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Fondamentale ottobre 2026

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NUMERO 4 - OTTOBRE 2026

Numero 4 - ottobre 2026 - Anno LIV - AIRC Editore - Poste Italiane spa Sped. in Abb. Postale D. L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1 comma 1 LO/MI - ISSN 2035-4479

La rivista di divulgazione scientifica più diffusa in Italia

NASTRO ROSA

TUMORE AL SENO

Le storie di Beatrice e di Antonio, Le novità per i tumori uno dei medici che l’ha curata triplo-negativi e metastatici

GRANDI DONAZIONI Un amore che continua nella ricerca


Sommario FONDAMENTALE ottobre 2026

05/ TESTIMONIANZE Tumore al seno DALLA RICERCA 08/ NOVITÀ Tumore al seno triplo-negativo e metastatico PRECOCE 11/ DIAGNOSI Mammografia ed ecografia 05 ISTITUZIONALI 14/ EVENTI Politica della ricerca ISTITUZIONALI 16/ EVENTI Piano strategico 2026-2030 NEL MONDO 17/ IL CANCRO Politiche sanitarie 21/ TESTIMONIANZE Grandi Donazioni 22/ RUBRICHE La parola a... 08 24/ RUBRICHE I traguardi dei nostri ricercatori 26/ IFOMRicerca di base SCIENTIFICI 28/ MEETING AIRC for Young Scientists 2026 EREDITARIE 31/ MUTAZIONI BRCA 34/ TESTIMONIANZE 21 Donazione continuativa ALIMENTAZIONE 35/ RUBRICA Olio extravergine d’oliva 37/ COLLABORAZIONI Nastro Rosa AIRC 38/ CAMPAGNE I Giorni della Ricerca FONDAMENTALE

Anno LIV - Numero 4 ottobre 2026 - AIRC Editore

DIREZIONE E REDAZIONE Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro ETS Viale Isonzo, 25 - 20135 Milano tel. 02 7797.1 - airc.it - redazione@airc.it Codice fiscale 80051890152 Autorizzazione del Tribunale di Milano n° 128 del 22 marzo 1973. Stampa Rotolito S.p.A.

DIRETTORE RESPONSABILE Daniele Finocchiaro COORDINAMENTO EDITORIALE Anna Franzetti, Simone Del Vecchio REDAZIONE Simone Del Vecchio, Jolanda Serena Pisano PROGETTO GRAFICO E IMPAGINAZIONE kilowatt.bo.it TESTI Sofia Corradin, Riccardo Di Deo, Fabio Di Todaro, Camilla Fiz, Amalia Forte, Antonino Michienzi, Asia Moretti, Roberta Villa FOTOGRAFIE Baltimore Society 2026, Claudio Bonoldi 2024, Getty Images, Mario Luongo 2026, Marco Onofri 2026, Carlo Ramerino 2025, Alessandro Sambini 2024 e 2026.

NASTRO ROSA

Quando il cancro arriva da giovani

RICERCA E CURA

Carcinoma mammario: le novità per le forme triplo-negative e avanzate

RACCOLTA FONDI

Un amore che continua nella ricerca

Fondamentale è stampato su carta certificata e proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici.


Andrea Sironi

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L’ORGOGLIO DELLA GRANDE FAMIGLIA DI AIRC

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Lo scorso 22 maggio si è tenuto a Milano un importante evento per la nostra fondazione, intitolato Fondazione AIRC: verso un patto per la ricerca. Costruire insieme il futuro della ricerca oncologica. Il convegno ha visto la partecipazione del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, dell'assessore regionale al welfare Guido Bertolaso e dell'assessore regionale all’università, ricerca e innovazione Alessandro Fermi, e si è concluso con una tavola rotonda cui sono intervenuti esponenti di molte delle principali strutture sanitarie della Lombardia. L'iniziativa ha unito così le massime istituzioni, la comunità scientifica e il sistema sanitario in una strategia condivisa e di lungo periodo per costruire un patto per la ricerca, e ha consentito ad AIRC di rafforzare il proprio ruolo di motore della ricerca oncologica italiana. Degli esiti della tavola rotonda e degli altri eventi territoriali in programma parlano all'interno di questo numero la direttrice scientifica di AIRC Anna Mondino e il nostro consigliere delegato Daniele Finocchiaro. A questo importante evento hanno anche partecipato numerosi componenti della grande famiglia di AIRC: volontari, ricercatori, donatori, dipendenti della sede nazionale e degli uffici regionali. Ho personalmente respirato un grande senso di orgoglio, di appartenenza e di comunità che mi ha fatto davvero molto piacere. Il ruolo della nostra organizzazione nel sostegno alla ricerca oncologica è ribadito ogni anno anche attraverso la campagna Nastro Rosa AIRC, dedicata alla sensibilizzazione sull'importanza della prevenzione del tumore al seno e del sostegno agli studi su questa malattia. Secondo gli ultimi dati dell'Associazione italiana registri tumori, la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi delle donne con cancro della mammella ha raggiunto l'89,5%. La neoplasia del seno è però la più diffusa in Italia, e in termini assoluti sono ancora tantissime le pazienti per cui non abbiamo terapie efficaci. In questo numero di Fondamentale abbiamo deciso di dedicare uno spazio proprio ai progressi della ricerca per curare anche i tumori della mammella più aggressivi, e di raccontare in particolare le storie di Beatrice, una giovane ragazza che ha scoperto a soli 22 anni di avere un tumore al seno e ha potuto usufruire di terapie innovative per ridurre il più possibile l'impatto del cancro sulla sua vita; e Antonio Marra, ricercatore AIRC che fa parte dello staff che ha preso in cura Beatrice. Un modo per ricordare quanto sia fondamentale continuare a sostenere ogni anno le indagini sulle neoplasie della mammella.


Testimonianze Tumore al seno

QUANDO IL CANCRO ARRIVA DA GIOVANI In questo articolo: — CANCRO A INSORGENZA PRECOCE — TERAPIE A BERSAGLIO MOLECOLARE — FARMACI ANTICORPO-CONIUGATI

Beatrice ha avuto una diagnosi di tumore al seno poco più che ventenne; Antonio è nel team oncologico che la ha in cura allo IEO. Insieme raccontano le sfide delle neoplasie a insorgenza giovanile, ma anche i progressi resi possibili dalla ricerca a cura di Antonino Michienzi

/ Testimonianze / Tumore al seno

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eatrice e Antonio sono seduti allo stesso tavolo. Lei ha quasi 25 anni e 4 anni fa ha ricevuto una diagnosi di tumore al seno; lui, poco più di 10 anni più grande, è parte del team medico che la ha in cura all’Istituto europeo di oncologia (IEO) di Milano. Beatrice è al quinto anno del corso di laurea in biotecnologie mediche all’Università di Milano-Bicocca e sta facendo il tirocinio in un laboratorio di farmacologia. Il cancro le è piombato addosso con l’aspetto di un nodulo al seno destro. Nessuna avvisaglia particolare. “Era probabilmente il momento della mia vita in cui mi sentivo più in forma, quando ho notato una pallina molto piccola mentre mi stavo cambiando” racconta. Cominciano gli esami: due ecografie e una biopsia, che danno esito negativo. Trascorrono mesi, e nel frattempo Beatrice si accorge che il seno è diventato più grande. Così si sottopone

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perché è la prima attività impegnativa che svolgo da quando mi sono ammalata. Invece, sto riuscendo a frequentare sempre. Mi assento solo nei giorni in cui devo fare la terapia, e in alcuni casi per la stanchezza non riesco a completare tutte le 8 ore, ma è già un traguardo.”

NASTRO ROSA AIRC 2026

ad altri controlli, e allo IEO arriva la diagnosi definitiva. “I tumori al seno in ragazze così giovani non sono molto frequenti, però stiamo osservando un loro aumento sia nel nostro Paese sia in altre parti del mondo” dice Antonio Marra, che 3 anni fa, dopo un’esperienza al Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, è tornato in Italia e fa parte del team che segue Beatrice nelle sue cure. Oggi allo IEO affianca l’attività clinica a quella di ricerca, sostenuto anche da Fondazione AIRC attraverso un Next Gen Clinician Scientist Grant, un bando dedicato a giovani medici ricercatori per consentire loro di sviluppare e gestire un progetto di ricerca clinica indipendente, con l’obiettivo di ottimizzare la pratica clinica. “Quello di Beatrice è un tumore che noi chiamiamo HER2 positivo” spiega. “È caratterizzato dalla presenza di un gene (HER2, appunto) che quando è iperespresso guida la crescita e la proliferazione tumorale.” Questa caratteristica conferisce al tumore una particolare aggressività. “Negli ultimi vent’anni, però, si è verificato un drastico cambiamento legato allo sviluppo di terapie a bersaglio molecolare sempre più mirate ed efficaci, che oggi ci permettono di curare e garantire una buona qualità di vita a una parte significativa delle pazienti con questo

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sottotipo di neoplasia della mammella” prosegue Antonio. È un progresso che arriva da decenni di ricerca sulle caratteristiche molecolari dei tumori e che ha consentito di mettere a punto trattamenti in grado di colpire in maniera mirata la neoplasia. Beatrice ha potuto usufruire dell’ultima di queste innovazioni: i cosiddetti farmaci anticorpo-coniugati, che pochi mesi dopo la sua diagnosi sono stati approvati per l’utilizzo e sono diventati quindi rimborsabili dal Servizio sanitario nazionale anche in Italia. Si tratta del fortunato matrimonio tra le terapie a bersaglio molecolare e la chemioterapia. I farmaci anticorpo-coniugati, infatti, abbinano una componente capace di riconoscere le cellule tumorali a un’altra costituita da un’agente chemioterapico tossico. In tal modo vanno a uccidere le cellule tumorali in maniera mirata, intaccando solo in minima parte quelle sane. “Rispetto al primo periodo in cui ho fatto la chemio e la terapia a bersaglio molecolare le differenze si sentono, soprattutto per quanto riguarda gli effetti collaterali, che sono molto inferiori. Così ho molte meno limitazioni. Per esempio, da marzo è iniziato il tirocinio in università e vado tutti i giorni” racconta Beatrice. “All’inizio ero un po’ spaventata

Oggi la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi di tumore al seno ha raggiunto l’89,5%, ma trovare una cura efficace per tutte le donne che si ammalano di questa malattia richiede tutto il nostro impegno. Anche nel 2026 torna così la campagna Nastro Rosa AIRC, cui Beatrice ha prestato il volto. Nel corso dell’intero mese di ottobre, informazioni e consigli a tema cancro al seno saranno disponibili sia sul sito nastrorosa.it sia sui canali social di AIRC, utilizzando l’hashtag #nastrorosaairc. I partner della campagna contribuiranno con iniziative di sensibilizzazione e raccolta fondi, sostenendo AIRC e la ricerca sul tumore al seno e mettendo a disposizione la propria rete per distribuire, insieme ai nostri uffici regionali, le spille con il simbolo della campagna: un nastro rosa incompleto, come l'obiettivo che non è stato ancora raggiunto del tutto. Le spillette, a fronte di una donazione minima di 2 €, si potranno trovare in migliaia di farmacie e punti di distribuzione in tutta Italia. Per scoprire quali, visita il sito nastrorosa.it a fine settembre. Inoltre, presso alcuni grandi partner retail sarà disponibile un portachiavi con il nastro rosa di AIRC che può anche essere indossato come charm.

/ Testimonianze / Tumore al seno


Non che la vita di Beatrice non sia cambiata. Gli sport più faticosi, per ora, hanno lasciato il posto a yoga, pilates e alle camminate in montagna nel weekend. Soprattutto, è cambiata la consapevolezza. “Sono cresciuta e vivo in modo diverso ora” dice. “Forse ero più giovane, ma prima mi preoccupavo per cose di poco conto. Adesso so quali sono i veri problemi e le cose importanti. Inoltre, riesco a sentire molto di più le emozioni e vivo le esperienze in un modo completamente diverso.” Intanto, guarda al traguardo della laurea, previsto per la prossima primavera. “Subito dopo vorrei viaggiare un po’. Prima tappa Portogallo” anticipa. “Poi, probabilmente, un master sulla nutrizione. Sono sempre stata orientata verso questo campo. Mi è sempre piaciuto occuparmi del benessere psicofisico: mangiare bene, fare sport, essere attenta al mio stile di vita.” Purtroppo, nel caso di Beatrice, fare una vita sana non è bastato a metterla al riparo dal cancro. Ma, avverte Antonio, “il suo è un caso particolare. Aderire a stili di vita corretti fin da giovani è la strategia più efficace per prevenire i tumori. Purtroppo, ci sono le eccezioni, e Beatrice è tra queste. Per questo motivo bisogna continuare a fare ricerca e indagare meccanismi che non conosciamo ancora. In questo, AIRC e le altre realtà che sostengono la ricerca sono fondamentali: per capire quanto siano importanti basta pensare ai passi avanti fatti nell’ultimo trentennio e all’aumento della sopravvivenza per tanti tumori.” Nel progetto di ricerca sostenuto da AIRC, Antonio sta cercando di compiere un ulteriore passo avanti su questa strada. Utilizzando tecniche di indagine molecolare e algoritmi di intelligenza artificiale, punta a di identificare nuovi bersagli terapeutici che possano essere usati per colpire questa neoplasia. In particolare, sta indagando come l’alterazione di un meccanismo di riparazione del DNA possa essere usato come grimaldello per scardinare alcune neoplasie mammarie positive ai recettori ormonali. Ma quello di Antonio è solo uno dei tanti filoni su cui stanno lavorando centinaia di ricercatori per rendere

/ Testimonianze / Tumore al seno

il cancro sempre più curabile. “Da qualche tempo, nel caso del tumore della mammella, a intervalli di pochi mesi, assistiamo all’arrivo di nuove terapie o al riposizionamento di trattamenti già disponibili. Uno dei trend è lo spostamento in fase più precoce di medicinali inizialmente usati per fasi più avanzate di malattia. Se pensiamo a casi come quello di Beatrice, un’applicazione importante della ricerca è quella che vuole capire come monitorare meglio nel lungo termine la malattia. Su questo fronte, a breve potrebbe entrare nella pratica clinica la biopsia liquida, con un grande miglioramento in termini di adattamento della terapia e di qualità di vita.” Anche Beatrice ha ben chiara l’importanza della ricerca. “I miei studi mi avevano portato ad avvicinarmi alla ricerca da tempo, ma ora che sto vivendo questa esperienza capisco ancora di più quanto sia fondamentale.” Per questo ha deciso di raccontare la sua storia. “Spero che contribuisca a far capire che la ricerca ha un valore non soltanto per le persone che stanno vivendo oggi la malattia, ma per il futuro di tutti” dice. “E poi, nell’ultimo anno mi sono accorta che incontrando altre persone con il cancro mi sono sentita capita. Vorrei che la mia esperienza tornasse utile a qualcuno che si trova nella mia stessa situazione, magari consentendogli di intervenire con maggiore tempestività.” Purtroppo, i tumori che insorgono all’età di Beatrice sono un rompicapo. “I tumori del seno così precoci sono rari. Salvo i casi in cui ci sono sindromi genetiche note, non è razionale eseguire screening o esami” spiega Antonio. “Sicuramente continuare a sensibilizzare ed educare all’autopalpazione, cioè all’esame autonomo del seno, è importante.” Fondamentale è poi anche guidare le giovani pazienti che si ammalano. “Molto spesso, quando arriva alla prima visita, una paziente è spaesata, non sa cosa aspettarsi. Storie come quella di Beatrice possono aiutare a far capire che, una volta iniziato l’iter terapeutico, seppur con qualche limitazione, si può proseguire il proprio percorso di vita. Per questo apprezzo tantissimo quello che lei sta facendo” conclude Antonio.

TAKE CARE Prendersi cura dei percorsi oncologici delle donne Il progetto “Take care – prendersi cura dei percorsi oncologici delle donne”, promosso dal Dipartimento di culture, politica e società dell’Università degli studi di Torino, finanziato da Fondazione CRT e con la partnership di Fondazione AIRC, nasce con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle donne che hanno vissuto un’esperienza di tumore al seno, all’utero o alle ovaie. Sappiamo che il percorso di cura non riguarda solo la dimensione clinica: coinvolge il corpo, le emozioni, il lavoro, la famiglia, la relazione con i professionisti sanitari. Take care vuole raccogliere maggiori informazioni su tali vissuti per trasformarli in indicazioni concrete di miglioramento. Chiunque voglia partecipare al progetto e abbia sviluppato un tumore al seno, all’utero o all’ovaio prima del 2024, può compilare il questionario online, a cui si può accedere inquadrando il QR code. Fondazione AIRC contribuisce esclusivamente alla diffusione dell'iniziativa, che è promossa e organizzata dall'Università di Torino; ogni aspetto relativo a contenuti, programma, iscrizioni e trattamento dei dati resta in capo all'ente organizzatore.

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Novità dalla ricerca Tumore al seno triplo-negativo e metastatico

CARCINOMA MAMMARIO: LE NOVITÀ PER LE FORME TRIPLO-NEGATIVE E AVANZATE In questo articolo: — BRCA — ANTICORPI CONIUGATI (ADC) — RECIDIVE PRECOCI

Alcuni tipi di tumore al seno, come quelli triplo-negativi, sono particolarmente difficili da trattare. Studi recenti stanno però dimostrando l’efficacia di farmaci innovativi nel contrastare questo tipo di cancro, anche in fase avanzata a cura di Amalia Forte

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econdo i dati più recenti diffusi dall’Associazione italiana registri tumori e dall’Associazione italiana di oncologia medica, nel nostro Paese la mortalità per cancro al seno si è ridotta di circa il 6% nel periodo 2007-2019 rispetto ai 4 anni precedenti. Inoltre, la sopravvivenza netta a 5 anni dalla diagnosi è aumentata fino a toccare l’89,5%. Si tratta di progressi importanti, resi possibili da diversi fattori, tra cui la crescente adesione ai programmi di screening per la diagnosi precoce del cancro della mammella, che era diminuita durante il periodo COVID, e le innovazioni in ambito terapeutico. I tumori del seno non sono però tutti uguali. Alcune forme sono caratterizzate da un’elevata aggressività, sia quando si presentano localizzate alla sola mammella e linfonodi (stadi precoci), sia quando diventano metastatiche. È il caso del carcinoma mammario triplo-ne-

/ Novità dalla ricerca / Tumore al seno triplo-negativo e metastatico


gativo, che rappresenta il 10-15% di tutte le forme di tumore del seno ed è più frequente nelle pazienti giovani e portatrici di mutazioni nel gene BRCA1. Questo tipo di cancro è detto triplo-negativo perché nelle cellule tumorali non sono presenti né i recettori degli estrogeni (ER) né quelli del progesterone (PR) né il recettore 2 del fattore di crescita dell’epidermide (HER-2). Per questo motivo, non risultano efficaci in questi casi né le terapie ormonali, né le terapie mirate contro HER-2. Inoltre, circa il 60% dei tumori del seno triplo-negativi metastatici non esprime la proteina nota come ligando di morte programmata 1 (Programmed death ligand 1, PD-L1), il che rende inefficace l’uso dell’immunoterapia. Fino a poco tempo fa, la minore disponibilità di bersagli terapeutici e l’elevata aggressività hanno fatto sì che la prognosi delle forme metastatiche del tumore mammario fosse particolarmente sfavorevole. Tuttavia, i continui progressi della ricerca oncologica stanno ampliando le opzioni terapeutiche anche per il carcinoma mammario triplo-negativo. Oggi, oltre all’immunoterapia quando efficace, è possibile usare in alcuni casi anche i PARP-inibitori (farmaci che bloccano l’enzima poli-[ADP-ribosio]-polimerasi) o diversi anticorpi coniugati, cosiddetti ADC (antibody-drug conjugate). Questi ultimi sono farmaci costituiti da un anticorpo che riconosce uno specifico bersaglio molecolare espresso sulle cellule tumorali, al quale è legato un potente chemioterapico. Giampaolo Bianchini, professore associato presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, responsabile dell’oncologia mammaria nel Dipartimento di oncologia medica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e ricercatore AIRC, afferma che “il nome attribuito in passato a questo sottotipo di tumore mammario, triplo-negativo, esprime uno stigma legato all’assenza di quelli che per anni sono stati gli unici bersagli terapeutici validi nel cancro della mammella. Oggi, grazie alla ricerca, tutto questo è cambiato, e le pazienti devono essere consapevoli del fatto che questo tumore è semplicemente positivo

Per trattare i tumori al seno triplonegativi, oggi è possibile in alcuni casi usare anche i PARP-inibitori e diversi anticorpi coniugati (ADC) per altri e nuovi bersagli terapeutici”. Uno degli ADC più promettenti è sacituzumab govitecan (SG), il cui uso nel nostro Paese è stato approvato dall’Agenzia italiana del farmaco a partire dalla seconda linea di trattamento del carcinoma mammario triplo-negativo metastatico. Questo è stato possibile grazie ai risultati dello studio ASCENT, che hanno dimostrato una riduzione del rischio proporzionale di morte del 50% circa e una riduzione del rischio di progressione superiore al 60%. Nuovi studi hanno provato a utilizzare SG come prima linea di trattamento del carcinoma mammario triplo-negativo in fase avanzata. Tra questi, ASCENT-03, una sperimentazione clinica di fase 3 i cui risultati sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine, ha valutato in particolare l’uso anticipato di questo farmaco per le pazienti che non possono accedere all’immunoterapia. Lo studio ha evidenziato una superiorità significativa del trattamento sperimentale rispetto alla chemioterapia standard nel controllo della malattia, con una sopravvivenza mediana libera da progressione pari a 9,7 mesi rispetto ai 6,9 mesi della chemioterapia. Questo dato si è tradotto in una riduzione del 38% del rischio di progressione della malattia o decesso. Inoltre, la durata mediana della risposta al trattamento è stata quasi doppia con SG. Questi nuovi dati suggeriscono che l’integrazione precoce di SG potrebbe migliorare la gestione clinica di una patologia storicamente associata a una prognosi sfavorevole. Invece, la sperimentazione di fase 3 ASCENT-04/KEYNOTE-D19 ha valutato l’efficacia e la sicurezza di SG

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come trattamento di prima linea in combinazione con immunoterapia in pazienti con tumore mammario triplo-negativo positivo per PD-L1. La terapia sperimentale ha mostrato una superiorità significativa rispetto al gruppo trattato con chemioterapia standard più immunoterapia nel controllo della malattia, migliorando la sopravvivenza libera da progressione. Inoltre, circa il 60% delle pazienti nel gruppo sperimentale ha ottenuto una riduzione o scomparsa del tumore, contro il 53% nel gruppo di controllo. Un altro ADC, datopotamab deruxtecan (DD), è stato valutato come trattamento di prima linea per le pazienti con carcinoma mammario triplo-negativo avanzato o metastatico non idonee a ricevere immunoterapia nello studio internazionale di fase 3 TROPION-Breast02, i cui risultati sono stati recentemente pubblicati su Annals of Oncology. DD ha mostrato miglioramenti significativi rispetto alla chemioterapia standard nella sopravvivenza libera da progressione e nella sopravvivenza globale. Il tasso di risposta è stato del 63% tra le pazienti trattate con DD contro il 29% di quelle trattate con chemioterapia. Un aspetto im-

UN PODCAST FONDAMENTALE Questo articolo è disponibile in versione podcast. Scopri dove ascoltarlo inquadrando il QR code.

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portante di questo studio è che, a differenza di ASCENT-03, ha coinvolto anche pazienti con recidiva molto precoce, che in assoluto hanno la prognosi peggiore nella malattia triplo-negativa, dimostrando un importante beneficio di DD in questo contesto. A tale proposito, Bianchini aggiunge: “Il nostro gruppo, grazie al supporto di AIRC, ha pubblicato nel 2025 uno studio su Clinical Cancer Research che ha dimostrato come le recidive precoci rappresentino la stragrande maggioranza delle recidive, evidenziando il forte bisogno di opzioni terapeutiche innovative per queste pazienti. È pertanto fonte di particolare soddisfazione aver partecipato all’indagine che ha reso possibile l’accessibilità a questo farmaco anche in Italia tramite un programma di accesso compassionevole, in attesa che diventi rimborsabile”. Nel complesso, i risultati degli studi ASCENT-03 e 04 e TROPIONBreast02 supportano un cambio di paradigma nel trattamento di pri-

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ma linea del carcinoma mammario triplo-negativo metastatico, dimostrando di poter migliorare gli esiti a lungo termine di tutte le pazienti, incluse quelle non idonee all’immunoterapia o che l’hanno già ricevuta per la malattia precoce. Sempre relativamente alla malattia triplo-negativa, è stato da poco pubblicato su Annals of Oncology un altro lavoro condotto dal gruppo di Bianchini e supportato da un finanziamento di Fondazione AIRC. “Abbiamo analizzato i tumori non metastatici candidati a ricevere un trattamento farmacologico prima della chirurgia. Lo studio ha mostrato che valutare le caratteristiche biologiche della neoplasia prima del trattamento aiuta a identificare quali pazienti potrebbero beneficiare maggiormente dell’associazione tra chemioterapia e immunoterapia. Inoltre, monitorare il tumore anche durante la terapia permette di capire se il trattamento sta realmente attivando il sistema immunitario

e bloccando la crescita delle cellule malate, e potrebbe aiutare i medici a modulare le cure in tempo reale” conclude Bianchini. Oltre all’introduzione di nuovi trattamenti, una parte importante dell’avanzamento della qualità delle cure è rappresentata anche da un migliore utilizzo dei farmaci di uso consolidato. In questo contesto si inserisce lo studio PALMARES-2, un’ampia ricerca osservazionale italiana condotta nel mondo reale (ovvero su pazienti trattate nella pratica clinica quotidiana) da Claudio Vernieri e colleghi. La ricerca ha analizzato l’efficacia degli inibitori di CDK4/6 in combinazione con la terapia ormonale come primo trattamento per il carcinoma mammario HR+/HER2- in fase avanzata e ha evidenziato, per esempio, che la combinazione di inibitori di CDK4/6 e terapia ormonale è efficace e sicura anche nelle pazienti molto anziane (sopra i 75 anni), una categoria spesso più fragile.

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Diagnosi precoce Mammografia ed ecografia

MAMMOGRAFIA ED ECOGRAFIA: DUE ESAMI DIVERSI In questo articolo: — ESAMI DI CONTROLLO — FAMILIARITÀ — RAPPORTO RISCHI-BENEFICI

Mammografia ed ecografia non sono esami alternativi, bensì complementari. La prima resta il riferimento per la diagnosi precoce, mentre la seconda è utile per approfondire o per le donne con un seno particolarmente denso. L’importante è affidarsi sempre alle indicazioni dello specialista per evitare controlli inutili a cura di Sofia Corradin

/ Diagnosi precoce / Mammografia ed ecografia

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uando si parla di diagnosi precoce del tumore al seno, una delle domande più frequenti è quale sia l’esame migliore tra mammografia ed ecografia. Non è raro che le due metodiche vengano considerate alternative o addirittura equivalenti e che molte donne pensino di poter scegliere l’una o l’altra indistintamente. In realtà, la questione è più articolata. Mammografia ed ecografia rispondono infatti a esigenze diverse e, nella maggior parte dei casi, non si sostituiscono a vicenda, ma si completano. Il seno è un organo dalla struttura complessa, formato da ghiandole, tessuto adiposo e connettivo e attraversato da una fitta rete di dotti e vasi. Per questo motivo la sola visita clinica non sempre è sufficiente a individuare eventuali alterazioni: alcuni noduli percepibili al tatto sono benigni, mentre lesioni a rischio, soprattutto nelle fasi iniziali, possono essere troppo piccole per essere palpate. Gli esami di diagnostica per immagini consentono di osservare ciò che la visita non può mostrare,

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mettendo in evidenza anomalie della struttura della mammella e guidando il medico nella scelta del percorso diagnostico più appropriato. “L’equivoco più diffuso è pensare che l’ecografia mammaria sia un esame di screening come la mammografia. Non è così” spiega Massimo Calabrese, direttore della UOC radiologia oncologica e senologica dell’IRCCS Azienda ospedaliera metropolitana (IRCCS AOM) Ospedale policlinico San Martino di Genova. “L’ecografia è uno strumento estremamente utile, ma il suo valore aumenta quando viene richiesta per rispondere a un preciso quesito clinico o per approfondire un’anomalia emersa con altri esami, come la mammografia o la risonanza magnetica.” Quindi, l’ecografia mammaria è essenziale, ma va utilizzata come metodica di integrazione. LA MAMMOGRAFIA RESTA IL CARDINE DELLA DIAGNOSI PRECOCE La mammografia è un esame radiologico che utilizza basse dosi di raggi X per ottenere immagini dettagliate del tessuto mammario. Ancora oggi rappresenta lo strumento più sensibile, specifico ed efficace per individuare un tumore del seno quando è ancora molto piccolo e non ha dato sintomi. La sua forza sta soprattutto nella capacità di evidenziare alterazioni

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microscopiche, come le microcalcificazioni, spesso invisibili con altri metodi, consentendo di diagnosticare lesioni in una fase in cui le probabilità di guarigione sono più elevate. Proprio per queste caratteristiche la mammografia è il test scelto per i programmi di screening organizzato. In Italia viene offerta gratuitamente ogni 2 anni alle donne tra i 50 e i 69

mammografie ripetute nelle fasce di età in cui il rischio di sviluppare un tumore è più contenuto e i benefici dello screening non superano i possibili svantaggi dell’esposizione ai raggi X. “Il programma di screening non nasce per caso” sottolinea Calabrese. “È il risultato di studi scientifici molto rigorosi che hanno individuato le fa-

L’ecografia dovrebbe essere usata soprattutto come metodica di integrazione e non come esame di screening anni, anche se diverse Regioni hanno ampliato la fascia d’età, prevedendo lo screening anche per le donne dai 45 ai 49 anni ogni anno e per quelle tra i 70 e i 74 anni ogni 2 anni. La mammografia presenta però alcuni limiti. Nelle donne più giovani il tessuto mammario è spesso molto denso e ricco di componente ghiandolare. Questa caratteristica può rendere più difficile distinguere eventuali lesioni dalle normali strutture della mammella, riducendo la sensibilità dell’esame. Inoltre, sebbene la dose di radiazioni impiegata sia molto bassa, non avrebbe senso eseguire

sce di età nelle quali il rapporto tra benefici e rischi è più favorevole. In queste donne la mammografia permette realmente di ridurre la mortalità per tumore al seno grazie alla diagnosi precoce.” QUANDO L’ECOGRAFIA DIVENTA L’ESAME PIÙ UTILE L’ecografia mammaria utilizza ultrasuoni e non espone quindi ad alcuna radiazione ionizzante. È un esame innocuo, indolore e facile da ripetere, particolarmente efficace per lo studio delle mammelle dense, tipiche delle donne più giovani. Per questo

/ Diagnosi precoce / Mammografia ed ecografia


“Eseguire ecografie o mammografie aggiuntive senza una reale indicazione può aumentare il rischio di falsi positivi” rappresenta spesso il primo esame nelle donne sotto i 40 anni quando compare un nodulo palpabile o un altro sintomo che richiede un approfondimento. In questi casi consente di distinguere con buona accuratezza una cisti, generalmente benigna, da una formazione solida che necessita di ulteriori accertamenti. Permette inoltre di valutare i linfonodi del cavo ascellare e costituisce uno strumento prezioso per guidare procedure come la biopsia, rendendo possibile il prelievo di campioni di tessuto con elevata precisione. Per la diagnosi precoce, invece, generalmente non viene utilizzata. Come spiega Calabrese, “l’unica situazione nella quale l’ecografia può avere un ruolo anche nell’ambito della diagnosi precoce è quella della mammella molto densa, in cui la mammografia può essere meno sensibile. In questi casi l’ecografia rappresenta un’integrazione utile, ma comunque non una sostituzione.” L’ecografia, infatti, è un esame fortemente operatore-dipendente: qualità ed efficacia dipendono dall’esperienza del medico che la esegue e interpreta. Inoltre, non è in grado di individuare le microcalcificazioni con la stessa sensibilità della mammografia. Per questo motivo non viene utilizzata come esame di screening nella popolazione generale. PREVENIRE NON SIGNIFICA FARE PIÙ ESAMI Sapere quale esame eseguire consente anche di evitare indagini inutili. Mammografia ed ecografia non sono due opzioni tra cui scegliere, ma strumenti che il medico utilizza in modo diverso in base all’età, alle caratteristiche della mammella, alla presenza di sintomi e ai fattori di rischio individuali. Nelle donne sotto i 40 anni prive di

particolari fattori di rischio l’ecografia rappresenta l’esame di riferimento quando compare un nodulo o un altro segno sospetto. Diverso è il caso delle donne con una forte familiarità per il tumore della mammella o portatrici di mutazioni genetiche come BRCA1 o BRCA2 (di cui parliamo anche a pagina 31 di questo numero). In questi casi il percorso di sorveglianza può iniziare prima e comprendere, oltre all’ecografia, anche la risonanza magnetica mammaria, più sensibile nell’individuare tumori in fase precoce. Dopo i 40 anni, invece, la mammografia diventa l’esame principale e può essere integrata dall’ecografia quando il seno è particolarmente denso o quando è necessario chiarire un referto dubbio. “Fare più esami non significa fare una prevenzione migliore” ricorda Calabrese. “La mammografia è l’esame di riferimento per lo screening. Eseguire ecografie o mammografie aggiuntive senza una reale indicazione, o al di fuori dei programmi di screening, può aumentare il rischio di falsi positivi. Questo comporta spesso ulteriori controlli, talvolta biopsie, e un carico emotivo importante per la donna. La richiesta degli esami dovrebbe sempre essere guidata da uno specialista, non dall’iniziativa personale.” L’obiettivo della prevenzione, infatti, è eseguire gli accertamenti realmente utili per la specifica persona, evitando così sovradiagnosi, ansie inutili e procedure invasive non necessarie. UNO SGUARDO AL FUTURO La ricerca continua a sviluppare nuove tecnologie per migliorare la diagnosi precoce del tumore al seno. L'obiettivo è mettere a punto metodiche sempre più accurate e meno invasive, che possano essere impiegate

/ Diagnosi precoce / Mammografia ed ecografia

anche nelle donne più giovani senza ricorrere a radiazioni ionizzanti o mezzi di contrasto. “La direzione della ricerca” osserva Calabrese “non è però quella di sostituire la mammografia con l'ecografia. Quest’ultima rimane un esame estremamente utile, ma i suoi limiti, soprattutto il fatto di dipendere molto dall’esperienza dell’operatore, rendono difficile immaginarla come strumento di screening universale.” In attesa delle innovazioni future, il messaggio per le donne resta chiaro. Aderire ai programmi di screening organizzato significa affidarsi a un sistema costruito sulla base delle migliori prove scientifiche disponibili. “La dose di radiazioni della mammografia è molto bassa e il rischio è minimo. Lo screening è progettato proprio per massimizzare la possibilità di individuare tumori piccoli e curabili, riducendo al minimo gli effetti indesiderati. Ed è un investimento che funziona: dove i programmi di screening sono ben organizzati, il calo della mortalità per tumore al seno è un dato concreto” conclude Calabrese.

SCOPRI LE REGOLE DELLO SCREENING PER LA TUA REGIONE Abbiamo raccolto in un’unica pagina sul sitoairc.it le regole delle diverse Regioni per tutti gli screening, compreso quello mammografico. Puoi scoprire quelle della tua Regione di residenza inquadrando il QR code.

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Eventi istituzionali Politica della ricerca

COSTRUIRE INSIEME IL FUTURO DELLA RICERCA ONCOLOGICA a cura di Anna Mondino, direttrice scientifica di Fondazione AIRC

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ome possiamo rendere più forte l’ecosistema della ricerca oncologica italiana e accelerare il trasferimento dell’innovazione ai pazienti? Da questa domanda è nato l’incontro “Fondazione AIRC: verso un patto per la ricerca. Costruire insieme il futuro della ricerca oncologica”, che lo scorso 22 maggio ha riunito a Palazzo Lombardia istituzioni e comunità scientifica per riflettere insieme sulle sfide dei prossimi anni. L’evento è stato ospitato da Regione Lombardia, segno di apertura e dialogo. La giornata è stata aperta dal presidente Sironi e dal consigliere delegato Daniele Finocchiaro che hanno sottolineato la storia e la missione della Fondazione, il suo valore oggi e le prospettive future. Nel mio ruolo di direttrice scientifica, ho avuto l’onore di introdurre una sessione dedicata alla ricerca. Ho ricordato la visione che guida il finanziamento AIRC alla ricerca oncologica con un duplice scopo, identificare i talenti e sostenerne le progettualità più innovative. Dalle borse di studio per giovani ricercatori fino ai programmi

/ Eventi istituzionali / Politica della ricerca


collaborativi e ai grandi progetti multi-unità. Un approccio aperto sia a iniziative nate dalle idee della comunità scientifica (chiamate bottom-up) sia a programmi dedicati a sfide strategiche definite dalla Fondazione (top-down), scelti tramite selezioni competitive e meritocratiche, affidate in larga parte a scienziati internazionali. Una visione che ha costruito una comunità forte che oggi affronta una nuova sfida: favorire la costruzione di un ecosistema sempre più integrato, capace di valorizzare conoscenze, competenze e infrastrutture. Il primo intervento della sessione ha visto Franco Perrone, past president AIOM e direttore dell’Unità sperimentazioni cliniche dell’Istituto nazionale tumori “Fondazione Pascale” di Napoli, offrire una testimonianza personale sul significato che AIRC ha avuto nella sua carriera, orientandone la crescita scientifica e creando un legame destinato a durare nel tempo, oggi concretizzato in campagne comuni come quella contro il fumo e per la prevenzione. Maria Chiara Bonini, professore ordinario all’Università Vita-Salute San Raffaele, è quindi intervenuta quale rappresentante dei programmi spe-

ma in realtà molto complessa: perché alcuni tumori nascono “biologicamente favorevoli” (in inglese born to be good) e altri nascono intrinsecamente aggressivi (born to be bad). La ricerca è in corso, attendiamo fiduciosa che risponda! È stato quindi il momento della tavola rotonda coordinata dalla giornalista scientifica Michela Vuga, che ha riunito Fabio Ciceri (IRCCS Ospedale San Raffaele), Paolo Corradini (Fondazione IRCCS Istituto nazionale dei tumori di Milano), Michela Matteoli (Humanitas University), Roberto Orecchia (Istituto europeo di oncologia), Giuseppe Remuzzi (Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri) e Gianluca Vago (Università degli studi di Milano), che hanno rappresentato gli istituti dell’area milanese maggiormente finanziati da AIRC nei passati 60 anni. Il confronto è stato aperto da una domanda tanto semplice quanto provocatoria: “Che cosa sarebbe successo se AIRC non fosse esistita?”. Le risposte hanno rivelato uno dei messaggi più forti dell’intera giornata. Pur provenendo da istituzioni diverse, tutti i partecipanti hanno espresso un sincero senso di gratitudine verso AIRC,

"Vogliamo costruire un ecosistema nel quale ricerca, cura, istituzioni e società civile possano generare innovazione e nuove opportunità" ciali 5 per mille di AIRC, e ha sottolineato l’opportunità data di poter mettere a terra progetti multidisciplinari e di lungo periodo capaci di affrontare sfide cliniche complesse, traducendo ricerca in nuove opportunità terapeutiche. Il suo programma, che ha affrontato il carcinoma del pancreas e del colon in fase metastatica, ha dato ottimi risultati, con prospettive terapeutiche molto promettenti. Alberto Bardelli, direttore scientifico di IFOM, l’istituto direttamente finanziato da AIRC, ha presentato le attività in essere e lo sviluppo futuro per affrontare una domanda apparentemente semplice,

riconoscendone il ruolo nel sostenere progetti innovativi, formare generazioni di ricercatori, rafforzare il capitale umano e favorire la nascita di collaborazioni scientifiche che hanno contribuito a rendere la ricerca oncologica italiana competitiva a livello internazionale. Per molti, AIRC non è stata soltanto una fonte di finanziamento, ma un vero catalizzatore dello sviluppo scientifico del Paese. Da questa riflessione sul passato è nato il confronto sul futuro, che ha trattato temi convergenti, che per motivi di spazio sono costretta a riassumere. Uno dei temi più sentiti è stato l’investimento nei giovani talenti.

/ Eventi istituzionali / Politica della ricerca

È stata ribadita l’importanza di continuare a formare nuove generazioni di ricercatrici e ricercatori, e di supportare percorsi professionali capaci di valorizzarli nelle università, negli ospedali e nei centri di ricerca. Un secondo tema ha riguardato la necessità di rafforzare la ricerca clinica indipendente. È emersa con forza l’importanza degli studi accademici precoci e della condivisione di dati clinici, campioni biologici derivati dai pazienti e conoscenze tra istituzioni diverse. Per rendere possibile questa evoluzione è stato sottolineato come servano nuove professionalità dedicate alla ricerca, dagli infermieri di ricerca ai professionisti capaci di trasformare dati complessi in conoscenza utile per i pazienti. La discussione ha poi affrontato le prospettive della medicina personalizzata. Accanto alla necessità di sviluppare nuove terapie e nuovi biomarcatori, i partecipanti hanno sottolineato l’importanza di utilizzare meglio le terapie già disponibili, comprendendo quali pazienti possano beneficiarne maggiormente, e di continuare a cercare basi biologiche che accomunino tumori diversi, per sviluppare strategie terapeutiche capaci di raggiungere un numero sempre maggiore di pazienti. Innovare e ottimizzare rappresentano infatti due facce della stessa sfida. La conclusione condivisa è stata chiara: le sfide della ricerca oncologica contemporanea richiedono collaborazione, conoscenza condivisa, visione di lungo periodo e capacità di lavorare insieme. Il “patto per la ricerca” evocato durante la giornata rappresenta proprio questo: l’impegno a costruire un ecosistema più forte, connesso e inclusivo, nel quale ricerca, cura, istituzioni e società civile possano contribuire insieme a generare innovazione e nuove opportunità per i pazienti. Molti di questi elementi sono nel piano strategico 2026-2030 di Fondazione AIRC. A ognuno il compito di fare la sua parte, verso lo stesso obiettivo: rendere il cancro sempre più curabile, per migliorare la qualità di vita di chi lo deve affrontare.

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Eventi istituzionali Piano strategico 2026-2030

UN PATTO PER IL FUTURO DELL’ONCOLOGIA a cura di Daniele Finocchiaro, consigliere delegato di Fondazione AIRC

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a oltre sessant’anni, la missione di Fondazione AIRC è chiara e ambiziosa: finanziare la migliore ricerca indipendente sul cancro nel nostro Paese. Oggi siamo orgogliosamente il primo finanziatore non profit in Italia in questo campo. È un traguardo di cui andiamo fieri, ma che consideriamo soprattutto come una grande responsabilità che si traduce concretamente nell’avanzamento della conoscenza sui tumori, nella definizione di nuove strategie di prevenzione, diagnosi e cura, e nel supporto quotidiano a una straordinaria comunità di 5.000 scienziati e scienziate. Da Milano, la città dove la storia di AIRC ha avuto inizio grazie a una visione pionieristica, lo sguardo si è allargato a tutto il Paese, sostenendo oggi progetti in quasi 100 enti e istituzioni di ricerca. Ma per trasformare l’innovazione in cura e superare i limiti di una inevitabile frammentazione, è oggi indispensabile fare sistema per unire, in un unico grande sforzo corale, le istituzioni, la ricerca di base e quella clinica, gli enti di ricerca e l’intera società civile. È proprio con questo spirito di sinergia che sono nati i nostri incontri istituzionali sul territorio. Un viaggio tra le Regioni italiane, inaugurato dal primo Convegno nazionale per celebrare il 60° anniversario di AIRC a Roma nel settembre 2025, che ha poi toccato altre città come Bologna, Milano e Perugia nel 2026, e che proseguirà nel

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2027 per raggiungere i luoghi in cui AIRC è presente. Questi appuntamenti non sono semplici momenti di celebrazione o bilanci; rappresentano tappe cruciali per promuovere una visione strategica condivisa e per raccontare da vicino l’eccellenza e l’impatto della ricerca oncologica. Sono occasioni preziose di incontro con la grande comunità che rende possibile la missione di AIRC: volontari, donatori, ricercatori, sostenitori e partner che ogni giorno contribuiscono all’avanzamento della ricerca oncologica nel nostro Paese. Ma, ancora, sono momenti di riconoscimento e ringraziamento verso chi, con il proprio impegno, la propria generosità e la propria professionalità, contribuisce concretamente al raggiungimento dei nostri obiettivi comuni. La consegna della medaglia celebrativa di AIRC, un omaggio simbolico ma profondamente significativo, rappresenta il momento più tangibile di questo riconoscimento. Ogni territorio possiede un ecosistema unico e prezioso. Basti pensare alla Lombardia, hub nazionale capace di attrarre ingenti risorse europee e connettere competenze d’avanguardia, in cui AIRC ha investito oltre 310 milioni di euro tra il 2016 e il 2023, alimentando ben 2.400 progetti. Organizzare questi eventi sul territorio ci consente di rimettere al centro la strategica importanza dei sistemi scientifici locali valorizzandoli dentro una cornice nazionale, mo-

strando ai cittadini e a chi ci sostiene come le risorse economiche donate si convertano, giorno dopo giorno, in conoscenza e, infine, in terapie concrete per i pazienti. I prossimi appuntamenti, a partire da Napoli a dicembre, contribuiranno ad accrescere questo percorso di condivisione e attuazione del Piano Strategico 2026-2030 di AIRC, rafforzando il dialogo con i territori e il sistema della ricerca per accrescere l’impatto scientifico, valorizzare le infrastrutture e accelerare il trasferimento dei risultati a beneficio dei pazienti. 60 anni di storia ci hanno insegnato che la differenza la fanno le persone. La fanno i ricercatori in laboratorio, i clinici nei reparti, le istituzioni lungimiranti, i volontari nelle piazze, i partner e ogni singolo cittadino. Ci hanno insegnato che ogni grande scoperta è il frutto di investimenti costanti, perseveranza e collaborazione. AIRC ha garantito e continuerà a garantire la certezza di questi finanziamenti, permettendo lo sviluppo di progettualità scientifiche di lungo respiro. Nessuna organizzazione, per quanto grande, può vincere da sola una sfida così complessa e articolata. Il Patto per la ricerca che proponiamo a livello nazionale e territoriale vuole essere il nostro impegno a connettere al meglio le eccellenze già esistenti, mettendo a sistema esperienze e best practice, e condividendo competenze e infrastrutture, trasformando la ricerca di oggi nella cura di domani.

/ Eventi istituzionali / Piano strategico 2026-2030


Il cancro nel mondo Politiche sanitarie

AUMENTARE IL PERSONALE SANITARIO PER AFFRONTARE LE SFIDE DEL FUTURO In questo articolo: — DISEGUAGLIANZE NELLE CURE — INTELLIGENZA ARTIFICIALE — TASK-SHIFTING

Uno studio internazionale ha stimato quanti medici, infermieri e specialisti saranno necessari per fronteggiare l’aumento dei casi di tumore da qui al 2050. Tra innovazione tecnologica, intelligenza artificiale e riorganizzazione delle cure, la sfida è garantire assistenza di qualità a tutti a cura di Roberta Villa

/ Il cancro nel mondo / Politiche sanitarie

I

n tutto il mondo, in ambito oncologico, mancano medici, infermieri e altri operatori che consentano ai sistemi sanitari di tenere il passo con le necessità di una popolazione che invecchia e, paradossalmente, anche con il miglioramento delle cure. Da un lato, infatti, l’innalzamento dell’età media comporta, di per sé, un incremento del numero di nuovi casi di cancro, poiché si possono ammalare persone che in passato morivano giovani per altre cause. D’altro canto, una sopravvivenza più lunga, ottenuta anche nei tumori che un tempo non davano speranza, aumenta il numero di pazienti da seguire nel tempo. Nel 2050 si prevede quindi che a livello mondiale ci saranno oltre 35 milioni di nuovi casi di cancro (contro i 20 milioni del 2022 stimati dagli ultimi dati GloboCan) e 18,5 milioni di decessi (9,7 milioni nel 2022), con il 70% circa delle nuove diagnosi registrate nei Paesi a basso e medio reddito.

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LE DISUGUAGLIANZE NELLA SOPRAVVIVENZA OGGI

Percentuale di sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi (stima per il 2025 per 17 tipi di cancro)

≥ 70% 65-69,9% 60-64,9% 55-59,9% 50-54,9% 45-49,9% 40-44,9% 35-39,9% 30-34,9% < 30%

nessun dato

Per rispondere a questa ondata di nuovi casi serviranno molti più professionisti. Una commissione di esperti di tutto il mondo, incaricata dalla rivista The Lancet Oncology di fare un bilancio globale della forza lavoro in oncologia, è giunta alla conclusione che per la metà del secolo mancheranno a livello globale 100 milioni di operatori della salute, e questo solo per rispondere alle necessità di diagnosi e cura del cancro. La carenza di personale già esistente continuerà quindi ad affliggere tutti i continenti, ma non in egual misura. Secondo un complesso modello teorico, che tiene conto delle caratteristi-

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che dei diversi sistemi sanitari e dei fattori demografici ed epidemiologici, con le tendenze attuali, nel 2050 ci sarà ancora un profondo divario nell’aspettativa di vita tra chi sviluppa un tumore nell’una o nell’altra parte del globo. Gli scienziati hanno considerato i dati relativi a 17 diversi tipi di tumore in 200 Paesi e territori del mondo, e hanno calcolato che, rispetto a oggi, anche nel 2050 quasi la metà dei pazienti sopravvivrà almeno 5 anni dalla diagnosi. Si tratta però di un valore medio. Se in Oceania questa percentuale sarà superiore al 70%, in Africa solo poco più

di un paziente su 3 (il 34,4%) raggiungerà i 5 anni dalla diagnosi di cancro. La discrepanza dipende dalla disponibilità di cure, ma, ancor prima, dalla possibilità di riconoscere la malattia. Questa, a sua volta, deriva, tra altri fattori, anche dalla presenza di personale esperto: in Europa occidentale solo lo 0,9% dei pazienti che muoiono di cancro non ha ricevuto una diagnosi, mentre in Africa occidentale questa percentuale è il 67,4%. A tutt’oggi, quasi la metà della popolazione globale non può accedere a personale e strutture adeguate, con il personale diagnostico che è 15 volte

/ Il cancro nel mondo / Politiche sanitarie


Diagnosi più frequenti: le previsioni al 2050 per continente Incidenza di diagnosi di cancro (per 100mila persone) 800

Australia/Nuova Zelanda 700

Europa

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Pacifico

500

Nord America Asia GLOBALE America Latina e Caraibi Africa

400 300 200 100

/ Il cancro nel mondo / Politiche sanitarie

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più numeroso nei Paesi ad alto reddito che in quelli a medio e basso reddito. Certo, in quelle realtà mancano spesso apparecchiature moderne e, talvolta, anche altre infrastrutture essenziali, dall’elettricità ai reagenti per i test di laboratorio. Ma la differenza la fa ancora il fattore umano: se fossero disponibili ovunque tutti i radiologi e anatomopatologi che servono, la mortalità per cancro a livello globale potrebbe calare in media del 7,6%. L’impatto sarebbe sempre ovviamente diverso da Paese a Paese, con un miglioramento più significativo dove più profonda è la carenza di base. Più in generale, gli esperti hanno calcolato che con un maggior numero di operatori sanitari che si occupino di cancro a tutti i livelli si potrebbe dimezzare la mortalità per tumore in 55 Paesi, in particolare in Africa, Centro America e Asia meridionale. La fase diagnostica, come si è detto, è cruciale, ma la singola specializzazione che, da sola, può avere un impatto più decisivo è quella del chirurgo. Un maggior numero di questi clinici potrebbe infatti ridurre del 3,6% la mortalità a livello globale. Tuttavia, non basta formarli. Medici, infermieri e altri operatori tendono poi a emigrare nei Paesi ad alto reddito che offrono condizioni di lavoro più vantaggiose, lasciando quelli di

questa lacuna sarà colmata, mentre andrebbe fatto molto di più per quanto riguarda il numero di infermieri, in generale inferiore alla media europea. “La carenza di infermieri in Italia è un dato oggettivo” commenta Sabina Nuti, professoressa ordinaria di economia e gestione delle imprese alla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa e fondatrice del Laboratorio Management e sanità (MeS) dell’Istituto di management della stessa scuola. “Ma, diversamente che nei Paesi a medio e basso reddito, da noi non è solo una questione di numero. Sono urgenti anche interventi per potenziare e valorizzare le professioni sanitarie, e per riorganizzare l’erogazione delle cure nella prospettiva del paziente, superando la rigida organizzazione a silos attuale, spesso dettata da questioni corporative e di potere più che dai bisogni dell’utenza. E questo crea disagio e malessere a quei professionisti sanitari che credono nel valore della loro professione.” Per questo, una delle soluzioni proposte dagli esperti è il cosiddetto task-shifting, cioè lo spostamento di mansioni, che libera il tempo di chi è più specializzato delegando ad altri tutti i compiti che non richiedono le sue competenze. Secondo una recente indagine del CIPOMO, per esempio, le mansioni burocratiche assorbono oggi oltre il 40%

Con più operatori sanitari che si occupino di cancro a tutti i livelli si potrebbe dimezzare la mortalità per tumore in 55 Paesi origine sempre più sguarniti. Non dovremmo dimenticarcene, quando ricorriamo a professionisti stranieri per risolvere le nostre difficoltà. Il rapporto congiunto di OCSE e Unione europea Country Cancer Profile 2025 – Italy mostra che nel nostro Paese ci sono circa 5 oncologi ogni 100.000 abitanti, una densità tra le più basse d’Europa. Secondo il Collegio italiano dei primari oncologi medici ospedalieri (CIPOMO), nel giro di pochi anni

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del tempo di lavoro degli oncologi ospedalieri, riducendo il tempo realmente dedicato ai pazienti e contribuendo al rischio di burnout. Inoltre, la European Cancer Organization ha intervistato oltre 700 operatori in oncologia in 30 Paesi europei, e il 55% di loro ha confermato che regole e incombenze amministrative complicano il loro lavoro. L’inchiesta ha messo in evidenza anche altri dati: più di 3 su 4 intervistati dichiarano di lavorare

oltre l’orario previsto e oltre la metà riferisce che il carico di lavoro sembra non finire mai, ha l’impressione che chi prende decisioni dall’alto non tenga conto del suo benessere e non è soddisfatta delle misure che dovrebbero migliorare la sua salute e sicurezza occupazionale. Circa il 40% sostiene inoltre di avere spesso poco tempo da dedicare alla vita personale a causa del lavoro, 1 su 3 non è soddisfatto della sua retribuzione, e quasi 1 su 5 sperimenta alti livelli di burnout. Come se ne esce? Un grosso aiuto potrebbe venire dalle tecnologie che sfruttano le capacità dell’intelligenza artificiale, per esempio, per alleggerire l’attività diagnostica di radiologi e patologi e ottimizzare le attività di telemedicina. Uno studio clinico svolto pochi anni fa, il Mammography Screening with Artificial Intelligence trial (MASAI), ha dimostrato che l’intelligenza artificiale può ridurre di oltre il 44% il carico di lavoro dei radiologi nella lettura delle mammografie, e dati simili stanno emergendo in altri settori della prevenzione e della diagnosi. “Ma questi risultati cambiano poco se non si accompagnano a un’innovazione nei processi e nella gestione” commenta Nuti. “Con la tecnologia, uno specialista può fare senza difficoltà un consulto a distanza, anche nelle aree interne più svantaggiate del nostro Paese, senza pensare all’Africa. Ma occorre che poi questa prestazione venga riconosciuta e retribuita dal sistema. Ecco, questa conseguenza, che può sembrare ovvia, nella maggior parte dei casi non si è ancora realizzata.” E Laura Rosella, dell’Università di Toronto, dalle pagine di Lancet Oncology si chiede: “Se l’IA è presentata come la soluzione, rischia di spostare l’attenzione dai cambiamenti strutturali che ogni risposta seria in termini di forza lavoro dovrebbe affrontare, come i modelli di cura, la definizione dei team multidisciplinari, la formazione, la fidelizzazione degli operatori e il supporto psicosociale. La domanda più ambiziosa non è se l’IA possa colmare le carenze di personale, ma se possa contribuire a creare una forza lavoro contro il cancro che abbia maggiore capacità di coordinamento e di connessione umana in sistemi in cui entrambe sono messe a dura prova”.

/ Il cancro nel mondo / Politiche sanitarie


Testimonianze Grandi Donazioni

UN AMORE CHE CONTINUA NELLA RICERCA Dopo la perdita della moglie Carla per un tumore ovarico, Giuseppe ha trasformato il dolore in un gesto di generosità. Con una grande donazione in memoria ha sostenuto una giovane ricercatrice e continua oggi il suo impegno a favore della ricerca e dei pazienti oncologici a cura di Arianna Monticelli

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iuseppe è un uomo di grande garbo e profondo rispetto per gli altri. Traspare anche dal modo in cui racconta il periodo più doloroso della sua vita, quando la moglie Carla è scomparsa per un tumore ovarico, nell’ottobre 2020. Eppure, quando racconta quel periodo Giuseppe riesce comunque a regalare un sorriso, anche se la voce si incrina. È la serenità di chi, è riuscito, con enorme forza d’animo e nel ricordo costante di Carla, a superare quel momento e a proiettarsi nel futuro. Sono passati quasi 6 anni dalla scomparsa di Carla. Per 40 anni Giuseppe ha vissuto con lei condividendo ogni cosa. Insieme hanno affrontato anche l’arrivo della malattia nel 2018 e le terapie. “Per un anno, dopo la chemio, era andata bene, poi il peggioramento” spiega Giuseppe. Allora, già in pensione, si è preso cura della moglie giorno e notte, prima a casa e poi in hospice. Subito dopo il funerale, lui si ritrova solo, nella loro casa di Lodi, durante il secondo lockdown per l’emergenza Covid-19. Inizia il periodo più difficile: sono 2 mesi infiniti e di totale solitudine. Nel suo faticoso cammino di elabora-

/ Testimonianze / Grandi Donazioni

zione della perdita, Giuseppe un giorno legge sulla rivista Fondamentale della possibilità di una donazione in memoria e decide di chiamare per avere informazioni. “Ho sentito un’emozione molto forte, che mi ha spinto a cercare un modo per trasformare il ricordo di mia moglie in un aiuto concreto. Ho avuto subito fiducia, non solo per l’affidabilità di AIRC ma anche per la grande umanità che mi hanno dimostrato. Per me ha fatto la differenza. Ti prendono per mano, non perché sei un donatore, ma perché sei una persona” confida Giuseppe. Così, in ricordo di Carla, da sempre donatrice

VUOI INTITOLARE UN PROGETTO IN MEMORIA DI UNA PERSONA CARA? CONTATTACI! Se desideri onorare la memoria di una persona cara e legare il suo nome all’impegno contro il cancro, puoi scegliere, come ha fatto Giuseppe, di dedicare una borsa di studio o un progetto di ricerca alla sua memoria. Con una donazione a partire da 5.000 euro, contribuirai concretamente al progresso della ricerca oncologica, supportando un ricercatore e il suo progetto. Per qualsiasi domanda e per trovare la formula di donazione più adatta a te, contatta Eleonora Bahadour dell'Ufficio Grandi Donazioni e Lasciti. 02 7797 318 eleonora.bahadour@airc.it

AIRC, Giuseppe sceglie di sostenere una borsa di studio triennale per la dottoressa Ayusi Mondal, impegnata in una ricerca proprio sul tumore ovarico. “Ho avuto l’opportunità di incontrarla più volte ed è stata un’emozione molto forte, mi sono sentito parte di un progetto che ha un impatto concreto.” Dopo la fine della borsa di studio, Giuseppe ha voluto proseguire il cammino con AIRC sostenendo il Programma Start-Up, che aiuta i giovani ricercatori in arrivo in Italia dall’estero ad avviare nuovi studi sul cancro. “Vedo la donazione in memoria di Carla come un traguardo. Lei non c’è più, ma altre persone potranno beneficiare della ricerca che AIRC porta avanti. La mia speranza è che chi verrà colpita dallo stesso tumore possa avere un destino diverso.” Oggi le giornate di Giuseppe sono pienissime. È volontario in un’associazione della sua città che offre supporto ai malati oncologici. Ogni giorno va al cimitero e continua a parlare con Carla. Il dolore non è scomparso, ma ha trovato un senso nuovo nel suo impegno verso gli altri. “Sarebbe orgogliosa della mia scelta. Starò accanto ad AIRC ancora a lungo.”

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Rubriche La parola a...

FAVO E AIRC: PER FARE LA DIFFERENZA, INSIEME a cura di Paola Varese

PAOLA VARESE Nata nel 1961, volontaria dall’età di 14 anni, laureata in medicina nel 1986 con una tesi di laurea sulla immunogenicità delle cellule di melanoma, specializzata in oncologia e poi in immunologia clinica, con un corso di perfezionamento in psiconcologia, dal 2009 dirige il Reparto di medicina a indirizzo oncologico del presidio di Ovada, ASL AL Piemonte. È membro del Comitato scientifico e del Molecular Tumor Board di Rete oncologica Piemonte e Valle d’Aosta. Dal 2003 è socio cofondatore di FAVO e presidente del Comitato scientifico. A maggio 2026 è stata eletta presidente FAVO.

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I

l mio primo incontro con AIRC e Fondamentale risale alla fine degli anni Ottanta, quando ero una giovane specializzanda in oncologia. Lessi un articolo dedicato a Lorenzo Moretta, immunologo all’epoca definito “scienziato italiano più citato nel mondo”, con il quale stavo lavorando, folgorata dalla ricerca di base sull’immunologia dei tumori. Il professor Moretta ci incitava ad assoluto rigore metodologico e verifica costante del nostro operato, con una “ricetta” che è stata per me lezione di vita: “Le grandi scoperte, per chi sa cercare risposte, nascono da esperimenti semplici”. L’oncologia, l’immunologia dei tumori sono state la mia passione: un settore affascinante che spostava in modo pionieristico l’attenzione dalla malattia d’organo al “sistema di risposta” a essa. Già allora mi era anche chiaro che la ricerca di base doveva essere integrata con una visione molto più ampia, che includesse gli aspetti psicosociali. Nel 1998, grazie a un motto casualmente “catturato” presso l’Istituto nazionale dei tumori di Milano, “nella tempesta impariamo a navigare”, nella mia piccola realtà è nata VELA, associazione di malati

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e familiari. Dopo la prima Conferenza nazionale del volontariato in oncologia il 30 settembre del 2000 a Ovada, abbiamo compiuto i primi passi, con AIMAC (Associazione italiana malati di cancro) e il professor De Lorenzo e ANGOLO (Associazione nazionale guariti o lungoviventi oncologici) e il professor Tirelli, fino alla nascita di FAVO (Federazione delle associazioni di volontariato in oncologia) il 16 novembre 2003. Associazioni di pazienti e famigliari federate per stabilire rapporti istituzionali a vari livelli e rendere “visibili ed esigibili” i loro diritti, per garantire la miglior qualità della vita possibile in ogni fase della malattia, dalla diagnosi alle cure palliative. Non a caso il primo tema affrontato è stato quello della riabilitazione oncologica, con un progetto di ricerca promosso da FAVO con l’Istituto nazionale dei tumori di Milano: HO CURA (Health Organization of Cancer Units for Rehabilitation), che nel 2008 ha portato al Primo libro bianco della riabilitazione in oncologia. Una pubblicazione che ha segnato un cambiamento di passo per i malati, da “passivi riceventi cure” a protagonisti in grado di mettere a uno stesso tavolo istituti di ricerca, enti istituzionali, società scientifiche per promuovere progetti di ricerca organizzativa e per definire efficaci percorsi di presa in carico globale. Solo le conoscenze e la tenacia, la “visionarietà” ma anche la credibilità scientifica come ricercatore del professor Francesco De Lorenzo, dal 2003 nominato presidente FAVO, sono state in grado di smuovere organizzazioni “ingessate” in silos non comunicanti. FAVO, grazie alla forza delle associazioni federate e dei propri pazienti-rappresentanti (come l’avvocato Elisabetta Iannelli) e al coinvolgimento di politici illuminati, nel corso degli anni, ha potuto cambiare la storia dei malati in Italia: dalla legge 80/2006 per l’accertamento di invalidità prioritario dopo la diagnosi di cancro fino alla recente legge sull’oblio oncologico (legge 193/2023, promossa da FAVO con AIOM e Fondazione AIOM).

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Il piano oncologico nazionale 2023-2027, dopo anni di confronto istituzionale, ha recepito le istanze promosse negli anni da FAVO: la psiconcologia, il supporto nutrizionale, la riabilitazione oncologica secondo una visione di salute come investimento e non come costo. L’attenzione ai costi sociali ha portato nel 2023 a una pubblicazione internazionale ispirata ancora una volta da FAVO (“Out-of-pocket costs sustained in the last 12 months by cancer patients: an Italian survey-based study on individual expenses between 2017 and 2018”). La visione di FAVO circa la necessità di progetti individualizzati di cura, che dal bersaglio molecolare sappiano guardare ai bisogni globali dei pazienti, è stata riassunta anche dalla stessa AIRC sulle pagine di Fondamentale nel dicembre 2024. Ogni sintesi delle conquiste di FAVO, ora unica rete associativa in oncologia riconosciuta dal RUNTS e inserita nella cabina di regia del Ministero della salute, è riduttiva. FAVO conta su oltre 200 associazioni federate e uno staff di giovani straordinari, guidati dal direttore Laura del Campo, coadiuvata da Flavia Ottaviani, Flaminia Polacchi, Angela Blasi, Chiara Pilotti, Piera Tirone, Alessandro Porcu, Davide De Persis e Rachele Valentinotti, che garantiscono continuità a progetti scientifici e di ricerca sociale italiani ed europei, grazie anche alla partnership con OECI (Organisation of European Cancer Institutes). Quale futuro? L’implementazione della ricerca indipendente sui determinanti di salute, che oggi più che mai vedono gli aspetti psico-sociali e socio-economici come variabili ad alto impatto sulla aspettativa di vita e anche sulla prevalenza delle malattie. Arrivare prima, arrivare con una visione globale in cui la prevenzione viene concepita come progetto di comunità e responsabilità sociale. Nessuno può viaggiare da solo in questa visione e la parola finale che racchiude tutta la nostra progettualità è rete.

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Rubriche

I TRAGUARDI DEI NOSTRI

RICERCATORI In questo articolo: — QUALITÀ DI VITA — METASTASI TUMORE DEL SENO — MICROBIOTA E IMMUNOTERAPIA

a cura di Camilla Fiz e Jolanda Serena Pisano

MUSCOLI IN MINIATURA: NUOVE POSSIBILITÀ DI STUDIO DELLA CACHESSIA Nuovi sistemi di colture tridimensionali del muscolo scheletrico, più simili alle condizioni umane, potrebbero aiutare a comprendere meglio la cachessia, patologia comune nei pazienti oncologici

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enza un buon sistema sperimentale è difficile progredire nello studio di un problema complesso come la cachessia. Questa condizione, caratterizzata da una perdita irreversibile di massa muscolare, è frequente nei pazienti con tumore e nel tempo porta a una grave debilitazione fisica che riduce le probabilità di guarigione. Partendo dai limiti dei sistemi sperimentali attuali, un gruppo di ricerca interdisciplinare è riuscito a realizzare degli organoidi (colture cellulari in 3 dimensioni) in cui riprodurre il più fedelmente possibile sia la parte muscolare sia la parte neuronale del muscolo scheletrico, al fine di mimare almeno alcune delle caratteristiche principali della cachessia muscolare indotta dal cancro. Lo studio è stato

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UN PODCAST FONDAMENTALE Questo articolo è disponibile in versione podcast. Scopri dove ascoltarlo inquadrando il QR code.

pubblicato sulla rivista Cell Reports Methods, con il sostegno di Fondazione AIRC. “Negli ultimi vent’anni, la comunità scientifica ha fatto enormi sforzi per creare dei modelli che rappresentassero in laboratorio ciò che accade nei pazienti con cachessia” commenta Anna Urciuolo dell’Università di Padova, che ha coordinato la ricerca in collaborazione con Roberta Sartori e Marco Sandri. “La cachessia è stata studiata soprattutto in animali di laboratorio. Sappiamo, però, che la risposta muscolare di questi animali non riproduce completamente quella dei pazienti, anche perché non conosciamo a fondo i meccanismi molecolari alla base della patologia negli esseri umani.” Il gruppo ha quindi cercato di produrre sistemi diversi, a

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partire da cellule e tessuti di origine umana, in modo che potessero mimare nel modo più fedele possibile i meccanismi della malattia e la sua evoluzione. A tale scopo, ricercatrici e ricercatori sono partiti da linee di cellule staminali usate in laboratorio, dette pluripotenti indotte umane (hIPSC), che mantengono la capacità tipica delle primissime fasi di vita di dare origine a quasi qualunque tipo di cellula. Il gruppo le ha trattate perché si differenziassero in organoidi, replicando la componente di cellule muscolari e nervose del muscolo scheletrico che insieme permettono al nostro corpo di muoversi. Il processo di differenziamento e maturazione delle cellule staminali è stato seguito giorno per giorno, per quasi 2 mesi, dal dottorando Pietro Chiolerio, da Beatrice Auletta e da altri colleghi. In seguito, il gruppo ha sottoposto gli organoidi ad alcuni stimoli della cachessia per vedere se fossero in grado di riprodurre le proprietà principali della malattia. “Abbiamo visto che il modello ricalca alcune manifestazioni comuni nei pazienti, come l’atrofia muscolare, la perdita di massa, le alterazioni metaboliche e mitocondriali e l’alterazione di alcuni parametri molecolari” riporta Urciuolo. Questi organoidi potrebbero quindi essere un punto di partenza per compren-

dere meglio l’origine della cachessia nei pazienti e sperimentare nuovi sistemi di cura. “Gli organoidi stanno cambiando il modo in cui tutta la comunità scientifica fa ricerca, ma presentano dei limiti, come qualunque altro sistema sperimentale. Prima di tutto, non possono riprodurre del tutto l’organo umano.” Una delle ragioni è che, diversamente da ciò che accade in natura, non sono collegati al resto dell’organismo e non percorrono il lungo periodo di sviluppo, dalla gravidanza fino all’età adulta, a cui è sottoposta una cellula staminale embrionale. “In laboratorio, invece, i tempi devono essere brevi e compatibili con i ritmi di ricerca” aggiunge la scienziata. “Inoltre, gli organoidi sono ancora molto costosi.” Con il suo gruppo, Urciuolo ha intrapreso un lavoro di ulteriore implementazione degli organoidi per renderli sempre più rappresentativi delle reali condizioni dei pazienti. “Stiamo cercando di umanizzare sempre di più il processo per poter studiare meglio i meccanismi e valutare nuove terapie.” Per esempio, gli organoidi potrebbero essere creati a partire da campioni di singoli pazienti, anche al fine di sviluppare strategie di cura più precise e mirate. Conclude Urciuolo: “Abbiamo già iniziato a sperimentare delle terapie in questi sistemi di laboratorio, ma è ancora presto per parlarne”.

CAPIRE MEGLIO LE METASTASI OSSEE DEL TUMORE DEL SENO Le metastasi del cancro mammario si annidano spesso nelle ossa, dove possono “addormentarsi” per poi riattivarsi anche dopo anni. Capire i meccanismi alla base di questo fenomeno, noto come dormienza cellulare, potrebbe aiutare a sviluppare strategie per controllare o eliminare le cellule dormienti e quindi evitare alcuni casi di ricomparsa della malattia. Un gruppo di ricerca sostenuto da AIRC e coordinato da Anna Maria Teti, dell’Università degli studi dell’Aqui-

la, ha fatto più chiarezza su questi processi. Gli scienziati hanno scoperto che alcuni geni, come NOTCH2, sarebbero coinvolti nella quiescenza delle cellule, e che l’espressione di alcune proteine, come CD177, potrebbe essere associata a una migliore sopravvivenza delle pazienti. Tali risultati potrebbero rivelarsi utili per future ricerche, che dovranno approfondire ulteriormente come funzionino questi processi, molto articolati.

IL MICROBIOTA INTESTINALE PER POTENZIARE L’IMMUNOTERAPIA NEL CANCRO DEL RENE Sempre più studi mostrano che il microbiota intestinale può potenziare l’immunoterapia. Lo conferma un lavoro sostenuto da AIRC coordinato da Gianluca Ianiro, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Il gruppo di ricerca ha condotto una sperimentazione clinica per valutare l’efficacia del trapianto di microbiota fecale in un gruppo di pazienti con carcinoma renale metastatico sottoposti a immunoterapia. Coloro che avevano ricevuto il

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microbiota da donatori (pazienti che avevano risposto all’immunoterapia) mostravano una migliore risposta ai trattamenti e una sopravvivenza senza progressione più lunga (24 mesi) dei pazienti che avevano ricevuto un placebo (9 mesi). Inoltre, l’analisi ha confermato che specifici batteri possono influenzare l’efficacia delle cure. Ulteriori studi potrebbero consolidare questi risultati, aprendo la strada a trattamenti più efficaci.

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IFOM Ricerca di base

LE NOVITÀ SUL DNA CIRCOLARE CHE FAVORISCE LO SVILUPPO DEI TUMORI In questo articolo: — ANOMALIE GENETICHE — CAUSE DEL CANCRO — RICERCA DI BASE

Alcuni filamenti di DNA si separano dai cromosomi dando origine a strutture circolari indipendenti che possono promuovere la progressione dei tumori. Uno studio svolto in IFOM mostra che il fenomeno è molto più frequente di quanto si pensasse e aiuta a capirlo meglio a cura di Camilla Fiz

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O

ltre al DNA presente nei nuclei delle cellule, esistono delle forme alternative di DNA, che possono essere in grado di accelerare lo sviluppo dei tumori. Non conosciamo bene la loro origine, né come colpirle con terapie antitumorali. Ora, però, abbiamo qualche informazione in più. A Milano, presso IFOM, l’Istituto di oncologia molecolare di AIRC, il gruppo di ricerca coordinato da Ylli Doksani è riuscito a osservare come il cosiddetto DNA circolare extra-cromosomale (eccDNA) si separa dal resto del genoma, e ne ha analizzato la struttura e il funzionamento. Lo studio è stato pubblicato a maggio 2026 sulla rivista Molecular Cell, grazie al sostegno di Fondazione AIRC. La comunità scientifica conosce queste strutture da almeno una sessantina d’anni. Tuttavia, soltanto nell’ul-

/ IFOM / Ricerca di base


timo decennio ha potuto studiarne in dettaglio il funzionamento e il legame con le neoplasie, grazie allo sviluppo di nuove tecniche di sequenziamento e visualizzazione del DNA. “Ora sappiamo che il DNA circolare extra-cromosomale è molto più abbondante nelle cellule tumorali che in quelle sane, e che la sua presenza in grandi quantità è spesso associata a proprietà più aggressive della malattia” commenta Doksani. “Queste strutture svolgono infatti un ruolo attivo nelle cellule cancerose, dal momento che possono contenere oncogeni, ovvero i geni che promuovono la crescita della neoplasia.” Negli ultimi anni, anche il lavoro di Doksani e dei suoi colleghi e colleghe ha contribuito a comprendere meglio il funzionamento del DNA circolare extra-cromosomale. In particolare, nel 2020 i ricercatori hanno visualizzato al microscopio, per la prima volta con tanta chiarezza, il modo in cui si forma il DNA circolare extra-cromosomale a livello dei telomeri. Si tratta delle parti terminali dei cromosomi, composte da sequenze di DNA ripetute molte volte. “Grazie a un approccio abbastanza unico, abbiamo visto il processo all’opera” spiega Doksani. Infatti, gli scienziati hanno usato una particolare tecnica di purificazione del DNA per poi osservarlo tramite un microscopio elettronico molto sofisticato che soltanto pochi centri di ricerca possono ospitare. Ricercatrici e ricercatori sono riu-

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sciti quindi a seguire i vari passaggi che portano alla formazione di queste strutture alternative e circolari di genoma. Tutto ha inizio quando i telomeri vengono danneggiati in punti specifici. Questa condizione induce i lunghi filamenti del genoma ad annodarsi e a dare origine a delle sorte di asole, delle strutture chiamate “i-loop” che in seguito si staccano e diventano appunto il DNA circolare extra-cromosomale. Negli ultimi anni, il gruppo ha cercato di capire se questo processo si verificasse anche in altre aree del DNA costituite da frequenze ripetute come i telomeri. Come ha commentato Doksani, “siamo rimasti abbastanza impressionati dai risultati. Queste tipologie di DNA circolare extra-cromosomale tendono a formarsi molto più spesso di quanto pensassimo.” In effetti, analizzando dati presenti in database, ricercatori e ricercatrici hanno notato che il DNA circolare extra-cromosomale tende a crearsi in corrispondenza di aree composte

Il gruppo di Ylli Doksani è riuscito a osservare come il cosiddetto DNA circolare extra-cromosomale (eccDNA) si separa dal resto del genoma e ne ha studiato struttura e funzionamento / IFOM / Ricerca di base

da sequenze ripetute, dove può accelerare la produzione di elementi anomali oppure oncogeni che favoriscono lo sviluppo e la progressione della malattia. I risultati ottenuti stanno aiutando a comprendere meglio l’origine di queste strutture e possono aprire nuove opportunità di ricerca per lo sviluppo di future terapie antitumorali. Per esempio, trattamenti che prevengano la formazione del DNA circolare. Il gruppo di ricerca sta proseguendo i suoi studi con questo obiettivo in mente. Tra i vari progetti in corso, conclude Doksani, “stiamo cercando di comprendere quali sono i fattori che controllano o favoriscono la formazione del DNA circolare extra-cromosomale.Abbiamo bisogno di questo tipo di informazioni per capire se possiamo intervenire e individuare dei bersagli terapeutici, che al momento non esistono ancora”.

COS’È IFOM IFOM, l’Istituto di oncologia molecolare di Fondazione AIRC, è un centro di ricerca di eccellenza internazionale dedicato allo studio della formazione e dello sviluppo dei tumori a livello molecolare, nell’ottica di un rapido trasferimento dei risultati scientifici dal laboratorio alla cura del paziente. Fondato nel 1998 a Milano da Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, che da allora ne sostiene lo sviluppo, IFOM oggi può contare su 269 ricercatori di 25 diverse nazionalità, e si pone l’obiettivo di conoscere sempre meglio il cancro per poterlo rendere sempre più curabile.

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Meeting scientifici AIRC for Young Scientists 2026

COLTIVARE IL FUTURO DELLA RICERCA: LE VOCI DEI GIOVANI RICERCATORI AIRC In questo articolo: — GIOVANI SCIENZIATI — PROGETTI DI RICERCA — PROGRESSI SCIENTIFICI

Ripercorriamo le storie dei partecipanti all’AIRC for Young Scientists, il congresso annuale dedicato ai giovani talenti della ricerca oncologica sostenuti da AIRC

a cura di Asia Moretti e Jolanda Serena Pisano

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I

nvestire nei giovani ricercatori, favorendone l’indipendenza scientifica e la crescita delle competenze, significa costruire le basi per l’innovazione nella prevenzione e nella cura dei tumori. Per questo uno degli obiettivi principali di Fondazione AIRC è finanziare i talenti emergenti della ricerca oncologica. Ma non solo: ogni anno AIRC dedica loro un evento, l’AIRC for Young Scientists, offrendo un’occasione di incontro, confronto e condivisione. Un’iniziativa fondamentale per la crescita e la nascita di eventuali collaborazioni che possono alimentare studi interdisciplinari e innovativi. Abbiamo intervistato alcuni di questi ricercatori, per raccontare una piccola parte della varietà di esperienze e ricerche dei giovani sostenuti da AIRC.

/ Meeting scientifici / AIRC for Young Scientists 2026


MY FIRST AIRC GRANT: UNA PRIMA RICERCA INDIPENDENTE Dopo la formazione a Roma e un post-dottorato tra Singapore e Berlino, nel 2015 Federica Laudisi è rientrata all’Università di Roma Tor Vergata. Qui oggi conduce un progetto grazie a un My First AIRC Grant, un bando pensato per accompagnare i ricercatori junior verso l’indipendenza. Il suo lavoro si concentra sul riposizionamento dei farmaci, ovvero sul verificare se molecole già impiegate contro certe malattie possano essere efficaci anche contro altre. In particolare, la sua ricerca è focalizzata sul tumore del colon-retto, ma con uno sguardo anche a malattie infiammatorie intestinali. Riposizionare un farmaco consente sia di ridurre i costi sia di velocizzare i tempi verso l’applicazione clinica. Al momento, Laudisi sta studiando la rafoxanide, un antiparassitario veterinario che mostra anche attività antitumorale. “Oltre a indagarne più a fondo il meccanismo d’azione, stiamo cercando di vedere se possa avere un effetto sinergico con terapie standard, e in particolar modo con l’immunoterapia” spiega. “Altro obiettivo del progetto è verificare se la rafoxanide possa essere utilizzata anche quando la malattia è metastatica” aggiunge. I primi risultati di laboratorio sono incoraggianti, ma occorrerà ancora del tempo prima di poter avviare eventuali sperimentazioni cliniche. START-UP GRANT: IL RIENTRO IN ITALIA “Provengo dalla Terra dei Fuochi, dove i casi di tumore sono più frequenti che nel resto d’Italia. Sin da piccola

mi sono interessata a questa malattia, ed ero convinta che l’unico modo per combatterla fosse studiarla” racconta Orsola Di Martino. Così ha iniziato a indagare i tumori sin dalla laurea in biologia, a Napoli, per poi proseguire con un dottorato tra Italia e Germania e un post-dottorato negli Stati Uniti, alla Washington University di Saint Louis. Nel 2024 è tornata in Italia, e oggi ha un suo laboratorio all’Università degli studi di Parma, supportata da uno Start-Up Grant, il finanziamento quinquennale assegnato a ricercatori con esperienza all’estero che permette loro di tornare in Italia per avviare un laboratorio indipendente. Il suo progetto si focalizza sulle leucemie mieloidi acute, e in particolare sui casi resistenti alle terapie tradizionali. Un problema diffuso soprattutto nelle forme di leucemia secondaria, che insorgono in seguito a una malattia del sangue preesistente o dopo precedenti trattamenti antitumorali. “Stiamo studiando le cellule dei pazienti per osservare come rispondono ai farmaci a seconda delle mutazioni genetiche che presentano. Inoltre, abbiamo la possibilità di utilizzare anche dati di pazienti della Washington University” spiega Di Martino. “Stiamo infine testando dei trattamenti farmaceutici nuovi in laboratorio. In futuro speriamo di poter sperimentare le terapie più promettenti anche sui pazienti.” SOUTHERN ITALY SCHOLARS GRANT: FARE RICERCA NEL SUD ITALIA Dopo 2 esperienze di post-dottorato tra Madrid e Barcellona, Enza Lonardo è rientrata in Italia, a Napoli: “Sono tornata nella città in cui è iniziata la mia passione per la ricerca, dove ho potuto proseguire i miei studi sul tumore del pancreas e del colon-retto, patologie per cui nutro un forte

AIRC for Young Scientists è un’occasione di incontro, confronto e condivisione per i giovani ricercatori / Meeting scientifici / AIRC for Young Scientists 2026

interesse”. Oggi, sempre a Napoli, è titolare di un Southern Italy Scholars Grant, un bando rivolto a ricercatori indipendenti che desiderano svolgere il proprio progetto nel Sud Italia. Nello specifico, Lonardo si sta concentrando sulla fusione cellulare, con l’obiettivo di sfruttare questo meccanismo come possibile strumento diagnostico e prognostico nei pazienti con tumore del pancreas. “Volevo capire come diverse tipologie di cellule – tumorali, epiteliali e stromali – comunicassero tra loro e si comportassero in presenza della gemcitabina, il farmaco chemioterapico più utilizzato per curare questo tumore.” Analizzando queste interazioni ha osservato che alcune cellule sono in grado di fondersi tra di loro e scambiarsi materiale genetico e organelli, in particolare i mitocondri, un fenomeno che può portare il tumore a proliferare più velocemente. “Spero di trovare dei marcatori che consentano diagnosi più precoci e una classificazione dei pazienti in base a queste capacità di scambio, oltre a sviluppare farmaci mirati che blocchino fin da subito la fusione cellulare” conclude. NEXT GEN CLINICIAN SCIENTIST GRANT: PORTARE LE TERAPIE AL LETTO DEL PAZIENTE Nato in Germania, Lorenzo D’Ambrosio ha intrapreso la strada della ricerca oncologica dopo aver conseguito la laurea in medicina all’Università degli studi di Torino. “Ho iniziato a occuparmi di sarcomi durante la specializzazione in oncologia medica” afferma. “Si tratta di tumori rari che spesso ricevono ancora poca attenzione, ma sui quali abbiamo ancora molto da scoprire.” Il suo lavoro parte dai risultati ottenuti da uno studio precedente, supportato da AIRC e condotto nel gruppo di Giovanni Grignani di cui ha fatto parte, che ha indagato la combinazione tra chemioterapia e farmaci in grado di inibire i meccanismi di riparazione del danno al DNA nel trattamento dei sarcomi. Ora, grazie a un Next Gen Clinician Scientist

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I bandi AIRC per i giovani ricercatori sono molteplici, per consentire di sostenere ogni stadio della loro carriera Grant – un bando rivolto a medici-ricercatori con l’obiettivo di ottimizzare la pratica clinica – ha osservato che questa strategia si è rivelata particolarmente promettente per i leiomiosarcomi, un sottogruppo di sarcomi che può svilupparsi in diverse parti del corpo. “La mia priorità resta identificare nuove strategie di cura per i pazienti” spiega D’Ambrosio. “Per questo in laboratorio stiamo studiando nuove combinazioni terapeutiche, anche con farmaci immunoterapici, con l’obiettivo di individuare quelle più promettenti.” Il progetto punta ad approfondire le conoscenze su questa patologia, con la speranza di

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individuare strategie terapeutiche sempre più personalizzate ed efficaci, capaci di offrire nuove prospettive di cura e una migliore qualità di vita ai pazienti affetti da leiomiosarcoma. BRIDGE GRANT: UN PONTE VERSO LA SENIORITY Dopo una laurea e un dottorato in informatica a Pisa, ha condotto ricerche tra Milano, Edimburgo e Londra, specializzandosi nella ricerca oncologica. “Ho scelto questa strada perché mi appassionava la bellezza della complessità della vita, e questo ambito in particolare ha un enorme impatto sociale” racconta Giulio Caravagna,

che oggi lavora all’Università degli studi di Trieste. Nei suoi progetti combina matematica, statistica e biologia evolutiva: “Studio i meccanismi di evoluzione delle cellule tumorali, collaborando con molti istituti di ricerca e università”. Importante il ruolo dell’intelligenza artificiale, che permette al team di elaborare i dati biologici, molto ricchi e vari, e di distinguere i segnali confondenti e quelli utili a capire i processi biologici sottostanti. I risultati di queste analisi possono aiutare a contrastare tanti tipi di tumore. Un esempio: “Abbiamo chiarito le dinamiche evolutive di 2 tipi di leucemie sotto trattamento, scoprendo alcuni fattori che determinano il fallimento delle terapie. Sulla base di questi dati è possibile individuare altre strategie terapeutiche”. Il progetto di Caravagna è sostenuto da un Bridge Grant, un finanziamento di un anno per ricercatori che hanno appena concluso un My First AIRC o uno Start-Up Grant in vista della candidatura per un finanziamento per ricercatori consolidati.

/ Meeting scientifici / AIRC for Young Scientists 2026


Mutazioni ereditarie BRCA

COSÌ LA SCOPERTA DEI GENI BRCA HA CAMBIATO LA PREVENZIONE DEI TUMORI FEMMINILI (E NON SOLO) In questo articolo: — MARY-CLAIRE KING — RIPARAZIONE DEL DNA — CHIRURGIA PROFILATTICA

Ci sono voluti quasi vent’anni di ricerca per dimostrare che alcune neoplasie del seno e dell’ovaio possono essere ereditarie. Da quella scoperta sono derivate nuove strategie di prevenzione e cura che hanno cambiato la vita di migliaia di persone a cura di Fabio Di Todaro

/ Mutazioni ereditarie / BRCA

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rima Angelina Jolie e poi Bianca Balti hanno avuto un merito inconfutabile: aver fatto conoscere al grande pubblico l’esistenza dei geni BRCA e le maggiori probabilità a essi associate di sviluppare alcuni tipi di tumori, quelli del seno e dell’ovaio in primis. Ma se oggi sappiamo così tante cose su BRCA lo dobbiamo a un’altra donna, pressoché sconosciuta al grande pubblico. Si tratta di Mary-Claire King, laureata in matematica e con una passione per la genetica sbocciata durante il dottorato di ricerca a Berkeley. Nei primi anni Novanta fu lei a dimostrare, per la prima volta con una evidenza significativa, l’esistenza di una predisposizione ereditaria al tumore al seno, localizzando sul cromosoma 17 la regione che avrebbe poi portato all’identificazione di BRCA1. Pochi anni più tardi, sulla scia di quella scoperta, fu identificato anche BRCA2.

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Successivamente fu dimostrato che le mutazioni di BRCA1 e BRCA2 aumentano anche il rischio di carcinoma ovarico. E non solo. Oggi le stesse alterazioni risultano associate, seppure con gradi di rischio inferiori, anche ad altre neoplasie: melanoma, pancreas e prostata. LE PRIME SCOPERTE NEGLI ANNI SETTANTA Come King arrivò alla sua scoperta lo ha raccontato in una intervista pubblicata nel 2019 su The Journal of Clinical Investigation. “Tutto ebbe inizio nel 1973, quando rientrai negli Stati Uniti dal Cile. Il presidente Richard Nixon aveva appena lanciato un programma di ricerca contro il cancro e all’Università della California ebbi l’opportunità di iniziare un percorso al fianco di Nicholas Petrakis, un oncologo pediatrico che si era interessato anche al tumore al seno. Era evidente dai tempi di Erodoto che la malattia potesse avere una forte componente familiare. Inoltre, a partire dai primi anni del XX secolo,

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diversi studi epidemiologici avevano chiarito come determinati momenti cruciali nella vita di una donna influenzassero il rischio di sviluppare la malattia in età successiva. A ciò si aggiungeva il fatto che alcune famiglie erano state colpite in modo particolarmente grave dal tumore al seno, perlopiù da forme aggressive riscontrate in età precedente la menopausa. Mi sembrava che il cancro al seno fosse probabilmente dovuto a fattori sia genetici sia non genetici.” King approfittò di uno studio epidemiologico che il National Cancer Institute stava portando avanti sul rischio associato all’uso di contraccettivi orali,

e chiese di poter aggiungere alcuni quesiti riguardanti la storia familiare delle intervistate. Ottenne così i dati relativi a 3.000 donne e da qui partì per testare tutte le possibili spiegazioni della ricorrenza della malattia in alcune famiglie. GLI INTERESSI ATTORNO AI GENI BRCA “A quel punto”, ha precisato l’esperta nell’intervista, “avevo a disposizione informazioni sufficienti per testare formalmente diversi modelli. Quello che meglio si adattava ai dati, di gran lunga, era l’ipotesi che la ricorrenza del tumore in alcune famiglie

Mary-Claire King è stata la prima a dimostrare l’esistenza di una predisposizione ereditaria al tumore del seno / Mutazioni ereditarie / BRCA


anche l’incremento delle probabilità di ammalarsi di tumore dell’ovaio. Nel tempo – i risultati di uno degli ultimi studi più robusti in materia sono stati pubblicati nel 2022 sul Journal of Clinical Oncology, con il sostegno anche di Fondazione AIRC – si è scoperto che alcune varianti di questi geni

Alcune varianti di BRCA possono aumentare il rischio di sviluppare anche i tumori della prostata e del pancreas

potesse essere spiegata dall’esistenza di uno o più geni ereditati in modo dominante, in grado di aumentare il rischio di sviluppare un cancro al seno nell’arco della vita.” I calcoli matematici supportavano l’ipotesi, che però doveva ancora essere testata nella realtà. Mica facile a farsi come oggi, considerando che in quell’epoca il sequenziamento e la mappatura dei geni richiedevano uno sforzo immane. Da qui i quasi 17 anni necessari per arrivare al traguardo. Quando King riuscì a dimostrare il legame tra una regione del cromosoma 17 e la predisposizione ereditaria al carcinoma mammario, non era ancora chiaro quale impatto avrebbe avuto la scoperta sulla vita di migliaia di donne. QUASI 400.000 ITALIANI ALLE PRESE CON UNA MUTAZIONE DI BRCA Oggi si sa che le mutazioni di BRCA1 e 2 determinano un rischio aumentato di sviluppare un tumore al seno entro l’ottava decade. Significativo è

/ Mutazioni ereditarie / BRCA

possono aumentare il rischio di sviluppare anche altre malattie, in particolare i tumori della prostata e del pancreas per i portatori di mutazioni a carico di BRCA2. Considerando che per queste neoplasie non esistono programmi di diagnosi precoce standardizzati, il riscontro della mutazione genetica è l’unica soluzione per individuare i soggetti più a rischio. “I geni di cui parliamo sono fondamentali per la stabilità del genoma, perché partecipano alla riparazione delle rotture a doppio filamento del DNA attraverso il meccanismo della ricombinazione omologa” spiega Sabrina Giglio, direttrice dell’Unità operativa complessa di genetica medica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. “Quando il sistema è difettoso, le cellule accumulano più facilmente danni genetici. Il rischio diventa rilevante nei tessuti sottoposti a elevato turnover cellulare, a stimoli proliferativi e ormonali o a specifiche condizioni di stress biologico. In questi contesti, l’incapacità di riparare correttamente il DNA può favorire l’accumulo di alterazioni e contribuire allo sviluppo tumorale.” ACCESSO AI TEST PER CHI RIENTRA NEI CRITERI Da questa consapevolezza sono nate diverse contromisure terapeutiche: in primis la chirurgia profilattica, indicata al momento come strategia soltanto nel caso del seno e delle ovaie, ma anche lo sviluppo di farmaci (PAR-

P-inibitori) utilizzati nelle forme più avanzate di tutte le forme di cancro indicate. “Nel corso della vita, ulteriori alterazioni genetiche possono accumularsi nelle cellule di specifici tessuti, contribuendo allo sviluppo del tumore” chiarisce Giglio. “Conoscere una predisposizione genetica consente di anticipare gli esami di controllo e di personalizzarli. Inoltre, nei casi in cui vi sia un’indicazione clinica appropriata, si può anche ricorrere a opzioni chirurgiche profilattiche.” L’offerta del test genetico ai pazienti, o, in caso di positività, ai loro familiari di primo grado, è il passo fondamentale per prendere le contromisure prima che una malattia si palesi (come spieghiamo anche a pagina 11 di questo numero). “È necessaria una maggiore informazione su queste neoplasie” afferma Ornella Campanella, presidente e fondatrice dell’associazione aBRCAdabra. “Intercettare tempestivamente le persone portatrici e offrire loro percorsi di sorveglianza specifici e, ove possibile, strategie chirurgiche di riduzione del rischio può davvero fare la differenza e battere il cancro sul tempo. Sul rischio eredo-familiare non possiamo più accettare un quadro nazionale frammentato e iniquo. Le persone e le famiglie che presentano un’alterazione genetica di BRCA1 o BRCA2 devono poter contare su test, consulenza genetica, sorveglianza in centri competenti e percorsi di riduzione del rischio chiari, accessibili e pienamente esigibili”.

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Testimonianze Donazione continuativa

“SONO ORGOGLIOSA DI CONTRIBUIRE A UN FUTURO LIBERO DAL CANCRO” La testimonianza di Patrizia, che ha scelto di sostenere la ricerca sul cancro di AIRC con una donazione continuativa

SCOPRI DI PIÙ Guarda il video dell’incontro di Patrizia con Stefano Crippa, ricercatore sostenuto da AIRC presso l’Università Vita-Salute San Raffaele.

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i chiamo Patrizia e sono una donatrice continuativa di Fondazione AIRC oramai da diversi anni. Mi sono avvicinata alla Fondazione grazie all’incontro con un dialogatore: non so se è stato perché ha detto le cose giuste, per il modo in cui le ha dette o perché era il momento giusto della mia vita, ma quel giorno ho deciso che sarei diventata una donatrice continuativa. Mia mamma in passato si è ammalata di cancro, ma fortunatamente è guarita. Anche questa esperienza mi ha portata a riflettere sull’importanza della ricerca scientifica e sui progressi che ci permette di fare. Ogni giorno un passettino in più. So bene quanto la ricerca sia complessa e costosa e, proprio per questo, comprendo quanto siano fondamentali i fondi per sostenerla. Inoltre, AIRC è una realtà di cui mi fido: i risultati sono concreti e visibili e, anche quando la malattia non ci tocca direttamente, sappiamo tutti che nessuno può dirsi davvero immune dal cancro. Qualche tempo fa ho avuto l'opportunità di visitare uno dei laboratori in

cui lavorano i ricercatori sostenuti da AIRC. Ho potuto incontrarli, fare domande, ascoltare le loro esperienze e capire più da vicino il valore del loro lavoro. È stata un'esperienza che mi ha profondamente emozionata. Ho visto con i miei occhi ciò che ho scelto di sostenere. Ho scoperto provette, microscopi e strumenti sempre più sofisticati, ma soprattutto ho conosciuto persone straordinarie che dedicano competenza, passione e cuore alla ricerca. Toccare con mano l'impatto concreto della mia donazione mi ha fatto sentire parte di qualcosa di davvero importante. Sono uscita da quel laboratorio con un profondo senso di gratitudine per il lavoro instancabile che ogni giorno viene portato avanti, con ancora più fiducia nei progressi che ci attendono e con l'orgoglio di contribuire, nel mio piccolo e con le mie possibilità, a costruire un futuro sempre più libero dal cancro. Per questo continuerò a sostenere AIRC: perché credo nella ricerca, credo nelle persone che la rendono possibile e credo che ogni donazione, anche la più piccola, possa fare la differenza.

/ Testimonianze / Donazione continuativa


Rubrica alimentazione Olio extravergine d’oliva

OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA, IL SIMBOLO DELLA DIETA MEDITERRANEA a cura di Riccardo Di Deo

Più di un semplice condimento: l’olio EVO è un prezioso alimento che unisce gusto, tradizione e salute

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on l’arrivo dell’autunno prende il via la raccolta delle olive, un momento che da secoli scandisce il ritmo delle campagne dell’Europa meridionale. Dietro questa tradizione c’è un alimento che la ricerca ha ampiamente studiato per il suo ruolo all’interno della dieta mediterranea, un modello alimentare associato a un minor rischio di sviluppare numerose malattie croniche, comprese alcune forme di tumore. L’olio extravergine d’oliva (EVO) è costituito quasi interamente da grassi, ma è la tipologia di questi lipidi a fare la dif-

ferenza. Circa il 70% è rappresentato da acidi grassi monoinsaturi, in particolare acido oleico, mentre il contenuto di grassi saturi è relativamente basso. Inoltre, l’olio EVO contiene vitamina E e numerosi composti con proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, tra cui i polifenoli, responsabili anche del tipico gusto amaro e leggermente piccante degli oli di qualità. Gli studi scientifici degli ultimi decenni hanno fornito solide evidenze sui benefici dell’olio extravergine d’oliva per la salute cardiovascolare.

Sostituire grassi ricchi di acidi grassi saturi con olio extravergine è associato a un minor rischio di infarto e ictus. Questo effetto è attribuito sia alla prevalenza di acidi grassi monoinsaturi, sia ai polifenoli, che in modelli sperimentali hanno anche mostrato di poter influenzare alcuni meccanismi coinvolti nella crescita delle cellule tumorali. Tuttavia, le prove a oggi disponibili nell’essere umano non consentono di considerare l’olio EVO un alimento capace di prevenire direttamente il cancro. Più probabilmente, il beneficio deriva dall’azione combinata di un modello alimentare mediterraneo ricco di alimenti vegetali, cereali integrali, legumi, frutta a guscio, pesce e olio extravergine come principale fonte di grassi. Quanto consumarne? Le Linee guida CREA per una sana alimentazione suggeriscono, per un adulto con un fabbisogno di circa 2.000 chilocalorie al giorno, 3 porzioni quotidiane, equivalenti a circa 3 cucchiai (10 ml ciascuno). L’olio EVO può essere utilizzato quotidianamente per cucinare e per condire. A crudo, o aggiunto a fine cottura, consente di preservare meglio alcuni dei suoi composti bioattivi e di valorizzarne le caratteristiche nutrizionali e sensoriali.

CROSTONE CON CARDONCELLI E CAROTE SU HUMMUS DI FAGIOLI CANNELLINI Ingredienti per 2 persone:

Preparazione

• 2 fette di pane integrale

1 Frullate i fagioli bianchi con un cucchiaio di olio EVO,

• 200 g di fagioli bianchi già cotti • 150 g di funghi cardoncelli • 2 carote • 1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva (EVO) • succo di limone q.b. • sale e pepe q.b. • prezzemolo fresco a piacere

qualche goccia di succo di limone, sale e pepe fino a ottenere un hummus cremoso. 2 Tagliate i funghi cardoncelli a fettine e le carote a dadini. Cuoceteli in padella per alcuni minuti con un filo d’olio EVO fino a renderli morbidi e leggermente dorati. 3 Tostate le fette di pane. Distribuite l’hummus sulla superficie dei crostoni, aggiungete i funghi e le carote e completate con una spolverata di prezzemolo tritato, una macinata di pepe e un filo d’olio EVO a crudo.

/ Rubrica alimentazione / Olio extravergine d’oliva

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In Italia, grazie alla ricerca, l’89,5% delle donne sono vive a 5 anni dalla diagnosi di cancro al seno.*

Beatrice,

curata per un tumore al seno.

Sembra manchi poco per curare tutte le donne colpite dal cancro al seno, ma un passo così grande richiede tutto il nostro impegno. Sostieni la ricerca con le iniziative del Nastro Rosa di AIRC. Scopri di più su nastrorosa.it * Fonte: Dati 2026.di cancro tra il 2010 e il 2020. *Dato a 10 anniAIRTUM dalla diagnosi


Collaborazioni Nastro Rosa

INSIEME PER LA RICERCA a cura della redazione

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uando un’azienda decide di affiancare la ricerca contro il cancro, contribuisce concretamente a un cambiamento che coinvolge non solo la salute delle persone, ma anche il progresso culturale e sociale del Paese. È questo l’obiettivo condiviso dai partner di Nastro Rosa AIRC. Da oltre trent'anni The Estée Lauder Companies è in prima linea contro il tumore al seno. Nel 1992 Evelyn H. Lauder dà vita alla Breast Cancer Campaign e al Nastro Rosa, simbolo universale di speranza. In Italia, da oltre dieci anni, l'azienda affianca Fondazione AIRC con un impegno concreto a favore della prevenzione e della ricerca, contribuendo al finanziamento di borse di studio per giovani ricercatori. Anche quest'anno, The Estée Lauder Companies Italia porterà la campagna di sensibilizzazione in oltre 2.000 profumerie e ospiterà il tradizionale Charity Dinner a Milano, a sostegno della ricerca sul tumore al seno. Accanto a lei, numerose aziende rinnovano il proprio sostegno alla ricerca e alla prevenzione. Acqua Vitasnella, ALDI, Cassa Centrale, Chiquita, Marcolin, Primark, Ralph Lauren e Veepee confermano il loro legame con Nastro Rosa AIRC, supportando progetti dedicati al tumore al seno e promuovendo attività di sensibilizzazione. Le modalità di partecipazione sono diverse ma accomunate dallo stesso obiettivo: Vitasnella sostiene una borsa di studio e presenta ogni anno una speciale bottiglietta d’acqua con etichetta rosa; ALDI destina alla ricerca una parte del ricavato ottenuto dalla vendita di prodotti selezionati nei propri punti vendita durante il mese di ottobre; Chiquita finanzia una nuova borsa di studio per la ricerca sul tumore al seno e trasforma la celebre Miss Chiquita in testimonial della prevenzione.

/ Collaborazioni / Nastro Rosa

Debora Carpanese, ricercatrice AIRC presso l’Istituto oncologico veneto (IOV), sostenuta da Primark

Attraverso una reinterpretazione della sua iconica posa, il personaggio diventa portavoce di un messaggio di sensibilizzazione rivolto a tutte le donne, ricordando l'importanza dell'autopalpazione per la diagnosi precoce. Primark rinnova il proprio impegno attraverso una donazione destinata alla ricerca sul tumore al seno, sostenendo 2 progetti Investigator Grant e 1 My First AIRC Grant, oltre a promuovere numerose attività di sensibilizzazione rivolte a clienti e dipendenti. Con le iniziative Pink Pony, Ralph Lauren contribuirà al finanziamento della ricerca devolvendo ad AIRC una percentuale delle vendite di prodotti dedicati e coinvolgendo clienti e collaboratori nelle attività di raccolta fondi. Veepee, leader europeo delle flash sales con una selezione dei migliori brand internazionali a condizioni esclusive, sosterrà a sua volta la ricerca sul tumore al seno con alcune delle marche presenti sulla piattaforma e coinvolgerà la propria community in una campagna di informazione sull’importanza della prevenzione. Cassa Centrale contribuirà al finanziamento di un My First AIRC Grant assegnato a un progetto innovativo sul tumore al seno.

SPILLETTA E CHARM NASTRO ROSA: DOVE TROVARLI Possiamo sostenere le donne e la ricerca contro il tumore al seno anche con una piccola donazione da 2 euro, indossando la spilla con il nastro rosa di AIRC, distribuita in migliaia di farmacie e punti di distribuzione. Quest’anno, in alcuni grandi partner retail (Supermercati Gruppo Gabrielli, punti vendita Cisalfa ed e-commerce Dr. Max) ci sarà inoltre un nuovo prodotto: un portachiavi con il nastro rosa, che può anche essere indossato come charm. Per distribuire le spille Nastro Rosa in modo capillare in tutta Italia, AIRC può contare sul supporto di Federfarma e dei principali network di farmacie e parafarmacie Alliance Healthcare, Farmacie Apoteca Natura, DR MAX, Gruppo Farvima (Farvima Medicinali, Safar e Sofad), La Farmacia, Più Medical G.S.M. Srl; Più Medical Spa, So.Farma.Morra Group, Unifarma Distribuzione e Unifarco. Sarà possibile trovare la spilla anche nei supermercati e superstore a insegna Oasi, Tigre e Tigre Amico di Gruppo Gabrielli, nei punti vendita di Cisalfa, nei negozi Euronics Gruppo CDS, Euronics Dimo in numerosi punti vendita Max Factory, presso i saloni Hairstudio’s del Gruppo Panariello e nei punti vendita aderenti AICG. Tutte le informazioni e i punti di distribuzione su nastrorosa.it

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Campagne AIRC

GLI APPUNTAMENTI DEI GIORNI DELLA RICERCA

I Giorni della Ricerca

• Cerimonia al Quirinale 28 ottobre • Rai per AIRC 1-8 novembre • AIRC nelle scuole 4-5 novembre • Cioccolatini della Ricerca 7 novembre • Un Gol per la Ricerca 6, 7 e 8 novembre

Partecipa da protagonista e sostieni i ricercatori su airc.it o con bonifico bancario sul conto dedicato IT45E0503401633000000008069 indicando come beneficiario Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro ETS.

LA CURA SI CHIAMA RICERCA E ANCHE LUANA a cura della redazione

Tornano dal 28 ottobre i Giorni della Ricerca, per ricordarci che terapie sempre più efficaci dipendono dal nostro sostegno al lavoro degli scienziati

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l 28 ottobre il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella aprirà l’edizione 2026 dei Giorni della Ricerca, l’iniziativa di AIRC che ha l’obiettivo di promuovere la conoscenza sul cancro, contribuire a costruire una cultura della prevenzione oncologica e coinvolgere i cittadini nel sostenere concretamente il lavoro dei ricercatori. Ai Giorni sarà dedicata la maratona Rai per AIRC, in programma dall’1 all’8 novembre, che porterà in televisione, radio, su testate giornalistiche, web e social le testimonianze di ricercatori,

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medici e persone che hanno affrontato o stanno affrontando la malattia. Attraverso la maratona, Rai e AIRC danno vita a un importante esempio di servizio pubblico, con l’obiettivo di portare nelle case degli italiani la corretta informazione sul tema cancro e sensibilizzare i cittadini sull’importanza di sostenere la ricerca attraverso le donazioni. Tra i protagonisti della maratona anche Luana Ravegnini, che conduce il programma Check-up su Rai1 dedicato all’informazione medica e a combattere le fake news sulla salute. Luana crede

molto nell’importanza della diagnosi precoce: “Per trattare il tumore quando è ormai consolidato, le terapie ci sono. Fondamentale è la prevenzione, perché prima si scopre una diagnosi e maggiori sono le possibilità di curarsi. Se ognuno di noi ne fosse consapevole, dei 360.000 casi di tumore all’anno sarebbero molti di meno quelli con conseguenze gravi. Per questo ho sempre invitato quanti mi sono vicini a sottoporsi ai controlli raccomandati, ma, come spesso accade, mando avanti gli altri e io tendo a trascurarmi. Mia figlia però mi sprona, mi ricorda le scadenze e mi ha detto: ‘Ho bisogno di te’. Questo mi aiuta a prendermi più cura di me”. La sensibilità di Luana sul tema è dovuta anche al fatto che la sua famiglia è stata toccata dal cancro: “Mia mamma ha avuto un tumore al seno. L’ha scoperto facendo una lastra al torace. Oggi ha 86 anni e me la sto ancora godendo, e posso farlo grazie alla ricerca”. Per questo Luana ritiene i Giorni della Ricerca un appuntamento molto importante, perché “tutti insieme, con i tanti colleghi Rai, portiamo in primo piano il lavoro silenzioso e costante di migliaia di ricercatori e ricercatrici che ogni giorno si impegnano per costruire un futuro libero dal cancro. Diamo luce a queste persone straordinarie, una luce sulla vita”.

/ Campagne AIRC / I Giorni della Ricerca


I lasciti testamentari aiutano AIRC a sostenere 779 progetti e borse di studio che migliorano diagnosi e terapie.*

Chiama l’800.11.22.44 o vai su lasciti.airc.it *Dati relativi alle delibere 2025.


In Italia oltre 1,7 milioni di persone sono vive a 10 anni dalla diagnosi di cancro. Fonte: AIOM, AIRTUM, i numeri del cancro in Italia 2024

La cura si chiama ricerca. Ci sono tanti modi per fare ricerca. Donare è uno di questi. Dai ora il tuo sostegno con I Cioccolatini della Ricerca.

TI ASPETTIAMO IN PIAZZA

SABATO 7 NOVEMBRE

Scopri dove su airc.it | 840.001.001* *Uno scatto da tutta Italia, attivo dal 21 ottobre 24 ore su 24.

Disponibile su

Nelle filiali


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