccole scatole lignee della tradizione artistica peruviana che custodiscono figure sacre o scene di vita quotidiana. Proprio come quei “scrigni narrativi”, anche il concerto si propone come una finestra su storie, ricordi e viaggi, dove la musica diventa il mezzo per esplorare mondi lontani e al tempo stesso profondamente radicati nella tradizione.
Durante la serata, il pubblico sarà accompagnato in un percorso musicale che alterna ballate intime, melodie folk e momenti strumentali di grande intensità. Tra un brano e l’altro, gli artisti condivideranno aneddoti e riflessioni legate alla loro lunga amicizia e alle esperienze artistiche maturate in anni di tournée internazionali.
Con oltre quarant’anni di carriera, Riccardo Tesi ha inciso più di venticinque album e si è esibito nei principali festival di Europa, Australia, Canada e Giappone. Giua, cantante e chitarrista pluripremiata, ha pubblicato cinque album e collaborato con numerosi protagonisti della scena musicale e teatrale italiana.
L’appuntamento rappresenta dunque un’occasione speciale per il pubblico australiano di scoprire un dialogo musicale raffinato, capace di unire tradizione e innovazione in un racconto sonoro ricco di suggestioni.
I biglietti, al costo di 30 dollari, sono disponibili con registrazione online sul sito di CO.AS.IT. I posti sono limitati.
the festival in March 1963, I have missed very few editions of the city’s most colourful public celebration.
In those early years the parade unfolded along Swanston Street, then the grand artery of a more relaxed Melbourne. Travelling in from Kew was simple: trams 42 and 48 carried families directly into the city.
Parking was easy and spectators could gather close to the floats — a delight particularly for children. Security barriers were unheard of; the atmosphere was trusting and communal, reminiscent of a paesano festa in my hometown of Montemurro in southern Italy.
As the years passed and decades rolled on, Moomba retained its unmistakable festive spirit. The parade grew larger and more elaborate, with municipal bands filling the broad street with stirring music while colourful floats rolled past cheering crowds. Swanston Street would close to trams for the occasion, the procession beginning around 10 a.m. and continuing for nearly two hours. A familiar highlight was the Chinese dragon, which traditionally brought the parade to a spectacular close before the street quickly returned to its daily rhythm and trams resumed their routes.
For much of the late twentieth century, the Italian community was a visible and enthusiastic presence in these celebrations. In the last thirty years before the new millennium in particular, Italian participation — through community groups, cultural displays and floats — was both proud and prominent.
In recent years, however, I have sensed a diminishing Italian presence in the parade and in the wider Moomba festivities. If this impression is mistaken, I would welcome correction.
Yet it raises a broader reflection: many Australians of Italian heritage are now fully integrated into Melbourne’s multicultural life, blending naturally into the wider public rather than appearing as a distinct cultural contingent.
Still, Moomba — whose very spirit invites people to “get together and have fun” — offers an ideal opportunity for renewed Italian participation. After all, Melbourne’s global reputation — including its celebrated food and wine culture — owes much to Italian influence. Showcasing that contribution during one of
the city’s most visible public holidays would be both fitting and inspiring. Perhaps this is simply a hopeful reflection. Organising a community presence in a major civic parade is never easy. But as the Italian saying reminds us: “Dove c’è voglia, c’è possibilità.” Where there is the will, there is always a way.
a cura di Tom Padula
For more than six decades, the Moomba Parade has marked a
personal milestone in my Australian journey. Since arriving in Melbourne on the Sunday before
Visita istituzionale dell’Ambasciatore Lener
L’Ambasciatore d’Italia in Australia, Nicola Lener, ha compiuto nei giorni scorsi una significativa visita istituzionale nel nord dell’Australia, toccando il Territorio del Nord e il Queensland. Il viaggio, il primo ufficiale dalla sua nomina, ha rappresentato un’importante occasione per rafforzare i rapporti istituzionali, economici e culturali tra l’Italia e una regione australiana sempre più centrale nello scenario dell’Indo-Pacifico.
La visita ha preso avvio il 9 e 10 marzo nella città di Darwin, centro strategico per lo sviluppo economico e commerciale del nord del Paese. Ad accompagnare l’Ambasciatore vi erano la Console d’Italia per il Queensland e il Territorio del Nord, Luna Angeli-
ni Marinucci, e il Console Onorario a Darwin, Carlo Randazzo. Uno dei momenti principali della missione diplomatica è stato l’incontro con la Chief Minister del Territorio del Nord, Lia Finocchiaro, di origini italiane e alla guida del governo territoriale dall’agosto 2024.
Durante il colloquio sono stati affrontati temi di grande rilevanza economica e strategica, in particolare i progetti energetici e infrastrutturali che stanno trasformando l’area. Tra questi spiccano lo sviluppo del giacimento di gas onshore di Beetaloo e il potenziamento del Porto di Darwin, considerato una porta d’accesso fondamentale dell’Australia verso la regione indo-pacifica. Nel quadro di questi progetti
figura anche la partecipazione dell’azienda italiana Webuild, impegnata nella realizzazione di un elevatore navale nel porto. Nel corso della visita l’Ambasciatore ha incontrato numerose autorità locali, tra cui l’Amministratore del Territorio del Nord David Connolly, la Speaker dell’Assemblea Legislativa Robyn Lambley, e il sindaco di Darwin Peter Styles. Gli incontri hanno offerto l’opportunità di consolidare il dialogo istituzionale e di approfondire le prospettive di cooperazione economica tra Italia e Territorio del Nord.
Particolarmente partecipato è stato anche l’incontro con la comunità italiana locale presso il Darwin Italian Club, che ha riunito circa 200 persone tra rappresentanti della comunità, autorità locali e membri del governo territoriale, inclusa la stessa Chief Minister Finocchiaro. La missione diplomatica è poi proseguita nel Queensland, con una tappa nel capoluogo, Brisbane. Qui l’Ambasciatore ha incontrato i rappresentanti della Camera di Commercio Italiana, che svolge un ruolo chiave nel promuovere gli scambi economici tra imprese italiane e il tessuto produttivo locale. Durante l’incontro è stato sottolineato il contributo della Camera di Commercio nel sostenere nuove opportunità di collaborazione tra Italia, Queensland e Territorio del Nord.
Nel corso della visita a Brisbane, l’Ambasciatore Lener ha inoltre incontrato i responsabili del Coasit-Italian Language Centre Brisbane, impegnati nella promozione della lingua e cultura italiana nel sud-est del Queensland come pure i componenti del Com.It.Es. locale.
La missione si è conclusa con un evento comunitario presso l’ANFE Italian Club Brisbane, dove associazioni italiane, rappresentanti istituzionali e membri della comunità si sono riuniti per celebrare i legami culturali e l’amicizia tra Italia e Australia.
La visita ha confermato l’importanza crescente del nord dell’Australia per la diplomazia economica italiana e il ruolo fondamentale della comunità italiana nel rafforzare i rapporti tra i due Paesi.
IWD held at the Campania Club
International Women’s Day was marked with warmth, friendship and community spirit at the Campania Sports & Social Club, where members gathered to celebrate the important role of women both within the club and the wider community.
The day was particularly special as it combined the celebration with a lively bocce competition, bringing together players, supporters and guests for an occasion that was both sporting and social. The atmosphere was festive from the start, as participants and visitors enjoyed the camaraderie that has long been a hallmark of the club.
A highlight of the day was the delicious lunch prepared by dedicated volunteer Maria, whose efforts were warmly appreciated by everyone present. Guests were treated to a generous meal followed by a delightful continental cake for dessert, creating the per-
fect setting for conversation and celebration. The women participating in the bocce competition were joined by several guests, adding to the sense of occasion. Among them was a very special visitor, Miranda Sella-Gianot, a respected and much-admired figure in the bocce community.
Together with Gina Beltrame, Miranda founded the Women’s Bocce Federation of South Australia in 1976 at the Fogolar Furlan Club. Their initiative helped create new opportunities for women to participate in the sport and build lasting friendships through bocce. At 95 years young, Miranda continues to be an inspiration to all. She still lives independently in her own home and only stepped away from playing bocce in 2023 due to health reasons.
The celebration was a reminder of the important contributions women make to community life.
L'Ambasciata d'Italia a Wellington ha partecipato alla cerimonia pubblica di svelamento di una testa marmorea romana risalente al periodo antonino, conservata nella collezione del Museum of Classical Antiquities presso la Te Herenga Waka—Victoria University of Wellington.
La scultura, di notevole interesse archeologico, era stata acquisita in buona fede dall’università neozelandese. Tuttavia, successive indagini condotte dalle autorità italiane hanno rivelato che l’opera era stata in realtà scavata illegalmente in Italia ed esportata senza le necessarie autorizzazioni.
Di fronte a questa situazione, il Italian Ministry of Culture e l’università hanno scelto un approccio collaborativo, fondato sul dialogo e sulla cooperazione internazionale. Le due istituzioni hanno
infatti firmato un accordo di cooperazione culturale che riconosce la proprietà italiana della scultura, consentendo al contempo che l’opera resti temporaneamente a Wellington.
In base all’intesa raggiunta, la testa marmorea rimarrà in prestito alla Victoria University per un periodo di quattro anni, durante i quali sarà esposta al pubblico e utilizzata per attività di ricerca e studio accademico.
Alla cerimonia hanno preso parte rappresentanti delle autorità accademiche dell’università, funzionari del Ministero della Cultura italiano e membri dell’Ambasciata d’Italia in Nuova Zelanda. L’iniziativa è stata presentata come un esempio concreto di diplomazia culturale e di cooperazione tra istituzioni di due Paesi legati da un crescente dialogo culturale.
Statua romana a Wellington
Chief Minister del NT Lia Finocchiaro, Amb. Lener e la Console Marinucci
Amb. Lener, Console Marinucci e la direzione del Co.As.It-ILC
Amb. Lener, Console Marinucci e i componenti della Camera di Commercio
L’Italia a strati: due artisti australiani e il peso della città eterna
di Lorenzo Canu
Si è tenuto presso l’Istituto di Cultura il secondo appuntamento di My Italian Connections, la serie voluta dal Console Generale Gianluca Rubagotti con l'obiettivo di raccontare come l'Italia, con la sua storia, la sua arte e la sua cultura materiale, continui a ispirare e formare artisti australiani contemporanei.
In apertura, il Direttore Marco Gioacchini ha ricordato come ogni anno la National Art School offra a un ex allievo l'opportunità di trascorrere tre mesi alla British School at Rome: un centro di ricerca interdisciplinare di eccellenza dove i partecipanti lavorano e contribuiscono al dialogo culturale e creativo tra Italia e Australia. Stasera, ha detto Gioacchini, sentiremo dalla loro voce quanto quelle influenze abbiano contato - nella produzione artistica e nella vita.
A moderare la conversazione è stata Lorraine Kypiotis, docente di Storia dell'Arte e Theory alla National Art School, con un dottorato in studi sul Rinascimento italiano e collaboratrice fissa di ABC Radio National. Una presenza che ha dato alla serata la profondità di chi conosce bene entrambi i mondi di cui si parlava. Corey Black ha un legame con l'Italia che viene da lontano: la famiglia è di Udine, arrivata in Australia dopo la Seconda Guerra Mondiale. La nonna ha lavorato nel terrazzo e nel cemento. Un'eredità materiale, questa, che ha finito per plasmare anche la sua ricerca, che esamina processi industriali e post–industriali lavorando con materiali, artigiani e macchine. A Roma, era arrivato con una stampante 3D in valigia (era la prima volta che la usava) e con un'idea ambiziosa: estrarre microplastiche dal corpo umano e farne una scultura. "Come artisti generiamo più domande che risposte", ha detto. "Ed è quello che alimenta il lavoro." Ha trovato scarti di marmo e granito nei pressi di un cimitero fuori città, circondato da marmisti che lavoravano con la stessa maestria di duemila anni fa. La stampante è rimasta a Roma. Quando Harry de Vries ha ricevuto la sua residenza due anni dopo, la trovò ad aspettarlo.
Harry crea installazioni site–specific che indagano i flussi globali di persone, materiali e po-
tere. Il suo lavoro esplora la riproduzione come strategia: prendere qualcosa di familiare e replicarlo fuori dal suo contesto originale, per farlo guardare in modo nuovo. Una logica non dissimile da quella di Studio65, che abbiamo incontrato qualche settimana fa alla UNSW: anche lì, oggetti riconoscibili come una colonna ionica vengono sottratti al loro contesto e restituiti straniati. È arrivato alla residenza quasi per caso, scoprendola durante un viaggio di laurea in Europa.
A Roma, la metro era rotta. Ha camminato dappertutto. E camminando, ha capito che quello che lo interessava non era quando gli edifici erano stati costruiti, ma chi aveva deciso di restaurarli, e perché. Le impalcature, ovunque, sono diventate il centro della sua ricerca.
C'è una parola che è tornata spesso: layers, strati. Strati di storia, di pietra, di significato. La serata ha toccato anche il tema dell'ingegno, parola che Lorrai-
ne ha recuperato nel dibattito su cosa distingua oggi un artista da un artigiano. Entrambi hanno citato artisti dell'arte povera come punti di riferimento: Corey, Giovanni Anselmo e la sua scultura in cui la pietra sembra consumare una lattuga; Harry, Luciano Fabro, capace di costruire un'intera carriera tornando continuamente su un piccolo gruppo di idee con angolazioni sempre diverse. A chiudere, il Console Rubagotti ha tenuto a precisare la logica che anima entrambe le serie dell'Istituto.
Traces of Italy e My Italian Connections nascono dallo stesso impulso: scardinare l'idea che il contributo italiano in Australia si riduca alla pizza. L'Italia ha portato molto altro. E My Italian Connections è un invito aperto a tutti gli australiani con una connessione italiana – come Corey, Harry, e prima di loro Shazia Imran – a farsi avanti e raccontare la propria storia. L'Istituto sarà felice di ascoltarla.
Il benvenuto del Direttore dell'Istituto Marco Gioacchini
L'introduzione del Console Generale
Un momento della presentazione di Corey
Harry de Vries presenta la relazione durante l'evento
Il Console Generale e il Direttore dell'Istituto assieme agli speakers
L'artista Mara Callegaro assieme a delle partecipanti
Gli speakers durante l'evento culturale
Corey, Harry e Lorraine
notizie comunitarie
Sydney celebra i trent’anni del Governo Howard, tra memoria, politica e valori
di Maria Grazia Storniolo
Una serata carica di ricordi, riflessioni e visione per il futuro ha celebrato i trent’anni dall’inizio del governo guidato da John Howard, 25º Primo Ministro dell’Australia. L’evento si è svolto venerdì 13 marzo nella prestigiosa Noble Room del Sydney Cricket Ground, alla presenza di circa seicento ospiti provenienti da tutto il Paese: ex ministri, parlamentari, sostenitori della coalizione e figure di spicco della vita pubblica australiana.
A fare gli onori di casa e a guidare la serata è stata il ministro Helen Coonan nel ruolo di maestro di cerimonia. Nel suo saluto iniziale ha ringraziato calorosamente tutti i presenti, rivolgendo un particolare riconoscimento all’ex Primo Ministro John Howard, all’ex vice primo ministro John Anderson, agli ex ministri Peter Costello e Alexander Downer, nonché all’ex primo ministro Tony Abbott e al nuovo leader dell’opposizione federale Angus Taylor. Un momento di raccoglimento ha aperto ufficialmente la serata quando Susan Leithhead ha invitato i presenti ad ascoltare una preghiera di ringraziamento. Nelle sue parole ha ricordato che quella non era soltanto una celebrazione politica, ma anche un’occasione per riflettere sul valore della comunità e del servizio pubblico. Ha invitato i presenti a ricordare amici ed ex colleghi giunti da lontano per partecipare alla serata, ma anche coloro che non hanno potuto essere presenti, compresi i defunti e chi sta affrontando la malattia. Nella preghiera ha reso grazie per la vita di servizio di John Howard e per il sostegno costante della sua famiglia, ringraziando inoltre colleghi di governo, collaboratori e volontari della coalizione. Ha infine lodato la solidità della democrazia australiana e le libertà di cui il Paese gode, chiedendo una benedizione per la serata e per il futuro della nazione.
A seguire, l’atmosfera si è arricchita di emozione con la performance del Gondwana Sydney Children’s Choir che ha eseguito l’inno nazionale australiano, accompagnato con rispetto e partecipazione dai presenti.
Durante la cena, il ministro Helen Coonan ha invitato gli ospiti a riflettere sul percorso politico che portò alla storica vittoria elettorale del 1996, sui risultati raggiunti negli anni del governo Howard e sui valori che hanno contribuito a
M.G. Storniolo, M. & Dr. J. Gullotta AM, T. Gerges e G.
plasmare un’intera generazione di leadership politica. Uno dei momenti più attesi è stato il discorso del nuovo leader dell’opposizione federale Angus Taylor. Nel suo intervento ha ricordato con gratitudine l’eredità del governo guidato da John Howard, lodandone la leadership, la disciplina economica e quella che ha definito una chiara bussola morale. Taylor ha invitato la coalizione a trarre ispirazione da quei risultati per affrontare le sfide attuali del Paese, citando in particolare il debito pubblico, l’inflazione, le politiche migratorie e la difesa dei valori australiani. Ha concluso con parole di forte determinazione: “Dobbiamo lottare per il futuro del nostro grande Paese, perché l’Australia vale davvero la pena di essere difesa”. Accolto da un lungo applauso, John Howard ha poi preso la parola ringraziando calorosamente i presenti per l’accoglienza e definendo la serata una celebrazione condivisa tra il Liberal Party of Australia e il National Party of Australia. Nel suo discorso ha reso omaggio all’amico e collega John Anderson, lodandone integrità e affidabilità, e ha ricordato gli anni di collaborazione al governo. Howard ha sottolineato l’importanza del rapporto tra un leader e la propria squadra, citando l’esempio di Winston Churchill come modello di leadership capace di valorizzare il contributo dei collaboratori. Ha inoltre ringraziato figure di primo piano del suo esecutivo, tra cui Peter Costello
e Alexander Downer, per il ruolo svolto nel garantire stabilità e prosperità al Paese. Nel corso della serata è intervenuto anche Matt Canavan, leader del National Party of Australia, che ha definito quello guidato da Howard “il miglior governo australiano della sua vita”. Ricordando la sua giovinezza durante quegli anni, Canavan ha descritto un periodo in cui gli australiani si sentivano fiduciosi, orgogliosi e sereni. Oggi, ha osservato, molte famiglie affrontano nuove preoccupazioni economiche e sociali, e la missione della politica deve essere quella di restituire fiducia e stabilità agli australiani.
Particolarmente apprezzato dal pubblico è stato anche il dialogo dal vivo tra John Anderson, Peter Costello e Alexander Downer, che hanno condiviso ricordi e aneddoti degli anni di governo, offrendo uno sguardo personale e spesso divertito sulla stagione politica che ha segnato profondamente la storia recente dell’Australia. La serata si è conclusa tra applausi, fotografie e incontri con i leader presenti, culminando con l’intervento dell’ex Primo Ministro Tony Abbott, 28º capo del governo australiano. Un finale simbolico per una celebrazione che ha unito memoria, gratitudine e speranza, ricordando un capitolo significativo della politica australiana e riaffermando i valori di libertà individuale, orgoglio nazionale e centralità della famiglia che hanno segnato l’eredità del governo .
Susan Leithhead
Rappresentanti di CNA: M. e B. Lopreitato, F. Stivala,
Testa
Sen. Helen Coonan, MC
On. Angus Taylor
Sen. Matthew Canavan
On. John Howard On. Tony Abbott
Stella Vescio, On. Peter Costello, Maria Grazia Storniolo e Maria Lopreiato
Tavolo degli ospiti, tra cui John Howard e Peter Costello
On. Alexander Downer e l'On. John Anderson
Viva Italia Show incanta il Liverpool Catholic Club tra musica e talento italiano
di Maria Grazia Storniolo
Sabato sera il Liverpool Catholic Club si è trasformato in un vivace palcoscenico dedicato alla grande tradizione musicale italiana, ospitando uno degli appuntamenti più attesi della stagione: il Viva Italia Show. L’evento ha richiamato un pubblico numeroso ed entusiasta, pronto a lasciarsi coinvolgere da due ore di spettacolo intenso, ricco di emozioni e interpretazioni di alto livello artistico.
Protagonista assoluta della serata è stata la talentuosa Francesca Brescia, artista dalla voce potente e ricca di sfumature che, fin dalle prime note, ha saputo catturare l’attenzione e l’ammirazione del pubblico. Con grande eleganza e padronanza del palcoscenico, la cantante ha proposto un repertorio di celebri brani della tradizione italiana, regalando momenti di intensa nostalgia e coinvolgimento emotivo. Gli applausi calorosi e ripetuti hanno accompagnato ogni sua interpretazione, segno evidente dell’affetto e dell’entusiasmo del pubblico presente. Uno dei momenti più toccanti della serata è stato il duetto che Francesca Brescia ha condiviso con suo padre,Vittorio. Padre e figlia hanno interpretato insieme un brano che ha emozionato profondamente la platea, creando un’atmosfera carica di sentimento e autenticità. L’intesa tra i due artisti, unita al valore simbolico di questa esibizione familiare, ha reso il momento particolarmente significativo e indimenticabile.
Accanto alla protagonista, il palco ha accolto anche altri artisti di grande talento che hanno contribuito a rendere la serata ancora più ricca e dinamica. Tra questi si sono distinti George Vumbaca, Julie Accordion, Shane Edwards, Viktoria Bolonina, Dom Vasta e Tony Avati. Ognuno di loro ha portato sul palco il proprio stile e la propria energia, regalando al pubblico una successione di performance vivaci e coinvolgenti.
Gli artisti sono stati accompagnati da una band di musicisti di grande esperienza che ha saputo sostenere con professiona
derne e ritmate. Questa varietà ha permesso di soddisfare i gusti di un pubblico eterogeneo, unendo generazioni diverse sotto il segno della stessa passione musicale. A rendere ancora più suggestiva la serata è stata la scenografia curata nei minimi dettagli. Un sapiente gioco di luci colorate ha accompagnato ogni brano, creando atmosfere sempre diverse e contribuendo a rendere lo spettacolo ancora più immersivo.
L’illuminazione dinamica ha valorizzato le esibizioni degli artisti, mentre il pubblico ha partecipato con entusiasmo, battendo le
cultura italiana e alla sua straordinaria tradizione musicale. Attraverso le canzoni, le emozioni e l’energia degli artisti, la serata ha celebrato un patrimonio culturale che continua a vivere anche lontano dall’Italia.
Eventi come questo rappresentano un’importante occasione per la comunità italiana in Australia di mantenere vivo il legame con le proprie radici culturali, ma anche un’opportunità preziosa per far conoscere la ricchezza della musica italiana a un pubblico sempre più ampio.
Una cosa è certa: ancora una volta la musica italiana ha dimostrato la sua straordinaria capacità di emozionare, unire le persone e creare momenti di autentica condivisione attraverso la magia delle sue melodie.
Dom Vasta si esibisce durante lo spettacolo
Partecipanti alla serata presso il Liverpool Catholic Club
Francesca Brescia e il papà Vittorio
Il duo Viktoria Bolonina e Shane Edwards in spettacolo
Un talentuoso Tony Avati in performance
Julie Accordion conquista il palcoscenico
Il trio Dom Vasta, George Vumbaca e Tony Avati con la Band
Francesca Brescia cattura il pubblico con i brani della tradizione italiana
80 anni di Ida Petaccia tra affetti e sorrisi
Lo scorso primo marzo Ida Petaccia ha festeggiato un traguardo importante: i suoi splendidi 80 anni. Un compleanno speciale, celebrato con l’affetto delle persone più care durante una piacevole serata trascorsa al ristorante Il Buco. Accanto a Ida, come sempre, il marito Nicola, compagno di una vita, insieme al figlio Riccardo con la moglie Daniela e i loro figli, che hanno voluto rendere omaggio a questa giornata così significativa.
Alla festa ha partecipato an-
che Sam Volpe con la sua famiglia, contribuendo a creare un’atmosfera calorosa e familiare. Tra brindisi, sorrisi e tanti ricordi condivisi, la serata è stata l’occasione perfetta per celebrare non solo un compleanno importante, ma anche una vita ricca di affetti, esperienze e momenti preziosi. Il clima della serata è stato quello delle grandi occasioni, semplice ma sincero, proprio come Ida ama festeggiare. Durante la cena non sono mancati momenti di allegria, racconti del passato e
tante risate.
I familiari hanno voluto ricordare alcuni episodi della sua vita, ripercorrendo con affetto gli anni trascorsi insieme e sottolineando il ruolo centrale che Ida ha sempre avuto nella famiglia. La sua presenza, discreta ma costante, è stata negli anni un punto di riferimento per tutti.
Ida, circondata dall’amore dei suoi familiari e degli amici più vicini, ha trascorso una serata davvero indimenticabile.
Anche se il compleanno è ormai passato, restano i ricordi di una festa semplice ma piena di gioia, proprio come piace a lei.
Tutti le augurano ancora salute, serenità e tanti altri momenti felici da condividere insieme alla sua amata famiglia. Un traguardo importante che merita davvero di essere ricordato con affetto e gratitudine.
Una serata che resterà nel cuore di tutti i presenti, come testimonianza dell’amore e dell’unione che da sempre accompagnano la famiglia Petaccia nei momenti più belli della vita
IMSMC tra amicizia, buon vino e tradizione
di Alessandro di Rocco
Lo scorso fine settimana, sabato 7 marzo, si è svolto il tradizionale “long lunch” annuale organizzato dall’Italian Made Social Motorin Club, presso Gartelmann Wines, nella suggestiva regione vinicola della Hunter Valley. L’iniziativa ha riunito un gruppo di appassionati e amici per una giornata all’insegna della convivialità, del buon cibo e dell’ottimo vino.
La partenza è avvenuta alle ore 9:30 dal punto di ritrovo stabilito presso McDonald's Thornleigh.
Durante il tragitto il gruppo ha effettuato una breve sosta, occasione nella quale è stato accolto con entusiasmo un nuovo membro, Mario Tripolone, che si è unito per
la prima volta all’iniziativa. Considerate le previsioni meteorologiche, che annunciavano circa 25 millimetri di pioggia e possibili temporali, molti partecipanti hanno preferito utilizzare le proprie auto di tutti i giorni anziché i veicoli da collezione. Fortunatamente il maltempo previsto non si è verificato e il gruppo ha raggiunto la destinazione senza difficoltà, in un clima sereno e rilassato. Una volta arrivati a Gartelmann Wines, la giornata è iniziata con una degustazione dei vini della cantina, accompagnata da alcune piacevoli visite alla “cellar door”, dove diversi partecipanti hanno acquistato bottiglie da portare a casa. A seguire, gli ospiti
hanno gustato un delizioso pranzo preparato con grande cura dallo staff della struttura, che ha garantito un servizio attento e cordiale per tutta la permanenza.
Tra i piatti più apprezzati della giornata si è distinto il risotto ai frutti di mare, considerato da molti uno dei momenti gastronomici più memorabili del pranzo. A rendere il piatto ancora più speciale ha contribuito una particolare preparazione al peperoncino realizzata da Anthony Vecchio.
La serata di sabato è poi proseguita presso Cessnock Leagues Club, dove i partecipanti hanno trascorso alcune ore piacevoli tra conversazioni, momenti di relax e varie attività sociali. Joe Lecce ha gentilmente condiviso alcuni snack con il gruppo, contribuendo a creare un’atmosfera ancora più accogliente e amichevole.
Domenica mattina, dopo una meritata notte di riposo, un piccolo gruppo si è ritrovato per la colazione prima di intraprendere il viaggio di ritorno verso casa intorno alle ore 10:00. Ancora una volta, questo appuntamento annuale si è rivelato un’esperienza memorabile, capace di unire amicizia, passione e spirito di gruppo in un fine settimana davvero speciale.
PORTALE PRENOT@MI
Associazione Trevisani nel Mondo
Sezione di Sydney Inc P O Box 35, EARLWOOD NSW 2206 Tel: 0408 240 055 - E-mail: eileen@santolin.org
MINI AGM & PRANZO
Inizio attività anno 2026 con invito ai Soci e Amici a partecipare alla Festa Annuale e Mini AGM Domenica 22 Marzo 2026, dalle ore 10.45 per l'AGM alle 11am, seguito da pranzo fino alle 3.30pm nella sala “Michelini” al Club Marconi, Bossley Park. Si prega di arrivare prima delle 11.00am per il Mini AGM seguito da Pranzo
Verrà servito un abbondante pranzo di 4-portate con tanta allegria e musica di Alfredo Calcagno per cantare e ballare. Costo di partecipazione: Soci $85 e Non Soci $95 (Vino, Birra e Bibite incluse) Liquori e Grappa a proprie spese. Prenotare IL PIÙ PRESTO POSSIBILE NON PIÙ TARDI di Domenica 8 Marzo con uno del comitato
Presidente Renzo 0418 242 782; Vice Presidenti Luigi 9753 4646 / 0419 611 770 e Rita 9604 7472 / 0410 447 472; Tesoriera Rita F 0422 934 460; Segretaria Eileen 0408 240 055 (Email: eileen@santolin.org); Asst Segretaria Laura 9610 0680 / 0421 279 610 (Email: laurachies3@ bigpond.com); Asst Tesoriera Adriana 0411 701 062; Consiglieri Ernesto 9823 0232 / 0413 719 133 e Robert 0415 946 474.
Se avete particolari requisiti dietetici si prega di informare il membro del comitato quando effettua la prenotazione – NON IL GIORNO DELLA FUNZIONE
NOTA: Se avete prenotato e non potete partecipare, dovete informare uno dei membri del Comitato entro il 16° marzo, altrimenti dovrete pagare il costo del pranzo "prenotato". Saremo lieti di vedervi alla Festa
SUL
Riparte manifattura della moda
A Canberra è stato presentato un piano decennale destinato a ridisegnare il futuro della produzione tessile e dell’abbigliamento in Australia. L’iniziativa, lanciata da Australian Fashion Council e dal marchio iconico R.M.Williams, prende il nome di National Manufacturing Strategy for Australian Fashion and Textiles 2026–2036 ed è la prima roadmap coordinata a livello nazionale per rafforzare la produzione locale nel settore della moda. La strategia è stata presentata presso Parliament House davanti a rappresentanti dell’industria, del mondo politico e delle istituzioni. Tra i sostenitori dell’iniziativa figurano i co-presidenti del gruppo parlamentare Parliamentary Friends of Australian Fashion & Textiles: Matt Burnell, Dai Le e Zoe McKenzie. Il piano nasce dopo quasi un anno di consultazioni nazionali che hanno coinvolto oltre 300 stakeholder tra produttori, marchi, educatori e decisori politici.
In totale sono state proposte più di mille iniziative per definire il futuro del comparto tessile, dell’abbigliamento e delle calzature, noto come settore TCF. L’urgenza dell’intervento è evidente: attualmente circa il 97 per cento dei capi di abbigliamento e dei prodotti tessili venduti in Australia viene fabbricato all’estero. Questa dipendenza espone il Paese alle turbolenze delle catene di approvvigionamento globali e alle instabilità del commercio internazionale.
Secondo il nuovo piano, invece di competere con la produzione di massa dei mercati offshore, l’Australia dovrebbe concentrarsi su una manifattura premium, sostenibile e tecnologicamente avanzata. Il Paese possiede infatti importanti vantaggi competitivi, a partire dalle sue fibre naturali: è uno dei maggiori produttori mondiali di lana e un importante esportatore di cotone, risorse che potrebbero sostenere una nuova filiera produttiva nazionale.
Love and War, Italians in Wartime Australia
A new historical novel set partly in southern Sydney is bringing attention to a little-known chapter of Australia’s wartime history and the experiences of Italian migrants during the Second World War.
Australian historical fiction author Camille Booker will release her latest novel, Code Name Funnel Web, in April 2026. The book blends romance, suspense and historical insight while exploring the social tensions and personal stories that unfolded on the Australian home front during the early years of the war.
The story opens in 1940 in the suburb of Como, in Sydney’s south. There, Frances “Frankie” Davies meets Leo, an Italian immigrant with a passion for boats. Their budding romance is soon overshadowed by the growing fear and suspicion that spread across Australia after the outbreak of war. When Leo is arrested and detained as an “enemy alien”, Frankie refuses to remain a bystander and becomes drawn into a dangerous world of secrets, coded messages and daring missions.
Booker’s narrative moves across continents, taking readers from quiet Australian towns to wartime Europe and beyond. At its heart, however, the novel focuses on the experiences of ordinary people caught in extraordinary circumstances. A central theme of the novel is the treatment of Italian migrants in Australia during the 1940s. Thou-
sands were interned or placed under strict surveillance after Italy entered the war, as authorities feared potential threats to national security. These events left a lasting mark on many families within the Italian-Australian community.
The choice of setting is also significant. The suburb of Como itself draws inspiration from Italy, with street names such as Verona Range, Genoa Street and Tivoli Esplanade reflecting the influence of the famous Lake Como region. This connection
ITALIAN OPERA FOUNDATION AUSTRALIA PRESENTS
The Annual Dinner
FRIDAY
8 MAY 2026
6.30PM FOR A 7.00PM SHARP START
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LE MONTAGE | 38 FRAZER ST, LILYFIELD
INDIVIDUAL TICKETS $250 | TABLE OF 10 $2500
CORPORATE TABLE |$3000
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DRESS | BLACK TIE
RSVP | raghida.younes@arabbank.com.au by 24 April 2026
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italianopera.com.au
helped inspire Booker’s portrayal of a community shaped by both Australian and European cultural influences.
BMT di Napoli tra turismo e identità guarda allo sviluppo
una
intensa di incontri, dialoghi e iniziative dedicate allo sviluppo del turismo e alla valorizzazione del territorio. L’evento, tra i principali appuntamenti del settore in Italia, ha rappresentato ancora una volta un importante punto di confronto tra istituzioni, professionisti e operatori impegnati nella promozione del patrimonio culturale, ambientale ed enogastronomico della Campania.
Tra i protagonisti della giornata anche l’analista e divulgatore Domenico Letizia, che ha raccontato alcuni dei momenti più significativi dell’incontro, sottolineando come innovazione, sostenibilità e
cooperazione tra realtà locali siano oggi elementi fondamentali per costruire il futuro del turismo nei territori.
Uno dei temi centrali è stato quello della green economy e della progettazione europea, affrontato nel corso di un confronto con Giuseppe Di Duca, direttore della Fondazione UniVerde, presieduta dall’ex ministro dell’Ambiente
Alfonso Pecoraro Scanio. Durante l’incontro si è discusso del ruolo della progettazione europea come strumento concreto per favorire la transizione ecologica e sostenere modelli di sviluppo territoriale innovativi. In particolare, è stata evidenziata l’importanza del contributo dell’Assoeuro – Associazione Italiana Europrogettisti,
impegnata nel promuovere competenze professionali capaci di intercettare fondi e opportunità europee per lo sviluppo sostenibile. Accanto alle strategie di sviluppo, grande spazio è stato dedicato anche alla valorizzazione delle eccellenze agroalimentari locali, elemento chiave dell’identità campana. Presso lo stand collettivo della Regione Campania, in collaborazione con ASSO Artigiani Imprese Caserta guidata da Nicola De Lucia, è stata celebrata l’eccellenza olivicola del territorio di Cervino.
Particolare attenzione ha suscitato la degustazione dell’olio extravergine prodotto da Vincenzo De Rosa, giovane imprenditore agricolo che rappresenta una nuova generazione di produttori impegnati nella valorizzazione della qualità. Le attività di degustazione sono state guidate dall’agronomo Mario Sanza, che ha illustrato le caratteristiche tecniche e organolettiche dell’olio, sottolineando come il ricambio generazionale in agricoltura rappresenti una risorsa fondamentale per preservare e innovare le tradizioni produttive del territorio.
Un altro momento di grande partecipazione è stato dedicato alla promozione del patrimonio storico e naturalistico dell’alto casertano. Nel corso di una diretta social moderata da Letizia insieme alla vicesindaca Simona Fracasso e con il supporto di ANCI Campania, si è parlato delle celebri Ciampate del Diavolo, situate nel territorio di Tora e Piccilli. Questo straordinario sito paleontologico, noto a livello internazionale per le impronte fossili umane risalenti a circa 350 mila anni fa, rappresenta una delle testimonianze più importanti della presenza umana preistorica in Europa. Nel dibattito è stato ricordato anche il ruolo di Federitaly
nel promuovere a livello internazionale le eccellenze italiane, sostenendo iniziative capaci di raccontare al mondo le ricchezze culturali e produttive dei territori. Solo attraverso una collaborazio-
ne strutturata sarà possibile trasformare l’immenso patrimonio culturale e ambientale della Campania in un vero motore di crescita sostenibile senza dimentare le proprie radici.
Alla Borsa Mediterranea del Turismo, ospitata a Napoli, si è svolta
giornata
Cappella adorazione dedicata a Carlo Acutis
La comunità cattolica di Fairfield ha vissuto una giornata di profonda spiritualità domenica 8 marzo con l’inaugurazione della nuova Cappella di Adorazione Perpetua dedicata a Carlo Acutis, presso la parrocchia di Our Lady of the Rosary Parish. La celebrazione si è aperta con una solenne processione dalla chiesa parrocchiale alla nuova cappella. I fedeli, riuniti in un clima di raccoglimento e preghiera, hanno percorso a piedi una breve processione fino al nuovo spazio destinato all’adorazione eucaristica. Il momento, semplice ma carico di significato, ha segnato simbolicamente l’inizio di una presenza continua di preghiera davanti all’Eucaristia nel cuore della comunità parrocchiale.
Dopo mesi di lavori e preparativi, le porte della cappella sono state finalmente aperte, rivelan-
do ai presenti un ambiente luminoso e armonioso, progettato per favorire il silenzio, la contemplazione e l’incontro personale con Cristo presente nel Santissimo Sacramento. L’iniziativa rappresenta un importante passo nella vita spirituale della parrocchia, offrendo ai fedeli un luogo dedicato alla preghiera personale e comunitaria, accessibile a chiunque desideri sostare in adorazione davanti all’Eucaristia.
A guidare e promuovere il progetto è stato il parroco della comunità, Robert Bossini, conosciuto da tutti come Padre Bob. Il sacerdote ha seguito da vicino ogni fase della realizzazione della cappella, incoraggiando la partecipazione dei fedeli e sostenendo con convinzione l’idea di creare uno spazio permanente di adorazione.
Nel corso del suo ministero
sacerdotale, Padre Bossini si è sempre distinto per la particolare attenzione rivolta ai giovani. La scelta di dedicare la cappella a San Carlo Acutis riflette proprio questo impegno pastorale. Il giovane santo italiano, infatti, è oggi considerato una figura di riferimento per molti ragazzi e giovani adulti che cercano nella fede una guida per la loro vita.
Nato nel 1991 e cresciuto a Milano, Carlo Acutis si distinse fin da piccolo per una profonda devozione all’Eucaristia e per una fede vissuta con naturalezza nella vita quotidiana. Appassionato di informatica, utilizzò le sue competenze per creare un sito dedicato ai miracoli eucaristici nel mondo, dimostrando come anche le nuove tecnologie possano diventare strumenti di evangelizzazione.
Morto nel 2006 a soli 15 anni, Carlo continua oggi a ispirare milioni di fedeli in tutto il mondo. La sua frase più celebre – “L’Eucaristia è la mia autostrada per il cielo”. Proprio questa spiritualità eucaristica ha ispirato la nascita della nuova cappella a Fairfield. L’adorazione perpetua, infatti, rappresenta una pratica di preghiera molto amata nella tradizione cattolica, in cui i fedeli si alternano durante la giornata per garantire una presenza continua davanti al Santissimo.
Durante la giornata inaugurale, la comunità parrocchiale ha espresso profonda gratitudine verso tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del progetto. Numerosi volontari e benefattori hanno infatti sostenuto la costruzione della cappella, rendendo possibile la creazione di questo nuovo spazio sacro.
Un ringraziamento speciale è stato rivolto anche a Henry Iglinski, che ha documentato i momenti più significativi della celebrazione con una serie di fotografie che raccontano la gioia e la partecipazione della comunità.
Per i fedeli della comunità, ma anche per chi vive nei quartieri circostanti, la nuova cappella rappresenta una porta sempre aperta alla preghiera. Coloro che desiderano partecipare all’adorazione o dedicare un momento della giornata alla meditazione davanti al Santissimo Sacramento possono contattare l’ufficio parrocchiale per ricevere informazioni sugli orari e sulle modalità di accesso.
Ramadan in parrocchia?
di Andrea Zambrano
@LaNuovaBQ
Ramadan in parrocchia, anche Avvenire scende in campo.
E lo fa con un articolo di un sacerdote della diocesi di Gorizia, che pretende di parlare a nome di tutti i sacerdoti, per giustificare l’utilizzo degli spazi della parrocchia da parte della locale comunità musulmana. Come?
Con un malinteso senso di carità che mal si sposa con le parole di Gesù. Siamo a Staranzano, comune in provincia di Gorizia attiguo a Monfalcone.
Ed è proprio a Monfalcone che inizia questa vicenda con la richiesta della nutrita comunità islamica di un luogo di culto per celebrare il Ramadan. Nella cittadina che ospita la Fincantieri, infatti, gli islamici non hanno un luogo di culto perché il Comune gliel’ha chiuso per irregolarità. Così gli islamici hanno iniziato a bussare altrove e si sono rivolti nella vicina e più piccola Staranzano dove a raccogliere l’appello non è stato il sindaco, ma la locale parrocchia che ha messo a disposizione uno stabile chiamato “le stalle rosse” dove poter svolgere la preghiera del venerdì. Il vescovo, amministratore pro tempore Carlo Roberto Maria Redaelli, in procinto di lasciare la Diocesi perché Papa Leone XIV lo ha nominato segretario del Dicastero del clero, ha benedetto l’iniziativa. Così da fine febbraio, da quando è iniziato il Ramadan, i locali della parrocchia ospitano la comunità islamica di Monfalcone. Il prete in questione che ha scritto ad Avvenire, invece, si chiama don Matteo Marega e così argomenta la decisione: «Ospitare chi si trova nel bisogno di uno spazio per pregare non vuole essere un gesto di ingenuo buonismo o un cedimento al relativismo, ma è un atto pratico per testimoniare nei fatti la carità di Cristo che ci spinge a riconoscere nell’altro un fratello». Frase che non risponde pienamente al concetto di carità così come espresso da Gesù, se non altro per il fatto che la prima carità è proprio quella dell’annuncio del Vangelo, cosa impensabile in questo contesto e in questa promiscuità religiosa che fa confondere i piani. A confermarcelo alla Bussola è infatti un altro sacerdote, anche lui coinvolto nella faccenda. Don Francesco Fragiacomo (in foto), infatti, di
Staranzano era stato parroco prima di dimettersi per una vicenda scomoda di capi scout omosessuali e uniti civilmente, di cui la Bussola si era occupata diffusamente. Ma anche lui, come parroco oggi della vicina San Canzian di Isonzo e di altre quattro parrocchie era stato interpellato il mese scorso per la possibilità dell’“ospitalità”, ma aveva detto no.
E alla Bussola ha spiegato perché. «Distinguere per unire - ci spiega - è il famoso principio teologico e filosofico di Maritain, ma potremmo anche aggiungere distinguere per convertire, cioè condurre tutto alla verità e all’amore autentico. Distinguere infatti aiuta all’ordine, alla verità, alla chiarezza».
Ecco perché sull’uso delle strutture parrocchiali per la preghiera ad altri gruppi religiosi «l’argomento principale a favore da parte di Presbiteri ed anche Vescovi, è stato il principio della carità, come segno che contraddistingue il cristiano. Che la carità sia il segno del cristiano è verissimo, non serve ribadirlo e dimostrarlo». Ma prestare luoghi di culto ad altre religioni può essere carità? «No – insiste -. I nostri centri Caritas accolgono da sempre, continuamente e senza remora e senza differenziazioni di religione, etnie e ceppo linguistico tutte le persone per i più disparati bisogni». Il don ci spiega infatti che spesso è la parrocchia a pagare le utenze, gli alimenti, e in alcuni casi gli affitti di molti bisognosi, molti dei quali musulmani, ma questa carità non va confusa con la malintesa carità di chi, confondendo i piani, finisce per fare il gioco dell’Islam.
«E devo dire che non ci sentiamo attualmente manchevoli a riguardo. Perché nella carità bisogna distinguere: concedere i nostri spazi per celebrazioni ad altre religioni è sbagliato perché le nostre chiese e le nostre strutture sono lì per un fine ben preciso: annunciare Cristo risorto come compito datoci direttamente da lui». Così dal punto di vista pastorale e teologico, dare le strutture della Chiesa ad altri gruppi religiosi per le loro celebrazioni «non aiuta la causa della nostra tolleranza e carità perché bisogna entrare nella mentalità dell’interlocutore che abbiamo davanti. Per i musulmani il pregare in un luogo lo rende per loro sacro e in qualche modo loro proprietà».
Padre Bossini offre una breve spiegazione del rito di benedizione
Padre Bossini e il diacono Philip in adorazione davanti al Santissimo
Le Sorelle dell'Immacolata presenti al rito di apertura della Cappella
la pagina di Ketty
Enrico Granafei, il re dei jazzisti italoamericani e maestro della chitarra
L’unico musicista al mondo che contestualmente suona la chitarra classica e l’armonica cromatica incoraggia gli italiani nel mondo a non fermarsi. Agli italiani all’estero vuol dire di continuare a portare avanti il nome dell’Italia nell’arte, nella cultura, nella musica e nella tecnologia
di Ketty Millecro
Mentre la primavera fa capolino, aspettando i giorni in cui si mostrerà in tutta la sua bellezza e i colori del mandorlo in fiore, con il calore della calda stagione che sta per giungere, l’intervistato di oggi su Zoom-Web, è l’italoamericano, Enrico Granafei. Disinvolto e spigliato, ci sorride come un ragazzo spensierato di 16 anni, senza remore, pronto a mostrarsi alle telecamere.
Dopo la domanda di rito, di poter registrare e pubblicare sul web, ci offre la piena adesione e così si avvia l’intervista. Lo guardiamo e riflettiamo che doveva essere un gran bel ragazzo da giovane. Sembra sul set, come un attore di film western davanti alla macchina da presa, ma in realtà comprendiamo che è la sua personalità.
Cappellino messo al contrario da ragazzino ed un sorriso semplice e simpatico, che ci rapisce da subito. Ciò che ci fa soffermare è quel suo bell’accento calabrese, mai perso. Esordisce, raccontando di essere cresciuto in Calabria, a Cosenza, da padre lucano e mamma pugliese. Essendo entrambi impiegati statali, dovevano vivere separati, a causa del lavoro in sedi diverse. La Basilicata rappresentava per i bambini un punto d’incontro, poiché c’era una zia della mamma, vedova, senza figli, che li aveva accuditi. La famiglia, in seguito, si era riunita a Cosenza, quando Enrico aveva 5 anni.
Come ipse dicit, la passione per la musica è nata relativamente tardi, all’età di circa 16 anni. Ha cominciato a strimpellare al principio; in seguito si iscrive al Conservatorio di Musica “ Stanislao Giacomantonio" di Cosenza, dove si diploma nel 1976. Il suo trasferimento all’Aquila risale al trasloco del suo maestro in Abruzzo, che, insieme a tanti cosentini, seguirono il loro maestro. Per poter entrare nell’ambiente musicale, Enrico viveva a Roma, facendo il pendolare dall’Aquila per alcuni giorni della settimana. È così che è cominciata la sua
Rimanendo in Italia, avrebbe avuto molta visibilità, tuttavia decide, invece, di lasciare tutto e partire in America. Lascia anche i suoi affetti, la mamma Antonietta, il papà, Giuseppe, Maresciallo della Polizia stradale, il fratello Rodolfo e la sorella Serena. Si percepisce il suo attaccamento alla famiglia, d’origine, sebbene la sua vita da girovago, ce lo lascerebbe immaginare un uomo libertino.
È proprio approfondendo il nostro colloquio che si intuisce che Enrico è un uomo sensibile, colto, con studi classici, ricco di una grande profondità d’animo. Ci tiene a precisare che la sua è un’antica famiglia dalle origini nobili, da stirpe di casata illustre, di cui ne va fiero. Come libero professionista, freelance, ha fatto anche l’interprete.
carriera, inizialmente come chitarrista classico, poi emigrando in Germania per diversi anni. Rientrando a Roma ha cominciato a suonare l’armonica cromatica. Si era accorto subito che nessun altro musicista suonava quello strumento.
È stato lui stesso per primo a credere nelle proprie capacità, ci rivela sorridendo. Già alla fine degli anni ‘60 aveva girato l’Europa in autostop, senza paura di dormire in un sacco a pelo ovunque capitasse. Tornato a Roma, quando comincia a suonare l’armonica cromatica, strumento inusitato, viene convocato per fare una seduta di registrazione per Cicci Santucci, bravissimo trombettista italiano della RAI. Santucci lo aveva chiamato per suonare un pezzo che aveva prodotto per una cantante americana. Quella cantante fu poi ingaggiata dal grande maestro Pippo Caruso, il quale sentendo l’accompagnamento dell’armonica, meravigliato dalla bravura, si informò per sapere il nome del musicista.
Quando gli fu fatto il nome di Enrico Granafei, conoscendolo già come chitarrista, già invitato da Caruso nella trasmissione “Domenica in”, condotta da Pippo Baudo nel 1983, entusiasta dell’esibizione, chiese che venisse rintracciato per ingaggi. Il maestro Caruso telefonò alla sorella di Enrico che non riuscì a trovare, in quanto si trovava a Monaco di Baviera.
Finalmente il musicista, venuto a sapere della conversazione, riesce a trovare il modo di contattare il maestro catanese, che orgogliosamente gli offre un contratto per 1 anno. Da qui la sua carriera prende una piega magistrale, e in Italia si fa conoscere per le sue brillanti capacità musicali. Gli chiediamo come sia giunto in America. Granafei ribadisce che ogni Jazzista, desidera arrivare in America, laddove è nato realmente il Jazz. In Italia, dato che suonava uno strumento da solista, ogniqualvolta ci fosse un assolo veniva ripreso dalle telecamere.
Appassionato di lingue, anche in Italia si era iscritto all’Università di lingue orientali di Napoli. Poi aveva scelto il suo “eterno amore”, la musica. Il percorso in America lo travolge. In realtà, avendo lavorato in Italia con il maestro Caruso, era riuscito a mettersi dei soldi da parte per affrontare le prime spese. Aveva capito che gli americani sono più aperti all’ambiente del jazz; in un certo senso tutto è più facile e tutto più difficile, dipende dai punti di vista, precisa.
Nell’ ‘84 i mezzi di informazione non erano come ora, dunque ha dovuto faticare. Conosce la grande e bella artista, Kristine Massari, sua moglie, della quale se ne innamora e da lì, si rafforza come una roccia il suo percorso di Jazzista internazionale. Nascono seminari per il “Festival Jazz Club Veneto”, ma dopo la chiusura del locale “Jazz Club” comincia un periodo, che lui definisce difficoltoso per le enormi spese finanziarie. È stato tramite Kristine che ha conosciuto la giornalista italoamericana, Cav. Josephine Buscaglia Maietta, Presidente “Association Italian American Educators”, AIAE. Josephine è Producer ed Host, della trasmissione radiofonica “Sabato Italiano” a Radio Hofstra University di New York, premiata 5 volte Premio Marconi e 1 volta dall'UNESCO, Prima “Radio University in the world”.
Ora è uno degli ospiti più ambìti del programma radiofonico.
Enrico si laurea alla “Manhat-
tan School of Music” con un Master Degree. Ostenta di essere l'unico armonicista nella storia di Manhattan . È stato studente del grande Toots Thielmans ed ha suonato con i più grandi musicisti al mondo, Paquito D’Rivera, Claudio Roditi, Ted Curson, Eddy Gomez, Bill Art e per diversi anni al più importante Festival del mondo del jazz in Finlandia. Il suo pregio è stato quello di diventare “padrone assoluto” di uno strumento inventato da Vern Smith,contemporaneamente, chitarra e armonica cromatica. Fondato e diretto da lui, il “Jazz Club” del New Jersey è il primo in una lista tra i più prestigiosi al mondo.
Il suo locale “Trumpets” jazz club è stato un momento di grande gloria, che non ha potuto, per i troppi impegni, continuare a tenere. Il suo obiettivo per il futuro è essere riconosciuto l’unico
musicista a livello mondiale di armonica cromatica e insieme chitarrista classico, uno studio condotto a livello tecnico complicatissimo.
A chi vuole tentare la strada della musica in America consiglia di non aver paura, di aver tanta grinta e di non mollare, di studiare per ottenere borse di studio e fare musica con eccellenza, per affermarsi nella carriera musicale anche all’estero. Siamo all’epilogo, quasi rammaricati di dover lasciare il nostro intervistato, che ci invita negli States a sentire la sua originale musica jazzista.
Agli italiani all’estero vuol dire di continuare a portare avanti il nome dell’Italia nell’arte, nella cultura, nella musica, nella tecnologia. Il maestro Enrico Granafei afferma con grinta: “Italiani nel mondo, andate avanti, senza fermarvi mai”.
Le responsabilità comuniste nel passato del Iran
di Angelo Paratico
A Hong Kong uscivamo spesso a cena. Una volta, credo fosse nel 2010, alcuni amici cinesi ci invitarono a un nuovo ristorante persiano. C’era una coppia di loro amici, lei giovane cinese e lui iraniano di circa 50 anni. Guidava una società di import ed export ed era un signore molto elegante, di bassa statura e spiritosissimo. Ci disse che la sua famiglia era stata benestante a Teheran e aveva studiato fisica nucleare ad Harvard. Poi ci raccontò che, mesi dopo la rivoluzione del 1979, fu arrestato con tanti altri amici che avevano studiato all’estero e solo per questo sospetti. Dopo alcuni mesi, iniziarono le fucilazioni di chiunque fosse sospettato di avere simpatie di sinistra. Lui non ne aveva, ma aveva ma conosceva ragazzi che pensavano che il marxismo leninismo fosse la soluzione a tutti i problemi dell’Iran. Mi disse che la situazione in quel Paese era simile all’Italia, con gruppi armati come le BR e Prima Linea che avevano ucciso centinaia di persone, capi della polizia, magistrati e generali, in agguati per strada. Fu questo caos portato nel governo dello Shah Reza Pahlavi che favorì la
presa del potere degli estremisti islamici.
Ci disse di essere stato condannato a morte ma fu salvato solo dal fatto che si erano resi conto di voler costruite l’atomica ma avevano ucciso quasi tutti gli esperti e fu questo che lo salvò. Gli chiesero se fosse disposto a lavorare per loro, lui accettò subito e poi giurò fedeltà al regime, ma qualche anno dopo approfittò della partecipazione a un congresso sull’energia atomica a Londra. Presero un taxi con un loro controllore diretti al centro congressi ma quando l’auto fermò a un semaforo, saltò fuori ed entrò in una stazione di polizia.
I comunisti credevano di poter gestire il potere con gli islamisti e, infatti, tutta la stampa di sinistra del mondo, anche Repubblica e l’Unità, videro positivamente l’allontanamento dello Shah, considerato un burattino degli americani e il trionfale rientro dell’Ayatollah Khomeini da Parigi. Il loro risveglio fu assai repentino e brutale anche se oggi tutti lo hanno dimenticato.
La rivoluzione del 1978-83 fu un disastro per la sinistra iraniana che con le sue analisi marxiste e di classe contribuì alla rivo-
luzione e tanti gruppi e individui della sinistra occidentale difesero la fazione di Khomeini anche quando questa si mosse contro la sinistra laica e contro i liberali. Un'identificazione acritica con il dichiarato “anti-imperialismo” di Khomeini influenzò le opinioni di coloro che normalmente si sarebbero opposti al suo regime per motivi di classe, e che tale errata interpretazione è stata favorita da una distinzione inadeguata tra democrazia borghese e dittatura. Le esecuzioni furono compiute in diverse prigioni in tutto il paese e spesso accompagnate da torture e altre forme di abusi. La sinistra iraniana nel 1981aprì gli occhi e ritenne che gli islamisti avessero compiuto un colpo di Stato e che la rivoluzione avesse deviato dal suo percorso originario, per questo tentarono un’azione armata.
Una fazione marxista tentò di riprendere il controllo della città di Amol, con la speranza che il sostegno del popolo avrebbe innescato un'altra rivoluzione. Tuttavia, dopo essere stati sconfitti dalle forze Sepah e Basij e aver subito pesanti perdite, i leader e i membri dell'unione abbandonarono ogni resistenza. Il successivo arresto di numerosi membri, all'inizio del 1982, pose fine alle loro attività. Venne tenuto un grande processo pubblico contro di loro, dove l'accusa presentava una narrazione univoca: “Le forze comuniste, etichettate come Moharebs e Ma'and (rancorose), hanno sferrato un attacco alla città di Amol e ucciso persone innocenti, ma il popolo si è ribellato contro questi criminali ed è stato martirizzato, ottenendo alla fine la vittoria dell'Islam”. Fu una grande messa in scena davanti alle telecamere, nel bunker di sicurezza della prigione di Evin. L'obiettivo fu quello di “informare il popolo iraniano sui loro crimini ed ecco perché gli elementi dello spettacolo furono coreografati in modo tale da soddisfare le aspettative della Procura e del Tribunale rivoluzionario, senza alcuna rappresentanza legale o difesa per gli imputati. Il verdetto era già stato deciso e l'esito del processo fu l'esecuzione di tutti gli imputati. Sottolineando il ruolo dei comunisti nella rivoluzione hanno criticato la loro mancanza di fede nell'Islam e la loro irreligiosità, affermando che: la loro lotta è stata
condotta per la dignità del pensiero di Lenin, non per l'indipendenza dell'Iran!
L'esecuzione dei prigionieri politici in Iran negli anni '80 è stata un capitolo oscuro della storia recente del Paese, e il suo impatto si fa sentire ancora oggi.
Le famiglie delle vittime continuano a cercare riconoscimenti e giustizia per i loro cari, e il ricordo dei prigionieri politici giustiziati rimane una fonte di ispirazione per gli attivisti dei diritti umani e i sostenitori della democrazia in Iran.
Sanità nel mirino violenza
di Silvia Gambadoro
La violenza non è una fatalità: può essere significativamente ridotta attraverso strategie integrate che agiscono sulla cultura organizzativa, sulla progettazione degli spazi, sui sistemi di mediazione, sulla tutela psicologica e su un investimento solido nelle risorse umane”.
Un’analisi a più strati, che va oltre la cronaca dell’aggressione e scava nelle dinamiche organizzative, sociali e ambientali che trasformano i luoghi di cura in contesti potenzialmente ostili. Lo scorso 12 marzo, in occasione della Giornata nazionale contro la violenza sugli operatori sanitari e socio-sanitari, abbiamo intervistato il dottor Patrizio Rossi, Sovrintendente sanitario centrale Inail, che ci guida attraverso numeri, responsabilità e leve di prevenzione.
Dott. Rossi, partiamo dai dati: qual è oggi la dimensione reale della violenza in sanità?
La dimensione è tutt’altro che marginale. Nel corso del 2024 l’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie (ONSEPS), di cui l’Inail è componente, ha registrato un coinvolgimento di oltre 22.000 operatori tra medici, infermieri, tecnici, educatori e operatori socio-sanitari in episodi di aggressione nelle diverse aree assistenziali. Quello delle aggressioni è un fenomeno radicato, non episodico, che attraversa tutta la filiera dell’assistenza, i numeri esprimono molto più di singoli episodi di aggressione: delineano un problema sistemico, capace di incidere direttamente
sulla qualità del lavoro e sulla sicurezza delle cure. Gli episodi di violenza – dai quali conseguono lesioni fisiche e/o psichiche con assenza dal lavoro o pregiudizio permanente alla salute della persona – sono tutelati dall’Inail come infortunio sul lavoro o malattia professionale. Quali contesti risultano più esposti e perché I servizi di emergenza-urgenza, unitamente ai reparti con elevato carico clinico e rilevanti dinamiche relazionali come psichiatria e geriatria, rappresentano i contesti con maggiore suscettibilità al verificarsi di episodi aggressivi. Qui si combinano il ridotto tempo di cura (motivato dall’elevato carico assistenziale e dal basso numero di operatori sanitari), l’imprevedibilità clinica, la pressione emotiva della persona assistita e dei familiari.
È un triangolo critico in cui l’ansia, l’attesa, la percezione di vulnerabilità e, in molti casi, le stesse condizioni cliniche dei pazienti, frequentemente connotate da instabilità, disorientamento o compromissione cognitiva, concorrono ad amplificare le tensioni, che possono manifestarsi in forme di aggressività sia verbale sia fisica.
L’aspetto più rilevante, tuttavia, è l’effetto a catena che tali episodi innescano: anche un singolo atto aggressivo può deteriorare la relazione di cura, incrinando il rapporto medico-paziente e alimentando un clima di sfiducia; episodi reiterati, invece, possono generare un senso di insicurezza negli operatori, con il rischio di indurre condizioni patologiche come il burnout.
Ali Khamenei primo decreto presidenziale di Rohullah Khomeini
Un'edizione storica de L'Unità
Imam Khomeini in Mehrabad Rivoluzione Iraniana
la pagina di Marco Zacchera
PER IL SI BISOGNA DARSI DA FARE
Tutti i sondaggi lo confermano: il SI rischia e per vincere deve mobilitarsi di più visto che la sinistra e tutti i media collegati riescono a monopolizzare il messaggio comunicativo e i fatti iraniani hanno distolto l’attenzione degli elettori dal voto del 22-23 marzo. Ottimo il video della Meloni, chiaro ed efficace, ma “mutilato” dai media e comunque solitario. Ribadisco alcun spunti che potreste diffondere a chi ha dei dubbi
1)E’ un SI al parlamento perché con il referendum si conferma una legge già approvata PER QUATTRO VOLTE CONSEGUTIVE dopo lunghe discussioni ed emendamenti, in doppia lettura: se ogni volta che si propone una riforma in Italia la si boccia non ci si può poi lamentare che non cambi mai niente.
2) E’ un SI ad una legge costituzionale che il presidente Mattarella ha promulgato senza rinvio alle Camere e che quindi non contiene evidentemente principi contrari allo spirito delle norme costituzionali e alle sue regole fondamentali, ma solo alcune necessarie correzioni.
3) Molti sono i magistrati per il SI (come l’ex presidente della Corte costituzionale Augusto Barbera, che addirittura è stato anche un deputato PD), ma spesso non lo dicono perché verrebbero schiacciati dai colleghi politicizzati e lo sono anche i i Radicali,
“Azione” di Calenda e molti noti esponenti del PD persone che hanno capito che non si deve votare “pro” o “contro” la Meloni ma andare nel merito delle cose (e la loro opinione viene censurata dai media)
4) Se ascoltaste le dichiarazioni di Travaglio o Gratteri di alcuni anni fa o leggeste le tesi congressuali del PD vedrete che erano anche loro per il SI, cambiando ora opinione solo in termini “anti Meloni”.
5) Nessuno vuole condizionare i magistrati o assoggettarli alla politica (questa è la bufala più grande), anzi, ma con il SI saranno più responsabilizzati. Dove sarebbe la norma che prevede il contrario? Gira e rigira il NO non la spiega mai
6) I numeri fotografano la realtà, non le chiacchiere. Nel 2024 ci sono state 587 segnalazioni per casi in cui i magistrati non avrebbero fatto il loro dovere (8.710 nell’ultimo quinquennio). Ebbene, il 96% dei ricorsi è stato ritenuto inammissibile o infondato e quindi le pratiche archiviate. Da chi? Dagli stessi Magistrati, quelli della Procura generale della Cassazione.
Perché? Non si sa: neppure chi ha presentato un esposto ha la possibilità di sapere le motivazioni delle archiviazioni o della inammissibilità né può quindi controbattere o ricorrere, alla faccia della trasparenza e della de-
GIUDICI SCONFITTI
A Pescara ben due anni dopo le ultime elezioni comunali la Magistratura ha voluto che si rivotasse in 23 seggi cittadini (su 170) accogliendo un esposto del-
la sinistra, ma Carlo Masci (centrodestra) è stato riconfermato sindaco con oltre il 55,3% delle preferenze.
Era un test rischioso perché - se avessero votato in pochi in queste elezioni parziali - Masci avrebbe potuto andare sotto il 50% dei voti complessivi rispetto agli iscritti al voto nel 2024 (defunti compresi!) che con il 50,95% dei voti lo avevano eletto sindaco al primo turno, dovendosi così rifare da capo tutte le elezioni.
E’ finita invece con il 55,3% dei voti a Masci che ha così addirittura migliorato i risultati del 2024 e con la sinistra sconfitta scesa a n modesto 36,6%.
La notizia è scivolata via nel silenzio.
mocrazia. Andiamo avanti: quel misero 4% dei casi “superstiti” arriva al CSM, quel Consiglio Superiore della Magistratura che la riforma vuole appunto cambiare e i sostenitori del NO vogliono mantenere tale e quale.
Su oltre 5.000 esposti dell’ultimo triennio il CSM ha emesso solo 199 sentenze e di queste solo 82 sono state di condanna (su 5.000 esposti!!), 94 di assoluzione (quasi masi appellate, anche se ad accusare era proprio la stessa Procura della Cassazione!) e 23 sentenze di non doversi procedere.
Ma delle 82 condanne nel triennio quasi nessuna ha avuto un effetto concreto: per esempio dal 2018 al 2024 su 8.710 procedimenti iniziati solo 9 (NOVE !!!) magistrati sono stati sanzionati, in media UNO all’anno!!
7) Il SI blocca la corruzione delle “correnti” che sono il cancro della magistratura: oggi per far carriera devi essere politicamente schierato e questo non è giusto: con il SI si toglie la politica dalla magistratura e non viceversa!
8) La Magistratura ha avuto decenni per riformarsi ma NON HA MAI VOLUTO FARLO dimostrando di essere una “casta” autoreferenziale: gli esempi sono quotidiani.
La riforma NON RISOLVE CERTO TUTTI I PROBLEMI DELLA GIUSTIZIA ITALIANA MA ROMPE FINALMENTE QUESTO MECCANISMO.
9) Se Svizzera, Germania, Regno Unito, Spagna, Portogallo, Danimarca, Svezia, Norvegia, USA ecc.ecc. vi sembrano paesi “antidemocratici” sappiate che ovunque vige un sistema in cui il pubblico accusatore è separato dal ruolo del giudice, mentre in Cina, Pakistan, Turchia, Venezuela, Iran, Iraq, Russia ecc. hanno il sistema italiano che oggi “controlla” il PM che non è terzo indipendente.
Quindi il SI conferma un sistema democratico e di autonomia dei giudici, altro che “soggettazione alla politica”!
GUERRA IRAN, ALLARME ENERGIA
Più giorni passano senza che finisca la guerra in Iran e resta chiuso lo stretto di Hormuz più le cose si fanno e si faranno difficili per tutti, anche per la Meloni e il nostro governo.
La gente era preoccupata per la repressione in Iran ma considerava Teheran un problema lontano, mentre Trump lo ha riportato brutalmente in prima pagina fregandosene del diritto internazionale e con conseguenze catastrofiche soprattutto dal punto di vista energetico e non tanto per lui quanto per l’Europa e ancor di più per l’Italia.
Giorgia Meloni è al governo da tre anni e mezzo tutto sommato con un buon livello di consensi, ma con l’aumento dei prezzi dei carburanti, la possibile inflazione e la necessità di dover comunque tenere buoni rapporti con gli USA improvvisamente rischia il naufragio, anche in vista del prossimo referendum.
Al fronte del NO serviva perfettamente una crisi come questa per distrarre gli elettori dai seggi, ma soprattutto l’aprirsi del fronte iraniano è una catastrofe per la nostra incerta situazione energetica, acuita dalle scelte conseguenti alla guerra in Ucraina.
Deciso improvvidamente di chiudere i rubinetti con la Russia sull’onda delle pressioni europee già da parte di Draghi (ricordiamocelo!), l’Italia si ritrova stretta tra l’evidente speculazione delle compagnie petrolifere, la carenza di materie prime interne, le difficoltà di approvvigionamento e con la Von der Leyen che ha già detto “no” a qualsiasi apertura a Putin. Già i prezzi erano saliti per le maggiori accise decise per correre dietro alle pressioni “verdi” di Bruxelles - dimenticando che il gasolio muove le auto ma soprattutto i camion del paesema speculazioni e guerra possono scatenare una ripresa inflattiva proprio subito dopo una finanziaria con la quale, pur con mille
sacrifici, si comimciava a tirare il fiato e grazie a questo governo si stava uscendo dalla procedura di infrazione potendo cominciare a tirare il fiato.
Nel frattempo però la demagogia green ha fatto perdere tempo per un cambio energetico. Al di là di averlo (a parole) riproposto, il nucleare che resta un’energia lontanissima nella sua applicazione concreta in Italia, con l’idroelettrico che ha quasi saturato le sue possibilità, una trascurabile produzione geotermica e ferme anche le trivelle per il gas in Adriatico, perché se qualcuno buca qualcosa subito insorge la piazza.
Ironia della sorte i greci (con gli sponsor americani) trivellano gas a poche miglia da capo Santa Maria di Leuca (si parla di un giacimento di 270 miliardi di m3 ovvero di 4 volte le necessità annue italiane) e lo stesso fanno i Croati lungo la Dalmazia, ma noi no, perché siamo i più bravi.
Così la produzione energetica “autarchica” nazionale è limitata, mentre il “solare” deve rispettare l’ambiente ed i terreni, l’eolico con le sue pale disturba il paesaggio e gli uccelli migratori.
In questo quadro di preoccupante disastro la scelta politica europea di sganciarci dalla Russia pesa come un macigno, soprattutto perché in cambio siamo saliti al 20% di importazione di gas liquefatto dagli USA (molto più costoso) che è ora rappresenta il doppio di quanto arrivi dal Qatar, sperando che non si fermi il flusso dal Nord Africa o saremmo completamente a terra.
Per questo stupisce che al governo non sia suonato l’allarme-energia, che si continui a correre dietro (pur con qualche freno) alle strampalate idee green europee, quelle che non considerano come una guerra non solo produce migliaia di volte più CO2 di un impianto energetico, ma che ben più gravemente distrugge il pianeta, oltre chi ci si ritrova in mezzo.
Sydney’s Finest!
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I democratici usano il filibuster per bloccare il SAVE Act di Trump
di Domenico Maceri PhD
È la massima priorità. Da presidente non firmerò nessun’altra legge finché non sarà approvata”.
Così Donald Trump ha descritto l’importanza del SAVE America Act, una proposta di legge che cambierebbe in modo significativo le elezioni americane.
Il disegno di legge, già approvato dalla Camera (218 sì, 213 no), richiederebbe agli elettori di fornire prova di cittadinanza americana al momento della registrazione per le elezioni. A prima vista l’idea può sembrare ragionevole poiché secondo i repubblicani garantisce che solo i cittadini possano votare. I critici, invece, avvertono che la legge potrebbe privare del diritto di voto a milioni di elettori legittimi e che il sistema già funziona con casi di irregolarità quasi inesistenti.
Se il Save Act diventasse legge le minoranze probabilmente subirebbero gli effetti più pesanti. Diversi studi mostrano che afroamericani, latinos e altri gruppi minoritari hanno meno probabilità di possedere un passaporto o di avere facilmente a disposizione un certificato di nascita, documenti che verrebbero richiesti dalla legge. L’impatto non riguarderebbe solo le comunità emarginate, ma anche molti cittadini comuni i cui documenti non corrispondono perfettamente alla loro identità legale attuale.
Sarebbero colpite anche molte donne che hanno cambiato cognome dopo il matrimonio o il divorzio. Milioni di donne possiedono certificati di nascita che non corrispondono al nome attuale. Con questi requisiti rigidi, non necessari perché altri sistemi di controllo già esistono, potrebbe essere necessario presentare documenti aggiuntivi per dimostrare che la persona indicata sul certificato di nascita è la stessa che si registra per votare. Un ulteriore passaggio burocratico che scoraggerebbe la partecipazione elettorale. Problemi simili potrebbero incontrarli anche gli studenti universitari. Molti di loro si registrano per votare lontano da
casa, utilizzando un indirizzo del campus mentre i documenti ufficiali restano legati all’indirizzo familiare. Se venisse richiesta una prova documentale rigorosa della cittadinanza, per molti giovani elettori il processo potrebbe diventare complicato o scoraggiante.
In sintesi, la misura rischia di creare nuovi ostacoli proprio per gruppi che già incontrano difficoltà nel partecipare pienamente alla vita politica. Tutto questo avverrebbe in un contesto in cui la sicurezza delle elezioni è già ampiamente riconosciuta. Numerose indagini e studi hanno dimostrato che le frodi elettorali negli Stati Uniti sono estremamente rare. Su centinaia di milioni di voti espressi negli ultimi decenni, i casi accertati di frode sono pochissimi. Inoltre esistono già forti disincentivi legali. Dichiarare il falso nei moduli di registrazione elettorale è un reato grave
che può comportare multe salate e anche il carcere. Per i non cittadini che tentano di votare il rischio include anche la deportazione. Le conseguenze sono così severe che, secondo molti esperti, l’incentivo a commettere una simile frode è praticamente inesistente. Anche l’opinione pubblica sembra riconoscere questa realtà. I sondaggi indicano che circa il 66 per cento degli elettori ritiene che le elezioni americane siano sicure. Nonostante ciò, il SAVE America Act è diventato una priorità politica per Donald Trump e per molti dei suoi alleati.
L’approvazione alla Camera dei Rappresentanti non è stata una sorpresa. L’ostacolo principale si trova ora al Senato. Qui il disegno di legge si scontra con una regola ben nota: il filibuster. Secondo le norme della Camera Alta, la maggior parte delle leggi richiede 60 voti per procedere
alle votazioni. Ciò significa che i repubblicani dovrebbero convincere 7 senatori democratici a votare con loro, un’ipotesi che appare poco probabile.
Per questo motivo Trump ha iniziato a fare pressione affinché la regola venga abolita. Una figura chiave in questo dibattito è John Thune, senatore del South Dakota e attuale presidente del Senato. Nonostante le pressioni di Trump, Thune, fino adesso ha resistito.
Il filibuster è da tempo oggetto di polemiche. I suoi sostenitori credono che protegge i diritti delle minoranze politiche, impedendo alla maggioranza di imporre cambiamenti radicali senza un consenso più ampio. I critici, invece, osservano che consente a una minoranza di senatori di bloccare provvedimenti sostenuti dalla maggioranza degli elettori. Esiste inoltre un altro problema strutturale: il Senato stesso
dà già un peso sproporzionato agli Stati meno popolati.
Ogni Stato, indipendentemente dal numero di abitanti, elegge due senatori. Sia il piccolissimo Stato del Wyoming con 500 mila abitanti che la California con quasi 40 milioni hanno diritto a due seggi al Senato.
Ciò significa che gli elettori degli Stati piccoli hanno, di fatto, una rappresentanza maggiore rispetto a quelli degli Stati più popolosi. Questi piccoli Stati sono in grande misura controllati dai repubblicani.
Anche i critici del filibuster riconoscono che la regola obbliga i partiti a cercare compromessi e rallenta cambiamenti legislativi troppo bruschi. Lo si riconosce nei casi in cui il filibuster è stato parzialmente abolito come nelle nomine del presidente e in quello della conferma dei giudici della Corte Suprema. Con il cambiamento a semplice maggioranza si sono visti presidenti nominare giudici e ministri molto più estremisti aggravando la polarizzazione.
Le probabilità di approvazione al Senato del Save Act sono remote. Ciò che non è remoto però è l’interferenza dell’attuale presidente a rompere le regole e dichiarare emergenze a destra e manca. Lo potrebbe fare anche durante le elezioni di midterm questo novembre, inviando, illegalmente, agenti dell’Ice o Guardie Nazionali a monitorare i seggi elettorali, inventandosi qualche scusa di frode. I segnali esistono già. Proprio nel mese scorso agenti dell’Fbi hanno sequestrato le schede elettorali dell’elezione presidenziale del 2020 nello Stato della Georgia con l’accusa di frode. Si teme che questo potrebbe essere ripetuto a novembre specialmente considerando che tutti i sondaggi indicano la probabile perdita della maggioranza dei repubblicani alla Camera e nelle ultime settimane sembra che anche quella al Senato. In questo caso il filibuster aiuterebbe i repubblicani in futuro come con ogni probabilità crede Thune.
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Risultati delle partite della 29ª Giornata di Serie A
Allo Stadio Olimpico Grande Torino, la sfida dei granata contro gli emiliani termina 4-1. I padroni di casa vanno in vantaggio subito, il Parma pareggia prima dell’intervallo e poi gli uomini di D’Aversa dilagano.
Non convince l’Inter che spreca tutto nel finale regalando agli avversari una occasione su un piatto d’argento. La squadra pecca di cattiveria agonistica e ora rischia grosso nonostante il vantaggio in classifica.
Vince il Napoli in rimonta grazie alle reti di Hojlund (10o centro in campionato) e Politano, che ha spezzato un lungo digiuno. Grande paura nel finale per Banda, accasciatosi al suolo e poi trasportato in ambulanza.
Il Milan spreca una occasione per accorciare sull'Inter. Decide un gol di Isaksen al 26' e poi un secondo tempo tutto in difesa per gli uomini di Sarri. In evidenza il giovane portiere 20enne della Lazio, Motta, che salva il risultato.
La Juventus strappa tre punti pesanti e vince con merito. Nel secondo tempo la Juventus continua a creare occasioni da gol sfruttando molto la classe di Yildiz e Conceicao. Friuliani poco incisive.
Quarta vittoria consecutiva per il Como e quarto posto in classifica: ovvero zona Champions League. La squadra di Fabregas si conferma una delle protagoniste principali di questo campionato, in grado di rimontare la partita.
Grande vittoria in trasferta del Genoa esce dalla zona calda della classifica con una vittoria che sa di salvezza. Le due squadre non ci hanno regalato un match pieno di occasioni ma un lampo di Vitinha appena ha sbloccato una partita.
Tre punti pesantissimi per la squadra toscana, che aggancia il Verona a quota 18 punti in classifica all'ultimo posto a -7 dalla quota salvezza. Prima vittoria in Serie A per l'allenatore svedese del Pisa Oscar Hiljemark.
Redattore Sportivo Guglielmo Credentino
Serie A: Top 11 della 28a giornata, Falcone in porta
Scamacca e Yildiz guidano il fronte d’attacco; tra i pali primeggia ancora Falcone, mentre Marusic viene premiato per il gol al 92’, per il gol al 92’ che gela il Sassuolo
FALCONE (Lecce): la doppia parata nel finale su Payero e Bonazzoli potrebbe valere un pezzo di salvezza.
MARUSIC (Lazio): riesce proprio all'ultimo respiro a regalare alla Lazio tre punti in un momento delicatissimo.
OSTIGARD (Genoa): regge l’urto
contro Malen, l'attaccante attualmente più in forma della Serie A.
NDICKA (Roma): segna di nuovo: è la terza volta consecutiva, dopo i graffi a Cremonese e Juventus.
ESTUPINAN (Milan): eroe a sorpresa del derby di Milano e uomo che riapre il discorso scudetto.
DA CUNHA (Como): propizia il vantaggio di Baturina e decide la sfida con un potente sinistro da fuori.
THURAM (Juventus): non segnava da metà settembre, dal 4-3 all'Inter, e finalmente ha ritrovato la via della rete.
ELMAS (Napoli): tira la carretta per il Napoli e lascia il segno: splendida la girata che chiude la gara contro i granata.
YILDIZ (Juventus): assist più goal: protagonista principale del 4-0 al Pisa, più sofferto di quanto suggerisca il finale.
BOWIE (Verona): firma la rete che consente, imprevedibilmente, al Verona di battere il Bologna e tornare a sognare il miracolo.
SCAMACCA (Atalanta):doppietta dell’attaccante bergamasco e chiaro messaggio a Gattuso in vista delle convocazioni per la gara contro l’Irlanda del Nord.
Baseball WS : l’Italia “born in the USA” in semifinale
L'Italia nella storia del baseball battendo 8-6 Portorico e conquistando un posto nella semifinale addirittura i maestri USA a casa loro. Vedere quei ragazzi che forse nemmeno sanno indicare l’Italia su una mappa scegliere di indossare la nostra maglietta e portare con orgoglio i nostri colori colpisce la fantasia di tutti.
Gli azzurri di Francisco Cervelli (al momento imbattuti) firmano un'altra impresa dopo i successi contro USA e Messico nella prima fase. Gli azzurri sono stati bravi a sventare la rimonta di Portorico da 8-2 a 8-6, chiudendo il conto al nono inning. Merito di Weissert, che ha spento la rimonta dei caraibici. Ora l’Italia del baseball dovrà attendere qualche giorno per una nuova e storica sfida in semifinale contro il Venezuela. È vero, il 90% dei componenti della squadra azzurra sono italiani acquisiti, nati principalmente in America da bisnonni e trisnonni italiani.
I famosi paisà degli anni ’30, se non prima. Però hanno incarnato alla perfezione lo spirito che si prova nell’indossare la casacca azzurra e, contro tutti i pronostici, sono arrivati in finale battendo
Perché, in quel momento, non era solo una maglia: era rispetto per i propri nonni, era passione, era l’onore di una nazione.La cosa bizzarra è che, in questa vita, ci è
toccato ora innamorarci anche del baseball. Sport splendido, ma lontano dalle tradizioni agonistiche e dalle passioni sportive principali italiche. Livelli di gioco da Major League! Emozioni a non finire!Comunque vada, anche se dovessimo uscire in semifinale, questa squadra è uno spettacolo. Intanto hanno vinto contro tre delle più forti in assoluto: Messico, USA e Portorico.
F1: Antonelli trionfa in Cina
Storica vittoria per l’Italia in Formula 1: Andrea Kimi Antonelli trionfa nel Gran Premio di Cina con la Mercedes, primo italiano a vincere nel Mondiale dopo Giancarlo Fisichella nel 2006 in Malesia. Il 19enne bolognese,
partito dalla pole, supera Lewis Hamilton nei primi giri e prende il comando della gara.
Da lì gestisce il vantaggio fino al traguardo con grande maturità e sangue freddo, controllando sempre il ritmo della corsa. Alle sue spalle George Russell completa la doppietta Mercedes, mentre Hamilton è terzo davanti alla Ferrari di Charles Leclerc. Un successo che riporta entusiasmo tra i tifosi italiani e segna l’inizio di una nuova possibile era azzurra per l’Italia.
Coppe Europee: Atalanta flop pari nel derby, Viola-gol al 93’
Tutto ancora in bilico per Roma, Bologna e Fiorentina
Archiviata la Champions League con la paurosa caduta dell’Atalanta in casa contro la super corazzata Bayern Monaco e, con essa, l’uscita dell’ultima italiana dalla competizione.
Un risultato veramente desolante: purtroppo, la pochezza dei nostri club è evidente. Schiacciante la superiorità delle avversarie: corsa, fisicità, tecnica, forza mentale e personalità sono solo alcuni dei fattori in cui le squadre italiane risultano inferiori. Si rimane in corsa in Europa League dove, a causa del sorteggio, almeno una italiana tra Roma e Bologna rimarrà in gara. L’anda-
ta si è conclusa in parità e tutto è rinviato al ritorno all’Olimpico; non si esclude una decisione ai calci di rigore, visto l’equilibrio e il valore delle due squadre. Boccata d’ossigeno, invece, per la Fiorentina che vince a Firenze e si appresta a un ritorno di fuoco in Polonia. I Viola ci hanno messo il cuore, ma rimane la sensazione che gli avversari corrono sempre il doppio e che, sul piano atletico, ci sia una disparità imbarazzante.
Buon per tutti che, al 93’, l’arbitro assegni un rigore ai Viola, che Albert realizza con freddezza olimpica.
Paralimpiadi: il medagliere azzurro
Italia difende bene, terza in classifica, in testa la Cina
Sorpasso. Una giornata indimenticabile quella vissuta alle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026. 3 medaglie d'oro e una d'argento ci portano al terzo posto del medagliere. Un qualcosa di incredibile che a poche gare dal termine ci permette di sognare. Luchini, Perathoner, Bertagnolli e René De Silvestro sono i 4 eroi di giornata. Record assoluto di medaglie e vi assicuriamo che non finisce qui. Ad una giornata dal termine, il medagliere ci sorride. I nostri atleti, sulla scia della Nazionale maggiore, regalano grosse soddisfazioni.
Lilly Homes Stadium, domenica 15 marzo - Nel giorno della 300ima presenza in campo di Capitan Jesic, il Marconi si regala una vittoria di stretta misura ma meritata. A firmare la conquista dei tre punti, Damian Tsekenis al 28' sempre bravo nel gioco aereo. L'attaccante si smarca in area, raccoglie un cross preciso ed indirizza in rete. Il Marconi legit-
tima il risultato creando e sprecando altre buone occasioni. Il Blacktown non sta a guardare e si affaccia spesso nei pressi dell'area avversaria. La gara potrebbe complicarsi al 79' quando Mlinaric si fa espellere lasciando il Marconi in 10. Il Blacktown prova a portarsi sul pari ma si scopre e al 92' in contropiede il Marconi si procura un calcio di rigore che potrebbe significare il raddoppio. Il tiro, centrale e molle, di Kuol viene neutralizzato dal portiere agevolmente. Rimane la vittoria e i tre punti per una classifica che promette bene.
NPL: Rockdale – APIA 0-1
Konestabo nel finale trova il guizzo che regala i tre punti
Rockdale Ilinden Sports Centre, sabato 14 marzo: Si ripropone la supersfida contro il Rockdale finalista nello scorso campionato proprio contro l’Apia. La squadra di Parisi subisce la pressione avversaria e concede
diverse palle-gol, su una di queste il palo salva la porta di Kalac. Quando ormai la partita sembrava destinate allo 0-0, l’Apia produce lo spunto che sblocca la partita e che consegna ai granata tre punti d’oro contro una squadra fortissima. Siamo al minuto 86, Stewart spedisce a centro area un cross invitante e Konestabo ben appostato spedisce di testa in rete. E’ vero, il Rockdale viene punito oltremisura ma l’Apia non ha rubato niente. Prestazione di cuore e di grinta ma anche disciplina tattica.
Coppa Asia: Femminile Australiana in semifinale
Secondo tempo in sofferenza per la squadra allenata da Joe Montemurro, le Matildas avanzano
All.: Joe Montemurro (ex allenatore della Juventus Women).
Reti: 9’ Kennedy, 47’ Kerr, 65’ Un-Yong.
HBF Park – Perth, venerdì 13/03/2026: un secondo tempo in sofferta apnea, con le asiatiche della Corea del Nord che attaccano a testa bassa, non sbagliano un passaggio: due tocchi e te le ritrovi in area. Ma l’Australia ha dalla sua una superiorità fisica che le permette di superare i momenti critici della partita.
Alla fine si contano 22 tiri a 3 per la Corea N., ben 10 angoli a 1 sempre per le coreane e addirittura 9 interventi del portiere Arnold contro nessuno della portiera coreana. Ma nel calcio, è risaputo, vince chi fa un gol in più dell’avversario e Joe Montemurro, che in un recente passato ha anche allenato la Juventus Women, questo lo sa.
E quindi, un po’ per scelta e un po’ perché costretto, schiera la sua squadra con il classico 5-4-1 a protezione del 2-1 maturato al 65’. Inizia la gara e Kennedy fa presagire una goleada quando al 7’ improvvisa un gioco di piedi che disorienta la difesa coreana e, dal limite dell’area, trova l’angolino. La Corea N. si organizza ed inizia a macinare gioco e chilometri, e si va al riposo con la sensazione che ci sarà da sudare nel secondo tempo.
Passano appena due minuti e Kerr, da grande goleador, si libera bene in area e infila in rete il pallone del 2-0.
A questo punto inizia l’assedio vero e proprio delle coreane: un’ondata di maglie rosse che si abbatte sulle Matildas.
La partita si riapre al 65’, quando Un-Yong capitalizza una bella manovra avvolgente e, da pochi passi, è la più pronta sotto rete. L’Australia subisce il colpo, la Corea del Nord si galvanizza. Continua l’assedio.
L’Australia non riesce più a portarsi in avanti con pericolosità e deve solo subire. Arnold tra i pali dà la carica e salva almeno due grosse palle-gol, poi sbriga tutto il resto con autorità.
Fioccano i tiri in porta e pas-
sano i minuti. L’Australia, un po’ per merito suo e un po’ per demerito delle avversarie, resiste ed approda alle semifinali con qualche affanno di troppo. Ma così è anche più bello.
La tensione rimane alta fino al fischio finale: le coreane spingono fino all’ultimo, ma la difesa
australiana, compatta e determinata, non cede. I cori del pubblico sostengono le Matildas, che stringono i denti e gestiscono gli ultimi minuti con concentrazione.
Alla fine, l’esultanza esplode: un trionfo sudato, frutto di sacrificio, cuore e strategia vincente.
Onoranze Funebri
LO SURDO JOSEPHINE
nata 23 ottobre 1938
deceduto a Sydney (NSW) l’11 marzo 2026
I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa. Il funerale sarà celebrato mercoledì 18 marzo 2026 alle ore 10:30 presso la Holy Spirit Catholic Church, 191 Cox's Road, North Ryde NSW.
Dopo il rito religioso, le spoglie della cara estinta saranno tumulate presso il Macquarie Park Cemetery, angolo Delhi & Plassey Roads, Macquarie Park NSW. I familiari ringraziano anticipatamente tutti coloro che parteciperanno ai sacri riti del funerale.
“Il tuo ricordo rimarrà immutato nell'amore che ci hai donato.
UNA PREGHIERA PER LA SUA ANIMA
AIELLO IDA
nata l’11 gennaio 1944 deceduta a Sydney (NSW) il 6 marzo 2026
I familiari e i parenti tutti ne danno il triste annuncio della prematura scomparsa. Il funerale sarà celebrato giovedì 19 marzo 2026 alle ore 10.30 con una Santa Messa di Requiem presso la St Jerome Catholic Church, 2 Turner St, Punchbowl NSW 2196.
Dopo il rito religioso, le spoglie della cara estinta saranno tumulate nel Mausoleo della Resurrezione, Rookwood Catholic Cemetery, Rookwood NSW. In luogo di fiori, la famiglia gradisce eventuali donazioni a Dementia Australia in memoria di Ida. I familiari ringraziano anticipatamente tutti coloro che parteciperanno ai sacri riti del funerale..
“Che la Sua pace eterna accompagni il tuo riposo."
ETERNO RIPOSO
RUGNONE CONCETTA
nata 4 febbraio 1936
deceduta a Sydney (NSW) il 6 marzo 2026
I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa.
Il funerale sarà celebrato martedì 24 marzo 2026 alle ore 11.00 presso la Mary Mother of Mercy Chapel, Rookwood Catholic Cemetery, Barnet Avenue, Rookwood NSW.
Dopo il rito religioso, le spoglie della cara estinta saranno tumulate presso Via Assisi – Madonna Stage 3, nel Rookwood Catholic Cemetery, Rookwood NSW. I familiari ringraziano anticipatamente tutti coloro che parteciperanno ai sacri riti del funerale.
“Il tuo ricordo vivrà per sempre nei nostri cuori"
UNA PRECE
FERRONE MARIA
nata il 13 dicembre 1925
deceduta a Sydney (NSW) il 9 marzo 2026
I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa. Il funerale è stato celebrato lunedì 16 marzo 2026 alle 11.00 presso il Mausoleo della Resurrezione, Rookwood Cemetery, Lidcombe NSW.
Dopo il rito religioso le spoglie della cara estinta sono state tumulate presso la tomba sita al Cimitero Cattolico di Rookwood, Centenary Drive, Rookwood NSW.
I familiari ringraziano sentitamente tutti coloro che hanno partecipato al loro dolore e che continuano a custodire nel cuore il ricordo della cara estinta.
“Riposi in pace sotto lo sguardo amorevole di Dio."
UNA PREGHIERA
TURRISI ANGELA
nata il 2 dicembre 1946
deceduta a Sydney (NSW) il 17 febbraio 2026
Ad un mese dalla scomparsa, i familiari tutti, la ricordano con dolore e immutato affetto.
Una Santa Messa in memoria sarà celebrata mercoledì 18 marzo 2026 alle ore 19.00 presso la St Patrick’s Church, 33 Gale St, Mortlake NSW 2137.
I familiari ringraziano anticipatamente tutti coloro che parteciperanno alla Messa e condivideranno il loro ricordo della cara estinta.
NOTICES
A partire dal 2026, Allora! introdurrà una nuova programmazione editoriale, con uscite bisettimanali ogni MARTEDÌ e VENERDÌ.
Io, Sam Guarna, sono disponibile ad aiutare la tua famiglia nel momento del bisogno.
Sono stato conosciuto sempre per il mio eccezionale e sincero servizio clienti. So che, per aiutare le famiglie nel dolore, bisogna sapere ascoltare per poi poter offrire un servizio vero e professionale per i vostri cari e la vostra famiglia.
Tutto ciò con rispetto, attenzione e fiducia, sempre.
(02)
In vista di questo cambiamento, invitiamo le Agenzie Funebri e tutta la comunità a valutare questa opportunità per la pubblicazione di necrologi, avvisi e comunicazioni sul nostro giornale, che da anni rappresenta un punto di riferimento per i lettori di lingua italiana in Australia. Per ulteriori informazioni contattare la redazione al numero di telefono: (02) 8786 0888.
From 2026, Allora! will introduce a new publishing schedule, with bi-weekly editions published on TUESDAY and FRIDAY
This change reflects our commitment to providing more timely news coverage and increased visibility for community announcements throughout the week. In light of this development, we invite Funeral Houses and the wider community to consider this opportunity to place notices, death notices and announcements in our newspaper, which has long been a trusted voice for the Italian-speaking community in Australia. For further information please contact (02) 8786 0888
IN MEMORIA
“Il Signore la accolga nella sua pace eterna." RIPOSA IN PACE
IN MEMORIA
Addio a Enrica Bonaccorti volto coridale della tv
La notizia della scomparsa di Enrica Bonaccorti ha lasciato sgomenti amici, colleghi e telespettatori. La conduttrice e attrice, amata per la sua ironia, intelligenza e straordinaria sensibilità, è stata ricordata con affetto da numerosi volti noti del mondo dello spettacolo, che sui social hanno espresso dolore e gratitudine per aver condiviso con lei momenti di vita e carriera unici.
Mara Venier, con un post su Instagram, ha scritto: «Enrica mia, sarai sempre con me», accompagnando il messaggio con emoticon di lacrime e un cuore spezzato. Antonella Clerici ha ricordato la Bonaccorti come «donna dai mille talenti e regina del mezzogiorno». Non sono mancati i messaggi di Massimo Boldi, che ha rievocato i momenti di gioia trascorsi insieme e ha inviato un abbraccio alla figlia Verdiana: «Ci mancherai tantissimo». Anche Caterina Balivo ha voluto salutare l’amica: «Ti ho sempre ammirato per la tua ironia, intelligenza e raffinatezza. Grazie per i tanti consigli e la fiducia che mi hai sempre dato». Rita Pavone ha affidato a Facebook un commosso saluto: «Ciao Enrica. Ciao amica mia. Che il tuo viaggio sia sereno come serena eri tu». Il Nuovo Imaie, l’istituto mutualistico per artisti in-
terpreti ed esecutori, ha espresso il proprio cordoglio ricordando il volto, la voce e l’ironia che hanno contraddistinto la sua lunga e brillante carriera: «Colta, mai banale. Ci mancherai».
Yvonne Sciò, regista e attrice, ha raccontato ad Adnkronos il suo ricordo più caro: «Enrica resterà per sempre un pezzo della mia vita». Le due avevano condotto insieme la prima edizione di “Non è la Rai” nel 1991. Sciò ha ricordato la gentilezza e l’anima pulita della collega, sottolineando come fosse riuscita a crescere la figlia Verdiana senza mai lamentarsi. «Mi diceva sempre: “Sii sempre te stessa”. Una frase che mi è rimasta dentro», ha confi-
dato. Massimo Giletti ha aggiunto: «Enrica era una donna molto interessante, con cui si poteva scambiare molto. Aveva una testa e un’anima non comuni». Con la Bonaccorti aveva condiviso la conduzione dei “Fatti Vostri” su Rai2: «Di lei amavo soprattutto il fatto che vivesse le emozioni senza pensare al domani». Il mondo dello spettacolo perde così una figura autentica, capace di unire talento e umanità straordinaria. Enrica Bonaccorti rimarrà nella memoria di chi l’ha conosciuta, non solo per le sue apparizioni televisive, ma soprattutto per l’impronta indelebile lasciata nel cuore di colleghi e spettatori affezionati.