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Le riproduzioni, la stampa e la rilegatura sono state eseguite in Italia
Stampato da Musumeci S.p.A., Quart (Aosta) Finito di stampare nel mese di settembre 2021
DOISNEAU ROBERT
Rovigo, Palazzo Roverella 23 settembre 2021 - 30 gennaio 2022
Mostra promossa da Con la partecipazione istituzionale di
Main Sponsor
Mostra prodotta da
Coordinamento generale, organizzazione e promozione
Coordinamento generale
Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo
Presidente
Gilberto Muraro
Vice Presidenti
Giuseppe Toffoli, Donato Nitti
Segretario Generale
Roberto Saro
Ufficio patrimonio artistico ed eventi espositivi
Alessia Vedova
Ufficio comunicazione
Roberto Fioretto
Consulenza programmazione e media relation
Alessandra Veronese
Supervisione all’allestimento e alla logistica
Auxilia S.p.A.
Daniele Perazzolo
Mostra a cura di Gabriel Bauret
Sviluppo e produzione della mostra
Silvana Editoriale
Direzione del progetto
Dario Cimorelli
Registrar
Mariacristina Nasoni
Sara Girelli
Comunicazione e promozione
Lidia Masolini
Amministrazione e controllo
Giorgio Mattioli
Graphic design
Giacomo Merli, art director
Letizia Abbate, communication design
Grafica in mostra
Chiara Costa e Sara Maragotto / Studio Fludd
Progetto dell’allestimento
Monica Gambini, Too Design Consultancy
Realizzazione dell’allestimento e dell’arredo urbano
Stand Up S.r.l.
Realizzazione dell’impianto audio e video
Eurotecnica Salmaso
Revisione conservativa delle opere in mostra Donatella Borsotti
Fabiana Maurizio
Cornici, montaggi
Franco Antolini
Roberto Minghini, Arte e Cornici
Trasporti e accrochage
Apice Venezia
Assicurazioni
AXA Art
Ufficio stampa
Studio Esseci di Sergio Campagnolo, Padova
Biglietteria VivaTicket
Bookshop
Silvana Editoriale, Alessandro Vigliaroli
Call center, servizi in mostra, visite guidate e laboratori didattici Pop Out
Sito web di Palazzo Roverella palazzoroverella.com
Silvana Editoriale, Michele Palozzo
Social media Cristina Campanella
Digital adv FC Media
Audioguide
Start S.r.l.
Catalogo a cura di Gabriel Bauret
Testi di Gabriel Bauret
Albo dei prestatori
Parigi, Atelier Robert Doisneau
Si ringrazia per la preziosa collaborazione
Francine Deroudille
Annette Doisneau
Si ringrazia inoltre
Clémentine Deroudille
Hervé Hudry
Sylvain Roumette
Fondation Henri Cartier-Bresson
COMUNE DI ROVIGO ACCADEMIA DEI CONCORDI
La Petite Monique, Paris, 1934
RITRATTO DI UN FOTOGRAFO: BRANI SCELTI
GABRIEL BAURET
Esistono moltissime pubblicazioni su Robert Doisneau; pochi fotografi sono stati oggetto di altrettante monografie. La sua opera fotografica è stata ampiamente commentata, spesso anche da scrittori famosi come Blaise Cendrars, sin dalla fine degli anni quaranta, e più recentemente Daniel Pennac. Ancora oggi quest’opera, in virtù del suo aspetto documentaristico e di testimonianza di un’epoca, si presta a molteplici esposizioni e viene continuamente inserita in progetti dalle tematiche più svariate: la scuola, la vita familiare, le vacanze, la musica e, più di recente, il mare. L’archivio, costituito da circa 450.000 negativi, è conservato con grandissima cura nell’atelier di Montrouge e valorizzato dalle due figlie che, spinte da un immutato entusiasmo e affetto per il padre, accolgono con grande disponibilità le richieste di editori e musei di ogni dove, in Francia come all’estero. D’altronde, Doisneau è uno dei fotografi francesi più apprezzati in Italia, a giudicare dal numero di mostre allestite in diverse regioni del Paese. I suoi archivi sono una fonte inesauribile di soggetti, fotografati nell’ambito delle sue ricerche personali, ma anche delle commissioni che non hanno mai smesso di accumularsi dal dopoguerra in poi; non tutti sanno che Doisneau ha collaborato intensamente con la pubblicità e la stampa. Paradossalmente ciò che oggi conserviamo della sua opera non riflette in alcun modo gli anni che in Francia vengono chiamati “i trenta gloriosi” (decadi 1950-1960-1970); questo benché collaborasse, tra le altre, con la fiorente industria automobilistica del tempo e benché le riviste gli chiedessero di documentare una società francese all’apice dello splendore. Con il tempo, e forse per volere del fotografo stesso, le commissioni sembrano passare in secondo piano. O più precisamente, si confondono in un mare magnum di immagini molto più personali e portatrici di una sensibilità nei confronti di un contesto sociale modesto, spesso marginale, con il quale Doisneau non ha mai smesso di dialogare.
Robert Doisneau era un fotografo instancabile, come non mancano di ricordare le figlie, che durante l’infanzia sono state spesso immortalate in scatti di ogni genere. Una di loro, Francine Deroudille, afferma: “Come sarà riuscito quest’uomo, che lavorava senza mai concedersi una pausa, che ha posato sui suoi contemporanei uno sguardo spesso sarcastico, consegnandoci una cronaca sociale critica e distaccata della sua epoca, a lasciare di sé l’immagine di un eterno flâneur dalla gentilezza incrollabile?” 1. Doisneau gioca a fare il misterioso, affermando: “In realtà, la mia vera passione è la pesca; la fotografia è solo un hobby. Ma, a dirla tutta, la pesca non è poi così diversa dalla fotografia” 2. Forse gli piaceva confondere le carte, facendo credere che la sua pratica fotografica dovesse essere considerata in primo luogo come uno svago? Non siamo molto lontani dal punto di vista di Sebastião Salgado, che recentemente ha dichiarato che fotografare è un “privilegio”3. Doisneau ama dire che si diverte a osservare il mondo che lo circonda, che le sue immagini nascono dalle peregrinazioni per le strade, a differenza delle commissioni, nelle quali ovviamente nulla è lasciato al caso: tecnica e metodo devono rispettare rigorosamente un preciso disciplinare. A tal proposito,
La Poterne des peupliers, Paris, 1934
PORTRAIT OF A PHOTOGRAPHER: SELECTED WORKS
GABRIEL BAURET
Agreat deal has been published about Robert Doisneau: few photographers have been the subject of so many monographs. His photographs have often been reviewed, regularly coming under the pen of acclaimed authors such as Blaise Cendrars, in the late 1940s, or, more recently, Daniel Pennac. His work, with its documentary stamp and evocation of a specific era, can be seen in a multitude of exhibitions even today. It is consistently associated with a wide variety of themes: school, family life, holidays, music, and, more recently, the sea. His oeuvre, consisting of about 450,000 negatives, is preserved in his studio in Montrouge and promoted by his two daughters, who have lost none of their enthusiasm or love for their father, warmly welcoming the questions of publishers and museums of all kinds, both in France and abroad. Doisneau is one of the most celebrated photographers in Italy, judging by the number of exhibitions of his work throughout the country. His archives are an inexhaustible source of subjects he examined for his personal enquiry but also of his commissions, which did not cease after the postwar period. For what people don’t always know is that Doisneau worked intensively in advertising and the press. Paradoxically, however, the photos we generally recall today do not truly represent what in France is called the ‘trente glorieuses’ (‘glorious thirty’) (1950-1960-1970) – even if he worked for the flourishing auto industry of the time, among other institutions; even if magazines so often called upon him to document the blossoming of French society. Over the years, no doubt spurred on by the photographer himself, his commissioned work seems to have receded into the background. Or more precisely, to have dissolved into the mass of much more personal images that reveal profound sensitivity for members of the working class, often living on the fringes, with whom he never ceased to empathise.
Robert Doisneau was always taking pictures, as his daughters never fail to mention. Throughout their childhood, they were often whisked away on all kinds of photo shoots. As one of them, Francine Deroudille, remarked, ‘How did this man who worked without allowing himself the slightest pause, who cast an often caustic gaze on his contemporaries, offering a critical, aloof chronicle of his time, manage to be remembered as an eternal walker, whose kindness had no bounds?’ 1 Doisneau played it close to his chest when he declared, ‘To tell the truth, my true passion is fishing; photography is only my hobby. But all things considered, fishing is not too different from photography.’ 2 Isn’t he perhaps putting up a smokescreen by making us believe that his art should be considered primarily a leisure activity? We are not too far from the view of Sebastião Salgado, who recently stressed, once again, that taking photos is a ‘privilege.’ 3 Doisneau liked to say that he amused himself by observing the world around him, that his images were created based on what he saw in his strolls through the streets, so different from his commissions, for which he obviously left nothing to chance, his rigorous technique and methods requiring adherence to precise specifications. Along these lines, the five years he spent working for Renault from
Petits enfants au lait, Paris, 1934
La Première Maîtresse, Paris, 1935
La Sonnette, Paris, 1934
Les Frères, Paris, 1934
Les Gosses à roulettes, Paris, 1949
Le Boxeur aveugle, Paris, 1953
[Ligne de Sceaux], 1946
Le Rosier tige, dans le train de Juvisy, 1947
L’Enfer, Paris, 1952
Pompes funèbres, Nanterre, 1952
Concierge aux lunettes, Paris, 1945
Les Concierges rue du Dragon, Paris, 1946
[Jean-Marie Serreau met en scène Amédée ou comment s’en débarrasser, d’Eugène Ionesco, Georges Lafaye décorateur], Paris, 1961
Albert Camus à la rampe. Répétition avec Catherine Sellers de Requiem pour une nonne, Paris, 1957