festival LUISA PAVESIO
NON SOLO BALLETTO
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a qualche anno il Festival di Nervi ha rinunciato ad offrire il programma “tuttoballetto” che fu del grande Mario Porcile. Grazie a lui, figure immense avevano calcato la scena del teatro all’aperto situato al termine del viale delle Palme, dopo le grandi ville – alcune perfettamente restaurate o ricostruite, ed altre purtroppo in stato di abbandono – che testimoniano le glorie balneari nerviesi. Oggi ai Parchi, dove negli anni si sono succeduti, solo per fare qualche nome, Nureev, Fracci, il gruppo di Alwin Nikolais e Martha Graham e Polunin, la danza è ancora ben rappresentata dalla scuola di Moysseiev, e da giovani stelle nordamericane. Ma il clou del programma, trascorsa la lunga chiusura del lockdown, strizza l’occhio ad un pubblico meno specializzato, spaziando dalla musica leggera (il revival di Venditti, Levante e soprattutto Alice nell’anno della dipartita di Battiato) alle gags comiche di Maurizio Lastrico fino al repertorio classico sinfonico.
ha fatto rimpiangere il dispiegamento degli archi che caratterizza la composizione originale. Sostenevano tuttavia le quattro belle voci soliste di Barbara Bargnesi, soprano, Carlotta Vichi, mezzosoprano, Manuel Pierattelli, tenore, e Davide Giangregorio, basso. Ancora una volta il pubblico, che ha chiesto a gran voce il doveroso bis, si è lasciato sedurre dal mistero che circonda il lavoro mozartiano, incompiuto alla morte del compositore, il 5 dicembre 1791, e completato in prima battuta dall’allievo di Mozart Franz Xaver Süssmayr, che ne scrisse diversi movimenti, considerato che il Kyrie, la Sequenza e l’Offertorium erano solo abbozzati, mentre mancava l’ intera orchestrazione. Intatto permane il fascino dell’opera, che tanto ha fatto lavorare la fantasia di artisti,scrittori, musicisti e registi, generando leggende di un Mozart ricattato e morituro, definitivamente schiavo degli incubi del passato.
Nell’ambito della ricca offerta, questo articolo è dedicato al fuori programma del Coro del Carlo Felice,che ha eseguito il Requiem in re minore K626 di Mozart sotto la direzione di Francesco Aliberti. Nella cornice della splendida vegetazione, l’insieme delle voci è riuscito a sovrastare aerei e treni poco sensibili a questo tipo di celebrazioni, confermando una volta di più l’ ottima preparazione e la grande coesione del Coro; pur se la mancanza dell’orchestra (il solo accompagnamento era per pianoforte, su trascrizione di Carl Czerny per quattro mani, quelle di Patrizia Priarone e Sirio Restani ) a tratti 42
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