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Qui Brescia n.ro 219

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ANNO 22 - N° DUECENTODICIANNOVE - OTTOBRE 2026 - € 5

BRESCIA

MAGAZINE

In copertina

FABIANO FAINI

Presidente CDA A&I Progettazione Integrata ph. Matteo Marioli

Andrea Chiodi nuovo direttore del CTB Philippe Léveillé: non solo Miramonti l’altro Claudia Terzi: la Lombardia in bicicletta Il Buon Samaritano alla Tosio Martenengo Mysteria: torna il Festival della Luce Wonderland Festival by Idra Teatro Leo Venturelli: più nonni che nipoti Marlegno costruisce le case del futuro Mastrangelo in mostra: Io sono narciso


NATALE PROFUMA E SCALDA L’AUTUNNO CON È AMORE LE CANDELE DI LE ESSENZE DI ELDA in cera vegetale e arricchite dalle iconiche UN ABBRACCIO DI AGRUMIRealizzate LUMINOSI, fragranze di Elda, diffonderanno un profumo avvolgente FIORI DELICATI E NOTE CALDE E AVVOLGENTI, tutta la casa,D’AMORE. creando un’atmosfera calda, accogliente e irresistibile. PER UN NATALE CHEinPROFUMA Acquistale ora sul sito www.bucatoprofumato.com.

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LASCIAMO QUESTO SPAZIO A LAURA CASTELLETTI E AL SUO ACCORATO APPELLO CONTRO LE MINACCE E GLI INSULTI CHE L’HANNO PRESA DI MIRA COME PURTROPPO SPESSO ACCADE NEI CONFRONTI DEI SINDACI. A LEI TUTTA LA NOSTRA SOLIDARIETÀ

LAURA CASTELLETTI SINDACA DI BRESCIA “Nei miei confronti sono state scritte parole che evocano una violenza terribile, che parlano di coltellate, accompagnate da insulti, disprezzo e odio. Ho presentato denuncia e seguiranno tutte le azioni legali necessarie. Sarà la magistratura a valutare i fatti e le responsabilità. Ma oggi sono qui perché c'è qualcosa che va oltre la vicenda giudiziaria e riguarda tutti noi”.

“Io non ho paura. Non mi faccio intimidire. E non permetterò che qualcuno pensi di poter condizionare il mio lavoro, le mie scelte o la mia libertà attraverso una minaccia. Non sono qui soltanto per me, sono qui per tutte le persone che ricevono questo tipo di attacchi. Non dobbiamo più subire in silenzio questa violenza, né rassegnarci all'idea che faccia parte della nostra vita quotidiana. È inaccettabile augurare a qualcuno di essere accoltellato. È inaccettabile trasformare una persona in un bersaglio, esporla all'odio e al disprezzo. È inaccettabile che una donna debba mettere in conto di essere minacciata soltanto perché ricopre un ruolo pubblico. Le parole hanno un peso, possono ferire, isolare e spaventare. E quando evocano la violenza fisica non possiamo aspettare che accada qualcosa di peggio per prenderle sul serio. So bene che chi amministra una città è esposto alle critiche ed è giusto che sia così. Si possono contestare le mie decisioni, si può pensare che io sia una pessima sindaca e dirlo pubblicamente. Questa è la libertà di espressione, è parte della democrazia. E io la difenderò sempre, anche quando viene esercitata contro di me. Ma la libertà di parola non può diventare una giustificazione per la violenza. C'è una differenza enorme, le minacce non sono una forma di dissenso. Brescia non deve diventare una città nella quale le persone hanno paura di parlare, di esporsi, di partecipare alla vita pubblica. Non voglio che una ragazza pensi che per evitare gli insulti sia meglio stare in silenzio, passare inosservata. Non voglio che un cittadino rinunci a impegnarsi nel proprio quartiere perché teme di finire alla gogna. Questa città ha una storia fatta di persone che si sono assunte responsabilità, che hanno difeso la libertà e la dignità anche nei momenti più difficili. Questa storia ci chiede di non essere indifferenti. Credo che il primo dovere di chi rappresenta un'istituzione sia proprio non voltarsi dall'altra parte. Sarebbe facile, per me, denunciare e andare avanti, potrei dire che sono abituata agli attacchi, che ho le spalle larghe, che non vale la pena parlarne. Ma non voglio abituarmi all'odio, alla crudeltà, a vedere persone insultate e minacciate mentre intorno si ride, si condivide, si commenta, come se fosse uno spettacolo. E non voglio che ci si abitui nemmeno chi mi ascolta oggi. Non sto chiedendo solidarietà politica o di difendere Laura Castelletti. Chiedo di difendere il diritto di vivere senza essere minacciati, di esprimere le proprie idee senza essere umiliati, di essere trattati come esseri umani. Questa è una battaglia che non ha colore politico. E chiunque abbia a cuore la nostra città dovrebbe sentirla propria. Io continuerò a fare la sindaca come sempre. Continuerò a incontrare le persone, ad ascoltarle, a discutere, anche animatamente, con chi non condivide le mie scelte. Oggi, però, voglio assumermi una responsabilità in più: usare il mio ruolo per parlare anche a nome di chi non può farlo. Non tutti hanno la possibilità di rispondere pubblicamente a chi li ferisce. Io questa possibilità ce l'ho. E oggi la uso anche per loro. A chi pensa che minacciare sia un modo per far tacere qualcuno, voglio dire una cosa molto semplice: con me non funzionerà. E a chi ogni giorno subisce insulti, intimidazioni e violenze, voglio dire che non deve rassegnarsi a considerarli il prezzo da pagare per essere se stesso. Io oggi sono qui per dire basta. E vorrei che questo basta non fosse soltanto il mio, ma diventasse di una città intera”. Laura Castelletti, Sindaca di Brescia

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EDITA PERIODICI srl Via Bono, 10 - Bergamo Tel. 035 270989 www.editaperiodici.it

BRESCIA

MAGAZINE Aut. Tribunale di Brescia n°18 del 22/04/2004

Edizione cartacea distribuita nelle edicole e per abbonamento postale. Versioni digitali sfogliabili su:

www.qui.bs.it Direttore responsabile: Vito Emilio Filì segreteria@editaperiodici.it Direttore editoriale: Patrizia Venerucci venerucci@editaperiodici.it Responsabile redazione: Tommaso Revera redazione@qui.bg.it redazione@qui.bs.it Redazione eventi: Valentina Colleoni redazione.chicera@qui.bg.it Marketing e pubblicità Valentina Visciglio valentina.visciglio@qui.bg.it Fotografie di: Federico Buscarino Sergio Nessi Matteo Marioli Ilaria Vidaletti Paolo Stroppa Daniele Trapletti Hanno collaborato: Maurizio Maggioni Giorgio Paglia Haim Reitan Luca Ruggeri Stampa: Euroteam Nuvolera (Bs)

Informazioni 035.270989 Stampato con inchiostri a base vegetale.

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CTB Andrea Chiodi nuovo direttore del Centro Teatrale

IN COPERTINA

FABIANO FAINI A&I Progettazione Integrata

pag. 4 PHILIPPE LÉVEILLÉ Non solo Miramonti L’Altro

pag. 6 PINACOTECA Il buon Samaritano di Romanino

pag. 8

pag. 10

MYSTERIA Torna il Festival della Luce

IDRA TEATRO Wonderland Festival: 14^ edizione

pag. 12

pag. 14

IN REGIONE

POLITICANDO

Claudia Terzi: in Lombardia in bicicletta non solo in autunno pag. 20

Il Melonnellum e altre storie

FONDAZIONE MORETTI Apre le porte il Convento della S.ma Annunciata di Rovato pag. 26

DONIZETTI OFF

Fino al 29 novembre tanti eventi

SALUTE

ANNIVERSARI

Leo Venturelli Pediatra: nascono più nonni che bambini pag. 30

MUSEI Alla scoperta degli affreschi dell’Aula Picta

pag. 24

pag. 28 L’Associazione Carabinieri in congedo festeggia 90 pag. 34

GIOIELLI

L’evoluzione della boutique Della Spiga Gioielli

pag. 38

pag. 48

INIZIATIVE

AZIENDE

Donizetti Academy in casa FraMar

Marlegno costruisce le case del futuro in legno

pag. 50

pag. 52

AGROSFERA

18 mila immagini per raccontare chi lavora nell’ agro-alimentare pag.60

NATURA

PETS

Salute mentale: Effetto Pawsitivity

pag.64

GITA

La voce del Cavallo

Il Safari Park di Pombia festeggia 50 anni

pag.72

pag.68


Più spazi, più comfort, più veloci, più lontano: questa è la promessa, fatta a tutti i nostri viaggiatori, che si manifesta attraverso un aeroporto completamente rinnovato. Una rivoluzione che vedrà aggiungersi, più avanti, un altro tassello fondamentale, rappresentato dal collegamento ferroviario che renderà più agevole l’accessibilità del terminal nel quadro di un sistema di mobilità multimodale.


ANDREA CHIODI

NUOVO DIRETTORE DEL CENTRO TEATRALE BRESCIANO 4


Il Consiglio di Amministrazione del Centro Teatrale Bresciano rende noto di aver individuato in Andrea Chiodi il nuovo Direttore del Centro Teatrale Bresciano, a conclusione della procedura avviata con la manifestazione di interesse di carattere non vincolante pubblicata il 4 agosto 2026. La scelta conclude il percorso intrapreso dal Consiglio di Amministrazione per l’individuazione della nuova figura cui affidare la Direzione dell’Ente, a seguito delle dimissioni per motivi personali di Gian Mario Bandera. Le candidature pervenute sono state esaminate dalla Commissione nominata dal CdA - come disposto nell’art. 9 dello Statuto del CTB - composta da Camilla Baresani Varini, Presidente del CTB, Mauro Carrozza e Luigi Mahony, componenti del Consiglio di Amministrazione, e dagli esperti esterni Alberto Benedetto, Direttore di produzione del Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, e Stefania Opisso, Vice Direttrice del Teatro Nazionale di Genova. Al termine dell’istruttoria, la Commissione ha sottoposto al Consiglio di Amministrazione gli esiti della propria valutazione. Il Consiglio di Amministrazione, nella seduta dell’1 ottobre 2026, ha quindi deliberato il conferimento dell’incarico ad Andrea Chiodi. Il nuovo Direttore assumerà l’incarico a partire dall’1 novembre 2026, assicurando la continuità istituzionale, amministrativa e artistica del Centro Teatrale Bresciano e accompagnando lo sviluppo delle future attività dell’Ente. “Con la nomina di Andrea Chiodi, il CTB assicura la continuità del percorso sin qui condotto con la direzione di Gian Mario Bandera. A lui, va il ringraziamento mio e di tutto il Consiglio di Amministrazione per il lavoro svolto, che ci ha portati ai vertici del teatro nazionale. Il Consiglio di Amministrazione ha affrontato l’iter con grande senso di responsabilità e avvalendosi, in sede di commissione, delle professionalità di due membri esterni di riconosciuta competenza in ambito teatrale, a livello nazionale e internazionale. La sinergia tra i componenti della Commissione ha consentito una valutazione puntuale delle molte candidature ricevute: altissima la qualità, a testimonianza, ancora una volta, dell’eccellenza che il CTB esprime a livello nazionale. Affidiamo dunque il CTB a una figura capace di interpretarne pienamente la missione artistica, culturale e istituzionale, nella direzione di un’apertura sempre più europea. Il Consiglio dichiara la sua piena soddisfazione nell’individuazione di Andrea Chiodi come nuova guida del CTB, al quale esprime piena fiducia e sostegno. A nome del Consiglio di Amministrazione, rivolgo quindi al nuovo Direttore i migliori auguri di buon lavoro”. Camilla Baresani Varini, Presidente Centro Teatrale Bresciano “Innanzitutto, voglio esprimere i miei più sinceri ringraziamenti a Gian Mario Bandera per il grande lavoro svolto in questi anni. Il suo equilibrio, la sua professionalità e la sua umanità hanno contribuito a confermare il CTB fra i grandi nomi del teatro stabile italiano. Per questo motivo, il nuovo direttore Andrea Chiodi avrà una grande eredità da raccogliere, e sono certa che saprà farlo portando a Brescia le sue competenze, le sue esperienze e la sua personalità che gli hanno valso la nomina. Credo che la commissione esaminatrice, coadiuvata da esperti esterni, abbia fatto un ottimo lavoro, interpretando la spinta della città verso un respiro europeo già avviato dalla precedente direzione. Al nuovo Direttore Andrea Chiodi auguro di amare profondamente questa città così varia e sfaccettata, in cui sono certa potrà esprimersi al meglio delle sue potenzialità. Sarà un lavoro complesso ma non sarà solo, supportato dal Consiglio di Amministrazione, dallo staff tecnico e da questa amministrazione comunale che ha affidato al CTB la conduzione dell'ultimo gioiello inaugurato, il Teatro Borsoni. Benvenuto, e buon lavoro, al nuovo Direttore”. Laura Castelletti, Sindaca di Brescia

Andrea Chiodi, nato a Varese nel 1979, è un direttore artistico, regista teatrale e progettista culturale attivo nel panorama teatrale e culturale italiano e internazionale. Il suo percorso unisce la formazione scientifico-giuridica (laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi sull’Antigone di Sofocle stilata sotto la guida di Eva Cantarella) a una ricca e profonda ricerca drammaturgica e scenica. Allievo di Piera Degli Esposti — con la quale ha avviato un lungo studio sulla Commedia di Dante che lo ha portato ad esibirsi nelle principali capitali europee — si è formato sul campo lavorando come assistente alla regia di Gabriele Lavia al Teatro Argentina di Roma. La cifra stilistica di Chiodi risiede nel costante dialogo tra la forza della parola drammaturgica (classica e contemporanea) e la capacità di concepire il teatro come motore culturale diffuso, capace di valorizzare comunità territoriali, contesti urbani, patrimoni monumentali, e arti visive.


COMPETENZE E OPERE AL SERVIZIO DEL TERRITORIO DALLA SANITÀ ALLE GRANDI OPERE: IL CONSORZIO BRESCIANO PROTAGONISTA DI UNA PROGETTAZIONE SEMPRE PIÙ MULTIDISCIPLINARE. RIFLETTORI PUNTATI SULL’ASCENSORE DEL CASTELLO DI BRESCIA

Dalla progettazione di strutture sanitarie e presidi territoriali alla realizzazione di opere capaci di incidere sulla qualità della vita e sull’attrattività dei territori. È una traiettoria che racconta bene la crescita di A&I Progettazione Integrata, realtà nata nel 2018 per iniziativa dell’attuale presidente Fabiano Faini e oggi diventata uno dei riferimenti più strutturati nel panorama della progettazione integrata. La realtà riunisce attualmente 15 società e oltre 196 collaboratori, mettendo a sistema competenze che spaziano dall’architettura all’ingegneria strutturale e impiantistica, dall’ambiente alla geologia e alla diagnostica.

Una crescita costruita nel tempo, attraverso l’integrazione di professionalità differenti e un modello organizzativo pensato per affrontare interventi complessi, tanto nel settore pubblico quanto in quello privato. Una filosofia che trova una delle sue espressioni più significative proprio in alcune opere oggi in corso o recentemente completate sul territorio lombardo. Tra queste assume un valore particolarmente emblematico l’ascensore del Castello di Brescia, progetto destinato a migliorare l’accessibilità a uno dei luoghi simbolo della città. Un intervento di grande complessità tecnica e progettuale, nel quale A&I è impegnata all’interno del raggruppamento di imprese aggiudicatario dell’appalto integrato, insieme ad Abp Nocivelli, F.L. Costruzioni & Autotrasporti e Maspero Elevatori. “L’ascensore del Castello rappresenta un’opera nella quale tecnologia, sostenibilità e attenzione alle persone devono necessariamente procedere insieme. La progettazione integrata ci permette di affrontare proprio questa complessità, mettendo a sistema competenze diverse e costruendo soluzioni che non siano soltanto tecnicamente efficaci, ma capaci di generare un valore concreto per la comunità” sottolinea Fabiano Faini. Il progetto non si limita infatti al superamento delle barriere architettoniche. Uno degli elementi qualificanti è l’attenzione all’accessibilità universale, con soluzioni pensate anche per le persone con disabilità visiva. L’esperienza della salita sarà accompagnata da un percorso tattile studiato per consentire di percepire e comprendere gli elementi che caratterizzano il paesaggio e il percorso verso il Castello. 6

Ascensore al Castello di Brescia

Ospedale di Gavardo

Accanto alle grandi opere simboliche, una parte significativa dell’esperienza di A&I riguarda il settore socio-sanitario, ambito nel quale la realtà ha maturato negli anni competenze specifiche nella progettazione e riqualificazione di ospedali, Case di Comunità, Ospedali di Comunità e strutture territoriali. Il portfolio comprende interventi di riqualificazione di importanti strutture, come gli Ospedali di Leno e Gavardo, e, più recentemente, la realizzazione della Casa di Comunità di Darfo Boario Terme, nell’ambito del programma di rafforzamento della sanità territoriale della Valle Camonica. L’intervento si inserisce in un più ampio portafoglio di opere che comprende anche Esine, Ponte di Legno, Breno, Cedegolo e Ossimo, oltre ad altri progetti su strutture similari in Lombardia e Piemonte.


15 SOCIETÀ 196 COLLABORATORI ARCHITETTURA INGEGNERIA STRUTTURALE INGEGNERIA IMPIANTISTICA AMBIENTE GEOLOGIA DIAGNOSTICA

Ospedale di Comunità di Esine

“Nel settore sanitario e socio-sanitario la progettazione assume una responsabilità particolare – evidenzia il geometra Faini – perché gli spazi devono essere pensati intorno alle persone e ai loro bisogni. Non si tratta soltanto di progettare edifici efficienti, ma luoghi nei quali pazienti, operatori e famiglie possano trovare sicurezza, funzionalità, comfort e qualità. È un ambito nel quale l’esperienza maturata da A&I ci consente di mettere a disposizione competenze tecniche e progettuali consolidate, affrontando interventi complessi anche attraverso la valorizzazione del patrimonio edilizio esistente”.

Il CdA di A&I: da sinistra Nicola Bettini, Vittorio Volpi, Fabiano Faini, Dario Garletti e Ruggero Bontempi (ph Matteo Marioli)

A&I PROGETTAZIONE INTEGRATA VIA G. OBERDAN 10 BRESCIA TEL. 030 3373852 INFO@AEI-CONSORZIO.IT WWW.AEI-CONSORZIO.IT


PHILIPPE LÉVEILLÉ:

NON SOLO MIRAMONTI L’ALTRO SIAMO CUOCHI, FACCIAMO DA MANGIARE, NON SALVIAMO VITE… L’UMILTÀ DEL CUOCO BRETONE NATURALIZZATO BRESCIANO, PROTAGONISTA DI MOLTE ESPERIENZE E INCONTRI. L’AMICIZIA CON VITTORIO FUSARI, L’ANEDDOTO DEL GRANDE GINO VERONELLI CHE SI INGINOCCHIA DAVANTI A LUI DOPO AVER GUSTATO IL CRESCENDO D’AGNELLO di Adriano Baffelli

“Oggi il cibo è spettacolo, ostentazione, status symbol da mostrare, soprattutto sul telefonino. Ma il cibo non è immagine, è sostanza e deve far stare bene le persone, altro che ‘la mia filosofia di cucina’, frase che mi irrita. Si devono far quadrare i conti, pagare i dipendenti quanto meritano. Senza mai dimenticare che noi facciamo da mangiare, cercando di dare piacere alla gente due volte al giorno. Facciamo cose normali, non salviamo vite. Siamo cuochi, dovremmo restare semplici e dimenticare le esagerazioni televisive”. È l’approccio del quotato chef Philippe Léveillé al tema della ristorazione e della cucina. Lo invitiamo a ripercorrere la sua intensa storia e la sua venuta in Italia dopo aver navigato, giovanissimo, per buona parte del globo terraqueo. Non si sottrae. Lo chef da oltre trent’anni è legato alla famiglia Piscini, patron Mauro, la sorella Daniela, diventata sua moglie nel 2003, la compianta suocera, la chef Maria Muffolini, custode riconosciuta della genuina tradizione culinaria bresciana. Dopo gli inizi al “Miramonti” di Caino, dal 1994 iniziò l’avventura a Concesio, al “Miramonti l'altro”, insignito di due Stelle Michelin. A 23 anni Philippe lavorava sullo yacht dei Decker, una delle due famiglie americane proprietarie della Black & Decker Corporation. Si trovava in Brasile e una sera alcuni italiani gli parlarono del Volto di Iseo. “Un racconto talmente bello che mi colpì, tanto che telefonai a Vittorio – ricorda Léveillé rievocando un dialogo surreale – lui italiano e dialetto, io francese, inglese, e un poco di portoghese. Non so come riuscimmo a capirci... ma gli dissi che sarei arrivato ad un certa data”. Una sera di dicembre, dopo aver lasciato la barca a vela a Marsiglia, raggiunse Milano, battendo i denti per l’abbigliamento estivo. 8


Philippe Léveillé nella foto con Vittorio Fusari

Léveillé con il Maestro Marchesi

Poi, da Milano a Rovato su un treno locale “Che fermava ovunque, tra la nebbia che cresceva. Da quella fitta coltre grigiastra alla stazione di Rovato uscì Emanuela, una collaboratrice di Vittorio, che mi fece salire su una Ritmo cabriolet che puzzava di pesce: era l’auto che Vittorio usava per trasportare le provviste”. L’intenso racconto del bretone naturalizzato bresciano continua con l’ingresso al Volto: “Una scena incredibile, gente che giocava a carte, alla morra, che si arrabbiava e cantava..., mangiai e bevvi molto, era tutto bellissimo e sono rimasto...”.

A proposito di Gino Veronelli, una certa emozione si percepisce fare breccia nella solida scorza bretone mentre Léveillé racconta della volta in cui il compianto critico, dopo aver assaporato il suo crescendo d’agnello, al Miramonti l’altro, s’inginocchiò davanti a lui tra lo stupore suo e dei presenti, “Dicendomi che il piatto che gli avevo preparato era straordinario”.

Tra lui e Vittorio Fusari, “Un maestro”, nacque un profondo e duraturo legame. Per la perdita dell’amico ha sofferto molto, “Un dolore devastante ma oggi sento in realtà di non averlo perso, continua ad essere con me, con la sua autenticità. Era un capostazione, appassionato di cucina, autodidatta, che amava Iseo, Brescia e l'Italia. Era un uomo dai gesti spontanei, senza badare al livello degli interlocutori. Ricordo una serata a Ca’ del Bosco, chiamati da Maurizio Zanella perché c’erano Tina Turner ed Eros Ramazzotti. A un certo punto, a serata avanzata, Vittorio dice alla Turner: ‘ora vi faccio un manzo all'olio...’ con una semplicità disarmante. Lui era così, mi ha insegnato tante cose, il rispetto delle persone e della materia prima, una grande persona. Se sono qui devo molto a lui”. Philippe Léveillé è nato a Nantes in Francia nel 1963. Suo padre, un ostricoltore, aprì un'azienda a Cancale in Bretagna, una scelta che contribuì a farlo appassionare al buon cibo e ai grandi vini. La sua formazione gastronomica inizia quando tredicenne s’iscrive, con la contrarietà della madre, alla scuola alberghiera di Saumur. Per quattro anni Philippe è apprendista nel ristorante di Nantes dello chef Bery, suo primo maestro. Gli ottimi risultati con i quali si diploma per diventare cuoco, lo proiettano nel prestigioso ristorante tre Stelle Michelin “Lucas Carton” di Parigi. Successivamente lavora con Georges Blanc, altro grande chef francese, nel ristorante di Vonnas. Prima di approdare sul Sebino, Philippe vive intense esperienze all’estero: Argentina, Caraibi, Venezuela, New York, Monte Carlo e Brasile. Gli aneddoti sulle esperienze condivise alle “Maschere” di Iseo con gli allora stagisti Carlo Cracco e Davide Oldani s’intrecciano con il ricordo di Gualtiero Marchesi, “Un signore, una persona colta, anche musicalmente e in modo trasversale tra i generi. Il giorno della chiusura dell'Albereta venne con tutto il personale al Miramonti l’altro. Lo ricordo in piedi, in fondo alla sala quando presentai il mio libro Una vita al burro alla Giunti a Milano con Gianni Mura e Mauro Defendente Ferrari, medico di Veronelli: lo chiamammo con noi e disse cose molto belle su di me”.

LA SENSIBILITÀ AMBIENTALE DEL CUOCO PHILIPPE Philippe Léveillé non sa quale sarà la cucina di domani, “Spero che gli insetti non diventino il cibo del futuro. Anche se ho mangiato una carbonara di formiche giganti affumicate in Messico. Non ho trovato una grande differenza rispetto alla guancia di maiale. Certo le abitudini cambieranno. Credo dovremmo riflettere su quanto cibo sprechiamo. In Italia buttiamo 30 chili di cibo ogni secondo. I frigoriferi in 45 anni sono aumentati del 70 per cento in volume. Forse perché nei supermercati “il visivo”, la fascia dove proiettiamo gli occhi, è sempre pieno, c’è un addetto per riempirla sempre”. Continua la sua analisi, “Nel 2050 sono previsti dieci miliardi persone, servirà molto più cibo, con più consumo e spreco. Il nostro sistema è sbagliato, c’è troppo imballaggio, anche se non ce ne preoccupiamo. In barca nell'Atlantico ho visto un'isola di plastica, gigantesca. Siamo tutti colpevoli del consumo esagerato, che condanna i nostri nipoti. E i bimbi denutriti in Africa continuano a soffrire come decenni fa, laggiù ho visti cose allucinanti, dovremmo prenderci le nostre responsabilità”!


IL BUON SAMARITANO DI ROMANINO

UN NUOVO CAPOLAVORO PER LA PINACOTECA TOSIO MARTINENGO

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Da oggi la Sala VII della Pinacoteca Tosio Martinengo, dedicata alla devozione privata, si arricchisce di un nuovo capolavoro: il buon samaritano di Girolamo Romanino, acquisito dalla Fondazione Tassara con la finalità di concederlo in comodato alla Fondazione Brescia Musei affinché diventi parte del patrimonio a disposizione della città. L'ingresso dell'opera nel percorso permanente della Pinacoteca non è un episodio isolato, ma si inserisce in un processo che Fondazione Brescia Musei ha avviato da tempo e che assume un valore ancora più significativo, a tre settimane dall'inaugurazione della mostra "Tesori. Il grande romanzo dei Musei bresciani.1826-2026" cura di Roberta D'Adda e Stefano Karadjov. Si tratta infatti della 27esima nuova opera entrata in Pinacoteca dal 2019 grazie a una serie di acquisizioni e depositi che l’Istituzione culturale bresciana ha portato avanti con continuità e che ha contribuito a modificare l'assetto del museo, ridisegnandone le sale e arricchendone il racconto. Il buon samaritano è una delle opere più significative di questa storia: un altro grande capolavoro che entra a far parte della Pinacoteca e, con lei, del patrimonio della città. Il progetto di destinare l'opera alla Collezione civica è maturato nel percorso di preparazione della mostra Il Rinascimento a Brescia. Moretto, Romanino, Savoldo 1512-1552 del 2024, a cura di Roberta D’Adda, Filippo Piazza ed Enrico Valseriati, dove il dipinto era stato presentato tra le opere della rassegna. Oggi quell'esperienza si traduce in un'acquisizione destinata a restare nel percorso permanente della Pinacoteca. Il dipinto porta nella Collezione un soggetto fino a oggi assente. Quella de Il buon samaritano è un'iconografia rarissima nella pittura del Rinascimento italiano: dopo pochi esempi precoci, il tema riemerge solo alla fine del Cinquecento e perdura nel secolo successivo, quando viene spesso scelto come pretesto per rappresentare suggestivi paesaggi. Proprio per questa rarità, l'opera assume un rilievo che va oltre le sue qualità pittoriche. Per la lettura complessiva del percorso di Romanino e, più in generale, della pittura bresciana della prima metà del Cinquecento, essa consente di ampliare significativamente un ambito importante della Collezione. La tela trova posto in una sala che raccoglie opere nate per diversi contesti devozionali: le cappelle delle chiese cittadine, gli oratori privati e quelli delle confraternite, i palazzi. Si tratta di un insieme di dipinti di piccolo medio formato di indiscutibili maestri del primo Cinquecento bresciano (Romanino, Moretto, Savoldo), ai quali si affiancano Callisto Piazza, attivo a Brescia e nel suo territorio al seguito di Romanino, e Giovanni Cariani, a lungo operante nella vicina Bergamo e interprete originale dei modelli veneziani. Sono opere accomunate da un profondo amore per la realtà nei suoi aspetti più dimessi e quotidiani, senza rinunciare a effetti preziosi nella ricerca cromatica. Il loro naturalismo, tra descrizione e narrazione, riduce la distanza con l'osservatore e favorisce la partecipazione del devoto al dramma sacro: una modalità espressiva legata alla diffusione delle confraternite, che avevano lo scopo di promuovere l'esercizio attivo della fede e di mediare la trasmissione dei significati teologici più complessi, nonché in molti casi, di assistere i malati e i bisognosi. Buon Samaritano diventa così l'ultimo, in ordine di tempo, capolavoro da ammirare nello straordinario scrigno che rappresenta la Pinacoteca Tosio Martinengo.

ACQUISTATO DALLA FONDAZIONE TASSARA CON L’INTENTO DI RENDERLO FRUIBILE AL PUBBLICO E CONCESSO IN COMODATO A FONDAZIONE BRESCIA MUSEI, IL DIPINTO ARRICCHISCE IL PERCORSO DELLA PINACOTECA E AGGIUNGE UN NUOVO, FONDAMENTALE PUNTO DI VISTA SULLA PITTURA DI ROMANINO


CASTELLO DI BRESCIA DAL 5 AL 9 NOVEMBRE 2026 TORNA

MYSTERIA

IL FESTIVAL DELLA LUCE

Il tema di questa terza edizione è la Divina Commedia 12 12


Nella magica cornice del Castello di Brescia, dal 5 al 9 novembre 2026, ritorna Mysteria Light Festival che, per la sua terza edizione, affronta un tema in grado, come nello spirito della manifestazione, di unire valore culturale e fascino popolare: la Divina Commedia di Dante Alighieri, capolavoro assoluto della letteratura universale e che può essere considerato uno dei grandi archetipi della letteratura fantastica. Mysteria Light Festival, ideato e promosso da Cieli Vibranti e Scena Urbana, in collaborazione con Fondazione Brescia Musei e Comune di Brescia, intreccia letteratura e tecnologia, arte e spettacolo: durante il giorno si terranno incontri a tema con scrittori, fumettisti, docenti e laboratori per i più piccoli, mentre la sera il pubblico si avventurerà tra gironi danteschi e cerchi del Paradiso grazie all’incantesimo del festival delle luci. Il biglietto di Mysteria include l'opportunità di visitare gratuitamente i musei del Castello, eccezionalmente aperti dalle 18 alle 23 (ultimo ingresso ore 22:00) nei giorni del festival: Fondazione Brescia Musei offre, infatti, al pubblico l'accesso libero al Museo del Risorgimento Leonessa d'Italia e al Museo delle Armi Luigi Marzoli, semplicemente presentando il biglietto d'ingresso della kermesse. Mysteria Light Festival 2026 propone un viaggio dall’oscurità della selva e delle profondità dell’Inferno fino alla luce del Paradiso attraverso nove installazioni tra videomapping, light-art ed esperienze immersive, realizzate da professionisti del settore quali Scena Urbana, Vulcano Studio, The Laser Extreme e dai ragazzi delle Accademie di Belle Arti, Santa Giulia e LABA, tutte ispirate ad alcuni dei personaggi e dei canti più celebri della Divina Commedia. Mysteria prende avvio nel tunnel d’ingresso del Castello di Brescia con Mi ritrovai in una selva oscura, progetto di Vulcano Studio, che trasforma lo spazio in una foresta avvolta dalle tenebre. Alla Torre dei Francesi, Amor, ch’a nullo amato amar perdona, videomapping di Scena Urbana, conduce quindi il pubblico oltre la porta dell’Inferno, nel cuore della vicenda di Paolo e Francesca. L’esperienza prosegue lungo le Mura viscontee, dove una tempesta prepara l’incontro con Cerbero, il mostruoso guardiano del cerchio dei golosi. L’installazione è realizzata dalla LABA (Libera Accademia di Belle Arti), su idea di Alice Bergamaschi, Giulia Donina Rubagotti e Cristiana Ruggeri, con il coordinamento di Nazareno Cerquaglia e Andrea Paroli.Alla Fossa viscontea, un’installazione di Scena Urbana porta ancora più in profondità, tra diavoli e dannati, fino al regno di Lucifero.

A segnare il passaggio dall’Inferno a una nuova dimensione è E quindi uscimmo a riveder le stelle. Exodus, un’installazione audio multicanale e luci, curata dall’Accademia di Belle Arti Santa Giulia, in collaborazione con Cieli Vibranti, con il supporto di Palazzoli S.p.A., allestita dagli studenti del corso di laurea in Scenografia nel Tunnel, che racconta il passaggio dall’oscurità dell’Inferno alla rinascita. Lo spazio architettonico diventa metafora della perdita dell’appartenenza e dell’identità, ma anche della loro possibile ricostruzione. L’opera è una esperienza immersiva sull’atto politico e collettivo di rifondazione dello spazio comune.


IMMERSIVO E MULTIDISCIPLINARE, COINVOLGENTE E CONTEMPORANEO, ANNUNCIA LA SUA 14° EDIZIONE, IN PROGRAMMA A BRESCIA

DAL 6 AL 29 NOVEMBRE

Con un cartellone dedicato all’avanguardia e alla sperimentazione, alla ricerca artistica e ai nuovi linguaggi della scena, Wonderland Festival è un invito ad attraversare il nostro mondo contemporaneo. Organizzato da IDRA Teatro, dal 6 al 29 Novembre teatro, danza, musica e multidisciplinarietà si intrecciano in un percorso aperto, trasversale ed interattivo, dove gli spettatori diventano parte dell’esperienza ed ogni appuntamento un’occasione per guardare il mondo da una prospettiva inattesa. Teatri, spazi culturali e luoghi della città di Brescia ospiteranno prime nazionali, spettacoli di danza, di teatro, musica ed incontri. Gli eventi, all’insegna della multidisciplinarietà e del translocale, sono un’occasione per esplorare nuovi linguaggi del contemporaneo e conoscere l’eccellenza della scena italiana ed internazionale.

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Se la scorsa edizione è stata caratterizzata dalla domanda ‘Di Chi è La Colpa?’, il fil rouge che attraverserà Wonderland Festival 2026 porterà il pubblico, da sempre parte attiva degli spettacoli, ad interrogarsi sui giorni nostri e su come quello che stiamo vivendo sia ormai diventato parte della nostra quotidianità. Partendo da una domanda semplice ma urgente, ‘che cosa ci sta succedendo?’, Wonderland non chiede di fuggire, ma di attraversare questo quesito in un atto di consapevolezza collettiva. Viviamo un tempo attraversato da guerre, crisi ambientali, trasformazioni politiche e sociali che si susseguono con una velocità senza precedenti. Un presente che spesso genera smarrimento, paura e la sensazione di non riuscire a immaginare il futuro. Wonderland non cerca risposte facili né consolazioni. Attraverso musica, teatro, per-formance e pensiero critico, propone uno spazio in cui sostare dentro le domande del nostro tempo, osservare le fragilità che ci attraversano e trasformare il disorientamen-to in occasione di confronto e consapevolezza. Wonderland Festival abita questo tempo di crisi come un luogo di possibilità: un at-traversamento collettivo in cui arte e pensiero diventano strumenti per comprendere il presente e immaginare nuovi linguaggi per il futuro. Come ricordava Gramsci, «la crisi consiste nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere». Wonderland Festival si colloca esattamente in questo interregno: nel tempo sospeso in cui l’angoscia è reale, ma anche la possibilità di immaginare nuovi linguaggi lo è. Non promettiamo risposte. Proponiamo un attraversamento carico di speranza. Il programma dell’edizione 2026 ci esorta ad osservare, ascoltare e condividere.


Tra spettacoli immersivi e percorsi itineranti, Wonderland Festival invita artisti ed artiste note a livello nazionale ed internazionale ed emergenti a far conoscere al pubblico le forme di ricerca contemporanea più attuali e promuovere la circolazione di competenze attraverso i network di operatori culturali, provenienti da tutta l’Italia e Europa, che ogni anno partecipano al festival. La sezione IDRAConnect ha quindi l’obiettivo di proporre, senza barriere di genere, 10 spettacoli di 5 compagnie, presentati in 3 intense ed esclusive giornate di programmazione, indirizzate sia al pubblico che ad una platea di addetti ai lavori. Per info: www.wonderlandfestival.it

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OTTANT’ANNI CAPE ED ESEB CELEBRANO UNA STORIA DI LAVORO, COMPETENZE DI BILATERALITÀ, E INNOVAZIONE LO SGUARDO RIVOLTO AL FUTURO Dalla riflessione sul ruolo della bilateralità alla valorizzazione delle nuove generazioni: due giornate, il 17 e 18 Settembre scorsi, hanno celebrato a Brescia gli 80 anni di Cape ed Eseb, realtà che dal 1946 accompagnano l’evoluzione del settore delle costruzioni attraverso welfare, formazione, sicurezza e qualificazione professionale. Le celebrazioni si sono aperte con un convegno dedicato al ruolo della bilateralità in edilizia negli spazi dell’Auditorium Santa Giulia. Un momento di confronto che ha riunito rappresentanti del sistema nazionale e regionale delle costruzioni, delle organizzazioni datoriali e sindacali e delle istituzioni, per riflettere sull’evoluzione di un modello che, in ottant’anni, ha saputo accompagnare le trasformazioni del comparto e che oggi è chiamato a confrontarsi con nuove sfide: innovazione tecnologica, sostenibilità, sicurezza, qualificazione del lavoro e difficoltà nel reperimento di personale qualificato. Al centro dell’iniziativa la presentazione dei dati congiunturali di settore commissionati dai due enti al Centro di ricerche Cresme di Roma e la tavola rotonda moderata dal giornalista Giorgio Santilli, che ha visto alternarsi le riflessioni di Dario Firsech, presidente Cnce; Stefano Macale, direttore Formedil; Carlo Trestini, vicepresidente nazionale Ance con delega alle Relazioni industriali e affari sociali; Antonio Di Franco, segretario generale nazionale Fillea-Cgil; Mauro Franzolini, segretario generale nazionale Feneal-Uil; Alem Gracic, segretario generale Filca-Cisl Lombardia e Andrea Piscopo, direttore generale dell’Innovazione del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Ma non è tutto: nell’anno dell’80° anniversario Eseb e Cape, enti bilaterali del settore delle costruzioni e partecipati dalle parti sociali – Ance Brescia e le organizzazioni sindacali Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil di Brescia, Fillea Cgil Vallecamonica Sebino – hanno affidato a DVArea l’incarico per la progettazione integrata dell’intervento di riqualificazione edilizia e funzionale della sede di via della Garzetta, in città. Un progetto destinato a ridisegnare gli spazi del complesso e a rafforzarne il ruolo di riferimento per la formazione e i servizi al settore bresciano delle costruzioni. La nuova sede sarà vera e propria opera bandiera per l’edilizia bresciana, capace di rappresentare l’evoluzione di un settore profondamente cambiato. Sostenibilità e innovazione saranno elementi centrali del progetto.

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LOMBARDIA IN BICICLETTA… qui in Regione

NON SOLO IN AUTUNNO

Claudia Maria Terzi Assessore alle Infrastrutture e Opere pubbliche di Regione Lombardia

Pedalare tra i colori del foliage è prerogativa della stagione autunnale. Ma la bicicletta non ha stagione. Da tempo non è più una prerogativa del ciclista sportivo del fine settimana, ma è entrata di diritto nelle abitudini quotidiane, soprattutto per gli spostamenti cittadini. Cambiamenti negli stili di vita, orientati verso una mobilità urbana sostenibile, e il turismo lento sono stati recepiti nell’aggiornamento del Piano della mobilità regionale ciclistica, approvato a inizio anno. Tra gli obiettivi strategici sviluppare la ciclabilità quotidiana, favorendo l'integrazione tra la bicicletta e il trasporto pubblico, migliorare la sicurezza degli spostamenti e sostenere la diffusione della mobilità dolce, anche in un’ottica di ciclo logistica per le consegne di ultimo miglio. Nella pianificazione si punta anche a connettere i percorsi locali con quelli turistici nazionali e internazionali affinché le ciclabili e ciclovie diventino utili negli spostamenti casa – lavoro, per il tempo libero, come forma di turismo sostenibile, di promozione dell’attività sportiva e delle bellezze naturalistiche del paesaggio lombardo. Segue questa direzione l’investimento di Regione Lombardia di 10 milioni di euro per completare la tratta bergamasca della ciclovia Milano – Monaco, il cui tracciato si collegherà anche alla ciclabile dei “3 laghi”, che entro fine ottobre sarà ultimata nell’ultima tratta che attraversa Endine Gaiano, Solto Collina e Riva di Solto. Tra i percorsi cicloturistici riconosciuti e valorizzati dal piano regionale rientrano anche le ciclovie della Valle Brembana e della Valle Seriana, il progetto Orobikeando, in fase di studio, che collegherà Bergamo, Brescia e la Valtellina. E ancora la Ciclovia del Garda che fa parte del Sistema Nazionale delle Ciclovie e realizza un anello ciclabile e navigabile attorno al lago. La tratta lombarda, interamente in provincia di Brescia, è articolata in tre lotti.

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I primi due sono già completati e attraversano i comuni di Sirmione, Desenzano del Garda, Lonato del Garda e Padenghe sino a Salò, passando per Moniga del Garda, Manerba del Garda e Puegnago del Garda. Per il terzo lotto è in fase di progettazione un servizio di navigazione dedicato alla mobilità cicloturistica, con collegamenti tra Salò e Limone sul Garda, grazie a unità navali attrezzate per il trasporto delle biciclette. L’iniziativa contribuirà a garantire continuità e accessibilità al percorso, promuovendo una fruizione sostenibile e integrata del territorio gardesano. Infine, ulteriori interventi ciclabili ampliano l’offerta sul territorio bresciano: il percorso di Sole che, partendo dal Garda, scende a Mantova lungo il Mincio e si collega alla grande ciclovia Vento lungo il Po; il percorso Pedemontana Alpina che collega Bergamo e Brescia; il percorso Alpina Valsabbia che percorre in lago di Idro; il percorso Villoresi che collega Brescia con Chiari, Treviglio, Monza con un itinerario est-ovest. Uno spaccato che mette in evidenza quanto sia centrale per Regione Lombardia la valorizzazione delle mobilità sostenibile, verso la quale, sono stati stanziati investimenti per oltre 115 milioni di euro, grazie a risorse di Regione Lombardia, dello Stato e del PNRR, per consolidare la rete dei percorsi ciclabili di livello nazionale-regionale.


qui in Regione

PIÙ DI UN FIORE

I FIORI RECUPERATI DA EVENTI E MATRIMONI DIVENTANO STRUMENTO DI BENESSERE. L’INIZIATIVA NASCE DAL PROGETTO ‘MILANO BLOOMS – PIÙ DI UN FIORE’

LA LOMBARDIA È DEI GIOVANI Sono 90 le proposte progettuali, ripartite in 11 province lombarde, finanziate da Regione con oltre 2 milioni di euro tramite il bando la ‘Lombardia è dei Giovani 2026’. È quanto emerge dalla graduatoria del provvedimento regionale, pubblicata oggi sulla piattaforma Bandi e Servizi. “Con il bando ‘La Lombardia è dei Giovani 2026’ – dichiara il sottosegretario allo Sport e Giovani di Regione Lombardia, Federica Picchi – confermiamo il nostro impegno a favore delle nuove generazioni, investendo oltre 2 milioni di euro per rafforzare servizi e opportunità dedicate ai giovani lombardi. Siamo soddisfatti della risposta dei Comuni, anche grazie alla collaborazione con Anci Lombardia, e della copertura capillare su quasi tutte le province lombarde”.

Francesca Caruso, Assessore alla Cultura di Regione Lombardia Fiori recuperati da eventi e matrimoni che diventano occasione di incontro, creatività e benessere per i pazienti. Il progetto, nato dall’impegno di un gruppo di circa 30 amiche, recupera fiori destinati allo scarto e li utilizza per realizzare attività e laboratori all’interno di ospedali, Rsa e strutture dedicate alle persone più fragili. Questa iniziativa ha sottolineato l’assessore Caruso – ci ha ricordato quanto la cultura debba essere considerata una componente essenziale della qualità della vita e non qualcosa di separato dal benessere delle persone. Esperienze come questa portano la bellezza là dove spesso non siamo abituati a cercarla: negli ospedali, nelle Rsa e nei luoghi della fragilità. Arte e creatività non sostituiscono le cure, ma possono affiancarle e contribuire a creare condizioni di maggiore benessere, relazione e fiducia”.

Federica Picchi, Sottosegretario allo Sport e Giovani di Regione Lombardia

“Come Regione – conclude il sottosegretario – siamo fieri di sostenere progetti capaci di valorizzare talento, impegno civico e volontariato, offrendo a ragazze e ragazzi tra i 15 e i 34 anni strumenti concreti per crescere e contribuite a costruire il proprio territorio”.

40 ANNI DI ELISOCCORSO

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“Celebriamo non solo una ricorrenza, ma migliaia di vite strappate alla morte da un autentico ‘esercito del bene’ – ha detto l’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro, Simona Tironi, in occasione dell’Open Day per i 40 anni dell’Elisoccorso di Brescia. Come istituzioni dobbiamo continuare a garantire le migliori condizioni operative per riportare la base definitiva a Brescia. È significativo festeggiare in un istituto professionale: l’elisoccorso non è solo intervento immediato, ma anche diffusione della cultura del primo soccorso nelle scuole. Qui oggi i ragazzi hanno toccato con mano il valore dell’impegno civile: è così che si formano i futuri professionisti e i volontari di domani”.


STRUMENTI DI LAVORO Studio BNC

NOVITÀ DAL DECRETO OMNIBUS Risponde alle nostre domande la dott.ssa Sara Nicoli Dal 1° gennaio 2027 quali sono gli importi del contributo esonerativo per i datori di lavoro che non possono occupare l’intera quota di riserva ai sensi della L.68/1999? Il Ministero del Lavoro con Decreto 3 agosto 2026, n.100 a decorrere dal 1° gennaio 2027 aumenta ad €44,32 (dal precedente valore di €39,21) l’importo giornaliero del contributo esonerativo per ciascun lavoratore disabile non occupato. Di fatti, ai sensi dell’articolo 5, comma 3 e 3-bis, L.68/1999 per i datori di lavoro che, a causa delle speciali condizioni della loro attività o di lavorazioni con un tasso di premio INAIL pari o superiore al 60 per mille, non hanno la possibilità di occupare l’intera quota di riserva, in alternativa e su specifica domanda possono essere parzialmente esonerati dall’assunzione versando al Fondo Regionale per l’occupazione disabili un contributo per ogni giorno lavorativo e per ciascun lavoratore disabile non assunto.

Quali modifiche vengono introdotte dal decreto Omnibus per le auto aziendali? L’art. 2 del D.lgs. 7 agosto 2026, n. 148 ha modificato la disciplina fiscale delle autovetture aziendali concesse in uso promiscuo ai dipendenti, intervenendo sull’art. 51, comma 4, lett. a), del TUIR. La norma conferma che il fringe benefit è determinato in misura pari al 50% dell’importo corrispondente a una percorrenza convenzionale annua di 15.000 chilometri, sulla base del costo chilometrico desumibile dalle tabelle ACI. La percentuale si riduce al 10% per i veicoli full electric e al 20% per i veicoli ibridi plug-in. Le novità del decreto riguardano l’aumento del valore del fringe benefit nella misura del 50% dopo il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di prima immatricolazione del veicolo e l’incremento del valore del fringe benefit in presenza di accessori o allestimenti non valorizzati nelle tabelle ACI e non acquistati direttamente dal lavoratore. L’incremento è pari ad una maggiorazione forfettaria del 5%. Il Decreto Omnibus interviene inoltre sul regime applicabile ai veicoli per i quali il fringe benefit continua a essere calcolato secondo le previgenti percentuali basate sul livello di emissioni di CO2 in vigore fino al 31 dicembre 2024 e mantenuto, per effetto di apposita clausola di salvaguardia, per i veicoli concessi in uso promiscuo dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2024, nonché per i veicoli ordinati dai datori di lavoro entro il 31 dicembre 2024 e concessi in uso promiscuo entro il 31 dicembre 2025 ed introduce anche per tali veicoli il limite dei cinque anni dalla prima immatricolazione, con la medesima maggiorazione del 50% a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo. Il Decreto estende l’applicazione delle regole anche ai casi di veicoli concessi in uso promiscuo ad altro dipendente. Dal 1° gennaio 2026 trova applicazione, anche per i veicoli soggetti al regime CO2, la maggiorazione forfetaria del 5% per accessori e allestimenti non valorizzati ACI e non acquistati dal lavoratore. Il datore di lavoro si troverà a dover analizzare, già per il periodo di imposta 2026 e per ciascuna autovettura assegnata, la scadenza del quinto anno dalla data della prima immatricolazione del mezzo al fine dell’applicazione della maggiorazione del 50%. Come funzionano gli incentivi per le aziende al fine di stabilizzare rapporti di lavoro precari? L’Incentivo alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro, introdotto dall’art. 4 del D.L. n. 62/2026, convertito dalla Legge n. 112/2026, riconosce ai datori di lavoro privati un esonero del 100% dei contributi previdenziali a loro carico (esclusi i premi INAIL), fino a un massimo di 500 euro mensili per lavoratore per 24 mesi, in caso di trasformazione a tempo indeterminato di contratti a termine. L’agevolazione spetta per le trasformazioni effettuate dal 1° agosto 2026 al 31 dicembre 2026, senza soluzione di continuità, di contratti a tempo determinato stipulati entro il 30 aprile 2026 e di durata complessiva non superiore a 12 mesi, riguardanti lavoratori che non abbiano compiuto 35 anni e che non siano mai stati occupati con un contratto a tempo indeterminato. Per beneficiare dell’incentivo devono essere rispettate, tra le altre condizioni, la regolarità contributiva, l’assenza di violazioni in materia di lavoro e di legislazione sociale, il rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali, l’assenza di licenziamenti economici nei sei mesi precedenti la trasformazione. Viene introdotto l’esonero contributivo per chi assume madri di almeno tre figli. Quali aziende possono usufruirne e in che misura?

L’INPS, con la circolare n.82 del 29 luglio 2026 ha dato attuazione all’esonero contributivo previsto dalla Legge di Bilancio 2026 a favore dei datori di lavoro privati che assumono lavoratrici madri di almeno tre figli di età minore di 18 anni, prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi. L’esonero spetta per le assunzioni a tempo determinato, indeterminato e le trasformazioni dei contratti da tempo determinato in indeterminato effettuate a decorrere dal 1° gennaio 2026. L’incentivo spetta anche alle assunzioni di contratti di somministrazione, restano invece esclusi i contratti di apprendistato e lavoro domestico. La misura dell’esonero è pari al 100% dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL, nel limite massimo di importo pari a 666,66 euro su base mensile per ciascun lavoratore. L’esonero spetta nei limiti delle risorse stanziate e per un periodo di tempo rispettivamente pari a 12 mesi in caso di assunzione a tempo determinato, 24 mesi in caso di assunzione a tempo indeterminato e 18 mesi nel caso di trasformazione a tempo indeterminato di un contratto a tempo determinato.

Bergamo Via Mazzini, 4 - Tel. 035 2286999 - info@studiobnc.it Grumello del Monte (BG) Piazzetta Don Geremia Rota, 18 - Tel. 035 832026 - info@studiobnc.it Treviglio (BG) Viale A. De Gasperi, 14 (scala G) - Tel. 0363 419330 - info@studiobnc.it


POLITICANDO di Maurizio Maggioni

NEL MEZZO STA LA VIRTÙ Tutti noi dovremmo ogni tanto fermarci e riflettere su ciò che pensiamo, diciamo e facciamo. Concettualmente nessuno di noi ha torto e tantomeno ragione, la giusta via di mezzo è la virtù, il giusto e corretto momento a cui attenerci. Potremmo iniziare con l’aspetto medico, la sanità è un bene comune, se poi è pubblica lo è ancor di più. Non possiamo pretendere che tutto sia perfetto, ma dobbiamo sempre fare in modo che tutti possano accedervi… quella italiana è la migliore e la più preparata in Europa, ma potrei affermare una delle migliori al mondo. Lavoro da 42 anni nel settore sanitario, ho partecipato a creare il comparto socio sanitario odontoiatrico e non solo... So quello che dico, ma sono i dati statistici che lo provano. Può essere migliorata? Certamente, ma ciò che l’Italia ha è invidiabile, accettiamola e perfezioniamola, ma soprattutto, come utenti-pazienti, non approfittiamone, non vanifichiamo gli sforzi sino ad ora fatti. Potrebbe sembrare una presentazione di parte, invece no, è un dato obiettivo, come ognuno di noi dovrebbe fare ragionando… dobbiamo ammettere che siamo sempre perfettibili, ma che nessuno lavora per il male di tutti. E arriviamo alla politica locale e nazionale. A livello locale, sarebbe il momento di dire che forse si è sbagliato andando oltre le necessità dei nostri territori, solo per prendere i soldi del PNRR... Lo sta dimostrando la viabilità cittadina, le eccessive piste ciclabili inutilizzate, la cementificazione ad oltranza, la mancanza del rispetto delle tabelle di marcia nei lavori sulle infrastrutture e molto altro. Forse, se si fosse ragionato sulle necessità reali e non solo di sintesi politica, avremmo risparmiato territorio e soprattutto non staremmo vivendo il caos di oggi, quotidianamente. Ammettere gli errori e provare a rimediare è sinonimo di maturità e capacità politica, non farlo significa essere… (a voi l’aggettivo). A livello nazionale posso solo dire che, si voglia o no, in questo momento l’Italia s’è desta e sta tentando di mantenere la barra al centro... I dati economici confermati dalle agenzie di rating, dallo spread ad un valore ancora sosteniblie e dalla stabilità governativa, certificano con i fatti quanto detto. Sicuramente molto meglio della Francia che brucia i suoi cittadini insegnanti, nel vero senso della parola, ed arretra quotidianamente nei suoi conti economici, certo peggio della Spagna ove, però, il premier Sanchez ha dovuto dimettersi ed indire nuove elezioni. Mentre gli indicatori economici gli sono avversi, oltre alle alleanze che tenta di tessere con gli estremisti della sinistra e i separatisti, a novembre vedremo ove starà la ragione, forse nel mezzo come auspichiamo, essendo sempre pronti ai cambiamenti. Stiamo meglio della Germania che non ha più soldi, ha sbagliato i calcoli del green, vuole essere guerrafondaia per interesse - e daje per la terza volta pensano di essere uber alles - mentre sono veramente sotto a tutti (povero Adenauer). Stiamo meglio anche anche degli inglesi, molti dei quali vorrebbero tornare in Europa, ma sono ancora sotto al 51%... Ma, a proposito, noi li rivorremmo nella UE? Certamente senza nessun vantaggio, quelli che avevano prima... Ma poi perché riprenderci la perfida Albione che ha legami con partner diversi dai nostri e troppo legata a livello di sudditanza con gli USA? Da noi, Senato e Camera dei Deputati, hanno appena licenziato una nuova legge elettorale ultramoderna e adeguata ai tempi. Per permettere una stabilità migliore di quella attuale, che tiene conto che gli addetti dei partiti devono, dico devono, esserci perché la politica è una cosa seria, non è per principianti o neo arrivati senza costrutto, (ricordiamo i disastri dei 5 stelle e Di Maio con il Grillo parlante... ormai afono e non credibile). 24

Un sistema proporzionale corretto con una quota maggioritaria con premio di maggioranza alla lista o alla coalizione che incassa almeno il 42 per cento dei voti. ’È questo, in sintesi, lo ‘Stabilicum’ (o ‘Melonellum’), la nuova legge elettorale che la Camera ha approvato in via definitiva.


Oltre ai capilista avremo la possibilità di esprime preferenze sui candidati, anche rispettando i generi, rispettando le minoranze che verranno ripescate per aumentare la compagine democratica. Vi sarà pertanto un premio di maggiorana alla coalizione che raggiungerà il 42%. Uno sbarramento al 10 % per la coalizione e del 3% per il singolo partito. Chiunque vinca avrà la possibilità di governare senza ricatti. Inoltre, potrebbero esserci liste di vicinanza e o partiti non di coalizione che, una volta in Parlamento, potrebbero essere di supporto alla maggioranza determinatasi elettoralmente. Grande risultato a mio modesto parere, che spaventa gli “occasionali” della politica…. Il 2027 sarà l’anno del cambiamento totale, moltissime nazioni europee stanno rinnovando i loro parlamenti, costretti dagli eventi o secondo calendari già preordinati, ma i due terzi saranno di fronte al voto popolare. Il 26 novembre si svolgeranno le elezioni di medio termine (rieccoci allo status virtute) USA, vedremo i risultati e finalmente avremo chiarezza sui progetti di fine mandato di Trump, con le questioni aperte in Iran e Ucraina, Medio Oriente e non ultima con la Cina per Taiwan. Cosa succederà è difficile da prevedere... posso solo presumere nulla di buono se non ci si siede ad un tavolo e l’Europa non cambia atteggiamento, in generale e non tanto nello specifico. Però tutti dovremo darci una mossa, perchè dopo le elezioni israeliane, ormai alle porte, si prenda atto che difendere Hamas è impossibile, negare il 7 ottobre ancor peggio, ma soprattutto prestare il fianco a coloro che non ci amano sarà la nostra fine. Una fine certificara da papa Ratzinger alcuni anni fa, una previsione corretta e realistica, se noi cristiani e non, prenderemo per assunto alcuni teoremi qualunquistici e irrazionali contro il nostro mondo liberale, allora veramente ne vedremo delle belle… Francia Docet. La virtù sta nel mezzo, come la giustizia, che non è di questo mondo, come la sanità, come la politica strutturale, come le scelte familiari, come tutto ciò in cui viviamo. Dobbiamo solo essere fermi nel nostro credo e proponimento, pronti a mediare ma non a recedere, pronti a concedere per mantenere aperti i nostri interessi naturali. Basta criticare e scrivere ( come sui social) per partito preso, apriamo la mente, collaboriamo per il giusto cambiamento, non vendiamo i gioielli di famiglia e tantomeno pensiamo di essere come quel marito che per far dispetto alla moglie si evira: tanto troverebbe consolazione da altra parte.


FONDAZIONE MORETTI

COME IN

FAMIGLIA CULTURA, TERRITORIO E COMUNITÀ AL CONVENTO DELLA SANTISSIMA ANNUNCIATA IN FRANCIACORTA

La Fondazione Vittorio e Mariella Moretti ha aperto le porte del Convento per tre giorni ricchi di eventi. Serata inaugurale il 2 ottobre con la prima visione a Brescia del documentario “Oliviero Toscani. Chi mi ama, mi segua” Prendersi cura di un luogo significa farlo vivere, creare occasioni perché venga attraversato, conosciuto e condiviso. È da questa visione che nasce Come in Famiglia, l'appuntamento annuale promosso dalla Fondazione Vittorio e Mariella Moretti. Dal 2 al 4 ottobre il Convento della Santissima Annunciata di Rovato ha aperto le porte per la seconda edizione con la direzione artistica di Valentina Moretti, consigliera, insieme alle sorelle Carmen e Francesca e alla madre Mariella, della Fondazione di Famiglia presieduta da Vittorio Moretti. Dal 2018 la Fondazione si prende cura del Convento, affiancando alla conservazione la creazione di iniziative in dialogo con il territorio. Per tre giorni Come in Famiglia ha aperto gli spazi di questo patrimonio alla comunità attraverso cinema, incontri, letteratura, laboratori, musica, natura e momenti conviviali, interpretando la valorizzazione non soltanto come tutela, ma come capacità di mettere un luogo storico in relazione con il presente. 26


Una relazione che passa in primo luogo dal coinvolgimento di 11 associazioni e realtà della Franciacorta, partner nella creazione di un programma ricco di attività per tutti. La manifestazione si inserisce nel percorso Terra che genera, attraverso il quale la Fondazione sviluppa iniziative capaci di mettere in relazione patrimonio, cultura, territorio e persone. “Quando la mia famiglia ha risposto alla chiamata dei Frati di prenderci cura dell’intero Convento della Santissima Annunciata, abbiamo pensato di accompagnare questo impegno attraverso una Fondazione che garantisse l’equilibrio delle scelte nel rispetto dei valori fondativi e della importante storia di questo luogo e dell’Ordine che lo ho fondato – dichiara la direttrice artistica Valentina Moretti – Con una convinzione semplice e radicale rispetto all’operato della Fondazione stessa: che la cultura non serve a decorare i territori, ma a rimetterli in movimento”.

Valentina Moretti ph. Valentina Sommariva

La serata inaugurale di venerdì 2 ottobre è stata dedicata a una delle figure che più hanno inciso sull'immaginario e sulla comunicazione visiva contemporanea: Oliviero Toscani, dalla cui penna nasce il nome di Come in famiglia, tratto da una lettera scritta all’amico Vittorio Moretti. Toscani era legato alla famiglia Moretti da una lunga amicizia, alla quale si è affiancata negli anni una stretta collaborazione con il gruppo Terra Moretti. Insieme hanno realizzato campagne, mostre e pubblicazioni dedicate anche a temi sociali, identità e territorio. A raccontarne la figura e l'eredità è stato il documentario “Oliviero Toscani. Chi mi ama, mi segua”, presentato per la prima volta a Brescia. Diretto da Fabrizio Spucches, che ha lavorato al fianco di Toscani per oltre dieci anni, il film restituisce il ritratto inedito di un autore che ha trasformato la fotografia e la comunicazione in strumenti capaci di interrogare la società. A comporre il racconto sono anche le testimonianze di personalità che con Toscani hanno condiviso percorsi umani e professionali: Patti Smith, Fran Lebowitz, Luciano Benetton e appunto Vittorio Moretti. La proiezione è stata introdotta da Nicolas Ballario, celebre curatore e divulgatore d'arte, a sua volta tra le voci del documentario.I


DONIZETTI OFF DAL 15 OTTOBRE AL 29 NOVEMBRE OLTRE TRENTACINQUE APPUNTAMENTI TRA MOSTRE, PROVE APERTE, CONVERSAZIONI, CONCERTI, SPETTACOLI PARTECIPATI E ATTIVITÀ PER LE FAMIGLIE ACCOMPAGNANO IL FESTIVAL DEDICATO ALLA MEMORIA DI GIANANDREA GAVAZZENI Il sipario del festival Donizetti Opera 2026 si alzerà Venerdì 13 Novembre, ma il festival è già iniziato questo mese di Ottobre, prima e ben oltre il palcoscenico. Con Donizetti Off, il palinsesto di iniziative collaterali promosso dalla Fondazione Teatro Donizetti, Bergamo ospita dal 15 ottobre al 29 novembre un calendario di oltre trentacinque appuntamenti, in gran parte gratuiti, distribuiti tra il Teatro Donizetti, il Teatro Sociale, la Biblioteca Civica Angelo Mai, il museo Bergamo 900, la Basilica di Santa Maria Maggiore e la Casa Natale del compositore. Mostre, prove aperte, conversazioni, visite guidate, concerti con brunch e spettacoli partecipati compongono un percorso che attraversa l’intero festival e che quest’anno si sviluppa attorno a due assi: il ricordo di Gianandrea Gavazzeni, nel trentennale della scomparsa, al centro di una mostra documentale arricchita da iniziative collaterali e di un gala-concerto diretto da Riccardo Frizza, e il nuovo percorso Donizetti Opera Pass – Accessibilità, realizzato con Associazione Fedora, rivolto in particolare alla comunità sorda, attraverso laboratori, visite, interpretariato LIS, sottotitolazione, pedane vibro-acustiche e gilet vibranti. Un programma costruito per pubblici diversi: le famiglie con bambini a partire dai 3 anni, i ragazzi e i giovani under 30, i neofiti della GenZ e i Millennial, i melomani, gli appassionati e gli studiosi, gli imprenditori e i professionisti e, per la prima volta, le persone sorde, a cui il festival dedica servizi e attività specifiche per partecipare all’esperienza della musica e dell’opera con coinvolgimento e autonomia. Il Donizetti Off 2026 accompagna il pubblico verso e dentro il festival con un programma articolato in percorsi pensati per ampliare le occasioni di incontro con l’opera e con la figura di Gaetano Donizetti. Dalle iniziative del lungo weekend del World Opera Day, alle prove aperte di Opera Unplugged, fino alle proposte rivolte ai giovani e a chi si avvicina per la prima volta al teatro lirico e alla musica sinfonica di Orchestra Vibes, Virgin Opera Club e Anteprime Under30; dalle conversazioni attorno alla musica di Opera Stories alle attività e agli spettacoli Opera Family, dalle matinée di The Donizetti Brunch: Donizetti Songs alla serata Le convenienze e inconvenienze aziendali dedicata al rapporto tra teatro e impresa, fino al Dies Natalis di Donizetti, il programma costruisce un calendario diffuso di spettacoli, incontri, laboratori, visite, concerti e occasioni di approfondimento. Un percorso che attraversa il Teatro Donizetti e gli altri luoghi della città per fare del festival un’esperienza sempre più partecipata e inclusiva. Per scoprire tutte le iniziative visita il sito: www.donizettiopera.org/it/programma-2026/donizetti-off/

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Novità dell’edizione 2026 è il progetto Donizetti Opera Pass – Accessibilità, realizzato insieme all’Associazione Fedora con interpretariato LIS, pedane e gilet sensoriali, sottotitolazione dal vivo e laboratori


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Specialista in Pediatria e in Igiene e Medicina Preventiva, ha esercitato per 13 anni l’attività presso strutture ospedaliere, per poi passare alla Pediatria di Famiglia, che ha praticato per oltre 30 anni, fino al 2018: in questo ambito si è dedicato alla formazione continua in medicina, ad attività di docenza e di tutoraggio come professore a contratto per l’Università di Milano Bicocca, a costruire le basi della Pediatria di Gruppo in Italia.

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Partendo da un tema delicato ed attuale come quello della denatalità si sviluppa sul ruolo sociale, educativo ed emotivo dei nonni: stiamo parlando del volume ‘Nascono più nonni che bambini’ scritto dal pediatra Leo Venturelli ed edito da Cairo Publishing proprio il mese scorso. Una fotografia sociale ma, al tempo stesso, anche una fonte di consigli pratici e pediatrici ed uno stimolo ad un’approfondita riflessione sul confronto generazionale e sulle diverse visioni pedagogiche tra generazioni. Ne abbiamo parlato con l’autore, già noto al pubblico per ‘La grande enciclopedia del bambino’ e ‘Pediatria al telefono: primo passo verso la telemedicina’, da oltre trentacinque anni pediatra di fiducia per tante famiglie della nostra città nonché protagonista di alcune missioni umanitarie in Madagascar per Change ETS, l’associazione italiana e laica, nata a Milano nel 2005 dalla volontà di un piccolo gruppo di professionisti, principalmente operanti nell’area medica e nelle relazioni internazionali, e dal loro desiderio di dedicarsi al prossimo. Nonni e nipoti, un rapporto senza eguali… “È un rapporto intenso e di grande complicità affettiva. Un qualcosa di arricchente a seconda di dove lo si guardi: per i nonni la bellezza è conoscere i propri nipoti, averli vicini, sentirsi importante per loro; per i nipoti, invece, il privilegio di ricevere un affetto incondizionato ma anche l’opportunità di acquisire l’esperienza tramandata da persone più grandi in un processo di continuità anche genetico: non tutti lo sanno ma un ottavo del patrimonio genetico di un nonno è tramandato al nipote. C’è una parte del libro in cui mi soffermo su ciò che i nonni possono offrire allo sviluppo del bambino semplicemente facendo i nonni. Leggere insieme, raccontare una storia, cucinare, giocare, passeggiare, andare nel bosco, osservare un insetto, insegnare una filastrocca o raccontare com’era la città quando il nonno era bambino, infatti, sono occasioni di linguaggio, memoria, movimento, curiosità e relazione.


Da qui l’espressione “nonni coach del cervello”: non servono esercizi speciali. Servono tempo, presenza, parole ed esperienze condivise. E il nonno può essere anche un’efficace alternativa allo smartphone: non perché debba combattere la tecnologia, ma perché può offrire qualcosa che nessuno schermo può sostituire completamente, una relazione vera e un’esperienza vissuta insieme. I nipoti, a loro volta, possono allungare la vita ai nonni tenendoli cognitivamente attivi ed allontanando lo spauracchio della demenza”. Dal suo punto di osservazione privilegiato (45 anni di attività in ambito pediatrico e ben 5 nipoti, ndr) qual è l’aspetto che ritiene essere migliorato e quale invece peggiorato nella relazione nonni-nipoti? “A livello psicologico è migliorata certamente la percezione del nonno: non è più una persona referenziale, un po’ distante e a cui i genitori si rivolgono solo in extrema ratio. La ‘nonnità’ attuale è qualcosa di molto diverso: innanzitutto, vivendo fortunatamente più a lungo, ci sono e in un numero anche maggiore dei nipoti ma poi sono molto presenti, attivi, curiosi e collaboranti. Sono a disposizione in tutti sensi, non solo materiale ma anche morale, educativo ed emotivo. La cosa che, invece, dai nonni viene tramandata ai genitori, è l’ansia di fare bene le cose. L’attenzione a ciò che si fa oggi è certamente più spiccata e troppo spesso si tende ad un perfezionismo che genera solamente ansia”. Punti di vista differenti che nel suo ultimo libro spesso si incontrano: quello del medico che ha visto cambiare la pediatria e quello del nonno che sperimenta nella quotidianità quanto sia diverso occuparsi dei “figli dei figli”… “Questo libro nasce dall’esperienza professionale e familiare che ho maturato e da molti anni di rapporto quotidiano con bambini, genitori e nonni del territorio. Non è soltanto un manuale pediatrico. È anche un racconto del cambiamento della famiglia: chi sono i nonni di oggi, quanto vengono chiamati in causa e quale posto possono trovare nella crescita dei nipoti senza diventare genitori per la seconda volta”. Come si è evoluta in questi anni la figura del nonno? “Non è più una figura sullo sfondo. Accompagna e ritira i nipoti, prepara loro da mangiare, li porta al parco e alle attività, trascorre con loro pomeriggi e vacanze.

Leo Venturelli ha partecipato ad alcune missioni umanitarie per Change ETS in Madagascar dove l’associazione ha realizzato alcuni presidi ospedalieri per portare assistenza alla popolazione. Con il tuo contributo aiuterai a prolungare la vita di Change e sosterrai le attività per migliorare l’accesso alla salute in Madagascar. Dona ora. Grazie di cuore! CHANGE.ORG

E quando il bambino si ammala può essere proprio il nonno a doverlo andare a prendere, misurare la febbre, somministrare un farmaco prescritto e riferire ai genitori o al pediatra come sta. Da qui una delle idee centrali del libro: non trasformare il nonno in un piccolo pediatra, ma aiutarlo a diventare un caregiver informato. Essere importanti, però, non significa sostituirsi ai genitori. Una delle questioni affrontate è proprio l’equilibrio fra le generazioni: esserci senza invadere, aiutare senza sostituirsi, concordando alcune regole essenziali ma conservando quella particolare libertà affettiva che rende unico il rapporto fra nonni e nipoti”. Che cosa rende davvero importante un nonno nella vita di un bambino? “La risposta che attraversa il libro potrebbe essere molto semplice: nonni presenti, nonni informati, nonni che contano. E, soprattutto, nonni ai quali non si chiede di essere perfetti, ma di continuare a fare ciò che sanno fare meglio: esserci”. Senza limitarsi al titolo, possiamo dire che leggendo il suo nuovo volume è un peccato che nascano così pochi bambini? “È un peccato che nascano così pochi bambini anche perché i nonni ci sono, per lo meno in Italia. In Danimarca solo il 2% li segue abitualmente mentre da noi il 33% è sempre a disposizione e il 45% almeno occasionalmente. Noi come nonni ce la mettiamo tutta per invertire questo trend ma poi se i genitori non fanno più figli è per altre contraddizioni del nostro mondo che non consente nemmeno di fantasticare sul futuro”. Un libro da leggere, ma anche da usare... “La parte finale del volume è volutamente pratica. Comprende schede dedicate ai più comuni problemi di salute e tabelle sul neurosviluppo da 0 a 6 anni, pensate non per insegnare a fare diagnosi ma per aiutare chi si occupa del bambino a capire cosa osservare, cosa può fare e quando è opportuno rivolgersi al pediatra. L’impostazione pratica del volume e la presenza delle schede sono confermate anche nella presentazione editoriale e nelle prime interviste dedicate al libro. Il libro vuole quindi parlare ai nonni, ma indirettamente anche ai genitori e ai pediatri, perché un nonno più informato può rendere più semplice la comunicazione all’interno della famiglia e con chi cura il bambino”.


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FUOCHI DI PAGLIA 237 di Giorgio Paglia

LA TANTO CARA ENERGIA ITALIANA L’estate è finita e a breve tornerà il freddo e il buio. Con l’inverno si ripresenta il solito problema economico di riscaldarci e di illuminare per più ore le nostre case. Ma con che cosa viene prodotta la tanto costosa energia elettrica italiana? Diciamo subito che il 15% dell’elettricità la compriamo direttamente dall’estero e viene prodotta principalmente con il nucleare, poi il restante lo facciamo con il gas per il 44%, con il fotovoltaico per il 14%, con l’idroelettrico per l’12%, con l’eolico per il 7%, con le bioenergie e il geotermico per il 5%, con il carbone per il 3% e con il nucleare per lo 0%.

Nell’immediato entra in gioco il nucleare di nuova generazione che usa piccoli reattori modulari più sicuri e con meno scorie. In ultimo, serve investire su reti e su accumuli come i rigassificatori, le batterie, l’idroelettrico di pompaggio e una rete nazionale con meno sprechi. A proposito, molti non sanno che a fronte di uno spreco reale del 6% della nostra rete, che è tra i più bassi in Europa, in bolletta ci applicano un coefficiente fisso del 10% per una perdita convenzionale Detto questo, vale la pena sottolineare che l’Italia ha un costo dell’e- (l’ennesima fregatura dello Stato vampiro). nergia tra i più alti d’Europa e noi non siamo sicuramente il popolo più ricco. Questa non è una mera fatalità, ma il triste risultato di scelte politiche precise, avvenute nei decenni scorsi e che non hanno saputo elaborare un lungimirante piano energetico nazionale. Il vero problema strutturale è la nostra dipendenza dagli altri Paesi: importiamo il 75% di ciò che ci serve per produrre l’elettricità che consumiamo, tra gas, petrolio, elettricità già pronta da Francia e Svizzera e materie prime per le rinnovabili. È ovvio che quando il prezzo del gas aumenta, come in questo periodo, la bolletta può subire degli incrementi di costo insostenibili per le imprese e le famiglie. Il punto di svolta In Italia è avvenuto circa 40 anni fa, quando dopo l’assurdo referendum del 1987, sotto l’effetto dell’onda emotiva di Chernobyl, abbiamo delegato alla nostra signora Pina la decisione di chiudere le 4 centrali nucleari dell’epoca, che producevano circa il 5% dell’elettricità nazionale e che avevano un piano industriale per arrivare al 25%. Ma uscire dal nucleare ha comportato tre nefaste conseguenze a cui molti non pensano. La prima è la perdita di indipendenza e di competenze specifiche. Abbiamo dovuto sostituire l’energia nucleare con centrali a gas e a carbone importati dall’estero e oggi stiamo spedendo oltre 8 miliardi di euro per smaltire scorie e impianti non più attivi a Caorso, Garigliano, Latina e Trino. La seconda conseguenza è stata la fuga di cervelli e di tecnologie, perché all’epoca eravamo tra i paesi più avanzati in questo settore e negli anni ’60 eravamo il terzo produttore al mondo di energia nucleare, con tecnici e know-how che tutti ci invidiavano. Il terzo effetto è che oggi abbiamo una bolletta più cara di oltre il 30% rispetto alle altre nazioni europee e ci ritroviamo pure maggiori emissioni di CO2. Ora come possiamo produrre elettricità a prezzi competitivi? Serve un serio mix programmatico e non ideologico, ricordando che il fotovoltaico da solo non basta a causa della sua continua intermittenza. Quindi ci serve una base stabile e a basso costo in attesa dei nuovi impianti a fusione nucleare (progetto ITER) che usano l’acqua di mare e il trizio al posto dell’uranio e che saranno la svolta epocale del futuro prossimo.

In conclusione, possiamo dire che 40 anni fa abbiamo scelto la paura a breve termine piuttosto che un corretto calcolo tecnico e economico a lungo termine. Così per tornare competitivi ora serve un connubio programmatico e produttivo tra green e nucleare e saper unire, con efficienza e senza falsi timori, le due cose. Altrimenti resteremo i vassalli dei paesi produttori di petrolio e gas, che spesso non sono un esempio di democrazia e che sono legati a tutte le turbolenze di un mondo speculativo, bellicoso e instabile. Per il momento, non ci resta che continuare a preoccuparci quando accendiamo la luce e i caloriferi! Alla prossima e in alto i cuori leggeri. Anche su: Twitter: @Fuochidipaglia Instagram: @fuochidigio


VIA SANT’ALESSANDRO, 4B - BERGAMO


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NOVANT’ANNI

PER VOI NOVANT’ANNI DI MUSICA E SERVIZIO: L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE CARABINIERI DI BERGAMO FESTEGGIA AL TEATRO SOCIALE ph. Federico Buscarino

LA SEZIONE BERGAMASCA DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE CARABINIERI HA CELEBRATO L’ANNIVERSARIO MARTEDÌ 29 SETTEMBRE AL TEATRO SOCIALE DI BERGAMO CON LA FANFARA DEL 3° REGGIMENTO CARABINIERI “LOMBARDIA” E IL SOPRANO DANIELA STIGLIANO

Novant’anni di storia possono diventare anche un’occasione per guardare al futuro. È con questo spirito che la sezione di Bergamo dell’Associazione Nazionale Carabinieri ha celebrato il proprio anniversario, portando al Teatro Sociale di Città Alta una serata di musica e incontro con la città. Sul palco la Fanfara del 3° Reggimento Carabinieri “Lombardia”, diretta dal Maestro Maresciallo Capo Andrea Bagnolo, insieme al soprano Daniela Stigliano. Una serata pensata non soltanto per ricordare una ricorrenza associativa, ma per condividere con il pubblico il legame tra Bergamo, l’Arma e i valori di servizio che l’associazione continua a portare avanti nella vita civile. 3


NOVANT’ANNI

PER VOI

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La fanfara affianca alla tradizione delle cerimonie militari un’intensa attività concertistica. Fiati e percussioni accompagnano un repertorio che attraversa marce, musica classica, moderna e contemporanea, mentre la presenza del soprano ha arricchito il programma della serata. Fondata nel 1936, la Sezione bergamasca dell’Anc ha attraversato novant’anni di profondi cambiamenti insieme al territorio. Alla memoria dell’Arma e al legame tra carabinieri in servizio e in congedo si sono affiancati nel tempo il volontariato e l’impegno nella comunità. Nei primi anni Duemila è nato il Nucleo Volontari e, durante la pandemia, l’associazione ha contribuito alla consegna di viveri e mascherine, al presidio del territorio e al sostegno all’ospedale da campo della Fiera.

Il percorso proseguirà anche con altre iniziative, tra cui la Mostra delle Associazioni d’Arma di Assoarma Bergamo, una visita al museo e allo stabilimento Beretta, incontri con i soci, un open day e una messa.


L’AULA PICTA L’Aula Picta, dal latino “sala dipinta”, era la sala delle udienze del Vescovo di Bergamo in epoca medievale, interamente decorata con affreschi realizzati alla fine del XIII secolo. Un tempo in cui il Vescovo rappresentava non solo la massima autorità spirituale della città, ma deteneva anche parte del potere giudiziario e amministrativo. In questo contesto, l’Aula Picta era un luogo in cui si redigevano e validavano documenti legati a proprietà e possedimenti, in cui si amministrava la giustizia, ma era anche un luogo di incontro, di dialogo tra le corporazioni e uno spazio in cui sanare i contrasti tra le diverse fazioni della città, un luogo dunque dalla finalità anche “diplomatica”. A rendere unici gli affreschi di questa sala nel contesto del panorama pittorico del Duecento è l’associazione tra la particolare funzione del luogo e le raffigurazioni del ciclo pittorico, che accostano scene della vita di Cristo con elementi escatologici (legati, cioè, alla fine dei tempi) e richiami al tema della giustizia. Così l’Aula Picta esprime il desiderio della Chiesa medievale bergamasca di promuovere un buon governo della città, ispirato ai principi evangelici. Gli autori degli affreschi sono anonimi, così come non si conosce con precisione la 38


ph Marco Mazzoleni e Matteo Zanga datazione dei dipinti: l’arco temporale stimato dagli studiosi è quello della seconda metà del Duecento, epoca a cui risale la presunta committenza: quella di Giovanni Bucelli da Scanzo, che fu Vescovo di Bergamo negli anni Ottanta del XIII secolo. IL CICLO PITTORICO: LA VITA DI CRISTO, LA GIUSTIZIA E LA “RUOTA DELLA FORTUNA”, SANT’ALESSANDRO E I VESCOVI NARNO E VIATORE, LA COMMITTENZA La vita di Cristo – sul registro mediano delle pareti – è raffigurata nei suoi episodi principali, alcuni andati perduti a causa dei danni del tempo: se ben visibili o riconoscibili sono scene come l’Annunciazione e la Natività, la strage degli innocenti, la pesca miracolosa, l’Ultima Cena, l’arresto e Cristo davanti a Pilato, si può solo intuire la presenza, tra gli altri, della scena del Rinnegamento di Pietro, di Giuda Impiccato, della Derisione di Cristo, di Crocifissione, Resurrezione e discesa al Limbo. Segue una successione di temi escatologici: due figure simmetriche di Cristo in mandorla e della Seconda parusia (il ritorno di Gesù alla fine dei tempi che precede il Giudizio Universale), dove è visibile l’elemento della spada in bocca a Cristo, secondo il testo del libro dell’Apocalisse (“dalla sua bocca usciva una spada a due tagli


affilata”) come strumento di giustizia, con cui dividere giusti e colpevoli, l’arcangelo Michele che pesa le anime, la Fenice che rappresenta la resurrezione della carne ed è immagine simbolica di Cristo. Il linguaggio di riferimento con cui leggere gli affreschi è quello simbolico tipico dell’età medievale, per cui non mancano elementi irrazionali e lontani dalla cultura moderna. Da questo punto di vista, uno spazio consistente è dedicato al tema della fortuna: anticamente impersonificato da una dea dispensatrice di felicità terrena e condannata dai Padri della Chiesa, nel medioevo è recuperato come mito rappresentato dall’immagine di una ruota che gira incessantemente, paradigma della caducità umana. La Ruota della Fortuna dipinta all’interno dell’Aula Picta presenta, in corrispondenza dei quattro punti cardinali, altrettante condizioni umane che si alternano al girare della ruota e dunque del tempo. Leggendo l’affresco in senso orario, la figura regale che troneggia alla sommità della ruota (dove campeggia la scritta latina “Regno”) cederà il passo a chi, aggrappato a testa in giù, non può che rimpiangere i tempi andati (“Regnavi”: “ho regnato”). Schiacciato dal peso della fortuna, alla base della ruota è appeso chi ormai non ha più nulla (“Sum sine regno”: “sono senza regno”). L'ottimismo, invece, pervade la figura in ascesa (“Regnabo”: “Regnerò”). Apparentemente estranea all'allegoria della ruota, la sottostante coppia di uccelli, specularmente protesa verso una coppa, ne è in realtà il necessario complemento: rappresenta due uccelli, forse pavoni, che si abbeverano al calice, emblemi di incorruttibilità e immortalità, dell'eterna beatitudine celeste da contrapporre alla fugace felicità terrena, alle alterne vicende umane simboleggiate dalla ruota in perenne movimento. L’ipotesi è che il vescovo durante i dibattimenti sedesse proprio sotto l’immagine di Cristo giudice e accanto a San Michele, con gli imputati o i contendenti di fronte a lui in corrispondenza delle storie della Passione e accanto alla Ruota della Fortuna, a rammentargli di considerare, nell’esercizio del suo compito, quanto effimera sia la sovranità data da ricchezza, gloria e potere e quanto necessario sia invece un punto di appoggio più solido, dato solo da Dio. All’interno dell’Aula Picta non mancano immagini decorative e antropomorfe, con un alto zoccolo riccamente ornato e il sorprendente fregio continuo abitato da una variegata popolazione di animali domestici, belve e mostri di vario genere provenienti dai bestiari medievali oltre che da elementi vegetali.

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Tra i dipinti più significativi della sala, per il buono stato di conservazione e l’importanza dei soggetti rappresentati, si notano il presunto committente della sala in ginocchio – Giovanni Bucelli da Scanzo, Vescovo di Bergamo negli anni Ottanta del Duecento – e, all’interno di una bifora rientrante nel muro, i tre riferimenti originari della chiesa bergamasca, nel IV secolo: il patrono e martire Sant’Alessandro, e i primi due vescovi Narno e Viatore.


L’AULA PICTA

IL CUORE DEL NUOVO MUSEO DIOCESANO ADRIANO BERNAREGGI DI BERGAMO Protagonista dei lavori che hanno portato al recupero del Palazzo Vescovile, accessibile da Piazza Duomo in Città Alta, l’Aula Picta è il cuore del Museo Diocesano di Bergamo, che ha aperto le porte il 27 settembre 2025. Rappresenta non solo una delle dieci sale del percorso espositivo, ma è lo spazio destinato a mostre temporanee tematiche, incontri, conferenze e attività educative. In accordo con la Diocesi di Bergamo, e grazie al sostegno di Fondazione Banca Popolare di Bergamo – Ente Filantropico, partner unico del restauro del ciclo di affreschi, l’accesso all’Aula Picta è libero e gratuito ogni prima domenica del mese, in coincidenza con l’ingresso gratuito ai musei statali.


STILE LIBERO di MAURIZIO VALZANIA

PENSO DI NON MERAVIGLIARE NESSUNO DICENDO CHE OGNI TIPO DI ABBIGLIAMENTO E’ LEGATO ALLA SITUAZIONE , ALLA PERSONA CHE LO INDOSSA ED ANCHE ALLE NOVITA’ DELLA MODA MA SOPRATTUTTO DEVE TENERE CONTO DELLE REGOLE DEL BUON VESTIRE,IN QUESTA OTTICA MI SONO GUARDATO IN GIRO PER BERGAMO. QUI POTREMMO PARTIRE DALLA FAMIGLIA CEREA UNA DELLE PIU’ CONOSCIUTE DELLA CITTA’ LA SIGNORA BRUNA È UN’INCANTO: LA SUA ELEGANZA INTERIORE LE CONSENTIREBBE DI FARE RISPLENDERE ANCHE UN SEMPLICE TUBINO, LEI PERO’ CON SEMPLICITA’ INDOSSA ABITI PREZIOSI DECISAMENTE ADATTI AL SUO PERSONAGGIO SENZA FARE SENTIRE IN IMBARAZZO QUELLI CHE NON VESTONO AL SUO LIVELLO. VOTO 10 ENRICO, PER TUTTI CHICCO, QUANDO NON INDOSSA LA DIVISA DA CHEF VESTE ABITI MOLTO BEN REALIZZATI IN SARTORIA, I COLORI E GLI ABBINAMENTI CLASSICI DANNO LA SENSAZIONE CHE NEL CAMPO ABBIGLIAMENTO NON AMI USCIRE DALLA PROPRIA CONFORT ZONE OVVERO LE SUE ATTENZIONI SONO DEDICATE ALLA CUCINA PIU’ CHE A MERAVIGLIARCI PER IL SUO ABBIGLIAMENTO E QUESTO CI PIACE MOLTO. VOTO 9 FRANCESCO DA GRANDE MANAGER QUAL È SI VESTE DA UN SARTO. I CORRETTI ABBINAMENTI CROMATICI E DEI TESSUTI MOSTRANO UNA GRANDE CULTURA CHE GLI CONSENTE DI ESSERE SEMPRE ALL’ALTEZZA IN OGNI OCCASIONE. VOTO 9 IL SORRISO DOLCE DI ROSSELLA CI DISTRAE DAL SUO ABBIGLIAMENTO RAFFINATO E MAI SOPRA TONO. È FACILE NOTARE CHE È SEMPRE ADATTO ALLA SUA FIGURA E ALL’AMBIENTE IN CUI OPERA. VOTO 9 BOBO,LO ADORIAMO TUTTI PER I SUOI FAMOSI PACCHERI ALLA VITTORIO. ANCHE LUI A SUO AGIO NELLA DIVISA DA CHEF MAGARI UN POCO MENO IN UN ABITO DOPPIOPETTO, SCEGLIE DELLE LINEE SOBRIE, RAFFINATE, CON COLORI SCURI OTTIMI PER CHI NON È ESAGERATAMENTE FILIFORME. VOTO 8

BOBO, ROSSELLA, BRUNA, FRANCESCO ED ENRICO CEREA

È BELLO PER BERGAMO ESSERE RAPPRESENTATA DA UNA FAMIGLIA DI IMPRENDITORI VINCENTI CHE SI PRESENTANO AL PUBBLICO IN UNA MANIERA PERFETTA. DI ATTILIO FONTANA CHE DIRE? SE PER GLI ABBINAMENTI CROMATICI POTREBBE MERITARE LA SUFFICIENZA, NON COSI È PER LE CAMICIE BOTTON DOWN CHE, MI DISPIACE DELUDERE MOLTI, INDOSSATE CON LA CRAVATTA È UNA CADUTA DI STILE. INFINE PER UN UOMO IN VISTA COME LUI SAREBBE UTILE CONTROLLARE LA QUALITA’ DELLE SUE GIACCHE E DEGLI ABITI. VOTO 5

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ATTILIO FONTANA, PRESIDENTE DI REGIONE LOMBARDIA


SELMA SELMAN

1000 TEARS ALLA GAMEC LA PRIMA MOSTRA PERSONALE DELL'ARTISTA SELMA SELMAN IN UN'ISTITUZIONE ITALIANA, PARTE DEL PROGRAMMA PEDAGOGIA DELLA SPERANZA. Tra le voci più significative della scena artistica internazionale, Selman – nata nel 1991 a Bihać, in Bosnia-Erzegovina – ha costruito gran parte della propria ricerca a partire dalla storia della sua famiglia e della propria comunità. Intrecciando dimensione autobiografica e riflessione sociale, l’artista affronta i temi dell’appartenenza, della rappresentazione, della marginalizzazione e della discriminazione, indagando la possibilità di immaginare forme diverse di esistenza. La guerra si muove inoltre sottotraccia nei lavori di Selman come ulteriore asse portante della sua ricerca, rivelandosi come una realtà che continua ad abitare i corpi e le relazioni. Fulcro del progetto, presentato nello Spazio Zero del museo, è una fotografia scattata durante la guerra in Bosnia-Erzegovina, in cui compaiono l’artista bambina e alcuni membri della sua famiglia. L’immagine viene assunta da Selman come punto di partenza per ritornare alle persone ritratte, raccoglierne le testimonianze e interrogare il modo in cui il tempo trasforma le identità e le narrazioni, sia personali sia collettive. A partire dagli incontri e dalle conversazioni con i protagonisti dello scatto, Selman sviluppa per la GAMeC un nuovo corpus di opere grafiche che traducono racconti e frammenti di vita in immagini sospese tra realtà e fiction. Sono in particolare le mani e i gesti a diventare il mezzo attraverso cui la memoria prende forma: alcune si stringono reciprocamente in segno di affetto o stringono i corpi; altre coprono, proteggono, guidano; altre ancora impugnano un Kalashnikov. Al centro dello spazio espositivo sarà presentato un nuovo estratto di Crossing the Blue Bridge (2024), un film sviluppato a partire da un episodio vissuto dall’artista nel 1994 quando, durante un cessate il fuoco, la madre attraversò con le figlie il ponte di Bihać, noto come “Blue Bridge”, allora ricoperto di cadaveri e carcasse di cani. Per proteggerla da quella visione, la madre tentava di coprire gli occhi della bambina con una mano, mentre con l’altra reggeva le provviste alimentari appena acquistate. Il vento, che soffiava forte, le spingeva continuamente i capelli sul volto, impedendole di vedere e trasformando l’attraversamento in un’esperienza sospesa tra faticosa percezione e smarrimento. Nel film l’artista rievoca quella scena, ripercorrendo i passi di sua madre sullo stesso ponte trent’anni dopo. La memoria sembra restituire un passato attraversato da zone d’ombra; l’artista ha più volte descritto il rapporto con i luoghi della propria infanzia come una percezione segnata da un’oscurità persistente, in cui il ricordo coincide con immagini incomplete e talvolta inaccessibili. Allo stesso tempo, questa condizione continua a influenzare il modo in cui l’artista guarda al presente, suggerendo come il trauma sia una condizione che abita stabilmente il suo sguardo.

Via San Tomaso, 53 - Bergamo

Fino al 24 gennaio 2027


MBH BANK AL GIRO DI LOMBARDIA

IL GIRO DI LOMBARDIA, ANCHE QUEST’ANNO, HA ACCESO LA PASSIONE PER IL CICLISMO Al via anche la MBH Bank CSB Telecom Fort, pronta a misurarsi con una delle sfide più prestigiose della stagione. Le grandi classiche hanno il fascino delle imprese destinate a restare nella memoria e il Giro di Lombardia, con le sue salite selettive e i paesaggi che fanno da cornice alla corsa, è da sempre uno degli appuntamenti più attesi dagli appassionati di ciclismo. Tra le formazioni al via anche la MBH Bank CSB Telecom Fort con 7 atleti chiamati a confrontarsi con una competizione che richiede resistenza, strategia e spirito di squadra. Una sfida di alto livello in una giornata che celebra il ciclismo nella sua espressione più autentica. Per il pubblico bergamasco, il legame con questa corsa è particolarmente forte. Bergamo è terra di ciclisti, di salite leggendarie e di tifosi capaci di trasformare ogni passaggio in una festa dello sport. Una tradizione che continua a rinnovarsi, alimentata dalla passione di chi vive il ciclismo non soltanto come competizione, ma come parte della propria identità.

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Il Giro di Lombardia è molto più di una gara: è una vetrina internazionale, una prova di carattere e un omaggio a uno sport che sulle strade bergamasche trova da sempre una delle sue case più appassionate. (V. Visciglio)

Sotto la foto di gruppo: da sinistra Antonio Bevilacqua (Team Manager), Alessandro Verre, Mark Valent, Luca Cretti, Fausto Masnada (che si è distinto in una lunga fuga), Florian Kajamini, Marton Dina, Alessandro Fancellu (che ha ottenuto il 19° posto), Kajamini, Marton Dina


DIFSTORE ART SPACE

WHERE ARE YOU RUNNING FROM? MOSTRA PERSONALE DI FIAMMA DILETTA CREMONESE, A CURA DI MARIA LUCREZIA CORNO. MILAN BERGAMO AIRPORT, FINO AL 28 NOVEMBRE 2026

Fino al 28 novembre 2026 Difstore Art Space, lo spazio espositivo all’interno del Milan Bergamo Airport, subito dopo i controlli di sicurezza, ospita "Where are you running from?", mostra personale di Fiamma Diletta Cremonese (Bassano del Grappa, 2002), a cura di Maria Lucrezia Corno. Dopo Marks & Multitudes di Bianca Bona ed Emotions in motion di Charlie Ben è il terzo appuntamento del programma con cui Difstore Art Space dà visibilità ad artisti emergenti, in un luogo attraversato ogni giorno da migliaia di persone. La mostra prende il via dalla ricerca aperta di Fiamma. Dove? e Solo? sono due delle opere esposte, avanzano domande che restano aperte e che, come il titolo della mostra, trovano un interlocutore naturale nei viaggiatori che attraversano l’aeroporto, luogo di partenze e passaggi. Al centro del lavoro di Fiamma c’è il corpo umano, inteso come “contenitore”: uno spazio fisicamente vuoto, come a volte lo è la tela, ma in realtà pieno e riempibile di vita. Le figure sono spesso solo una sagoma, tracciata in nero sul bianco o lasciata emergere dal lino grezzo, in cui lo spettatore può riconoscersi senza sentirsi descritto. Attorno a loro lo spazio si apre in un senso quasi metafisico: archi, soglie e stanze in cui le figure sostano, si osservano, attendono. In mostra sono esposte nove opere tra pittura su tela di lino, stampe su plexiglass e acrilico su vetro. Accanto a lavori come Stillness (of heart) e Solo?, il percorso comprende quattro tele di 50 x 50 cm e i due vetri di Ciò che rimane, pensati appositamente per questa mostra. Fiamma Diletta Cremonese è nata a Bassano del Grappa nel 2002. Ha frequentato la scuola steineriana, dove si è avvicinata a un approccio artistico alla vita e alla ricerca sull’essere umano. Si è poi trasferita a Milano, dove ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Brera e dove oggi vive e lavora. Ha esposto, tra l’altro, alla Galerie Annette De Keyser di Anversa (io sono/Cuore, con Francesco Russo, 2022) e allo Spazio BIG Santa Marta di Milano (Riflessi, 2025). Lo spazio è aperto a candidature spontanee. Per caratteristiche possono essere esposte esclusivamente opere bidimensionali. Per informazioni e candidature di giovani artisti che desiderino partecipare al calendario espositivo scrivere a: marialucrezia.corno@ gmail.com - Pagina Instagram: @difstore_artspace. A sx Maria Lucrezia Corno, curatrice della mostra, e Fiamma Diletta Cremonese, artista in esposizione


L’EMOZIONE

PRENDE FORMA MARIELLA PRANDI CI RACCONTA L’EVOLUZIONE DELLA BOUTIQUE DELLA SPIGA GIOIELLI


Scardinare il format della gioielleria tradizionale per evolverlo in uno spazio di ricerca, in un concept store dedicato ai bijoux di nicchia dove attenzione, cura dei dettagli, personalizzazione e design ne riassumono i tratti distintivi. Il lusinghiero traguardo di Mariella Prandi, fondatrice e designer della boutique Della Spiga Gioielli inaugurata oltre vent’anni fa, si può considerare raggiunto. Ogni creazione nasce per essere pura espressione di identità., ogni gioiello viene realizzato a mano. Per una bellezza mai banale.

DALL’ASCOLTO IL GIOIELLO PRENDE FORMA

“Da noi il gioiello prende forma attraverso un percorso di ascolto e condivisione”. Tra i pezzi più iconici spicca Eternity, la collezione di bracciali saldati direttamente al polso, pensata per sigillare un legame in modo eterno e minimale, insieme alle fedi nuziali personalizzate con l'impronta digitale, un capo sartoriale da plasmare sulla persona che lo indossa per custodire sulla pelle un segno irripetibile.

PIU’ DI UN GIOIELLO, UNA STORIA CHE RESTA

Un mondo di bellezza plasmato sui desideri della clientela, dove la luce della materia preziosa si rinnova: il fascino intramontabile del diamante naturale, custode della storia della Terra, oppure i diamanti coltivati in laboratorio, la scelta contemporanea nata dall'avanguardia scientifica. Gioielli unici, pensati insieme a voi, che trasformano l'emozione in uno stile autentico e personale.

DELLA SPIGA GIOIELLI VIA S. ALESSANDRO, 48 BERGAMO


DONIZETTI ACADEMY

IN CASA FRA.MAR OLTRE 100 GIOVANI HANNO PARTECIPATO ALLA 1^ ACADEMY FIRMATA FONDAZIONE TEATRO DONIZETTI E FRA.MAR. UNA GIORNATA ALL'INSEGNA DEI MESTIERI DELL'OPERA E DELLA MANUALITÀ

A POCHE SETTIMANE DALL’AVVIO DEL FESTIVAL DONIZETTI OPERA, LA FONDAZIONE TEATRO DONIZETTI E FRA.MAR HANNO UNITO LE FORZE COINVOLGENDO OLTRE 100 STUDENTI E STUDENTESSE DI DIVERSE SCUOLE DEL TERRITORIO CON IL PROGETTO ACADEMY – UN PALCO PER FAR RISPLENDERE LE TUE SCELTE!

Nella foto in alto a sinistra il Comm. Francesco Maffeis, Presidente di Fra.Mar, e Massimo Boffelli, Direttore Generale della Fondazione Teatro Donizetti

Mercoledì 7 ottobre si è svolta per la prima volta negli spazi della sede di Fra.Mar a Pedrengo un'inedita edizione del format Donizetti Academy, che la Fondazione ha da qualche anno proposto con successo e grande partecipazione a Teatro in primavera, unendola alla storia dell’azienda leader nel settore dei servizi per l’igiene: una storia fatta di persone, lavoro, trasformazioni e, non ultimo, cultura come motore di crescita personale e collettiva, un valore condiviso da entrambi i partner. Insieme queste due realtà hanno messo a disposizione di ragazze e ragazzi delle scuole superiori di Bergamo uno spazio e un tempo dedicati all’ascolto, alla scoperta e alla riflessione: un’occasione concreta per interrogarsi sul proprio futuro, nell’incontro tra i mondi dell’impresa e del teatro. L’iniziativa ha, infatti, coinvolto gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado del territorio, tra cui l’IPIA Pesenti, l’AFP Patronato San Vincenzo, l’I.S.S. G.B. Rubini e il Liceo Federici, che hanno potuto partecipare a tre laboratori a scelta tra cinque diverse proposte. Ogni laboratorio, partendo dall’esperienza del teatro o da quella dell’impresa, ha esplorato una professione o un ambito spesso poco conosciuto ma fondamentale nel tessuto sociale, culturale o lavorativo. I percorsi sono stati costruiti a partire dalle pratiche del teatro – un linguaggio che invita naturalmente alla messa in gioco di sé, al confronto, al gruppo – per accompagnare i ragazzi e le ragazze in una fase delicata e importante della crescita: l’adolescenza, tempo di domande, di scelte, di prime visioni sul domani.

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I laboratori sono stati condotti dal team di formatrici Donizetti Education, guidato dalla coordinatrice Michela Mannari e composto da Mariagrazia Mercaldo, direttrice di coro e soprano, Silvia Briozzo, regista e attrice, e Erika Natati, scenografa, mentre per Fra.Mar sono intervenuti Andrea Colleoni, storico collaboratore dell’azienda, e Paola Regazzi, impiegata nel settore recruiting e gestione personale. Per un supporto tecnico, vi è stata la partecipazione di Patrizio Sammarelli, storico fornitore di Fra.Mar.


Così ha commentato l’esperienza Massimo Boffelli, Direttore generale della Fondazione Teatro Donizetti: “Sono molto felice che un'azienda come Fra.Mar, da anni vicina al Teatro Donizetti e che ringrazio di cuore, abbia scelto di studiare insieme al nostro team Donizetti Education questa giornata e l'abbia ospitata nella propria sede. Per il Teatro Donizetti e l'imminente festival Donizetti Opera è sempre più importante poter uscire dalle proprie mura e incontrare nuovi pubblici, anche in contesti diversi. La contaminazione con il mondo imprenditoriale e il coinvolgimento delle imprese nelle attività del Teatro è tra i punti chiave del nostro operato e, occasioni come questa, sono preziose per far comprendere, a partire dai più giovani, la vicinanza tra questi due mondi anche dal punto di vista lavorativo”.

“Abbiamo voluto interpretare fino in fondo il nostro ruolo di Ambasciatori di Donizetti, - ha detto il Presidente di Fra. Mar, Comm. Francesco Maffeis - portando il Teatro direttamente in azienda e investendo con forza nei giovani e nel loro futuro. È fondamentale mostrare a ragazzi e ragazze il dietro le quinte del mondo delle professioni, svelando la complessità, il valore e l'impegno profondo che si nascondono dietro ambiti spesso poco conosciuti. Il settore del pulito e quello del teatro sono realtà unite da una vocazione comune: mondi da valorizzare e far scoprire perché, ciascuno attraverso la propria arte e dedizione, lavorano ogni giorno per garantire il benessere e la bellezza della collettività”. 3


MARLEGNO PROGETTA E COSTRUISCE

LE CASE DEL

FUTURO IN LEGNO Angelo Luigi Marchetti, Amministratore Delegato di Marlegno. “Nasce nei primi anni di questo secolo e, dalla costruzione dei tetti in legno che fornivamo alle imprese edili, ci siamo evoluti nella direzione di realizzare tutta la costruzione in legno non solo il tetto”. Potrebbe essere un grande appassionato di Lego ma non glielo abbiamo chiesto. Angelo Luigi Marchetti, ingegnere e Amministratore Delegato di Marlegno, di sicuro è appassionato ed entusiasta sostenitore del costruire con un approccio etico, performante ed attento al rispetto dell’ambiente e da anni traduce questa filosofia nel suo lavoro. Oggi ci ha invitato a visitare la nuova realtà che ha sede a Calcinate per illustrarci Prefab&Smart Building, un’iniziativa promossa da MADE – Competence Center Industria 4.0 con la finale nazionale ospitata presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, inaugura un nuovo modello produttivo in cui prefabbricazione avanzata, tecnologie intelligenti (IA) e progettazione sostenibile si integrano con un rinnovato slancio del design e dell’architettura.

Il progetto nasce per rispondere alle criticità del comparto edilizio italiano, caratterizzato da una forte dipendenza dalle lavorazioni in cantiere, dalla limitata digitalizzazione dei processi e dalla scarsa diffusione di sistemi industriali replicabili. Prefab&Smart Building supera tali limiti puntando sull’innovazione di un sistema industriale avanzato caratterizzato dalla digitalizzazione della filiera produttiva con l'integrazione di tecnologie BIM (Building Information Modeling), metodologie DfMA (Design for Manufacturing and Assembly), automazione industriale con macchine CNC, sensoristica IoT e intelligenza artificiale. L’innovazione del modello è rappresentata, inoltre, dalla piattaforma modulare replicabile che consente di combinare i vantaggi della standardizzazione industriale con un elevato grado di personalizzazione degli edifici. L’introduzione di moduli tridimensionali (3D) industrializzati, completi di involucro, impianti, finiture e arredi già integrati in fabbrica, supera il concetto tradizionale di prefabbricazione bidimensionale (2D), con lo sviluppo di progetti di design e di architettura personalizzati nell’ambito di un approccio edilizio replicabile su scala. 52


Il progetto, ideato da Marlegno, promuove un nuovo modello produttivo al servizio dell’edilizia in cui prefabbricazione evoluta, progettazione sostenibile e universo dell’architettura e design si integrano insieme all’insegna di un uso efficiente delle risorse e dell’economia circolare. Con l’applicazione di Prefab&Smart Building, l’industrializzazione del processo non limita la libertà progettuale ma pone capacità produttiva e precisione esecutiva al servizio dell’architettura e del design per un loro rinnovato slancio. L’introduzione del modello Prefab&Smart Building rappresenta un’evoluzione del sistema produttivo tradizionale che vede il trasferimento di una parte significativa delle attività dal cantiere allo stabilimento con un incremento dei controlli sulla qualità delle lavorazioni e una riduzione dei tempi di lavorazione, errori e sprechi. Grazie all'integrazione tra progettazione digitale, automazione industriale e produzione off-site, il nuovo modello riduce i tempi di cantiere fino al 40% e gli scarti di lavorazione del 25%. L'innovazione di “Prefab&Smart Building” riguarda anche il funzionamento e la gestione degli edifici nel tempo. Attraverso l'integrazione di sensoristica IoT, intelligenza artificiale e piattaforme digitali di monitoraggio, Marlegno punta a sviluppare edifici intelligenti capaci di rilevare le condizioni ambientali e adattare dinamicamente il proprio funzionamento alle esigenze degli occupanti includendo servizi di manutenzione predittiva grazie all’impiego dell’IA.

ULTERIORE CRESCITA E POSIZIONAMENTO LEADER DI MARLEGNO

L’introduzione di Prefab&Smart Building rientra nella strategia di crescita e di ulteriore consolidamento di Marlegno che incrementando la propria capacità produttiva mira a posizionarsi tra le aziende leader nel comparto edilizio. L’applicazione del modello prevede un incremento stimato della capacità produttiva da quasi 100 fino a 200/300 unità abitative realizzate all’anno con un approccio scalabile. “Il modello Prefab&Smart Building assume un rilievo strategico centrale nel percorso di espansione e di posizionamento di Marlegno sul territorio che vede l’azienda classificarsi tra i primi tre player a livello nazionale nel settore della prefabbricazione avanzata e degli smart building” ha dichiarato Angelo Luigi Marchetti, Amministratore Delegato di Marlegno. - “Con l’avanzamento del modello produttivo miriamo ad affermarci ulteriormente quali partner strategici nel settore a livello europeo rispondendo alle aspettative di una committenza orientata sempre più a un concept edilizio basato sulla personalizzazione del design e che risponde ai principi di Life Cycle Thinking”.

Il progetto ha ottenuto il riconoscimento Digital New Champion nell’ambito dei MADE Future Industry Awards 2026, la cui finale nazionale si è svolta presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.


ECONOMIA CIRCOLARE: MENO SPRECHI E COMPONENTI PROGETTATI PER ESSERE RIUTILIZZATI Il progetto Prefab&Smart Building realizza gli obiettivi di economia circolare massimizzando l’efficienza delle risorse, riducendo al minimo gli sprechi e facilitando il riutilizzo, il riciclo e la disassemblabilità dei componenti edilizi. La sostenibilità rappresenta uno degli elementi centrali del progetto di Marlegno, che adotta l’approccio basato sul Life Cycle Thinking, considerando l'impatto ambientale dell'edificio lungo il suo intero ciclo di vita, sin dalla scelta delle materie prime. Il modello prevede l'impiego prevalente di legno proveniente da filiere certificate, materiali naturali e rinnovabili, insieme a tecniche costruttive a secco e sistemi di assemblaggio reversibili, per realizzare edifici i cui componenti possano essere facilmente ispezionati, sostituiti, smontati e, ove possibile, riutilizzati in nuovi contesti, ove previsto dalla progettazione e tecnicamente possibile La digitalizzazione della progettazione e della produzione permette di ottimizzare la quantità di materiali impiegati e di tracciarne le caratteristiche, facilitandone il recupero e il riciclo. A questo si aggiunge la possibilità di integrare sottoprodotti e materie prime seconde negli isolanti, nei sottofondi e nelle finiture. L'utilizzo di sistemi a secco consente anche di ridurre il consumo di acqua durante le lavorazioni, mentre la produzione in ambienti controllati contribuisce a limitare gli spostamenti e le movimentazioni legate al cantiere. Sul fronte energetico, il progetto punta alla realizzazione di edifici ad altissime prestazioni, attraverso involucri efficienti, sistemi di isolamento avanzati e l'integrazione di tecnologie alimentate da fonti rinnovabili, come impianti fotovoltaici, pompe di calore e sistemi di ventilazione meccanica controllata con recupero di calore.

MARLEGNO

Fondata nel 2000, Marlegno si è affermata come industria di riferimento a livello nazionale nel settore dell'edilizia sostenibile. Con all'attivo 80 addetti circa, Marlegno ha totalizzato nel 2025 un valore di produzione pari a 32 milioni di Euro, registrando un trend di crescita dell'attività, in particolare nel comparto residenziale. L'azienda Made in Italy integra in modo innovativo progettazione digitale, processi industriali, sistemi costruttivi principalmente in legno e consulenza lungo l’intero ciclo di vita del prodotto per la realizzazione di edifici ad elevate prestazioni. Le competenze interdisciplinari e altamente specializzate dell'azienda si riflettono nelle sue realizzazioni così come nei servizi di progettazione BIM a valore aggiunto per il comparto della prefabbricazione e dell'industria delle costruzioni. Nel 2026 Marlegno ha ottenuto il riconoscimento di Leader Sustainability Driver nel Campus Future Respect 2026 e vinto il premio Digital New Champion nell’ambito dei Future Industry Awards. Per maggiori informazioni: www.marlegno.it

Le soluzioni sono sviluppate con l'obiettivo di soddisfare i requisiti NZEB (Nearly Zero Energy Building) in vista del conseguimento di certificazioni ambientali come LEED e CasaClima. Le valutazioni LCA (Life Cycle Assessment) permettono, inoltre, di analizzare gli impatti in termini di emissioni di CO₂ equivalente, consumo di energia primaria e produzione di rifiuti, orientando le scelte progettuali verso soluzioni a minore impatto ambientale. L’attenzione alla sostenibilità del modello Prefab&Smart Building si affianca ad altre iniziative di innovazione e sostenibilità già intraprese da Marlegno, quali il progetto pilota Cradle-ALP, dedicato alla simbiosi industriale e alla valorizzazione delle materie prime seconde attraverso la collaborazione tra imprese.

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L’azienda è inoltre socia del progetto Carbonplanet che mira alla decarbonizzazione del settore edilizio, valorizzando e certificando l'anidride carbonica immagazzinata nelle strutture in legno degli edifici.

VIA LARGA 19/23 CALCINATE (BG)


RITA CHUANG

A VILLA SANT’APOLLONIA È stata inaugurata venerdì 9 ottobre “Libertà”, la mostra personale della pittrice Rita Chuang, terzo appuntamento di Casa di Cultura 2026, la rassegna artistica promossa da Villa Sant’Apollonia, giunta alla quarta edizione. Numerosi amici, familiari e appassionati d’arte hanno partecipato all’evento, condividendo una piacevole serata di inizio autunno, tra incontri, arte e convivialità. Originaria di Taiwan e residente in Italia dal 2003, Rita Chuang ha portato luce e colore negli spazi espositivi della clinica, attraverso opere che spaziano dai paesaggi ai ritratti, fino alle composizioni astratte. Tecniche, soggetti e cromie differenti raccontano una pittura libera e personale, attraverso la quale l’artista esprime emozioni, ricordi e suggestioni. La mostra si inserisce nel progetto culturale promosso dai fratelli Paolo e Giorgio Toffanetti, che attraverso Casa di Cultura rinnovano l’impegno di Villa Sant’Apollonia nel valorizzare l’arte come occasione di incontro e condivisione. “Libertà” sarà visitabile gratuitamente fino al 31 ottobre, da lunedì a sabato, dalle 8.00 alle 20.00, con orario continuato. La rassegna si concluderà a novembre con la personale fotografica di Paolo Biava. (V.Visciglio) Per saperne di più: www.villasantapollonia.it

Bergamo Via Giovanni Motta, 37 Telefono: 035 347172 www.villasantapollonia.it

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DA GAUDÍ A PICASSO

CAPOLAVORI DALLA COLLEZIONE CARMEN THYSSEN

PRESENTATA PER LA PRIMA VOLTA AL MONDO, LA RINOMATA COLLEZIONE CARMEN THYSSEN DEBUTTA A BOLOGNA, A PALAZZO ALBERGATI, CON OLTRE 100 CAPOLAVORI. 56

Fino al 29 marzo 2027 Palazzo Albergati, Via Saragozza 28, Bologna


I GRANDI MAESTRI DEL NOVECENTO – DA GAUDÍ E CASAS FINO A PICASSO, MIRÓ E DALÍ, PASSANDO PER RUSIÑOL, MIR, NONELL, TOGORES, TORRES-GARCÍA, JULIO GONZÁLEZ E TANTI ALTRI ARTISTI MERAVIGLIOSI E MAI VISTI PRIMA IN ITALIA – CI RACCONTANO UN PERIODO MAGICO: BARCELLONA, INIZIO ‘900, UNA CITTÀ VIBRANTE DOVE NASCE L’ARTE MODERNA.

Togores Renée et le chat, SalaParés

Dal 9 ottobre Palazzo Albergati a Bologna ospita in anteprima mondiale la mostra “Da Gaudí a Picasso. Capolavori dalla Collezione Carmen Thyssen”, con oltre 100 capolavori dei grandi Maestri dell’arte moderna quali Mirò, Dalì, Picasso, Gaudí – di cui quest’anno ricorre il centenario della morte (1926-2026) – e tanti altri artisti meravigliosi esposti per la prima volta in Italia. Si tratta di un’occasione unica per ammirare una raccolta di opere che sino ad oggi è stata custodita nelle dimore private della Baronessa Carmen Thyssen e che costituirà il patrimonio del prestigioso Museu Carmen Thyssen di Barcellona. Ma l’esposizione si arricchisce anche di numerosi e significativi prestiti concessi da diversi musei e collezioni private come la Fundació Catalunya la Pedrera, la Fundació Joan Miró, il Museu de Montserrat, il Museu del Disseny de Barcelona e la Sala Parés. È una mostra di grande fascino e soprattutto di scoperta. Scoperta di un periodo magico, quello tra fine Ottocento e inizio Novecento a Barcellona, dove si incontrano tantissimi artisti, si scambiano idee, si sperimenta, si creano le basi per la rivoluzione nel mondo dell’arte, la nascita dell’Arte Moderna.

Una mostra piena di fascino e poesia, per sognare tra i caffè di Barcellona, passeggiare nella luce del Mediterraneo e scoprire l’energia creativa di uno dei periodi più intensi della storia dell’arte.

La mostra invita i visitatori a compiere un viaggio affascinante lungo oltre un secolo di creatività quando, a cavallo tra ‘800 e ‘900, mentre Parigi consacrava l’Impressionismo e Vienna inventava la Secessione, Barcellona si trasformava nella culla di una rivoluzione visiva senza precedenti, forgia fondamentale per i più grandi geni del XX secolo. Tra l’uscita dei primi tram, i mercati affollati, la frenesia del porto e le notti nei caffè bohémien, è in questo clima di travolgente energia che ha preso forma il futuro delle avanguardie globali: un ambiente unico al mondo in cui maestri visionari e giovani talenti destinati a diventare icone assolute hanno riscritto le regole dell’immaginazione. Per info: www.palazzoalbergati.com


L U I G I

M A S T R A N G E L O

IO SONO NARCISO A cura di Pierpaolo e Gianluca Mangano

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Mangano Galleria d’Arte Via Grado 6, Cremona - Fino al 23 gennaio 2027 Per info: T. 0372 413333 | info@manganoarte.it | www.mangano.art


LUIGI MASTRANGELO

Luigi Mastrangelo torna in mostra a Cremona. Mangano Galleria d’Arte ne rilegge il percorso con Io sono Narciso. Fino al 23 gennaio 2027 Mangano Galleria d’Arte di Cremona presenta Io sono Narciso, mostra personale di Luigi Mastrangelo, a cura di Pierpaolo e Gianluca Mangano. L’esposizione segna il ritorno sulla scena artistica contemporanea di uno dei protagonisti della figurazione italiana degli anni Ottanta che, nonostante un periodo lontano dall’attività espositiva, ha continuato a sviluppare con rigore la propria ricerca. La mostra riunisce importanti dipinti storici e opere raramente esposte o inedite provenienti dall’archivio dell’artista e da collezioni private, accanto a lavori più recenti, offrendo una lettura complessiva di un percorso sviluppatosi nell’arco di oltre quarant’anni e caratterizzato da una notevole continuità di linguaggio e di pensiero. Più che un’antologica, una rilettura critica dell’opera di Mastrangelo, figura che negli anni Ottanta occupò una posizione autonoma nel panorama della nuova figurazione italiana e che oggi appare di particolare interesse per aver anticipato questioni divenute centrali nel dibattito contemporaneo: la crisi dell’antropocentrismo, la fluidità dell’identità, la contaminazione tra umano e animale. “Non stiamo recuperando un artista dimenticato”, ha spiegato il gallerista e curatore Pierpaolo Mangano. “Stiamo rileggendo un autore che la storia dell’arte italiana non ha ancora collocato nel posto che gli spetta. Oggi Mastrangelo appare persino più contemporaneo di quanto non fosse negli anni Ottanta, perché molte delle sue intuizioni coincidono con le grandi questioni del presente”. Il titolo della mostra deriva dal grande dipinto giovanile Io sono Narciso, presentato nel 1984 allo Studio Cristofori di Bologna in occasione della prima personale dell’artista. «Quest’opera – spiega il curatore Gianluca Mangano – può essere letta come il manifesto dell’intera ricerca di Mastrangelo. Attraverso figure ibride, identità ambigue e riferimenti che spaziano dal mito alla cultura rock, dalla psichedelia all’immaginario postumano, l’artista ha costruito un linguaggio autonomo rispetto alle principali correnti del suo tempo, sviluppando una riflessione originale sul rapporto tra uomo, natura, immagine e trasformazione.

Io sono Narciso non rappresenta dunque soltanto una retrospettiva, ma l’occasione per rileggere il lavoro di un artista che ha saputo trasformare il mito in uno strumento di interpretazione del presente, restituendo alla pittura una funzione visionaria, simbolica e profondamente contemporanea». L’esposizione rappresenta inoltre una nuova tappa nella collaborazione tra Luigi Mastrangelo e Mangano Galleria d’Arte, avviata negli anni Novanta e intensificatasi in tempi recenti attraverso un lavoro di ricerca archivistica, catalogazione delle opere e studio critico, da cui nasce anche il volume Io sono Narciso, primo capitolo di un più ampio progetto dedicato alla valorizzazione dell’opera dell’artista.


AGROSFERA

IL NUOVO PROGETTO FOTOGRAFICO COLLETTIVO NAZIONALE FIAF COINVOLGE OLTRE MILLE FOTOGRAFI E COSTRUISCE UN GRANDE ARCHIVIO VISIVO DEDICATO ALLE DONNE E AGLI UOMINI CHE OGNI GIORNO ANIMANO LA FILIERA AGROALIMENTARE ITALIANA, TRA TERRITORI, SAPERI, TRADIZIONE E INNOVAZIONE FINO AL 13 NOVEMBRE 2026 AL CIFA CENTRO ITALIANO DELLA FOTOGRAFIA D’AUTORE DI BIBBIENA (AR) 60

OLTRE 18.000 IMMAGINI E 100 MOSTRE PER RACCONTARE LE STORIE DI CHI LAVORA NELL’AGROALIMENTARE ITALIANO

Chi sono le persone, i gesti, i luoghi e le competenze che stanno dietro ciò che ogni giorno arriva sulle nostre tavole? Da questa domanda nasce “AGROSFERA. Storie di tradizione e innovazione”, il nuovo Progetto Fotografico Collettivo Nazionale promosso da FIAF ETS – Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, dedicato alle storie delle donne e degli uomini che ogni giorno rendono viva la filiera agroalimentare italiana, custodendone la continuità, accompagnandone il cambiamento e contribuendo al suo valore culturale. Attraverso volti, gesti, ambienti di lavoro, paesaggi produttivi e comunità locali, AGROSFERA costruisce un grande racconto corale del Paese osservato a partire da uno dei suoi sistemi più identitari: la filiera agroalimentare.


Gabriele Tartoni dal portfolio Gabriella

Non soltanto prodotti, eccellenze o tradizioni, ma il mondo umano, sociale, economico e territoriale che tiene insieme agricoltura, trasformazione, ricerca, distribuzione, consumo e nuove forme di sostenibilità.Il progetto nasce da una partecipazione nazionale di grande ampiezza: 1.064 fotografi iscritti, 18.346 immagini raccolte, 924 autori che hanno inviato i propri lavori alla selezione nazionale. La mostra principale, in programma al CIFA – Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena dal 19 settembre al 13 novembre 2026, riunisce circa 1.850 fotografie di 339 autori selezionati, rappresentativi di 19 Regioni italiane, insieme a 46 audiovisivi realizzati da 55 autori.

Antonella Tomassi, Mercato del pesce, Ballarò, Palermo


AGROSFERA AGROSFERA osserva il comparto agroalimentare nella sua accezione più ampia: agricoltura, allevamento, pesca, silvicoltura, trasformazione, conservazione, distribuzione, vendita, ristorazione, ricerca, formazione, educazione alimentare e consumo. Un sistema complesso, che attraversa economie, competenze, relazioni e culture locali, occupando un posto centrale nella vita quotidiana e nell’identità italiana. Lo sguardo dei fotografi non si ferma al prodotto finale, ma entra nella filiera viva che lo rende possibile e incontra le persone che la abitano: chi coltiva e raccoglie, chi alleva e pesca, chi trasforma, conserva, trasporta, vende, studia e innova. Le immagini restituiscono la fatica, la conoscenza, la responsabilità, il legame con il territorio e la capacità di affrontare il cambiamento. Tradizione e innovazione non emergono come dimensioni contrapposte, ma come forze che spesso convivono e si rafforzano: i gesti artigianali e le produzioni locali dialogano con l’agricoltura di precisione, la ricerca, le tecnologie digitali, l’economia circolare e nuovi modelli di produzione e consumo.

Chiara Didonè dal portfolio “Vita e lavoro” Treviso

UNA MOSTRA NAZIONALE E 99 ESPOSIZIONI LOCALI: UNA MAPPA VISIVA DELL’ITALIA AGROALIMENTARE La mostra nazionale di AGROSFERA inaugurata sabato 19 settembre 2026 alle ore 17.00 al CIFA – Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena. L’allestimento si svilupperà tra il CIFA, Palazzo Ferri, le strade e le piazze di Bibbiena, trasformando il centro storico in un itinerario attraverso i molteplici volti dell’agroalimentare italiano. Alle opere della mostra nazionale si aggiungono 99 mostre locali, organizzate tra settembre e novembre da autrici, autori, circoli e gruppi fotografici in tutta Italia. Nel loro insieme, le 100 esposizioni formano una mappa diffusa del territorio nazionale, capace di restituire la varietà delle realtà locali e di raccontare dall’interno la complessità della filiera attraverso le persone che la animano. La forza di questo progetto nasce dalla pluralità degli sguardi: ogni partecipante osserva e interpreta un frammento di realtà secondo la propria sensibilità; le singole opere, riunite, diventano una testimonianza più ampia, nella quale esperienze, luoghi e linguaggi differenti si mettono in relazione. In questo senso, AGROSFERA non è soltanto una mostra sull’agroalimentare, ma una ricognizione fotografica, sociale e culturale sull’Italia contemporanea. Racconta il lavoro e il paesaggio, le comunità e le economie locali, la memoria dei saperi e le trasformazioni in atto, costruendo un patrimonio documentario destinato a restare nel tempo.

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Danilo Ciscardi dal portfolio Allevare a Blins, vivere al ritmo della natura per dare qualità, Bellini, Cuneo

Elisa Mariotti - Una storia italiana di segregazione abitativa


Candido Cupertino dal portfolio A ciclo continuo, Monopoli, Bari

AGROSFERA STORIE DI TRADIZIONE E INNOVAZIONE Mostra nazionale: fino al 13 novembre 2026 CIFA – Centro Italiano della Fotografia d’Autore, Via delle Monache 2, Bibbiena (AR) Orari: da martedì a sabato 9.30-12.30 e 15.3018.30; domenica 10.00-12.30 Mostre locali: date e sedi diverse Elenco: fiaf.net/agrosfera/elenco-mostre-locali Informazioni sul progetto: fiaf.net/agrosfera/

Fabrizio Carlini - Minestrone alla genovese

Vittorio Puccio - All’Istitutto di Scienze delle Piante della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa Felice Troilo - Rosso identitario


EFFETTO PAWSITIVITY GIORNATA MONDIALE DELLA SALUTE MENTALE, PER IL 96% DEI PROPRIETARI IL CANE È UN ALLEATO DEL BENESSERE, MERITO DELL’EFFETTO “PAWSITIVITY”: DAGLI ESPERTI 10 CONSIGLI PER RICAMBIARE IL LORO AMORE RISPETTANDONE LA NATURA

Vittorio Saettone, veterinario ed Head of R&D&QA di Schesir

In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, il legame tra persone e animali domestici si conferma molto più di una semplice convivenza: un’amicizia quotidiana fatta di abitudini condivise e benessere reciproco. Lo raccontano i dati del National Dog Survey 2026, secondo cui il 96% dei proprietari ritiene che avere un cane faccia bene alla salute mentale mentre il 49% di chi ha un gatto, secondo il CATS Report, lo considera il motivo per alzarsi la mattina. Un beneficio, quello della “Pawsitivity”, ovvero l’effetto benefico a livello psicofisico che la presenza dei pet apporta all’uomo, che merita di essere ricambiato, rispettando però la natura di chi ci sta accanto per evitare il rischio di “umanizzazione”. “Amare un cane non significa trattarlo come una persona. È indispensabile per il benessere reciproco dargli ciò di cui ha davvero bisogno, dal gioco ai tempi di riposo, fino a un’alimentazione coerente”, spiega il dott. Vittorio Saettone, veterinario ed Head of R&D&QA di Schesir

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Il 10 ottobre si è celebrata la Giornata Mondiale della Salute Mentale e, tra gli alleati del nostro equilibrio quotidiano, ce n’è uno che spesso dimentichiamo di citare: il nostro animale domestico. Il cane, tra i più diffusi al mondo insieme al gatto, non è più soltanto un animale da compagnia, ma un compagno di vita che condivide routine, spazi, decisioni e persino scelte professionali dei suoi umani. A raccontare quanto questo legame incida sulla vita di tutti i giorni è il National Dog Survey 2026 di Dogs Trust, la principale associazione britannica per la tutela dei cani: il 96% dei proprietari è convinto che avere un cane faccia bene alla salute mentale e l’82% dichiara di aver vissuto più interazioni positive con sconosciuti grazie a lui, il 90% dei proprietari lo tratta come parte della famiglia e il 72% lo considera addirittura un elemento chiave della propria identità. Un attaccamento che non riguarda soltanto i cani: secondo il CATS Report 2025 di Cats Protection, il 92% dei proprietari considera il proprio gatto parte della famiglia, il 74% dice che gli porta gioia e il 49% che gli dà un motivo per alzarsi la mattina.


Il 92% dei proprietari considera il proprio gatto parte della famiglia, il 74% dice che gli porta gioia e il 49% che gli dà un motivo per alzarsi la mattina.


EFFETTO PAWSITIVITY

Secondo un nuovo studio del Mather Institute, inoltre, il possesso di un animale domestico può migliorare il benessere fisico, psicologico e sociale delle persone anziane che vivono da sole: su 900 over 55 che vivono da soli, il 76% riferisce un miglioramento del benessere emotivo grazie ai propri animali, il 62% una riduzione dello stress e il 45% un aumento dell’attività fisica. Quasi la metà indica inoltre che gli animali aiutano a ridurre la solitudine. Tutti benefici legati alla “Pawsitivity”, ossia l’insieme di tutti i benefici a livello psicologico e fisico che la presenza nella vita quotidiana dei pet apporta all’essere umano: un effetto evidenziato da una ricerca della University of Maryland e protagonista nei giorni scorsi anche sul Washington Post che ne ha sottolineato i benefici per i bambini malati di cancro in corsia. È quanto emerge da un monitoraggio condotto dallo Schesir Respect My Nature Index su un ampio panel di testate internazionali e indagini di mercato, coinvolgendo anche esperti del settore.

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A confermare quanto il legame con un animale incida sull’equilibrio emotivo è anche la voce degli psicologi: la dottoressa Melissa Peskin, psicologa e docente del NewYork-Presbyterian/Weill Cornell Medical Center ha ricordato sul portale Health Matters come ad esempio, secondo uno studio pubblicato su Science, quando cani e padroni si guardano negli occhi i livelli di ossitocina, soprannominata “ormone dell’amore” perché contribuisce a creare legami e fiducia tra le persone, possono aumentare fino al 130% nei cani e nei padroni fino al 300%. Proprio la forza di questo legame può trasformarsi però in un rischio quando l’affetto diventa umanizzazione forzata. Negli ultimi anni non è cambiato solo il modo con cui ci si rivolge al proprio animale, con espressioni come “fur-baby” o “fur-child” (bambino di pelliccia), usate dal 32% dei proprietari, divenute comuni quanto “best friend”. Secondo un recente sondaggio YouGov su 2.149 adulti statunitensi, per il 64% è accettabile vestire il cane e per più di un proprietario su 2 portarlo in passeggino o chiamarlo “figlio”. Trattare il cane o il gatto come una persona significa spesso attribuirgli bisogni, gusti ed emozioni che sono nostri, con conseguenze concrete sul benessere psicofisico del pet. “Considerare il cane un amico non significa trattarlo come un essere umano – ha spiegato il Dott. Vittorio Saettone, veterinario ed Head of R&D&QA di Schesir, realtà italiana leader a

Il 96% dei proprietari è convinto che avere un cane faccia bene alla salute mentale e l’82% dichiara di aver vissuto più interazioni positive con sconosciuti grazie a lui, il 90% dei proprietari lo tratta come parte della famiglia e il 72% lo considera addirittura un elemento chiave della propria identità.

livello globale nella nutrizione naturale per cani e gatti – Rispettare la sua natura significa permettergli di esplorare il mondo attraverso l’olfatto, concedergli tempi di scarico dello stress e non forzare interazioni sociali quando necessita di spazio. È così che il benessere diventa reciproco: il tempo che dedichiamo al nostro animale fa bene a noi, ma fa bene anche a lui, purché sia un tempo di qualità, pensato attorno alle sue esigenze etologiche e non solo alle nostre. Una passeggiata senza fretta, un momento di gioco, le coccole che il gatto sceglie di venire a cercare: sono occasioni in cui cani e gatti si rilassano, si sentono al sicuro e si fidano di noi, e un animale sereno contribuisce all’equilibrio della nostra giornata. È una scelta quotidiana, che parte da piccoli gesti e dalla volontà di guardare il nostro animale per quello che davvero è”.


10 CONSIGLI Ecco infine quali sono, secondo gli esperti dello Schesir Respect My Nature Index, i 10 consigli quotidiani per vivere il rapporto con il proprio cane e gatto nel rispetto della loro natura: 1. Una routine prevedibile e il giusto riposo fanno bene a entrambi: orari regolari per pasti, uscite e riposo danno struttura alla vita con il proprio pet, che potrebbe vivere male i cambiamenti improvvisi. 2. Lasciamo che il cane annusi con calma: la passeggiata è il “tempo del cane”, non solo il nostro. L’esplorazione olfattiva è per lui un’attività mentale appagante e rilassante. Per noi può diventare un momento di lentezza e presenza, senza distrazioni come lo smartphone. 3. È il gatto a scegliere il contatto: invitiamolo, ma non forziamo coccole o prese in braccio. Rispettare i suoi tempi rende la relazione più serena e il contatto, quando arriva, più autentico. Garantiamogli sempre una via di fuga e dei punti alti da cui osservare. 4. Impariamo a leggere i segnali di disagio e confrontiamoci con il veterinario: nel cane: sbadigli fuori contesto, leccarsi il naso, orecchie indietro, coda fra le gambe e sguardo distolto. Nel gatto: coda che sbatte, orecchie ruotate, pupille dilatate, irrigidimento. Riconoscerli evita incomprensioni e ci rende più attenti, anche verso noi stessi. 5. Gli animali non sono i nostri terapeuti: Cani e gatti percepiscono il nostro stato emotivo, e lo stress del proprietario può riflettersi sul loro. Possono essere un grande sostegno, ma non devono diventare l’unico. Se attraversiamo un momento difficile, chiedere aiuto a un professionista fa bene a noi e a loro. 6. Evitiamo l’overfeeding: non è una dimostrazione d’affetto. Avanzi dalla tavola o snack “di consolazione” rischiano di trasferire sull’animale le nostre abitudini emotive con il cibo. Vogliamo loro bene se garantiamo un’alimentazione completa e adatta alla specie: il gatto, ad esempio, è un carnivoro stretto. I premi vanno usati con misura, come parte del gioco e dell’educazione. 7. Giochiamo secondo la loro natura: per il cane: attività olfattive, ricerca di bocconcini, riporto. Per il gatto: sessioni brevi che simulino la caccia (agguato, inseguimento, cattura finale). 8. Pochi minuti al giorno di gioco condiviso riducono la noia per loro e lo stress per noi: coltiviamo la loro autonomia. Abituiamoli gradualmente a restare da soli ed evitiamo saluti troppo carichi in uscita e al rientro. Un legame sano non è un legame di dipendenza. 9. Il cane è un “ponte sociale”, ma rispettiamone il carattere: facilita gli incontri e le conversazioni, ma non tutti i cani amano socializzare con altri cani o con sconosciuti. Chiediamo sempre prima di far avvicinare il nostro animale. 10. Accessori solo se servono: un cappottino può essere utile a un cane a pelo corto o anziano al freddo. Vestiti, passeggini e travestimenti “per gioco” rispondono ai nostri desideri, non ai loro bisogni.


SAFARI PARK CELEBRATO IL MEZZO SECOLO DEL PARCO CON UNA GIORNATA DI INCONTRI DEDICATA AL BENESSERE ANIMALE, ALLA BIODIVERSITÀ E ALL'EVOLUZIONE DEI MODERNI GIARDINI ZOOLOGICI. OGGI IL SAFARI PARK ACCOGLIE 170.000 VISITATORI ALL'ANNO E OSPITA CIRCA 500 ANIMALI APPARTENENTI A 150 SPECIE.

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IL SAFARI PARK DI POMBIA FESTEGGIA 50 ANNI DI STORIA TRA CONSERVAZIONE E SGUARDO AL FUTURO


Il Safari Park di Pombia ha festeggiato venerdì 24 luglio il suo 50° anniversario con un momento istituzionale e un ricco programma di incontri aperti al pubblico dedicati alla divulgazione scientifica, al benessere animale e alla conservazione della biodiversità. Le celebrazioni hanno riunito rappresentanti delle istituzioni, della comunità scientifica e del mondo zoologico italiano per ripercorrere l'evoluzione del Parco: nato nel 1976 come uno dei primi zoo safari del Nord Italia grazie alla visione di Angelo Lombardi, il Safari Park è oggi una delle principali realtà zoologiche e ricreative del Paese, capace di coniugare safari in auto, parco faunistico pedonale e area divertimenti in un'unica esperienza. Introdotti e guidati da Nadia Mantovani, responsabile della didattica del Parco Faunistico Le Cornelle, sono intervenuti: Charlen De Rocchi, in rappresentanza del Gruppo Sant’Eleonora 1924, proprietario del Safari Park di Pombia; Nicola Arlunno, sindaco di Pombia; Pietro Palmieri, Consigliere con Delega a Viabilità, Lavori pubblici, Verde e manutenzioni (area nord-est), Rapporti istituzionali con Enti Parco della Provincia di Novara; gli assessori della Regione Piemonte Marina Chiarelli (Cultura, Pari opportunità e Politiche giovanili), Daniela Cameroni (Istruzione e Merito, Diritto allo Studio Universitario, Formazione professionale e Rapporti con le società a partecipazione regionale) e Matteo Marnati (Ambiente, Innovazione e Ricerca); oltre al presidente dell'UIZA – Unione Italiana Zoo e Acquari, Cesare Avesani Zaborra (con un videomessaggio). Hanno portato il proprio contributo anche Pietro Ciaccia, responsabile keeper del Parco, Andrea Mauri, medico veterinario della struttura e uno studente universitario che ha dedicato la propria tesi di laurea al Safari Park. Nel corso della giornata i keeper del Parco hanno accompagnato i visitatori in una serie di incontri divulgativi dedicati al training animale, agli arricchimenti ambientali, al ruolo delle voliere nella conservazione e al recupero degli animali provenienti da sequestri illegali, offrendo uno sguardo diretto sul lavoro quotidiano svolto per garantire il benessere degli esemplari ospitati. Dal 2022, con l'avvio della gestione in capo alla famiglia De Rocchi, il Safari Park ha avviato un percorso di rinnovamento caratterizzato da investimenti nelle strutture, nuovi habitat, potenziamento delle attività educative, apertura della Safari Beach, ampliamento dell'area divertimenti e introduzione di nuovi servizi per i visitatori. Oggi il Parco registra circa 170.000 visitatori ogni anno e ospita quasi 500 animali appartenenti a 150 specie tra mammiferi, uccelli, rettili e specie acquatiche. Particolare attenzione è dedicata alla tutela delle specie minacciate: il Safari Park partecipa a programmi di conservazione ex situ (EAZA Ex-situ Programmes) e sostiene progetti in situ a livello internazionale. Tra quelli più significativi figurano i programmi dedicati all'antilope addax, una delle antilopi più rare al mondo, all'asino somalo, specie classificata a rischio di estinzione e coinvolta in programmi coordinati di allevamento conservativo, all'antilope roana e all'elefante indiano, specie per la quale sono stati realizzati significativi investimenti infrastrutturali. Sul fronte della conservazione in natura, il Safari Park sostiene inoltre iniziative dedicate al cobra reale e alla tutela dei primati dell'Africa occidentale.


Negli ultimi tre anni il Safari Park ha realizzato dieci nuovi habitat, rafforzando il proprio impegno nel garantire elevati standard di benessere animale e nell'accogliere nuove specie, tra cui il leopardo melanico e un serval africano recentemente affidato al Parco dopo un sequestro. Tra gli ultimi risultati sul fronte della conservazione figura la nascita di due gufi siberiani, avvenuta nell'ambito di un programma internazionale di monitoraggio: un evento che rappresenta, ad oggi, l'unica riproduzione registrata in Italia.

Pietro Ciaccia, responsabile keeper Safari Park Pombia

Charlen De Rocchi (Gruppo Sant’Eleonora 1924) spiega: "Cinquant'anni sono un traguardo che racconta una storia importante, ma anche l'inizio di una nuova fase di crescita. Il nostro obiettivo è continuare a far evolvere il Safari Park valorizzando le sue tre anime – safari, parco faunistico e area divertimenti – unite da un unico filo conduttore: il rispetto per gli animali e la natura. In questi anni abbiamo investito in nuovi habitat, nel benessere animale e nell'offerta educativa, perché crediamo che un moderno giardino zoologico debba essere un luogo capace di emozionare, far conoscere e contribuire concretamente alla conservazione della biodiversità. Grazie a tutti coloro che hanno condiviso questo percorso insieme a noi."

Proprietà e direzione di Safari Park con esponenti delle amministrazioni locali

IL GRUPPO SANT'ELEONORA 1924 Il Safari Park di Pombia fa parte del Gruppo Sant'Eleonora 1924, la più grande realtà italiana a conduzione familiare nella gestione di parchi zoologici, parchi divertimento, parchi acquatici e strutture ricettive. Con i parchi di Pombia (NO), Valbrembo (BG) e Fasano (BR), il Gruppo ospita complessivamente circa 200 specie animali ed è impegnato in numerosi programmi nazionali e internazionali dedicati alla conservazione delle specie minacciate. Nel 2024 ha registrato 32 milioni di euro di fatturato e ha investito 7 milioni di euro nel miglioramento delle strutture, nella realizzazione di nuovi habitat e nell'innalzamento degli standard di benessere animale. Il Gruppo impiega circa 900 collaboratori, tra keeper, veterinari, etologi, ricercatori e professionisti provenienti da tutto il mondo, collaborando stabilmente con università, enti scientifici e giardini zoologici europei per attività di ricerca, formazione e conservazione della biodiversità. L'ingresso del Safari Park di Pombia nel Gruppo, avvenuto nel 2022, ha dato impulso a un importante piano di sviluppo che ha portato al rinnovamento delle aree faunistiche, all'ampliamento delle attrazioni e dei servizi, al potenziamento delle attività educative e alla realizzazione della Safari Beach, consolidando il Parco come una delle principali realtà zoologiche e ricreative del Nord Italia. 70

Charlen e Wiren De Rocchi (Gruppo Sant’Eleonora 1924) spiega: "Cinquant'anni sono un traguardo che racconta una storia importante, ma anche l'inizio di una nuova fase di crescita. Il nostro obiettivo è continuare a far evolvere il Safari Park valorizzando le sue tre anime - safari, parco faunistico e area divertimenti - unite da un unico filo conduttore: il rispetto per gli animali e la natura. In questi anni abbiamo investito in nuovi habitat, nel benessere animale e nell'offerta educativa, perché crediamo che un moderno giardino zoologico debba essere un luogo capace di emozionare, far conoscere e contribuire concretamente alla conservazione della biodiversità. Grazie a tutti coloro che hanno condiviso questo percorso insieme a noi”.


L’URANIO DI NOVAZZA

ADESSO FA

PIÙ GOLA Reveille Resources, società di esplorazione e sviluppo focalizzata sui principali giacimenti storici di uranio italiani, annuncia la nomina di Michael R. Pompeo a Presidente non esecutivo del Consiglio di amministrazione. La nomina diventerà effettiva al completamento delle consuete verifiche regolamentari previste per l’ingresso nel Board e avrà una durata iniziale di tre anni.

LA MINIERA SCAVATA DALL’ENI, DA CUI NON È MAI USCITO IL MINERALE URANIFERO, È STATA CHIUSA MOLTI ANNI FA DOPO LE VIVACI PROTESTE DELLA GENTE DEL POSTO E IN SEGUITO ALLA SCELTA ITALIANA DI RINUNCIARE AL NUCLERE DOPO L’INCIDENTE DI ČERNOBYL E IL FAMOSO REFERENDIM. MA VISTO IL RINNOVATO INTERESSE NAZIONALE PER LA COSTRUZIONE DI CENTRALI NUCLEARI, PER L’URANIO DI NOVAZZA ARRIVA MICHAEL POMPEO, EX SEGRETARIO DI STATO USA, NOMINATO PRESIDENTE DI REVEILLE RESOURCES, LA SOCIETÀ CHE PUNTA A ESPLORARE I GIACIMENTI TRA LE PROVINCE DI BERGAMO E SONDRIO.

Michael Richard Pompeo

Azionista di riferimento di Reveille è Zenith Energy, gruppo internazionale attivo, tra l’altro, nella produzione di energia da gas e da fonti rinnovabili, cofondato e guidato dal genovese Andrea Cattaneo e quotato sul London Stock Exchange e su Euronext Growth Oslo. Reveille è nata nel 2026 dallo scorporo delle attività italiane nell’uranio di Zenith, che ne è oggi il primo azionista con circa il 25% del capitale. Tra i principali azionisti figura inoltre Ajax Resources Plc, società di esplorazione e sviluppo di risorse naturali quotata sull’Aquis Stock Exchange, mercato britannico per società ad alta crescita controllato dal gruppo svizzero SIX, fondata e guidata da Ippolito Ingo Cattaneo, Amministratore esecutivo di Reveille. Ajax detiene circa il 15% del capitale della società. Mike Pompeo è stato il 70° Segretario di Stato degli Stati Uniti dal 2018 al 2021 e, in precedenza, direttore della CIA tra il 2017 e il 2018. Prima di entrare nell’amministrazione federale è stato per tre mandati deputato al Congresso per il Kansas. Ufficiale dell’esercito statunitense, si è diplomato primo del suo corso all’Accademia militare di West Point e si è poi laureato in legge ad Harvard. Come Presidente, Pompeo avrà il compito di indirizzare il Consiglio di amministrazione e di accompagnare la crescita di Reveille. In particolare, contribuirà al posizionamento della società sui temi della sicurezza energetica e delle filiere delle materie prime critiche e del combustibile nucleare, al dialogo con il Governo e le istituzioni italiane e ai rapporti con investitori istituzionali e partner strategici, oltre a supportare il board nella valutazione di nuove opportunità in Italia e in altri Paesi europei e occidentali.

L’ingresso di Pompeo arriva in una fase in cui l’Italia è tornata a discutere del ruolo dell’energia nucleare nel proprio mix energetico. I due progetti esplorativi di Reveille, Novazza (Valgoglio, in provincia di Bergamo) e Val Vedello (Piateda, in provincia di Sondrio), sono tra i giacimenti di uranio più noti del Paese e sono stati oggetto, fino alla metà degli anni Ottanta, di significative attività di esplorazione e sviluppo da parte di AGIP Nucleare. Tali attività non hanno comportato la produzione di uranio. Mike Pompeo, Presidente di Reveille Resources, ha dichiarato: “La sicurezza energetica è sicurezza nazionale. L’Europa non potrà garantirsi il proprio futuro energetico continuando a dipendere da altri per le materie prime che lo rendono possibile, e l’uranio non è una materia prima come le altre: è un metallo strategico.

Il rinnovato interesse dell’Italia per il nucleare è un segnale importante. Reveille non promette una produzione immediata: il compito oggi è esplorare in modo responsabile e capire che cosa sia possibile, partendo da una base solida, decenni di lavoro svolto in passato dal gruppo ENI. Da italoamericano con radici in Abruzzo, sono particolarmente orgoglioso di contribuire a questo percorso e a un dialogo costruttivo con le istituzioni e i territori italiani”. Ippolito Ingo Cattaneo, Amministratore esecutivo di Reveille Resources, ha aggiunto: “Siamo onorati che Mike Pompeo abbia scelto di entrare in Reveille in un momento così importante per la società. Fin dai primi incontri ha colto il valore degli investimenti fatti in passato a Novazza e Val Vedello e la portata della svolta in corso nel dibattito energetico italiano”. Per una realtà delle nostre dimensioni, la sua scelta è un riconoscimento forte del potenziale di questi progetti, che intendiamo sviluppare, nel rispetto delle autorizzazioni necessarie, in stretto dialogo con le comunità locali e le istituzioni.

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LA VOCE DEL

CAVALLO GRANDE SUCCESSO PER LA TERZA EDIZIONE: DUE GIORNATE NELLA NATURA CON LA FONDAZIONE GIUSI PESENTI CALVI, AD ALZANO LOMBARDO IN SCENA L’HOBBY HORSING E IL CONCORSO DI ATTACCHI DI TRADIZIONE Esemplari di razza, carrozze d'epoca, cavallucci di pezza all'opera, tra giochi e prove di destrezza: è stata un successo la terza edizione de "La voce del cavallo", l’iniziativa culturale e ludica presentata dalla Fondazione Giusi Pesenti Calvi ad Alzano Lombardo (BG), che quest’anno si è svolta in due giorni - tra sabato 26 presso l’antico Belvedì, sede della Villa della Fondazione, e domenica 27 settembre al Parco di Montecchio - con eventi per tutta la famiglia e gli appassionati, a ingresso libero. Sono stati protagonisti i giovani, con i laboratori con i ponies e la prima prova di Hobby Horsing, l’attività che simula prove equestri, come corsa, salto e dressage con cavallucci di pezza, mentre la domenica è andato in scena il tradizionale concorso internazionale di attacchi della tradizione, tra prove di destrezza ed estetica cavalleresca, con cavalli di razza e carrozze in stile ottocentesco e di primo Novecento.


LA VOCE DEL CAVALLO Organizzata con il patrocinio del Comune di Alzano Lombardo, nell’ambito dell’Anno dello Sport alzanese, la Fondazione ha voluto così ricordare la memoria della famiglia Pesenti e della tradizione equestre del territorio, con uno sguardo speciale al benessere e lo sport, all’educazione dei più giovani. L’evento è stato dedicato all’incontro con la bellezza e la forza empatica del cavallo, animale che ha ricoperto un ruolo prezioso per la famiglia, in luoghi significativi per la storia del territorio, di grande valenza ambientale e paesistica. Infatti, il Parco di Montecchio, storica sede del Circolo ippico Bergamasco, fu casa del prestigioso allevamento Pesenti per la selezione del Cavallo da Sella Italiano; mentre al Belvedere risiede la Fondazione, dove nella casa museo del dott. Pesenti Calvi si conservano ancora le finiture e gli attacchi della tradizione di famiglia. «Con questa iniziativa istituzionale vogliamo rinforzare il forte legame della Fondazione con la città di Alzano Lombardo, con le associazioni territoriali che collaborano fattivamente alla complessa gestione dell’evento, da Pro Loco Alzano alla Protezione Volontaria Civile, con il coinvolgimento inoltre dei giovani del progetto ‘CPG-Ci pensano i giovani’, gestito dalla Fondazione stessa con la collaborazione educativa della Cooperativa Aeper”, ha affermato Mariangela Carlessi, presidente della Fondazione.

Tra l’ansa del torrente Diebra, sui prati e le balze del Belvedì (in via Olera), la manifestazione è iniziata sabato 26 settembre con gli eventi dedicati ai bambini e ai ragazzi: giovani e giovanissimi hanno fatto amicizia con i ponies e mini ponies di Little Ranch (di Calcinate), in compagnia di simpatici alpaca. A seguire il divertimento della prima edizione della prova di Hobby Horsing, una disciplina sportiva già celebre nel Nord Europa, qui ancora poco conosciuta, che affonda le proprie origini nella tradizione plurisecolare dei giochi dei fanciulli: una piccola “cavalcatura” con il cavallino di pezza con bastone, sempre stimolo di giochi ed avventure. I giovani partecipanti hanno giocato e saltato con cavallini fantasiosi realizzati dal laboratorio Trotta Trotta Cavallino, organizzato dalla Fondazione questa estate. Le prove di corsa, ostacoli, cross country si sono svolte nella cornice naturalistica del Belvedì, tra balle di fieno e canne di bambù, nelle aree prossime al frutteto e al giardino sensoriale. Dal gioco alla memoria, domenica 27 settembre l'appuntamento è stato alla Rotonda alberata del Parco Montecchio, per il concorso internazionale dedicato agli attacchi di tradizione, con carrozze d’epoca. Ad inaugurare la giornata è stata la sfilata curata dal prestigioso Gruppo Italiano Attacchi, con modelli che arrivano a noi dalla fine dell’Ottocento sino ad attacchi novecenteschi. Nel pomeriggio, si sono svolte le prove, a cominciare dalla classica Routier (o prova di campagna) e la prova di maneggevolezza, estremamente impegnative per cavalli e conducenti, superate con grande bravura: al centro della scena gli splendidi cavalli, le carrozze e i protagonisti abbigliati secondo l’epoca. 74


FIERACAVALLI RAFFORZA IL SUO IMPEGNO PER IL BENESSEREDEL CAVALLO CON HEALTHCARE & LEISURE

LA 128ª EDIZIONE DELLA MANIFESTAZIONE È A VERONAFIERE DAL 5 ALL’8 NOVEMBRE DAL 5 ALL’8 NOVEMBRE IL PADIGLIONE 4 DI FIERACAVALLI OSPITA L’HORSE FRIENDLY ARENA E ATTIVITÀ DEDICATE ALL’ADDESTRAMENTO ETOLOGICO E ALLA RELAZIONE MILLENARIA CHE LEGA UOMO E CAVALLO: DALLA FORMAZIONE ALLE TERAPIE ASSISTITE, FINO AL TURISMO EQUESTRE.

Fieracavalli, manifestazione di riferimento del panorama equestre internazionale, si impegna da sempre nella diffusione di un approccio più consapevole all’equitazione, mettendo al centro di tutte le sue attività il benessere del cavallo. Una scelta che si traduce in interventi concreti per garantire agli animali condizioni adeguate anche durante la quattro giorni della rassegna: dalle nuove scuderie del Padiglione 5, pensate per garantire condizioni adeguate di riposo e preparazione, al sistema di percorsi riservati che collega i box ai padiglioni, fino alla Fieracavalli App, attraverso cui è possibile segnalare in tempo reale eventuali situazioni di disagio grazie al QR Code presente su ogni box. L’attenzione per il benessere animale coinvolge anche chi vive la fiera, con regole e comportamenti precisi da seguire stabiliti dal Codice Etico di Fieracavalli che, sviluppato insieme a Fondazione Islander, definisce precise indicazioni sia per visitatori che per amazzoni e cavalieri - prediligendo, dove possibile, l'utilizzo di filetto e collare, bosal o capezza - affinché la sicurezza e il rispetto dei cavalli siano parte integrante dell’esperienza fieristica.

Questo percorso continua anche per la 128ª edizione, in programma a Veronafiere dal 5 all’8 novembre, che - oltre a proporre discipline in col-


CONOSCERE IL CAVALLO E COSTRUIRE UNA RELAZIONE CONSAPEVOLE Conoscere il comportamento degli animali, riconoscerne le necessità e rispettarne i tempi sono le basi su cui costruire un rapporto di fiducia. Sono questi i principi che guidano il programma del Padiglione 4 che, accanto ad approfondimenti su mascalcia, osteopatia, preparazione fisica e alimentazione, propone dimostrazioni di equitazione consapevole grazie all’Horse Friendly Arena. All’interno del ring di Healthcare & Leisure, infatti, Luca Moneta, il Team italiano istruttori Parelli, il Gruppo Italiano École de Légèreté, Chiara Anglini e

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Fausto Sturaro mostreranno a professionisti e appassionati differenti approccio all’addestramento etologico, mettendo a confronto tecniche e modalità di lavoro. Il rapporto con l’animale diventa fondamentale anche nella formazione della nuova generazione di atleti, al centro del nuovo progetto Fieracavalli Campus, pensato per affiancare alla preparazione sportiva un approccio basato sulla conoscenza, sul rispetto e sulla corretta gestione. Il programma coinvolge anche l’Università degli Studi di Padova, che sta sviluppando protocolli per il benessere del cavallo sportivo e linee guida per un addestramento etico in questo campo.


OLTRE L’EQUITAZIONE: IL CAVALLO COME RISORSA DI CURA E CRESCITA Healthcare & Leisure apre anche una riflessione su come il rapporto con l’animale possa accompagnare percorsi di cura e prevenzione, ma anche sostenere la crescita e le relazioni interpersonali. Nel Padiglione 4 di Fieracavalli sarà quindi possibile scoprire alcune delle attività che la manifestazione porta avanti da anni, come quella con l’Ospedale Santa Giuliana, realtà veronese impegnata nelle attività e nelle terapie assistite con gli animali, dove il cavallo diventa uno strumento di inclusione e sviluppo dell’autonomia. L’appuntamento con la 128ª edizione di Fieracavalli è a Verona dal 5 all’8 novembre. www.fieracavalli.it


IL SORRISO

DI STEFI

NASCE A BERGAMO L’ASSOCIAZIONE “IL SORRISO DI STEFI” AIUTI ALLA RICERCA E SOSTEGNO CONCRETO AI MALATI DI SLA E AI CAREGIVER

“Durante questo percorso – testimonia Alessandro Eynard, presidente della neonata associazione - la nostra famiglia ha potuto sperimentare quanto sia importante una rete fatta di strutture cliniche all’avanguardia, medici e professionisti di elevata competenza, amici, volontari e persone capaci di offrire un supporto concreto. Allo stesso tempo è emerso in modo evidente quanto possa essere complesso orientarsi tra i servizi, i percorsi sanitari, gli aspetti burocratici e i bisogni quotidiani che una malattia neurodegenerativa porta con sé”. L’associazione “Il sorriso di Stefi” si prefigge di condurre le proprie attività coniugando i valori che Stefania ha testimoniato con il suo modo di vivere: solidarietà, rispetto della persona, attenzione ai bisogni concreti, fiducia nella ricerca scientifica e convinzione che nessuno debba affrontare un percorso così complesso da solo”.

La SLA - Sclerosi Laterale Amiotrofica, patologia neurodegenerativa che determina la progressiva paralisi dei muscoli volontari compromettendo funzioni vitali per l’organismo, richiama la necessità di creare una rete di sostegno alle persone che ne sono colpite e ai familiari che vivono la difficile esperienza della vicinanza e dell’assistenza, alimentando nel contempo la ricerca scientifica e gli studi clinici sull’approccio terapeutico. Con questi obiettivi nasce l’associazione “Il sorriso di Stefi”, fondata da Alessandro Eynard, insieme ai figli Margherita, William e Ilaria, per trasformare la dolorosa esperienza personale vissuta accanto alla moglie Stefania Lupo, venuta a mancare nell’aprile 2026, in aiuto concreto e risposta a bisogni che si manifestano con la comparsa della malattia.Il carattere solare e la grande dignità che hanno accompagnato il lungo percorso terapeutico di Stefania, che ha scelto di essere parte attiva delle cure a cui si sarebbe sottoposta per conservare la propria autonomia il più a lungo possibile, hanno reso consapevoli i suoi familiari della necessità di offrire un punto di riferimento per chi affronta la SLA e altre malattie neurodegenerative.

IMPEGNATA SU DUE FRONTI I progetti dell'associazione si svilupperanno in due direzioni. Da un lato, il sostegno alla ricerca sulla SLA fornendo supporto e collaborazione all’IRCCS Maugeri Milano, Istituto Besta e Politecnico di Milano, realtà già impegnate in studi avanzati sull’individuazione dei pattern che provocano la malattia. La seconda attività hs l’obiettivo di supportare i caregiver delle persone malate di SLA, chiamati a rispondere alle necessità nella gestione quotidiana del familiare preso in carico e che di fatto entrano a fare parte di una équipe multidisciplinare preposta all’accudimento. La complessità e il tempo richiesto per garantire questo tipo di assistenza rendono indispensabili soluzioni di sollievo nei confronti dei caregiver, che l’associazione “Il sorriso di Stefi” ritiene praticabili attraverso assistenza da un punto di vista psicologico, legale, fiscale e assicurativo. L’obiettivo è quello di promuovere iniziative e convenzioni con soggetti terzi che possano essere di aiuto ai caregiver supportandoli non solo da un punto di vista psicologico ma anche mediante l’erogazione di servizi di consulenza legale, fiscale e previdenziale legati al mondo delle disabilità, promuovendo altresì la stipula di apposite coperture assicurative di tutela dei caregiver stessi. (Per info: www.ilsorrisodistefi.org) 79


DIVENTERÒ NONNO Mia figlia mi ha proibito di divulgare la notizia fino ai tre mesi di gravidanza, ma io vorrei dirlo a tutto il mondo. Nonostante lo abbia promesso, mi lascio andare e alle persone più vicine e importanti lo dico. Agli amici più vicini mando un video con l’ecografia. Gli amici sono tutti felici, condivido la mia gioia con loro. Ho degli amici fantastici, vengono spesso a trovarmi e sono sempre pronti ad aiutarmi. L’amicizia vera è una cosa meravigliosa. Siamo amici da quarant’anni e sono quarant’anni che ci divertiamo. Nonostante la mia malattia ci riusciamo anche adesso. Prima della pandemia ci trovavamo spesso a casa mia, pranzo o cena era uguale, bastava stare insieme. Giro la notizia che diventiamo nonni anche alle mie care zie e ai miei cugini. Mi dicono che sono fortunato. I miei parenti mi sono molto vicini, mi vogliono bene e non vedono l’ora di dimostrarlo in ogni occasione. Passano alcuni giorni e scopriamo che sarà un maschietto, è vero, preferivo una nipotina, ma non cambia nulla, so che vorrò bene a questo nipote come fosse mio figlio.

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Prosegue la collaborazione con Luca Ruggeri, da un lato il suo percorso con la malattia, di fronte i suoi ricordi e alcune riflessioni sulla vita.

SECOND LIFE AGAIN di Luca Ruggeri

SE RINASCO...

Qualche settimana fa ho assistito su un canale tv regionale, ad una intervista a una ragazza alla quale Luca Ruggeri durante la manifestazione di Bologna, che poi è finita malato di SLA in disordini e guerriglia, hanno distrutto l’auto che era dal 2015. parcheggiata vicino ai luoghi dei disordini. Non può mangiare, non può Ebbene questa ragazza in lacrime ha rivelato durante bere, non può l’intervista che non aveva ancora finito di pagarla, e che non aveva la possibilità economica di comprarne parlare, non può compieun altra essendo la sua non assicurata contro gli atti re più alcun vandalici proprio per ragioni economiche. movimento Se rinasco vorrei fare il celerino ma non graduato, vorvolontario e muove solo gli rei essere nella mischia della guerriglia, vorrei sentire le ossa di questi delinquenti scricchiolare sotto i colocchi che gli pi del mio manganello! Questi manifestanti violenti consentono di comunicare che il più delle volte non sanno nemmeno i motivi delcon un tablet la manifestazione, si comportano come dei barbari, oculare e con spaccano e incendiano tutto quello che trovano sia il quale scrive. esso un bene pubblico che un bene privato! Poi fanno gli eroi e si vantano del danno che hanno arrecato, in L’ebook è disponibile su: https://www.librerie. pratica chi più spacca e incendia di più, viene considecoop/ libri/ 9791281546714- il-gatto-del-presirato un eroe, poi naturalmente toccherà ai cittadini dente-multimage/ che pagano le tasse rimediare! Non è possibile ormai Il ricavato dalle vendite del libro è destinato fare una manifestazione giusta e pacifica.

all’Associazione Viva la Vita Italia 80


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