C’è stato un periodo, in Australia, tra gli anni ’70 e i primi anni ’90, quando bastava essere iscritti a un’associazione politica, cellula estera di un determinato politico italiano, per fare carriera veloce.
Tra questi, c’è chi ha preso il posto alla radio senza mai essere stato davanti ad un microfono, chi si è ritrovato funzionario governativo e chi ha ottenuto una cattedra in qualche università senza un titolo, riciclando magari le stesse ricerche e costruendo percorsi accademici più sulla militanza che sul merito.
Erano anni in cui le appartenenze contavano più dei curriculum e le reti di relazione pesavano più delle pubblicazioni o dell’esperienza. In alcuni ambienti culturali e mediatici, si respirava un clima in cui l’impegno ideologico apriva porte che altrimenti sarebbero rimaste chiuse, creando una sorta di circuito autoreferenziale: chi era dentro favoriva chi condivideva la stessa linea, consolidando un sistema che si autoalimentava e faceva terra bruciata.
Ancora oggi si aggirano nella nostra comunità alcuni residuati da Guerra Fredda, con il loro attivismo sterile e divisivo, il cui unico scopo sembra essere quello di continuare la lotta. Parlano di oppressione sistemica mentre vivono comodamente in sobborghi dove le abitazioni valgono milioni di dollari. Per Berlinguer erano i "comunisti con il Rolex".
Sono gli stessi che si dichiarano profondamente sensibili alle cause delle popolazioni indigene, senza aver mai trascorso un'ora a Mount Druitt, lontano dai loro circoli culturali. Gli stessi che inneggiano al pan-arabismo senza aver mai messo piede a Lakemba oppure a Fairfield... "posti fuori dalla mia zona".
È un attivismo da salotto, fatto di slogan e posture morali, più che di presenza reale e responsabilità concreta. Una militanza vuota e lontana dal confronto reale con la complessità del territorio e delle persone che dice di voler, in qualche modo, rappresentare.
Cresce il Made in Italy
L’Australia come partner strategico per il futuro del Made in Italy. È il messaggio forte emerso dalla visita dell’Ambasciatore Lener all’ufficio dell’Italian Trade Agency di Sydney, guidato dal Trade Commissioner per Australia e Nuova Zelanda, Simona Bernardini. Un incontro operativo, lungo e approfondito, che segna una nuova tappa nel rafforzamento delle relazioni eco-
Ex-Minister Di Maio Named Professor
Luigi Di Maio has been appointed honorary professor at King’s College London, in the Department of Defence Studies of the Faculty of Social Science.
The former Five Star Movement leader and ex–Italian deputy prime minister, now EU Special Representative for the Gulf, announced the role on social media, calling it “a new challenge” driven by “the same passion.”
The appointment of "the worst minister in history" has sparked debate in Italy, where his political record remains sharply divisive among critics and supporters alike.
nomiche bilaterali. “Incontrare l’Ambasciatore Lener è stato un onore e un piacere.
L’Ambasciatore si è trattenuto a lungo presso l’ufficio dell’Italian Trade Agency di Sydney, dedicando particolare attenzione e ascolto alle diverse tematiche discusse”, ha dichiarato Bernardini, sottolineando la qualità del confronto.
Al centro del colloquio, le pro-
Sea Watch Ship to be Free, Court Rule
Court in Catania has suspended the 15-day detention and fine imposed on the rescue ship Sea Watch, following a mission saving 18 migrants, including two children, in international waters near Libya.
The NGO hailed the decision on social media, confirming it will return to central Mediterranean operations. Italian Interior Minister Matteo Piantedosi insisted the government will continue enforcing immigration laws, while PM Giorgia Meloni criticised the ruling as politicized, pledging to defend borders and citizen security.
spettive di crescita in un mercato solido e dinamico. “L’Ambasciatore Lener ha condiviso con noi la convinzione che l’Australia è un importante partner commerciale per le imprese italiane con potenziali di crescita molto promettenti”, ha spiegato Bernardini, ricordando i fondamentali economici del Paese e l’aumento delle importazioni australiane dall’Italia nel 2025, cresciute di circa l’8%.
Strategia promozionale e attrazione degli investimenti sono stati altri capitoli chiave. L’obiettivo è sviluppare progetti ancora più ambiziosi per l’intero Sistema Italia e rafforzare la capacità di intercettare investitori australiani ad alto valore aggiunto.
Parallelamente, la presenza di oltre 280 imprese italiane stabilite in Australia testimonia un radicamento commerciale, industriale e tecnologico già significativo.
L’incontro è stato anche occasione per presentare i risultati dell’ITA Sydney: nel solo 2025 sono stati realizzati 60 progetti promozionali, 273 servizi di assistenza alle aziende italiane e numerose iniziative tra fiere, missioni di buyer, eventi sul design e sulla cucina italiana.
“L’ampliamento dell’incisività delle azioni a sostegno del Made in Italy è direttamente connesso al potenziamento delle risorse umane disponibili e allo sviluppo di ogni possibile sinergia”, ha concluso Bernardini, rilanciando una strategia che guarda lontano.
Charitable Fund Inc
Domenica 1 marzo 2026
Le Montage - Lilyfield
Inizio 11:30/12:00
Bisettimanale degli italo-australiani
Anno X - Numero 12 - Martedì 24 Febbraio 2026
Father Atanasio Gonelli
di Marco Testa
Cinese
Forza Italia, tantissime le medaglie conquistate
Ricordo Umberto Eco a 10 anni dalla scomparsa
Dazi USA e export italiano stop alle favole
Figli del Grappa in festa per l'autunno
Alessandro Canestrari deputato veronese
Diretto da Marco Testa
Carnevale Italiano al Fraternity Club
Necessario rispetto vicendevole tra istituzioni
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha presieduto l’Assemblea Plenaria del Consiglio Superiore della Magistratura. Il Plenum si è riunito questa mattina a Palazzo Bachelet. Prima dell’avvio dei lavori il Capo dello Stato ha preso la parola. “Sono consapevole – ha esordito il Capo dello Stato – che non
Allora!
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è consueta la presenza del Presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in undici anni. Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Consiglio Superiore della Magistratura. Soprattutto, la necessità e l’intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e
manifestare – particolarmente da parte delle altre istituzioni –nei confronti di questa istituzione. Istituzione non esente, nel suo funzionamento, da difetti, lacune, errori e nei cui confronti non sono, ovviamente, precluse critiche. Come, del resto, si registrano difetti, lacune, errori e sono possibili critiche riguardo all’attività di altre istituzioni della Repubblica, siano esse parte del potere legislativo, di quello esecutivo, di quello giudiziario. In questa sede, – ha concluso Mattarella – che rimane e deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversie di natura politica – più che nella funzione di Presidente di questo Consiglio come Presidente della Repubblica – avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole. In qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza. Nell’interesse della Repubblica. (Inform)
Missione PNRA in Antartide
A Dome C, presso la base italo-francese Concordia, è iniziata la 22a missione invernale del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), finanziata dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) e attuato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) per il coordinamento scientifico, da ENEA per la pianificazione e l’organizzazione logistica delle attività presso le basi antartiche e dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - OGS per la gestione tecnica e scientifica della nave da ricerca Laura Bassi. La spedizione è guidata dallo station leader Gabriele Carugati, glaciologo dell’Università dell’Insubria, che raccoglie il testimone da Riccardo Scipinotti dell’ENEA, station leader della missione estiva. Il gruppo è composto quest’anno da 12 membri: 5 italiani del PNRA, 6 francesi dell’Istituto polare francese Paul-Émile Victor (IPEV) e una ricercatrice dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA).
Il team vivrà in isolamento per nove mesi a oltre tremila metri di altezza, con tre mesi di buio completo e temperature che possono raggiungere i -80°C, garantendo la manutenzione della stazione e conducendo 21 attività scientifiche su diverse discipline, come il nuovo progetto sulle microplastiche PASSPORT. Inoltre, verranno portati avanti 7 progetti di biomedicina, coordinati dall’ESA, che studieranno gli effetti di un ambiente estremo, simile a quello spaziale, sugli invernanti.
In questo stesso periodo, alla base Mario Zucchelli termina la
Anzac Day festivo nel NSW
Il Governo del NSW ha annunciato l’introduzione di un giorno festivo aggiuntivo nel New South Wales quando l’Anzac Day cade nel fine settimana. La misura sarà applicata nel 2026 e nel 2027, con un giorno di festa pubblica il lunedì successivo al 25 aprile, rafforzando così il valore della ricorrenza senza modificarne la data ufficiale.
weekend.
41a missione estiva del PNRA, che ha visto la realizzazione di 14 attività scientifiche, tra progetti e osservatori permanenti su: climatologia, sismologia, geodesia, geomagnetismo, alta atmosfera e attività solare, vulcanismo, cambiamenti di comunità microbiche, permafrost e vegetazione.
“La base Mario Zucchelli ha ospitato due progetti internazionali Polarin, rafforzando così la collaborazione scientifica con partner stranieri.
Le ricerche si sono focalizzate sull’evoluzione della criosfera, analizzando il drenaggio della calotta glaciale, le variazioni stagionali della velocità del ghiaccio e le interazioni con l’atmosfera. L’attività scientifica ha inoltre approfondito l’emissione secondaria di contaminanti, rivelando anche minime tracce di attività antropica nell’ambiente antartico”, spiega Nicoletta Ademollo, coordinatrice scientifica della spedizione (ruolo che nel primo periodo è stato di Gaetano Giudice dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia - INGV) e ricercatrice dell’Istituto di Scienze Polari del CNR.
“Altri progetti hanno analizzato i ghiacciai attraverso geodesia, sismologia e remote sensing, oltre alle rocce vulcaniche per le interazioni tra criosfera e atmosfera, e le strategie di sopravvivenza microbica in ambienti estremi. Gli studi più focalizzati sull’ecosistema marino hanno esaminato l’adattamento e la biodiversità degli organismi, monitorando le comunità planctoniche e i flussi di carbonio nelle acque costiere”. (aise)
Ai sensi del Public Holidays Act 2010, l’Anzac Day resta fissato al 25 aprile di ogni anno, indipendentemente dal giorno della settimana in cui cade. Nel 2026 la ricorrenza cadrà di sabato, mentre nel 2027 sarà di domenica. Il 25 aprile continuerà a rappresentare il momento centrale di commemorazione nazionale, con Dawn Services, marce e cerimonie comunitarie che rimarranno il cuore delle celebrazioni in tutto lo Stato. Il nuovo giorno festivo del lunedì non sostituirà l’Anzac Day, ma ne rafforzerà l’importanza, allineando il trattamento della ricorrenza ad altre festività come New Year's Day, Christmas Day e Boxing Day, che prevedono già disposizioni aggiuntive quando cadono nel
“L’Anzac Day del 25 aprile è uno dei giorni più solenni e significativi del nostro calendario nazionale, e questo non cambierà”, ha dichiarato il Premier Minns. “Aggiungere un giorno festivo quando cade nel fine settimana non diminuisce la tradizione, ma ricorda quanto sia importante partecipare alle cerimonie e trasmettere lo spirito di commemorazione alle nuove generazioni”.
Il New South Wales attualmente conta meno festività pubbliche rispetto a tutti gli altri Stati e Territori continentali australiani. Prima di questa decisione, nel 2026 il NSW aveva 11 giorni festivi, contro i 15 dell’Australia Meridionale e del Territorio del Nord e i 14 di Queensland, Victoria e ACT.
La Ministra per le Relazioni Industriali Sophie Cotsis ha sottolineato che la misura sarà parte di una più ampia revisione delle festività statali, prevista per il 2027, che valuterà il numero complessivo dei giorni festivi, l’eventuale introduzione permanente di un giorno aggiuntivo e l’equilibrio tra lavoratori, famiglie e imprese.
Referendum e opinioni divergenti sulla riforma ordinamento giudiziario
Per consentire agli elettori, chiamati ad esprimere la propria opinione sulla riforma della giustizia nel referendum costituzionale del 22 e 23 marzo prossimo, di fare una scelta consapevole dell’importanza dei quesiti da votare, è meglio chiarire gli equivoci che da più parti stanno crescendo.
La legge di riforma della magistrature è una legge costituzionale, pubblicata nella G.U. Serie Generale N. 253 del 30 ottobre 2025, recante” Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”.
Gli articoli in questione sono l’87, 102, 104, 105, 106, 107, 110. L’opinione corrente, avallata dalla maggioranza al governo, ritiene necessaria tale riforma per separare le attuali carriere dei magistrati requirenti e giudicanti, separazione che in futuro sarà meglio precisata con una legge ordinaria.
La riforma sarebbe, in sostanza, il completamento della riforma Vassalli del 1989, perché prevederebbe attraverso la parità tra accusa e difesa, la trasformazione definitiva del nostro processo penale da inquisitorio ad accusatorio.
Vassalli era convinto di rafforzare, con la sua riforma, l’imparzialità del giudice, proprio con la parità tra accusa e difesa e il distacco del pubblico ministero dall’organo giudicante. Egli era altresì convinto della necessità di assoluta indipendenza del potere giurisdizionale, attraverso un organo di governo come il Consiglio Superiore della Magistratura, e
non avrebbe certamente accettato la divisione di tale organo, perché sarebbe risultato indebolito nella sua funzione, che è quella di difendere l’indipendenza della Magistratura.
Le riserve che da più parti si esprimono, soprattutto dall’opposizione di sinistra, riguardano la legge di riforma, destinata solo in apparenza a integrare la lettera e lo spirito del nostro impianto costituzionale.
In particolare: la separazione delle carriere, tra giudici e pubblici ministeri, era stata già avviata dalla riforma Cartabia con una legge ordinaria: sarebbero state sufficienti poche norme ordinarie per completare questa riforma invece di mettere in discussione norme fondamentali dell’attuale impianto costituzionale del potere giudiziario.
Inoltre, toccando la Costituzione si avvia un processo di indebolimento del potere giudiziario, perché la riforma prevede la divisione del Consiglio Superiore della Magistratura in due organi distinti, l’elezione dei componenti sostituita dal sorteggio e “l’istituzione di una Alta Corte disciplinare“, autoreferenziale in barba al divieto costituzionale di giurisdizioni speciali, riscrivendo l’art. 105 della Costituzione; Per ultimo, l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) teme, proprio per quanto espresso nella legge di riforma, che la stessa altro non sia che il primo passo per attuare un progetto più grande, a danno non solo della magistratura requirente, ma di tutta la magistratura, uno degli assi portanti della nostra democrazia.
Ogni cinque anni, come il due novembre
di Emanuele Esposito
Ogni anno, il due novembre, si ripete un rito antico: si va al cimitero, si portano fiori, si fa memoria. “Ognuno ll’adda fa’ chesta crianza, ognuno adda tené chistu penziero”, recita una tradizione che appartiene alla nostra cultura più profonda. Un gesto puntuale, quasi meccanico, ma carico di significato.
Qualcosa di simile accade ogni cinque anni, quando si avvicinano le elezioni. Puntualmente emergono nomi e cognomi: volti noti, volti meno noti, ritorni improvvisi, presenze che sembravano scomparse nel tempo. È il rito del “toto-candidati”. Con i nomi tornano anche le promesse: “Noi faremo… Noi cambieremo… Noi porteremo…”. Sempre “noi”. Sempre al futuro. Sempre con la promessa che questa volta sarà diverso. Poi, passata la ricorrenza elettorale, cala di nuovo il silenzio.
La politica, osserva chi conosce la comunità italiana all’estero, non dovrebbe essere una gara di luminarie. Ci sono candidature illuminate, con presentazioni, comunicati, foto, sostenitori pronti a esaltare. E ci sono persone che lavorano in silenzio, senza
clamore, senza palco, senza riflettori. La differenza non la fanno le luci, la fa la sostanza. In questa fase anticipata del “toto-candidati”, molti si chiedono quale sarà il proprio ruolo.
Alzare la mano non è un reato, spiegano, ma la politica non può essere impulsiva o di convenienza: candidarsi è una responsabilità. Chi vuole farlo deve studiare le comunità, capire le esigenze reali e cogliere le trasformazioni sociali e culturali: seconde e terze generazioni con identità più fluide, un Made in Italy che va oltre la bottiglia d’olio, un mondo geopolitico in rapida evoluzione.
La circoscrizione italiana non è solo l’Australia: comprende Asia, Africa e Medio Oriente, con ani-
me, problemi e mentalità diverse. La politica che non comprende questa complessità resta ferma a un’immagine nostalgica. Serve un progetto riformista serio: riforma della rappresentanza estera, digitalizzazione dei servizi consolari, coinvolgimento delle nuove generazioni, rafforzamento economico e valorizzazione culturale reale. Non promesse, non slogan, non luci effimere, ma servizio concreto.
La domanda è semplice e spietata: lo fai per la comunità o per te stesso? Senza credibilità non c’è fiducia; senza fiducia non c’è rappresentanza.
E così, ogni cinque anni, il rito si ripete: luci accese, proclami solenni… e poi, di nuovo, silenzio.
Dazi USA e export italiano stop alle favole
di Emanuele Esposito
C’è una tentazione tutta italiana quando si parla di dazi tra Italia e Stati Uniti: trasformare un tema tecnico in uno scontro ideologico. Da una parte chi urla: “Ci stanno distruggendo!”. Dall’altra chi minimizza: “Non cambia nulla!”. Gli Stati Uniti non sono un avversario commerciale da demonizzare. Sono uno dei principali partner dell’export italiano. Senza il mercato USA, interi comparti del Made in Italy perderebbero una fetta decisiva di fatturato. Se oggi l’Italia continua a registrare numeri importanti nell’export verso gli Stati Uniti, significa che il nostro prodotto – quando è forte – regge anche in presenza di dazi. Chi racconta il tracollo totale non guarda i dati. Ma chi parla di “nessun problema” racconta una favola. Un dazio non è uno slogan. È un costo. E un costo significa margini più stretti, pressione sui prezzi, maggiore concorrenza interna negli Stati Uniti. Alcuni settori possono assorbire l’impatto gra-
zie al posizionamento premium. Altri no. La pasta, l’agroalimentare trasformato, l’acciaio, la meccanica meno specializzata soffrono di più. Il punto è semplice: più il prodotto è distintivo, meno il prezzo è l’unica leva. Ma se competi solo sul prezzo, i dazi ti piegano. Il vero nodo è la capacità strutturale dell’Italia di innovare, investire in tecnologia, difendere le filiere e negoziare in Europa con forza. La politica commerciale è competenza dell’Unione Europea. Questo significa che Roma da sola non decide le regole del gioco. E qui si apre un’altra questione: quanto
pesa davvero l’Italia a Bruxelles? C’è un vizio nazionale: quando qualcosa non funziona, è sempre colpa di qualcun altro. Se gli USA impongono dazi, gridiamo allo scandalo. Se però non investiamo abbastanza in produttività, logistica e infrastrutture, se ne parla molto meno. Il mercato globale è diventato più duro, più competitivo, più selettivo. E forse è proprio questo il punto che dovremmo accettare: non viviamo più nell’epoca del commercio facile. L’export italiano verso gli USA non è crollato, ma le condizioni non sono più comode come un tempo.
di Angela Casilli
La monarchia britannica può sopravvivere?
La monarchia britannica non è mai stata così sotto i riflettori. Dopo anni di scandali, interviste esplosive e critiche pubbliche, qualcuno aveva già scritto la sua fine. Il principe Andrew, con il suo coinvolgimento nello scandalo Epstein, sembrava destinato a trascinare la corona in una crisi senza precedenti. E invece, sorprendentemente, la macchina della monarchia tiene. I sondaggi Ipsos mostrano un calo nella popolarità dei reali, ma niente di drammatico: la maggioranza dei britannici resta favorevole al sistema, e chi sogna una repubblica resta minoranza, spes-
so confinato a discussioni accademiche o sui social. Il dato più interessante? Andrew, pur al centro dell’attenzione mediatica globale, non ha definito il destino della monarchia. Era troppo marginale per far tremare l’istituzione. King Charles e la famiglia reale, invece, hanno attraversato scandali e momenti di impopolarità in passato, riuscendo a mantenere saldo il loro ruolo simbolico. La lezione è chiara: la monarchia sopravvive perché è più grande dei singoli scandali, radicata nella storia e nell’immaginario nazionale, ma deve sempre fare i conti con l’opinione pubblica.
Ma non tutto è sereno. I giovani britannici guardano la corona con occhi critici. La monarchia, oggi, non può più contare solo sulla tradizione: trasparenza, etica e presenza sociale sono requisiti imprescindibili. Ogni passo falso è amplificato dai media e dai social network, e la distanza tra immagine pubblica e realtà privata può trasformarsi rapidamente in problema di consenso.
In questo contesto, la sopravvivenza della monarchia dipenderà dalla sua capacità di cambiare pelle senza perdere la propria identità. Non si tratta di abolire la corona, ma di reinventarla: più vicina alla gente, più credibile e meno vulnerabile agli scandali personali, pronta a rispondere alle sfide della modernità senza perdere fascino.
In sostanza, la monarchia britannica è resiliente, sì, ma sotto pressione costante. Può sopravvivere? Probabilmente sì. Può continuare a contare sul favore del pubblico senza adattarsi? Forse no. La sfida dei prossimi anni non sarà solo personale, ma istituzionale: meritarsi il consenso giorno dopo giorno, al di là dei titoli, delle storie e dei vecchi fasti.
Nessun aiuto per le ISIS brides australiane
Il Primo Ministro Anthony Albanese ha dichiarato “solo disprezzo” per le donne australiane rimaste nei campi in Roj Camp dopo aver aderito allo Stato Islamico, sottolineando che il governo non fornirà alcun supporto per il loro rimpatrio. Tra di loro ci sono anche bambini, molti dei quali nati o cresciuti nei territori controllati dai jihadisti. Intervistato da ABC Radio, Albanese ha precisato che la responsabilità ricade sulle madri che hanno deciso di partire per conflitti esteri “contro l’interesse
nazionale australiano”. Sulla sorte dei figli, il premier ha aggiunto: “Ho disprezzo per i genitori che li hanno messi in questa situazione. Non assisteremo il loro ritorno”.
L’opposizione ha subito criticato la posizione del governo. Angus Taylor ha chiesto di “chiudere le porte” alle donne e ha sollecitato nuove misure legislative per impedirne il ritorno. “Non credo che persone che vogliono portare odio e violenza in Australia debbano rientrare nel Paese”, ha affermato. Il ministro degli Affari Inter-
ni, Tony Burke, ha confermato che 34 donne e bambini hanno ottenuto passaporti australiani, spiegando che “ogni cittadino ha diritto a un passaporto”. Il portavoce dell’opposizione per gli Affari Esteri, Jonno Duniam, ha invece contestato la concessione dei documenti, sottolineando la possibilità di rifiutarli per motivi di sicurezza nazionale.
Critiche sono arrivate anche dai Greens e dalle ONG come Save the Children Australia. Mehreen Faruqi, senatrice dei Greens, ha definito “disdicevole” l’assenza di iniziative per il ritorno dei cittadini australiani, mentre il CEO di Save the Children, Mat Tinkler, ha sottolineato che i bambini nei campi siriani vivono condizioni “tra le peggiori al mondo”.
Il dibattito mette in luce il delicato equilibrio tra obblighi legali, sicurezza nazionale e responsabilità umanitaria, con le autorità australiane chiamate a gestire un rimpatrio complesso, che coinvolge donne considerate complici del terrorismo e i loro figli, vittime di scelte altrui.
Tragic Heart Transplant in Naples Sparks Investigation
A young boy in Naples has tragically died after receiving a “burnt” heart during a transplant procedure, sparking national outrage and an official investigation into the handling of the donated organ. His mother, Patrizia, confirmed that palliative care has begun to ease her son’s suffering, stressing that the measure is not euthanasia but a way to stop aggressive treatment. Speaking on television, she said: “The most humane thing to do is request this path. I will be with him until the end.” Her words highlight the family’s heartbreak and the difficult choices they face amid medical failure.
The incident traces back to 23 December in Bolzano, where a donor heart was removed from a recently deceased child. The organ was intended for immediate transplant in Naples. Prosecutors in Naples are investigating how the heart became damaged during transport, reportedly due to improper use of dry ice. Initial findings suggest the damage rendered the heart unusable by the time it arrived in Naples. Authorities are also questioning why a specialised thermal container, designed to preserve donor organs and available in Naples since 2024, was not used. Hospital reports indicate staff were hesitant to operate the device due to insufficient training, exposing a critical gap in hospital protocols for organ transport.
The inquiry is being led by Public Prosecutor Giuseppe Tittaferrante, under the coordination of Deputy Prosecutor Antonio Ricci and Prosecutor Nicola Gratteri. Six medical professionals from Monaldi Hospital are now under investigation for negligent injury. Officials are scrutinising decisions made during both the organ extraction in Bolzano, carried out by Dr Gabriella Farina, and the transplant in Naples, performed by Dr Guido Oppido. All staff present during the procedures have been asked to provide detailed testimonies to clarify exactly how the errors occurred.
Internal hospital documents reveal that at around 10:55am on 23 December, the donor heart was washed with cold solution and placed in a container. Staff were instructed to supplement missing ice, and dry ice was reportedly added without checking whether it was suitable for organ preservation. The organ became irreparably damaged before it could be transplanted into the young patient.
To make matters worse, the surgical team in Naples had already begun operating on the boy before realising the donor heart was compromised, raising serious questions about protocol adherence, risk assessment, and communication during highstakes procedures.
The boy remains in critical condition, with other organs reportedly affected. In Nola, his hometown, a candlelight vigil was held to show support for the family, reflecting widespread public sympathy and concern. The incident has sparked debate across Italy about hospital preparedness, organ transport procedures, and the ethical limits of life-saving medical interventions.
Medical experts note that heart transplants are among the most complex procedures in medicine, requiring meticulous planning, precise timing, and strict adherence to established guidelines. Any lapse—whether during preparation, transport, or surgery—can have catastrophic consequences. In this case, a combination of procedural oversights, lack of staff training, and miscommunication appears to have played a role.
Beyond the technical failings, the case underscores the profound human cost of errors in medical care. For Patrizia, the priority remains her son’s comfort and dignity. Her appeal to focus on humane care highlights the ethical dilemmas that medical teams face when life-saving interventions go tragically wrong.
Authorities are now examining wider issues, including staff training programs, hospital protocols, and logistical planning for organ transport. The inquiry aims not only to determine responsibility but also to implement safeguards to prevent similar tragedies in the future. Health experts are calling for stricter oversight and mandatory training for all personnel involved in organ transplants, from the extraction team to surgical teams in receiving hospitals.
As the investigation unfolds, families, medical professionals, and the public are waiting for answers on how such a critical failure could occur and what measures will be introduced to prevent recurrence. The Naples heart transplant tragedy serves as a stark reminder of the delicate balance between medical innovation and patient safety, and the consequences when that balance is lost.
Azzurri di Tiro al Volo in Australia per il Mondiale
La Console Generale d’Italia a Melbourne, Chiara Mauri, ha ricevuto, presso la sede consolare, la Nazionale italiana di Tiro al Volo, in città per partecipare al Campionato del Mondo della disciplina. Un incontro cordiale e significativo che ha voluto sottolineare la vicinanza delle istituzioni italiane agli atleti impegnati in una competizione internazionale di grande prestigio.
La delegazione azzurra, composta da atleti e staff tecnico, rappresenta una delle eccellenze sportive del nostro Paese, forte di una tradizione ricca di successi a livello mondiale e olimpico.
Melbourne, in questi giorni, è stata teatro di sfide ad altissimo livello che vedono confrontarsi i migliori tiratori provenienti da
ogni continente. Nel corso dell’incontro, la Console Generale ha espresso parole di incoraggiamento e sostegno, evidenziando come lo sport sia uno straordinario strumento di promozione dell’Italia nel mondo. La presenza della Nazionale in Australia non è solo un appuntamento agonistico, ma anche un’occasione per rafforzare i legami con la numerosa comunità italiana locale e valorizzare l’immagine del Paese all’estero. Le competizioni si concluderanno a breve, al termine di giornate intense e decisive. A tutti gli atleti azzurri va un sentito “in bocca al lupo”, con l’auspicio che possano tornare a casa con risultati all’altezza del loro talento e dell’impegno profuso.
Apre atelier "Spazio Tarocchi"
Si è svolta nei giorni scorsi l’inaugurazione di “Spazio Tarocchi”, la nuova opera site-specific dell’artista contemporaneo Shaun Gladwell, commissionata per SPAZIO DI STASIO e sviluppata in stretta collaborazione con il mecenate e ristoratore Rinaldo Di Stasio.
By Tom Padula
Solarino Social Club
Serata Danzante
Sabato, 28 febbraio - 6.00pm
Maria Formica: 0402 087 583
Santo Gervasi: 0435 875 794
Ibleo Social Club
Notte Hawaiana
Sabato, 28 febbraio - 6.30pm
Sam Lo Grasso: 039402 2236
Lina Palermo: 0481 963 295
L’evento ha segnato la presentazione ufficiale dell’installazione video immersiva, frutto di numerosi viaggi di ricerca in Italia. L’opera combina performance art e immagini in movimento, creando un ponte culturale tra Australia e Italia attraverso una narrazione visiva intensa e simbolica ispirata ai tarocchi.
Alla serata inaugurale era presente anche la Console Generale d’Italia a Melbourne, Chiara Mauri, la cui partecipazione ha sottolineato il valore culturale dell’iniziativa e il significato del dialogo artistico tra i due Paesi.
La sua presenza ha rappresentato un riconoscimento istituzionale a un progetto che rafforza i legami cuturali italo-australiani.
“Spazio Tarocchi” nasce nell’ambito dell’impegno di lungo periodo di Di Stasio verso progetti artistici e architettonici che si sviluppano oltre i tradizionali spazi museali e galleristici. L’iniziativa si fonda su un dialogo continuo, riassunta nel principio “Culture Not Fear”.
Un Cuore Italiano: A Tribute to Heart and Heritage
by Tom Padula
Un Cuore Italiano is the new John St Peeters OAM event that Italians and Italophiles in Australia are eagerly awaiting: a prestigious, one-off event on Sunday, 29 March 2026, at 4.00 pm. The venue is Pullman on the Park, Albert Park Lakes, Melbourne, as part of the Grand Prix month of activities that creates interest worldwide.
John St Peeters (I still prefer to call him Johnny Lo Piccolo) is the creative director who has prepared this show over a four-year period. The show features 115 musicians and singers who will showcase Italian song and music from Italy, the Italian diaspora worldwide, and Italian artists born outside Italy.
This rich content is inspired, with deep gratitude, by John, who has been proud of his Italian heritage since his childhood days. The memories of his father rest deep in his son’s soul and heart.
This is a once-in-a-lifetime, history-making event for all Italians who helped shape Australia, and it is dedicated to the endur-
ing memory of his beloved father, who passed away in 2024. “This is more than a show — it’s a celebration of heart, heritage, and history,” said St Peeters.
Looking at the press release by John St Peeters has given me insight into just how important this event, “Un Cuore Italiano,” is — especially for all who have background, heritage, and culture as part of their identity as Australians of second, third, fourth, and subsequent generations. There is no doubt that pride in the green, white, and red
flag is well placed in the hearts of many when Italy competes at world sporting events, especially at Grand Prix time here in Melbourne. Families, friends, and communities alike will gather to experience this remarkable celebration together, creating memories to cherish forever. The title of this show is very appropriate, and we all wish John St Peeters every success in this major opportunity to showcase the Italian heart. Someone once said that in all people worldwide there is a trace of Italy’s culture in their heart.
Williamstown Italian Club Honours Pellegrinis
A slice of Melbourne’s Italian heart was on full display as the Williamstown Italian Social Club gathered at the iconic Pellegrini’s Espresso Bar to celebrate the continuing success of the documentary Pellegrinis – A Melbourne Story.
Over the past 12 weeks, thousands of people have flocked to cinemas across Victoria to experience the film, a heartfelt tribute to one of the city’s most beloved institutions. The documentary captures the spirit, history and community that have defined Pellegrini’s for decades — a place where coffee, conversation and culture blend seamlessly.
The filmmakers, Frank Lotito and Rob Gabriel, have been warmly thanked for bringing this treasured story to the big screen. Their work has resonated deeply with audiences, especially within Melbourne’s Italian community, who see in Pellegrini’s not just a café, but a living symbol of migration,
resilience and belonging.
A special screening will take place on Friday 27 February at 6.30pm at the Sun Theatre in Yarraville, offering another opportunity for audiences to connect with the story. Cinema Nova in Carlton is also continuing screenings.
One particularly touching moment occurred last week in Bendigo, when Leon — who features in the documentary — attended
his wife Barbara. The couple have been visiting Pellegrini’s for over 70 years. Their presence was a powerful reminder of why this story matters: it is about people, loyalty, tradition and shared memories.
As excitement builds for the next phase of the film in March, supporters are encouraged to continue backing this beautiful Melbourne legacy, supported by Vittoria Coffee and the Sun Theatre.
a cura di Tom Padula
with
Memorial Cup remembers Michele Simeone
The spirit of community and competition was on full display on Sunday, February 15, as the Campania Club hosted the annual Michele Simeone Memorial Cup, a much-loved fixture on the South Australian bocce calendar.
Organised under the banner of Bocce SA, the event brought together players, families and supporters to honour the memory of the late Michele Simeone, a passionate and dedicated bocce enthusiast whose love for the game left a lasting mark on the
community.
The day carried special significance for the Simeone family, with Michele’s sons – Tony, Aggie and Elio – attending the luncheon alongside relatives and friends. Their presence underscored the strong family ties that continue to define the memorial tournament, now an important annual tradition.
Participants praised the Campania Club volunteers for their tireless efforts in preparing lunch and ensuring the smooth
Sentito incontro "Let’s
running of the competition. The Simeone family was also thanked for its ongoing sponsorship of the event, as well as for providing fresh cherries enjoyed by guests during the meal. Appreciation was extended to the ladies who organised the morning tea, adding a warm and welcoming touch to the day’s proceedings.
Competition on the greens was spirited, reflecting Michele Simeone’s own enthusiasm for the sport. At the conclusion of play, Tony Simeone presented the prizes. Taking out first place were Tony Maio and Erminio Ranaldo. Second place went to Achille Piccirillo and Olindo De Ieso, followed by Clemente Maione and Giuseppe Minicozzi in third. Fourth place was awarded to Giuseppe Musolino, Angelo Callisto and Angelo Addabbo.
The memorial cup once again proved a fitting tribute to a respected member of the bocce community.
Catch Up"
Un pomeriggio all’insegna dell’amicizia, della tradizione e della convivialità. Il WA Italian Club inc ha condiviso su Facebook l’album fotografico dell’edizione di febbraio 2026 di “Let’s Catch Up”, il primo appuntamento dell’anno che ha riunito soci e amici della comunità italiana del Western Australia.
Tredici nuove fotografie raccontano l’atmosfera calorosa dell’incontro: tavoli imbanditi, sorrisi sinceri, abbracci tra vecchi amici e nuove conoscenze.
L’iniziativa, ormai diventata un appuntamento fisso nel calendario del club, nasce con l’obiettivo di mantenere vivi i legami all’interno della comunità, offrendo uno spazio accogliente dove condividere storie, ricordi e progetti futuri.
“Grazie a tutti coloro che si sono uniti a noi per il primo Let’s Catch Up dell’anno”, si legge nel post pubblicato sui social. Un messaggio semplice ma significativo, che riflette lo spirito dell’associazione: creare mo-
al WA
Club
menti di aggregazione autentica, nel segno delle radici italiane e dell’inclusione.
L’evento di febbraio ha segnato una ripartenza dopo la pausa estiva australiana, confermando la voglia di ritrovarsi e di partecipare attivamente alla vita del club. Non solo un’occasione sociale, ma anche un momento per presentare le prossime attività in programma.
Tra queste spicca il prossimo appuntamento già annunciato: mercoledì 4 marzo si terrà infatti il “Let’s Catch Up March 2026: Homemade Biscuit Competition”, una gara di biscotti fatti in casa che promette di unire creatività, tradizione e un pizzico di sana competizione. Un evento che richiama i sapori della cucina italiana e la passione per le ricette tramandate di generazione in generazione.
Il WA Italian Club continua così a rappresentare un punto di riferimento per la comunità, valorizzando la cultura italiana in Australia.
LisAmore celebra il Convivio
LisAmore porta a Lismore il sapore autentico del pranzo all’italiana con Tavola LisAmore!, un evento che celebra la tradizione del convivio, fatta di condivisione, calore e buona cucina. Nella cornice del rinnovato William Smith Pavilion, l’iniziativa offrirà un’esperienza che va oltre il semplice pasto, trasformandosi in un momento di incontro e cultura gastronomica.
Protagonista sarà la famiglia Maiorano, guidata dalla chef Daniela Maiorano, quarta generazione di una storia culinaria nata in Abruzzo. Cresciuta tra le ricette della nonna e gli gnocchi fatti a mano, Daniela propone una cucina che rispetta gli in-
gredienti e valorizza i prodotti locali. Insieme al fratello Attilio, presenterà una proposta “Made in Italy, plasmata in Australia”, capace di unire radici italiane e stagionalità australiana.
Il menù prevede antipasti tradizionali con bruschette, arancini e focaccia, seguiti da risotto stagionale e rigatoni al dente, per concludere con dessert artigianali e biscotti tipici.
Non mancheranno drink di benvenuto, vini DeBortoli, spritz e birre italiane.
Con un biglietto Early Bird a 125 dollari e una promozione per tavoli da dieci, l’evento sostiene anche Women Up North, unendo gusto e solidarietà.
Un tributo speciale a uno dei più grandi intellettuali italiani: la comunità culturale di Wellington si è riunita ieri per commemorare il decimo anniversario della scomparsa di Umberto Eco, scrittore, semiologo e pensatore critico di fama mondiale.
L’evento, organizzato dall’Ambasciata d’Italia in Nuova Zelanda, in collaborazione con Te Herenga Waka-Victoria University of Wellington e Unity Books Wellington, ha richiamato appassionati di letteratura, studiosi e lettori curiosi, desiderosi di rendere omaggio al contributo duraturo di Eco alla cultura globale.
La serata si è aperta con il discorso dell’Ambasciatore Cristiano Maggipinto, che ha sottolineato come Eco abbia saputo coniugare rigore intellettuale e passione per la narrazione, influenzando generazioni di studiosi e lettori in tutto il mondo.
“La sua opera ci insegna a guardare il linguaggio e i segni con occhi nuovi, stimolando il pensiero critico e la curiosità”, ha afferma-
to l’ambasciatore, ricordando il lascito culturale che continua a vivere attraverso i suoi libri e le sue idee.
Particolarmente apprezzata la collaborazione con il Professor Marco Sonzogni e l’Università di Wellington, che hanno arricchito l’incontro con approfondimenti accademici sulle opere di Eco, mentre Unity Books ha offerto uno scenario intimo e suggestivo, tra scaffali di libri e lettori entusiasti.
Il pubblico ha partecipato con grande interesse, condividendo riflessioni sul valore universale di Eco e sul suo ruolo nell’educazione culturale e linguistica. La serata si è conclusa con un sentito ringraziamento a tutti i partecipanti, sottolineando come il pensiero di Eco rimanga vivo e influente, anche dieci anni dopo la sua scomparsa.
Un evento che ha riaffermato il legame tra Italia e Nuova Zelanda, celebrando la letteratura e la cultura come ponti tra popoli e generazioni.
Festa Italia brings the best of Hobart’s Italianness to full life
Smeraldo per Imma e Mario: 55 anni per i coniugi Imola
Cinquantacinque anni di matrimonio rappresentano un traguardo straordinario e un esempio autentico del valore dell’amore, della dedizione e della fede. Imma e Mario Imola celebrano le loro nozze di smeraldo con gratitudine per il cammino percorso insieme, fatto di condivisione, sacrifici e momenti di grande gioia.
Un percorso attraversato mano nella mano, superando difficoltà e cambiamenti, senza mai perdere la fiducia reciproca e la forza del loro legame.
Un’unione solida, cresciuta nel tempo e rafforzata dalla quotidianità, che ha saputo trasformarsi in una vera e propria eredità familiare. “Sono profondamente grata di aver condiviso questo incredibile viaggio con te, mio compagno”, è il pensiero che racchiude il significato di una vita
By Marco Testa
Hobart’s Italian community threw open its doors – and its kitchen – last Sunday, as Festa Italia transformed Federal Street in North Hobart into a bustling slice of the old country. The annual celebration, held at the Australian Italian Club, drew families, longtime residents and curious first-timers for a day of food, music and community pride.
From late morning, the usually quiet street filled with the aromas of wood-fired pizza, sizzling sausages and freshly brewed espresso. Queues formed early at the food stalls, where volunteers worked shoulder to shoulder to serve pasta, gelato and traditional sweets to an enthusiastic crowd. For many visitors, the festival offered not just lunch, but a taste of family memories and homeland traditions.
The atmosphere was intentionally that of an Italian piazza: open, noisy, convivial. Children ran between tables with gelato in hand, grandparents lingered over coffee and cake, and live music provided a constant soundtrack. Folk songs and popular Italian favourites encouraged clapping and occasional dancing in front of the stage, while conversations mixed English with Italian and regional dialects.
At the centre of it all stood the Australian Italian Club, which has hosted generations of migrants, their families and friends. On festival day, the clubhouse and its surrounds became a meeting point not only for people of Italian heritage, but for Hobart residents from all backgrounds keen to experience “la dolce vita” for an afternoon. The event remained free and family-friendly, continuing the organisers’ commitment to accessibility and inclusiveness.
activities. Alongside the food stands, community groups promoted language classes, social clubs and cultural projects aimed at keeping Italian traditions alive.
Families paused to ask about Italian lessons for their children, or picked up flyers for upcoming events at the club. In a state where communities are spread out, the Festa has become a focal point for staying in touch.
day encounters over a plate of pasta or a glass of wine.
vissuta fianco a fianco, sostenendosi sempre con affetto e rispetto, nella semplicità dei gesti quotidiani.
Dal loro matrimonio sono nati tre figli, cresciuti con valori forti e senso della famiglia. Oggi, insieme ai loro compagni di vita, hanno donato a Imma e Mario nove nipoti, presenza preziosa che riempie le loro giornate di energia, tenerezza e orgoglio. Ogni sorriso, ogni abbraccio e ogni traguardo condiviso rappresentano la conferma più bella del seme d’amore che hanno saputo coltivare.
La famiglia resta il centro della loro esistenza, un legame che continua a unire le generazioni nel segno dell’amore e della condivisione. La direzione di Allora! ai coniugi Imola augura un felice anniversario, con l’auspicio che il loro esempio continui a essere luce e guida per tutti.
Behind the scenes, the Festa is powered largely by volunteers who dedicate months of preparation to make the day run smoothly. Longtime committee member Silvia Catozzi has often described the event as a bridge between the older generation of migrants and younger Italian-Australians growing up in Tasmania. For her and many others, volunteering at the Festa is both a way to give back and a way to feel at home.
That sense of connection was visible in the mix of stalls and
Entertainment extended beyond the stage. Children’s games, informal competitions and the simple pleasure of sitting together in the sun helped keep people on site for hours. For some, the highlight was bumping into old friends and neighbours they had not seen since the previous edition. Others came specifically to show their children where Nonna and Nonno used to spend their weekends.
The festival also underscores the important role of Italian migration to Tasmania’s social fabric. Many of the volunteers and attendees are descendants of post-war migrants who arrived in Hobart with little English but strong community ties. Events like Festa Italia offer a public space to share those stories, not in a museum setting but in every-
Support from Italian and local institutions has helped the event grow. In recent years the festival has attracted attention beyond Hobart, with cultural bodies viewing it as a key showcase of Italian heritage in the state. That backing has allowed organisers to expand the program and improve facilities, while still retaining the intimate, community feel that regulars value.
As the sun began to set and the last coffees were poured, volunteers were already talking about “next year”. For them, the Festa is not just a single day on the calendar, but part of an ongoing effort to keep a culture vibrant and visible in a changing city. For the broader community, it is a reminder that multiculturalism is lived as much at street level – among food stalls, music and conversation – as in official speeches.
If the crowds and smiles at this year’s Festa Italia are any indication, Hobart’s appetite for Italian culture remains strong. And for one Sunday each February, a corner of North Hobart will continue to feel, sound and taste just a little bit like home for many.
Official proceedings of the Italian Festa
Mayor A. Reynolds, Sen.Carol Brown and Vice Consul Antonio De Cesare
Consul General of Italy C. Mauri and Hobart's New Honorary Consul
Collodi's Pinocchio makes an appearance at the Italian Festa
Winner of Festa Italia Hobart's Best Tiramisu
Festeggiato il Carnevale Italiano al Fraternity Club per grandi e piccini
di Maria Stella Vescio
Domenica 22 febbraio 2026, dalle ore 14:00 alle 16:00, la Sunken Lounge del Fraternity Club si è trasformata in un tripudio di colori, musica e allegria in occasione del Carnevale Italiano, un evento dedicato alle famiglie e alla valorizzazione delle tradizioni culturali italiane.
A guidare il pomeriggio è stata la Master of Ceremonies, Pina Macpherson, che ha aperto l’evento con i saluti di benvenuto e i ringraziamenti agli sponsor e alle associazioni presenti, introducendo il ricco programma della giornata.
Protagonisti indiscussi sono stati i bambini, coinvolti fin da subito nella formazione di gruppi di lavoro per la creazione delle maschere di Carnevale. Tra colori, glitter e fantasia, i più piccoli hanno dato vita a creazioni originali, immergendosi nello spirito autentico della festa.
Il programma è proseguito con brevi interventi istituzionali e con un momento musicale di grande intensità: l’esecuzione del celebre brano “O mio babbino caro” dall’opera Gianni Schicchi di Giacomo Puccini, interpretato da Maria Stella Trombetta Vescio. L’aria, tra le più amate del repertorio operistico italiano, ha incantato il pubblico con la sua delicatezza e profondità emotiva. Subito dopo, senza introduzione, è andata in scena una breve rappresentazione teatrale a cura del Presidente della Bottega d’Arte Teatrale di Sydney, Santo Crisafulli. La performance ha incluso un momento ispirato al celebre film La vita è bella, coinvolgendo il pubblico in un mix di emozione e riflessione, per poi proseguire con uno sketch brillante e coinvolgente.
La tradizione popolare è stata celebrata attraverso l’esecuzione di un ballo folkloristico italiano, la Tarantella/Pizzica, interpretata da Maria Timpano e Giuseppe Iaccovelli. Durante la presentazione è stato spiegato il significato storico di questa danza del Sud Italia, legata al simbolismo del morso della “taranta” e al ritmo incalzante che, secondo la tradizione, aveva un potere liberatorio e terapeutico.
Un momento particolarmente suggestivo è stato l’ingresso in sala delle maschere tradizionali: Santo Crisafulli nei panni di Pulcinella e Stella come Colombina,
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Open 6 days a week! Mon-Fri 8am-4.30pm Sat 8am-3pm
figure iconiche della Commedia dell’Arte che hanno regalato sorrisi e scatti fotografici con il pubblico.
Maria Rosa ha poi declamato la poesia “Febbraio”, mentre in sottofondo la musica accompagnava i bambini nella fase finale della realizzazione delle loro maschere.
Grande entusiasmo per la sfilata dei costumi carnevaleschi, animata dalle note di Gioca Jouer, che ha trasformato la sala in una vera festa collettiva tra balli, luci e video. La giornata si è conclusa con la premiazione della maschera più bella e la distribuzione di caramelle a tutti i bambini.
Non sono mancati i ringraziamenti ufficiali a Santo Crisafulli, Maria Timpano, Giuseppe Iaccovelli, Maria Rosa, al Conso-
le Generale per il suo sostegno e a tutti gli sponsor, tra cui la Bottega d’Arte Teatrale, Maria’s Flowers and Gifts Warrawong, Chloe Gaudiosi e le associazioni rappresentative della comunità italiana locale: IATI, Marchigiani, P.K. Football Club, Friends of Illawarra e il Gruppo Giovani Italiani dell’Illawarra.
Il pomeriggio si è concluso con un rinfresco dedicato ai dolci tipici del Carnevale italiano, occasione per raccontare le tradizioni regionali e ringraziare i volontari che con generosità hanno preparato e donato le specialità.
Tra musica, cultura e convivialità, il Carnevale Italiano al Fraternity Club si è confermato un appuntamento capace di unire generazioni diverse nel segno dell’identità, della creatività e della gioia di stare insieme.
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Il Console Rubagotti consegna dei doni ai bambini
Pina Lupi McPherson
Bambini in maschera presenti alla Festa di Carnevale
Santo Crisafulli interpreta Pulcinella della Commedia dell'Arte
Maria Stella Vescio canta "O mio babbino caro” di Puccini
Maria Timpano e Giuseppe Iaccovelli interpretano La Tarantella/Pizzica
La giovanissima Maria Rosa recita una poesia "Febbraio" di Rodari
Maria Stella Vescio, Console Gianluca Rubagotti e Maria Di Carlo
Console Gianluca Rubagotti
Dalle parole alle immagini serata di dialetti e varietà d'italiano
Alcuni dei giovani che hanno partecipato all'evento
di Lorenzo Canu
Giovedì 19 febbraio, in occasione della Giornata Nazionale del Dialetto e delle Lingue Locali, l'Istituto Italiano di Cultura di Sydney ha ospitato la terza edizione di un appuntamento sul multiculturalismo italiano: "Dalle parole alle immagini: dialetti e varietà dell'italiano tra lingua parlata e cinema" ha riunito appassionati e curiosi per un viaggio nella straordinaria ricchezza
linguistica dell'Italia contemporanea.
Il direttore Marco Gioacchini ha aperto la serata accogliendo i partecipanti, e annunciando che il professor Gargiulo, previsto in collegamento online per la seconda presentazione, non avrebbe potuto partecipare per un imprevisto familiare. Gargiulo aveva però inviato la sua presentazione, e Gioacchini ha preso su di sé il compito di restituirne
i contenuti. Il Console Gianluca Rubagotti ha quindi preso la parola con una battuta che ha subito scaldato la sala: "Non fatemi degli scherzi sul mio dialetto, perché potrei salutarvi in bresciano, e il dialetto di Brescia è anche fonte di letteratura." Ha poi ricordato come questa terza edizione sia la conferma di quanto il Sistema Paese possa fare nella promozione della lingua e della cultura italiane all'estero, attraverso la collaborazione virtuosa tra Consolato, Istituto e comunità.
La prima parte della serata, tenuta dal Dipartimento d'italiano della Sydney University, ha offerto una panoramica sulle varietà dell'italiano contemporaneo: dai dialetti - lingue sorelle dell'italiano, non sue versioni corrotte - alle varietà regionali, dal neostandard all'italiano popolare, fino alle lingue dei migranti che oggi fanno parte del tessuto sociale italiano.
La parte più attesa è stata quella dedicata al cinema, interamente condotta da Gioacchini. Partendo dalla presentazione di Gargiulo e arricchendola con proprie riflessioni e il contributo dello staff dell'Istituto, il direttore ha guidato il pubblico attraverso quasi un secolo di storia cinematografica, mostrando come il dialetto sia stato molto più di un colore locale: uno strumento narrativo preciso, una scelta estetica e ideologica.
Dal cinema fascista dei "tele-
foni bianchi" - dove Luigi Freddi promuoveva quella che Gioacchini ha chiamato "dialettofobia" - al neorealismo del dopoguerra, che porta sullo schermo la lingua reale della gente comune. Poi Pasolini e il romanesco di Accattone e Mamma Roma, dove il passaggio tra dialetto e italiano rivela il conflitto interiore dei personaggi; il napoletano di Troisi in Ricomincio da tre. Il cinema contemporaneo ha aperto a nuovi multilinguismi: lo slang romano di Amore tossico, il siciliano di Via Castellana Bandiera, il bengalese di Bangla, fino all'arabo e francese di Io Capitano. Ogni lingua, ha osservato Gioacchini, segna un confine: tra classi sociali, tra spazio familiare e pubblico, tra chi appartiene e chi è escluso. In chiusura, alcune curiosità: padroneggiare più dialetti è una competenza che gli attori italiani dichiarano esplicitamente ai provini; i sottotitoli hanno aper-
to nuove possibilità espressive dal 2000 in poi, e le film commission regionali incoraggiano la produzione in lingua locale - e l'Istituto ha ospitato edizioni del festival del cortometraggio sardo. I ringraziamenti finali sono stati affidati al Com.It.Es. Una nota a margine, ma non marginale: tra il pubblico della serata si è notata una presenza incoraggiante di volti giovani, segno che l'Istituto sta riuscendo ad aprire i propri eventi a nuove generazioni - il pubblico del futuro della cultura italiana a Sydney.
Presentazione del Console Generale Dr. Gianluca Rubagotti
Il Direttore Marco Gioacchini presenta durante l'evento
Yarralumla celebra il Carnevale Italiano
Grande entusiasmo alla Yarralumla Primary School, l’assemblea scolastica si è trasformata in una vivace celebrazione del Carnevale italiano, tra colori, sorrisi e un forte spirito di condivisione culturale. Ospite d’onore della giornata è stato l’Ambasciatore d’Italia in Australia, Nicola Lener, che ha partecipato ai festeggiamenti accompagnato dalla dirigente scolastica Valentina Biguzzi. L’incontro ha rappresentato un momento si-
gnificativo per studenti, insegnanti e famiglie, riuniti per valorizzare l’importanza della lingua e della cultura italiana all’interno del percorso educativo.
Durante la visita, l’Ambasciatore ha avuto modo di incontrare gli alunni e assistere alle attività preparate per l’occasione, esprimendo apprezzamento per l’entusiasmo e la partecipazione dimostrati. In particolare, si è congratulato con il corpo docente e con la co-
munità scolastica per l’eccellente programma di lingua italiana, elemento distintivo di questa realtà educativa.
La Yarralumla Primary School è infatti l’unica scuola bilingue di Canberra, un modello virtuoso di integrazione linguistica e culturale che promuove il bilinguismo fin dalla prima infanzia. Il Carnevale ha offerto l’opportunità di mettere in scena tradizioni italiane attraverso costumi, musica e attività tematiche, trasformando la scuola in un piccolo angolo d’Italia.
L’iniziativa ha sottolineato il valore dell’educazione bilingue come strumento fondamentale per costruire ponti tra Paesi e culture diverse. Eventi come questo rafforzano non solo le competenze linguistiche degli studenti, ma anche il senso di apertura, inclusione e appartenenza a una comunità internazionale sempre più interconnessa.
Una giornata di festa che ha unito educazione, identità e dialogo culturale.
Ricordata l'Ambasciatrice Francesca Tardioli
Lo scorso 19 febbraio, di fronte alla mimosa nel giardino dell'Ambasciata, simbolo di memoria e rinascita. piantata nel 2022 in suo onore, la comunità diplomatica italiana ha commemorato la scomparsa dell’Ambasciatrice
Francesca Tardioli. Un momento raccolto e carico di emozione, che ha riunito colleghi, amici e rappresentanti istituzionali nel segno del ricordo e della gratitudine. Nel corso della cerimonia, l’Ambasciatore Nicola Lener ha uffi-
cialmente intitolato alla collega e amica la sala conferenze della Sede diplomatica. Un gesto simbolico ma concreto, che consegna alla memoria futura il nome di una servitrice dello Stato stimata per professionalità, dedizione e profondo senso delle istituzioni. Francesca Tardioli, diplomatica di lungo corso, aveva intrapreso la carriera nel Ministero degli Affari Esteri italiano distinguendosi fin dagli inizi per rigore e sensibilità internazionale. Nel corso degli anni ha ricoperto incarichi di crescente responsabilità in Europa e in Medio Oriente, maturando una solida esperienza nei dossier politici e consolari. Era apprezzata per la capacità di dialogo, l’attenzione alle comunità italiane all’estero e la cura delle relazioni bilaterali, svolgendo il proprio servizio con discrezione e determinazione.
La sua scomparsa, avvenuta tragicamente nel 2022, aveva suscitato profondo cordoglio non solo nella Farnesina ma anche tra i partner internazionali con cui aveva collaborato. La piantumazione della mimosa e, oggi, l’intitolazione della sala conferenze rappresentano segni tangibili di un’eredità umana che continua a vivere nell’azione quotidiana della diplomazia italiana.
Cugino Pizzeria lascia Leichhardt dopo 38 anni
Dopo quasi quattro decenni di attività, la storica Il Cugino Pizzeria di Leichhardt è stata messa in vendita, segnando la fine di un’era per la famiglia italiana che l’ha gestita dal 1988. Situata sulla celebre Norton Street, la pizzeria ha rappresentato per generazioni un punto di riferimento per la comunità locale, offrendo classici come la pizza margherita, gli spaghetti alla bolognese e gli immancabili caffè espresso. Leichhardt, conosciuto come il cuore della “Little Italy” di Sydney, ha accolto dagli anni ’50 molti migranti italiani, trasformando la zona in un vivace crocevia culturale e gastronomico. Le trattorie, le pasticcerie e i caffè hanno creato un vero e proprio spazio sociale dove la comunità poteva incontrarsi e condividere momenti di vita quotidiana. Secondo Michael Montano, direttore del Montano Group e agente della vendita, l’attività rappresenta uno stile di ospitalità sempre più raro. “Non se ne vedono più – luoghi gestiti direttamente dai proprietari dove si chiacchiera, si discute di politica, proprio come in Italia con un caffè in mano,” spiega Montano.
Prima di trasferirsi a Norton Street, la famiglia aveva gestito un’attività a Surry Hills, mantenendo sempre un forte legame con la tradizione italiana. Negli ultimi anni, tuttavia, molte attività familiari storiche di Leichhardt hanno chiuso o cambiato gestione, mentre nuovi distretti gastronomici emergono in zone come Haberfield e Five Dock.
La pizzeria, offerta in vendita per negoziazione con una guida di 1,9 milioni di dollari, si estende su un terreno di 220 metri quadrati. La proprietà presenta flessibilità edilizia che potrebbe permettere uno sviluppo verticale, previa approvazione del consiglio comunale, e rappresenta un’opportunità per chi desidera continuare l’attività o esplorare potenziali progetti di riqualificazione.
Con il crescente interesse di investitori locali, la vendita di Il Cugino Pizzeria offre l’opportunità di acquisire un pezzo della storia culinaria di Leichhardt, preservando un’icona di un’epoca in cui le pizzerie erano più di un semplice locale: erano un luogo di comunità.
Sinergia tra Istituto Italiano di Cultura e Instituto Cervantes
All’Istituto Italiano di Cultura Sydney si rafforza il dialogo culturale europeo. Questa settimana il Direttore Marco Gioacchini ha accolto Germinal Gil de Gracia, nuovo Direttore dell’Instituto Cervantes Sydney, per un incontro dedicato alle prospettive di collaborazione tra le due istituzioni.
Il colloquio si è svolto in un clima di grande cordialità e sintonia, con l’obiettivo di consolidare un rapporto già solido e proiettarlo verso nuove iniziative condivise. Italia e Spagna, unite da profonde affinità storiche e culturali, rappresentano due pilastri della tradizione mediterranea in
Australia, dove le rispettive comunità continuano a svolgere un ruolo dinamico e creativo nel panorama sociale e artistico. Al centro della conversazione, l’idea di sviluppare progetti congiunti capaci di valorizzare il patrimonio linguistico, letterario, cinematografico e musicale dei due Paesi. Eventi, rassegne, incontri con autori e artisti, ma anche programmi educativi e attività rivolte ai giovani: sono molte le possibilità di cooperazione che potrebbero prendere forma nei prossimi mesi, rafforzando il dialogo interculturale e promuovendo una visione europea condivisa.
La Festa d'Autunno dei Figli del Grappa inaugura la stagione
Favero in ottima compagnia
di Maria Grazia Storniolo
Domenica 22 febbraio, l’Associazione Figli del Grappa ha celebrato il suo atteso appuntamento annuale per celebrare l'arrivo della stagiona autunnale presso la sala Michelini del Club Marconi, riunendo circa 140 persone in un clima di amicizia, memoria e autentico spirito comunitario.
La giornata si è aperta con un momento particolarmente emo-
zionante: l’esecuzione dell’Inno del Monte Grappa, interpretato con grande partecipazione da Bruno Parolin e Federico Simonetto. Il canto, simbolo di identità e di appartenenza, ha dato ufficialmente inizio ai festeggiamenti, suscitando nei presenti un forte sentimento di orgoglio e di condivisione delle proprie radici.
A seguire, il presidente Fe-
derico Simonetto ha rivolto un caloroso saluto ai partecipanti, ringraziandoli per la numerosa presenza e per il costante sostegno alle attività dell’associazione. Un ringraziamento speciale è stato inoltre rivolto al Club Marconi per l’accoglienza e per l’ottimo pranzo, particolarmente apprezzato da tutti i convenuti.
Durante la giornata è intervenuto anche il presidente del Club Marconi, Morris Licata, che ha espresso gratitudine per l’invito e per la scelta dell’associazione di condividere questo significativo momento presso la struttura, sottolineando l’importanza di iniziative che rafforzano i legami culturali e sociali della comunità italiana.
L’intrattenimento musicale è stato affidato al Maestro Tony Gagliano che, con la sua consueta professionalità, ha saputo coinvolgere il pubblico con un repertorio vario e adatto a tutti i gusti, alternando musica da ascolto e brani da ballo. Alcune esibizioni sono state impreziosite dalla voce di Dino Seragliova, molto apprezzata dai presenti.
La giornata si è conclusa con una ricca lotteria, accolta con entusiasmo e partecipazione. Un finale festoso e conviviale che ha suggellato un evento riuscito, confermando ancora una volta il valore dell’unione, della tradizione e dello stare insieme.
Marconi Automobile Club Breakfast Drive to Maldini’s By The River
By Guy Zangari
The Marconi Automobile Club’s (MAC) first drive event for 2026 commenced with a scenic Breakfast Drive to Maldini’s By The River, set along the picturesque banks of the Nepean River. Members arrived with a strong sense of anticipation, proudly polishing and preparing their vehicles for the club’s first official gathering of the year. The event provided an opportunity for MAC enthusiasts to reconnect and enjoy a relaxed morning together at the popular riverside venue.
Since its inception in June 2024, the Marconi Automobile Club has experienced steady growth, with membership continuing to rise. The MAC was established to bring together likeminded car enthusiasts who meet monthly and at times twice a month to share stories, enjoy a meal or coffee, and showcase their cherished vehicles.
This month’s Breakfast Drive drew an impressive turnout, including many families with young children. MAC member and young father Paul D’Orazio shared his appreciation for the
club’s welcoming culture, saying, “As a proud member of the club, I’ve seen firsthand how welcoming and inclusive our community is for individuals and families alike. There’s no pressure to attend every event, members are encouraged to participate as much or as little as they like, with everyone made to feel welcome regardless of their car, background, or age.
A strong sense of community and family has become a defining hallmark of the MAC. Members, along with their families and friends, are warmly encouraged to attend club events.
Vice-Captain Sam Noiosi noted, “People are embracing the MAC as family-friendly. My daughter and son-in-law, who do not even own a hotted-up car, have joined simply to experience the welcoming family atmos-
phere and our regular monthly events.” Maldini’s By The River also praised the MAC’s presence. Owner Pat Bava commented, “It was a pleasure to host the Marconi Automobile Club for breakfast. Our staff were struck by the friendliness and kindness of the group, and their cars certainly turned heads for locals enjoying their morning walk by the river.”
The Marconi Automobile Club welcomes new members of all ages and backgrounds. Vehicle type is no barrier; membership requires only one simple criterion: four wheels and an engine. For membership enquiries, please contact: Captain Guy Zangari – guy.zangari@icloud.com or ViceCaptain Sam Noiosi – samnoiosi@gmail.com.
Captain G. Zangari and Co-Captain S. Noiosi with MAC members
Team MAC departs from Club Marconi for the Breakfast Drive
Co-Captain Sam Noiosi draws the Lucky-Door Prize
Morris Licata con i coniugi Volpato, Zamprogno e amici
Ambrogio
Il tavolo di Eileen Santolin
Ivana Smaniotto, Federico Simonetto e Bruno Parolin
Un gruppo tutto al femminile
Nando, la startup italiana che rivoluziona
La startup italiana Nando, precedentemente nota come Re Learn srl, ha annunciato la chiusura di un aumento di capitale da 3,3 milioni di euro, un passo che segna un’importante tappa nel suo percorso di crescita internazionale. Il round è stato guidato da Maia Ventures (Praesidium SA), tramite il fondo Maia I, con la partecipazione del Fondo europeo per gli investimenti (Fei) attraverso il programma InvestEU Fund. A sostenere l’iniziativa anche Cdp Venture Capital sgr, tramite il Fondo Acceleratori e con il contributo del Fondo Piemonte Next, gestito da Cdp Venture Capital e sottoscritto da FinPiemonte. La raccolta ha visto inoltre la conferma di investitori storici, tra cui Club degli Investitori, La4G ed EMBA Capital Partners.
Fondata nel 2021 da Riccardo Leonardi, Fabrizio Custorella, Giovanni Lucifora, Federico Fedi e Simone Cavariani, Nando sviluppa soluzioni per il monitoraggio dei rifiuti basate su Intelligenza Artificiale, Machine Learning e Computer Vision. La startup è stata accelerata dal programma Zero, cleantech della rete nazionale degli acceleratori di Cdp Venture Capital, realizzato da Zest ed ELIS, con ENI come main corporate partner.
La piattaforma di Nando processa quotidianamente oltre 40.000 immagini di rifiuti provenienti da tutto il mondo, dal Giappone agli Stati Uniti, dagli Emirati Arabi all’Europa e al Regno Unito. Supporta oltre 80 clienti tra grandi produttori di rifiuti, come uffici corporate e siti industriali, gestori del servizio di raccolta urbana e mense, con nomi di rilievo tra i propri clienti, tra cui ISS, Narita International Tokyo Airport, Samsic Facility
Italia, A2A, IREN, Deloitte e Capgemini.
Grazie all’utilizzo di dati ad alta granularità in tempo reale, Nando permette di superare i limiti dei sistemi tradizionali basati su rilevazioni manuali e discontinue. La piattaforma consente di digitalizzare, automatizzare e ottimizzare la gestione dei rifiuti, riducendo tempi, costi e impatto ambientale. Nando integra il monitoraggio di diverse tipologie di rifiuti – alimentari, industriali e urbani – in un’unica dashboard, offrendo strumenti analitici intuitivi e pratici. Un’area specifica dell’azienda si concentra sul food waste nella ristorazione collettiva, con l’obiettivo di ridurre sprechi alimentari e generare benefici tangibili per le aziende in termini di costi operativi e impatto ambientale, collaborando con realtà internazionali come Dussmann. Il nuovo round di finanziamento consentirà a Nando di consolidare la sua posizione di leader
di mercato in due settori chiave: l’ottimizzazione della raccolta dei rifiuti urbani e la riduzione dello spreco alimentare. L’obiettivo è estendere le tecnologie di Intelligenza Artificiale, potenziare i sistemi di raccolta e analisi dati lungo tutta la filiera del waste management e rafforzare la capacità di fornire un punto di accesso unico ai dati sui rifiuti.
Riccardo Leonardi, CEO e cofondatore, sottolinea: “Abbiamo consolidato la nostra presenza nel panorama internazionale, servendo circa 80 clienti in 17 Paesi. Con questo nuovo capitale vogliamo sfruttare la spinta attuale del mercato dei rifiuti, dove l’aumento dei costi operativi e la scarsità di personale rendono cruciale la misurazione dei rifiuti. In particolare, la nostra soluzione per la ristorazione sta suscitando grande interesse, e il capitale raccolto ci permetterà di sviluppare ulteriormente la nostra tecnologia”.
Stefano Molino, responsabile del Fondo Acceleratori di Cdp Venture Capital, aggiunge: “Nando è un esempio concreto di come l’innovazione tecnologica possa generare un impatto positivo misurabile, ottimizzando la gestione dei rifiuti e riducendo lo spreco alimentare, contribuendo alla transizione verso un’economia più circolare e sostenibile”.
Andrea Galassi, partner fondatore di Maia Ventures, osserva: “Investire in Nando significa puntare su una piattaforma scalabile che trasforma un problema operativo in dati azionabili, con impatti economici e ambientali significativi”.
Mario Alparone, direttore di FinPiemonte, conclude: “Sostenere imprese come Nando rafforza le traiettorie di sviluppo dei prossimi bandi regionali, promuovendo applicazioni ad alto impatto delle tecnologie di riciclaggio e prevenzione dei rifiuti, coerenti con le strategie di inno-
vazione territoriale”.
Il modello di Nando non si limita alla semplice raccolta dei dati, ma permette alle aziende di trasformare le informazioni in azioni concrete e strategiche. Grazie alla capacità di analizzare grandi quantità di immagini e dati in tempo reale, le organizzazioni possono intervenire tempestivamente per ridurre inefficienze, prevenire sprechi e ottimizzare il ciclo di smaltimento dei rifiuti. Questa funzionalità risulta particolarmente preziosa in contesti complessi, come aeroporti, siti industriali o grandi complessi commerciali, dove la gestione dei rifiuti è tradizionalmente frammentata e poco monitorata.
In ambito food waste, Nando si distingue per l’approccio scientifico e misurabile: attraverso la piattaforma, le mense e le aziende di ristorazione collettiva possono quantificare gli sprechi alimentari, individuare le cause principali e intervenire con soluzioni mirate. La conseguenza non è solo economica, con riduzioni significative dei costi di approvvigionamento e smaltimento, ma anche ambientale, contribuendo a una gestione più responsabile delle risorse e alla riduzione dell’impatto ecologico.
Il team di Nando sta già lavorando a nuove funzionalità che integreranno ulteriormente l’analisi predittiva, anticipando picchi di produzione di rifiuti e suggerendo interventi automatici di ottimizzazione. L’espansione internazionale è un altro obiettivo chiave: la startup punta a consolidare la propria presenza in Nord America, Asia e Medio Oriente, mercati dove la pressione normativa e la sensibilità ambientale spingono le aziende verso soluzioni più sostenibili.
Lefebvriani respingono le proposte di Roma
di Luisella Scrosati
@LaNuovaBQ
«Se mi rallegro, ovviamente, di una nuova apertura al dialogo e di una risposta positiva alla proposta del 2019, non posso accettare, per onestà intellettuale e fedeltà sacerdotale, davanti a Dio e alle anime, la prospettiva e le finalità in nome delle quali il Dicastero propone una ripresa del dialogo nel presente frangente; né, contestualmente, la procrastinazione della data del 1º luglio». È doppio il rifiuto del Consiglio generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X alla proposta che il prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede aveva rivolto a don Davide Pagliarani in occasione del recente incontro del 12 febbraio scorso. Nel comunicato, che porta la data del 18 febbraio 2026, la FSSPX respinge l’idea di un dialogo finalizzato alla ricerca di un minimum per la regolarizzazione della propria situazione e, soprattutto, mantiene ferma la decisione di consacrare dei vescovi (secondo le nostre fonti sarebbero cinque) il prossimo 1° luglio, a prescindere dalla posizione che prenderà Leone XIV. Il Consiglio generale ha scelto di rendere pubbliche anche due lettere che testimoniano gli scambi recenti: la lettera di don Davide Pagliarani a mons. Guido Pozzo, allora Segretario della Commissione Ecclesia Dei (17 gennaio 2019), nella quale venivano proposti i temi di un nuovo scambio teologico; e la lettera (26 giugno 2017) che il cardinale Gerhard Müller, all’epoca prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, aveva inviato a mons. Bernard Fellay, in qualità di superiore generale della FSSPX, indicando le condizioni necessarie per ristabilire la comunione con la Chiesa.
La Fraternità lamenta il lungo silenzio della Santa Sede dopo
la proposta fatta nel 2019 per un confronto teologico, silenzio interrotto solo dopo il recente annuncio di nuove consacrazioni episcopali. Nella sostanza, la FSSPX respinge ogni possibilità di incontro sul piano dottrinale: «Sappiamo entrambi in anticipo che non possiamo metterci d’accordo sul piano dottrinale, con particolare riferimento agli orientamenti fondamentali adottati dopo il Concilio Vaticano II». I quadri della FSSPX ritengono peraltro che il clima attuale non sia propizio a causa della «minaccia ormai pubblica» di nuove sanzioni, dimenticando però che è stata la stessa Fraternità a mettere il Papa di fronte alla decisione irrevocabile già presa di consacrare nuovi vescovi.
Si comprende dunque come il fumo negli occhi della FSSPX non siano affatto i modernisti, ma il cardinale Müller (e Benedetto XVI), reo di «una decisione unilaterale» che avrebbe «solennemente stabilito, a suo modo, “i minimi necessari per la piena comunione con la Chiesa Cattolica”, includendo esplicitamente tutto il Concilio e il post-Concilio»; l’ostinazione «in un dialogo dottrinale troppo forzato e senza sufficiente serenità», continua don Pagliarani, avrebbe a lungo termine aggravato la situazione.
In pratica, la colpa del cardinale tedesco starebbe nell’aver posto delle condizioni più che ovvie per un accordo: accettare la Professio Fidei del 1988, cui ogni fedele cattolico è tenuto ad aderire e che viene richiesta previamente all’assunzione di un incarico ecclesiastico; accettare i documenti del Vaticano II e del Magistero successivo, secondo «il grado di adesione loro dovuto», come avviene per ogni documento del Magistero; accettare la validità e la legittimità del Rito riforma-
to dopo il Vaticano II (il che non comporta né l’obbligo di celebrare secondo questo rito, né l’impossibilità di sollevare delle critiche sulla riforma liturgica). Tre condizioni elementari, che appaiono comunque inaccettabili per la FSSPX.
Don Pagliarani gioca così la carta di ingraziarsi Fernández nel modo più cinico e opportunista possibile, ossia mostrandosi nemico del suo nemico. È colpa di Müller, di Benedetto XVI, di Giovanni Paolo II, di tutti coloro che hanno insistito su un minimum dottrinale per giungere ad un accordo, se la nave si è arenata prima di giungere al porto. La soluzione suggerita dalla FSSPX è invece quella di ricordare a Fernández il suo “primo amore”, di ritornare nel campo amico di Francesco, nella prospettiva del «todos, todos, todos», dei casi particolari di Amoris Lætitia, dell’uscita dagli schemi: «Nel corso dell’ultimo decennio, papa Francesco e Lei stesso avete ampiamente promosso “l’ascolto” e la comprensione di situazioni particolari, complesse, eccezionali, estranee agli schemi ordinari.
Avete pure auspicato un uso del diritto canonico che sia sempre pastorale, flessibile e ragionevole, senza pretendere di risolvere tutto mediante automatismi giuridici e schemi precostituiti. La Fraternità non Le chiede nient’altro nel presente frangente».
Don Pagliarani e i suoi assistenti si mostrano dunque particolarmente sensibili alla linea “flessibile” di Francesco, quella che ha devastato la Chiesa per oltre un decennio e ha spinto molti cattolici, spesso in buona fede, a frequentare le cappelle della Fraternità per sottrarsi proprio a questa sciagura.
E invece è proprio la “linea-Francesco”, a-dottrinale ed a-giuridica, che la Fraternità auspica; e non è un mistero che sia stato proprio Francesco il migliore interlocutore della FSSPX, la quale, forte dell’amicizia di Bergoglio con il secondo assistente generale, don Christian Bouchacourt, superiore del Distretto dell’America del Sud dal 2003 al 2015, ha cercato di sfruttare a proprio vantaggio le lacune del Papa argentino sulla dottrina e la sua allergia alla dimensione giuridica della Chiesa, per ottenere l’approvazione a continuare nella propria situazione scismatica.
Pope Leo: Religious authority is service, not domination
By Devin Watkins
Meeting with the General Chapter of the Legionaries of Christ, Pope Leo XIV says the role of authority in religious life is to focus the community on Christ, not as a means to dominate members.
Pope Leo XIV met on Thursday with participants in the General Chapter of the Legionaries of Christ, a religious congregation founded in Mexico in 1941. In his address, the Pope said General Chapters offer religious orders an opportunity to listen to the Holy Spirit and engage in communal discernment so as to guide the community into the future.
The Legionaries have received a charism within the Church, despite historical expressions and scandals that have led to pain and crises, he noted. Pope Leo encouraged the congregation’s members to continue to recall their history and seek renewal constantly in order to remain faithful to the Gospel, saying their charism offers a “valuable contribution” to the Church and the spiritual family of Regnum Christi, a lay movement.
“A charism is a gift of the Holy Spirit,” he said. “Every institute
and each of its members are called to embody it personally and in community, in a continuous process of deepening their own identity that places them and defines them within the Church and within society.” Yet, he added, each charism contains various forms and styles of life, which should be welcomed and discerned in order to live out fidelity to God’s call.
“Remember, then, that you are not owners of the charism, but its custodians and servants,” he said. “You are called to give your life so that this gift may continue to be fruitful in the Church and in the world.”
Pope Leo XIV invited the Legionaries of Christ’s leaders to recall that authority in religious life must serve the common life and focus a congregation’s members on Christ, while “avoiding every form of control that does not respect people’s dignity and freedom.”
“Authority, in religious life, is not understood as domination, but as spiritual and fraternal service to those who share the same vocation,” he said. “Its exercise must be expressed in the ‘art of accompaniment’.”
la pagina di Ketty
Da Salerno a Manhattan: la straordinaria vita di Antonella De Gennaro
Da Salerno a Manhattan, Antonia Maria D’Amato, conosciuta a tutti come Antonella, sposata con Mario De Gennaro, fino al Westchester. Ha frequentato il liceo classico e all’Università, la Facoltà di Giurisprudenza. Ha lavorato presso la “Banca del Credito Italiano”, come International Credit Investigator, impiegata per circa trent’anni. Fortuito l’incontro con la giornalista e scrittrice Oriana Fallaci, di cui è stata “alter ego”.
di Ketty Millecro Sembra uscita da un film di fiabe, Antonella De Gennaro, la donna che ha festeggiato il suo 90’ compleanno il 18 febbraio 2026. La gentildonna che, per la sua grande vitalità, per l’energia trasmessa e per l’intelligenza acuta e profondità d’animo, è considerata persona sagace con grande acutezza d’ingegno. Sorride contenta la nostra intervistata, per la gioia di essere con la stampa italiana e mondiale.
Non è facile incontrare ai giorni nostri una dama dalle sfumature moderne come lei! Il suo nome è Antonia Maria D’Amato, per tutti Antonella De Gennaro, come è usuale farsi chiamare, in onore del marito Mario, deceduto due anni fa. La storia di Antonella è intrigante, fonte di creatività, coraggio e acume, come quella di molti italoamericani. L’immagine indelebile del passato, come tanti altri emigranti, partiti dal Sud Italia, le dà lo slancio per narrarsi.
L’audacia della partenza con la sua family la fa riflettere sull’avventura poderosa di essere giunta dall’altro capo del mondo, in America nel 1967. Ci tiene a dire che la sua non era una famiglia in cerca di fortuna, perché il benessere non le era mai mancato. Il papà, Antonio Mario D’Amato, era un facoltoso commerciante di carbone e legname, che per lavoro aveva creato il suo patrimonio in America. Antonio, insieme alla moglie Donata Barone, alla figlia Giuseppina D’Amato detta Pina, biologa ed alla stessa Antonella era giunto negli States, fissando le proprie radici nel Westchester. Inizialmente per la grande nostalgia verso l’Italia mai dimenticata, per la Campania, poi l’adattamento alla seconda patria
mai dimenticata, Oriana Fallaci, morta nel 2006. Non era facile rimanere vicini a Miss Fallaci, ma Antonella De Gennaro teneva la sua corrispondenza, andava in banca per lei. Da poco ha ritrovato le lettere che la “Italian journalist-writer" le inviava. Spesso rivolta alla bancaria, scriveva: Antonella, non deve darmi i dettagli, basta un riassunto.
La De Gennaro la riconosceva come mente eccelsa della letteratura mondiale e perciò le rimase sempre vicina, fino alla fine del programma.
Molti i personaggi importanti conosciuti in quel periodo, tra questi la famiglia dell’On.le Tesauro, che avrebbe potuto aiutarla a rientrare per il trasferimento nella bella Italy, ma prima il papà, poi suo marito non glielo permisero. Rammenta che era stata organizzata una mostra di pittura, dove veniva incoraggiata a prendere il posto di un’’amica. Le era stato proposto di aiutare durante l’evento una signora, che era la sorella del Sottosegretario al Ministero del Tesoro, Alfonso Tesauro.
John Michael De Gennaro, grande costruttore di ville, a sua volta con i figli Gianluca e Lorenzo. Antonella da moltissimi anni fa parte di un’Associazione italoamericana, fondata 50 anni fa dal Dott. Angelo Gimondo, Italian Heritage Month, per promuovere la lingua italiana. Da 15 anni il Presidente è Cav. Uff. Joseph Sciame.
che l’aveva accolta. Si aggiungeva, inoltre, la difficoltà della lingua…
La giovane non si è mai abbattuta; ha frequentato diligentemente i corsi di lingua inglese e non ha smesso mai di studiare, anche ora con Duolingo on line, il francese. Un personaggio evoluto dalle mille risorse, per essere una donna del primo novecento!
Dopo la pensione ha continuato ad insegnare all’University la lingua italiana, risorsa necessaria per chi ama le origini.
La nostra longeva è nata a Salerno, in via Mercante 28; ha frequentato il liceo classico, ritenuta una volta la scuola per pochi e per i ricchi. Il padre, rendendosi conto della sua vigorosa genialità l’aveva fatta studiare per gli studi classici, perché avesse delle solide basi culturali. Dopo la maturità liceale sceglie, all’Università, la Facoltà di Giurisprudenza. Post laurea aveva insegnato per un anno legge, l’anno seguente francese e poi l’inglese, tuttavia il campo da lei prediletto non era l’insegnamento, ma era quello giuridico.
La giovane non avrebbe certo voluto fare l’Avvocato, ma il Notaio; infatti in quel periodo faceva pratica notarile, ma il destino le aveva riservato tutt’altra via. Arrivata negli USA aveva temporaneamente lavorato per una società di libri, poi nel mese di giugno la sua vita era cambiata. Con il suo apprezzabile curriculum viene in breve tempo assunta presso la “Banca del Credito Italiano”, come International Credit Investigator, lavorando per circa trent’anni, fino a quando la Banca era tornata all’Italia.
È rilevante il fatto che, come racconta, sia stata l’alter ego, della più grande giornalista e scrittrice italiana dei nostri giorni,
La sorella dell’On.le, in seguito, la mandò a chiamare affinché l’aiutasse a scrivere dei discorsi e cosi fu considerata preziosa per le sue capacità. Poi arrivò il momento dell’incontro dell’amore della sua vita, Mario De Gennaro. Uomo generoso, stilista, ballerino, allenatore di ,calcio, conosciuto tramite un’amica, poiché frequentavano gli amici della stessa comitiva.
Lui non volle mai rientrare in Italia, dunque Antonella per amore suo, pur amando follemente la sua amata patria Italia, è rimasta sempre in America. Si avverte ora un attimo di silenzio, dettato dal dolore e amarezza per la memoria della scomparsa del suo braccio destro, Mario. Antonella, donna di grande tempra e coraggio, pian piano riprende fiato.
Ci comunica di aver avuto il primo figlio dopo 10 anni di matrimonio, la gioia non solo di essere mamma per due volte, ma di essere nonna di 4 nipoti.
I suoi figli, Mariella De Gennaro è specializzata in Business, a sua volta con 2 figli, Massimo ed Alessandra; il figlio maschio è
Trent’anni fa ha avuto modo di conoscere all’Association, presso il Club Italian American Club, la giornalista Josephine Maietta, Presidente AIAE ed Host Producer della trasmissione radiofonica, “Sabato Italiano” di Radio Hofstra University di New York. Antonella rievoca che l’amica giornalista Josephine chiese a Mario De Gennaro di insegnare la tarantella ai giovani dell’Università. Mario accettò volentieri, per il suo forte amore per la danza, facendo felici giovani e coloro che erano desiderosi di imparare. La nostra intervistata vive in una villa Vittoriana di 11 stanze al
Victoria Colonial di Manhattan. Il suo rammarico è di non essere potuta tornare nella sua terra d’origine. Da 20 anni insegna italiano a livello universitario e ultimamente anche a Teacher di Long Island. Le manca la piccola casa vicino al mare, a due passi dal centro storico di Avellino, vicino alla Chiesa del Ss. Crocifisso. Manca da tantissimi anni dal paese, ma il tricolore le “ brucia “ dentro come l’ardore del fuoco, un bene incomparabile, eterno, per la terra del sole e dell’amore. Agli italiani all’estero, dall’Italia, Europa, all’America fino all’Australia, vuol dire di trovare la loro giusta strada per il futuro, di sapersi integrare, senza mai stancarsi. L’America è vitalità, energia chi sa scegliere e voglia di lavorare , saprà integrarsi per sempre. All’Italia, il grido d’amore di Antonella De Gennaro: “Oh! My Italy, I love you and I will never forget you”, Oh! mia Italia. Ti amo e mai ti dimenticherò.
Antonella De Gennaro
Orianna Fallaci
Lettera corrispondenza Antonella De Gennaro
Alessandro Canestrari, deputato veronese
di Angelo Paratico Fiorenza Canestrari, figlia dell’on. Alessandro Canestrari, ha voluto commemorare suo padre nel ventennio della sua scomparsa, con una sobria cerimonia all’Archivio di Stato di Verona, sabato mattina 14 febbraio. Alessandro Canestrari nacque a Marano Lagunare (Udine) il 10 agosto 1915, nel bel mezzo della Prima guerra mondiale, che arrivò sopra al tetto di casa dei genitori.
Sua madre e delle domestiche vennero colpita dalle schegge delle bombe austriache lanciate da biplani. Fuggirono a Verona dopo la rotta di Caporetto nel 1917 e da Verona passarono a Bosco Chiesanuova dove, usando i soldi ricavati dalla vendita di gioielli di famiglia, riuscirono ad acquistare una grande casa, che poi affittavano parzialmente a villeggianti benestanti durante l’estate.
Il giovane Alessandro studiò
musica e poi intraprese varie attività, orafo, salumiere e via dicendo. Dopo lo scoppio della guerra fu mandato a combattere in Francia, Africa e Grecia. La resa dell’Italia lo colse quando prestava servizio presso alla caserma San Zeno di Verona, e il 9 di settembre, con sua grande sorpresa non riuscì a entrarci, ma venne allontanato dai commilitoni che si preparavano a sostenere l’attacco dei tedeschi. Arrivarono tre panzer e uno sfondò il cancello e costrinse i soldati alla resa. Alessandro Canestrari, sotto shock per quanto aveva visto, vergognoso dell’affronto e furioso, pedalò sino a Tregnago dove risiedeva.
L’umiliazione per quella scena lo spinse a organizzare una forma di resistenza, un po’ come nell’Italia del Sud la resistenza all’ex Alleato si svolse sotto al comando del Principe Umberto II, come luogotenente del Re. Il compito per un partigiano
come Canestrari fu infido e pericoloso, e infatti fu scoperto e arrestato. Girò per varie carceri a Verona, fu picchiato ma non parlò, e alla fine lo condannarono a morte. Ma per sua fortuna la sentenza fu commutata in ergastolo e poi mandato in un campo di concentramento a Bolzano.
Durante la cerimonia è stato proiettato un breve documentario sulla sua vita, belle immagini ma con una colonna sonora piuttosto retorica, con Bella Ciao (canzonetta scritta nel 1949 che nulla ha a che vedere con la Resistenza) e addirittura Katiuscia. Canestrari non è mai stato un comunista e neppure un socialista (nonostante la sua amicizia con Sandro Pertini e Enrico Mattei) ma fu sempre, cuore ed anima, della grande DC, il partito di Alcide De Gasperi.
Fu eletto alla Camera dei deputati per la DC per 4 legislature, dal 1958 al 1976 lavorando per promuovere nuove leggi ed emendarne altre. Come diceva il presidente Einaudi “Per legislare bisogna conoscere” e Canestrari aveva una profonda conoscenza del territorio dal quale non si staccava mai.
Durante la cerimonia si sono vendute delle copie del bel libro di Fiorenza Canestrari dedicato a suo padre: Alessandro Canestrari. Gli affetti, la Resistenza, la politica edito dalla Casa Editrice Mazziana. Davvero un libro molto interessante, ricco di documentazione che riesce a ricostruire magnificamente la storia della sua famiglia dentro a tutto il travagliato XX secolo.
Cioccolato, il cibo degli déi, può
di Angelo Paratico
Una mia zia veronese si chiama Edda, ha 96 anni ed è attiva, piena di entusiasmo e di voglia di vivere. A volte va frenata per-
ché tende ad acquistare abiti da ragazzina invece che da signora, un segno che si sente piena di energia. I suoi segreti, che non sono poi tali, perché li abbiamo
La Battaglia di Azio e la Nascita dell’Impero
La storia è segnata da battaglie che hanno cambiato il corso dell’umanità, intrecciando vicende di soldati e di uomini spesso sacrificati per il destino di interi popoli. Tra queste, la battaglia di Azio, avvenuta il 2 settembre del 31 a.C., rappresenta uno spartiacque tra l’epoca delle guerre civili romane e l’inizio dell’Impero. Due anni dopo l’assassinio di Giulio Cesare, i triumviri Marco Antonio, Ottaviano e Lepido avevano sconfitto Bruto e Cassio a Filippi, consolidando il loro potere sulle province romane. L’Occidente era sotto il controllo di Ottaviano, l’Oriente sotto quello di Antonio, sancito dal matrimonio di quest’ultimo con Ottavia, sorella di Ottaviano. Tuttavia, l’incontro di Antonio con Cleopatra VII d’Egitto a Tarso cambiò le carte in tavola. La passione tra Antonio e Cleopatra, unita alla sua ambizione orientale, creò una frattura insanabile con Ottaviano, difensore dell’orgoglio romano. La tensione culminò ad Azio, nella baia greca, dove le flot-
te di Antonio e Ottaviano si fronteggiarono. Cleopatra ordinò il ripiegamento delle sue navi, e Antonio, disorientato, la seguì, decretando la sconfitta. Migliaia di uomini persero la vita in un conflitto che vide romani combattere contro romani, e fu la strategia di Ottaviano, supportata da Agrippa, a garantire la vittoria.
Un anno dopo, Alessandria d’Egitto cadde: Antonio scelse la morte, e Cleopatra lo seguì poco dopo. Cesarione fu giustiziato e l’Egitto divenne provincia romana. La battaglia di Azio non segnò solo la fine dell’ultimo regno ellenistico, ma inaugurò l’era del principato di Ottaviano Augusto, che concentrò su di sé poteri militari, amministrativi e religiosi, legittimando così l’inizio dell’Impero romano e il suo ruolo di primus inter pares.
Azio è, quindi, più di una battaglia: è il simbolo del passaggio dalla Repubblica alla nuova Roma imperiale, dove la storia e il mito si fondono indissolubilmente.
migliorare la nostra salute
sempre conosciuti, sono prima di tutto: non aver mai pensieri negativi ed essere piena di amore verso il prossimo. Secondo è la sua passione per il cioccolato fondente. Anche da giovane ne teneva sempre delle tavolette da parte, anche sotto al cuscino del suo letto, per aver il suo cibo per gli déi sempre a disposizione. Il nome scientifico dell'albero di cacao è Theobroma cacao, “cibo divino”. Le ultime ricerche scientifiche dimostrano che zia Edda ha sempre avuto ragione: il cioccolato fondente rilassa i vasi sanguigni e migliora l'umore. Il cioccolato fondente è ricco di sostanze nutritive e antiossidanti e ha dimostrato di avere
effetti benefici sulla salute del cuore e del cervello. Ciò che rende il cioccolato più di un semplice piacere è ciò che si trova all'interno della fava di cacao. Gran parte del potenziale salutare del cioccolato deriva dal suo contenuto di minerali e polifenoli.
Una tavoletta di 30 grammi di cioccolato fondente al 70-85% contiene: Fibre: 11% del valore giornaliero. Ferro: 19% del valore giornaliero. Magnesio: 15% del valore giornaliero. Rame, che favorisce la produzione di energia e le funzioni cerebrali: 56% del valore giornaliero.
Manganese, che svolge un ruolo importante nella sensibilità all'insulina e nella salute delle ossa: 24% del valore giornaliero.
Il cacao è anche ricco di antiossidanti, in particolare flavonoidi, e ne contiene livelli più elevati rispetto a molti altri frutti, tra cui le mele e il vino rosso. Questi composti sono responsabili del sapore amaro e ricco del cacao.
Se acquistato con attenzione e consumato con consapevolezza, il cioccolato ricco di cacao può favorire la salute cardiovascolare, le funzioni cognitive, l'equilibrio metabolico e il benessere emotivo, regalando al contempo gioia e soddisfazione. L'effetto del cioccolato fondente sulla funzione vascolare, sull'endote-
lio e sull'ossido nitrico è la prova più convincente delle sue proprietà benefiche.
I flavanoli presenti nel cacao stimolano l'endotelio a produrre ossido nitrico, che rilassa i vasi sanguigni, migliora il flusso sanguigno e può aiutare a prevenire l'aggregazione piastrinica.
Si stima che 100 grammi di cioccolato fondente al 70% producano un effetto sulle piastrine paragonabile a quello indotto da una dose standard di aspirina. Una meta-analisi del 2017 pubblicata sulla rivista Nutrients ha scoperto che mangiare più cioccolato era associato a un rischio inferiore del 10% di malattie coronariche e a un rischio inferiore del 16% di ictus. I risultati suggeriscono che i benefici cardiovascolari più sostanziali si ottengono con un massimo di circa tre porzioni da 30 grammi a settimana, circa un terzo di una barretta standard.
Aumentare l'assunzione di cioccolato oltre questo livello ha mostrato un effetto plateau, con una riduzione del rischio minima o nulla.
La revisione non ha fatto distinzioni in base alla percentuale di cacao o al tipo di cioccolato. I benefici del cioccolato fondente per il cuore tendono a stabilizzarsi dopo circa tre porzioni a settimana perché la risposta dell'organismo raggiunge un limite naturale.
A sinistra Alessandro Canestrari, a destra il presidente Ciampi
REFERENDUM: UN PO’ DI DECORO!
Sono avvilito per i toni in cui siamo caduti a proposito del referendum della giustizia. Magistrati, procuratori, ministro: per favore, datevi tutti una calmata e pensate al vostro ruolo istituzionale. Andando avanti così i cittadini non solo sono schifati, ma non capiscono più nulla e se l’obiettivo del NO è di non farli andare alle urne, proprio i sostenitori del SI (come personalmente sono) non hanno bisogno della rissa per convincere, ma semmai del ragionamento pacato, viste anche le molte sentenze - che giudico assurde e politicizzate - di alcuni magistrati confermano come sia utile approvare il referendum. Ci sono situazioni incomprensibili. Per esempio io ho sempre avuto personalmente stima del procuratore Nicola Gratteri in chiave antimafia (anche se ha preso delle cantonate, ma inquisire è il suo mestiere) ma non poteva uscirsene dichiarando “Per il referendum sulla Giustizia per il NO voteranno le persone perbene, quelle che credono che la legalità sia importante per il cambiamento, voteranno per il Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”.
Sono seguiti fiumi di polemiche, ma alla fine resta il dato di fatto ovvero che se un magistrato politicamente “si schiera” non può poi pretendere di essere considerato “super partes” in inchieste o processi che in qualche modo coinvolgano politica ed istituzioni. Se io, cittadino italiano che pubblicamente invita a vorare SI mi trovassi ad essere indagato da uno come Gratteri come posso essere sicuro di avere un’indagine giusta, equa, “neutrale”?
E se domani il PM Gratteri diventasse giudice (perché oggi è possibile l’interscambio delle carriere, non lo sarà più se vince il SI al referendum, ricordiamocelo!) e mi potesse addirittura giudicare come posso pensare ad una sentenza non politicamente preconcetta?
Ma a questo punto la palla va in alto, alle responsabilità dirette per questa situazione anche del presidente Sergio Mattarella, capo supremo della Giustizia italiana perché presidente proprio del CSM (Consiglio Superiore della Magistratura), che finalmente due giorni fa (per la prima volta da
presidente !!) è intervenuto ad una seduta “operativa” del CSM per chiedere a tutti di abbassare i toni, tenuto conto che fino ad allora non aveva ritenuto di dire neppure una parola di censura per esempio sulle frasi di Gratteri: come in passato, silenzio assoluto. Per contro il ministro Carlo Nordio (che è un ex PM) aveva perso anche lui una buona occasione per stare zitto perché - se è vero che ha riferito il termine “CSM para-mafioso” citando una frase di un giudice di sinistra come Nino Di Matteo - era assolutamente inutile e controproducente alimentare la polemica. Piuttosto tutti dovrebbero ricordare cosa disse 4 anni fa da Lilli Gruber a “8 e mezzo” lo stesso Gratteri (vedi filmati) a proposito dello stesso CSM, ovvero (testualmente) “Chi è iscritto, chi è attivista di una corrente è molto, molto avvantaggiato…Purtroppo la magistratura ha perso una grande occasione in
questi ultimi anni: avrebbe potuto fare delle modifiche interne, non ha avuto il coraggio, non hanno voluto perdere soprattutto il potere delle correnti”. Questo diceva in TV Gratteri ed è proprio per questo che la nuova legge propone il sorteggio per nominare il CSM e non più il sistema correntizio. Per favore, però, adesso abbassiamo tutti davvero i toni: riportiamo i fatti (vedi più sotto), spieghiamo con calma le cose ai cittadini che spero confermeranno con il loro SI la legge sulla separazione delle carriere e sulla riforma del CSM votata dal Parlamento.
Oggi il cittadino non ha più fiducia nella giustizia perché (vedi i numeri che ho pubblicato settimana scorsa) i giudici si auto-giudicano, si auto-assolvono (quasi) sempre e non c’è più silenzio, disciplina, terzietà politica dei magistrati, o almeno di alcuni. Non voglio magistrati “di destra” vorrei persone integerrime che - avendo liberamente deciso di fare questa professione/missione - siano però il più possibile al di sopra delle parti.
P.S. Quello che vale per i magistrati vale anche per i vescovi: non vedo molti collegamenti tra il Vangelo e i comitati del NO quindi credo che gli esponenti ecclesiastici dovrebbero astenersi dal partecipare a convegni pre-elettorali, soprattutto se sono ai vertici della CEI.
IRAN DIMENTICATO
Nel sostanziale disinteresse di quasi tutti i media italiani, nello scorso week end in tutto il mondo si sono svolte manifestazioni imponenti per chiedere la fine del regime degli ayatollah in Iran. Milioni di persone (si, milioni, da Toronto a Monaco a Los Angeles) sono scese in piazza in silenzio per ricordare i morti già dimenticati del mese scorso. Poche tracce sui media: manifestazioni troppo ordinate, troppo pacifiche, troppo “politicamente scorrette” visto che non sono state rotte vetrine e non ci sono stati scontri con la polizia. Manifestazioni inquietanti perché il mondo - che giustamente ricorda la situazione di Gaza - non dice una parola sulla repressione in atto in Iran né si chiede come mai milioni di iraniani siano emigrati (scappati) all’estero ma soprattutto quanto soffrano quelli rimasti in patria,
GIUSTIZIA? QUALE...
Torniamo alla giustizia. Ha fatto rumore la notizia che lo Stato dovrà risarcire 700 euro – grazie a una sentenza della “solita” sezione del Tribunale di Roma “politicamente impegnata” - un algerino di 56 anni “ingiustamente” trasferito in Albania in attesa di espulsione, ora nuovamente rinviata. Quasi nessuno ha scritto chiaramente “chi” fosse questo bel personaggio. Il “risarcito” era infatti assolutamente irregolare in Italia dal 1995, più volte oggetto di espulsione per alta pericolosità sociale mai eseguita, il 21 settembre 2015 aggredì una donna provocandole traumi gravi. Recidivo, con numerosi precedenti per reati contro la persona, il patrimonio e la pubblica amministrazione fu condannato dal Tribunale di Genova e nel corso della sua lunga (abusiva) permanenza in Italia, ha collezionato ben 13 diverse identità, a suo carico figurano 23 sentenze di condanna, emesse nell'arco di 24 anni (tra il 1999 e il 2023). Per questo è stato detenuto 11 volte in carcere. Ma com’è possibile non poter espellere ed addirittura arrivare ad indennizzare persone come queste? C'è poi il
caso di Palermo, quello della “capitana” Carola Rackete che il 29 giugno del 2019, forzò il blocco navale della Guardia di Finanza speronandone una imbarcazione per far sbarcare a Lampedusa 42 migranti. La «Capitana» (poi eletta come la Salis al Parlamento Europeo), venne arrestata e subito liberata per resistenza e violenza contro una nave da guerra e la sua imbarcazione venne messa sotto sequestro impedendole per 3 mesi di riprendere il mare. Avendo poi un GIP deciso di non doverla incriminare per aver agito "per motivi umanitari" (eppure la nave poteva benissimo approdare in un porto non italiano ed era una evidente operazione "politica"). considerando così conseguentemente illegittimo il fermo dell'imbarcazione la ONG “Sea Watch” ha presentato il conto, ottenendo mercoledì da una giudice del Tribunale di Palermo la condanna dello Stato a pagarle 76.000 euro di indennizzo per il "fermo nave".
Provate a speronare voi un’auto o una motovedetta della Finanza e vediamo se vi assolvono e se per di più se vi pagano i danni. Ma il buon senso, dov’è finito?
LEALTA’ SPORTIVA
calpestati in tutti i diritti da una dittatura religiosa assurda, medioevale, violenta e repressiva.
Da una parte gli ori e gli scenari olimpici, dall’altra le polemiche arbitrali post Inter-Juventus. Da ex arbitro di calcio per tanti anni permettetemi di dire che il collega ha sbagliato, ma non è così semplice in una frazione di secondo decidere correttamente, soprattutto se vogliono imbrogliarti. Ed è qui che sono rimasto male quando Bastoni non si è rialzato spiegando all’arbitro il suo errore: avrebbe guadagnato l’Oscar cella sportività anziché il disprezzo di milioni di persone. Purtroppo nessuno lo fa, anzi la simulazione è la dimostrazione che conviene qua-
si sempre “fare il furbo” e questo è il messaggio più anti-sportivo che si possa dare. Così come due settimane fa per caso ho assistito ad una partita di calcio giovanile e l’arbitro avrà avuto più o meno l’età dei giocatori. Alcuni genitori sugli spalti lo hanno insultato in modo indegno, mentre lui in campo evidentemente non capiva più niente, decisamente impaurito. Ecco l’altra (brutta) faccia dell’anti-sportività, con ragazzini “caricati” oltre ogni limite proprio dai famigliari e cresciuti nell’odio verso gli avversari. No, credetemi, lo sport è proprio un’altra cosa.
approfondimento
Dal Super Bowl una sfida culturale a Trump: l’America inclusiva?
di Domenico Maceri PhD
Il Super Bowl non è soltanto l’evento sportivo più seguito negli Stati Uniti. È anche uno specchio dell’America, delle sue contraddizioni e delle sue tensioni culturali. Lo show dell’intervallo di Bad Bunny ha offerto molto più di musica e spettacolo mettendo in scena due visioni opposte dell’America, senza proclami, senza attacchi diretti, ma con un messaggio politico limpido per la sua semplicità.
Per la prima volta lo spagnolo, parlato da circa 600 milioni di persone nel mondo, ha occupato il centro del palcoscenico del Super Bowl. Non si è trattato di una concessione folkloristica, divenendo la lingua principale dell’esibizione. Nei precedenti halftime show lo spagnolo era comparso solo in frammenti, spesso inglobato in un contesto anglofono dominante. Bad Bunny ha fatto il contrario portando sul palcoscenico mondiale la sua lingua, lo spagnolo del Porto Rico, con la sua cultura e la sua identità, senza tradurle né attenuarle. Una scelta che ha irritato parte del mondo conservatore che non si rende conto che negli Usa lo spagnolo è parlato da quasi quarantacinque milioni di abitanti, anche se, ovviamente l’inglese è la lingua dominante. Da ricordare anche che gli Usa riflettono un mosaico linguistico poiché si parlano 350 lingue, secondo il censimento americano.
Bad Bunny (Conejo malo), nato Benito Antonio Martínez Ocasio a Porto Rico nel 1994, non è una meteora della cultura pop. Il nome d’arte ha origine in una foto da bambino in cui Benito fu fotografato a una festa scolastica vestito da coniglietto. La foto lo ritrae con un’espressione arrabbiata e contrariata, tutt’altro che un coniglio dolce. Anni dopo, ripensando a quella foto, Benito scelse il nome “Conejo malo”. In pochi anni è diventato uno degli artisti più ascoltati al mondo, con record di streaming, tournée sold-out e un’influenza che va oltre la musica. La sua ascesa coincide con la crescente centralità dei latinos negli Stati Uniti, un gruppo che continua a crescere numericamente ma che resta spesso marginalizzato nel discorso politico.
Non è un caso che la NFL abbia scelto Bad Bunny per un evento che i conservatori guardano con
sospetto. La decisione della NFL di affidare lo spettacolo dell’intervallo a Bad Bunny riflette questo riconoscimento. Inoltre ci dice che i quattrini hanno anche influenzato la decisione poiché i latinos spendono meno nel football rispetto ad altri sport e sono meno legati alla tradizione della NFL. Lo show è stato dunque un investimento economico, che ha cercato allargare il pubblico. I 140 milioni di telespettatori ci confermano questo successo anche se lo spettacolo si è trasformato in qualcosa di più profondo.
La scelta di Bad Bunny ha riflesso anche il coraggio perché contrasta con il clima politico in cui versa il Paese. Trump non ha gradito ovviamente. Nella sua piattaforma Truth Social ha detto che lo spettacolo è stato “terribile” e che non si capiva nulla. Trump non è grande fan di opera perché se lo fosse avrebbe un’idea che la lingua nell’arte penetra lo spirito anche quando le parole sono poco comprensibili.
Il momento più simbolico dello spettacolo è arrivato all’inizio, quando Bad Bunny ha pronunciato “God Bless America”, una frase che negli Stati Uniti è spesso monopolizzata da una visione nazionalista e ristretta del Paese. Ma Bad Bunny ha giustamente ricordato al mondo che la parola America va oltre i confini statunitensi. L’artista lo ha fatto subito elencando tutti i Paesi delle Americhe, dal Canada all’Argentina, includendo i Caraibi e l’America Centrale. Il messaggio era
evidente: l’America non è solo gli Stati Uniti. È un continente, con una pluralità di popoli, storie e lingue. Una definizione che contrasta nettamente con la visione di Donald Trump. Per l’inquilino alla Casa Bianca “America” è sinonimo esclusivo di Stati Uniti e, spesso, di una specifica identità etnica e culturale che si rifà al passato e che esclude i notevoli contributi dei gruppi minoritari e immigrati che formano il mosaico americano.
Bad Bunny non ha usato toni aggressivi né slogan espliciti contro Trump. Non ha ripetuto la parola “ICE”, come aveva fatto agli Emmy per criticare l’Immigration and Customs Enforcement. L’ha sostituita con una frase semplice: “L’amore può battere l’odio”. Una scelta significativa. In un momento in cui la politica americana è dominata dalla paura — paura degli immigrati, ma anche paura del cambiamento, della perdita di status, persino tra molti bianchi — Bad Bunny ha risposto con la gioia. La sua performance era colorata, danzante, aperta. Nessuna retorica cupa, nessuna invettiva. Solo la rappresentazione della vera America che non si limita ad un gruppo razziale e etnico.
Il contrasto con il clima politico promosso da Trump è evidente. L’attuale presidente ha costruito gran parte del suo consenso sulla paura: paura dell’altro, del diverso, dello straniero. Ma questa paura non colpisce solo gli immigrati. Colpisce anche molti americani bianchi, convinti che
l’inclusione altrui comporti automaticamente la loro esclusione.
Bad Bunny ha ribaltato questa logica senza nominarla, mostrando che l’identità non è un gioco a somma zero.
Lo show del Super Bowl non è stato un comizio e proprio per
questo è stato efficace. Bad Bunny non ha “attaccato” Trump. Infatti non lo ha neppure citato, facendo però qualcosa di più sottile e più potente: ha mostrato un’America che esiste già, anche se spesso viene ignorata o demonizzata. Un’America bilingue, multiculturale, continentale. Un’America in cui l’arte può inviare un messaggio politico senza diventare propaganda. In questo senso, lo spettacolo di Bad Bunny rappresenta una sfida diretta alla narrativa trumpiana. Non attraverso lo scontro, ma attraverso l’esempio. Due visioni dell’America si fronteggiano: una chiusa, impaurita, ossessionata dai confini; l’altra aperta, inclusiva, consapevole della propria complessità, ricca di ottimismo e gioia.
Il Super Bowl ha offerto il suo palcoscenico a questa America. Bad Bunny ha colto l’occasione. Trump, ancora una volta, è rimasto sullo sfondo, sconfitto non da un attacco, ma da una canzone. Bad Bunny non ha solo suggerito la pochezza di Trump: ha anche suggerito la grandezza dell’America.
Europe’s Blind Spot in the Mediterranean Shipwreck
Along the western coasts of Sicily and Calabria, from Pantelleria to Scalea, a trail of lifeless bodies stretches across the shorelines and Tyrrhenian waters. In recent days, beaches have returned corpses in advanced states of decomposition—some partially identifiable, others rendered unrecognizable after days at sea. Between February 6 and 17, at least thirteen bodies were recovered, and the number is likely to rise. Prosecutors in Paola, Vibo Valentia, and Trapani have opened investigations to determine what occurred, while authorities suspect these victims were migrants lost in “ghost shipwrecks” or tragic journeys with no confirmed reports.
This grim procession is not an isolated incident but a stark reminder of the ongoing humanitarian crisis in the Mediterranean, one of the world’s most dangerous migration routes for years. Humanitarian organizations suggest the wave of recoveries may be linked to Cyclone Harry, which lashed the Central Mediterranean from January 18 to 21 with winds exceeding 120 km/h, generating unpredictable currents and deadly
conditions for those aboard makeshift vessels. In those days, up to a thousand people may have been lost at sea, many never traced to a boat or official report.
The bodies washing ashore are tangible evidence of collective failure—not only of safe passageways and rescue systems but also of European and international policies that push desperate people into increasingly perilous crossings. The political narrative of “reducing arrivals” touted as success by several governments collapses before the reality of anonymous corpses. While official arrivals may decline, deaths do not: men, women, and children fleeing war, hunger, and persecution find in the Mediterranean not a path to survival, but a deadly trap. Responsibility extends beyond Italy. European deterrence policies, funding coastguards in departure countries, readmission agreements, and detention practices have transformed the sea into a lethal barrier. Brussels continues to promote migration management through authoritarian North African governments, containment, deportations, and hotspots.
Risultati delle partite della 26ª Giornata di Serie A
Tre punti che danno continuità al buon momento del Sassuolo, mentre il Verona cade ancora e resta ultimo in classifica. Grande prestazione di Berardi, uomo simbolo del Sassuolo; Verona ormai rassegnato.
Diventa sempre più nera la crisi della Juventus. I bianconeri incassano la terza sconfitta di fila e mettono gravemente a rischio la qualificazione alla prossima edizione della Champions League. Fischi a fine partita.
Gli uomini di Chivu faticano ad avere la meglio su un Lecce combattivo, ma continuano la loro corsa in testa, andando a quota 64: nona vittoria consecutiva in trasferta. Dimarco ancora protagonista.
La Roma coglie l’obiettivo vittoria e si accomoda nella Top Four che conta, staccando la Juve in classifica e raggiungendo il Napoli. La Cremonese, arrendevole e troppo timida, cede il passo. Roma a tutto gas nella ripresa.
Ancora una prestazione opaca per i biancocelesti, che non riescono a scalare la classifica. Nel primo tempo, maggiore pressione degli uomini di Pisacane, che costruiscono almeno tre occasioni importanti.
Il Milan cade in casa per mano del Parma, e l'Inter allunga a +10. Per i rossoneri doveva essere una partita non complicata sulla carta, ma il Parma sorprende tutti e si porta a casa una vittoria molto importante.
Il Genoa travolge il Torino con un netto 3-0 al Ferraris, firmando una vittoria pesante in chiave salvezza e rilanciando entusiasmo e convinzione nell’ambiente rossoblù. Pesa l’espulsione del granata Ilkhan al 47’.
L’Atalanta batte il Napoli 2-1 al Gewiss Stadium nella 26ª giornata di Serie A e resta viva nella corsa europea, mentre gli azzurri restano fermi in terza posizione, ma con il fiato sul collo della Roma e delle inseguitrici.
Forza Italia, tantissime le medaglie conquistate dai nostri atleti
Che spettacolo. L’Italia ha ospitato degnamente queste Olimpiadi Invernali, accogliendo tutti con grande simpatia, competenza e professionalità. Sul piano puramente sportivo, l’Italia si è scoperta molto competitiva in molte discipline, risultando spesso davanti a potenze tradizionali e sfidando a lungo la Norvegia e gli Stati Uniti nella classifica generale. Anche se la Norvegia ha dominato per numero di ori e totale di medaglie, la prestazione azzurra ha segnato davvero un punto di svolta per lo sport invernale italiano. Siamo ai vertici e dobbiamo esserne orgogliosi. Questa è stata sicuramente la
migliore Olimpiade invernale di sempre per l’Italia: non solo per il numero di podi, ma per la profondità e la varietà dei successi in sport tradizionalmente dominati da Paesi nordici, dalla Germania e dagli Stati Uniti.
Essere competitivi in così tante discipline diverse — sci, pattinaggio di velocità, biathlon, snowboard, fondo — dimostra la solidità e la crescita del movimento invernale italiano.
L’Italia ha ottenuto medaglie importanti in diverse discipline: dallo speed skating (oro nella staffetta maschile), al biathlon (oro di Lisa Vittozzi), allo snowboard cross (argento nel team misto) e
nel fondo, con una staffetta maschile che ha rotto un lungo digiuno di podi. Tanti i protagonisti che rimarranno a lungo nella memoria degli sportivi italiani. Federica Brignone è stata una delle stelle italiane: ha vinto due medaglie d’oro nello sci alpino, dominando in gigante e super-G e confermandosi tra le migliori di sempre, nonostante un grave infortunio recente. Arianna Fontana, leggendaria pattinatrice di short track, è diventata l’olimpionica italiana più medagliata di sempre, con 14 podi complessivi, aggiungendo un’altra medaglia nel relais femminile. E come non menzionare la regina del ghiaccio, la pattinatrice Lollobrigida?
Anche la stampa estera ha avuto parole di elogio per l’evento. La presidente del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), Kirsty Coventry, ha lodato l’organizzazione e l’esecuzione dei Giochi: questi “sono stati un successo in un nuovo modo di fare le cose, sostenibile e oltre ogni aspettativa”, superando i dubbi legati al formato con sedi disperse tra Milano e le località alpine.
Alcuni reportage internazionali sottolineano come le Olimpiadi
Short track-Staffetta 5Km uomini: bronzo Azzurro
Per gli azzurri, medaglia numero 27: traguardo che resisterà a lungo nel libro dei record
Si chiude con un ottovolante di emozioni e colpi di scena il programma olimpico dello short track: niente medaglia per Arianna Fontana, ma dagli azzurri arriva il bronzo nella staffetta 5.000 metri.
La regina dei pattini non sale sul podio dei 1.500 metri, anche se si gioca tutto nella quinta finale, su altrettante gare disputate a Milano-Cortina, e lotta con il dolore dopo la brutta caduta nelle batterie dei quarti.
Nella staffetta maschile l'oro va all'Olanda, la Corea all'argento e Pietro Sighel, Thomas Nadalini, Luca Spechenhauser e Andrea Cassinelli salgono sul terzo gradino; alle premiazioni il Forum esplode. Riavvolgiamo il nastro: ai primi giri, la staffetta è fatta di strategia e controllo; solo al 15º giro parte davvero la gara, con il pubblico che urla ad ogni sorpasso. A meno di mille metri, l'Italia riconquista la terza posizione: tutti in piedi sugli spalti. Siamo primi per mezzo giro, ma poi gli azzurri cedono il passo all'Olanda e, sulla linea del traguardo, la Corea si allunga di più. Sono comunque abbracci e festa a bordo pista. Sulla stretta di mano tra Pietro Sighel e l'avversario olandese si chiude il sipario.
abbiano riacceso l’interesse globale per lo sport invernale e lo abbiano fatto con immagini e storie capaci di catturare l’attenzione dei fan in tutto il mondo, soprattutto nei primi giorni di gara. Diversi media specializzati hanno inol-
tre messo in evidenza il focus sui temi ambientali e sulla sostenibilità dei Giochi, come l’uso di energia rinnovabile e il ricorso a strutture esistenti, considerati esempi di come i grandi eventi possano ridurre l’impatto ambientale.
Skicross, Deromedis-Tomasoni doppietta italiana sul podio
Oro e argento in questa spettacolare disciplina sulle nevi italiane di Livigno
Doppietta Italia nello skicross olimpico di Milano Cortina. Sotto la fitta nevicata di Livigno, Simone Deromedis ha vinto l’oro, precedendo l’altro italiano in gara, Federico Tomasoni.
Sul podio, ricevendo l’argento, Tomasoni si è commosso.
L’atleta bergamasco ha baciato la medaglia e ha guardato verso il cielo: un omaggio a Matilde Lorenzi, la sua fidanzata, scomparsa tragicamente il 28 ottobre 2024 dopo una caduta in allenamento.
Tomasoni ha gareggiato in queste Olimpiadi di Milano Cor-
tina indossando sul casco il sole, simbolo della Fondazione Lorenzi, dedicandole anche un post su Instagram: «Sarai sempre il mio sole».
I nostri atleti hanno disputato eliminatorie e batterie di qualificazione sempre ad alto livello, sbarazzandosi, strada facendo, degli avversari più temibili.
Nelle altre discipline, Andrea Giovannini conquista la medaglia di bronzo nel pattinaggio, specialità mass start maschile.
Nella stessa specialità, ma al femminile, la Lollobrigida deve accontentarsi del quarto posto.
Riepilogo ultime partite
Disastro Champions League, riscatto Europa League Il Milan, fermato in casa dal Como, perde terreno
Alle sconfitte di Juventus e Atalanta in Champions League si aggiunge quella di un'irriconoscibile Inter in terra norvegese. Il bilancio finale è veramente umiliante e indice di un malessere nel calcio italiano. Oltre alla qualità e alla fisicità, manca proprio la fame, la voglia di affermarsi, la cattiveria necessaria per imporsi a certi livelli. Le squadre italiane si riscattano in parte nelle cosiddette coppe minori: il Bologna in Europa League e la Fiorentina in Conference League. Troppo poco
per poter parlare di ritrovata competitività. È stata disputata anche la gara di recupero Milan-Como, partita interrotta per una zuffa scoppiata tra le due panchine. A farne le spese è stato il buon Max Allegri. Il Milan non è andato oltre il pari e vede così le distanze dalla capolista Inter allontanarsi ancor di più. Il Como, invece, si conferma ancora una volta in grado di competere con le grandi del campionato e di poter ambire a un posto nella Top Six.
NPL- APIA: partita combattuta a Manly (2-2)
Il club di Raciti strappa un buon risultato in trasferta, pari raggiunto con merito nel finale
APIA: Kalac; Fong (85’ Gonzalez); Kambayashi (65’ Stewart 65’); Konestabo; Kouta; Monge; Ortiz (70’ Jordan, 85’ Court); Symons; Segreto; Caspers; Shaw (65’ Farinella). All.: Parisi/D’Apuzzo RETI: 50’ Konestabo, 63’ Burgess, 67’ Nieuwenhof, 87’ Court Cromer Park, venerdì 20 febbraio 2026 – Una gran bella partita al Cromer Park tra due squadre in buona salute, che termina giustamente in parità. Novanta e più minuti giocati ad alto livello, con tante occasioni ed emozioni. Una partita giocata anche “con l’elmetto in testa e il coltello tra i denti”, come dimostrano i sei ammoniti e l’espulsione al 93’ di Chipman, giocatore del Manly. All’APIA va il grosso merito di non aver mollato, dopo che al 67’ Nieuwenhof aveva portato in vantaggio i padroni di casa. E c’è da ricordare anche che il Manly, in questo campionato, non aveva ancora subito reti.
L’imbattibilità è durata cir-
ca 240 minuti: al 50’ Konestabo porta in vantaggio l’APIA con un bel pallonetto che scavalca l’avanzante portiere del Manly. La reazione del Manly non si fa attendere; l’APIA molla un po’ e la squadra di casa ne approfitta, piazzando un uno-due micidiale tra il 63’ e il 67’. Veramente bello il pareggio ottenuto da Darcy Burgess, con una punizione telecomandata e precisa al millimetro. Poi il raddoppio di Nieuwenhof al 67’, che porta in vantaggio il Manly, suona la ca-
rica per la squadra di Parisi. L’APIA ricomincia a macinare gioco e chilometri e, all’87’, raggiunge il meritato pareggio con un imperioso colpo di testa del nuovo entrato, il giovanissimo Max Court. Il finale della partita è uno scontro all’ultimo sangue, con occasioni da entrambe le parti, ma anche falli e proteste, che portano l’arbitro a sventolare il cartellino giallo a ripetizione, fino all’apoteosi del rosso al 93’. Partita comunque tutta da godere, senza esclusione di colpi.
NPL – Al Marconi basta un gol per i tre punti
Il club di Bossley Park a punteggio pieno dopo tre giornate, tre punti e primo posto in classifica
RETI: 4’ Maya Macedonia Park, Domenica 22/02/2026 – Sotto un sole cocente e temperature altissime, il Marconi vince a Wollongong e viaggia a punteggio pieno in campionato. Il gol che ha deciso la gara e’ arrivato dopo appena quattro minuti, grazie ad una rasoiata di Maya dai 18 metri, tiro non potente ma preciso. Portere immobile e palla nell’angolino. Poco Wollongong e molto Marconi nel primo tempo. Gli uomini di Tsekenis sfiorano il raddoppio diverse volte. Una rete annullata nel 2o tempo nega il gol al Mar-
coni che solo nel finale arretra un po e consente alla squadra di casa di rendersi pericolosa.
Vittoria meritata del Marconi che va in fuga in testa al campionato.
Onoranze Funebri
BRISINDI ANTONINO
nato l’8 luglio 1944
deceduto a Sydney (NSW) il 14 aprile 2025
Ad un anno dalla prematura dipartita, la moglie, i figli, nipoti, parenti ed amici tutti vicini e lontani lo ricordano con immutato affetto.
Una santa messa in memoria sarà celebrata lunedì 20 aprile 2026 alle ore 19.00 presso la chiesa cattolica di Our Lady of Mt Carmel, 230 Humphries Road, Mt Pritchard NSW. I familiari ringraziano anticipatamente tutti coloro che hanno partecipato ai sacri riti del funerale e si sono uniti al loro dolore per la perdita del caro estinto.
“Che la sua memoria continui a illuminare i nostri cuori"
ETERNO RIPOSO
PRESOT LUCIANO
nato il 13 dicembre 1938
deceduto a Sydney (NSW) il 18 febbraio 2026
I familiari tutti ne danno il triste
annuncio della scomparsa. Il rosario sarà recitato martedì 24 febbraio
2026 alle ore 18.00 presso la Cappella della Resurrezione Andrew Valerio & Sons Funeral Directors, 177 First Avenue, Five Dock NSW. Il funerale sarà celebrato mercoledì 25 febbraio 2026 alle ore 10.30 presso la Sacred Heart Chapel, Barnet Avenue, Rookwood NSW. Le spoglie del caro congiunto saranno deposte nel Rookwood Catholic Cemetery, Barnet Avenue, Rookwood NSW. I familiari ringraziano tutti coloro che parteciperanno al funerale del caro estinto.
“Che il tuo cuore riposi in eterno."
RIPOSA IN PACE
REPOLE ANTONIETTA
nata il 9 gennaio 1936
deceduta a Sydney (NSW) il 17 febbraio 2026
I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa. Il funerale sarà celebrato mercoledì 25 febbraio 2026 alle ore 13.00 presso la chiesa cattolica di St Brigid’s, 392 Marrickville Road, Marrickville NSW. I familiari ringraziano anticipatamente tutti coloro che parteciperanno al funerale della cara estinta.
“Che la Sua pace eterna accompagni il tuo riposo e doni conforto ai cuori di chi ti ha tanto amata ."
ETERNO RIPOSO
DECESSO
LOMBARDO MARIA
nata il 22 agosto 1927
deceduta a Sydney (NSW) il 17 febbraio 2026
I familiari tutti ne danno il triste annuncio della scomparsa Il rosario sarà recitato mercoledì 25 febbraio 2026, alle ore 6.00 pm, nella Chiesa Cattolica St. Charles Borromeo, 2A Charles Street, Ryde NSW.
Il funerale sarà celebrato giovedì 26 febbraio 2026, alle ore 11.00 am, nella stessa chiesa.
Le spoglie della cara congiunta riposeranno nel Field of Mars Cemetery, Quarry Road, Ryde NSW.
I familiari ringraziano tutti coloro che hanno partecipato al loro dolore e al funerale del cara estinta.
“Che la sua anima trovi serenità eterna."
ETERNO RIPOSO
FEBBO CARMELA
nata l' 1 marzo 1936
decedutao a Sydney (NSW) il 12 gennaio 2026
I familiari tutti, a un mese dalla scomparsa, la ricordano con dolore e immutato affetto. Una messa in memoria sarà celebrata martedì 24 febbraio 2026, alle ore 6.00 pm, nella St Benedict’s Catholic Church, angolo Justin & Neville Street, Smithfield NSW. I familiari ringraziano tutti coloro che parteciperanno alla messa in suffragio della cara estinta.
“Il tuo ricordo vivrà per sempre nei nostri cuori."
ETERNO RIPOSO
NOTICES
A partire dal 2026, Allora! introdurrà una nuova programmazione editoriale, con uscite bisettimanali ogni MARTEDÌ e VENERDÌ.
Io, Sam Guarna, sono disponibile ad aiutare la tua famiglia nel momento del bisogno.
Sono stato conosciuto sempre per il mio eccezionale e sincero servizio clienti. So che, per aiutare le famiglie nel dolore, bisogna sapere ascoltare per poi poter offrire un servizio vero e professionale per i vostri cari e la vostra famiglia.
Tutto ciò con rispetto, attenzione e fiducia, sempre.
In vista di questo cambiamento, invitiamo le Agenzie Funebri e tutta la comunità a valutare questa opportunità per la pubblicazione di necrologi, avvisi e comunicazioni sul nostro giornale, che da anni rappresenta un punto di riferimento per i lettori di lingua italiana in Australia. Per ulteriori informazioni contattare la redazione al numero di telefono: (02) 8786 0888.
From 2026, Allora! will introduce a new publishing schedule, with bi-weekly editions published on TUESDAY and FRIDAY
This change reflects our commitment to providing more timely news coverage and increased visibility for community announcements throughout the week. In light of this development, we invite Funeral Houses and the wider community to consider this opportunity to place notices, death notices and announcements in our newspaper, which has long been a trusted voice for the Italian-speaking community in Australia. For further information please contact (02) 8786 0888
IN MEMORIA
IN MEMORIA
Père-Lachaise tra memoria, arte e storia
È una città nella città, un museo a cielo aperto dove arte, storia e memoria si intrecciano tra viali alberati e monumenti scolpiti. Con i suoi quasi 44 ettari nel XX arrondissement, il Cimitero di Père-Lachaise è il più grande camposanto intra muros della capitale francese e il più visitato al mondo: ogni anno oltre tre milioni e mezzo di persone varcano il suo ingresso monumentale, trasformando il silenzio in un continuo dialogo tra passato e presente, tra omaggi e riflessioni profonde sulle vite che hanno segnato la storia.
Nato ufficialmente il 21 maggio 1804, su progetto dell’architetto neoclassico Alexandre-Théodore Brongniart, il cimitero sorse sulle alture di Mont-Louis, un tempo residenza dei gesuiti e dimora di François d’Aix de La Chaise, confessore di Luigi XIV, da cui prende il nome.
Fu Napoleone Bonaparte, con il decreto imperiale del 12 giugno 1804, a ridefinire le regole delle sepolture, aprendo i cimiteri a tutti i cittadini, indipendentemente da ceto, fede religiosa o condizione sociale, e ponendo le basi per una concezione moderna e laica della morte.
All’inizio, però, i parigini guardavano con diffidenza quel luogo collinare e periferico: nel 1804 si contavano appena 13 tombe. La svolta arrivò nel 1817, quando fu-
rono trasferite qui le spoglie di Abelardo ed Eloisa, di Molière e di La Fontaine. Da allora, il Père-Lachaise divenne il pantheon laico della Francia e non solo, crescendo progressivamente fino agli attuali 70.000 sepolcri e diventando simbolo di memoria collettiva.
Tra i suoi vialetti riposano giganti della letteratura, dell’arte e della musica: da Honoré de Balzac a Marcel Proust, da Édith Piaf a Jim Morrison, la cui tomba è meta di pellegrinaggi continui. Non mancano Frédéric Chopin e Oscar Wilde, il cui monumento, coperto per anni di baci lasciati con il rossetto, è oggi protetto da una barriera di vetro per preservarne l’integrità, testimone di un legame senza tempo tra i vivi e i grandi del passato.
Ma il Père-Lachaise è anche luogo di memoria civile e politica. Nel
maggio 1871 fu teatro degli ultimi scontri della Comune di Parigi: al “Mur des Fédérés” vennero fucilati 147 comunardi. Ancora oggi quel muro è simbolo e meta di commemorazioni, cortei e omaggi che rinnovano una memoria collettiva mai sopita, attirando ogni anno studiosi, turisti e appassionati di storia.
Tra cappelle, comparti un tempo dedicati a ebrei e musulmani, il primo forno crematorio di Francia (attivo dal 1889) e un patrimonio arboreo di oltre 5.000 alberi, il cimitero è un ecosistema urbano oltre che uno scrigno artistico. Molti monumenti sono classificati come beni storici; la “parte romantica” è sito protetto dal 1962, mentre eventi culturali, letture e visite guidate arricchiscono ulteriormente l’esperienza dei visitatori.
Epstein, o l’orgia del potere. Ma il problema è il potere, non l’orgia
Alessio Mannino
Epstein, o l’orgia del potere. Ciò che cattura lo sguardo di chi scorre quei files è l’orgia, intesa come infrazione di tabù: sesso con minorenni, sevizie, omicidi, antropofagia. Il potere si conferma fonte di corruzione. È questa la lettura immediata che emerge dal diluvio di commenti e analisi sui social media, dove l’attenzione è intensa, eppure più circoscritta rispetto ai media giornalistici tradizionali. L’enormità dei fatti, al momento indiziari, giustifica la reazione di ribrezzo e sdegno, incluso il voyeurismo, talvolta morboso, che accompagna la curiosità quando i crimini sono gravi e, specialmente, sessuali.
1) Perché Trump ha deciso di sganciare adesso la bomba Lo sblocco di tre milioni di documenti, pur con omissis che hanno lasciato coperti nomi importanti, è stato deciso per una precisa necessità politica. Il presidente statunitense ha scelto di dare all’opinione pubblica repubblicana, in particolare alla base elettorale Maga, un osso da spolpare nei mesi che precedono la campagna elettorale per le midterm. I sondaggi, impietosi, lo danno in picchiata, e la mossa serve a mettere in imbarazzo il fronte politico-culturale avverso, che va da Clinton a Gates, anch’esso coinvolto nel sistema Epstein. Non va dimenticato che lo stesso procuratore Acosta, che nel 2009 rischiò di lasciar libero Epstein, è stato poi nominato da Trump segretario al Lavoro. Questo sottolinea quanto il mondo imprenditoriale e politico in cui
Epstein operava fosse intrecciato, e quanto i confini tra affari, potere e corruzione fossero labili. Epstein, procacciatore d’affari e figura criminale allo stesso tempo, navigava con disinvoltura in queste acque torbide, diventando sempre più centrale in certi circoli di potere.
2) Perché sono più importanti i nomi “minori”
Scorrendo i file, emerge un dato sociologico di grande interesse. La classe padronale, immersa tra finanza e politica, non è composta solo da grandi nomi – come l’ex principe Andrea o l’ex premier israeliano Barak – ma anche da politici di seconda fila, diplomatici, affaristi e rappresentanti del jet set internazionale. Peter Mandelson, già anima nera di Tony Blair, ne è un esempio significativo. È proprio in questo sottobosco di figure meno appariscenti che Epstein ha potuto muoversi con maggiore libertà, tessendo reti di conoscenze e favori. Persone come Leslie Wexner e Peter Thiel hanno consentito, con la loro posizione e con le loro risorse, di aprirgli porte altrimenti inaccessibili, permettendo la scalata di un “signor nessuno” di Brooklyn fino a entrare nei circoli più esclusivi dell’élite globale.
3) Perché le “grandi” menti della cupola si rivolgevano a un possibile ricattatore
Il fatto che protagonisti famosi abbiano frequentato Epstein, nonostante il rischio evidente di ricattabilità, si spiega con la psicologia del potere. Vivere in una bolla di privilegi – case lussuose, limousine, aerei privati come il
famigerato Lolita Express – genera una sensazione di impunità. L’appartenenza ai circoli d’élite rassicura: anche se Epstein era pedofilo, la sua integrazione negli ambienti dell’alta società lo rendeva “sicuro” agli occhi dei potenti. La normalità del potere fa dell’abuso delle regole il suo marchio distintivo: chi può, esercita, e lo fa senza timore di conseguenze immediate. Perfino figure progressiste o apparentemente virtuose possono percepire Epstein come un “male tollerabile” dentro la dinamica sociale, perché fa parte del tessuto delle relazioni di élite, dove ipocrisia, calcolo e opportunismo convivono.
4) Perché l’Epstein-gate fotografa la psicopatologia del potere
Il potere oggettivizza: induce chi ne gode a trattare gli altri come oggetti, da possedere e manipolare. Chi possiede potere desidera sempre di più, e la logica è illimitata, simile a quella del denaro, che distorce tutto ciò che tocca. Persone diventano cose, strumenti da usare. Questo riflette un vuoto interiore nell’uomo potente: l’incapacità di sentire l’altro come soggetto, non come oggetto. L’ambiente sociale amplifica questa predisposizione: chi cresce e si muove in circoli dove la regola non scritta è sfruttarsi a vicenda, sviluppa un’insensibilità strutturale. Anche chi evoca satanismo o altre forme esoteriche, si illude di distinguersi moralmente, ignorando quanto l’attrazione dei privilegi da semi-dèi possa essere irresistibile per individui già inclini a fantasie proibite.
5) Perché il modello occidentale è il campo ideale per l’immoralismo organizzato Il confine della trasgressione occidentale è sottile. La nostra società ha fatto dell’ego l’unità di valore primaria. L’individuo crede che la libertà consista nel non nuocere agli altri, ma molti interpretano la legge morale come secondaria rispetto alla sopraffazione personale. Il modello liberale e individualista, nel suo esito nichilista, offre terreno
fertile all’“anarchia del potere”: pedofili e malati ci sono sempre stati, ma fino a pochi decenni fa la sanzione morale era più stringente. Gli impuniti come Epstein operano oggi con leggerezza e sicurezza, convinti che lo scandalo non raggiungerà la massa, e che i media possano relativizzare i fatti senza alcuna conseguenza reale. Questo cinismo interclassista è la base su cui la loro sicurezza si fonda: l’impunità percepita diventa un incentivo a continuare a compiere atti immorali senza timore.
6) Perché il giudizio politico è il vero grande assente
L’Occidente reagisce più moralmente che politicamente. Il caso Epstein dimostra che indignarsi non significa cambiare l’assetto sociale.
L’indignazione, pur intensa, non si traduce in azione concreta per modificare l’ordine costituito. Ci si limita a cercare colpevoli immediati, senza comprendere le radici profonde dei fenomeni. Non si indagano le origini storiche, le dinamiche evolutive, le strutture di dominio che permettono a pochi di esercitare potere sugli altri. Questo atteggiamento lascia intatto il meccanismo dell’orgia del potere.
Le Commissioni Affari Costituzionali e Bilancio della Camera hanno approvato, durante l’esame del decreto “Milleproroghe”, un emendamento che estende i termini per l’iscrizione presso i Consolati dei figli minorenni di cittadini italiani residenti all’estero, nati prima dell’entrata in vigore della nuova normativa sulla cittadinanza. L’emendamento, a prima firma del deputato Fabio Porta e sottoscritto dai parlamentari eletti all’estero del Partito Democratico, posticipa la scadenza dal 31 maggio 2026 al 31 maggio 2029. “È un risultato concreto – ha dichiarato Nicola Carè – che risponde alle esigenze delle famiglie italiane nel mondo, concedendo il tempo necessario per completare le procedure consola-
ri senza rischi di penalizzazioni. Intervenire era doveroso per garantire certezza dei diritti e continuità del legame con l’Italia”. Anche il Sen. Francesco Giacobbe ha sottolineato l’importanza della misura: in un contesto normativo che ha limitato lo ius sanguinis, garantire tempi adeguati significa tutelare i minorenni e riconoscere il valore delle famiglie italiane all’estero. Il provvedimento sarà sottoposto al voto di fiducia alla Camera e, se approvato, trasmesso al Senato per la conversione definitiva in legge. Con questa iniziativa, il Partito Democratico ribadisce il suo impegno costante nella tutela degli italiani all’estero e delle nuove generazioni, assicurando un rapporto equo e concreto tra Stato e comunità nel mondo.
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