SHOWCASES GALLERY
By FRANCO CRUGNOLA STUDIO DI ARCHITETTURA
TRAPASSATO FUTURO
FRANCESCO DE MOLFETTA â NICOLOâ TOMAINI
Testo critico di Rebecca Delmenico
Francesco De Molfetta (Milano, 1979) per tutti il "DEMO" vive e lavora a Milano. Il suo lavoro, scoperto dal famoso gallerista dell'Arte Povera Franco Toselli, è stato esposto in Italia e all'estero in tutte le principali fiere d'arte a partire dal 2000. Ha esposto in Europa e nel mondo in musei e gallerie private. Nel dicembre 2013 è stato invitato al Museo L.A. MOCA in una mostra sulla scena artistica New Pop e Surrealista. Nel 2010 l'esplosione è con la sua enorme provocazione alla Biennale d'Arte Sacra con la scultura "Lourdes Vuitton"(La Madonna che indossa un abito Louis Vuitton). Ha collaborato con marchi come Nike, Henry Cotton's, Fender chitarre e Lamborghini. Ha scritto e diretto quattro cortometraggi, uno dei quali ha vinto il primo premio Ambrogino d'Oro come opera migliore sulla città di Milano. Nel 2010 la prima mostra museale a Vitoria nei Paesi Baschi, nel 2012 alla Biennale di Tolentino, nel 2017 una mostra personale presso il Museo della Triennale di Milano, nel 2022 presso l'Università Bocconi di Milano. Insegna Estetica dell'Arte contemporanea presso la società Umanitaria di Milano.
Nicolò Tomaini (Bellano, Lecco, 1989).
Vive e lavora a Bellano.
Frequenta il Liceo Scientifico A. Volta a Lecco e la facoltĂ di Lettere a Bergamo. Si affaccia al mondo dellâarte contemporanea da autodidatta realizzando i primi lavori nel 2008.
Tra le sue principali mostre personali: 2022: Rette incidenti: Tino Stefanoni _ Nicolò Tomaini, Galleria Melesi, Lecco; Finestre sul male: Tano Festa e Nicolò Tomaini, Rocca di Umbertide, Umbertide; Lo spettacolo domestico del volo di Guy Debord, Cappella Reale Espiatoria, Monza.
2021: Dinamismo di un cane senza guinzaglio, Leogalleries, Monza (con Balla, Depero, Baldessari, DâAnna e Crali); Habeas corpus: sommario di decomposizione, Palazzo delle Paure, Lecco; Referti autoptici per immagini drogate, Dr Fake Cabinet, Torino.
2020: </u></a> per poter annullare lâimmagine! <\/div>â, Associazione Heart, Vimercate.
2019: Sottopelle, Storie di Memorie e Persistenze, Atto II, Villa Caldogno, Caldogno (con Roman Opalka). 2018: Verranno giorni senza nome, Galleria Melesi, Lecco. 2016: 40 gradi sopra il realismo, Galleria Outartlet, Vigevano (con Daniel Spoerri).
Nel 2017 l'opera Studio per un Ritratto in upload: testa del Cardinal Newman è stata introdotta nella collezione permanente del MIAAO Museo Internazionale delle Arti Applicate di Torino.
TRAPASSATO FUTURO
FRANCESCO DE MOLFETTA â NICOLOâ TOMAINI
Villa Contemporanea e Showcases Gallery sono lieti di presentare la bi-personale Trapassato futuro che accosta le opere di due tra gli artisti contemporanei piÚ noti e amati del momento: Francesco De Molfetta e Nicolò Tomaini Entrambi affrontano, in maniera differente ma affine, la tematica della comunicazione nella società contemporanea.
Francesco De Molfetta, dissacrante ed ironico, nelle sue opere sa tradurre sapientemente le nevrosi contemporanee utilizzando un immaginario collettivo di massa, tipico di una societĂ dei consumi che rivela vizi e contraddizioni.
Eclettico nellâuso dei materiali, utilizza bronzi, ceramiche e resine.
Allâapparenza semplici e immediate, le sue opere si rivelano profonde e sarcastiche, imprevedibili e mai scontate, anche nellâuso raffinato dei titoli, generatrici di un cortocircuito che non lascia indifferenti.
Nicolò Tomaini traduce nelle sue opere lâincapacitĂ comunicativa dellâera tecnologica: lâavvento dei social media e la massificazione dei contenuti hanno generato un condizionamento dei devices sulla nostra vita che ha portato allâalienazione della capacitĂ critica dellâuomo. Tomaini enfatizza i processi con cui i media ci costringono ai loro tempi, ai loro modelli. Le sue opere raccontano la modalitĂ con cui fruiamo le immagini. La nuova tecnologia si impone sulla conoscenza del reale che viene sempre osservata dallo schermo di uno smartphone; nello stesso modo lâartista utilizza opere del passato che vengono in parte celate per riprodurre lâeffetto del caricamento sullo schermo del computer, oppure vengono scomposte come in fase di annullamento e distruzione.
Scrive Rebecca Delmenico nel testo che accompagna la mostra âIl trapassato futuro è una dimensione altra rispetto al trapassato che ci Ă ncora al remoto e al futuro che corre sempre piĂš veloce preda della rivoluzione informatica. In questo solco, tra-passato-e-futuro, muove la ricerca dei due artisti che rielaborano opere classiche creando un corto circuito inserendo elementi contemporanei legati ai medium digitali. Tecniche diverse, dalle ironiche e sarcastiche ceramiche di Francesco De Molfetta alle tele manipolate e reinventate di Tomaini, il messaggio è univoco: l'ebbrezza digitale sta portando all'isolamento dell'individuo. Salvifico allora è lâincontro con lâaltro, la dialettica dellâesistenza che include anche il negativo, il disaccordo, essere connessi allora assume un significato diversoâ.
Monica Villa
Un gioco di parole, un tempo verbale che non esiste, tra-passato-e-futuroâŚgiĂ ma a cosa stiamo alludendo? Al presente? Ma il presente è unâillusione, ormai il mondo tangibile si è liquefatto nelle âcoseâ del digitale: lâhanno chiamata ârivoluzione digitaleâ, lâavvento del post-umano a opera dellâumano, la disincarnazione del mondo. Una tematica strettamente e indissolubilmente legata a un presente che non è piĂš afferrabile, morfizzati dal continuo accesso a informazioni che ci deformano; informazioni spesso non verificate, date per buone e poi diffuse, in una selva di fake news dove tutto si confonde.
Il filosofo sud coreano Byung-chul Han, in diversi saggi, è riuscito a esprimere e analizzare con cognizione di causa un fenomeno che coinvolge lâumanitĂ , siamo ormai lontani dalla societĂ liquida teorizzata da Baumann: oggi ci troviamo davanti a uno âsciame digitaleâ, un assembramento casuale di individui che si muove senza unâanima, senza nulla a cui tendere, senza spiritualitĂ perchĂŠ i media digitali isolano e ci allontanano dallâaltro. Lâaltro come alteritĂ dialettica viene a mancare, perchĂŠ nella rivoluzione digitale si assiste alla proliferazione dellâeguale per cui siamo interconnessi solo dal numero di like e ci rapportiamo solo con chi condivide i nostri gusti e pareri, di rimando ci vengono proposti continuamente contenuti che corrispondono ai nostri ideali.
Lacan nella sua teoria dellâimmagine dice che nel quadro si manifesta sempre qualcosa dello sguardo. Lo sguardo è lâaltro nellâimmagine che mi osserva, mi tocca, mi richiama. Lo schermo del touchscreen è trasparente, senza volto, privo di sguardo: la trasparenza è la fine del desiderio, perchĂŠ ci sia desiderio deve esserci una zona dâombra. Il digitale del touchscreen è un movimento che annulla la distanza costitutiva dellâaltro, possiamo maneggiare lâimmagine a nostro piacimento, sembra di avere lâaltro tra le dita.
Questo è lo scenario che vogliono rappresentare i due artisti, creando un ingegnoso ponte dove lâarte classica è stravolta dalla presenza del digitale che scombina totalmente le carte.
Francesco De Molfetta abilmente riesce a equilibrare una riflessione profonda e arguta con eleganti porcellane il cui titolo giĂ anticipa il soggetto in modo sagace. âMalestormâ è un uomo in giacca e cravatta, si direbbe un uomo dâaffari, il cui volto è deformato in un vortice che ne cancella i tratti somatici, âLAMAtoâ subisce una sorte simile, lâenorme mano de âIl Grande Capoâ controlla tutto, ma il cervello è scollegato. La coppia di dama e cavaliere ottocenteschi, durante una passeggiata assieme, sono assorti ciascuno sul rispettivo cellulare, o ancora âI Like Youâ e âNon câè campoâ con classiche porcellane di putti che purtroppo constatano che i loro cellulari non connettono
Nicolò Tomaini porta avanti una riflessione in cui il mondo virtuale, arrivato come uno tsunami, ha travolto la realtĂ arrivando a sostituirsi ad essa. Attraverso interventi su tele Ottocentesche dipinte con soggetti classici, ritratti o nature morte, abbracciando un bagaglio iconografico ben noto, Tomaini ottiene un effetto visivo che enfatizza i processi con cui i media ci incalzano e ci costringono ad accettare i loro tempi e i loro modelli. Queste tele vengono rimaneggiate, e il loro corpo viene modificato, surclassato dallâinvasione di schermate, codici di cancellamento, caricamenti che prorompono e snaturano i dipinti dal loro ruolo originale. In questa pratica dellâartista è chiara la volontĂ di sottolineare come vittima della situazione sia la creativitĂ stessa. Lâintrusione del digitale distrugge la memoria, cosa avrebbero detto i protagonisti dei ritratti nelle tele rielaborate da Nicolò Tomaini? Veder cancellato un lavoro eseguito alla vecchia manieraâŚSicuramente la âGiovan donna con Gorgieraâ in posa impeccabile, o il filosofo col suo sguardo austero che vediamo solo parzialmente perchĂŠ il digitale irrompe e con un semplice caricamento o un codice sta per spazzare via il lavoro di mesi? Avrebbero sbottato, inconcepibile! E che memoria rimane? Chi sostiene la vita digitalizzata dice che la nostra memoria si è trasferita sui server, ed è sempre consultabile, ma qui sta lâerrore dellâapproccio post-umano: la nostra memoria è narrativa, quella dei medium digitali cumulativa. Il nostro cervello rielabora le tracce mnemoniche che sono vive perchĂŠ ogni volta viviamo una storia diversa, mentre i dati immagazzinati digitalmente sono morti, vuoti, sempre uguali a se stessi. Visi decostruiti, schermate nere in carattere macchinico che come taglienti lame affettano i volti, gli abiti, gli ambienti.
Eâ una nuova carne? Forse âVideodromeâ, il celebre film di Cronenberg, si è avverato allâennesima potenza. RealtĂ e finzione sfumano i loro confini e si intersecano, dovremo abituarci a vivere in questo mondo di assurditĂ , nel film persino allucinato e terribilmente pericoloso?
Salvifico allora è lâincontro con lâaltro, la dialettica dellâesistenza che include anche il negativo, il disaccordo, il confronto: essere connessi allora assume un significato diverso.
Rebecca Delmenico
NICOLOâ TOMAINIâRitratto di filosofoâ 2019 Olio idropitture e smalti su carta intelaiata di fine â800. Cm 54x44,5
FRANCESCO DE MOLFETTA - âNon câè campoâ 2015 Porcellana Capodimonte policroma invetriata. Diametro cm 30
NICOLOâ TOMAINIâSilicio: ritratto di uomoâ 2021
Tela ottocentesca dipinta a olio sezionata, idropitture e inchiostri su tela, su tavola. Cm 60x42
NICOLOâ TOMAINIâLe 120 giornate di Sodomaâ 2018/2019 Scultura, tecnica mista. Cm 89,5x67
FRANCESCO
2008 Tassidermia
tecnica
60x40x50
DE MOLFETTAâTASSO PAGATOREâ
e
mista, macchina pago bancomat originale, carta di credito. Cm
NICOLOâ TOMAINIâSILICIO â Ritratto del Conte Zambeccariâ
2020
Tela dipinta a olio di inizio â800 sezionata, idropitture e inchiostri su tela, su tavola Cm 62,5x45,5
FRANCESCO DE MOLFETTAâIl grande capoâ 2016 Scultura, tecnica mista su resina entro teca di plexiglass. Cm 30x30x30
NICOLOâ TOMAINIâDal retaggio del futurismoâ 2021 Olio e smalti su tela ottocentesca applicata su tavola. Cm 79,5x63,5
FRANCESCO DE MOLFETTA - Bufferingâ 2022 Porcellana policroma H cm 25 circa
FRANCESCO DE MOLFETTAâLAMAtoâ 2022
Porcellana policroma e smaltata, marmo verde del Guatemala H cm 45
FRANCESCO DE MOLFETTAâIl primateâ 2020 Tecnica mista su telaio, cm 20x30
NICOLOâ TOMAINIâStudio per il ritratto di Mavi Marcozâ 2021 Olio e smalti su tela dipinta ad olio di Bruno DâArcevia Cm 117x97
NICOLOâ TOMAINIâRitratto di donnaâ e âRitratto di uomoâ 2021 DITTICO Idropitture e smalti su tela ottocentesca dipinta a olio. Cm 83,5x73
NICOLOâ TOMAINIâSILICIO â GIORNO 21â Inchiostri su tela tagliata e ricomposta cm. 45 X 35
FRANCESCO DE MOLFETTAâCoppia con Computer (Google) Ceramica dipinta