Meteorologia alpina, Glaciologia, Prevenzione e Sicurezza in montagna
anno 2025
SPECIALE STAGIONE INVERNALE
Analisi meteo-climatologiche e nivo-valangologiche su Alpi e Appennini
2024-25
Indirizzi e numeri telefonici dei Servizi Valanghe AINEVA REGIONE PIEMONTE ARPA Piemonte Dipartimento Rischi naturali e ambientali Via Pio VII 9 - 10135 Torino Tel 011 19681340 - fax 011 19681341 http://www.arpa.piemonte.it e-mail: dip.rischi.naturali.ambientali@arpa.piemonte.it REGIONE AUTONOMA VALLE D’AOSTA PRESIDENZA DELLA REGIONE Dipartimento Protezione civile e Vigili del fuoco Centro Funzionale e Pianificazione Loc. Amerique, 33 - 11020 QUART (AO) e-mail: protezionecivile@pec.regione.vda.it Tel. 0165-776604 REGIONE LOMBARDIA ARPA Lombardia Settore Tutela delle Risorse e Rischi Naturali U.O. Centro Nivometeorologico Via Monte Confinale 9 - 23032 Bormio (SO) Tel. 0342 914400 http://www.arpalombardia.it e-mail: nivometeo@arpalombardia.it PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO Servizio prevenzione rischi Ufficio previsioni e pianificazione Via Vannetti 41 - 38122 Trento Tel. 0461 494870 - Fax 0461 238305 Bollettino Nivometeorologico Tel. 0461 238939 Self-fax 0461 237089 http://www.meteotrentino.it e-mail: ufficio.previsioni@provincia.tn.it PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO Ufficio Meteorologia e Prevenzione Valanghe Viale Druso, 116 - 39100 Bolzano Tel.: +39 0471 416140 https://valanghe.report https://meteo.provincia.bz.it e-mail: meteovalanghe@provincia.bz.it telefono info meteo: 0471 270555 - 0471 271177 REGIONE DEL VENETO ARPA-Veneto Centro Valanghe di Arabba Via Pradat 5 - 32020 Arabba (BL) Tel. 0436 755711 - Fax 0436 79319 http://www.arpa.veneto.it e-mail: cva@arpa.veneto.it REGIONE AUTONOMA FRIULI VENEZIA GIULIA Protezione civile della Regione Nucleo Valutazione Rischio Valanghe Servizio di Previsione e Prevenzione Via Natisone 43 33057 PALMANOVA (UD) Tel 0432 926111 REGIONE MARCHE Servizio Protezione Civile Centro Funzionale Multirischi Via del Colle Ameno, 5 - 60126 Ancona Tel. 071 8067743 - Fax 071 8067709 http://protezionecivile.regione.marche.it e-mail: spc.centrofunzionale@regione.marche.it
Sede AINEVA Vicolo dell’Adige, 27 38122 Trento Tel. 0461 230305 - Fax 0461 232225 http://www.aineva.it e-mail: aineva@aineva.it
laSTAGIONE
INVERNALE SU ALPI E APPENNINI
Analisi meteo-climatologiche e nivo-valangologiche
2024-25
Direttore Responsabile Gianni MARIGO
Regione Autonoma Valle d'Aosta
Comitato di redazione:
Erika SOLERO, Giovanna BURELLI, Matteo FIOLETTI, Walter BEOZZO, Paola DELLAVEDOVA, Mauro VALT, Francesco BOCCANERA, Elena BARBERA, Igor CHIAMBRETTI, Andrea DEBERNARDI, Daniel BATTOCLETTI, Arianna CITA
Coordinamento Redazionale:
Erika SOLERO
Comitato scientifico editoriale:
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Segreteria di Redazione:
Sede AINEVA - ASSOCIAZIONE INTERREGIONALE DI COORDINAMENTO E DOCUMENTAZIONE PER I PROBLEMI INERENTI ALLA NEVE E ALLE VALANGHE Vicolo dell’Adige, 27 - 38122 TRENTO Tel. +39 0461 230305 - Fax +39 0461 232225 aineva@aineva.it - aineva@pec.aineva.it www.aineva.it
Videoimpaginazione e grafica:
MOTTARELLA STUDIO GRAFICO www.mottarella.com Cosio Valtellino (SO)
Hanno collaborato a questo numero:
Serena Mottarella, Stefania Del Barba, Estella Barbera, Nadia Preghenella. Gli articoli e le note firmate esprimono l'opinione dell'Autore e non impegnano l'AINEVA.
Referenze fotografiche:
Foto di copertina: Arpa Lombardia - Centro Regionale Neve e Valanghe Grigna settentrionale 28.03.2025: Cima della Grigna Settentrionale o Grignone, nelle Prealpi Lecchesi, quota 2410 m Se non diversamente specificato in didascalia, le foto contenute negli articoli sono degli autori.
2 IL CLIMA NEL CENTRO-NORD ITALIA nell'inverno 2024-25
A cura del Gruppo di Lavoro ArCIS
12 LA STAGIONE INVERNALE Inverno 2024-25 di Mauro Valt
22 LA STAGIONE INVERNALE LUNGO GLI APPENNINI 2024-25 di Mauro Valt
32 INCIDENTI IN ITALIA, MA NON SOLO STAGIONE 2024-2025 di Stefano Pivot
40 RELAZIONI SERVIZI VALANGHE 42 Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia 57 Regione del Veneto 74 Provincia Autonoma di Trento 81 Provincia Autonoma di Bolzano 93 Regione Lombardia 100 Regione Autonoma Valle d'Aosta 112 Regione Piemonte 125 Regione Marche
CLIMA
il
A cura del Gruppo di Lavoro ArCIS
info@arcis.it
CENTRO nelNORD
ITALIA NELL'INVERNO 2024-2025
CLIMATE IN NORTH-CENTRAL ITALY IN WINTER 2024-2025
La stagione invernale 2024-2025 nel Centro-Nord Italia
The winter 2024-2025 in North-Central Italy was
è stata caratterizzata da precipitazioni abbondanti nelle
characterized by abundant precipitation over the
aree tirreniche e in Emilia-Romagna, ma scarse sui rilievi
regions close to the Tyrrhenian sea and in EmiliaRomagna, but scarce over the western Alps; temperatures were substantially higher than normal.
occidentali delle Alpi; le temperature sono risultate nettamente superiori alla media.
RELAZIONI L’inverno 2024-2025 è stato caratterizzato da precipitazioni abbondanti sulle regioni tirreniche e in Emilia-Romagna, mentre i rilievi occidentali delle Alpi sono stati interessati da scarsa piovosità. Le temperature sono risultate molto superiori alla normale variabilità climatica, così da rendere l’inverno il 5° più caldo della serie dal 1961. In Figura 1 sono presentate le anomalie medie mensili di geopotenziale a 500 hPa (Z500) per i mesi dell’inverno 2024-2025, rispetto al clima 1991-2020, ottenute a partire dal data-set di rianalisi Copernicus ERA5, prodotto da ECMWF. Le mappe di anomalia di Z500 mostrano che le regioni centro-settentrionali, nei mesi di dicembre 2024 e gennaio 2025, si sono trovate al confine di intense anomalie positive, che hanno poi inglobato completamente questa parte della penisola nel mese di febbraio. Se a dicembre queste anomalie positive erano centrate sulle aree settentrionali dell'Atlantico, con propaggini sull’Europa settentrionale, nei due mesi successivi si sono spostate nelle aree orientali prima (gennaio) e nord-orientali poi (febbraio) dell'Europa; parallelamente il Nord Atlantico è stato interessato da anomalie principalmente negative, un pattern ricorrente negli ultimi anni.
TEMPERATURE
In generale, dal punto di vista termico, l’inverno è risultato mite. La Figura 2 descrive l'andamento delle anomalie termiche medie invernali nelle regioni del Centro-Nord Italia dal 1961 al 2025 rispetto al clima 1991-2020. Il dato dell’inverno 2024-2025 risulta pari a +1,8 °C e, nonostante non si possa considerare eccezionale, è comunque il quinto valore più alto della serie considerata, che presenta sempre anomalie positive dal 2012. La mappa di anomalia di temperatura media stagionale rispetto al clima 1991-2020, in Figura 3a, ottenuta utilizzando la nuova analisi climatica ArCIS, presenta valori quasi ovunque positivi tra 1 e 2 °C, localmente anche superiori a 2,5 °C in alcune aree centrali della Pianura Padana e nelle vallate interne alpine e appenniniche. Valori di anomalia meno intensi, se non addirittura negativi, sono stati invece osservati sui rilievi alpini e sulla pianura veneta, a nord del Mare Adriatico. In Figura 3b è riportato il numero di giorni con gelo, cioè giorni in cui le temperature sono scese sotto 0 °C. In gran parte delle aree dell’Italia centrale e lungo la costa ligure, il numero di giorni con gelo è stato inferiore a 5 e valori spesso inferiori a 10 si osservano localmente in quasi tutta la fascia pedemontana. In gran parte della Pianura Padana e delle vallate alpine più ampie, il numero di giorni è variato tra 20 e 40, con valori superiori a 50 solo sulle colline piemontesi e nelle pianure venete orientali. Solo sui rilievi alpini e sulle cime più alte degli Appennini si sono osservati valori superiori a 60 giorni. Va notato che questa mappa è del tutto simile a quella pubblicata al termine dell’inverno 2023-2024, soprattutto nelle aree dell’Italia centrale, dove
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RELAZIONI Pagina a fianco: Figura 1: Mappe di anomalia media mensile di Z500 in dam (ombreggiamento) e valori pieni dello stesso campo (isolinee) per dicembre 2024 e gennaio e febbraio 2025 rispetto al clima 1991-2020. Dati ERA5, https://climate.copernicus. eu/climate-reanalysis.
Figura 2: Serie di anomalie medie di temperatura invernale rispetto al periodo 1991-2020 in °C, calcolata a partire dai dati degli Annali Idrologici (dal 1961 al 2015, linea blu) e dai dati di monitoraggio climatico delle regioni (2015-2024, linea rossa).
ormai le temperature minime raggiungono valori inferiori a 0 °C solo in occasione del momentaneo passaggio di masse di aria fredda. È possibile inoltre notare, in corrispondenza delle città, l’importante contributo dell’effetto urbano, che produce un aumento locale delle temperature minime e rende più difficile che esse si abbassino al di sotto degli 0 °C.
tutte le regioni, a eccezione dei rilievi alpini occidentali, dove si riscontrano localmente valori tipici di siccità moderata. Queste anomalie pluviometriche si sono comunque inserite in un contesto di abbondante piovosità, che rende i valori di SPI sui periodi più lunghi, di 6, 12 e 24 mesi, in gran parte tipici di abbondanza di risorse.
PRECIPITAZIONI
DIARIO EVENTI
Le precipitazioni sono state abbondanti sulle regioni tirreniche e in Emilia-Romagna, e inferiori alla norma sulle Alpi occidentali. In generale, a fine inverno, l’Indice Standardizzato di Precipitazioni cumulate su 3 mesi (SPI a 3 mesi non mostrato, ma consultabile su www.arcis.it), che descrive le anomalie pluviometriche su scala stagionale rispetto al clima 1961-2020, presenta valori generalmente nella norma in
L’inverno è arrivato al termine di un autunno decisamente piovoso, durante il quale sono stati osservati alcuni cali termici e le prime nevicate, che hanno imbiancato momentaneamente la parte alta delle valli alpine occidentali (Figura 5 e 6), pur lasciando alle Alpi centro-orientali un aspetto ancora tipicamente autunnale (Figura 7). Tra il 7 e l’8 dicembre, lo spostamento del centro di alta pres-
Figura 3: a) Mappa dell’anomalia di temperatura media sull’inverno 2024-2025 rispetto alla media 1991-2020; b) Mappa del numero di giorni con gelo per l'inverno 2024-2025 (fonte dati analisi osservativa ArCIS di temperature minime e massime giornaliere).
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RELAZIONI
Figura 4: Mappa di precipitazione totale cumulata sulla stagione invernale 2024-2025 (a) e di anomalia percentuale di precipitazione totale calcolata rispetto al clima 1991-2020 (fonte dati analisi osservativa di precipitazione giornaliera ArCIS).
Figura 5: Neve al Rifugio La Balma in Valsangone, Coazze (TO), il 12 novembre 2024. (Cortesia Davide Giuliano) Figura 6 Neve a Morgex, AO, il 22 novembre 2024 a seguito della nevicata che ha interessato in particolare il settore nord-occidentale della regione. (Cortesia Centro Funzionale della Regione Autonoma Valle d’Aosta)
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sione atlantica verso nord ha permesso l’ingresso di una profonda depressione sulle regioni italiane, che sono state così investite da aria polare e artica e da abbondanti precipitazioni anche nevose fino a bassa quota (Figura 8). Nuovi impulsi instabili nelle settimane successive hanno portato ulteriori precipitazioni, e nonostante intorno a metà mese la coltre nevosa non risultasse abbondante, era comunque presente
su gran parte dell’arco alpino (Figura 9, Figura 10). Nella terza settimana di dicembre, dopo vari giorni in cui lo zero termico si è mantenuto sopra i 3000 m in buona parte dell’arco alpino, si è osservato un brusco calo delle temperature associato anche a precipitazioni nevose, con accumuli tra 25 e 50 cm nelle Alpi Occidentali, più contenuti su quelle Orientali. Nella prima metà di gennaio, le configurazioni sinottiche hanno favorito il passaggio di flussi d'aria temperati o moderatamente freddi da ovest o nord-ovest. Le temperature si sono mantenute sempre su valori elevati, seppure alternate a condizioni perturbate con nevicate in alta quota, spesso associate a venti sostenuti. L’innevamento, pur presente in gran parte dell’arco alpino, è rimasto spesso scarso e non uniforme (Figura 11). Negli ultimi giorni del mese, le regioni del Centro-Nord Italia sono state interessate dal passaggio di correnti spiccatamente meridionali e poi sud-occidentali con marcato trasporto di vapore acqueo (“Atmospheric river”), associato a temperature molto elevate, forti venti meridionali e piogge anche a carattere di rovescio temporalesco, più
RELAZIONI
Figura 7: Paesaggio ancora autunnale sulle Dolomiti di Brenta il 16 novembre 2024 (Cortesia Davide Ricci, Provincia Autonoma di Trento) Figura 8: Neve a Loiano (BO, 714 m slm) l’8 dicembre 2024 (Cortesia Arianna Ermilli, Osservatrice Volontaria Arpae-Simc)
Figura 9: Copertura nevosa presso la Sella di Razzo il 13 dicembre 2024 (Cortesia Regione Friuli Venezia Giulia)
tipiche della stagione primaverile. Il 28 gennaio, a Trento, le precipitazioni su 24 ore, sono state pari alle attese per l’intero mese; in questa occasione sono state rilevate 36 fulminazioni nube-terra, mentre a Bolzano è stata rilevata la presenza nelle precipitazioni di grandine e neve pallottolare. Le precipitazioni totali del mese hanno raggiunto valori fino a 3 volte le attese in Liguria, nell’Alessandrino, sui rilievi lombardi e delle Alpi Orientali, valori pari a meno della metà delle attese nelle Marche e in Umbria. Le precipitazioni sono risultate nevose anche a quote medio-basse sulle Alpi nord-occidentali e orientali (Figura 12, Figura 13, Figura 14), mentre sui rilievi alpini sud-occidentali e appenninici, le alte temperature hanno portato a una sostanziale riduzione della copertura nevosa. Nel mese di febbraio, il flusso di larga scala è stato influenzato dalla presenza di due anomalie negative di Z500, una sul medio Atlantico, l’altra che dalla Russia siberiana si è estesa
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RELAZIONI fino alle Repubbliche baltiche, intervallate da un’anomalia positiva centrata sulla Penisola Scandinava ed estesa fino al Mediterraneo occidentale. In queste condizioni, per gran parte del mese si sono alternate condizioni stabili e condizioni debolmente perturbate. Tra l’8 e il 9 febbraio, si sono osservate nevicate copiose fino a quote collinari nell'Ovadese, nell'Acquese e sull'Appennino Ligure, con accumuli sui 30-35 cm a quote collinari e sui 40-50 cm sui crinali di confine con Figura 10: Un sottile strato di neve imbianca il paesaggio sul Monte Bondone e Brenta da Folgaria il 14 dicembre 2024 (Cortesia Davide Ricci, Provincia Autonoma di Trento) Figura 11: La neve imbianca le pendici più alte del Monte Roen in Val di Non l’11 gennaio 2025 (Cortesia Davide Ricci, Provincia Autonoma di Trento) Figura 13: Notevoli accumuli nevosi dopo la copiosa nevicata di fine gennaio lungo le piste della Val Ferret in Valle d’Aosta. (Cortesia Valentina Pavan, Arpae)
Figura 12: Paesaggio invernale sulle Dolomiti di Brenta il 2 febbraio 2025 (Cortesia Davide Ricci, Provincia Autonoma di Trento)
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RELAZIONI la Liguria, intorno ai 1000 m di quota. Le nevicate sono state decisamente più deboli sugli altri settori alpini e prealpini, con quota neve tra 500 e 700 m (15-20 cm sui settori settentrionali, da 5 a 10 cm sui settori occidentali). A metà mese, la veloce discesa di aria fredda di origine artica e la discesa di un minimo depressionario dalla Germania fino alle regioni analizzate, ha portato marcata instabilità e nevicate sulle Alpi Orientali e sui rilievi appenninici. Infine, nella terza settimana, le condizioni di tempo stabile hanno portato al verificarsi di frequenti inversioni termiche nelle valli alpine, con caratteristiche nebbie, così che in molte zone di media montagna Figura 14: Paesaggio innevato in alta val di Rhemes il 3 febbraio 2025. (Cortesia di Valentina Pavan, Arpae) Figura 15: Paesaggio innevato in alta quota a Passo San Pellegrino il 19 febbraio 2025, in presenza di una netta inversione termica con nebbia in bassa valle. (Cortesia Davide Ricci, Provincia Autonoma di Trento)
Figura16 (sotto): Nebbie in Val di Susa, Piemonte il 19 febbraio 2025 (Cortesia Servizio Valanghe Regione Piemonte) Figura 17 (sotto a sinistra): Depositi di galaverna sui rami degli alberi e arbusti. Val Maira, 19 febbraio 2025 (Cortesia Servizio Valanghe Regione Piemonte)
Figura 18: Paesaggio invernale il 27 febbraio 2025 nei pressi di Gressoney Saint Jean (Cortesia del Centro Funzionale della Regione Autonoma Valle d’Aosta)
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RELAZIONI gli alberi e il paesaggio sono stati imbiancati dalla galaverna (Figura 15, Figura 16, Figura17). Il giorno 24, a causa del passaggio di una depressione in quota, sulla pianura friulana si è sviluppato un temporale con pioggia intensa e grandine, di una tipologia quasi estiva. A fine inverno, in generale gli accumuli nevosi non erano rilevanti, ma, nonostante la stagione sia risultata mite, la mancanza di periodi eccessivamente caldi, associati a episodi di foehn, ha favorito la presenza di un manto nevoso continuo oltre i 1000-1200 m (Figure 18, 19, 20, 21). Come negli ultimi anni, le precipitazioni nevose sono continuate anche nei primi mesi della primavera (Figure 22, 23). Va ricordato in particolare l’evento tra il 16 e il 17 aprile nelle Alpi Occidentali, quando, dopo alcuni giorni di deboli piogge che hanno indebolito il manto fino a 2500 m di quota, il momentaneo abbassamento dello zero termico sotto i 1000 m s.l.m. ha portato precipitazioni nevose. La nevicata è stata di intensità molto forte, e ha portato, in quota, ad accumuli totali sull’evento pari a 600 mm a Lago di Seebna, al confine fra Valle d’Aosta e Piemonte, pari a 570 mm a Lillianes e pari a 410 mm a Pontboset. A Lillianes sono stati registrati 446 mm di precipitazione in 24h, corrispondenti a un tempo di ritorno superiore a 1000 anni, a Pontboset, con 303 mm in 24 ore, il tempo di ritorno corrisponde a circa 300 anni, mentre ad Aosta, con 108 mm in 24 ore, il tempo di ritorno è pari a 50 anni. I fenomeni hanno avuto carattere eminentemente convettivo, con accumuli di neve molto umida anche ad alta quota, che localmente ha inglobato al suo interno neve pallottolare; Figura 19: Innevamento non uniforme a Pejo, in trentino, a quota 3000 m il 28 febbraio 2025 (Cortesia Davide Ricci, Provincia Autonoma di Trento) Figura 20: Paesaggio presso il Rifugio Malezè in Val Varaita (Bellino, CN) dopo una copiosa nevicata il 3 marzo 2025. (Cortesia Rifugio Malezè) Figura 21: Pale di San Martino dalla Val Venegia il 2 marzo 2025 (Cortesia Davide Ricci, Provincia Autonoma di Trento)
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RELAZIONI Figura 22: Abbondante nevicata a Pont Valsavarache, in Valle d’Aosta, il 16 marzo 2025 (Cortesia del Centro Funzionale della Regione Autonoma Valle d’Aosta)
questi strati fortemente instabili hanno contribuito alla formazione di spessi ed estesi distacchi valanghivi, e numerosi fenomeni simili a colate detritiche, ma costituite principalmente da neve fradicia, acqua, fango e vari detriti raccolti lungo il percorso, che hanno raggiunto i fondovalle, terminando la propria corsa anche in prossimità di infrastrutture o edifici, come avvenuto in Valle Soana (Figura 24). In conclusione, la stagione invernale 2024-2025 non ha presentato complessivamente caratteristiche di eccezionalità. Sono comunque da segnalare notevoli anomalie climatiche, soprattutto dal punto di vista termico, l’alta frequenza di fenomeni convettivi tipici di stagioni più calde e nevicate di intensità fuori dalla norma nella prima parte della primavera. Figura 23: Paesaggio ancora invernale in Val Ferret vicino al massiccio del Monte Bianco, in Valle d’Aosta, il 19 marzo 2025 (Cortesia del Centro Funzionale della Regione Autonoma Valle d’Aosta) Figura 24: Colate detritiche miste a neve in Valle Soana il 17 aprile 2025 a seguito delle ingenti nevicate in quota (Cortesia Arpa Piemonte).
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LA STAGIONE INVERNALE
2024-2025
Gli eventi di pioggia su neve sono in aumento. Meno neve ma i pericoli rimangono
Mauro Valt
Centro Valanghe di Arabba ARPA Veneto, Dipartimento Sicurezza del Territorio Mauro.valt@arpa.veneto.it
RELAZIONI
INTRODUZIONE
Fig. 1 - Stagione invernale 2025. Valori di altezza neve al suolo media per le stazioni oltre i 1500 m di quota delle Alpi occidentali. L'elaborazione dell’indice è effettuata su oltre 20 stazioni delle Alpi italiane. Valori di riferimento elaborati sul periodo 1991-2020. Fig. 2 - Stagione invernale 2025. Valori di altezza neve al suolo media per le stazioni oltre i 1500 m di quota delle Alpi orientali. L'elaborazione dell’indice è effettuata su oltre 20 stazioni delle Alpi italiane. Valori di riferimento elaborati sul periodo 19912020.
La stagione invernale 2024-2025 è stata caratterizzata da uno scarso innevamento fino alla fine di gennaio. Successivamente una serie di episodi perturbati hanno incrementato, un po’ su tutte le Alpi, gli spessori della neve al suolo determinando una prima generale situazione di instabilità con parecchi incidenti da valanga. Poi si è dovuto attendere fino alla prima metà di marzo per avere ancora importanti precipitazioni nevose fino in quota con un sensibile incremento degli spessori che hanno raggiunto i valori massimi della stagione invernale. È seguito un nuovo periodo di criticità del manto nevoso con quasi un centinaio di incidenti da valanga in 10 giorni. Nell’episodio della seconda decade di marzo e anche in quello della seconda decade di aprile l’intensità delle precipitazioni e il limite neve / pioggia è stato diverso fra le Alpi orientali e quelle occidentali, determinando apporti differenti di neve fresca e una diversità di criticità. La stagione, pur contraddistinta da una nevosità inferiore alla media, non ha fatto registrare un deficit di precipitazione totale (mm di pioggia + neve fusa) poiché numerosi sono stati gli eventi di pioggia su neve, spesso oltre i 2000 m di quota. Questi episodi, denominati ROS (Rain on Snow), dovuti anche ad un generale aumento delle temperature medie invernali, sono in aumento negli ultimi 10 anni in tutti i mesi della stagione invernale. Nel presente resoconto si traccerà un'analisi di alcuni parametri che hanno contraddistinto l’inverno.
LE FONTI DEI DATI
I dati utilizzati nelle elaborazioni provengono dai data base dei servizi valanghe AINEVA, dalle stazioni di rilevamento presso le dighe delle diverse compagnie di gestione delle acque superficiali dell’arco alpino (CVA Valle D’Aosta, Enel) e della Società Meteorologica Italiana. Sono stati consultati i geoportali di www.arpa.piemonte.it, www.arpa.veneto.it, www.meteotrentino.it, http://presidi2. regione.vda.it/, https://www.meteo.fvg.it/neve.php, https:// meteomont.carabinieri.it/home, http://www.meteomont. org/, https://www.arpalombardia.it/Pages/Ricerca-Dati-edIndicatori.aspx, http://meteo.provincia.bz.it/stazioni-meteomontagna.asp, www.nimbus.it. Per alcune serie storiche si è fatto uso degli open data del Meteomont Carabinieri che sono ad oggi accessibili e scaricabili. I dati di temperatura dell’aria sono relativi ad una serie di stazioni in quota dell’arco alpino, validate e pubblicate in rete (www.meteotrentino.it, www.provincia.bz.it, www.meteosuisse.ch, http://www.zamg.ac.at/histalp/, http://www. cru.uea.ac.uk/data, http://www.arpa.veneto.it) Le elaborazioni riguardanti il grado di pericolo da valanghe nelle diverse aree delle Alpi sono state effettuate utilizzando i dati dei bollettini valanghe emessi dai servizi valanghe afferenti all’AINEVA e pubblicati sul sito www.aineva.it/bollett). Le analisi sugli incidenti da valanghe sono state effettuate utilizzando la banca dati storici di AINEVA online (www.aineva.it, www.avalanches.org) e dei singoli siti nazionali (www.slf.ch). In tutti i grafici e le tabelle del presente lavoro, l’anno di riferimento è l’anno idrologico: l’anno 2025 inizia il 1 ottobre 2024 e termina il 30 settembre 2025 e così per le stagioni precedenti. I dati utilizzati erano in parte già aggregati in tabelle nelle pubblicazioni e siti consultati, per altri si è provveduto ad effettuare le elaborazioni necessarie. Inoltre, per definire gli eventi eccezionali (estremi o rari), è stato determinato il 10° e il 90° percentile rispetto al periodo di riferimento. Gli scarti medi che si collocano oltre tali soglie sono stati considerati “eventi rari”. Sono stati considerati come valori rientranti nella variabilità media quelli situati fra il 1° e il 3° quartile (25% e 75%). Gli scarti medi che si collocano all’interno del 1° quartile e del 3° quartile, fino al 10° e 90° percentile, sono stati definiti “eventi al di fuori della norma”. Tale metodologia è stata utilizzata per la sua semplicità e per omogeneità con i lavori precedenti.
L’ALTEZZA DEL MANTO NEVOSO AL SUOLO
Nei grafici di Fig. 1 e Fig. 2 sono riportati i valori di altezza neve media al suolo (HSimed) storica e le rispettive elaborazioni per le Alpi occidentali (Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta) e le Alpi orientali (Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia). L’elaborazione in queste figure è effettuata utilizzando
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RELAZIONI le stazioni oltre i 1500 m di quota. Questo limite altimetrico è utilizzato per differenziare i territori alle quote inferiori, questi ultimi più suscettibili ai cambiamenti globali di temperatura. Dal confronto appare subito evidente la formazione di un manto nevoso più consistente nelle Alpi occidentali con le precipitazioni di novembre. Anche le nevicate dei giorni precedenti Natale sono maggiori, pur rimanendo un manto nevoso quasi sempre sotto i valori nella norma (nei grafici la fascia color carta da zucchero). Nelle Alpi orientali, un incremento del manto nevoso si ha con le nevicate della prima decade di gennaio, ma poi occorre aspettare la fine di gennaio per avere un generale aumento degli spessori, maggiori nel settore occidentale. Le nevicate della prima metà di marzo incrementano lo spessore di neve nelle Alpi orientali, ma poi gradualmente inizierà il periodo di riduzione, complici anche i molti episodi di pioggia sulla neve. Nelle Alpi occidentali, gli episodi nevosi sono maggiori a marzo con anche un importante evento nella seconda decade di aprile. La Fig. 3 rappresenta l’andamento dello spessore della neve al suolo alle basse quote per le Alpi occidentali e orientali (i riferimenti grafici sono relativi a tutte le Alpi). Il confronto fra le Alpi occidentali e orientali evidenzia gli spessori maggiori di neve a fondovalle dovuti agli episodi perturbati con neve anche a bassa quota. Nelle Alpi orientali, dopo la formazione di un manto nevoso a dicembre, gli spessori sono rimasti invariati influenzati molto dalla pioggia su neve.
LA PRECIPITAZIONE INVERNALE
Sulle Alpi meridionali le precipitazioni invernali come mm di acqua equivalente non hanno evidenziato particolari tendenze negli ultimi decenni. Tuttavia negli ultimi 40 anni, gli spessori di neve al suolo si sono ridotti, come anche la neve fresca. L’indice standardizzato di precipitazione nevosa stagionale SAI Index (Fig. 4), che permette il confronto con la precipitazione delle stazioni alle diverse quote, per le Alpi meridionali, esprime per la stagione 2025 un valore di molto sotto la norma, quasi un evento raro come avvenuto anche nelle stagioni 2022 e 2023. Nelle Fig. 5, 6 e 7 sono rappresentati gli andamenti del SAI Index del cumulo di neve fresca per suddivisi per i 3 settori delle Alpi. Nelle Alpi occidentali, la precipitazione nevosa è stata di poco sotto la norma anche per le nevicate di aprile; nelle Alpi centrali la neve fresca è stata, anche qui, inferiore alla norma e scarsa, quasi da “evento raro”, cosa che è avvenuta con le precipitazioni nelle Alpi orientali. Nella Fig. 8 è spazializzato linearmente il cumulo stagionale di neve fresca caduta nella stagione invernale 2025 espresso come scarto percentuale dal valore medio calcolato sulla media di 15 anni 2010 – 2024. Appare evidente il deficit di precipitazione di tutta l’area centro orientale delle Alpi meridionali e
del basso Piemonte, mentre risultano leggermente superiore alla media la parte nord occidentale delle Alpi e parte delle Orobie. Spesso la precipitazione è stata poi fusa dai periodi di temperature miti o dalla pioggia sulla neve e quindi non ha determinato incrementi significativi del manto nevoso. Nella Fig. 9 sono riportate le segnalazioni di eventi di pioggia sulla neve come osservati nelle stazioni di misura manuale. In ordinata è riportata la quota e in ascissa la stagione invernale 2025. Al di là delle difficile lettura della figura per la quantità di informazioni (150 stazioni) è possibile avere una visione di come siano stati numerosi gli eventi di pioggia su neve segnati. In certi periodi, come ad aprile, sono molte le stazioni con questi eventi, come a marzo e a fine gennaio. Interessante l’episodio della prima decade di gennaio, ben definito. In generale sono in aumento questi episodi. Indagando nel data base dei servizi valanghe italiani di AINEVA è stato riscontrato un aumento a tutte le quote, anche oltre i 2200 m di quota . L’analisi condotta su 20 anni di dati ha permesso di verificare che nelle giornate di eventi di pioggia e di neve,
Fig. 3 - Stagione invernale 2025. Valori di altezza neve al suolo media per le stazioni fra gli 800 e i 1500 m di quota delle Alpi. La elaborazione dell’indice è effettuata su oltre 15 stazioni delle Alpi italiane. Valori di riferimento elaborati sul periodo 19912020. Nel grafico sono differenziati gli andamenti per le Alpi occidentali e orientali. Fig. 4 - SAI Index del cumulo stagionale di neve fresca elaborato per le Alpi sulla base di oltre 80 stazioni di misura. Valori di riferimento elaborati sul periodo 1991-2020. Fig. 5 - SAI Index del cumulo stagionale di neve fresca elaborato per le Alpi occidentali (Piemonte, Valle d’Aosta). Valori di riferimento elaborati sul periodo 1991-2020.
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RELAZIONI anche l’attività valanghiva spontanea di medie e grandi valanghe è più frequente.
QUOTA DELLA NEVE AFFIDABILE
La quota della neve affidabile, definita come quota dove la neve rimane per almeno per 100 giorni con uno spessore di 30 cm, denominata anche come quota della neve sciabile da alcuni autori austriaci, è stata, anche per questa stagione, intorno ai 2000 m di quota (Fig. 10) evidenziando un generale incremento negli ultimi anni rispetto alla media del trentennio 1991-2020. Come ormai spesso avviene non è tanto la neve in quota che viene meno, ma è la copertura nevosa alle quote basse che si è ridotta notevolmente condizionando il parametro. Le temperature miti e l’aumento generale del limite neve/pioggia anche nei mesi tipicamente invernali, segnano ormai le stagioni invernali degli ultimi 4 anni.
TEMPERATURA DELL’ARIA
La temperatura media dell’inverno, considerato da dicembre ad aprile (DJFMA), è stata ad esempio nelle Dolomiti in quota, di ben +1,6 °C rispetto alla media 1991-2020 e classificabile come “un evento raro per questo inverno” (Fig. 11). Lo scarto è stato uguale a quello della nevosa stagione del 2014 ma inferiore al 2020, al 2007 e al caldo inverno 2024. L’inverno meteorologico da dicembre a febbraio (DJF) è stato caldo oltre la norma (+1,8 °C) di poco inferiore al 1992 e 1998 (Fig. 12). Il periodo di fine inverno, da marzo ad aprile (MA) è stato ancora caldo oltre la norma (+1,5 °C) (Fig. 13), terzo valore estremo dopo il 2007 e il 2014 . Queste temperature, oltre a condizionare la quota neve, hanno contribuito alla fusione del manto nevoso alle basse quote anche nel periodo invernale. Nel dettaglio il mese di novembre è stato caldo oltre alla Fig. 06 SAI Index del cumulo stagionale di neve fresca elaborato per le Alpi centrali (Lombardia, destra orografica fiume Adige). Valori di riferimento elaborati sul periodo 1991-2020. Fig. 07 SAI Index del cumulo stagionale di neve fresca elaborato per le Alpi orientali (sinistra orografica fiume Adige, Veneto, Friuli Venezia-Giulia). Valori di riferimento elaborati sul periodo 1991-2020. Fig. 08 Mappa spazializzata del cumulo stagionale di neve espresso come percentuale rispetto al valore medio calcolato sul periodo 2010-2015.
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Fig. 09 Eventi di pioggia su neve (ROS) nelle Alpi meridionali durante la stagione invernale 2025. Elaborazione eseguita su 150 stazioni. I vari marcatori indicano la quota della stazione in cui è stato osservato l’episodio.
RELAZIONI norma del periodo 1991-2020, con la prima decade molto calda (evento raro) e seconda solo alla stessa decade del 2015. Il mese di dicembre è stato anche esso mite con una temperatura in quota oltre la norma. La prima decade è stata la più fresca mentre le altre sono state calde, quasi prossime al 90° percentile. La decade di Natale è stata caratterizzata da un inizio molto freddo a cui sono seguite giornate molto calde con fusione della neve a tutte le quote. In quota la temperatura media del mese di gennaio è stata mite ma nella norma. La terza decade del mese è stata calda oltre la norma. Anche il mese di febbraio è stato mite oltre la norma, soprattutto nelle prima e nella terza decade del mese. Nel mese di marzo molto calda è stata la prima decade (la seconda più calda dal 2003 preceduta di poco dalla decade del 2012), fresca la seconda quando sono avvenute le maggiori precipitazioni e mite la terza con nuova lenta fusione della neve. Il mese di aprile è stato caldo oltre la norma. Solo la prima decade del mese è stata nella norma poi, dal 10 al 30, eccetto per le fresche giornate del 24 e 25, tutti i giorni sono stati oltre la media favorendo la fusione del manto nevoso. Nel mese di maggio la temperatura è stata, lievemente in-
feriore alla media, più mite del maggio 2024 e paragonabile al maggio 2023.
COPERTURA NEVOSA
In generale la copertura nevosa è durata 27 giorni in meno nelle Alpi occidentali e 37 in quelle orientali alle quote superiori ai 1500 m nel periodo da dicembre ad aprile. Alle basse Fig. 10 Quota della neve affidabile delle Alpi italiane. Elaborazione sulla base di 15 stazioni ubicate a diversa quota. I valori di riferimento sono elaborati sul periodo 19912020.
Fig. 11 Andamento della temperatura dell’aria del periodo dicembreaprile (DJFMA) per alcune stazioni delle Alpi orientali (arpa.veneto.it).
Fig. 12 Andamento della temperatura dell’aria del periodo dicembrefebbraio (DJF) per alcune stazioni delle Alpi orientali (arpa.veneto.it).
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RELAZIONI Fig. 13 Andamento della temperatura dell’aria del periodo marzo - aprile (MA) per alcune stazioni delle Alpi orientali (arpa.veneto.it).
quote sono state 40 le giornate in meno nelle Alpi orientali e 11 in quelle occidentali. Nelle Fig. 14-23 alcuni momenti della stagione invernale e della copertura nevosa come ripresi dal satellite MODIS. La neve è rappresentata in colore rosso (combinazione di bande spettrali). Il 23 novembre le Alpi occidentali (Fig. 14) hanno una buona copertura nevosa anche a bassa quota, relativa alle precipitazioni del 19-20. Verso est la neve è solo in quota. Il 22 nevica anche a fondovalle ma lo spessore è esiguo e non si distingue nella immagine da satellite. L’11 dicembre 2024, la copertura nevosa è estesa anche sull’Appennino tosco emiliano e su tutta la fascia prealpina (Fig. 15). Le Alpi occidentali sono ben innevate come le Alpi centro orientali. La copertura nevosa è minore sulle Lepontine e sulla zona del lago Maggiore e sulle Orobie. Le giornate miti del 19 e 20 dicembre (immagine del 21 dicembre) favoriscono la fusione della neve a bassa quota nelle Alpi Occidentali (Fig. 16). Nelle Alpi orientali nevica il 20 mattina e la neve è estesa, come anche lungo l’Appennino. Nella prima decade di gennaio il tempo è molto variabile, con nevicate a bassa quota alternate a piogge in quota. Il giorno 12 le Alpi (Fig. 17) sono ben innevate. Nell’immagine del 23 gennaio (Fig. 18), le nuvole nascondono parte delle Alpi, specie nel settore orientale. La copertura nevosa, seppur con spessori inferiori alla norma, si presenta estesa anche per la debole precipitazione del 23 gennaio. Dopo le nevicate di fine gennaio con anche le prime diffuse situazioni da valanga, i primi giorni di febbraio sono caratterizzati da bel tempo (immagine Fig. 19). In val Padana è presente uno strato di nebbia come anche nelle valli della Svizzera. Anche in questa immagini le Alpi occidentali si presentano con una copertura nevosa maggiore. La fascia prealpina delle Alpi orientali ha poca neve. Il 14 e 15 febbraio una debole nevicata interessa soprattutto le Alpi orientali e le Prealpi risultano ben innevate specie nel settore dell’Altipiano di Asiago (neve e 1000 m di quota). An-
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che gli Appennini presentano ancora neve lungo il versante emiliano (immagine del 15 febbraio - Fig. 20). Dopo le nevicate del 26-28 febbraio, la copertura nevosa è ancora estesa anche se non nei fondovalle delle Alpi orientali (immagine del 2 marzo - Fig. 21). Le Alpi centro occidentali presentano una copertura nevosa più estesa. La decade centrale di marzo è caratterizzata da brutto tempo con nevicate in quota, piogge anche fino in quota, valanghe diffuse con singoli eventi fino a fondovalle. Gli spessori del manto nevoso sono incrementati oltre i 1600 m di quota e la copertura nevosa è estesa. Le Alpi occidentali sono ben innevate fino a bassa quota (immagine del 20 marzo - Fig. 22). Nell’immagine del 11 aprile (Fig. 23) si possono osservare gli effetti sulla neve delle giornate calde della prima decade di aprile, che hanno favorito la fusione della neve al suolo alle basse quote e lungo la fascia prealpina. Questa è l’ultima immagini “buona” nel campo del visibile della stagione invernale. Il tempo perturbato che seguirà e l’attività cumuliforme renderanno sempre coperte da nubi le Alpi meridionali fino a giugno.
LA RISORSA IDRICA NIVALE
Per esprimere il valore della risorsa idrica nivale, è stato utilizzato l’indice SSPI (Standardized Snow Pack Index) determinato con il valore di HSimed e della densità del manto nevoso definita per le Alpi italiane da novembre a maggio. Lo SSPI è stato determinato per le stazioni oltre i 1500 m di quota (stazioni in quota) e inferiori ai 1500 m (bassa quota). La base di calcolo è stata, anche in questo caso, il trentennio climatico 1991-2020. L’andamento dello SSPI in quota evidenzia il grande deficit di risorsa idrica nivale che è perdurato per tutta la stagione invernale (Fig. 24).
LE SITUAZIONI TIPICHE DA VALANGHE ESPRESSE NEI BOLLETTINI VALANGHE
Sulle Alpi la stagione invernale è stata caratterizzata da si-
RELAZIONI Fig. 14 Immagine MODIS multi spettrale della penisola con evidenziato in color rosso la neve al suolo. 23 novembre 2024. Fig. 15 Immagine MODIS multi spettrale della penisola con evidenziato in color rosso la neve al suolo. 11 dicembre 2024. Fig. 16 Immagine MODIS multi spettrale della penisola con evidenziato in color rosso la neve al suolo. 21 dicembre 2024. Fig. 17 Immagine MODIS multi spettrale della penisola con evidenziato in color rosso la neve al suolo. 12 gennaio 2025. Fig. 18 Immagine MODIS multi spettrale della penisola con evidenziato in color rosso la neve al suolo. 24 gennaio 2025. Fig. 19 Immagine MODIS multi spettrale della penisola con evidenziato in color rosso la neve al suolo. 5 febbraio 2025. Fig. 20 Immagine MODIS multi spettrale della penisola con evidenziato in color rosso la neve al suolo. 15 febbraio 2025. Fig. 21 Immagine MODIS multi spettrale della penisola con evidenziato in color rosso la neve al suolo. 2 marzo 2025. Fig. 22 Immagine MODIS multi spettrale della penisola con evidenziato in color rosso la neve al suolo. 20 marzo 2025. Fig. 23 Immagine MODIS multi spettrale della penisola con evidenziato in color rosso la neve al suolo. 11 aprile 2025.
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RELAZIONI metà febbraio. La “neve vecchia” è la situazione che ha generato le maggiori e più diffuse situazioni di instabilità del manto nevoso, con gli strati di dicembre e gennaio trasformati tutti in neve fragile (forme di cristalli sfaccettati e brina di profondità) sormontati dalla neve delle precipitazioni seguite dal vento. Le situazioni di “neve bagnata” sono in forte aumento da metà stagione in poi per il crescere degli episodi di pioggia sulla neve.
IL PERICOLO DI VALANGHE SULLE ALPI
Il pericolo 2-moderato ha caratterizzato la stagione invernale 2025 con il 51 % dei bollettini, seguito dal grado 1-debole (31%), dal 3-marcato con il 17%. Come si può osservare in Fig. 26, durante la prima parte della stagione invernale e fino alla terza decade di gennaio, il pericolo aumenta fin tanto che si ha il primo periodo di diffusa instabilità del manto nevoso. Poi la situazione è migliorata fino alla prima decade di marzo, per diventare ancora critica con una prevalenza di grado 3-marcato. Infatti nella seconda decade di marzo, in occasione delle nevicate e delle piogge fino in quota si ha anche il secondo importante periodo valanghivo della stagione, specie sulle Alpi occidentali. Infine si verificano situazioni con grado 4-forte e alcune con grado 5-molto forte, in occasione delle nevicate e piogge fino in alta quota della seconda decade di aprile.
INCIDENTI DA VALANGA SULLE ALPI
Fig. 24. - Andamento dello SSPI (Standardized SwowPack Index) indice per lo Snow Water Equivalent, calcolato sulla base dell’altezza e la densità media del manto nevoso, per le Alpi meridionali. Riferimenti limiti ISPRA, periodo di riferimento 1991-2020. Fig. 25 - Situazioni tipiche da valanga sulle Alpi meridionali. Andamento percentuale per decade dell’utilizzo delle icone delle situazioni tipiche da valanga, come icona principale, tratta dai bollettini valanghe pubblicati su www.aineva.it . Fig. 26 - Pericolo da valanga sulle Alpi meridionali. Andamento percentuale per decade dell’utilizzo del grado di pericolo da valanga, tratto dai bollettini valanghe pubblicati su www.aineva.it.
tuazioni da “neve ventata” nel 50% dei bollettini valanghe, seguita da “neve bagnata” con il 20%, da neve vecchia (strati deboli persistenti) con il 18%, da “neve fresca”, con il 10% e infine da poche situazioni da glide (valanghe di slittamento). L’andamento della stagione (Fig. 25) evidenzia i lunghi periodi con problematiche causate da neve ventata e dal graduale aumento delle situazioni di neve vecchia da dicembre fino a
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Nella stagione invernale 2025, negli Stati confinanti con l’arco alpino, sono decedute a causa di incidente da valanga 60 persone. In Francia le vittime sono state 21, 20 in Svizzera, 11 in Italia, 8 in Austria e 0 in Germania (Fig. 27). Il 70% degli incidenti da valanga è avvenuto nell’escursionismo, il 26% nello sci fuori pista e il rimanente in altre categorie (strade, piste da sci, etc). L’instabilità del manto nevoso è stata spesso diffusa e concentrata su tutto l’arco alpino in brevi periodi, generando un elevato numero di incidenti da valanga (Fig. 28) specialmente in 3 distinti periodi, come descritto anche nei precedenti capitoli: dal 24 gennaio al 4 febbraio, 76 incidenti; dal 14 al 27 marzo, con ben 85 incidenti; dal 31 marzo al 7 aprile, 45 incidenti. A livello di arco alpino, i distacchi sono avvenuti soprattutto lungo i versanti nord occidentali. Il 10% degli incidenti è avvenuto a quote inferiori ai 2000 m di quota, ben il 38% fra i 2000 e i 2400 m, un 32% fra i 2400 e i 2800 m e i rimanenti alle quote superiori. Il maggior numero degli incidenti è avvenuto con grado 2moderato (50%), seguito da 3- marcato con il 36% e ben un 10% degli incidenti noti con grado 1-debole. Nessun inci-
RELAZIONI dente noto si è verificato con i gradi 4- forte e 5- molto forte. Sul versante italiano (Alpi e Appennini) sono noti 60 incidenti da valanga che hanno determinato 11 decessi, di cui 6 nello sci alpinismo, 2 nello sci fuori pista e 3 nell’alpinismoescursionismo. Una gran parte degli incidenti da valanga sono avvenuti per la presenza di stati basali, di spessori di 30 - 60 cm, formati da cristalli sfaccettati e brina di profondità che hanno ceduto sotto il carico della nuova neve e degli sciatori. Questa neve basale fragile è la neve di dicembre e gennaio, contraddistinta da ridotto spessore, che ha subito le trasformazioni cinetiche con la formazione di cristalli grandi e fragili che è stata poi ricoperta dalle nevicate.
oltre i 1500 m e la quota della neve sciabile è rimasta anche per questa stagione oltre i 1900 m di quota. Anche negli inverni con poca neve al suolo, i pericoli rimangono. I deceduti in valanga sono stati meno della media ma gli incidenti da valanga noti sono capitati soprattutto in periodi caratterizzati da una generale instabilità del manto nevoso, spesso dovuta alla poca neve basale di inizio inverno che a fine gennaio si è ritrovata trasformata in cristalli fragili, ricoperti poi dalle nevicate con conseguente instabilità basale.
Fig. 27 - Numero di morti da valanga, noti agli uffici valanghe dell’arco alpino, nel periodo 2000-2025.
Conclusioni
La stagione invernale è stata caratterizzata da poca neve fino a gennaio e poi da una serie di nevicate, più intense sulle Alpi occidentali. Le temperature miti invernali e i molti episodi di pioggia su neve avvenuti in tutti i mesi, hanno ridotto più volte gli spessori del manto nevoso al suolo, specie alle basse quote e nelle Alpi orientali. La copertura nevosa è durata 27-37 giorni in meno nei territori Fig. 28 - Incidenti da valanga noti sull’arco alpino distribuiti per giornata. I casi noti sono oltre 450.
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La stagione invernale lungo gli
APPENNINI nell'inverno 2024-2025 Mauro Valt
Centro Valanghe di Arabba ARPA Veneto, Dipartimento Sicurezza del Territorio Mauro.valt@arpa.veneto.it
La stagione invernale 2024-2025 è stata caratterizzata da una nevosità diversa fra il settore settentrionale, quello centrale e quello meridionale. Il settore centrale, con il Gran Sasso e la Maiella, sono stati nevosi in quota e interessati quasi sempre da eventi nevosi. Il settore settentrionale è stato caratterizzato da abbondanti nevicate in novembre e dicembre, che facevano ben sperare in un inverno nevoso. La parte meridionale ha avuto abbondanti ma effimere nevicate in diversi momenti della stagione. L’Etna è stato quasi sempre ben innevato e neve si è vista anche lungo la catena dei Peloritani, delle Nebrodi e delle Madonie. La neve è arrivata e durata anche sul Gennargentu in Sardegna. I periodi miti e le piogge fra un evento nevoso e l’altro, hanno determinato la scomparsa precoce della neve inibendo la formazione di un manto nevoso strutturato da dicembre ad aprile.
RELAZIONI
INTRODUZIONE
Negli ultimi anni le Alpi sono state caratterizzate da precipitazioni invernali nella norma come mm di acqua equivalente (pioggia e neve fusa), ma da pochi quantitativi di neve fresca soprattutto alle quote inferiori ai 2000 m. Gli eventi di pioggia anche su neve e le miti temperature invernali sono una costante recente che limita la formazione di un manto nevoso stagionale da novembre ad aprile alle quote medio basse, sia in termini di spessore al suolo che di continuità. Lungo la catena degli Appennini la situazione è simile, con precipitazioni anche abbondanti e nevicate anche a bassa quota, ma assenza di un manto nevoso continuo per le stesse condizioni meteorologiche delle Alpi: pioggia, pioggia su neve, periodi caldi. Durante la stagione invernale 2024-2025, la neve ha caratterizzato i vari settori della catena appenninica in modo diverso. Il settore centrale del Corno Grande e della Maiella sono stati nevosi in quota e interessati quasi sempre da eventi nevosi. Il settore settentrionale è stato caratterizzato da abbondanti nevicate in novembre e dicembre, che facevano ben sperare in un inverno nevoso. La parte meridionale ha avuto abbondanti ma effimere nevicate in diversi momenti della stagione. L’Etna è stato quasi sempre ben innevato e neve si è vista anche lungo la catena dei Peloritani, delle Nebrodi e delle Madonie. La neve è arrivata e durata anche sul Gennargentu in Sardegna. Nel presente articolo, si traccia l’andamento della stagione invernale, utilizzando le immagini da satellite e i dati delle stazioni automatiche di diversi enti.
BREVE DESCRIZIONE METEO MORFOLOGICA DELLA CATENA DEGLI APPENNINI
La catena degli Appennini si estende per oltre 1350 km, dal Colle di Cadibona (Liguria) fino alla Calabria e proseguendo
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con i rilievi della Sicilia settentrionale. La sua direzione generale è Nord-Ovest/Sud-Est larga dai 50 ai 150 km si estende per circa 150.000 km2. La suddivisione principale, usata nel presente lavoro, è: Settentrionale (Ligure, Tosco-Emiliano) Centrale (Umbro-Marchigiano, Abruzzese), dove si trovano le vette più alte Meridionale (Campano, Lucano, Calabro, Siculo). Le cime non arrivano ai 3000 m di quota e le più alte sono nella parte centrale della catena, con il Corno Grande (2912 m) nel massiccio del Gran Sasso, il Monte Amaro (2795 m) nel gruppo della Maiella e il Monte Vettore (2478 m) nei monti Sibillini. Altre vette importanti sono l’Aspromonte (1955 m), la Sila (1928 m), il monte Pollino (2267 m), il monte Fumaiolo (1407 m), il Monte Cimone (2165 m) per fare alcuni esempi. In questo contesto geografico le perturbazioni sud occidentali interessano maggiormente il lato tirrenico, più ampio e più dolce come morfologia, e quelle continentali nord-orientali fredde, influenzano in modo deciso il versante adriatico, più ripido e aspro. I flussi nord occidentali con minimi depressionari sul Tirreno, interessano in vario modo la catena in funzione della posizione del minimo di bassa pressione e del suo scorrere dal Golfo di Genova verso la Sicilia.
FONTE DEI DATI
Il volume “La nevosità in Italia nel quarantennio 1921-1960 (gelo, neve e manto nevoso)” del servizio Idrografico del Ministero dei Lavori Pubblici, pubblicato nel lontano 1973, utilizzando dati di diverse stazioni differenti per parametri, ha tracciato una prima descrizione della nevosità sulle Alpi e sugli Appennini. Dopo questo lavoro, negli ultimi 15-20 anni singoli articoli hanno descritto la nevosità sulle Alpi (Valt e Cianfarra, 2010) e sugli Appennini (Valt et al. 2022, Fazzini et al. 2005, 2006) ma solo recentemente in modo completo con il lavoro di Avanzi et al. (2023). La difficoltà di trattare in modo globale le due catene montuose italiane è data da una diversa distribuzione spazio temporale delle stazioni di osservazione e misura, sia automatiche (AWS) sia manuali (MWS). Lungo la catena degli Appennini le serie di dati lunghe e quasi complete sono poche rispetto alle Alpi. Attualmente la maggior parte delle stazioni fanno parte dei sistemi regionali di monitoraggio che si sono sviluppati a partire dagli anni ’80 e le serie storiche complete e validate sono molte in tutte le regioni delle Alpi (Colombo et al., 2022; Valt et al. 2023); lungo la catena degli Appennini, sono disponibili dati di stazioni automatiche un po’ in tutte le Regioni, ma frequentemente non validati, rendendo complesso il loro utilizzo. Di grande pregio le reti manuali mantenute dal Meteomont Carabinieri e da Meteomont Esercito che si estendono in modo diverso, dalla Liguria alla Sicilia. Per ricostruire un quadro generale di informazioni sulla nevosità, sono stati consultati alcuni lavori relativi a singole Re-
RELAZIONI gioni come l’Emilia Romagna (Cacciamani e Tomozeiu, 2001; Govoni, Marletto, 2005; De Bellis et al., 2010), le Marche (Sofia et al. 2015) o il Molise. Per l’intera catena montuosa, dal punto di vista nivologico, sono stati utilizzati i resoconti di meteorologia e climatologia (Fazzini et al. 2005, 2006), “La nevosità in Italia nel Quarantennio 1921-1960 (gelo, neve e manto nevoso)” di Gazzolo e Pinna (1973) e i resoconti della stagione invernale dal 2015 al 2024 (Valt et al. 2024). Le banche dati consultate sono di alcune regioni (http:// dexter-smr.arpa.emr.it/Dexter, www.arpa.piemonte.it, www.protezionecivile.marche.it), di presentazioni di alcuni autori (http://www.geologimarche.it/wp-content/uploads/2012/11/Fazzini_Idrogeologia2012_estratto.pdf), e dati
provenienti da comunicazioni personali (www.meteomolise. it, http://marcopifferetti.altervista.org/) e da alcuni bollettini valanghe dei Carabinieri Servizio Meteomont (https://meteomont.carabinieri.it/home).
ANDAMENTO GENERALE DELLA STAGIONE INVERNALE
Il 14 novembre 2024 è stato caratterizzato dal transito di un fronte freddo di origine nordica che ha portato un peggioramento delle condizioni meteorologiche, in particolare sui settori orientali e meridionali dell'Appennino. Lungo il versante Adriatico le precipitazioni sono state sparse, anche a carattere di rovescio o temporale, specialmente nelFig. 01. Immagine nel visibile da satellite MODIS del 16.11.2024. Combinazione di bande spettrali 3-5-7. La neve è color rosso. Fig. 02. Immagine nel visibile da satellite MODIS del 24.11.2024. Combinazione di bande spettrali 3-5-7. La neve è color rosso.
Fig. 03. Immagine nel visibile da satellite MODIS del 02.12.2024. Combinazione di bande spettrali 3-5-7. La neve è color rosso. Fig. 04. Immagine nel visibile da satellite MODIS del 11.12.2024. Combinazione di bande spettrali 3-5-7. La neve è color rosso.
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RELAZIONI
Fig. 05. Immagine nel visibile da satellite MODIS del 21.12.2024. Combinazione di bande spettrali 3-5-7. La neve è color rosso. Fig. 06. Immagine nel visibile da satellite MODIS del 26.12.2024. Combinazione di bande spettrali 3-5-7. La neve è color rosso.
Fig. 07. Immagine nel visibile da satellite MODIS del 30.12.2024. Combinazione di bande spettrali 3-5-7. La neve è color rosso.
le Marche e in Abruzzo. Sono state osservate nevicate oltre i 1000-1400 m di quota, che sono ben evidenti nell’immagine da satellite del 16 novembre (Fig. 1). A Passo Lanciano vengono misurati più di 20 cm di neve fresca; è visibile il cono imbiancato dell’Etna. Anche l'Appennino Tosco-Emiliano (Monte Cimone, Monte Carpegna) è coperto di neve. Dopo le nevicate le temperature crollano sottozero di molto. Al sud la fase di maltempo è più prolungata con prevalenti piogge. Nell’immagine del 24 novembre (Fig. 2), le Alpi sono imbiancate anche dalle precipitazioni dei giorni precedenti mentre la neve di metà novembre è visibile nell’Appennino centrale. Segue un periodo di tempo stabile e freddo. La situazione cambia drasticamente con l'avvicinarsi del ponte di Sant'Andrea e l'inizio del mese di dicembre. Un afflusso freddo da Est porta un marcato peggioramento delle condizioni meteorologiche, specialmente sui versanti adriatici, con neve a bassa quota intorno ai 500 m tra Marche, Abruzzo e Molise e intorno ai 1300 - 1400 m nell’Appennino Lucano e Calabro, che nell’immagine sono coperti da nubi (Fig. 3). Nell’immagine dell'11 dicembre (Fig. 4) la catena degli Appennini è coperta da molte nubi, ma si intravede la neve caduta
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RELAZIONI Fig. 08. Neve fresca caduta nel mese di dicembre 2024 Fig. 09. Immagine nel visibile da satellite MODIS del 24.01.2025. Combinazione di bande spettrali 3-5-7. La neve è color rosso
Fig. 10. Neve fresca caduta nel mese di gennaio 2025 Fig. 11. Immagine nel visibile da satellite MODIS del 06. 02.2025. Combinazione di bande spettrali 3-5-7. La neve è color rosso
durante la perturbazione del 7-8 dicembre. Nelle Alpi orientali la quota neve è scena fino a 700 m durante la precipitazione; lungo gli Appennini arriva a quote collinari in Romagna (400 m) con fiocchi di neve a Parma e Piacenza. A Frassinoro (provincia di Modena) sono stati misurati oltre 25 cm di neve al suolo. Lungo l’Appennino Tosco Emiliano si viene a formare un manto nevoso con spessori anche di oltre 80 cm in quota. In molte stazioni dell’Appennino emiliano si raggiungono, in questa prima decade di dicembre, i valori massimi di neve al suolo. Le cime più elevate della Liguria sono imbiancate, con neve in Corsica e anche in Sardegna. Inoltre il cono dell’Etna innevato è ben visibile. Segue un periodo di bel tempo e inizialmente freddo che mantiene la neve al suolo. Le miti temperature del 15-20
dicembre, ridurranno l’estensione della neve solo lungo i versanti al sole. Nell’immagine del 21 dicembre 2024 (Fig. 5) è ben visibile la neve, specialmente sull'’Appennino calabro, nell’Appennino centrale e lungo il versante emiliano, mentre sul Gennargentu la neve ha ridotto la sua estensione. Nell'immagine del 26 dicembre (Fig. 6) sono presenti molte nubi ma si intravede la neve in Sicilia lungo le Nebrodi e sull’Aspromonte in Calabria, caduta durante la perturbazione della vigilia di Natale, che ha determinato nevicate in generale oltre i 400-600m in Abruzzo e Molise con accumuli, portando, ad esempio, quasi 100 cm di neve fresca a Campo di Giove (AQ). Lo scenario meteo è dominato da un'ampia depressione centrata tra la Puglia e la Grecia, che ha mantenuto condizioni di
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RELAZIONI Fig. 12. Immagine nel visibile da satellite MODIS del 15. 02.2025. Combinazione di bande spettrali 3-5-7. La neve è color rosso Fig. 13. Immagine nel visibile da satellite MODIS del 27. 02.2025. Combinazione di bande spettrali 3-5-7. La neve è color rosso
Fig. 14. Neve fresca caduta nel mese di febbraio 2025 Fig. 15. Immagine nel visibile da satellite MODIS del 07.11.2024. Combinazione di bande spettrali 3-5-7. La neve è color rosso
maltempo e forte vento sul Centro-Sud. Nella bella immagine del 30 dicembre 2024 (Fig. 7) è perfettamente visibile l'innevamento lungo la catena degli Appennini. Le temperature sono miti in questo periodo e favoriscono la fusione. Nel mese di dicembre, anche sul versante adriatico dell'Appennino centrale verranno raggiunti i massimi spessori stagionali di neve al suolo, con accumuli complessivi di neve fresca a 1400 m di quota, anche di oltre 150 cm (Stazioni Meteomont-Carabinieri di Lanciano, Passo San Leonardo, Mimola etc.); nella Fig. 8 abbiamo la neve fresca caduta nel mese di dicembre. Si può osservare il settore adriatico più nevoso rispetto al tirrenico.
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Nella prima decade del mese di gennaio 2025, le temperature sono state miti e determinano la fusione del manto nevoso con chiusura di gran parte degli impianti di risalita con neve naturale. Fra l’11 e il 12 gennaio il transito di un fronte freddo determina un repentino e marcato calo delle temperature e un ritorno a condizioni di maltempo invernale, specialmente sui settori orientali degli Appennini. La neve scende al di sotto dei 600 m di quota in particolare tra la Campania, dove gli accumuli sono di circa 20-40cm, la Basilicata e la Puglia, mentre rimane a quote lievemente più elevate sulla Calabria. Fra il 18 e il 19 gennaio una complessa tempesta mediterranea, soprannominata "Gabri" interessa l'Italia, in particolare
RELAZIONI Fig. 16. Immagine nel visibile da satellite MODIS del 20.03.2025. Combinazione di bande spettrali 3-5-7. La neve è color rosso Fig. 17. Fig. 10. Neve fresca caduta nel mese di marzo 2025
l’Appennino centrale e meridionale. Seguono temperature miti e una breve fase di bel tempo. Nell’immagine del 24 gennaio (Fig. 9), è visibile la neve nell’Appennino centrale, sull’Etna, sulla vetta del Gennargentu mentre in Calabria e Basilicata è rimasta solo sulle vette più elevate. Una nuova fase perturbata interessa tutta l’Italia fra il 26 e il 29 di gennaio. a causa del passaggio di una saccatura di origine atlantica che richiama aria fredda, provocando un netto scontro termico. Nell’Appennino Settentrionale (Emilia-Romagna, Toscana) la neve scende a quote relativamente basse, attestandosi attorno ai 600-800 metri, e in alcune aree più fredde, ha toccato i 400-500 m con accumuli anche di 30 cm oltre i 1000 m di quota. Nell'Appennino centrale (Abruzzo, Molise, Umbria) la neve cade abbondante al di sopra dei 1000 m di quota accompagnata da forti venti. La Fig. 10 presenta la precipitazione del mese di gennaio 2025 dove si osservano i maggiori quantitativi spazializzati fra Campania, Molise e Basilicata. Gli apporti cumulati sono stati di 50-60 cm fra Campitello Matese e Passo Lanciano. Anche nell’Appennino tosco emiliano una stazione ha registrato gli stessi apporti di neve fresca. Segue un periodo mite con fusione del manto nevoso. Nell’immagine del 6 febbraio (Fig. 11) è visibile la copertura nevosa che, dopo le precipitazioni di fine mese, ha iniziato a ridurre la propria estensione riportandosi sui valori del 24 gennaio. Nell’immagine del 15 febbraio (Fig. 12) è ben visibile la neve che caratterizza il versante emiliano degli Appennini conseguente delle precipitazioni del giorno precedente (15-25 cm). La perturbazione del giorno 15 interessa il centro con apporti
Fig. 18. Immagine nel visibile da satellite MODIS del 05.04.2025. Combinazione di bande spettrali 3-5-7. La neve è color rosso
di 30-40 cm di neve fresca. Segue un nuovo periodo di bel tempo e molto caldo, con una nuovo ciclo di fusione del manto nevoso. Nell’immagine del 27 febbraio (Fig. 13), sempre caratterizzata da nubi, si osserva la Liguria ancora senza neve, le cime innevate dell’Appenino Tosco Emiliano e la neve dell’Appennino centrale. Nella Fig. 14 si vede la neve fresca del mese di febbraio con gli Appennini centrali nevosi, grazie alle precipitazioni di fine mese e l’Appennino emiliano, per il contributo delle precipitazioni della prima metà del mese di febbraio. Nell’immagine del 7 marzo (Fig. 15): la situazione della neve, poca e solo alle quote elevate.
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Fig. 19 SAI index del cumulo di neve fresca caduta annualmente. Periodo di riferimento1991-2020, grafico sperimentale. Fornisce l’andamento medio delle precipitazioni rispetto al periodo climatico di riferimento. Fig. 20 Indice di spessore medio di neve al suolo (HS imed) elaborato per i 3 settori della catena degli Appennini. Fornisce l’andamento della neve in quota. Stagione invernale 2024-25
Nei primi giorni di marzo si osservano deboli nevicate in quota, come anche il 13 e 14 marzo. Fra il 15 e 17 marzo, anche l’Appennino è stato interessato dal passaggio di un fronte perturbato atlantico, che ha rotto la prolungata fase di stabilità. Nelle Alpi la situazione è critica anche per gli episodi di pioggia su neve fino in alta quota. Lungo gli Appennini il limite neve/pioggia si è mantenuto alto, generalmente sopra i 1500-1700 m. Il 19 - 20 marzo una saccatura fredda raggiunge l'Italia interessando anche gli Appennini con aria fredda che causa un abbassamento della quota neve, e locali nevicate anche attorno ai 1000-1200 m (5-10 cm) in Abruzzo ma in rapida fusione. Infatti, nella immagine del 20 marzo (Fig. 16), è apprezzabile solo la neve in quota. Un nuovo episodio perturbato interessa l’Appennino centro meridionale a fine mese con locali apporti di 15-20 cm di neve fresca. Nella Fig. 17 abbiamo gli apporti nevosi del mese di marzo, omogenei per gran parte della catena appenninica. L'inizio di aprile 2025 è stato segnato dal transito di un profondo ciclone mediterraneo che ha causato condizioni di maltempo estremo per il periodo, in controtendenza con il caldo di fine marzo. ll brusco e sensibile calo termico ha riportato la neve a quote medie, il limite delle nevicate si è
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BIBLIOGRAFIA
attestato tra i 900 e i 1100 metri sull'Appennino Centrale con apporti significativi in alcune aree (20-30 cm). Nell’ultima immagine della stagione invernale (Fig.18) si vede la neve residua dell’inverno; una stagione invernale che ha visto formarsi un manto nevoso solo alle quote elevate del Corno Grande e della Maiella mentre nelle restanti zone alle precipitazioni nevose sono seguiti periodi molto caldi o di piogge fino in quota.
NEVE FRESCA (SAI INDEX) E NEVE AL SUOLO (HSIMED)
Il valore di SAI index elaborato per gli Appennini è risultato negativo, inferiore al 10° percentile e quindi classificato come evento raro (Fig. 19). Sono ormai 4 le stagioni invernali con un indice negativo e questa è la seconda consecutiva inferiore al 10° percentile. Anche le analisi per singoli settori evidenziano tale tendenza.
NEVE AL SUOLO (HSIMED)
Al fine di comprendere meglio come la neve al suolo sia evoluta durante la stagione invernale, sono stati realizzati 3 grandi raggruppamenti di stazioni: settentrionale, centrale e meridionale. Per ogni settore è stato determinato il valore di HSimed (Indice di spessore medio giornaliero). I dati utilizzati in modo omogeneo provengono da differenti reti di monitoraggio regionale e di settore (Fig. 20). Come si può osservare, il settore settentrionale ha avuto una maggiore nevosità ad inizio inverno mentre gli altri 2 settori a fine dicembre. Si alternano poi periodi di fusione con nuovi eventi nevosi di diversa entità, specie a gennaio negli Appennini meridionali o agli inizi di febbraio negli Appennini settentrionali.
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INCIDENTI in ITALIA Stefano Pivot
Centro funzionale e pianificazione Regione Autonoma Valle d’Aosta
STAGIONE 2024-2025
ma non solo!
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Fig. 1: serie storica dei morti in valanga in Italia. Fig. 2: incidenti da valanga in Italia per esposizione stagione 2024-2025
La stagione 2024-2025 ha registrato quasi la metà dei decessi rispetto alla media pluriennale (Fig. 1): 11 morti in incidenti in valanga contro una media pluriennale di 19 persone. Ormai lo sappiamo, il numero di incidenti in valanga è legato alle condizioni di stabilità del manto nevoso lungo tutta la stagione. Vediamo quindi quali sono stati i principali aspetti negativi e positivi della scorsa stagione. In autunno ci sono state delle piccole nevicate in alta quota; poi per buona parte del periodo invernale ci sono state delle piccole nevicate e per buona parte dell’inverno abbiamo avuto un manto nevoso con uno spessore ridotto. Le temperature dell’aria sono state perlopiù miti, ma la neve in superficie è rimasta molto fredda. Questi due fattori – manto nevoso ridotto e temperature della neve
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fredde – hanno portato alla formazione di uno strato debole basale persistente; questo problema valanghivo è stato la causa principale di diversi incidenti durante tutta la stagione. Da ricordare che è un problema subdolo, perché nascosto all’interno del manto nevoso e quindi poco visibile in superficie. L’aspetto positivo è che il ridotto spessore e la distribuzione disomogenea del manto nevoso hanno diminuito la probabilità di avere delle valanghe molto grandi. Proprio a causa delle problematiche sopra esposte, la maggior parte degli incidenti è avvenuta alle esposizioni fredde, con una predominanza per le esposizioni Nord, poi Nord-Ovest e infine Nord-Est (Fig. 2). In Italia ci sono stati 8 incidenti mortali in valanga. Come al solito la maggior parte ha riguardato gli scialpinisti, con 6 persone morte, di cui 3 in discesa e 3 a piedi in salita, con gli sci nello zaino. 2 persone sono morte facendo fuoripista, di cui una nei pressi di una pista. Registriamo anche 2 alpinisti morti e 1 escursionista. 60 è il numero totale degli incidenti registrati, con 122 persone travolte, di cui 74 illese, il 61%, 37 ferite, il 30%, e 11 morte, il 9%. In relazione all’attività che si stava praticando, il 58% dei travolti faceva scialpinismo (di cui il 50% in discesa, il 43% in salita e il 7% a piedi con gli sci nello zaino), il 16% stava praticando lo sci fuoripista, il 24% stava praticando l’alpinismo e il 2% era in pista. Se guardiamo il numero di incidenti suddiviso per giornate, durante tutto l’anno (Fig. 3), vediamo che la maggioranza degli incidenti è avvenuta nel mese di marzo e, in seconda battuta, nel mese di febbraio. Questo cambiamento lo si è notato ormai da diversi anni: nel passato la maggioranza degli incidenti avveniva in pieno periodo invernale mentre adesso si è spostata maggiormente verso la primavera. Il motivo principale, valido sicuramente per la stagione passata, è che le più grosse nevicate avvengono in primavera; un esempio è dato
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dall’evento estremo avvenuto in Valle d’Aosta il 16 e 17 aprile 2025, con accumuli complessivi di 500-600 mm che hanno portato a un grado di pericolo valanghe estremo, 5-molto forte. L’esempio più lampante arriva dalla Svizzera: nel mese di maggio, tra l’11 e il 24, si sono registrati ben 5 incidenti mortali in valanga per un totale di 11 morti! Interessante anche la suddivisione dei morti per nazionalità: ben 6 persone su 11, ovvero più della metà delle persone decedute in valanga sono stranieri. E’ un segnale considerevole, perché si ripete negli ultimi anni; è quindi importante prendere coscienza che, ai fini della prevenzione degli incidenti di valanga in Italia, dobbiamo riuscire a raggiungere anche gli stranieri. Per esempio da diversi anni il bollettino valanghe Aineva è tradotto in 7 lingue diverse; dobbiamo essere sicuri che gli stranieri che vengono in Italia in montagna conoscano questa opportunità. Se analizziamo tutti gli incidenti avvenuti, scopriamo che ben 30 persone su 122 travolte erano straniere: il 25% è una percentuale importante. La maggior parte degli stranieri arrivava dagli stati confinanti. In ordine di nazionalità, 11 francesi sono stati travolti da valanga, 4 belgi, 4 tedeschi, 3 austriaci e, rispettivamente, 1 svizzero, spagnolo, olandese, sloveno, ma anche 1 svedese, 1 islandese e addirittura 1 australiano e 1 ecuadoregno. E’ importante anche conoscere gli incidenti in valanga accaduti agli italiani quando erano all’estero; nella scorsa stagione ci sono stati due casi gravi. Il primo incidente è avvenuto il 21 marzo nel nord della Svezia, al confine con la Norvegia. Durante una giornata di eliski con guida, 5 sciatori italiani sono stati travolti, di cui 3 fratelli: uno è rimasto illeso mentre gli altri due purtroppo sono deceduti. L’altro incidente estero che ha visto coinvolti italiani è accaduto in Svizzera il 17 maggio 2025, mentre praticavano lo scialpinismo, con l’intento di raggiungere uno dei 4000 della zona: l’Alphubel; purtroppo una coppia trentenne di italiani è morta in valanga. L’artva, la sonda e la pala sono un trittico ormai diffuso. Nonostante in Italia sia obbligatorio averlo per tutte le attività invernali su neve (scialpinismo, freeride, ciaspole, ecc.) in "ambienti innevati laddove, per le condizioni nivometeorologiche,
sussistano rischi di valanghe", avvengono ancora incidenti in cui le persone coinvolte non hanno questa attrezzatura. Per esempio in un caso, avvenuto nella zona del Passo Stalle in Alto Adige, al confine con l’Austria, una coppia di turisti sta camminando su un sentiero estivo, approfittando dello scarso innevamento. Al cambiare dell’esposizione, devono attraversare un canalone nevoso. Il pericolo valanghe previsto è 2-moderato e la quota è 2050 m. Si stacca una valanga che travolge uno dei due escursionisti, lo seppellisce e ne causa la morte. La valanga è piccola, ma la mancanza dell’Artva complica le ricerche. In un altro caso due scialpinisti meranesi vengono travolti da una valanga mentre salgono al Piccolo Picco Ivigna, nei pressi del comprensorio sciistico Merano 2000. Il pericolo valanghe è previsto 4-forte e nessuno dei due indossa l’Artva. Sono stati entrambi travolti: uno è stato parzialmente sepolto e l’altro totalmente sepolto. Fortunatamente altre persone hanno assistito all’incidente e hanno trovato lo scialpinista sepolto con un sondaggio casuale. Da segnalare infine un caso in cui una valanga travolge e seppellisce uno scialpinista e il compagno, non coinvolto, lo cerca con l’Artva, ma continua a cercarlo inutilmente, perché – probabilmente a causa dello stress - mantiene l’Artva in modalità trasmissione. Fortunatamente lo scialpinista viene comunque trovato ancora vivo (Fig 4).
Fig. 3: incidenti da valanga in Italia per giornate stagione 2024-2025 Fig. 4: ben visibile dal puntino rosso il punto di innesco del distacco del lastrone. Il compagno, in zona sicura, assiste la scena e prontamente si precipita a soccorrere il travolto; peccato che lo abbia cercato con l’Artva in trasmissione...
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RELAZIONI Ma quanto è utile avere questo trittico? Nella scorsa stagione ben 18 persone sono state totalmente sepolte dalla valanga e ritrovate grazie all’utilizzo dell’Artva. Di queste, 8 sono state ritrovate ormai morte, ma l’ottima notizia è che ben 10 persone sono state salvate dall’asfissia grazie all’Artva; di queste 4 erano ferite e 6 erano illese. E l’airbag? Sappiamo che è l’unico strumento che tenta di impedire il seppellimento. Ma è così efficace? Se analizziamo gli 8 incidenti con l’uso dell’airbag registrati quest’anno, vediamo che i risultati sono contrastanti: in 4 incidenti l’airbag non ha impedito il seppellimento, in 5 incidenti l’airbag ha aiutato la persona a stare in superficie e in 2 incidenti il risultato è dubbio; vediamo il dettaglio. In un incidente le tre persone coinvolte erano tutte equipaggiate di airbag che hanno correttamente attivato; purtroppo i palloni si sono completamente distrutti nel travolgimento. In un caso la persona non ha attivato l’airbag ed è stata completamente sepolta, ma fortunatamente è stata trovata ancora viva. In un incidente il freerider non ha attivato l’airbag, anche perché comunque la maniglia era “chiusa” e quindi impossibile da azionare. Un incidente ha visto coinvolte tre persone, tutte con l’airbag che hanno correttamente attivato; risultato: la prima persona è riuscita a rimanere in superficie, la seconda è rimasta completamente sepolta, probabilmente perché l’airbag non si è correttamente gonfiato (danneggiato nel travolgimento?) e la terza persona è riuscita a rimanere in superficie, ma a caro prezzo: la cinghia di sicurezza ha trattenuto l’airbag vincolato alla persona, ma a causa delle notevoli forze in gioco la cinghia ha provocato profonde e importanti ferite inguinali. In 3 incidenti l’airbag ha aiutato gli sciatori a rimanere in superficie; erano grandi valanghe e fortunatamente gli sciatori non hanno subito traumi. Per riassumere: l’airbag ha una sua efficacia nell’impedire il seppellimento, ma non è un’efficacia assoluta e ci sono molti limiti. Per esempio dall’unica statistica internazionale (a cui Aineva ha contribuito con i dati italiani) si evince che nel 20% dei casi l’airbag non è attivato o comunque non si attiva (per malfunzionamento o per incuria del proprietario). Altro esempio già sopra menzionato: i palloni durante il travolgimento possono essere resi inefficaci dall’impatto contro rocce oppure sono inutili in caso di breve travolgimento (piccola valanga) o in caso di seconda valanga. Prima di analizzare in dettaglio alcuni incidenti da valanga avvenuti in Italia, diamo uno sguardo a quello che è successo nel mondo. In generale in Europa e in Nord America la scorsa stagione è stata caratterizzata da poca neve. Per esempio in Scozia hanno terminato l’emissione del bollettino valanghe a gennaio, perché sembrava di essere in estate. Stessa cosa in Polonia: poca neve e solo 3 incidenti, senza nessuna vittima. Anche in Norvegia le temperature invernali sono state piuttosto tiepide, con pioggia. Ci sono stati 88 travolti da valanga, di cui 5 morti e 16 illesi. Molti incidenti sono avvenuti nella
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zona di Tromsø. La Francia continua a registrare negli ultimi 10 anni un trend di incidenti decrescente. La scorsa stagione ha registrato 126 incidenti per un totale di 190 persone travolte. 15 gli incidenti mortali, con 21 persone decedute, di cui: 11 scialpinisti, 9 in fuoripista e 1 persona che camminava sulla strada. La maggior parte degli incidenti avviene su terreni con evidenti trappole morfologiche: salti di roccia, concavità e alberi. Ancora molte persone senza Artva, soprattutto nel fuoripista. 9 incidenti sono avvenuti con un grado 4-forte. 7 persone completamente sepolte sono state salvate grazie all’Artva, mentre 9 persone sepolte sono state trovate con lo strumento, ma erano decedute. Se si viene completamente sepolti le statistiche sono ovviamente sfavorevoli: su 26 persone, 15 sono morte, 5 ferite e 6 illese. L’incidente più grave è avvenuto il 29 gennaio in Val Cenis, con una valanga di dimensione 4–molto grande che ha causato il seppellimento profondo (fino a 2 metri) e il decesso di 4 persone. In Svizzera ci sono stati 20 morti (18 scialpinisti) contro una media annuale di 22 decessi. Come evidenziato all’inizio, la stagione può essere divisa in due parti: 9 morti durante il periodo invernale e, quando ormai si pensava che la stagione volgesse al termine, ben 11 morti nel solo mese di maggio. Un incidente particolare è avvenuto verso la fine di gennaio: un maestro di sci svizzero accompagnava 3 olandesi in una gita scialpinistica, con partenza dal villaggio di Sertig, quando una valanga li ha travolti. Due sciatori, nonostante abbiano attivato l’airbag, sono stati completamente sepolti da una seconda valanga. Tra gli incidenti avvenuti nel mese di maggio, quello accaduto il 17 maggio sull’Eiger durante una discesa di sci ripido ha richiesto un notevole dispiegamento di forze per il soccorso: sono intervenuti ben 8 elicotteri, con ovvie difficoltà di coordinamento, per soccorrere i 7 travolti, di cui 5 feriti e 2 morti. Riepilogando: in tutta Europa sono morte 70 persone in valanga, rispettivamente, in ordine alfabetico: 8 in Austria, 21 in Francia, 11 in Italia, 5 in Norvegia, 1 in Slovacchia, 2 in Spagna, 2 in Svezia e 20 in Svizzera. Dando uno sguardo oltre oceano, in Canada ci sono stati 7 morti contro una media di 11 persone decedute. L’incidente più tragico è avvenuto nel British Columbia a Clute Creek il 24 marzo, quando una valanga spontanea ha colpito un gruppo di eliski, in attesa di essere prelevato, causando la morte di tre noti membri della comunità sciistica/snowboardistica e ferendo gravemente un quarto. In Nuova Zelanda ci sono stati 14 incidenti (12 scialpinismo, 1 alpinismo, 1 escursionismo), con 16 persone travolte e 1 morto. Negli Stati Uniti si sono registrati 19 incidenti mortali per un totale di 22 decessi per incidenti in valanga: il 90% erano uomini e solo il 10% donne. Da segnalare che tra gli incidenti mortali il 53% ha riguardato seppellimenti multipli. Il 96% delle persone morte era totalmente sepolto dalla valanga. In Nord America la profondità media di seppellimento è di 1 m; il 37% dei sepolti era oltre
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Fig. 5: valanga a lastroni provocata. Ben visibile dalla stratigrafia il lastrone formato da neve artificiale e il sottostante strato debole.
2 m di profondità. Il 26% dei travolti non indossava l’Artva. Ci sono stati 2 casi di soccorso in cui le ricerche con l’Artva sono state disturbate da interferenze: in un caso dalla presenza vicina di una motoslitta e in un altro caso a causa di un Artva “vecchio”. 12 su 34 persone travolte indossava un airbag; 9 di questi 12 non ha attivato l’airbag. Tra le 19 persone decedute, 3 indossavano un airbag, ma non avevano l’Artva. Tornando in Italia, abbiamo registrato il primo e l’ultimo incidente mortale della stagione in Europa, entrambi nel nord-est dell’Italia, nel Sud Tirolo. Il primo incidente è avvenuto il 23 novembre 2024 sulla Cima Vertana: due aspiranti guide alpine austriache avevano terminato l’impegnativa arrampicata della parete nord e stavano salendo il ghiacciaio soprastante, quando sono state travolte da una piccola valanga a lastroni che li ha trascinati, precipitando fino alla base della parete. Uno dei due alpinisti, dopo essere rimasto incosciente per alcune ore, è riuscito ad allertare il soccorso alpino che lo ha salvato. Purtroppo il compagno è morto per i traumi subiti. Da notare che quasi un anno dopo, il 1° novembre 2025, sempre sulla Cima Vertana una valanga ha provocato il decesso di 5 alpinisti tedeschi. L’ultimo incidente di stagione è avvenuto il 30 maggio 2025 sul Gran Zebrù. Dopo aver raggiunto la cima scalando la via Minnigerode sulla parete nord, due alpinisti stavano scendendo dalla via normale, quando una valanga a lastroni di neve bagnata li ha travolti. Un alpinista è stato trascinato per circa 80 m, mentre il secondo è stato trascinato ai piedi della parete rocciosa e completamente sepolto. L’alpinista è probabilmente deceduto a causa dei traumi subiti. Il corpo è stato recuperato solamente il giorno successivo, a causa dell’elevato pericolo valanghe, unito alla difficoltà della ricerca senza apparecchio Artva. In entrambi i casi gli alpinisti avevano ormai terminato la parte impegnativa e ripida dell’itinerario e gli incidenti sono avvenuti su tratti meno ripidi.
Fig. 6: Dolomiti – Forcella Venegiota. Recupero impegnativo per il soccorso alpino. La persona travolta e ferita si trova su un pendio estremamente ripido che richiede l’uso delle corde.
Un incidente molto particolare è avvenuto il 3 gennaio nelle Dolomiti venete, quando una valanga si è staccata da una pista chiusa per la produzione di neve programmata, situata nel comprensorio delle Tofane a Cortina d’Ampezzo. Il distacco ha coinvolto un accumulo di neve artificiale (Fig. 5) e la massa nevosa è scesa per tutta la lunghezza del tracciato, invadendo la sottostante pista aperta, senza coinvolgere nessuno sciatore sottostante, e travolgendo le reti di protezione predisposte lungo il percorso. A causare distacco, che ha interessato lo strato di neve artificiale prodotto per preparare la pista, è stato probabilmente il passaggio di due sciatori,
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RELAZIONI che percorrevano la pista Piavac nonostante fosse ancora chiusa e sono stati coinvolti solo marginalmente dalla massa nevosa. In zona c’era poca neve e il pericolo valanghe previsto dal bollettino era 1-debole. L’incidente ha avuto una grande risonanza mediatica anche perché Cortina ospiterà le prossime Olimpiadi invernali. Altri due incidenti particolari hanno visto coinvolti due gruppi di militari francesi. Il 29 gennaio in Dolomiti, alla Forcella Venegiota un gruppo di 7 militari francesi, accompagnati da una guida alpina istruttore militare francese, stavano scendendo un fuoripista in una zona inusuale e molto ripida. Uno sciatore viene travolto da una valanga a lastroni. Interviene il soccorso alpino, con manovre complicate, anche con l’utilizzo della corda, a causa della ripidità del pendio (Fig 6). Lo sciatore è ferito, ma salvo, con il casco distrutto. L’altro incidente è avvenuto in Valle d’Aosta il 14 marzo, nella zona di Arpy, sotto il Lago di Pietra Rossa. Il gruppo è formato da 7 scialpinisti militari francesi accompagnati da 2 guide alpine istruttori militari. Dopo aver sceso un canale ripido, alla base si stacca un lastrone che travolge 4 militari, trascinandoli lungo un salto di rocce. Uno scialpinista è completamente sepolto e viene soccorso immediatamente dai compagni. Tutti e quattro sono feriti, di cui uno gravemente. Fortunatamente interviene in pochi minuti l’elicottero del soccorso alpino che si trovata nella vicina La Thuile per esigenze legate alla sicurezza per le gare di coppa del mondo di sci alpino femminile in corso di svolgimento. Il peggiore incidente della stagione è avvenuto in Piemonte il 12 gennaio alla Punta Valgrande. Cinque scialpinisti stanno risalendo a piedi, con gli sci nello zaino, il ripido pendio, quando una valanga a lastroni, larga circa 30 m, li travolge. Fortunatamente due scialpinisti sono trascinati per un breve tratto; purtroppo gli altri tre sono trascinati lungo tutto il pendio per 500 m, raggiungendo velocità superiori ai 100 km/h. Tutti e tre attivano immediatamente i loro airbag, ma questi Fig. 7: il Nivia 3D Finder, secondo quanto prospettato dai produttori, riduce del 30% il tempo di ricerca grazie all’utilizzo combinato del gps, andando direttamente sopra all’Artva sepolto.
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vengono distrutti dagli impatti durante il travolgimento. I compagni, tutti ben equipaggiati, procedono con un rapido soccorso e iniziano le manovre di rianimazione cardiopolmonare, purtroppo inutilmente.
Congresso Cisa Ikar 2025: novità
Il congresso annuale si è svolto nella stupenda cornice di Jackson Hole. Numerosi gli argomenti trattati e si è proceduto al rinnovo delle cariche. Tra i due candidati alla presidenza della commissione valanghe, la maggioranza ha votato nuovamente Stephanie Thomas, soccorritrice nel Teton County e attualmente consulente per l’American Avalanche Association. Tra i vari argomenti che possono interessare le valanghe, c’è stato uno studio sulla mortalità in valanga da parte del Colorado avalanche information service, esaminando il periodo dal 1995 al 2021, con 161 incidenti e 179 morti in valanga. Hanno rilevato le cause di morte in valanga: nel 58% dei casi è l’asfissia, nel 22% il trauma, nel 2% l’ipotermia. Una percentuale non trascurabile ricade nella voce “causa indeterminata”. Riassumendo l’asfissia rimane la più comune causa di morte in valanga, ma comunque i traumi rimangono significanti. Tra i vari traumi, i più frequenti sono quelli che riguardano la testa e quindi il casco può sicuramente essere un utile elemento di protezione. Con il miglioramento degli Artva e delle conoscenze degli appassionati di montagna, l’autosoccorso è migliorato e quindi per contro statisticamente sono destinate ad aumentare le percentuali relative ai traumi. Il problema di queste statistiche è che non è facile decidere la causa di morte negli incidenti da valanga. Non sempre viene fatta l’autopsia e non sempre il coroner – che negli USA è eletto – fa un ottimo lavoro. Gli Artva sono nati nel 1974, con il Barryvox VS68 utilizzato dall’esercito svizzero: un apparecchio analogico con un’an-
RELAZIONI Fig. 8: il sistema SBX Safeback permette ai sepolti in valanga con le vie aeree pervie di sopravvivere più a lungo.
tenna. Nel 1997 è stata inserita una seconda antenna che ha dato la possibilità, per la prima volta, di stimare e fare vedere sul display la distanza e la direzione dell’Artva della vittima sepolta, rendendo la ricerca più veloce e facile. Nel 2005 viene inserita una terza antenna e per la prima volta è possibile separare i segnali in caso di multi vittime e evidenziarli graficamente sullo schermo dell’Artva. Nel 2026 la ditta tedesca Nivia propone un nuovo apparecchio Artva, chiamato 3D Finder: in aggiunta al tradizionale segnale magnetico, viene creata una griglia GPS. Tramite questo algoritmo brevettato, a partire dal primo segnale di ricezione, si rileva precisamente la posizione dell’Artva della persona sepolta. Non abbiamo potuto testare il prodotto perché è nelle fasi finali di sviluppo e ipotizzano che sia pronto già nel 2026, ma le prospettive sono interessanti, rendendo la ricerca in media il 30% più veloce, andando in linea retta sull’Artva sepolto e senza dover utilizzare il metodo a croce finale, perché il percorso verso la vittima sepolta viene visualizzato direttamente, con precisione al centimetro e senza deviazioni dovute alle linee del campo magnetico. Inoltre con l’inizio del soccorso il 3D Finder manda, attraverso lo smartphone, un messaggio di emergenza al soccorso alpino, inoltrando la posizione gps. Con l’utilizzo del gps, l’apparecchio crea una sua propria griglia di punti che permette una triangolazione e un calcolo preciso al centimetro della posizione del sepolto, grazie anche all’utilizzo di un filtro Kalman (Fig. 7). La batteria è agli ioni di litio, ricaricabile con presa USB C. Le premesse sono ottime; vedremo l’utilizzo sul campo quando sarà disponibile. Il sito web del produttore, ancora un po’ scarno, è: https://www.nivia.de/en/ Un’ultima interessante innovazione è il SBX Safeback, un dispositivo integrato nello zaino che aspira aria dalla neve dietro la schiena e la pompa nell’area del viso (Fig. 8). Il prodotto dell’azienda norvegese, già in commercio, è stato testato scientificamente dall’Eurac in modo indipendente dal team di ricerca internazionale guidato dal medico e ricercatore
Giacomo Strapazzon. L’esperimento in sé era già una sfida perché tante persone venivano seppellite completamente nella neve e il dispositivo è stato testato in doppio cieco. Ecco il commento dei ricercatori: “Considerato che l’asfissia è letale per circa due terzi delle vittime da valanga e la morte sopraggiunge in media entro i primi 35 minuti, il fatto che nessuna delle persone coinvolte nel test sia scesa sotto la soglia limite di saturazione dell’80 per cento in questo lasso di tempo è davvero notevole”. Come funziona il dispositivo? Sfrutta la porosità della neve per prelevare aria ricca di ossigeno e portarla davanti a naso e bocca grazie a una pompa elettrica. Una volta attivato tramite un comando posto sugli spallacci dello zaino, simile all’attivazione dell’airbag, il Safeback SBX pompa fino a 150 litri di aria al minuto fino a un massimo di 90 minuti. Grazie a questo flusso d’aria, anche una piccola sacca d’aria è sufficiente alla persona sepolta con vie aeree libere per sopravvivere oltre 35 minuti, nonostante l’anidride carbonica emessa respirando. Il meccanismo pesa 520 grammi, comprese le batterie. Lo studio scientifico può essere consultato qui: https://jamanetwork.com/journals/ jama/article-abstract/2839664?resultClick=1 Ulteriori informazioni sono reperibili qui: https://www.eurac. edu/it/press/valanghe-un-dispositivo-indossabile-quintuplica-il-tempo-di-sopravvivenza-safeback Sito web del produttore: https://www.safeback.no/it/sbx
RINGRAZIAMENTI
Concludo l’articolo con i doverosi ringraziamenti: l’articolo è frutto di un lavoro corale, reso possibile grazie al prezioso lavoro di analisi e raccolta dati da parte di tutti i colleghi nivologi degli uffici neve e valanghe provinciali e regionali AINEVA che, ormai da decenni, alimentano il database AINEVA sugli incidenti da valanga, sicuramente il più completo in Italia, utile per conoscere le peculiarità e, di conseguenza, per poter attuare le migliori misure di prevenzione.
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EVENTI e VALANGHE A cura dei Servizi Valanghe AINEVA
NEVOSI sulle montagne italiane nella stagione invernale 2024-2025 SNOWFALLS AND AVALANCHES in the Italian mountains in the 2024-2025 winter season
RELAZIONI
REGIONE AUTONOMA FRIULI VENEZIA GIULIA CENTRO FUNZIONALE DECENTRATO DELLA PROTEZIONE CIVILE SERVIZIO DI PREVISIONE E PREVENZIONE NUCLEO VALUTAZIONE RISCHIO VALANGHE Articolo di: Arianna Cita - Pc Fvg, Massimo Pegani - Pc Fvg, Ennio Rizzotti - GA Hanno contribuito: Nadia Di Narda - Pc Fvg, Damiano Giordani - Pc Fvg, Igor Chiambretti - Responsabile tecnico AINEVA Foto dell’ Ufficio Valanghe della Protezione civile FVG, della GA Riccardo Del Fabbro e della GA Ennio Rizzotti
ANDAMENTO STAGIONALE 2024-2025 INTRODUZIONE
Fig1 Monte Zoncolan 1750 mslm: temperature medie – base statistica (19941995/2024-2025) Fig 2 Monte Zoncolan 1750 mslm: temperatura media a 180 cm su base statistica nel periodo 1995 – 2025
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Una stagione invernale con caratteristiche meteorologiche altalenanti, nevicate prevalentemente in quota e pioggia alle quote inferiori; durante alcuni eventi le precipitazioni piovose hanno raggiunto le massime quote sulle Prealpi e i 2300-2400 metri sulle Alpi Giulie, tali precipitazioni nell’intero periodo non sono mancate ma da inizio novembre fino a quasi fine gennaio sono state molto ridotte; solamente dal 28 gennaio in poi si sono viste precipitazione significative; gli apporti nevosi consistenti si sono verificati ripetutamente ad ogni evento al di sopra dei 1600-1700 metri. Utilizzando i dati della stazione di vetta del Monte Zoncolan a 1750 metri sulle Alpi Carniche (Fig 1 e Fig 2), si può notare come la temperatura media del periodo 1/11/2024 – 30/4/2025 sia stata piuttosto alta, specie in quota, dove è
risultata superiore al 90° percentile della distribuzione statistica dei trent’anni precedenti. L’analisi degli andamenti giornalieri evidenzia come nel corso della stagione non si sono mai registrati dei periodi con temperatura significativamente inferiore ai valori medi; nei fondivalle di contro ci sono stati diversi giorni anche consecutivi durante i quali la temperatura media giornaliera era significativamente superiore rispetto alle medie degli ultimi trent’anni. Le nevicate sono state meno significative durante i mesi di novembre e dicembre, più frequenti e abbondanti a gennaio e marzo. La quota neve si è mantenuta mediamente più elevata rispetto alla media storica dell'ultimo decennio creando una netta dicotomia tra condizioni invernali in alta quota e scarsità di neve a quote inferiori (Tab1, Tab2 e Fig 3); gli eventi dall'11 al 17 marzo si sono rivelati i più significativi in termini di accumulo nevoso. Le precipitazioni sono state spesso accompagnate da venti forti mentre le temperature
RELAZIONI Fig.3 Andamento della neve fresca registrata presso la stazione manuale “Rifugio Arneri” – 1610 mslm (Prealpi Carniche). In violetto la cumulata della stagione 2024-2025 ed in rosso la cumulata media storica
minime stagionali si sono registrate a febbraio quando hanno raggiunto i -28°C nella “solita” conca del Prevala, in località Sella Nevea (gruppo del Canin - Alpi Giulie). I mesi di marzo ed aprile hanno visto diverse giornate con temperature significativamente superiori alla norma, nello specifico nel mese di aprile. Prendendo come riferimento la stazione meteo del Monte Lussari a 1750 metri, la temperatura media registrata è superiore rispetto alla media del periodo climatico 1991-2020, preso come riferimento trentennale.
ANDAMENTO GENERALE DURANTE TUTTA LA STAGIONE INVERNALE Settembre 2024 Il mese è stato caratterizzato da un precoce cambiamento delle condizioni meteorologiche. Tra l'11 e il 12 un fronte freddo ha segnato la fine della stagione estiva portando precipitazioni abbondanti e neve con spessori di 20-30 cm tra i 2000 e i 2200 metri. Il limite delle nevicate si è attestato a 1200 metri sui versanti nord delle Alpi Carniche e Giulie. La costante presenza di fronti sud-occidentali ha generato precipitazioni intense. Ci sono state diverse allerte meteo per criticità idrogeologica. Ottobre 2024 Numerosi sono stati i fronti caldo-umidi. In particolare, tra il 2 e il 4 ottobre è apparsa nuovamente della neve con apporti significativi per il periodo, raggiungendo i 60-70 cm alle quote massime (Fig 4). Tuttavia, a causa delle temperature elevate, gran parte di questa neve è successivamente scomparsa. I fronti sono stati costantemente preceduti e seguiti da venti forti, inizialmente meridionali e poi nord-orientali. Il limite delle nevicate si è attestato intorno ai 1200 metri nelle zone alpine, con qualche fiocco anche a fondovalle, seppur senza accumulo al suolo. Novembre 2024 Fino al 20 novembre, la stagione ha mostrato una relativa normalità, con temperature leggermente superiori alla me-
dia del periodo, intervallate da occasionali correnti fredde. Il 21 novembre, nella località di Fusine, nel tarvisiano, la T° la minima ha raggiunto i -10,5°C. Tra il 21 e il 22 novembre, un fronte occidentale seguito da correnti settentrionali ha portato la neve sulla Pedemontana con spessori minimi in pianura. Sulle Alpi Giulie gli spessori sono stati anche di 1012 cm mentre sulle Carniche si sono registrati fino a 8 cm, con forti venti settentrionali. Il 23 novembre le temperature sono scese notevolmente, ma subito dopo il rapido e marcato rialzo termico ha portato l'isoterma a 3000 metri. Rispetto ad altre regioni italiane ed ai territori confinanti sia carinziani che sloveni, il Friuli Venezia Giulia ha registrato una scarsa quantità di neve o una mancanza totale in diverse zone ("no snow") (Fig 5). Stazione manuale Gilberti Funifor 1840 m slm HN 2023/24
HN storico medio
mese
HN 2024/2025
Ott
40
Nov
22
77
152
Dic
66
81
222
Gen
170
163
163
Feb
113
224
106
Mar
278
192
114
Apr
7
113
117
Totale cm
696
850
991
78
Stazione manuale Rifugio Arneri 1610 m slm mese
HN 2024/2025
HN 2023/24
HN storico medio
Nov
/
/
52
Dic
15
/
117
Gen
26
41
71
Feb
71
143
50
Mar
68
67
20
Totale cm
180
251
310
Tabella 1 Cumulate mensili di neve fresca registrate alla stazione manuale “Gilberti Funifor” a 1840 mslm (Gruppo del Canin, Alpi Giulie). In rosso si evidenziano i valori dei mesi di gennaio, febbraio e marzo, superiori alla media storica degli ultimi 11 anni Tabella 2 Cumulate mensili di neve fresca registrate alla stazione manuale del rifugio Arneri a 1610 m slm (Prealpi Carniche). In rosso si evidenziano i valori dei mesi di febbraio e marzo, superiori alla media storica
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RELAZIONI Fig 4 Stazioni Snowpack: si possono notare gli accumuli al suolo di Malga Plotta 1983 mslm e Livinallunc 1837mslm
Fig 5 Immagine di fine novembre della situazione sul Piancavallo nelle Prealpi Carniche al confine con il Veneto
Dicembre 2024 La prima nevicata di dicembre si è registrata il 19 e 20 dicembre con apporti nevosi di quasi mezzo metro al rifugio Gilberti ed al Monte Lussari. Il fronte, come di consueto, è stato accompagnato da forti venti, prima meridionali e poi nord-orientali che hanno determinato consistenti accumuli in alcune aree mentre altre zone sono rimaste completamente escluse, anche alle quote superiori. Pertanto è stato emesso il primo Bollettino di pericolo valanghe regionale durante la giornata di venerdì 20 dicembre. Il giorno dopo un gruppo di scialpinisti saliva la mulattiera del Poviz sul gruppo del Canin (in una zona chiamata “traverso del Golovec”) ed ha causato il distacco di una valanga a lastroni
Fig 6 Valanga a lastroni lungo il traverso del Golovec - Gruppo del Canin (Alpi Giulie)
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RELAZIONI
Fig 7 Attività valanghiva del 7-8 gennaio presso Sella Bila Pec - Gruppo del Canin (Alpi Giulie) Fig 8 Grandine (PPhl) all’interno del manto nevoso fotografata durante il rilievo itinerante effettuato il 30 gennaio dall’ufficio valanghe Pc FVG su Cima Cacciatori (Alpi Giulie)
che ha travolto due persone, trascinando una delle due per circa 300 metri lasciandola semi sepolta, senza gravi conseguenze. Il giorno seguente è stato effettuato un sopralluogo sul sito valanghivo (Fig 6) da parte dell’ufficio valanghe della Protezione civile Fvg. Il BNV aveva evidenziato l'azione del vento e le conseguenti zone di accumulo che ricoprivano gli strati deboli persistenti formatisi precedentemente a causa del freddo e degli spessori della neve poco consistenti. Particolare attenzione era raccomandata alle aree con marcata variabilità dello spessore del manto nevoso e nei punti dove maggiore era al rischio di scivolamento per i tratti ghiacciati, reso ancora più accentuato dalla presenza diffusa di affioramenti rocciosi. Il rilievo effettuato durante il giorno successivo ha messo in evidenza la presenza di un deposito da vento dello spessore fino a mezzo metro che ricopriva 25 cm di cristalli sfaccettati e brina di profondità. Tali strati deboli basali sono stati segnalati anche nei Bollettini delle zone confinanti. Il 2024 si è concluso con una leggera nevicata di pochi centimetri, soprattutto sulle Alpi Giulie. Il clima è stato piuttosto rigido, in linea con gli inverni "normali" ma la quantità di neve al suolo è rimasta al di sotto delle normali medie stagionali. Gennaio 2025 L’anno nuovo è cominciato con belle giornate di sole che hanno favorito il comparto del turismo invernale, in particolare sulle piste da sci. Invece le attività da svolgere al di fuori del demanio sciabile sono state molto limitate a causa della scarsa e non uniforme copertura nevosa alle quote medie e
massime: pochi erano infatti gli itinerari sci-alpinistici fruibili. Il 7 gennaio, un fronte da sud-ovest ha interessato la regione depositando neve al di sopra dei 1400 metri: gli spessori misurati sono stati di circa 30 cm sulle Clautane e Carniche occidentali, 30 cm sulle Carniche orientali e 40-50 cm sulle Alpi Giulie. Le condizioni del manto nevoso hanno evidenziato ancora la presenza di strati deboli che hanno favorito il distacco spontaneo sulle massime pendenze sopra i 19002000 metri (Fig 7). I test di stabilità hanno confermato una situazione da grado 3-marcato sulle Alpi Giulie mentre nel resto della regione il pericolo è rimasto grado 2-moderato anche per la presenza di strati deboli presenti soprattutto sui versanti settentrionali in quota.
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RELAZIONI La seconda e terza decade di gennaio è stata caratterizzata da tempo generalmente buono con temperature nella media, senza che venissero raggiunti valori minimi significativi, ma con un innevamento scarso sia in quota che nel fondovalle. L'unica eccezione, come spesso succede, il comprensorio del Monte Canin, dove sopra i 1800 metri, era possibile svolgere attività sciistica anche fuori pista. Un netto cambiamento è avvenuto nel fine settimana del 25-26 gennaio. Forti correnti meridionali, alimentate da un corposo vortice atlantico hanno generato diversi eventi con precipitazioni molto intense e in alcuni casi abbondanti. Sulle Prealpi Giulie, precisamente sul Gran Monte e sui Musi, sono stati superati in 24 ore i 200 mm di pioggia. Sulle Alpi Giulie, specialmente sul Canin, le precipitazioni piovose hanno raggiunto i 2200-2300 metri, umidificando il manto fino agli strati intermedi. Successivamente, la precipitazione ha determinato apporti nevosi fino a 20-30 cm sul territorio regionale con punte di 60 cm alle quote massime sul massiccio del Canin. Diversi temporali, verificatesi durante tale precipitazione, hanno depositato neve pallottolare un po' su tutto il territorio mentre sulle Alpi Giulie sono stati individuati spessori di grandine anche di 10-15 cm (Fig 8). In alcune situazioni la grandine ha subito un processo di fusione e rigelo creando croste portanti e scorrevoli pericolose per un eventuale piano si slittamento. Il pericolo valanghe ha raggiunto quindi il grado 4-forte nella parte orientale della regione, oltre i 1800 metri di quota, mentre nelle altre zone ed alle quote inferiori il grado è rimasto 2-moderato dove il del manto nevoso era maggiormente consolidamento per i processi di fusione e rigelo dovuti all'alternanza tra le precipitazioni piovose e nevose. Febbraio 2025 L'inizio di febbraio è stato caratterizzato da periodi miti. Nelle valli interne si sono generate inversioni termiche seppur non di forte intensità; nel weekend dell'8-9 febbraio è giunto un debole fronte atlantico in quota caratterizzato da precipitazioni modeste. Sono seguite alcune giornate con deboli precipitazioni con uno zero termico inizialmente sopra i 2000 metri. L’evento del 14 febbraio ha invece depositato in quota, specialmente sul Canin, anche più di 30 cm di neve fresca; evento accompagnato da venti di intensità anche forte. Nel periodo successivo, si sono raggiunte le temperature minime stagionali nella “solita” conca del Prevala (Gruppo del Canin), dove sono stati registrati i -28°C che ha favorito un significativo raffreddamento della neve innestando il processo di metamorfismo costruttivo soprattutto negli strati superficiali posti sopra le croste da rigelo precedentemente formatisi a causa degli apporti piovosi. Infatti, sulle Alpi Giulie, il manto nevoso era caratterizzato da una crosta portante di notevole spessore, anche 30-40 cm, generata dalle piogge di
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fine gennaio che, oltre a dare rigidità alla copertura, ha isolato nettamente la superficie del terreno dagli strati superiori. Sulle Alpi Carniche lo spessore della neve è risultato inferiore e il metamorfismo costruttivo che ne ha conseguito, ha portato alla formazione di brina di fondo nella maggior parte dei versanti ombreggiati. Sui versanti meridionali la copertura nevosa era presente solo alle alte quote. Il 25 febbraio un fronte di correnti umide ha depositato nevicate abbondanti su tutto il territorio: 45 cm al rifugio Maniago, 30 cm sulle Alpi Carniche, 45-50 cm sulle Alpi Giulie in particolare nella zona del gruppo del Monte Canin. Le precipitazioni, seppur deboli, sono continuate e si sono intensificate il 27 e 28 febbraio, con apporti di 50 cm sia sul Monte Lussari che sul gruppo del Monte Canin. Nella seconda fase della perturbazione, i venti che hanno accompagnato la depressione sono stati forti anche se meno intensi rispetto ai precedenti della stagione. Marzo 2025 In generale la prima decade di marzo è stata caratterizzata da tempo stabile con marcate inversioni termiche nelle valli interne della regione, generando forti oscillazioni tra il giorno e la notte: il 9 marzo a Fusine Valico si è misurata una temperatura minima di -7°C e una massima di +17°C con un'oscillazione giornaliera quindi di ben 24 gradi. Il weekend dell'8-9 marzo ha chiuso la fase di tempo stabile e sereno. Durante questo periodo, il manto nevoso sui versanti meridionali si è trasformato, formando croste da fusione e rigelo tipicamente primaverili. Invece, sui versanti settentrionali, a causa dell'aria secca e del tempo sereno, le temperature negative hanno mantenuto inalterate le caratteristiche della copertura nevosa che era caratterizzata da neve asciutta a debole coesione; negli strati interni invece sono stati osservati cristalli da ricostruzione quasi ovunque; in arrotondamento le brine di fondo a livello del terreno. La notte del 10 marzo il tempo è cambiato decisamente: sono comparse piogge moderate in pianura e neve in montagna, con limite attorno ai 1700 metri. Gli apporti misurati hanno raggiunto i 10-15 cm sulle Carniche e poco di più sulle Alpi Giulie e Canin; gli episodi sono stati spesso accompagnati da moti turbolenti che hanno generato precipitazioni di neve pallottolare; lo zero termico è salito da 1700 a 2000 metri ed il limite delle nevicate non si è mai abbassato sotto i 1600 metri. Mercoledì 12 e giovedì 13 marzo sono proseguiti i flussi di correnti meridionali con piccole inclusioni di correnti da Nord Est che però non sono riuscite a dare un netto risvolto e relativo abbassamento dello zero termico infatti gli apporti nevosi si sono registrati sempre sopra i 1700 metri. Ad ogni evento precipitativo ha fatto seguito poi una debole attività valanghiva: sulle Carniche le Guide Alpine adibite ai rilievi hanno osservato in quota piccole valanghe spontanee
RELAZIONI Fig 9 Valanghe spontanee del 13 marzo nei pressi del canalone dello Strugova gruppo del Mangart (Alpi Giulie) scattate durante rilievo effettuato dagli Alpini della Sezione Meteomont della Brigata Alpina Julia.
Fig 10 Alpi Giulie viste dalla cima del Monte Cacciatore in un’immagine scattata il 18 marzo 2025
generalmente sui percorsi abituali mentre sulle Giulie si sono registrati diversi distacchi che hanno interessato anche gli strati più interni del manto; all’interno del comprensorio di Sella Nevea sono stati effettuati diversi tiri con i Gaz-ex per mettere in sicurezza il comprensorio sciistico. Dall'11 al 17 marzo si sono registrate le precipitazioni più copiose dell'intera stagione, soprattutto sulle Alpi Giulie e in special modo sul gruppo del Monte Canin. In questa zona dal giorno 14 il grado di pericolo valanghe è stato posizionato sul grado 4-forte per i successivi 3 giorni in corrispondenza del perdurare delle precipitazioni. Sulle Alpi Carniche e sulle Prealpi invece, le precipitazioni sono state meno intense - almeno quelle nevose - ma si è registrata comunque una costante attività valanghiva su quasi tutti i gruppi montuosi. La sommatoria dell'altezza della neve fresca (HS) settimanale al Rifugio Gilberti è stata di 203 cm e lo spessore totale della neve (HN) ha raggiunto i 304 cm. Spessori consistenti si sono
avuti anche sul resto del territorio regionale (Malga Plotta nel gruppo del Coglians - HN 140 cm, Cason di Lanza - HN 130 cm, oltre i 140 cm sopra i 1800 metri sulle Alpi Clautane). Le precipitazioni sono state quasi costantemente di neve umida che ha appesantito il manto nevoso anche alle quote massime. L'attività valanghiva è quindi diventata importante, con eventi anche di grandi dimensioni che, tuttavia, non hanno interessato le vie di comunicazione o i comprensori sciistici dove i siti valanghivi sono stati bonificati periodicamente per limitare il più possibile le chiusure degli impianti e i conseguenti disagi all'utenza (Fig 9). È seguito un periodo di bel tempo e condizioni ottimali per le attività sulla neve (Fig 10). Al contrario delle vicine Dolomiti, dove lo spessore del manto ha generato ricostruzioni sui versanti non soleggiati, sulle Alpi dell'Est le ultime nevicate hanno ulteriormente consolidato il manto. Le periodiche verifiche stratigrafie effettuate, soprattutto sulle Giulie, hanno
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RELAZIONI
Fig 11 Valanga del canalone Ursic di domenica 24 marzo Fig 12 Valanga del monte Coglians, alpi Carniche rilievo delle guide alpine del 31 marzo
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evidenziato in superficie un manto nevoso caratterizzato da neve a debole coesione mentre gli strati sottostanti erano costituiti da un'alternanza di strati molto compattati e croste da rigelo molto dure. La copertura nevosa sul territorio regionale presentava condizioni molto diverse in cui i versanti soleggiati delle Prealpi Giulie e Carniche erano caratterizzati da una generalizzata assenza di neve mentre alle quote massime dei versanti a nord si poteva trovare praticamente neve trasformata. Solo sulle Alpi Clautane, nella zona del Resettum e del Monte Cavallo presso Alpago c’era un manto nevoso di maggior spessore, quasi esclusivamente sui versanti a nord. Nelle Alpi Carniche vi era poca neve al suolo sui versanti sud, sopra i 1400 metri, mentre in quota lo spessore variava da 80 a 140 cm con presenza di croste portanti a tratti anche pericolose per il pericolo di scivolamento. All'interno del manto nevoso spesso venivano segnalati cristalli angolari ma ad ogni modo i test effettuati davano buone indicazioni relativamente alla stabilità del manto nevoso. Sulle Alpi Giulie le quantità di neve sono state decisamente superiori; soprattutto, come spesso accade, sul gruppo del Canin. Il weekend del 22-23 marzo ha interrotto nuovamente la fase di bel tempo con un'irruzione di correnti meridionali da sudovest accompagnate da cospicue precipitazioni con punte di 150 mm di pioggia sulle Prealpi Giulie; sulle Alpi Giulie sono caduti circa 45 cm di neve a 1800 metri mentre alle quote massime gli apporti di neve nuova sono stati significativi raggiungendo il metro di spessore. L'attività valanghiva in quota ha interessato quasi tutti i versanti sopra i 1800-1900 metri con
eventi di grande magnitudo. La Conca Prevala è stata sfiorata dalle valanghe dell'Ursic (Fig 11) e della cima delle Pecorelle. Le giornate successive sono state caratterizzate da un riscaldamento del manto e dall’innalzamento dello zero termico fattori questi che hanno determinato una diffusa attività valanghiva superficiale e, sui versanti più irradiati e riscaldati, diversi eventi di fondo. La fine di marzo non ha messo fine alle variazioni di temperatura con relativo spostamento dello zero termico dalle quote medie alle quote più alte, fino a raggiungere i 2400 metri. Durante queste fasi alternate si sono susseguiti alcuni fronti accompagnati da precipitazioni: sabato 29 marzo sono caduti 20-25 cm di neve fresca alle quote massime delle Carniche e Giulie. Questa nuova precipitazione è stata rimaneggiata da un forte vento settentrionale e successivamente da nord-est, generando una situazione alquanto anomala con attività valanghiva di lastroni di neve molto asciutta che staccandosi dalle quote più alte hanno provocato per simpatia valanghe di neve umida più in basso. Questo si è verificato su tutti i versanti meridionali colpiti dalle precipitazioni. Il 30 marzo si è registrato un incidente sul monte Coglians (Fig 12) e una discreta attività valanghiva spontanea sui versanti soleggiati delle Alpi Giulie, in particolar modo sul Gruppo del Montasio e dello Jof Fuart: diversi lastroni di neve asciutta formatisi alle quote massime con il forte vento da nord, depositati su uno strato di neve pallottolare che ha favorito il collasso sui pendii più ripidi, e distacchi spontanei generati dal forte riscaldamento nelle ore più calde sui pendii prativi con ulteriori distacchi di valanghe a debole coesione di neve umida. Aprile 2025 Aprile è iniziato con un clima tipicamente primaverile: temperature miti durante il giorno e rigelo notturno, soprattutto in quota con un aumento del pericolo di caduta e scivolamento da parte degli eventuali frequentatori della montagna. L'1 e 2 aprile si è registrata una spiccata attività valanghiva sui versanti soleggiati, in particolare sulle Alpi Giulie, ma anche sui rilievi più innevati del resto della regione. Una grande alternanza di venti e temperature, con venti di forte intensità da direzioni variabili e sbalzi termici tra giorno e notte superiori ai 20 gradi, ha reso difficile formulare previsioni precise. Strati deboli e umidificazione variabile all'interno del manto nevoso, dopo le forti precipitazioni piovose del 26-27 gennaio, hanno delineato l'impronta quasi "monsonica" della stagione 2024-2025, dove grosse variazioni di temperatura in breve tempo modificavano costantemente il manto nevoso con effetti spesso di difficile interpretazione. Questo sembra essere ormai una costante prevista per il futuro prossimo. Per non cambiare tendenza nelle variazioni termiche, durante
RELAZIONI il fine settimana del 5-6 aprile, forti correnti di favonio hanno raggiunto le Alpi, determinando un'importante attività eolica alle quote massime e un relativo riscaldamento della massa d'aria che ricadeva sui versanti meridionali delle Alpi e sulla pianura friulana. Nello stesso giorno si è registrata una debole attività valanghiva sui versanti soleggiati. La domenica, la situazione è cambiata: i venti hanno assunto direzione nordorientale, rimanendo sostenuti ma le temperature sono scese notevolmente. Il manto nevoso, che nei giorni precedenti aveva subito metamorfismi da fusione in quasi tutte le esposizioni (tranne a nord ed in quota), si è stabilizzato decisamente ed è stata segnalata ovunque la marcata attenzione al pericolo di caduta e scivolamento per le croste dure che si erano formate. Un trend interessante ha riguardato la Bora: il noto flusso ventoso, tipico dell'alto Adriatico e proveniente dai quadranti nord-orientali, ha subito un marcato rialzo termico, particolarmente evidente alle quote più elevate. Tradizionalmente, la Bora sopraggiungeva quasi costantemente alla fine dei flussi ciclonici e portava aria fredda e secca, garantendo quasi sempre un successivo periodo di bel tempo e freddo. Sembra che anche questa costante abbia preso una strada diversa o, perlomeno, si nota una netta mutazione: in alcuni casi, la Bora porta venti umidi e si alterna a venti occidentali ed in taluni casi si interpone durante i flussi di masse umide che provengono da sud. Dal punto di vista previsionale, si può notare che anche i modelli matematici si trovano in taluni casi in contrasto tra di loro. Domenica 13 aprile si è determinata una brusca e decisa inversione meteorologica: forti correnti meridionali hanno apportato grande umidità in atmosfera. È piovuto in maniera abbondante, soprattutto sulle Prealpi Giulie e Carniche: nella località di Musi nell'alta Val del Torre si sono raggiunti 237 mm di precipitazioni in 48 ore. La neve ha fatto la comparsa solo al di sopra dei 2300-2400 metri ed il manto nevoso a quote inferiori ha subito un impregnamento d’acqua dalla Carnia al Tarvisiano. Le nevicate sono state accompagnate da sabbia sahariana: la copertura nevosa assume un colorito marrone che assorbe e rilascia calore facendo drasticamente calare lo spessore generale con la successiva formazione di croste da rigelo che forniscono una potenziale superficie di slittamento per le successive precipitazioni (Fig 13 e Fig 14). La presenza di sabbia sahariana oramai è diventata una costante dei periodi primaverili anche se durante questa stagione invernale si è registrata solo una precipitazione degna di rilievo a differenza della stagione precedente (2023/24) quando gli apporti sono stati ben più consistenti. Il 14-15 aprile si è registrata un'attività valanghiva spontanea e superficiale generalizzata sia sui versanti meridionali che in quelli ombreggiati. In alcuni casi, sui versanti meridionali erbosi sono state segnalate valanghe di slittamento. Tutti gli eventi si sono verificati sopra i 1600-1700 metri perché alle
Fig 13 Attività valanghiva su neve con sabbia sahariana presso la forcella Tudaio di Razzo durante l’attività di rilievo delle GA FVG
Fig 14 Manto nevoso con sabbia sahariana nei pressi del monte Canin durante l’attività di rilievo (Alpi Giulie)
quote inferiori non era più presente copertura nevosa. Tutta la settimana precedente le feste pasquali è rimasta perturbata; le precipitazioni sono state quasi costanti sui rilievi prealpini. Solo il venerdì santo (18 aprile) si è notato un calo termico con abbassamento del limite delle nevicate a 1800 metri. Alle quote superiori, quasi esclusivamente sul Canin, gli apporti nevosi sono stati umidi e gli spessori di neve nuova hanno raggiunto al massimo i 25 cm. Durante l'intera settimana, le precipitazioni piovose hanno impregnato il manto nevoso, soprattutto dove gli spessori erano più esigui specialmente sui versanti meridionali delle Alpi e al di sotto dei 2200 metri anche sui versanti settentrionali. Il 18 e 19 aprile si è registrata una spiccata attività valanghiva anche sui versanti nord dei rilievi più importanti. Sono state segnalate valanghe di grosse dimensioni con interessamento degli strati basali sui versanti nord del Monte Zermula, sul Tiarfin a Casera Razzo e anche sulle Alpi Giulie sul canalone della Strugova. La settimana successiva alle festività pasquali ha visto un susseguirsi di fronti umidi che hanno determinato una situazione tipicamente primaverile. Il limite delle nevicate, salvo
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RELAZIONI qualche rara eccezione, si è mantenuto sempre al di sopra dei 2200-2300 metri; in qualche sporadico evento ha superato le cime più alte. Il 25 aprile, la situazione temporalesca è diventata diffusa e le precipitazioni hanno interessato tutto il territorio regionale. In questa fase, la neve è scesa fino a 1700 metri con apporti significativi solo al di sopra dei 2200 metri e con spessori massimi di 15-20 cm. Si è registrata solo attività spontanea al di sopra dei 2000 metri di piccole valanghe di neve bagnata superficiali. L'ultima settimana di aprile è stata caratterizzata da un anticiclone accompagnato da temperature molto più alte rispetto al periodo (anche di 6/8 gradi) e un'isoterma che si è stabilizzata a 3000 metri; il manto nevoso ha subito un ulteriore assestamento e l'alternanza giorno-notte ha permesso il rigelo superficiale. La copertura nevosa sui versanti meridionali si presenta molto limitata mentre sui versanti settentrionali permane solo al di sopra dei 1600 metri (Fig 15).
Fig 15 Copertura manto nevoso al 28 aprile 2025 - M.te Coglians (Alpi Carniche) Fig 16 Gruppo del Canin in data 3 maggio 2025
Fig 17 Grafico della percentuale del grado di pericolo nell’intera stagione invernale
Maggio 2025 A maggio, il manto nevoso era ancora presente con spessori di una certa consistenza, soprattutto alle quote più alte e sui versanti settentrionali (Fig 16), mostrando caratteristiche tipicamente primaverili. L'attività valanghiva è stata caratterizzata da valanghe di neve umida e bagnata, a causa dell'impregnamento del manto. In generale, le condizioni meteorologiche hanno causato un progressivo assottigliamento del manto nevoso.
GRADO DI PERICOLO E PROBLEMI VALANGHIVI ZONA ALPINA I gradi maggiormente utilizzati, nella zona alpina durante la scorsa stagione sono stati il 2- Moderato e l’1-Debole, seguiti dal 3- Marcato e dal 4- Forte utilizzato per poche giornate a gennaio e a metà marzo. Alle basse quote delle zone alpine (Fig 18), il grado di pericolo è oscillato tra l’1- Debole e il 2-Moderato con sporadico utilizzo del 3-Marcato a gennaio e a marzo; parallelamente
Fig 18 Frequenza del grado di pericolo alle basse quote delle zone alpine suddiviso per mese Fig 19 Frequenza del grado di pericolo alle alte quote delle zone alpine suddiviso per mese
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RELAZIONI per le alte quote (Fig 19) i gradi maggiormente utilizzati sono stati il 2-moderato e il 3-marcato. Il problema valanghivo maggiormente utilizzato per la zona alpina è stato la “neve ventata” presente, seppur in percentuali differenti, per l’intera stagione, seguito dalla “neve fresca” presente fino a marzo (Fig 20). Nei mesi di gennaio e febbraio fanno la loro comparsa gli “strati deboli persistenti”, presenti nello stesso periodo anche nella zona prealpina e, come è facilmente intuibile, nei mesi primaverili la “neve bagnata” (Fig 21). ZONA PREALPINA Nella zona prealpina il grado maggiormente utilizzato è stato l’1-Debole alle basse quote e il 2-Moderato alle alte quote, mentre il 3-Marcato è stato emesso per poco meno del 6% quasi esclusivamente alle alte quote dove a marzo è stato utilizzato anche il grado 4-Forte (Fig 22, Fig 23 e Fig 24). Fino a marzo, nella zona prealpina, il problema tipico valanghivo maggiormente utilizzato è stato la neve fresca utilizzata complessivamente per il 26.4% dei casi che nei mesi di gennaio e soprattutto a febbraio si è alternata al problema degli strati deboli persistenti (Fig 25 e Fig 26). La neve ventata e la neve bagnata sono stati i problemi valanghivi che hanno caratterizzato il mese di aprile.
Fig 20 Grafico della percentuale dei problemi valanghivi utilizzati nella zona alpina durante l’intera stagione invernale
Fig 21Grafico della frequenza dei problemi valanghivi utilizzati nella zona alpina, suddivisi mese per mese
INCIDENTI Durante l’ultima stagione invernale nella Regione Friuli Venezia Giulia si sono verificati 3 incidenti valanghivi (Fig 27), tutti con conseguenze non fatali. Come si può vedere dall’immagine tratta dalla piattaforma yetiweb (fig28) gli incidenti si sono verificati talvolta in zone già teatro in passato di fatti analoghi ed anche per questo sono diventati oggetto di particolari osservazioni per lo studio delle cause del distacco e della morfologia del territorio. Nel mese del dicembre 2024 la situazione della neve al suolo è caratterizzata da una notevole variabilità dello spessore del manto nevoso dovuta alla differente distribuzione delle precipitazioni nelle varie meteonivozone ed all'azione del
Fig 22 Grafico della percentuale del grado di pericolo utilizzato nell’intera stagione invernale nelle zone prealpine
Fig 23 Frequenza del grado di pericolo alle basse quote delle zone prealpine suddiviso per mese Fig 24 Frequenza del grado di pericolo alle alte quote delle zone prealpine suddiviso per mese
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RELAZIONI
Fig 25 Grafico della frequenza dei problemi valanghivi utilizzati nella zona prealpina, suddivisi mese per mese
Fig 26) Grafico della percentuale dei problemi valanghivi utilizzati nella zona prealpina durante l’intera stagione invernale
Fig 28 Zone dove sono accaduti gli incidenti valanghivi
vento che ha creato zone fortemente erose e diffusi accumuli da vento. In particolare, durante le giornate del 19 e del 20 dicembre, le precipitazioni apportano fino a 40 cm di neve fresca e sono accompagnate da venti molto forti: importanti zone erose si alternano ad accumuli di un certo spessore che spesso ricoprono strati deboli costituiti da cristalli sfaccettati formatisi precedentemente a causa del forte gradiente metamorfico. Conseguentemente alla situazione, nella giornata di venerdì 20 dicembre 2024 viene emesso il primo Bollettino di Pericolo Valanghe regionale (Fig 30): «in molti punti l'innevamento è estremamente variabile a seconda dell'azione del vento ed i nuovi accumuli di neve ventata poggiano su strati sfavorevoli soprattutto sui pendii ripidi ombreggiati». Il giorno dopo, SABATO 21 DICEMBRE, viene segnalato il distacco provocato di una valanga a lastroni alla base delle rocce del Monte Golovec, nel gruppo montuoso del Canin (Alpi Giulie) (Fig31). Viene effettuato un rilievo nivologico nei pressi del coronamento della valanga da parte dell’Ufficio Valanghe della Protezione civile FVG per poter fare una valutazione sulle cause del distacco nonchè un’attenta analisi morfologica del sito in quanto lo stesso è stato negli anni interessato più volte da incidenti anche fatali. Così come i giorni precedenti all’evento valanghivo, persiste ancora un vento molto forte tanto che viene effettuato un primo sorvolo con l'elicottero per verificare la possibilità di un eventuale sbarco e stabilire un punto preciso per l’overing. Il rilievo mette in evidenza una delle situazioni valanghive tipiche: un esteso e spesso lastrone, formatisi per un impor-
Fig 29 Situazione di inizio stagione invernale sulle Alpi friulane caratterizzata da importanti zone erose e da diffuse zone di accumulo
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RELAZIONI
Fig 27 Tabella riassuntiva degli incidenti avvenuti in Friuli Venezia Giulia durante la stagione 2024/25 Fig 30 Bollettino di Pericolo Valanghe del Friuli Venezia Giulia del .21.12.24 emesso il giorno prima dell’incidente Fig 31 Immagini della zona della valanga vicino al fianco destro orografico della Sella Prevala
tante e persistente vento, che si è depositato su deboli cristalli sfaccettati trasformatisi in prossimità del terreno per un elevato gradiente causato dallo spessore del manto nevoso relativamente esiguo (Fig 32), ed un contesto ambientale molto freddo, per di più su un pendio ombreggiato. Lastrone che si è staccato a causa di un debole sovraccarico, testimoniato dalle tracce singole di uno sciatore in entrata poco sotto la base delle rocce (Fig 33); altre tracce vengono trovate in sede di rilievo ma sembrano successive al distacco in quanto attraversano la zona di scorrimento per recarsi in una zona adiacente più sicura. Dopo un’attenta osservazione della massa nevosa viene rinvenuto uno sci nella zona di scorrimento ed anche traccie
di sangue che attraversano longitudinalmente il pendio in direzione dell'arrivo dell'impianto “Funifor” a Sella Prevala, sella che delimita il confine tra il territorio italiano e la vicina Slovenia. Il rilievo dell'area della valanga tramite dispositivo GPS permette di dimensionare l’evento: la lunghezza della valanga raggiunge i 255 metri mentre il coronamento misura circa 140 metri (Fig 34). Analizzando la traccia di salita emerge un particolare: da qualche anno gli sci alpinisti seguono un percorso molto più alto rispetto a tanti anni fa ed attraversano il pendio proprio sotto le rocce che, già di per sé un punto pericoloso, è caratterizzato da pendenze molto più accentuate ed è un punto dove abitualmente si possono trovare grossi accumuli da vento (Fig 35).
Fig 32 Dettagli del coronamento della valanga
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RELAZIONI
Fig 33 Immagini della zona di distacco alla base della valanga; in giallo la traccia dello sci alpinista
Ed è proprio quello che emerge dal rilievo nivologico effettuato vicino alla zona del distacco come si può vedere dall’immagine: A seguito di un’analisi storica degli incidenti avvenuti negli anni nella medesima zona si evince che in passato se ne
erano già verificati altri che avevano coinvolto fatalmente, nell’inverno del 2014, uno sci alpinista friulano ma anche nel 2018 uno sci alpinista sloveno, con dinamiche simili a quelle osservate quest’anno. Inoltre, un paio di anni fa erano stati coinvolti due operatori che di primo mattino stavano effettuando la rifinitura del percorso della gara sci alpinistica del Canin che era stato ricoperto dalla neve fresca trasportata dal vento e caduta durante la notte. dinamica dei fatti che riportiamo per dovere di cronaca ma che non sono supportati da informazioni verificate. Venerdì 14 febbraio una precipitazione porta più di 30 cm di neve in quota, specialmente in Canin, con venti forti. Tale si-
Fig 34 Rilievo tramite GPS della valanga che ha provocato l’incidente del 21 dicembre
Fig 38 Rilievo nivologico effettuato in zona dopo l’incidente durante il corso 2 A3 AINEVA in FVG Fig 35 Zona di scorrimento della valanga: nella parte bassa, negli anni passati, passava tipicamente la traccia scialpinistica
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RELAZIONI
Fig 36 Rilievo effettuato nella zona di distacco dopo l’incidente che mette in evidenza la presenza un grosso deposito da vento, costituito da cristalli arrotondati e particelle di frammentazione che ricopre circa 25 cm di cristalli sfaccettati e brina di profondità
Fig 37 Bollettino di pericolo valanghe del Friuli Venezia Giulia emesso il giorno prima dell’incidente Fig 40 Immagini del freeride, divenute virali sui social in poco tempo dove si può notare la fessura di innesco iniziale
Fig 39 Distacco della valanga di sabato 15 febbraio e operazioni di soccorso ( c)
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RELAZIONI tuazione porta ad indicare nel Bollettino di Pericolo Valanghe regionale due problemi valanghivi: la neve fresca ed i lastroni da vento (Fig 37 e Fig 38 ). Il giorno dopo, SABATO 15 FEBBRAIO, sul gruppo del monte Canin verso le 13:30 uno scialpinista si inoltra sui pendii posti alla dx orografica del vallone dell’Ursic, caratterizzati da pendenze sui 40° a circa 2100 metri di altitudine (Fig 38 a e b). Il conseguente distacco, provocato dal suo stesso peso, di una valanga a lastroni lo trasporta a valle per circa 400 metri e lo deposita semi sepolto ma illeso; prima di essere travolto era riuscito ad azionale l’airbag. Una squadra del Soccorso Alpino, che si trovava nelle vicinanze per un’esercitazione, interviene immediatamente per estrarlo (Fig 38 c). Il video dell’accaduto registrato dalla sua stessa web cam diventa virale sui social in brevissimo tempo (Fig 39). Fig 41 Immagini della zona dove è accaduto l’ultimo incidente del 30 marzo
Fig 42 Immagine del distacco ripresa dalla telecamera dell’elicottero Fig 43 Immagine relativa alla zona di scorrimento della valanga
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Il 30 marzo 2025 si è verificato un incidente sul monte Coglians (Fig41): verso le ore 12:50 un gruppo di 3 scialpinisti di nazionalità slovena procedono in salita lungo la via classica di salita. Uno più avanti rispetto agli altri due, poco sotto la vetta viene travolto da una valanga a lastroni (Fig 42) e trasportato a valle rimanendo in superficie dopo essere riuscito ad attivare l'airbag a circa 2700 m di quota, su un versante Sud (Fig43). I fattori che hanno portato alla formazione dell’evento valanghivo sono stati la neve fresca caduta durante la notte, accompagnata da un vento importante, e le temperature piuttosto alte dovute al rialzo termico verificatosi durante la giornata, l’orario non proprio mattutino, e la morfologia del sito che porta ad un più rapido riscaldamento dell’aria e del manto nevoso.
RELAZIONI
REGIONE DEL VENETO
di Mauro Valt
con la collaborazione di Giuseppe Crepaz, Renato Zasso e Giovanna Burelli Tiziana Corso, Fabrizio Tagliavini, Roberta Dainese, Marco Sangati, Glenda Greca, Marco Carcereri, Gianni Marigo, Robert Thierry Luciani, Dalla Libera Davide, Dolores Toffoli, Laura Fenti
INTRODUZIONE La stagione invernale da dicembre ad aprile è stata calda e classificabile come evento raro rispetto alla media climatica. I soli mesi di gennaio e marzo sono stati nella norma, seppur caratterizzati da alcune decadi calde. Le giornate più fredde sono state osservate a novembre. Alle basse quote per il periodo DJFMA la copertura nevosa è durata 20 giorni in meno, mentre in quota, seppur con spessori ridotti, è rimasta per un certo numero di giorni nella media. Analizzando tutto l’inverno, è mancata la neve a novembre e da aprile in poi, specie alle basse quote. La stagione invernale si chiude con un bilancio di precipitazione nevosa in deficit con le conseguenti ripercussioni sugli spessori della neve al suolo e sulla risorsa idrica. A 2200 m sono caduti quasi 2 metri di neve in meno e 1,50 m a 1600 m nelle Prealpi. Nei fondovalle delle Dolomiti il deficit di neve fresca varia dal 45% al 75%, pari a circa 150 cm di neve (periodo di riferimento 1991-2020). La risorsa nivale (SWE) disponibile è stata per tutta la stagione sotto la norma, in leggera ripresa in occasione delle nevicate e dopo la metà di aprile. È stata anche una stagione poco ventosa, con rare giornate con vento forte (il 23 dicembre è stata la giornata più ventosa). I venti occidentali sono stati i prevalenti, soprattutto da novembre a febbraio, seguiti dai flussi orientali. Nei mesi di marzo e aprile si sono fatti sentire i venti orientali. La struttura del manto nevoso è stata caratterizzata dalla poca neve di inizio inverno (novembre-dicembre), completamente trasformata in forme di brina di profondità e cristalli sfaccettati già nella prima decade di gennaio. Questa neve, sarà la base di molti distacchi di valanghe nelle settimane successive. L’instabilità del manto nevoso più frequente dell’inverno sarà generata dal sovraccarico delle nuove nevicate, spesso accompagnate da episodi di pioggia su neve fino in alta quota, sulla neve basale costituita da cristalli fragili (FC e DH).
Gli incidenti da valanga noti sono 8, 1 dei quali con 2 morti, dovuti a questa situazione.
LE TEMPERATURE INVERNALI La temperatura media dell’inverno, considerato da dicembre ad aprile (DJFMA), è stata di ben 1,6 °C superiore rispetto alla media 1991-2020 e classificabile come “evento raro” (Fig. 1). Lo scarto è uguale a quello della nevosa stagione del 2014 ma inferiore al 2020, al 2007 e al caldo inverno 2024.
Fig. 1 - Andamento della temperatura dell’aria in quota nelle Dolomiti per il periodo dicembre-aprile (DJFMA). I riferimenti sono relativi alla media climatica 1991-2020. Fig. 2 - Andamento giornaliero della temperatura dell’aria in quota nelle Dolomiti. In rosso la media mobile di ordine 11 della temperatura della stagione che evidenzia l’andamento generale.
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RELAZIONI Osservando i valori giornalieri di temperatura media e la relativa media mobile (curva rossa nella Fig. 2) si può osservare come siano molte e frequenti le giornate con valori oltre il 90° percentile, sia a ottobre che a dicembre, con singole giornate a febbraio e marzo e poi ancora in crescendo ad aprile. Di contrasto sono poche le giornate con temperature inferiori alla norma (1° quartile di dati) concentrate in 3 episodi da dicembre agli inizi di gennaio e un episodio a maggio. Le giornate più fredde della stagione sono a novembre, intorno al 23 dicembre e al 10 di gennaio.
LE NEVICATE L’indice SAI del cumulo di neve fresca stagionale calcolato per la montagna veneta esprime, per la stagione 2024-2025, un valore negativo al di sotto del 10° percentile (evento raro) classificando la stagione come la più secca (Fig. 3), per neve fresca, dopo la stagione 2017, precedendo anche il 1990. La scarsità di neve fresca è stata soprattutto a bassa quota, dove gli eventi di pioggia su neve sono stati molteplici. Infatti, analizzando i dati di precipitazione totale in mm di pioggia delle stazioni delle Dolomiti (Fig. 4), il periodo DJFMA 2025 è risultato superiore sia alla media climatica WMO 1991Dall'alto: Fig. 3 - SAI Index, indice standardizzato, del cumulo stagionale di neve fresca (ottobre-maggio). I riferimenti sono relativi al periodo climatico 19912020. Fig. 4 - Andamento della precipitazione media invernale, da novembre ad aprile, nelle Dolomiti come mm di pioggia.
Fig. 5 - Cumulo stagionale medio di neve fresca (colonna di sinistra) calcolato sul periodo 1991-2020 e cumulo della stagione invernale 20242025 per alcune stazioni di fondovalle delle Dolomiti.
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RELAZIONI 2020 che a quella degli ultimi 10 anni. Pertanto la carenza di precipitazione nevosa è da attribuire alle temperature più miti che hanno di fatto aumentato il limite neve/pioggia. Nel grafico di Fig. 5 sono riportati i valori mensili di riferimento della quantità di neve fresca e i valori di questa stagione. È evidente per tutte le stazioni e a tutte le quote l’importante deficit. La base di novembre è venuta a mancare quasi ovunque. Sono seguiti un dicembre mediamente nevoso, un gennaio normale e un mese di febbraio molto variabile di valle in valle. Il mese di marzo è stato nevoso solo oltre i 1600 m di quota, mentre sotto ha dominato la pioggia.
LA NEVE AL SUOLO
LA COPERTURA NEVOSA Nel periodo classico di dicembre-aprile (DJFMA), la copertura nevosa è durata nella norma oltre 1500 m di quota mentre alle quote inferiori è durata ben 23 giorni in meno . Analizzando il periodo più lungo da ottobre a maggio, si osserva che la neve al suolo manca ad inizio inverno (novembre) e fine inverno (aprile-maggio) soprattutto alle quote inferiori (Fig. 10 e 11). Una ulteriore analisi sulla durata del manto nevoso per area geografica, evidenzia che la fascia prealpina e le Dolomiti meridionali hanno una permanenza in media di meno di 13 giorni, la parte centrale delle Dolomiti di ben 31 giorni e
Fig. 6 - Andamento medio dello spessore della neve al suolo nelle Dolomiti settentrionali (HSimed). I riferimenti sono relativi alla media climatica 1991-2020. Fig. 7 - Andamento medio dello spessore della neve al suolo nelle Dolomiti meridionali (HSimed). I riferimenti sono relativi alla media climatica 1991-2020 Fig. 8 - Andamento medio dello spessore della neve al suolo nelle Prealpi (HSimed). I riferimenti sono relativi alla media climatica 1991-2020
L’indice HSimed esprime molto bene per le Dolomiti (Fig. 6 e 7) e le Prealpi (Fig. 8) l’andamento medio del manto nevoso al suolo. Nelle Dolomiti lo spessore è stato generalmente inferiore alle norma fino al termine di gennaio. Le successive nevicate lo hanno mantenuto nella norma fino alla precipitazione del 8-16 marzo quando lo spessore è incrementato in modo sensibile. Inizia poi una fase di assestamento seguita da una rapida fusione del manto nevoso fino alla prima decade di maggio. Nelle Prealpi, dopo un inizio promettente, lo spessore rimane sotto la norma fino a marzo quando alcune nevicate ne aumentano lo spessore e ritorna su valori nella norma. Il periodo di fusione sarà poi accelerato e rapido. L’andamento della stagione nelle Dolomiti è segnata dalla poca neve suolo che avrà le sue ripercussioni anche sulla risorsa idrica nivale SWE.
GLI EVENTI DI PIOGGIA SU NEVE La stagione invernale è stata caratterizzata da diversi eventi di pioggia su neve. Il generale l'aumento delle temperature e la tipologia di flussi perturbati hanno favorito questi eventi. In molte occasione la neve è arrivata fino nei fondovalle e poi è risalita oltre i 2100 m di quota (Fig. 9). Queste situazioni sono sempre più frequenti sull’arco alpino italiano, specie negli ultimi 10 anni. Analizzando i dati delle stazioni del nord est (Bolzano, Trento, Veneto e Friuli Venezia Giulia) e ricercando le giornate con pioggia sulla neve, graficando la quota della stazione della osservazione, è possibile tracciare una andamento degli eventi stagionali. Ogni indicatore del grafico rappresenta una stazione di osservazione. Ci sono dei periodi in cui la concentrazione di stazioni è elevata e verso l’alto, come negli episodi di metà febbraio e di aprile. Anche la giornata del 28 marzo è stata caratterizza da osservazioni fino in quota. Questo tipo di analisi è condizionata dalla presenza di stazioni presidiate in alta quota, ma anche singole osservazioni rappresentano degli indicatori importanti.
Fig. 9 - Eventi di pioggia su neve (ROS) nelle Alpi orientali durante la stagione invernale 2025. I vari marcatori indicano la quota della stazione in cui è stato osservato l’episodio
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RELAZIONI rispettivamente 331 mm, 406 e 375 mm (Fig. 13). La stazione di Cima Pradazzo è influenzata dal vento e quindi ha un valore inferiore. Le stazioni più a nord, già da Monti Alti di Ornella, hanno fatto registrare valori inferiori ai 250 mm. Questi valori sono stati raggiunti con gli incrementi di neve dalla seconda metà di marzo in poi (Fig. 14). Nelle Prealpi i valori massimi sono stati raggiunti a metà marzo e non successivamente a causa delle piogge fino in quota.
IL VENTO
Fig. 10 - Andamento della copertura nevosa mensile come giorni di permanenza della neve della stagione invernale 2024-2025 e riferimento storico per i territori di alta quota (oltre i 1500 m). Fig. 11 - Andamento della copertura nevosa mensile come giorni di permanenza della neve della stagione invernale 2024-2025 e riferimento storico per i territori di bassa quota (sotto i 1500 m). Fig. 12 - Andamento della risorsa idrica nivale (SWE) nel bacino del Piave durante la stagione invernale 2024-2025.
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di – 21 giorni le zone più settentrionali. Il gruppo di stazioni alle quote inferiori ai 1000 m, ha un valore ancor maggiore.
LA RISORSA NIVALE La risorsa nivale è stata inferiore alla norma per tutta la stagione invernale (Fig. 12). Le nevicate di febbraio e marzo hanno determinato un aumento degli spessori del manto nevoso ma la densità della neve è rimasta inferiore alla media mancando la base autunnale. Solo con le nevicate in quota della seconda metà di aprile, c’è stato un recupero nella norma. I valori massimi di SWE misurati dalla nuova rete di sensori CRNS, sono stati raggiunti nei primi giorni del mese di aprile. Nelle Dolomiti le stazioni di Pale di San Martino a 2550 m, Col dei Baldi a 1900 m di quota e di Malga Losch a 1735 m, nelle Dolomiti meridionali, sono quelle con il maggior SWE:
Per comprendere se una stagione è stata ventosa o meno, al di là delle singole giornate, si è elaborato un indice dato dalla sommatoria dei singoli valori di velocità media giornaliera per un dato periodo. Nel nostro caso si è scelto il periodo da novembre ad aprile (NDJFMA) (Fig. 15). L’indice elaborato fornisce una indicazione del vento sfilato in una stazione, indipendentemente dalla sua direzione. Per la montagna veneta è indicativa la stazione di Cima Pradazzo, un po’ sottovento per i venti nord orientali ma molto in linea con i venti sinottici nelle altre direzioni. E’ in posizione sommitale. L’indice elaborato evidenzia che la stagione è stata una delle meno ventose degli ultimi 30 anni. I periodi con vento moderato hanno determinato anche una erosione del manto nevoso al suolo con la formazione di depositi di neve ventata lungo i versanti sotto vento. Nel grafico della velocità del vento media di Cima Pradazzo (Fig. 16), si possono osservare i periodi caratterizzati da un costante vento, seppur non molto teso. Le giornate più ventose sono state dal 17 al 28 novembre, dal 6 al 10 dicembre, dal 15 al 27 dicembre, dall’1 al 19 gennaio 2025, dal 21 al 25 gennaio, il 30 gennaio, il 12-13 febbraio, dal 17 al 22 febbraio, e poi gli episodi di marzo e aprile (20-21 marzo, 30 marzo–1 aprile, 9-11 aprile, 6 e 17 aprile), con il picco massimo il 23 dicembre. I venti occidentali hanno caratterizzato il maggior numero di giornate (33%), seguiti dai venti orientali (15%) e dai venti da SE e SW (Fig. 17). Da novembre a febbraio, ma soprattutto nel mese di gennaio, i venti occidentali sono stati prevalenti. Nei mesi di marzo e aprile, invece, sono aumentati i flussi orientali, risultati predominanti nel mese di marzo.
L’EVOLUZIONE DEL MANTO NEVOSO Per descrivere l’evoluzione stagionale del manto nevoso, viene presa come riferimento la stazione di Cima Pradazzo – Lago di Cavia, posta a 2100 m, in piano e lungo un versante settentrionale. Per questa stazione, come per altre delle Dolomiti, es. Col dei Baldi e Monti Alti di Ornella, i rilievi sono regolari durante la stagione invernale ed effettuati dallo stesso personale tecnico. Dopo le nevicate di inizio ottobre e la successiva intensa attività valanghiva, specie nelle Dolomiti settentrionali,
RELAZIONI occorre attendere l’ultima decade del mese di novembre per vedere ritornare la neve fino a bassa quota (il 22 novembre nevica a Belluno). Lungo i versanti settentrionali è rimasta della neve residua di ottobre e anche dei residui di neve da valanga. Nel profilo del 23 novembre di Cima Predazzo (Fig. 18), i primi 20 cm di neve dal suolo verso la superficie, sono caratterizzati da neve vecchia, mentre lo strato successivo è relativo alla nevicata del giorno prima, accompagnata da vento. L’Indice di spessore del manto nevoso HSimed, il 30 novembre, è di 5 cm nelle Dolomiti, inferiore al 10° percentile. Nelle Prealpi la neve è invece assente. Le temperature miti che seguono, con clima anche molto umido, determinano una riduzione della copertura nevosa su tutti i versanti (Fig. 19). Le deboli nevicate del 3 dicembre e i 10 cm del giorno successivo sono presenti in questo profilo del 6 dicembre. La neve è poca per il periodo. Infatti il cumulo stagionale di neve fresca, da ottobre a fine novembre, evidenzia un deficit del 55% in Dolomiti (-65 cm di neve fresca) e dell’85% in Prealpi (-50 cm di neve fresca). La crosta da rigelo, presente già nel profilo di fine novembre, a circa 10 cm dal fondo, è ancora ben individuabile (Fig.20) ed è sovrastata dalla poca neve della prima metà di dicembre, in avanzata fase di trasformazione in forme da crescita cinetica (FC, DH). In superficie, in questo profilo del 23 dicembre, si osserva la neve della precipitazione del 20 dicembre, formata da Particelle Frammentate dal vento (DFbk) e da sottili strati di neve ventata dei giorni seguenti. Il 23 dicembre sarà anche il giorno più ventoso della stagione invernale. Nel profilo del 31 dicembre (Fig. 21), il gradiente di temperatura all’interno del manto nevoso è elevato e gli strati sono in evidente evoluzione per crescita cinetica con forme grandi. In superficie è presente un compatto strato dovuto al vento del 26-30 dicembre, già in evoluzione con forme di grani arrotondati in crescita (RGxf). Come a fine novembre, le precipitazioni del mese sono state scarse e il deficit di precipitazione nevosa è del 55%, pari a circa 100 cm in quota nelle Dolomiti e di 55 cm nelle Prealpi, con notevoli ripercussioni sugli spessori del manto nevoso. L’indice di spessore del manto nevoso HSimed, il 31 dicembre nelle Dolomiti è di 19 cm (norma 25-84 cm) di poco sopra il 10° percentile, come nel fine dicembre del 2010 e del 2008 ma superiore ai poco nevosi inverni del 2016 e del 2017. Nelle Prealpi l’indice è di 17 cm (norma 12-43 cm).
-5 delle ore 14 del 2 gennaio a 2200 m di quota. Il 3 gennaio si verifica una insolita valanga sulla pista Labirinti a Cortina. Al passaggio di uno sciatore sulla pista chiusa, cede tutta la neve artificiale al suolo, generando una valanga che interessa tutta la pista di sci. Dal punto di vista della struttura del manto nevoso, è di grande importanza la completa trasformazione in forme di brina di profondità (DH) con cristalli anche di grandi dimensioni e con deboli resistenze. In tutta l’area dolomitica, la poca neve al suolo ha subito questa trasformazione con la formazione dello strato basale debole, coperto in modo discontinuo da una crosta di neve ventata. La neve del 6-7 gennaio copre tutto l’orizzonte nascondendo queste situazioni di zone senza neve e zone con strati deboli e fragili. Da rilevare che il giorno 6 il limite neve/pioggia è a 1600 m di quota in rapido abbassamento a 800 m. Il profilo del 27 gennaio (Fig. 23) evidenzia ben 50 cm di neve completamente trasformata in cristalli sfaccettati (FC) e brina di profondità (DH). La piccola crosta da fusione e rigelo conseguente le miti temperature del 23 gennaio sera, accompagnata anche da una leggera pioggia, separano nettamente la neve precedente dalla neve del 26 e 27
Fig. 13 - Andamento della risorsa idrica nivale (SWE) per alcune stazioni delle Dolomiti misurata con sensori CRNS (Cosmic Ray Neutron Sensing). Fig. 14 - Andamento della risorsa idrica nivale (SWE) per alcune stazioni delle Prealpi misurata con sensori CRNS (Cosmic Ray Neutron Sensing).
Nel profilo del giorno 8 gennaio (Fig. 22), è ben evidente la neve di inizio inverno (ottobre –dicembre) che ha come strato più elevato la crosta da vento di fine anno, e la neve dei giorni precedenti il rilievo. Di particolare rilevanza il brusco cambiamento di fine anno con la temperatura passata da +3° alle 24 del 30 dicembre ai
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RELAZIONI del Cuc). Nel profilo del 30 gennaio (Fig.24), 3 giorni dopo il precedente, il gradiente di temperatura superficiale è aumentato e il test ECT evidenzia il piano di rottura principale delle valanghe del periodo. Sono presenti piccoli strati di neve pallottolare (PPgp) e lo strato con forme da fusione (MF) relative alla pioggia fino in quota del 28 gennaio. Globalmente da inizio ottobre a fine gennaio, il deficit di precipitazione nevosa è ancora del 34% nelle Dolomiti (100 cm di neve fresca) e del 43% nelle Prealpi (-77 cm) con ripercussione sugli spessori del manto nevoso. Solo nelle Prealpi vicentine la neve è presente con buon spessori come anche oltre i 1900 m di quota in Alpago. Profilo del 13 febbraio (Fig. 25). La struttura della neve evidenzia bene i periodo di formazione dei diversi strati di neve: la neve basale formata da brina di profondità di novembre e dicembre, lo stato di cristalli sfaccettati più compatto fra i 30 e i 40 cm dal fondo della neve ventata di fine dicembre, sovrastato dalle nevicate di inizio gennaio in evoluzione anche esse verso forme di crescita cinetica (sono 60 cm in totale di neve fragile), la nevicata del 28 gennaio e anche la pioggia del 20 gennaio con i 2 strati di forme da fusione ben evidenti, e sopra gli strati di neve degli episodi della prima decade di febbraio (1 e 2 febbraio neve fino nei fondovalle delle Dolomiti), con forme anche da fusione dovute al caldo del 6 febbraio e alla pioggia del 11 febbraio. Il 9 febbraio nevica maggiormente nelle Prealpi vicentine che sul resto del territorio regionale.
Fig. 15 - Indice di vento sfilato misurato presso la stazione guida di Cima Pradazzo (q. 2200 m) in Dolomiti. Fig. 16 - Valore medio giornaliero di intensità del vento misurato presso la stazione guida di Cima Pradazzo (q. 2200 m) in Dolomiti. Fig. 17 - Direzione prevalente del vento durante la stagione invernale 2024-2025 (novembre-aprile) presso la stazione guida di Cima Pradazzo (q. 2200 m) in Dolomiti.
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gennaio. Il gradiente di temperatura è diminuito. Il giorno del rilievo, piove fino a 1600 – 1700 m di quota e il giorno successivo, il 28 gennaio, fino oltre i 2000 m di quota. Il 28 gennaio nevica con apporti maggiori nelle Dolomiti settentrionali. Il grado di pericolo è 4- forte per la pioggia che genera instabilità e per la base del manto nevoso fragile. Il 29 gennaio è bel tempo. La neve in superficie sembra assestata, ma sotto è fragile. Sono osservate molte valanghe di fondo lungo i versanti in ombra che localmente hanno interessato anche piste da sci (chiuse). Sono noti incidenti da valanga in Alto Adige (Merano 2000), a Falcade (Forcella Veneggiota) ed Arabba (Bel vedere- Col
Nelle giornate successive al 13 febbraio, si osservano ancora deboli precipitazioni nei fondovalle delle Dolomiti e anche a 1000 metri nelle Prealpi (neve ad Asiago e Tonezza). Seguono giorni di bel tempo con molte nebbie basse e clima umido. In superficie, il gradiente di temperatura della neve diminuisce mentre rimane moderato nella parte centrale. Nel profilo del 20 febbraio (Fig.26) sono ben evidenti gli strati da pioggia del 28 gennaio che sono, in questo caso, separati da uno strato debole di cristalli sfaccettati (FC). Alla fine del mese l’indice di spessore del manto nevoso HSimed, nelle Dolomiti è di 63 cm (norma 57-108 cm), risalito con le ultime nevicate e nelle Prealpi di 42 cm (norma 36-94 cm), risalito in virtù delle precipitazioni più intense che nelle Dolomiti. Profilo del 3 marzo (Fig.27). In questa giornata sono noti 2 incidenti da valanga a Passo Cibiana e nei giorni precedenti altri 3 in Provincia di Bolzano (Dolomiti di Sesto, Braies, Latemar). Il manto nevoso presenta, in superficie, neve fresca
RELAZIONI relativa alle nevicate del 26-28 febbraio. Le nevicate sono avvenute con clima anche burrascoso data la presenza di strati con forme irregolari e neve pallottolare. Sotto questa neve fresca, si presenta ancora della neve a debole coesione relativa alle nevicate di inizio febbraio. Poi, proseguendo in profondità, troviamo i 2 strati da fusione (MF) e infine tutta la neve dell’inverno con diversi strati di evoluzione da crescita cinetica. In superficie la neve sembra consolidata anche per la presenza della crosta da fusione, ma in realtà la base è molto fragile. I distacchi delle valanghe sono avvenuti soprattutto per sovraccarico forte ed interessamento proprio di questi strati basali.
Il profilo del 14 marzo (Fig.28) , evidenzia la situazione del manto nevoso che inizia a presentare spessori di oltre 1 metro su gran parte della montagna veneta. Nel profilo sono ben evidenti le croste da fusione (MF) all’altezza di circa 70 cm formatesi il 28 gennaio e la crosta, all’altezza di 90 cm, relativa ai giorni miti fra il 5 e 8 marzo. In mezzo la neve di febbraio anche essa in evoluzione (RGxf) anche se il gradiente è diminuito. Sopra, le nevicate del 10-14 marzo. Il 10 nevica fino a 800 m, in rialzo come limite neve pioggia a 1800 m in giornata. Nei giorni successivi il limite è molto altalenante con neve a fondovalle a 1200 m in rialzo a 1800 m con neve umida in superficie. Il giorno 15 il limite neve/pioggia arriverà fino a 2100 m, appesantendo la neve e generando una instabilità superficiale.
Fig. 18 - 23 novembre 2024. Profilo del manto nevoso realizzato presso la stazione di Cima Pradazzo (q. 2200 m).
Fig. 19 - 6 dicembre 2024. Profilo del manto nevoso realizzato presso la stazione di Cima Pradazzo (q. 2200 m).
Fig. 20 - 24 dicembre 2024. Profilo del manto nevoso realizzato presso la stazione di Cima Pradazzo (q. 2200 m).
Fig. 21 - 31 dicembre 2024. Profilo del manto nevoso realizzato presso la stazione di Cima Pradazzo (q. 2200 m).
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RELAZIONI Il profilo è di 3 giorni dopo il precedente (17 marzo) (Fig.29). Il manto nevoso a 2200 m in questa stazione è andato in isotermia a 0°C. La struttura della neve non è cambiata. Dalla crosta da fusione all’altezza di 90 cm, formatasi fra il 5 e 8 marzo, si misurano 50 cm di neve sovrastante, i primi 20 cm (strati da 90 a 110) relativi alle nevicate del 10-14 marzo e sopra quelli del 15-17 marzo con frequenti precipitazioni di neve pallottolare (PPgp) relativi al clima burrascoso. Nel giorno 16 sono noti ben 7 incidenti sulle Alpi italiane fra i quali quello mortale di Passo Giau. Il 17 altri 3 incidenti e il 18 marzo un nuovo incidente a Col del Cuc – Passo Pordoi ad Arabba. In questo periodo l’attività valanghiva, anche di fondo, è diffusa e frequente.
Alla fine del mese di marzo (profilo del 27) (Fig.30) la struttura interna del manto nevoso inizia ad evolvere verso le forme da fusione. In superficie sono presenti strati di neve delle diverse precipitazioni della seconda decade del mese (strato fra 110 e 123 cm ) e le croste conseguenti le nevicate miste a frequenti eventi di pioggia fino a 2200 m. Nei giorni seguenti il vento sarà insistente ma con una giornata molto calda il 30 marzo. A fine mese l’indice di spessore del manto nevoso HSimed, nelle Dolomiti è di 81 cm (norma 54-122 cm) in rialzo rispetto a fine febbraio e nelle Prealpi di 21 cm (norma 16-77 cm), in calo rispetto a fine febbraio. Una crosta di ghiaccio caratterizza la superficie del manto nevoso il 16 aprile (Fig.31). Il profilo, in isotermia già da marzo,
Fig. 22 - 8 gennaio 2025. Profilo del manto nevoso realizzato presso la stazione di Cima Pradazzo (q. 2200 m).
Fig. 23 - 20 gennaio 2025. Profilo del manto nevoso realizzato presso la stazione di Cima Pradazzo (q. 2200 m).
Fig. 24 - 27 gennaio 2025. Profilo del manto nevoso realizzato presso la stazione di Cima Pradazzo (q. 2200 m).
Fig. 25 - 30 gennaio 2025. Profilo del manto nevoso realizzato presso la stazione di Cima Pradazzo (q. 2200 m).
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RELAZIONI è formato da grani da fusione MF di diversa dimensione. Lo spessore del manto nevoso, dopo aver raggiunto i suoi massimi valori a fine marzo-inizio di aprile, è in calo. La prima decade del mese è stata infatti molto mite con ampi processi di fusione. Dall’11 aprile il tempo cambia con limite pioggia / neve molto elevato anche oltre i 2500 m il 15 e il 16. Il clima è umido. Il 17 aprile le precipitazioni sono forti, sempre con limite molto alto e forte attività valanghiva di fondo anche lungo i versanti settentrionali. Fra il 23 e il 25 di aprile, ancora piogge su neve fino in quota ma con limite in abbassamento a 1600 m a fine episodio. Profilo del 30 aprile evidenzia un manto nevoso in fase di fusione (Fig.32). Gli strati presentano neve umida a tutti i livelli.
Nella prima decade di maggio la neve farà ancora la comparsa oltre i 1800 m, alternata ad eventi di pioggia come anche dal 20 al 23 di maggio. La fusione del manto nevoso è stata però importante con una rapida riduzione della copertura nevosa alle quote medio – alte specie nei primi e ultimi giorni del mese. A fine maggio la neve è ancora “bianca” in alta quota per le nevicate di maggio mentre la fascia della neve “rossa”, conseguente ad alcune precipitazioni con polvere del deserto di marzo e aprile, si sta innalzando, evidenziando la scomparsa della neve più recente. La stagione invernale 2024-2025 si chiude con un bilancio di precipitazione nevosa in deficit con le conseguenti ripercussioni sugli spessori della neve al suolo e sulla risorsa idrica. A 2200 m sono caduti quasi 2 metri di neve in meno e
Fig. 26 - 13 febbraio 2025. Profilo del manto nevoso realizzato presso la stazione di Cima Pradazzo (q. 2200 m).
Fig. 27 - 20 febbraio 2025. Profilo del manto nevoso realizzato presso la stazione di Cima Pradazzo (q. 2200 m).
Fig. 28 - 14 marzo 2025. Profilo del manto nevoso realizzato presso la stazione di Cima Pradazzo (q. 2200 m).
Fig. 29 - 17 marzo 2025. Profilo del manto nevoso realizzato presso la stazione di Cima Pradazzo (q. 2200 m).
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RELAZIONI 1,50 m a 1600 m nelle Prealpi. Nei fondovalle delle Dolomiti il deficit di neve fresca varia dal 45% al 75% pari a circa 150 cm di neve (periodo di riferimento 1991-2020) A fine mese la neve è presente solo sulle stazioni in alta quota (Ra Vales, 2600 m con 100 cm, Piz Boè 2900 m con 120 cm). L’indice di spessore del manto nevoso HSimed, il 31 maggio nelle Dolomiti è di 10cm (norma 1-18 cm) mentre nelle Prealpi la neve è assente.
L’ATTIVITÀ VALANGHIVA GENERALE La stagione invernale è stata caratterizzata da una attività valanghiva incentrata in alcuni periodi meteorologici ben precisi: dopo le prime nevicate ad ottobre e dicembre, alla fine del mese di gennaio con la nuova neve sulla base fragile, alla fine di febbraio e nella seconda decade di marzo (Fig. 33). Gli eventi più grandi, con valanghe anche in pista, sono avvenuti dopo le precipitazioni del 13-16 marzo. Diverse valanghe di neve bagnate, singole di grandi dimensioni sono state osservate su tutto il territorio montano. Anche dopo l’episodio di metà aprile sono state osservate valanghe di grandi dimensioni lungo i versanti anche settentrionali. In particolare, nella prima decade di gennaio si registrano perlopiù distacchi provocati (Fig. 34), legati alle nevicate dei primi giorni del mese su strati basali molto fragili spesso intervallati da croste. Localmente la struttura fragile del manto nevoso favorisce fortemente la nucleazione e la propagazione della frattura che viene “contenuta” solo dalla scarsa massa per la carenza di neve. La situazione cambia con le abbondanti nevicate di fine gennaio con il limite pioggia neve, però, piuttosto alto. Si registrano molte valanghe sia spontanee che provocate,
Fig. 30 - 27 marzo 2025. Profilo del manto nevoso realizzato presso la stazione di Cima Pradazzo (q. 2200 m).
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alcune di grandi dimensioni (Fig. 35). Alcuni eventi interessano anche i comprensori sciistici e, in qualche caso, si censiscono valanghe su nuovi siti valanghivi, in altri gli eventi superano i limiti storici noti riportati nel Sistema Informativo Valanghe del Veneto. Nei giorni a seguire, con le abbondanti nevicate di fine gennaio, rimarrà alto il pericolo legato al distacco provocato per forte instabilità del manto nevoso e verranno segnalati diversi distacchi provocati. A febbraio non si verificano particolari eventi. Nell’ultima parte del mese il soleggiamento e l’aumento delle temperature favoriscono l’umidificazione del manto nevoso anche negli strati basali con conseguente attività valanghiva spontanea di neve a debole coesione umida e bagnata. È dopo le nevicate del 10-14 e del 15-17 marzo, con limite pioggia-neve molto variabile, che l’attività valanghiva si fa piuttosto intensa. Le abbondanti precipitazioni e i frequenti episodi di pioggia su neve destabilizzano fortemente un manto nevoso già fragile. Scendono molto valanghe, diverse di grandi dimensioni, alcune delle quali non erano note e rappresentano quindi nuovi siti valanghivi inseriti nel Sistema Informativo Valanghe del Veneto. Alcune valanghe superano i limiti storici noti (Fig . 35 e 36) e diverse interessano i comprensori sciistici (Fig. 37). L’attività valanghiva spontanea interessa anche i pendii più alti delle Prealpi dove, nei giorni a seguire le precipitazioni, si hanno anche distacchi di valanghe di slittamento. Soprattutto dopo la metà di aprile quando il manto nevoso diventa isotermico anche sui versanti settentrionali, alle quote più alte, scendono diverse valanghe di neve bagnata anche di grandi dimensioni.
Fig. 31 - 16 aprile 2025. Profilo del manto nevoso realizzato presso la stazione di Cima Pradazzo (q. 2200 m).
RELAZIONI IL GRADO DI PERICOLO VALANGHE Il grado di pericolo maggiormente utilizzato sulla montagna veneta è stato il 2- moderato, seguito dal 1- debole. Questi due pericoli rappresentano l’80% delle situazioni invernali. Il grado di pericolo 3-marcato solo il 19% e il 4- forte circa 1%. Nelle precedenti 3 stagioni invernali, il grado 1- debole era il maggiormente utilizzato anche per la scarsità della neve al suolo (Fig. 38). Il grado di pericolo 1- debole è stato più frequentente utilizzato nella prima parte della stagione invernale mentre il 3- marcato lo è stato nella seconda decade di marzo, quando le valanghe sono state frequenti anche lungo i versanti settentrionali. Il grado di pericolo 4- forte è stato utilizzato nella seconda decade di aprile in occasione delle nevicate e degli eventi di pioggia su neve (Fig. 39).
Fig. 32 - 20 aprile 2025. Profilo del manto nevoso realizzato presso la stazione di Cima Pradazzo (q. 2200 m).
LE CRITICITÀ VALANGHE Nella stagione invernale 2024 - 2025 sono stati emessi 4 bollettini di “Avviso di criticità valanghe” ordinaria per la zona Dolomitica, seguiti da altrettanti di ritorno in “Assenza di criticità prevedibili” (Fig. 40).
LE SITUAZIONI DA VALANGA Per analizzare l’andamento delle situazioni tipiche, sono state utilizzate quelle pubblicate sul bollettino sulla piattaforma di AINEVA, come situazione principale. Pur non essendo stata una stagione particolarmente ventosa, la situazione di pericolo dovuto alla neve ventata è stata la più frequente (Fig. 41), seguita dalla neve vecchia (strati deboli persistenti). Questa combinazione esprime la stratigrafia dominante della stagione ovvero il pericolo dovuto agli strati basali fragili di brina di profondità (DH) e cristalli sfaccettati (FC) persistenti per tutta la stagione invernale. Importante è stata anche la situazione da neve bagnata mentre non è stata utilzzata, sulla piattaforma AINEVA come prima scelta, la situazione da slittamento. Per quanto concerne l’andamento durante la stagione invernale (Fig. 42), si osserva il frequente utilizzo della situazione da neve vecchia nel mese di febbraio e nella prima decade di gennaio e marzo, periodi successivi a nevicate caratterizzate dalla instabilità basale. Le situazioni da neve bagnata, dominanti ad aprile, sono state presenti anche nel corso dell’inverno, nella terza decade di gennaio e di febbraio. La situazione da neve fresca è stata utilizzata soprattutto con i gradi 3- marcato e 4- forte come anche la situazione da neve bagnata. La neve vecchia è stata la caratteristica anche del grado 1- debole e in minor misura dei gradi superiori (Fig. 43). La situazione da vento ha dominato i gradi 1- debole e 2moderato.
Figura 33 - Tipologia di valanghe osservate per dimensione come classificate dal Modello 1 AINEVA. Stazioni delle Dolomiti.
Figura 34 - 28 gennaio 2025. Attività valanghiva spontanea durante la precipitazione. Dolomiti.
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RELAZIONI Figura 35 - 17 marzo 2025. Attività valanghiva spontanea lungo i versanti nord occidentali. Dolomiti
Figura 36 - Estratto dal Sistema Informativo Valanghe del Veneto: i tre nuovi siti valanghivi (aree in verde) “Becco di Mezzodì 3”, Becco di Mezzodì 4” e “Rocheta de Prendera” nel comune di Cortina d’Ampezzo.
Infatti, sull’arco alpino, gli incidenti da valanga noti si sono concentrati principalmente in 3 distinti periodi (Fig. 44): dal 24 gennaio al 4 febbraio, 76 incidenti; dal 14 al 27 marzo, con ben 85 incidenti; dal 31 marzo al 7 aprile, 45 incidenti.
Figura 37 - 17 marzo 2025. Valanga di fondo su pista chiusa lungo un versante settentrionale.
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GLI INCIDENTI DA VALANGA Nella stagione invernale 2024-2025, negli Stati confinanti con l’arco alpino, sono decedute a causa di incidente da valanga 60 persone. In Francia le vittime sono state 21, 20 in Svizzera, 11 in Italia, 8 in Austria e 0 in Germania e Slovenia. Il 70% degli incidenti da valanga è avvenuto nell’escursionismo, mentre il 26% nello sci fuori pista e il rimanente in altre categorie (strade, piste da sci, etc). L’instabilità del manto nevoso è stata spesso diffusa e concentrata su tutto l’arco alpino in brevi periodi, generando un elevato numero di incidenti.
Sul versante italiano (Alpi e Appennini) sono noti 60 di incidenti da valanga che hanno determinato 11 decessi di cui 6 nello sci alpinismo, 2 nello sci fuori pista e 3 nell’alpinismoescursionismo. Sul territorio montano del Veneto (Fig. 45), in base alle informazioni trasmesse dal Soccorso Alpino del Veneto, dal Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Cortina e dal SUEM 118 del Veneto sono noti 8 incidenti da valanga che hanno coinvolto in totale 17 persone, con 2 decessi avvenuti nell’incidente del 16 marzo 2025. In generale hanno avuto bisogno di assistenza sanitaria 3 persone e 12 sono rimaste illese: da un punto di vista medico non hanno riportato conseguenze significative oppure hanno rifiutato l’ospedalizzazione . La categoria degli sci alpinisti ha fatto registrare 4 incidenti, 2 avvenuti in salita e 2 in discesa, con 10 travolti. Seguono gli sciatori fuori pista con 3 incidenti e 6 travolti ed infine per il secondo anno consecutivo, si assiste ad un incidente su pista da sci. Durante la stagione invernale 2024 - 25 gli incidenti si sono verificati solo in area dolomitica e sono concentrati in alcune vallate particolarmente in Agordino (4 incidenti), Cadore/Val Boite (2 incidenti), Cadore/Zoldano (2 incidenti). Come situazione tipica valanghiva principale, ben sette incidenti su otto sono avvenuti con una situazione di neve vecchia (strati deboli persistenti). L’incidente con i 2 deceduti è avvenuto con una situazione principale da neve bagnata ma secondaria da neve vecchia.
RELAZIONI Ancora sette incidenti su otto si sono verificati in ambiti non gestiti della montagna mentre un incidente, il primo della stagione invernale 2024 - 25 del 3 gennaio 2025, è avvenuto in ambito gestito all’interno di un’area sciistica su una pista chiusa. Come grado di pericolo valanghe, ben sei incidenti su otto sono avvenuti con grado 3- marcato, uno con grado 2- moderato e uno con grado 1- debole. Nei giorni 29 gennaio e 2 marzo sono noti ben quattro incidenti, due per ogni singola giornata, che corrispondono al 50% del totale degli incidenti per l’intera stagione invernale in Veneto. Meritano attenzione anche altri due incidenti perché avvenuti a distanza di soli due giorni, il 16 e 18 marzo, fra cui quello che ha determinato il decesso di due scialpinisti (16 marzo Forcella Giau-Lastoi del Formin). Per quanto riguarda il coinvolgimento di professionisti della montagna, in ben due incidenti fra l’altro accaduti nello stesso giorno, il 29 gennaio (Col del Cuc/Passo Pordoi e Forcella Val Venegiota/Passo Valles), gli scialpinisti erano accompagnati da Guide Alpine di nazionalità francese. In particolare quello accaduto nei pressi della Forcella Venegiota/Passo Valles, ha interessato un gruppo composto da 8 militari professionisti della Gendarmeria francese di Chamonix che stavano effettuando un corso di formazione per Guide Alpine. 2025 01 03 Pista da sci “Labirinti”, Cortina – comprensorio sciistico delle Tofane. Categoria: sci fuori pista (valanga su pista da sci chiusa) Persone presenti: 2 - Persone travolte: 2 illese Situazione valanghiva da bollettino valanghe: neve vecchia (strati deboli persistenti) Nell’intento di recuperare un bastoncino caduto dalla seggiovia, 2 sciatori entravano nella pista chiusa Labirinti determinando il distacco della neve presente sulla pista (Fig. 46). La pista, fino al giorno prima, era caratterizzata da 5-10 cm scarsi di neve invernale. Il giorno 2 è iniziata la produzione di neve lungo la pista e questo è continuato anche durante la notte. Proprio durante la notte, una debole nevicata (5 cm) ha interessato la zona, mescolandosi con la neve prodotta. Si è venuto così a formare uno strato debole che è collassato sotto il peso degli sciatori (Fig. 47). La valanga di neve prodotta, ha interessato in tutta la sua lunghezza la pista, fermandosi presso un crocevia di piste aperte al pubblico (Fig. 48). 2025 01 10 Passo Padon lato Arabba Categoria: sci fuori pista Persone presenti: 2 - Persone travolte: 2 illese. La valanga si è staccata in destra orografica rispetto alla seggiovia che dal versante di Arabba sale verso il Passo Padon al passaggio di due sciatori in fuoripista (Fig. 49). Il versante
Figura 38 - Utilizzo del grado di pericolo valanghe nei bollettini emessi dal Centro Valanghe di Arabba.
Figura 39 - Andamento del grado di pericolo valanghe nella stagione invernale 2024- 2025 espresso come percentuale di utilizzo nei bollettini valanghe emessi dal Centro Valanghe di Arabba per decade dal mese di dicembre 2024 ad aprile 2025.
è in pieno Nord (Fig. 50) e l'accesso avviene tramite un breve camminamento a piedi di 10-15 minuti in cresta, partendo dall’arrivo della seggiovia. La parte iniziale della discesa è in un stretto canalino e proprio dove si apre è avvenuto il distacco e il travolgimento. Non si hanno notizie certe sui travolti che sembra abbiano perso almeno uno sci. Siccome si sono liberati in modo autonomo, i soccorsi non sono stati allertati. Tutta l'area è molto frequentata dai free rider subito dopo le nevicate e negli anni precedenti nello stesso canale si sono verificati altri incidenti ma senza conseguenze gravi.
Figura 40 - Situazione di allerta valanghe durante la stagione invernale 2024 – 2025 nel Veneto.
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RELAZIONI attraversando a metà del pendio e nello stesso momento dall'alto scendeva 1 free rider. Delle 4 persone coinvolte 3 sono rimaste in superficie mentre 1 è rimasta completamente sepolta ma fortunatamente con un braccio che sporgeva dall'accumulo ed è stata individuata e liberata rapidamente. Tutti i componenti del gruppo erano dotati dell'attrezzatura da autosoccorso in valanga. La valanga dimensioni media/ grande (size 2-3) si è staccata di fondo su strati deboli persistenti.
Figura 41 - Utilizzo delle icone “situazione da valanga” nei bollettini emessi dal Centro Valanghe di Arabba e pubblicate sulla piattaforma di AINEVA. La situazione è quella la principale.
Figura 42 - Utilizzo delle icone “situazione da valanga” nei bollettini emessi dal Centro Valanghe di Arabba e pubblicate sulla piattaforma di AINEVA espresse come percentuale per decade dal dicembre ad aprile.
Figura 43 - Correlazione fra le icone “situazione da valanga” e grado di pericolo valanghe utilizzate nei bollettini emessi dal Centro Valanghe di Arabba e pubblica sulla piattaforma AINEVA.
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2025 01 29 ore 15:30 - Passo Valles - Forcella Venegiota Categoria: sci alpinisti (in discesa) Persone presenti: 8 – Persone travolte: 1 ferita semisepolta. Situazione valanghiva da bollettino valanghe: neve vecchia (strati deboli persistenti). Durante un corso di formazione, accompagnati da una Guida Alpina Istruttore dell'esercito francese, un gruppo di militari della scuola alpina di Chamonix si sono trovati alle 15:30 a scendere uno dei canaloni della Caladora, per rientrare a valle in breve in quanto avevano fatto tardi. La discesa è molto impegnativa e se non si conosce bene la zona è facile sbagliare tracciato (Fig. 51). La valanga ha travolto uno degli sciatori trascinandolo in fondo al canalone. Chiamato il soccorso è stato recuperato ferito.
2025 01 29 ore 10:30 - Passo Pordoi - Col del Cuc Categoria: sciatori fuori pista Persone presenti: 12 – Persone travolte: 4 di cui 3 illese in superficie e 1 illesa sepolta. Situazione valanghiva da bollettino valanghe: neve vecchia (strati deboli persistenti). La valanga ha coinvolto 4 persone di cui 3 che facevano parte di un gruppo di 8 persone accompagnate da 2 Guide Alpine francesi e 1 free rider solitario (Fig. 51). Il distacco della valanga è avvenuto mentre il gruppo stava
2025 03 02, ore 10:15, Passo Cibiana/Bosco Nero, Forcella Piccola Categoria: sci alpinisti (in salita) Persone presenti: 10 persone (due gruppi distinti) – Persone travolte: 3 di cui 2 feriti sepolti e 1 illeso in superficie. Situazione valanghiva da bollettino valanghe: da vento. Sul sito valanghivo erano presenti 2 gruppi distinti di sci alpinisti tutti in salita con gli sci ai piedi (Fig. 53). La valanga si è staccata quasi alla base delle rocce, a circa 2050 m di quota, sopra il gruppo posizionato più in alto ed ha travolto 1 sci alpinista di questo gruppo (rimasto in superficie illeso) e 2 scialpinisti (completamente sepolti) che facevano parte del gruppo più in basso. Il primo sepolto, sotto 1 metro di neve, è stato individuato ed estratto dai componenti del gruppo più a monte tramite la ricerca con ARTVA. Il secondo sepolto è stato individuato sempre tramite l'ARTVA ma il disseppellimento è avvenuto in modo congiunto al personale del 118. 2025 03 02, ore 11:00, Passo Cibiana/Bosco NeroSfornioi Categoria: sci alpinisti (in salita) Persone presenti: 7 (due gruppi distinti – 1 in salita e 1 in discesa) - Persone travolte: 2 di cui 1 in superficie e 1 semisepolto illesi. Mentre l'equipe con l'elicottero del 118 e del SAGF di Cortina
RELAZIONI era in fase di bonifica/soccorso/recupero di persone coinvolte in un incidente in valanga accaduto proprio a poche centinaia di metri di distanza alle ore 10:15 circa, alle ore 11 alla centrale del SUEM 118 di Pieve di Cadore arrivava la richiesta di intervento per un secondo incidente da valanga. Presenti sull’incidente due gruppi distinti di sci alpinisti, uno in salita e uno in discesa. Il gruppo che si trovava più a monte aveva da poco iniziato la discesa (zona di distacco della valanga) mentre il secondo gruppo, posizionato più in basso, era ancora nella fase di salita (persone travolte) (Fig. 54). Sono rimaste sepolte 2 persone di cui 1 in superficie (illeso) e 1 semisepolta (ferito) che è stata liberata con l'aiuto degli sci alpinisti presenti in zona.
La giornata era caratterizzata da neve fresca umida e scarsa visibilità. Tre di loro sono stati investiti dalla valanga mentre uno è riuscito a rimanere in superficie e a venire estratto tempestivamente dai compagni. Sul posto sono intervenuti in tempi brevissimi circa 40 soccorritori del CNSAS e della Guardia di Finanza in parte trasportati in elicottero (ben tre i mezzi impiegati nell’operazione). La ricerca dei due sepolti è stata difficoltosa in quanto le sonde non arrivavano in sufficiente profondità. È stato decisivo seguire i movimenti
Figura 44 - Incidenti da valanghe noti avvenuti sulle Alpi durante la stagione invernale 2024- 2025
2025 03 16 Focella Giau - Lastoi del Formin – Passo Giau Categoria: sci alpinisti (in discesa) Persone presenti: 6, persone travolte: 4 di cui 2 decedute (sepolti), 1 ferita e 1 illesa. L’incidente è avvenuto poco prima delle 13 mentre un gruppo di quattro sci alpinisti si trovava a una quota di circa 2300 metri.
Figura 45 - Incidenti da valanga noti nel Veneto.
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RELAZIONI
Figura 46 - 2025 01 03 Pista da sci “Labirinti”, Cortina – comprensorio sciistico delle Tofane, zona di distacco della valanga. Figura 47 - 2025 01 03 Pista da sci “Labirinti”, Cortina – comprensorio sciistico delle Tofane, in blu strato debole più superficiale di neve fresca caduta nella notte (ben evidente in controluce), in rosso strato debole basale di brina di fondo.
Figura 48 - 2025 01 03 Pista da sci “Labirinti”, Cortina – comprensorio sciistico delle Tofane, zona di distacco della valanga
Figura 49 - 2025 01 10 Passo Padon lato Arabba :nel cerchio i due travolti rimasti in superficie sul deposito della valanga. Sul lato sinistro della foto si nota la prima valanga riportata (Fig.50).
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di un cane da valanga che ha iniziato a scavare inducendo i soccorritori a concentrarsi proprio in quel punto, finché il sondaggio ha rivelato finalmente l’esatta posizione del secondo sepolto. Estratto dalla neve in gravissime condizioni, è stato trasportato all’ospedale di Treviso. Purtroppo per i due travolti non c’è stato nulla da fare (Fig. 55). 2025 03 18 Col del Cuc Livinallongo del Col di Lana, sci fuori pista, 1 travolto illeso) Due free rider avevano risalito il costone che dal Belvedere di Passo Pordoi va verso Sasso Cappello per intraprendere una discesa fuoripista lungo le pendici del Col del Cuc. Lo sciatore, poco dopo essere partito, determinava il distacco di una valanga con notevole propagazione nella zona di distacco (Fig. 56). Travolto, pur avendo con se l’air bag, non riusciva ad attivarlo. Il distacco è avvenuto a 2470 di quota e il travolto è stato localizzato a 2170 m di quota. La struttura del manto nevoso presentava ampi strati basali fragili con neve recente in superficie. Il secondo free rider scendeva lungo la valanga alla ricerca del compagno aiutato e coadiuvato da Parte del Soccorso piste locale della Polizia di Stato . La localizzazione del sepolto è avvenuta a vista notando
Figura 50 - 2025 01 10 Passo Padon lato Arabba: distacco spontaneo avvenuto poco prima dell’incidente da valanga.
RELAZIONI una mano che usciva dalla neve. Fortunatamente, anche se completamente sepolto, lo sciatore travolto con il braccio era già riuscito a farsi spazio davanti al viso e respirava autonomamente. Estratto dalla massa nevosa, rifiutava il soccorso medico che nel frattempo aveva raggiunto la valanga con l'eliambulanza del 118 di Pieve di Cadore (Fig. 57). Per sicurezza, la bonifica totale della valanga è stata di seguito effettuata anche con unità cinofila del SAGF.
Figura 51 - 2025 01 29 ore 10:30 - Passo Pordoi Col del Cuc: panoramica della valanga. Nel cerchio è indicato il luogo del ritrovamento del sepolto. Nella foto il gruppo accompagnato dalle due Guide Alpine francesi.
Da sinistra: Figura 52 - 2025 01 29 ore 15:30 - Passo Valles Forcella Venegiota: zona di distacco della valanga (cerchio rosso) Figura 53 - 2025 03 02, ore 10:15, Passo Cibiana/Bosco Nero, Forcella Piccola, Forcella Piccola (lato sinistro della foto) e zona di distacco della valanga (cerchio rosso) Figura 55 - 2025 03 16 Focella Giau - Lastoi del Formin – Passo Giau: informazioni riassuntive dell’incidente
Figura 54 - 2025 03 02, ore 11:00, Passo Cibiana/Bosco Nero-Sfornioi:Sfornioizona di distacco della valanga (frecce rosse) con importante deposto recente di neve ventata (cerchio rosso)
Figura 56 - 2025 03 18 Passo Pordoi/Col del Cuc: zona di distacco della valanga
Figura 57 - 2025 03 18 Passo Pordoi/Col del Cuc: panoramica del sito
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RELAZIONI
PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO di Gianluca Tognoli con la collaborazione di Walter Boezzo
INTRODUZIONE A differenza degli inverni più generosi di neve a cui il Trentino è abituato, la stagione 2024-25 si è distinta per una caratteristica dominante: una generale e persistente scarsità di nevicate. Per lunghi periodi, gli spessori di neve al suolo sono stati esigui, tanto che a tutte le quote, anche le più elevate, il manto nevoso si è mantenuto quasi costantemente al di sotto dei valori medi storici, delineando un'annata anomala. Analizziamo ora in dettaglio come si sono distribuite le preciFig. 1 Nivogramma e storico della neve fresca cumulata al campo neve di Passo Tonale con la stagione 2024/25 a confronto con quella 2023/24 in rosso
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pitazioni nel corso della stagione e quali conseguenze hanno avuto sulla struttura della neve e sul pericolo valanghe.
L'ANDAMENTO DELLE NEVICATE: ANCORA UNA STAGIONE SOTTO LA MEDIA L'anomalia stagionale si è manifestata attraverso un andamento delle precipitazioni deficitario in tutti i periodi chiave. Autunno: Le perturbazioni autunnali, che solitamente portano le prime consistenti nevicate in alta quota, sono state prevalentemente piovose. Questo ha impedito la
RELAZIONI Fig. 2 Nivogramma e storico della neve fresca cumulata al campo neve di Passo Rolle con la stagione 2024/25 a confronto con quella 2023/24 in rosso
formazione di una solida base nevosa iniziale, anche a quote superiori ai 2500 metri. Inverno: Le nevicate invernali sono state poco frequenti e non particolarmente abbondanti. Di conseguenza, lo spessore del manto nevoso è rimasto ridotto per gran parte del periodo, con una copertura assente o poco
significativa alle quote più basse. Primavera: Anche le precipitazioni primaverili sono state nel complesso modeste e non sono riuscite a colmare il deficit accumulato. Questo ha portato a una fusione anticipata e a una permanenza della neve al suolo più breve del solito. Fig. 3 Nivogramma e storico della neve fresca cumulata al campo neve di Capanna Presena con la stagione 2024/25 a confronto con quella 2023/24 in rosso
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RELAZIONI Fig. 4 Nivogramma e storico della neve fresca cumulata al campo neve di Passo Brocon con la stagione 2024/25 a confronto con quella 2023/24 in rosso
Fig.5 L’innevamento stagionale e la struttura del manto nevoso elaborati con Snowpack
Questa tendenza non è stata un fenomeno locale, ma ha caratterizzato l'intero territorio provinciale, come confermato dai dati nivometrici che spaziano dalle quote elevate della Presena (2735 m) ai passi a media quota come il Brocon (1608 m). L'analisi dei nivogrammi (i grafici che mostrano l'altezza della neve al suolo) di queste stazioni conferma che l'altezza della neve per la stagione 2024-25 è stata costantemente e significativamente inferiore alla media storica, spesso avvicinandosi ai valori minimi mai registrati. Questa marcata scarsità di neve ha avuto una conseguenza diretta e peculiare sulla struttura interna del manto nevoso che si è formato.
LA STRUTTURA DEL MANTO NEVOSO: LE CONSEGUENZE DELLA POCA NEVE Nonostante le temperature medie stagionali relativamente miti, lo spessore ridotto del manto nevoso ha innescato un processo fisico noto come "metamorfismo da gradiente". In termini semplici, il freddo dell'aria esterna e il calore relativo proveniente dal suolo hanno trasformato i cristalli di neve interni del manto, rendendoli deboli, sfaccettati e poco coesi. In alcune situazioni si sono così creati degli strati deboli persistenti. Tuttavia, la stabilità complessiva del manto nevoso è stata paradossalmente discreta. Sebbene fossero presenti punti critici e zone di debolezza, questi erano distribuiti "a macchia di leopardo" proprio a causa della scarsa continuità della
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RELAZIONI Fig.6 Profilo stratigrafico effettuato presso la stazione di rilevamento di Folgarida Fig.7 Profilo stratigrafico effettuato presso la stazione di rilevamento di passo del Tonale
Fig.8 L’innevamento stagionale e la struttura del manto nevoso elaborati con Snowpack
Fig.9 Profilo stratigrafico effettuato presso la stazione di rilevamento di capanna Presena
Fig.10 L’innevamento stagionale e la struttura del manto nevoso elaborati con Snowpack
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RELAZIONI
Fig.11 L’innevamento stagionale e la struttura del manto nevoso elaborati con Snowpack
Fig.12 Attività valanghiva osservata in alcune stazioni di rilevamento.
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copertura nevosa, che ha impedito a questi strati deboli di formare un'unica lastra estesa e fragile. Questa frammentazione ha ostacolato la propagazione di eventuali fratture su larga scala. La conclusione sulla stabilità del manto nevoso per la stagione 2024-25 può essere così sintetizzata: manto nevoso puntualmente instabile ma non in grado di generare distacchi significativi e frequenti; frequente presenza di fusione all'interno del manto ma con rare valanghe da scivolamento (fenomeni in cui l'intero manto nevoso scivola sul terreno sottostante). Questa particolare configurazione della struttura del manto nevoso testimoniata dagli elaborati grafici del modello Snowpack presso varie stazioni nivometeorologiche e dai profili stratigrafici eseguiti presso i campi neve si è tradotta in un'attività valanghiva altrettanto particolare.
L'ATTIVITÀ VALANGHIVA: POCHI FENOMENI SPONTANEI, GENERALMENTE PICCOLI E LOCALIZZATI La stagione 2024-25 è stata fortemente condizionata dalle particolare situazione di innevamento, condizionando almeno in parte anche l’attività valanghiva soprattutto per i fenomeni di grandi dimensioni che hanno risentito della scarsa copertura nevosa. La neve si è accumulata al suolo con quantità significative solo in pieno inverno anche ad alta quota, gli spessori erano comunque contenuti, spesso simili o di poco superiori a quelli presenti alle quote medio-basse, con una copertura nevosa assente o poco significativa a bassa quota. Di conseguenza, in linea con l'esiguità del manto nevoso, i fenomeni valanghivi spontanei osservati in generale sono stati pochi, di piccole dimensioni e molto localizzati. Gli strati deboli persistenti nei bassi strati (cristalli sfaccettati o brina di fondo), che sono rimasti intrappolati all'interno del manto nevoso fin dall'inizio della stagione hanno rappresentato una delle cause principali dei distacchi. L'altra causa fondamentale dei distacchi sono stati gli accumuli di neve ventata. Il vento, infatti, ha contribuito a formare lastroni instabili anche in presenza di poca neve. L'attività valanghiva ha poi mostrato una variazione nel corso della stagione. I fenomeni sono stati prevalentemente sporadici a gennaio e tra fine febbraio e inizio marzo, per poi diventare più significativi nella seconda metà di marzo. In sintesi, la stagione 2024-25 è stata caratterizzata da un
RELAZIONI Fig.13 Localizzazione degli incidenti noti da valanga 2024-25 in Trentino.
Fig.14 Gli incidenti noti da valanga 202425 in Trentino.
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RELAZIONI innevamento sotto la media e discontinuo, questo ha mantenuto l'attività valanghiva spontanea con bassa frequenza. Tuttavia, la presenza di strati deboli persistenti alla base del manto, unita alla creazione di lastroni da vento, ha costituito il pericolo principale per i distacchi provocati.
GLI INCIDENTI IN VALANGA Anche in una stagione con poca neve, si sono verificati diversi incidenti da valanga con coinvolgimento di persone, a testimonianza del fatto che il rischio non è mai nullo. La tabella seguente riassume gli eventi principali. Dall'analisi degli incidenti emerge un dato significativo: la neve ventata è stata la causa probabile nella stragrande maggioranza dei casi, confermando come questo fosse il principale problema valanghivo della stagione. L'inverno 2024-25 ci insegna una lezione fondamentale: anche le stagioni con un innevamento scarso presentano pericoli specifici e reali, legati a problemi come gli strati deboli persistenti e la neve ventata. La conoscenza, la prudenza e un profondo rispetto per l'ambiente montano rimangono sempre gli strumenti indispensabili per frequentarlo con minori rischi.
Fig.16 Bollettino valanghe 2024-25: i gradi di pericolo emessi.
COMUNICARE IL PERICOLO: BOLLETTINO VALANGHE 2024-25
Fig.15 Il bollettino valanghe 2024-25 in sintesi.
Fig.17 Bollettino valanghe 2024-25: problemi valanghivi.
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Grado di Pericolo
Percentuale di Emissione
2 - Moderato
63%
3 - Marcato
25%
1 - Debole
10%
4 - Forte
1%
Il bollettino valanghe è stato emesso per 146 giorni, dal 7 dicembre 2024 al 1 maggio 2025. La distribuzione dei gradi di pericolo emessi durante la stagione riflette le condizioni generali di stabilità del manto nevoso. Il dato più evidente è che il grado di pericolo più frequente è stato Moderato (Grado 2), attivo per quasi due terzi della stagione. Questo indica una situazione ingannevole: sebbene il pericolo di grandi valanghe spontanee fosse basso, il rischio di innescare localmente valanghe a lastroni, specialmente su pendii ripidi e in aree di accumulo, rimaneva concreto e richiedeva un'attenta valutazione del terreno da parte degli escursionisti. Nonostante un livello di pericolo prevalentemente moderato, la montagna ha comunque presentato rischi concreti, come dimostrano gli incidenti registrati.
RELAZIONI
PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO Direttrice responsabile: dott.sa Michela Munari
Hanno collaborato a questo numero: Silke Griesser, Daniel Battocletti, Lukas Rastner, Michela Munari
INTRODUZIONE L’inverno 2024/25 è stato un inverno con scarse nevicate, temperature generalmente miti e un problema valanghivo di strati deboli persistenti. Le scarse nevicate hanno determinato un manto nevoso spesso poco profondo specialmente ad inizio stagione, e posto la base per un problema di strati deboli persistenti. Diversamente dall'inverno precedente, le valanghe di slittamento non hanno costituito un problema valanghivo rilevante. Nonostante la prima nevicata a bassa quota a metà settembre, l’inverno 2024-/25 è iniziato relativamente tardi, con modeste nevicate intervallate da periodi senza precipitazioni: fino all’inizio di gennaio era difficile svolgere delle gite di scialpinismo. A fine gennaio è avvenuta la prima nevicata importante della stagione, rilevante anche ai fini di protezione civile. La situazione si era poi stabilizzata, ma nella prima metà di marzo aveva nevicato per una settimana intera: la situazione era diventata critica con numerose valanghe di neve spontanee, anche di grandi dimensioni. La situazione
valanghiva si è successivamente stabilizzata, e la prima rilevante umidificazione del manto nevoso non ha comportato un forte pericolo di valanghe. L’ultima parte dell’inverno è stata relativamente tranquilla. Nell’inverno 2024/25 si sono verificati 13 incidenti da valanga. Delle 17 persone travolte, tre sono rimaste ferite e quattro hanno perso la vita.
RETROSPETTIVA MENSILE Ottobre 2024 Ottobre 2024 è stato in gran parte nuvoloso e piovoso con precipitazioni superiori del 50 % alla media pluriennale, e le temperature erano state di 1,5-2 gradi superiori alla media. Solo negli ultimi giorni del mese un campo di alta pressione aveva portato un tempo stabile, mite e con molto sole. Gli eventi di precipitazione ad inizio mese avevano illuso gli appassionati di scialpinismo: mentre durante il primo evento nevicava sopra i 2600 m, il secondo evento di precipitazione aveva portato localmente fino a 40 cm di neve fresca sopra Fig.1 - Statistiche dell’altezza totale di neve fresca delle stazioni di misura. Il cerchio azzurro indica la somma dei totali di neve fresca in 24 ore della rispettiva stazione per lo scorso inverno 2024/25. Il quadrato blu scuro superiore indica l’altezza totale di neve fresca massima misurata durante una stagione invernale, il quadrato grigio inferiore il valore minimo di altezza totale di neve fresca misurata in una stagione invernale. Il punto celeste intermedio indica il valore medio di sommatoria di neve fresca nel periodo di confronto 1991-2020.
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RELAZIONI Fig.2 - A sinistra: panorama dal Passo dello Stelvio dopo le prime nevicate, salendo verso la Punta degli Spiriti. (Foto: Alex Battocletti, 12.10.2024). Fig.3 - A destra: segni dell'azione del vento sul manto nevoso. (Foto: Alex Battocletti, 12.10.2024).
quota. La situazione valanghiva cambiava solamente in alta montagna, soprattutto nei pendii già precedentemente innevati: gli accumuli di neve ventata recenti e fragili dovevano essere valutati con attenzione. Il paesaggio tornava ad avere un aspetto invernale: in montagna era presente un manto nevoso parzialmente continuo, con una profondità che variava notevolmente a causa dell’influenza del vento. Sabato 23 novembre si era verificato il primo incidente da valanga mortale della stagione presso Cima Vertana, nel comune di Stelvio. Durante il mese di novembre non si erano verificate altre nevicate significative: in alta montagna era necessario prestare attenzione agli accumuli di neve ventata, e il pericolo era determinato principalmente dal pericolo di caduta.
Fig.4 - Sabato 16 novembre, sul versante soleggiato del Piz Chavalatsch (in primo piano), non era presente neve al suolo. Nei versanti ombreggiati ad alta quota nella valle di Solda (all’orizzonte), invece, era presente un po‘ di neve. (Foto: www.foto-webcam. eu, 16 novembre 2024). Fig.5 - Ecco come si presentava il 22/11/2024 il Piz Chavalatsch: l’inverno era arrivato. Si vedono chiaramente i pennacchi di neve sull’Ortles, con le creste spazzate dal vento in primo piano. La neve fresca fredda e a debole coesione veniva trasportata intensamente dal vento. (Foto: www.foto-webcam. eu, 22/11/2024).
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i 1800 m, e in alta quota venivano intraprese le prime gite di scialpinismo. I successivi eventi di Stau da Sud portavano però aria molto mite, spesso con una quota dello zero termico superiore ai 3000 m. Il manto nevoso si è così ritirato rapidamente fino alle quote di alta montagna. Novembre 2024 Novembre era stato molto secco con scarse precipitazioni e una nevicata a fondovalle, e con temperature vicine alla media pluriennale per il periodo 1991-2020. Grazie ad un campo di alta pressione stabile e prolungato il manto nevoso si era ritirato fino alle quote di alta montagna, ed era presente per lo più solo nei versanti ombreggiati in alta montagna, e soprattutto sui ghiacciai. Tra mercoledì 20 e venerdì 22 novembre due perturbazioni avevano portato delle nevicate con vento da forte a tempestoso, con un limite delle nevicate sui 10001300 m, formando i primi accumuli di neve ventata in alta
Dicembre 2024 Dicembre 2024 è stato caratterizzato da ridotte precipitazioni e da temperature per lo più superiori al valore medio. Tra martedì 03 e venerdì 06 erano avvenute delle modeste nevicate, accompagnate da venti a tratti forti, e dalla giornata di venerdì era ripresa la pubblicazione del bollettino valanghe. Domenica 08 dicembre un fronte freddo da nord portava delle nevicate diffuse: durante la nevicata il vento soffiava a tratti forte, formando accumuli di neve ventata fragili. Specialmente lungo la cresta di confine e nel gruppo dell’Ortles, dove aveva nevicato maggiormente, si erano formati strati deboli persistenti all’interno del manto nevoso. In questi punti la stratificazione era sfavorevole, ed era possibile provocare un distacco all’interno del manto di neve vecchia. Mentre nelle zone meridionali della provincia e in Dolomiti era presente pochissima neve, presso la cresta di confine il manto nevoso era più continuo, specialmente nei pendii ombreggiati. Giovedì 19 e venerdì 20 dicembre un fronte freddo aveva portato fino a 25 cm di neve fresca. Inizialmente il vento soffiava moderato da sud, ed in superficie si formava uno strato di neve soffice. Con il passaggio del fronte il vento diventava tempestoso, e girava da nord. Il vento aveva trasportato intensamente la neve fresca e vecchia a debole coesione, e l’aveva depositata su una superficie soffice nelle aree riparate dal vento: gli accumuli di neve ventata erano instabili. Domenica 22 dicembre una perturbazione da nord aveva portato della neve fresca principalmente presso la cresta di
RELAZIONI confine. Il vento soffiava tempestoso: si erano formati accumuli di neve ventata instabili, ed era stato previsto il grado di pericolo 3-marcato, con problemi valanghivi “lastroni da vento” e “strati deboli persistenti”. Martedì 24 dicembre si era verificato un incidente da valanga mortale presso il Passo Stalle, nel comune di Rasun Anterselva. Generalmente, le condizioni del manto nevoso erano scadenti: le gite di scialpinismo erano difficilmente praticabili.
Le valanghe erano perlopiù di piccole dimensioni, ma una caduta o un seppellimento a causa di una trappola morfologica potevano avere conseguenze drammatiche. Gli accumuli di neve ventata potevano essere innescati soprattutto nelle zone marginali e nelle zone di passaggio da molta a poca neve. Fino alla fine dell’anno un campo di alta pressione aveva garantito una situazione meteorologica stabile e un graduale miglioramento della situazione valanghiva. Fig.6 -Nei pendii riparati dal vento e ombreggiati, soprattutto in alta montagna presso la cresta di confine e nel gruppo dell’Ortles, era già possibile trovare un manto nevoso parzialmente continuo. Con la neve fresca, queste aree dovevano essere valutate attentamente. Vista dal Pizzo Lungo a Predoi in direzione sud-ovest, verso cima Dura (3135 m) e Picco Palù (3059 m). (Foto: Servizio prevenzione valanghe, 05.12.2024).
Fig.7 - Tmperatura dell’aria, di rugiada e della superficie del manto nevoso misurate presso la stazione di Alpe Cavallo, 2340 m, a Braies. Si osserva come la temperatura della superficie del manto nevoso sia stata spesso inferiore alla temperatura di rugiada dell’aria: queste condizioni sono ideali per la formazione di brina di superficie, che se inglobata da nuove nevicate può costituire lo strato debole per nuove valanghe.
Fig. 8 - A sinistra: le fessure nel manto nevoso sono chiari segnali di pericolo. Il lastrone di neve coesa poggiava su uno strato debole; era possibile provocare una frattura in questo strato, ma a causa della bassa pendenza del terreno (minore di 30°) e delle asperità del terreno ancora presenti, non era possibile innescare la valanga. Foto scattata vicino al rifugio Locatelli in Alta Val Pusteria. (Foto: Daniel Rogger, 20.12.2024). Fig. 9 - A destra: il vento aveva lasciato il segno in Val di Roja, spazzando le creste. “È possibile sciare solo da un accumulo di neve ventata all’altro”, affermava l’osservatore. (Foto: Berhard Mock, 26.12.2024).
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RELAZIONI
Fig.12 - A sinistra: valanga di neve a lastroni presso la Piccola Punta di Montecroce (Racines), che, come molte valanghe segnalate nei terreni ombreggiati ad alta quota (2000 m – 3000 m), ha eroso anche il manto nevoso di neve vecchia. (Foto: Servizio Prevenzione Valanghe, 08.01.2025). Fig.13 - A destra: il vento forte aveva determinato condizioni non ideali per le escursioni e per la pratica dello sci alpino. Nelle Dolomiti era presente generalmente poca neve. (Foto: stazione forestale La Villa, 15.01.2025) Fig.10 - A sinistra: manto nevoso debolmente coeso quasi completamente trasformato, costituito da cristalli a calice e con una crosta in superficie. (Foto: Ewald Beikircher, 01.01.2025). Fig.11 - A destra: fessure nel manto nevoso nella zona di Racines. (Foto: Peter Payrer, 08.01.2025)
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Gennaio 2025 Durante gennaio 2025 sono state registrate tra il doppio e il triplo delle precipitazioni attese, e le temperature sono state particolarmente miti. Durante il campo di alta pressione, le notti limpide determinavano un buon irraggiamento del manto nevoso e forti gradienti di temperatura, condizioni che favoriscono il metamorfismo costruttivo. Le segnalazioni dal territorio confermavano che talvolta nei versanti in ombra il manto nevoso si era trasformato in cristalli sfaccettati o brina di profondità. L’assenza di un lastrone coeso in superficie rendeva il pericolo di valanghe moderato vicino alla cresta di confine, per la presenza di strati deboli nel manto nevoso a livello isolato. Lunedì 6 e martedì 7 gennaio una perturbazione aveva portato delle nevicate, con vento a tratti tempestoso. Nelle tipiche aree di Stau da sud erano caduti fino a 50 cm di neve fresca: era stato previsto un grado di pericolo 3, marcato, le valanghe potevano distaccarsi anche nel manto di neve vecchia debole. I pendii soleggiati erano stati spazzati dal vento che aveva formato accumuli di neve ventata nei versanti ombreggiati. Il lastrone coeso era presente anche nelle zone non influenzate dal vento: a causa delle nubi basse, della radiazione diffusa e dell’umidità dell’aria la neve fresca si era trasformata rapidamente in un lastrone coeso. I punti pericolosi per l’innesco di valanghe non erano facilmente individuabili; era stato perciò individuato come predominante il problema valanghivo strati deboli persistenti. Il pericolo dovuto agli strati deboli persistenti diventava lentamente meno pronunciato, ma rimaneva sempre presente e doveva essere sempre valutato con attenzione. Un campo di alta pressione garantiva giornate soleggiate, e gli accumuli di neve ventata si consolidavano lentamente.
Domenica 19 gennaio era caduta della neve fresca (fino a 20 cm) con vento con intensità moderata, principalmente nel gruppo dell’Ortles e in val d’Ultimo. Gli accumuli di neve ventata recenti potevano determinare possibili punti di pericolo, ma erano facilmente riconoscibili. Successivamente la situazione valanghiva era migliorata: l’assenza di precipitazioni e il tempo spesso soleggiato con notti serene avevano causato un metamorfismo costruttivo nel manto nevoso, che era spesso composto da cristalli sfaccettati in superficie. La neve inizialmente coesa in superficie (lastrone) aveva perso coesione e i punti pericolosi erano diventati sempre più rari, riducendo così il pericolo di valanghe. Da domenica 26 gennaio una perturbazione di Stau da sud portava abbondanti nevicate. Domenica e lunedì nevicava con vento proveniente da sud-ovest, mentre martedì il vento virava tempestoso da nord ed un fronte freddo interessava la provincia: da lunedì a martedì erano caduti fino a 60 mm di precipitazione, localmente anche 80 mm. La determinazione della neve fresca caduta non era facile: all’inizio dell’evento presso alcune stazioni di misura pioveva, e la quantità di neve fresca misurata era sottostimata rispetto a quella caduta in quota. Nelle stazioni di misura in quota, invece, il vento a tratti tempestoso spesso rimuoveva parte della neve fresca caduta. Le stazioni di misura e gli osservatori nivologici hanno registrato da 20 a 50 cm di neve fresca, ma sottostimavano la neve fresca caduta in quota. La molta neve fresca e ventata si era depositata su una superficie sfavorevole di neve vecchia (neve a cristalli sfaccettati, brina di superficie), soprattutto nei pendii esposti a nord. Le valanghe potevano essere innescate molto facilmente, ed era prevedibile un’attività valanghiva spontanea. Era stato previsto un grado di pericolo di valanghe 4, forte, nelle aree
RELAZIONI Fig.14 - A sinistra: una valanga di neve bagnata aveva superato una galleria della strada del passo di monte Giovo, nella zona di Valtina. (Foto: Peter Gufler, 28.01.2025). Fig.15 - A destra: valanga a lastroni di neve asciutta distaccata a distanza presso il versante nord del Col di Poma, in val di Funes. (Foto: Jürgen Pollo, 29.01.2025)
più interessate dalle nevicate. Mercoledì 29 gennaio si era verificato un incidente da valanga presso il Piccolo Ivigna, nel comune di Avelengo. Febbraio 2025 Febbraio 2025 è stato un mese mite, con precipitazioni inferiori alla media nella maggior parte della provincia. Le segnalazioni di rumori di assestamento (Whumm), fessure nel manto nevoso e valanghe confermavano come la situazione valanghiva fosse critica. Durante la prima settimana di febbraio queste segnalazioni erano diventate più rare, la situazione valanghiva era migliorata e le condizioni per le escursioni erano spesso favorevoli. Il manto nevoso si era consolidato e stabilizzato: in superficie il manto nevoso era meno coeso a causa del metamorfismo costruttivo, mentre gli strati nel manto nevoso si erano stabilizzati. Tuttavia, il problema valanghivo di strati deboli persistenti doveva essere considerato nella pianificazione delle escursioni: i distacchi di valanghe nella neve vecchia erano sempre possibili in casi isolati, e le valanghe potevano raggiungere anche dimensioni medie. Nei pendii ombreggiati il manto nevoso presentava una base di cristalli a calice, mentre negli strati superiori era più compatto. La superficie era piuttosto soffice, soprattutto nelle zone riparate dal vento; ciò a causa della presenza di neve fresca oppure della presenza di cristalli sfaccettati conseguenti al metamorfismo costruttivo. Nelle zone influenzate dal vento la superficie era in parte dura, ma spesso non portante. Le segnalazioni dal territorio di valanghe erano sempre più scarse. Venerdì 14 febbraio erano caduti fino a 25 cm di neve fresca a livello locale, e sabato 15 febbraio si era verificato un incidente da valanga nella località Sattele, Merano 2000, nel comune di Sarentino. Il manto nevoso si era lentamente assestato, ma era fortemente variabile a livello locale a seconda dell’azione del vento e spesso poco profondo: il pericolo di traumi e lesioni dovuto alle rocce affioranti era superiore al pericolo di seppellimento. Nei pendii esposti a sud era generalmente presente poca neve; mentre nei pendii ombreggiati e non
Fig.16 - A sinistra: discesa in un pendio esposto a nord su una superficie di cristalli sfaccettati, che ricoprono uno strato di neve compatto. “Heachnberg” in alta Val Passiria, nella zona del Schönnarkofel. (Foto: Robert Kofler, 06.02.2025).
esposti all’azione del vento era ancora possibile trovare della bella neve polverosa. Nei pendii sopravento il manto era spesso eroso e nei pendii sottovento si trovavano dei lastroni spesso duri, distaccabili con un forte sovraccarico. Il problema di strati deboli persistenti era sempre presente, ma meno pronunciato: le valanghe a lastroni asciutti potevano essere distaccate solamente a livello isolato e con forte sovraccarico. Per martedì 25 febbraio era stato previsto un grado di pericolo 1, debole, per tutto l’Euregio: la superficie del manto nevoso
Fig.17 - Sotto: profilo tipico per la situazione: in superficie il manto nevoso era costituito da cristalli sfaccettati (recycled powder), al di sotto il manto nevoso diventava sempre più compatto determinando delle buone condizioni per sciare, a parte nei pendii ripidi e soleggiati (nei quali era presente una crosta da fusione e rigelo fino alle quote di alta montagna). Al di sotto si trovava una base debole del manto nevoso, costituita da brina di profondità e cristalli sfaccettati.
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RELAZIONI Fig.18 - A sinistra: valanga osservata durante un sopralluogo a Lazaun, in Val Senales. La valanga era stata innescata su un pendio molto ripido (pendenza compresa tra 35° e 40°) esposto a Est, ad una quota di 2580 m. La dimensione della valanga era compresa tra 1 (piccola) e 2 (media). Il rilievo aveva confermato che la valanga era stata innescata con un forte sovraccarico. (Fonte: Servizio Prevenzione Valanghe, 20.02.2025)
Fig.19 - A sinistra: grado di pericolo previsto per la giornata di venerdì 21.02.2025.
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era sempre più spesso poco coesa ed aveva perso la capacità di propagazione di un’eventuale frattura in uno strato debole; il problema valanghivo di strati deboli persistenti si stava stabilizzando. A partire da giovedì 20 febbraio le temperature erano molto elevate, con una quota dello zero termico prossima ai 3000 m. Era avvenuto un ciclo di valanghe di neve bagnata nei pendii soleggiati, ed erano state osservate alcune valanghe di neve bagnata e valanghe di slittamento. Dalla notte di martedì 25 febbraio un fronte freddo portava delle nevicate, spesso a carattere di rovescio nevoso. La stratificazione del manto nevoso rimaneva sfavorevole, con strati deboli a cristalli sfaccettati inglobati nel manto nevoso. Questa nevicata aveva determinato un problema valanghivo di neve ventata, ed aveva accentuato il problema valanghivo latente di strati deboli persistenti. Giovedì 27 febbraio si erano verificati due incidenti da valanga, alla Forcella Anita nel comune di Nova Ponente, e alla cima Col de Riciogogn nel comune di Marebbe.
Marzo 2025 Marzo 2025 è stato un mese molto mite e umido: le temperature sono state superiori di 1-1.5 °C alla media, e le precipitazioni sono tornate a essere superiori alla media pluriennale. Sabato 01 marzo si erano verificate delle deboli nevicate, e domenica 02 marzo si era verificato un incidente da valanga presso il Passo Piccolo dei Rondoi, nel comune di Dobbiaco. Grazie ad un campo di alta pressione, con sole e notti limpide, la situazione valanghiva era migliorata, ed i punti pericolosi erano rari. Il pericolo di valanghe aumentava nella seconda parte della giornata a causa del problema di neve bagnata, mentre il vento aveva causato localmente la formazione di alcuni accumuli di neve ventata. Nei pendii ombreggiati era rimasta della neve polverosa, mentre il sole aveva avuto una forte influenza nei terreni ripidi e soleggiati. Era stato segnalato un ottimo firn, e, occasionalmente, alcune valanghe di neve bagnata a debole coesione. Da lunedì 10 fino a domenica 16 marzo aveva nevicato ripetutamente in provincia, con vento a tratti forte: soprattutto le aree esposte allo stau da sud erano state colpite dalle precipitazioni. Le nevicate accentuavano il problema valanghivo di neve ventata alle alte quote, mentre nelle quote di media montagna era presente inizialmente un problema valanghivo di neve bagnata (l’irraggiamento notturno era notevolmente ridotto a causa della forte copertura nuvolosa). Lunedì 10 marzo si era verificato un incidente da valanga vicino al Rifugio Martello, nel comune di Martello. Le successive nevicate cadevano con carattere di rovescio. Con le nevicate ed il vento, la situazione continuava a peggiorare e per venerdì 14 era stato previsto un grado di pericolo 3, marcato, nelle tipiche aree esposte allo stau da sud. La neve fresca si posava su una superficie del manto di neve vecchia sfavorevole, determinando un problema valanghivo di strati deboli persistenti: la superficie di neve vecchia costituiva lo strato debole, la neve fresca depositata il lastrone di neve coesa.
RELAZIONI Nell’ultima giornata il limite delle nevicate era prossimo alle quote di alta montagna, e domenica 16 mattina il manto nevoso si presentava umido fino alle quote di alta montagna. Al primo pomeriggio un aumento delle temperature e della nuvolosità (con conseguente forte aumento dell’umidità dell’aria) avevano causato un rapido miglioramento delle proprietà del lastrone in superficie e molte valanghe spontanee, anche di grandi dimensioni. Il pericolo di valanghe era stato valutato con un grado di pericolo 3 (marcato), ma a posteriori sarebbe stato più appropriato valutare con un grado di pericolo 4 (forte) alcune zone. Domenica 16 marzo si era verificato un incidente da valanga presso la località Ötzipeak, nel comune di Senales. Da lunedì 17 marzo le giornate soleggiate consentivano una lenta stabilizzazione del manto nevoso, e l’attività valanghiva diminuiva progressivamente. I problemi valanghivi di strati deboli persistenti e neve bagnata imponevano però di valutare la situazione valanghiva con molta attenzione. Nei pendii ombreggiati, alla base del manto nevoso era ancora presente localmente una base debole: a livello isolato le valanghe potevano erodere il manto di neve vecchia negli strati più profondi, ed era possibile innescare a livello isolato e con forte sovraccarico valanghe di grandi dimensioni (tipica situazione low probability-high consequence). Nei pendii soleggiati, con il rialzo termico e l’irradiazione solare diurni, erano possibili valanghe spontanee di neve bagnata di medie dimensioni a livello isolato. Mercoledì 19 marzo si era verificato un incidente da valanga mortale presso il Monte Corno, nel comune di Rio Bianco. Successivamente l’aumento delle temperature rendeva il problema di neve bagnata sempre più rilevante, fino a mercoledì 26 marzo, quando si era osservata una variazione giornaliera del pericolo di valanghe. Sabato 29 marzo un fronte in arrivo da Nord-Est aveva portato delle deboli nevicate lungo la cresta di confine e nella zona dell’Ortles, ma localmente erano caduti fino 40 cm di neve fresca presso la stazione di Madriccio, a 2825 m, a Solda, e fino a 25 cm di neve presso la stazione di Malga Merbe, a 2006 m, a Predoi. Nelle aree più colpite delle precipitazioni era stato raggiunto un grado di pericolo 3-marcato. Domenica 30 marzo si era verificato un incidente da valanga presso il Passo di Flim, nel comune di Ultimo).
A sinistra: Fig. 20 - Piccola valanga di neve bagnata a debole coesione, in un pendio ripido e soleggiato nella zona della Malga Tumulo, in alta Val Passiria. (Foto: Stazione forestale di San Leonardo in Passiria, 05/03/2025). Fig. 21 - Valanghe di neve umida a debole coesione di medie dimensioni (dimensione 2) nella zona della Croda Rossa di Sesto, nelle Dolomiti di Sesto. (Foto: Ewald Beikircher, 11.03.2025) Fig. 22 - Valanga di neve bagnata di grandi dimensioni nella valle Faltmartal, a Plan in Passiria. (Foto: Patrick Ennemoser, 16.03.2025)
Sotto: Fig.23 - Molte valanghe spontanee di neve a debole coesione e a lastroni di neve vicino alla cima Le Crode, in Alta Val d’Ultimo. (Foto: Herbert Thaler, il 18.03.2025) Fig.24 - Valanga a lastroni innescata probabilmente dal crollo di un seracco, a Melago in alta Val Venosta. Il grande sovraccarico necessario per il distacco di questa valanga confermava la buona stabilità del manto nevoso. (Fonte: Josef Plangger, 07.04.2025).
Aprile 2025 Aprile 2025 è stato un mese mite, con temperature superiori di 1-2 °C alla media pluriennale. In provincia ha piovuto frequentemente, ma le precipitazioni sono state prossime alla media. Le temperature primaverili e la radiazione solare avevano consentito una stabilizzazione degli accumuli di neve ventata, e venerdì 5 aprile era tornato ad essere rilevante il problema valanghivo di neve bagnata. Il manto nevoso era umido anche nelle quote di alta montagna nei pendii soleggiati, e si riscon-
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RELAZIONI Fig.25 - Nei pendii ripidi e soleggiati, in val di Fleres, la neve è spesso molto scarsa. Nei pendii ombreggiati ripidi e riparati dal vento, invece, a volte si può sciare in una bella neve polverosa, nella Lotterscharte a Ladurns. (Foto: Servizio prevenzione valanghe, 10.04.2025).
Fig.26 - Valanghe di neve bagnata di grandi dimensioni nel pendio esposto ad est, vicino alla stazione di valle della funivia Solda all’Ortles. (Foto: foto-webcam.eu, 16.04.2025).
Fig. 27 - Altezza totale di precipitazione in mm per la giornata di giovedì 17 aprile. Le aree più colpite dalle precipitazioni sono state il gruppo dell’Ortles e le Dolomiti.
Fig.28 - Sinistra: i pendii soleggiati sono spesso privi di neve anche ad alta quota, come qui nella Lazzachertal nella zona della Malga Laggazo (2114 m). (Foto: Servizio prevenzione valanghe, 29/04/2025). Fig.29 - Destra: in mattinata il manto nevoso era ancora portante salendo verso la Punta Il Capro (3251 m), in Val Ridanna. Le valanghe di neve bagnata nella foto erano avvenute un paio di giorni prima.(Foto: Servizio Prevenzione Valanghe, 29.04.2025).
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travano condizioni primaverili. Le gite di scialpinismo dovevano iniziare a terminare presto. Il successivo calo delle temperature e l’arrivo di masse d’aria asciutta avevano determinato un debole pericolo di valanghe. Era possibile trovare neve polverosa solamente nei pendii esposti a nord e riparati dal vento, mentre nelle altre esposizioni era possibile sciare su un ottimo firn. Il problema di strati deboli era riscontrabile solo a livello isolato, e le condizioni erano buone per le gite di scialpinismo primaverili. Le temperature erano successivamente aumentate, e il problema di neve bagnata era tornato ad essere rilevante. A partire da domenica 13 aprile una perturbazione di stau da sud interessava la provincia, e durante tutta la settimana nevicava sopra i 2000-2500 m. L’ingresso di masse d’aria umida e le alte temperature avevano determinato un aumento del pericolo di valanghe di neve bagnata: domenica 13 aprile era stato raggiunto il grado di pericolo 3, marcato, al di sotto dei 2800 m a tutte le esposizioni. Le notti umide e coperte avevano causato una rapida umidificazione del manto nevoso, ed il problema valanghivo di neve bagnata era presente già al mattino. La pioggia aveva causato una rapida destabilizzazione del manto nevoso e si erano verificate numerose valanghe di neve
RELAZIONI bagnata, soprattutto nei pendii esposti da ovest, a nord fino ad est in una fascia altimetrica compresa tra 2000 e 2600 m. Martedì erano caduti fino a 20 cm di neve fresca in quota. Con la pioggia il pericolo di valanghe di neve bagnata era aumentato ulteriormente, nella fascia più alta del grado di pericolo 3-marcato. Il vento aveva determinato la formazione di accumuli di neve ventata instabili in alta quota, ed il problema di neve ventata era tornato ad essere rilevante. Nella giornata di giovedì 17 aprile era caduto più di mezzo metro di neve fresca in alta quota, mentre al di sotto dei 2200 m aveva piovuto intensamente. Il vento a tratti tempestoso aveva determinato la formazione di accumuli di neve ventata instabili in alta montagna, mentre con l’umidificazione del manto nevoso si prevedevano valanghe spontanee di neve bagnata. Durante la settimana successiva le notti erano spesso nuvolose e la neve non riusciva sempre a rigelare: il pericolo di valanghe di neve bagnata era presente già al mattino. Grazie alle temperature miti in quota gli accumuli di neve ventata non più recenti si erano stabilizzati abbastanza velocemente. Le condizioni per le gite di scialpinismo in alta quota erano ancora buone, iniziando e terminando presto le escursioni e valutando con attenzione gli accumuli di neve ventata. Negli ultimi giorni di aprile un campo di alta pressione garantiva giornate soleggiate e notti prive di nuvole. Il manto nevoso poteva rigelare bene durante la notte: il pericolo di valanghe era debole al mattino, ed aumentava nel corso della giornata. Il manto nevoso di neve vecchia era bagnato in alta quota nei pendii ombreggiati, così come nei pendii soleggiati in alta montagna. L’ultimo bollettino valanghe della stagione era stato pubblicato mercoledì 30.04.2024, ulteriori informazioni sono state pubblicate successivamente nel blog. Maggio 2025 Maggio 2025 è stato un mese molto umido, con precipitazioni superiori del 50-80% rispetto alla media pluriennale. Le temperature sono state invece prossime al valore medio. Nel primo fine settimana di maggio le condizioni per le gite di scialpinismo primaverile erano ancora buone, ma successivamente delle masse d’aria umida provenienti da sud avevano portato fino a metà mese delle nevicate a carattere di rovescio in alta quota: il limite delle nevicate e le quantità di neve fresca caduta erano spesso eterogenei, come tipicamente avviene in primavera. Nelle zone in cui aveva nevicato maggiormente era necessario prestare attenzione ai piccoli accumuli di neve ventata in alta quota, che, tuttavia, si stabilizzavano rapidamente grazie alle temperature miti e alla radiazione solare. A livello isolato erano ancora possibili valanghe spontanee di neve bagnata. Le notti erano sempre nuvolose e di conseguenza il manto nevoso non poteva rigelare, non era portante e le condizioni per le gite di scialpinismo non erano buone.
Fig.30 - Buon irraggiamento e superficie portante durante la salita al Monte Zebrù. (Foto: Martin Abler, 01.05.2025).
Fig.31 - A seconda dell’esposizione, dell’inclinazione e dell’altitudine, si poteva godere di un bellissimo firn se la discesa veniva effettuata per tempo. Buone condizioni in alta montagna durante la discesa dal Monte Zebrù. (Foto: Martin Abler, 01.05.2025).
Fig.32 - Sopra: valanga spontanea di grandi dimensioni sulla Cima Barba d’Orso, in alta Val Venosta. La valanga si era distaccata verso le 11.00 sul pendio esposto a nordovest, a un’altitudine di circa 3500 metri. Il distacco era stato causato molto probabilmente dalla progressiva umidificazione del manto nevoso, causata dalle temperature miti e dalla radiazione solare. (Foto: Josef Plangger, 02.05.2025).
Dopo qualche giorno con meteo stabile e temperature nella media, a partire da martedì 20 maggio una perturbazione da sud aveva portato delle nevicate, presso la stazione di Madriccio (2825 m) venivano registrati 45 cm di neve fresca. Le nevicate avevano riportato condizioni invernali in alta monta-
Fig.33 - A sinistra: valanga di neve bagnata a debole coesione sotto il rifugio Giogo Lungo, in Valle Aurina. (Foto: Otto Voppichler, 11.05.2025).
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RELAZIONI Fig.34 - Andamento del grado di pericolo dal 01.12.2024 fino al 01.05.2025, con riferimento alle microaree.
gna con basse temperature fino a sabato 24 maggio, quando erano iniziate a risalire gradualmente. Verso fine mese erano avvenute delle nevicate localmente. Sabato 18 maggio si era verificato un incidente da valanga mortale presso il canalone est del Gran Zebrù, nel comune di Stelvio.
In sintesi L’andamento dei gradi di pericolo e dei problemi valanghivi durante l’inverno 2024/25 mostra alcune caratteristiche di questa stagione. Le scarse precipitazioni nevose durante l'inverno 2024/25 hanno determinato un problema di strati deboli persistenti nel manto nevoso, che si è protratto lungo gran parte dell’inverno a causa della scarsa quantità di neve ed è stato il problema valanghivo maggiormente previsto. Il secondo problema valanghivo previsto maggiormente è stato "lastroni da vento", mentre il problema valanghivo “valanghe di slittamento” è stato poco presente: questo problema valanghivo è poco rilevante quando è presente un problema di “strati deboli persistenti”. Anche il problema valanghivo “neve fresca” è stato previsto solo poche volte, in quanto le nevicate non sono state generalmente abbondanti e si sono verificate in presenza di vento. Durante l’inverno 2024/25 il grado di pericolo 2-moderato è stato il grado previsto con più frequenza (66 %), il grado di pericolo 3-marcato (28 %) e il grado di pericolo 1-debole (4 %) sono stati previsti meno frequentemente. Il livello di pericolo 4 forte è stato previsto solamente per due giorni consecutivi a fine gennaio, mentre il grado di pericolo 5 (molto forte) non è mai stato previsto.
INCIDENTI VALANGHIVI Un incidente valanghivo è un evento in cui almeno una persona viene trascinata da una massa di neve in movimento, indipendentemente dalle conseguenze. Il numero di incidenti da valanghe registrato è inferiore al numero reale di incidenti, poiché raramente vengono segnalati gli incidenti senza conseguenze importanti. Nell’ inverno 2024/25 gli incidenti segnalati al Servizio prevenzione valanghe sono stati 13. Questo dato è inferiore alla media degli ultimi 15 anni di un po' di più di 16 incidenti per inverno, mentre il numero di persone ferite risulta inferiore alla media. È inferiore al valore medio il numero delle vittime: delle 17 persone travolte, 4 hanno perso la vita. 10 delle 17 persone travolte erano sci alpinisti, 4 erano alpinisti, 1 praticava sci fuori pista, 1 era un escursioFig.35 - Distribuzione dei gradi di pericolo per la stagione 2024/25 rispetto alla media decennale per l'intero arco alpino. Durante questa stagione il grado di pericolo 2, moderato, è stato previsto molto più spesso della media, ed è quindi diventato il grado di pericolo assegnato più spesso quest'inverno.
Fig.36 - Frequenza percentuale e distribuzione del primo problema valanghivo previsto nel bollettino valanghe durante l'inverno 2024/25.
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RELAZIONI Fig.37 - Frequenza percentuale e distribuzione del secondo problema valanghivo previsto nel bollettino valanghe durante l'inverno 2024/25.
Fig.38 - Incidenti da valanga segnalati e numero di morti da valanga in Alto Adige negli ultimi 15 anni. La statistica si riferisce all'anno idrologico, che inizia il 1° ottobre e termina il 30 settembre dell'anno successivo.
Data
Comune
Località
Grado pericolo
Travolti
Illesi
Feriti
Morti
23/11/2024
Stelvio
Cima Vertana
Grado di pericolo non emesso
2
0
1
1
24/12/2024
Rasun Anterselva
Passo Stalle Heldenkreuz
2 - Moderato
1
0
0
1
29/01/2025
Avelengo
Piccolo Ivigna
4 - Forte
2
1
1
0
15/02/2025
Sarentino
Sattele, Merano 2000
1- Debole
1
1
0
0
27/02/2025
Nova Ponente
Forcella Anita
2-Moderato
1
1
0
0
27/02/2025
Marebbe
Col de Riciogogn
2-Moderato
1
1
0
0
02/03/2025
Dobbiaco
Passo Piccolo dei Rondoi
2-Moderato
1
1
0
0
10/03/2025
Martello
Rifugio Martello
2-Moderato
1
1
0
0
16/03/2025
Senales
Oetzipeak
2-Moderato
1
1
0
0
19/03/2025
Valle Aurina
Monte Corno
3-Marcato
1
0
0
1
30/03/2025
Ultimo
Passo di Flim
2-Moderato
2
2
0
0
01/04/2025
Curon Venosta
Innerer Nockenkopf
2-Moderato
30/05/2025
Stelvio
Gran Zebru Canale Grado di pericolo Est non emesso
1
0
1
0
2
1
0
1
Tab.1 - Elenco degli incidenti da valanga segnalati in Alto Adige nell'inverno 2024/25.
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RELAZIONI
Fig.39 - A sinistra: grado di pericolo previsto nel giorno dell’incidente.
Fig.40 - A destra: esposizione delle zone di distacco delle valanghe con incidente.
Fig.41 - Distribuzione in percentuale delle classi di pendenza delle zone di distacco delle valanghe con incidente.
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nista a piedi e 1 lavorava con un mezzo battineve in pista. Osservando il grado di pericolo di valanghe previsto nelle giornate degli incidenti, si può notare che uno dei 13 incidenti si è verificato con il grado di pericolo 4-forte, uno con il grado di pericolo 3-marcato, 8 con pericolo 2-moderato, e un incidente con il grado di pericolo 1-debole. Un incidente è avvenuto prima che iniziasse l'emissione dei bollettini, e un incidente dopo la fine dell'emissione del bollettino. Come evidenziato dai grafici seguenti, la maggior parte degli incidenti (85 %) sono avvenuti su terreni da molto ripidi (> 35°) ad estremamente ripidi (>40°), e solo una piccola parte (15 %) su pendii ripidi (>30°). Questo dimostra come la pendenza sia un fattore determinante per il distacco di una valanga, da considerare attentamente specialmente in fase di pianificazione. Riducendo la pendenza, il rischio può essere notevolmente ridotto. Analizzando i dati di questo inverno, si nota come in questa stagione siano accaduti molti incidenti nei pendii esposti a nord, ovest ed est.
RELAZIONI
REGIONE LOMBARDIA Matteo Fioletti
Centro Nivometeorologico ARPA Lombardia- Bormio Rendiconto: https://www.arpalombardia.it/Pages/RSA/Rischi-naturali.aspx
INTRODUZIONE E INQUADRAMENTO GENERALE La stagione invernale 2024-2025 è stata caratterizzata da innevamento ridotto rispetto all’inverno 2023-2024, risultando peggiore sia in termini di accumulo nivale, sia di volume di acqua di fusione a lento rilascio disponibile nel periodo tardo-primaverile ed estivo. L’avvio è stato piuttosto tardivo alle quote medie, mentre in alta montagna non sono mancate alcune fasi di precipitazioni nevose significative che hanno contribuito a un discreto accumulo iniziale. I mesi centrali dell’inverno (dicembre e parte di gennaio) sono stati caratterizzati da condizioni più miti e da un generale innalzamento della quota neve (indice del cambiamento climatico in atto), fattori che hanno limitato la persistenza del manto nevoso soprattutto sotto i 1800–2000 m. La parte finale della stagione e l’inizio della primavera hanno invece beneficiato
di nuovi apporti nevosi e precipitazioni più frequenti, con conseguente recupero parziale dell’innevamento. Dal confronto delle medie annuali per le rispettive stazioni di riferimento con i dati raccolti durante la suddetta stagione invernale, si può notare come il volume di neve fresca cumulata sia al di sotto delle medie storiche. La riduzione risulta particolarmente evidente nelle Orobie (es. Carona, Valgerola e Aprica) e Retiche Occidentali (es. Madesimo), dove lo scarto negativo rispetto alle serie storiche appare marcato (Immagine 1). L’innevamento di questa stagione registra un deficit rispetto alla media degli ultimi 34 anni, specialmente nelle fasce altimetriche inferiori ai 2000 m. Le nevicate tardi-stagionali hanno tuttavia contribuito a un miglioramento finale della copertura nevosa, utile per il mantenimento delle risorse idriche primaverili (Immagine2). Immagine 1 - Confronto livello di neve cumulata al suolo (altezza in cm) in sette stazioni manuali di riferimento. Dati della stagione invernale 20242025 e relative medie delle serie storiche di archivio.
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RELAZIONI
Immagine 2 - Dati altezza neve stagione 20242025 presso la stazione nivometeorologica automatica di Oga - S. Colombano Immagine 3- Operazioni di carotaggio del manto nevoso tramite il carotatore Valtecne per la valutazione dello SWE – Ghiacciaio dello Scalino
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BILANCIO SNOW WATER EQUIVALENT La stima del contenuto idrico della neve (SWE) a scala regionale, consente di valutare la quantità totale di equivalente in acqua immagazzinata nella neve e la sua distribuzione spaziale. Tale parametro riveste notevole importanza nel bilancio idrologico, in quanto rappresenta una riserva idrica che ha capacità di rilascio graduale ed è al tempo stesso un fattore da monitorare nella catena di controllo e di al-
lertamento idrogeologico. Il calcolo del SWE si basa sulla valutazione dell'estensione della copertura nevosa e sulla misurazione dell'altezza e della densità del manto nevoso. I campionamenti sono stati svolti alle quote comprese tra i 2.877 metri sulla Vedretta di Savoretta ed i 3.645 del Ghiacciaio di Fellaria Orientale. Questi completano ed integrano i dati raccolti in continuo attraverso la rete capillare di stazioni nivometeorologiche automatiche presenti sul territorio montano lombardo collocate a quote inferiori. Sono stati eseguiti complessivamente 51 carotaggi (Immagine3) e decine di misure dell’altezza del manto nivale su: ghiacciai del Vioz e Dosegù nel Sottogruppo CevedaleSan Matteo; ghiacciaio dei Vitelli nel Sottogruppo Ortles-Cristallo; ghiacciai dell’Adamello e del Pisgana nel Gruppo dell’Adamello; ghiacciai di Fellaria Orientale e dello Scalino nel Gruppo del Bernina. ghiacciai di Alpe Sud e di Savoretta nel Gruppo Sobretta-Gavia. Dai dati complessivamente raccolti emerge che l’ultima stagione è stata caratterizzata, nella prima parte dell’inverno, da un innevamento al di sotto della media su tutte le montagne lombarde, seguito da un assestamento su valori in linea con la media del periodo 2006-2020. Nella Tabella1 viene riportato l'equivalente in acqua della neve (SWE) calcolato a partire dai dati raccolti, espresso in kg/m² (ovvero considerato come il peso dell'acqua di disgelo per metro quadrato che risulterebbe se il manto nevoso si fondesse del tutto). Confrontando in particolare i dati raccolti dalla campagna SWE sui principali apparati glaciali, condotta dal Centro Regionale Neve e Valanghe di ARPA LOMBARDIA a partire dal 2016, si può osservare come lo SWE medio della stagione 2024-2025 risulti notevolmente inferiore alla stagione precedente, con un decremento medio della risorsa idrica che
RELAZIONI BACINO
Oglio
Adda
GHIACCIAIO
SWE 2016 Kg/m2
SWE 2017 Kg/m2
SWE 2018 Kg/m2
SWE 2019 Kg/m2
SWE 2020 Kg/m2
SWE 2021 Kg/m2
SWE 2022 Kg/m2
SWE 2023 Kg/m2
SWE 2024 Kg/m2
SWE 2024 Kg/m2
Pisgana
1169
1079
1126
2491
1322
1790
312
941
2675
1462
Adamello
1540
1015
1571
1655
1259
1967
499
946
2920
1655
Dosegù
1233
710
1541
1924
1313
1456
519
802
2158
1446
Vios
988
549
1140
1145
1207
1826
874
964
1975
1364
Vitelli
1350
852
1220
1520
1574
1580
621
508
2201
1193
Alpe Sud
1023
1032
986
1510
926
1858
237
1187
2403
1230
2903
1161
Fellaria Orientale
1040
1100
2037
2080
1948
2192
1375
1723
4201
1657
Fellaria occidentale
901
841
1046
1935
1091
1481
337
941 3016
1754
Savoretta
Bitto Mallero
Scalino
BACINO
Oglio
Adda
GHIACCIAIO
Differenza Differenza Differenza Differenza Differenza Differenza Differenza Differenza Differenza percentuale percentuale percentuale percentuale percentuale percentuale percentuale percentuale percentuale 2016-2017 2017-2018 2018-2019 2019-2020 2020-2021 2021-2022 2022-2023 2023-2024 2024-2025 % % % % % % % % %
Pisgana
-7,72
4,36
121,23
-46,92
35,40
-82,57
201,60
184,27
-45,35
Adamello
-34,10
54,78
5,35
-23,93
56,24
-74,63
89,58
208,67
-43,32
Dosegù
-42,41
117,04
24,85
-31,76
10,89
-64,35
54,53
169,08
-32,99
Vios
-44,45
107,65
0,44
5,41
51,28
-52,14
10,30
104,88
-30,94
Vitelli
-36,90
43,19
24,59
3,55
0,38
-60,70
29,79
173,08
-45,80
Alpe Sud
0,90
-4,46
53,14
-38,68
100,65
-87,24
400,84
102,44
-48,81
Savoretta
-60,01
Fellaria Orientale
5,74
85,18
2,11
-6,35
12,53
-37,27
25,31
Bitto Fellaria occidentale Mallero
-9,66
28,50
84,99
-43,62
35,75
-77,25
179,23
143,82
Scalino
si aggira intorno al -48% (Tabella1). Sono stati riscontrati quantitativi di neve notevolmente inferiori rispetto alla stagione 2023-2024. Gli spessori del manto variano tra i 1,3 e 4,9 m sui diversi ghiacciai, con minimo nelle quote più basse e una densità media di 516 kg/m3. I valori più elevati di SWE sono stati misurati nella zona dell’alta Valmalenco sull’ apparato glaciale del Fellaria Orientale (20 m di neve cumulata) e dello Scalino (18 m di neve cumulata). Valori compresi tra 10 e 15 m di neve cumulata sui ghiacciai dell’Adamello, del Dosegù, del Pisgana, del Vioz, dei Vitelli, di Savoretta e di Sobretta. Durante la campagna SWE 2025 sono stati svolti campionamenti del manto nevoso volti a misurare il contenuto di microplastiche sui principali bacini di accumulo regionale. In particolare, i campionamenti hanno riguardato i ghiacciai di Dosegù – Alta Valtellina e Fellaria – Alta Valmalenco. I risultati delle analisi hanno mostrato una presenza diffusa di microplastiche in entrambi i siti, con concentrazioni significativamente più elevate nel campione del Ghiacciaio Dosegù (circa 160.000 particelle per campione) rispetto a quello del Ghiacciaio Fellaria (circa 26.000 particelle). In
-60,56
-41,84
entrambi i casi le particelle risultano prevalentemente di dimensioni inferiori a 100 µm, indicatrici di deposizione atmosferica a lunga distanza. La composizione differisce parzialmente tra i due ghiacciai: al Fellaria prevalgono PET e poliammide (PA) di origine sintetica, mentre al Dosegù si riscontra una predominanza di poliammidi naturali e cellulosa, con un contributo più marcato di gomma e PTFE. Queste differenze suggeriscono una maggiore accumulazione di particolato misto, naturale e antropico, sul Ghiacciaio Dosegù, verosimilmente legata alla sua posizione orografica più esposta ai trasporti atmosferici meridionali.
Tabella 1: Nella prima parte vengono riportati i valori dell'equivalente in acqua della neve espresso in kg/m² (SWE) calcolato a partire dai dati raccolti; nella parte bassa è riportata la differenza percentuale delle diverse annate con le precedenti.
ANALISI NIVOMETEOROLOGICA MENSILE Di seguito vengono analizzati gli aspetti e gli eventi meteorologici principali che hanno caratterizzato la stagione invernale 2024-2025 nei diversi settori delle montagne lombarde. Autunno (ottobre–novembre) L’inizio di stagione si è distinto per la scarsità di precipitazioni solide e per un deposito nevoso generalmente mo-
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RELAZIONI Immagine 4 - Panoramica verso Santa Caterina Valfurva - quota neve maggiore di 2400 m novembre 2024
Immagine 5 - Spessore neve fresca sulla regione Lombardia dopo l'evento del 29 gennaio 2025
desto, anche sopra i 2000 m (Immagine 4), dove non sono stati superati i 40 cm di neve al suolo presso Passo Marinelli (3032 m s.l.m.). Dai primi di novembre le temperature hanno subito un deciso calo, con una prima nevicata significativa nella seconda metà del mese che ha prodotto fino a 30 cm di neve fresca in quota. Inverno (dicembre-febbraio) Le perturbazioni di dicembre sono risultate frequenti ma
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di debole intensità, concentrandosi sui settori alpini oltre i 1800 m, con spessori medi al suolo compresi fra 20 e 60 cm. Nel mese di gennaio si sono verificati due episodi nevosi rilevanti (6 e 29 gennaio), con accumuli di neve fresca rispettivamente di 40 cm e 60 cm (Immagine 5 e 6). Complessivamente, tra novembre e gennaio gli apporti sono stati di moderata entità, ma nettamente inferiori alle medie stagionali. Il manto nevoso è stato molto eterogeneo per tutto l’inizio della stagione invernale a causa anche del vento forte in quota, con alternanza di versanti erosi e aree d’accumulo. Da un punto di vista nivologico, tali condizioni hanno favorito la formazione di lastroni da vento poggianti su strati deboli di cristalli sgranati, aumentando il pericolo di valanghe a lastroni (immagine 7). Il mese di febbraio si presenta piuttosto stabile dal punto di vista meteorologico, con temperature quasi sempre inferiori agli 0°C oltre i 2000 m e un solo evento precipitativo con accumuli tra i 20 e i 40 cm, più significativi su Orobie e Retiche occidentali. Nel complesso contesto favorevole alla preservazione del manto nevoso. Primavera (marzo–maggio) Marzo e aprile hanno mostrato un’attività precipitativa contenuta ma con un episodio di rilievo a metà marzo, che ha apportato 50–60 cm di neve fresca su Retiche orientali e Adamello e 80–100 cm su Orobie, Retiche occidentali e Prealpi bresciane (immagine8). Al di sotto dei 2300 m la neve è risultata umida e soggetta a
RELAZIONI Immagine 6 - Valdisotto Oga-S. Colombano - 29 gennaio 2025
Immagine 7 - Valle dell’Alpe - Valfurva gennaio 2025 - Valanga a lastroni
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RELAZIONI ANALISI GRADI DI PERICOLO VALANGHE EMESSI
Immagine 8-Spessore neve fresca sulla regione Lombardia dopo l'evento del 18 marzo 2025
Pagina a fianco: Immagine 9 - Andamento dei gradi di pericolo nelle zone omogenee del Bollettino di pericolo valanghe
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fusione progressiva, mentre alle quote superiori gli spessori si sono mantenuti pressoché costanti (100–150 cm) fino ad aprile, grazie a nuove nevicate d’alta quota con accumuli fino a 20 cm sopra i 2400 m. Le temperature registrate nel periodo hanno oscillato fra massime intorno ai 10 °C e minime fino a –15 °C, permettendo cicli di fusione e rigelo che hanno migliorato la stabilità complessiva del manto. Con l’arrivo di maggio le temperature subiscono un aumento progressivo, decretando così il termine della stagione di accumulo nevoso, nonostante un evento del 22 maggio con accumuli maggiori di 30 cm al di sopra dei 2400 m. Sulle Prealpi lombarde gli eventi nevosi sono risultati poco frequenti e di modesta entità. Gli accumuli al suolo non hanno superato i 20 cm tra i 1000 e 1200 m e i 30 cm alle quote più elevate, fino a circa 1800 m. Oltre i 1300 m, nelle aree delle Prealpi bresciane e lariane, si evidenziano tre episodi principali che hanno contribuito in modo significativo alla limitata copertura nevosa stagionale, rispettivamente a metà dicembre, tra metà e fine gennaio e a metà febbraio. Tali eventi, pur caratterizzati da quantitativi modesti, hanno consentito il mantenimento di un sottile strato di neve al suolo in alcuni settori, grazie a un andamento termico più favorevole nel periodo invernale centrale. Nel settore bergamasco e varesino, invece, gli apporti nevosi sono stati ancora più ridotti: alle quote inferiori ai 1100 m i volumi di neve sono risultati minimi, in alcuni casi pressoché assenti. Dall’inizio di maggio si osserva un generale esaurimento dell’innevamento, con territorio privo di copertura nevosa anche alle quote superiori ai 1800 m.
La stagione invernale 2024-2025, se si considerano tutti i settori, è stata caratterizzata da una criticità mediamente moderata (grado di pericolo 2 nel 40% dei bollettini emessi, su una scala che va da 1 debole a 5 molto forte). (Immagine 9) Sui settori Retici, Adamello e Orobie il grado di pericolo maggiormente utilizzato (con una percentuale pari o superiore al 50% dei bollettini) è stato il 2 moderato. A seguire, il grado 3 marcato, con percentuali comprese tra il 35% e il 39%. Anche per quanto riguarda le Prealpi Lariane, il grado di pericolo più frequente è stato il 2 moderato (48%), seguito però dal grado 1 debole (43%). Sulle Prealpi Bresciane e Bergamasche il più ricorrente è stato invece il grado 1 debole (rispettivamente 53% e 70%), seguito dal 2 moderato. Alle quote delle Prealpi Varesine e dell’Appennino Pavese, lunghi periodi dell’inverno sono stati caratterizzati da assenza di neve: rispettivamente il 45% ed il 59% dei bollettini emessi riportavano l’icona “no snow”. Il grado 4 forte è stato utilizzato 2 volte su 136 bollettini emessi, in ciascuno dei settori alpini. Nei settori prealpini e appenninici non è mai stato utilizzato. Rispetto alla passata stagione, quella del 2024-2025 ha mostrato una criticità sensibilmente inferiore, con una minore incidenza di giorni classificati con grado di pericolo 3 marcato e 4 forte, in tutti i settori.
INCIDENTI DA VALANGA IN LOMBARDIA Durante la stagione 2024-2025 sono stati registrati 5 incidenti da valanga che hanno coinvolto complessivamente 21 persone, di cui 14 illese e 7 ferite. Il primo è avvenuto l’8 febbraio in località Barzio (Canale Madonna, Zucco Pesciola) nelle Alpi Lariane con 12 persone coinvolte, tutte illese. Il 15 febbraio, nelle Orobie Bergamasche (località Valleve, Monte Pegherolo), si è verificato un secondo incidente con 4 persone coinvolte, di cui 3 travolte e ferite. Il 7 marzo, a Madesimo (Monte Cardine) nelle Alpi Retiche occidentali, un terzo incidente ha coinvolto 3 persone, di cui una travolta e illesa. La valanga responsabile di questo terzo evento era di tipo a lastroni soffici e a media coesione. Gli ultimi due incidenti si sono verificati nei primi giorni di maggio, sempre nelle Orobie Bergamasche, il 2 e il 3: nel primo caso 2 persone sono state travolte, con una illesa e una ferita, mentre nel secondo 3 persone sono rimaste coinvolte e tutte ferite. Quest’ultimo incidente è stato causato da una valanga di neve bagnata, dopo un periodo caratterizzato da temperature superiori alla media e scarso rigelo notturno dovuto alla presenza di nuvolosità. Per quanto riguarda il grado di pericolo valanghe nelle zone di questi incidenti sono avvenuti con grado di pericolo 3-Marcato e 2-Moderato.
RELAZIONI
REGIONE AUTONOMA VALLE D’AOSTA Andrea Debernardi, Simone Roveyaz Fondazione Montagna sicura
Stefano Pivot
Centro funzionale e pianificazione Regione autonoma Valle d'Aosta Graf. 01 - Altezza totale della neve fresca: confronto tra le stazioni di riferimento e le rispettive serie storiche.
La stagione invernale 2024-25 si caratterizza per un buon innevamento al di sopra dei 2000 m, uno scarso innevamento al di sotto di questa quota, la costante variabilità delle condizioni nivometeorologiche, le temperature superiori alla media storica e per le numerose valanghe spontanee osservate. L'abbondanza di neve contraddistingue il settore occidentale a confine con la Francia e settentrionale al confine con la Svizzera per tutta la stagione, mentre nel resto della Regione la neve al suolo è scarsa e inferiore alla media storica fino alla metà di aprile. Tutto cambia dal 16 aprile quando una serie di abbondanti nevicate riequilibrano l'innevamento portandolo, anche nel settore sud-orientale al confine con il
100
Piemonte, su valori superiori alla media storica di riferimento ma ormai a primavera inoltrata. Entrando nello specifico dall'analisi dei totali di neve fresca cumulata da dicembre ad aprile, visibile nel grafico 01, si nota come nelle stazioni delle fasce altitudinali poste intorno ai 2000 e ai 2400 m i valori stagionali siano pari o superiori a quelli medi delle serie storiche prese come riferimento e inferiori nella stazione posta a 1600 m. In particolare emerge come, i valori di neve fresca cumulata (HN tot 24-25) rispetto ai valori medi storici (HN tot media) crescano salendo di quota. Nella stazione del Gabiet in Valle di Gressoney a 2380 m di quota il totale di neve fresca misurato è pari a 565 cm, valore maggiore di 130 cm rispetto al dato medio storico ma al di sotto di sei metri e mezzo rispetto a quello massimo registrato nell'inverno 2008-2009. La stazione di Places-deMoulin in Valpelline a 1970 m di quota registra un valore stagionale poco superiore alla media storica, mentre la neve cumulata nella stazione di Valgrisenche, a 1600 m di quota, è inferiore di quasi un metro e mezzo alla media e di circa sei metri rispetto al massimo storico registrato nell'inverso 1977-1978. Dal confronto con i minimi storici si osserva che nelle stazioni sopra i 2000 m si sono registrati valori doppi o quadrupli rispetto i minimi, mentre a 1600 m i valori misurati sono poco al di sopra dei minimi storici, circa 70 cm (Graf.01). Analizzando i quantitativi mensili di neve fresca cumulata per le tre stazioni di riferimento e confrontandoli con i relativi valori medi e massimi storici (Graf.02), emerge un andamento che rispecchia quello della neve fresca cumulata totale, con valori mensili, per le quote sopra i 2000 m, in linea con quelli medi storici e inferiori alle quote inferiori. Elemento in comune a tutte le quote è il quantitativo di neve fresca cumulata nel mese di febbraio, ben al di sotto dei valori medi storici. Per la stazione di Valgrisenche a 1600 m la neve fresca cu-
RELAZIONI mulata mensile è inferiore alla media storica durante tutti i mesi tranne a gennaio quando la supera di poco. A Placesde-Moulin a 1970 m di quota, la neve fresca cumulata mensile si attesta, salvo come già detto per il mese di febbraio, su valori in linea o superiori durante tutta la stagione, in particolare a gennaio e ad aprile. Nella stazione al Gabiet, a 2380 m di quota, la neve cumulata mensilmente si attesta su valori inferiori alla media a dicembre e a febbraio, differente l'andamento nei mesi di gennaio, marzo e in particolare ad aprile quando la media viene oltrepassata più del doppio grazie agli apporti nevosi del 16 e 17 aprile. Il non elevato spessore della coltre nevosa verificatosi soprattutto tra febbraio e marzo, le meno marcate oscillazioni termiche, le temperature superiori alla media storica e la mancanza di eventi di pioggia su neve (tipici delle stagioni invernali passate) favoriscono l'instaurarsi di gradienti termici elevati nel manto nevoso soprattutto sui pendii posti alle esposizioni più fredde. Facilitando così la formazione di strati deboli persistenti alla base e all'interno del manto (caratteristica anche dell'inverno 2022-23). Si verificano alcuni momenti di instabilità, perlopiù concomitanti alle precipitaGraf. 02 - Altezza di neve fresca cumulata stagione 24-25, valori medi e massimi mensili storici: confronto tra le stazioni di riferimento.
Graf.03 - Distribuzione dei gradi di pericolo valanghe nelle 4 macrozone (A-Valle Centrale, B-Valli di Gressoney, Ayas, Champorcher, C-Valli di Rhêmes, Valsavarenche, Cogne e D-Dorsale alpina) dal primo dicembre al 5 maggio; distribuzione stagionale (grafici a torta) e mensile (grafici a barre). Nota bene: - nei grafici a torta le etichette indicano il grado di pericolo e la percentuale stagionale di assegnazione del grado stesso; - nei grafici a barre le etichette indicano, per ogni mese, il numero di giorni in cui ciascun grado di pericolo è stato assegnato.
101
RELAZIONI
Graf. 04 - Distribuzione delle problematiche valanghive riportate nei bollettini valanghe nel corso della stagione invernale.
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zioni nevose più intense e all’azione concomitante del vento e del relativo trasporto e accumulo di neve. L’attività di valutazione delle condizioni nivometeorologiche con l’emissione dei gradi di pericolo si estende per 7 mesi, a partire da novembre fino alla prima decade di maggio. Durante la stagione in esame il continuo monitoraggio delle condizioni nivometeorologiche e dell’attività valanghiva ha portato all’emissione di: 2 Note informative ad inizio stagione, dal 13 al 22 novem-bre 2024; 167 Bollettini di previsione del pericolo valanghe a partire da martedì 26 novembre 2024 fino a domenica 11 maggio 2025; 1 Nota informativa a fine stagione, dal 11 al 16 maggio 2025. Nel grafico 03 è possibile apprezzare la distribuzione stagionale (grafici a torta) e mensile (grafici a barre) dei gradi di pericolo valanghe nelle quattro macro-zone A-Valle Centrale, B-Valli di Gressoney, Ayas, Champorcher, C-Valli di Rhêmes, Valsavarenche, Cogne e D-Dorsale alpina. Osservando l'andamento mensile dei gradi (Graf.03) emerge una similitudine tra le macro-zone A, C e D nei mesi da novembre a gennaio, determinata dai flussi occidentali con apporti nevosi ed episodi di vento che hanno interessato prevalentemente queste macro-zone. La macro-zona B si discosta dalle altre per la minore incidenza di giornate con grado 3-marcato e l'assenza di giornate con pericolo 4-forte. Da marzo l’andamento del pericolo diventa omogeneo per tutte le 4 macro-zone. Pertanto le macro-zone A, C e D presentano analogie nei gradi di pericolo, salvo differire per il numero di giorni con grado 4-forte, maggiore nella C e D. Nei primi tre mesi della stagione invernale, la macro-zona B si discosta dalle altre
per la minore incidenza di giornate con grado 3-marcato e 4-forte, dovuta al deficit d'innevamento in questo settore. Si allinea alle zone A e C da febbraio mentre la D mantiene un numero maggiore di giorni con grado 3-moderato nel mese di febbraio rispetto alle altre macro-zone. Per quanto riguarda la stabilità del manto nevoso si è osservata una minore variabilità rispetto alla stagione precedente 2023-2024. Sono due i periodi principali con connotati di marcata stabilità del manto nevoso, con grado 1-debole sulla maggior parte del territorio, il primo tra il 26 novembre e il 18 dicembre e il secondo tra il 3 e il 9 di marzo. I periodi di maggiore instabilità sono cinque, della durata da tre a sette giorni ciascuno nei mesi di dicembre, gennaio, marzo ed aprile. Nella stagione 2023-2024 furono più numerosi e di durata maggiore. A marzo si concentrano il maggior numero di incidenti, ben 8 dei 12 registrati in Valle d’Aosta. Il momento maggiormente critico per le valanghe spontanee è quello compreso tra il 16 e il 18 aprile quando è stato raggiunto il grado 4-forte sull’intero territorio regionale e il grado 5-molto forte nel 35% della Regione il giorno 17. Era da molti anni che questo grado “estremo” non veniva previsto per porzioni del territorio valdostano. Andando ad analizzare i problemi tipici valanghivi principali riportati nei bollettini nel corso della stagione invernale si evince che (Graf.04): La neve ventata è il problema valanghivo predominante anche per questa stagione, è assente solamente in 38 giornate sulle 167 di emissione del Bollettino. Gli episodi di vento con effetti sul manto nevoso sono stati uno degli elementi caratterizzanti lo scorso inverno, in particolare nei mesi da dicembre a febbraio. La sua azione ha interessato maggiormente le quote oltre i 2200-2500 m, qui la neve ha mantenuto caratteristiche favorevoli
RELAZIONI alla sua erosione e trasporto, risentendo meno delle numerose giornate con episodi di temperature miti e quelli con limite pioggia/neve in quota. Il problema si distribuisce prevalentemente alle esposizioni che vanno da nord-est passando dagli est fino ai sud, opposte ai venti prevalenti occidentali e nord-occidentali che caratterizzano il territorio valdostano. Altro problema che ha caratterizzato la stagione è quello relativo agli strati deboli persistenti. Il problema è segnalato nel Bollettino, in circa 65 giorni, concentrati prevalentemente dalla fine di dicembre fino al termine del mese di marzo. Guardando indietro agli ultimi due inverni questo problema è stato predominante, insieme alla neve ventata, ben diverso infatti dalla scorsa stagione invernale, quando i numerosi episodi di temperature miti e/o pioggia su neve avevano limitato la problematica. Problema valanghivo quello degli strati deboli persistenti che è stato indicato dai bollettini per molti giorni in oltre il 50% del territorio. Spesso ad esso si sono associati il problema tipico della neve ventata e in misura inferiore quello della neve fresca e quello della neve bagnata. Per quanto riguarda il problema tipico della neve fresca, durante la prima parte della stagione la problematica è meno frequente e interessa una percentuale di territorio ridotta, prevalentemente il settore occidentale e nord-occidentale della Regione, in particolare a fine gennaio. Da febbraio a metà aprile è indicato soltanto in 8 giornate. Dalla metà di aprile fino alla prima decade di maggio invece è molto più frequente, con permanenza per diversi giorni consecutivi e interessando fino al 50 % di territorio. A questo problema sono legate le criticità valanghive di fine gennaio e metà aprile. Il problema della neve bagnata si manifesta con meno frequenza rispetto alle scorse stagioni. Se nell'inverno 2023-2024 è stato segnalato in 77 giornate di cui 45 nei mesi da novembre a marzo, nell'inverno appena trascorso è stato segnalato per 65 giornate di cui 23 nel periodo compreso tra novembre e la fine di marzo. Pertanto la problematica si è concentrata come solitamente avviene nei mesi primaverili. In 8 giornate sulle 167 di pubblicazione del Bollettino sull'intero territorio regionale non è stato segnalato alcun problema tipico valanghivo. Il primo periodo va dal 29 novembre al 4 dicembre, il secondo va dal 7 al 9 marzo. Questi appena elencati sono i tratti salienti dell'inverno 2024/2025, che verrà ricordato soprattutto per le abbondanti nevicate di metà aprile che hanno riportato alla mente l'episodio nevoso del dicembre 2008. Come allora le aree più colpite sono quelle al confine con il Piemonte, dove molte valanghe lambiscono i fondovalle e creano dei flussi di va-
langa frammista ad acqua che creano anche diffusi dissesti idrogeologici (Fig. 01). Questo ciclo valanghivo sarà ricordato anche per il numero elevato di eventi spontanei che hanno caratterizzato soprattutto i pendii posti alle esposizioni fredde e che in numerosi casi hanno generato valanghe capaci di raggiungere strutture, rifugi, ma anche strade regionali e comunali poste in testata di valle. Di seguito approfondiamo l’andamento nivometeorologico della stagione 2024-25 riprendendone l’andamento mese per mese.
Fig. 01 - Nel corso della giornata del 17 aprile diverse valanghe sfiorano o raggiungono strutture di alpeggi o rifugi. Lo scatto documenta gli accumuli delle valanghe 10-057 detta “Chaligne” e 10-088 detta “Alpe Chaligne” che scorrendo verso valle sfiorano la stalla posta nelle vicinanze del rifugio omonimo (Gignod).
Novembre: Le prime nevicate si verificano il 12 novembre, con limite neve a 800-1000 m e accumuli di circa 15 cm a 2000 m. Nei giorni a seguire la neve permane soprattutto sui versanti in ombra, mentre sui versanti soleggiati fino a 2900 m fonde rapidamente, grazie all’elevata quota dello zero termico che raggiunge i 3500 m il 16 novembre. Dal 19 novembre una perturbazione porta neve a quote medie (intorno a 1600 m) su gran parte della Valle d’Aosta, scendendo fino al fondovalle della Valle centrale il 21 a seguito del calo delle temperature. Le nevicate più intense interessano soprattutto il settore nord-occidentale, in particolare le zone di confine con la Svizzera, con accumuli nevosi tra i 40 e i 60 cm oltre i 2000 m e circa 30 cm ad Aosta. Il resto di novembre è caratterizzato da due brevi perturbazioni con scarsi apporti nevosi anche nei fondovalle, schiarite, rialzo delle temperature (lo zero termico raggiunge i 3600 m il 30 del mese) e inversioni termiche nelle valli. A novembre si censiscono appena 2 valanghe, a fine mese, di piccole dimensioni.
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RELAZIONI Sotto: Fig. 02 - Valanga a lastroni superficiale distaccatasi probabilmente tra il 7 e il 9 dicembre nel vallone dell'Arp-Vieille in Valgrisenche a 2500 m di quota. Il distacco si è verificato a causa della deposizione di un accumulo da vento al di sopra di uno strato di cristalli di neve meno coesi. Fig. 03 - Scarso innevamento in alta valle di Gressoney documentato mercoledì 11 durante un rilievo nivologico.
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Dicembre: Il mese inizia con un innevamento scarso e distribuito in maniera disomogenea. Le deboli nevicate dei primi giorni e i venti intensi non migliorano la situazione. La neve è maggiore lungo le dorsali di confine con la Francia e la Svizzera, dove in alcune stazioni meteorologiche automatiche l’altezza del manto si porta temporaneamente sopra la media storica grazie alle nevicate di fine novembre per poi tornare al di sotto alcuni giorni dopo. Il manto nevoso è molto variabile per l’azione del vento, dorsali e creste si presentano erose con rocce affioranti mentre conche e canali sono riempiti di neve ventata, sui versanti freddi e riparati si instaura un metamorfismo costruttivo con formazione di cristalli sfaccettati (Fig. 02).
Il 10 dicembre una debole nevicata interessa tutta la regione con neve sopra i 1000 m. A metà mese l’innevamento è ancora deficitario soprattutto nella parte centrale e orientale della Regione, con molti pendii rocciosi difficilmente sciabili e poca copertura nevosa su terreni erbosi. Condizioni migliori si trovavano nelle vallate vicine alla Francia e al Passo del Gran San Bernardo (Fig. 03). Il problema principale rimane la neve ventata, ma gli accumuli sono ben visibili e quindi generalmente evitabili durante le escursioni. Tra l’8 e il 15 dicembre si verifica una parentesi fredda, seguita da un rapido rialzo termico il 16 dicembre, in poco meno di 24 h la temperatura si rialza di 13° (a 2800 m si passa da -12°C a +2°C) mentre l'aria fredda rimane intrappolata nei fondovalle. Il riscaldamento provoca numerose valanghe superficiali sui pendii molto ripidi esposti al sole, soprattutto dove affiorano rocce che scaldano localmente la neve. Nonostante il riscaldamento dell’aria (zero termico a 3100 m) dovuta ad un campo anticiclonico sulle Alpi, la neve alle esposizioni ombreggiate rimane fredda. Il 18 dicembre l’aumento della copertura nuvolosa cambia le condizioni, il manto nevoso si scalda umidificandosi anche sui pendii ombreggiati. Va riducendosi il problema della neve ventata ma aumenta quello della neve bagnata. Dal 19 dicembre lo zero termico, rimasto sopra i 3000 m per alcuni giorni, scende rapidamente riportandosi in linea con il periodo a causa dell’arrivo di una saccatura atlantica che porta maltempo e nevicate, inizialmente nel settore occidentale e poi in tutta la regione. La quota neve, dai 2200 m iniziali, cala fino a 1000 m, con accumuli di 20-30 cm a 2000 m e superiori a 50 cm tra Val Ferret e Gran San Bernardo con qualche fiocco che raggiunge anche ad Aosta. Tra il 21 e 23 dicembre, nuove precipitazioni con limite neve in calo dai 1600 m fino a 800 m, sono accompagnate da vento molto forte da nord, che ridistribuisce la neve già durante la deposizione, rendendo difficoltosa la stima degli accumuli totali. Maggiormente interessati le zone di confine con Francia e Svizzera, da segnalare le abbondanti nevicate sul versante estero della catena alpina. Il 24 dicembre il vento tempestoso (raffiche fino a 141 km/h a 3000 m) favorisce il distacco di valanghe spontanee di grandi dimensioni lungo la catena del Monte Bianco. Vengono effettuati distacchi controllati nelle aree sciistiche e per la messa in sicurezza della strada comunale di accesso alla Val Ferret; la maggior parte hanno esito positivo ad indicare l’instabilità degli accumuli di neve ventata in fase di accrescimento. La stagione invernale 2024-2025 fin qui si caratterizza da forte variabilità meteorologica, con oscillazioni termiche marcate ma senza estremi caldi come invece osservati nei due inverni precedenti, frequenti episodi di vento molto forte e precipitazioni generalmente scarse, ad eccezione dell’episodio nevoso di fine novembre. Alla fine di dicembre
RELAZIONI l’innevamento è sotto la media su tutto il territorio, particolarmente deficitario nel settore sud-est. L’innevamento in quota è ancora fortemente influenzato dal vento, con dorsali e creste erose fino al terreno e accumuli concentrati in conche e canaloni. A dicembre si censiscono 11 valanghe.
gono pericolosi nelle zone con meno neve. Il 12 gennaio a Pila uno sciatore provoca il distacco di una valanga a lastroni con strato debole alla base del manto (Fig. 05). A metà mese vari impulsi perturbati portano deboli nevicate
Fig. 04 - Lo strato di ghiaccio formatosi sopra la neve a Courmayeur il 5 gennaio (foto R. Roveyaz).
Gennaio Il mese ha inizio con una serie di impulsi perturbati che portano deboli nevicate soprattutto nelle vallate occidentali e in particolare in quelle a ridosso con Francia e Svizzera. Il limite neve/pioggia varia tra 700-800 m e 2200-2300 m. Da segnalare l’evento di gelicidio che il 5 gennaio forma uno spesso strato di ghiaccio anche nei fondovalle dove permane aria fredda (Fig. 04). Intorno al 9 gennaio una nevicata intensa accompagnata da venti forti porta 30-50 cm di neve fresca in Valgrisenche e Gran San Bernardo, 15-30 cm nella zona del Gran Paradiso, mentre le altre aree ricevono meno neve. Nuovamente il vento provoca una distribuzione disomogenea della neve con accumuli sui pendii riparati e creste completamente erose. Questo andamento estremamente variabile crea una stratigrafia complessa e instabile, specialmente nei settori meglio innevati vicino a Francia e Svizzera, mentre nelle zone orientali l’innevamento è scarso e si rischia ancora di urtare ostacoli nascosti nella pratica dello sci fuori dalle piste battute. Appena il tempo migliora, l’11 gennaio viene nuovamente riattivato il PIDAV per la messa in sicurezza della strada per la Val Ferret a Courmayeur. Gli strati deboli persistono nel manto, soprattutto in profondità. Risultando difficili da sollecitare ma comunque permanFig. 05 - Test di stabilità "blocco di scivolamento" RB-Rutschblok, effettuato dagli agenti del Corpo Forestale della Valle d'Aosta - Stazione di Etroubles il 9 gennaio a 2200 m di quota vicino alla loc. Arp du Bois (Saint-Rhemy-en-Bosses). Il test di stabilità mostra come ad una debole sollecitazione buona parte del blocco di neve isolato si sia staccato, scivolando agevolmente verso valle (freccia rossa): sintomo di scarsa stabilità del manto nevoso.
Fig. 06 - Valanghe a debole coesione fotografate dal personale del Corpo Forestale di Valpelline salendo alla Comba di Vetsan esposizione S-SW, alpeggi di Berrier 2200 m, il 15 gennaio.
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RELAZIONI Anche in queste zone si vanno a riattivare con il sovraccarico di neve fresca e ventata tra il 26 e il 28 gennaio, periodo in cui cadono 30-80 cm di neve fresca in molte vallate, in particolare nel settore occidentale e meridionale della Regione. Si registrano in questi giorni oltre 38 valanghe di dimensioni grande e molto grande, causate dall’ingente nevicata e dalla sollecitazione degli strati deboli presenti nella neve vecchia, con distacchi anche di spessi lastroni. Il periodo di maggior attività valanghiva è quello a cavallo tra la sera di martedì 27 e la prima mattina di mercoledì 28, quando la nevicata raggiunge la sua massima intensità, con valori anche di 5 cm di neve all'ora (Fig. 07). Con il passare dei giorni la situazione migliora e diminuiscono le valanghe spontanee e provocate, ma persistono problemi legati a neve ventata e strati deboli. A gennaio si censiscono in totale 70 valanghe, generalmente a lastroni superficiali asciutti.
Fig. 07 - Distacco provocato da uno snowborder in discesa nei pressi del comprensorio sciistico di Crevacol (Saint-Rhêmy-en-Bosses) alle 12:30 del 28 gennaio (foto e rilievo valanga del Corpo forestale della Valle d'Aosta). Fig. 08 - Valanga da slittamento staccatasi negli ultimi giorni da un ripido pendio posto nelle vicinanze del colle del Piccolo San Bernardo (La Thuile - foto M. Tamponi).
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principalmente nelle vallate al confine con il Piemonte. La neve fresca si adagia su neve vecchia poco coesa formando lastroni sollecitabili, come a Gressoney, dove uno sciatore stacca una valanga su un pendio esposto a nord-ovest a 2700 m nei pressi del Col d'Olen. Nei giorni a seguire altri impulsi interessano il settore nord-occidentale con 20-30 cm di neve fresca e vento che forma accumuli soffici, con numerose valanghe spontanee e provocate (Fig. 06). Dal 23 gennaio il rialzo termico destabilizza la neve recente causando molte valanghe di neve a debole coesione di superficie. Gli strati deboli persistono ancora e specie dove l’innevamento è scarso, possono essere ancora suscettibili di distacco mentre nelle aree dove l’innevamento è maggiore si trovano in profondità e quindi più difficili da innescare.
Febbraio Il mese inizia con una rimonta anticicloni che favorisce rialzi termici e vento moderato in quota. Con l’ulteriore apporto di neve, nelle zone interessate dalle nevicate di fine gennaio, si verificano distacchi di valanghe da reptazione e scivolamento di piccole e medie dimensioni, su pendii molto ripidi ed erbosi, in diversi momenti della giornata e della notte (Fig. 08). Gli strati deboli persistenti formati da cristalli a calice presenti alla base del manto continuano a causare isolate valanghe, sia provocate da sciatori sia spontanee, di dimensioni piccole o medie. I pendii potenzialmente pericolosi sono limitati e localizzati, in particolare sui molto ripidi, tra 2200 e 2800 m, alle esposizioni particolarmente fredde. Il 5 febbraio una valanga, forse provocata dal passaggio di sciatori, cade vicino al Bec Carré (Valtournenche) a 2600 m non lontano dalle piste da sci senza coinvolgere persone (Fig. 09). A metà mese alcune nevicate apportano 30-40 cm di neve fresca oltre 2000 m nella zona occidentale, con massimi di 60-70 cm in Val Ferret e Val Veny, in assenza di vento. Verso il centro e l’est della Regione i quantitativi diminuiscono. Il 13 la discesa di una fredda saccatura da nord con deboli precipitazioni nevose oltre i 1200 m e venti forti che agiscono soprattutto lungo dorsali di confine estero, formando spessi lastroni da vento a tutte le esposizioni. La seconda metà di febbraio vede l’alternanza di giornate nuvolose con inversioni termiche e giornate soleggiate con temperature elevate in montagna. Questi cambiamenti favoriscono l’umidificazione degli strati superficiali e intermedi del manto nevoso, specialmente sui versanti esposti al sole, migliorandone la stabilità e consolidando i recenti lastroni da vento. Tuttavia in alcuni momenti si manifestano valanghe spontanee e provocate di neve bagnata su pendii
RELAZIONI soleggiati molto ripidi, oltre a valanghe da scivolamento su pendii erbosi estremi. Marzo Il mese inizia con deboli nevicate in assenza di vento concentrate principalmente nel settore sud-orientale della Valle d’Aosta, ancora carente di neve. Successivamente si instaura una fase stabile e soleggiata con marcate escursioni termiche giornaliere nelle valli; in quota invece la variazione termica è attenuata. La neve recente caduta subisce un metamorfismo costruttivo trasformandosi in cristalli sfaccettati e brina di superficie, in particolare sui pendii ombreggiati. In questa fase il grado di pericolo valanghe rimane 1-debole. Dalla sera del 9 marzo si registra un peggioramento con una serie passaggi perturbati che determinano deboli nevicate al di sopra dei 1200 m nell’arco di alcuni giorni, accumulando un totale tra 30 e 50 cm di neve fresca. Questi apporti di neve fresca si depositano su uno strato di neve formato da cristalli sfaccettati e brina che diventano un’ideale strato debole localizzato sui pendii più freddi. La situazione porta alla formazione di lastroni instabili, soprattutto su versanti settentrionali ed orientali dove il vento accumula la neve fresca caduta. I segnali di instabilità sono evidenti: fratture nel manto, distacchi provocati anche a distanza e valanghe spontanee di piccole e medie dimensioni (Fig. 9). Il picco di instabilità si raggiunge durante il weekend del 15 e 16 marzo, quando ulteriori nevicate, anche se modeste, fanno raggiungere al manto il limite di equilibrio. Domenica 16 marzo si verificano due distacchi provocati di lastroni, uno a Valtournenche e uno a Gressoney-La-Trinité (Fig. 10). Il 17 marzo un gruppo di scialpinisti distaccano a distanza una valanga a lastroni a monte del Col Serena a Saint-Rhémy en Bosses. Nei giorni seguenti l’attività valanghiva spontanea e provocata si riduce gradualmente, ma il problema degli strati deboli persiste con fasi alterne di maggiore o minore criticità. Il 23 marzo uno sciatore provoca una valanga nel vallone di Flassin, sempre in un versante freddo dove tipicamente si formano e conservano più a lungo nel tempo gli strati deboli, stessa cosa nei pressi del rifugio Vittorio Emanuele in Valsavarenche dove un gruppo di scialpinisti provocano a distanza il distacco di una valanga (Fig. 11). Il 30 marzo nel tardo pomeriggio un incidente da valanga coinvolge uno scialpinista a Pila, su un pendio esposto a ovest. L’escursionista provoca il distacco di un lastrone di neve umida/bagnata, favorito dal rialzo termico pomeridiano che rende la superficie del manto non più portante. La valanga scorre sugli strati deboli umidi interni (Fig. 12). Il mese si chiude con vento molto forte da nord e favonio nelle valli dove si raggiungono valori superiori ai 20° C, cielo sereno e assenza di precipitazioni. Il vento agisce in quota rimodellando la neve vecchia ed erodendola fino al terreno.
Fig. 09 - La valanga del 5 febbraio a Valtournenche. In alto a destra si nota il distacco che ha interessato tutto lo spessore del manto nevoso fino agli strati deboli composti da cristalli a calice. La valanga si è arrestata in una conca, possibile trappola morfologica. L'accumulo è stato "bonificato" da SAV (foto Soccorso Alpino Valdostano). Fig. 10 - La valanga a lastroni distaccata il 16 marzo al passaggio del singolo sciatore in Valtournenche a 2700 m di quota.
Fig. 11 - Giovedì 27 marzo - foto scattata salendo al Gran Paradiso. Distacco provocato a distanza di una valanga a lastroni da scialpinisti in salita.
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RELAZIONI Fig. 12 - L'immagine ritrae la valanga a lastroni provocata a Pila (Gressan) domenica 30 marzo. Il distacco è avvenuto su un pendio esposto a ovest, su un versante con pendenze oltre i 30°.
Fig. 13 - Ampi distacchi del 17 aprile dal versante ovest de La Pointe de La Pierre zona rinomata per lo scialpinismo. I distacchi sono avvenuti su pendenze inferiori ai 30°. Fig. 14 - La valanga 13-067 "Lo Pont - Djouan" nel Comune di Valsavarenche raggiunge il 17 aprile la strada regionale già precedentemente chiusa.
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A marzo si censiscono 23 valanghe, generalmente a lastroni superficiali asciutti. Aprile: Aprile ha inizio con un netto calo delle temperature e precipitazioni abbondanti accompagnate vento molto forte sudorientale. La neve fresca si accumula in modo disomogeneo, con limite neve iniziale a 900 m in salita fino a 1500 m. Sopra i 2000 m si registrano accumuli più consistenti (35-40 cm) nelle vallate di Rhêmes, Valsavarenche e Valle del Lys, quantità inferiori (20-25 cm) nelle altre vallate, e ancora meno in Valdigne e Valtournenche. La neve nuova si lega abbastanza bene con quella vecchia, che spesso presenta croste da fusione e rigelo o da vento. L’espansione di un campo anticiclonico determina tempo stabile per alcuni gioni. Con il ritorno del sole, le temperature in risalita e lo zero termico fino a oltre 3000 m di quota, si manifestano i classici problemi primaverili legati all’umidificazione della neve. Durante il giorno, soprattutto sui versanti esposti a sud e ovest, la neve diventa bagnata, aumentando il rischio di valanghe spontanee di medie dimensioni. Lo zero termico sale progressivamente da 2700 m a 3700 m l’11 aprile quando a 2000 m si raggiungono punte di 11-12° C. L’innevamento in questa prima parte del mese si presenta ancora molto disomogeneo: nelle vallate orientali e in quella centrale è inferiore rispetto a quelle occidentali, in particolare nelle aree poste al confine con la Francia e la Svizzera dove gli apporti durante la stagione sono stati maggiori. In generale la neve è continua alle esposizioni nord a partire da 1800-2000 m, mentre sui versanti soleggiati la copertura nevosa parte da 2500-2600 m. Dal 16 al 17 aprile in circa 30 ore cadono grandi quantità di neve fresca, con intensità che superano i 10 cm/h raggiungendo localmente valori estremi di 20 cm/h misurati in Valle del Lys (Fig. 16). Il limite neve varia fortemente, nella parte occidentale della Regione da 2000 m scende fino a 500 m la mattina del 17, raggiungendo il fondovalle percorso dalla Dora Baltea, mentre nella parte orientale scende fino a 1300-1600 m a causa del vento di provenienza meridionale che impedisce l’abbassamento delle temperature all’interno delle valli. L’effetto del vento sulla neve sono osservabili solo in alta quota e non rappresenta il fattore principale della criticità valanghiva; la causa principale è da attribuire all’abbondante neve fresca e all’intensità con la quale precipita, andando a sovraccaricare rapidamente un manto già debole, umido o bagnato. Nel corso della giornata del 17 aprile viene pubblicato un bollettino valanghe straordinario che riporta per le zone maggiormente colpite dalla nevicata un grado di pericolo 5-molto forte e viene emsso un bollettino/avviso di criticità con codice colore arancione. Durante la nevicata si
RELAZIONI verificano numerose valanghe di grandi dimensioni, con distacchi di spessore variabile tra 80 cm e valori superiori al metro, in particolare oltre i 2400-2500, che coinvolgono anche parte delle neve vecchia. Prima della nevicata la neve al suolo era scarsa sotto i 2500 m, in particolare sui versanti soleggiati delle vallate orientali, questo fa sì che le valanghe scorrono meno verso valle (Fig. 13). Alcune si distaccano più volte. La viabilità regionale e comunale viene interessata da eventi valanghivi nella valle di Cogne e Valsavarenche, dove le strade sono già preventivamente chiuse al traffico. Dal 18 aprile il tempo migliora, permettendo ai tecnici dell’Area neve e valanghe di Fondazione Montagna sicura di effettuare un sopralluogo in elicottero a supporto delle CLV, ne seguirà un secondo il 24 aprile (Fig. 14). Durante questi sopralluoghi sono censite circa 400 eventi valanghivi (Fig. 15). Nella seconda parte del mese il tempo rimane generalmente stabile, con giornate soleggiate interrotte solo da due deboli passaggi perturbati il 21 e il 23 aprile con neve sopra i 2000-2200 m, seguiti da vento molto forte. Il vento forma piccoli accumuli di neve, ben visibili e facilmente evitabili che grazie all’umidificazione diurna si stabilizzano rapidamente. La fine del mese vede il ritorno a condizioni tipicamente primaverili, con rialzo delle temperature durante il giorno e il calo durante la notte. Ad Aprile si registrano da parte dei membri delle Commissioni valanghe, del Corpo forestale della Valle d’Aosta e dai tecnici dell’Ufficio neve e valanghe ben 405 valanghe, di cui ben 71 del tutto nuove per il Catasto regionale valanghe! Maggio: Nei primi giorni di maggio permangono condizioni primaverili, con temperature diurne in aumento e in calo la notte con rigelo della superficie del manto nevoso, con formazione di croste portanti la mattina su neve sottostante umida e in progressiva fusione. Grazie alle abbondanti nevicate di metà aprile, l’innevamento rimane comunque buono, con copertura continua sopra 2200-2300 m; nei fondovalle e nelle zone ombreggiate fino a 1900-2000 m, mentre su pendii soleggiati molte zone sono ormai prive di neve fino a 3000 m. Fino a metà mese permangono condizioni variabili, con deboli episodi perturbati a carattere di rovescio e/o temporale e neve oltre i 2000-2400 m. Durante le fasi di bel tempo e buona visibilità si osservano valanghe e scaricamenti di neve umida o bagnata, causati dalla destabilizzazione della neve fresca in superficie. La presenza della neve in quota rimane buona per il resto del mese, grazie alle nevicate di metà aprile e al susseguirsi di rovesci con zero termico che supera i 3000 m solo in poche giornate.
La stagione 2024-2025 del Bollettino neve e valanghe si conclude l’11 maggio e quella di emissione del Bollettino di criticità per la parte valanghe il 20 maggio. Riepilogando, l’innevamento è da dicembre buono nel settore nord-occidentale e scarso nel resto del territorio. Da gennaio si porta su livelli pari alla media storica sopra i 2000 m in tutto il territorio per poi aumentare i quantitativi nel settore sud-orientale oltre la media di neve al suolo da metà aprile, grazie alle precipitazioni nevose del 16-17 aprile, sopra i 2300-2400 m. La DURATA della NEVE AL SUOLO
Fig. 15: Estratto cartografico che riassume un primo parziale censimento delle valanghe verificatesi durante questa criticità. In totale sono state segnalatI 411 eventi valanghivi. In alcuni lo stesso sito valanghivo ha visto cadere più di una valanga durante questa criticità. Le fonti delle segnalazioni provengono dalle Commissioni locali valanghe, dal Corpo forestale della Valle d’Aosta e dai tecnici di Fondazione Montagna sicura in servizio presso l’Ufficio neve e valanghe della Regione Autonoma valle d'Aosta.
Fig. 16 - Mappa della neve fresca tre giorni, cumulata durante la precipitazione. I dati provengono dalle stazioni automatiche e dalle stazioni manuali di modello 1 Aineva della Regione Autonoma Valle d'Aosta per poi venire spazializzati dal modello S3M. Graf. 05 - Distribuzione mensile dei 532 eventi valanghivi, di cui è noto il mese di accadimento, osservati nel corso della stagione in oggetto.
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RELAZIONI
Graf 6: andamento storico dei travolti in valanga nella regione Valle d’Aosta Graf 7: andamento storico delle vittime da valanga nella regione Valle d’Aosta
oltre i 2000 m è anch'essa in linea con le serie storiche. Durante la stagione invernale vengono censite 532 valanghe spontanee, di cui 74 mai registrate a catasto e 71 con eventi ben più grandi di quanto mai osservato. La maggior parte si verificano a aprile, seguono gennaio, marzo e dicembre, non a caso i mesi più nevosi (Graf. 05). Durante la stagione 2024-2025 in Valle d’Aosta vengono registrati in totale 12 incidenti da valanga, avvenuti nella maggior parte dei casi nel settore occidentale della Regione. Questi verranno approfonditi nel capitolo dedicato.
INCIDENTI DA VALANGA IN VALLE D’AOSTA NELLA STAGIONE 2024-2025 Durante la stagione 2024-2025 abbiamo registrato 12 incidenti da valanga; ovviamente non sono tutti gli incidenti da valanga avvenuti in Valle d’Aosta, ma solo quelli dove siamo riusciti a raccogliere i dati sufficienti a chiarire e caratterizzare il fatto. Queste 12 valanghe hanno travolto 24 persone, di cui 14 illese, 9 ferite e 1 è deceduta. Da notare che in un incidente il gruppo era composto da 8 persone e tutte quante sono state travolte (Graf. 6 e 7). Solitamente la maggior parte degli incidenti riguarda scialpinisti e invece quest’anno c’è stato un (probabilmente momentaneo) sorpasso: la maggior parte degli incidenti, 6 su 12, è avvenuta durante l’attività di fuoripista. La metà di questi incidenti è avvenuta nel comune di Courmayeur.
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L’unico incidente mortale è avvenuto nei ripidi fuoripista sotto il glacier du Mont-Frety, con una dinamica particolare. Secondo statistiche internazionali, nel 92-95% degli incidenti la valanga è stata innescata dalle persone. Questo è uno dei pochi casi che costituiscono un’eccezione, perché la valanga è scesa spontaneamente. Lo sciatore francese si è accorto in ritardo dell’arrivo della valanga e non ha potuto attivare l’airbag, anche perché la maniglia era comunque bloccata dalla “sicura”. Abbiamo avuto un secondo incidente causato da una valanga spontanea e riguarda proprio il gruppo di 8 persone coinvolte, intente a scalare una cascata di ghiaccio in Valtournenche. Fortunatamente la maggior parte delle persone si trovava sulla parte ripida della cascata e quindi sono stati coinvolti solo marginalmente dalla massa nevosa che è perlopiù passata oltre; l’unica persona ferita si trovava in sosta, in una zona meno ripida. La particolarità di questa valanga è che è avvenuta con un pericolo valanghe previsto 1-debole, in un contesto generale di inizio stagione, con poca neve al suolo. La maggior parte degli incidenti ha visto coinvolte persone straniere, ben 7 su 12. Buona parte degli stranieri coinvolti erano francesi, in ben quattro incidenti; è una situazione normale perché è un paese confinante, perché i francesi sono grandi amanti della montagna e soprattutto perché, grazie anche al bilinguismo, apprezzano la Valle d’Aosta; a seguire svedesi, belgi e anche un australiano.
RELAZIONI I primi due incidenti della stagione sono avvenuti tra la seconda e la terza settimana di dicembre, mentre ben due terzi degli incidenti registrati sono avvenuti nel mese di marzo (Fig. 17), situazione che conferma il trend decennale italiano, anche legato all’innevamento: le nevicate iniziano più tardi e sono più abbondanti in primavera. Solo due incidenti sono avvenuti in piena stagione invernale, tra fine gennaio e metà febbraio. Infine una curiosità, se analizziamo gli incidenti nel periodo invernale per esposizione dei pendii, vediamo che hanno riguardato tutte le esposizioni, eccetto l’Est. L’esposizione più rappresentata, con il 25% degli incidenti, è il Sud-Est, seguita da due esposizioni “fredde”: Nord-Ovest e Nord-Est (Graf. 8). Graf 8: esposizione della zona di distacco degli incidenti avvenuti in Valle d’Aosta Fig 17: Distacco a distanza di un lastrone soffice da parte di scialpinisti francesi, travolti, ma tutti illesi, avvenuto il 27 marzo nella zona del Gran Paradiso, in Valsavarenche, a fianco del Rifugio Chabod.
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RELAZIONI
REGIONE PIEMONTE
Mattia Faletto, Davide Viglietti, Estella Barbera, Susanna Grasso e Erika Solero ARPA Piemonte - Dip. Rischi Naturali e Ambientali - Struttura Semplice Geologia e nivologia Figura 1: Neve fresca cumulata da novembre a maggio nella stagione 2024-2025 (in azzurro) a confronto con la media trentennale 1991-2020 (in blu) Figura 2: giorni Nevosi (SD) da novembre a maggio nella stagione 2024-2025 (in azzurro) a confronto con la media trentennale 1991-2020 (in blu)
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ANDAMENTO STAGIONALE L’Inverno 2024-2025 in Piemonte è stato nuovamente avaro di nevicate, confermando il trend degli ultimi anni. Sull’arco alpino piemontese il deficit di neve fresca registrato, rispetto alla media trentennale (1991-2020), si attesta indicativamente tra il -20% e il -30% con dei picchi che superano il -60% alle quote più basse dei settori meridionali (Vinadio - L. Riofreddo 1206 m) (Figura 1); fanno eccezione le stazioni alle quote più
elevate (>2000 m circa) dei settori occidentali dove il deficit risulta più contenuto e prossimo ai valori medi del periodo di riferimento (Bardonecchia - L. Rochemolles 1975 m e Ceresole Reale - L. Serrù 2296 m, con circa -6%). Per quanto riguarda il numero di giorni nevosi si notano dei valori altalenanti, in generale compresi tra +10% e -10% con alcune particolarità presso 2 stazioni una in quota e una a quote più basse, con valori di deficit marcati (-25% -35%) (Figura 2). Prendendo in considerazione i valori di neve fresca e di giorni nevosi si può notare come, nonostante valori di neve fresca più bassi delle medie storiche, il numero di giorni nevosi risulta pressoché in media. Questo indica che molti dei giorni nevosi sono stati caratterizzati in media da un apporto nevoso giornaliero più contenuto. Analizzando invece i giorni con neve al suolo, questi risultano generalmente in linea con i valori medi di riferimento (con addirittura un incremento nei settori occidentali di confine) ad eccezione dei settori meridionali dove si sono riscontrati deficit importanti a tutte le quote. (Tabella 1) In questi settori, infatti, da novembre fino a metà gennaio la copertura nevosa è stata effimera e soggetta a fusione completa a causa di temperature miti ed eventi di pioggia su neve. Utilizzando il metodo del SAI - Standardized Anomaly Index possiamo analizzare nell’insieme i valori delle stazioni per ottenere un valore di anomalia indicativo per tutto il Piemonte. La stagione 2024-2025 è stata caratterizzata da una marcata anomalia negativa e si colloca al quarto posto per carenza di neve fresca, considerando i dati a partire dal 1961. (Figura 3) Considerando le cumulate di neve fresca, la stagione invernale 2024-2025 risulta in linea con la tendenza degli ultimi anni con poche nevicate da inizio stagione ai mesi centrali dell’inverno (gennaio e febbraio) e soprattutto concentrate sui settori di confine settentrionali e occidentali. Successivamente, con l’arrivo dei mesi primaverili, si registrano gli
RELAZIONI Settore
HSD Media
HSD 2024-2025
1991-2020
nov-mag
Alpino
Denominazione
nov-mag
Giorni
Variazione %
Lepontine
Formazza - L.Vannino (2177 m) Van
205
201 -
-1.9
Pennine
Antrona - A. Cavalli (1500 m) Cav
135,3
142
4.9
Pennine
Antrona - L. Camposecco (2320 m) Cam
202,7
193
-4.8
Graie
Locana - L. Valsoera (2412 m) Val
201,6
201
-0.3
Graie
Ceresole Reale - L. Serrù (2296 m) Ser
202,7
200
-1.3
Graie
Ceresole Reale - Capoluogo (1573 m) Cer
131,6
146
11
Graie
Usseglio - L. Malciaussia (1815 m) Mal
131,4
160
21.8
Cozie N
Bardonecchia - L. Rochemolles (1975 m) Roc
164,7
167
1.4
Cozie S
Pontechianale - L. Castello (1589 m) Cas
119,1
55
-53.8
Marittime
Vinadio - L. Riofreddo (1206 m) Rio
99,6
53
-46.8
Marittime
Entracque - L. Chiotas (2010 m) Chi
171,2
136
-20.6
episodi nevosi più intensi e diffusi su tutta la regione con la conseguente attivazione di siti valanghivi che interessano zone antropizzate di fondovalle. La distribuzione delle nevicate è stata determinante per la formazione di strati deboli basali nel manto nevoso. Infatti, per buona parte della stagione, il manto nevoso è rimasto sottile a causa delle deboli e sporadiche nevicate, e l’elevato gradiente termico al suo interno (differenza di temperatura superficiale e basale rapportato allo spessore) ha favorito i processi di metamorfismo costruttivo. Si sono quindi mantenute condizioni di instabilità latente fino al termine degli eventi nevosi primaverili più intensi. Solo le abbondanti nevicate di marzo e aprile hanno portato a un buon innevamento, che si è mantenuto sostanzialmente nella media ancora nel mese di maggio. Tuttavia, le alte temperature di giugno hanno accelerato la fusione della neve, causando la sua scomparsa con circa un mese di anticipo rispetto alla stagione precedente. Tra le stazioni più in quota, dove la neve è scomparsa più tardi, vi è Macugnaga Passo Moro (2820 m) con la fusione completa il 27 giugno e Pontechianale Monviso Colletto Fiume (3325 m) con la fusione completa il 28 giugno.
Tabella 1: giorni con neve al suolo (HSD) da novembre a maggio nella stagione 2024-2025, a confronto con la media del periodo 1991-2020, per le 11 stazioni campione rappresentative dell’arco alpino piemontese.
Figura 3: indice di anomalia standardizzato della precipitazione nevosa in Piemonte (SAI Standardized Anomaly Index) dal 1960 al 2024 basato sulla media del trentennio 1991-2020
ANALISI MENSILE Nevicate autunnali Sulle montagne piemontesi le prime nevicate della stagione si sono registrate tra il 18 e il 19 settembre 2024, a causa di un profondo minimo depressionario che ha stazionato sull’alto Tirreno, convogliando correnti fredde e umide sui settori meridionali della regione. Il transito di aria fredda associata alla perturbazione ha determinato un abbassamento della quota delle nevicate che ha raggiunto mediamente i 1800-2000 m nella parte sudoccidentale ed occidentale, più elevata dall’ alta Val Susa fino
Figura 4: sulla sinistra si apprezzano i primi accumuli di neve della stagione la mattina del 19 settembre al rifugio Remondino - Alta Valle Gesso (Foto M. Ghibaudo); a destra spolverata di neve fino ai 2500-2600 m ripresa dalla webcam del Monte Triplex nel comune di Sauze d’Oulx – Alta Valle Susa – la mattina del 18 ottobre.
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RELAZIONI alle Alpi Graie, dove ha raggiunto i 2300-2400 m. Le nevicate hanno interessato tutta la parte centro-meridionale del Piemonte, con accumuli di neve fresca che hanno superato localmente i 30 cm oltre i 2500 m di quota, causando la chiusura temporanea dei valichi alpini del Colle della Lombarda e del Colle dell’Agnello, tuttavia il successivo rialzo termico ha determinato la rapida fusione della neve caduta. A metà ottobre intensi flussi umidi meridionali, associati a un nuovo ingresso di aria fredda in quota, hanno portato piogge a tratti molto forti, anche più della media autunnale, soprattutto sui settori nordoccidentali della regione. La quota neve è stata generalmente superiore ai 3000 m, con una spolverata fino ai 2500-2600 m solo nelle prime ore di venerdì 18 ottobre (Figura 4).
Figura 5: panoramica sulla neve a bassa quota scattata dalla webcam di Ponderano (22.11.24)
NOVEMBRE Per quanto riguarda le temperature, il mese di novembre è stato più caldo della media, con una differenza di +0.9°C rispetto ai valori del periodo climatologico di riferimento 1991-2020, anche a causa dei primi 10 giorni del mese caratterizzati da bel tempo e zero termico intorno ai 4000 m. Per quanto riguarda le precipitazioni, sulla regione si è registrato un deficit pari all’85% in meno rispetto alla media del periodo (1991-2020). Le prime nevicate del mese tra l’11 e il 12 novembre hanno raggiunto mediamente i 1000-1100 m di quota, con
gli apporti maggiori di neve fresca, pari a 25-35 cm, misurati dalle Alpi Lepontine alle Alpi Graie sopra i 2000m di quota; sui restanti settori gli accumuli sono stati inferiori, compresi tra 10 e 20 cm, con punte prossime a 30 cm in alta Valle Gesso. Una seconda fase perturbata si è registrata tra il 19 e il 22 novembre, contraddistinta da precipitazioni alternate a episodi di foehn molto intensi. Le prime nevicate, tra il 19 e il 20, hanno interessato i settori alpini settentrionali oltre i 1100-1300 m di quota e quelli occidentali sopra i 1200-1600 m, con accumuli complessivi di neve fresca di 30-40 cm in Alta Val Susa, alta Valle Orco e sulle creste di confine delle Alpi Lepontine. Nel corso di giovedì 21 novembre, un nuovo peggioramento del tempo di stampo invernale ha determinato precipitazioni più diffuse ed abbondanti, con una quota neve in progressivo calo fino a quote di pianura a nord del Po (Figura 5), imbiancando qualche tetto a Torino e facendo registrare 15 cm di neve fresca a Biella città. A Sud del Po, invece, le precipitazioni sono rimaste più confinate alle zone alpine e la quota neve non è scesa sotto i 1600-2000 m, salvo in Valle Grana dove ha raggiunto gli 800 m. Durante la fase finale delle precipitazioni la temperatura ha subito un brusco rialzo con locali fenomeni di pioggia su neve che, con l’abbassarsi delle temperature, si è trasformata in crosta da pioggia di circa 1 cm di spessore. Al termine delle precipitazioni nuovi venti di foehn, con raffiche superiori ai 100km/h, hanno determinato una notevole redistribuzione della neve fresca. Il vento ha eroso completamente il manto nevoso in estese aree e creato accumuli anche di spessori rilevanti sui versanti sottovento (Figura 6). DICEMBRE Dicembre è stato caratterizzato da una generale scarsità di precipitazioni (-77% rispetto alla media), temperature miti per il periodo (+1.5°C rispetto alla media) e una intensa ventilazione in montagna. L’inizio del mese è stato variabile, con episodi perturbati alternati a condizioni di foehn esteso (Figura 7) che hanno
Figura 6: vette della media Val Susa completamente spazzate dal vento (22.11.24)
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RELAZIONI fortemente rimaneggiato il manto nevoso, soprattutto nelle zone di cresta. Tra l’8 e il 10 dicembre sono state registrate nevicate generalmente deboli e intermittenti, oltre i 900-1000 m, questa volta accompagnate da vento debole; sulla regione i quantitativi di nuova neve sono stati generalmente di 10-20 cm, con punte massime di 30 cm nei settori delle Alpi Graie, mentre sui settori settentrionali le precipitazioni sono state inferiori ai 10 cm o assenti. Dopo questa debole fase perturbata, le temperature hanno cominciato a risalire con giornate soleggiate anche in montagna e un marcato aumento dello zero termico fino a circa 3500 m. Venti forti persistenti e un po’ di neve sulle zone di confine sono stati registrati anche tra il 20 e il 24 dicembre. In questa occasione la quota neve è scesa fino ai 600-700 m nella giornata di domenica 22 e complessivamente i valori di nuova neve hanno raggiunto i 45-60 cm sulle zone di confine del nord Piemonte e 25-30 cm su quelle del Piemonte occidentale, ma spostandosi verso la pianura i valori decrescono rapidamente. Il vento burrascoso che ha accompagnato le nevicate ha creato diffusi accumuli instabili, soprattutto nella fascia altimetrica compresa tra il limite del bosco e i 2300-2500m. Al di sopra di queste quote, nelle zone sopravento e sulle dorsali più esposte, il manto è stato completamente eroso fino a livello del terreno (Figura 8). L'allontanamento della perturbazione verso levante ha determinato un generale miglioramento del tempo; lo zero termico è salito su valori molto sopra la media del periodo, sfiorando i 3200 m nella giornata di Santo Stefano (Figura 8). In Piemonte a fine 2024 l’innevamento si presenta fortemente deficitario su buona parte dei settori alpini; la situazione migliora solo lungo le zone di confine al di sotto del limite del bosco, mentre alle quote più elevate sono nuovamente
presenti ampie zone con poca neve a causa dell’erosione operata dal vento. La possibilità di effettuare attività fuori pista è limitata a causa dello scarso innevamento; nonostante la poca neve presente è possibile provocare il distacco di valanghe a causa della presenza di strati fragili basali. Le situazioni più critiche si trovano prevalentemente sui pendii in ombra dove sono presenti cristalli sfaccettati, ricoperti da isolati lastroni da vento; questa struttura si è mostrata localmente sensibile al passaggio di sciatori dando luogo a valanghe a lastroni di piccole e medie dimensioni. GENNAIO Anche gennaio è risultato più caldo della media (+0.8°C), ma finalmente le precipitazioni hanno fatto registrare un surplus
Figura 7: Vento in quota al Passo dei Salati (Valsesia – 05.12.2024) Figura 8: a sinistra ampie zone erose in quota e neve fortemente rimaneggiata dal vento a Bardonecchia (TO), passo della Mulattiera (foto Arpa Piemonte del 24/12); a destra scialpinisti in Alta Val Formazza (VB), verso Punta Valrossa. Lo zero termico elevato di questi ultimi giorni ha causato l’inumidimento della parte più superficiale del manto nevoso. (Foto Arpa Piemonte del 24/12)
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RELAZIONI
Figura 9: valanga a lastroni provocata in zona Colletto Verde, Claviere (TO), Alta Val di Susa – 11/01/2025.
Figura 10: valanga fotografata la mattina di giovedì 23 gennaio sulla strada per il Lago Kastel (Alta Val Formazza)
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sulla regione di +67% rispetto alla media climatica 1991-2020. I giorni in cui ha nevicato sono stati numerosi, sia nella prima decade che a fine mese, quando si sono registrati i valori maggiori. Solo una settimana a metà del mese è stata caratterizzata da giornate soleggiate e aria mite e secca. Nella prima decade del mese il passaggio di una serie di impulsi perturbati in arrivo dalla Francia ha portato nevicate a più riprese, generalmente di debole intensità, associate a estese condizioni di foehn dai rilievi alpini fino al fondovalle. In particolare, il 10 gennaio intense correnti nordoccidentali in quota hanno interessato la catena alpina con nevicate localmente moderate sui settori alpini di confine nordoccidentali. Le precipitazioni sono proseguite fino al primo mattino successivo, con quota neve molto variabile, localmente in calo fino a circa 1000 m. Le nuove nevicate hanno creato una stratificazione complessa del manto nevoso nelle zone di confine delle Alpi occidentali con la Francia a causa della formazione di accumuli da vento
(principalmente sui pendii esposti ai quadranti settentrionali ed orientali) che, associati agli strati deboli basali, sono stati i protagonisti di una elevata instabilità (Figura 9). Da notare che, già nella giornata di mercoledì 8 gennaio, erano stati segnalati diversi distacchi provocati da alcuni sciatori nel vallone della Dormillouse, per la presenza di stati deboli basali. Spostandosi verso le zone di media valle la copertura nevosa decresce rapidamente, tanto che è spesso insufficiente per le escursioni con gli sci; anche i punti pericolosi diminuiscono notevolmente. Ugualmente, nel sud del Piemonte l’innevamento risulta particolarmente deficitario, in quanto le ultime nevicate hanno interessato solo le zone più prossime al confine, con apporti ridotti. Le nevicate più rilevanti di gennaio si sono registrate nell’ultima decade. Tra il 19 e il 22 gennaio un primo periodo di tempo perturbato ha interessato tutti i settori alpini con nevicate intervallate da schiarite anche ampie in quota, apportando diffusamente 30-40 cm con massimi di 50 cm sui settori nordoccidentali e meridionali, mentre sui restanti settori i valori sono stati inferiori, in particolare sulle Alpi Cozie nord. Nelle giornate successive la rimonta dell’alta pressione ha determinato un brusco aumento dello zero termico, facendo registrare temperature miti soprattutto in montagna e determinando distacchi di neve recente di piccole e medie dimensioni in tutti i settori (Figura 10). A fine gennaio l’innevamento risulta poco al di sotto della media nel nord Piemonte e nell’area di testata della Valle Susa, mentre rimane ancora deficitario sulle altre zone. Una seconda fase perturbata tra il 27 e il 30 gennaio ha portato maltempo dalle caratteristiche più tardo autunnali che invernali. Le precipitazioni hanno interessato quasi tutto il territorio piemontese con rovesci e fulminazioni sui rilievi meridionali. Soprattutto su queste zone il rialzo termico do-
RELAZIONI Figura 11: effetti della pioggia su neve a Prato Nevoso, immagine tratta dalla Webcam di Prato Nevoso chalet il rosso (2000 m) – Mondolè Ski.
vuto all’aria mite ha portato la quota neve oltre i 2000 m sulle Alpi Marittime (pioggia su neve), riducendo così di molto la quantità di neve al suolo (Figura 11). Sui restanti settori, meno esposti alle correnti miti, la quota neve si è attestata sugli 800-900 m su Alpi Pennine e Lepontine e sui 1300-1500 m tra Alpi Cozie e Graie. Le nevicate sono state spesso accompagnate o seguite da ventilazione sostenuta che ha rimaneggiato il manto nevoso portando alla formazione di nuovi accumuli non sempre facilmente individuabili. L’ambiente montano ha assunto un aspetto più invernale, ma al tempo stesso è ripresa l’attività valanghiva (Figura 12). FEBBRAIO Febbraio, come i mesi precedenti, è risultato mediamente più caldo rispetto alla media climatologica (+1,1°C), con zero termico mediamente più alto; le precipitazioni sono state inferiori del 31% rispetto alla media. Le perturbazioni, infatti, si sono concentrate per lo più a inizio e a metà mese, lasciando più asciutti e caldi i restanti periodi.
Le nevicate di inizio mese, diffuse su tutta la regione oltre i 1000-1300 m con accumuli di neve fresca fino a 30-50 cm sui settori occidentali e meridionali, hanno migliorato le condizioni di innevamento su tutto l’arco alpino. Al termine delle precipitazioni sono state segnalate diverse valanghe, sia spontanee che provocate, per la presenza di strati deboli basali (cristalli sfaccettati o brine di profondità) che sono risultati ancora reattivi. Le situazioni più critiche sono state riscontrate sui versanti ripidi o molto ripidi in ombra, tra i 2000 m e i 2500 m, soprattutto sui settori alpini occidentali della regione (Figura 13). Nei giorni seguenti, la rimonta di un promontorio anticiclonico di origine atlantica ha determinato un rapido aumento delle temperature, con zero termico che ha raggiunto i 2800-3000 m nelle giornate di mercoledì 5 e giovedì 6. Il 7 febbraio la situazione meteorologica è gradualmente peggiorata a causa di una circolazione depressionaria in discesa verso il Mediterraneo occidentale. Le precipitazioni sulle Alpi sono state modeste, con accumuli di circa 5-10 cm di neve
Figura 12: A sinistra panoramica sulla valanga del 31 gennaio del Vallon Cros, Bardonecchia (TO). A destra dettaglio della zona di distacco (Foto Soccorso Alpino Piemontese)
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RELAZIONI
Figura 13: valanga provocata di medie dimensioni in seguito alla sollecitazione di strati deboli profondi, zona Frais - Valle di Susa (TO) a quota 2050 m circa - 06.02.2025 (foto G. Careddu).
fresca e picchi di 20 cm sul settore settentrionale. Le nevicate più intense si sono registrate al confine con l’appennino ligure, dove la quota neve è scesa fino a 300-400 m con accumuli tra 15 e 25 cm; tra i rilievi di Ovadese e Acquese, a circa 750 metri di quota in prossimità del Bric Berton di Ponzone (AL), sono caduti circa 30-35 cm di neve fresca (Figura 14) e quasi mezzo metro sui crinali di confine con la Liguria intorno ai 1000 m di quota. Dalla mattina del 9 il minimo si allontana, lasciando spazio ad una debole rimonta anticiclonica; nei giorni successivi estese condizioni di foehn, con valori localmente molto forti sui settori orientali, hanno causato la formazione di nuovi accumuli di neve ventata. Verso la metà del mese, per alcuni giorni, un flusso freddo e umido orientale negli strati medio bassi ha determinato dif-
fusi fenomeni di inversione termica. Le nuvole si sono spinte spesso fino a quote di media montagna, lasciando soleggiate solo le cime più elevate. Le nuvole basse e le nebbie, associate alle temperature rigide della notte, hanno imbiancato di galaverna il paesaggio creando scenari suggestivi su molte zone di media montagna (Figura 15). Nel fine settimana del 21-23 Febbraio sono stati osservati distacchi di valanghe di neve umida o bagnata, di piccole e medie dimensioni, quando sulla nostra regione una nuvolosità estesa e piuttosto consistente ha umidificato il manto nevoso, a tutte le esposizioni. Il successivo miglioramento del tempo ha permesso un buon irraggiamento del manto nevoso, con la formazione di diffuse croste da fusione e rigelo. Il rapido passaggio di un fronte Atlantico ha portato nuove
Figura 14: mappa della neve fresca da venerdì 07/02/25 a lunedì 10/02/25. Dato spazializzato basato sui dati registrati dalle stazioni nivometriche di Arpa Piemonte; valori puntuali sul settore appenninico con 25 centimetri di neve al suolo l’8 febbraio 2025 a Bric Berton di Ponzone - AL, 773 m. Figura 15: a sinistra nubi basse che avvolgono anche parte del bosco in Val Maira mercoledì 19 febbraio; a destra il paesaggio nella bassa Val d'Ala (valli di Lanzo), martedì 18 febbraio, imbiancato dalla galaverna (Foto G. Teppa Aree Protette delle A. Cozie)
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RELAZIONI
Figura 16: mappe dei quantitativi di neve al suolo registrati il 28 febbraio e il 14 marzo alle ore 8.00. Dato spazializzato basato sui dati registrati dalle stazioni nivometriche di Arpa Piemonte. Dopo le nevicate di inizio marzo si apprezza l’incremento dei valori di neve al suolo
nevicate sui rilievi settentrionali il 25 di febbraio, con accumuli al più 15 cm di nuova neve rapidamente trasportata e rimaneggiata per l’intensificazione di venti di foehn in estensione fino alle pianure. Durante gli ultimi giorni del mese il tempo è stato stabile e soleggiato, con limitati cicli di fusione e rigelo sui pendii maggiormente soleggiati, e la ripresa di metamorfismi costruttivi da gradiente sui pendii in piena ombra. Con la fine del mese di febbraio si chiude anche l’inverno meteorologico 2024-2025, che risulta siccitoso. Le nevicate di fine gennaio/inizio febbraio, infatti, non sono bastate a ristabilire condizioni di normalità e lo spessore del manto nevoso risulta al di sotto dei valori tipici del periodo, soprattutto sui settori occidentali e meridionali della regione. MARZO Temperature molto vicino alla norma per il mese di marzo (+0.4°C) con uno zero termico medio in linea con la climatologia; è stato però un mese molto piovoso con un surplus di precipitazioni sulla regione pari al 95% rispetto alla media climatica 1991-2020. Le nevicate sui rilievi sono state abbondanti, in particolare durante la seconda decade del mese. Nei primi giorni del mese una veloce perturbazione interessa la nostra regione con cumulate di nuova neve di 25-35 cm sul Piemonte centro-occidentale e quantitativi decisamente minori sul nord e sud Piemonte. Segue una fase stabile caratterizzata da giornate serene tipicamente primaverili, con una ventilazione generalmente debole o al più moderata, e lo zero termico che si è mantenuto tra i 1500 e i 2000 m circa. Nel fine settimana del 9-10 marzo una rapida perturbazione porta precipitazioni diffuse e nevicate inizialmente sul basso Piemonte per poi estendersi su tutta la regione, con accumuli di neve fresca tra i 50 e i 70 cm sui settori sudoccidentali e me-
ridionali e tra i 25 e 40 cm sui restanti settori alpini e prealpini. Con l’inizio della primavera meteorologica, in linea con l’andamento ultimi anni, la situazione carente dell’innevamento al suolo migliora nettamente, anche nelle aree alpine del sud Piemonte dove le precipitazioni nevose invernali sono state scarse (Figura 16). Purtroppo, al termine della nevicata, il vento ha causato il trasporto della neve fresca in quota determinandone, soprattutto sui settori meridionali, una rapida e decisa erosione. La situazione valanghiva risulta quindi pericolosa, sia per la presenza di lastroni da vento instabili che possono essere sollecitati già con debole sovraccarico, sia per distacchi spontanei di valanghe di neve a debole coesione sui pendii più ripidi e/o da pareti rocciose (Figura 17). A metà mese si registra una nuova perturbazione, con piogge fino a 1800 m di quota; le nevicate più intense si sono registrate sui settori settentrionali e nord occidentali, dove sono caduti diffusamente 30-50 cm, localmente anche di più. Scendendo verso i settori meridionali i quantitativi si riducono fino ai 15-20 cm registrati sulle Alpi Marittime e sulle Alpi Liguri. Nei giorni seguenti si è osservata una elevata instabilità del manto nevoso, con numerosi distacchi di valanghe sia spon-
Figura 17: panoramica sulla valanga di grandi dimensioni osservata il 10 marzo in Valle Maudagna, sul Monte Mondolè. Già al termine della nevicata si nota l’effetto del vento sulle dorsali con erosione della neve sulle creste, formazione di cornici e accumuli nelle zone sottovento. (Foto S. Bassignano)
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RELAZIONI
Figura 18: valanga osservata il 18 marzo dal coronamento della diga del Vannino in Val Formazza. La zona di accumulo della componente densa si trova nei pressi dell’Alpe Vannino; si nota la risalita della componente nubiforme sul lato opposto della valle.
tanei (Figura 18) che provocati, anche a distanza. Il successivo soleggiamento ha portato ad un progressivo assestamento e consolidamento del manto nevoso. Sui pendii soleggiati esposti a sud e a est, l’effetto dell’irraggiamento è stato importante e il manto ha iniziato rapidamente a evolvere verso una situazione primaverile; viceversa, sui pendii esposti ai quadranti settentrionali e quelli più in ombra in quota, il manto nevoso ha mantenuto condizioni invernali, con presenza di lastroni da vento. L’ultima settimana di marzo è stata tipicamente primaverile, con condizioni dinamiche che hanno determinato veloci nevicate nelle vallate alpine, talvolta accompagnate da graupel (neve pallottolare) anche di dimensioni rilevanti e un progressivo aumento dello zero termico che ha raggiunto i 2600-2800 m. Con l'instaurarsi di un regime primaverile il manto nevoso evolve rapidamente e, grazie alle temperature miti, si presenta da moderatamente a ben consolidato. APRILE Aprile è stato un mese molto caldo rispetto ai valori climatici (+1.4°C) e lo zero termico è risultato più elevato della media di quasi 300 m. Le precipitazioni registrate nel mese sono state il 110% in più rispetto alla media climatica 1991-2020; tuttavia, a causa dello zero termico elevato, le nevicate si sono concentrate per la maggior parte oltre i 2000 m di quota. Nei primi giorni del mese un minimo secondario in quota sulla Francia ha richiamato aria umida e fresca sul Piemonte, provocando precipitazioni a ridosso delle valli occidentali e sudoccidentali, nevose oltre i 1000-1200 m, con valori da
Figura 19: cornici e distacchi sul versante ovest della dorsale MorefreddoVallonetto, Val Chisone (TO), 03/04/2025.
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moderati a forti nelle vallate fra alto cuneese e torinese. La nevicata è stata accompagnata da una ventilazione forte in quota dai quadranti orientali che ha rimaneggiato la neve recente formando cornici e accumuli soprattutto a ridosso di creste e dorsali (Figura 19), con distacchi che si presentavano già ricoperti dall'ultima fase della nevicata, meno fredda della fase iniziale. L'allontanamento verso ovest di questa goccia fredda ha lasciato spazio a una rimonta anticiclonica sul Mediterraneo centrale, con giornate soleggiate e stabili sulla regione e temperature in nuovo aumento a valori primaverili in montagna. Il manto nevoso risente quindi del tipico "clima primaverile", umidificandosi fino in profondità sui pendii a est e su quelli più soleggiati fino alle quote di media montagna; la superficie del manto nevoso rimane dura e rigelata in superficie durante la mattina, bagnata e non più portante nel pomeriggio. Tra martedì 15 e giovedì 17 aprile, la depressione denominata “Hans” dal Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare si approfondisce sul Mediterraneo centro-occidentale determinando una fase fortemente perturbata sull’Italia nordoccidentale, facendo registrare sul Piemonte le nevicate più intense della stagione. In generale, le precipitazioni sono state a carattere nevoso sopra i 1800-2000 m sui versanti più esposti al flusso di scirocco, mentre nelle vallate più interne e riparate la neve è scesa fino a quote decisamente inferiori. Tra mercoledì 16 e giovedì 17 aprile, sui settori alpini piemontesi si sono registrati valori medi di 120-140 cm di neve fresca a 2500 m, stimando accumuli ancora maggiori oltre tali quote.
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Sotto questa quota la nuova neve si umidifica a causa delle temperature relativamente miti, condizione che ha portato a un forte assestamento del manto nevoso , e di conseguenza a una sottostima dei quantitativi effettivamente caduti. Sono stati segnalati numerosi eventi valanghivi su tutto il territorio alpino regionale, in particolar modo sui settori maggiormente interessati dalle precipitazioni, compresi tra le Alpi Lepontine e le Alpi Cozie Nord e soprattutto a partire dalla mattinata di giovedì, quanto la cumulata di precipitazioni ha raggiunto il massimo picco. Sono state segnalate valanghe di dimensioni grandi e molto grandi che hanno raggiunto facilmente le zone di fondovalle (Figura 20), con locali interessamenti della viabilità (Figura 21) spesso già interrotta per frane, smottamenti o esondazioni del reticolo idrografico secondario. Diversi eventi valanghivi segnalati possono essere classificati come slushflow o slush avalanche, ossia valanghe sature d’acqua. Questi fenomeni si verificano quando grandi quantità di neve diventano instabili a causa dell’elevata presenza di acqua all’interno della massa nevosa. In alcuni casi, le valanghe si sono originate in seguito alla fluidificazione di grandi quantitativi di neve già nella zona di distacco per l'intenso apporto di acqua. In altri casi, invece, depositi preesistenti – per lo più localizzati in canaloni o impluvi – hanno impedito il deflusso idrico, formando una sorta di diga. L’accumulo progressivo di acqua ha quindi saturato e fluidificato la massa nevosa, dando luogo a un’evoluzione parossistica che ha causato fenomeni simili a colate detritiche, ma costituite principalmente da neve fradicia, acqua, fango e detriti reclutati lungo il percorso. In alcuni casi le colate sono giunte nei pressi di zone antropizzate, come avvenuto in Val Soana (Figura 22). Dopo questa intensa fase perturbata le condizioni meteo sono via via migliorate. Nell’ultima decade del mese, il generale rialzo delle temperature diurne e le notti per lo più serene hanno favorito la formazione di croste da fusione e rigelo, spesso portanti. Tuttavia alcune giornate più umide e nuvolose hanno limitato l'entità del rigelo, e si sono ancora registrate deboli nevicate localizzate e a carattere di rovescio, costituite soprattutto da neve pallottolare.
Figura 20: valanga di “Punta Rocchetta” nel comune di Ceresole Reale (TO) Valle Orco, scesa nei pressi del campeggio “Piccolo Paradiso”. Si può notare come la valanga si sia arrestata poco a monte della strada che conduce alla frazione di Chiapili. Foto scattata nella tarda mattinata del 17 aprile quando la quota neve si è abbassata per le intense nevicate in corso, (Foto R. Miravalle - Parco Nazionale Gran Paradiso).
MAGGIO A maggio si sono registrate temperature prossime alla media climatica, con un leggero scostamento positivo (+0.3°C) e precipitazioni generalmente scarse (-7.7%) rispetto alla media. Dopo i primi giorni del mese con temperature superiori alla media stagionale, l’arrivo di aria più fredda e una lunga fase di tempo perturbato, hanno determinato precipitazioni sparse, localmente forti, anche a carattere temporalesco, nevose generalmente oltre i 2000 m (Figura 23). Grazie alle basse temperature, il 7 maggio è stato il giorno mediamente più freddo del mese. La neve recente, si presentava asciutta e leggera alle alte quote, ma poggiava su un manto nevoso
Figura 21: valanga nel comune di Formazza (VB) che ha raggiunto il fondovalle ormai privo di neve al suolo, a circa 1200 m di quota (CLV Ossola 17.04.2025).
Figura 22: Slushflow avalanche in Valle Soana (CLV Orco e Soana 17.04.2025).
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RELAZIONI Figura 23: Val Germanasca (Praly), verso la punta Cerisira. Grazie alla neve caduta tra il 6 e il 9 maggio, l'ambiente in quota ha caratteristiche tipicamente invernali (Foto del 08/05/2025).
che ha mantenuto caratteristiche primaverili e risultava umidificato fino al suolo. Per la restante parte del mese si sono susseguite sporadiche nevicate, di debole intensità e talvolta a carattere temporalesco, alternate a giornate calde e ben soleggiate, in particolare a fine mese: il 30 e il 31 maggio sono stati i giorni più caldi del mese, per la presenza di un promontorio anticiclonico che ha determinato condizioni di cielo sereno o poco nuvoloso.
GRADI DI PERICOLO Figura 24: andamento stagionale dei gradi di pericolo; in alto sono rappresentate le quote elevate, in basso le basse quote. Per ciascun giorno, le barre verticali riportano la distribuzione del grado di pericolo valanghe emesso nei diversi settori del territorio regionale.
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Osservando il grado di pericolo emesso giornalmente nel corso della stagione, possiamo notare un primo periodo più stabile, meno nevoso, con gradi di pericolo bassi; la parte centrale dell’inverno (gennaio-febbraio) ha fatto registrare precipitazioni, che seppur generalmente di debole intensità, hanno determinato l’aumento dei gradi di pericolo valanghe. Infine, dopo un periodo nuovamente più stabile (fine febbraio - inizio marzo), la stagione si è conclusa con una spiccata
alternanza di periodi instabili a periodi stabili, dovuti alla caratteristica variabilità della meteorologia primaverile. I periodi in cui è stato emesso il grado di pericolo 4-Forte si sono concentrati nella seconda metà di marzo e in aprile. Nel primo caso, il pericolo ha riguardato solo le zone in quota di un’area più limitata di territorio in un contesto di instabilità prolungata e con frequente utilizzo del grado di pericolo 3-Marcato. L’episodio di aprile, invece, è stato più breve ma ha interessato un territorio più ampio, con condizioni di instabilità anche alle basse quote, nonostante il limite delle nevicate sui 1600-1800m (Figura 24). Analizzando nel complesso i gradi di pericolo emessi durante la stagione emerge che in Piemonte il grado maggiormente utilizzato è stato il 2-Moderato in alta quota e l’1-Debole alle quote più basse (Figura 24). Il grado di pericolo 3-Marcato, è stato utilizzato rispettivamente il 21.3% alle alte quote e il 3.9% alle basse quote, per lo più nella seconda parte dell’inverno quando sono aumentati gli impulsi perturbati. I periodi in cui è stato emesso il grado di pericolo 4-Forte si sono concentrati nella seconda metà di marzo e in aprile (Figura 24), seppur con minor frequenza rispetto la scorsa stagione e precisamente l’1.7% delle giornate alle quote elevate e 0.8% delle giornate alle basse quote. Il grado 5-Molto Forte non è stato utilizzato (Figura 25). Nel corso della stagione si osserva una variazione significativa nella distribuzione del problema valanghivo principale. Nella fase iniziale della stagione (dicembre–metà gennaio) , poco soggetta a precipitazioni, in molti casi non è stato evidenziato nessun problema valanghivo o al più sono stati indicati neve ventata (grigio) e strati deboli persistenti (blu),a causa della presenza di poca neve al suolo. Nella parte centrale dell’inverno (metà gennaio -metà febbraio), il problema principale è stato la neve ventata in seguito alle giornate caratterizzate dal problema valanghivo della neve fresca (verde), a indicare sostanzialmente i periodi in cui si sono verificate le nevicate più significative. Tra febbraio e marzo si presentano con maggiore continuità i problemi di strati fragili persistenti (blu), sia di nuova formazione, sia latenti nel sottile manto preesistente, intercalati alle altre problematiche caratteristiche di una
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Figura 25: frequenza di utilizzo dei gradi di pericolo sul territorio dell’arco alpino piemontese nella stagione 2024-2025, alle quote alte (a sinistra) e alle quote basse (a destra).
fase meteo più instabile. Nell’ultima parte di stagione (metà aprile-metà maggio), le copiose nevicate (verde) evolvono rapidamente nella problematica di neve bagnata (rosso) per la fusione ad opera delle temperature primaverili e della pioggia su neve. Nel complesso il problema valanghivo maggiormente indicato nel bollettino durante la stagione 2024-2025 è stato il problema della Neve ventata (46.4%), seguito da quello relativo agli Strati deboli persistenti (19.1%) e dalla Neve fresca (15.1%) (Figura 27). Il problema valanghivo della neve bagnata (6.6%) è stato evidenziato con minor frequenza e principalmente a fine stagione; inoltre va sottolineato come anche l’assenza di problemi valanghivi (12.8%) ricopre una significativa percentuale della stagione e questo non solo nella prima parte della stagione, come lo scorso anno, ma anche in pieno inverno (febbraio e parte di marzo in alcuni settori) (Figura 26).
INCIDENTI Nella stagione invernale 2024-2025 sono stati registrati 11 incidenti da valanga: 1 ad inizio dicembre, 2 a gennaio, 2 a febbraio, 5 a metà marzo e 1 ad inizio aprile. La stagione si colloca quindi al quarto posto per numero di incidenti considerando il periodo 1983-2025, al pari degli inverni 2008-2009 e 2014-2015. Tutti gli incidenti hanno interessato scialpinisti, perlopiù in discesa (7 casi su 11); 21 sono state le persone coinvolte, 13 delle quali sono rimaste illese, 5 ferite e 3 decedute. La maggioranza di incidenti è avvenuta con grado di pericolo 3-Marcato, 2 casi sono stati registrati con grado 2-Moderato e 2 casi con grado 1-Debole (Figura 28). Nella maggior parte dei casi (8 su 11) l’incidente è attribuibile al problema valanghivo degli strati deboli persistenti, che hanno caratterizzato buona parte dell’inverno, mentre 2 casi sono attribuiti al problema della neve ventata e uno al problema della neve bagnata. A metà dicembre, nelle Alpi Lepontine, e precisamente nel comune di Trasquera, si è verificato l’unico incidente mortale della stagione che ha coinvolto un gruppo di scialpinisti in salita lungo il canale est della Punta Valgrande. Si tratta di un itinerario che, fino a circa 2100 m, pur oltrepassando diversi impluvi, si mantiene su pendenze contenute; dai 2100 m a circa 2550 m l’itinerario si fa più obbligato, lungo un canale più ripido ed incassato, dove la pendenza in alcuni brevi tratti raggiunge i 38-40°. Oltre questa sezione, superato
un ripiano, il pendio si fa più aperto e ripido fino alla cresta sud, a un centinaio di metri dalla cima. L’incidente è avvenuto verso le 12:30 del 12 gennaio, quando il gruppo di scialpinisti sta risalendo a piedi, con gli sci a spalle, la strozzatura sommitale del tratto intermedio. A circa 2550 m di quota, al di sotto del ripiano, si stacca una valanga a lastroni di superficie che, seppur con una zona di distacco non molto ampia (si stima di circa 30 m), interessa l’intero canale coinvolgendo tutto il gruppo. Dei 5 scialpinisti travolti, 2 si fermano nella parte alta della zona di scorrimento, mentre gli altri tre vengono trascinati a valle dalla valanga. I due scialpinisti più a monte riescono a liberarsi da soli, uno allerta il soccorso mentre il suo compagno inizia la ricerca; i compagni invece vengono trasportati a valle dalla valanga per più di 500m di dislivello (Figura 29). Quando interviene il Soccorso Alpino, trova i corpi dei tre scialpinisti già fuori dalla neve con i compagni che stanno cercando di rianimarli; purtroppo, l’esito è fatale verosimilmente a causa dei traumi subiti nel trascinamento lungo il canale dove erano presenti massi non completamente sepolti dalla poca neve presente. Dai dati degli smartwatch GPS è emerso che la valanga ha trasportato i travolti ad una velocità massima superiore ai 100
Figura 26: Distribuzione nel corso della stagione del problema valanghivo principale (Avalanche Problem). Per ciascun giorno, le barre verticali riportano la distribuzione del problema valanghivo principale indicato nei diversi settori del territorio regionale.
Figura 27: frequenza di utilizzo del problema valanghivo principale sull’arco alpino piemontese nella stagione 2024-2025
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Figura 28: alcuni parametri considerati per descrivere sinteticamente gli incidenti della stagione 2024-2025
Figura 29: a sinistra una panoramica sulla valanga di Punta Valgrande (12 gennaio); la stella identifica la zona del distacco e i pallini la posizione dei tre scialpinisti deceduti. A destra dettaglio sulla zona di distacco (Foto Soccorso Alpino Piemontese)
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km/h; tutti e tre hanno azionato gli ABS, che tuttavia sono scoppiati a causa dell’impatto sulle rocce. Nel Bollettino valanghe, in riferimento al settore dell’incidente, il grado di pericolo indicato era 3-Marcato oltre i 2100 m, 1-Debole a quote inferiori, mentre i problemi tipici valanghivi indicati erano sia la neve ventata sia gli strati deboli persistenti. Viene inoltre scritto “La neve fresca e gli accumuli di neve ventata possono subire un distacco in seguito al passaggio di un singolo appassionato di sport invernali in quota, attenzione sui pendii molto ripidi nelle zone di passaggio da poca a molta neve. Le escursioni richiedono esperienza nella valutazione del pericolo di valanghe e una prudente scelta dell’itinerario.” Nella sezione manto nevoso inoltre viene riportato: “Lungo il
confine con la Svizzera da lunedì sono caduti diffusamente da 30 a 40 cm di neve, localmente anche di più. A tutte le esposizioni l’innevamento è estremamente variabile a seconda dell’azione del vento al di sopra dei 2000 m circa. Nelle zone in prossimità delle creste e dei passi in quota c’è solo poca neve. In alcuni punti la neve fresca e quella ventata poggiano su un manto di neve vecchia a grani grossi.” Tuttavia dalle osservazioni e immagini raccolte dopo l’incidente, l’effetto del vento pare piuttosto importante sopra i 2600 m, mentre nella zona dell’incidente gli accumuli da vento non erano molto evidenti ed è probabile quindi che il distacco sia avvenuto a causa degli strati deboli presenti nel manto nevoso.
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REGIONE MARCHE
Stefano Sofia, Francesco Boccanera, Gabriella Speranza Servizio Protezione Civile - Area Neve e Valanghe del Centro Funzionale
Figura 2a: in blu scuro la cumulata giornaliera di neve fresca e le cumulate nei 3 giorni consecutivi per la stagione invernale 2024-2025 mediate su tutte i campetti neve e le stazioni automatiche dei Sibillini; in ciano la climatologia mensile calcolata dalla stagione invernale 2003-2004 alla stagione invernale 2022-2023. Figura 2b: in blu scuro la cumulata giornaliera di neve fresca e le cumulate nei 3 giorni consecutivi per la stagione invernale 2024-2025 mediate su tutti i campetti neve e tutte le stazioni automatiche sull'Appennino Pesarese; in ciano la climatologia mensile calcolata dalla stagione invernale 2003-2004 alla stagione invernale 2022-2023.
INTRODUZIONE La stagione invernale 2024-2025 è stata in linea con le stagioni invernali precedenti, caratterizzata da pochi eventi nevosi, l’ultimo dei quali molto tardivo, seguiti da repentini aumenti delle temperature; la presenza continua del manto nevoso è stata riscontrata solo alle quote più alte dei Sibillini. Le Figure 1a e 1b, che mostrano il SAI index rispettivamente mediato sull'intero comparto dei Sibillini e quello relativo all'Appennino Pesarese, evidenziano il continuo trend di anomalia negativa. In analogia con lo scenario descritto dal SAI index, sia la quantità di neve fresca giornaliera (Figura 2a e 2b) che l'altezza del manto nevoso (Figure 3a e 3b) confermano la scarsità delle precipitazioni nevose, in particolare sull’Appennino settentrionale, e la complessiva esiguità del manto nevoso rispetto alla media stagionale salvo l’ultima decade di dicembre; come già rimarcato per le stagioni precedenti, la mancanza di stazioni automatiche o campetti neve oltre i 1900m e la difficoltà di eseguire delle misurazioni regolari alle quote più alte rendono impossibile, per il momento, un calcolo corretto di questi parametri sul comparto più alto dei Sibillini. Il grado di pericolo 3 (marcato) è stato raggiunto a fine dicemFigura 1a: SAI Index relativo ai Monti Sibillini dalla stagione invernale 2003-2004 alla stagione invernale 2024-2025. Figura 1b: SAI Index relativo all'Appennino Pesarese dalla stagione invernale 2003-2004 alla stagione invernale 20242025.
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Figura 3a: in blu scuro la media giornaliera dell'altezza della neve al suolo per la stagione invernale 2024-2025 usando tutti i campetti neve e le stazioni automatiche dei Sibillini; in ciano la climatologia giornaliera (media, 25° e 75° percentile) calcolata dalla stagione invernale 2003-2004 alla stagione invernale 2022-2023. Figura 3b: in blu scuro la media giornaliera dell'altezza della neve al suolo per la stagione invernale 2024-2025 usando tutti i campetti neve e le stazioni automatiche sull'Appenino Pesarese; in ciano la climatologia giornaliera (media, 25° e 75° percentile) calcolata dalla stagione invernale 2003-2004 alla stagione invernale 20222023.
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bre e, per un periodo di 10 giorni consecutivi, proprio tra fine marzo ed inizio aprile. L'attività valanghiva è stata attiva in alcuni momenti localizzata ma molto significativa, in particolare in relazione alla nevicata di inizio aprile.
ANDAMENTO METEOROLOGICO ED EVOLUZIONE DEL MANTO NEVOSO Novembre Il mese di novembre ha visto la prima nevicata, debole e poco significativa, collegata al primo ingresso di flussi di rientro dalla penisola balcanica; i fenomeni hanno però interessato l’intero Appennino centro-settentrionale, con limite delle nevicate a partire dai 1000m. Verso fine mese si sono registrati ulteriori debolissimi accumuli. Dicembre Il mese di dicembre ha visto nel suo complesso apporti maggiori alla media climatologica sull’intera porzione montana, con deboli ma ripetuti fenomeni durante la prima e la seconda decade ed un evento maggiore a ridosso di Natale, particolarmente significativo sui versanti orientali dei Sibillini (a tal proposito si notino sempre nelle figure 1a e 2a valori superiori alla media sia riguardo all’altezza del manto sia riguardo alle cumulate giornaliere di neve al suolo). Il primo evento si è sviluppato tra il 5 ed il 10 dicembre, con deboli apporti nevosi e limite delle nevicate in forte oscillazione; dal pomeriggio sera di giovedì 5 lo zero termico è temporaneamente risalito da una quota di 1400m verso i 3000m; il successivo ingresso di aria più fredda ha determinato un
marcato calo dello zero termico, con conseguenti nevicate attorno ai 1500m (Figura 4a). Attorno alla metà del mese i quantitativi maggiori (mediamente tra i 20 e 30 cm) erano presenti alle quote medio‐alte dei Sibillini interni, con punte che dentro la Valle del Lago di Pilato hanno raggiunto gli 80cm. Dal 21 dicembre una profonda saccatura proveniente dalla penisola scandinava ha determinato nevicate diffuse sui settori orientali associate a venti intensi che per brevi tratti hanno raggiunto quote collinari (Figura 4b); gli intensi flussi di rientro hanno favorito un forte trasporto eolico con conseguenti accumuli ventati sui versanti sottovento, molti dei quali sui versanti occidentali. Le stratigrafie effettuate hanno confermato la forte variabilità delle condizioni meteo; una stratigrafia di venerdì 6 dicembre (Figura 5) evidenzia chiaramente la presenza di una sottile crosta da pioggia in corso di nevicata, crosta che continuerà ad essere rilevata durante l’intero mese; le temperature mai rigide per periodi prolungati e i conseguenti deboli gradienti hanno favorito la rapida trasformazione delle particelle di precipitazione in grani arrotondati che solo nei casi peggiori sono evoluti verso RGxf. Gennaio Dopo il promettente avvio di stagione di dicembre, il mese di gennaio è risultato molto parco di nevicate, con locali fenomeni molto deboli e non significativi; di conseguenza anche la somma delle cumulate giornaliere è risultata a fine mese molto inferiore alla media climatologica. Le giornate attorno a metà mese sono state caratterizzate da deboli nevicate che però in quota sono state accompagnate da forti venti nord‐orientali che hanno favorito locali accumuli di oltre 45cm. Tra le varie stratigrafie effettuate solo quelle in quota sono state significative, confermando una rapida evoluzione del manto: ad inizio mese sui versanti settentrionali il manto era ancora freddo ed asciutto (con diffusa presenza verso gli strati più superficiali di RGxf e FCxr), mentre sui versanti meridionali gli strati più preservati del manto erano già sovrastati da una serie di croste da fusione e rigelo o addirittura di neve umida, con una progressione verso una isotermia prossima a 0°C. I test di stabilità (ECT) pur essendo favorevoli alla nucleazione, sono risultati negativi per la propagazione, con una buona coesione nell’interfaccia tra neve ventata e la superficie della neve vecchia. A fine mese anche gli strati interni si sono trasformati con diffusi metamorfismi di neve umida. Febbraio Il mese di febbraio ha visto il secondo evento significativo, avvenuto tra il 14 ed il 16, caratterizzato da un breve ma in-
RELAZIONI tenso rientro dai quadranti orientali ed associato ad aria polare continentale che ha interessato maggiormente il versante orientale dei Sibillini in particolare alle quote medio‐basse; il forte trasporto eolico in fase di evento, associato a condizioni di favonio sul versante umbro, ha comunque favorito locali accumuli abbondanti anche lungo il crinale verso la piana di Castelluccio con associati alcuni fenomeni valanghivi di rilievo. Durante l’ultima decade del mese si sono avuti altri due deboli nevicate, rispettivamente giovedì 20 e lunedì 24. A fine mese la somma delle cumulate giornaliere è risultata poco distante dalla media climatologica solo alle quote medio‐basse dei Sibillini (si confrontino sempre le Figure 2a e 2b). La prima decade del mese è stata poco evolutiva, con iniziale presenza diffusa di ghiaccio nell’interfaccia con il suolo, forme fuse sugli strati basali e particelle arrotondate in fase di sfaccettamento sugli strati superficiali; la graduale ripresa di una solida area anticiclonica ha favorito ‐ in particolare sui settori meridionali ‐ la rapida formazione di croste di ghiaccio intervallate da sottili strati di neve ancora poco trasformata. Anche in questo caso il ritorno a condizioni di stabilità ha favorito una veloce trasformazione del manto con spesse croste superficiali da fusione e rigelo.
poggiato su superfici ghiacciate e manto basale umido. Gli accumuli ventati si sono in fretta trasformati; le alte temperature diurne hanno favorito ripetuti cicli di fusine e rigelo, che hanno alternato momenti in cui lo strato era compattissimo e momenti in cui il manto era fradicio. A fine mese oltre i 1900m la nuova neve ha cominciato a creare accumuli ventati importanti, con punti dove si sprofondava fino alla coscia. Aprile Facendo seguito all’evoluzione meteorologica di marzo, quando a fine mese un’intensa perturbazione ha interessato la nostra regione apportando nuovi accumuli ventati a tratti molto importanti sui settori orientali dei Monti Sibillini, gli unici giorni
Colonna a sinistra: Figura 5: modelli 2 e 3 eseguiti presso la Sella delle Ciaule (tra la Cima del Lago ed il Monte Vettore, 2240m versante S) venerdì 6 dicembre 2024.
Figura 4a: zero termico sui Sibillini da 5 al 9 dicembre 2024. Figura 4b: zero termico sui Sibillini da 20 al 23 dicembre 2024.
Marzo Il mese di marzo è stato fino alla seconda decade molto parco di neve, con poche e deboli nevicate solo alle quote più alte; a fine mese invece gli apporti di neve fresca sono stati significativi alle quote medio‐alte con accumuli ventati a tratti molto importanti sui settori orientali dei Monti Sibillini. Alle quote più basse, sotto i 1500m, anche questo mese è risultato poco significativo. A fine mese la somma delle cumulate giornaliere è risultata poco distante dalla media climatologica solo alle quote medio‐alte dei Sibillini. Le deboli nevicate ad inizio mese e verso la fine della seconda decade hanno formato lastroncini sottili e soffici che hanno
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RELAZIONI Figura 6a: modelli 2 e 3 eseguiti presso la sella tra Monte Banditello e Cima delle Prata (1850m, versante N) mercoledì 2 aprile 2025. Figura 6b: modelli 2 e 3 eseguiti presso la Sella delle Ciaule (tra la Cima del Lago ed il Monte Vettore, versante N) venerdì 11 aprile 2025. Figura 6c: modelli 2 e 3 eseguiti presso la Sella delle Ciaule (tra la Cima del Lago ed il Monte Vettore, 2240m versante S) venerdì 11 aprile 2025.
significativi dal punto di vista nevoso sono stati i primissimi giorni iniziali; le precipitazioni sul settore montano meridionale sono state continue diffuse con limite delle nevicate per brevi tratti fino a 1000m e, in quota, accompagnate da un marcato trasporto eolico. Le temperature non hanno mai registrato picchi fuori la norma del periodo, con però fluttuazioni significative sia in fase di nevicata sia durante i cicli giornalieri. Questo evento da solo è riuscito a mantenere alle quote più alte dei Sibillini i valori sia di altezza del manto nevoso sia di cumulate giornaliere di neve fresca vicini alla media climatologica. Il resto del mese non ha poi apportato alcun contributo, con l’inevitabile graduale assottigliamento del manto e la permanenza di condizioni invernali solo nelle valli più alte orientate a Nord. Concentrandosi esclusivamente a quote superiori ai 1800‐2000m, il manto nevoso ad inizio mese è stato caratterizzato da lastroni ventati localmente, ed in particolare sui versanti meridionali che sono rimasti sottovento, abbondanti; come già accennato ad inizio sezione, le fluttuazioni durante il regime primaverile diventano significative non solo durante il ciclo diurno, quando le escursioni termiche tra il giorno e la notte sono marcate, ma anche in caso di evento. Una stratigrafia molto significativa ad inizio mese sulla Sella del Banditello (Figura 6a) ha evidenziato la presenza di graupel tra due spessi lastroni, con accenno a processi superficiali di fusione dovuto all’aumentare delle temperature durante le ore centrali della giornata; questa situazione, insieme alla presenza di sferette di ghiaccio, è stata riscontrata anche in altri luoghi a quote maggiori. A conferma di ciò si vedano due stratigrafie effettuate sul Monte Vettore (Figura 6b e 6c) in cui sulla parte più superficiale si nota una successione tra accumuli ventati e sottili croste da fusione e rigelo e sullo strato basale vecchi lastroni ormai trasformati da cicli di fusione e rigelo. Anche lo strato di graupel, seppur con notevoli variazioni di spessore, ha avuto una certa diffusione spaziale ed ha giocato un ruolo fondamentale nell’innesco di alcune valanghe anche di grandi dimensioni. Come sempre accade durante il periodo primaverile inoltrato, il ciclo diurno delle temperature ha favorito repentini innalzamenti delle temperature. A fine mese poi la graduale trasformazione del manto nevoso (metamorfismo di neve umida o bagnata) si è diffusa anche all’interno degli accumuli maggiori.
ATTIVITÀ VALANGHIVA Come già accennato nell’introduzione, i cicli valanghivi sono stati pochi. A riscontro delle significative nevicate avvenute verso fine dicembre, durante i giorni immediatamente successivi al Natale è stata registrata un’intensa attività valanghiva. Già a metà mese una grande chiocciola di neve in prossimità di Passo Cattivo dimostra la presenza di un manto significa-
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RELAZIONI Foto 1: chiocciole di neve osservate il 13 dicembre in prossimità di Passo Cattivo (tra Monte Bove S e Cima di Vallinfante).
Foto 2: diffuse piccole valanghe di fondo lungo la strada del Fargno. Foto 3: area di distacco in prossimità dello Scoglio dell’Aquila, con area di accumulo sulla strada tra Forca di Presta e Castelluccio (competenza della provincia di Perugia). (Foto scattata domenica 16 dai Carabinieri Forestali.)
tivo in una veloce fase di metamorfismo distruttivo (Foto 1). A fine mese, poi, sono state regitrate parecchie valanghe di piccole o al più medie dimensioni, gran parte delle quali di slittamento (Foto 2). Durante il mese di gennaio l’esiguità del manto nevoso ha favorito l’assenza di attività valanghiva. L’attività valanghiva, in concomitanza delle nevicate a metà mese tra il 13 e il 15 febbraio, è stata localizzata sui versanti occidentali dei Sibillini (verso Castelluccio di Norcia) e la Valle del Lago. In particolare al mattino di sabato 15 febbraio da un canale a N dello Scoglio dell’Aquila è scesa una valanga a lastroni di grandi dimensioni che ha interessato la strada che da Forca di Presta scende a Castelluccio (Foto 3); altre due valanghe sono avvenute con ogni probabilità negli stessi momenti, una da Cima di Prato Pulito all’interno della Valle Santa (sempre sul
versante sopra Castelluccio) ed una da Cima del Lago, insistendo sulla valle sottostante. Pur avendo subito una trasformazione molto repentina, i fenomeni valanghivi sono stati di neve asciutta e provocati da forti accumuli ventati. A marzo, visti i deboli apporti nevosi l’attività valanghiva durante le prime due decadi del mese è stata si presente, mentre le nevicate a fine mese hanno innescato alcune valanghe spontanee anche di gradi dimensioni (Foto 4). Ad inizio aprile il primo innalzamento delle temperature a seguito delle abbondanti nevicate in quota ha determinato un ciclo valanghivo diffuso e rilevante. Giovedì 3 aprile sono state riscontrate numerose valanghe spontanee di piccole o al più medie dimensioni a Cima di Vallelunga, Priora, Palazzo Borghese, Banditella, Fosso Zappacenere (Monte Sibilla), in prossimità del Fargno e sul Monte Rotondo. In tarda mattinata in prossimità del rifugio Zilioli si è staccata
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RELAZIONI Foto 4: valanga sul Monte Redentore. Altre valanghe sono state segnalate dentro la Valle Santa ed una in particolare, di grandi dimensioni, a Cima di Prato Pulito.
Foto 5a: valanga a lastroni di grandi dimensioni sotto il rifugio Zilioli, che ha tagliato il sentiero che rimane l’unica via di accesso al rifugio stesso (CNSAS).
Foto 5b: evidenza del punto di innesco (in alto a sx) e delle due successive valanghe innescatesi sotto il rifugio Zilioli (CNSAS).
una valanga a lastroni di grandi dimensioni (Foto 5a e 5b) che con ogni probabilità è stata innescata in corrispondenza di un ancoraggio laterale in prossimità di un affioramento roccioso dove è stato possibile sollecitare lo strato debole formato da sferette di ghiaccio (Foto 6b) inglobato tra due lastroni molto spessi (Foto 6a). Pochi minuti più tardi è stata osservata in diretta una seconda valanga questa volta spontanea di grandi dimensioni sul ghiaione di Sud-Est del Monte Redentore, sopra i laghi di Pilato; il primo innesco (in alto a sx della Foto 7a) è stato seguito da altre due valanghe, molto più grandi di quella iniziale (Foto 7b).
INCIDENTI Durante questa stagione invernale non si sono registrati incidenti. Sabato 22 febbraio alcuni escursionisti sono rimasti bloccati in un sentiero tra il Vettore ed il Monte Banditello a causa del ghiaccio; l’intervento di recupero da parte di una squadra del CNSAS e dei VV.F. del presidio di Arquata è partito poco prima delle 17. Il 3 aprile per fortuna le valanghe sotto il rifugio Zilioli hanno solo sfiorato la presenza di alcuni sciatori e di alcuni operatori presenti nelle vicinanze.
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RELAZIONI Foto 6a: evidenza degli spessori dei lastroni (Carabinieri Forestali). Foto 6b: PPip (sferette di ghiaccio) in corrispondenza dello strato debole (Carabinieri Forestali).
Foto 7a: valanga sul ghiaione Sud-Est del Monte Redentore (CNSAS). Foto 7b: evidenza delle due successive valanghe innescatesi sul ghiaione Sud-Est del Monte Redentore (CNSAS).
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