1.2 DA VUOTO URBANO AD OCCASIONE DI RICONNESSONE Si parla di metafora del vuoto o - grey area - cioè lacune dell’area sotto il profilo conoscitivo che necessitano di una connessione interdisciplinare, dall’urbanistica alla storia, dalla concezione delle caratteristiche strutturali alle metodologie di rilievo e progettazione. Lo studio di queste peculiarità è diventata quindi una nuova branca di studi che prende il nome di archeologia industriale, con lo scopo di censire e catalogare aree circoscritte nel loro rapporto con l’ambiente ed il paesaggio. Emerge il paradigma del riutilizzo dell’esistente, dato che «gli edifici industriali... vengono considerati da un lato nella densità delle memorie storiche, dall’altro lato, abbandonati e sottoposti ad un veloce degrado... residui di scarti oramai inservibili.»1 A dispetto della crescente consapevolezza sul significato del patrimonio industriale, si predilige spesso l’approccio della - tabula rasa - ossia dell’integrale cancellazione e sostituzione delle preesistenze. Tuttavia, a fronte di estesi abbandoni, di processi di demolizione-ricostruzione, a partire dagli anni ‘90 si è puntato ad un approccio sostenibile, con interventi di tipo puntuale che si fanno carico per reinterpretare l’esistente e per adattarlo ad esigenze contemporanee.
La complessità che contraddistingue questo genere di interventi scaturisce da un confronto con i caratteri e le identità dei luoghi industriali: • Il tema della connessione con la città di aree chiuse, separate ma strutturalmente legate al loro intorno: «aprire i varchi nei recinti industriali costituisce in primis l’azione fisica necessaria per porre in comunicazione queste aree con i quartieri cresciuti nel tempo attorno ad esse, una azione che può essere risolta tramite demolizioni estese... o accettando la natura introversa dei luoghi industriali tramite tagli e cuciture puntuali»2 . A seguito della seconda ipotesi, «la connessione può essere affidata... all’interattività delle funzioni insediate nelle aree dismesse e rafforzata dal disegno degli spazi pubblici interni od esterni... anche valorizzando quegli elementi di collegamento (canali, rogge, percorsi viari e ferrati) un tempo essenziali per il funzionamento delle fabbriche e spesso oggi ancora presenti...»2 . • Il tema della conservazione, fisica e spirituale, della memoria industriale «si confronta con complessi edilizi di dimensioni rilevanti... cresciuti spesso attraverso processi di modificazione e di progressiva saturazione dello spazio disponibile all’interno dei lotti... rende tutt’altro che scontata o naturale la scelta di che cosa conservare...» 2.
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