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Speciale Fondamentale Azalea della Ricerca 2025

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DA 60 ANNI

Finanziare progetti di ricerca svolti presso laboratori universitari, ospedali e istituti scientifici

Sostenere IFOM, l’istituto di oncologia molecolare di AIRC, fornendogli le risorse necessarie per il suo piano di sviluppo

Perfezionare la preparazione di giovani ricercatori attraverso borse di studio e progetti speciali

Sensibilizzare e informare l’opinione pubblica sui progressi compiuti dalla ricerca oncologica e sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce

Fondazione AIRC | Affrontiamo il cancro. Insieme. AIRC è la principale organizzazione non-profit per il finanziamento della ricerca oncologica indipendente in Italia, grazie alle donazioni di cittadini e aziende che ne condividono la missione: una comunità di persone impegnate a rendere il cancro sempre più curabile. Dal 1965 ha investito oltre 2,5 miliardi di euro in migliaia di progetti di ricerca che hanno prodotto risultati concreti per la prevenzione, la diagnosi e la cura del cancro, e hanno contribuito alla crescita della comunità scientifica italiana e alla formazione dei suoi giovani talenti. AIRC raccoglie fondi e li assegna in modo trasparente ai progetti di ricerca sul cancro più meritevoli. Diffonde la cultura della salute e della prevenzione nelle scuole, nelle piazze, nelle aziende e attraverso i mezzi di comunicazione.

4,5 milioni

LA FONDAZIONE SI IMPEGNA A: I NUMERI DI AIRC

5.400 2,5 miliardi

anno di fondazione di ricercatori di euro destinati in 60 anni a progetti di ricerca di sostenitori

Sommario

I TUMORI NELLE DONNE:

UNO SGUARDO AL FUTURO P. 4

DONNE: QUANTO NE SAI? P. 7

TUMORI CHE COLPISCONO LE

5 PER MILLE AD AIRC, UNA FIRMA PER LA RICERCA

CONTRO LE METASTASI

INTERVISTA A

INTERVISTA A ROBERTA E CARLA

Grazie per il tuo sostegno ad AIRC! Se vuoi contattarci, chiamaci al numero verde 800 350 350, attivo dal lunedì al sabato tra le 8:30 e le 19:30.

I TUMORI NELLE DONNE: UNO SGUARDO AL FUTURO

Hanno sempre meno segreti. Grazie alla ricerca, medici e scienziati scoprono sempre più i meccanismi che provocano i tumori, i metodi per individuarli precocemente, per eliminarli oppure per tenerli sotto controllo e arrivare a conviverci per anni. Queste conoscenze sono le chiavi che ci stanno aiutando a rendere il cancro sempre più prevenibile e curabile. A raggiungere questi obiettivi ha contribuito in parte anche AIRC, che da 60 anni sostiene la ricerca oncologica in Italia e diffonde informazione su come prevenire e affrontare i tumori.

/ I tumori nelle donne: uno sguardo al futuro

Alcune conoscenze sul cancro ci possono essere utili tutti i giorni. Ne troviamo un esempio in queste pagine, dedicate alle neoplasie che colpiscono le donne in linea con l'obiettivo della nostra campagna l’Azalea della Ricerca, fiore simbolo della Festa della mamma. In questa edizione, impariamo a conoscere meglio come alcune azioni quotidiane possono o meno influire sul rischio di cancro del seno e altri tipi di neoplasie comuni nel genere femminile.

Altre nozioni sono essenziali a medici, ricercatori, pazienti, familiari e altri caregiver per allungare la sopravvivenza e migliorare la qualità della vita durante e dopo un cancro. Un esempio su tutti: secondo le previsioni di I numeri del cancro in Italia 2024, la metà delle persone cui è stato diagnosticato un tumore nel corso dello scorso anno ha alte probabilità di guarire, tornando ad avere un’aspettativa di vita paragonabile a quella delle persone che non si sono ammalate.

I 5 TIPI DI TUMORE CHE PIÙ COLPISCONO LE DONNE IN ITALIA

Le donne che vivono in Italia dopo una diagnosi di tumore sono circa 2 milioni: circa il 6,8% dell’intera popolazione femminile.

nelle donne: uno sguardo al futuro

Tasso di mortalità standardizzato per tutti i tipi di cancro nelle giovani donne in Italia (dati da I numeri del cancro 2024).

In effetti, i pazienti oncologici che non superano la malattia sono sempre di meno. In particolare, nelle giovani donne di età compresa tra i 20 e i 49 anni, tra il 2006 e il 2021 il tasso di mortalità è sceso del 16,2% per il tumore della mammella e del 46,4% per quello del polmone.

A contribuire a questi risultati è anche la diagnosi precoce. Per esempio, ne ha mostrato l’importanza uno studio portato avanti grazie al sostegno di AIRC. Secondo l’indagine, in Italia, circa il 99% delle donne con diagnosi di tumore del seno al primo stadio e il 92% di quelle con diagnosi al secondo stadio supera completamente la malattia.

Puoi approfondire questo traguardo, importante sia per i pazienti sia per le istituzioni, sul podcast Fondamentale, inquadrando il QR code!

Un’ottima notizia, peraltro, considerando che anche l’estensione degli inviti ai programmi di screening offerti gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale è in aumento. Il miglioramento riguarda in particolare il Sud e le Isole, dove l’offerta e la copertura degli screening sono ancora basse rispetto al Nord e al Centro Italia. Resta fondamentale aumentare la partecipazione, ancora troppo esigua, soprattutto per alcune categorie di persone, come quelle con difficoltà economiche o di cittadinanza stranie-

ra. Occorrerà lavorare sulla sensibilizzazione dell’importanza della diagnosi precoce e potenziare l’accessibilità ai servizi sanitari. Rimangono alcune difficoltà, legate soprattutto, di nuovo, alla necessità di conoscere maggiormente alcuni tipi di tumore. È il caso, per esempio, del cancro ovarico, ancora difficile da curare perché è spesso diagnosticato quando è già avanzato, in quanto è asintomatico nelle prime fasi della malattia. Purtroppo non abbiamo ancora a disposizione metodi affidabili per una diagnosi precoce, anche se sono in corso studi promettenti da questo punto di vista. Peraltro, il tumore all’ovaio è caratterizzato da una grande eterogeneità genetica, il che rende particolarmente complesso curarlo. Tuttavia, negli ultimi anni sono stati compiuti importanti progressi sia nel trattamento, grazie all’utilizzo di nuovi farmaci a bersaglio molecolare, sia verso la possibilità di individuare esami diagnostici affidabili. È importante, quindi, ricordarsi che la conoscenza è il primo passo per rimanere in salute. Proviamo, allora, a scoprire qualcosa in più su come prevenire – oppure no – i tumori con alcune azioni quotidiane.

Scopri come AIRC sostiene la ricerca contro i tumori che colpiscono le donne.

Vai sul sito azaleadellaricerca.it o inquadra il QR code.

TUMORI CHE COLPISCONO LE DONNE: QUANTO NE SAI?

Parabeni, fitoestrogeni, tatuaggi… sono molti gli elementi della nostra quotidianità che negli ultimi anni sono stati accusati dall’opinione pubblica di essere potenziali fattori di rischio per il cancro. Tuttavia, non per tutti esistono prove a sostegno della loro presunta cancerogenicità.

Mettiti alla prova: per quali tra questi “imputati” esistono evidenze affidabili di un aumento del rischio di tumore del seno o di altri tipi di cancro? (Trovi le risposte nelle pagine seguenti!)

Deodoranti

Parabeni

Reggiseni

Epilazione laser

Depilazione con il rasoio

Talco

Tinte per capelli

Trattamenti per capelli alla cheratina

Tatuaggi

Pillola anticoncezionale

Fitoestrogeni

Obesità

Alcol

“PUZZA” DI DISINFORMAZIONE

DEODORANTI, PARABENI E REGGISENI

La parte di seno più vicina all’ascella è la sede più frequente di tumori mammari. Questo ha portato a portato a ipotizzare un legame tra il cancro e i prodotti spesso usati in quest’area, come deodoranti e reggiseni. Tuttavia, le neoplasie si sviluppano più spesso in questa parte della mammella perché è la zona più voluminosa della ghiandola. I numerosi studi in merito non hanno rilevato infatti alcun nesso di causa ed effetto tra l’uso di deodoranti, parabeni o reggiseni e il rischio di tumore del seno.

• Secondo una vecchia supposizione, i deodoranti aumenterebbero il rischio di tumore del seno impedendo all’organismo di eliminare le tossine attraverso il sudore. Tuttavia, i deodoranti non possono ostacolare l’eliminazione delle tossine perché questa funzione non viene svolta a livello delle ascelle o dei linfonodi, bensì dai reni e dal fegato.

• I parabeni sono sostanze con proprietà antibatteriche usate come conservanti in vari prodotti, come deodoranti e shampoo. Nel 2004,

uno studio britannico aveva rilevato la presenza di parabeni nelle cellule di cancro al seno. Lo studio era però solo preliminare, svolto su campioni di poche pazienti e senza un confronto con campioni di tessuto mammario di donne che non avevano la malattia. Ciononostante, i dati ebbero molta visibilità e alcune persone si convinsero che i parabeni fossero pericolosi, anche se questa convinzione non è sostenuta da alcuna prova.

• L’idea che i reggiseni potessero aumentare il rischio di tumore mammario deriva da un libro del 1995, Dressed to kill, secondo cui le donne di alcune popolazioni avevano un maggior rischio di sviluppare un tumore del seno rispetto ad altre perché indossavano di più il reggiseno. Tuttavia, gli autori non avevano considerato che l’aumento di rischio potesse essere dovuto ad altri fattori, come l’eccesso di peso e la sedentarietà.

DIAMOCI UN TAGLIO!

Tra i sospettati di aumentare il rischio di tumori ci sono anche tecniche per la rimozione dei peli, quali la depilazione con il rasoio e l’epilazione laser, un metodo usato per eliminare a lungo termine i peli. Al momento, però, non ci sono prove sufficienti che colleghino tali tecniche di depilazione a un maggior rischio di sviluppare un tumore.

DEPILAZIONE CON IL RASOIO

Secondo alcune ipotesi, la depilazione aumenterebbe il rischio di insorgenza di tumori perché faciliterebbe l’assorbimento di sostanze potenzialmente cancerogene. Tuttavia, anche se l’uso della ceretta o del rasoio può aumentare il rischio di infezioni, non modifica l’assorbimento delle sostanze attraverso la pelle, per cui non c’è alcun motivo di pensare che influisca sulle probabilità di sviluppare un cancro.

EPILAZIONE LASER

L’epilazione laser, o fotoepilazione, porta alla rimozione a lungo termine dei peli in poche sedute grazie all’uso della luce di un laser. I laser sono radiazioni, e per questo evocano i raggi X e altre radiazioni ionizzanti, che possono essere

nocive dal punto di vista oncologico. Tuttavia, i laser utilizzati per la depilazione emettono radiazioni non ionizzanti, che non hanno abbastanza energia per danneggiare il DNA e quindi provocare eventuali tumori.

Non ci sono prove sufficienti che colleghino epilazione laser o depilazione con rasoio e tumori.

Quindi, fino a prova contraria l’epilazione laser è considerata sicura per il rischio tumorale. Tuttavia, è sconsigliato utilizzarla sui nevi. Inoltre, se si hanno lesioni atipiche o anomalie cutanee è raccomandato un consulto con un dermatologo prima di intraprendere un trattamento laser. In alcuni casi il medico potrebbe consigliare di evitare il trattamento sulle aree sospette o di sottoporle a ulteriori esami. È comunque sempre importante affidarsi a professionisti che usino laser di qualità e mettere la protezione solare, perché dopo la fotoepilazione la pelle è più sensibile ai raggi ultravioletti, che favoriscono l’insorgenza di tumori.

LET’S… TALC!

TALCO

I timori nei confronti del talco sono nati a causa di alcuni lotti di questo prodotto che erano contaminati da amianto, un composto dalla consistenza fibrosa noto per la sua cancerogenicità se inalato. La potenziale pericolosità del talco era dunque dovuta proprio alla presenza dell’amianto. Per questo motivo l’International Agency for Research on Cancer (IARC), agenzia dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che valuta e classifica le prove di cancerogenicità delle sostanze, ha inserito il talco contaminato da amianto tra i cancerogeni certi. In ogni caso, i lotti circolavano principalmente negli Stati Uniti e sono ormai stati ritirati dal commercio da molti anni. Nel 2024 la IARC ha classificato il talco puro come probabilmente cancerogeno, destando una certa preoccupazione tra molte persone. Occorre però considerare che la classificazione della IARC si riferisce solo all’affidabilità delle prove scientifiche sul rapporto tra una sostanza e il rischio di un tumore, mentre non dà

La IARC non classifica le sostanze in base a quanto sarebbero rischiose per la salute.

indicazioni su quanto la sostanza sia effettivamente rischiosa per la salute; per esempio, non specifica i dosaggi o i tempi di esposizione necessari affinché ciascuna di tali sostanze o agenti potrebbe provocare un cancro.

/ Tumori che colpiscono le donne: quanto ne sai?

A oggi, gli studi che hanno indagato il possibile legame fra talco e tumori sono perlopiù rassicuranti.

• Normalmente, la frequenza di una neoplasia dovuta a un cancerogeno dipende dal livello di esposizione a quella sostanza. Quindi, ci si aspetterebbe che usando il talco più spesso o in maggiori quantità il rischio di sviluppare un tumore dell’ovaio aumenti in proporzione. Invece questa relazione non sembra esistere.

• Nemmeno tra le donne che conservavano i diaframmi contraccettivi nel talco è stato rilevato un aumento del rischio di tumore ovarico.

Quindi, cosa sappiamo sulla possibile cancerogenicità del talco puro?

• Il talco puro sembra avere alcune caratteristiche comuni ad altre sostanze cancerogene. Si tratta però di osservazioni raccolte in esperimenti con colture cellulari e animali di laboratorio, mentre non è chiaro quale sarebbe il meccanismo biologico con cui il talco potrebbe aumentare il rischio di tumore, in particolare dell’ovaio. Invece, gli studi che hanno preso in considerazione esseri umani sono perlopiù rassicuranti.

• Nella maggior parte degli studi, inclusa una ricerca pubblicata nel 2020 in cui sono stati analizzati i dati di oltre 252.000 donne, non sono emerse prove di una relazione di causa ed effetto fra l’uso del talco puro e l’aumento del rischio di tumore all’ovaio.

/ Tumori che colpiscono le donne: quanto ne sai?

• Un’altra indicazione rassicurante viene dal fatto che il talco viene anche impiegato in una procedura chiamata pleurodesi, usata per curare alcuni problemi respiratori: in questo caso, si distribuisce polvere sterile di talco sul rivestimento dei polmoni. La procedura non sembra avere comportato un aumento del rischio di cancro del polmone.

• Per precauzione, comunque, gli esperti consigliano di evitare l’uso del talco a livello inguinale o genitale.

Abbiamo approfondito l’argomento anche con l’epidemiologo Carlo La Vecchia in una puntata del podcast Fondamentale. Per ascoltarla, inquadra il QR code.

SPACCHIAMO IL CAPELLO IN QUATTRO

Tra le sostanze accusate di cancerogenicità ci sono anche alcuni prodotti usati per la cura dei capelli. Tuttavia, si possono considerare sicuri, almeno seguendo alcune precauzioni.

TINTE PER CAPELLI

Alcuni studi svolti in passato avevano rilevato un maggiore rischio di sviluppare determinati tipi di cancro in seguito all’uso di alcune tinture prodotte prima

del 1980. Oggi, però, le tinte in commercio hanno una formulazione diversa e sono molto più sicure.

Le

tinte per capelli che usiamo oggi, soprattutto in Europa, sono molto più sicure di quelle prodotte prima degli anni Ottanta.

• Solo uno studio recente, che ha coinvolto quasi 50.000 donne, ha mostrato un’associazione tra l’impiego di tinte per capelli e il tumore del seno. Tuttavia, è limitata a donne che utilizzano tinture permanenti ogni mese e hanno familiarità con questa malattia. Inoltre, il lavoro è stato condotto negli Stati Uniti, dove in genere i regolamenti sui componenti delle tinture sono meno restrittivi rispetto a quelli europei.

• Vi sono invece dati che segnalano un possibile aumento di rischio di alcuni tumori (in particolare della

/ Tumori che colpiscono le donne: quanto ne sai?

vescica e del seno) per i professionisti, ovvero parrucchieri e operatori addetti alla preparazione dei colori.

• Per quel che riguarda i pazienti in chemioterapia e nei 6 mesi successivi, si tende a sconsigliare l’uso delle tinte per capelli, ma più per timore di possibili effetti dermatologici (come allergie e problemi di caduta dei capelli) che per un eventuale rischio di cancro.

• In conclusione, l’uso individuale delle tinte per capelli è considerato sicuro, ma è importante evitare prodotti di dubbia origine e si consiglia di seguire le istruzioni sui tempi di posa.

TRATTAMENTI PER CAPELLI ALLA CHERATINA

La cheratina è una proteina che si trova naturalmente nel fusto del capello e ne costituisce la robusta architettura. Nei trattamenti alla cheratina la sostanza è presente in combinazione ad altri composti acidi, capaci di modificare la struttura dei capelli, rendendoli più lisci e luminosi. Se usati in conformità con le normative europee, questi prodotti non costituiscono un rischio significativo di cancro.

• I primi trattamenti alla cheratina utilizzati nel continente americano contenevano formaldeide, un gas che può aumentare il rischio di sviluppare alcuni tipi

di tumore, e potevano includere i cosiddetti cessori di formaldeide, composti che rilasciano formaldeide quando vengono riscaldati. Tuttavia, da anni in Unione Europea è vietato usare la formaldeide nei cosmetici. Dal 2022 i trattamenti liscianti alla cheratina possono contenere solo limitatissime quantità di cessori di formaldeide, e se presenti le ditte produttrici sono obbligate a segnalarne la presenza con la dicitura “contiene formaldeide”.

• I trattamenti alla cheratina, anche quando sono frequenti, non risultano aumentare il rischio di cancro, ma è bene affidarsi a parrucchieri che utilizzino dei prodotti sicuri e a norma e assicurarsi che l’ambiente sia ben ventilato.

I trattamenti alla cheratina non comportano un rischio di tumore, ma è importante utilizzare solo prodotti a norma e in ambienti ventilati.

/ Tumori che colpiscono le donne: quanto ne sai?

LEGGERE TRA LE LINEE

TATUAGGI

È diffusa da anni l’ipotesi che tatuarsi potrebbe aumentare il rischio di alcuni tipi di cancro. Tuttavia, a oggi le prove di un eventuale legame tra tatuaggi e tumori sono limitate. Sono in corso studi per indagarlo meglio, che daranno i loro risultati nei prossimi anni.

• Secondo un’ipotesi, alcune sostanze presenti nei tatuaggi sarebbero tossiche o potrebbero diventarlo degradandosi. Il regolamento europeo REACH vieta di utilizzare nei tatuaggi alcune sostanze ritenute pericolose per la salute, mentre per altre sono fissati dei limiti di tolleranza. Tuttavia, la sicurezza di alcune sostanze è in fase di indagine.

• Nel 2024 i risultati di uno studio hanno suggerito che chi ha tatuaggi avrebbe un rischio di sviluppare un linfoma del 20% maggiore rispetto a chi non è tatuato, secondo alcuni perché le sostanze contenute negli inchiostri tendono ad accumularsi nei linfonodi, sede di origine di questo tipo di tumori. Tuttavia, il nesso è ancora lontano dall’essere dimostrato in modo convincente.

In Europa circa 1 persona su 8 è tatuata.

• Secondo alcuni ricercatori, i tatuaggi potrebbero complicare il monitoraggio di lesioni cutanee sospette o a rischio di dar luogo a tumori della pelle. Il suggerimento per chi vuole tatuarsi è di tenere un archivio fotografico della pelle, per documentarne l’evoluzione nel tempo, cominciando nel momento in cui è ancora “nuda”.

• In ogni caso, è fondamentale scegliere uno studio di tatuaggi dove si rispettino le norme relative alle sostanze da usare e all’igiene. Infatti, aghi infetti possono trasmettere infezioni come l’epatite B e quella causata dal virus HIV, che possono portare allo sviluppo di tumori.

/ Tumori che colpiscono le donne: quanto ne sai?

LA PILLOLA IN PILLOLE

PILLOLA ANTICONCEZIONALE

Secondo gli studi, l’uso della pillola combinata (che contiene sia estrogeni sia progestinici) o della minipillola (che contiene solo progestinici) potrebbe aumentare leggermente il rischio di tumori del seno e della cervice uterina, ma anche ridurre il rischio di quelli dell’ovaio e dell’endometrio. L’incremento del rischio è comunque legato anche a fattori individuali. In ogni caso, la scelta di farne uso deve comprendere una valutazione generale dei rischi e dei benefici, che vanno oltre la sola considerazione del potenziale rischio oncologico.

L’influenza dell’uso della pillola sul rischio di tumori dipende anche da fattori individuali.
La scelta di fare uso della pillola anticoncezionale deve includere una valutazione individuale dei rischi e dei benefici.

• Alcuni tipi di tumore, come quelli del seno e della cervice, possono essere sensibili agli ormoni presenti nella pillola.

• Gli esperti hanno individuato anche diversi meccanismi con cui i contraccettivi orali potrebbero invece ridurre il rischio di sviluppare neoplasie. Tra questi c’è in primo luogo la soppressione della proliferazione delle cellule dell’endometrio. Un altro possibile meccanismo sarebbe la riduzione del numero di ovulazioni, per cui si ridurrebbe anche l’esposizione ai naturali ormoni femminili, associati al rischio di tumore ovarico. Infine, un terzo possibile meccanismo coinvolto è la diminuzione dei livelli di acidi biliari nel sangue, con conseguente protezione contro il tumore del colon-retto.

PANE PER I NOSTRI DENTI

FITOESTROGENI

I fitoestrogeni, di cui per esempio è ricca la soia, sono composti di origine vegetale simili per struttura agli estrogeni prodotti dal nostro organismo. A oggi è discusso il loro eventuale ruolo quale fattore di rischio oncologico o, viceversa, quale elemento protettivo contro diversi tipi di tumore. È consigliabile seguire in generale una dieta varia ed equilibrata.

• Studiare gli effetti dei fitoestrogeni non è semplice, perché si tratta di numerosi composti diversi tra loro. Tra i tanti studi effettuati sul tema, i risultati non sono sempre confrontabili, per esempio perché le varie popolazioni osservate possono avere assunto differenti quantità e qualità di queste sostanze.

• Al momento non ci sono prove certe del legame fra consumo di fitoestrogeni negli alimenti e un aumento del rischio di tumori sensibili agli ormoni, come quelli del seno e dell’endometrio.

• Sembra che il consumo di alimenti ricchi di queste molecole possa avere un effetto protettivo, in particolare contro il tumore del seno. Non bisogna dimenticare, comunque, che è l’alimentazione nel suo complesso a fare la differenza.

• In conclusione, gli esperti ritengono che la strategia più prudente e salutare sia evitare gli eccessi.

• In caso di una precedente diagnosi di tumore è sempre meglio rivolgersi all’oncologo per capire cosa sia consigliabile o meno portare a tavola.

/ Tumori che colpiscono le donne: quanto ne sai?

OBESITÀ

Sull’obesità abbiamo le idee piuttosto chiare: costituisce il secondo fattore di rischio evitabile, dopo il fumo di sigaretta, per l’insorgenza del cancro, oltre che di numerose altre malattie. Infatti, il grasso in eccesso, in particolare quello addominale e viscerale, favorisce l’infiammazione, il rischio di diabete e la produzione di ormoni della crescita e sessuali. Tutti questi fattori sono associati a una maggiore probabilità di sviluppare diversi tipi di tumori: in particolare quelli del tratto digerente, ma anche quelli del seno, dell’utero e dell’ovaio, forse anche a causa della sovrapproduzione di estrogeni associata al grasso in eccesso.

LE CAUSE DEL SOVRAPPESO

Assumere una dieta varia ed equilibrata e fare almeno 2,5 ore di movimento a settimana aiuta a mantenere un peso sano e a prevenire diversi tipi di tumore.

/ Tumori che colpiscono le donne: quanto ne sai?

Il peso corporeo di una persona dipende da molti fattori (genetici, ambientali e comportamentali) che interagiscono tra loro. Sono pochi i casi in cui la genetica determina in maniera predominante l’obesità. Talvolta, questa condizione è favorita da malattie che alterano il metabolismo, per esempio l’ipotiroidismo e il deficit dell’ormone della crescita, o da alcuni farmaci che portano a un accumulo di peso, come l’insulina e gli antidepressivi. Nella maggior parte dei casi, invece, le principali responsabili sono abitudini poco salutari, come la sedentarietà e un’alimentazione ricca di cibi ipercalorici, capaci di “potenziare” l’azione di geni che predispongono all’insorgenza dell’obesità. Per dimagrire è meglio evitare soluzioni “fai da te” e rivolgersi invece a professionisti, per esempio un endocrinologo, un medico dietologo e uno psicoterapeuta, che possono aiutare a stabilire le cause più probabili dell’aumento di peso e valutare le strategie più efficaci per affrontare il problema.

ME L’ERO BEVUTA

ALCOL

Assumere alcol anche in quantità moderate può causare centinaia di malattie e altri disturbi, tra cui almeno 9 tipi di tumore. Tra questi c’è il cancro della mammella. Infatti, al consumo regolare di bevande alcoliche può essere ascritta una quota compresa tra il 5 e l’11% delle nuove diagnosi di tumore al seno, in particolare tra le donne più giovani.

• Non sappiamo ancora con certezza quale sia il motivo. Due ipotesi sono che questo avvenga perché le donne sono più sensibili alla tossicità dell’alcol, oppure perché l’etanolo stimola l’azione degli estrogeni, responsabili della crescita di quasi il 70% dei tumori della mammella.

• L’alcol è sempre alcol, indipendentemente dal liquido con cui viene introdotto nell’organismo. Le evidenze scientifiche indicano che il vino, rispetto alla birra e ai liquori, potrebbe avere alcuni effetti positivi sulle coronarie, ma anche che aumenta il rischio di andare incontro ad altri eventi cardiovascolari, quindi non può in ogni caso essere considerato salutare. Se si vuole prevenire il

rischio di tumore è meglio non bere alcol.

• Il rischio di sviluppare un cancro è ancora maggiore per chi beve alcolici e fuma, perché alcol e tabacco insieme hanno un effetto sinergico.

Quante ne sapevi?

Ricorda che allo sviluppo di un tumore possono contribuire anche fattori genetici, ambientali e persino casuali, oltre ai nostri comportamenti!

Se vuoi saperne di più sulla prevenzione e la ricerca oncologica, puoi iscriverti alla nostra newsletter, seguire i nostri canali social o visitare il sito airc.it.

5 PER MILLE AD AIRC, UNA FIRMA PER LA RICERCA CONTRO LE METASTASI

Deborah ha scelto da anni di sostenere AIRC destinando alla Fondazione il suo 5 per mille in occasione della propria dichiarazione dei redditi

Ogni grande traguardo è il frutto di tanti piccoli sforzi messi assieme. È questa convinzione ad aver spinto Deborah – 50 anni, maestra di una scuola dell’infanzia a Casorate Primo (in provincia di Pavia) – a sostenere la ricerca sui tumori destinando a Fondazione AIRC il proprio 5 per mille. Un gesto che consente di dare grande valore alle proprie imposte e sostenere delle cause che possono cambiare la vita di molte persone.

Nel caso di Deborah, l’ente beneficiario è Fondazione AIRC sin dal 2020.

“La molla è scattata dopo la perdita di una delle mie più care amiche, a causa di un tumore del colon. La prima volta fu dettata dalla volontà dei suoi genitori. Da quel momento in poi, è diventata una consuetudine.” La scelta di destinare la quota dell’IRPEF alla ricerca sul cancro è stata poi corroborata da un altro episodio: la diagnosi di tumore del rene ricevuta nel 2023. “Non crediamo quasi mai di poter entrare personalmente in questo tunnel, ma quando accade rileviamo tutti i

benefici determinati dalla ricerca” racconta Deborah, da lungo tempo sensibile alla causa, prima attraverso il sostegno alle iniziative di piazza e oggi anche come volontaria.

“Agli scettici, dico: dedicate 10 minuti a informarvi su come Fondazione AIRC investe i fondi ricevuti” continua. “AIRC non lavora solo per chi è già alle prese con un tumore: attraverso l’impegno nella divulgazione offre a tutti le raccomandazioni per condurre una vita sana e di ridurre il rischio di ammalarsi di cancro.”

LA RICERCA SUL CANCRO HA BISOGNO ANCHE DEL TUO 5 PER MILLE

Scegli AIRC per il tuo 5 per mille inserendo nello spazio per la ricerca scientifica il codice fiscale 80051890152, e scopri i risultati che abbiamo raggiunto grazie al tuo sostegno su programmi5permille. airc.it

“LA RICERCA È VITA”

Carla e Roberta, mamma e figlia, ci raccontano con un sorriso la loro storia con un linfoma di Hodgkin.

Roberta, di Rieti, è una ragazza come tante, che ama intervallare gli impegni quotidiani a passeggiate in mezzo alla natura. Nella primavera del 2010, quando ha 23 anni, degli esami del sangue di routine evidenziano un valore anomalo. In seguito ad altri controlli si arriva alla diagnosi di tumore. “Il medico ci ha spiegato che avevo un linfoma di Hodgkin. Il mio primo pensiero è andato ai miei cari: mi dispiaceva dar loro questo peso. Io, invece, ero positiva” racconta. Infatti, affronta

“Ho provato sulla mia

pelle l'importanza della

ricerca: tutte le mie cure erano frutto di studi, sperimentazioni e innovazione.”

la chemioterapia con questo spirito: ai capelli che cadono risponde con un copricapo sgargiante. Carla, sua madre, inizialmente vive la situazione con molta difficoltà: “Ero come disconnessa dalla realtà. Con la diagnosi di Roberta si è fermato tutto. Si viveva giorno per giorno” racconta. Ma si fa forza per affiancare la figlia nel suo percorso: “È stato un lungo tunnel buio, ma nonostante questo, noi abbiamo sempre cercato di vedere la lucina in fondo a quel tunnel”. I mesi di terapia vengono ripagati, perché i controlli indicano la remissione della malattia. Il cancro, però, si ripresenta. “Quando, seduta sul letto, mi ha detto: ‘Mamma, dobbiamo ricominciare da capo’ ho fatto fatica a non crollare. La cosa peggiore era la sensazione di impotenza. Non ti resta che affidarti completamente ai medici” commenta Carla.

Insieme, decidono di trasferirsi a Milano per un altro ciclo di trattamenti: “Vivevamo in simbiosi” ricorda Carla. È un periodo complicato, come racconta Roberta: “Ho ricominciato la chemioterapia e poi ho aspettato un donatore per il trapianto di midollo. L’ho ricevuto il 17 gennaio 2012. Sono state settimane infinite, passate sempre con la mascherina perché le mie difese immunitarie erano allo stremo, persino un raffreddore poteva essere letale”. Ma, alla fine, il tumore è guarito. “Tutto per me è cambiato dal 2010, ma posso solo dire di essere fortunata perché mia figlia oggi è qui con me” sorride Carla, accanto a Roberta, altrettanto serena: “Ho provato sulla mia pelle l’importanza della ricerca oncologica: tutte le mie cure erano frutto di studi, sperimentazioni e innovazione. Ero seguita passo dopo passo da specialisti di altissimo livello, come il dottor Luca Vago, un ricercatore di Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro che mi ha mostrato anche il lato umano di questo settore, fatto da medici empatici, vicini al letto del paziente e non solo al lavoro nei loro laboratori”.

Così oggi Roberta è molto legata a Fondazione AIRC: “La ricerca è vita e io oggi sono qui grazie alla scienza. Dono ogni volta che ne ho l’occasione perché ho visto con i miei occhi che ogni euro si trasforma in cure fondamentali, quelle che ti offrono un domani”.

COME CURARE

L’AZALEA DELLA RICERCA

Prodotte da Piante Rattiflora Como

Si chiama Azalea indica (il suo nome scientifico è Rhododendron simsii) e appartiene alla famiglia delle ericacee, come l’uva ursina e i mirtilli giganti americani. Ecco alcuni consigli perché cresca bene e in salute:

• dev’essere collocata alla luce, ma non al sole diretto;

• ha bisogno di essere annaffiata 2 volte al giorno d’estate, 1 volta sola d’inverno, sempre di prima mattina o al calar della sera;

• ama ambienti luminosi e freschi;

• non sopporta temperature inferiori ai -5 °C;

• va potata solo quando non è in fiore.

COME RINVASARE L’AZALEA

È bene rinvasarla solo dopo la fioritura, seguendo queste istruzioni:

• premere il vasetto di plastica originario nella parte inferiore per sfilare più facilmente la pianta;

• sbrogliare con delicatezza le radici della pianta;

• prima di metterla a dimora, inserire sul fondo del vaso della corteccia o dell’argilla espansa per fare spessore e della terra fresca concimata o, in mancanza di concime, una bustina piena di scarti alimentari triturati;

• dopo aver sistemato la pianta nel vaso, aggiungere altra terra fino a riempimento.

Azalea di Gand: la prima IGP per un prodotto orticolo. Le competenze e la professionalità dei produttori nell’arco dei secoli hanno permesso all’azalea di Gand di diventare il primo prodotto orticolo a ottenere, il 17 marzo 2010, l’etichetta europea di origine e di qualità IGP (Indicazione geografica protetta). Solo le azalee che rispettano specifici standard

di qualità e sono coltivate in questa regione potranno essere messe in vendita con il nome di azalee di Gand. Maggiori informazioni su www.azaleadigand.it.

I COMITATI REGIONALI AIRC

Abruzzo – Molise

Viale Regina Elena, 126 65123 Pescara

Tel. 085 352 15 com.abruzzo.molise@airc.it

Basilicata

c/o Azienda Calia Italia

Contrada Serritello la Valle 75100 Matera

Tel. 0835 30 37 51 com.basilicata@airc.it

Calabria

Viale degli Alimena, 3 87100 Cosenza Tel. 0984 41 36 97 com.calabria@airc.it

Campania

Via dei Mille, 40 80121 Napoli Tel. 081 40 32 31 com.campania@airc.it

Emilia Romagna Via Castiglione, 4 40124 Bologna Tel. 051 24 45 15 com.emilia.romagna@airc.it

Friuli-Venezia Giulia Via del Coroneo, 5 34133 Trieste

Tel. 040 36 56 63 com.friuli.vg@airc.it

Lazio

Viale Regina Elena, 291 00161 Roma

Tel. 06 446 33 65 com.lazio@airc.it

Liguria c/o Fondazione Carige

Via David Chiossone, 10 16123 Genova

Tel. 010 277 05 88 com.liguria@airc.it

Lombardia

Viale Isonzo, 25 20135 Milano

Tel. 02 779 71 com.lombardia@airc.it

Marche

c/o Edificio Scienze 3 dell’Università politecnica delle Marche

Via Brecce Bianche

60131 Ancona

Tel. 071 280 41 30 com.marche@airc.it

Piemonte – Valle d’Aosta

Via Isonzo, 8/2

10141 Torino

Tel. 011 024 20 84 com.piemonte.va@airc.it

Puglia

Piazza Umberto I, 49 70121 Bari

Tel. 080 521 87 02 com.puglia@airc.it

Editore: Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro ETS

Sardegna

Via De Magistris, 8 09123 Cagliari

tel. 070 66 41 72 com.sardegna@airc.it

Sicilia

Via Libertà, 171 90143 Palermo

Tel. 091 611 03 40 com.sicilia@airc.it

Delegazione Catania

Via San Marco, 6 95030 Tremestieri Etneo (CT)

Tel. 095 50 68 48 del.catania@airc.it

Toscana

Viale Gramsci, 19 50121 Firenze

Tel. 055 21 70 98 com.toscana@airc.it

Umbria

Via Brufani, 1 06124 Perugia

Tel. 075 583 81 32 com.umbria@airc.it

Veneto –

Trentino-Alto Adige

Via Gaetano Trezza, 30 37129 Verona

Tel. 045 825 02 34 com.veneto@airc.it

Sede: Viale Isonzo 25, 20135 Milano, Tel. 02 779 71, www.airc.it – Numero verde 800 350 350

Coordinamento redazionale: Anna Franzetti, Jolanda Serena Pisano (redazione@airc.it)

Testi: Jolanda Serena Pisano, Fabio Di Todaro

Progetto grafico e impaginazione: www.kilowatt.bo.it Illustrazioni: Alessandra Alyah Patanè Fotografie: Nicola Gotti 2025 Stampa: Elcograf, aprile 2025 generazioneairc.it info: 02 779 77 77 volontari@airc.it

La ricerca è in un momento cruciale per lo sviluppo di nuove terapie. Per questo abbiamo bisogno di tutte le forze. Anche della tua.

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