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Periodico comunitario italo-australiano informativo e culturale Direttore
Franco Baldi
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Settimanale degli italo-australiani
Anno VII - Numero 37 - Mercoledì 13 Settembre 2023
Implicazioni Internazionali per l'Australia
L'approvazione o il rifiuto del referendum sulla Voce Indigena del 14 ottobre potrebbe avere ripercussioni notevoli sull'immagine internazionale dell'Australia. Il Primo Ministro ha scelto di non affrontare direttamente questa questione durante il suo recente viaggio a Jakarta, seguendo la prassi di evitare dibattiti su politiche interne durante incontri all'estero. Tuttavia, con il voto contrario che ha recentemente guadagnato terreno, la copertura mediatica internazionale ha fornito una risposta chiara. La BBC ha segnalato un notevole aumento di disinformazione rispetto alle elezioni federali, con alcune affermazioni fuorvianti che hanno contribuito a generare dubbi sull'iniziativa. Alcuni esperti attribuiscono la diffusione di queste falsità ad attivisti che, inizialmente, avevano guadagnato consensi opponendosi alle misure di lockdown per il COVID-19. Parallelamente, la disinformazione di livello più basso continua a circolare. Una lettera anonima diffusa nella cittadina costiera di Forster, nel New South Wales, condivisa su Reddit, contiene affermazioni stravaganti che mettono in discussione la natura stessa della proposta. Le prospettive divergenti riguardo alla Voce Indigena sono chiaramente rappresentate dai sostenitori del No, che presentano il referendum come una lotta tra cittadini comuni e le élite politiche a favore del Sì. Nonostante l'Australia goda di una reputazione internazionale positiva per quanto riguarda la tolleranza, un voto contrario potrebbe generare problemi di immagine più estesi. Come affermato dal diplomatico John McCarthy, l'effetto sulle questioni di sicurezza o prosperità sarebbe minimo. Tuttavia, il modo in cui gli altri paesi vedono l'Australia potrebbe subire un cambiamento significativo, influenzando il suo ruolo sulla scena mondiale come partner o avversario nella promozione della decenza e dell'integrità internazionale. L'unità interna è un fattore cruciale per la fiducia e l'affidabilità degli alleati, e l'Australia non fa eccezione.
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Il Primo Ministro annuncia un progetto...
Le Blue Mountains, celebri icone del turismo in Australia, potrebbero presto rivivere con il loro nome originario. Una proposta in esame presso il consiglio dei nomi geografici del NSW sta per decidere se intraprendere un significativo cambiamento per questa rinomata località turistica. La proposta suggerisce il recupero del nome indigeno di parte delle Blue Mountains - Gulu-Mada - che coesisterebbe armoniosamente con il nome attuale. Il consiglio valuterà l'opportunità di sottoporre la proposta all'attenzione della comunità, aprendo così la possibilità per tutti di esprimere le proprie opinioni, che saranno preziosamente con-
siderate dall'organismo competente. Il NSW Geographical Names Board ha enfatizzato, in una dichiarazione ufficiale, il suo impegno nella tutela e promozione delle lingue aborigene, nonché nel riconoscimento della ricca cultura dei popoli indigeni attraverso la denominazione dei luoghi nel NSW. Da tempo si discute della possibilità di affiancare ai nomi introdotti da lungo tempo, le doppie denominazioni con i tradizionali nomi aborigeni. Originariamente battezzate Carmarthen Hills e Landsdowne Hills dal governatore Arthur Phillip nel 1788, le Blue Mountains mutarono presto denomi-
nazione per via della caratteristica foschia bluastra che le avvolge in certi momenti della giornata. Situata a soli novanta minuti da Sydney, questa rinomata località turistica vanta alcune delle più stupefacenti meraviglie naturali offerte dallo stato, e offre anche alcune delle escursioni più apprezzate della regione. Non molto tempo fa, la celebre destinazione di Fraser Island nel Queensland è stata ufficialmente ridenominata con il suo antico nome indigeno di K'gari, un cambiamento che ha seguito un'ampia consultazione con gli anziani tradizionali, gli organismi turistici, le agenzie governative e le autorità locali.
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L’incoerenza della politica nelle scelte della Premier di Angela Casilli Per alcuni la politica è l’incoerenza dettata dalle convenienze, ovvero il politico dimentica quasi sempre l’ideologia in cui è cresciuto, per fare affermazioni diverse dal suo pensare, in linea con il pubblico che lo ascolta, assecondandolo con l’umore del momento. Quello che conta per il politico è conquistare il potere e conservarlo il più possibile, quindi è quasi del tutto inutile meravigliarsi delle incoerenze dei politici, a cominciare da quelle della nostra Premier. Il bilancio di un anno di governo non è dei migliori; la Meloni si è adattata completamente alla logica dell’Unione Europea, dopo averla denunciata come la causa dei nostri problemi, quando tuonava dai banchi dell’opposizione. Anzi il suo governo lavora ad una legge di bilancio che terrà in
“dovuta considerazione” le osservazioni della Commissione Europea: così si è espresso il Ministro per gli Affari Europei, Raffaele Fitto. A chi le chiedeva maggiori investimenti sulle politiche sociali, sempre la Premier ha risposto che non ci sono “le coperture” ma non si era fatta paladina dei biso-
gnosi in epoche passate? Per non parlare poi della politica migratoria dove non si parla più di uso delle navi da guerra e conseguente “blocco navale” per fermare i migranti ma si cerca l’accordo, discutibile sul piano dei diritti umani, con i governi del Mediterraneo, in primis la Tunisia.
Sull’incoerenza, non c’è molto da aggiungere, tranne che l’elettorato fedele alla Meloni, che per il momento è quello maggioritario, appare confuso, frastornato, critico nei confronti di un governo lontano dal mantenere le promesse elettorali che vanno sempre tenute a mente se si vuole conservare il potere raggiunto. È anche vero che il politico al governo di un Paese come il nostro, è soggetto a vincoli materiali indifferibili come accade per la legge di bilancio che, se non rispetta i dettami dell’Eurozona, può provocare l’immediata reazione dei mercati finanziari, prima ancora di quella degli altri governi che condividono con il nostro Paese la moneta comune. L’Italia è un Paese altamente indebitato che non spaventa gli investitori stranieri, tanto che la maggioranza del capitale delle nostre banche è di azionisti stracontinua in ultima pagina
"History is not there for you to like or dislike, it is there for you to learn from it" Norma Marshall