Rassegna Stampa Dolomiti UNESCO | Ottobre 2020

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altri cantieri saranno avviati nel 2021. Molto è stato fatto ma molto deve ancora essere fatto. Continueremo senza sosta superando mille difficoltà legate alla burocrazia, al covid e molto altro. Ma è certo che ancora una volta un evento così tragico sarà una nuova rinascita per tutta la nostra montagna. E ricordiamo che grazie ai cittadini e a tutti i soccorritori il Veneto si è anche guadagnato l'elogio del presidente Mattarella».Era il 3 febbraio scorso quando lei annunciava che altre centinaia di cantieri erano pronti, per circa 280 milioni di risorse che si sommavano ai 468 milioni del piano 2019. «Dopo pochi giorni esplodeva la pandemia. Intanto la burocrazia faceva la sua parte. Allora, ad esempio, annunciavo che dei circa 45 milioni di euro destinati a opere relative al ripristino delle strade, l'intervento più importante, sul quale Veneto Strade stava già al lavoro, era lo svincolo per Cibiana. Un'opera fondamentale in vista delle Olimpiadi, che - dicevo - puntiamo possa essere realizzata prima dei Mondiali 2021. Ma solo in questi giorni si può partire».In quei giorni poneva un'altra priorità, il risarcimento dei privati. Ma i danneggiati sono ancora in attesa. «L'anno scorso sono stati distribuiti 25 milioni. Quest'anno sono stati stanziati 42 milioni per il ristoro dei danni a privati e attività produttive. Come ha spiegato a suo tempo l'assessore alla Protezione civile, Giampaolo Bottacin, la relativa ordinanza è stata emessa dalla Protezione civile nazionale il 16 maggio 2020. Prevedeva che il commissario raccogliesse le istanze entro 90 giorni e le mandasse a Roma per l'approvazione. La raccolta è stata puntuale. Ma la Protezione civile, si sa, è stata impegnata su tutt'altro fronte. Comunque dovrebbe essere questione di settimane».Qualche ritardo lo ha provocato anche la burocrazia. «La verità è che in questo Paese, per accedere a fondi pubblici, sono necessari metri cubi di carte e pratiche e questo vale anche per i risarcimenti da calamità naturali. D'altronde se si presume, che dietro ogni finanziamento pubblico ci possa essere un potenziale ladro, il risultato è che per assegnare anche i risarcimenti, vengono richiesti ai cittadini procedure farraginose che allungano i tempi».E per quanto riguarda i boschi? «Due anni fa andarono danneggiati 100 mila ettari di bosco, di cui 28 mila rasi completamente al suolo, 3 milioni metri cubi legname da recuperare, con difficoltà enormi, al riguardo, per i pendii troppo impervi. Ci sono gole mai raggiunte dall'uomo e dove abbiamo deciso che la natura faccia il suo corso».Anche in questo caso i tempi si sono allungati. «È vero, ma la mole di legname da portare via è paurosa: riempiremmo una fila di camion che dall'Alto Agordino arriva fino in Calabria. Si tenga conto, in ogni caso, delle tante imprese boschive che abbiamo riattivato. Purtroppo, anche in questo caso, il Covid ci ha pesantemente danneggiato. Alcune di queste imprese hanno interrotto i cantieri. Aggiungiamo, poi, il deprezzamento del legname».I boschi rinasceranno dov'erano e com'erano? «Non tutti. Stiamo seguendo i consigli dell'Università di Padova, del professor Cavalli in particolare. Non è saggio, ad esempio, ripristinare la monocoltura dell'abete rosso, che ha dimostrato tutti i suoi limiti. Bisogna diversificare. Le nostre foreste devono essere meticciate. Dobbiamo integrarle di abete bianco, larici, cirmolo».Che cosa temeva in quelle ore, dopo Vaia in cui è stato a Rocca Pietore e da lì ha allargato la ricognizione agli altri paesi? «Ricordo ancora quel silenzio spettrale. E mi sono detto: la montagna, questa volta, rischia l'abbandono, il definitivo spopolamento. Ho deciso, insieme ai miei collaboratori, di prendere il toro per le corna e la montagna oggi può considerarsi salva».L'ingegner D'Alpaos, un'autorità nel campo dell'idraulica, riconosce che prima del 2010 questo settore in Veneto era ignorato. Dà atto ai vertici della Regione di essersi dati una strategia completamente nuova, ma ammette che tanti interventi innovativi trovano l'ostruzionismo del territorio. «D'Alpaos è il nostro referente scientifico. Lo rassicuro che le difficoltà sono spesso culturali, ma che vengono superate con la necessaria pazienza, mano a mano che maturano nuove consapevolezze». --© RIPRODUZIONE RISERVATA

RACCOLTA FIRME PER LA RIMOZIONE DEI RUDERI IN QUOTA Corriere delle Alpi | 28 Ottobre 2020 p. 32 Gli ambientalisti depositano le firme contro i ruderi in quota Francesco Dal Mas ROCCA PIETORE Oggi sarà consegnata al presidente del consiglio provinciale di Trento, Walter Kaswalder, una petizione con diverse centinaia di firme allegate e molte altre arrivate on-line, da ogni parte del Veneto e numerose anche dalla provincia di Belluno. Con la sottoscrizione si richiede la pulizia (bonifica) di tutto l'areale nord della Marmolada, da Passo Fedaia alla vetta, passando per Pian Fiacconi, da tutte le strutture obsolete ed abbandonate da molti anni.Un'azione richiesta e ritenuta necessaria dai proponenti prima che venga avviata la progettata posa di eventuali altre infrastrutture funiviarie in sostituzione della cestovia storica che portava al rifugio Pian Fiacconi da Passo Fedaia, già dismessa nel settembre 2019. Ai proponenti la petizione che sono riportati sul modulo di raccolta firme (Mountain Wilderness Italia, Legambiente, Wwf e gestore del rifugio Pian Fiacconi) si sono aggiunte nel frattempo diverse altre associazioni.Il 15 settembre 2019 la storica cestovia Graffer ha fatto la sua ultima corsa dopo ben 45 anni di servizio, dal 1974 al 2019. «È un'ultima


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